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Epatite C, c'è l'accordo tra Aifa e produttore: sì al rimborso nuovo farmaco

Il prezzo del medicinale aveva scatenato le proteste delle associazioni di malati 

 sì al rimborso nuovo farmacoROMA - L'Agenzia Italiana del Farmaco e Gilead Sciences hanno raggiunto l'accordo per la rimborsabilità del farmaco Sovaldi (sofosbuvir) per il trattamento dei pazienti affetti da epatite cronica C. L'accordo consentirà di trattare il più grande numero di pazienti in Europa, tenuto conto della più alta prevalenza della patologia in Italia.

Funziona nel 90% dei casi. Il Sovaldi è il primo farmaco in grado di eradicare il virus dell'epatite C con percentuali di successo sul 90% dei pazienti. Si tratta di una terapia molto costosa, però,  che negli Stati uniti viene venduta a  84mila dollari a paziente (circa 66mila euro). Ogni pillola costa infatti circa 600 euro e per un ciclo di terapia servono almeno 60.000 euro. Cifre inaccessibili per gran parte dei malati, ma che assicurano percentuali altissime di guarigione. In Europa alcuni paesi come la Germania, che hanno relativamente pochi casi, l'hanno adottata subito, mentre altri 14, fra cui l'Italia e la Francia, hanno iniziato una trattativa per poter abbassare il prezzo, troppo alto per chi deve curare decine o centinaia di migliaia di persone come si spera di fare da noi.

I casi in Italia. Secondo il comunicato dell'Aifa ora verrà somministrato secondo criteri di appropriatezza definiti dalla Commissione Tecnico-Scientifica della stessa agenzia, sulla base della gravità della patologia. "In realtà su 1,5 milioni di persone infette in Italia potenzialmente quelle trattabili sono 300-400mila - spiega Antonio Gasbarrini, uno dei fondatori di Alleanza contro l'Epatite, associazione che riunisce medici e pazienti - di questi però ce ne sono circa 30mila che avrebbero bisogno del farmaco subito, perchè hanno una cirrosi avanzata ma non al punto da non avere più alcun beneficio dalla terapia".

Le proteste. Il prezzo del farmaco, molto alto, aveva scatenato le proteste delle associazioni di malati. Epac onlus, Lila onlus, Nadir onlus, Plus onlus, in rappresentanza e di concerto con numerosi network europei di pazienti, avevano organizzato un sit-in a Milano la settimana scorsa. Chiedevano che la politica comprendesse l'urgenza di trovare soluzioni immediate e concrete per consentire l'accesso alle cure a tutti i malati d'Italia e d'Europa. 

La trattativa. In Italia la trattativa, che in origine doveva concludersi prima dell'estate, è stata bloccata una prima volta dall'azienda lo scorso luglio, pur garantendo il farmaco in via compassionevole ai pazienti più gravi. Nel frattempo negli Usa il farmaco è stato oggetto di una interrogazione di due senatori, che hanno chiesto la ragione del prezzo così alto, mentre in Egitto e in altri paesi in via di sviluppo è stato offerto, sotto forma di generico, a costi molto più bassi.

Altri farmaci. L'accordo appena concluso dall'Aifa dovrebbe fare da paradigma per quelle successive, che già si affacciano all'orizzonte. Sono in arrivo nel giro di due o tre anni altri cinque o sei farmaci della stessa classe, tutti egualmente promettenti, una 'abbondanza' che dovrebbe far scendere il prezzo dello stessoSofosbuvir. Negli Usa, il Sofosbuvir è diventato in soli tre mesi la terapia che ha guadagnato di più nella storia. 

Oppiacei.. Il mio aiuto, la mia vita..

Tra i tanti forum questo mi e' sembrato il migliore ed ill più serio per condividere la mia esperienza.  Premetto che non voglio far passare il messaggio che ció che faccio è giusto o che ció che faccio sia possibile poichè ognuno è fatto a modo sue ed è più o meno capace di gestire delle situazioni. Vorrei semplicemente raccontare la mia esperienza, la mia situazione attuale e condividerla magari leggendo poi il pensiero di qualche persona esperta in materia.

