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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

Novità alcol

Alcol, droga ed eccessi I tormenti di Grignani volto (sbiadito) del rock

 Da «Destinazione Paradiso» a «A volte esagero», ovvero dal titolo del primo a quello dell’ultimo album, è fin scontato leggere la biografia emotiva di Gianluca Grignani, la promessa mancata per quello che artisticamente è diventato, l’abbaglio finito in sbaglio, la coazione al dirupo che è la stimmate dei maledetti. L’ultima stazione della sua personale via crucis è quella dei carabinieri di Riccione dove l’altra notte Grignani è stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. È lì da un mese, in vacanza con la moglie e i quattro figli. Tutto tranquillo, fino a quando la compagna è costretta a chiamare i carabinieri (lui sostiene che è stato il cugino) perché Grignani — uno che non sa resistere alle lusinghe di alcol e droga — stava mostrando il peggio del suo alter ego. All’arrivo dei militari il cantante non si calma, anzi scende in strada e tenta di scappare in un hotel. Ancora fuori di sé, spinge giù dalle scale dell’albergo un carabiniere e tira calci ad un altro. Alla fine riescono a calmarlo, lo accompagnano al Pronto soccorso e lo sedano con delle flebo. Ora è a casa, tecnicamente per detenzione domiciliare cautelare, e sarà giudicato per direttissima dal Tribunale a Rimini. Nel frattempo si è anche «sentitamente» scusato, dice di non aver spinto nessuno, parla di una «forte crisi di panico». È solo l’ultimo episodio di un curriculum di eccessi. Alcol & Cocaina, le dipendenze da cui non riesce a staccarsi, l’anestetico alle sue inquietudini. Inizia presto, lo confessa: «Da ragazzo. Perché lo facevano gli altri, per divertimento, soprattutto per la voglia di provare. Mi è sempre piaciuto provare di tutto, e l’ho fatto. Beh, quasi tutto. E non parlo solo di droghe. Vale per il cibo: in India, ho mangiato le formiche e i grilli fritti». Finisce anche in un’indagine di polizia («Operazione Paradiso», che sembra una dedica al suo album di debutto) per cessione (gratuita) di una dose di cocaina a una festa. Dipendente, ma altruista… E poi l’alcol, che gli costa una volta il ritiro della patente e gli rovina qualche altra i concerti. Se lo ricordano ancora a Viggianello, paese da 3.000 persone in provincia di Potenza, quando si è presentato in ritardo di un’ora, ha dimenticato le parole delle sue stesse canzoni, ha terminato la performance con un inchino orizzontale, accasciato. Ma Grignani rovina anche il concerto degli altri. Un mese e mezzo fa è salito sul palco dove cantava il suo amico Omar Pedrini: anche qui un’esibizione da dimenticare — se non ricorda le parola delle sue canzoni figurarsi quelle degli altri — frasi sconnesse, uscita di scena tra i fischi. Nato a Milano 42 anni fa, l’hanno definito il Modugno del rock, il nuovo Vasco Rossi, il giovane Lucio Battisti ma poi si è perso nella sua «Destinazione Paradiso», album che all’esordio (1995) vende due milioni di copie. Una fama inaspettata e improvvisa: «Il successo è la più grande invenzione dell’uomo, ma in realtà non esiste. Quando mi ci sono trovato in mezzo ne sono stato travolto». Me è un fuoco fatuo, non arriverà più a vette di popolarità così alte, il suo pop-rock scivola via, non il suo tormento interiore. A leggere le sue interviste Freud saprebbe dove cercare. «Mio padre ci ha lasciati quando ero piccolo. Da qui a dubitare di tutti c’è voluto poco. Poi ho trovato forza dentro di me e ho riempito questo buco, anche se rimango sempre un diffidente». Ci sono anche le molestie subite a 10 anni da un pedofilo: «Quell’episodio mi ha creato delle tensioni che vivo ancora oggi, paura della gente, attacchi di panico, tachicardie». La cornice è questa, il quadro si può sempre migliorare

mentiinformatiche.com/2014/07/alcol-droga-ed-eccessi-i-tormenti-di-grignani-volto-sbiadito-del-rock.html

da ieri.........

Sono elisabetta, ho 40 anni e famiglia.

Ieri Vi ho incontrato, ieri ho smesso di bere.

Anche se mi limitavo a una pinta al giorno. ho smesso di drogarmi  13 anni fa, ho smesso di fumare sigarette, ora voglio smettere di avere l'alito puzzolente e lo sguardo vitreo.

Oggi è il secondo giorno....  :-)

 

INCIDENTI ALCOL-CORRELATI: LE STIME IN EUROPA

 Retecedro.net - Ogni anno in Europa muoiono oltre 10mila persone in incidenti stradali alcol-correlati: si tratta di oltre un terzo dei 28mila morti totali registrati nei 27 paesi UE nel 2012.
È questo il dato più preoccupante emerso durante il primo evento italiano del progetto SMART (Sober Mobility Across Road Transport), organizzato dalla Fondazione ANIA per la Sicurezza stradale e dall’European Transport Safety Council (ETSC).
Il convegno, dal titolo “La guida in stato di ebbrezza in Italia: verso la tolleranza zero” si è svolto a Roma lo scorso 3 aprile e vi hanno partecipato rappresentanti dell’Unione europea, politici e stakeholders che hanno discusso le misure più efficaci, dal punto di vista socio-politico, per ridurre sulle strade il numero dei decessi provocati dall’alcol.

Il progetto triennale SMART è una partnership paneuropea gestita dall’ETSC, con il sostegno di The Brewers of Europe (BOE), che è l’associazione dei produttori di birra europei. SMART rappresenta uno degli impegni delle due organizzazioni nell’ambito dell’EU Alcohol and Health Forum.
Le statistiche a livello europeo rilevano che i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni sono quelli per i quali è più elevato il rischio di provocare o subire un incidente. Le stime più recenti riportano che il 25% degli incidenti per i giovani compresi tra i 18 e i 24 anni sono attribuibili ad alcol.

