Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 24576 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.

Novità altro

Metalli pesanti nelle sigarette elettroniche. Guariniello apre una nuova inchiesta

 

Il settimanale dei consumatori "Il Salvagente" ha fatto analizzare dall'Università Federico II di Napoli il liquido contenuto in sei diversi campioni di e-cig. I risultati sono allarmanti: trovati piombo, camdio, cromo e arsenico. Il procuratore di Torino, che da tempo indaga sul prodotto, apre un ulteriore fascicolo di indagine

a cura di MONICA RUBINO


LaRepubblica - ROMA - Piombo, cadmio, cromo e arsenico. Sono solo alcuni dei metalli pesanti, tossici o peggio cancerogeni, presenti nei sei liquidi per sigarette elettroniche che il settimanale il Salvagente ha fatto analizzare dal dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli e che denuncia in un ampio dossier sul settimanale da oggi in edicola.


Leggi tutto su Repubblica.it

Vivere rischiando, così il giocatore d'azzardo mette in pericolo la sua vita


CesDop - Il giocatore d'azzardo è affetto da un disturbo del comportamento caratterizzato da impulsività, scelte rischiose ed eccessiva ricerca di denaro con sottostima delle conseguenze negative.  I ricercatori dell'Università di Lione (Francia) hanno utilizzato delle tecniche d’indagine tratte dalle discipline economiche permeglio comprendere le motivazioni sottostanti la rischiosa presa decisionale dei giocatori d'azzardo patologici. Il presupposto teorico della ricerca ha permesso di confrontare due ipotesi, la prima che considera distorto nei giocatori d'azzardo il concetto probabilistico di vincita, la seconda invece che ritiene che nei giocatori d’azzardo ci sia, in generale, una sovrastima delle probabilità. Sono stati reclutati 18 giocatori d’azzardo e 20 soggetti di controllo non giocatori. Tutti i partecipanti hanno eseguito uncompito decisionale basato sulla scelta tra un premio monetario sicuro e un gioco rischioso. Il compito è stato compilato on-line e sono state raccolte informazioni sulla percezione della sicurezza, in base alle decisioni prese dai soggetti, permettono ai ricercatori di determinare dei predittori di "certezza" associati al grado o peso attribuito dai giocatori alla probabilità dei giochi.I dati comportamentali sono stati poi analizzati attraverso l’utilizzo di unaparticolare funzione matematica nota come "funzione del peso probabilistico". L'analisi matematica ha permesso ai ricercatori di discriminare tra le ipotesi dipartenza, in particolare di essere maggiormente favorevoli alla seconda. I giocatori patologici sembrano, infatti, avere un comportamento che riflette una soggettiva attribuzione del peso probabilistico globalmente spostata verso ilrischio, piuttosto che una distorsione dell’attribuzione. Il parametro matematico si è mostrato inoltre correlato con laseverità della dipendenza dal gioco d'azzardo nei giocatori e con l'affinità algioco nei soggetti di controllo. Questo parametro potrebbe essere consideratoun valido aiuto per un uso clinico dello studio decisionale nella dipendenza dal gioco d’azzardo.

(Psychological Medicine)

La morte del futuro: la piaga della droga devasta l'Afghanistan. E tocca anche i bambini


IlSole24Ore - Lo scheletro del palazzo reale distrutto di Darul Aman, di notte, si trasforma in un girone dell'inferno. E' qui che si raduna gran parte dei tossicodipendenti di Kabul, ormai più di 60.000. Ruderi e quartieri degradati, per ospitarli, non mancano in città. Di giorno, occupano le strisce di prato che dividono le poche strade asfaltate o si rifugiano sotto i ponti. Oggi, in Afghanistan, i tossicodipendenti sono più di un milione, c'è chi parla di un milione e mezzo, un terzo, sono donne e bambini. Un dato in aumento costante, che porterà l'Afghanistan ad avere il più alto consumo mondiale di droga pro capite. E l'Aids, lo ‘tsunami silenzioso', miete sempre più vittime. Un mondo perduto che ha scarsissime possibilità di riscatto.

