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CyberSex Addiction: ChatSex Addiction e CyberPorn Addiction Analisi e valutazione preliminare del fenomeno

Con “nuove dipendenze” ci si riferisce a quei comportamenti messi in atto in maniera patologica e che, col tempo, innescano un meccanismo di dipendenza. Questo tipo di dipendenze, rispetto alle “vecchie”, che avevano come oggetto l’abuso di sostanze, possono essere legate all’abuso di comportamenti ritenuti in genere “normali”. Infatti, la difficoltà nel riconoscerle è racchiusa nella normalità di queste azioni! E’ difficile stabilire il confine tra normalità e patologia di un disturbo comportamentale: come si fa a stabilire chi usa troppo il computer, chi compie acquisti in maniera compulsava, chi gioca troppo d’azzardo, chi pensa e mette il atto il sesso in modo patologico ? In realtà, sono queste persone a riconoscersi per prima come disturbate dal loro comportamento, perché si rendono conto, gradualmente, di perdere il controllo della propria vita e di non riuscire più né a dominarla, né a controllare il loro comportamento.

Questo è ciò che avviene nelle vite dei CyberSex Addict, stretti in un vortice di dinamiche sessuali che (............)

l'articolo segue su

http://www.dipendenze.com/nuovedipendenze/sessovirtuale.asp

 

 

 

Repubblica Ceca: fissati i quantitativi minimi per gli stupefacenti

Nella repubblica ceca la depenalizzazione degli stupefacenti per uso personale non è più una novità già dalla fine degli anni Novanta ma si è dovuto aspettare fino allo scorso dicembre perché il governo facesse chiarezza sull’espressione “maggiori di modeste”, riferita alle quantità oltre le quali la detenzione diventa reato e, quindi, penalmente perseguibile. L’ambiguità di significato ha infatti lasciato spazio all’interpretazione dei giudici e a continue controversie tra questi e la polizia. A pacificarle, lo scorso primo gennaio è entrato in vigore l’emendamento al codice penale che, sulla base della giurisprudenza, fissa in modo inequivocabile le quantità ammesse: non più di un grammo e mezzo di eroina, un grammo di cocaina, due di metamfetamine. Tra gli altri, è stato fissato un limite anche per l’ecstasy, non più di quattro pasticche, e la cannabis, massimo 15 grammi; in alternativa, sul balcone non si potranno avere più di cinque piante di marijuana di cui è stata regolamentata la coltivazione insieme ad altre piante psicotrope. Il programma Espad (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), di monitoraggio dell’uso di sostanze illecite tra i giovani secolarizzati, nella sua più recente indagine, condotta nel 2007 in 35 Paesi europei, colloca la repubblica ceca al primo posto per il consumo di cannabis. Su Internet qualcuno suggerisce già di aggirare il limite dei cinque arboscelli pro capite facendone diventare coltivatori amici e familiari.

http://www.poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=1819

La terza industria del Paese

 

Il gioco d’azzardo è illegale. E comunque anche quello considerato 'non d’azzardo', attraverso il quale lo Stato percepisce entrate fiscali da capogiro, è un’indecenza. Con oltre 53 miliardi di euro di raccolta, questo business costituisce una percentuale vicina al 4% del Pil nazionale: rappresenta la terza industria del Paese. Le entrate dello Stato derivanti dalla raccolta sono lievitate dai 3,5 miliardi di euro del 2003 ai 7,7 miliardi del 2008, con un tasso di crescita complessivo del 121,1%. A giocare di più sono individui tra i 25 ed i 44 anni e oltre i 65, questi ultimi pensionati. In Italia il gioco d'azzardo si sta diffondendo e sta avendo un impatto fortemente negativo su numerose fasce sociali: da quella degli studenti, che compromettono la riuscita dei propri studi, ai pensionati che finiscono in mezzo ad una strada, alle unioni familiari distrutte per il 'vizietto' di mamma e papà. Il profilo è quello del sognatore con un reddito modesto che tenta la fortuna ma scivola poi nella nullatenenza. E' stato riconosciuto dal CNR e diversi studi che il gioco-scommesse è un’attività che crea dipendenza come le droghe, il fumo, l'alcol. Non voglio con questo precludere la libertà di un cittadino di poter scommettere o meno. Sto dicendo che al cittadino non può essere venduto il gioco come miraggio di vincite milionarie (in realtà dalle probabilità infinitesimali) e come alternativa ad una vita basata sul lavoro e sulle proprie capacità.

Le norme in materia di gioco e scommesse vanno equiparate a quelle sul fumo in termini pubblicitari, ossia ne dovrebbe essere proibita la promozione. I controlli sull’età di chi gioca devono essere stringenti per impedire a minorenni e persone senza un proprio reddito di accedervi. Le licenze e gli apparecchi installati nei punti di accesso al gioco, che con una normativa più permissiva dal 2003 hanno proliferato a dismisura, devono essere ridotti e la diffusione legata alla demografia. Lo Stato dovrebbe farsi promotore di campagne progresso contro il gioco-scommesse poiché può provocare danni alla salute e alla psiche dei cittadini favorendo, nella maggior parte dei casi, il dissesto economico individuale e familiare.

