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Novità altro

Sisa, la droga killer che viene dalla Grecia: fatta con l'acido delle batterie e lo shampoo

ATENE - La crisi si fa sentire in tutta Europa, ci sono paesi dove si avverte di più, in altri di meno. LaGrecia, sicuramente, è uno di quegli Stati che se la sta vedendo peggio. E a peggiorare è anche la qualità della vita dei propri abitanti: i poveri si stanno moltiplicando e i tossicodipendenti aumentano a vista d'occhio in tutta la nazione. Ma, avendo a disposizione pochi soldi, e cercando di 'evadere' mentalmente dallo scenario apocalittico della forte crisi, si aveva bisogno di una droga low cost, assimilata con ingredienti di riciclo, di basso costo.
È nata così la Sisa, denominata appunto la 'metanfetamina dei poveri', fatta con l'acido delle batterie, con il sale, con lo shampoo e con l'olio del motore. Un mix letale, insomma.

 “Negli ultimi due anni i tossicodipendenti sono diventati più autodistruttivi - commentano ifunzionari di governo greco - soprattutto nella periferia di Atene dove la crisi è più forte”.

“La Sisa è una droga di strada - dice CharalamposPoulopoulos, direttore di KETHEA, un'organizzazione che si dedica al recupero dei tossicodipendenti - Spesso la Sisa viene prodotta in laboratori casarecci”.

Dopo la Krokodil, sviluppata in Siberia e i sali da bagno, che ha letteralmente spopolato negli StatiUniti e in Canada, ora bisognerà fare i conti anche con la Sisa, una nuova, letale, pericolosissimadroga killer.

www.ilmattino.it/primopiano/esteri/sisa_droga_killer_grecia_acido_batterie/notizie/414123.shtml

Qualità della vita, Padova tra le province peggiori per spaccio di droga

L' edizione 2013 del rapporto sulla qualità della vita realizzato dall'Università La Sapienza: Treviso e Belluno al top 

ROMA. L'Italia della qualità della vita, che anche quest'anno ha visto primeggiare nelle classifiche le province del nord e in parte quelle del centro, si rovescia improvvisamente se si accendono i riflettori sul capitolo criminalità. In questo caso, informa l'edizione 2013 del rapporto sulla qualità della vita realizzato dall'Università La Sapienza per Italia Oggi, al gradino più basso della classifica (110/o posto), troviamo la provincia di Milano, preceduta da quelle di Rimini, Prato e Imperia. Poco più su troviamo Firenze (103), Roma (101), Napoli (99) e Torino (96). Appare al contrario decisamente più variegata, rispetto al contesto generale dello studio, la mappa geografica delle più virtuose. Pordenone apre la classifica, confermando così i buoni piazzamenti conseguiti in passato, tra l'altro scalando ben 3 posizioni.

Quasi a ruota troviamo Treviso (terza nel 2012) e sull'ultimo gradino del podio Matera, che è riuscita a risalire ben 10 posti. Quarto posto per Udine, seguita da Belluno, Oristano, Ogliastra, Nuoro, Vicenza e Campobasso. Da segnalare, sempre alla voce 'criminalità', Rieti, che è riuscita a scalare 44 posizioni piazzandosi all'11/o posto, Ascoli Piceno, che dopo il distacco dalla provincia di Fermo ha guadagnato 25 posti attestandosi al 16/o posto, La Spezia, risalita di 55 posti (22/a) e Gorizia, che ne ha scalate 44 (26/a). Tuttavia, osservano i ricercatori, quest'anno sono state in tutto 60 le province in cui la situazione è risultata essere 'buonà o 'accettabilè, contro le 49 del 2012. Delle 26 province 'di eccellenzà 6 sono del nord-ovest (Cuneo in Piemonte; Sondrio, Lecco e Monza in Lombardia), 8 nel nord-est (Trento in Trentino Alto Adige; Treviso, Belluno, Vicenza e Rovigo in Veneto; Pordenone, Udine e la new entry Gorizia in Friuli Venezia Giulia), 2 al centro (Ascoli nelle Marche e Rieti nel Lazio) e 10 nel Mezzogiorno (Chieti in Abruzzo, Campobasso in Molise, Benevento in Campania, Matera e Potenza in Basilicata, Crotone in Calabria e infine Oristano, Ogliastra, Nuoro e Cagliari in Sardegna).