In un paese economicamente e socialmente devastato, nell'insicurezza e nella disoccupazione crescente, la droga ha gioco facile. I prezzi sono popolari, meno di 5 euro al grammo. Sempre troppi per chi non ha reddito o guadagna mezzo dollaro al giorno. Significa trascinare la famiglia nella miseria. La tossicodipendenza degli uomini devasta ulteriormente la vita, già drammatica, delle donne, esasperando la violenza domestica. "Ho sposato mio cugino a 12 anni - racconta Maleya, di Kabul, ospite della ‘casa protetta' della Ong Hawca -. Ho visto subito che qualcosa non andava, non lavorava, si iniettava droga, era arrabbiato, violento. Quando ho cominciato a lavorare di nascosto, per far sopravvivere le mie figlie, mi portava via i soldi a suon di botte. Adesso, per pagarsi le dosi, vuole farmi prostituire. E' a questo punto che sono scappata."

 

Leggi tutto su il Sole24Ore

È allarme droghe "designer", miscugli di sostanze legali che creano effetti simili agli stupefacenti illegali


Sportellodeidiritti - La ricerca dello sballo, purtroppo, non conosce limiti ed in tempi di crisi si cerca di risparmiare anche sulle modalità per raggiungere una sbornia, lo stordimento o un'euforia incontrollabile.
Ed é così che diventa una nuova moda quella delle droghe “designer” come sali da bagno, monkees go bananas o metilone che in tempi di magra sono diventati quasi dei sostituti di cocaina, e amfetamine. Finora, si presumeva che in Italia come nel resto d'Europa, il consumo delle cosiddette droghe “legal highs”, sostanze delle quali gli ingredienti sono legali, fosse ridotto. Un sondaggio effettuato in Svizzera dalla Centrale nazionale di coordinamento delle dipendenze Infodrog, condotto tra 900 persone, e che per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, vale la pena divulgare per conoscere lo "stato dell'arte", ha rivelato tutto il contrario: i due terzi degli intervistati, infatti, hanno affermato di aver provato almeno una volta una droga che rientra nel gruppo delle cosiddette “legal highs”.


Continua a leggere sul sito dello Sportello dei Diritti

MONDO - Censura a studi su droghe pari a quella per Galileo. Rivista Nature


Notiziario ADUC - Le restrizioni imposte ai ricercatori sull'uso di sostanze considerate illegali, dalla cannabis alle metanfetamine, e' 'il peggior caso di censura della scienza dai tempi di Galileo'. Lo afferma un editoriale sulla rivista Nature Review Neuroscience a firma di tre esperti di neurofarmacologia, secondo cui e' il momento di allentare questi limiti. ''Le convenzioni Onu sulle droghe degli anni '60 e '70 non solo hanno aggravato i danni prodotti dalle droghe - scrivono David Nutt dell'Imperial college di Londra, Leslie King, un ex consulente del dipartimento della Salute britannico, e David Nichols della Purdue university - hanno anche bloccato per decenni le ricerche in aree chiave come la coscienza, fermando anche le scoperte di trattamenti molto promettenti''. Le prove che molte di queste sostanze sono relativamente poco pericolose, continua l'articolo, sono ormai abbastanza da richiedere che i ricercatori vengano esentati dalle complicate norme a cui devono sottostare. ''Con un approccio piu' razionale alla regolazione delle droghe - concludono gli esperti - sara' possibile fare dei grandi passi avanti nella comprensione del meccanismo cerebrale delle psicosi, trovando nuovi trattamenti per malattie come la depressione e lo stress post traumatico''.

AMERICHE - Lotta al narcotraffico e alla violenza. Conclusa l'assemblea generale dell'OEA: la novita' e' la discussione

