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Ma al nord drogarsi serve soprattutto per sopravvivere

il manifesto del 31 Agosto 2008
DIPENDENZE
Ma al nord drogarsi serve soprattutto per sopravvivere
Nei cantieri come negli uffici aumenta l'uso di sostanze stupefacenti
Marco Dotti

Il fatto che il nord sia diventato - e non da ora - una sorta di centrale di smistamento e riciclaggio a cielo aperto per soldi sporchi, ex funzionari socialisti, droghe vecchie o nuove e rifiuti tossici, non è un mistero per nessuno. Salvo poi accorgersi, quando davvero si prova a guardare dentro la fantomatica «parte produttiva» del paese, che le cose non sono né così semplici come la vulgata bipartisan vorrebbe far credere, né così felici come ci si potrebbe aspettare da un contesto sociale ed economico dove Pil, consumi e reddito pro capite - dati alla mano - sono quasi il doppio rispetto a quelli del resto d'Italia.
Che al nord le cose "funzionino" sarebbe invece comprovato - stando alle parole della chiassosa minoranza di «giovani imprenditori» che, dal loft del Pd ai consigli di amministrazione delle aziende municipalizzate, si levano all'unisono - dall'efficienza dei protocolli ospedalieri, da vecchie strade e nuove autostrade intasate ma esistenti, dai cartelli delle «Grandi Opere» che da anni fanno bella mostra di sé noncuranti degli scempi e delle devastazioni che si apprestano a provocare, dalle file di capannoni vuoti finanziati dalla Tremonti bis, e soprattutto dalla piccola e media impresa che prospera, paga le tasse, sfrutta ma in fin dei conti "produce". Sono in molti a ripeterlo, incuranti della retorica e della malafede: è a questa parte del paese che ci si deve uniformare per qualità del lavoro, trasparenza della pubblica amministrazione e, soprattutto, efficienza dei servizi, poco importa se malgestiti da cooperative bianche o peggio ancora da privati. Eppure basterebbe guardare di tanto in tanto in basso o viverci, in questo nord tanto etereo e indistinto che rischia di essere confinato alla vuota geografia mentale dei nuovi Metternich di Pdl e Pd giosamente uniti, per comprendere che le cose non funzionano per nulla. Basterebbe osservarlo da vicino per capire che in queste, come in altre regioni «produttive» d'Europa, non sempre la disperazione si colora di nero, ma assume le tinte caleidoscopiche e sgargianti dell'indebitamento al consumo, dell'edonismo spicciolo e di una tossicomania dilagante che ha trasformato il fenomeno «droga» in un vero e proprio rischio sociale, non solo e non tanto per il «consumatore», ma soprattutto per chi anche casualmente gli si trova accanto, per strada o sul posto di lavoro.
Statistiche, in questo campo, è difficile e forse anche inutile farne ma stando a neppure troppo recenti proiezioni delle polizie locali, nel bresciano su dieci persone che si apprestano a mettersi al volante, almeno sette sono o sono state nelle precendenti ventiquattro ore sotto effetto di sostanze psicotrope, cocaina in testa. Il dato è interessante, ma ancora una volta si corre il rischio di considerare il fenomeno come una patologia in seno al sistema e non come una deriva patologica del sistema stesso. La tendenza delle autorità, in casi simili, è quella di incrementare oggi i controlli sulle strade con il Rapiscan o altri strumenti, provando domani a introdurli nelle scuole e, se non troppo controproducente per le alte dirigenze, anche negli uffici pubblici e in quelli di selezione del personale.
Senza bisogno di dati, affidandosi a un più sicuro livello empirico, sono però in molti e non solo nel bresciano, a chiedersi tutte le mattine mentre escono di casa per recarsi al lavoro, da chi e come dovranno guardarsi le spalle e se riusciranno a riportare a casa la pelle (non è ancora chiaro, ad esempio, quanti fra i numerosissimi infortuni sul lavoro specie nell'edilizia lombarda abbiano come concausa le disattenzioni di colleghi, disattenzioni frutto di alterazione da alcool o altre sostanze). L'uso di «dopanti» è diventato un fenomeno endemico e strutturale, un adattamento artificiale agli altrettanto artificiali ritmi produttivi e di vita imposti dalla flessibilità dei nuovi modelli imprenditoriali e dalla conseguente riorganizzazione sul piano del lavoro. Resta quanto meno da chiedersi - al di là della oramai invecchiata contrapposizione tra repressione e «riduzione del danno» - che ne sarebbe di città come Brescia, Treviso o Milano, dei loro uffici, delle loro piccole imprese e dei loro tanto decantati modelli se all'improvviso si bloccassero il traffico o il consumo di droghe di ogni sorta. In un suo libro ingiustamente passato sotto silenzio, No drugs, no future. Le droghe nell'età dell'ansia sociale, pubblicato da Feltrinelli nel 2004, il sociologo Günter Amendt offriva una prima, per nulla paradossale, risposta al problema.
Il sistema socioeconomico nel suo insieme, sosteneva Amendt, semplicemente si bloccherebbe. Schiere di lavoratori indefessi e di manager inflessibili, chirurghi insonni e manovali stakanovisti, autisti e direttori di banca si ritroverebbero alle prese con una congerie di problemi esistenziali e, probabilmente, aumenterebbero drasticamente le prescrizioni mediche di ansiolitici e antidepressivi e si arriverebbe al collasso della spesa sanitaria. Per quanto drammatica, la previsione di Amendt non fa una piega. Da un lato, lo Stato non può, per naturale vocazione altrimenti imploderebbe, aprire troppo le magli dei divieti e autorizzare deliberatamente il consumo, dall'altro senza questa forma di automedicazione e di autoprescrizione che alimenta il mercato informale quasi nessuno nel paradiso del nord saprebbe più reggere l'urto di un sistema di lavoro che, non solo nei ritmi diretti ma anche in quelli indiretti imposti alla vita familiare e coniugale, si presenterebbe col suo vero volto. Non guardare quel volto, almeno per ora, sembra convenire un po' a tutti.

