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MONDO - In crescita il mercato dei farmaci contraffatti


Aduc Droghe - Uno studio pubblicato ieri 25 settembre fa sapere che alcuni privati si sono lanciati nel commercio di farmaci contraffatti, attivita' molto meno rischiosa che non il traffico di droghe, visti gli agguerriti criminali che affollano questo mercato in pieno sviluppo.
2 milioni di pillole
Tra il 2008 e il 2010, Mimi Trieu ha piazzato circa 2 milioni di pillole dimagranti ai clienti del suo salone di bellezza di Filadelfia. Presentati come naturali e fabbricati in Giappone, gli avrebbero reso 245.000 dollari (182.000 euro). In realta' si trattava di farmaci importati illegalmente dalla Cina e contenevano sibutramina (un taglia fame vietato) e altre sostanze pericolose. Ma non e' la sola. Victor Cheke, un britannico, e' stato anche lui arrestato di ritorno dall'Asia con migliaia di false confezioni contro i i problemi di erezione che poi rivendeva attraverso Internet.
Da 10 a 25 volte piu' redditizio del traffico di droga
Questi non sono che due casi tra tutti quelli, rilevati nel rapporto dall'Istituto internazionale di ricerca anti-contraffazione dei farmaci (Iracm), che si sono lanciati nel lucroso business dei farmaci contraffatti. Per gli autori del rapporto “si tratta di individui spesso isolati ed opportunisti che hanno trovato un modo semplice di fare molti soldi con pochi rischi: importare farmaci contraffatti provenienti dall'India o dalla Cina tramite posta e rivenderli in Rete, ha dei vantaggi attraenti”. Secondo il Center for Medicine in the Public Interest, un organismo americano specializzato in merito, la vendita di farmaci falsi e' aumentata del 90% tra il 2005 e il 2010, attestandosi a 75 miliardi di dollari (55 miliardi di euro), un'attivita' tra 10 e 25 volte piu' redditizia rispetto al traffico di droga.
Una criminalita' dai colletti bianchi
Secondo Eric Przyswa, il mercato dei farmaci falsi e' essenzialmente dominato da “una criminalita' coi colletti bianchi, che lavora nel settore della sanita'”, e che talvolta si allea con dei privati. Come, per esempio, Peter Gillepsie, un britannico esperto-contabile e distributore di farmaci, che aveva importato tra dicembre 2006 e maggio 2007, attraverso la sua societa', 72.000 scatole di farmaci contraffatti. Fabbricati in Cina -principale produttore di questi prodotti contraffatti- gli avrebbero procurato 3 milioni di sterline (3,6 milioni di euro), prima della sua condanna a 8 anni.
62% di contraffazioni in Internet
Secondo l'Alleanza europea per l'accesso a farmaci sicuri, il 62% delle confezioni acquistate in Rete nel 2001 sarebbe contraffatto. Da notare che si tratta di un fenomeno che coinvolge tutti i tipi di farmaci: antibiotici, contraccettivi, antimalarici, farmaci contro il cancro, etc.
L'Organizzazione mondiale della Sanita' (OMS) valuta che in alcuni Paesi dell'Asia, dell'America del sud e dell'Africa, un terzo dei farmaci e' contraffatto (rispetto all'1% nei Paesi sviluppati). Nel 2009, 84 bambini nigeriani sono morti dopo aver assunto uno sciroppo contro la tosse che conteneva un antigelo.

Evoluzione stupefacente

 

Di Elena Viale

Illustrazione di Ciro Fanelli

Ho contattato Giorgio Samorini per parlare della ristampa del suo libro Animali che si drogano, unvolume sulla drogologia interrato in una libreria sotto Piazza Duomo a Milano. Una volta terminato illibro, inviate domande e ricevute risposte da località estera e segreta, mi sono accorta però che il suo studio va ben oltre le capre fatte di khat.

Samorini infatti con la Scienza delle droghe sta cercando di creare le basi per una vera e propria rivoluzione scientifica. Co-fondatore ex-presidente della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza, mira a ripetere quanto è successo tra il Cinquecento e il Seicento, quando un filosofo o uno scienziato che avevano un’illuminazione poi finivano per illuminare anche i loro compaesani dal centro della pubblica piazza. Cambio di paradigma. Un sistema funziona finché le eccezioni alla regola si possono classificare come tali, ma nel modello evoluzionista le eccezioni sono troppo numerose. Che potrebbe voler dire, non sono eccezioni.

La Fenomenologia delle droghe non appartiene al pensiero occidentale, che le ha sempre considerate solo un problema socio-sanitario; “Le motivazioni sono complesse,” dice Samorini, e girano intorno alla risposta che la società ha dato alla domanda “Perché ci droghiamo?” A rappresentare tale risposta è chiamato Tolstoj, “La causa dell’universale diffusione dell’hashish, dell’oppio, del vino, del tabacco, [è] solamente nel bisogno di nascondere a se stessi le indicazioni dateci dalla coscienza.” Sì sì fa Pasolini nelle sue Lettere Luterane: la droga è un problema di degenerazione sociale. In realtà è il nostro modo di pensare e assumere la droga a essere degenerato, perché invece, ribatte Samorini, “storicamente, il motivo fondante dell’uso delle droghe risiede nell’intenzione di conseguire una maggiore comprensione della realtà, non di fuggirla.” Tanto è vero che oltre a noi, e meglio di noi, si drogano gli animali, gli antichi e le società tribali.

prosegue qua http://www.vice.com/it/read/evoluzione-stupefacente-a9n5

 

 

Junk food: ecco la classifica dei dieci “cibi spazzatura” altamente nocivi per la nostra salute

