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Novità altro

Yogurt magico o grossa bufala?

  L'Università di Firenze ha aperto un'inchiesta interna conoscitiva nei confrontidi Marco Ruggiero, docente ordinario di biologia molecolare, accusato di aver tenuto lezioni negazioniste sull'Aids. Lo ha deciso il rettore, Alberto Tesi, a seguito di una lettera ricevuta da pazienti e attivisti del sito HivForum.info. "Il professor Ruggiero è da tempo internazionalmente noto per il suo contributo alle tesi negazioniste - scrivono nel documento - supportando in congressi, pubblicazioni e interventi pubblici la teoria che nega che il virus dell'immunodeficienza umana sia l'agente causale della sindrome da immunodeficienza acquisita".

La commissione di indagine dovrà pronunciarsi, anche su due studenti che si sono laureati con Ruggiero. Peter Duesberg, capofila dei "negazionisti" in America, è 'l'ispiratore' del team di Ruggiero. Secondo lateoria sull'AIDS  sarebbe una sindrome conseguente, a loro dire, all'abbassamento delle difese del sistema immunitario, e non sarebbe dimostrato che sia il virus a causare questo indebolimento.

Ma quale potrebbe essere un rimedio? Antibiotici e cortisonici sarebbero fortemente sconsigliati, e, Ruggiero, come scrive nella lettera inviata all'università il gruppo Hiv Forum, sarebbe arrivato a contattare pazienti in rete proponendo l’uso di yogurt addizionato di Gc-Maf. Sarebbe questa la proteina con effetti “rafforzatori del sistema immunitario” e che consentirebbe all’organismo di combattere il virus senza l’uso di farmaci antiretrovirali. Secondo la ricerca questa tesi sarebbe del tutto infondata.

Tabacco e alcol: i biocarburanti del futuro


Greenstyle.it - Usare i vizi come fonte di energia: non è una trovata pubblicitaria, ma un vero e proprio trend che si sta diffondendo negli USA. Tabacco e alcol, la cui industria è da tempo in declino sia per la crisi che per gli aumenti delle imposte statali, potrebbero essere usati come fonte energetica da biomasse.

L’industria delle bevande alcoliche negli States sta già cercando un “rebranding”, avviando una serie di operazioni che mirano all’uso degli scarti dei liquori prodotti a livello industriale come fonte di sostentamento per la stessa industria, riducendo così l’impatto delle attività produttive sull’ambiente e i costi operativi.


Leggi l'articolo su greenstyle.it

Dipendenza da cibo: gli effetti dell’indice glicemico visti alla Risonanza Magnetica


Dronet - Ci sono alcuni alimenti che, più di altri, hanno la capacità di attivare le stesse aree cerebrali coinvolte nella dipendenza da sostanze. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell'Obesity Prevention Center del Boston Children's Hospital, studiando come particolari carboidrati agiscano sui centri del piacere del cervello in maniera analoga a come fanno le droghe. I risultati della ricerca, pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition, hanno mostrato che, in particolare, i cibi ad alto indice glicemico stimolano la produzione di dopamina nel nucleo accumbens, una regione cerebrale che gioca un ruolo chiave nei comportamenti di dipendenza. I ricercatori hanno reclutato 12 volontari di sesso maschile, con un'età compresa tra i 18 e i 25 anni, con un indice di massa corporea che li collocava tra il sovrappeso e l'obesità. Tutti i partecipanti dovevano bere, in tempi diversi, due frullati che in apparenza risultavano uguali: stesso colore, stesso sapore, stesse calorie. Uno però conteneva carboidrati ad assorbimento veloce (alto indice glicemico), mentre l'altro a basso indice glicemico e a lento assorbimento. L'indice glicemico è un parametro che misura la velocità con cui aumenta la concentrazione di glucosio nel sangue in seguito all'assunzione di un dato alimento. Monitorando la glicemia e, tramite risonanza magnetica funzionale, l'attività cerebrale dei partecipanti nelle 4 ore successive all’assunzione, gli scienziati hanno scoperto che i cibi ad alto indice glicemico causano un iniziale aumento nei livelli di zuccheri, seguito da una rapida diminuzione nelle ore successive, riduzione della glicemia che è risultata essere associata ad un appetito eccessivo e ad un'attivazione intensa del nucleus accumbens, con rapido rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale nella regolazione del piacere. Tale fenomeno non dipenderebbe tanto dalle calorie presenti nel cibo, quanto dal suo indice glicemico.
Secondo gli studiosi, limitare i carboidrati ad alto indice glicemico, come il pane bianco e le patate, potrebbe aiutare le persone obese a ridurre la ricerca di cibo e a controllare il bisogno di mangiare eccessivamente.