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SAMORINI torna online

Il più importante e documentato sito accademico sulle droghe e sull'etnobotanica torna finalmente online.

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milano 4 agosto 08

milano 4 agosto 08
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Timor Est, 7 sieropositivi e due milioni da spendere

Quando Timor Est ha ottenuto la piena indipendenza dall' Indonesia nel 2002 l' amministrazione americana ha pensato di donare, come regalo di battesimo al nuovo Stato, due milioni di dollari per la «causa» più di moda all' epoca: la prevenzione dell' Aids. Peccato che a Timor Est soltanto sette persone sull' intera popolazione (poco meno di un milione di individui) risultavano sieropositive. Elisabeth Pisani, corrispondente dell' agenzia Reuters in Asia e in Africa e poi epidemiologa a Ginevra per l' Unaids (l' agenzia delle Nazioni Unite per l' Aids), arrivò lì come funzionario dell' organizzazione Family Health International proprio in quel periodo, con il compito di spendere il denaro. Raccontando l' episodio nel suo libro The Wisdom of Whores («La saggezza delle puttane»), appena edito in Gran Bretagna da Granta, l' autrice scherza: quei soldi bastavano per raccogliere tutte le prostitute di Timor Est e mandarle a studiare all' Università di Harvard. Soldi per l' Aids: tanti, almeno negli ultimi dieci anni, ma a volte usati male, come denuncia anche l' ultimo numero della rivista Science con il titolo di copertina Hiv-Aids: Money Matters, una questione di soldi. Miliardi spesi per la prevenzione e le cure soltanto in pochi Paesi poveri, e non necessariamente in quelli più colpiti dall' epidemia (per i motivi più svariati), o rubati per colpa della corruzione, come è successo in Uganda. Soldi, ma non solo. «Burocrati, bordelli e il business dell' Aids» è il sottotitolo del libro della Pisani. Che all' interno denuncia la troppa ideologia e le molte bugie che hanno costellato la storia di questa malattia. A partire da una questione di linguaggio. Non semplicemente gay o tossicodipendenti o prostitute per definire alcune persone più a rischio di infezione: a Ginevra gli esperti dell' Unaids hanno trascorso ore per trovare i termini politicamente più corretti. Ecco allora, in ordine, le tre «traduzioni» utilizzate poi nei rapporti ufficiali: men who have sex with men (uomini che fanno sesso con altri uomini), injecting drug users (chi usa droghe iniettabili), commercial female sex workers (lavoratrici del sesso commerciale). E via dicendo. Ma l' equivoco più grande sul quale molti hanno giocato (per ottenere fondi) riguarda l' Africa dove l' Aids (si è continuato a dire) è la conseguenza di povertà e di ineguaglianze. Che ci sono, ma che non provocano la diffusione del virus che, invece, è legata soprattutto al sesso. Perché in Africa sesso vuole dire avere «contemporaneamente» più partner e per lungo tempo. Così è esplosa la trasmissione eterosessuale dell' infezione che invece è mancata nei Paesi occidentali, nonostante gli allarmi e richiede interventi di prevenzione diversi da quelli messi in atto finora.

