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Novità altro

ciao Claudio

 

claudio rocchi
 

Claudio Rocchi ci ha lasciati a 62 anni. Il ricordo di uno dei più grandi e visionari protagonisti del rock italiano.

di Valerio Mattioli - repubblica.it

 

Di persona Claudio Rocchi l’ho incontrato una sola volta, quattro mesi fa. L’avevo cercato per parlare dei suoi dischi degli anni 70, e lui si dimostrò sin dalla prima telefonata felice di darmi una mano. Passammo un intero pomeriggio in un bar di viale Cortina d’Ampezzo, zona ovest di Roma. Era arrivato in stampelle, ma aveva voluto comunque camminare un po’. Prese un tè, da quel che mi ricordo; forse due, visto che la chiacchierata si prolungò oltre i termini previsti. Era solare, entusiasta, ottimista: l’esatto ritratto del Rocchi che mi ero immaginato. Mi aveva parlato delle nuove imprese con Gianni Maroccolo, dell’autobiografia che aveva in programma di scrivere, della casa in Sardegna dove passava la maggior parte dell’anno. Poi era tornato con la memoria alla Milano degli anni 60, ai primi viaggi psichedelici, al debutto in radio con Per voi giovani, e da lì al suo primo disco del 1970, alla comune di Terrasini in Sicilia, alle trasferte in Oriente, alla Roma di Trastevere e delle bettole off off, alle feste del proletariato giovanile, e a tutta quella fauna che popolò una stagione irripetibile non solo della musica italiana, ma della cultura underground tout court.

Di questa cultura, Claudio Rocchi era al tempo stesso memoria storica e irripetibile testimone. La sua scomparsa è di quelle che fanno male, tanto male. Innanzitutto per la persona: un hippie mai pentito e però non nostalgico, fedele ai propri principi anche quando su tali principi cala la cinica patina del demodé, del meglio che non se ne parli, dell’ormai è roba passata. E poi per il personaggio, per il musicista, per il gigante che fu. Perché Claudio Rocchi è stato veramente tra i più grandi. Tra i pochi, in questo paese a forma di Stivale, a osare… ecco, lui avrebbe detto l’esperienza.

Era un termine, «l’esperienza», che Rocchi ripeteva spesso, e che compresi più o meno spontaneamente senza chiedere ulteriori spiegazioni, semplicemente andando con la memoria ai suoi dischi e al suo tragitto oltre che artistico umano. Ci divertimmo, in quel bar di viale Cortina d’Ampezzo, a suddividere i protagonisti del rock italiano anni 70 in quelli che l’esperienza l’avevano fatta e quelli che invece no. «La PFM?» «Uhm, direi di no. Il progressive era troppo cervellotico, mai capito perché mi affiliassero al genere». «Franco Battiato?» «Be’, lui sì, certo». «Gli Aktuala?» «Assolutamente sì. Loro per primi». Non era faccenda né di sostanze psicotrope né di aiutini chimici. Era semmai una prospettiva, l’idea di allargare i confini di una ricerca personale che trasmutava spontaneamente in musica; perché di questa ricerca, la musica era espressione contemporaneamente intima e condivisa; e quando le cose funzionavano a dovere, a uscirne erano né più né meno che capolavori.

È sintomatico che il primo album di Rocchi si chiamasse Viaggio. La metafora potrà apparire scontata, ma da quell’esordio parte veramente un tragitto che ha le sfumature della scoperta continua: la prima, definitiva tappa arriva già nel 1971 e si chiama Volo Magico N.1, uno dei dischi definitivi della psichedelia italiana, forse l’unico vero classico del genere mai prodotto nel nostro Paese. È un disco celebrato e spessissimo citato,Volo Magico N.1, con quella sua lunga jam che che trasuda un’idea di comunità diretta emanazione delle vibrazioni dell’epoca. Ma siamo ancora agli inizi: arriveranno altri dischi forse meno fortunati ma che lo imporranno quale eccentrico bardo del folk lisergico nostrano, fino a quando nel 1974 Rocchi fa coppia con Walter Maioli degli Aktuala e sforna quel gioiello che è Il Miele dei Pianeti Le Isole Le Api. Con quel disco, per Rocchi si chiude un’epoca. Mi spiegò che a quel punto il sogno comunitario era svanito, che la violenza politica aveva preso il sopravvento, che le ambizioni nobili ma un po’ ingenue della controcultura stavano soccombendo, schiacciate dallo scontro frontale degli anni di piombo.