Qual è la differenza agli occhi dello Stato tra chi si gioca un appartamento a poker tra mura domestiche e chi spende la sua pensione euro su euro al SuperEnalotto? Il fatto che uno non ne versi una parte all’erario e l’altro si? E’ solo nell’erario? Ma perché non applicare allora lo schema “legalizziamo-incassiamo” anche per la prostituzione, riaprendo le case chiuse, oppure anche per le droghe? Evidentemente dietro al gioco-scommessa ci sono dei valori sociali che ora mi sfuggono: ma quali? I governi non possono anteporre gli interessi economici a quelli dei cittadini, così come hanno dimostrato con la progressiva legalizzazione delle scommesse adducendo come alibi la necessità di sottrarne semplicemente il controllo alla criminalità organizzata. Non è il controllo economico il driver delle decisioni dello Stato ma la tutela della comunità e della sua salute. Se da una parte si normano gli aspetti fiscali, dall’altra bisogna curarsi anche di eventuali effetti sociali.

 

http://www.youtube.com/watch?v=8nbzTAmKWPI

 

SULLA DROGA E' L'ORA DI CAMBIARE

di Fabrizio Faggiano, docente di Igiene all'Università del Piemonte Orientale A. Avogadro di Novara. E' responsabile scientifico dell'Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze ­ OED Piemonte. E' membro editoriale del Cochrane Drugs and Alcohol Review Group.

L'Italia è ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, cocaina ed eroina. Eppure le politiche sulla tossicodipendenza del nostro paese continuano a essere improntate al proibizionismo. Ma è un modo di affrontare il problema che a livello internazionale è stato abbandonato proprio perché non ha dato grandi risultati. Tanto che l'Osservatorio europeo sulle droghe auspica ora l'adozione di interventi rivolti alla prevenzione e alla riduzione del danno. Raccomandazioni che il nostro paese è ben lontano dall'ascoltare.

La Relazione annuale dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, da poco pubblicata, delinea il radicale ripensamento delle politiche sulle droghe, dopo le scelte proibizionistiche degli ultimi quindici anni che hanno prodotto scarsi risultati. (1) L’Italia ha ancora molto da lavorare per aderire a queste raccomandazioni.

L’ITALIA E IL CONSUMO DI DROGHE

L’Italia è ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, dopo Spagna, Repubblica Ceca e Francia: ne fanno uso l’11,5 per cento dei giovani (vedi tabella). I consumatori di cocaina sono invece l’1,2 per cento e gli eroinomani lo 0,6 per cento, ma anche per queste sostanze il nostro paese è fra quelli con i più alti consumi. Sempre più frequente, poi, il policonsumo e in particolare l’associazione di alcol e droghe: è un fenomeno rilevato da numerosi sistemi di sorveglianza che registrano un aumento, per l’alcol, del consumo a rischio fra i giovani, cioè fuori pasto e con episodi di ubriachezza.Il consumo di cannabis nel nostro paese è non solo elevato, ma anche in aumento, in controtendenza rispetto all’Europa dove ormai da qualche anno si registra una riduzione. Le altre droghe mostrano un andamento stabile, analogamente a quanto osservato nel resto d’Europa. Stabile anche il consumo di cocaina, che invece spesso si ipotizza sia in crescita ed è presentato dai media come un fenomeno diffuso e socialmente non condannato.

MORTALITÀ CORRELATA ALLA DROGA

Il quadro degli effetti sulla salute è sorprendentemente meno grave che in altri paesi, e in particolare lo è quello della mortalità correlata alla droga, dovuta soprattutto a eroina e a cocaina. Il tasso annuale di decessi per droga è intorno a 15 per milione in Italia, mentre più della metà dei paesi europei registrano tassi superiori a 20 per milione e in tre paesi è persino sopra i 70 per milione.Come spiegare la discrepanza fra prevalenza e rischio di morte? La risposta è che a determinare il rischio di morte per droga concorrono altri fattori oltre all’incidenza del consumo. Ha un ruolo rilevante il sistema dei servizi perché influisce sul grado di protezione della popolazione di utilizzatori, e l’Italia è considerata un paese con pieno accesso a tutte le principali strategie terapeutiche, quelle psicosociali e sostitutive in particolare. Ma va considerata anche la struttura del mercato illegale che determina la variabilità della purezza della sostanza al dettaglio, causa principale della overdose, e il mercato italiano viene considerato stabile. Infine, non si può escludere una scarsa accuratezza dei dati perché la qualità delle statistiche è decisamente migliorabile. In ogni caso, si tratta di un argomento che meriterebbe di essere approfondito.

