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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

Novità alcol

d. è morto

Il 28 giugno è morto l'amico piu caro che avessi al mondo. 7 settimane fa. Lui ha assunto coca e ero insieme per endovena....Io solo eroina, non so specificare la quantità ma era la solita dose, quella di una volta ogni tanto. Entrambi andiamo al sert in cura di suboxone. Abbiamo assunto verso le 11 di sera e poi di nuovo alle 5 tornati a casa , lui ha anche bevuto parecchio. Siamo andati a dormire e la mattina successiva quando volevo svegliarlo l'ho trovato morto. Ci conoscevamo da17 anni ....
Non riuscivo a capire come fosse potuto succedere, adesso leggendo tra le vostre pagine ho capito che quando l' effetto della coca è scemato è subentrata l' overdose di eroina. Stava anche cercando di smettere il subxne ne prendeva meno di 1mg al di'.
Ecco di droga si muore..,.succede sempre agli altri ma è successo a me ed è un dolore immenso x ki resta. X me x sua madre x tutti gli amici.
Mai più non tocchero' più niente mai piu!
Basta una sola volta x morire e io devo vivere per me e x lui. Fare e godere di tutto quello che a lui non è più concesso...

Spero possa servire a qualcuno questa storia....

Un amica

Detenuti tossicodipendenti in comunita' d'accoglienza. Regione Toscana

 I detenuti con diagnosi di tossico-alcoldipendenza potranno accedere alle misure alternative al carcere ed essere accolti nelle strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana). Un intervento straordinario che coinvolgerà tra 50 e 60 detenuti toscani, e per il quale la Regione destina un finanziamento di 1 milione e 500mila euro per il biennio 2014-2015. L'intervento è previsto da una delibera approvata recentemente dalla giunta su proposta dell'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni. Nel dicembre 2013, Regione Toscana, Ministero della giustizia, Tribunale di sorveglianza di Firenze e Anci Toscana avevano siglato un protocollo tematico per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione detenuta: tra le varie azioni previste dal protocollo, anche la messa in atto di misure finalizzate al recupero e al reinserimento di detenuti con problemi legati alla dipendenza da sostanze.
Alle misure alternative, riconosciute dalla competente autorità giudiziaria, potranno accedere quei detenuti per i quali sia stata formulata la diagnosi di tossico-alcoldipendenza e il relativo piano terapeutico-assistenziale da parte dei Servizi per le dipendenze delle Asl toscane. Ad accogliere i detenuti, in regime residenziale, saranno le strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana), che realizzeranno il programma terapeutico-assistenziale finalizzato al loro reinserimento. Un gruppo di lavoro, costituito da esperti del Tribunale di sorveglianza di Firenze, del Prap (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) e dei competenti settori dell'assessorato, definirà le procedure per l'attivazione di questi percorsi; individuerà la lista dei detenuti da inserire in questi percorsi (50-60 persone); definirà la ripartizione delle risorse da destinare alle Asl; monitorerà il corretto svolgimento degli interventi e ne rileverà i risultati.

ADUC Droghe

Alcool e musica

Ciao A tutti,

una piccola testimonianza che spero possa fare riflettere

Ho sempre suonato in giro con vari gruppi rock e l'abbinamento musicista (o pseudo musicista J ) ed eccessi è noto a tutti quanti. La legge "suono meglio se sono carico", la sappiamo tutti ed è sempre andata a braccetto con la sua gemella "salgo sul palco carburato così mi diverto di più"...

Purtroppo dopo un po di anni di questa vita quello che pensi ti faccia suonare meglio e divertire di più si intrufola anche fuori dal palco e inizia a minare la tua vita quotidiana, i tuoi affetti ed i tuoi interessi di tutti i giorni.

Per fortuna la mia è una testimonianza di un uomo che è arrivato molto vicino a divenire un alcolista ma che è riuscito per un colpo di fortuna a fermarsi in tempo e capire cosa stava succedendo.

Il mio caso è di uno che non ha mai bevuto la mattina e né tantomeno il pomeriggio, ma appena arrivato a casa vino, birra e super alcolici erano sempre presenti in grandi quantità tutti i giorni della settimana non importava che fosse Lunedì o Sabato sera. Sono arrivato a nascondere la famigerata “bottiglia” per bere di nascosto da chi mi stava vicino e riempire bottiglie di acqua con grappa per non destare sospetti in giro. Sono addirittura svenuto svariate volte dopo aver bevuto bicchieri di acqua vite con gradazione vicina ai 70 ma a me non importava nulla e ho continuato a bere non curante gli avvisi dei miei cari aumentando sempre di più la dose

E quanto dolore e preoccupazioni ho arrecato alle persone care che mi erano accanto.

E poi è arrivato il colpo di fortuna, o facciata (dipende da come vedete la cosa) contro una volante dei carabinieri che mi ha tolto la patente per guida in stato di ebbrezza.

