Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 27188 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.

Novità altro

l'Italia a rovescio – sospeso il professore che ha difeso i suoi ragazzi da un'irruzione immotivata

12 giorni di sospensione sono stati inflitti a Franco Coppoli, il docente e sindacalista dei Cobas Scuola che si oppose ad una irruzione in classe di un gruppo di poliziotti dell’antidroga (Qui potete trovare la notizia dello scorso 4 aprile) durante l’orario di lezione.  Quel gesto gli costò un deferimento disciplinare da parte della Preside.

Il Miur ha deciso, lo scorso mese di luglio, di sospenderlo 12 giorni per quel gesto, da scontare all’inizio dell’anno scolastico, ovvero dal 15 al 27 settembre prossimo.

Contattato da noi telefonicamente ha annunciato che farà ricorso contro questa sanzione, e in questa intervista ripercorre i fatti, ci offre le valutazioni su quanto accaduto e ricorda anche di avere ricevuto numerosi attestati di solidarietà dentro e fuori la scuola.

Ascolta o scarica l’intervista

qui invece s'incazza abbestia

 

Gioco d’azzardo, bloccati i pagamenti online con carta di credito

 Banca Popolare dell’Emilia Romagna ha bloccato le proprie carte di credito in modo che non sia possibile effettuare pagamenti sui siti di giochi d’azzardo.

Le carte di credito sono uno strumento davvero comodo ed utile: grazie ad esse possiamo effettuare transazioni rapidamente e senza bisogno di avere con noi troppo denaro contante, una scelta peraltro poco sicura. Grazie all’ampia varietà di proposte, ciascuno potrà trovare la carta di credito su misura in base alle proprie esigenze. Tutto ciò che occorre fare è porre i prodotti CartaSi a confrontocon quelli American Express, Visa e così via, in modo da riuscire poi a compiere una scelta consapevole vantaggiosa.

Con la nostra carta di credito potremo anche effettuare acquisti online: in questo caso però, è beneinformarsi su cosa sia il phishing, così da poter difendere i propri dati in modo efficace. La facilità con cui si possono eseguire queste operazioni di pagamento può però essere controproducente per alcuni soggetti. Chi ad esempio ha difficoltà nel limitare le proprie spese potrebbe trovare difficoltà nell’autocontrollarsi, così come gli habitué dei siti di giochi d’azzardo.

C’è però una buona notizia: una banca sembra essersi accorta dei danni che il gioco d’azzardo online provoca ed ha pertanto deciso di bloccare l’accesso a tali siti per le proprie carte di credito. È ciò che ha fatto Banca Popolare dell’Emilia Romagna con oltre 480mila carte di credito tradizionali. “Siamo una banca cooperativa con un forte radicamento territoriale e siamo consapevoli che ogni decisione che prendiamo o non prendiamo avrà conseguenze sulla comunità” ha spiegato Andrea Cavazzoli, del settore Responsabilità Sociale d’Impresa della suddetta banca. Questo non significa giudicare o condannare il giocatore d’azzardo, ma semplicemente aiutarlo nella lotta contro quella che è a tutti gli effetti una patologia.

Patologia che sembra particolarmente diffusa nel nostro paese: l’Italia è infatti la nazione europea nella quale si registrano più giocate su siti di questo tipo e la terza a livello mondiale. Nonostante la crisi, infatti, il gioco d’azzardo è un settore in costante crescita con un giro d’affari stimato di circa 76 mld di euro.

Banca Popolare dell’Emilia Romagna non è nuova ad iniziative in questo ambito. Già nel luglio 2013, la banca aveva inviato ai propri dipendenti (circa 11.200) una circolare in cui veniva trattato il problema del gioco d’azzardo come patologia, fornendo anche una lista di centri che proponevano percorsi di recupero. Inoltre, al contrario di quanto avviene negli uffici postali, Bper no propone ‘gratta e vinci’ agli sportelli. Prossimamente, la banca confezionerà anche un vademecum dedicato appositamente alle famiglie di giocatori d’azzardo patologici.

www.buonenotizie.it/economia-e-lavoro/2014/09/05/gioco-dazzardo-bloccati-pagamenti-online-con-carta-di-credito/

sempre più anoressia senza magrezza, 'esplosione' di casi

 L'anoressia cambia 'forma'. Sempre più spesso il problema riguarda adolescenti che non mostrano i segni dell'estrema magrezza tipica della malattia. Un fenomeno al centro di uno studio australiano pubblicato su Pediatrics e guidato da Melissa Whitelaw, del Royal Children's Hospital di Melbourne, in cui la studiosa registra un aumento delle adolescenti 'normopeso' ricoverati tra il 2005 e il 2009 , la cui proporzione si è moltiplicata nel periodo studiato per 6 volte.

"Ci ha sorpreso - ha spiegato la studiosa al quotidiano francese Le Figaro - vedere un numero così elevato di adolescenti anoressiche (9 volte su 10 si tratta di ragazze) con questo nuovo profilo, in un periodo di tempo così limitato". Nel centro australiano le persone 'normopeso' rappresentavano l'8% del totale ma, ora, sono quasi il 50%. Spesso, prima dell'anoressia, questi ragazzi e ragazze hanno qualche chilo di più.