 Quotidianamente, navigando su Internet, guardando la tv o ascoltando la radio siamo costantemente bombardati da messaggi pubblicitari riguardanti anche alimenti, celebrati da accurate strategie di marketing che, oltretutto, curano colori, forme e dimensioni delle loro confezioni, in modo da attrarre scaltramente la nostra attenzione su un prodotto, piuttosto che su di un altro. Il junk food, che in italiano significa “cibo spazzatura“, lo trovi a prezzi stracciati, in confezioni colorate, posizionate in bella mostra sugli scaffali o alle casse dei supermercati, in alcuni fast food, al cinema ecc. Il termine fu coniato da Michael F.Jacobson, fondatore del Centro per le Scienze di Pubblico Interesse che, nel 1972, disse: “Le bibite sono la quintessenza del junk food, tutto zucchero e calorie senza nessun nutriente. Gli americani stanno affogando nelle bibite”. Non aveva affatto torto e ne vedremo le motivazioni a breve. C’e’ un dato preoccupante: il consumo dei prodotti alimentari ricchi di calorie vuote( ipercalorici),senza principi attivi, pieni di coloranti e sostanze chimiche, cresce a vista d’occhio, di anno in anno, e sul tema continua ad esserci molta disinformazione, poichè il junk food non è necessariamente collegato col fast food, dato che ci sono molte tavole calde che offrono alimenti di buona e media qualità. Ho stilato per voi una classifica dei 10 alimenti più nocivi per la salute, incominciando dal meno pericoloso, fino a salire alla prima posizione, riservata a quello tassativamente da bandire!

10) gelato confezionato: noi italiani mangiamo a testa in media 15 kg di gelato ogni anno e , fortunatamente, per il 60%, optiamo per quello artigianale. Come convincere quel restante 40% di consumatori a non toccare più alcun tipo di gelato industriale?A partire dal 2010, i produttori industriali di gelato possono aggiungere ai loro prodotti la proteina ISP (ice structuring protein),isolata inizialmente in un merluzzo artico. Questa proteina serve a impedire che il gelato si sciolga facilmente, semplificandone il trasporto e il passeggio sotto il sole. Nei gelati industriali viene usata una proteina sintetica ricreata in laboratorio, partendo da lieviti di panetteria transgenici. Risultato? Un gelato ogm, col rischio di allergie, dato che i lieviti sono alergeni! I gelati industriali vengono preparati mesi prima del consumo e spesso sono trasportati a lunghe distanze. Durante la fase di congelamento, si comincia a insufflare l’aria e viene fuori un prodotto soffice, leggero, con una percentuale d’aria tra il 100 e il 130%. Per rendere l’idea, si pensi che da 5 chili di miscela base( acqua, grassi, zuccheri ecc) si ricavano 10 litri di gelato…un ottimo affare per chi lo produce, non vi pare?
Grassi vegetali idrogenati, latte in polvere, grassi vegetali ottenuti con sostanze chimiche ( olio di cocco e grasso di palma, quest’ultimo ricavato attraverso un notevole apporto delle foreste tropicali!), additivi, aromi di sintesi( per conferire al gelato il gusto fruttato), stabilizzanti ( polisorbati, acidi grassi, mono e digliceridi degli acidi grassi (ricavati dal maiale), coloranti sintetici. Alla luce di tutto ciò, non vi sembra il caso di optare per il gelato artigianale o realmente fatto in casa?

9)pop corn: con l’avvento del microonde, si è persa la consuetudine di far scoppiettare in padella i pop corn, preferendo i sacchetti già pronti di popcorn da microonde, trattati con molti additivi, tra cui il diacetile, aggiunto ad alcuni alimenti per conferire il gusto burroso. Vari studi hanno constatato che l’inalazione prolungata di diacetile provoca bronchiolite obliterante, riscontrata tra giovani sani e maschi non fumatori, lavoratori in diverse fabbriche che producono aromi artificiali per il burro. Inoltre, il sacchetto per cottura da forno contiene PFOA (acido perfluorottonico), un additivo chimico collegato alla formazione di cancro e grossi problemi alla tiroide.

8)pizza surgelata: è realizzata con farina industriale, che si ottiene tramite macinazione industriale del chicco di grano, privato del germe ( cuore del chicco) e della crusca (parte esterna, ricca di fibre), con impoverimento della materia prima. La farina raffinta è ricchissima di zuccheri, fortemente depauperata, ma ha il vantaggio di mantenersi a lungo. Il consumo di farina industriale associato ad un aumento della glicemia, incremento dell’insulina e, nel tempo, all’accumulo di grassi depositati. Tutto ciò,indebolendo l’organismo, lo espone maggiormente al rischio di tumori. Decisamente meglio scegliere il grano biologico prodotto dai contadini, macinandovi da soli il grano e preparando voi l’impasto con ingredienti naturali o recarvi in pizzerie con forni a legna che realizzano ancora l’impasto correttamente!