I dati sugli incidenti stradali in Italia e in Toscana
Secondo le statistiche ISTAT, in Italia nel 2012 gli incidenti stradali con lesioni a persone sono stati 186.726, i feriti 264.716 ed i decessi 3.653. I dati ANIA riportano invece un quadro ben peggiore, rilevando circa 3 milioni di incidenti e circa 900 mila feriti. Gli incidenti legati al comportamento errato del conducente sono, secondo l’ISTAT, oltre l’80% del totale: di questi il 16,6% sono dovuti alla guida distratta, il 16,2% al mancato rispetto delle regole di precedenza o del semaforo e l’11,2% alla velocità troppo elevata. Per quanto riguarda le cause di incidente stradale, l’ISTAT a partire dal 2009 ha smesso di fornire l’informazione circa il numero di incidenti legati allo stato psico-fisico alterato del conducente, e questo a causa dell’esiguo numero di casi accertati.

L’Istituto superiore di Sanità (ISS) stima che gli incidenti stradali alcol correlati in Italia sono pari al 30-35% degli incidenti mortali: dunque nel nostro Paese nel 2012 il numero di vittime al volante a causa dell’abuso di alcol si attesterebbe a circa 1.100-1.300.

In Toscana nello stesso anno sono stati registrati 16.911 incidenti stradali con lesioni a persone: 22.780 i feriti, 248 i deceduti. La nostra regione è ai primi posti nel panorama nazionale in termini di numerosità di sinistri registrati, ma dal punto di vista della gravità degli eventi può essere ritenuta invece tra le regioni “più sicure”.
Applicando la stima dell’ISS ai dati regionali, gli incidenti stradali alcol-correlati in Toscana risulterebbero essere la causa di morte di circa 80 persone.
Pochi e semplici interventi potrebbero permettere, in modo pressoché immediato, una drastica riduzione del numero di incidenti stradali e quindi delle loro conseguenze più gravi. Dispositivi blocca motore, alcol-zero prima di mettersi alla guida, aumento dei controlli stradali e inasprimento delle pene sono i provvedimenti che ogni paese europeo dovrebbe attuare per raggiungere l’obiettivo di diminuire gli incidenti stradali alcol-correlati.

L’Italia è ad oggi in forte ritardo nell’attività di prevenzione dei sinistri associati all’alcol: si parla ancora poco dei dispositivi blocca motore e l’alcol-zero alla guida si applica solo ai conducenti professionali e ai neopatentati. Inoltre, i controlli stradali per guida sotto l’effetto di alcol sono in crescita ma ancora insufficienti: la media europea nel 2010 è di 176 controlli per 1.000 abitanti, il dato italiano si attesta a 27 per 1.000 abitanti, mentre quello toscano a 30 per 1.000 abitanti.

Per quanto riguarda infine l’inasprimento delle pene, viene portata avanti la proposta di legge per “omicidio stradale” che, qualora divenisse legge, potrebbe configurarsi come un ottimo punto di partenza. E’ evidente comunque la necessità di motivare gli utenti della strada perché si possa avviare un importante e radicale cambiamento culturale, specialmente nei comportamenti adottati nelle età più giovani, per i quali il modello del bere che abbiamo importato dal nord Europa (l’ormai noto binge drinking), deve essere contrastato con i mezzi più efficaci e nei tempi più rapidi.

Fonte: ARS – Toscana

ALCOL, MINORI E MOVIDA – A cura di Emanuele Scafato

Alcol, minori e movida: un “gioco” a perdere da contrastare.
La cattiva abitudine può danneggiare la salute individuale giungendo a svalorizzare il capitale umano nel corso della vita, dall’embrione alla vecchiaia.

 

Retecedro.net - Il contesto culturale del bere in Italia è in continua e dinamica evoluzione. Se da un lato la popolazione adulta e anziana mostra una sostanziale stabilità nelle prevalenze dei consumatori a rischio, pur con le dovute eccezioni per alcune realtà geografiche caratterizzate da una differente predisposizione al bere ispirata ancora a modelli tradizionali, è evidente che nella nostra nazione è ancora da sostenere, supportare ma soprattutto da rafforzare con estrema e tempestiva convinzione la prevenzione.
Infatti, pur a fronte di una maggior consapevolezza sui rischi alcol-correlati, favorita dalla disseminazione di numerose evidenze scientifiche e dalle campagne di prevenzione, è ancora molto lontano il raggiungimento di obiettivi mirati all’abbattimento dei fenomeni d’intossicazione, di binge drinking e dei consumi a rischio che hanno condotto e conducono, comunque, a un incremento significativo degli alcoldipendenti in carico ai servizi e, soprattutto, ad un preoccupante rimodellamento del profilo dei nuovi utenti che oggi sono sempre più frequentemente rappresentati da donne, da giovani e da giovanissimi al di sotto dei 19 anni. Processo apparentemente inarrestabile tenuto conto delle forti resistenze a una prevenzione, pur selettiva e per contesti, che in Italia non trova inspiegabilmente adeguati spazi nelle politiche che non siano quelle già ingaggiate del settore esclusivamente sanitario. Una prevenzione che non è quella isolatamente riferibile ad azioni di salute pubblica, già in atto da decenni, bensì quella più capillare e radicale dell’alcol nelle altre politiche.