Ho 28 anni, diplomato liceo classico, sono imprenditore. Cio che dicono di me: ha testa, intelligente, furbo, preparato educato. Dunque sei mesi fa avevo un forte mal di schiena... Conoscevo l'esistenza del tramadolo e cosi mi sono procurato un contramal 150 mg a rilascio prolungato... Conoscevo per sentito dire l'effetto analgesico. Cio che non mi era stato raccontato era l'effetto sballo.. Ore 5 del pomeriggio mando giu la mia prima pasticca.  Ero a lavoro.  Passano 2 ore, niente.. passano 3 ore, niente.. alla quarta ora dopo aver ingerito la pasticca ero a casa... Sento un effetto strano ai polmoni.. Penso: quella roba non fa un cazzo. Cena, mi siedo a tavola.......per la prima volta riesco a fare un discorso con i miei genitori, rido scherzo, dico la mia.. Pensieri e problemi che avevo fino a poco prima svaniscono nel nulla.. stavolta penso: che cazzo mi succede? Mi alzo vado nel salotto e mi siedo....inizio a sentirmi letteralmente il sangue scorrerenelle vene delle gambe e una rilassattezza inspiegabile mi pervade il corpo.. Continuo a parlare con i miei, con mia sorella, di qualsiasi cosa...........CHE BELLO!!! Nel frattempo la schiena è abbastanza sedata. Il tutto finisce con una nottata passata in un piacevolissimo dormiveglia. Giorno seguente, pastiglia numero 2!! Ed è il replay della giornata prima. Inizia cosi il mio interesse verso gli oppiacei. Li studio e mi informo il più possibile.. Scopro i più e i contro...e scopro che il tramadolo non porta effetti collaterali pericolosi (almeno penso) se non preso in grosse quantità. Nella mia testa inizia a formarsi un idea: sostituire con il tramadolo il dannoso alcol che assumo il venerdi e sabato notte... e cosi faccio... Venerdi, ore 17, pasticca di tramadolo...per le 21 sono a casa che mi preparo per uscire e gia mi sballo da solo in bagno... regalo 15 minuti di spettacolo alla mia famiglia ed esco... In giro per i bar tra una coca ed una fanta saluto tutti, stringo le mani, chiacchero, faccio battute e risulto simpatico e parlo di tutto con tutti.. insomma una persona nuova.. Noto anche che le ragazze apprezzano il mio stato di sobrietà (solo io so di essere sballato) dovuto alla non assunzione di alcol.. Insomma completamente sballato dentro e completamente sobrio fuori. Nessuno si accorgeva di nulla.

A questo punto inizio ad assumere tramadolo anche durante la settimana perche gli oppiacei attirano e voglio assumerne sempre... ma mi accorgo che non mi da l'effetto iniziale.. La cosa mi rende nervoso... inizio ad assumere dosi piu alte per avere l'effetto iniziale.. e nel frattempo vado a fare ricerche sul perche ho bisogno di una dose sempre piu alta.. Motivo: l'assuefazione!!! Maledetta assuefazione. Ok no problem penso.. faccio un esperimento.. Smetto di assumere tramadolo per 7 giorni. Pasato questo tempo riassumo una pasticca da 150 mg (dose iniziale)... e stavolta non sono piu incazzato perche ho l'effetto iniziale che ricercavo senza aver aumentato la dose: rilasatezza, sedazione, euforia.. Inizio ad assumere quindi tramadolo solo una volta o massimo due alla settimana e senza aumentare la dose mantengo gli effetti voluti. Come prendo una pasticca subito il giorno seguente, l'effetto diminuisce..

Insomma riesco a trovare questa stabilita'.... ma a me piace essere diverso e unico nel mio genere... e quindi voglio fare di più... studio ancora, mi informo e scopro la quantita' di oppiacei esistenti e reperibili nelle farmacie italiane.. scopro la codeina.. In

 

 

 

 

 