Da li per paura di ulteriori controlli e per superare tutti i test del Sert nel migliore dei modi, smisi di bere completamente con tantissima forza di volontà all’inizio perché le tentazioni erano forti. Ma a suon di smarcare sul calendario nuove tacche, i giorni sono diventati settimane, le settimane mesi e i mesi anni.

Ad oggi sono più di 800 giorni che non assumo, in nessuna forma , alcool e ne vado fiero ed orgogliosissimo a dimostrazione che la forza di volontà è determinante nel volere chiudere una dipendenza o una cattiva abitudine! E quante false credenze ci sono sul bere. Quella che trovo più pericolosa è “ se non bevo non mi diverto”: è totalmente il contrario ve lo assicuro! Provate a pensate a quante cose non riuscite a percepire perché i vostri sensi sono offuscati dall’alcool e provate a pensare a quante cose avete perso o state perdendo perché siete stanchi e sfatti.

Con gli occhi di un “sobrio” ti accorgi di quanto il meccanismo che ti porta a bere si fondi su false credenze modelli e stereotipi che sono totalmente  sbagliati.

E sempre con quegli occhi ” ti accorgi di quanto alcool sia disponibile in maniera indiscriminata e di quanto facile sia accedervi anche per i minori: è ovvio che cè modo e modo di bere e finalmente è iniziato a girare il concetto del “bere responsabilmente” ma mi chiedo seriamente se ci sai sufficiente prevenzione ed informazione nel nostro paese.

Non nego che ogni tanto sento la voglia di concedermi magari una birra con gli amici o magari un bicchiere di vino pasteggiando, ma la paura di ritornare indietro e buttare via tutto mi ha sempre per fortuna bloccato

La mia è una piccolissima e modesta testimonianza ma mi auguro di tutto cuore possa essere di aiuto e conforto

Ciao a tutti

Robin Williams, dietro il sorriso alcol, droga, depressione e sindrome bipolare

Chi non ha riso della sorpresa con cui guardava la realtà terrestre lo stralunato Mork che negli anni ’70 gli diede la popolarità televisiva? Chi non ha plaudito alla creatività di Daniel Hillard, che pur di star vicino ai propri figli non esitava a travestirsi da donna, vestendo i panni extralarge dell’irreprensibile Mrs. Doubtfire? Chi non si è appassionato agli insegnamenti del Professor Keaton dell'Attimo Fuggente?

Chi non ha riso della sorpresa con cui guardava la realtà terrestre lo stralunato Mork che negli anni ’70 gli diede la popolarità televisiva? Chi non ha plaudito alla creatività di Daniel Hillard, che pur di star vicino ai propri figli non esitava a travestirsi da donna, vestendo i panni extralarge dell’irreprensibile Mrs. Doubtfire? Chi non si è appassionato agli insegnamenti del Professor Keaton dell'Attimo Fuggente?

Chi non è rimasto commosso dalla sensibilità del chirurgo Patch Adams e dal naso da clown con cui faceva ridere i piccoli malati  che aveva in cura? Chi non ha provato comprensione, perfino affinità con il maggiordomo robot Andrew de L’Uomo Bicentenario, per la sua lotta nel diventare sempre più umano in una società che si faceva invece sempre più meccanica e automatizzata? Tutto questo è stato Robin Williams per chi lo seguiva sullo schermo, tutto questo e molto di più è stato per chi gli stava vicino e con lui condivideva non lo schermo, ma la vita. Una vita che, a dispetto dell’entusiasmo con cui affrontava il lavoro e le tante personalità che si trovava a interpretare, era invece ricca di aspetti oscuri.

Come l’abuso di droga e di alcol di cui fu vittima negli anni ’70 e ’80, abitudini da cui non riusciva a staccarsi. Finché nel 1982 il suo amico John Belushi morì per overdose allo Chateau Marmont e Williams, da poco padre, rinunciò agli eccessi, riuscendo a rimanere sobrio per circa vent’anni.

Ma nel 2003, mentre girava un film in Alaska, qualcosa scattò in lui: “Mi sentivo solo e avevo paura. A un certo punto, un pensiero si formò nella mia mente: bere. E basta”. Robin Williams ricadde nell’alcolismo, che gli costò il suo secondo matrimonio: “Mi vergogno moltissimo, ho fatto cose davvero disgustose ed è dura riprendersi”, confessò al quotidiano britannico The Guardian che lo intervistò nel 2009, quando si era nuovamente disintossicato (continuava a partecipare alle riunioni degli Alcolisti Anomimi) e aveva subito un delicato intervento al cuore.

Cocaina – il modo che Dio usa per dirti che stai facendo troppi soldi, disse una volta – e alcol, e più tardi un disordine bipolare, che lo ha portato al ricovero in rehab, all’Hazelden Addiction Treatment Center in Minnesota solo il mese scorso. Troppo tardi per i suoi demoni e per il più grande di essi: la depressione.