Nel rapporto epidemiologico 2014 dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità sono riportate valutazioni derivanti dalle evidenze scientifiche cui la ricerca italiana, pur con l’assenza costante di investimenti correnti, contribuisce a produrre con tenacia, passione e orgoglio. Anche senza disturbare le statistiche nazionali è evidente dai sistemi di monitoraggio europei che complessivamente, in Italia, sei studenti su sette (86%) hanno dichiarato che è “abbastanza facile” o“molto facile” procurarsi bevande alcoliche se vogliono.

Oltre alla facilità percepita dai ragazzi nel procurarsi bevande alcoliche, i dati dell’indagine europea ESPAD mostrano che, nonostante esistano nei Paesi leggi che limitano l’accesso dei giovani alla somministrazione e vendita di bevande per restrizioni legate all’età, nel corso del mese precedente all’intervista, in Italia quasi uno studente su due ha consumato bevande alcoliche in esercizi commerciali come bar, ristoranti, discoteche e pub (con percentuali più elevate per la somministrazione di birra e alcolpops) e quasi due su tre le hanno acquistate nei negozi nonostante i divieti. Le percentuali sono più elevate in Italia rispetto alla media dei Paesi europei per birra ealcopops, le bevande notevolmente più acquistate nel mese precedente all’intervista in Italia, seguiti da superalcolici e vino.

Tutto ciò mentre in Spagna le associazioni di categoria con il Ministero lanciano la campagna “Giovani ? Neanche una goccia di alcol”. Anche l’ISTAT, nel suo rapporto annuale presentato nel corso dell’Alcohol Prevention Day segnala la massima frequenza di ubriacature nei medesimi contesti e nelle stesse circostanze dichiarate dagli stessi giovani intervistati in tutta Italia. Due fonti autorevoli che riportano formalmente e nelle sedi istituzionali l’estremo di un comportamento che ha un impatto che non è solo percepito ma oramai riferito non solo come problema sanitario o di sicurezza ma di mancato rispetto della legalità.

La maggior parte dell’alcol è consumato in occasioni in cui si beve molto, il che peggiora tutti i rischi e l’alcol può danneggiare la salute individuale giungendo a svalorizzare il capitale umano nel corso della vita, dall’embrione alla vecchiaia. Il cervello degli adolescenti è particolarmente suscettibile all’alcol e più a lungo si ritarda l’insorgenza del consumo di alcol, meno probabile sarà l’insorgenza di problemi e dipendenza dall’alcol nella vita adulta. Già queste considerazioni meriterebbero attenzione urgente e prioritaria quantomeno per arginare la constatazione che attraverso l’alcol, attraverso i frequenti e comuni fenomeni d’intossicazione o di eccedenza dei limiti indicati come a minor rischio, si stia favorendo tra i giovani l’adozione di altrettanto gravi comportamenti a rischio che non possono essere percepiti adeguatamente come tali a causa dell’abbassamento della percezione del rischio che il consumo comporta. La conseguenza è il rischio concreto di una o più generazioni più deboli delle precedenti, evenienza da contrastare con tutti gli strumenti disponibili.

Ciò introduce e pone l’accento su un problema che richiede approcci e gestione sicuramente di competenza di settori legali, economici e sociali soprattutto in virtù di una crescente sensibilità dell’opinione pubblica anche alle valutazioni correnti da parte degli organismi internazionali di tutela della salute secondo cui la logica della promozione del prodotto prevale sia in termini economici che di interessi su una inalienabile ma apparentemente trascurata tutela e promozione della salute. La normalizzazione dell’uso di alcol, alla luce dei cambiamenti culturali sollecitati da milioni di euro d’investimenti nel marketing, nelle pubblicità e nelle sponsorizzazioni degli alcolici rivolti a creare un sistema valoriale di uso della sostanza psicoattiva legale e più disponibile, teso a sollecitare sempre e comunque considerazioni individuali e collettive di benessere, di successo, di piacere, di seduzione, di protagonismo, ha determinato e continua a determinare fenomeni che vanno oltre il binge drinking e che oggi giungono a declinarlo in varie forme di consumo rischioso e dannoso di alcol, amplificate dall’uso delle tecnologie e delle community dei social network che, come palcoscenici virtuali, agevolano chiunque nella necessità di omologarsi e mettersi in evidenza attraverso il risk-taking e la trasgressione delle leggi sull’età minima legale, inserendosi in circoli di nomination e di catene alcoliche sulle quali non è possibile alcun controllo.

È un fenomeno che vira, culturalmente, sempre più verso le modalità proprie delle dipendenze da sostanze illegali, spesso integrandosi anche con altre dipendenze come quelle del gambling, delle slot machine, dei giochi online, dei gratta e vinci attraverso comportamenti agiti dai minori, incontrollabili per definizione.

Le conseguenze dell’assenza d’interventi competenti e degli adulti, in tutti questi casi non si registrano esclusivamente per soggetti definibili disagiati ma sempre più spesso tra ragazzi e ragazze del tutto normali giungendo a caratterizzare un fallimento sociale dell’educazione e della prevenzione che ha travolto realtà sempre più eterogenee e ampie e troppi giovani come testimoniato dal ricorso ai servizi sanitari per gli effetti e le conseguenze del bere e dai dati di mortalità alcol-correlata che vedono l’alcol come prima causa di morte e di disabilità.

L’estate si trasforma per tanti versi in una lotteria.

Chi scrive di cronaca sa, pur senza essere un ricercatore dell’Istat, che l’estate si registra il più elevato numero di morti e di disabilità alcolcorrelate, quelle dei giovani coinvolti in incidenti stradali causati dal bere personale o altrui, e di intossicazioni e comi etilici favoriti dall’estrema capillarità delle happy hours, anche sulle spiagge, che impattano su salute e sicurezza per definizione. Non infrequenti gli episodi di violenza, anche di gruppo, su cose o persone agita sotto l’uso della sostanza più diffusa e normalizzata dalla nostra società.