Adriana Bozzi, Corriere della Sera, 3.8.08

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Pacifici (Iss): cocaina e doping il mix preferito degli atleti non professionisti

Dopati e tossicodipendenti. Nel mondo dello sport amatoriale il binomio e' sempre piu' indissolubile, soprattutto a suon di steroidi e cocaina. Questo il mix preferito, a volte sostituito da ormoni della crescita e sonniferi o antidepressivi, per contrastare gli effetti collaterali degli steroidi. Parola di Roberta Pacifici, ricercatrice dell'Istituto superiore di sanita' (Iss) e componente della Commissione nazionale per la lotta al doping, che all'Adnkronos Salute spiega: "ormai e' un problema rilevante di sanita' pubblica". Il la e' la squalifica di un anno comminata oggi al ciclista Alessandro Petacchi per uso di salbutamolo. "Se nel mondo dello sport professionistico i ricercatori fanno sempre piu' fatica a rincorrere nuove sostanze e metodi nel settore amatoriale troviamo di tutto: epo, ormoni steroidei. Ma il fenomeno che piu' ci allarma e' il binomio doping-tossicodipendenza. Sia perche' certe sostanze usate per aumentare le proprie performance danno dipendenza fisica e psichica, sia perche' il loro consumo si accompagna sempre piu' di frequente con droghe vere e proprie". L'esperta dell'Iss rivela che "il policonsumo e' indotto dal desiderio di ridurre gli effetti collaterali delle sostanze dopanti come gli steroidi che portano con se' impotenza, insonnia e depressione. Ecco allora la 'tipica accoppiata' steroidi-cocaina, perche' la sostanza stupefacente viene spesso vista, in modo del tutto erroneo, come uno stimolatore del desiderio sessuale". Ma se non e' cocaina, agli steroidi "si aggiungono sonniferi per dormire, antidepressivi o pillole dell'amore. In un pericolosissimo fai da te che spesso usa Internet per approvvigionarsi di sostanze vietate.Con il rischio di incorrere in farmaci e confezioni contraffatte". Un comportamento incosciente che "non e' solo appannaggio dei giovanissimi, ma anche dei colletti bianchi di 30-40 anni, 'fissati' con il fitness".In una sorta di paradossale controsenso, insomma, si fa sport per stare meglio ma, proprio per ottenere i risultati sperati, si assumono sostanze che fanno male. "E che producono danni non solo al sistema endocrino, ma anche all'apparato cardiovascolare". Chi piu' facilmente cade in tentazione e in questa spirale di doping e tossicodipendenza sono, rivela Pacifici, "i body builders e le body guard, che spesso oltre a essere consumatori fanno anche gli spacciatori, all'interno delle palestre. Non a caso - conclude l'esperta dell'Iss - quando la Polizia fa dei controlli trova di tutto tra gli armadietti degli spogliatoi".

ADUC SALUTE

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Confesso: sono un mangiatore di salvia