    •  vacanza mi reco dalla guardia medica fingendo dolori atroci alla schiena... e tra una cazzata e l'altra riesco a farmi prescrivere il Coefferalgan (codeina30 mg e paracetamolo500mg).. Solo perche ci tengo al mio fegato evito di prendere più di 1000 mg di paracetamolo e quindi solo 60 mg di codeina... scopro che se sono pulito da oppiacei da  almeno 4-5 giorni una leggera euforia la provo... Ed è per questo che nella mia mente si forma un altra idea: fare degli oppiaccei un qualcosa da utilizzare a lavoro per fare qualche ora in più, per rendere di più.. ed ecco che la codeina diventa la sostanza perfetta. Mi aiuta a tenere botta e mi da un leggerissimo sballo.
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    • L'interesse prosegue e scopro l'oxycodone.... Molto molto interessante... riesco a procurarmi alcune scatole da pastiglie da 5mg....poca roba... ma, per chi gestisce bene le assunzioni di questi farmaci, molta roba.. L'oxycodone è insapore e inodore. Ottimo per essere sniffato.. Solitamente riduco una pastiglia in polvere e la inserisco all'interno di una bustina del dietor, poi la nascondo all'interno della custodia del cellulare.. A cena con gli amici mi dileguo un secondo fingendo una chiamata, vado in bagno, sniffo circa 2 mg e torno più socievole di prima.. ad essere sincero anche se l'oxycodone e 2-4 volte più potente della morfina, continuo a preferire il tramadolo... Forse perche non ne ho mai assunto abbastanza in un colpo solo.. ma va bene cosi.. Il giorno seguente sono solito fare dei lavaggi nasali con dell'acqua e un sale che vendono nelle farmacie austriache.. Il mio naso ringrazia e via....
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    • Continuo insomma a fare la mia vita, mettendoci come contorno un po di oppiacei..
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    • Morale della favola. Gli oppiacei danno assuefazione, tanta, più ne assumi e piu ne devi assumere per avere gli stessi effetti, con il pericolo di andare in overdose. Gli effetti collaterali, tolto quello di fare overdose, sono effetti che ho provato anche su di me e sono stipsi, nausea, bocca asciutta, nervosismo ed irritabilità ecc.. 
    • Io sono 6 mesi che assumo oppiacei e per quanto riguarda gli effetti collaterali non mi sono mai preoccupato dato che sono, per quanto mi riguarda, gestibili... Per la stipsi ho iniziato a fare una dieta equilibrata mangiando piu verdure, anche se assumento oppiacei 1 o 2 volte alla settimana non ce ne sarebbe bisogno. Per la nausea me la tengo.. Di fare overdose non ho paura, le quantità che assumo sono minime e, dopo aver capito come funziona l'assuefazione, ad oggi assumo le stesse quantita iniziali. In 6 mesi non ho mai provato alcun sintomo di astinenza.
    • Per quanto mi riguarda gli oppiacei fanno parte della mia vita, sono contento cosi e non ho intenzione di farne a meno. Di sicuro non voglio arrivare ad aumentare le dosi ed è per questo che limito il loro uso. Arrivare ad assumere oppiacei solo per tenere a bada lo stato di astinenza non è cio che mi interessa.. A me interessa l'euforia, il benessere...non la schiavitù! Con ieri, domenica o preso circa  100mg di tramadolo per tenere botta a lavoro. Ora Sabato sera mi aspetta la mia dose da 150 mg di tramadolo. Per poi a meta' della prossima settimana sballarmi un pomeriggio a lavoro con quei 3 mg di oxycodone che se non sbaglio sono ancora dentro una busta di dietor nascosti nella custodia del cellulare. Quel pomeriggio lavorerò sicuramente più del solito e faro un po di spettacolo in negozio :-)
    • A voi le considerazioni...evitando se potete di giudicarmi.. grazie
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La drug policy che funziona

Giorgio Bignami presenta il rapporto della Global Commission on Drug Policy per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto        

kofi-annan.jpgNel 2011 il rapporto della Global Commission on Drug Policy, denunciando i fallimenti della War on Drugs, analizzando i disastri di questa guerra, fece tremare i palazzi proibizionisti nazionali e planetari. Questo, sia per i suoi contenuti, sia per le firme di molti pezzi grossi dell'establishment internazionale, a partire dall'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, assistiti da una scelta schiera di esperti. Dopo il rapporto del 201, la Commissione ha seguitato a lavorare su specifici problemi, per esempio i costi dell’applicazione della legge penale e la riduzione del danno (vedi il rapporto fra droghe, Hiv/Aids ed epatite C; v. www.globalcommissionondrugs.org). Finché il 9 settembre scorso è stato pubblicato il nuovo rapporto Taking Control: Pathways to Drug Politics that Work - "Prendere il controllo: percorsi verso politiche delle droghe che funzionino".