Varie le sottocategorie presenti nello studio: tra queste in quella dei reati per la persona le province peggiori sono risultate essere quelle di Imperia, Ravenna e Pescara; sui reati contro il patrimonio Milano, Rimini e Prato; per omicidi volontari (per 100 mila abitanti), Vibo Valentia, Crotone e Reggio Calabria; per violenze sessuali Rimini, Imperia e Ravenna, per reati connessi al traffico di stupefacenti Imperia, Padova e Alessandria e per sfruttamento della prostituzione Ravenna, l'Aquila e Trieste.

mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/12/29/news/qualita-della-vita-padova-tra-le-province-peggiori-per-spaccio-di-droga-1.8377857

Politica della droga come fuga dalla razionalità

 L'incriminazione del festival musicale Rototom in Italia. Saggio di Peter Cohen in regalo per il lettori di Fuoriluogo.it. Traduzione dall'inglese di Giorgio Bignami.

cohen_low.jpgQuesto saggio è una reazione all'incriminazione degli organizzatori del festival musicale italiano Rototom Sunsplash. Ogni primavera, verso maggio, il festival si teneva nelle magiche colline del Friuli in Nord-Italia, vicino all'antica città-fortezza di Tolmezzo e in vista delle Alpi italiane. Per tre giorni i principali gruppi musicali, suonando soprattutto reggae, sparavano decibel dal grande palco all'aperto. Il festival organizzava conferenze ed esposizioni, fornendo un contesto culturale accogliente e variegato che attirava migliaia di giovani italiani. Come visitatore-conferenziere sono stato alcune volte testimone del festival e ho potuto apprezzarne la sua complessa infrastruttura. Nel 2011 il festival è stato proibito poiché "i visitatori avrebbero fumato cannabis". Inoltre la strana notizia, verso la fine del 2011, che gli organizzatori del festival musicale si sarebbero dovuti difendere dall'accusa di "facilitare l'uso di droghe illecite" creò una situazione nella quale la città di Udine, capitale del Friuli, disposta ad aiutare gli organizzatori del festival offrì di ospitare nella sua solenne Sala Comunale una manifestazione con una vasta gamma di relatori [1]. Questo convegno di una intera giornata, all'inizio di giugno del 2012, venne organizzato da una associazione che si batte per la riforma della politica della droga, Forum Droghe (cui corrisponde il sito web www.fuoriluogo.it). Il testo che segue è il mio contributo alle riflessioni di quel giorno. Ho usato questa occasione per andare oltre un mio precedente articolo, nel quale avevo spiegato la profonda medievale irrazionalità delle politiche della droga (Cohen 2004).

Politica della droga come libertà dalla razionalità
La politica della droga, oltre a essere ridicola e bizzarra, è anche stupida? La mia risposta a tale domanda è ciò di cui si tratta in questo saggio; e la conclusione sarà che la politica della droga non tanto è stupida, ma assai peggio. La moderna politica della droga è arretrata, è basata sull'assurdo, sulla magia e sulla superstizione. Per difendere questo forte verdetto non posso far nulla di meglio che introdurre il lettore nel mondo di una religione particolare e molto importante, che si chiama Vudù [2].
Il confronto tra il Vudù e la politica della droga illustrerà in quale disastrosa situazione ci troviamo riguardo alla moderna politica della droga. Discuterò alcuni dettagli del Vudù poichè questa informazione mi consente di mostrare in quale catastrofico stato mentale si trovino gli artefici della politica della droga.