Psichedelie domestiche Fino a che punto può spingersi lo sballo (a porte chiuse) di un padre di famiglia? di Neal Pollack
La prima fuga Nel 2003, alla ricerca di nuovi modi con cui distrarmi dalle paralizzanti responsabilità emotive dell'età adulta, ordinai alcune erbe da un sito web che vendeva "alternative alla marijuana". Tra queste, speditami in una busta piuttosto grande, c'era la salvia divinorum, che Daniel Pinchbeck descrive nel suo libro Breaking open the head come una pianta "visionaria", già apprezzata dai primi abitanti dell'America Centrale. Le visioni mi piacciono, e anche l'America Centrale, così decisi di provarla, fumandone una piccola quantità a un concerto dei Flaming Lips. Non ebbi alcuna visione, ma considerate le mie patetiche motivazioni era ciò che meritavo. Non ho nemmeno avuto mal di testa. Ho riposto la salvia nel congelatore e non l'ho più toccata per quasi due anni. Poi, una notte in cui non avevo nulla da fare, me ne sono ricordato e ho deciso di usarla. Ho estratto un pizzico di salvia dalla busta, ne ho fatto una pallina e l'ho messa sotto la lingua; sul web avevo letto che l'assorbimento sublinguale crea trip particolarmente potenti. Il sapore era amaro, ma non eccessivamente. L'ho masticata un po' e messa sotto la lingua per altri trenta secondi, ripetendo il procedimento sino a ottenere un liquido denso, verde e aspro. A tratti ho provato nausea, ma il mio stomaco ha retto. Dopo venti minuti ho sputato l'intera poltiglia nel gabinetto, ho messo musica bhangra sull'iPod, mi sono sdraiato sul letto e ho chiuso gli occhi. Le visioni sono iniziate quasi immediatamente. Grandi e folte liane verdi dall'età incalcolabile nello spazio infinito, mentre una creatura che assomigliava a un dio azteco volava sopra di me, sputando fuoco. Ho visto la mia testa spalancarsi e ne è fuoriuscita una poltiglia rossa, che è andata a mescolarsi in quello che sembrava essere il cosmo. Subito dopo un'altra visione, più piacevole, in cui danzavo con mio figlio. Nell'universo si è aperto un grande foro, che io ho sorvolato, e una donna bellissima vestita di bianco mi ha preso per mano, per attraversarlo. Era, ho saputo più tardi, lo "spirito della salvia", che appare in quasi tutte le visioni prodotte da questa erba. O, per lo meno, in quelle descritte sul sito Erowid. Ho aperto gli occhi, e il viaggio è finito. Erano trascorsi dieci minuti. La sera dopo ho ripetuto la dose. E a parte qualche trascurabile visione, ho soprattutto avuto l'impressione che il mio corpo si stesse estendendo oltre i propri limiti per congiungersi allo spazio infinito. Non è successo altro e all'una del mattino mi sono addormentato. Due ore più tardi mi sono svegliato di colpo con l'impressione che l'intera stanza fosse stata percorsa da una fragorosa scossa, come se qualcosa di molto pesante vi fosse atterrato sopra. Di fronte a me è comparso un enorme guerriero di pietra, le cui sembianze ricordavano quelle di una statua mesoamericana. "Non ti immischiare in ciò che non puoi comprendere", mi fa. Terrorizzato, ho chiuso gli occhi ed è riapparsa la donna. Credo di averla supplicata di mostrarmi i segreti dell'universo, e anche lei mi ha parlato. "Ti prendi troppo sul serio", ha detto. Di nuovo la sensazione di viaggiare nello spazio, e mi sono addormentato. TRIP USA La salvia è più forte della marijuana, ma meno efficace dell'ecstasy, e non ha nulla a che spartire con la cocaina, l'eroina e le metanfetamine. Dovrebbe essere considerata un allucinogeno. Non "leggero", visto che i suoi effetti anche se di breve durata sono intensi. Sono quasi vent'anni che non provo i funghi psichedelici o l'acido, ma ricordo quei trip come lunghi e fastidiosamente inconcludenti: non sai mai esattamente cosa vedrai o proverai, anche se una forte sudata e un brutto mal di schiena sono garantiti. La salvia invece ha un effetto rapido, concentrato. Attualmente, la pianta è illegale in Delaware, Florida, Kansas, Louisiana, Maine, North Dakota, Oklahoma, Tennessee e Virginia, e altri stanno correndo ai ripari. In Ohio, un ragazzino di dodici anni che ha sparato e ucciso un altro ha dichiarato di fare uso di salvia benché non esistano prove che all'epoca dei fatti ne avesse presa. Nel 2006, il suicidio di un adolescente del Delaware che aveva scritto di salvia ha portato alla sua messa al bando nello Stato. Ma per quanto si tratti di eventi tragici, la salvia non sembra aver lacerato il nostro prezioso tessuto sociale. Io suggerisco di tenere a mente le seguenti raccomandazioni: la salvia non è una droga per giovani. Nessuno di età inferiore ai ventun anni dovrebbe mai farne uso. Chi la usa per la prima volta farebbe bene ad avere un "accompagnatore" sobrio e che abbia esperienza con la salvia. Qualcuno con cui parlare, che ti porti dell'acqua perché avrai una gran sete. Non prendere impegni per le due ore successive e, anche se gli effetti durano poco, non guidare. SOLO DUE VOLTE L'ANNO Io faccio uso di salvia un paio di volte l'anno. Non ho bisogno di ricorrervi più spesso, né saprei gestire un impiego più frequente. Dopo essermi trasferito a Los Angeles ho bazzicato gli ambienti dello spaccio in cerca di una fonte affidabile. L'ho trovata presso una catena di abiti vintage di Melrose. Nel retro, dietro i cappotti (l'angolo meno frequentato di ogni negozio della California meridionale), un libanese senza un braccio mi ha venduto un paio di bustine di estratto 25X, un concentrato capace di trasportarti rapidamente nel "paese della salvia". Basta fumarne un po' con la pipa, e sei andato. "Devi fare attenzione con questa roba", mi ha detto. "So quel che faccio". Ormai ho superato l'intensità di discesa (o ascesa) in un'altra dimensione. A differenza dei primi esperimenti occasionali, ricorro alla salvia solo se mi sento bloccato o cerco la risposta a una domanda complessa di natura esistenziale. Per prenderla seguo un rituale. Dopo che la mia famiglia è andata a dormire, la casa avvolta nel silenzio, vado nel mio ufficio di sotto e porto con me un bicchiere di acqua ghiacciata. Metto musica tranquilla e siedo nella poltrona blu, con la pipa di salvia che mi aspetta. Ne fumo una piccola dose. Testa e torace iniziano a pulsare. Affondo nella poltrona e chiudo gli occhi, cercando di mantenere la concentrazione sulla domanda del giorno. Mi muovo tra le liane, supero una falange di guardie che assomigliano ai bruchi di Alice nel paese delle meraviglie. Sorvolo deserti di indescrivibile bellezza. Alla fine, arrivo sempre in quella remota radura dove lo "spirito della salvia" mi attende. Solitamente è di umore buono, felice di vedermi. Chiacchieriamo, mi mostra cose insolite. E anche se non faccio domande dirette circa il mio dilemma, la sua risposta garbatamente ironica non manca mai di procurarmi un certo sollievo. Piano piano, le visioni spariscono, il mio cuore torna a battere normalmente e riapro gli occhi. Per qualche minuto tutto mi appare fumoso e sgranato, come se al di là del mio campo percettivo potessi ancora vedere l'altro mondo. Poi il trip della salvia si conclude, senza causare alcun danno agli altri, o a me. *Scrittore, giornalista, autore di Alternadad, manuale del genitore alternativo, tra gli altri.

