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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Novità alcol

Alcol

L’allarme alcol e la cultura della Temperanza

http://images.movieplayer.it/2003/09/11/la-copertina-dvd-di-paura-e-delirio-a-las-vegas-25758_cropped.jpg FUORILUOGO - Pochi giorni fa ascoltavo ad un telegiornale locale l’ennesimo “allarme alcol e giovani”, condito con i soliti ingredienti: l’usanza di ubriacarsi dilaga fra i giovanissimi, il fenomeno è ancora più diffuso in estate, c’è il rischio di aumento degli incidenti etc. Dietro la notizia, si profila una precisa cultura: l’alcol è evocato in associazione all’intossicazione acuta (l’ubriacatura) ma spesso l’allarme coinvolge il semplice uso in relazione all’età precoce di inizio. Né c’è da meravigliarsi. Se i riflettori sono puntati sulle caratteristiche psicotrope (negative) della sostanza, che provoca la perdita di controllo (temporanea, con l’ubriacatura, persistente con l’alcolismo), è ovvio che il ritornello sia: “Teniamo i nostri giovani lontani da questa sostanza dannosa il più a lungo possibile”. Dalla rappresentazione dell’alcol come “male” discendono specifici indirizzi di politiche sanitarie: diminuire il numero dei bevitori significherà avere meno problemi di salute nella popolazione. Dunque si punta a ridurre la disponibilità della sostanza: l’ideale sotteso di salute pubblica è in ultima analisi il consumo zero. Non è difficile accorgersi che il “consumo zero” è lo  stesso obiettivo che vige per le droghe illegali. Il fatto che l’uno sia legale e le altre no non impedisce la comunanza di radici culturali: che affondano, sia per l’alcol che per le droghe illegali, nel clima della Temperanza. Il movimento della Temperanza crebbe in America nel corso dell’ottocento, con l’obiettivo di ottenere la proibizione delle bevande alcoliche (il che avvenne dal 1920 al 1933). Sostanze come gli oppiacei, la cocaina, la cannabis diventano proibite come effetto di trascinamento dell’allarme sociale per l’alcol. Perfino a distanza di quasi un secolo dalla fine della proibizione dell’alcol, l’influenza della Temperanza è ancora forte sulla psicologia degli americani, scrive lo studioso statunitense Stanton Peele, in un articolo appena uscito sulla rivista Addiction Research and Theory. La traccia più evidente è nell’immagine sociale dell’alcol cui si accennava: una sostanza che ha la forza di sopraffare la volontà degli individui e di controllarli. Eppure, la stragrande maggioranza dei bevitori e delle bevitrici “controlla” il consumo di bevande alcoliche invece che esserne “controllati/e”. Perciò, un indirizzo valido di politiche pubbliche potrebbe mirare a potenziare i modelli di “bere moderato”, cercando di rafforzare i controlli che le persone “naturalmente” mettono in atto. Ciò comporta però di spostare lo sguardo dall’alcol al bere. Dall’agente chimico “maligno”, al contesto e al significato dell’assunzione di alcolici. Ma proprio questo è inconciliabile con l’ideologia della Temperanza: guardare al bere come fenomeno sociale e culturale significa far emergere anche alcune caratteristiche positive dell’alcol. Ad esempio, il valore del vino come accompagnamento ed esaltazione del sapore delle bevande; oppure l’uso socializzante degli alcolici legato ai riti dell’ospitalità. L’influsso della Temperanza si avverte anche nei trattamenti per i consumatori intensivi di alcol. Ci sono evidenze che la gran parte di questi bevitori superino (spesso da soli) i loro problemi semplicemente riacquistando il controllo sul consumo, senza smettere del tutto. Ciononostante, il bere controllato come obiettivo del trattamento è ancora oggi da molti contestato e contrastato. Naturalmente, anche per le droghe illegali il consumo “moderato” è oggetto di incredulità, e soprattutto di biasimo, molto più del consumo dipendente. E per tale ragione la “riduzione del danno”, che è per l’appunto una  strategia di empowerment per aiutare i consumatori a tenere sotto controllo i consumi, incontra tante resistenze. Ancora una volta, torniamo alle stesse radici. Discuteremo di questi temi dal 2 al 4 settembre a Impruneta (Firenze), in un seminario dedicato all’alcol, o meglio sarebbe dire al “bere”. A partire da una lettura critica dell’emergenza “alcol” di cui si è detto, si approfondirà la storia e le differenti culture dell’alcol (oltre i facili luoghi comuni: per esempio quello secondo cui il modello “mediterraneo” moderato sarebbe ormai travolto dal  modello nordico del “bere per ubriacarsi”). Non ultimo, con l’aiuto dello stesso Stanton Peele, si vedrà come la Temperanza abbia profondamente orientato e continui a influenzare la ricerca scientifica sull’alcol.