Non una congettura, ma la dichiarazione del suo portavoce: “Negli ultimi tempi, Robin Williams ha lottato contro una severa forma di depressione”, il male oscuro che spesso è legato a doppio filo all’abuso di alcol e stupefacenti. Secondo studi recenti, una vasta fetta di coloro che soffrono di depressione è, o è stata, alcolista. E il 90% di chi soffre di questa malattia finisce per togliersi la vita. Proprio come, secondo le prime indagini, avrebbe fatto Robin Williams.

it.cinema.yahoo.com/blog/multisala/robin-williams-dietro-il-sorriso-alcol-droga-depressione-085553417.html

Cervello: l’astinenza da alcol blocca memoria e apprendimento

L’astinenza da alcol rallenta le funzioni fondamentali del cervello, come l’apprendimento e la memoria, e questo meccanismo provoca la necessita’ di assumere altro alcol. Manca infatti la dopamina. E’ la scoperta fatta da un’equipe di ricercatori delle Universita’ di Sassari, Cagliari e Palermo, ed e’ stata pubblicata sulla rivista scientifica Pnas. Secondo lo studio, gli esseri viventi ricevono e rispondono agli stimoli ambientali durante tutta l’esistenza, questa monumentale quantita’ di informazioni e’ immagazzinata nel sistema nervoso centrale e assicura la plasticita’ comportamentale dell’organismo. Mantenere un cervello altamente flessibile, quindi non solo generare nuove memorie ma anche dimenticare, e’ essenziale per adattarsi all’ambiente costantemente mutevole che ci circonda. Questo comportamento virtuoso non si riscontra nel cervello dell’alcolista in astinenza a causa della mancanza di dopamina. Tale insufficienza e’ alla base del processo che impedisce la formazione di meccanismi come “long term depression” e “decision making” dell’alcolista, ha spiegato Marco Diana, dell’Universita’ di Sassari, che ha coordinato il team di ricercatori composto da Saturnino Spiga ed Enrico Sanna dell’ateneo di Cagliari e Carla Cannizzaro dell’Universita’ di Palermo.

www.meteoweb.eu/2014/08/cervello-lastinenza-alcol-blocca-memoria-apprendimento/311166/

Alcol, droga ed eccessi I tormenti di Grignani volto (sbiadito) del rock

 Da «Destinazione Paradiso» a «A volte esagero», ovvero dal titolo del primo a quello dell’ultimo album, è fin scontato leggere la biografia emotiva di Gianluca Grignani, la promessa mancata per quello che artisticamente è diventato, l’abbaglio finito in sbaglio, la coazione al dirupo che è la stimmate dei maledetti. L’ultima stazione della sua personale via crucis è quella dei carabinieri di Riccione dove l’altra notte Grignani è stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. È lì da un mese, in vacanza con la moglie e i quattro figli. Tutto tranquillo, fino a quando la compagna è costretta a chiamare i carabinieri (lui sostiene che è stato il cugino) perché Grignani — uno che non sa resistere alle lusinghe di alcol e droga — stava mostrando il peggio del suo alter ego. All’arrivo dei militari il cantante non si calma, anzi scende in strada e tenta di scappare in un hotel. Ancora fuori di sé, spinge giù dalle scale dell’albergo un carabiniere e tira calci ad un altro. Alla fine riescono a calmarlo, lo accompagnano al Pronto soccorso e lo sedano con delle flebo. Ora è a casa, tecnicamente per detenzione domiciliare cautelare, e sarà giudicato per direttissima dal Tribunale a Rimini. Nel frattempo si è anche «sentitamente» scusato, dice di non aver spinto nessuno, parla di una «forte crisi di panico». È solo l’ultimo episodio di un curriculum di eccessi. Alcol & Cocaina, le dipendenze da cui non riesce a staccarsi, l’anestetico alle sue inquietudini. Inizia presto, lo confessa: «Da ragazzo. Perché lo facevano gli altri, per divertimento, soprattutto per la voglia di provare. Mi è sempre piaciuto provare di tutto, e l’ho fatto. Beh, quasi tutto. E non parlo solo di droghe. Vale per il cibo: in India, ho mangiato le formiche e i grilli fritti». Finisce anche in un’indagine di polizia («Operazione Paradiso», che sembra una dedica al suo album di debutto) per cessione (gratuita) di una dose di cocaina a una festa. Dipendente, ma altruista… E poi l’alcol, che gli costa una volta il ritiro della patente e gli rovina qualche altra i concerti. Se lo ricordano ancora a Viggianello, paese da 3.000 persone in provincia di Potenza, quando si è presentato in ritardo di un’ora, ha dimenticato le parole delle sue stesse canzoni, ha terminato la performance con un inchino orizzontale, accasciato. Ma Grignani rovina anche il concerto degli altri. Un mese e mezzo fa è salito sul palco dove cantava il suo amico Omar Pedrini: anche qui un’esibizione da dimenticare — se non ricorda le parola delle sue canzoni figurarsi quelle degli altri — frasi sconnesse, uscita di scena tra i fischi. Nato a Milano 42 anni fa, l’hanno definito il Modugno del rock, il nuovo Vasco Rossi, il giovane Lucio Battisti ma poi si è perso nella sua «Destinazione Paradiso», album che all’esordio (1995) vende due milioni di copie. Una fama inaspettata e improvvisa: «Il successo è la più grande invenzione dell’uomo, ma in realtà non esiste. Quando mi ci sono trovato in mezzo ne sono stato travolto». Me è un fuoco fatuo, non arriverà più a vette di popolarità così alte, il suo pop-rock scivola via, non il suo tormento interiore. A leggere le sue interviste Freud saprebbe dove cercare. «Mio padre ci ha lasciati quando ero piccolo. Da qui a dubitare di tutti c’è voluto poco. Poi ho trovato forza dentro di me e ho riempito questo buco, anche se rimango sempre un diffidente». Ci sono anche le molestie subite a 10 anni da un pedofilo: «Quell’episodio mi ha creato delle tensioni che vivo ancora oggi, paura della gente, attacchi di panico, tachicardie». La cornice è questa, il quadro si può sempre migliorare