Notiziario ADUC - L'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ha concluso in Guatemala la sua assemblea generale trovando un accordo su una nuova tabella di marcia per lottare contro il traffico di droga, prendendo atto della sconfitta del metodo esclusivamente repressivo perorato dagli Usa; ma profonde divergenze sono presenti in merito alla depenalizzazione.
La dichiarazione finale adottata ieri sera dalle 34 delegazioni riunite ad Antigua, rileva che occorre sviluppare una strategia globale, oltre la repressione poliziesca e militare tipica dell'approccio americano dopo che l'ex-presidente Richard Nixon ha dichiarato, 40 anni fa la “war on drugs”. Un'assemblea straordinaria e' convocata per il 2014, per meglio precisare questa tabella di marcia che coinvolgera' il periodo 2016-2020.
“Si e' potuto levare un tabu' per lanciare una discussione contro le droghe con nuove proposte tese a ridurre la violenza. Ora dobbiamo andare avanti con tempi molto piu' concreti”, ha detto alla stampa Otto Perez, presidente di destra del Guatemala. Promotore di una depenalizzazione delle droghe, l'ex-generale ha detto che questa idea sta avanzando, ma deve ancora essere analizzata. La nuova politica deve prendere in considerazione i diritti umani, la sanita' pubblica, l'educazione e l'integrazione sociale, nonche' azioni preventive contro il crimine organizzato.
Nel corso dei due gironi di dibattito, le delegazioni hanno discusso su un rapporto commissionato dall'OEA sulle risposte da dare alla violenza che sconvolge l'America Latina, dove si producono le droghe (cocaina e marijuana essenzialmente) che sono poi consumate quasi esclusivamente in Usa. Le differenze di approccio sono venute alla luce. “Coloro che vedono le droghe come un piacere non hanno consapevolezza della sofferenza che esse provocano alle nostre popolazioni”, ha detto il ministro degli Affari esteri del Salvador, Hugo Martinez. Il rappresentante del Nicaragua, Denis Moncada, ha qualificato come ignominia l'eventuale depenalizzazione, mentre il ministro degli Affari Esteri di Panama, Fernando Nunez ha ugualmente affermato che questa opzione “renderebbe ancora piu' grave la situazione”. Dalla parte opposta, a seguito delle proposte del Guatemala, si trova per esempio l'Uruguay, dove si sta per legalizzare la coltura e la vendita di cannabis, mentre altri Paesi stanno andando verso una depenalizzazione dell'uso personale (Argentina e Brasile). Altri dirigenti o ex-dirigenti latino-americani, oltre a organizzazioni internazionale di difesa dei diritti umani, sono ugualmente a favore di questa proposta, vista come un mezzo per riprendere un mercato oggi nelle mani dei narcotrafficanti. Gli Usa vi si oppongono fortemente e ritengono che ogni tipo di approccio non possa rinunciare completamene alla repressione. La delegazione guidata dal segretario di Stato John Kerry lo ha ribadito, pur dicendosi aperta al dialogo. Il ministro degli Affari Esteri della Bolivia, David Choquehuanca, ha fustigato la sconfitta del modello americano che nel suo Paese colpisce i coltivatori di coca, pianta tradizionale locale ma ugualmente prodotta come base per il confezionamento di cocaina. Il suo omologo colombiano ha fatto appello per una politica globale, basate su responsabilita' comuni e condivise tra Paesi produttori, consumatori e di transito. “La violenza associata al traffico di droga si nutre di elementi (...) tipici del capitalismo”, ha detto il ministro venezuelano degli Affari Esteri, Elias Jaua, che ha criticato Washington per il sostengo che da' alle politiche antidroga della regione.
Si tratta della prima volta che i Paesi latino-americani prendono seriamente in considerazione di modificare la strategia degli Usa, che ha investito molti mezzi materiali e finanziari per cercare di eradicare le produzioni. Nel solo Messico, le violenze legate al narcotraffico hanno causato la morte di 70.000 persone dal 2006, e circa 20.000 ogni anno in America Centrale, dove si rileva il piu' alto tasso al mondo di omicidi per abitante. “Il prezzo che pagano i Paesi di transito e' ingiusto e intollerabile. I nostri governi sono stati sopraffatti”, ha dichiarato il ministro honduregno degli Affari Esteri, Mireya Aguero. Il segretario generale dell'OEA, José Miguel Insulza, ha fatto presente che il cambiamento di strategia e' piu' urgente in America centrale, dove transita il 90% della cocaina consumata in Usa.