Qui solo qualche rapido cenno ai contenuti del rapporto, a partire dalle raccomandazioni finali: 1. spostare il più possibile risorse dalle azioni repressive e punitive agli interventi sanitari e sociali di provata efficacia; 2. porre fine sia alla criminalizzazione dell'uso e del possesso di droghe per uso personale (l'italica depenalizzazione di uso e possesso è il più delle volte una tragica frode, almeno dalla Jervolino-Vassalli in poi e ancor più negli anni della Fini-Giovanardi), sia ai trattamenti obbligatori (quasi una allusione a certe nostre comunità terapeutiche); 3. cogliere l'opportunità della prossima assemblea generale Onu sulle droghe (Ungass) del 2016 per cambiare le convenzioni internazionali, sinora ricalcate sul modello proibizionista varato a Vienna nel 1961; 4. puntare sulle alternative al carcere per i "pesci piccoli" del narcotraffico (piccoli produttori, corrieri al dettaglio, piccoli spacciatori); 5. permettere e incoraggiare i diversi esperimenti di legalizzazione controllata, a partire da (ma non fermandosi a) cannabis, foglie di coca e parte delle nuove sostanze psicoattive; quindi 6. puntare a una riduzione del potere delle organizzazioni criminali per ridurre la violenza e l'insicurezza alimentate dalle competizioni tra di loro e con lo Stato; infine 7. assicurare l'equo accesso ai farmaci essenziali, in particolare gli oppiacei per il dolore (per incidens, l'ultima relazione ad hoc al Parlamento del nostro Ministero della salute mostra qualche progresso, ma anche quanto siamo ancora lontani dagli standard di altri paesi soprattutto del centro e nord-Europa e del nord-America www.grusol.it/apriInformazioni.asp?id=3791). Poco spazio resta per le parti analitiche del rapporto. Il fallimento delle strategie di controllo è documentato dagli aumenti di produzioni e consumi di droghe pesanti; il danno alla salute pubblica e alla sicurezza dalla frequenza delle adulterazioni e delle morti da overdose, dalle restrizioni alle strategie di riduzione del danno (solo in Russia 1.800.000 iniettori sono infetti da virus Hiv); l'attacco ai diritti umani dagli oltre mille giustiziati all'anno per reati di droghe, dagli innumerevoli carcerati e reclusi in "centri speciali", dalle gravi discriminazioni a danno delle minoranze etniche e razziali; l'incentivazione della criminalità e dell'arricchimento dei criminali dai quasi quattrocento miliardi di dollari annui di vendite al dettaglio, dall'escalation della violenza e del finanziamento del terrorismo; giù giù, sino ai dati sul dilagare della corruzione, sull'inquinamento dell'economia legale, e chi più ha più ne metta. Insomma, conclude la Commissione, vi supplichiamo, potenti della terra, facciamola finita; e per fortuna, aggiunge, qualcuno qua e là ha iniziato a capire l'antifona.

Leggi il sommario del rapporto della Global Commission on Drug Policy: Prendere il controllo: percorsi verso politiche delle droghe che funzionino (traduzione a cura di Giorgio Bignami)

Scarica il rapporto della Global Commission on Drug Policy: global_commission_EN.pdf. (lingua inglese)

Droghe, persone non molecole

Susanna Ronconi racconta la Summer School 2014 per la rubrica di Fuoriluogo

Nei lunghi anni della Fini Giovanardi e del “suo” Dipartimento antidroga, c’è stato, come si sa,  un  mondo  di operatori, scienziati, consumatori e cittadini che non ha mai smesso di opporsi e lottare per una alternativa. Meno forse si sa che dentro questo mondo c’è stato chi, diverso per ruolo e competenze, in “direzione ostinata e contraria” ha continuato a lavorare  sul piano della ricerca e  dell’operatività, per un diverso modo di leggere i fenomeni del consumo di droghe e di intervenire. Un lavoro  di controtendenza sul piano nazionale ma fortemente ancorato  ai contesti  internazionali ed  europei,  un lavoro caparbio   caratterizzato da risorse materiali fragili compensate da impegno e competenza. Appartiene a questo  mondo  di  minoranza - se paragonato al pensiero dominante della “malattia del cervello” - quello che, per iniziativa di Forum Droghe e CNCA,  si è incontrato a Firenze tra il 4 e il 6 settembre per proporre, discutere e sviluppare con oltre cento operatori del pubblico e del privato sociale un nuovo modello operativo in tema di consumi di droghe,  un “Modello operativo ecologico verso il controllo del consumo”.  Di cosa si tratta e perché sta riscuotendo tanto interesse? Si tratta innanzitutto di uno sviluppo dell’approccio di riduzione del danno, e già questo lo mette all’ordine del giorno, dopo anni di ostracismo del “quarto pilastro” delle politiche sulle droghe. Ma soprattutto si tratta di una sfida scientifica e operativa, che innova su tre piani principali. Il primo, lo sguardo: il percorso che ha portato a questa proposta (un processo di ricerca e  sperimentazione durato  oltre 3 anni, incluso un progetto europeo) ha riattraversato decenni di ricerca internazionale sui consumi e ne ha sviluppata a livello locale, evidenziando come i consumatori di qualsiasi sostanza - che, è bene ricordarlo, per la stragrande maggioranza hanno un consumo non problematico - mettono in atto strategie efficaci di autocontrollo del proprio consumo, e che anche quando arrivano a momenti di “fuori controllo” sanno poi ritornare a consumi più moderati. E che, inoltre, apprendono dalla propria esperienza in modo evolutivo. Insomma, semplificando, la “malattia cronica  recidivante” non è il  destino, come sostiene  il dominante sguardo medico. Secondo, gli interventi. La protezione dall’abuso e da un uso dannoso punta a sostenere le pratiche “naturali” di autoregolazione, verso un consumo il cui grado di “controllo” non è dettato da standard ma da ciò che il consumatore pensa sia bene per sé. Questa prospettiva suggerisce che l’astinenza non sia il solo buon obiettivo, ma che lo sia riuscire a sostenere uno stile di vita desiderabile. Terzo, il contesto: quel “ecologico” significa  che il consumatore va pensato nel suo ambiente e non solo di fronte a una molecola, e  che questo ambiente a sua volta è (può essere) fattore di protezione e sostegno all’autoregolazione. Il confronto serrato tra operatori, ricercatori, consumatori ha aperto una prospettiva, che ruota non attorno al “deficit” di chi consuma ma alle sue risorse e apprendimenti (come del resto avviene in tutta la promozione della salute), attorno a obiettivi non pre-stabiliti da servizi e politiche  ma   legittimamente restituiti alla sovranità del soggetto (come del resto dettano le migliori metodologie della relazione di aiuto). Sostenere l’autocontrollo, insomma, è una prospettiva e una pratica che include, dopo un lungo ostracismo morale coperto da ragioni pseudoscientifiche, il consumatore tra i cittadini, quelli che hanno sovranità sulla propria salute e sul proprio stile di vita.
Tutti i materiali su formazione.fuoriluogo.it

