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Sex addiction: essere schiavi del sesso
Gli esperti la chiamano “sex addiction”, tecnicamente dipendenza da sesso: in tutt’Italia sono 1 milione e mezzo le persone che ne soffrono. Non è solo un problema da vip come Michael Douglas, Tiger Woods o Charlie Sheen. Il sesso può diventare una droga anche per i comuni mortali: secondo una ricerca, sono giovani, intorno ai 30 anni, in coppia ma anche single, e più spesso uomini gli italiani ‘drogati di sesso’.
Ma spesso la dipendenza sessuale può essere causata da abusi sessuali subiti durante l'infanzia o l' adolescenza o da traumi emotivi che hanno portato il soggetto a provare una scarsa autostima che viene invece colmata solo nella camera da letto.
Un sesso dipendente si sente sicuro, apprezzato, amato solo quando fa sesso mentre per tutto il resto del tempo è costretto a fare i conti con la propria autostima, solitamente molto bassa, e ad assecondare il bisogno narcisistico di soddisfarla affogandola in un successivo amplesso.
Spesso però si nasconde anche una fuga da se stessi, a causa di sentimenti di disagio interiore che la persona non desidera portare a conoscenza e che cerca di allontanare da sé attraverso la continua esposizione a situazioni eccitanti, che sconvolgono il pensiero e lo spingono su strade che portano lontano da sé.
Un individuo con un dipendenza comportamentale compromette gradualmente ogni singolo aspetto della proprio vita quotidiana. L’oggetto della dipendenza diventa il perno attorno al quale da un senso alle proprie giornate tralasciando tutti gli altri aspetti.
Da una ricerca condotta dall’ISP (Istituto sullo Studio delle Psicoterapie) ne esce che circa il 6 % dei maschi tra i 20 e i 45 anni manifesta sintomi di una chiara dipendenza sessuale. L’avvento di Internet con i vari social network, chat, porno online ecc… ha contribuito in maniera determinante a far crescere questa percentuale anche se dati certi non sono ancora disponibili”.
Il primo passo è il "coming out": riconoscere il proprio disagio e chiedere aiuto per farsi curare. Il passo successivo è la cura "disintossicante", con il ritorno a una sessualità sana attraverso la consapevolezza delle ragioni che hanno portato alla dipendenza.
Lo sapevi che:
“Nel 70-80% dei casi è maschio, contro un 20-30% di donne... anche se la percentuale è in leggera ascesa. Ha un’età media compresa tra 35-40 anni, ma ci sono anche le eccezioni. Di solito vive al Nord soprattutto Lombardia, Piemonte, e Veneto”. (Cesare Guerreschi, presidente della Società di intervento sulle patologie compulsive che, prima ed unica in Italia, cura a Bolzano 200 pazienti l’anno).
Sono stati elaborati dei test specifici, il più famoso dei quali è il SAST (Sexual Addiction Screening Test) elaborato dal Dott. Carnes, noto studioso di tale disturbo, autore di numerose pubblicazioni e direttore del Sexual Disorder Service all'Istituto Meadows in Arizona (USA).
Lo stimolo visivo, tramite il cervello produce l’erezione nel contesto dell’attivazione di un vero e proprio ciclo di eccitamento sessuale che tende verso l’orgasmo.
Questo accade anche negli animali, spontaneamente nei meccanismi che legano l’accoppiamento all’attenzione sulle aree sessuali femminili da parte dei maschi, e a livello sperimentale: i maschi hanno un comportamento sessuale “attivo”, e quindi hanno la spinta ad impegnarsi attivamente se stimolati con immagini sessuali naturali (le aree sessuali femminili), scartando altri tipi di attività come il mangiare.