I ricercatori raccomandano, nel caso di adolescenti prima in sovrappeso poi dimagrite rapidamente, di fare attenzione ai comportamenti alimentari e, comunque, di far seguire da un medico tutti i ragazzi che si mettono a dieta. Nessuno di quelli ricoverati nel centro australiano dove è stato eseguito lo studio era stato seguito da un camice bianco durante il dimagrimento.

I comportamenti alimentari, la percezione irreale del proprio corpo, il rapporto con il cibo sono gli stessi nei pazienti anoressici magri e in quelli di peso standard. E anche i rischi sono gli stessi. Per questo Melissa Whitelaw invita i pediatri e i medici ad una visione 'aggiornata' dell'anoressia, centrando la diagnosi in particolare sui comportamenti irrealistici verso il cibo e sulla percezione corporea, più che sul peso.

www.adnkronos.com/salute/2014/08/29/ricerca-sempre-piu-anoressia-senza-magrezza-esplosione-casi-inquieta_CXkoCKH1Cf08CuB5WVZIoO.html

Contenuto Redazionale Autobiografia delle Dipendenze - Anghiari 11-14 settembre "Festival dell'Autobiografia"

Storie di emozioni, riti, miti, viaggi estatici …ma anche paure, sofferenze, perdite, malattie e morti, esperienze non previste, nuove consapevolezze, infine valori, aspettative, progetti .
Per quanto diverse le storie mettono in comune dei significati che possono orientare nella realtà dei consumi che molti giudicano senza conoscere. Il poter comprenderne i vari passaggi che le droghe inducono una volta assunte dagli iniziali aspetti positivi ai successivi preponderanti negativi, permette di prendere coscienza che ognuno presenta le proprie vulnerabilità, questa consapevolezza dovrebbe aiutare a potersi meglio proteggere o comunque vedere possibile progetti di cambiamento e rigenerazione.                                                                                  
(...) dieci storie di persone del nostro tempo che hanno trovato nel loro percorso di vita le droghe e l’alcol. Le storie evidenziano come quest'incontro influenzi i comportamenti, gli stili di vita, i contesti d'appartenenza, e come quest'influenza si esprima diversamente nei vari individui, in relazione alle sostanze usate, alle persone che le assumevano, alle varie fasi della loro vita, al contesto socioculturale d'appartenenza, con diverse evoluzioni e conclusioni, esprimendo da una parte la complessità e dall'altra come in tempi brevi vi siano veloci mutamenti del fenomeno dei consumi.

La raccolta di storie è stata un ulteriore occasione d’incontro tra persone che da anni lavorano insieme in progetti di sviluppo di comunità con obiettivi di prevenzione e recupero, ma soprattutto di processi di cambiamento culturale .

Marco Baldi, Responsabile Ser.T. zona Valtiberina- ASL8 Arezzo

qua trovi tutto il materiale relativo al Festival www.lua.it/index.php

I finti buoni del volontariato (c'entra anche Don Ciotti?)

 Nelle redazioni è arrivato un romanzo che nessuno prende per fiction, bensì come un'inchiesta giornalistica mascherata sull'operato (malevolo) di don Luigi Ciotti e dell'associazione antimafia "Libera". Il romanzo si intitola "I buoni" - nel senso: i finti buoni - e il suo autore, il giornalista torinese Luca Rastello, ha davvero lavorato per Libera ("ma vent'anni fa") e Adriano Sofri ha scritto che quel sacerdote dal maglione sdrucito a capo della ong descritta nel libro è proprio don Ciotti.

Per questo motivo molto probabilmente "I buoni" (Chiarelettere, pp 224) andrà a ruba nelle librerie, e diventerà la lettura sbigottita di coloro che non avrebbero mai immaginato che un'icona del mondo del volontariato, che soltanto qualche giorno fapasseggiava mano nella mano con papa Francesco, possa pagare una miseria gli operatori, truccare i bilanci e sbattere la porta in faccia a coloro che hanno ricevuto la promessa di un posto di lavoro all'interno della onlus. E sarà letto voracemente anche dagli indifferenti, da chi odia la sinistra e trova insopportabili i buoni e i caritatevoli, i pasoliniani.

Eppure Rastello giura e spergiura che don Silvano, uno dei personaggi del romanzo,non è affatto il fondatore del Gruppo Abele. E lo ha ribadito anche a Gian Carlo Caselli e Nando dalla Chiesa, che nei giorni scorsi lo hanno ferocemente criticato su Il Fatto quotidiano per aver sporcato l'immagine di un uomo buono e giusto.

"Se avessi voluto fare un'inchiesta giornalistica non avrei avuto problemi a fare nomi e cognomi", mi spiega Rastello, che in passato ha scritto inchieste vere e importanti sulla Tav e la guerra in Bosnia. E allora, viene da pensare, se quell'uomo di chiesa con le mani da contadino e le modalità mafiose non è don Ciotti, la faccenda è ancora più grave. Rastello decide di non collocare geograficamente l'onlus malandrina perché il marcio è presente in molti templi del volontariato nostrano.