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Alcol

Sbronza: cosa succede al corpo quando si beve troppo alcol

Fonte: affreschidigitali.blogsfere.it - Bere alcolici regala sensazioni forti - anche per l'organismo. Ecco un'infografica davvero completa, pubblicata dall'ottimo sito ChaCha, che spiega nel dettaglio tutti i contraccolpi sul corpo umano del bere eccessivo: cancro, cirrosi, ulcera, ma anche perdita di memoria. Alla salute!   

Quando si beve troppo, tutte le parti del corpo ne sono coinvolte. Ma l'intestino è l'organo più colpito. In linea di principio, l'intestino può assorbire senza problemi un bicchiere di alcolici ogni ora. Bere di più significa scaricare sul sangue l'alcol in eccesso.

E' anche vero che un forte tasso alcolico nel sangue stimola fortemente l'attività sessuale. Stimola anche il cervello e la sensibilità. Ma favorisce anche l'insorgere del cancro alla bocca e alla gola - e diminuisce le probabilità di avere figli.

Tutti bevono: il 64% della popolazione globale fa uso di alcolici. Ma sono i più giovani, tra i 18 e i 25 anni, a praticare il "binge drinking": scolarsi fino a 5 alcolici uno dopo l'altro. 

 

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Alcol

FIRENZE: COMUNE, IN AUTUNNO CAMPAGNA TRA GIOVANI CONTRO ABUSO DI ALCOL

(ASCA) - Firenze - Una 'campagna d'autunno' per la lotta all'abuso dell'alcol a Firenze, con una serie di iniziative coordinate nelle scuole, nei bar e nei luoghi di ritrovo, che coinvolgeranno soprattutto i giovani.I progetti sono stati illustrati stamani in Palazzo Vecchio dal vicesindaco Dario Nardella e dal Prefetto Andrea De Martino insieme all'assessore Rosa Maria Di Giorgi e al comandante della Polizia Municipale Massimo Ancillotti. ''E' il momento di lavorare sui giovani - ha spiegato De Martino -. Ora dobbiamo provare a incidere sullo stile di vita dei nostri ragazzi, bombardandoli da piu' parti con una serie di messaggi e interventi perche' possano sviluppare un rapporto diverso e positivo con l'alcol. Da questo punto di vista stanno per realizzarsi due momenti importanti: a breve scenderanno in campo i nuovi steward, che hanno da poco ultimato i corsi di formazione e che saranno iscritti in un apposito albo della prefettura per svolgere la loro professione; e inoltre da novembre sara' obbligatorio per i locali che stanno aperti dopo mezzanotte di dotarsi di alcol test per i loro clienti''. Nardella ha sottolineato l'impegno dell'amministrazione comunale con le diverse iniziative dei tre assessorati coinvolti (Sviluppo economico, Istruzione, Politiche giovanili) ed in particolare ha ricordato la recente firma del nuovo codice di autoregolamentazione per i pubblici esercizi e le cosiddette ordinanze ''antialcol'. Con il primo, i locali si impegnano a realizzare almeno due delle cinque misure proposte (dotarsi di alcool test, distribuire acqua gratuitamente dalle 1 in poi, dotare il locale di spazi di relax, stipulare convenzioni per l'accompagnamento a casa, realizzare campagne di sensibilizzazione) e a prevedere misure disciplinare contro i trasgressori; mentre le ordinanze in vigore nel centro storico (che vietano la vendita di alcolici da asporto dopo le 22 e di detenere alcolici in grande quantita') potrebbero essere estese a tutto il territorio comunale.