“Abbiamo condotto uno studio in parallelo con colleghi svedesi su 400 connazionali e altrettanti nord-europei, uomini e donne. Scoprendo che circa il 10% è sessomaniaco, e il 20% ha comportamenti a rischio”,spiega all’Adnkronos Salute Chiara Simonelli, docente di psicologia dello sviluppo sessuale alla Sapienza di Roma, in occasione dell’uscita oggi in Italia di ‘Shame’, l’audace film di Steve McQueen con un Michael Fassbender sessodipendente. -
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Don Gallo e i "rivoluzionari" tossici
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Il racconto della vita nell'unica comunità di recupero senza cancelli.Pubblicato su Popoff
I ricordi della Comunità S.Benedetto di don Andrea Gallo sono un'audiocassetta nuova di zecca dei Csi ("Ko De Mondo"), la notte passata ad ascoltarla sul treno per la stazione Principe, l'arrivo a Genova all'alba, in una fredda giornata di novembre del '94.
Un articolo de Il Manifesto che diceva: "guarda che c'è questo prete qua che ha una comunità per tossicodipendenti ma non è come le altre comunità di preti e muccioliani e di preti muccioliani che ti chiudono, che agiscono sui tuoi sensi di colpa, che ti vogliono inquadrare. Insomma, è uno forte". La bufera da poco era ormai passata ma che vuol dire: uno ci vuole provare lo stesso. "Chissà, potrei trovarmi bene. Una dimensione, un nuovo inizio".
Le 7 di quella fredda mattina davanti alla porta di via S.Benedetto 12 (che memoria!).
Toc toc. Ad aprire è una creatura femminile. Capelli bagnati, accappatoio indossato di corsa e tenuto chiuso dalle mani. "E' un po' presto - dice con una voce un po' fonda, quasi da basso - ripassa tra un'oretta, tra poco si svegliano anche gli altri. Io devo andare ad aprire il laboratorio di pelletteria". Stella, trans brasiliana, per il suo ruolo di responsabile, era quella costretta all'alzataccia: era lei ad avere le chiavi e toccava a lei aprire per prima sennò gli altri lavoranti che sarebbero arrivati alla spicciolata come facevano?
Affianco alla comunità il porto, il mare (freddo e per niente tranquillo), un'oretta di attesa tra pensieri bizzarri e stupore. Don Gallo (il Gallo o Andrea), dorme in una stanza della comunità e non scende prima di mezzogiorno: sigaro in bocca, aria sorniona di chi sembra non ascolti. Rilassato, seduto su una poltrona, le gambe sdraiate su quella di fronte. "Mi ricordo la guerra partigiana...", "Ah, così tu sei di Roma...". E poi, i guasti del proibizionismo, l'accenno a grandi progetti, l'idea che il tossicodipendente fosse "un rivoluzionario potenziale". Alla faccia.
Chiama: "Attilio!" (l'uomo del telefono, un uomo di una settantina d' anni, alto e magro come un fuso. Di origini nobili ma decaduto era stato ripreso per i capelli dal Gallo dopo un tuffo nel vortice dell'alcool. "Pronto, qui comunità S.Benedetto", è stata la sua la voce storica dell'accoglienza. Ma era anche l'accompagnatore del Gallo in ogni appuntamento pubblico. In genere parecchi. "Che palle sto Gallo con sta politica!", usava borbottare in perfetto spirito genovese).
Trasferimento in giornata nella cascina di Frascaro (una delle cinque cascine all'epoca piazzate tra la provincia di Genova e Alessandria. Una, a Visone, è dedicata a Nelson Mandela). Due mesi in quella struttura che, come tutte le altre, non aveva cancelli. Ora per chi non conosce la reclusione (non solo carceraria) quello può apparire un dettaglio secondario. Basti pensare che in Italia (ma anche altrove) probabilmente non esiste a tutt'oggi una comunità per tossicodipendenti che non attribuisca un enorme valore simbolico al cancello. "Sei dentro, sei fuori. Potrai essere fuori soltanto quando ti sarai depurato dalle tue colpe. Ma ricordati di chiudere sempre il cancello alle tue spalle perchè altri dovranno depurarsi dopo di te". L'assioma, il dogma della terapia psicologica che va per la maggiore (senza arrivare a scomodare gli sgabuzzini di S.Patrignano): espiazione e contrizione. Il cancello.