Lo aveva descritto con efficacia il libro di Valentina Furlanetto, "L'industria della carità". "I buoni" è il racconto letterario di quella disillusione: "Il male del romanzo accade quando le buone intenzioni incrociano il narcisismo, il marketing e il modello-impresa. E sono dinamiche che scattano ovunque". "Ma la mia", dice Rastello, "non è una operazione distruttiva. Non voglio dire che il volontariato sia tutto malato, ma adoriamo idoli che dobbiamo avere il coraggio di abbattere per fare posto a una azione davvero caritatevole e discreta, non autoritaria né totalitaria. Dobbiamo poter criticare il mondo solidale che funziona secondo criteri neoliberisti, devoto al marketing e al profitto, che vende un brand come fosse un'azienda".

Molte onlus sono gestite senza chiarezza, dove gli operatori non hanno orario, la paga è misera e il prete amico di attori e rockstar riceve i bisognosi facendo intendere di avere un potere speciale, il potere di cambiare la loro vita. "E' anche questo paternalismo ad aver infiltrato il volontariato, la convinzione che le vittime da aiutare non hanno voce in capitolo sul proprio destino e devono soltanto ubbidire senza ribellarsi". Chi si è avvicinato al mondo del volontariato conosce bene questa dinamica di infantilizzazione delle vittime, che siano rom, donne maltrattate, rifugiati o poveri, raramente resi protagonisti delle battaglie sociali, al loro posto parlano "i buoni", gli organizzatori della carità, e le motivazioni sono implicite: i bisognosi sono e devono rimanere deboli per alimentare il potere di coloro che spendono la vita per aiutarli.

Quello di Rastello è un colpo potente anche alla (falsa) buona coscienza della sinistra. Di quella sinistra che si impegna in prima linea per "un altro mondo è possibile": "Siamo stanchi della sinistra che ci dice cosa dobbiamo pensare e ci spiega quello che è giusto pensare, come se fossimo bambini senza criterio". Bambini che parlano e pensano male come se non conoscessimo la lingua, come fossimo tutti rifugiati appena sbarcati a Lampedusa, odiati dalla destra che ci vede come clandestini e coccolati dalla sinistra che ci vorrebbe tutti buoni.

Laura Eduati, L' Huffington Post www.huffingtonpost.it/laura-eduati/i-finti-buoni-del-volontariato-il-romanzo-di-luca-rastello_b_5069137.html

L’assassino della villa dell’Eur aveva preso la droga di Wall Street

ROMA - Nel gergo dei tossici anni 70 era «la pillola della felicità». Le quantità industriali che ne assume il Jordan Belfort con le fattezze di Leonardo DiCaprio le hanno dato lustro recente come la «droga di Wall Street». Fuori dal linguaggio dei consumatori, il metaqualone o quaalude è un potente farmaco antidepressivo con effetti allucinogeni. Gli stessi che avrebbero guidato la mano del 35enne romano Federico Leonelli quando domenica mattina ha decapitato la 38enne colf ucraina nella villa all’Eur che lo ospitava.

 l killer, poi ucciso dalla polizia, era un paziente psichiatrico fuori controllo. Abusava dei medicinali che gli erano stati prescritti, rifiutava le preoccupate raccomandazioni del suo medico, sfuggiva ai tentativi della famiglia di farlo curare forzosamente. Saranno gli esami tossicologici, nei prossimi giorni, a determinare quanta di questa sostanza avesse in corpo Leonelli (ed abbinata a cos’altro). I prelievi necessari sono stati effettuati ieri nel corso dell’autopsia svolta all’istituto di medicina legale a Tor Vergata. Su richiesta dell’avvocato della sorella Laura, Pina Tenga, ad affiancare i periti ci sono anche due consulenti di parte, tra cui un esperto di balistica.

I primi risultati dicono che il 35enne è stato raggiunto frontalmente da due proiettili, uno al cuore, un altro poco sotto la spalla sinistra. La traiettoria d’ingresso sembra dall’alto verso il basso e questo si spiegherebbe con la posizione sopraelevata dei due agenti, sui quattro presenti, che hanno fatto fuoco. Scendevano dagli scalini che dal giardino portano verso la piazzetta della villa, dove Leonelli provava a raggiungere la sua auto qui parcheggiata con la parte posteriore verso l’uscita in lieve discesa. Dal punto di vista giuridico, la posizione dei poliziotti è invece ancora sospesa in attesa di ulteriori accertamenti. Le telecamere di sorveglianza dovrebbero aver ripreso tutte le «esterne» di questo film dell’orrore. Sia l’aggressione di Leonelli alla donna, prima che la trascinasse nel seminterrato per farla a pezzi, sia il suo breve confronto con la polizia dopo esserne uscito armato di coltello e insanguinato, il volto coperto da occhialoni e maschera filtro.

«L’iscrizione degli agenti tra gli indagati è scontata - dice il segretario del Sindacato autonomo di polizia, Gianni Tonelli - anche in un caso come questo di palese autodifesa. Ne seguirà in automatico l’apertura di una azione disciplinare e non importa se poi tutto verrà archiviato. Al trauma dell’uccisione si aggiungerà il peso psicologico di un’inchiesta. La legge andrebbe cambiata con le “garanzie funzionali” presenti ad esempio nell’ordinamento francese, che non vogliono dire impunità per i poliziotti, ma tutele per il loro lavoro».