L’impatto sociale dell’alcol è il massimo registrabile, in assoluto, rispetto a tutte le sostanze legali e illegali. Eppure si fatica a chiedere, predisporre e fare approvare ordinanze comunali che, dal nord al sud, da est a ovest, rappresentano l’Italia come la nazione con la più articolata offerta di proposte regolatorie esistente in Europa, purtroppo ben distanti dai livelli applicativi e di rigore che potrebbero, come nelle altre Nazioni, rappresentare il vero deterrente e il pungolo culturale ad un cambiamento capace di contrastare l’eccesso nei nuovi e vecchi modelli del bere.

E questo è il punto. Perché tanta tolleranza, reiterata e garantita, di fronte a palesi violazioni da codice (un tempo penale) e oggi (raramente) amministrativo?

I minori non sono da tutelare “senza se e senza ma” ? E perché tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza vuol dire ordinanze comunali spesso “creative”, sempre di compromesso, sbilanciate e completamente differenti da Comune a Comune, di conseguenza diversamente tolleranti e performanti, con un evidente introduzione di margini di discrezionalità che non possiamo più permetterci, che introducono disuguaglianze nelle opportunità di tutela dei consumatori come anche di chi sceglie l’astensione dal bere ?

Senza generalizzare, in molte realtà territoriali, tra cui le grandi città, le ordinanze “calano” come deboli anticorpi in un tessuto urbano in cui l’alcol è ubiquitario e fortemente tutelato da potenti interessi commerciali. A Roma come a Milano esistono intere zone “franche” senza che siano identificabili motivi o elementi di distinzione tra degrado nelle zone centrali e quello delle zone circostanti o periferiche. La sensazione del cittadino è di avere a che fare con una politica dei “pannicelli caldi” che adatta le norme ai contesti e non il contrario, seguendo una logica che di sicuro non favorisce una convivenza civile nelle molte zone della cosiddetta movida. E’ poi singolare e grottesco riscontrare un esercizio spesso ossessivo di vigilanza e l’uso delle risorse specifiche profuso sulle effrazioni da codice della strada legate, ad esempio, ad un divieto di sosta facilmente sanzionato e non , invece, rivolto con pari determinazione al contrasto e alla sanzione della vendita e somministrazione di alcolici ai minori, del mancato rispetto delle ore di vendita degli alcolici con evidente e registrabile carenza di controlli specifici pur richiesti dalla popolazione specie dai residenti nei luoghi della movida.

Oramai siamo tutti consapevoli che “sicurezza” può avere significati differenti in funzione di chi ne parla. Sicurezza che non c’è o non è più percepibile e a farne le spese sono i più deboli e soprattutto le più deboli. Le istituzioni che dovrebbero garantire e rendere visibili ed efficaci iniziative convinte e determinate di tutela come segno civile di solidarietà e attenzione ai minori, ai giovani in particolare, e che dovrebbero investire risorse, tempo, energie in un ripristino della legalità dei luoghi di aggregazione e di recupero di valori sani e del senso genuino dello stare insieme seguono prevalentemente la logica delle convenienze perdendo di fatto l’autorevolezza e la legittimità di un ruolo che in definitiva è oggi completamente svuotato del significato originario e sacrificato alle happy hours, le “ore felici”, anche al mare, sotto il sole, nell’immenso mondo liquido che si finge di non vedere e in cui si può essere certi di essere posti nella condizione di sperimentare tutti i principali fattori di rischio, alcol, fumo, cibi grassi ovviamente pagando. Non si può generalizzare ovviamente, ma è una constatazione che numerosi esercenti affermino che la movida è danneggiata dall’alcol e dalla promozione impropria e incontrollabile del bere sino a conseguenze estreme. Purtroppo per loro, le categorie commerciali specifiche sono le prime a essere additate come responsabili, non sempre a ragione considerato che è complicato verificare l’origine di tante intossicazioni alcoliche; pur tuttavia non si intravedono iniziative tali da rassicurare che in un determinato contesto, quello proprio, tutte le norme vengano semplicemente applicate, così come ci si aspetterebbe. Le strategie comunitarie e mondiali di contrasto al consumo rischioso e dannoso di alcol sollecitano massima allerta e attenzione al bilanciamento delle logiche di mercato rispetto a quelle di tutela della salute anche alla luce dell’evidenza che i costi generati dall’alcol non sono solo quelli derivabili dalle valutazioni tipicamente sanitarie. Anche a fronte di queste considerazioni la settimana prossima tutti gli Stati Membri discuteranno in Lussemburgo, in Commissione Europea, un Piano di Azione su giovani e binge drinking che si troverà in approvazione nel semestre italiano di presidenza europea; ciò che non sarà possibile attuare per iniziativa nazionale riceverà impulso per sollecitazione europea, almeno così si spera.

Emanuele Scafato

Ragazzi, troppo eccessivo!?

Ciao ragazzi, ho 17 anni, da un pò di tempo a questa parte sto cercando di valutare se il mio uso di stupefacenti, potrebbe essere troppo eccessivo.Nelle feste di solito prendo MD, circa 05/6 poi i giorni dopo mi ripiglio abbastanza bene, cerco di bere massimo un drink. A volte capito che prendo acidi, ma non frequentemente, massimo un cartoncino( la dose varia anche  dal tipo di trip). In casa con amici a volte prendiamo Ketamina ma nulla di eccessivo. Fumo quotidianamente marijuana o hash, e l'estate scorsa, per avere un sonno tranquillo, ho avuto problemini con i farmaci.. antipsicotici più che altro, visto che mi stabilizzavano l'umore. Sono una persona sensibile, cerco di fare una vita serena e tranquilla, senza portarmi appresso troppe preoccupazioni pensate che l'uso di queste sostanze potrebbe farsi sentire più avanti? Io ora mi trovo bene con me stesso, e non sento danni fisici o mentali.. su queste cose lascio scorre proprio, non ci penso nemmeno.. che ne pensate?