7)patatine fritte : vengono fritte con olio di semi di mais, contenente alte quantità di acidi grassi. Con questo sistema di cottura, il cibo viene reso nocivo, col rischio di esporre l’organismo a malattie cardiache. L’olio di mais ha l’alto potere di aumentare il colesterolo nel sanhe, che a lungo andare si deposita nelle arterie, creando placche aterosclerotiche le quali, aderendo alle pareti arteriose, riducono il lume del vaso stesso. Esse riducono la quantità di sangue che raggiunge gli organi per il loro funzionamento e, se varia la pressione arteriosa, possono andare incontro a frammentazione, migrando nel flusso circolatorio e occludendo definitivamente il passaggio di sangue verso qualche organo. Risultato? Alto rischio di ischemie e veri e propri ictus cerebrali. Le patatine fritte precotte e surgelate contengono acrilamide, una sostanza tossica che si forma quando elementi ricchi di carboidrati raggiungono temperature elevate. La produzione di acrilamide è facilitata dall’assenza di acqua e dalla presenza di asparagina (un aminoacido)e di uno zucchero ridotto (glucosio o fruttosio, contenuti soprattutto in patate e cibi caramellati). L’acrilamide è una sostanza chimica che migliora la solubilità, utilizzata per la depurazione dell’acqua, la lavorazione di plastica, carta e vernici. Negli anni 90′ si scoprì che alte dosi di questa sostanza provocavano danni al sistema nervoso, tanto che nel 94′ l’Agenzia Internazionale di ricerca sul cancro (Iarc) la inserì tra gli agenti potenzialmente cancerogeni. Da qui, il dubbio che le patatine fritte e quelle in busta fossero cancerogene.

6)patatine in busta: stesse componenti di quelle fritte, ma percentuali nettamente maggiori di acrilamide.

5)salumi e insaccati: la Scuola di Sanità pubblica di Harvard, riesaminando 20 studi pubblicati a livello mondiale, ha scoperto che 50 grammi di carne lavorata al giorno (pancette e salsicce) aumentano del 42% il rischio di malattie cardiache e del 19% quello di diabete di tipo2. I maggiori implicati sono i conservanti di nitrato, che causano un accumulo di depositi duri nelle arterie, riducendo la capacità dell’organismo di gestire gli zuccheri, che a loro volta possono aumentare il rischio di diabete e di malattie cardiache.
2 fette di pancetta al giorno aumenterebbero del 20% il rischio di sviluppare il cancro all’intestino. Meglio preferire tagli magri e carne non fritta, sostituendo il sale con erbe fresche e secche e un pizzico di spezie.

4) wurstel: è formato da carne separata meccanicamente, un ingrediente segreto contenuto in moltissime confezioni di wurstel di pollo prodotte da grandi aziende. Si tratta di un sottoprodotto ottenuto dalla macellazione delle carcasse di pollo che finiscono sotto presse a bassa pressione, per poi ottenere la caratteristica poltiglia rosa! La carne separata meccanicamente costa poco e permette lo sfruttamento ottimale delle materie prime. Di cosa è composto il wurstel, questo gustoso alimento nato in Germania e in Austria e conosciuto negli Usa come hot dog? Vi cito un elemento tra tutti:il nitrito di sodio, un composto chimico utilizzato per sterilizzare microrganismi annidati nei cadaveri, che consente di utilizzare il prodotto il più a lungo possibile. Controindicazioni? Cancro allo stomaco o al fegato, causato dalla reazione con altri composti organici presenti nello stomaco chiamati ammine.

3) cornetti e dolci al forno e fritti : contengono grassi trans, che abbassano il colesterolo buono ed aumentano quello cattivo, aumento il rischio di malattie cardiovascolari, diminuendo l’efficienza della risposta delle cellule b e aumentando la proliferazione delle cellule T, aumentando la produzione di radicali liberi ecc.

2)bibite analcoliche gassate: provocano demineralizzazione ossea nel corpo, con possibile aumento delle fratture, difficoltà di assorbimento del ferro che può portare anemia. Ciò è dovuto alla combinazione di acido fosforico, fruttosio e zucchero raffinato. L’acido fosforico contenuto nella bevanda è un corrosivo di uso industriale impiegato come additivo, usato per pulire motori e rallentare bulloni arruginiti. Il colore delle bevande alla cola è dovuto aad un additivo: l’E150 (colorante caramello solfito-ammoniacale, associato a carenza di vitamina B6, importante per metabolizzare le proteine e per la salute del sangue ( la mancanza di vitamina causa anemia, depressione, iperattività, bassi livelli di glucosio nel sangue). Le bibite addizionate con anidride carbonica ( note come bibite analcoliche, gassate, sode) sono bevande contenenti anidride carbonica disciolta. L’effervescenza è determinata dall’acido carbonico diluito, che induce una lieve sensazione di scottatura. Le bibite analcoliche gassate contengono moltissimi zuccheri. L’impiego di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS) è associato alla scarsa formazione di colagene in animali in fase di sviluppo (in quanto interferisce con l’assorbimento del rame). Dato che il fruttosio deve essere metabolizzato dal fegato, gli animali che seguono regimi alimentari ad alto contenuto di fruttosio hanno prolemi epatici simili a quelli degli alcolisti. Il consumo di tali bevande è associato alla perdita dello smalto dentale per via dell’acido fosforico.Dato che le bevande analcoliche gassate sono estremamente acide (valutate 2.0 sulla scala PH), se consumate frequentemente, lasciano nella bocca un residuo acido, che abbassa la naturale alcalinità della saliva. Questo squilibrio attira i sistemi di riparazione naturali dell’organismo che, per invertire il livello di acido nel PH, utilizza ioni di calcio resi disponibili dai denti, intaccando così lo smalto.