Se vi pare innocua, leggete qui "Spero che questo box sia abbastanza allarmistico per far capire ai vostri lettori che anche se il nome è familiare, la Salvia divinorum è una droga equiparabile agli allucinogeni sintetici come l'Lsd", avverte Roberta Pacifici, dirigente di ricerca dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'Istituto Superiore di Sanità. Che invita a scaricare dal sito (www.iss.it/ofad) il manuale Smart Drugs, "le droghe furbe", dall'Amanita muscaria alla Voacanga africana. Passando per la Salvia o "menta magica", Ska Maria Pastora, Yerba Maria. Che in Italia "dal 2005, per decreto ministeriale da noi sollecitato, la Salvinorina A dal nome del principio attivo è nell'elenco delle sostanze stupefacenti e psicotrope (tabella 1), non si vende più negli smart shop e il suo consumo è illegale. Come in Danimarca, Finlandia, Spagna, Belgio". Quanto agli effetti: "dal flashback alla perdita di identità, alle risate incontrollabili, al trovarsi in più luoghi nello stesso istante, non sono innocui. Per gli stessi motivi un individuo normale può arrivare a buttarsi dal balcone". Senza contare sintomi da intossicazione immediati come freddo e cefalea, e a lungo termine depressione. Masticata, bevuta come tisana o inalata per vaporizzazione dell'estratto oleoso: 1 g la dose media. "Certo, il traffico corre sul web". Ma eBayabuse ha già denunciato tentate vendite di "Sally" alla Polizia, e chiesto il blocco dell'accesso per italiani ai siti di Paesi che ne consentono il commercio.

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Cioni il più conosciuto, Serra il candidato preferito

http://firenze.repubblica.it/dettaglio/Cioni-il-piu-conosciuto-Serra-il-...
La Ipsos ha consultato mille fiorentini. I numeri rivelano l´importanza del fattore sicurezza. A Veltroni non dispiace ma il pd locale è perplesso. Una quota rilevante di elettori deciderà sulla base della personalità dei candidati
di Simona Poli
Il più conosciuto resta Cioni, ma il "preferito" è l´ex prefetto Serra. Tra i papabili aspiranti sindaci del centrosinistra i mille fiorentini intervistati due settimane fa dall´istituto di sondaggi Ipsos per conto della segreteria nazionale del Partito democratico hanno indicato in maggioranza Achille Serra come «il candidato più gradito per la corsa a Palazzo Vecchio»: ha il 36,7 per cento contro il 31,2 di Graziano Cioni.