Università del New Mexico: psilocibina contro alcolismo e altre dipendenze

Studio sull'uso di esperienze mistiche indotte per superare una volta per tutte le dipendenze.

Dal web all’alcol così i ragazzi cadono nella rete delle dipendenze

Il 17 per cento dei minorenni ha un comportamento considerato a rischio Ricerca del Cnr su 40mila studenti: sempre più schiavi di sostanze e social

I ricercatori del Cnr lo spiegano con la metafora del “paese dei balocchi”. Prima o poi, nel “luna park” delle dipendenze, la maggior parte degli studenti entra a fare un giro. Internet, i social network, il gioco d’azzardo, gli psicofarmaci presi senza ricetta medica, gli energy drink mescolati all’alcol, sono le nuove giostre. I nuovi brividi, anche. E il 17 per cento dei minorenni — questo il dato più allarmante — porta già addosso i segnali di un comportamento a rischio.
Eccola la nuova mappa delle “addiction” giovanili, così come la disegna il rapporto Espad del 2014, che quest’anno è diventato anche un libro (sarà presentato lunedì prossimo). Nel profluvio di cifre, grafici e sondaggi, che raccontano quello che i ragazzi non dicono ai genitori, se ne intravedono le forme e le luci di questo pericoloso “luna park”. Dove anche ciò che all’apparenza è innocuo, come il web, può diventare una droga se è vero che il 93 per cento degli studenti lo usa per chattare su facebook e twitter e l’82 per cento per scaricare musica, film, videogiochi. Conta il cosa, ma soprattutto il quanto. Dunque quel 13 per cento che dichiara di restare attaccato alla Rete per cinque ore di fila o più ogni giorno può diventare un problema. Così come il 23 per cento che si fa le sue tre ore quotidiane a navigare sui social network: «Sono soprattutto le ragazze a chattare. I nativi digitali, tutti i nati a metà degli anni Novanta e cresciuti in case dotate di accesso a Internet sono esposti a nuovi rischi che ancora poco conosciamo», si legge nel rapporto.
Non mancano le vecchie conoscenze, naturalmente. Fuma sigarette uno studente
su quattro, l’eroina è tornata di moda (l’ha provata l’1,2 per cento), la cocaina è ancora in voga: in 65mila l’hanno utilizzata almeno una volta nel 2013, 19mila sono “frequent users” (10 o più volte all’anno), pari allo 0,8 degli studenti delle superiori (era lo 0,3 per cento nel 2000). L’alcol rimane la sostanza psicoattiva più diffusa tra i giovani. Il 4,8 per cento, cioè 112 mila studenti italiani, sono stati classificati “frequent drinkers”, cioè si sono ubriacati più di venti volte nell’arco dei 2012 mesi: con la birra, prevalentemente, ma anche liquori, vino, shottini di superalcolici.
C’è poi chi abusa di bevande che alcoliche non sono, ma che producono lo stesso effetti eccitanti. In media già a 13 anni si comincia a bere energy drinks. Il 3 per cento consuma ogni giorno una o due lattine: tra questi 72mila studenti, secondo le statistiche, una parte consistente è rappresentata da chi ha sviluppato un rapporto problematico con il cibo. E nella galleria delle nuove figure del “luna park” delle dipendenze, compaiono gli “alchimisti fai da te”, che mescolano senza timore energy drinks, smart drugs, liquori.
Lo studio dei ricercatori dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa si è basato su 40mila questionari anonimi inviati in 480 istituti superiori, 25 per classe, in tutta la penisola. Un campione sufficientemente rappresentativo
dei 2,3 milioni di studenti italiani compresi tra i 15 e i 19 anni, che descrive molto, delle vecchie dipendenze e di quelle di ultima generazione.
L’Italia di recente, ad esempio, è saltata ai primi posti in Europa per diffusione di psicofarmaci senza prescrizione medica, pratica a quanto pare molto conosciuta nelle scuole, visto che quasi 400 mila studenti (il 16 per cento) hanno preso pillole e gocce senza la ricetta. «Quelli che lo fanno più di dieci volte al mese sono diventati un’emergenza». E il gioco d’azzardo? Rispetto al 2008 pare esserci un calo di interesse, per quanto l’anno scorso oltre un milione di ragazzi ha giocato somme di denaro con gratta e vinci, scommesse sportive e superenalotto. Perché il “luna park” non chiude mai.

www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/dal-web-all-alcol-cosi-i-ragazzi-cadono-nella-rete-delle-dipendenze.flc
 

Gli alcolici in polvere

 

Un americano ha inventato bustine liofilizzate che aggiungendo acqua diventano cocktail: ora sta cercando di metterle in commercio, ma non sarà facile

 

Il Post - Lipsmark è una società dell’Arizona fondata da Mark Philips, un imprenditore che si è messo in testa di vendere alcolici in polvere negli Stati Uniti. Ha chiamato il suo prodotto “Palcohol” e sta cercando di ottenere i permessi necessari per avviarne la commercializzazione. La sua idea è semplice: vendere bustine da sciogliere in acqua per ottenere superalcolici e cocktail. Palcohol sta facendo discutere molto negli Stati Uniti: organizzazioni contro l’abuso di alcol e alcuni politici hanno sollevato dubbi e perplessità sulla sicurezza del prodotto, avviando iniziative per impedire che sia messo in commercio.

Che cos’è l’alcol in polvere
Diversi procedimenti chimici permettono di trasformare in polvere l’alcol. Uno dei più noti è inglobarne le molecole all’interno delle ciclodestrine, che sono un tipo di zuccheri semplici. Un primo sistema per polverizzare l’alcol fu brevettato quarant’anni fa negli Stati Uniti, ma già in precedenza erano stati condotti altri test ed esperimenti in tema.