Il Vudu, l'arte di navigare tra gli spiriti
Va ricordato in primo luogo che la religione Vudù non costituisce un'entità monolitica.
Si sono sviluppate molte diverse versioni del Vudù, dopo che la versione meglio conosciuta venne esportata insieme agli schiavi africani dal Benin al Nord- e al Sud America nel XVII secolo. Tuttavia, come hanno notato molti osservatori, alcune caratteristiche sono comuni a tutte le versioni del Vudù, come la credenza che una moltitudine di spiriti siano attivi nella quotidianità nella quale viviamo noi umani. Gli spiriti non solo partecipano alla vita degli umani, ma anche stabiliscono tutto ciò che accade ad essi. Perciò, secondo il Vudù, non è possibile vivere la propria vita senza
l'intervento degli spiriti; si deve sempre visitare il mondo degli spiriti per tentare di persuaderli a stare dalla nostra parte.
Gli spiriti sono pericolosi e traditori, se non vengono avvicinati nel modo giusto essi sono invincibili. Solo adottando rituali complessi e praticandoli gli spiriti possono essere tenuti a distanza. Alcuni spiriti sono capaci di fare sia il bene sia il male, altri sono quasi esclusivamente maligni. Tuttavia le varie comunità Vudù differiscono riguardo a quali spiriti siano benigni, o maligni, o ambedue le cose insieme. In altre parole, le varie versioni della religione Vudù hanno alcune somiglianze generali in comune, ma oltre a tali caratteristiche generali o universali esistono molte differenze nell'esecuzione quotidiana dei riti della religione.
La pratica di cosa fare per combattere gli spiriti può essere assai diversa tra sciamani e sacerdoti, o tra luoghi e periodi. Per fronteggiare il potere degli spiriti si deve sacrificare un pollo, oppure costruire e poi distruggere un particolare tipo di bambola? Va reclutato un particolare insieme di spiriti o soltanto uno spirito? Si deve identificare come causa di malattia uno specifico antenato maschile o femminile? Molti diversi approcci sono possibili: e non c'è nulla che assomigli a una verifica scientifica, poiché ciò non fa parte della religione Vudù: ogni versione del Vudù è libera di sviluppare la sua pratica, i suoi sottostanti simbolismi e le sue linee di causalità.

prosegue su FUORILUOGO www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/politica-della-droga-come-fuga-dalla-razionalit

Contenuto Redazionale AUGURI!!!

 

Stupefacenti e spaccio di lieve entità, la modifica del Governo alla legge Fini-Giovanardi è nata già morta?

 Il Governo ha pomposamente licenziato, fra le altre norme che dovrebbero lenire l'emergenza carceri, la modifica del comma 5 dell'art. 73 DPR 309/90, intervenendo sulla natura dell'istituto in questione, che da circostanza attenuante ad effetto speciale e' divenuto autonoma forma. 
L'art. 2, nello schema sottoposto dal governo, prevede le “Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope” e il “delitto di condotte illecite in tema di sostanze stupefacenti o psicotrope di lieve entità”. 
Ricordo che Il tema della lieve entità costituisce uno dei punti più controversi della legge 309 del ’90. Ora viene abrogato il quinto comma dell’art. 73, sostituito dalla dicitura: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000”.
L'idea in se' avrebbero potuto essere indubbiamente valida, ma devo osservare che alla evidente tardività' dell'intervento legislativo (sono almeno 10 anni che sostengo la necessità di riconoscere la lieve entità quale espressione di un reato di minore gravità rispetto all'ipotesi ordinaria del comma 1 ed 1 bis del l' art. 73), si abbina un' intempestività senza precedenti.

Si tratta di una modifica normativa che presenta, infatti, profili genetici di incostituzionalità propri della Fini-Giovanardi: ossia anche questa norma di allinea alla mancata distinzione giuridica tra droghe leggere e droghe pesanti, distinzione in contrasto sia con i principi indicati nella decisione 2004/757/GAI del Consiglio dell'Unione Europea, che prevede come le sanzioni concernenti le condotte illecite in materia di stupefacenti devono ispirarsi ai principi diefficacia, proporzionalità e dissuasività.
Poiché l'11 ed il 12 febbraio prossimi la Corte Costituzionale sarà riunita per giudicare sulle eccezioni di legittimità costituzionale sollevate da plurimi giudici sia ci merito, che di legittimità, invito a considerare la concreta possibilità di inapplicabilità (o di limitatissima applicabilità) della disposizione, nell'ipotesi in cui l'impianto della citata L. 49/2006 venisse in tutto od anche solo in parte disatteso ed abrogato.
E' quasi diurno che ci si possa trovare dinanzi ad una norma nata morta, in quanto destinata - a propria volta - a venire sanzionata di incostituzionalità, con la conseguenza che ci si troverebbe senza più l' effettiva operatività della ipotesi lieve e con un vuoto normativo di proporzioni enormi.

La fretta del Governo appare, quindi, gravemente superficiale e francamente irresponsabile, perché sarebbe stato sufficiente attendere il pronunciamento della Consulta per evitare i paventati rischi.
Consiglio, comunque, subito di eccepire la questione e chiedere la sospensione del giudizio.