Lì, niente cancelli. Anzi. Si andava avanti e indietro. Talvolta erano previste uscite serali "autogestite" al centro sociale anarchico di Alessandria "Il Guercio", musica punk e birra buona. O noiosissimi quanto interessantissimi convegni della Cgil sul lavoro e sulle tematiche del lavoro trasformate in lunghe passeggiate per le vie di una fangosissima Alessandria (c'era appena stata una terribile alluvione, 70 morti). I compagni di viaggio, come accade in questi casi, erano personaggi: Lello "il Pagnotta" (che trascorse i sixties a San Francisco ad occuparsi di traffici illegali). "La" Silvia. Maurizio. Giacomino che problemi con le sostanze non ne aveva ma viveva una grande sofferenza psichica e che riacquistò il sorriso diventando il numero uno nell'apparecchiamento della tavola (mansione in cui eccelleva). Antonietta e la sua bambina. Enrico "La Pazienza" (un giovane eroinomane un poco intellettuale che aveva fatto dell'esortazione alla pazienza un surreale loop). "La" Carmen, magra e ossuta con un'anima da Baudelaire. Eloisa, 16enne del Guatemala che lo psicologo Gerard Lutte andò a recuperare dalle strade dove si fa la prostituzione e poi si viene ammazzati dagli squadroni della morte.
"Eloisa, ma sei del Guatemala! Come la tua connazionale Rigoberta Menchù!". "No conosco". "E' questa, guarda" e giù la foto del Premio Nobel della Pace. "Ma es gorda! (ma è una cicciona!)". No conosco. Sulle note di "Cucurucucù paloma" cantata alla romanesca rise per una settimana ogni volta che ci ripensava. Si rabbuiava oltremodo per le offese. Le fragilità di Eloisa si trasformavano sovente in dispetti allegramente infantili e grandi amori, persino verso un romano molto più grande di lei. "Si non torni aquì, te pongo una bottiglia nella caveza!", disse seria al romano che decise di tornare a Roma, scoppiando poi in una fragorosa risata. Il pane fatto in casa, il lavoro svolto con moderazione ("non ti va di alzarti stamattina perchè fa freddo? E vabbè, ci vediamo dopo"): quello stesso lavoro che, secondo altre scuole di "riabilitazione" dalla tossicodipendenza, richiede una dedizione pari a quella dei marines in partenza per il Vietnam.
E don Gallo che una volta alla settimana passava per la cascina e portava al gruppo i soldi per la spesa e si metteva a raccontare di quello spettacolo di Gaber appena visto in teatro (recitando la parte di quell'uomo-isola che alla fine si ribella e il remo di quella barca che dovrebbe portarlo in salvo prima lo mena in testa ai sui aguzzini) ma anche quando raccontava, per l'ennesima volta, che lui, partigiano, portava il mitra sotto la tonaca ("a Gallo, ma ce l'hai già raccontato!"). Le feste del Primo Maggio si facevano a Frascaro, alcune cene alla comunità di S.Benedetto con le vecchie partigiane di Genova ("la" Lilìn), il cimitero del paese era troppo pieno di morti giovani di Aids, passati per la comunità.
Poi vennero il G8, Manu Chao e i carri antiproibizionisti ma quella è storia recente.
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Alfano scalza Kyenge? Scontro sulle droghe
Polemiche sull'ipotesi di assegnare al ministro dell'Interno la delega sulle tossicodipendenze. Più di un terzo dei detenuti è in carcere per violazione della legge Fini-Giovanardi, l'ultima vera Conferenza nazionale risale al 2001. E il governissimo di Letta che fa?