mentiinformatiche.com/2014/07/alcol-droga-ed-eccessi-i-tormenti-di-grignani-volto-sbiadito-del-rock.html

da ieri.........

Sono elisabetta, ho 40 anni e famiglia.

Ieri Vi ho incontrato, ieri ho smesso di bere.

Anche se mi limitavo a una pinta al giorno. ho smesso di drogarmi  13 anni fa, ho smesso di fumare sigarette, ora voglio smettere di avere l'alito puzzolente e lo sguardo vitreo.

Oggi è il secondo giorno....  :-)

 

INCIDENTI ALCOL-CORRELATI: LE STIME IN EUROPA

 Retecedro.net - Ogni anno in Europa muoiono oltre 10mila persone in incidenti stradali alcol-correlati: si tratta di oltre un terzo dei 28mila morti totali registrati nei 27 paesi UE nel 2012.
È questo il dato più preoccupante emerso durante il primo evento italiano del progetto SMART (Sober Mobility Across Road Transport), organizzato dalla Fondazione ANIA per la Sicurezza stradale e dall’European Transport Safety Council (ETSC).
Il convegno, dal titolo “La guida in stato di ebbrezza in Italia: verso la tolleranza zero” si è svolto a Roma lo scorso 3 aprile e vi hanno partecipato rappresentanti dell’Unione europea, politici e stakeholders che hanno discusso le misure più efficaci, dal punto di vista socio-politico, per ridurre sulle strade il numero dei decessi provocati dall’alcol.

Il progetto triennale SMART è una partnership paneuropea gestita dall’ETSC, con il sostegno di The Brewers of Europe (BOE), che è l’associazione dei produttori di birra europei. SMART rappresenta uno degli impegni delle due organizzazioni nell’ambito dell’EU Alcohol and Health Forum.
Le statistiche a livello europeo rilevano che i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni sono quelli per i quali è più elevato il rischio di provocare o subire un incidente. Le stime più recenti riportano che il 25% degli incidenti per i giovani compresi tra i 18 e i 24 anni sono attribuibili ad alcol.

I dati sugli incidenti stradali in Italia e in Toscana
Secondo le statistiche ISTAT, in Italia nel 2012 gli incidenti stradali con lesioni a persone sono stati 186.726, i feriti 264.716 ed i decessi 3.653. I dati ANIA riportano invece un quadro ben peggiore, rilevando circa 3 milioni di incidenti e circa 900 mila feriti. Gli incidenti legati al comportamento errato del conducente sono, secondo l’ISTAT, oltre l’80% del totale: di questi il 16,6% sono dovuti alla guida distratta, il 16,2% al mancato rispetto delle regole di precedenza o del semaforo e l’11,2% alla velocità troppo elevata. Per quanto riguarda le cause di incidente stradale, l’ISTAT a partire dal 2009 ha smesso di fornire l’informazione circa il numero di incidenti legati allo stato psico-fisico alterato del conducente, e questo a causa dell’esiguo numero di casi accertati.

L’Istituto superiore di Sanità (ISS) stima che gli incidenti stradali alcol correlati in Italia sono pari al 30-35% degli incidenti mortali: dunque nel nostro Paese nel 2012 il numero di vittime al volante a causa dell’abuso di alcol si attesterebbe a circa 1.100-1.300.

In Toscana nello stesso anno sono stati registrati 16.911 incidenti stradali con lesioni a persone: 22.780 i feriti, 248 i deceduti. La nostra regione è ai primi posti nel panorama nazionale in termini di numerosità di sinistri registrati, ma dal punto di vista della gravità degli eventi può essere ritenuta invece tra le regioni “più sicure”.
Applicando la stima dell’ISS ai dati regionali, gli incidenti stradali alcol-correlati in Toscana risulterebbero essere la causa di morte di circa 80 persone.
Pochi e semplici interventi potrebbero permettere, in modo pressoché immediato, una drastica riduzione del numero di incidenti stradali e quindi delle loro conseguenze più gravi. Dispositivi blocca motore, alcol-zero prima di mettersi alla guida, aumento dei controlli stradali e inasprimento delle pene sono i provvedimenti che ogni paese europeo dovrebbe attuare per raggiungere l’obiettivo di diminuire gli incidenti stradali alcol-correlati.

