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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

Novità alcol

Stupri nei campus Usa: una proposta per cacciare il lupo

Dietro la scintillante facciata dell’istruzione migliore al mondo, a suon di dollari da risarcire per molti anni ancora dopo la laurea, si nasconde un’insidia – non nuova – di cui si possono solo intuire le proporzioni (non esistono, ad oggi, dati certi). Si tratta delle violenze, molestie o stupri in piena regola, da cui devono difendersi le studentesse all’interno dei campus americani. Secondo le stime, circa il 25% delle donne subisce violenza sessuale durante gli anni del college.

Il fenomeno è complesso e smentisce la tesi secondo cui un’alta istruzione assicura una levatura morale. Uno dei principali fattori scatenanti – oltre al desiderio di conquista e supremazia dell’uomo nei confronti della donna – è il tasso alcolico durante le feste, in particolare, quelle organizzate nelle case delle Confraternite.

E’ di ieri un articolo apparso in prima pagina sul New York Times, dove viene proposto di dislocare le feste nelle case delle Sororities. In molti sostengono che dando alle ragazze il vantaggio di giocare “in casa”, si avrebbe la possibilità di feste più regolamentate.Una delle cause che portano a episodi di violenza durante le feste dai ragazzi, è che in un attimo si può essere condotte ai piani di sopra, direttamente nelle camere degli studenti. E’ più difficile sbattere fuori un compagno troppo insistente da casa sua, che non il contrario.

Si ipotizza che se le feste fossero in mano alle ragazze – bisognerebbe ovviamente cambiare il regolamento che da anni vieta la distribuzione di alcol all’interno delle associazioni femminili – ci sarebbe più senso di protezione; verrebbe garantito un livello di vigilanza messa in atto da soggetti prestabiliti e sobri.

Organizzando l’evento, le ragazze avrebbero inoltre il vantaggio di decidere cosa mettere dentro i punch serviti gratuitamente agli invitati. L’anno scorso alla Brown University (una delle otto facenti parti la Ivy League), una confraternita è stata chiusa dopo che ad una ragazza era stato servito un cocktail contenente Ghb, un sedativo conosciuto come droga da stupro. Nelle confraternite viene servito alcol anche a chi è già visibilmente ubriaco e – come sostiene una studentessa della George Washington – c’è la netta sensazione di entrare in un luogo dove “il leone è seduto in un angolo e osserva la gazzella arrivare”.

Resta innegabile il problema – intrinseco nella società americana, ma di rapida esportazione culturale anche altrove – dell’abuso di alcol.

Negli ultimi mesi, Emma Sulcowicz ha catalizzato l’attenzione sul problema, mettendo in atto un progetto efficace quanto immediato. In qualsiasi parte del campus si trovi, porta con sé il proprio materasso. L’iniziativa nasce come protesta nei confronti dell’università, la Columbia (un’altra della Ivy League), che ha deciso di non punire lo studente accusato di stupro da lei e altre due studentesse.

Sono numerosi, come spesso accade in altri frangenti, i casi che non vengono denunciati alla polizia; le donne dicono di provare un senso di colpa o vergogna e preferiscono affossare l’esperienza dentro una cavità remota della loro memoria.

In Italia, negli ultimi quindici anni, il consumo di alcool tra le adolescenti è raddoppiato, e sono molti gli studi che evidenziano il legame stretto tra alcol e aggressioni sessuali.

Le donne si sono appropriate della libertà di divertirsi come più gli garba, bevendo e allentando quelle briglie a lungo troppo strette, ma il lupo della fiaba se ne rimane a piede libero, sotto le mentite spoglie di un mite compagno di scuola.

 www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/22/stupri-nei-campus-usa-una-proposta-per-cacciare-il-lupo/1360712/

come parlare di sostanze, oggi

ciao sono un operatore sanitario

leggendo questo e altri siti (di cui questo comunque è il migliore dato che da spazio agli utenti invece di fare la morale o imporre idee) mi sono posto una questione.

non sarà che parliamo di sostanze ormai in modo sbagliato?

da noi, ma vedo anche da voi, usiamo il termine "dipendenze", che però non ha senso, anzi genera fraintendimenti, per tutte le sostanze che dipendenza non ne danno, se non quella psicologica potenziale in tutto ciò che è piacevole. quindi quando parliamo di cannabis, mdma (diffusissima tra i giovani e ormai anche tra gli adulti), psichedelici, usiamo di partenza un termine che non ha senso (sensato sarebbe parlare di uso/abuso)