FILM CRONACA: 148 Stefano

Per 7 giorni, La7 propone in streaming il documentario di Maurizio Cartolano su Stefano Cucchi.

http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50343107

 

Il 22 ottobre 2009 Stefano Cucchi muore a 31 anni, in circostanze tuttora da accertare, nel Reparto di Medicina Protetta dell'Ospedale Sandro Pertini di Roma sei giorni dopo il suo arresto. In questi ultimi giorni della sua breve vita gli sono stati negati tutti i diritti. Stefano è la 148ma vittima che perde la vita in un carcere italiano. Il documentario è un tentativo di fare della vicenda Cucchi un atto di denuncia ampliando, alla luce dello sviluppo delle indagini e del tempo, una nuova e rivelatrice riflessione umana. La denuncia prende forma nel racconto, attraverso la forma legalista della richiesta di verità e giustizia, dichiarata dalle numerose e diverse testimonianze che nel documentario si susseguono.
Dodici sono gli imputati nel processo che si è tenuto nella III Corte d'Assise di Roma. Cinque medici su sei sono stati condannati per omicidio colposo. Assolti per insufficienza di prove i tre agenti penitenziari, mentre i tre infermieri sono stati assolti con formula piena.
 
PUOI RIVEDERE LA REPLICA INTEGRALE DELLO SPECIALE E DEL DOCU-FILM '148 Stefano – Mostri dell’inerzia'  su www.la7.tv   in modalità catch up per i 7 giorni successivi alla messa in onda.

Gioco d'azzardo problematico, abuso di Internet e videogiochi negli adolescenti: alla base una comune preoccupazione disfunzionale


Dronet - Negli adolescenti, i comportamenti legati alla dipendenza come l’abuso di Internet, l’uso improprio di videogiochi e i problemi di gioco d'azzardo, sembrano avere alla base delle “preoccupazioni disfunzionali”, cioè preoccupazioni che anziché essere dirette alla soluzione di un problema concreto sono indirizzate all’evitamento e al controllo dello stato d’ansia. Questo è ciò che è emerso dallo studio di Parker e colleghi della Trent University (Canada), pubblicato recentemente sulla rivista Personality and Individual Differences.
I ricercatori hanno esaminato l’intelligenza emotiva (EI) e alcuni comportamenti di dipendenza, in due gruppi di adolescenti (13–18 anni): 270 pazienti ambulatoriali di una clinica pediatrica con disturbi esternalizzanti o internalizzanti (180 maschi e 90 femmine) e 256 studenti con problemi legati all'apprendimento (160 maschi e 96 femmine).
I soggetti hanno compilato dei questionari auto-somministrati per valutare l’intelligenza emotiva, i problemi con il gioco d'azzardo, l’uso di Internet e l’uso dei videogiochi (nello specifico la versione per ragazzi del Emotional Quotient Inventory, il South Oaks Gambling Screen-Revised for Adolescents, l’Internet Addiction Test, e la Problem Video Game Playing Scale).
Dai dati è emerso che una variabile latente definita “preoccupazione disfunzionale” rappresentava la metà della variabilità nei comportamenti di dipendenza. Inoltre, l'intelligenza emotiva è risultata un moderato fattore predittivo della preoccupazione disfunzionale in entrambi i gruppi.
Questi risultati potrebbero avere importanti implicazioni per l'intervento e le strategie di prevenzione, in quanto l’abuso di Internet e di videogiochi, così come i problemi di gioco d'azzardo, sono convenzionalmente trattati come questioni di salute mentale separate. Secondo gli autori invece, quando si lavora con gli adolescenti, le strategie di prevenzione e di intervento potrebbero avere maggior beneficio e più impatto se mirano ad uno spettro più ampio di comportamenti legati alla dipendenza.

Ma i dopati non sono solo i ciclisti

 Un dardo che trafigge il cuore di migliaia di appassionati. È quanto rappresenta l'ennesima notizia di doping nel ciclismo.Mauro Santambrogio trovato positivo all'Epo - proprio come il compagno di squadra Danilo Di Luca - dopo il controllo antidoping del 4 maggio scorso. Nel frattempo ha percorso chilometri di strada fino a chiudere al 9° posto nel Giro.

E subito si sono scatenate, forse con maggior veemenza del passato, invocazioni di radiazione. Gli appassionati sono arrivati al limite, dopo la caduta dell'eroe Armstrong e la forte delusione di Di Luca, Santambrogio: ora basta.

Ma purtroppo, chi cerca di barare calpestando i valori distintivi dello sport, non sono solo gli atleti in tutina e caschetto. C'è una sequela di disonesti che prova, anno dopo anno, a farla franca ai controlli, nella speranza di fasciarsi col manto della gloria, una gloria fasulla.