L’Italia è ad oggi in forte ritardo nell’attività di prevenzione dei sinistri associati all’alcol: si parla ancora poco dei dispositivi blocca motore e l’alcol-zero alla guida si applica solo ai conducenti professionali e ai neopatentati. Inoltre, i controlli stradali per guida sotto l’effetto di alcol sono in crescita ma ancora insufficienti: la media europea nel 2010 è di 176 controlli per 1.000 abitanti, il dato italiano si attesta a 27 per 1.000 abitanti, mentre quello toscano a 30 per 1.000 abitanti.

Per quanto riguarda infine l’inasprimento delle pene, viene portata avanti la proposta di legge per “omicidio stradale” che, qualora divenisse legge, potrebbe configurarsi come un ottimo punto di partenza. E’ evidente comunque la necessità di motivare gli utenti della strada perché si possa avviare un importante e radicale cambiamento culturale, specialmente nei comportamenti adottati nelle età più giovani, per i quali il modello del bere che abbiamo importato dal nord Europa (l’ormai noto binge drinking), deve essere contrastato con i mezzi più efficaci e nei tempi più rapidi.

Fonte: ARS – Toscana

ALCOL, MINORI E MOVIDA – A cura di Emanuele Scafato

Alcol, minori e movida: un “gioco” a perdere da contrastare.
La cattiva abitudine può danneggiare la salute individuale giungendo a svalorizzare il capitale umano nel corso della vita, dall’embrione alla vecchiaia.

 

Retecedro.net - Il contesto culturale del bere in Italia è in continua e dinamica evoluzione. Se da un lato la popolazione adulta e anziana mostra una sostanziale stabilità nelle prevalenze dei consumatori a rischio, pur con le dovute eccezioni per alcune realtà geografiche caratterizzate da una differente predisposizione al bere ispirata ancora a modelli tradizionali, è evidente che nella nostra nazione è ancora da sostenere, supportare ma soprattutto da rafforzare con estrema e tempestiva convinzione la prevenzione.
Infatti, pur a fronte di una maggior consapevolezza sui rischi alcol-correlati, favorita dalla disseminazione di numerose evidenze scientifiche e dalle campagne di prevenzione, è ancora molto lontano il raggiungimento di obiettivi mirati all’abbattimento dei fenomeni d’intossicazione, di binge drinking e dei consumi a rischio che hanno condotto e conducono, comunque, a un incremento significativo degli alcoldipendenti in carico ai servizi e, soprattutto, ad un preoccupante rimodellamento del profilo dei nuovi utenti che oggi sono sempre più frequentemente rappresentati da donne, da giovani e da giovanissimi al di sotto dei 19 anni. Processo apparentemente inarrestabile tenuto conto delle forti resistenze a una prevenzione, pur selettiva e per contesti, che in Italia non trova inspiegabilmente adeguati spazi nelle politiche che non siano quelle già ingaggiate del settore esclusivamente sanitario. Una prevenzione che non è quella isolatamente riferibile ad azioni di salute pubblica, già in atto da decenni, bensì quella più capillare e radicale dell’alcol nelle altre politiche.

Nel rapporto epidemiologico 2014 dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità sono riportate valutazioni derivanti dalle evidenze scientifiche cui la ricerca italiana, pur con l’assenza costante di investimenti correnti, contribuisce a produrre con tenacia, passione e orgoglio. Anche senza disturbare le statistiche nazionali è evidente dai sistemi di monitoraggio europei che complessivamente, in Italia, sei studenti su sette (86%) hanno dichiarato che è “abbastanza facile” o“molto facile” procurarsi bevande alcoliche se vogliono.

Oltre alla facilità percepita dai ragazzi nel procurarsi bevande alcoliche, i dati dell’indagine europea ESPAD mostrano che, nonostante esistano nei Paesi leggi che limitano l’accesso dei giovani alla somministrazione e vendita di bevande per restrizioni legate all’età, nel corso del mese precedente all’intervista, in Italia quasi uno studente su due ha consumato bevande alcoliche in esercizi commerciali come bar, ristoranti, discoteche e pub (con percentuali più elevate per la somministrazione di birra e alcolpops) e quasi due su tre le hanno acquistate nei negozi nonostante i divieti. Le percentuali sono più elevate in Italia rispetto alla media dei Paesi europei per birra ealcopops, le bevande notevolmente più acquistate nel mese precedente all’intervista in Italia, seguiti da superalcolici e vino.