Così il nome di Serra torna ancora una volta alla ribalta e l´idea di una sua discesa in campo appare sempre meno vaga, nonostante le resistenze e le perplessità che sulla scelta di un uomo che si colloca fuori dai partiti sarebbero state mosse da più parti a Walter Veltroni, al momento il più grande sponsor dell´ipotesi di Serra candidato a Firenze.

Alle elezioni amministrative mancano almeno nove mesi e i sondaggi in questa fase valgono più come segnali di umori che come indicazioni di voto vere e proprie. E se Serra attualmente risulta il più apprezzato all´interno di una rosa ristretta a sette proposte - oltre a lui e Cioni ci sono Matteo Renzi, Lapo Pistelli e Daniela Lastri per il Pd e per il Pdl Paolo Bonaiuti e Gabriele Toccafondi - è anche vero che il suo gradimento non svetta altissimo sopra quello di altri.

Quando la domanda diventa più specifica e al campione viene chiesto quali tra questi nomi «preferirebbe come sindaco» il distacco si riduce: Serra ha il 15,4, Cioni il 10,8 seguito a ruota da Lastri col 10,2 e gli altri sono numeri a una sola cifra. Ma la percentuale decisamente più alta è quella dei "non so", ben il 33,1 per cento, senza contare che il 6,3 pronuncia un secco "nessuno di questi". Di sicuro, però, Serra è in cima sia alla classifica del gradimento che a quella delle "persone di cui ci si può fidare" col 18 per cento (ma Cioni lo insegue col 16,2) mentre l´assessore sceriffo trionfa con un 82,2 per cento nella gara della notorietà (Serra è al 67,3 Bonaiuti al 57, Pistelli al 48 e Renzi al 46,5) e vince col 34,1 anche nella domanda su "chi conosce meglio i problemi della città" dove Serra ottiene appena il 10,7 e i "non so" rappresentano il 27,4.

Al primo posto tra le questioni "gravi e urgenti" da risolvere i fiorentini intervistati mettono "traffico e viabilità" (tra questi il 46,9 sono elettori del Pd e il 36,9 del Pdl) e "criminalità e sicurezza" (tra questi il 16,7 vota Pd e il 29,3 il Pdl), mentre a livello nazionale in testa alle preoccupazioni ci sono occupazione e lavoro, potere d´acquisto, economia e sviluppo. Il sondaggio commissionato dal Pd romano indaga anche i gusti dell´elettorato in fatto di alleanze: agli elettori del Pd piace in maggioranza l´accordo «con forze moderate del centrosinistra ma senza Prc, Pdci e Verdi mentre a quelli del Pdl si dividono a metà tra l´attuale alleanza e quella che includeva anche l´Udc.

Pochi dubbi su chi vincerà a Firenze nella primavera del 2009: secondo il 54,5 del campione diventerà sindaco il candidato del centrosinistra e il 45,3 dichiara che lo voterà. Ma è alta anche la percentuale degli incerti (7,4) e di quelli che decideranno in base al nome del candidato, a prescindere dallo schieramento politico che rappresenta. La fetta da conquistare è il 13,7 per cento, un numero che potrebbe rivelarsi decisivo. Occhio dunque a non sbagliare la scommessa.
(23 luglio 2008)

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Tour de France, ancora doping: cos'è l'EPO?

Il seguente testo è tratto dal sito  http://www.ucycling.com/
Il metodo cosiddetto dell’emotrasfusione e l’ormone eritropoietina rappresentano due fondamentali mezzi di doping ematico nella pratica dello sport, soprattutto nelle specialità di resistenza, laddove – cioè – è di fondamentale importanza il possesso di efficienti meccanismi di trasporto dell’ossigeno ai diversi distretti organismici e di cessione dello stesso ai tessuti impegnati nel lavoro. L’Eritropoietina (Epo) è un ormone prodotto in un soggetto adulto per il 90% dal rene e solo in piccoli quantitativi anche dal fegato che, invece, rappresenta la fonte principale durante la vita fetale. Svolge il fondamentale compito di stimolare la produzione e la crescita dei globuli tossi (o eritrociti o emazie). Questa funzione di stimolazione dell’eritropoiesi viene esercitata dall’eritropoietina nel midollo osseo, sul gruppo cellulare cosiddetto dell’eritrone.