Più complessi gli esami su Oksana Martseniuk, previsti per oggi: «Non ho mai visto una cosa del genere - commenta il capo dell’equipe, Giovanni Arcudi, dopo l’esame esterno del cadavere -. Sono rimasto impressionato dallo strazio subito dalla donna. Un’atrocità che sorprende anche chi, come me, ha fatto molte autopsie di vittime di armi bianche». Dirimente sarà capire quando è morta la 38enne. Se nel tentativo di difendersi o se per quel lungo taglio alla gola e la decapitazione.

La colf era rientrata da tre giorni nella villa. La presenza di quell’uomo, che grazie all’ospitalità di un collega si era isolato fisicamente e mentalmente dal mondo, l’aveva subito inquietata. Sono due gli sms inviati a breve distanza uno dall’altro al proprietario e suo datore di lavoro, Giovanni Ciallella, la sera prima di essere uccisa. «Li ho visti solo il giorno dopo e non ho fatto in tempo a rispondere», ha detto il dirigente d’azienda agli inquirenti. L’uomo ha poi raccontato di quella ossessione mistico/militaresca di Leonelli, che due volte aveva provato ad entrare in Israele per combattere contro i palestinesi. Il visto gli era stato negato. L’arrivo della donna nel rifugio che si era creato potrebbe aver infiammato il suo allucinato delirio. 

http://www.sostanze.info/node/add/articolo?destination=data

Summer School 2014 Verso un modello operativo per l’autoregolazione dei consumi

Nuovi trend e nuovi modi di guardare ai consumi, nuove risposte della rete dei servizi

Firenze, 4, 5, 6 settembre 2014
Centro Studi CISL, via della Piazzola 71

Anche quest’anno la Summer School si avvarrà di un contributo a livello europeo, con la presenza di Adam Winstock (Global Drug Survey, UK), fondatore di Drugs Meter, un servizio on line che offre ai consumatori la possibilità di ricevere un feed back sul loro modello di consumo.

E’ ormai senso comune che i trend dei consumi di droghe si stiano rapidamente modificando: si tratti dell’entrata in campo di nuove sostanze, soprattutto stimolanti – le Nuove sostanze psicoattive (NSP) su cui l’Europa concentra oggi la sua attenzione; oppure dell’affermarsi di nuove modalità d’uso come nel caso degli oppiacei; oppure ancora di uso abbinato di sostanze legali e illegali relativo a specifici rituali e setting d’uso (impropriamente appiattito dietro la dizione “policonsumo”). Ancora più importante è il mutamento della percezione sociale circa la pluralità dei modelli di consumo e la variabilità delle traiettorie d’uso, di cui il consumo problematico/dipendente rappresenta solo una fetta (minoritaria). Su questa percezione ha influito la ricerca nei setting naturali, che ha evidenziato le capacità dei consumatori di apprendere e applicare regole informali (i cosiddetti “controlli sociali”) miranti a modulare/ porre confini ai consumi, al fine di preservare gli impegni di vita quotidiana e le relazioni significative.

Il mutamento di panorama richiede da un lato una valutazione pragmatica dell’adeguatezza/inadeguatezza delle risposte dell’intera rete e dei modelli operativi dominanti; dall’altro, chiama all’innovazione nel campo dei modelli operativi.

Negli ultimi anni è stato compiuto a livello italiano ed europeo uno sforzo di connettere i risultati della ricerca nei setting naturali, volta a cogliere il punto di vista dei consumatori e a studiare i meccanismi sociali di controllo, con l’elaborazione di un nuovo modello operativo da introdurre nei servizi. Un passaggio di questa elaborazione è avvenuto anche qui in Italia, attraverso il progetto toscanoNuovi modelli operativi per giovani consumatori “invisibili” di Forum Droghe e CTCAe il successivo ampliamento al progetto europeo NADPI – Innovative cocaine and poly-drug abuse prevention programme, di TNI, IDPC, Forum Droghe, De Diogenis Association.

Ciò ha permesso non solo una riflessione condivisa in ambito scientifico europeo, ma anche la costruzione di linee guida per un nuovo modello operativo finalizzato al supporto dei meccanismi “naturali” di controllo dei consumatori. Il percorso di ricerca si è snodato attraverso tappe quali: il confronto fra la prospettiva dei consumatori e quella dei servizi dipendenze; la rilettura critica dei modelli operativi presenti sia negli interventi più “informali” di Rdd che nei servizi più “formali”, come i Sert; l’esame di detti modelli alla ricerca di convergenze/dissonanze con principi e costrutti convalidati dalla ricerca psicologica e ormai consolidati nelle pratiche di altri settori sociosanitari (come i concetti di self efficacy e self control, il ruolo delle aspettative e credenze dell’utente, la formulazione degli obiettivi e la declinazione di “alleanza terapeutica”); l’inquadramento del nuovo modello di autoregolazione all’interno delle più recenti elaborazioni in tema di promozione della salute; l’articolazione del nuovo modello operativo rispetto ai differenti livelli di intensità dei consumi, alle differenti fasi nell’evoluzione dei consumi, ai differenti contesti di vita in cui si inserisce l’uso di droghe.