Tutto ciò mentre in Spagna le associazioni di categoria con il Ministero lanciano la campagna “Giovani ? Neanche una goccia di alcol”. Anche l’ISTAT, nel suo rapporto annuale presentato nel corso dell’Alcohol Prevention Day segnala la massima frequenza di ubriacature nei medesimi contesti e nelle stesse circostanze dichiarate dagli stessi giovani intervistati in tutta Italia. Due fonti autorevoli che riportano formalmente e nelle sedi istituzionali l’estremo di un comportamento che ha un impatto che non è solo percepito ma oramai riferito non solo come problema sanitario o di sicurezza ma di mancato rispetto della legalità.

La maggior parte dell’alcol è consumato in occasioni in cui si beve molto, il che peggiora tutti i rischi e l’alcol può danneggiare la salute individuale giungendo a svalorizzare il capitale umano nel corso della vita, dall’embrione alla vecchiaia. Il cervello degli adolescenti è particolarmente suscettibile all’alcol e più a lungo si ritarda l’insorgenza del consumo di alcol, meno probabile sarà l’insorgenza di problemi e dipendenza dall’alcol nella vita adulta. Già queste considerazioni meriterebbero attenzione urgente e prioritaria quantomeno per arginare la constatazione che attraverso l’alcol, attraverso i frequenti e comuni fenomeni d’intossicazione o di eccedenza dei limiti indicati come a minor rischio, si stia favorendo tra i giovani l’adozione di altrettanto gravi comportamenti a rischio che non possono essere percepiti adeguatamente come tali a causa dell’abbassamento della percezione del rischio che il consumo comporta. La conseguenza è il rischio concreto di una o più generazioni più deboli delle precedenti, evenienza da contrastare con tutti gli strumenti disponibili.

Ciò introduce e pone l’accento su un problema che richiede approcci e gestione sicuramente di competenza di settori legali, economici e sociali soprattutto in virtù di una crescente sensibilità dell’opinione pubblica anche alle valutazioni correnti da parte degli organismi internazionali di tutela della salute secondo cui la logica della promozione del prodotto prevale sia in termini economici che di interessi su una inalienabile ma apparentemente trascurata tutela e promozione della salute. La normalizzazione dell’uso di alcol, alla luce dei cambiamenti culturali sollecitati da milioni di euro d’investimenti nel marketing, nelle pubblicità e nelle sponsorizzazioni degli alcolici rivolti a creare un sistema valoriale di uso della sostanza psicoattiva legale e più disponibile, teso a sollecitare sempre e comunque considerazioni individuali e collettive di benessere, di successo, di piacere, di seduzione, di protagonismo, ha determinato e continua a determinare fenomeni che vanno oltre il binge drinking e che oggi giungono a declinarlo in varie forme di consumo rischioso e dannoso di alcol, amplificate dall’uso delle tecnologie e delle community dei social network che, come palcoscenici virtuali, agevolano chiunque nella necessità di omologarsi e mettersi in evidenza attraverso il risk-taking e la trasgressione delle leggi sull’età minima legale, inserendosi in circoli di nomination e di catene alcoliche sulle quali non è possibile alcun controllo.

È un fenomeno che vira, culturalmente, sempre più verso le modalità proprie delle dipendenze da sostanze illegali, spesso integrandosi anche con altre dipendenze come quelle del gambling, delle slot machine, dei giochi online, dei gratta e vinci attraverso comportamenti agiti dai minori, incontrollabili per definizione.

Le conseguenze dell’assenza d’interventi competenti e degli adulti, in tutti questi casi non si registrano esclusivamente per soggetti definibili disagiati ma sempre più spesso tra ragazzi e ragazze del tutto normali giungendo a caratterizzare un fallimento sociale dell’educazione e della prevenzione che ha travolto realtà sempre più eterogenee e ampie e troppi giovani come testimoniato dal ricorso ai servizi sanitari per gli effetti e le conseguenze del bere e dai dati di mortalità alcol-correlata che vedono l’alcol come prima causa di morte e di disabilità.

L’estate si trasforma per tanti versi in una lotteria.

Chi scrive di cronaca sa, pur senza essere un ricercatore dell’Istat, che l’estate si registra il più elevato numero di morti e di disabilità alcolcorrelate, quelle dei giovani coinvolti in incidenti stradali causati dal bere personale o altrui, e di intossicazioni e comi etilici favoriti dall’estrema capillarità delle happy hours, anche sulle spiagge, che impattano su salute e sicurezza per definizione. Non infrequenti gli episodi di violenza, anche di gruppo, su cose o persone agita sotto l’uso della sostanza più diffusa e normalizzata dalla nostra società.

L’impatto sociale dell’alcol è il massimo registrabile, in assoluto, rispetto a tutte le sostanze legali e illegali. Eppure si fatica a chiedere, predisporre e fare approvare ordinanze comunali che, dal nord al sud, da est a ovest, rappresentano l’Italia come la nazione con la più articolata offerta di proposte regolatorie esistente in Europa, purtroppo ben distanti dai livelli applicativi e di rigore che potrebbero, come nelle altre Nazioni, rappresentare il vero deterrente e il pungolo culturale ad un cambiamento capace di contrastare l’eccesso nei nuovi e vecchi modelli del bere.