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poi: ci sono droghe senza effetti ma potenzialmente mortali (tabacco), con effetti forti ma pressoché innocue (funghi, lsd e simili), dannose ma con preziosi, anzi indispensabili, usi medici (ketamina, morfina) relativamente innocue ma con potenziale di abuso (cannabis, che però ha anche effetti terapeutici), dannosette ma talmente integrate nella società da essere usate per lo più in modo controllate (alcol), usate come farmaco ma abusate come droghe (benzo, dxm), dannose in ogni caso (eroina, cocaina), dal danno ignoto o comunque inesplorato (tutti i vari 'sali da bagno', sostituti della ketamina, 2C-B e nuove droghe assortite), e potrei continuare. La cosa si incrocia poi con la suddetta questione della dipendenza - a volte forte, altre assente ma in droghe pericolose, vedi la PMA spacciata recentemente al posto della mdma) e con tabelle di legalità/illegalità stratificatesi negli anni in base a processi scollegati dalla medicina, e che quindi non danno alcuna indicazione: non vi è ormai alcun legame tra la pericolosità di una sostanza e il suo status legale. Anzi spesso le leggi, come la terribile fini-giovanardi, creavano criminalizzando ulteriore marginalità, favorendo la diffusione delle droghe più dannose. Il che non aiuta un operatore che in teoria sta dalla parte di una legge, che però è irrazionale e "nemica" del consumatore.

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infine: molto personale da noi si è formato sull'eroina, che è certo la droga piu pericolosa, ma è anche diversissima dalle altre per i suoi effetti, la sua dipendenza, i problemi che ingenera.

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In questo contesto, chiedo ai colleghi e ai medici (a tutti: mi piacerebbe sentyire piu campane), non è forse ora di cominciare un dibattito serio, di largo spettro sul modo in cui si parla di sostanze? anche per riguadagnare una credibilità che presso quelli che non hanno un VERO problema sanitario, come gli eroinomani, è in larga parte compromessa

 

Renato

 

 

ESAMI PATENTE ALCOLISTA?

Ciao a tutti, oggi mi va di raccontare la mia esperienza,

mi hanno ritirato 2 volte la patente negli anni 2011 e 2012, ora ho in mano la patente nonostante sono sempre in ballo con gli esami per la commissione, e questo mese avrei dovuto dare nnuovamente la visita in commissione per il rinnovo patente, ho dell 0,1% in piu il CDT (un valore degli esami del sangue DECISIVO) che determina se e per quanto il rinnovo della patente in quanto questo valore ti indichi se e quanto fai uso di alcolici.. be per questo0,1% in piu, non mi rinnovano la patente sino a quando non avro un valore normale,  sono un ragazzo a cui piace bere, non mi sono mai tirato indietro ad un aperitivo a quei bicchieri di vino in piu a tavola con gli amici o a quel coktail in piu in discoteca per sentirsi (Sereni felici e senza problemi), dopo tanto e anche ora che dovro aspettare per riavere la patente, ho capito che forse il primo passo per essere un alcolista e il (vabe non bevo per 1 mese prima di dare gli esami per la patente e poi posso ribere quanto voglio),il fatto che mi pesi che non possa toccare alcol perche dovro' ridare gli esami, il fatto che pensi che io voglio bere quando vado in discoteca, che voglio bere ai pranzi con amici ecc.. allego tante cose all alcol, e forse questo e uno dei primi punti preoccupanti

a voi vi è mai capitato? o avete mai avuto esperienze simili?

ciao a tutti

sito calcola in diretta i morti da alcol e da cannabis

sito statistico calcola ogni giorno in diretta i morti da canapa (ovviamente 0) e da alcol, giorno per giorno

Un nemico più insidioso: i nuovi rischi dell’alcol. Prime bevute a 13 anni

Fino a non molto tempo fa quando si pensava all’alcolista veniva in mente il cliché del vecchio dalla barba sfatta e afflitto dalla cirrosi. Oggi tutto è diverso. «Adesso chi beve non è quasi mai considerato uno “perso”, un“drop out”, ma piuttosto un tipo “giusto”, uno che “spacca” come dicono i giovani — esordisce Emanuele Scafato, presidente della Società italiana di alcologia e direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità

E sono proprio i ragazzi ( ai quali, è bene ricordarlo, l’alcol non dovrebbe essere venduto) ad aver cambiato la complessità del “mondo liquido”. Non solo si incomincia a bere alcolici a un’età sempre più precoce, ma si è consolidata una modifica sostanziale del modello del bere. Il 17% di tutte le intossicazioni alcoliche che giungono nei Pronto Soccorso si registra tra i ragazzi, spesso minori, perfino di soli undici, dodici anni, vittime del «binge drinking», il corrispondente alcolico dell’abbuffata episodica ma ricorrente».