Leggi tutto l'articolo su Il Post

L’alcol uccide una persona ogni 10 secondi

 

Lo dice l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sul consumo di alcolici

 

wired.it - di Filippo Piva. Il consumo smodato di sostanze alcoliche è pericolosissimo. È una lezione che conosciamo tutti quanti a memoria, e quando ci capita di risentirla di tanto in tanto incominciamo a sbuffare, come quando da piccoli la mamma ci ripeteva alla nausea di non accettare nulla dagli sconosciuti. Eppure, a quanto pare, il messaggio non è ancora stato recepito a dovere: ed è per questo che nel mondo, a causa dell’alcol, muore una persona ogni 10 secondi.

 

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PERCHE’ I MORTI A CAUSA DELL’ALCOL NON FANNO NOTIZIA


Retecedro.net - Ogni anno in Italia 18.000 persone muoiono a causa dell’alcol. In dieci anni, in media, 180.000 persone sono decedute per le abitudini alcoliche: è come se ogni anno si dissolvessero in sequenza Comuni come Gaeta, Agropoli, Acquaviva della Fonti, Gallipoli, Bressanone, Orvieto , Vico Equense, Adria, Trezzano sul Naviglio, Tolentino. Perché i morti a causa dell’alcol non fanno effetto?
Dalla Relazione annuale sull’alcol trasmessa dal Ministro della Salute al Parlamento, si evince che Istat e Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS dell’istituto Superiore di Sanità sono concordi nel rilevare che sono quasi 4 milioni gli italiani e le italiane che si ubriacano ogni anno, con un picco intorno ai 18-24 anni; ma ci si ubriaca anche prima, come testimoniato dalle prevalenze rilevate anche nelle età comprese tra gli 11 e i 17 anni. E’ di preoccupante rilievo che non si tratti di “semplici” consumatori ma di persone che bevono sino all’intossicazione prevalentemente nei luoghi di aggregazione giovanile come dimostrato dalle indagini europee ESPAD.
Particolarmente preoccupante la situazione tra le minorenni; sono consumatrici a rischio l’8.4 % delle 11-17enni, sotto l’età minima legale, una quota che è superiore alle prevalenze delle donne adulte 25-44enni e 45-64enni. Oltre 400.000 giovani di entrambi i sessi di età inferiore ai 18 anni, che non dovrebbero consumare alcol, dovrebbero essere oggetto, insieme ai circa 8 milioni di italiani e italiane che consumano alcolici secondo modalità a rischio, di intercettazione e di intervento da parte di medici o strutture sanitarie al fine di evitare che un abitudine non salutare possa progredire verso il danno e l’alcoldipendenza.
Gli anziani rappresentano la popolazione con il maggior numero di consumatori a rischio con quasi la metà degli ultra65enni maschi a rischio, circa 2.100.000 individui che insieme al 20 % circa di ultra65enni femmine richiederebbero una sensibilizzazione e rimodulazione dei consumi. Numerosità destinate, peraltro, a incrementarsi notevolmente quando l’indicatore del rischio da utilizzare per il monitoraggio riformulerà la definizione del consumo “moderato”, abbassando i limiti e forse restituendo nelle analisi un quadro sempre più aderente alle realtà sociali ed epidemiologiche odierne.
Gli alcoldipendenti sono in aumento, a quota 69.000, con nuovi utenti sempre più giovani, l’1 % con un età inferiore ai 19 anni, un terzo sotto i 30 anni ed un incremento della spesa farmacologica che vale 7 milioni di euro l’anno.
Il commento del Ministro alla Salute nella prefazione della Relazione annuale al Parlamento è comunque chiaro e in linea con l’esigenza di tracciare una road map delle azioni urgenti ed indispensabili per l’Italia.
“Le criticità emergenti nel nostro Paese riguardano dunque, soprattutto, specifiche fasce di popolazione, giovani, anziani e donne, cui vanno pertanto rivolti adeguati interventi di prevenzione in grado di adattarsi ai diversi contesti culturali e sociali, tenendo conto delle evidenze emerse dall’attuale ricerca scientifica ed epidemiologica. Il consumo alcolico dei giovani deve essere monitorato con particolare attenzione in quanto può comportare non solo conseguenze patologiche molto gravi quali l’intossicazione acuta alcolica e l’alcoldipendenza, ma anche problemi sul piano psicologico e sociale, influenzando negativamente lo sviluppo cognitivo ed emotivo, peggiorando le performances scolastiche, favorendo aggressività e violenza. Per prevenire tali conseguenze è necessario rafforzare nei giovani la capacità di fronteggiare le pressioni sociali al bere operando in contesti significativi quali la scuola, i luoghi del divertimento, della socializzazione e dello sport.
Inoltre per i giovani che manifestano comportamenti di grave abuso è necessario prevedere efficaci azioni di intercettazione precoce e di counseling per la motivazione al cambiamento, con eventuale avvio ad appropriati interventi di sostegno per il mantenimento della sobrietà.
Per la protezione dei giovani appare importante anche la collaborazione dei settori della distribuzione e vendita di bevande alcoliche, che devono essere opportunamente sensibilizzati sulla particolare responsabilità del proprio ruolo anche ai fini di una corretta applicazione del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, recentemente introdotto con la legge 8.11.2012 n. 189. I cambiamenti in atto nel consumo alcolico femminile esigono un maggiore impegno nell’implementazione di adeguati interventi di genere, finalizzati ad aiutare le donne, soprattutto quelle più giovani, a resistere alle specifiche pressioni al bere loro rivolte e a contrastare le tendenze alla omologazione con i maschi nella assunzione di comportamenti a rischio”.
Dall’altra parte della curva di popolazione gli anziani sono abbandonati a una cultura antica, priva degli elementi di conoscenza che imporrebbe di ridurre al minimo i consumi alcolici in funzione dei noti rischi non adeguatamente percepiti e sicuramente da evitare in funzione dell’età, del genere, delle terapie farmacologiche in atto e delle patologie più frequenti che sconsigliano di consumare alcolici. I medici dovrebbero fare di più, formarsi e informarsi sui metodi e sugli strumenti d’identificazione precoce e intervento motivazionale da integrare nelle attività quotidiane. Formazione che dovrebbe cominciare sin dagli studi universitari, con l’inserimento curriculare dell’alcologia come richiamato nella Legge 125 del 2001 mai implementata da alcuna università. L’Italia è la Nazione europea che secondo i progetti europei AMPHORA e ODHIN ha i più bassi livelli di formazione specifica tra gli operatori sanitari (solo un terzo di quelli attivi) e i più bassi livelli di conoscenza di applicazione delle metodiche di intervento motivazionale.
Azioni incisive che contribuirebbero a contrastare ciò che per sua natura è evitabile in un regime di reale prevenzione, norme e controlli che richiede la massima priorità al fine di ridurre i costi dell’alcol in Italia stimati in 22 miliardi l’anno dall’OMS e consentire una prevenzione che non è quella isolatamente riferibile ad azioni di Salute Pubblica già in atto da decenni, bensì quella più capillare e radicale dell’alcol nelle altre politiche. Sia l’OMS ma anche importanti comitati tecnici ed economici, tra cui quello delle Nazioni Unite, hanno sottolineato ai Governi di tutto il mondo che il maggior ed immediato vantaggio nel contrasto al rischio alcolcorrelato nella popolazione è legato ai “best buys”, i migliori “acquisti”, rappresentati da un adeguata tassazione degli alcolici, secondo alcuni parallelamente progressiva rispetto alla gradazione, e dalla riduzione della disponibilità sia fisica che economica, rendendo meno agevole la reperibilità ubiquitaria degli alcolici e la loro convenienza oggi resa emblematica dalla promozione, ad esempio, delle happy hours. Infine e non ultimo, tra i migliori “acquisti” rientra l’adozione e applicazione di una stretta e rigorosa regolamentazione della pubblicità , del marketing e delle modalità di commercializzazione, in particolare quelle rivolte impropriamente ai minori, argomento su cui si era espressa molti anni fa anche la Consulta Nazionale Alcol , organismo prevista dalla Legge 125/2001 e immotivatamente abolita come organismo di consulenza alle autorità competenti nell’agosto di due anni fa.
Sono valutazioni derivanti dalle evidenze scientifiche che la ricerca italiana, pur in assenza d’investimenti correnti, produce con tenacia e orgoglio al fine di supportare la costruzione di capacità e di monitoraggio epidemiologico che sono fondamentali per assicurare un cambio determinato di rotta, idoneo a valorizzare le persone come risorsa per il contrasto al rischio e al danno alcolcorrelato e quindi supportare il capitale umano di cui c’è necessità per costruire contesti e prospettive non minacciate da interpretazioni del bere e da disvalori relativi al consumo di alcol che con la salute e la sicurezza hanno poco o nulla a che vedere.
Ridurre le conseguenze negative del bere è un cardine delle politiche di prevenzione tanto universale, quanto specifica che l’Italia, l’Europa e il mondo possono e hanno il dovere di affrontare come vera sfida etica e di sostenibilità per le generazioni future e l’intera società.