1) bibite senza zuccheri o a basso contenuto zucchero: si tratta sempre delle classiche lattine da 33 cl, che hanno gli stessi acidi delle bevande gassate standard. Gli acidi provocano l’infiammazione dello stomaco e del rivestimento intestinale, erodendo il rivestimento gastrico. Le bevande light contengono aspartame, un dolcificante artificiale. A fine anni 90′, la Fondazione europea di Oncologia e Scienze Ambientali Marazzini di Bologna, condusse un esperimento sui potenziali effetti cancerogeni del composto. Lo studio, effettuato su 1800 ratti, constatò che l’aspartame induce un aumento dell’incidenza di linfomi e leucemie maligne del rene dei ratti femmine e tumori maligni dei nervi periferici dei ratti maschi. Lo studio concluse che l’aspartame è un agente cancerogeno, in grado di indurre tumori maligni nei ratti, anche a dosi ammesse per l’alimentazione umana. Secondo alcune ricerche effettuate su scala mondiale, l’aspartame sembra legato a attacchi d’ansia, cecità, tumori cerebrali, perdita dell’udito, iperattività, palpitazioni cardiache, problemi riproduttivi, morbo di Lou Gehrig (più conosciuto come SLA).

www.meteoweb.eu/2013/09/junk-food-ecco-la-classifica-dei-dieci-cibi-spazzatura-altamente-nocivi-per-la-nostra-salute/228261/

In 4 anni in Italia 280 nuove droghe. Allarme smart drug sul web

 ROMA - Pasticche dall'apparenza innocua che contengono droga. In quattro anni il Sistema di allerta precoce per le droghe del Dipartimento politiche anti droga ha scoperto circa 280 nuove sostanze tossiche. Potenti, tossiche e pericolose, anche perché di facile reperibilità. Un dato allarmante diffuso nel corso della  presentazione del nuovo piano nazionale contro la diffusione delle nuove sostanze psicoattive (Nsp), che possono essere di natura sintetica, ma anche vegetali. Il mercato delle 'smart drug' utilizza soprattutto Internet e va di pari passo con quello dei farmaci contraffatti o di vendita illegale. Sono prodotti che possono causare disturbi gravi: dai danni al cervello a quelli al sistema cardiorespiratorio. Solo in Italia sono stati identificati dal 2010 circa 70 casi di intossicazione acuta dovuti all'assunzione di Nsp. 

L'allarme. Queste nuove sostanze psicoattive sono diffuse non solo su territorio italiano ma anche su quello europeo. " Un fenomeno in crescita "che assume rilevanza di sanità pubblica affiancandosi con quello delle droghe tradizionali quali eroina, cocaina, cannabis, anfetamine - spiega il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - . Ragazzi giovanissimi hanno accesso a sostanze psicoattive, un elenco vastissimo di sostanze messe sul mercato e propinate soprattutto attraverso la rete, luogo di incontro di tutti i ragazzi del mondo".

LA SCHEDA Da cervello a cuore, i danni delle smart drug 

I danni per la salute. Sono rilevanti le problematiche psichiatriche correlate all'uso di queste sostanze illegali e i vari disturbi, soprattutto renali, cardiaci e respiratori, costantemente aggravati per il contemporaneo uso di alcol e altre droghe. Il piano per combattere il fenomeno sarà presentato in 10 città italiane. Domani si terrà il primo incontro all'università Cattolica di Roma, con un corso di aggiornamento tecnico scientifico. "Al fine di assicurare una risposta efficace al diffondersi delle droghe sintetiche - aggiunge il ministro Lorenzin - che creano danni per la salute pubblica e a quella dei nostri ragazzi, realizziamo questo primo update sulle principali caratteristiche delle Nsp individuate, mettendo a punto una serie di indicazioni strategiche e di obiettivi". Sul tema sono state date indicazioni strategiche sia a livello internazionale, sia a livello europeo. 

La stretta della Ue. La scorsa settimana la Commissione europea ha proposto una direttiva e un regolamento per rendere illegali le nuove sostanze psicoattive usate in alternativa alle droghe. Secondo le stime della Ue questi stupefacenti sono state assunte da oltre 2 milioni di persone e provate almeno una volta dal 5% dei giovani secondo le stime di Bruxelles. Con le nuove norme sarà possibile agire in tempi rapidi e bandire dal mercato le sostanze più dannose nel giro di poche settimane. Con l'attuale legislazione, invece, sono necessari 24 mesi e non è possibile procedere a una sospensione temporanea

www.repubblica.it/salute/2013/09/23/news/in_4_anni_in_italia_280_nuove_droghe_allarme_smart_drug_sul_web-67090263/

Il porno crea dipendenza?


Lo studio dell'università di Cambridge

 

Giornalettismo - La pornografia puo’ provocare una dipendenza simile a quella della droga o dell’alcol. Gli utenti compulsivi di prodotti pornografici mostrano gli stessi segni di dipendenza nella loro attivita’ cerebrale come gli alcolisti o i tossicodipendenti, ha rivelato uno studio.


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Il Kratom potrebbe essere rimosso dalla lista dei narcotici in Thailandia

L'Office of the Narcotics Control Board (ONCB) sta rispondendo positivamente alla proposta di legalizzazione del kratom (Mitragyna speciosa), che è attualmente inserito nella lista delle sostanze stupefacenti.L'ONCB si incontrerà con la Food and Drug Administration, il ministero della Salute Pubblica e l'Ufficio della Polizia Nazionale per discutere se il kratom debba essere rimosso o meno dalla lista.La Thailandia è infatti l'unico paese che considera il kratom come un narcotico.Il ministro della Giustizia Chaikasem Nitisiri, che sta spingendo per la legalizzazione, ha detto che è cresciuto a Thon Buri, dove il kratom è sempre stato coltivato e utilizzato."In effetti, il kratom è stato usato come una medicina tradizionale in passato", ha riferito, aggiungendo di non volerne promuovere l'uso, ma di pensare che potrebbe distrarre la gente da usare droghe dannose come le metanfetamine.Il dottor Anek Yomchinda, direttore dell'Istituto Centrale di Scienze Forensi, ha ammesso che gli studi preliminari hanno mostrato che il kratom possiede effettivamente proprietà medicinali. "In Nuova Zelanda si tratta di un componente nella produzione di antidolorifici e antibiotici" ha aggiunto.Una commissione del Senato -nominata per studiare le proprietà del kratom- ha rilevato che non esistono dati per dimostrare che il consumo di kratom possa essere associato a crimini.Lo studio suggerisce inoltre che le autorità competenti abbiano deciso di vietare kratom nel 1943 perché non potevano riscuotere tasse su di esso come facevano sul consumo di oppio.La commissione ha anche sottolineato che se il kratom venisse legalizzato, potrebbe fornire benefici economici per la Thailandia, dove la pianta è indigena."Può essere utilizzato nella produzione di numerosi farmaci, e può anche ridurre la dipendenza della Thailandia dalla morfina importata", è stato riferito dalla commissione.Un sondaggio mostra che la provincia di Satun ha il più alto numero di alberi kratom.Inoltre , camionisti e operai consumano ampiamente foglie di kratom perché ciò li tiene svegli ed più conveniente del caffè e delle bevande energetiche.fonte : Kratom may be taken off narcotics list  http://medicinamoksha.blogspot.it