Ma non si tratta forse di bravate, non si esagererà con l’allarmismo? «Niente affatto, — ribatte Scafato — consumare sei o più bicchieri in poche ore e anche una sola volta a settimana conduce, al di sotto dei 25 anni, nel giro di poco tempo, a una riduzione del volume dell’ippocampo, parte del cervello deputata all’orientamento e alla memoria. Il cervello tra i 16 ed i 25 anni va incontro a un rimodellamento che porta alla definizione del cervello adulto, ma l’alcol consumato in questa “finestra” di massima vulnerabilità interferisce sul suo sviluppo, cristallizzando le modalità cognitive e comportamentali in una fase in cui prevale l’attività cerebrale legata all’impulsività e all’emotività, tipiche della gioventù».

Perché oggi si inizia a bere così presto? «I giovanissimi non bevono in solitudine, per dimenticare i loro guai: la bevuta è il modo per entrare al far parte del gruppo, per sentirsi disinibiti. E la sbornia non è quasi mai un incidente di percorso, ma quello che si cercava. Difficile capire quando il bere diventa un problema e per i giovani è tutto più rapido e tragico. Alla particolare vulnerabilità, connessa all’incapacità di metabolizzare l’alcol, si aggiunge la difficoltà di “agganciare” i minori indirizzandoli verso programmi i cui approcci motivazionali al cambiamento sono calibrati sugli adulti e fanno leva sull’ affetto per la famiglia, i figli, sulle responsabilità connesse al lavoro».

E sono proprio i ragazzi ( ai quali, è bene ricordarlo, l’alcol non dovrebbe essere venduto) ad aver cambiato la complessità del “mondo liquido”. Non solo si incomincia a bere alcolici a un’età sempre più precoce, ma si è consolidata una modifica sostanziale del modello del bere. Il 17% di tutte le intossicazioni alcoliche che giungono nei Pronto Soccorso si registra tra i ragazzi, spesso minori, perfino di soli undici, dodici anni, vittime del «binge drinking», il corrispondente alcolico dell’abbuffata episodica ma ricorrente».

Cambiamenti nelle modalità di assunzione degli alcolici

Il mondo dell’alcolismo è cambiato anche sotto altri aspetti? . «Il consumo abituale di alcol è meno diffuso, — risponde Scafato — ma questo non deve rallegrarci perché è salito, e in tutte le fasce di età, quello occasionale, caratterizzato spesso da grandi bevute, ed è aumentato anche il consumo di alcol fuori dai pasti. Altro elemento pericoloso perché è evidente che il “fuori” pasto è a tutte le ore del giorno». E per quanto riguarda gli anziani? « Precisiamo innanzitutto che dopo i 65 anni si ridiventa adolescenti, incapaci di metabolizzare completamente l’alcol , con conseguenze e danni più gravi. Detto questo, come è sempre stato, l’alcolismo è più diffuso tra gli uomini che tra le donne di una certa età». «A proposito di donne, va detto — aggiunge però Scafato — che in generale oggi bevono di più: il modello culturale è cambiato. Se vent’anni fa per una donna era considerato “sconveniente” bere alcolici in pubblico, ora per una ragazza bere, meglio se molto, è il modo ideale per mettersi al centro dell’attenzione».

All’alcol sono riconducibili oltre 200 patologie e 12 tipi di cancro

Non esiste un consumo di alcol accettabile? «Per i ragazzi la risposta è no — dice l’esperto —. Per gli adulti i nuovi Larn, la bibbia nutrizionale italiana, hanno ridotto a uno e due bicchieri il livello massimo quotidiano di consumo rispettivamente per le donne e per gli uomini; gli ultrasessantacinquenni non dovrebbero andare oltre un bicchiere al giorno». «All’alcol —sottolinea Scafato — sono riconducibili oltre 200 patologie e 12 tipi di cancro. Non solo l’alcol non nutre ma è un anti-nutriente perché non fa, per esempio, assorbire le vitamine. Ed è ormai ridimensionato il possibile ruolo degli effetti benefici del famoso resveratrolo o dei polifenoli presenti nel vino rosso o nella birra: per ottenere effetti derivanti dal principio attivo bisognerebbe bere cento bicchieri al giorno...». «Dare informazioni valide e oggettive, favorire scelte informate è un dovere — conclude lo specialista —. E se occorre bisogna saper trovare strategie realistiche, considerando che anche una diminuzione graduale dell’alcol può garantire la riduzione progressiva del danno. L’obiettivo resta l’astinenza, ma in alcuni casi è meglio negoziare piuttosto che rischiare di veder fuggire il paziente».