Quel senso di intima rassegnazione, di silenzioso ritorno al privato, di sereno (ma in filigrana amaro) bilancio tanto personale quanto generazionale, esplode in quel capolavoro assoluto che è Rocchi, il suo album del 1975. Rocchi sperimenta in casa, traffica con nastri ed elettronica, affoga le sue delicate litanie folk in uno straniante panorama a cavallo tra tentazioni avantgarde e semionirici appunti di viaggio, e a uscirne è una specie di doloroso manifesto di un’era. Tanta è la disillusione che l’anno dopo arriverà un disco per sola elettronica chiamato Suoni di frontiera: un altro piccolo capolavoro di sperimentazione fai-da-te, che nel suo austero mutismo suona quasi come un commento sul senso di un percorso collettivo iniziato carico di slanci utopici e finito col saccheggio dei polli surgelati a Parco Lambro 76.

Claudio Rocchi proseguirà ancora con un paio di titoli più classicamente italorock suCramps. Si ritirerà negli anni 80 a seguito di note scelte personali. Tornerà negli anni 90, e il suo lavoro verrà col tempo riscoperto da una nuova generazione di visionari sia italiani che (soprattutto) non. Il suo ultimo album in solo, In Alto, è del 2011. Nello stesso anno aveva collaborato con gli Effervescent Elephants, storica band della neopsichedelia italiana anni 80, come a dire generazioni a confronto. Come tanti, seguivo sul suo facebook gli aggiornamenti in merito al prossimo album in compagnia di Maroccolo e i suoi ricordi zeppi di aneddoti, curiosità, ameni e però illuminanti squarci su un tempo che fu. In quel bar in cui ci incontrammo a febbraio, mi disse che era in preparazione la ristampa completa dell’intero suo catalogo. Spero che il progetto si avveri. Anzi, che tale catalogo venga finalmente riproposto in versione integrale, è un dovere: per l’Italia, è un patrimonio di esperienze rimasto tuttora ineguagliato.

 

ITALIA - Cocaina. Forum droghe: osservare i consumatori invisibili

Notiziario ADUC - Porre sotto i riflettori il fenomeno dei cosiddetti 'consumatori invisibili' di cocaina, ovvero coloro che sono in grado di autoregolarsi senza entrare nella spirale della dipendenza e che per questo non si rivolgono ai servizi per le tossicodipendenze. E' l'obiettivo di una ricerca, la prima in Italia, presentata nella sede della Regione Toscana a Firenze, nell'ambito di un seminario su 'Cocaina, dalla ricerca a nuovi modelli di intervento', organizzato dal Forum droghe. Come spiegato da Grazia Zuffa del Forum droghe ''la maggioranza degli assuntori di cocaina non tende verso la dipendenza, ma verso la moderazione del consumo''. ''La gran parte delle ricerche - ha aggiunto - avviene su campioni di persone che hanno problemi pesanti con la cocaina, ma questo e' un campione ristretto. Sarebbe come analizzare il consumo di alcol guardando solo all'esperienza di chi e' negli alcolisti anonimi. Non offre un'effettiva evoluzione del fenomeno nella popolazione generale''. Secondo Zuffa ''esite un consumo non dipendente con consumatori che imparano a fare un utilizzo piu' moderato della cocaina, passando attraverso picchi di consumo ad altri di minore utilizzo. Queste persone non si rivolgono pertanto ai Sert e la ricerca presentata oggi e' utile per avere nuovi modelli su cui basare i servizi''.
''I soldi spesi per analizzare l'acqua delle fogne cittadine alla ricerca di tracce di cocaina sono sostanzialmente buttati via''. Lo ha detto sempre Grazia Zuffa a margine del seminario, rispondendo a chi le chiedeva un commento su una recente analisi sulle tracce di cocaina nelle acque reflue, che ha 'incoronato' Firenze come capitale italiana del consumo di 'polvere bianca'. Secondo Zuffa tale tipo di analisi e' inutile perche' ''dicono qualcosa sulla diffusione di una sostanza ma non spiegano quali sono i modelli di consumo. Non e' un dato che illustra cosa avviene e come e' il consumo'' mentre, ha spiegato, e' su questo tipo di dati che si possono sviluppare i servizi sulle tossicodipendenze.