Reggio Emilia, ecco la prima "casa" per i giocatori d'azzardo patologici

 

Si chiama "Pluto", è una struttura pubblica aperta tutto l'anno e completamente gratuita. Apre i battenti in Emilia-Romagna grazie al contributo della Regione e dell'associazione Giovanni XXIII. I pazienti saranno segnalati dalle Ausl del territorio

 REGGIO EMILIA - Apre a Reggio Emilia "Pluto", la prima struttura residenziale pubblica in Italia aperta tutto l'anno e dedicata ai giocatori d'azzardo patologici. Una "casa" completamente gratuita, dove i pazienti saranno ospitati in base alle segnalazioni delle Ausl del territorio. “Se alcuni giocatori d’azzardo facoltosi avevano già l’opportunità di seguire terapie in costose cliniche private per “disintossicarsi”, ben poco potevano fare i semplici cittadini che magari, proprio per il gioco d’azzardo, avevano dilapidato anche le ultime risorse familiari” afferma Matteo Iori, presidente dell’associazione “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”, una Onlus che ha contribuito a realizzare il centro assieme alla Regione.

La struttura è stata aperta in un luogo anonimo della città, mentre “i ricoveri saranno brevi e personalizzati (da due settimane a tre mesi)” racconta Umberto Caroni, responsabile dell’Azzardo Point del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII.  “Il numero di utenti accolti sarà basso (6 persone alla volta di entrambi i sessi), e gli invii saranno decisi insieme alle Ausl competenti per il territorio di residenza del giocatore". 

Le attività terapeutiche si baseranno su "test diagnostici specifici, colloqui individuali, gruppi psicoeducativi con una trentina di contenuti diversi, lezioni specifiche sul gioco d’azzardo e i pensieri cognitivi erronei, consulenze legali e sulle forme di sovraindebitamento e attività culturali, ricreative e ludiche, ovviamente senza denaro in palio”.

bologna.repubblica.it/cronaca/2013/07/08/news/reggio_emilia_ecco_la_prima_casa_per_i_giocatori_d_azzardo_patologici-62619248/

Test anti droga e alcol ai gondolieri, li deciderà una valutazione legale

 Lo ha stabilito il consiglio dell'Ente gondola, che si è riunito dopo le segnalazioni di alcuni comportamenti poco ortodossi e la comparsa di un video su You Tube

VENEZIA - Sarà l'avvocatura civica a stabilire se c'è la possibilità o meno di sottoporre i gondolieri di Venezia ai test anti-droga e anti-alcol. Lo ha deciso lunedì 8 luglio il consiglio dell'Ente gondola che si è riunito dopo le segnalazioni di alcuni comportamenti poco ortodossi dei gondolieri, ma anche dopo le immagini postate su Youtube, nelle quali un uomo, per sperare in un posto di lavoro al servizio dei gondolieri ("gancer" ovvero attraccatore), si è cimentato in una falsa prova di nuoto allo "stazio" vicino a San Marco. L'Ente gondola - per parola del suo Presidente Nicola Falconi - ha scelto «una linea prudente ma fattiva» perchè i gondolieri, come ditte individuali, potrebbero sfuggire ai controlli che sono invece previsti per tutti gli addetti del trasporto pubblico. L'avvocatura civica, tra l'altro, dovrà valutare la possibilità dei test anche alla luce delle due attività che i gondolieri svolgono: una, quella di traghetto, che è ritenuta sostitutiva dei vaporetti, e l'altra, giuridicamente diversa, di noleggiatori, quando portano in giro le comitive per i canali.