Circa la cornice storica e teorica in cui si inserisce il modello di autoregolazione, esso si rifà con evidenza alla Riduzione del danno (Rdd), che sin dal suo esordio negli anni Ottanta ha enfatizzato la centralità delle competenze e delle strategie dei consumatori nel ridurre i danni correlati al consumo di sostanze. Questo approccio significativamente proattivo della Rdd, centrato sulle potenzialità di autoregolazione dei consumatori più che sui loro deficit, è andato tuttavia sbiadendo nel tempo – e soprattutto in Italia – a favore di un approccio “patologico” (e patologizzante), così finendo per sottrarre all’approccio di Rdd uno dei suoi maggiori punti di forza: il consumatore come soggetto attivo, titolare di apprendimento e cambiamento. In altri termini, la Riduzione del danno è stata confinata in una serie di pratiche e interventi specifici, perdendo la potenzialità di “approccio” al problema droga, come tale in grado di influenzare l’insieme delle politiche e l’insieme delle pratiche nell’intera rete dei servizi. Il nuovo modello di autoregolazione si inserisce nel solco della Rdd, contribuendo a rilanciarlo come “approccio” dell’intero sistema sociosanitario, ben oltre gli interventi di “prevenzione secondaria”.

Il percorso formativo della Summer School 2014, per il quale sono stati richiesti crediti ECMper la professioni sanitarie, intende offrire ai corsisti l’opportunità di rivedere criticamente i modelli operativi esistenti alla luce dei nuovi trend; di conoscere e inquadrare teoricamente la proposta di un nuovo modello operativo di Rdd finalizzato al sostegno dell’autoregolazione e del controllo dei consumi; di ricevere strumenti per l’operatività nei diversi setting di lavoro, compreso il lavoro via web.

 

così abbiamo fatto pace con il cibo

 Padre e figlia sono in vacanza al mare, è estate. Durante l’anno la figlia è spesso ai fornelli, orari e gravosi impegni scolastici permettendo. Così in queste vacanze i due hanno deciso che ci si prende una pausa sia dalla cucina che dallo studio. Per cui battono la riviera in cerca di squisitezze gastronomiche, senza preclusioni di genere: sagre popolari, ristoranti stellati, umili e veraci trattorie sono mete alla pari. Hanno un consigliere, Pilade, il titolare della simpatica palestra dove i due vanno al mattino. Un conoscitore enogastronomico della costa e dell’entroterra di tutto rispetto.

Le cose non sono sempre andate così. Pochi anni prima la ragazza, che oggi è maggiorenne, era caduta in quel dedalo molto intricato che è l’anoressia adolescenziale femminile. I genitori, come usualmente accade, si erano trovati con lei nello stesso spaesamento. Era una situazione di intenso dolore in cui i genitori ben presto, di fronte al costante perdere peso della figlia, non avevano saputo più cosa fare. Alla progressiva rinuncia al cibo rispondevano perlopiù con una progressiva insistenza a farla mangiare. Se la ragazza reagisce a questa insistenza mangiando ancora meno, ecco che un circolo vizioso ha preso il comando delle relazioni familiari, un circolo vizioso da cui sembra impossibile uscire. Paradossalmente, come oggi la ragazza vede con chiarezza, l’unica che sapeva bene cosa fare era proprio lei: mangiare sempre meno, fino a non mangiare più. In una situazione dove tutto era fuori controllo, l’unica che sembrava controllare qualcosa, cioè il cibo, era la ragazza.

Dal suo punto di vista la preoccupazione e l’ansia dei genitori in un primo momento erano esagerazioni ingiustificate. Quando in seguito si era resa conto che invece erano giustificate dal proprio stato fisico, aveva però sentito che ormai il suo comportamento si era consolidato in qualcosa che non poteva più essere cambiato.

Da questo punto di stallo non sembrava possibile muoversi in nessuna direzione. Oggi la ragazza dice che a un certo punto aveva deciso di uscire da quella situazione senza tuttavia sapere come farlo, ma che già questa decisione era stata l’inizio della soluzione. Ribadisce che, senza una decisione presa in prima persona, tutti i tentativi che altri possono fare risultano privi di forza. Solo in seguito a questo passo la ragazza è stata in grado di chiedere e ricevere aiuto, solo da questo momento in poi gli interventi terapeutici del medico nutrizionista e della psicologa, e persino quello della psicologa di sostegno ai genitori, sono diventati operativi. Lo smarrimento e la rete di colpevolizzazioni e autocolpevolizzazioni in cui tutto il nucleo familiare era caduto veniva a poco a poco sostituito da un senso di collaborazione di fronte al problema.