Fonte: FONDAZIONE UMBERTO VERONESI – EMANUELE SCAFATO

Mantenersi lontani dall'alcol e dai suoi danni a piccoli passi

E’ un campione l’alcolista che attraversa il suo percorso dei 12 passi così come il tossicodipendente che esce dalla sua dipendenza, così come il padre di famiglia che riesce attraverso grandi sacrifici a provvedere ai bisogni dei suoi cari.

Sergio Mazzei - Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work di Cagliari (1)

 

L'associazione "Alcolisti Anonimi" (A.A.) è nata negli Stati Uniti nel 1935 dall'incontro di un agente di borsa ed un medico chirurgo, entrambi alcolisti, i quali si resero conto che condividendo le loro dolorose esperienze e aiutandosi a vicenda riuscivano a mantenersi lontani dall'alcol.

Alcolisti anonimi è un'associazione di uomini e donne che mettono in comune la propria esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare altri a recuperarsi dall'alcolismo. Il servizio è anonimo e gratuito.

Un alcolista che ha smesso di bere ha una grandissima capacità di aiutare l'alcolista che ancora beve; così facendo indica all'altro la via per uscire dal problema e nel contempo mantiene e consolida la propria sobrietà, aiutare gli altri significa aiutare se stessi.

Alcolisti Anonimi costituisce una soluzione concreta per i diretti interessati, e può pertanto rivelarsi una risorsa utile a tutti coloro che, per professione o volontariato, sono chiamati a occuparsi di alcolismo.

In questi gruppi si è accolti come uno di loro, si è compresi, ascoltati, viene prestata attenzione, si fa parte di un grupppo che accoglie, condivide, sostiene, supporta. La stessa cosa si può sperimentare in molti gruppi sportivi, facendo parte al gruppo si condividono momenti di apprendimento, di successo, di sconfitte. Esempi di gruppi sportivi sono la Capoeira dove ogni membro del gruppo fa la sua parte giocando, suonando, cantando oppure nelle gare spportive a staffetta o di squadra dove ognuno ha un ruolo, un compito, una capacità da mettere a disposizione del gruppo.

Qui si può scoprire un posto sicuro, un posto dove si viene aiutati, seguiti.