Metalli pesanti nelle sigarette elettroniche. Guariniello apre una nuova inchiesta

 

Il settimanale dei consumatori "Il Salvagente" ha fatto analizzare dall'Università Federico II di Napoli il liquido contenuto in sei diversi campioni di e-cig. I risultati sono allarmanti: trovati piombo, camdio, cromo e arsenico. Il procuratore di Torino, che da tempo indaga sul prodotto, apre un ulteriore fascicolo di indagine

a cura di MONICA RUBINO


LaRepubblica - ROMA - Piombo, cadmio, cromo e arsenico. Sono solo alcuni dei metalli pesanti, tossici o peggio cancerogeni, presenti nei sei liquidi per sigarette elettroniche che il settimanale il Salvagente ha fatto analizzare dal dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli e che denuncia in un ampio dossier sul settimanale da oggi in edicola.


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Vivere rischiando, così il giocatore d'azzardo mette in pericolo la sua vita


CesDop - Il giocatore d'azzardo è affetto da un disturbo del comportamento caratterizzato da impulsività, scelte rischiose ed eccessiva ricerca di denaro con sottostima delle conseguenze negative.  I ricercatori dell'Università di Lione (Francia) hanno utilizzato delle tecniche d’indagine tratte dalle discipline economiche permeglio comprendere le motivazioni sottostanti la rischiosa presa decisionale dei giocatori d'azzardo patologici. Il presupposto teorico della ricerca ha permesso di confrontare due ipotesi, la prima che considera distorto nei giocatori d'azzardo il concetto probabilistico di vincita, la seconda invece che ritiene che nei giocatori d’azzardo ci sia, in generale, una sovrastima delle probabilità. Sono stati reclutati 18 giocatori d’azzardo e 20 soggetti di controllo non giocatori. Tutti i partecipanti hanno eseguito uncompito decisionale basato sulla scelta tra un premio monetario sicuro e un gioco rischioso. Il compito è stato compilato on-line e sono state raccolte informazioni sulla percezione della sicurezza, in base alle decisioni prese dai soggetti, permettono ai ricercatori di determinare dei predittori di "certezza" associati al grado o peso attribuito dai giocatori alla probabilità dei giochi.I dati comportamentali sono stati poi analizzati attraverso l’utilizzo di unaparticolare funzione matematica nota come "funzione del peso probabilistico". L'analisi matematica ha permesso ai ricercatori di discriminare tra le ipotesi dipartenza, in particolare di essere maggiormente favorevoli alla seconda. I giocatori patologici sembrano, infatti, avere un comportamento che riflette una soggettiva attribuzione del peso probabilistico globalmente spostata verso ilrischio, piuttosto che una distorsione dell’attribuzione. Il parametro matematico si è mostrato inoltre correlato con laseverità della dipendenza dal gioco d'azzardo nei giocatori e con l'affinità algioco nei soggetti di controllo. Questo parametro potrebbe essere consideratoun valido aiuto per un uso clinico dello studio decisionale nella dipendenza dal gioco d’azzardo.