I dati sulle droghe e i giochi di prestigio

Gustavo Spinelli commenta la relazione 2013 sulle tossicodipendenze per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto. 

Leggendo la sintesi della Relazione 2013 al Parlamento sulle tossicodipendenze predisposta dal Dipartimento antidroga, mi è tornata in mente l’affermazione attribuita a Hegel: se la realtà dei fatti non coincide con la teoria peggio per i fatti. Questa espressione è divenuta nel tempo emblema di come l’arroganza ideologica si imponga sulla realtà ridefinendola a proprio piacimento. Questo atteggiamento può valere in molti ambiti della vita sociale, ma lo possiamo ritrovare anche in ambito scientifico quando per i più svariati interessi si decide a priori quale debba essere l’esito di un ricerca manipolando l’impostazione in modo che si arrivi a “dimostrare” quanto voluto.

Anche quest’anno i toni della Relazione sono entusiasmanti: ulteriore calo nei consumi delle varie sostanze nella popolazione in generale. Viene sottolineato con soddisfazione la conferma di un trend in atto già da alcuni anni. Ottimo. Ma da quando assistiamo a questa disaffezione di massa all’uso di sostanze? Dal 2008 ci dice la Relazione, che guarda un po’ è l’anno in cui viene istituito il Dipartimento per le politiche antidroga voluto da Giovanardi,  che ne assume la rappresentanza politica e alla cui guida chiama Giovanni Serpelloni nella veste di esperto in materia a cui affida la guida “tecnica”.

Unico fastidioso neo, l’aumento dell’affezione alla cannabis da parte dello scellerato target 15-19 anni, insomma i soliti imprevedibili, curiosi, ostinati, ingestibili adolescenti. La Relazione ci informa che uno su cinque degli studenti delle superiori ha fumato almeno una volta cannabis nel corso dell’ultimo anno. E questo nonostante i poderosi investimenti del DPA.  Nonostante decine e decine di interminabili videoconferenze imposte nelle scuole superiori da annoiati esperti stufi di ripetere sempre le solite cose, sui danni al cervello, sulla sindrome amotivazionale, sulla schizofrenia ecc. Nonostante le migliaia di drug-test somministrati a minori, dopo aver sufficientemente spaventato confusi genitori con la storiella che non è mai troppo presto e che è meglio vederci chiaro subito. Nonostante si sia arrivato a scriverlo a caratteri cubitali sulle facciate di importanti monumenti, che chi compra droga finanzia la mafia e ne diventa complice. Niente. Nonostante l’informazione terroristica, il controllo chimico, lo stigma sociale, questi cocciuti adolescenti se ne fregano e, direbbero loro, se la godono. E adesso? Cosa dire? Che carte giocare? Cosa si poteva ancora estrarre dal magico cappello dell’illusionista? Cosa poteva ancora inventarsi il DPA per mantenere alto l’allarme sociale e quindi giustificare la propria esistenza? Ma è evidente: il gioco d’azzardo.

La vera novità della Relazione di quest’anno è l’associazione adolescenza, droga e gioco d’azzardo. Questa ci mancava. In pratica viene evidenziato che gli adolescenti che si fanno le canne (perché a questo si allude) hanno una predisposizione anche per il gioco d’azzardo, almeno nel 41,7% dei casi, in pratica uno su due. Sarà vero o è un altro gioco di prestigio? Poco importa che chi si occupa professionalmente di gioco patologico ci dica che questa relazione non l’ha mai colta, visto che ai servizi si presentano persone solitamente adulte e spesso anche anziane, o che non risulti nemmeno a chi si occupa professionalmente di adolescenti problematici o che usano droghe. Il tema da sventolare buono per ogni occasione, in modo da mantenere alta la preoccupazione sociale, è la salute dei nostri piccoli, indifesi, vulnerabili, insicuri adolescenti (meglio se minori), in balia di social network pericolosi, di siti internet che disinformano e istigano, di un mercato malavitoso pronto a divorarli.