Carlo Alberto Zaina ADUC Droghe

droghe.aduc.it/articolo/stupefacenti+spaccio+lieve+entita+modifica+governo_21859.php



 

Droga no grazie, il sito per i giovani sulle droghe

 

 A cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento delle politiche antidroga e del  Programma Regionale sulle Dipendenze - Regione Veneto Dipartimento Dipendenze Azienda Ulss20 - Verona Centro di Medicina Preventiva Azienda Ulss20 - Verona

www.droganograzie.it/video.html

Il paese dell’anno secondo l’Economist


La redazione lo ha scelto per la prima volta nella sua storia, in base a un criterio particolare: e per il 2013 ha premiato chi ha legalizzato la vendita di marijuana


Ilpost - Per la prima volta nella sua storia, il settimanale britannico Economist ha deciso di nominare “il paese dell’anno”. Nell’editoriale in cui l’Economist annuncia il paese scelto si fa implicitamente riferimento alla tradizione del settimanale statunitense Time, che dal 1927 dedica il numero di fine anno a una persona: la “persona dell’anno”, appunto. Scrive l’Economist:

"Come ogni anno, anche il 2013 è stato testimone di glorie e disgrazie. Quando arriva il momento dei rendiconti di fine anno, sia i successi che i disastri tendono a essere giudicati come i figli di singoli egocentrici o santi, piuttosto che come il risultato congiunto che caratterizza lo sforzo umano..."


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Il diavolo veste Prada - Dialogo immaginario su narcisismo e potere. La realtà del DPA

- Mi sembra che il capo del DPA sia sempre più nervoso ultimamente.
- Beh è comprensibile. Gli danno del manipolatore di dati, sostengono che la scientificità di cui tanto parla sia discutibile e soprattutto tutt'altro che neutrale. La Federserd, il CNCA e altre realtà  del mondo delle dipendenze chiedono da tempo un cambio di rotta nella direzione del DPA...
- Si, mettici poi la petizione che gira sul web in cui più di 1600 persone hanno firmato la richiesta di sue dimissioni....
- Già … anche questo mi sembra un fatto unico. Quando mai è successo che venissero raccolte firme per mandare a casa un funzionario pubblico.
- Non ricordo nulla del genere.
- Tieni presente poi che il suo mito per eccellenza, gli Stati Uniti, stanno aprendo alla legalizzazione della marijuana ….
- C'è di che essere nervosi e infastiditi.
- Poi sai, si dice che lui sia uno di quegli uomini che non amano essere contraddetti, di quegli che vogliono aver sempre ragione, perché si sentono i più intelligenti, i più capaci, i più bravi ….
- Beh se è così, devono pesargli ancora di più tutti questi attacchi.
- Penso di si … sai come sono i narcisi vorrebbero solo essere amati e riconosciuti nella loro grandezza. Insomma vogliono che gli venga riconosciuto che sono i migliori.
- Si sentirà assediato e solo chiuso nella sua torre d'avorio a covare sentimenti di rabbia e vendetta.
- Probabile.
- Dovrebbe parlare con qualcuno. Un aiuto psicologico. Ci sarà qualcuno nel suo mondo che potrebbe aiutarlo a valutare la realtà delle cose in modo da capire come si sia venuta a creare questa situazione di ostilità nei suoi confronti.
- Ma sai … mette soggezione, chi gli sta vicino lo descrive un po' come Miranda nel film Il diavolo veste Prada. Ti ricordi il film?
- Come no. Una Meryl Streep in gran forma che ha reso benissimo l'immagine della manager, fredda, gelida e spietata, che non guarda in faccia nessuno.
- Ecco lo descrivono un po' così.
- Mi sa che allora non ci sono molte speranze.
- Temo proprio di no.

www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/il-diavolo-veste-prada

Videogiochi, per evitare le tecnopatie serve un timer per l'uso

Non vanno demonizzati, ma è bene seguire alcune regole per tutelare la propria salute. Ed evitare le dipendenze di ANNA RITA CILLIS


LaRepubblica - LA FELICITA' di plastica. La racchiude in queste due parole Roberto Baiocco, ricercatore del dipartimento di psicologia dell’università La Sapienza, quella sensazione di appagamento che provano i ragazzi giocando online nelle room «le stanze dove convergono coetanei da ogni parte del mondo». Games dove ognuno ha un «potere negoziato e riconosciuto dagli altri, un mondo virtuale che si nutre di se stesso e che può portare all’isolamento sociale», aggiunge Baiocco, autore di diversi studi sull’argomento.