corriere della sera www.corriere.it/salute/neuroscienze/14_dicembre_12/giovanissimi-donne-sono-nuovi-alcolisti-prime-bevute-13-anni-b53ea8e6-81e7-11e4-bed6-46aba69bf220.shtml

smettere di bere e capire l'abuso

Alcolista? Non mi definerei così ma in Veneto, potrei dire che è bello prendersi lo spritz con gli amici, festeggiare con un super alcolico e sentirsi bene nel sentirsi brilli. Io che poi vivo con la riserva di vino dei parenti non mi son mai fatta neanche problemi a bere a tavola. Nel mio viaggiare in lungo e largo  mai ho disdegnato una birra e una chiacchera. Poi succede che un giorno ti dicono che non ti rinnovano il contratto di lavoro. Ti incontri con gli amici di sempre a 120 km da casa e decidi che hai bisogno di dimenticare la brutta giornata. Uno spritz e poi un mojito, nulla più. Se ci penso ho bevuto molto di più altre volte. Dopo un notevole lasso di tempo ti metti alla guida e gli sbirri ti fottono la patente, come è giusto. E' poco il superamento del limite. Uno 0,6 che basta a cambiare molto. Non solo per i tre mesi di sospensione, che con tutta sincerità, dato l'orario notturno è stata il minimo della condanna, ma anche perchè ho smesso di bere. E sapete una cosa? Mi manca un casino! Mi manca quella facile soluzione di distacco dai problemi, mi manca quel sollievo di ebrezza alcolica. Ho provato a bere comunque,lontano dalla guida ma non ci riesco più. Mi fa schifo il gusto. Eppure ora che la mia situazione economica è critica, il mio ragazzo  mi ha lasciato e mi sento sola come un cane, ho una voglia incredibile di ubriacarmi. E non ci riesco, e è meglio così. La cosa strana è poi che vedo tutto sotto una luce critica. Nn vado più d'accordo con gli amici e mi sto chiedendo se l'alcol centra. Se il legame supeficiale con alcune persone si ditrugga per questo. Voi che ne pensate?Eperienze simili?

La vita sobria. Quando gli scrittori si danno all'alcol

un estratto dal racconto Sogni andati a male di Alessandro Turati. Il racconto fa parte della raccolta La vita sobria (Neo.Edizioni, 2014, 160 pp, 13 Eu), a cura di Graziano Dell’Anna. Dieci tra gli scrittori più interessanti della scena italiana si danno all’alcol. Storie allegre o malinconiche, disperate o grottesche, tutte accomunate dallo sforzo di aprire una breccia nella sobrietà della vita.

Ho comprato una bici, un cane e una mela. La bici è bianca, il cane marrone e la mela rossa. Esco la mattina con la bici, la mela e il cane a prendere il giornale. Abitando in un palazzo di otto piani accanto ad altri palazzi di otto, scendo le scale con la bici in spalla fischiettando come se non facessi fatica, invece faccio fatica e a volte lascio fischiare il cane.

A ogni modo, tutte le mattine, anzi no, solo la domenica mattina, esco con la bici, la mela e il cane a prendere il giornale. Pedalo, mangio la mela e non saluto nessuno. Neanche mi piacciono la mela, la bici e il giornale. Mangio, pedalo, compro il giornale, il cane piscia e torno a casa e faccio la doccia. Il cane fa la cacca. «Non potevi farla in strada?» gli chiedo. Non mi risponde. È marrone e non mi dà retta. Prendo un sasso e gli spacco il cranio per finta: alzo la pietra e simulo il suono. Non si spaventa neppure. Tengo sempre un masso in salotto per questo gioco, anche se è un gioco che non riesce mai, non diverte nessuno e la presenza del sasso infastidisce il padrone di casa quando viene a riscuotere l’affitto.

Poi esco la sera solo col cane. Vado nel parchetto sotto casa, quello al centro di sei palazzi di otto piani che formano un esagono, e mi siedo sempre sulla stessa panchina (quella con varie incisioni tra cui la mia preferita dice: Anche le suore, allontanandosi di spalle, sculettano). Il cane corre e io lo guardo come si guardano i cani correre: con gli occhi. Mentre lo osservo mi viene sete e vorrei bere degli alcolici, quelle bevande che mortificano i genitali ma alimentano fantasie. Invece non bevo, ho smesso: ho avuto dei problemi allo stomaco e con dei vigili permalosi seppur vestiti con colori sgargianti.