effetti collaterali

L’eritropoietina ricombinante umana (rHuEPO) non è in grado di selezionare, all’interno dell’eritrone, le cellule più adatte per diventare eritrociti: tale incapacità di discernimento (risultante edell’apoptosi) comporta che tutte le cellule dell’eritrone, anche quelle imperfette, passino attraverso i previsti livelli di maturazione e diventino eritrociti. Secondo le segnalazioni provenienti dalla letteratura scientifica, ciò comporterebbe il rischio di sviluppare nel tempo addirittura malattie tumorali oltre che altre gravi patologie (eritroleucemia, policitemia vera, aplasia della serie rossa da formazione di anticorpi anti-EPO, leucemia mieloide acuta da aumentata concentrazione di EPO nel sangue, ecc).

tendenza alla trombofilia, indipendente dal valore di ematocrito: infatti, l’EPO ha la capacità di inibire fattori della coagulazione del sangue, come la proteina "S", motivo per il quale – anche con valori di ematocrito assai bassi – può verificarsi la formazione di trombi intravascolari, nei diversi distretti ed organi corporei (fegato, reni, polmoni, ecc.);

tendenza alla trombofilia, dipendente dal valore dell’ematocrito: infatti, l’emoconcentrazione, dovuta all’incremento della massa dei globuli rossi circolanti, può comportare la formazione di grumi e di coaguli sanguigni, all’interno sia delle cavità cardiache atriali e ventricolari sia dei vasi sanguigni, venosi ed arteriosi, dei diversi distretti ed organi corporei (fegato, reni, polmoni, ecc.);

emoconcentrazione, ovvero neutralizzazione del fenomeno della emodiluizione (cosiddetta pseudo-anemia dell’atleta di resistenza), che è fenomeno decisamente positivo, soprattutto perché responsabile sia di un miglior rendimento meccanico del cuore, sia della costituzione di una elevata riserva di liquidi da impiegare per la sudorazione;

potenziale incremento delle resistenze vascolari nelle zone profonde del cervello, con possibile instaurarazione di un invecchiamento precoce delle strutture, di anticipazione delle modificazioni degenerative età-dipendenti, di alterazione del ruolo fisiologico delle sostanze deputate alla trasmissione degli impulsi nervosi, di aumento delle azioni negative esercitate dai radicali liberi, ecc.);

ipertensione, conseguente sclerosi vascolare (nei diversi distretti ed organi corporei, come fegato, reni e polmoni) ed accresciuto rischio di infarto;

convulsioni;

encefalopatia ipertensiva;

leucoencefalopatia (con modificazioni della sostanza bianca cerebrale.

produzione di anticorpi anti-epo (anche quella umana) con conseguente necessitá di trasfusioni di sangue a vita

Alcuni dei danni connessi all’utilizzazione dell’EPO ricombinante umana, a scopo di doping, sono tipici anche della pratica dell’emotrasfusione. L’emotrasfusione comporta, da parte sua, altri rischi assai gravi:

emolisi, con massiccia distruzione di globuli rossi, dovuta soprattutto a sangue non compatibile e manifestantesi con la comparsa nel plasma e nelle urine di emoglobina, arrossamento del volto, dolori addominali, ecc.;

emosiderosi, ovvero aumento dei depositi di ferro nel fegato, nel pancreas, nel cuore e nelle ghiandole, con rischio di sviluppare una emocromatosi;

ipertermia, ovvero pericoloso incremento della temperatura corporea, in seguito a stimolazione del centro termoregolatore da parte di sostanze pirogene (prodotte da inquinanti batterici del sangue conservato), con conseguente inefficace processo di smaltimento del calore corporeo;

ittero emolitico, per passaggio dei pigmenti biliari, dal circolo sanguigno ai tessuti;

nefrite, ovvero insieme di lesioni reattive sia dei glomeruli renali sia delle microscopiche anse capillari che ne fanno parte, ipertensione arteriosa, alterazioni dell’urina (nel ritmo, nella quantità, nelle modalità di escrezione, nelle stesse caratteristiche chimico-fisiche);

reazioni allergiche a conservanti, a farmaci e ad altri additivi del sangue, con possibilità di reazioni umorali (febbre, orticaria, dolori agli arti, ingrossamento delle ghiandole linfatiche), alterazioni anche gravi di cute e mucose (eruzioni, fotodermatosi, edema dei tessuti, congiuntiviti, riniti, nefriti), depressione della funzionalità del midollo osseo (con comparsa di anemia, trombocitopenia, agranulocitosi, ecc.), epatite allergica;

shock emolitico, con cefalea, artralgie, lombalgia, vertigine, sudorazione, brividi, febbre, collasso cardiocircolatorio, ipotensione, perdita della coscienza, ecc.).