Partiamo dal calcio, Diego Armando Maradona è riconosciuto, in modo planetario, come il calciatore più forte della storia del pallone. Eppure le delusioni, forti, continue, dei suoisupporterspartenopei non sono mancate. A partire da quel marzo del 1991, quando fu trovato positivo alla cocaina ai test effettuati dopo Napoli-Bari; un tradimento che lo portò a fare le valigie e trasferirsi a Siviglia, dove dovette scontare 1 anno e mezzo di squalifica prima di tornare in campo. Oltre il danno, la beffa. Il Pibe de Oro fu cacciato dalla Fifa ai Mondiali di Usa 94', questa volta trovato positivo all'efedrina, una sostanza stimolante. Maradona tentò invano di orientare altrove gli indici di mezzo mondo, puntati contro l'idolo che nuovamente aveva tradito la fiducia di milioni di persone. Maldestro poi il tentativo di scaricare la colpa della positività all'ingerimento della Ripped Fuel, bevanda energetica datagli dal mister della Selecciòn.

Da Maradona a Mutu i ricordi dello scandalo sono ancora più vividi. Anche il rumeno è passato per le forche caudine dell'antidoping - quando militava nel Chelsea - uscendone con le ossa rotte: multa da 17 milioni di euro da versare al club, che aveva deciso di citarlo per danni.  

Dal calcio al tennis, arriviamo a Martina Hingis, baby prodigio del tennis svizzero, numero uno del mondo ad appena 16 anni. Un record. La favola diventa presto un incubo. Nel giugno del 2007 la Federazione Internazionale di Tennis la squalifica per 2 anni perchè positiva alla cocaina, revocandole i premi conquistati in quel periodo e pretendendo il pagamento di 130 mila dollari di multa. Uno sfregio per uno degli sport più corretti, che ha da poco introdotto il passaporto biologico per rendere ancor più fervente la lotta ai disonesti. Alla stregua della Hingis, nella condotta e nel destino, Zahlavova Strycova, ex numero 126 del ranking WTA, positiva alla sibutramina, e Dimitar Kutrovsky, tennista bulgaro trovato positivo alla metilexaneamina al torneo di San Josè; quest'ultimo si vide ridurre la squalifica a 15 mesi grazie alla testimonianza d'intercessione di Andy Roddick.

Alex Schwazer e la squalifica di 3 anni e 6 mesi, hanno fatto il giro di tg e quotidiani. Il trionfatore di Pechino 2008 nella 50 chilometri di marcia, voleva sbaragliare la concorrenza e superare le difficoltà nella gara olimpica di Londra 2012, grazie all'eritropoietina acquistata in Turchia. Il coro d'intransigenza è stato unanime, perchè la soglia di tolleranza di sportivi e appassionati è stata ormai scavalcata da tempo. 

Intolleranza e mano dura anche nella Nba, dove Hedo Turkoglu, ala piccola degli Orlando Magic, è stato squalificato per 20 gare senza paga. Il primo giocatoreturco della lega - risultato positivo al metenolone - non ha negato l'assunzione, ed è un'isolata novità: "Mentre ero in Turchia - ha ammesso - il mio preparatore mi ha somministrato una sostanza per accelerare i tempi di recupero da un infortunio alla spalla. Non sapevo fosse un prodotto proibito ma mi prendo la piena responsabilità per quello che è entrato nel mio corpo". Un'ammissione di colpevolezza che non trova mai spazio, né tempo, altrove; e men che meno nel ciclismo, dove si è portati a smentire anche l'evidenza.

E chi crederebbe che anche nel motociclismo ci sia spazio per il doping? Forse nessuno - o quasi - se non fosse pervenuta alla cronaca la storia di Angel Rodriguez, ex compagno di squadra di Jorge Lorenzo con la Derbi 125, squalificato 24 mesi dopo che analisi e controanalisi avevano decretato la positività al doping. Oggi è tornato alle gare, in Moto2, ma è un marchio che si porterà dietro per sempre.

La boxe? Anche lei colpita in faccia da questa piaga. Cesar Chàvez Junior – figlio del leggendario Julio Cesar Chàvez - ne sa qualcosa, squalificato per 9 mesi dal ring e condannato a pagare 900 mila dollari dalla commissione atletica del Nevada. 