(Psychological Medicine)

La morte del futuro: la piaga della droga devasta l'Afghanistan. E tocca anche i bambini


IlSole24Ore - Lo scheletro del palazzo reale distrutto di Darul Aman, di notte, si trasforma in un girone dell'inferno. E' qui che si raduna gran parte dei tossicodipendenti di Kabul, ormai più di 60.000. Ruderi e quartieri degradati, per ospitarli, non mancano in città. Di giorno, occupano le strisce di prato che dividono le poche strade asfaltate o si rifugiano sotto i ponti. Oggi, in Afghanistan, i tossicodipendenti sono più di un milione, c'è chi parla di un milione e mezzo, un terzo, sono donne e bambini. Un dato in aumento costante, che porterà l'Afghanistan ad avere il più alto consumo mondiale di droga pro capite. E l'Aids, lo ‘tsunami silenzioso', miete sempre più vittime. Un mondo perduto che ha scarsissime possibilità di riscatto.

In un paese economicamente e socialmente devastato, nell'insicurezza e nella disoccupazione crescente, la droga ha gioco facile. I prezzi sono popolari, meno di 5 euro al grammo. Sempre troppi per chi non ha reddito o guadagna mezzo dollaro al giorno. Significa trascinare la famiglia nella miseria. La tossicodipendenza degli uomini devasta ulteriormente la vita, già drammatica, delle donne, esasperando la violenza domestica. "Ho sposato mio cugino a 12 anni - racconta Maleya, di Kabul, ospite della ‘casa protetta' della Ong Hawca -. Ho visto subito che qualcosa non andava, non lavorava, si iniettava droga, era arrabbiato, violento. Quando ho cominciato a lavorare di nascosto, per far sopravvivere le mie figlie, mi portava via i soldi a suon di botte. Adesso, per pagarsi le dosi, vuole farmi prostituire. E' a questo punto che sono scappata."

 

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È allarme droghe "designer", miscugli di sostanze legali che creano effetti simili agli stupefacenti illegali


Sportellodeidiritti - La ricerca dello sballo, purtroppo, non conosce limiti ed in tempi di crisi si cerca di risparmiare anche sulle modalità per raggiungere una sbornia, lo stordimento o un'euforia incontrollabile.
Ed é così che diventa una nuova moda quella delle droghe “designer” come sali da bagno, monkees go bananas o metilone che in tempi di magra sono diventati quasi dei sostituti di cocaina, e amfetamine. Finora, si presumeva che in Italia come nel resto d'Europa, il consumo delle cosiddette droghe “legal highs”, sostanze delle quali gli ingredienti sono legali, fosse ridotto. Un sondaggio effettuato in Svizzera dalla Centrale nazionale di coordinamento delle dipendenze Infodrog, condotto tra 900 persone, e che per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, vale la pena divulgare per conoscere lo "stato dell'arte", ha rivelato tutto il contrario: i due terzi degli intervistati, infatti, hanno affermato di aver provato almeno una volta una droga che rientra nel gruppo delle cosiddette “legal highs”.


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MONDO - Censura a studi su droghe pari a quella per Galileo. Rivista Nature