La via d’uscita dal dedalo è stata complicata, ha avuto accelerazioni e momenti di arresto, è costata fatica e impegno, come una battaglia che ha alti e bassi. Ma di quale battaglia si parla? Chi l’ha vissuta, chi ne è stato testimone, quale vittoria ha riportato, di quale successo è stato testimone? Può sembrare paradossale, parlando di una battaglia, ma la descrizione e la spiegazione più calzanti riguardo a questo percorso accidentato mi sembra che possano stare in un libro che è fondamentalmente un libro di pace. L’autore è il medico e psicoterapeuta Lorenzo Bracco e il libro si intitola Anoressia. I veri colpevoli. Pubblicato nel 2012 da BookSprint Edizioni, ha vinto il Premio Cesare Pavese 2013 Medici Scrittori Saggistica ed è recentemente stato tradotto in America.

Ciascun familiare della ragazza che oggi sta viaggiando per la costa in vacanza vi si è ritrovato, in una collocazione non conflittuale rispetto agli altri. La ragazza soprattutto.

L’autore, mentre riconosce la multifattorialità delle cause che concorrono all’insorgere dell’anoressia nelle adolescenti e quindi ribadisce come diversi percorsi terapeutici possano essere risolutivi, si concentra sui traumi avvenuti molto precocemente nello sviluppo della persona, quando era ancora nel grembo della mamma e/o avvenuti durante la nascita. In particolare, se in seguito a un evento traumatico il sangue del feto e quello della mamma vengono in contatto e se la mamma e il feto non hanno lo stesso gruppo sanguigno e i due gruppi sanguigni non sono compatibili, scatta un allarme biologico tra la mamma e la creatura che porta in sé. Secondo questa lettura, le future difficoltà della ragazza quando sarà adolescente nei confronti della mamma e viceversa si basano su questo allarme biologico.

Spiegata in questo modo, la differenza fra la mamma e la figlia diventa un semplice fatto di cui nessuno ha colpa alcuna e un’adeguata terapia del trauma originario può ricondurla a essere una ricchezza e non un conflitto, come normalmente è quando non sia scattato l’allarme biologico dovuto al contatto di due gruppi sanguigni incompatibili.

Oltre alle argomentazioni scientifiche e alle ipotesi terapeutiche che contiene, come ad esempio la possibilità di interventi preventivi sull’anoressia adolescenziale femminile, il libro ha un’anima rasserenante e vitale.

Per tornare alla domanda su quale battaglia la ragazza abbia combattuto e della curiosa circostanza che proprio in un racconto di pace questa battaglia è vista con tale chiarezza che la ragazza leggendolo si è subito ritrovata (e, si può dire, accolta), il dato più evidente è che qui si parla di una battaglia che non è combattuta contro qualcuno o qualcosa, ma al contrario è combattuta per qualcosa: la ragazza si batte in mezzo a mille difficoltà perché è alla ricerca della propria identità.

I familiari così possono vedere la ragazza in una prospettiva che è di crescita e di evoluzione, per quanto doloroso e complicato sia oggi crescere ed evolvere, e non di blocco, di stallo, di paralisi.

A questo riguardo la ragazza ribadisce, e chi le sta vicino può testimoniare come sia vero, che quel momento in cui aveva preso la decisione di uscire dal dedalo anche se non sapeva come farlo è stato un momento di passaggio, come fosse una cruna stretta stretta.

È stata una tappa nella sua ricerca, come lo è stata per i suoi familiari. Ora dice che così l’ha vissuta lei, che nel libro ha trovato bene espressa e chiarita questa sua storia. Ha trovato che ci sono spiegazioni a comportamenti, sensazioni e emozioni che possono altrimenti apparire privi di logica e così aumentare il disorientamento. Che ci siano al contrario delle ragioni, dei perché, è invece molto rasserenante. Ci tiene ad aggiungere che si tratta di un percorso personale, anzi personalissimo, ed è certa che ciascuna ragazza in quelle circostanze trova le proprie vie, che sono, o forse addirittura devono essere, differenti da quelle di ciascun’altra.

Ora, nel racconto della ragazza così come nel racconto del libro di Lorenzo Bracco si trova la stessa convinzione che le differenze sono una ricchezza. E questo, sebbene spesso appaia come molto difficile da raggiungere, ha tutto l’aspetto di essere un buon punto di arrivo.

Evelina e Dario Voltolini 

La Lettura lettura.corriere.it/cosi-abbiamo-fatto-pace-con-il-cibo/

"In cella chi incita all'anoressia", è polemica

Proposta di legge bipartisan per introdurre un nuovo reato: agli istigatori fino due anni di carcere e centomila euro di multa. Nel mirino blog e pagine web  che consigliano come mangiare sempre meno. Ma piovono i no: inutile proibizionismo 