E questo è il punto. Perché tanta tolleranza, reiterata e garantita, di fronte a palesi violazioni da codice (un tempo penale) e oggi (raramente) amministrativo?

I minori non sono da tutelare “senza se e senza ma” ? E perché tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza vuol dire ordinanze comunali spesso “creative”, sempre di compromesso, sbilanciate e completamente differenti da Comune a Comune, di conseguenza diversamente tolleranti e performanti, con un evidente introduzione di margini di discrezionalità che non possiamo più permetterci, che introducono disuguaglianze nelle opportunità di tutela dei consumatori come anche di chi sceglie l’astensione dal bere ?

Senza generalizzare, in molte realtà territoriali, tra cui le grandi città, le ordinanze “calano” come deboli anticorpi in un tessuto urbano in cui l’alcol è ubiquitario e fortemente tutelato da potenti interessi commerciali. A Roma come a Milano esistono intere zone “franche” senza che siano identificabili motivi o elementi di distinzione tra degrado nelle zone centrali e quello delle zone circostanti o periferiche. La sensazione del cittadino è di avere a che fare con una politica dei “pannicelli caldi” che adatta le norme ai contesti e non il contrario, seguendo una logica che di sicuro non favorisce una convivenza civile nelle molte zone della cosiddetta movida. E’ poi singolare e grottesco riscontrare un esercizio spesso ossessivo di vigilanza e l’uso delle risorse specifiche profuso sulle effrazioni da codice della strada legate, ad esempio, ad un divieto di sosta facilmente sanzionato e non , invece, rivolto con pari determinazione al contrasto e alla sanzione della vendita e somministrazione di alcolici ai minori, del mancato rispetto delle ore di vendita degli alcolici con evidente e registrabile carenza di controlli specifici pur richiesti dalla popolazione specie dai residenti nei luoghi della movida.

Oramai siamo tutti consapevoli che “sicurezza” può avere significati differenti in funzione di chi ne parla. Sicurezza che non c’è o non è più percepibile e a farne le spese sono i più deboli e soprattutto le più deboli. Le istituzioni che dovrebbero garantire e rendere visibili ed efficaci iniziative convinte e determinate di tutela come segno civile di solidarietà e attenzione ai minori, ai giovani in particolare, e che dovrebbero investire risorse, tempo, energie in un ripristino della legalità dei luoghi di aggregazione e di recupero di valori sani e del senso genuino dello stare insieme seguono prevalentemente la logica delle convenienze perdendo di fatto l’autorevolezza e la legittimità di un ruolo che in definitiva è oggi completamente svuotato del significato originario e sacrificato alle happy hours, le “ore felici”, anche al mare, sotto il sole, nell’immenso mondo liquido che si finge di non vedere e in cui si può essere certi di essere posti nella condizione di sperimentare tutti i principali fattori di rischio, alcol, fumo, cibi grassi ovviamente pagando. Non si può generalizzare ovviamente, ma è una constatazione che numerosi esercenti affermino che la movida è danneggiata dall’alcol e dalla promozione impropria e incontrollabile del bere sino a conseguenze estreme. Purtroppo per loro, le categorie commerciali specifiche sono le prime a essere additate come responsabili, non sempre a ragione considerato che è complicato verificare l’origine di tante intossicazioni alcoliche; pur tuttavia non si intravedono iniziative tali da rassicurare che in un determinato contesto, quello proprio, tutte le norme vengano semplicemente applicate, così come ci si aspetterebbe. Le strategie comunitarie e mondiali di contrasto al consumo rischioso e dannoso di alcol sollecitano massima allerta e attenzione al bilanciamento delle logiche di mercato rispetto a quelle di tutela della salute anche alla luce dell’evidenza che i costi generati dall’alcol non sono solo quelli derivabili dalle valutazioni tipicamente sanitarie. Anche a fronte di queste considerazioni la settimana prossima tutti gli Stati Membri discuteranno in Lussemburgo, in Commissione Europea, un Piano di Azione su giovani e binge drinking che si troverà in approvazione nel semestre italiano di presidenza europea; ciò che non sarà possibile attuare per iniziativa nazionale riceverà impulso per sollecitazione europea, almeno così si spera.

Emanuele Scafato

Ragazzi, troppo eccessivo!?

Ciao ragazzi, ho 17 anni, da un pò di tempo a questa parte sto cercando di valutare se il mio uso di stupefacenti, potrebbe essere troppo eccessivo.Nelle feste di solito prendo MD, circa 05/6 poi i giorni dopo mi ripiglio abbastanza bene, cerco di bere massimo un drink. A volte capito che prendo acidi, ma non frequentemente, massimo un cartoncino( la dose varia anche  dal tipo di trip). In casa con amici a volte prendiamo Ketamina ma nulla di eccessivo. Fumo quotidianamente marijuana o hash, e l'estate scorsa, per avere un sonno tranquillo, ho avuto problemini con i farmaci.. antipsicotici più che altro, visto che mi stabilizzavano l'umore. Sono una persona sensibile, cerco di fare una vita serena e tranquilla, senza portarmi appresso troppe preoccupazioni pensate che l'uso di queste sostanze potrebbe farsi sentire più avanti? Io ora mi trovo bene con me stesso, e non sento danni fisici o mentali.. su queste cose lascio scorre proprio, non ci penso nemmeno.. che ne pensate?