Sono stato un alcolizzato che non ha mai bevuto niente di particolare: sempre e solo vino marcio e birre marce. Il mio bere si basava semplicemente sulla quantità. E nei periodi migliori neppure mangiavo.

Fortunatamente la mia vicina di casa esce a sua volta col cane, un piccolo dalmata che la fa sembrare più bella, invece è meno bella. Appena li vedo in lontananza, faccio spazio sulla panchina spostandomi dal centro. Lei arriva, si siede e lascia andare il fiato, come se l’avesse trattenuto tutta la giornata. Poi parliamo di vesciche perché lei lavora presso un’impresa che si occupa di trattamenti di filati, dice che le rocche le escono dalle orbite. Ascolto volentieri i suoi discorsi, tant’è che considero il dalmata molto fortunato, un cane che potrebbe imparare molto. Poi lo guardo in faccia e mi sa che non capisce un granché: sembra una mosca concentrata sul movimento delle proprie zampe.

La mia vicina ha trentacinque anni, io cinque in meno. Sia io che lei abbiamo difficoltà economiche e, seppur lei di più, si può dire che siamo dei pezzenti, che nessuno ha svoltato.
Nella mia vita ho avuto solo un’occasione per svoltare, sarei potuto diventare un grafico pubblicitario ma ho sbagliato il colloquio. Il boss sembrava interessato finché non ho aperto bocca, mi guardava dall’alto in basso come se avesse già deciso di sottomettermi, di ordinarmi le cose per otto ore al giorno. Mi ha detto: «Lei ha un curriculum impeccabile, certo, ma non c’è niente di speciale. Cosa sa fare di creativo?»
«Se metto una mano su un foglio di carta e ripasso la forma con una biro, rimane la sagoma».
E non è servito a niente fare complimenti alla moglie e alla figlia ritratte in una foto sulla scrivania, tantomeno ai gattini grigi anonimi che tenevano in braccio.
«Sono morti tutti e due» mi ha detto, riorganizzando delle carte.
«Saranno sicuramente nel paradiso dei gatti».
«È ancora qui?»
Ciononostante, ho aspettato la sua chiamata per un paio di settimane giochicchiando nervosamente con dei bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie: avevo i padiglioni più puliti d’Italia. Peccato, mi sarebbe piaciuto lavorare nella Svizzera italiana, guadagnare molto, comprare crostate, ammiccare quotidianamente in dogana.

È con quelle orecchie splendide che tre anni fa ho conosciuto la mia vicina di casa di cui sopra, Stefania Ternan: creatura simile a una clessidra (dato che stringe e stringe la cintura finché non le manca il fiato), con occhi felini, naso come se non l’avesse e gambe tatuate.
È una brutta storia, d’accordo, e alla fine io e la mia vicina non facciamo mai l’amore. Mangiamo insieme, quello sì, compriamo il sushi e discutiamo a vanvera seduti in terra nel suo salotto posando il riso e il pesce su un tavolo particolarmente basso (non ha le gambe, solo il ripiano, mi ricorda mia nonna).

«Hai letto Siddharta?» mi chiede.
«No, ho letto Dersu Uzala» rispondo.
Poi parla solo lei e vedo il cibo all’interno della sua bocca impastarsi di saliva. Questo mi ricorda mio padre che beveva direttamente dalla bottiglia senza aver finito di masticare, così io, quando avevo sete, ingoiavo anche le sue briciole.

Alessandro Turati

www.mentelocale.it/61495-vita-sobria-quando-scrittori-si-danno-alcol/

Von Trier: "Senza alcol e droga non so se farò altri film"


E' la prima intervista che rilascia negli ultimi 3 anni, ma le dichiarazioni di Lars Von Trier al quotidiano "Politiken" sono sconcertanti. Il regosta danese si è liberato dalla dipendenza da alcol e droga, ma teme di non esser più in grado di girare un film. 

 

"Non so se potrò fare altri film, e questo mi tormenta. Cosa farò di me stesso altrimenti?" ha dichiarato il regista, che rivela la sua paura di non saper creare film abbastanza belli. La dipendenza dagli alcolici è cominciata con "Le onde del destino", nel 1996, e da allora Von Trier non ha più potuto fare a meno di una bottiglia di vodka al giorno, accompagnata da "una droga euforizzante", come ha rivelato lo stesso artista.