Tra le tante cose incomprensibili del governissimo di Letta ce n'è una alla quale persone come don Ciotti, per fare solo un esempio, proprio non si rassegnano: perché ancora a tutt'oggi la delega alle politiche antidroga non è stata ancora assegnata alla ministra Cecile Kyenge alla quale spetterebbe per competenza, almeno stando allo schema seguito da Monti che l'aveva attribuita al titolare dell'Integrazione Andrea Riccardi? Perché, proprio nel momento in cui c'è più bisogno di supportare non solo a parole la prima ministra "nera" della storia d'Italia, attaccata e minacciata dalla peggiore sottocultura del Paese? Il problema - perché di problema si tratta, secondo tutte le associazioni di settore - è che ci sarebbero forti pressioni del Pdl per consegnare la delega direttamente nelle mani del ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Lo si apprende da indiscrezioni circolate nei corridoi di Palazzo Chigi, ma a confermare che la discussione è aperta e aspra all'interno dell'esecutivo - e non è detto che si risolva entro venerdì prossimo, quando il Consiglio dei ministri dovrebbe distribuire le ultime deleghe rimaste appese - c'è la lettera spedita ieri al governo dalla comunità San Patrignano per chiedere una scelta in «continuità» con gli ultimi cinque anni di attività del Dipartimento per le politiche antidroga attualmente capeggiato dal proibizionista Giovanni Serpelloni. Pochi giorni fa, invece, era stato il Coordinamento nazionale dei Garanti dei detenuti, riunito ad Ancona, a inviare un telegramma al ministro dei rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, per esprimere «viva preoccupazione» per l'attribuzione della delega ad Alfano: «Le politiche delle droghe devono rientrare nelle politiche sociali e di integrazione, e non di ordine pubblico - spiega il coordinatore nazionale dei Garanti, Franco Corleone - Occorre una netta discontinuità rispetto a scelte che hanno determinato l'attuale sovraffollamento delle carceri che versano in una condizione disumana e illegale, come denunciato più volte dal presidente Napolitano e perfino dallo stesso premier Gianni Letta». «Queste prese di posizione rischiano di essere pura retorica - si legge nella lettera inviata a Franceschini - se non sono accompagnate da un cambio di politica rispetto a quella determinata dalla legge Fini-Giovanardi, che ha riempito le carceri di consumatori e di tossicodipendenti. La responsabilità della politica delle droghe deve essere affidata a una persona che abbandoni la via moralistica e ideologica, che ci allontana dall'Europa».Dello stesso avviso il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) che pone anche il problema della direzione del Dipartimento delle politiche antidroga, attualmente ricoperta «da una figura che si erge a tecnico ma che è invece l'espressione politica della destra». «La delega alle tossicodipendenze - continua Corleone - è sempre stata affidata a un ministro del Welfare o dell'Integrazione, o a un sottosegretario come Carlo Giovanardi, quando nel 2008 venne istituito il Dipartimento. Che non è come il Dap (amministrazione penitenziaria, ndr), non ha personale, è una finzione, è solo un piccolo centro di potere ideologico». «Andrebbe chiuso», secondo Corleone, soprattutto se la delega passa da un ministro senza a uno con portafoglio. Tra le ipotesi che circolano, in effetti, si fanno anche i nomi della ministra Cancellieri o di Giovannini. Di certo c'è che un terzo della popolazione carceraria sconta una pena per violazione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe e che il 24% dei detenuti è tossicodipendente. Secondo i dati diffusi ieri dalla Fondazione Leone Moressa, «sono stranieri circa 23 mila detenuti, quasi il 50% della popolazione carceraria». E tra i reati più diffusi tra i detenuti non italiani al primo posto c'è la produzione e lo spaccio di stupefacenti (29%). Di certo c'è che l'ultima vera Conferenza nazionale sulle droghe per fare il bilancio delle politiche nazionali - che per legge dovrebbe tenersi ogni tre anni - risale al febbraio 2001, considerando che, per usare le parole di Corleone, «quella di Palermo del 2005 era una finta e l'ultima, quella di Trieste del 2009, era una conferenza con i carabinieri». E di certo c'è anche che la politica del Dipartimento di Serpelloni e Giovanardi è sempre stata di supporto alla proibizionista quanto nefasta war on drugs americana. Ecco perché fa sorridere che nella lunga lettera inviata da San Patrignano al governo per esprimere la «forte preoccupazione» che si ritorni «al passato», tra le altre cose la comunità attualmente gestita dalla famiglia Moratti arrivi a dire: «Squadra vincente non si cambia».