IL CAMBIAMENTO DELLE POLITICHE

Intanto, le politiche sembrano avviarsi verso una nuova fase: il documento europeo prende atto del cambiamento in corso a livello internazionale sancito dalla valutazione negativa che lo United Nations Office on Drugs and Crime (Unodc) ha dato delle politiche fortemente proibizionistiche ereditate dagli anni Novanta, e auspica una nuova politica “in cui la riduzione della domandaacquisisca un’importanza maggiore” e in cui “la riduzione del dannosia inclusa a tutti gli effetti”.In Italia c’è molto da fare per aderire a queste raccomandazioni: la riduzione della domanda soffre di molti limiti. In particolare, la prevenzione è ancora considerata una specie di pratica taumaturgica, diffusa virtualmente in tutte le scuole, ma con interventi che sono in gran parte lezioni di una mattinata, meramente informativi sulle droghe e i relativi danni: cioè proprio quegli interventi che il documento europeo esplicitamente stigmatizza. Eppure, la comunità scientifica ha dimostrato l’efficacia di numerosi interventi, scolastici, famigliari e ambientali, a partire ad esempio da regolamenti scolastici che impegnano i docenti ad atteggiamenti ritenuti preventivi.Gli interventi di riduzione del danno, come la distribuzione di siringhe e preservativi, di Narcan per l’overdose da eroina, di metadone a bassa soglia, poi, sono svolti in modo sporadico da enti pubblici e privati su base quasi volontaristica, e a malapena sono stati fino ad ora tollerati dai ministeri competenti. Si tratta di interventi pragmatici, mirati alla salvaguardia della salute, e sono un obiettivo fissato dalla EU Drugs Strategy 2005-2012. (2)Gli interventi di prevenzione e di riduzione del danno sono tecnologie sanitarie in senso proprio: possono avere effetti positivi, ma anche effetti collaterali a volte inaccettabili (si pensi a un intervento di prevenzione che aumenta l’uso di sostanze). È dunque auspicabile che si intraprenda formalmente un percorso che permetta di identificare le pratiche che hanno dimostrato una maggiore efficacia, attraverso valutazioni scientifiche rigorose. Servono poi finanziamenti adeguati per diffondere quelle pratiche, e un’organizzazione che assicuri la qualità e l’omogeneità sul territorio nazionale degli interventi. Percorso che è ancora ben lungi dall’essere stato scelto dall’Italia.

(1) www.emcdda.europa.eu(2) www.emcdda.europa.eu/html.cfm/index6790EN.html

 

http://www.lavoce.info/lavocepuntoinfo/autori/pagina1101.html

 

 