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Contenuto Redazionale Il gioco d’azzardo la nuova dipendenza. Un libro della Regione Toscana ne parla.

E’ la terza industria italiana dopo ENI E FIAT, con un fatturato di 94 miliardi di euro. Ognuno di noi ci spende ogni anno 1.450 euro (neonati compresi).                                 Siamo primi in una classifica del tutto speciale: quella del “Gratta e Vinci”.

La rilevante crescita del numero di giocatori d’azzardo (circa 27 milioni di persone) dimostra che il gioco risponde ad un bisogno di socializzazione, funge da antidoto alle ingiustizie sociali, diventa uno strumento per abolire le differenze, la soddisfazione di bisogni di sfida e di disprezzo per la vita di routine, e compensa il malessere individuale e sociale.
Se per la maggior parte delle persone il gioco d’azzardo rappresenta solo un passatempo, per molte altre rappresenta una vera e propria malattia definita appunto “Gioco d’Azzardo Patologico (G.A.P.)”, inserita da tempo nel DSM-IV e solo recentemente riconosciuta come tale dal Legislatore nazionale.
 
Ma qualè L’identikit del giocatore patologico?
“Per molte persone il gioco d’azzardo non interferisce con la vita quotidiana” ci dice la dr.ssa Adriana Iozzi del Dipartimento Dipendenze dell'Azienda USL 10 di Firenze coordinatrice editoriale del volume “GAP il gioco d'azzardo patologico, orientamenti per la prevenzione e la cura” Pacini editore, “ma rappresenta la ricerca momentanea di un’esperienza appagante all’interno della routine quotidiana. Altre persone non riescono ad avere un pieno controllo sul gioco d’azzardo, tanto che quest’ultimo inizia ad influenzare la sfera personale, familiare e sociale. La persona inizia a dedicare sempre più tempo al gioco, la quantità di denaro investita aumenta, la frequenza delle giocate si fa sempre più alta, il gioco comincia ad avere un ruolo di primo piano nella vita quotidiana”.
Da un problema, il gioco d’azzardo diventa così una compulsione fino a trasformarsi in una vera e propria dipendenza: la persona sente il bisogno di continuare a giocare senza fermarsi fino a quando non perde tutto, mente ai familiari, agli amici, contrae debiti, trascura gli affetti, il lavoro, può rivolgersi all’usura per far fronte ai debiti oppure commettere atti illegali.
Così il gioco d’azzardo diventa una vera e propria patologia che investe, danneggiandole, le diverse aree della vita del giocatore e dei suoi familiari con importanti ripercussioni di natura sanitaria,familiare, sociale, nonché finanziaria.
 
Secondo i dati del rapporto Eurispes 2009, in Italia circa l’1,3%-3% della popolazione adulta ha problemi di gioco d’azzardo mentre l’0,5-2,2% ha problemi di GAP. Circa l’80% degli italiani ha giocato almeno una volta, il 30% lo fa con assiduità (i cosiddetti giocatori a rischio).
Rispetto alla popolazione adulta, la prevalenza di soggetti in età giovanile con problematiche di gioco d’azzardo risulta essere quasi il doppio (il 5-6%).
Gioca di più chi ha minore scolarizzazione, chi ha un lavoro saltuario o è disoccupato.
 
E’ da poco che se ne parla. “Solo di recente il legislatore nazionale ha affrontato il Gioco d'Azzardo Patologico come un problema di salute” ci dice Arcangelo Alfano, responsabile dell’Ufficio per la Prevenzione e cura delle dipendenze della Regione Toscana “Il decreto-legge n. 158 (c.d. Decreto Balduzzi) convertito in Legge 8 novembre 2012, n. 189 prevede l'obbligo per i gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, di esporre, all'ingresso e all'interno dei locali, il materiale informativo predisposto dalle Aziende Sanitarie Locali, diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio di servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura al Gioco d'Azzardo Patologico (G.A.P.).
 