Notiziario ADUC - Le restrizioni imposte ai ricercatori sull'uso di sostanze considerate illegali, dalla cannabis alle metanfetamine, e' 'il peggior caso di censura della scienza dai tempi di Galileo'. Lo afferma un editoriale sulla rivista Nature Review Neuroscience a firma di tre esperti di neurofarmacologia, secondo cui e' il momento di allentare questi limiti. ''Le convenzioni Onu sulle droghe degli anni '60 e '70 non solo hanno aggravato i danni prodotti dalle droghe - scrivono David Nutt dell'Imperial college di Londra, Leslie King, un ex consulente del dipartimento della Salute britannico, e David Nichols della Purdue university - hanno anche bloccato per decenni le ricerche in aree chiave come la coscienza, fermando anche le scoperte di trattamenti molto promettenti''. Le prove che molte di queste sostanze sono relativamente poco pericolose, continua l'articolo, sono ormai abbastanza da richiedere che i ricercatori vengano esentati dalle complicate norme a cui devono sottostare. ''Con un approccio piu' razionale alla regolazione delle droghe - concludono gli esperti - sara' possibile fare dei grandi passi avanti nella comprensione del meccanismo cerebrale delle psicosi, trovando nuovi trattamenti per malattie come la depressione e lo stress post traumatico''.

AMERICHE - Lotta al narcotraffico e alla violenza. Conclusa l'assemblea generale dell'OEA: la novita' e' la discussione

Notiziario ADUC - L'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ha concluso in Guatemala la sua assemblea generale trovando un accordo su una nuova tabella di marcia per lottare contro il traffico di droga, prendendo atto della sconfitta del metodo esclusivamente repressivo perorato dagli Usa; ma profonde divergenze sono presenti in merito alla depenalizzazione.
La dichiarazione finale adottata ieri sera dalle 34 delegazioni riunite ad Antigua, rileva che occorre sviluppare una strategia globale, oltre la repressione poliziesca e militare tipica dell'approccio americano dopo che l'ex-presidente Richard Nixon ha dichiarato, 40 anni fa la “war on drugs”. Un'assemblea straordinaria e' convocata per il 2014, per meglio precisare questa tabella di marcia che coinvolgera' il periodo 2016-2020.
“Si e' potuto levare un tabu' per lanciare una discussione contro le droghe con nuove proposte tese a ridurre la violenza. Ora dobbiamo andare avanti con tempi molto piu' concreti”, ha detto alla stampa Otto Perez, presidente di destra del Guatemala. Promotore di una depenalizzazione delle droghe, l'ex-generale ha detto che questa idea sta avanzando, ma deve ancora essere analizzata. La nuova politica deve prendere in considerazione i diritti umani, la sanita' pubblica, l'educazione e l'integrazione sociale, nonche' azioni preventive contro il crimine organizzato.
Nel corso dei due gironi di dibattito, le delegazioni hanno discusso su un rapporto commissionato dall'OEA sulle risposte da dare alla violenza che sconvolge l'America Latina, dove si producono le droghe (cocaina e marijuana essenzialmente) che sono poi consumate quasi esclusivamente in Usa. Le differenze di approccio sono venute alla luce. “Coloro che vedono le droghe come un piacere non hanno consapevolezza della sofferenza che esse provocano alle nostre popolazioni”, ha detto il ministro degli Affari esteri del Salvador, Hugo Martinez. Il rappresentante del Nicaragua, Denis Moncada, ha qualificato come ignominia l'eventuale depenalizzazione, mentre il ministro degli Affari Esteri di Panama, Fernando Nunez ha ugualmente affermato che questa opzione “renderebbe ancora piu' grave la situazione”. Dalla parte opposta, a seguito delle proposte del Guatemala, si trova per esempio l'Uruguay, dove si sta per legalizzare la coltura e la vendita di cannabis, mentre altri Paesi stanno andando verso una depenalizzazione dell'uso personale (Argentina e Brasile). Altri dirigenti o ex-dirigenti latino-americani, oltre a organizzazioni internazionale di difesa dei diritti umani, sono ugualmente a favore di questa proposta, vista come un mezzo per riprendere un mercato oggi nelle mani dei narcotrafficanti. Gli Usa vi si oppongono fortemente e ritengono che ogni tipo di approccio non possa rinunciare completamene alla repressione. La delegazione guidata dal segretario di Stato John Kerry lo ha ribadito, pur dicendosi aperta al dialogo. Il ministro degli Affari Esteri della Bolivia, David Choquehuanca, ha fustigato la sconfitta del modello americano che nel suo Paese colpisce i coltivatori di coca, pianta tradizionale locale ma ugualmente prodotta come base per il confezionamento di cocaina. Il suo omologo colombiano ha fatto appello per una politica globale, basate su responsabilita' comuni e condivise tra Paesi produttori, consumatori e di transito. “La violenza associata al traffico di droga si nutre di elementi (...) tipici del capitalismo”, ha detto il ministro venezuelano degli Affari Esteri, Elias Jaua, che ha criticato Washington per il sostengo che da' alle politiche antidroga della regione.
Si tratta della prima volta che i Paesi latino-americani prendono seriamente in considerazione di modificare la strategia degli Usa, che ha investito molti mezzi materiali e finanziari per cercare di eradicare le produzioni. Nel solo Messico, le violenze legate al narcotraffico hanno causato la morte di 70.000 persone dal 2006, e circa 20.000 ogni anno in America Centrale, dove si rileva il piu' alto tasso al mondo di omicidi per abitante. “Il prezzo che pagano i Paesi di transito e' ingiusto e intollerabile. I nostri governi sono stati sopraffatti”, ha dichiarato il ministro honduregno degli Affari Esteri, Mireya Aguero. Il segretario generale dell'OEA, José Miguel Insulza, ha fatto presente che il cambiamento di strategia e' piu' urgente in America centrale, dove transita il 90% della cocaina consumata in Usa.