 

Von Trier assiste a riunioni degli Alcolisti anonimi e da 90 giorni non tocca droghe, ma è preoccupato degli effetti della sobrietà sulla sua creatività. "Nessuna espressione creativa con valore artistico è mai stata creata da ex alcolisti o ex drogati" ha affermato, raccontando ancora che "Dogville", nel 2003, è stato scritto in dodici giorni in uno stato di euforia continuo che gli ha permesso di accedere a un "mondo parallelo" dove le idee fluivano con naturalezza e si sentiva sicuro nel prendere decisioni. "Nymphomaniac" (2013), il suo ultimo film, gli è costato invece un anno e mezzo di lavoro. "E' chiaro che il mondo parallelo costa, ma ho avuto anche tante gioie, e tutti gli artisti che ammiro hanno assunto ogni tipo di droga in grado di modificare il comportamento" ha spiegato.

 

 

Il regista sostiene che l'alcol è "la miglior droga del mondo" e che lo ha utilizzato regolarmente "contro le paure stupide, che sorgono sempre", perchè funziona con "esattezza", anche se a lungo andare "lo fa in maniera negativa, purtroppo".

 

Il creatore di film come "Dancer in the Dark" e "Idioti" non concedeva interviste da maggio 2011, quando diede scandalo durante la presentazione del suo film "Melancholia" a Cannes, dichiarando di provare "comprensione" sul piano personale per Adolf Hitler. L'organizzazione del festival, che nel 2000 lo aveva portato nel pantheon del cinema europeo con "Dancer in the Dark", lo dichiarò "persona non grata". Von Trier ha spiegato che la conferenza stampa dello scandalo era la prima che dava da sobrio e che non si sentiva sicuro, di conseguenza non si espresse con chiarezza.

 

 

La "fascinazione" che prova per Hitler è simile a quella che si può provare per Hannibal Lecter, il sanguinario serial killer de "Il silenzio degli inocenti" dice oggi il regista danese, il quale ha anche annunciato che sta studiando l'idea di girare uan serie televisiva in inglese, di cui per ora ha solo il titolo, "The House that Jack Built".

www.today.it/media/lars-von-trier-senza-alcol-e-droga-non-fa-altri-film.html



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Stupidario della sicurezza stradale: il tasso alcolemico è una questione geografica

se il foro indicato per il ricorso non è quello competente, l'automobilista non è responsabile dell'infrazionedi. PAOLO FERRINI, Repubblica.it

"Automobilista ubriaco travolge ciclista". Quante volte purtroppo le cronache ci consegnano notizie come questa. E quante volte ci troviamo a condividere il dolore e la rabbia dei parenti perché il pirata della strada del caso si è pure dato alla fuga di fronte all'incidente, Di cui magari, nelle sue condizioni, non si è neppure reso conto.

Come se non bastasse, a volte, a dare una mano a farla franca contribuisce proprio la Legge o meglio coloro che, come i giudici di pace, dovrebbero invece preoccuparsi di amministrarla nel modo migliore e di farla rispettare. Questo è il caso, ad esempio, di un automobilista al quale la Polizia Stradale di Pistoia ha contestato un tasso alcolemico di 0,57 g/l (il limite è di 0,50 g/l) con conseguente perdita di 10 punti sulla patente. ammenda da 500 a 2.000 Euro e sospensione della patente da 3 a 6 mesi.

Ebbene, per farla franca, è stato sufficiente fare ricorso richiedendo la nullità del provvedimento in quanto nel verbale era stato indicato come competente ai fini dell'opposizione il giudice di pace di Monsummano Terme (stessa provincia di Pistoia, mica di Caltanissetta) che aveva dichiarato la sua incompetenza territoriale e non quello di Pistoia. Un cavillo burocratico insomma che è stato sufficiente al giudice di pace di Pistoia per accogliere l'opposizione "in quanto non emergono prove sufficienti della responsabilità" dell'automobilista.

Come dire che il Codice della Strada è una questione di territorio. E se il 

"nostro" avesse ammazzato qualcuno? E se lo facesse in futuro? In questo caso son vorremmo essere nei panni del giudice di pace di Pistoia che ha firmato questa sentenza. 
 

Alcol al volante: la Scozia si prepara a una svolta epocale

In Scozia sarà deciso l'abbassamento del limite di alcol tollerato nel sangue per poter condurre un veicolo, portandolo ai valori vigenti nel resto d'Europa. La proposta di legge che dovrebbe ricevere il parere del parlamento scozzese molto prima di Natale piace a 3 scozzesi su 4.