Le ultime vicende hanno poi spinto il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ad incontrare il Presidente dell'Ente, dei Bancali (gondolieri) e il candidato "gancer" per chiarire definitivamente la vicenda che quest'ultimo, finito su Youtube, aveva ridimensionato con una lettera poi resa pubblica. Nonostante ciò, martedì 16 luglio è convocato un consiglio di disciplina dell'Ente che provvederà a sanzionare i responsabili dello "stazio" per l'omesso controllo sul gesto del "nuotatore". A fine mese, invece, il sindaco incontrerà la quarantina di bancali (rappresentanti dei singoli "stazi" delle gondole) per richiamare tutti i gondolieri ad un comportamento dignitoso. «Inutile spendere soldi per promuovere Venezia - rileva Falconi - quando il gesto di un gondoliere, uno dei simboli della città, può provocare un danno d'immagine irrecuperabile». (Ansa)

26 GIUGNO: GIORNATA MONDIALE CONTRO LA DROGA

 

CeSDA- L’ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) ha stimato in 200 milioni le persone che hanno assunto droghe almeno una volta in un anno. Di questi, 25 milioni sono considerati tossicodipendenti. Ogni anno 200.000 persone muoiono per malattie correlate all’uso di stupefacenti. I giovani sono i più coinvolti: l’uso di droga tra i 14 e i 30 anni è più che doppio rispetto a quello della popolazione generale, tre volte maggiore nel caso della cannabis.
Dietro queste cifre si cela un commercio illegale che fattura miliardi di euro. Secondo il Libro Bianco del Consiglio Italiano delle Scienze Sociali, solo in Italia le stime prudenziali del fatturato del mercato della droga si aggirano oggi sui 24 miliardi di euro annui, praticamente pari all’ultima legge finanziaria nazionale.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi fenomeni, la data del 26 giugno è stata proclamata Giornata internazionale contro il consumo e il traffico di droga. Un appuntamento reso quest’anno più “delicato” dalle recenti dichiarazioni della Commissione globale per le politiche sulla droga: “Cinquant’anni di guerra alla droga hanno fallito e all’Onu non resta che prenderne atto. Dicendo basta alla criminalizzazione e trattando l’emergenza mondiale per quello che è: una questione sanitaria”, ha detto l’ex presidente delle Nazioni Unite Kofi Annan, suo prestigioso membro.
La Commissione ha presentato il 2 giugno scorso a New York il suo rapporto annuale. I dati più recenti dicono che nel periodo che va dal 1998 al 2008 l’uso di cannabis è cresciuto dell’8,5%, quello di cocaina del 27% (con un aumento dei consumatori da 13,4 a 17 milioni di persone) e quello degli oppiacei addirittura del 34,5%, arrivando a coinvolgere circa 17 milioni e mezzo di persone.
Prigioni piene, aumento dei tossicodipendenti, arricchimento delle narcomafie e impoverimento dei contribuenti, che hanno dovuto versare milioni di euro: questi secondo la Commissione sono i veri “risultati” di 50 anni di lotta alla droga.
Non è l’approccio repressivo ma solo quello sanitario – sottolinea il rapporto – a produrre miglioramenti tangibili. A dimostrarlo casi come quello del Portogallo, dei Paesi Bassi, e di una provincia australiana dove, combinando trattamenti medici e politiche di liberalizzazione e controllo, si è riusciti ad abbassare di molto i consumi di sostanze stupefacenti. L’Olanda per esempio, grazie a politiche sanitarie mirate, ha il più basso consumo di eroina nell’Europa dei quindici; dai 30.000 consumatori del 2001 si è scesi ai 18.000 del 2008.
Per quanto riguarda l’Italia, una recente ricerca di GfkEurisko e Federserd – associazioni che riuniscono e rappresentano gli operatori dei 564 Serd nazionali – dice come la qualità media della vita di un tossicodipendente sia migliorata negli anni, grazie a nuovi tipi di trattamento. L’indagine sottolinea come l’80% dei pazienti apprezzi l’integrazione tra terapia farmacologica e sostegno psico-sociale, perché “permette di condurre una vita normale e stabile”. Il 50% dei pazienti oggi in cura presso i Serd (Servizi per le dipendenze) lavora, ha un titolo di studio superiore e una famiglia. «Oggi il consumo di droghe fa parte della più generale cultura dell’eccesso e molti di quelli che consumano droghe sono integrati nella società. Nei Serd non ci occupiamo più di emarginati ma di malati. E, con 100.000 pazienti in cura, sottraiamo ai trafficanti un miliardo e 700.000 euro all’anno.» ha detto Pietro D’Egidio, segretario nazionale di Federserd.