fonte FUORILUOGO
IO A BERLINO
Ciao a tutti volevo condividere la mia esperienza con voi .
Sono un ragazzo di 25 anni arrivato a berlino circa 2 anni fa´ ,sono arrivato con un amico per fare musica ( sono 14 anni che produco pop-rnb) apparte questo qui e´la citta della perdizione , feste e party che iniziano al giovedi e finiscono al lunedi .. tutte le settimane per 365 giorni all anno ... la nostra ascesa e´stata di successo immediato cosi immediato e veloce che mi sono svegliato letteralmente a gennaio di quest anno circa , con láltro ragazzo che se ne andato in america con gli oneri legali delle mie produzioni ..
Ho usato di tutto e tutti i giorni , ketamina , speed , cocaina , lsd , mdma , canne ma non le conto quelle .... taglio corto dicendovi , se potessi tornar indietro sceglierei di non drogarmi ... la droga ti uccide il cervello , tutte !!! io sto lottando molto per smetter del tutto , avendo perso il lavoro , amicizie ( finte di droga ) ... mi sto cercando un lavoro normale , sono 2 mesi che i metri , le righe , sn diminuite alla grande , ad esempio l ultima riga adesso l ho presa 2 settimane e mezzo fa ... non e facile anche adesso ci sono 24 gradi qui a berlino pieno e dico pieno di party open air ... quindi musica , droghe , P*****ane tante scusate il termine quindi caderci e facile .... per quello che mi sn messo a leggere su questo sito !! siate forti , io lo sono , siamo in tanti poco o tanta ... DITE NO ALLA DROGA , dopo la prima riga non sara mai l ultima. grazie di avermi ascoltato e scusate per come e scritto il tutto !!
DRUGS & ROCK La storia di un viaggio verso la perdizione
"Ho la fortuna di avere dei parenti a Frascati. Ogni anno non vedo l'ora che vengano le feste natalizie per poterli andare a trovare e farmi delle overdose di porchetta e vino dei Castelli Romani".(Brian Johnson, cantante degli AC/DC). "Voglio morire prima di diventare vecchio", cantavano gli WHO nel loro hit generazionale "My Generation".
Questi sono forse i due estremi, due filosofie di vita che si contrappongono, da una parte le band che ritengono che l’uso di droga sia uno dei modi migliori per "accelerare i tempi"dell’autodistruzione, un eccesso autolesionista che, comunque, portava spesso alla morte ma con felicità. Dall’altra i morigerati artisti che rifiutarono apertamente le droghe, tipo i DEEP PURPLE che col chitarrista RITCHIE BLACKMORE ebbero a dire "Come si fa a drogarsi per suonare? La musica è già una droga!" o i LED ZEPPELIN e i BLACK SABBATH, che preferivano dedicarsi a pratiche esoteriche piuttosto che annichilirsi
segue su http://www.friendsofpoplar.it
VIDEOGIOCHI E GIOVANI ADULTI: DAL GIOCO ALLA DIPENDENZA
CeSDA - E’ ormai noto che la dipendenza da videogiochi si associa a specifici tratti di personalità (ad es. il livello di autostima) e all’inadeguatezza del contesto sociale d’appartenenza (ad es. relazioni sociali disfunzionali).