l'Italia a rovescio – sospeso il professore che ha difeso i suoi ragazzi da un'irruzione immotivata

12 giorni di sospensione sono stati inflitti a Franco Coppoli, il docente e sindacalista dei Cobas Scuola che si oppose ad una irruzione in classe di un gruppo di poliziotti dell’antidroga (Qui potete trovare la notizia dello scorso 4 aprile) durante l’orario di lezione.  Quel gesto gli costò un deferimento disciplinare da parte della Preside.

Il Miur ha deciso, lo scorso mese di luglio, di sospenderlo 12 giorni per quel gesto, da scontare all’inizio dell’anno scolastico, ovvero dal 15 al 27 settembre prossimo.

Contattato da noi telefonicamente ha annunciato che farà ricorso contro questa sanzione, e in questa intervista ripercorre i fatti, ci offre le valutazioni su quanto accaduto e ricorda anche di avere ricevuto numerosi attestati di solidarietà dentro e fuori la scuola.

Ascolta o scarica l’intervista

qui invece s'incazza abbestia

 

Gioco d’azzardo, bloccati i pagamenti online con carta di credito

 Banca Popolare dell’Emilia Romagna ha bloccato le proprie carte di credito in modo che non sia possibile effettuare pagamenti sui siti di giochi d’azzardo.

Le carte di credito sono uno strumento davvero comodo ed utile: grazie ad esse possiamo effettuare transazioni rapidamente e senza bisogno di avere con noi troppo denaro contante, una scelta peraltro poco sicura. Grazie all’ampia varietà di proposte, ciascuno potrà trovare la carta di credito su misura in base alle proprie esigenze. Tutto ciò che occorre fare è porre i prodotti CartaSi a confrontocon quelli American Express, Visa e così via, in modo da riuscire poi a compiere una scelta consapevole vantaggiosa.

Con la nostra carta di credito potremo anche effettuare acquisti online: in questo caso però, è beneinformarsi su cosa sia il phishing, così da poter difendere i propri dati in modo efficace. La facilità con cui si possono eseguire queste operazioni di pagamento può però essere controproducente per alcuni soggetti. Chi ad esempio ha difficoltà nel limitare le proprie spese potrebbe trovare difficoltà nell’autocontrollarsi, così come gli habitué dei siti di giochi d’azzardo.

C’è però una buona notizia: una banca sembra essersi accorta dei danni che il gioco d’azzardo online provoca ed ha pertanto deciso di bloccare l’accesso a tali siti per le proprie carte di credito. È ciò che ha fatto Banca Popolare dell’Emilia Romagna con oltre 480mila carte di credito tradizionali. “Siamo una banca cooperativa con un forte radicamento territoriale e siamo consapevoli che ogni decisione che prendiamo o non prendiamo avrà conseguenze sulla comunità” ha spiegato Andrea Cavazzoli, del settore Responsabilità Sociale d’Impresa della suddetta banca. Questo non significa giudicare o condannare il giocatore d’azzardo, ma semplicemente aiutarlo nella lotta contro quella che è a tutti gli effetti una patologia.