Ma quanto costa al Servizio Sanitario Nazionale un Giocatore d'Azzardo Patologico?
Prosegue Alfano “Per la cura di una persona con problemi di GAP i costi sono difficilmente quantificabili poiché ogni persona presenta bisogni differenziati che vanno dai trattamenti ambulatoriali a quelli residenziali. In più alcuni soggetti presentano problematiche più complesse e quindi richiedono trattamenti più prolungati e pìù costosi.
Mediamente si stima che un trattamento di questo tipo costa annualmente circa 1.500 euro per utente”
Cui vanno aggiunti, se richiesti, i costi relativi alle figure specialistiche (es. psichiatra, psicoterapeuta), alle eventuali terapie farmacologiche, agli interventi di carattere sociale e legale, ai sostegni e sussidi economici, agli interventi di sostegno sul nucleo familare coinvolto nella problematica.
 
La Toscana è stata tra le prime Regioni che hanno cercato di fornire risposte e aiuto sia alle persone entrate ormai nel vortice del gioco d'azzardo patologico che ai loro familiari.
Il crescente numero di persone che si rivolgono ai Servizi per le Dipendenze della Toscana per essere aiutate e curate, per Alfano “ha indotto la Regione Toscana ad avviare un progetto sperimentale che ha lo scopo di ridurre il numero dei giocatori a rischio, attraverso iniziative di informazione e prevenzione estese sull’intero territorio regionale, e l’assistenza alle persone e alle loro famiglie che presentano ormai una dipendenza conclamata da gioco d’azzardo patologico con la realizzazione di una rete territoriale di servizi qualificata e professionalmente in grado di farsi carico delle persone con tale problema”.
Per alcuni pazienti “più complessi” sono stati sperimentati in Toscana anche trattamenti di tipo residenziale intensivo della durata max di 21 giorni.
 
Quattro le direttrici di intervento: Prevenzione primaria, Prevenzione secondaria, Formazione degli operatori, Trattamento ambulatoriale e, per i soggetti più compromessi, la sperimentazione di una comunità residenziale alla quale la Regione Toscana ha destinato un finanziamento specifico.
La formazione degli operatori ha visto la partecipazione assidua di circa 210 operatori coinvolti nella tematica del GAP (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori professionali, personale degli Enti Locali e degli Enti Ausiliari, Forze dell’Ordine, Gruppi di auto-mutuo-aiuto, associazioni di commercianti, associazioni antiusura, misericordie e giocatori stessi con le famiglie), con l’avvio di un percorso di alta integrazione tra servizi, e la creazione di una rete territoriale in grado di fornire risposte adeguate alle richieste di aiuto provenienti dalle persone con problemi di Gioco d’Azzardo Patologico e dai loro familiari.
 
“GAP il gioco d'azzardo patologico orientamenti per la prevenzione e la cura”, Pacini editore, che sarà presentato a Firenze il 18 dicembre presso l’Ordine dei Medici, rappresenta un altro step nella progettualità della Regione Toscana per affrontare e contrastare questa epidemia del nuovo millennio.
“Abbiamo descritto il fenomeno dal punto di vista epidemiologico”, ci dice la dr.ssa A. Iozzi che ne ha curato la realizzazione insieme al Gruppo tecnico regionale sul Gioco d'Azzardo Patologico e al Prof. Gioacchino Lavanco dell'Università di Palermo, “descrivendo il quadro clinico del GAP, gli elementi che accomuna questo tipo di dipendenza alle altre dipendenze da sostanze, i quadri psichiatrici e/o le altre problematiche correlate all’abuso/dipendenza da sostanze che possono associarsi al GAP. Assieme alla descrizione dei percorsi diagnostici e terapeutici che i Ser.T., servizi deputati alla cura di questa nuova dipendenza, possono offrire ai giocatori e loro familiari.”
E’ allegata alla monografia anche un’appendice con semplici strumenti di screening e di valutazione che i Medici di medicina Generale possono utilizzare per ricercare gli indicatori predittivi di un problema con il gioco d’azzardo. Infine c’è l’elenco dei Servizi specialistici della Regione Toscana con i vari recapiti telefonici e di posta elettronica che viene messo a disposizione sia dei Medici di Medicina Generale che per chiunque altro.
 
Il volume è destinato prioritariamente ai medici di medicina generale (cosiddetti medici di famiglia), ai pediatri di libera scelta e a quanti (persone fisiche, istituzioni pubbliche e del privato sociale) sono interessati, a qualsiasi titolo, alla tematica
“E proprio ai medici e pediatri di famiglia è offerto un focus per affrontare le molteplici criticità della dipendenza da gioco” conclude Alfano “una adeguata formazione che gli consenta tempestivamente di evidenziare e segnalare situazioni a rischio, informazioni sui servizi specialistici territoriali competenti a gestire la patologia del G.A.P”.
 