DAL 1988 SI PUO' GUIDARE UBRIACHI - Il limite di alcol concesso agli automobilisti del Regno Unito è rimasto pericolosamente in testa alla classifica dei limiti alcol in giro per l'Europa. Mentre alcuni Stati membri imponevano tolleranze sempre più stringenti sull'alcol agli automobilisti che intendevano mettersi al volante, il Regno Unito ha continuato ad applicare l'incomprensibile limite di 0,8 g/l introdotto nel 1988 senza alcuna distinzione tra le diverse categorie di conducenti (esperto, neopatentato o professionista). La svolta che apre alla sicurezza stradale potrebbe arrivare con la proposta di legge presentata in Scozia dal Ministro delle Giustizia Kenny MacAskill e che sarà votata nei primi giorni di dicembre in Parlamento.

L'ALCOL FA 20 MORTI OGNI ANNO - Il Ministro Kenny MacAskill sostiene che il Governo non può permettere alle persone di continuare a pensare che sia accettabile bere alcolici e poi sedersi al volante. Il 75% della popolazione pare abbia espresso parere favorevole, appoggiando l'iniziativa. "Il 10% degli incidenti mortali che avvengono sulle strade della nostra Regione sono provocati da automobilisti che hanno bevuto" spiega MacAskill. In Scozia ogni anno sono circa 20i morti e 760 le persone che necessitano di cure in ospedale per le ferite riportate in un incidente provocato dall'alcol.

L'ESEMPIO PER TUTTO IL REGNO UNITO - Gli sforzi del governo per ridurre l'alcol alla guida sono supportati dalla Royal Society for the Prevention of Accidents (RoSPA), che sta lanciando una campagna di sensibilizzazione a favore di una riduzione non solo in Scozia, ma in tutto il Regno Unito. I dati raccolti nel 2012 parlano di circa 230 morti e 1200 feriti gravi in tutto il Regno Unito, vittime dell'abuso di alcol tra la popolazione tollerato dalla legge. "La riduzione del limite di alcol a 0,5 g/l può salvare molte vite umane e prevenire gli infortuni sulle strade scozzesi.- spiega Sandy Allan, responsabile della sicurezza stradale RoSPA per la Scozia - ci auguriamo che il resto del Regno Unito segua questo esempio".

www.sicurauto.it/news/alcol-al-volante-la-scozia-si-prepara-a-una-svolta-epocale.html

Dipendenze Sottili

Sì, bevo tanto Sarà troppo? 
L'aperitivo con gli amici, il bicchiere a cena, l'amaro come digestivo... E poi le occasioni per festeggiare, o al contrario per rilassarsi. Confessioni di una forte bevitrice sociale, che solo a se stessa confida un sospetto.

 Quanti bicchieri bisogna bere per avvicinarsi al rischio dell'alcolismo? I limiti massimi fissati dai medici sono due unità alcoliche al giorno per gli uomini e una per le donne: una volta passato questo confine non si è più bevitori normali ma si entra nella zona a rischio. La definizione tecnica di alcolismo infatti è malattia cronica recidivante, intesa come dipendenza.  