LE FANTASIE SESSUALI E L’ADDICTION

Simona Zanda(psiconautica) - L’ecstasy è capace di indurre potenti sensazioni di empatia e di contatto interpersonale e all’epoca in cui venne dichiarata illegale (1985), si era già saldamente installata nella cultura dei gay club di New York. Tra le motivazioni che spingono all’assunzione di questa e di altre sostanze all’interno delle discoteche e nei Rave party, vi è il superamento delle inibizioni sessuali. L’uso di sostanze di apertura verso l’inconscio (entactogene) e verso gli altri (empatogene) è tipica dei rituali dove la musica agisce da promotore per stati modificati di coscienza. Se si considerano attentamente gli effetti neuro-psichici delle sostanze psicoattive, si può osservare come buona parte di essi rientrino proprio nell’ambito degli Stati Modificati di Coscienza (SMC): alterazione della percezione del tempo, dispercezioni visive, aumento della coscienza delle emozioni, alterazioni nelle percezioni dei rapporti spaziali, perdita del limite tra sé e gli altri,modificazione del pensiero con spostamento dell’attenzione verso l’interno e l’inconscio. Il legame fra musica, capacità di indurre stati modificati di coscienza e assunzione di sostanze psicoattive è molto stretto e può portare a considerare i rave party e le discoteche come vere e proprie officine della dissociazione. Gli stati di “trance” vengono favoriti da induttori come la musica, l’assunzione di droghe e il ballo e producono una molteplicità di Io. Se il presupposto ora definito è plausibile, possiamo sostenere che in alcuni casi la dissociazione può essere utilizzata per celare tratti di identità sessuale gay, troppo angoscianti per essere dichiarati sia pubblicamente sia a sé stessi a causa dell’omofobia internalizzata. Molti uomini gay, a causa dello stigma sociale che li accompagna, hanno avuto ripetute esperienze di eventi traumatici, il cui ricordo, ha generato, una tendenza a rimuovere, in quanto legato a sensazioni di vergogna e angoscia, i vissuti legati alla propria identità sessuale, producendo così un evidente rinforzo delle attività dissociative. In questa cornice la ricerca di uno stato “altro” sembra dunque favorire la possibilità di espressione di un sé decentrato e multiplo che altrimenti non sarebbero accettabili all’individuo. A questo punto l’uso di droghe diventa una risorsa per intrattenere particolari fantasie a sfondo omosessuale o transessuale, che altrimenti risulterebbero terrificanti per il soggetto stesso. Il setting adeguato per la messa in atto di tali fantasie è proprio la discoteca, cioè un ambiente trasgressivo per eccellenza, dove si ha la possibilità di giocare una nuova identità. L’uso di droghe aggressive è associato con fantasie di odio e violenza, oltre che a forme di sessualità illecita. E’ da sottolineare che nell’esperienza clinica alcune forme e tipi di omosessualità sono strettamente associate all’addiction da droghe. Le persone che sono addicted alle droghe, sono soprattutto addicted alle fantasie e alle compulsioni ad esse associate e facilitate dall’uso di droghe. Tramite l’uso di droghe l’addicted riesce ad evitare le ansie associate a queste fantasie e compulsioni che sono basate sul concetto di un “desiderio temuto. Le fantasie caratterizzate da temi omosessuali risultano particolarmente spaventose, e sono associate a sentimenti di vergogna e di colpa. Il terrore di essere omosessuali deve essere compreso non solo in termini di ansie risvegliate da specifici atti sessuali (come nel caso della sodomia, in quanto forma di sottomissione e di costrizione che può portare alla perdita dell’identità sessuale), ma anche dalle ansie risvegliate dalla violazione delle norme prevalenti sull’orientamento e il comportamento sessuale, e l’identità di genere in generale (per esempio, l’omosessualità causa vergogna, abbassando quindi l’autostima). Il terrore di essere omosessuale ha origine precocemente nello sviluppo di una persona, probabilmente quando sono compiuti degli sforzi per integrare l’identità di genere, sessuale e l’identità in generale. Lo spostamento dall’omosessualità latente a quella manifesta può svilupparsi anche in forma solo di fantasia, senza ricorre ad azioni particolari, ma risulta essere sempre associato con il terrore di essere omosessuale, oltre che all’ansia secondaria che deriva dalla paura di violare le norme e i valori prevalenti. Come esistono svariate forme di omosessualità, esistono anche molteplici forme di fantasie associate all’omosessualità. Le droghe che possiedono delle specifiche proprietà farmacologiche facilitano la produzione, lo sviluppo, il sostenimento e il controllo di specifiche fantasie. Gli addicted divengono presto abili ad usare droghe particolari in modi particolari per indurre, sostenere e controllare tali fantasie; quanto detto è uno dei motivi per cui queste persone scelgono una droga piuttosto che un’altra, o perché cambiano sostanza a seconda delle alterazioni del loro stato d’animo. Gli uppers (droghe dette “aggressive” come la cocaina, ecstasy, ecc.) tendono a produrre fantasie con temi e immagini violenti e paranoici, causando la ricerca difensiva di temi e immagini di tipo sessuale. La vita di fantasia di un addicted da droghe aggressive è caratterizzata da scene molto elaborate di pratiche omosessuali sadomasochiste, ed essi usano le droghe per regolarle in modo tale che possano sia averle, che non averle,nel senso che tendono a controllare le scene, e in modo particolare nelle loro conclusioni. In ogni modo, gli addicted alla cocaina soffrono di ansie derivate da scenari paranoici di base, oltre che a quelli omosessuali difensivi. Diversamente, la fantasia di un addicted all’eroina (downers o droghe regressive) è caratterizzata dalla fantasia inconscia di essere una donna. Durante l’analisi, gli addicted all’eroina divengono più coscienti delle loro fantasie, tanto che possono cominciare a parlarne. Può anche capitare che durante fasi di profonda regressione, gli addicted da droghe aggressive tendano a sostituirla con l’eroina e nelle loro fantasie, questa viene associata con spostamenti a forme di omosessualità più paranoiche, e le perversioni a forme narcisistiche più transessuali. L’addicted da uppers ha bisogno di nutrire le sue fantasie omosessuali paranoiche come difese contro le sue ansie depressive, e di tentare a proteggersi contro l’odio e la violenza. Il suo pattern è associato ad un elemento di “pro-attività”, tipico della sua concezione della mascolinità, mentre l’addicted da eroina è associato con la “passività”, tipico della concezione di femminilità. Questi pattern possono considerati validi sia che si parli di addicted di genere maschile o femminile. Si può dire che l’addicted usa particolari tipi di droghe per facilitare la produzione di fantasie e di perversioni dalle caratteristiche omosessuali. Quindi non si tratta solo di usare una droga per erigere una difesa maniacale. Questo è semmai un tentativo da parte degli addicted di attribuire la responsabilità di tali fantasie ad una droga. Tutto ciò li rende capaci simultaneamente di provare sollievo derivato dalla riduzione delle ansie sottostanti e di provare piacere dalle fantasie stesse, e di evitare, se non ridurre, i sentimenti di terrore, vergogna e colpa associati. Sembra comunque che le perversioni e la creatività siano strettamente correlate. E’ possibile intendere certi pattern di azioni ripetitive nei termini di una compulsione a mettere in scena fantasie e ricordi delle quali le persone sono inconsce. Tali pattern possono comportare tentativi di cercare il coinvolgimento e/o la partecipazione di altre persone alle loro messe in scena . Le motivazioni per mettere in scena le compulsioni delle fantasie inconsce sono i desideri di comunicare, espellere ed evacuare le ansie, e di controllare gli oggetti interni ed esterni. Queste messe in scena sono create per evitare o prevenire che la piena e cosciente esperienza emotiva venga associata alle fantasie sottostanti. L’uso di droghe comporta messe in scena di fantasie compulsive, fino a diventare parte dell’addiction stessa. Le fantasie e gli impulsi omosessuali inconsci sono i principali temi delle azioni riguardanti l’uso di droghe.BibliografiaAbraham, K. (1926). The psychological relations between sexuality and alcoholism. International Journal of Psychoanalysis, 7: 2-10.Abraham, K. (1907). The experiencing of sexual traumas as a form of sexual activity. In: Selected Papers. London: Hogarth Press, 1927, pp. 47-63.Benedek, T. (1936). Dominant ideas and their relation to morbid cravings. International Journal of Psychoanalysis, 17: 40-56.Berthelsdorf , S. (1976). 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Poker, scommesse, lotterie l'industria del Gioco ha fatto boom

di FABIO FELICI, repubblica.it

 