Il GAP è un problema che riguarda l'intero sistema familiare, pertanto è importante coinvolgere i familiari fin dalle prime fasi dell’accoglienza. Nonostante le molteplici difficoltà (normative, strutturali, organizzative e finanziarie) molti SERT delle Aziende USL toscane hanno attivato ambulatori specialistici per il trattamento del GAP con un approccio integrato medico, psicologico e socio-educativo finalizzato al raggiungimento dell'astensione dal gioco d’azzardo e al cambiamento dello stile di vita.
 
 
Gruppo tecnico regionale sul Gioco d'Azzardo Patologico: Dr.ssa A. Iozzi, Dr.ssa A. Guidi (Dip. Dip. Azienda USL 10 Firenze), Dr.ssa P. Mannari (Sert Azienda USL 2 di Lucca), Dr.ssa V. Cocci (Sert Azienda USL 8 di Arezzo), Dr. Pini (Dip. Dip. Azienda USL 6 Livorno); per la parte istituzionale e grafica il gruppo è stato coordinato dal dr. A. Alfano e dalla Dr.ssa S. Consigli della Regione Toscana, per la parte tecnica dalla Dr.ssa Iozzi che ha altresì curato anche i rapporti con gli altri relatori; la cura del volume è stata affidata al Prof. G. Lavanco dell'Università di Palermo

L’INDUSTRIA DELLA DIETA


CeSDA - Un dossier del quotidiano Repubblica fa il punto sul business milionario rappresentato dalla “diet industry” (industria della dieta). Il meccanismo di base dell’industria della dieta è semplice ed efficace: manipolare il bisogno reale di un corpo adeguato agli standard estetici dominanti. Si tratta di un mercato per molti aspetti senza regole, che si rivolge non solo a chi ha reali disturbi alimentari, ma a quella vasta fascia di consumatori sovrappeso. Un interessante elemento messo in luce è come questa tendenza un po’ ossessiva alla ricerca della dieta giusta si accompagni spesso a stili di vita, alimentari e non solo, poco salutari, ad esempio al consumo di cibo spazzatura.

Il dossier approfondisce con una serie di articoli i principali aspetti dell’industria della dieta: dal funzionamento dei centri che propongono ricette miracolose, all’aumento dei disturbi alimentari, dall’impatto della crisi economica sull’alimentazione alle alternative alle diete fai da te.

leggi l’industria della dieta

Droga, sesso e alcol nella periferia di Belgrado

 "Clip", vincitore del festival di Rotterdam, una delle più qualificate vetrine europee giovanili, allinea scene di sesso, di assunzione di alcol e droghe, pestaggi e devastazioni, filtrate dal telefonino dell’adolescente protagonista

 
Isidora Simijonovic in una scena del film 
Isidora Simijonovic in una scena del film

di Paolo D'Agostini,

La Repubblica

Al confronto "Trainspotting" (1996) era un’articolata analisi generazionale e perfino un inno all’ottimismo. Il debutto della trentenne serba Maja Milos, "Clip", vincitore del festival di Rotterdam, una delle più qualificate vetrine europee giovanili, allinea scene di sesso anale, orale, eiaculazioni (vere), di assunzione di alcol e droghe, pestaggi e devastazioni, filtrate dal telefonino dell’adolescente Jasna (Isidora Simjionovic) e alternate alla cupa depressione familiare della stessa Jasna che rifiuta la malattia terminale del padre e maltratta la madre.

Perché la vita nella periferia di Belgrado fa schifo. Ma “suscitare domande senza dare risposte” come recita in tono elogiativo la motivazione del premio di Rotterdam, può essere esercizio comodo e irresponsabile.

È anche il debutto nella distribuzione di una nuova sigla romana, Kino, filiazione dell’omonimo cineclub che, in un quartiere già sottoproletario e degradato della capitale diventato vivace centro di coabitazione tra nuova popolazione giovanile e massicci insediamenti di immigrati, ha rivitalizzato un modello di animazione culturale che sembrava tramontato. 

trovacinema.repubblica.it/news/dettaglio/droga-sesso-e-alcol-nella-periferia-di-belgrado/441501

 

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