Università del New Mexico: psilocibina contro alcolismo e altre dipendenze

Studio sull'uso di esperienze mistiche indotte per superare una volta per tutte le dipendenze.

Dal web all’alcol così i ragazzi cadono nella rete delle dipendenze

Il 17 per cento dei minorenni ha un comportamento considerato a rischio Ricerca del Cnr su 40mila studenti: sempre più schiavi di sostanze e social

I ricercatori del Cnr lo spiegano con la metafora del “paese dei balocchi”. Prima o poi, nel “luna park” delle dipendenze, la maggior parte degli studenti entra a fare un giro. Internet, i social network, il gioco d’azzardo, gli psicofarmaci presi senza ricetta medica, gli energy drink mescolati all’alcol, sono le nuove giostre. I nuovi brividi, anche. E il 17 per cento dei minorenni — questo il dato più allarmante — porta già addosso i segnali di un comportamento a rischio.
Eccola la nuova mappa delle “addiction” giovanili, così come la disegna il rapporto Espad del 2014, che quest’anno è diventato anche un libro (sarà presentato lunedì prossimo). Nel profluvio di cifre, grafici e sondaggi, che raccontano quello che i ragazzi non dicono ai genitori, se ne intravedono le forme e le luci di questo pericoloso “luna park”. Dove anche ciò che all’apparenza è innocuo, come il web, può diventare una droga se è vero che il 93 per cento degli studenti lo usa per chattare su facebook e twitter e l’82 per cento per scaricare musica, film, videogiochi. Conta il cosa, ma soprattutto il quanto. Dunque quel 13 per cento che dichiara di restare attaccato alla Rete per cinque ore di fila o più ogni giorno può diventare un problema. Così come il 23 per cento che si fa le sue tre ore quotidiane a navigare sui social network: «Sono soprattutto le ragazze a chattare. I nativi digitali, tutti i nati a metà degli anni Novanta e cresciuti in case dotate di accesso a Internet sono esposti a nuovi rischi che ancora poco conosciamo», si legge nel rapporto.
Non mancano le vecchie conoscenze, naturalmente. Fuma sigarette uno studente
su quattro, l’eroina è tornata di moda (l’ha provata l’1,2 per cento), la cocaina è ancora in voga: in 65mila l’hanno utilizzata almeno una volta nel 2013, 19mila sono “frequent users” (10 o più volte all’anno), pari allo 0,8 degli studenti delle superiori (era lo 0,3 per cento nel 2000). L’alcol rimane la sostanza psicoattiva più diffusa tra i giovani. Il 4,8 per cento, cioè 112 mila studenti italiani, sono stati classificati “frequent drinkers”, cioè si sono ubriacati più di venti volte nell’arco dei 2012 mesi: con la birra, prevalentemente, ma anche liquori, vino, shottini di superalcolici.
C’è poi chi abusa di bevande che alcoliche non sono, ma che producono lo stesso effetti eccitanti. In media già a 13 anni si comincia a bere energy drinks. Il 3 per cento consuma ogni giorno una o due lattine: tra questi 72mila studenti, secondo le statistiche, una parte consistente è rappresentata da chi ha sviluppato un rapporto problematico con il cibo. E nella galleria delle nuove figure del “luna park” delle dipendenze, compaiono gli “alchimisti fai da te”, che mescolano senza timore energy drinks, smart drugs, liquori.
Lo studio dei ricercatori dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa si è basato su 40mila questionari anonimi inviati in 480 istituti superiori, 25 per classe, in tutta la penisola. Un campione sufficientemente rappresentativo
dei 2,3 milioni di studenti italiani compresi tra i 15 e i 19 anni, che descrive molto, delle vecchie dipendenze e di quelle di ultima generazione.
L’Italia di recente, ad esempio, è saltata ai primi posti in Europa per diffusione di psicofarmaci senza prescrizione medica, pratica a quanto pare molto conosciuta nelle scuole, visto che quasi 400 mila studenti (il 16 per cento) hanno preso pillole e gocce senza la ricetta. «Quelli che lo fanno più di dieci volte al mese sono diventati un’emergenza». E il gioco d’azzardo? Rispetto al 2008 pare esserci un calo di interesse, per quanto l’anno scorso oltre un milione di ragazzi ha giocato somme di denaro con gratta e vinci, scommesse sportive e superenalotto. Perché il “luna park” non chiude mai.

www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/dal-web-all-alcol-cosi-i-ragazzi-cadono-nella-rete-delle-dipendenze.flc
 

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