Un gruppo di ricercatori delle Università di Lussemburgo e Rotterdam hanno recentemente istituito una ricerca per meglio comprendere la relazione esistente tra la motivazione al gioco e le tendenze comportamentali alla dipendenza.
Lo studio ha previsto il reclutamento di 90 ragazzi di età media pari a 22,83 anni e diagnosi di dipendenza da videogiochi per un totale di 25,32 ora a settimana di gioco e un’esperienza di gioco pari a 10,71 anni. I ricercatori hanno voluto identificare le motivazioni implicite al gioco mediante la somministrazione di un compito di decisione lessicale. Le motivazioni esplicite sono state invece ricavate chiedendo a tutti i partecipanti di giudicare i differenti motivi che portano al gioco su una scala a 7 punti (scala di Likert).
L’analisi dei dati ha permesso di individuare 3 principali motivi che spingono gli individui al gioco compulsivo: l’interazione sociale, il risultato ottenuto e l’immedesimazione. Tutte e 3 queste variabili sono risultate fortemente caratterizzanti i giocatori dipendenti. In particolare, l’immedesimazione implicita ed esplicita assieme alle ore totali di gioco effettuate, sono risultati forti predittori di un comportamento di gioco dipendente. Gli autori della ricerca ritengono quindi che le motivazioni al gioco, tra queste in particolare l’immedesimazione, siano da considerare possibili fattori di rischio per la tendenza a sviluppare una dipendenza da videogiochi, specialmente quando queste motivazioni diventano internalizzate e quindi automaticamente attivate nel momento in cui l’individuo si espone ad un gioco computerizzato.
Fonte: Cesdop – www.cesdop.it
Dipendenza e droga. Intervista a Luigi Zoja
Paginatre.it - Luigi Zoja è uno psicanalista italiano di fama mondiale. Già Presidente del Centro Italiano di psicologia Analitica e del Comitato Etico dell’Associazione Internazionale per la Psicologia Analitica, è autore di libri tradotti in 14 lingue, tra i quali: Nascere non basta. Iniziazione e tossicodipendenza (ed. Cortina) e La morte del prossimo (ed. Einaudi).
Si è passati, negli ultimi trent’anni, dalla “droga per protesta” al consumo trasversale di massa. Com’è accaduto?
Ho cominciato a occuparmi di tossicodipendenza quarant’anni fa, all’epoca della pubblicazione del mio primo libro, Nascere non basta (ripubblicato nel 2003, N.d.R.). Lavoravo in clinica a Zurigo e ci capitavano casi di pazienti gravi che in Italia non erano riusciti a trovare una cura adeguata. Quello che osserviamo oggi è che, nel mondo moderno, le persone sono sempre più tentate di far uso di sostanze che alterino lo stato di coscienza. Non lo definirei tuttavia un problema della droga, quanto piuttosto un problema del mercato, del consumismo, del fatto che mediamente nei Paesi occidentali la popolazione ha un tenore di vita che le permette di spendere denaro per cose non strettamente necessarie. Una quota del bilancio individuale viene stanziata in maniera ormai fissa (e crescente) per i “godimenti”, tra cui compare il consumo di sostanze “stupefacenti” (come le si chiamava un tempo). Il quale consumo non è più qualcosa di extra rispetto all’ordinario ma tende sempre più a integrarsi nella vita di tutti i giorni. Oggi viene ritenuto un diritto della persona concedersi una certa quantità di piaceri.
Shopping compulsivo. Sindrome e dipendenza da acquisto compulsivo nei giovani: Paola ex shopper patologica
Controcampus - Una delle nuove manie che prende piede nella società dell’immagine, è quella dello shopping compulsivo, come ci testimonia la pletora di nuove psicopatologie che dagli anni 90 ad oggi si sono progressivamente imposte all’attenzione degli specialisti.