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AlcolCocaina

Da infestante a farmaco tuttofare una pianta contro alcol e cocaina

 

a pueraria, rampicante originaria del Giappone, è usata da 2500 anni nella medicina popolare. Ora uno studio americano pubblicato su Nature Medicine dimostra che nei topi essa è in grado di eliminare la dipendenza da 'polvere bianca'

di SARA FICOCELLI, repubblica.it

Da infestante a farmaco tuttofare una pianta contro alcol e cocaina La pueraria lobata

ROMA - Gli americani la chiamano kudzu ma per europei e asiatici è la pueraria lobata, una pianta originaria del Giappone che gli orientali utilizzano in medicina alternativa da 2500 anni. Le sue radici rampicanti sono in grado di soffocare un albero nel giro di pochi anni, e questo è uno dei motivi per cui la pueraria non è mai stata amata in occidente.Ora le cose però potrebbero cambiare. Uno studio dimostra infatti che la leguminosa infestante ha dei principi attivi capaci di contrastare la dipendenza da cocaina. L'estratto della pianta, l'inibitore della aldeide-deidrogenasi-2 (ALDH2), è infatti in grado di agire sui meccanismi chimici che regolano il desiderio della sostanza stupefacente, interferendo sul rapporto tra l'ormone dopamina e i centri del piacere del cervello.I ricercatori dell'azienda farmaceutica Gilead Science di Palo Alto, in California, hanno sintetizzato la sostanza anti-cocaina utilizzando lo schema molecolare della pianta. Ma la loro scoperta, pubblicata su Nature Medicine, è stata sperimentata solo sui topi, animali con meccanismi di metabolizzazione diversi dai nostri, soprattutto a livello epatico. L'estratto si è dimostrato in grado di eliminare la dipendenza da "polvere bianca" nei ratti e di prevenire ricadute negli animali in cui quel legame era stato interrotto.Gli studiosi nutrono però buone speranze sulla sua efficacia anche sull'uomo, essendo stato dimostrato, nel 2006, che i principi attivi della pianta vengono ben assorbiti dal nostro organismo. La ricerca allora venne condotta dai ricercatori dell'università del Massachusetts e pubblicata sul Journal of alternative and complimentary medicine, spingendo gli scienziati di tutto il mondo a guardare con nuovo interesse alle proprietà della pueraria. La medicina tradizionale orientale da più di mille anni utilizza radici e fiori di questa rampicante per combattere emicrania e ipertensione e, nell'antichità, l'estratto veniva usato per curare la dipendenza dall'alcol. Nel 2009 i ricercatori dell'Università della California hanno provato a isolarne il principio attivo, sviluppandone una versione sintetica e molto più potente e testandola prima sui topi e poi su persone con problemi di alcolismo non gravi. Dopo aver somministrato loro il kuzdu, gli studiosi hanno notato una diminuzione della voglia di bere e una resistenza maggiore all'astinenza."La pueraria ha proprietà analgesiche che si prestano a contrastare le dipendenze - spiega il ricercatore Arrigo F.G. Cicero, specialista in farmacologia clinica dell'università di Bologna e membro della Società italiana di nutraceutica - , ha un'azione anti-ipertensiva, neuroprotettiva e purificante nei confronti del fegato, diminuisce la sete e ha insomma le caratteristiche adatte a bloccare il bisogno di alcol e cocaina. Le sperimentazioni fatte in questo senso sono molto interessanti, ma bisogna ricordare che il lavoro dell'azienda farmaceutica californiana  non riguarda la pianta in toto, ma solo un singolo principio attivo, come pure lo studio dei ricercatori dell'università americana". Cicero spiega che la sostanza non ha una funzione inibitoria solo dal punto di vista metabolico, ma anche psichico, perché agisce sui meccanismi neuronali. Un elemento importante, considerando che la dipendenza da alcol e cocaina passa prima dal cervello. E' sbagliato però credere che, per liberarsi dal vizio della droga o della bottiglia, basti comprare una piantina, sminuzzarne le foglie e farsi una tisana. Nell'antichità, la pueraria veniva utilizzata in questo modo, ma con risultati molto più blandi rispetto a quelli a cui puntano gli scienziati per curare alcolismo e tossicodipendenze."Un'assunzione diretta della pianta - precisa il ricercatore - può essere utile per ridurre, ad esempio, la sintomatologia legata alla menopausa, perché la pueraria contiene isoflavoni e ha una funzione estrogenizzante. Questa proprietà è nota da tempo in medicina, ma è l'unica cosa che si può ottenere facendosi una tisana con le sue foglie. Per combattere la dipendenza da cocaina, bisognerà aspettare che il processo di sintetizzazione in laboratorio venga sperimentato con successo anche sull'uomo".