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Sperimentazioni idoser

TORINO
La nuova droga sonora funziona, e fa paura. «L’ho provata insieme ai miei specializzandi e l'effetto è stato immediato: mal di testa, sonnolenza, stordimento, formicolii. Abbiamo dovuto interrompere l'esperimento. Senza dubbio funziona». Donato Munno, psichiatra e professore di Psicologia clinica alla facoltà di Medicina di Torino, nonché autore del saggio «Nuove droghe e nuovi tossicomani», ha scaricato «iDoser» da internet, le ha provate e ha scoperto che il suo testo merita un aggiornamento.

Che la musica entri nell’animo lo diceva già Platone più di duemila anni fa. Ma che le onde sonore spacciate on line riproducano gli effetti di cocaina, extasy, eroina, Lsd e marijuana è roba da maniaci del computer del terzo millennio. Trecento anni dopo le sonate di Mozart che sedavano le crisi epilettiche, i cybernauti si sono inventati le iDoser: bastano un pc, una connessione a internet e un paio di cuffie e la dose è pronta da consumare «sdraiati nel letto e possibilmente al buio», raccomanda il principale sito-pusher.

A preoccupare è la dipendenza psichica: «Le droghe che creano carenza fisica sono in calo - spiega Munno - Oggi la tendenza è assumere sostanze che permettano una vita normale, come la cocaina. E le iDoser vanno in questa direzione: si ha “voglia”, non “bisogno”» di consumarle. Mi vengono in mente i riti ancestrali dove la musica ripetuta a una precisa cadenza porta in stati di trance e ipnosi. Oppure si pensi alla musicoterapica, dove il suono che riattiva onde cerebrali ha risvegliato persone dal coma», come è successo a Torino, all’ospedale delle Molinette, nel 2002.

Il sistema funziona sulla base dei cosiddetti «battiti binaurali», sperimentati sul cervello negli anni Settanta dal medico newyorchese Gerald Oster. Spiega il professor Ferdinando Rossi, ordinario di Neurologia a Torino: «Vengono applicate alle orecchie frequenze diverse tra loro: la differenza crea una stimolazione nel cervello, tanto più forte quando più intense sono le onde. Le frequenze cerebrali vanno da 1 a 4 hertz per il livello Delta, quello del sonno profondo, ai 30 dello stato vigile, che corrisponde alla frequenza Beta». Le iDoser vengono sparate in un orecchio a 500 hertz, nell’altro a 510. Sono i dieci della differenza a provocare lo «sballo».

Sono centinaia le pagine web dedicate alla nuova fusione, ancora più numeose le proposte. «Una dose - si legge su un sito - costa appena 3 euro, mentre un mp3 con Peyotl, cocaina, marijuana e oppio costano tra i 16 e 13 euro. Stessi prezzi per Lsd, extasi e morfina». Listini che la Guardia di Finanza conferma: «Il rischio - spiega il maresciallo Antonio Landi - è a lungo termine. Una volta scaricate da Internet sono riutilizzabili infinite volte. Senza contare che ne verranno prodotte altre e questo alimenterà un mercato che promette già centinaia di migliaia di clienti».

Oltreoceano c'è già chi si è inventato tournée in giro per il mondo a base di onde a bassa frequenza, che più che concerti sembrano ipnosi collettive: «Lavoravo in un locale dove stavano suonando i Sunn O))) - spiega Mema Trapani, ventisette anni, torinese - una band di Los Angeles. Avevo i tappi ma non sono serviti a nulla: ho iniziato a sentire le formiche nelle vene, mi si è appannata la vista, non stavo in piedi, tutto era al rallentatore. È stato angosciante. L'effetto è passato solo quando sono uscita dal locale».

In rete, giovani adepti di tutto ilmondo si scambiano entusiasmi sulla nuova droga quasi a costo zero: «Questa roba è super!» sottolinea James. «A me ha fatto effetto dalla quarta volta - ribatte Liu 92 - Ora sono quasi dipendente. Mi faccio tutti i giorni». «Io ho provato la cocaQH - aggiunge Zioser - ho iniziato a ridere senza senso». «La marijuana sonora è stupefacente - scrive Giacomo -. Prima di provarla ero ultrascettico, ma ho cambiato idea, ha gli effetti di una vera canna».
 
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