IRAN - Traffico droghe. L'Iran chiede aiuto al mondo


Notiziario ADUC - L'Iran ha chiesto, ieri, alla comunita' internazionale di rafforzare la lotta contro il traffico di droga, un flusso che tocca la Repubblica islamica grazie alla sua vicinanza all'Afghanistan, primo produttore al mondo di oppio secondo l'ONU. “Invitiamo i Paesi che sono coinvolti nel traffico di droga a fare maggiori investimenti” e a “fornire i mezzi necessari” alle forze antidroga iraniane, ha dichiarato Alaeddin Boroudjerdi, presidente della commissione degli Affari Esteri e della sicurezza nazionale. Il vice-capo della polizia nazionale, Ahmad-Reza Radan, ha denunciato le sanzioni internazionale, imposte per tentare di piegare Teheran sul proprio programma nucleare contrastato da molti, e che impedisce all'Iran di “avere cani anti-droga addestrati, dei semplici sistemi elettronici o anche un piccolo contributo economico”. “L'Iran e' sul fronte rispetto alla lotta antidroga, il nostro lavoro non e' diretto solo a proteggere l'Iran ma anche tutti gli altri Paesi che hanno il problema della droga”.
Radan e Boroudjerdi si sono espressi cosi' durante una cerimonia, in un sito governativo a Teheran, in cui 50 tonnellate di diversi tipi di droghe sono state incendiate nell'ambito della Giornata internazionale contro il traffico di droghe. Ieri, in tutto il Paese, sono state distrutte 100 tonnellate di droghe sequestrate a Teheran e in altre 16 citta'.
L'Iran condivide 936 chilometri con l'Afghanistan, primo produttore di oppio (74% della produzione modiale illegale di oppio nel 2012) secondo l'Unodc. Secondo le autorita' iraniane, piu' di 3.700 appartenenti alle forze dell'ordine sono stati uccisi e piu' di 12,000 feriti negli scontri contro i trafficanti di droghe che venivano principalmente dall'Afghanistan. Circa 500 tonnellate di diversi tipi di droghe sono state sequestrate tra marzo del 2012 e marzo del 2013 in Iran e 115 tonnellate dopo questa data, ha detto Radan. Importante strada di transito della droga verso l'Europa, il Medio-Oriente e l'Africa, in provenienza dall'Afghanistan, l'Iran e' anche vittima diretta del problema, con circa due milioni di drogati, 400.000 dei quali eroinomani, rispetto ad una popolazione di 75 milioni di persone, secondo le stime ufficiali.

Anoressia e bulimia: malattie poco considerate

 Anoressia e bulimia: tutti ne sentono parlare quotidianamente, ma sono pochi coloro che si rendono conto della gravità di entrambe le malattie.

Questi fenomeni, contrariamente a quanto si pensa, possono colpire sia uomini sia donne ad ogni età: possono derivare da un disagio psicologico interiore, che può essere un trauma infantile che si ripercuote anche in età adulta, da un rapporto contrastato con la famiglia, dalla poca autostima e dal sentirsi sempre inferiore ad altri.

Nasce quasi sempre per gioco l'idea di perdere peso spinti dalla voglia di perfezionarsi e attirare l'attenzione di altre persone.

Vediamo i primi segnali di questa malattia e i comportamenti psicologici di chi ne è afflitto.