FILM CRONACA: 148 Stefano

Per 7 giorni, La7 propone in streaming il documentario di Maurizio Cartolano su Stefano Cucchi.

http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50343107

 

Il 22 ottobre 2009 Stefano Cucchi muore a 31 anni, in circostanze tuttora da accertare, nel Reparto di Medicina Protetta dell'Ospedale Sandro Pertini di Roma sei giorni dopo il suo arresto. In questi ultimi giorni della sua breve vita gli sono stati negati tutti i diritti. Stefano è la 148ma vittima che perde la vita in un carcere italiano. Il documentario è un tentativo di fare della vicenda Cucchi un atto di denuncia ampliando, alla luce dello sviluppo delle indagini e del tempo, una nuova e rivelatrice riflessione umana. La denuncia prende forma nel racconto, attraverso la forma legalista della richiesta di verità e giustizia, dichiarata dalle numerose e diverse testimonianze che nel documentario si susseguono.
Dodici sono gli imputati nel processo che si è tenuto nella III Corte d'Assise di Roma. Cinque medici su sei sono stati condannati per omicidio colposo. Assolti per insufficienza di prove i tre agenti penitenziari, mentre i tre infermieri sono stati assolti con formula piena.
 
PUOI RIVEDERE LA REPLICA INTEGRALE DELLO SPECIALE E DEL DOCU-FILM '148 Stefano – Mostri dell’inerzia'  su www.la7.tv   in modalità catch up per i 7 giorni successivi alla messa in onda.

Gioco d'azzardo problematico, abuso di Internet e videogiochi negli adolescenti: alla base una comune preoccupazione disfunzionale