ROMA - In carcere chi incita all'anoressia. Pene altissime per chi gestisce, o pubblicizza, quei siti che spingono le ragazzine ad entrare nel tunnel della magrezza senza ritorno. Fa discutere e divide la proposta di legge scritta dalla deputata Pd Michela Marzano, ma firmata "bipartisan" da esponenti di tutte le forze politiche (Carfagna, Vezzali, Binetti) sulla lotta ai disturbi alimentari. Un testo approdato da poche settimane in Parlamento ma già diventato un "caso". Il primo articolo prevede infatti l'estensione del reato di "istigazione al suicidio", articolo 580 del codice penale, per quei siti (centinaia, ma i più famosi si chiamano "pro-Ana" e "pro-Mia") dove giovanissime e spesso gravi anoressiche si scambiano consigli per mangiare sempre meno. Con "tecniche" che prevedono farmaci, vomito, digiuni. Esaltando un ideale di magrezza sempre più estremo, un controllo del cibo così ossessivo, che non di rado porta ragazzine giovanissime sulla soglia dell'addio alla vita. Il testo si compone di tre articoli: il primo ipotizza appunto l'istigazione al suicidio, gli altri due chiedono misure e fondi per la prevenzione e la cura dei disturbi alimentari. Un'epidemia, una vera e propria piaga sociale, oltre due milioni gli adolescenti che ne soffrono (molti in modo passeggero per fortuna), ma anoressia e bulimia stanno iniziando a contagiare anche bambine tra i 9 e i 10 anni. 


Ma si può colpire chi ospita e gestisce un sito Internet, con l'accusa di istigazione al suicidio, ritenendolo responsabile di un fenomeno giovanile così radicato e diffuso? In Rete la polemica è esplosa, tra chi difende la legge Marzano, e chiede provvedimenti simili a quelli della Polizia Postale contro la pedopornografia. C'è chi invece la definisce figlia di un "inutile proibizionismo" come tutti i tentativi di imbavagliare Internet. Una polemica nota. Ma a sorpresa, a favore della legge Marzano, si schierano alcuni medici in prima linea nella cura di giovanissime e giovanissimi pazienti. Armando Cotugno, psichiatra, dirige il centro sui disturbi alimentari della Asl Roma E. Un centro di eccellenza nella spesso dissestata sanità romana. Mille adolescenti in cura, uno staff di 13 persone, e un approccio quasi tutto basato sulla terapia familiare. "Il messaggio della legge può sembrare estremo, ma da psichiatra lo appoggio pienamente, anzi ho raccolto le firme a favore. È chiaro che non sono questi siti ad indurre la malattia - spiega Cotugno - ma ho visto quanto è difficile curare chi li frequenta. Rinforzate ed esaltate dal gruppo le ragazzine anoressiche diventano più aggressive, spesso impermeabili alle cure". 

Nel centro della Asl RomaE le adolescenti (pochissimi i maschi) vengono prese in carico insieme a tutta la famiglia. "E il metodo funziona. Una volta che hanno recuperato il peso, che il loro quadro clinico è migliorato, inizia il percorso psicologico vero e proprio. Ebbene, se in questo delicato momento il loro cammino si intreccia con i gruppi pro-Ana noi vediamo delle gravissime regressioni". Conclude Armando Cotugno: "Quindi ben vengano misure così forti. Nessuno di noi si illude: non è certo chiudendo un sito Internet che risolveremo il dramma dei disturbi alimentari, ma almeno il nostro lavoro non sarà vanificato". Maria Novella De Luca, Repubblica.it www.repubblica.it/cronaca/2014/08/07/news/reato_incitamento_a_anoressia-93292889/
 

Contenuto Redazionale BUON FERRAGOSTO!

 

E' morto don Gelmini, il prete anti-droga amico di Berlusconi

 

 
E' morto don Gelmini, il prete anti-droga amico di BerlusconiÈ MORTO a 89 anni don Pierino Gelmini, il fondatore della Comunità Incontro di Amelia. Da tempo malato  -  lo scorso 5 agosto si era sottoposto a un intervento per la sostituzione di un pacemaker - e da sempre impegnato nel recupero dei tossicodipendenti, è spirato nelle sue stanze di Molino Silla di Amelia (Terni). "Don Pierino Gelmini è stato assistito fino all'ultimo dai ragazzi che ha seguito per una vita", ha fatto sapere nella notte Gianpaolo Nicolasi, uno dei suoi più stretti collaboratori. La camera ardente è stata aperta alle 12 a Molino Silla di Amelia. La salma di Don Gelmini è stata trasportata sulle note dell'Alleluia di Haendel.
 
C'è riserbo sui nomi dei politici italiani e di altre figure note che domani prenderanno parte ai funerali di Don Pierino Gelmini, fissati per le 10:30 nella chiesa della Comunità Incontro nella struttura di Molino Silla, a qualche chilometro da Amelia.

Una vita al fianco dei tossicodipendenti. La lotta alla droga per don Gelmini era iniziata nel 1963 dopo un incontro casuale con Alfredo, un tossicodipendente romano: "Zì prete, dammi una mano, non voglio soldi, ma sto male" implorava il ragazzo in piazza Navona. Don Gelmini lo portò quindi a casa sua, cominciando la sua attività di recupero dei tossicodipendenti, poi concretizzatasi dalla Comunità Incontro. Con l'apertura del Centro di Molino Silla, nel 1979, nasceva la prima realtà di oltre cento future strutture legate, in Italia e all'estero, che hanno seguito circa 300mila ragazzi sinora.