Partiamo ad analizzare il fenomenoanoressia: definiamo anoressica la persona che scende sotto l'85% del peso normale, ciò avviene inizialmente eliminando le cose più caloriche fino a saltare quasi tutti i pasti e ci si limita ad un frutto nell'arco di una intera giornata, seguito da esercizio fisico eccessivo o dalla deglutizione di pastiglie diuretiche o lassative.In molti casi avviene l'induzione del vomito per raggiungere prima il dimagrimento.

A livello di aspetto fisico i danni sono molteplici e vanno dalla caduta dei capelli, all'invecchiamento cutaneo precoce; nelle donne si arriva alla totale assenza del ciclo mestruale, alla sterilità e alla mancanza del desiderio sessuale.

Secondo fenomeno, ma non meno grave, la bulimia: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un disagio psicologico e all'incapacità di imporsi al mondo esterno.

La bulimia si manifesta con abbuffate incontrollate, dopo le quali chi è bulimico si sente in colpa e ricorre spesso all'assunzione di pillole, come diuretici e lassativi e non manca mai l'induzione del vomito. Quando questi episodi si succedono 2 o 3 volte a settimana siamo di fronte ad un caso di malattia molto seria.

Differenza principale tra i due fenomeni è che chi soffre di anoressia al cibo non si avvicina ed è comunque molto sotto peso, mentre una persona bulimica può essere normopeso.

Se avete il dubbio che una persona a voi cara stia entrando in questo tunnel di consultare subito uno specialista, perché è raro riuscire ad uscirne da soli.

news.supermoney.eu/salute/2013/06/anoressia-e-bulimia-malattie-poco-considerate-0020739.html

Dipendenza da caffè, una vera e propria patologia

L'American Psychiatric Association l'ha inserita nel manuale dei disturbi mentali - F. Fumagalli

 

Ticinionline - ARLINGTON - Tanti studi hanno dimostrato che bere 3-4 tazzine di caffè al giorno, a meno che non si soffra di problemi cardiaci, fa bene all’organismo grazie alle sue proprietà antiossidanti.

Ma esistono anche due patologie legate al caffè, inserite recentemente nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association: la crisi d’astinenza da caffè e l’intossicazione da caffè.

 

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Seyi Kolade, una vita distrutta dalla dipendenza dal sesso


Julienews, articolo di F. Stefanelli - LONDRA- Seyi Kolade racconta la sua dipendenza dal sesso, una dipendenza dettata da fallimenti lavorativi e personali che l'ha portata ad andare a letto con 370 uomini, spesso erano degli sconosciuti,  tutti i giorni della sua vita per 13 anni.

"La dipendenza dal sesso, molto spesso, viene associata solo agli uomini. Nulla di più sbagliato, ha distrutto la mia vita per più di 13 anni. Era un ciclo dal quale non riuscivo a scappare". Questo quanto racconta Seyi, oggi avvocato di 35 anni.


Leggi tutto l'articolo su Julienews

help!!!

Sono appena rientrata a casa dopo un'esperienza allucinante di 4 giorni.

Avevo deciso di partecipare ad un corso di meditazione della durata di 10 giorni che si sta svolgendo tuttora in corso in Toscana.

Premetto che era un corso gratuito presso un centro che per ovvi motivi ometto.

Partecipano altre persone che sono rimaste lì e sono sinceramente preoccupata.