Droga a scuola. Iniziativa DPA e MIUR

"Ci stai contro le droghe e le mafie?" e' questo lo slogan della nuova iniziativa per la sensibilizzazione dei giovani contro l'uso droghe, l'abuso di alcol, le mafie, le loro violenze e il terrorismo, realizzata dal Dipartimento Politiche Antidroga in collaborazione Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca. L'iniziativa fa parte del piu' ampio il progetto "EDU Life", finalizzato alla creazione di nuovi strumenti informativi e interattivi per gli istituti scolastici per il supporto e la corretta informazione di studenti, insegnanti e genitori sulla prevenzione dell'uso di sostanze stupefacenti e dell'abuso alcolico. Il concorso rivolto a tutti gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado presenti sul territorio italiano, prevede la realizzazione di poster, banner, fatti dai giovani per i giovani, che esprimano un messaggio chiaro contro l'uso di droghe, l'abuso alcolico e le mafie. Possono partecipare alla selezione singoli studenti, gruppi di studenti di una stessa classe o di classi diverse (fino a un massimo di 5 studenti), appartenenti allo stesso Istituto, una o piu' classi dello stesso istituto, o l'Istituto nel suo complesso. I 10 prodotti che avranno ricevuto piu' voti, saranno valutati dalla giuria di esperti, che selezionera' i vincitori dell'iniziativa e verranno infine segnalati agli istituti scolastici italiani per poter essere utilizzati nell'ambito delle attivita' di prevenzione . Per ulteriori informazioni sull'iniziativa e sulle modalita' di iscrizione e' possibile accedere al sito internet dedicato all'evento www.cistaicontroledroghe.dronet.org.
"Nell'ambito del concorso 'Ci stai contro le droghe e le mafie?' - ha dichiarato Giovanna Boda, Direttore Generale per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione del MIUR - gli studenti diventano protagonisti della diffusione di messaggi diretti alla prevenzione delle tossicodipendenze giovanili e dell'abuso alcolico. Sollecitare la creativita' non solo favorisce un apprendimento che implica una rielaborazione personale, ma consente di sviluppare l'aspetto intellettuale, motivazionale ed emozionale dei processi cognitivi. Questo costituisce l'elemento fondamentale per lo sviluppo di personalita' sicure, libere e autonome, capaci di effettuare scelte consapevoli". "Questa importante iniziativa - ha dichiarato Giovanni Serpelloni, capo del DPA - ci permettera' grazie alla preziosa collaborazione del MIUR e di tutte le scuole italiane, di sviluppare e approfondire con tutti gli studenti delle tematiche importanti come quelle che riguardano il consumo di droga, l'alcol e anche il gioco d'azzardo patologico, ma soprattutto incrementare gli interventi coordinati di prevenzione dell'uso di sostanze soprattutto nei giovani. D'altronde - ha spiegato il Capo Dipartimento - le evidenze scientifiche di questi ultimi anni hanno dimostrato che anche per le persone piu' vulnerabili le modalita' educative portate avanti in maniera coerente sia in ambito familiare, sia in ambito scolastico possono essere veramente efficaci per ridurre il rischio di usare sostanze stupefacenti e il conseguente sviluppo di dipendenza, aumentando la possibilita' di acquisire comportamenti e stili di vita sani e una buona resilienza verso l'uso anche sperimentale di droghe e l'abuso alcolico. Tutti i giovani - ha concluso Serpelloni - devono credere nella possibilita' di costruire un mondo libero dalle droghe e dalle mafie e devono lottare contro queste organizzazioni criminali esprimendo prima di tutto un comportamento individuale coerente di legalita' e quindi non acquistando mai alcun tipo di droga esprimendo lontananza totale da queste organizzazioni non finanziandole in alcun modo oltre che rispettare la propria salute fisica, mentale e sociale".
fonte ADUC Droghe

U.E. - Proposta nuovi divieti per sostanze psicoattive


Notiziario ADUC - La Commissione europea ha proposto una direttiva e un regolamento per rendere illegali le nuove sostanze psicoattive usate in alternativa alle droghe come cocaina ed ecstasy, assunte da oltre 2 milioni di persone e provate almeno una volta dal 5% dei giovani secondo le stime di Bruxelles. Con le nuove norme sara' possibile agire in tempi rapidi e bandire dal mercato le sostanze piu' dannose nel giro di poche settimane. Con l'attuale legislazione, invece, sono necessari 24 mesi e non e' possibile procedere a una sospensione temporanea.
La nuova politica europea prevede la possibilita' di rimuovere temporaneamente dal mercato le droghe piu' pericolose, sospendendone la vendita per un anno. I punti principali di questa nuova regolamentazione riguardano anche la distinzione dei provvedimenti in base agli effetti - piu' o meno limitati - delle sostanze. Cosi', l'Ue puo' prendere tre decisioni: se il rischio e' basso, puo' decidere di non agire; se il rischio e' moderato puo' scegliere di bandire la sostanza solo sul mercato dei consumatori senza pero' limitarne l'uso industriale e farmaceutico; se il rischio e' elevato, puo' bandire l'uso per i consumatori ma anche quello industriale, se non in caso di eccezioni particolari, su cui pero' verranno applicati forti controlli. Il regolamento - che ha applicazione diretta e immediata in tutti i paesi - si concentrera' sulla proibizione delle sostanze, mentre la direttiva - che va recepita dagli Stati membri e richiede quindi tempi piu' lunghi - riguardera' solo le sanzioni penali.

Internet, al via il primo programma per la cura della dipendenza

Inaugurato negli Stati Uniti lunedì 9 settembre

 

Salute/IlSole24Ore - Dopo il riconoscimento, risalente alla scorsa primavera, della dipendenza da Internet come possibile disturbo mentale, suggellata dalla sua inclusione nella Sezione III del DSM-5 (la quinta edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), ora questo problema avrà il primo centro dedicato alla sua cura. E' infatti prevista per lunedì 9 settembre l'inaugurazione del programma per la cura della dipendenza da Internet del Bradford Regional Medical Center, in Pennsylvania (Usa).