Dronet - Negli adolescenti, i comportamenti legati alla dipendenza come l’abuso di Internet, l’uso improprio di videogiochi e i problemi di gioco d'azzardo, sembrano avere alla base delle “preoccupazioni disfunzionali”, cioè preoccupazioni che anziché essere dirette alla soluzione di un problema concreto sono indirizzate all’evitamento e al controllo dello stato d’ansia. Questo è ciò che è emerso dallo studio di Parker e colleghi della Trent University (Canada), pubblicato recentemente sulla rivista Personality and Individual Differences.
I ricercatori hanno esaminato l’intelligenza emotiva (EI) e alcuni comportamenti di dipendenza, in due gruppi di adolescenti (13–18 anni): 270 pazienti ambulatoriali di una clinica pediatrica con disturbi esternalizzanti o internalizzanti (180 maschi e 90 femmine) e 256 studenti con problemi legati all'apprendimento (160 maschi e 96 femmine).
I soggetti hanno compilato dei questionari auto-somministrati per valutare l’intelligenza emotiva, i problemi con il gioco d'azzardo, l’uso di Internet e l’uso dei videogiochi (nello specifico la versione per ragazzi del Emotional Quotient Inventory, il South Oaks Gambling Screen-Revised for Adolescents, l’Internet Addiction Test, e la Problem Video Game Playing Scale).
Dai dati è emerso che una variabile latente definita “preoccupazione disfunzionale” rappresentava la metà della variabilità nei comportamenti di dipendenza. Inoltre, l'intelligenza emotiva è risultata un moderato fattore predittivo della preoccupazione disfunzionale in entrambi i gruppi.
Questi risultati potrebbero avere importanti implicazioni per l'intervento e le strategie di prevenzione, in quanto l’abuso di Internet e di videogiochi, così come i problemi di gioco d'azzardo, sono convenzionalmente trattati come questioni di salute mentale separate. Secondo gli autori invece, quando si lavora con gli adolescenti, le strategie di prevenzione e di intervento potrebbero avere maggior beneficio e più impatto se mirano ad uno spettro più ampio di comportamenti legati alla dipendenza.

Ma i dopati non sono solo i ciclisti

 Un dardo che trafigge il cuore di migliaia di appassionati. È quanto rappresenta l'ennesima notizia di doping nel ciclismo.Mauro Santambrogio trovato positivo all'Epo - proprio come il compagno di squadra Danilo Di Luca - dopo il controllo antidoping del 4 maggio scorso. Nel frattempo ha percorso chilometri di strada fino a chiudere al 9° posto nel Giro.

E subito si sono scatenate, forse con maggior veemenza del passato, invocazioni di radiazione. Gli appassionati sono arrivati al limite, dopo la caduta dell'eroe Armstrong e la forte delusione di Di Luca, Santambrogio: ora basta.

Ma purtroppo, chi cerca di barare calpestando i valori distintivi dello sport, non sono solo gli atleti in tutina e caschetto. C'è una sequela di disonesti che prova, anno dopo anno, a farla franca ai controlli, nella speranza di fasciarsi col manto della gloria, una gloria fasulla.

Partiamo dal calcio, Diego Armando Maradona è riconosciuto, in modo planetario, come il calciatore più forte della storia del pallone. Eppure le delusioni, forti, continue, dei suoisupporterspartenopei non sono mancate. A partire da quel marzo del 1991, quando fu trovato positivo alla cocaina ai test effettuati dopo Napoli-Bari; un tradimento che lo portò a fare le valigie e trasferirsi a Siviglia, dove dovette scontare 1 anno e mezzo di squalifica prima di tornare in campo. Oltre il danno, la beffa. Il Pibe de Oro fu cacciato dalla Fifa ai Mondiali di Usa 94', questa volta trovato positivo all'efedrina, una sostanza stimolante. Maradona tentò invano di orientare altrove gli indici di mezzo mondo, puntati contro l'idolo che nuovamente aveva tradito la fiducia di milioni di persone. Maldestro poi il tentativo di scaricare la colpa della positività all'ingerimento della Ripped Fuel, bevanda energetica datagli dal mister della Selecciòn.

Da Maradona a Mutu i ricordi dello scandalo sono ancora più vividi. Anche il rumeno è passato per le forche caudine dell'antidoping - quando militava nel Chelsea - uscendone con le ossa rotte: multa da 17 milioni di euro da versare al club, che aveva deciso di citarlo per danni.  