Shopping patologico o compulsivo buyng (il 5% dei giovani italiani soffre di un’eccessiva propensione all’acquisto, il 75% sono donne).
Lo shopping compulsivo o dipendenza dagli acquisti è un disturbo caratterizzato dall’impulso irrefrenabile ed immediato di “dover acquistare”.
“Testing the waters”: a Lisbona la prima conferenza internazionale sul rilevamento di sostanze illecite nelle acque reflue
Dronet - Si conclude oggi a Lisbona la prima conferenza internazionale e multidisciplinare che ha visto l’incontro di esperti per esaminare lo stato dell’arte di una disciplina in rapida espansione, ovvero l’analisi delle acque reflue finalizzata al rilevamento di sostanze illecite. Questa metodologia innovativa consente di monitorare le tendenze d’uso di sostanze illecite nella popolazione. Pur non fornendo informazioni sul consumo individuale di droga, l’analisi di sostanze in campioni di acque reflue consente di effettuare studi epidemiologici attraverso stime rispetto alla quantità totale di droga consumata da una comunità, misurando i livelli di sostanze illecite eliminate attraverso le urine e raccolte nelle acque di scarico.
L’evento, organizzato dall’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze (EMCDDA) in collaborazione con il progetto europeo sullo studio delle acque reflue SEWPROF, l’Istituto Mario Negri e l’Istituto Norvegese per la ricerca sulle acque, vede la partecipazione di oltre 100 esperti provenienti da 20 paesi, riuniti per esplorare il potenziale di questa metodologia, valutare gli interventi di controllo antidroga, integrando così i metodi di monitoraggio dell’uso di droga più convenzionali. L’analisi delle acque reflue richiede infatti un approccio multidisciplinare che necessita della presenza e dell’integrazione di molteplici prospettive: chimica, analitica, biochimica, ingegneria ambientale e delle acque reflue, scienze forensi, farmacocinetica, fisiologia, epidemiologia spaziale, statistica ed epidemiologia dei farmaci convenzionali.
La conferenza è, inoltre, occasione per presentare e discutere a livello internazionale gli ultimi risultati di un progetto promosso in quest’ambito dall’EMCDDA lanciato nel gennaio 2012 e che coinvolge 26 città europee. “L’analisi di sostanze nelle acque reflue è una pratica in forte sviluppo che può avere implicazioni su come verrà monitorato il consumo di sostanze illecite in futuro” sottolinea Wolfgang Götz, direttore dell’EMCCDA e responsabile dell’evento “Integrare il repertorio esistente di metodi di ricerca e monitoraggio con una nuova tecnica è una prospettiva estremamente interessante”.
L’analisi delle acque reflue in Italia viene supportata ogni anno attraverso uno specifico progetto del dipartimento politiche antidroga affidato all’Istituto Mario Negri di Milano. I dati emersi dall’indagine del 2012 verranno inclusi nel prossimo report nazionale.
Droga 2.0, ecco i designers drugs
di Eleonora Lorusso Panorama.it
Nell'era 2.0, quella in cui domina la Rete e tutto passa dal Web, anche i professionisti dello spaccio si specializzano. La nuova figura nascente è quella dei "designers drugs", letteralmente i "disegnatori di droghe". In realtà sono produttori, appassionati di chimica, abilissimi nel maneggiare sostanze che nella maggior parte dei casi provengono da semplici farmaci in commercio. Le mixano e creano "cocktail esplosivi", venduti rigorosamente tramite internet, in grado di creare sballo, ma spesso anche danni gravissimi alla salute.
Ad indagare nel mondo delle droghe online è ora un giornalista inglese, Mike Power, che ha dedicato a questo tema un libro dal titolo eloquente: Drugs 2.0 - The Web Revolution That's Changing How The World Gets High. E in effetti quella che sta avvenendo tramite internet è una vera rivoluzione nell'approccio e nel consumo di stupefacenti. Lo sballo avviene sempre più consostanze cosiddette fai-da-te. Si possono creare in casa, sono illegali, ma la possibilità di essere scoperti è molto bassa, perchè spesso gli ingredienti sono sostanze comunemente in uso o in vendita nelle farmacie o persino nei negozi di alimentari.