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TOKIO GAME

Nella capital planetaria del gioco convivono locali specializzati, sfide virtuali e la fiera più tecnologica del settore. Per definire i nuovi orizzonti di una “droga” che ha radici antiche

di Stefania Viti. D Repubblica, http://d.repubblica.it/

Sulla   Dogenza-ka di Shibuya, il distretto dei divertimenti nel cuore pulsante di Tokyo, i game center chiudono soltanto a notte fonda. Quelli più grandi e famosi si affacciano sulla strada, altri si trovano dentro anonimi edifici che potrebbero contenere uffici o negozi. In Giappone, baluardo di una “game culture” che non ha eguali nel mondo, le giovani coppie si danno appuntamento anche qui, in questa sorta di luna park metropolitani dove l’affezione per l’altro sale col livello del gioco che si riesce a conquistare. D’altra parte a Tokyo esistono le “arcade” del divertimento più scintillanti del mondo. Ogni anno i grandi giornali stilano le classifiche aggiornate dei migliori locali in cui andare a giocare. Anche in questo la capitale del Giappone è un’eccezione. In occi- dente, dopo un ventennio di popolarità, i game center sono stati spazzati via alla fine dei Novanta dalla nascita delle console. Nel Sol Levante, pure all’avanguardia dell’elettronica applicata al gioco, vecchio e nuovo continuano a resistere e prosperare. E le lucine colorate e intermittenti, cornice tipica dei locali, servono ancora a illuminare un’unica grande fantasia: giochi di tutti i tipi, da quelli semplici coi bracci meccanici, ai più sofisticati videogiochi, ai giochi di gruppo. In Giappone il gioco non è un affare da ragazzi. Basta pensare alla storia del pachiko, il tipico gioco d’azzardo che consiste nell’inserire palline metalliche in una macchinetta automatica, per vincere un jack-pot se si ferma nel posto giusto. Nonostante il mercato abbia prodotto gli aggeggi più sofisticati, il pachinko resiste da oltre settant’anni. È sempre più o meno lo stesso, eppure persino nella piazzetta davanti alla stazione del più piccolo paesino di provincia del Giappone, il pachinko con il suo rumore assordante e le sue luci colorate continua a consolare la casalinga così come il nonno o lo studente universitario. S’interrogò sul misterioso fascino che questo gioco esercita sui giapponesi già Fosco Maraini, che per trovare una spiegazione, nelle sue Ore Giapponesi andò a scomodare persino Buddha: «È difficile capire il fascino del pachinko” scriveva. «Non c’è dubbio che esso costituisca una fuga dalla realtà, una droga; ma solo un popolo fondamentalmente buddhista poteva accettare con gioia proprio questo specialissimo tipo di fuga». Una fuga che il Giappone ha continuato a declinare con molti altri mezzi. Manga e anime la realtà hanno addirittura provato a ridisegnarla, attraverso le narrazioni del post-apocalittico e dei mecha (le storie che hanno robot come eroi). I Manga disegnati da Go Nagai, Otomo, To- mino e Sadamoto, non sono certo nati come “games” ma lo sono poi diventati, grazie a quello straordinario sistema che sa mescolare pop culture, tecnologia e mercato e che con la sua forza dirompente ha contagiato anche le culture occidentali, il “media mix”.

Il fiorente mercato giapponese del settore ha qui le sue radici. E i grandi sviluppatori internazionali dei videogiochi non potevano che nascere in Giappone, dove la tecnologia e la scienza sono stati vissuti per generazioni come una speranza, l’unica via praticabile per un mondo migliore. L’argomento solo apparentemente ludico dei games, reali e virtuali, s’intreccia inevitabilmente con la Storia. Se Jean-Marie Bouissou, nel suo bel- lissimolibro“IlManga”,ricorda che «la bomba atomica ha fatto scoprire ai giapponesi la potenza irresistibile della scienza, contro la quale nulla può», anche il pachinko venne inventato, alla fine della seconda guerra mondiale, mentre il popolo nipponico, esaurito dal confronto bellico e dai bombardamenti, doveva cedere per la prima volta nella sua storia a un occupante straniero e rinunciare a tutto. Fu allora che la macchinetta d’acciaio dal rumore assordante sembrò forse realizzare la sintesi perfetta tra «Buddhismo e industria! Il passato e il futuro!», come scriveva ancora Maraini.

Il futuro oggi si chiama sempre più spesso PS4 e Xbox One, che insieme ai giochi di nuova generazione saranno i protagonisti più attesi del Tokyo Game Show, (o TGS, come  viene  comunemente chiamata la più grande fiera di videogiochi del mondo), che aprirà i battenti il prossimo 19 settembre nella grande area espositiva di Makuhari Messe a Chiba, periferia a est diTokyo.

Nel 2012 si sono superate le 220mila presenze e l’edizione di quest’anno non sarà da meno: l’area espositiva è stata ampliata, saranno inaugurati otto nuovi corner, parteciperanno all’evento 341 espositori di cui 153 esteri. Nonostante esistano altre grandi fiere internazionali di videogiochi come Gamescom a Colonia, in Germania e E3 a Los Angeles, il TGS per molte delle grandi aziende è la vetrina migliore per presentare le novità. È la ragione degli arrivi di massa degli appassionati per provarle in anteprima: solo da Taiwan, dicono gli organizzatori «siamo già a 100mila prenotazioni».

Sarà anche il posto giusto per misurare il livello di integrazione raggiunto da vecchi e nuovi modi di giocare, e dai generi - manga, anime, cinema, musica, letteratura - mixati e compressi nel pervasivo universo del “game”. «Games: Limitless Evolution», evoluzione senza limiti, come recita la locandina: il tema dell’anno non poteva che essere questo

 

 

Stato di alterazione psicofisica derivante dall'assunzione di sostanze stupefacenti, no al reato se l'auto è ferma in area di sosta

Estremi Cass. pen. sez. IV - Sent. 12/07/2013 n. 30209

Cass. pen. sez. IV - Sentenza 12 luglio 2013, n. 30209

Stato di alterazione psicofisica derivante dall'assunzione di sostanze stupefacenti, no al reato se l'auto è ferma in area di sosta

Ritenuto in fatto

A.G. ricorre in Cassazione avverso la sentenza, in epigrafe indicata, della Corte d'appello di Bologna che, in parziale riforma della sentenza di condanna emessa nei suoi confronti dal GIP del Tribunale di Forlì in ordine al reato di cui all'art. 187 C.d.S., ha ridotto la pena inflitta in primo grado.