Patologia che sembra particolarmente diffusa nel nostro paese: l’Italia è infatti la nazione europea nella quale si registrano più giocate su siti di questo tipo e la terza a livello mondiale. Nonostante la crisi, infatti, il gioco d’azzardo è un settore in costante crescita con un giro d’affari stimato di circa 76 mld di euro.

Banca Popolare dell’Emilia Romagna non è nuova ad iniziative in questo ambito. Già nel luglio 2013, la banca aveva inviato ai propri dipendenti (circa 11.200) una circolare in cui veniva trattato il problema del gioco d’azzardo come patologia, fornendo anche una lista di centri che proponevano percorsi di recupero. Inoltre, al contrario di quanto avviene negli uffici postali, Bper no propone ‘gratta e vinci’ agli sportelli. Prossimamente, la banca confezionerà anche un vademecum dedicato appositamente alle famiglie di giocatori d’azzardo patologici.

www.buonenotizie.it/economia-e-lavoro/2014/09/05/gioco-dazzardo-bloccati-pagamenti-online-con-carta-di-credito/

sempre più anoressia senza magrezza, 'esplosione' di casi

 L'anoressia cambia 'forma'. Sempre più spesso il problema riguarda adolescenti che non mostrano i segni dell'estrema magrezza tipica della malattia. Un fenomeno al centro di uno studio australiano pubblicato su Pediatrics e guidato da Melissa Whitelaw, del Royal Children's Hospital di Melbourne, in cui la studiosa registra un aumento delle adolescenti 'normopeso' ricoverati tra il 2005 e il 2009 , la cui proporzione si è moltiplicata nel periodo studiato per 6 volte.

"Ci ha sorpreso - ha spiegato la studiosa al quotidiano francese Le Figaro - vedere un numero così elevato di adolescenti anoressiche (9 volte su 10 si tratta di ragazze) con questo nuovo profilo, in un periodo di tempo così limitato". Nel centro australiano le persone 'normopeso' rappresentavano l'8% del totale ma, ora, sono quasi il 50%. Spesso, prima dell'anoressia, questi ragazzi e ragazze hanno qualche chilo di più.

I ricercatori raccomandano, nel caso di adolescenti prima in sovrappeso poi dimagrite rapidamente, di fare attenzione ai comportamenti alimentari e, comunque, di far seguire da un medico tutti i ragazzi che si mettono a dieta. Nessuno di quelli ricoverati nel centro australiano dove è stato eseguito lo studio era stato seguito da un camice bianco durante il dimagrimento.

I comportamenti alimentari, la percezione irreale del proprio corpo, il rapporto con il cibo sono gli stessi nei pazienti anoressici magri e in quelli di peso standard. E anche i rischi sono gli stessi. Per questo Melissa Whitelaw invita i pediatri e i medici ad una visione 'aggiornata' dell'anoressia, centrando la diagnosi in particolare sui comportamenti irrealistici verso il cibo e sulla percezione corporea, più che sul peso.

www.adnkronos.com/salute/2014/08/29/ricerca-sempre-piu-anoressia-senza-magrezza-esplosione-casi-inquieta_CXkoCKH1Cf08CuB5WVZIoO.html

Contenuto Redazionale Autobiografia delle Dipendenze - Anghiari 11-14 settembre "Festival dell'Autobiografia"

Storie di emozioni, riti, miti, viaggi estatici …ma anche paure, sofferenze, perdite, malattie e morti, esperienze non previste, nuove consapevolezze, infine valori, aspettative, progetti .
Per quanto diverse le storie mettono in comune dei significati che possono orientare nella realtà dei consumi che molti giudicano senza conoscere. Il poter comprenderne i vari passaggi che le droghe inducono una volta assunte dagli iniziali aspetti positivi ai successivi preponderanti negativi, permette di prendere coscienza che ognuno presenta le proprie vulnerabilità, questa consapevolezza dovrebbe aiutare a potersi meglio proteggere o comunque vedere possibile progetti di cambiamento e rigenerazione.                                                                                  
(...) dieci storie di persone del nostro tempo che hanno trovato nel loro percorso di vita le droghe e l’alcol. Le storie evidenziano come quest'incontro influenzi i comportamenti, gli stili di vita, i contesti d'appartenenza, e come quest'influenza si esprima diversamente nei vari individui, in relazione alle sostanze usate, alle persone che le assumevano, alle varie fasi della loro vita, al contesto socioculturale d'appartenenza, con diverse evoluzioni e conclusioni, esprimendo da una parte la complessità e dall'altra come in tempi brevi vi siano veloci mutamenti del fenomeno dei consumi.