 

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Alcol

Alcol: Trentino primo in Italia a vietare vendita a minori

 

TRENTO - I minori di 18 anni non solo non potranno piu' consumare alcolici nei locali pubblici, come gia' previsto, ma nemmeno piu' acquistarli al supermercato: e' quanto accade da oggi in Trentino, primo in Italia ad adottare un simile provvedimento, con l'entrata in vigore di una nuova legge provinciale, che alza da 16 a 18 anni il limite d'eta' per procurarsi in qualsiasi esercizio pubblico bevande alcoliche, negozi compresi.

La normativa specifica anche che gestori e negozianti possono ''esigere la visione di un documento di identita' atto a comprovare l'eta'; nell'ipotesi di mancata esibizione la somministrazione e' rifiutata''. Le sanzioni per chi somministra o vende alcolici a minorenni, o anche li propone gratuitamente, vanno da 500 a 5.000 euro e per il minore che ne fa uso da 50 a 500 euro.

Le disposizioni valgono per ''esercizi di somministrazione, anche a carattere temporaneo, negli esercizi alberghieri ed extra-alberghieri, negli esercizi agrituristici, negli esercizi commerciali, anche su area pubblica, nei rifugi alpini ed escursionistici, nelle manifestazioni fieristiche e in tutte le altre strutture o aziende, anche agricole, artigianali o industriali''.

In questi luoghi sono previsti appositi cartelli. Con la stessa legge la Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con la locale Azienda sanitaria, si e' impegnata a promuovere e incentivare azioni di sensibilizzazione per la tutela della salute e della sicurezza in relazione al consumo di bevande alcoliche da parte della popolazione e in particolare dei giovani.

ansa.it

 

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Alcol

RITIRO DELLA PATENTE PER PASSO ALCOLEMICO PARI A 0,90

Caro lettore, abbiamo spostato la tua richiesta da questa zona del sito che è dedicata alle notizie, all'area DOMANDE AGLI OPERATORI dove nei prossimi giorni potrai leggere anche la nostra risposta.

Grazie,

La Redazione

 

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Alcol

Alcol e guida: i meccanismi che portano i guidatori a sentirsi sicuri

  Fonte: Experimental and Clinical Psychopharmacology invia articolo Titolo originale e autori: Perception of alcohol intoxication shows acute tolerance while executive functions remain impaired. Experimental and Clinical Psychopharmacology 2010, 18(4):329-339.-Cromer JR, Cromer JA, Maruff P, Snyder PJ Lo stato di ebbrezza riduce le capacità di ragionamento e di risoluzione dei problemi, provocando una percezione distorta delle proprie condizioni. Per tale ragione capita che chi ha assunto molto alcol, una volta passati gli effetti acuti della sbornia, si senta in grado di guidare a dispetto delle reali condizioni psicofisiche. Uno studio guidato da Peter Snyder, vicepresidente del centro di ricerca Lifespan in USA, ha adottato una nuova metodologia in grado di analizzare l’impatto di diverse concentrazioni di alcol nel sangue sulle funzioni cognitive coinvolte nella guida, e di verificare come la valutazione soggettiva del recupero sia ottimista rispetto alle reali condizioni psicofisiche. Attraverso uno studio placebo controllato su un gruppo di studenti universitari, i ricercatori hanno confrontato le percezioni soggettive dello stato di ebbrezza con le capacità cognitive in corrispondenza di diverse concentrazioni di alcol nel sangue, in un arco temporale di 8 ore. I risultati hanno mostrato come la percezione soggettiva del recupero non coincida con l’effettivo ripristino delle abilità cognitive, che richiedono più tempo per tornare ad una condizione “normale”. Questo spiegherebbe perché tanti individui si sentono sicuri e in grado di salire in macchina e guidare, nonostante la persistenza di alterazioni cognitive.