Significa che quando si smette di bere si sta male: i primi periodi di astinenza, dopo i quali si sente il bisogno di alcol, durano circa otto ore ma poi scendono progressivamente fino ad arrivare a mezz'ora circa. I sintomi sono sudori, vomito, cefalea, nausea e, nei casi più gravi, anche deliri allucinogeni. «Molte volte si comincia proprio con il famoso bicchiere di vino alla sera, per rilassarsi.  
Un altro comportamento da tenere d'occhio è l'abitudine di bere per attenuare l'ansia in momenti di forte stress», spiega Mauro Ceccanti, responsabile del Centro di riferimento alcologico della regione Lazio all'università della Sapienza. In Italia circa 1 persona su 4 (secondo i dati Istat 2013) consuma quotidianamente bevande alcoliche: il 51,6% beve vino, il 45,3% birra, il 39,9% superalcolici e liquori. L'Italia è anche uno dei paesi europei  
dove si inizia a bere prima: il primo bicchiere si beve a 11 anni, mentre la media Ue è di 14 anni.  
C'è il bicchiere di vino a cena, ogni sera. Ci sono gli aperitivi con le amiche, un paio di volte a settimana, con uno o due giri di cocktail. Ci sono i weekend ad alto tasso alcolico, perché come fai a uscire per vedere gli amici o andare a ballare e non bere neanche un bicchiere? Ci sono pure la grappa dopo le cene (per digerire) e i bicchieri di Martini che mi piace centellinare mentre scrivo, alla sera (per concentrarmi meglio). «Ma non ti sembra di esagerare?», mi ha chiesto il mio ragazzo una domenica di qualche mese fa, quando dopo una cena fuori con amici ho proposto a tutti di fermarci in un bar sulla via di casa per bere «un ultimo amaro». Non mi sembra, no. Gli ho spiegato che dalle mie parti, nel Nordest, è normale avere sempre una bottiglia di vino sul tavolo durante i pasti, e pure concludere pranzi e cene con un digestivo. Certo, ha ribattuto lui, ma dove li metti i tuoi mojito all'aperitivo con le amiche e i moscow mule in discoteca? Quelle di certo non sono tradizioni della tua regione.  
Lo hanno notato anche i miei genitori. Alle ultime feste comandate, tra vigilia, Natale e Santo Stefano, devo aver bevuto parecchio, dagli aperitivi di auguri al bar del paese al vino (un paio di bicchieri per ogni portata) fino ai liquori dei raduni famigliari. A un certo punto, dopo avermi riempito per l'ennesima volta il bicchiere vuoto, mi hanno chiesto: «Ma mica berrai così tanto anche a Milano, vero?». Il mio ragazzo mi ha dato una gomitata, io ho subito risposto che no, ovvio che no. E ho capito che forse avevo davvero qualcosa da nascondere.  
Così mi sono documentata. Ho scoperto che la quantità di alcol che bevo mi avvicina più agli alcolisti che ai bevitori normali. Il limite massimo, per le donne, è di una unità alcolica al giorno (due per gli uomini) ed equivale ad un bicchiere di un vino o a un goccio di whisky. Un limite che sforo, non tutti i giorni ma abbastanza spesso: in una settimana dovrei bere sette unità alcoliche per essere nella norma.  
Per esempio, prendiamo l'ultima settimana. Lunedì aperitivo con due mojito, martedì mercoledì e giovedì bicchiere di vino a cena più un amaro al martedì per mettermi a posto lo stomaco e un cognac al giovedì mentre scrivevo un articolo, venerdì cena fuori con due bicchieri di vino e birra al pub, sabato bicchiere di vino a cena e due cocktail in discoteca, domenica pizzeria con birra e limoncello di rito. Fanno più o meno 15 unità alcoliche in sette giorni: più del doppio del limite fissato dai medici. A dirla tutta supero anche, e di parecchio, i 6-7 litri di alcol puro che gli italiani bevono in media ogni anno.  
Al mio medico, durante il check annuale della mia salute, ho mentito. Da anni mi chiede se fumo e se bevo, e da anni rispondo no ad entrambe le domande: lui crede io faccia parte di quel 30% di donne italiane astemie secondo i dati Oms, non sa che invece rientro nel 22,7% di italiani che, dice l'Istat, consumano alcol quotidianamente. All'inizio mentivo perché mi sembrava di non bere molto, ora - da quando ho scoperto che in effetti sì, bevo - mento perché non ho il coraggio di ammetterlo. Anche perché, quando penso agli alcolisti, mi vengono in mente la scene di abbruttimento e degrado descritte da Emile Zola ne L'assommoir, non certo i miei aperitivi in locali alla moda.  
Non sono l'unica a pensarla in questo modo e conosco persone che si spingono oltre: il collega che il vino lo beve anche a pranzo, l'amica che ogni weekend ritorna a casa ubriaca. Nella chat di gruppo con le mie amiche più care su WhatsApp non è raro che compaia un "appello alcolico": a una di noi succede qualcosa che la mette di malumore, da uno screzio sul lavoro al litigio con il fidanzato, e la reazione immediata è proporre una bevuta di gruppo o una cena ad alto tasso alcolico per rilassarsi e pensare ad altro. Ma nessuna di noi ha sintomi di astinenza, che sono la vera spia dell'alcolismo: i primi a manifestarsi sono sudori, nausee, cefalee e ovviamente il bisogno di bere ogni circa otto ore dall'ultima bevuta. Io non provo nulla del genere e mi sento tranquilla. Però al mio medico, al mio ragazzo e ai miei genitori continuo a mentire.L'aperitivo con gli amici,  
il bicchiere a cena, l'amaro come digestivo... E poi le occasioni per festeggiare, o al contrario per rilassarsi. Confessioni di una forte bevitrice sociale, che solo a se  
stessa confida un sospetto.
di Anna Viola, D Repubblica

 

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