La raccolta di storie è stata un ulteriore occasione d’incontro tra persone che da anni lavorano insieme in progetti di sviluppo di comunità con obiettivi di prevenzione e recupero, ma soprattutto di processi di cambiamento culturale .

Marco Baldi, Responsabile Ser.T. zona Valtiberina- ASL8 Arezzo

qua trovi tutto il materiale relativo al Festival www.lua.it/index.php

I finti buoni del volontariato (c'entra anche Don Ciotti?)

 Nelle redazioni è arrivato un romanzo che nessuno prende per fiction, bensì come un'inchiesta giornalistica mascherata sull'operato (malevolo) di don Luigi Ciotti e dell'associazione antimafia "Libera". Il romanzo si intitola "I buoni" - nel senso: i finti buoni - e il suo autore, il giornalista torinese Luca Rastello, ha davvero lavorato per Libera ("ma vent'anni fa") e Adriano Sofri ha scritto che quel sacerdote dal maglione sdrucito a capo della ong descritta nel libro è proprio don Ciotti.

Per questo motivo molto probabilmente "I buoni" (Chiarelettere, pp 224) andrà a ruba nelle librerie, e diventerà la lettura sbigottita di coloro che non avrebbero mai immaginato che un'icona del mondo del volontariato, che soltanto qualche giorno fapasseggiava mano nella mano con papa Francesco, possa pagare una miseria gli operatori, truccare i bilanci e sbattere la porta in faccia a coloro che hanno ricevuto la promessa di un posto di lavoro all'interno della onlus. E sarà letto voracemente anche dagli indifferenti, da chi odia la sinistra e trova insopportabili i buoni e i caritatevoli, i pasoliniani.

Eppure Rastello giura e spergiura che don Silvano, uno dei personaggi del romanzo,non è affatto il fondatore del Gruppo Abele. E lo ha ribadito anche a Gian Carlo Caselli e Nando dalla Chiesa, che nei giorni scorsi lo hanno ferocemente criticato su Il Fatto quotidiano per aver sporcato l'immagine di un uomo buono e giusto.

"Se avessi voluto fare un'inchiesta giornalistica non avrei avuto problemi a fare nomi e cognomi", mi spiega Rastello, che in passato ha scritto inchieste vere e importanti sulla Tav e la guerra in Bosnia. E allora, viene da pensare, se quell'uomo di chiesa con le mani da contadino e le modalità mafiose non è don Ciotti, la faccenda è ancora più grave. Rastello decide di non collocare geograficamente l'onlus malandrina perché il marcio è presente in molti templi del volontariato nostrano.

Lo aveva descritto con efficacia il libro di Valentina Furlanetto, "L'industria della carità". "I buoni" è il racconto letterario di quella disillusione: "Il male del romanzo accade quando le buone intenzioni incrociano il narcisismo, il marketing e il modello-impresa. E sono dinamiche che scattano ovunque". "Ma la mia", dice Rastello, "non è una operazione distruttiva. Non voglio dire che il volontariato sia tutto malato, ma adoriamo idoli che dobbiamo avere il coraggio di abbattere per fare posto a una azione davvero caritatevole e discreta, non autoritaria né totalitaria. Dobbiamo poter criticare il mondo solidale che funziona secondo criteri neoliberisti, devoto al marketing e al profitto, che vende un brand come fosse un'azienda".

Molte onlus sono gestite senza chiarezza, dove gli operatori non hanno orario, la paga è misera e il prete amico di attori e rockstar riceve i bisognosi facendo intendere di avere un potere speciale, il potere di cambiare la loro vita. "E' anche questo paternalismo ad aver infiltrato il volontariato, la convinzione che le vittime da aiutare non hanno voce in capitolo sul proprio destino e devono soltanto ubbidire senza ribellarsi". Chi si è avvicinato al mondo del volontariato conosce bene questa dinamica di infantilizzazione delle vittime, che siano rom, donne maltrattate, rifugiati o poveri, raramente resi protagonisti delle battaglie sociali, al loro posto parlano "i buoni", gli organizzatori della carità, e le motivazioni sono implicite: i bisognosi sono e devono rimanere deboli per alimentare il potere di coloro che spendono la vita per aiutarli.

Quello di Rastello è un colpo potente anche alla (falsa) buona coscienza della sinistra. Di quella sinistra che si impegna in prima linea per "un altro mondo è possibile": "Siamo stanchi della sinistra che ci dice cosa dobbiamo pensare e ci spiega quello che è giusto pensare, come se fossimo bambini senza criterio". Bambini che parlano e pensano male come se non conoscessimo la lingua, come fossimo tutti rifugiati appena sbarcati a Lampedusa, odiati dalla destra che ci vede come clandestini e coccolati dalla sinistra che ci vorrebbe tutti buoni.