Ma Pietro Gelmini, nato a Pozzuolo Martesana (Milano) nel 1925 e chiamato "don" fino all'ultimo anche se ridotto allo Stato laicale, su sua richiesta, da papa Ratzinger nel 2008, è stato in vita una figura controversa. Già sacerdote della Chiesa Cattolica e vescovo di quella Greco-Melichita, è stato amato da molti per il suo impegno sociale, ma accusato da altri per presunte molestie sessuali. Un'ombra che lo ha accompagnato costantemente negli ultimi anni: "Sono stato incastrato da toghe rosse e poliziotti infami", fu la sua reazione iniziale. Così, nel 2010, don Gelmini è stato rinviato a giudizio per presunti abusi. "Sono innocente, addolorato e incredulo, tante menzogne non fanno una verità. Come posso aver fatto certe cose orrende alla mia età?", ripeté più volte all'epoca. 

Gli episodi contestati spaziano dal 1997 al 2007. Tutto era cominciato nel 2000 quando il ragazzino "Michele I." aveva denunciato Don Gelmini per molestie sessuali. In un primo tempo, il caso era stato archiviato. Cinque anni dopo, però, l'aria alla procura di Terni era cambiata. Gli investigatori e il pm Barbara Mazzullo sostenevano di aver raccolto le prove di almeno dodici episodi di pesanti molestie. Un processo, quello a Gelmini, a estremo singhiozzo. Lo scorso primo luglio, del resto, la perizia medico-legale disposta dal tribunale di Terni ha stabilito che l'ex religioso non era in grado di "partecipare coscientemente" al procedimento a suo carico a causa dell'aggravamento delle sue condizioni di salute. Per questo il processo era stato temporaneamente sospeso. La nuova udienza era stata fissata al 4 marzo 2015. Inutilmente.

Ma Don Gelmini, fratello di un altro celebre ecclesiastico (padre Eligio Gelmini) e ordinato prete nel 1949, era anche un "prete star", molto inserito nel tessuto politico e della società che conta. Indimenticabile la festa dei suoi ottant'anni, nel 2005, con ospiti d'onore Gigi D'Alessio, Amedeo Minghi e Mogol. Vicino alla destra italiana, fu lui a celebrare la messa per Bettino Craxi a un anno dalla sua morte. Condannato nel 1971 per truffa e bancarotta fraudolenta e protagonista vent'anni dopo di un celebre scontro con il sindaco di Amelia e storico leader della Cgil Luciano Lama che lo accusava di abusi edilizi (si candidò per succedergli e perse), Gelmini, inoltre, è stato anche un carissimo amico di Berlusconi, tanto che l'ex Cavaliere lo voleva addirittura ministro nel 1994 (non accadde) e gli donò cinque milioni di euro nel 2005 per la sua associazione. 

Un anno dopo, don Gelmini fu uno degli ispiratori della legge Fini-Giovanardi che equiparò le droghe leggere a quelle pesanti. E del resto già nel 2000 aveva partecipato al "manifesto" di Alleanza Nazionale "Valori e idee senza compromessi" come testimonial della lotta alle sostanze stupefacenti. In quella circostanza, però, rilasciò una dichiarazione che fece arrabbiare molti: "I musulmani tra poco in Italia saranno il 10-15 per cento della popolazione e metteranno a rischio la purezza dei nostri valori. Un tempo venivano per predare le nostre città, oggi hanno una parola d'ordine: sposare le donne cattoliche per convertirle all'Islam. Bisogna bloccare questo germe".

Le reazioni. Numerosi i pensieri e i ricordi dal mondo ecclesiastico e politico. Silvio Berlusconi, che è sempre stato un sostenitore delle sue attività, ha espresso la propria vicinanza alla Comunità per la morte del fondatore. Berlusconi ha assicurato la propria solidarietà anche per il futuro, ma ha spiegato che non potrà partecipare al funerale.

Il presidente della commissione Affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini: "Ricordo con profonda commozione e tristezza don pierino gelmini che è stato indubbiamente un protagonista discusso ma coraggioso nella lotta contro la droga. E' affidato oggi, come tutti, al giudizio divino ma certamente le sue opere in terra rimangono e hanno significato la riconquista della vita per tante centinaia di giovani". 

"Don Pierino Gelmini ha strappato alla morte migliaia di vite - dice Maurizio Gasparri (Fi) - non solo combattendo in Italia e nel mondo il flagello della droga, ma dando un ricovero in Asia o in America Latina a chi sarebbe morto di stenti, fame e povertà. Ha mobilitato energie enormi, scosso palazzi della politica troppe volte sordi, restituito un sorriso e una speranza a tante famiglie alle quali lo Stato non ha dato né ascolto, né risposte. Tanti giovani usciti dalle sue comunità hanno creato famiglie nelle quali sono nati e cresciuti bambini che non esisterebbero se Don Pierino non avesse strappato alla morte i loro genitori. Don Pierino ha difeso e alimentato la vita, sempre e ovunque". 

Monsignor Giovanni D'Ercole, nuovo vescovo di Ascoli Piceno, ricorda don Pierino con le seguenti parole: "Ha vissuto con dignità il suo calvario, ha conservato sempre la sua serenità e non ha mai smesso di essere ottimista".

 www.repubblica.it/cronaca/2014/08/13/news/don_pierino_gelmini_morto-93664360/

Condividi contenuti