Dal calcio al tennis, arriviamo a Martina Hingis, baby prodigio del tennis svizzero, numero uno del mondo ad appena 16 anni. Un record. La favola diventa presto un incubo. Nel giugno del 2007 la Federazione Internazionale di Tennis la squalifica per 2 anni perchè positiva alla cocaina, revocandole i premi conquistati in quel periodo e pretendendo il pagamento di 130 mila dollari di multa. Uno sfregio per uno degli sport più corretti, che ha da poco introdotto il passaporto biologico per rendere ancor più fervente la lotta ai disonesti. Alla stregua della Hingis, nella condotta e nel destino, Zahlavova Strycova, ex numero 126 del ranking WTA, positiva alla sibutramina, e Dimitar Kutrovsky, tennista bulgaro trovato positivo alla metilexaneamina al torneo di San Josè; quest'ultimo si vide ridurre la squalifica a 15 mesi grazie alla testimonianza d'intercessione di Andy Roddick.

Alex Schwazer e la squalifica di 3 anni e 6 mesi, hanno fatto il giro di tg e quotidiani. Il trionfatore di Pechino 2008 nella 50 chilometri di marcia, voleva sbaragliare la concorrenza e superare le difficoltà nella gara olimpica di Londra 2012, grazie all'eritropoietina acquistata in Turchia. Il coro d'intransigenza è stato unanime, perchè la soglia di tolleranza di sportivi e appassionati è stata ormai scavalcata da tempo. 

Intolleranza e mano dura anche nella Nba, dove Hedo Turkoglu, ala piccola degli Orlando Magic, è stato squalificato per 20 gare senza paga. Il primo giocatoreturco della lega - risultato positivo al metenolone - non ha negato l'assunzione, ed è un'isolata novità: "Mentre ero in Turchia - ha ammesso - il mio preparatore mi ha somministrato una sostanza per accelerare i tempi di recupero da un infortunio alla spalla. Non sapevo fosse un prodotto proibito ma mi prendo la piena responsabilità per quello che è entrato nel mio corpo". Un'ammissione di colpevolezza che non trova mai spazio, né tempo, altrove; e men che meno nel ciclismo, dove si è portati a smentire anche l'evidenza.

E chi crederebbe che anche nel motociclismo ci sia spazio per il doping? Forse nessuno - o quasi - se non fosse pervenuta alla cronaca la storia di Angel Rodriguez, ex compagno di squadra di Jorge Lorenzo con la Derbi 125, squalificato 24 mesi dopo che analisi e controanalisi avevano decretato la positività al doping. Oggi è tornato alle gare, in Moto2, ma è un marchio che si porterà dietro per sempre.

La boxe? Anche lei colpita in faccia da questa piaga. Cesar Chàvez Junior – figlio del leggendario Julio Cesar Chàvez - ne sa qualcosa, squalificato per 9 mesi dal ring e condannato a pagare 900 mila dollari dalla commissione atletica del Nevada. 

Lo stato d'animo più evidente è quello di amarezza, sconforto e dispiacere di fronte a un fenomeno tanto diffuso e minatorio, ma la voce crescente di chi è stufo di simili episodi oggi si fa certamente sentire.

Riccardo Vetere sport.panorama.it/Doping-nello-sport

Bambini drogati di gioco d’azzardo


Aumentano le ticket rendention, macchinette che non regalano soldi ma la promessa di un iPad. Da scovare nei family center o nei centri commerciali, quando si scommette 50 centesimi per un mp3 che forse non si avrà "mai". Mentre mamma e papà giocano nella sala a fianco

 

Giornalettismo - Periferia est di Roma, domenica pomeriggio, diverse saracinesche giù. Le uniche attività aperte, sparse nel giro di pochi metri, offrono vincite e divertimento assicurato. Sale da giochi, scommesse sportive e tentativi di fortuna. Fuori da una di queste un gruppo di ragazzini cinesi sfoggia cellulari all’ultimo grido e scarpette alla moda. Entrano ed escono continuamente. Dentro c’è una sala giochi tutta per loro.

 

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