<b>Poker, scommesse, lotterie<br/>l'industria del Gioco ha fatto boom</b>

Oltre 53 miliardi di euro di raccolta ed un incremento del +12,5% rispetto all'anno precedente. Sono questi gli straordinari "numeri" registrati dal comparto dei giochi in Italia nel 2009. Quello che sta per concludersi sarà insomma un nuovo anno da record per il settore del gambling italiano, mercato che ha praticamente raddoppiato il proprio valore in appena 5 anni. Nel 2009 l'offerta di gioco in Italia ha avuto un forte impulso sia dal punto di vista della quantità dei giochi praticabili sia come impatto economico coinvolgendo, in modo sporadico o più continuativo, circa 30 milioni di persone. A fine anno avremo speso quasi 900 euro a testa per dare la caccia alla dea bendata, dato che ci pone fra i primi 5 paesi al mondo per spesa pro capite per il gioco. Insomma il 2009 è stato un anno d'oro per il comparto dei giochi pubblici, ma quali sono i concorsi preferiti dagli italiani? A farla da padrone - secondo i dati elaborati dall'agenzia specializzata Agicos - sono gli apparecchi da intrattenimento (le cosiddette newslot che troviamo sempre più spesso nei bar ed in vari esercizi pubblici) che quest'anno faranno segnare incassi per oltre 24.8 miliardi. Al secondo posto lotterie e gratta e vinci che raccoglieranno oltre 9,3 miliardi, mentre il terzo gradino del podio spetta al Lotto con quasi 6 miliardi. Anche i giochi a base sportiva registrano risultati più che soddisfacenti, con una raccolta che va oltre i 4.1 miliardi di euro (gran merito va dato alle scommesse sportive, mentre il Totocalcio è ormai in crisi profonda). Ai giochi numerici, tra i quali Superenalotto e Win for Life i due concorsi più praticati in questa seconda parte dell'anno, spetta una raccolta di oltre 3,7 miliardi. Per il poker on line "a soldi", grande protagonista del 2009 ed attualmente il gioco più praticato in assoluto su internet, l'ammontare è di circa 2,2 miliardi. Risultati invece poco soddisfacenti per i giochi a base ippica (poco oltre i 2 miliardi) e del Bingo (quasi 1,5 miliardi). Sempre secondo le stime elaborate da Agicos, la raccolta dei principali giochi continuerà a crescere anche nel 2010. L'incremento più interessante dovrebbe venire dal poker su internet, che nel 2010 dovrebbero superare agevolmente i 3 miliardi di raccolta, ma anche per scommesse, lotterie, bingo e giochi numerici dovrebbe proseguire la tendenza al miglioramento. Non mancano le incognite, rappresentate ancora dall'ippica (nel 2010 è previsto ancora un ulteriore calo della raccolta) e dagli apparecchi da intrattenimento, sul quale pesa il rischio "cannibalizzazione" proveniente dalle nuove VLT (le videolottery, la cui partenza dovrebbe avvenire nella prossima primavera, sulle quali si potranno praticare molti giochi e metteranno a disposizione degli utenti jackpot accattivanti). Scendendo sul territorio, è la Lombardia la regione dove si è giocato di più (10,6 miliardi di euro), seguita da Lazio (6,3) e Campania (5,2). Nelle 3 regioni è quindi passato oltre il 40% dell'intero volume delle giocate effettuate nel nostro paese nel 2009. Ma la graduatoria cambia mettendo a confronto i dati di quest'anno con i 12 mesi precedenti. La crescita maggiore (+17,2%) si è infatti avuta nel Lazio, seguito da Sardegna (+14,7) ed Abruzzo (+14,2%).

(Agicos)

 

Contenuto Redazionale AUGURI da LA REDAZIONE

AUGURI da LA REDAZIONE

Contenuto Redazionale riceviamo e volentieri sottoscriviamo: IN DIFESA DI FACEBOOK (e di noi tutti)