Chi realizza sostanze stupefacenti nei propri piccoli laboratori domestici, come spiega The Guardian , non si limita a creare i cocktail per se stesso, ma a volte elargisce consigli in Rete su come produrre lo stesso tipo di sostanza. Si creano così dei veri e propri forum, dove gli internauti discutono tra loro, si scambiano esperienze e opinioni sulla qualità dei propri prodotti o di quelli in circolazione.
E' il caso del Mefedrone, o "meow meow" (come il verso del gatto in inglese), una sostanza originariamente prodotta comefertilizzante chimico, ma ormai utilizzata anche come droga sintetica dagli effetti stimolanti. Si tratta di un prodotto che qualche "designers drugs", a conoscenza di elementi di chimica, ha pensato di impiegare al posto del MDMA (ovvero 3,4-metilenediossimetanfetamina, più comunemente nota comeEcstasy), carente in rete dopo l'aumento dei controlli da parte delle autorità preposte. Ha effetti simili, con il vantaggio che, finchè non è stato scoperto il suo uso come stupefacente, era legale. Ora che il suo uso non strettamente legato alla botanica è vietato, i "designers drugs" sono al lavoro per cercare un nuovo sostituto.
Come racconta Power nel suo libro, proprio l'inventore dell'Ecstasy, Alexander "Sasha" Shulgin , il p[iù prolifico chimico al mondo specializzato nel maneggiare sostanze legali e non, ha introdotto un concetto nuovo come quello della "museum dose", ovvero la quantità di stupefanceti tale da avere quelli che definisce "trip interessanti".
Il vero problema, dunque, secondo The Guardian, è che le autorità preposte ai controlli non conoscono neppure bene le sostanze da monitorare, perchè la ricerca dei "designers drugs" è continua. Spesso le nuove droghe vengono infatti vendute online come semplici "sali da bagno" o fertilizzanti da giardino. La ricerca dunque diventa immensa. L'unica speranza nel porre fine a questo mercato illegale e pericolosissimo sarebbe quella di adottare leggi più restrittive non solo sulla realizzazione e vendita di certe sostanze, ma persino sulle informazioni che possono essere fornite su alcuni farmaci e loro composti chimici, come previsto da una nuova legge negli Stati Uniti.
Aumenta l’uso di droghe a scuola 600 mila consumatori adolescenti
Il rapporto del Cnr: leggero aumento di tutte le sostanze, anche dell’eroina
lastampa.it - Nonostante leggi inasprite, campagne informative e studi scientifici sulla pericolosità delle sostanze stupefacenti quello degli adolescenti che fanno uso di droga rimane un esercito di più di seicentomila persone, un quarto del totale della popolazione scolastica che almeno una volta ha provato una canna o ha tirato di coca. La fotografia è del rapporto Espad dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, giunto alla quindicesima edizione, che anzi certifica un leggero aumento nell’uso di tutte le sostanze, a cominciare da quelle che sembravano dimenticate come l’eroina.
GLI ITALIANI E IL GIOCO
Retecedro - Le informazioni dai Monopoli sui risultati per il 2012 si limitano ai dati del gioco a distanza, mentre per gli altri giochi sono ferme ad ottobre.
Federserd ha quindi raccolto le elaborazioni di alcune agenzie specializzate, interessante è il confronto tra i dati italiani e quelli di Francia e Regno Unito, sui tipi di gioco e sulla crescita dei rispettivi volumi economici.
Le notevoli differenze sono frutto di culture così diverse da poter spiegare politiche e comportamenti sociali così differenti in tema di giochi d’azzardo?