Il corso iniziava alla sera del nostro arrivo, dopo una cena a base vegetariana e acqua (l'unica disponibile era quella del rubinetto che proveniva dalle loro cisterne e quindi "potabile") ho iniziato ad accusare i primi sintomi: torpore agli arti inferiori, crampi addominali, dolore alle gambe. Ogni ora durante la notte mi alzavo per urinare ed era tanta di colore trasparente tendente al verde. Le feci, con odore chimico molto forte i primi due giorni scura gli ultimi dissenteria con lo stesso odore. I sintomi di dolore sono peggiorati gli ultimi due giorni. La permanza in quel centro comportava dei divieti e il sequesto dei cell, mp3, portatili qualsiasi distrazione. Nel divieto c'era anche il silenzio assoluto senza possibilità di confrontarsi con gli altri. Dalla prima sera ho espresso la mia volontà di andarmene via e mi è stato impedito dicendo che era il processo di guarigione in atto e che stavo lavorando bene e quindi non mi restituivano le mie cose compresa la carta d'identità. Ero spossata nel corpo e nella volontà. Durante il giorno ci sfinivano con interminabili meditazioni obbligatorie anche se si stava male. Facevo tutto al rallentatore. Ieri pomeriggio i sintomi sembravano di congestione: battiti accellerati, brividi freddi con sudorazione fredda e mentre, avvolta da una coperta, cercavo di non svenire e sopportavo le due ore di meditazione di gruppo, la mia mente urlava di andarmene via subito. Non so se per via della sudata che ho liberato il mio corpo da qualche sostanza non naturale ma ho ritrovato la volontà e la forza di reagire. Vi ometto la mia fuga che non serve ad identificare la sostanza. Da una mio controllo ho scoperto che in un locale vietato agli allievi ho trovato scorte di acqua imbottigliata che a quanto pare usavano solo loro e cibo che non era compreso nella nostra alimentazione....che era di un pasto principale una colazione e come cena solo thè o tisane....sempre con l'acqua del rubinetto. Era vietato digiunare e i pasti sempre sotto il controllo di un addetto. Giravamo tutti come lobotizzati...gli uomini divisi dalle donne in percorsi stabiliti e transennati. Vicino ai serbatoi la puzza era identica alle feci....e non era la fogna in quanto gli alloggiamenti erano in basso rispetto ai serbatoi che sormontavano la collina o montagnetta.

ciao Claudio

 

claudio rocchi
 

Claudio Rocchi ci ha lasciati a 62 anni. Il ricordo di uno dei più grandi e visionari protagonisti del rock italiano.

di Valerio Mattioli - repubblica.it

 

Di persona Claudio Rocchi l’ho incontrato una sola volta, quattro mesi fa. L’avevo cercato per parlare dei suoi dischi degli anni 70, e lui si dimostrò sin dalla prima telefonata felice di darmi una mano. Passammo un intero pomeriggio in un bar di viale Cortina d’Ampezzo, zona ovest di Roma. Era arrivato in stampelle, ma aveva voluto comunque camminare un po’. Prese un tè, da quel che mi ricordo; forse due, visto che la chiacchierata si prolungò oltre i termini previsti. Era solare, entusiasta, ottimista: l’esatto ritratto del Rocchi che mi ero immaginato. Mi aveva parlato delle nuove imprese con Gianni Maroccolo, dell’autobiografia che aveva in programma di scrivere, della casa in Sardegna dove passava la maggior parte dell’anno. Poi era tornato con la memoria alla Milano degli anni 60, ai primi viaggi psichedelici, al debutto in radio con Per voi giovani, e da lì al suo primo disco del 1970, alla comune di Terrasini in Sicilia, alle trasferte in Oriente, alla Roma di Trastevere e delle bettole off off, alle feste del proletariato giovanile, e a tutta quella fauna che popolò una stagione irripetibile non solo della musica italiana, ma della cultura underground tout court.

Di questa cultura, Claudio Rocchi era al tempo stesso memoria storica e irripetibile testimone. La sua scomparsa è di quelle che fanno male, tanto male. Innanzitutto per la persona: un hippie mai pentito e però non nostalgico, fedele ai propri principi anche quando su tali principi cala la cinica patina del demodé, del meglio che non se ne parli, dell’ormai è roba passata. E poi per il personaggio, per il musicista, per il gigante che fu. Perché Claudio Rocchi è stato veramente tra i più grandi. Tra i pochi, in questo paese a forma di Stivale, a osare… ecco, lui avrebbe detto l’esperienza.