Facebook è da poco divenuto il primo social network al mondo. Viene utilizzato da circa 350 milioni di iscritti, poco meno dell’intera popolazione europea e più di quella degli Stati Uniti. E’ una sorta di mondo paralello dove ogni giorno si intrecciano milioni di messaggi, milioni di nuovi gruppi nascono e altrettanti ne muoiono.
Sebbene virtuale, Facebook è talmente vasto da vivere di vita propria, tanto che il suo stesso inventore, Mark Zuckerberg ammette di non comprenderne appieno l’evoluzione e il suo staff è continuamente mobilitato allo scopo di interpretare e correggere fenomeni indesiderati.
Essendo un mondo grande e complesso come un continente e affollato da centinaia di milioni di esseri umani, Facebook riproduce ogni aspetto della realtà, il bene e il male, l’odio e l’amore, la generosità e l’egoismo, la legalità e il crimine.
Tanto per dirne una i tribunali australiani hanno cominciato a ritenere Facebook uno strumento adeguato per le notifiche alle parti in causa. Se si viene convocati in aula da un messaggio via Facebook si è obbligati a comparire. D’altro canto Facebook è stato bandito in molti uffici pubblici americani come fonte di distrazione durante l’orario di lavoro.
E’ un fatto recente di cronaca italiana quello di una ragazza stuprata al rientro da una festa a Bollate, che identifica e fa arrestare il colpevole grazie al suo profilo su Facebook. D’altro canto sono ormai migliaia i divorzi dovuti a litigi esplosi tra mariti e moglie a causa delle amicizie e dei messaggi sul social network.
Facebook è divenuto da tempo uno degli strumenti principali per la raccolta di fondi per cause umanitarie o benefiche: dalla raccolta di sangue per un’operazione urgente fino a imponenti progetti di aiuto per il Darfur o per le vittime dell’uragano Katrina. Poi, come nel mondo reale, su Facebook ci sono i gruppi che negano l’Olocausto, i gruppi filo-nazisti o quelli a favore della discriminazione razziale.
La scorsa settimana l’Fbi americana è stata messa in allarme per la diffusione di un sondaggio su Facebook che chiedeva: “Bisogna uccidere Obama?”. Non erano poche le risposte del tipo: “Sì, se tocca la mia assicurazione sanitaria”. Gli investigatori Usa hanno preso sul serio la minaccia, hanno rapidamente rintracciato l’autore del sondaggio e oltre ai provvedimenti di legge ne hanno chiesto il bando perenne dal Facebook ai responsabili del sito.
Nessuno ha però pensato a restrizioni generalizzate, nessuno ha accusato Facebook di essere la causa di quella campagna di odio e neppure di essere responsabile di “aggregare” i violenti. Nelle democrazie che funzionano si agisce rapidamente sui responsabili non si fanno generalizzazioni colpevoliste.
Gli unici paesi dove fino ad oggi Facebook è stato bloccato – e ad intermittenza – sono il Vietnam, la Siria, la Cina e l’Iran perché Facebook si era rivelato uno strumento di democrazia e di conoscenza, un pericolo per le dittature.  I violenti e gli istigatori d’odio vanno tenuti sotto controllo e puniti ogni volta che commettono un reato ma è sbagliato credere che una tecnologia come quella di Facebook li favorisca o li potenzi. Puo’ accadere, come può accadere il contrario. Così come un telefono cellulare può salvare una vita in condizioni di emergenza o può servire ad innescare una bomba a distanza per un attentato. A nessuno verrebbe in mente per questo di vietare l’uso dei cellulari.
Violenti, criminali e terroristi sono sempre esistiti e hanno sempre trovato modi di “aggregarsi” e organizzarsi adeguati ai loro tempi, negli anni 70 come oggi, in Italia come ovunque.  Ma non si contribuisce a un mondo migliore e meno violento se si colpevolizzano e si restringono gli spazi di libertà.
 
 
 

 

Contenuto Redazionale NUOVO DOCUMENTO DISPONIBILE: Previsione dei consumi 2012

http://www.lucaturi.it/upload/2009/06/integratori-thumb.jpgQuesto documento costituisce il “Bollettino Previsionale 2009” di Prevo.Lab “Previsione dell’evoluzione dei fenomeni di abuso”. La previsione (relativa all’utilizzo di cocaina, eroina, cannabinoidi, amfetaminici e derivati) è stata strutturata su un orizzonte temporale di tre anni, a partire dai dati disponibili. Si tratta, quindi, della previsione relativa all’anno 2012.

 

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La droga nei mass media

Cesidio D Amico , su ghigliottina.it

 

Bisogna parlare di più di stupefacenti sui mezzi d’informazione, senza pregiudizi e ipocrisie.

“C’era una volta la droga”, si potrebbe esordire. Sì perché sembra a guardare i mezzi di comunicazione che il problema droga non esista, se non per suscitare l’interesse morboso dei gossippari incalliti o per gli allarmismi del sociologo di turno o per il teatrino della politica “drogata” di ben altri problemi. Ormai lo sappiamo: i nostri parlamentari sono quasi “puliti”, sono i migliori che dovrebbero tenere le redini dello Stato, allora perché insinuare dubbi? Ormai lo sappiamo che persino le fogne delle nostre grandi città sono “drogate”. La droga è un problema molto più serio delle scenette “test antidroga in diretta” su Porta a Porta, non raccontiamoci storielle, non illudiamoci, non nutriamoci di menzogne e spettacolini o polemichette a tema.

L’abuso di sostanze stupefacenti è sempre un dramma gravissimo per l’intera società e ancora di più per i giovani. Ma questa informazione sembra non avere più occhi e il pubblico non più orecchie per occuparsene seriamente, per suscitare un dibattito produttivo che non riempia solo morbosamente le pagine dei giornali. Se guardiamo alla realtà il quadro è piuttosto sconfortante.

Prima si parlava molto di droga, anche se intorno persisteva il senso di vergogna, e droga e drogato erano il sinonimo assoluto di emarginato, da tutto e da tutti. Oggi si ha la sensazione che si sia perso il controllo, come se si stesse andando verso una deriva chiamata normalità, dove lo stupefacente è un aiutino alla vita sempre più caotica e che ci chiede una prestazione cui necessariamente si deve far fronte sempre al massimo. Non raccontiamoci che la cocaina è la roba della gente ricca e potente che non dà fastidio e non fa male, non lasciamo che le pasticche siano il divertimento del sabato sera, questa confusione e questa cattiva informazione non fanno altro che il gioco degli avvelenatori, degli assassini.