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Alcol

La verità sul vino. Breve riflessione sul rapporto tra droga e scienza

 

  Luca Borello, ADUC DrogheTra le antiche mura del Castello di Grinzane Cavour, nel cuore di uno dei più noti e suggestivi panorami viticoli d’Italia, è stato presentato il volume “La Verità sul Vino – Come, quando, perché il vino fa bene”, redatto dall’Osservatorio Nazionale sul Consumo Consapevole del Vino. La tesi dell’opera, sostenuta da una selezione di autorevoli studi scientifici internazionali, è che bere con moderazione giova alla salute: il resveratrolo, il più noto principio attivo presente nel vino, avrebbe infatti effetti positivi sul rallentamento del processo di invecchiamento delle cellule, sulla prevenzione del morbo di Alzahimer, sul miglioramento del controllo del diabete, oltre a proteggere il sistema cardiovascolare.   Da cosa nasce la necessità di difendere le proprietà benefiche dell’alcolico per eccellenza? Dall’allarme alcol che, diffondendosi spaventoso nelle coscienze dei cittadini attraverso gli allarmismi mediatici, rischia di trasformare la bevanda da sacra a diabolica.   E’ quindi ovvio che si corra ai ripari: demonizzare è pratica sempre ottusa, e difendere le proprie tradizioni un diritto.   Il punto è che è davvero istruttivo accostare questa levata di scudi in difesa di quella che è, a tutti gli effetti, una sostanza psicotropa (una droga), con il dibattito, ad esempio, sull’uso della marijuana terapeutica (o sulla sua liberalizzazione tout court).   Gli studi scientifici sugli effetti benefici della cannabis sono qualche migliaio, molti di più di quelli esistenti sugli esiti positivi dell’uso di alcol (ancor meno sul vino in particolare): essendo il consumo di alcol una componente normalizzata nelle abitudini alimentari e ricreative occidentali, raramente si è sentita la necessità di evidenziarne scientificamente i meriti; piuttosto, la scienza si è concentrata sui demeriti, spesso nell’ottica di stabilire scientificamente che l’alcol è a tutti gli effetti una droga, anche assai pericolosa, e che dunque sarebbe necessario rivedere i parametri attraverso cui si stabilisce scientificamente (non culturalmente o socialmente) cosa sia una droga e perché debba essere vietata (celebre in proposito l’articolo del professor David Nutt del 2007, completamente travisato a scopi mediatici dall’Independent).   A parità di evidenze, al THC dovrebbe essere riservato lo stesso trattamento del vino, se i dati scientifici avessero una qualche rilevanza. Non è così. Nell’ambito degli studi sulle sostanze psicotrope, la scienza occupa costantemente un piano secondario, funzionale: è strumento di supporto a idee precostruite, non fonte di ispirazione. Se così fosse, tutte le sostanze con proprietà psicotrope sarebbero o vietate, o legalizzate (magari sotto prescrizione), e non assisteremmo agli atteggiamenti schizofrenici che costituiscono la normalità del rapporto droghe-società.   Gli estimatori e i produttori di vino sfoderano studi scientifici per difendere le proprie legittime tradizioni, e possono farlo perché si muovono in un contesto in cui consumo di alcol è assolutamente condiviso, per quanto in discussione. L’apporto scientifico è un valore aggiunto, è il linguaggio più utile da utilizzare con un’audience che, in fondo, s’attende solo conferme.   Per la marijuana e i suoi derivati non vale lo stesso discorso. La scienza, che ha già ampiamente dimostrato come un consumo consapevole e moderato di THC non conduca ad alcuna controindicazione degna di nota (non esiste nemmeno la possibilità di overdose), e anzi possa risultare efficace nel contrastare gravi patologie o comunque nella terapia del dolore, resta impotente. La decisione è a priori: nell’immaginario collettivo la cannabis è una droga, nociva per definizione. Le nozioni scientifiche rimbalzano contro un muro di gomma, e tornano al mittente.   