Era un termine, «l’esperienza», che Rocchi ripeteva spesso, e che compresi più o meno spontaneamente senza chiedere ulteriori spiegazioni, semplicemente andando con la memoria ai suoi dischi e al suo tragitto oltre che artistico umano. Ci divertimmo, in quel bar di viale Cortina d’Ampezzo, a suddividere i protagonisti del rock italiano anni 70 in quelli che l’esperienza l’avevano fatta e quelli che invece no. «La PFM?» «Uhm, direi di no. Il progressive era troppo cervellotico, mai capito perché mi affiliassero al genere». «Franco Battiato?» «Be’, lui sì, certo». «Gli Aktuala?» «Assolutamente sì. Loro per primi». Non era faccenda né di sostanze psicotrope né di aiutini chimici. Era semmai una prospettiva, l’idea di allargare i confini di una ricerca personale che trasmutava spontaneamente in musica; perché di questa ricerca, la musica era espressione contemporaneamente intima e condivisa; e quando le cose funzionavano a dovere, a uscirne erano né più né meno che capolavori.

È sintomatico che il primo album di Rocchi si chiamasse Viaggio. La metafora potrà apparire scontata, ma da quell’esordio parte veramente un tragitto che ha le sfumature della scoperta continua: la prima, definitiva tappa arriva già nel 1971 e si chiama Volo Magico N.1, uno dei dischi definitivi della psichedelia italiana, forse l’unico vero classico del genere mai prodotto nel nostro Paese. È un disco celebrato e spessissimo citato,Volo Magico N.1, con quella sua lunga jam che che trasuda un’idea di comunità diretta emanazione delle vibrazioni dell’epoca. Ma siamo ancora agli inizi: arriveranno altri dischi forse meno fortunati ma che lo imporranno quale eccentrico bardo del folk lisergico nostrano, fino a quando nel 1974 Rocchi fa coppia con Walter Maioli degli Aktuala e sforna quel gioiello che è Il Miele dei Pianeti Le Isole Le Api. Con quel disco, per Rocchi si chiude un’epoca. Mi spiegò che a quel punto il sogno comunitario era svanito, che la violenza politica aveva preso il sopravvento, che le ambizioni nobili ma un po’ ingenue della controcultura stavano soccombendo, schiacciate dallo scontro frontale degli anni di piombo.

Quel senso di intima rassegnazione, di silenzioso ritorno al privato, di sereno (ma in filigrana amaro) bilancio tanto personale quanto generazionale, esplode in quel capolavoro assoluto che è Rocchi, il suo album del 1975. Rocchi sperimenta in casa, traffica con nastri ed elettronica, affoga le sue delicate litanie folk in uno straniante panorama a cavallo tra tentazioni avantgarde e semionirici appunti di viaggio, e a uscirne è una specie di doloroso manifesto di un’era. Tanta è la disillusione che l’anno dopo arriverà un disco per sola elettronica chiamato Suoni di frontiera: un altro piccolo capolavoro di sperimentazione fai-da-te, che nel suo austero mutismo suona quasi come un commento sul senso di un percorso collettivo iniziato carico di slanci utopici e finito col saccheggio dei polli surgelati a Parco Lambro 76.

Claudio Rocchi proseguirà ancora con un paio di titoli più classicamente italorock suCramps. Si ritirerà negli anni 80 a seguito di note scelte personali. Tornerà negli anni 90, e il suo lavoro verrà col tempo riscoperto da una nuova generazione di visionari sia italiani che (soprattutto) non. Il suo ultimo album in solo, In Alto, è del 2011. Nello stesso anno aveva collaborato con gli Effervescent Elephants, storica band della neopsichedelia italiana anni 80, come a dire generazioni a confronto. Come tanti, seguivo sul suo facebook gli aggiornamenti in merito al prossimo album in compagnia di Maroccolo e i suoi ricordi zeppi di aneddoti, curiosità, ameni e però illuminanti squarci su un tempo che fu. In quel bar in cui ci incontrammo a febbraio, mi disse che era in preparazione la ristampa completa dell’intero suo catalogo. Spero che il progetto si avveri. Anzi, che tale catalogo venga finalmente riproposto in versione integrale, è un dovere: per l’Italia, è un patrimonio di esperienze rimasto tuttora ineguagliato.

 

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