Quando si parla di droga occorre mettere da parte illusioni e menzogne, e ancor più il disinteresse del “tanto non tocca a me”. Basta con lo spirito delle emergenze che durano lo spazio di un giorno o di una settimana. Quello che ci vuole è l’impegno di tutti, quello che serve è un dibattito, perché le autorità internazionali ci dicono che i dati sono gravissimi in tutto il mondo.

I dati parlano di sequestri record, quindi di una richiesta giunta a livelli altissimi, di eroina, cocaina, cannabis, ecstacy e tutto il resto. Il problema, per quanto non ce lo raccontino, è serissimo, e quello che più allarma è il “sommerso”, quello che sfugge ai dati, ossia le persone che usano droga e che avrebbero bisogno di aiuto ma si tengono lontani dai servizi, quelli che la usano sporadicamente “tanto per una volta non fa male” e che invece finiscono per dipenderci avendone danni silenziosi e permanenti o morte immediata in caso di cocktail

C’è da sapere poi che migliaia e migliaia di persone che usano droghe sono in carcere non solo perché assuntori ma per altri reati, e vengono trattati come detenuti comuni quando invece avrebbero bisogno di cure particolari (non di botte fino a morirne).

Parliamo di droga, parliamo di uomini e di donne con un problema in più, parliamo di quelli che ci sono dietro, non di quelli che stanno di fronte alle telecamere, dietro per dare un cuore d’aiuto, non parliamo solo di sostanze, di sequestri mirabolanti e di violenze dovute alla droga. Parliamo di droga per dare una mano alla prevenzione, agli educatori sempre più demotivati, ai genitori che non sanno cosa fare. Occorrono risorse economiche e umane per combattere la solitudine e l’emarginazione, ci vuole più spazio per la  creatività giovanile, ci vuole un’alternativa allo sballo mortale.

Rafforziamo allora le iniziative di educazione tra pari, ad esempio, dove ragazzi parlano di droga ad altri ragazzi infondendo maggiore interesse di quanto un adulto possa fare. Proponiamo personaggi pubblici normali, politici normali, personalità normali e di grande spessore umano e rilevanza sociale per farne dei modelli per una vita senza droga. Usiamo la tv per una volta con profitto giusto, quello del bene per tutta la società. Squalifichiamo a vita i dopati dello sport, i medici che forniscono loro sostanze, rafforziamo le famiglie ormai sole e sconsolate.

L’informazione sopravvissuta sul tema droga ha interesse solo alla cronaca nera o a illustrare vite perdute per raschiare un poco il ghiaccio delle coscienze ammorbate dall’orrore informativo quotidiano, tutto questo proposto in orari notturni o in spazi marginali di bassissimo interesse e ascolto. È forse questo parlare di droga?

 

 

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David Nutt: le mie opinioni sulla classificazione delle droghe

 

Breve scheda sintetica dell'articolo di David Nutt su The Guardian, 3 novembre 2009 (vai all'articolo originale, in inglese)

 

 

Da quando nel 1971 è entrato in vigore in Gran Bretagna il Misuse of Drugs Act, la cannabis è l’unica droga ad essere stata riclassificata, passando dalla classe B (sostanze più pericolose) alla classe C (sostanze meno pericolose).

Nel 2007 il ministro dell’interno ha chiesto all’ACMD (Advisory Council on the Misuse of Drugs) di rivedere lo status della cannabis perché “sebbene le statistiche mostrino che l’uso di cannabis è diminuito significativamente, c’è una reale preoccupazione per i possibili effetti sulla salute mentale, in particolare per l’uso di forme più forte comunemente dette skunk”.

Il rapporto dell’ACMD è giunto a varie conclusioni:- la cannabis è una droga pericolosa, e l’uso diffuso di cannabis tra i giovani suscita preoccupazione;- è necessaria una riposta concertata in termini di salute pubblica per ridurne drasticamente il consumo;- le evidenze attuali suggeriscono un nesso causale probabile, ma debole, tra i disturbi psicotici e l’uso di cannabis;- i danni causati dalla cannabis non sono così gravi quanto quelli delle droghe in classe B, perciò la cannabis deve restare in classe C.

Cannabis e schizofreniaI fumatori di cannabis hanno all’incirca 2,6 probabilità in più di avere una esperienza psicotica rispetto a chi non la fuma. Per confrontare questa cifra ad altre: i fumatori di tabacco hanno 20 probabilità in più di sviluppare un cancro al polmone, rispetto a chi non lo fuma.

Fumare cannabis comporta un rischio relativamente piccolo di disturbi psicotici, in confronto a un forte rischio di cancro al polmone per chi fuma il tabacco.

L’altro paradosso è che la schizofrenia sembra andare scomparendo (dalla popolazione generale) anche se l’uso di cannabis è aumentato marcatamente negli ultimi 30 anni.

Informazione distorta da parte dei media

Vi è un peculiare squilibrio nell’informazione da parte dei media, per quanto riguarda le droghe. Ad esempio, secondo uno studio, in Scozia i giornali hanno riferito solo un decesso per aspirina ogni 265, mentre nel caso dell’eroina è stato riferito un decesso ogni 5.