Laura Eduati, L' Huffington Post www.huffingtonpost.it/laura-eduati/i-finti-buoni-del-volontariato-il-romanzo-di-luca-rastello_b_5069137.html

L’assassino della villa dell’Eur aveva preso la droga di Wall Street

ROMA - Nel gergo dei tossici anni 70 era «la pillola della felicità». Le quantità industriali che ne assume il Jordan Belfort con le fattezze di Leonardo DiCaprio le hanno dato lustro recente come la «droga di Wall Street». Fuori dal linguaggio dei consumatori, il metaqualone o quaalude è un potente farmaco antidepressivo con effetti allucinogeni. Gli stessi che avrebbero guidato la mano del 35enne romano Federico Leonelli quando domenica mattina ha decapitato la 38enne colf ucraina nella villa all’Eur che lo ospitava.

 l killer, poi ucciso dalla polizia, era un paziente psichiatrico fuori controllo. Abusava dei medicinali che gli erano stati prescritti, rifiutava le preoccupate raccomandazioni del suo medico, sfuggiva ai tentativi della famiglia di farlo curare forzosamente. Saranno gli esami tossicologici, nei prossimi giorni, a determinare quanta di questa sostanza avesse in corpo Leonelli (ed abbinata a cos’altro). I prelievi necessari sono stati effettuati ieri nel corso dell’autopsia svolta all’istituto di medicina legale a Tor Vergata. Su richiesta dell’avvocato della sorella Laura, Pina Tenga, ad affiancare i periti ci sono anche due consulenti di parte, tra cui un esperto di balistica.

I primi risultati dicono che il 35enne è stato raggiunto frontalmente da due proiettili, uno al cuore, un altro poco sotto la spalla sinistra. La traiettoria d’ingresso sembra dall’alto verso il basso e questo si spiegherebbe con la posizione sopraelevata dei due agenti, sui quattro presenti, che hanno fatto fuoco. Scendevano dagli scalini che dal giardino portano verso la piazzetta della villa, dove Leonelli provava a raggiungere la sua auto qui parcheggiata con la parte posteriore verso l’uscita in lieve discesa. Dal punto di vista giuridico, la posizione dei poliziotti è invece ancora sospesa in attesa di ulteriori accertamenti. Le telecamere di sorveglianza dovrebbero aver ripreso tutte le «esterne» di questo film dell’orrore. Sia l’aggressione di Leonelli alla donna, prima che la trascinasse nel seminterrato per farla a pezzi, sia il suo breve confronto con la polizia dopo esserne uscito armato di coltello e insanguinato, il volto coperto da occhialoni e maschera filtro.

«L’iscrizione degli agenti tra gli indagati è scontata - dice il segretario del Sindacato autonomo di polizia, Gianni Tonelli - anche in un caso come questo di palese autodifesa. Ne seguirà in automatico l’apertura di una azione disciplinare e non importa se poi tutto verrà archiviato. Al trauma dell’uccisione si aggiungerà il peso psicologico di un’inchiesta. La legge andrebbe cambiata con le “garanzie funzionali” presenti ad esempio nell’ordinamento francese, che non vogliono dire impunità per i poliziotti, ma tutele per il loro lavoro».

Più complessi gli esami su Oksana Martseniuk, previsti per oggi: «Non ho mai visto una cosa del genere - commenta il capo dell’equipe, Giovanni Arcudi, dopo l’esame esterno del cadavere -. Sono rimasto impressionato dallo strazio subito dalla donna. Un’atrocità che sorprende anche chi, come me, ha fatto molte autopsie di vittime di armi bianche». Dirimente sarà capire quando è morta la 38enne. Se nel tentativo di difendersi o se per quel lungo taglio alla gola e la decapitazione.

La colf era rientrata da tre giorni nella villa. La presenza di quell’uomo, che grazie all’ospitalità di un collega si era isolato fisicamente e mentalmente dal mondo, l’aveva subito inquietata. Sono due gli sms inviati a breve distanza uno dall’altro al proprietario e suo datore di lavoro, Giovanni Ciallella, la sera prima di essere uccisa. «Li ho visti solo il giorno dopo e non ho fatto in tempo a rispondere», ha detto il dirigente d’azienda agli inquirenti. L’uomo ha poi raccontato di quella ossessione mistico/militaresca di Leonelli, che due volte aveva provato ad entrare in Israele per combattere contro i palestinesi. Il visto gli era stato negato. L’arrivo della donna nel rifugio che si era creato potrebbe aver infiammato il suo allucinato delirio. 

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