Con il primo motivo si denuncia violazione di legge e vizio di motivazione relativamente al rigetto della richiesta di dichiarare la nullità degli esiti delle analisi tossicologiche per violazione delle disposizioni normative di cui agli artt. 354, 356, 114 disp. Att. e art. 366 e.p.p. non essendo stato avvisato l'imputato della possibilità di farsi assistere da un difensore, per il mancato deposito degli accertamenti e della relativa notifica al difensore. In particolare l'avviso al difensore, cui si fa riferimento in sentenza, è quello relativo alla perquisizione attuata dai verbalizzanti sull'autovettura a bordo della quale fu controllato l'A. , ma nessun avviso in tal senso gli fu dato per la richiesta di essere sottoposto a prelievi di liquidi biologici. Della circostanza, per altro, da atto lo stesso GIP; con riguardo alla seconda nullità si evidenzia che, vertendosi in materia di "accertamenti urgenti sulla persona", rientranti nel disposto dell'art. 354 c.p.p. e, comunque, di un atto cui il difensore aveva facoltà di assistere, non si era proceduto al deposito nella segreteria del P.M. entro tre giorni dal compimento e la notifica dell'avviso al difensore del diritto di visionarli e di estrarne copia.

Con il secondo motivo si denuncia vizio di motivazione in ordine alla ritenuta responsabilità dell'imputato. Si argomenta che non è affatto rimasto provato che l'A. si trovasse alla guida dell'autovettura in stato di alterazione psico-fisica dovuta all'assunzione di sostanze stupefacenti, mancando la prova sia in ordine alla sussistenza della condotta di guida che allo stato di alterazione. Quanto alla prima l'imputato fu controllato nella sua autovettura ferma nell'area di sosta (omissis) mentre discuteva con la propria fidanzata; i giudici di merito sono caduti in errore laddove hanno ritenuto che la Polizia avesse fermato il ricorrente mentre il veicolo era in marcia.

Ritenuto in diritto

La sentenza impugnata va annullata senza rinvio perché il fatto addebitato all'imputato non sussiste.

Quanto alle eccezioni in rito esse sono tutte infondate, sul punto sono pienamente condivisibili le argomentazioni esposte prima dal GIP e poi dalla Corte d'Appello, e, comunque, anche se non si tenesse in conto il verbale redatto il giorno (omissis) alla ore 04.00 dagli ufficiale di P.G. procedenti i quali davano atto (sia pure con riferimento all'attività di perquisizione dell'autovettura finalizzata al rinvenimento di sostanze stupefacenti) di avere avvisato l'imputato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, l'eccezione risulta tardiva in quanto doveva essere sollevata immediatamente dopo il compimento (182, 2 comma c.p.p.), e, quindi, almeno in sede di opposizione al decreto penale di condanna.

Altrettanto dicasi in ordine all'eccezione dell'omesso avviso di deposito degli atti, la motivazione della Corte territoriale è corretta in quanto aderente sia al dato normativo che alla giurisprudenza di questa Corte.

Relativamente al secondo motivo, concernente la responsabilità penale, dato di fatto certo, in quanto comprovato dal risultato delle analisi sui liquidi biologici, è che il ricorrente avesse assunto sostanze stupefacenti, ma la circostanza di fatto, presupposto indispensabile ad integrare il reato contestato, che l’A. si trovasse alla guida di un'autovettura, è stata solo desunta con argomentazione che non regge al vaglio di tenuta logica da parte di questo Collegio.

Invero, dagli atti non emerge che il ricorrente fosse stato fermato mentre era alla guida o che, quanto meno, fosse stato avvistato alla guida di un'autovettura prima di essere fermato dagli agenti operanti nell'area di sosta. Emerge, invece, che, nel momento del controllo, egli si trovava in auto insieme alla fidanzata fermo in un'area di sosta. Non è riportato alcun dato di segno opposto nella sentenza di primo grado, ed, in quella di appello si afferma "...è argomento capzioso quello difensivo secondo cui l'accertamento è stato effettuato mentre l'autovettura era in sosta nell'area di servizio e quindi l'imputato in quel momento non era alla guida. D'altronde è implausibile (non l'invoca neppure l'appellante) l'ipotesi che l'assunzione di plurime droghe sia avvenuta in quel preciso contesto spazio temporale, immediatamente prima del controllo, sì da escludere la consumazione del reato...".

Ebbene, l'affermazione, ancorché sostenibile in via di ipotesi, non è suffragata da dati oggettivi, il che determina un vizio di motivazione. Ed invero, poiché non è dato sapere se gli agenti abbiano controllato l'autovettura con a bordo il ricorrente e la fidanzata proprio nel momento in cui si fermava, non si può escludere che l'assunzione delle sostanze stupefacenti possa essere avvenuta proprio durante la sosta nell'area di servizio e non prima che l'A. si fosse posto alla guida dell'auto.

E non è affatto vero che l'imputato non abbia invocato l'assunzione come avvenuta in quel contesto; invero, l'eccezione è oggetto specifico del secondo motivo dell'atto del gravame di merito.

Essendo questo il quadro probatorio evincibile dagli atti, si impone l'annullamento della sentenza senza rinvio.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto ascritto all'imputato non sussiste.

fonte giuridica www.piemmenews.it/index.php

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