Per inciso, almeno questo è quello che è accaduto per tutto il Novecento, perché sul nuovo millennio sta forse sorgendo l’alba di un nuovo di paradigma: proprio quando il muro di gomma si è fatto più solido, con l’inasprirsi della Guerra alla Droga, ha cominciato a mostrare le sue crepe. Negli Stati Uniti, leader dell’ideologia antidroga più bellicosa e intransigente, la situazione sta lentamente cambiando, e la marijuana terapeutica si sta diffondendo sempre più ampiamente. Inoltre gli economisti, che sono gli unici scienziati sociali la cui parola può divenire legge, si stanno rendendo conto della danarosa follia delle politiche vigenti in materia di lotta alla droga.   Per adesso, però, prima valgono ancora l’immaginario collettivo e gli interessi politici ed economici. Poi, staccata di diverse lunghezza, arranca la scienza.   La questione droga resta culturalmente determinata, e costantemente relativa: ogni società è gelosa delle proprie sostanze e impaurita da quelle aliene, e non c’è scienziato che tenga. L’immaginario drogastico è legato all’irrazionale, all’emotivo, al mistico e al religioso. Per questo l’oggettività scientifica non occuperà mai una posizione dominante, a meno che le sue affermazioni non siano coerenti con le decisioni già prese, a volte millenni prima, dal sistema culturale.   Ogni cultura “difende” le proprie droghe. L’alcol è un esempio, ma potremmo anche riferirci al khat (o qat) consumato abitualmente nel Corno d’Africa e in Yemen, o la coca rivendicata come pianta tradizionale da Evo Morales, in Bolivia. Che lo si rifiuti o meno, le sostanze psicotrope sono state nella storia e sono tuttora fondamentali nel definire una cultura e un’identità condivisa: una tradizione, insomma. I difensori del vino si mobilitano così in tutela di una pratica che investe non solo i riti secolari e le relazioni sociali che orbitano intorno al bicchiere, ma anche la conoscenza millenaria, artigiana, che sostiene la produzione di vino, e persino l’appartenenza della vite ad alcuni celebri paesaggi italiani, che davvero non sarebbero ugualmente deliziosi se privati dei viticci. Un patrimonio, insomma: altro che una droga. Ed è sacrosanto. Come è sacrosanto che Morales difenda la coca e i Rastafariani la cannabis. Solo che coca e cannabis sono illegali, perché non appartengono alla cultura dominante.   Ogni cultura ha la sua droga, ben integrata nei processi sociali e mantenuta sotto controllo mediante la prassi maturata da tradizioni millenaria, e integrata nelle credenze religiose. Fintanto che i sistemi culturali coincidevano con i confini geografici che li contenevano, e le sostanze restavano entro questi confini, vale a dire dove risiedevano anche le “istruzioni” per utilizzarle senza pericoli, tutto funzionava a meraviglia. Poi è arrivata l’epoca coloniale, da cui la globalizzazione. Le sostanze hanno cominciato a varcare i confini territoriali e raggiungere luoghi lontani, in cui si sono trasformate in qualcosa di molto simile alle pestilenze (pensiamo all’alcol per gli indiani d’America, o ai derivati dell’oppio in Occidente), proprio perché la merce droga viaggia molto più rapidamente delle tradizioni utili a tenerla sotto controllo, ed utilizzata per scopi ben diversi da quelli originari (medico-religiosi).   Ecco, anche, contro cosa lottano i difensori del vino. L’invasione di campo. Il rischio che l’incontrollabilità di sostanze che giungono da lontano, senza controllo, rendano incontrollabile anche il consumo del nostro vino. Che il vino diventi una “droga” come un’altra, perdendo per strada tutte quelle prassi maturate nei secoli e utili a proteggere i consumatori dai suoi pericoli.   Peccato che la difesa del vino non sia in realtà consapevole di questi aspetti, e spesso si riduca alla tutela di una fonte di guadagno. E peccato anche che ad altre sostanze non sia concessa la stessa opportunità.