Ci sono dellle regole da rispettare, dei passi da seguire, c’è uno stile di vita da seguire, sembra essere una sana alternativa, un sano percorso rispetto a quello che si fa da soli in balia delle onde, di questa dipendenza invalidante.

I gruppi possono essere per alcolisti anonimi, per famigliari ed amici di alcolisti, infatti, accanto ad A.A. opera, con un metodo simile, l'associazione AlAnon/Alateen, che si occupa del recupero e del sostegno ai familiari degli alcolisti.

E' fondamentale evitare "il primo bicchiere", quello che innesca il meccanismo della compulsione e la conseguente perdita del controllo sull'alcol, quindi è indispensabile porsi un obiettivo a brevissimo termine: per esempio di tenersi lontano dal primo bicchiere per sole ventiquattro ore.

Dodici Passi è il metodo di recupero dall'alcolismo i cui principi ispiratori furono tratti essenzialmente dalla medicina, dalla psicologia e dalla religione.

Si inizia ad accettare l’idea di essere un alcolista (Primo Passo) e ad affidarsi a qualcuno o a qualcosa per cercare di risolverlo (Secondo e Terzo Passo).

Si comincia a rompere l'isolamento ed avere fiducia in nuovi amici.

Con il Quarto e il Quinto Passo, attraverso l’autoanalisi e il confronto con una persona di propria fiducia (lo sponsor), si procede ad una profonda e coraggiosa verifica di se stessi imparando ad accettare le proprie caratteristiche positive e negative.

Con il Sesto e il Settimo si inizia un percorso di cambiamento basato sulla progressiva modificazione dei propri comportamenti.

Con l’Ottavo e il Nono, attraverso il perdono si tende al recupero delle relazioni con gli altri; con il Deciimo Passo ci si predispone a mettere concretamente in pratica questo nuovo stile di vita; con l’Undicesimo, attraverso la meditazione e la preghiera, si approfondisce il proprio percorso spirituale, incrementando un senso di appartenenza al mondo; con il Dodicesimo Passo si comincia a portare il messaggio ad altri alcolisti.

L’esercizio aerobico può aiutare a prevenire, e forse anche recuperare alcuni dei danni cerebrali associati al consumo di alcol. (2)

Questo è ciò che è emerso da un nuovo studio della University of Colorado Boulder, pubblicato sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research. (3) L’abuso cronico di alcol è legato a numerose conseguenze neurobiologiche deleterie, tra cui la perdita di materia grigia, danni alla materia bianca, e la compromissione delle funzioni cognitive e motorie.

In precedenti ricerche è stato dimostrato che l’esercizio aerobico come camminare, correre o andare in bicicletta, rallenta il declino cognitivo e diminuisce i cambiamenti neurali negativi derivanti dal normale invecchiamento e da diverse malattie. Gli autori sono partiti dall’ipotesi che l’esercizio aerobico protegga la materia bianca delle zone anteriori e dorsali del cervello dai danni legati al consumo di alcol. L’associazione tra il consumo pesante di alcol e i danni alla materia bianca in nel fascicolo superiore longitudinale (SLF), nella capsula esterna (CE), nella corona radiata superiore e anteriore, e nel fornice  sarebbe maggiore nelle persone che non fanno regolarmente esercizio fisico.

Questi dati sono coerenti con l’idea che l’esercizio fisico possa proteggere l’integrità della materia bianca.

Gli alcolisti anonimi hanno interesse a far conoscere la loro attività e questo lo fanno diffondendo le loro modalità di fare gruppo, di aiutarsi, facendo conoscere agli addetti ai lavori il loro operato e per questo motivo prevedono anche delle riunioni aperte per estendere la partecipazione oltre che agli alcolisti, ai famigliari ed amici, anche ai cosìddetti “professionisti” e cioè medici, psicologi che hanno la possibilità di entrare in questo mondo, conoscere queste persone, le loro realtà, le loro difficoltà, ma anche le loro risorse, le loro qualità, le loro sensazioni ed emozioni.

Tutte le persone che sono interessate al problema dell’alcolismo possono partecipare alle riunoni aperte, l’unica condizione richiesta è che vengano mantenuti riservati i nomi dei partecipanti.

(1)    Simone M., O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013.

(2)    DRONET, Newsletter N. 04, Aprile 2013, p. 4.

(3)    Karoly H.C., Stevens C.J., Thayer R.E., et al., Aerobic Exercise Moderates the Effect of Heavy Alcohol Consumption on White Matter Damage, Alcohol Clin Exp Res., 02.04.2013.

Droga: Lorenzin,molti incidenti stradali a causa quarantenni

 ROMA "A guidare sotto effetto di alcool o stupefacenti spesso non sono i ventenni, come si potrebbe immaginare, ma i quarantenni che non hanno voglia di crescere" e in molti casi "fanno uso di sostanze sintetiche che non risultano nei test antidroga" perché "si tratta di molecole nuove". E' quanto commentato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel corso del sopralluogo odierno al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I di Roma.

"Tra i molti accessi al pronto soccorso - ha riferito, infatti, al ministro, il direttore del Dipartimento di emergenza e accettazione (Dea) del Policlinico, Claudio Modini - una buona parte è rappresentata da motociclisti che hanno avuto traumi dovuti a incidenti stradali. Si tratta molto spesso di quarantenni che risultano essere in stato mentale alterato, perché sotto effetto di alcool o sostanze stupefacenti''. In particolare, ha aggiunto, "spesso verifichiamo che si tratta di droghe sintetiche sempre nuove", che vengono di continuo create e immesse sul mercato.

"Si tratta di un problema molto sottostimato e su cui non abbiamo dati certi, ma che è necessario approfondire", ha concluso Lorenzin, accompagnato nella visita dall'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta.(ANSA)

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