Valutazione dei danni

L’ACMD ha cercato di mettere insieme uno strumento di valutazione dei pericoli delle droghe. Ha preso in considerazione tutte le droghe previste dal Misuse of Drgs Act, aggiungendo inoltre alcune droghe che non ne fanno parte. Ad esempio sono state prese in considerazione la ketamina (all’epoca non ancora vietata), alcuni solventi, il tabacco, l’alcol.

Alcune droghe di classe A sono risultate molto meno pericolose di altre, anch’esse presenti in classe A. Ciò suggerisce che vi è una anomalia nell’attuale sistema di classificazione.

Lo studio ha evidenziato tra l’altro quanto sia pericoloso l’alcol. Affrontare i danni dell’alcol è probabilmente oggi la sfida maggiore in relazione ai danni delle droghe.

Il corto circuito logico

Si riporta il dialogo con un politico tipo, mettendo in ridicolo il corto circuito logico. Il politico: “Non puoi comparare i danni di un’attività legale con quelli di una illegale”. Nutt: “Perché no?”. Il politico: “Perché una è illegale”. Nutt: “Perché è illegale?”. Il politico: “Perché è dannosa”. Nutt: “Dunque abbiamo bisogno di mettere a confronto i danni per stabilire se deve essere illegale. Non pensi?”. Il politico: “Ma non puoi comparare i danni di un’attività legale con quelli di un’attività illegale”.

 

 

FUORILUOGO.IT

Adolescenti 2009

ROMA - E' Facebook l'indiscusso protagonista del 2009 tra gli adolescenti italiani: oltre il 50% dei ragazzi tra 12 e 14 anni ha la propria scheda sul popolare social network e il 17% dichiara di stare per iscriversi. E mentre aumentano gli adolescenti che hanno un computer e che si collegano, crescono i comportamenti a rischio, soprattutto tra chi passa più di tre ore al giorno su Internet o alla Tv. Queste le abitudini degli adolescenti italiani fotografate dal rapporto annuale curato dalla Società Italiana di Pediatria (Sip). L'indagine 'Abitudini e stili di vita degli adolescenti' é stata svolta su un campione nazionale di 1300 studenti delle scuole medie inferiori. Il rapporto sarà presentato domani nell'ambito del convegno 'La societa' degli adolescenti a Pisa.

WEB E TV. Il 97% degli adolescenti, contro il 37% del 2000, ha un computer in casa e il 51%, contro il 5% nel 2000, ha navigato almeno una volta su internet. Su Facebook, pur di avere più amici possibile, i ragazzi dichiarano di proporsi a sconosciuti. Tengono il passo chat e messenger, usati da oltre il 75% dei ragazzi, anche se, secondo la Sip, sono alti i comportamenti a rischio: il 31% degli adolescenti dichiara di parlare di sesso sul web e il 20,7% ha dato il proprio numero di telefono. Circa l'80% dei ragazzi usa You Tube e il 41% ha un blog. Dopo due anni di calo cresce il consumo di Tv: il 23% degli adolescenti la guarda più di tre ore al giorno. Un comportamento che, secondo la Sip, ha influenze negative come desiderare quello che si vede in pubblicità (27,3%) e provare indifferenza di fronte alla violenza (51%).

BULLISMO: Tv e web influenzano negativamente abitudini e comportamenti dei ragazzi. Se, ad esempio, il 3,5% considera i bulli 'in gamba', la percentuale sale al 5% tra chi passa più di tre ore davanti alla Tv e al 10,6% tra chi trascorre più di tre ore in rete. Il 64% degli intervistati dichiara di aver assistito a fenomeni di bullismo, un dato in calo rispetto agli anni passati (75% nel 2007) anche se potrebbe essere dovuto ad una 'assuefazione'. Il 41% dei ragazzi dichiara che se fosse vittima di un atto di bullismo non lo direbbe ad un adulto. Il 20,7% degli adolescenti, inoltre, pensa che 'in alcuni casi e' giusto essere razzistì, percentuale che sale al 27,6% tra gli assidui frequentatori del web.

DROGHE, FUMO E ALCOL. Il 29,5% dei ragazzi dichiara di fumare sigarette, una percentuale che sale al 43,2% tra coloro che stanno su Internet più di tre ore al giorno. L'8% degli adolescenti (nel 2007 era il 4,7%, nel 2008 il 6,4%) fa uso di cannabis, ma tra chi si collega più di tre ore al giorno la percentuale sale al 15,6%. Il 5% degli intervistati ha amici che hanno fatto uso di ecstasy e il 9,1% ha amici che hanno provato la cocaina. Il 40% beve vino e il 50% birra.

RAPPORTO CON FAMIGLIE E SOCIETA'. Per il 70% dei ragazzi le regole dei genitori sono adeguate, ma il 27% non le rispetta, una percentuale che sale al 43% tra chi passa più di tre ore al giorno su Internet. L'influenza dei genitori sulle decisioni dei ragazzi, però, è minore di quella che gli stessi adolescenti considerano ragionevole. Rispetto al 2008, la percentuale di adolescenti che si rivolgono alla madre è scesa dal 42% al 36,4%; al papà dal 20% al 16%; agli insegnati dal 3,3% al 2,6%, mentre aumenta il ricorso agli amici dal 44,7% al 50,2%.

 

www.ansa.it

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