 

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Alcol

ALCOL, EFFETTI PIU' LUNGHI DEL PREVISTO

(AGI) - Washington. Non bisogna fidarsi di chi dice di sentirsi abbastanza bene per guidare dopo aver bevuto troppo. Secondo uno studio pubblicato da Experimental and Clinical Psychopharmacology anche quando si pensa che gli effetti dell'alcol sono passati le capacita' del cervello necessarie a mettersi alla guida non sono ancora state recuperate. I ricercatori della Brown University americana hanno monitorato il tasso alcolico di alcuni volontari per otto ore mentre veniva portato da zero allo 0,1% e poi veniva lasciato tornare al livello di base. Durante il test sono stati fatti eseguire ai soggetti studiati degli esercizi su un computer, ed e' stato chiesto loro se sentivano gli effetti dell'alcol. Secondo i dati raccolti, anche quando i volontari pensavano che la sbronza fosse passata commettevano molti errori negli esercizi, che invece erano eseguiti perfettamente prima di iniziare l'assunzione dell'alcol. "Dal nostro studio - scrivono i ricercatori - emerge che le capacita' del cervello vanno di pari passo con il tasso alcolico, e non con le percezioni personali degli effetti del bere".

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Alcol

L'attore Carlo Monni e il divieto di vendere alcol sul suolo pubblico

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Alcol

finito il calvario?

buongiorno a tutti, vi racconto la mia esperienza. nel 1999 sono stato fermato e sottoposto a test alcool, positivo.
da li, revisione patente, ed inizio visite presso commissione medica. la prima volta mi hanno dato validità 1 anno, alla scadenza mi hanno dato validità 2 anni, così via validità per 3 anni, e ultima visita validità per 5 anni con scadenza gennaio 2011.
questa mattina sono stato negli uffici della commissione legale patenti per la nuova prenotazione visite, e mi hanno detto che non dovevo più essere sottoposto a nessun test visto che la mia patente ha comunque validità 5 anni (problemi di udito) e quindi all'ultima visita di 5 anni fa i medici legali mi avevano già dato il massimo, con decadenza dei test alcool. che gioa!

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Alcol

Alcol: la pubblicità punta a conquistare i giovani

  Fonte: Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health invia articolo Titolo originale e autori: Youth Exposure to Alcohol Advertising in National Magazines 2001-2008, Baltimore August 2010 -Center on Alcohol Marketing and Youth  Numerosi studi hanno dimostrato come la pubblicità di prodotti alcolici sia in grado di influenzare i consumi, soprattutto nei target dei giovani consumatori. L’esposizione a messaggi pubblicitari televisivi, la pubblicità di bevande alcoliche sui giornali e sui cartelloni stradali, la sponsorizzazione di eventi sportivi e la rappresentazione nei film aumenta le probabilità d’uso tra i giovani. Anche le vendite promozionali a costi ridotti sono fortemente associate ad un aumento nei consumi, mentre la spesa pro capite in ambito pubblicitario destinata al target giovani punta a fidelizzare nuovi clienti che rischiano di diventare forti consumatori già attorno ai 20 anni. Negli USA, così come in Italia, la legge stabilisce delle limitazioni per proteggere i minori dalla pubblicità sulle bevande alcoliche e impone alle aziende produttrici di elaborare un codice di autoregolamentazione sulle modalità e sui contenuti dei messaggi pubblicitari. La Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora ha recentemente pubblicato un report che analizza, a partire dal 2001 e fino al 2008, l’esposizione dei giovani a questo tipo di pubblicità, verificando se sia stata ridotta o ci sia una reale sovraesposizione a tali contenuti, e le possibili soluzioni per contenere il fenomeno. Ebbene l’esposizione dei giovani (12-20 anni) alla pubblicità sulle riviste è aumentata dal 69% al 78%, mentre un numero ridotto di marchi americani controlla da solo il 50% di esposizione dei giovani alla pubblicità di bevande alcoliche sulle riviste.

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