Lo stato d'animo più evidente è quello di amarezza, sconforto e dispiacere di fronte a un fenomeno tanto diffuso e minatorio, ma la voce crescente di chi è stufo di simili episodi oggi si fa certamente sentire.

Riccardo Vetere sport.panorama.it/Doping-nello-sport

Bambini drogati di gioco d’azzardo


Aumentano le ticket rendention, macchinette che non regalano soldi ma la promessa di un iPad. Da scovare nei family center o nei centri commerciali, quando si scommette 50 centesimi per un mp3 che forse non si avrà "mai". Mentre mamma e papà giocano nella sala a fianco

 

Giornalettismo - Periferia est di Roma, domenica pomeriggio, diverse saracinesche giù. Le uniche attività aperte, sparse nel giro di pochi metri, offrono vincite e divertimento assicurato. Sale da giochi, scommesse sportive e tentativi di fortuna. Fuori da una di queste un gruppo di ragazzini cinesi sfoggia cellulari all’ultimo grido e scarpette alla moda. Entrano ed escono continuamente. Dentro c’è una sala giochi tutta per loro.

 

Leggi tutto su Giornalettismo

Guida sotto alcol, boom lavori utilita'

 Volontariato al posto di reclusione per 3645 condannati

(ANSA) - ROMA - Attività di volontariato al posto del carcere o dell'ammenda. Così stanno scontando la loro pena più di 3645 condannati per guida in stato di ebbrezza. Numeri che rivelano un piccolo boom, se si pensa che nel 2010, primo anno di applicazione del nuovo codice della strada, che ha introdotto questa possibilità per chi si mette alla guida dopo aver alzato il gomito, la totalità dei condannati ammessi al lavoro di pubblica utilità ha appena raggiunto la cifra di 62.

RELAZIONE EUROPEA SULLA DROGA 2013

Ce.S.D.A. - Il problema delle droghe in Europa è “in continua evoluzione” e nuove minacce emergenti mettono in discussione i modelli e le prassi correnti. Questo riferisce la Relazione europea sulla droga 2013: tendenze e sviluppi, pubblicata dall’agenzia europea delle droghe (EMCDDA) a Lisbona.
Nel suo rapporto annuale, l’agenzia descrive sviluppi positivi per quanto riguarda le droghe più consolidate, tra cui un minor numero di nuovi consumatori di eroina, meno consumo per via parenterale e una riduzione dell’uso di cannabis e della cocaina in alcuni Paesi. Questi dati positivi sono però controbilanciati da timori sugli stimolanti sintetici e su nuove sostanze psicoattive, entrambi offerti sul mercato delle cosiddette droghe “legali” e di quelle illegali.
Una risposta al problema degli stupefacenti
Il trattamento ha raggiunto livelli record, ma è ancora necessario investire in nuovi interventi e nel reinserimento sociale
Tra i cambiamenti positivi che si registrano nello scenario europeo in materia di stupefacenti, spiccano livelli record di trattamento erogato ai consumatori di droga.
L’EMCDDA rileva però che i servizi di trattamento devono ancora affrontare sfide impegnative. Il numero dei consumatori di eroina che si sottopongono a trattamento per la prima volta continua a diminuire; tuttavia a causa della natura spesso di lunga durata dei problemi correlati all’uso di eroina, molti di tali consumatori avranno bisogno di trattamento ancora per molti anni. L’agenzia sottolinea inoltre che, dato il gran numero di consumatori di sostanze stupefacenti oggi in contatto con i servizi, diventa sempre più necessario garantire continuità all’assistenza e al reinserimento sociale, cercando di raggiungere un accordo su cosa si possa considerare un recupero realistico nel lungo periodo.
Fra i problemi rilevati oggi vi è l’esigenza di investire in nuovi interventi, come per esempio quelli concepiti per il trattamento dell’epatite C e la prevenzione delle overdose. Dalla relazione emerge chiaramente il messaggio che il trattamento della tossicodipendenza costituisce probabilmente un’opzione politica economicamente vantaggiosa, anche in un periodo di austerità economica.

RELAZIONE EUROPEA SULLA DROGA Tendenze e sviluppi 2013

Condividi contenuti