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Parola di Nobel: "Legalizziamo l'uso delle droghe"

di Luca Landò

  L'Unità- "Sa che le dico? Che la guerra contro le droghe è fallita ma nessuno lo ammette. Eppure basterebbe mettere i numeri in fila per capire che in 35 anni di onorate battaglie si è speso troppo, ottenuto niente e, cosa peggiore, ingrassato i conti delle organizzazioni criminali. Le sembra un buon risultato?".Domanda inutile, perché il professor Becker, Gary Becker, premio Nobel per l’Economia nel 1992, non perde tempo e riparte all’attacco. «C’è solo un modo per ridurre il consumo di droghe: legalizzarle».È dal 2001 che il professore emerito all’Università di Chicago ripete con ostinazione il proprio mantra antiproibizionista. La prima volta lo fece con un articolo su Business Week, tono pacato ma contenuto esplosivo, perché a lanciare il tema della legalizzazione non era l’ultimo degli hippy ma l’allievo di Milton Friedman. Nel 2006 entrò nei dettagli pubblicando uno studio sul Journal of Political Economy, rivista accademica per addetti ai lavori. E lì, insieme a Kevin Murhpy e Michael Grossman dimostrò con la forza dei numeri che le sue tesi avevano un fondamento economico.«Ogni anno gli Stati Uniti destinano 40 miliardi di dollari per combattere la diffusione delle droghe. Se a tutto questo aggiungiamo i costi per la società e lo Stato - poliziotti, tribunali, carceri - il costo arriva a 100 miliardi di dollari ogni anno. È una cifra enorme. Di fronte alla quale è bene porsi una domanda: esiste un modo meno costoso e più efficace per ridurre il consumo di droghe? Il nostro studio, quello del 2006, suggeriva un’altra strada: legalizzare le droghe e applicare una tassa sul consumo. Il ragionamento è semplice: la guerra alle droghe, aumentando il rischio di chi le produce e le commercia, ha fatto lievitare il prezzo delle sostanze vendute, tanto che il prezzo alla vendita è in genere il 200% rispetto a quello effettivo. Ebbene, con una tassa del 200% su un prodotto legalmente venduto, quello stesso ricavo finirebbe nelle casse dello Stato anziché nelle tasche delle mafie. Così, invece di spendere soldi per contrastare inutilmente i produttori illegali, si avrebbero fondi a sufficienza, ad esempio, per finanziare campagne di informazione sui pericoli legati all’uso delle droghe».

 

Lei contesta i risultati della cosiddetta guerra alle droghe, eppure l’Onu, lo scorso giugno ha pubblicato un rapporto in cui si spiega che l’uso di eroina, cocaina e marijuana, in alcuni mercati, inizia a calare."È il minimo che potesse accadere, visto quello che si spende in tutto il mondo. Ma è una impostazione sbagliata. Il concetto di “guerra alle droghe” venne lanciato per la prima volta da Nixon negli anni Settanta e ribadito da tutti i presidenti, nessuno escluso. Se i risultati di cui parla l’Onu fossero legati a un’attività di uno o due anni li potrei apprezzare. Trattandosi di una guerra di 35 anni si tratta di un fallimento. Non solo, ma trattandosi di mercati illegali, le stime che circolano sono del tutto teoriche: come si fa sapere la reale produzione mondiale di droga? O il consumo? Sono numeri difficili da dimostrare. E non dimentichiamo che quando un tipo di droga cala, quasi sempre ne spunta un’altra. Quelle sintetiche, ad esempio».

 

In effetti l’Onu parla proprio di un aumento di queste ultime, soprattutto nel Terzo mondo.«Restiamo su quelle “classiche”, l’oppio ad esempio: un aspetto di cui si parla poco è che la produzione e il commercio di droga è la fonte principale di finanziamento dei talebani e di Al Qaeda. Ora, ha senso mandare truppe in Afghanistan e, nel contempo, consentire alle forze che si intende combattere di continuare a ricevere finanziamenti? Se le droghe venissero legalizzate, quegli introiti verrebbero meno».

 

Alberto Maria Costa, il direttore dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine, dice che anche in presenza di un mercato legale vi sarebbe sempre un mercato parallelo controllato dal crimine.«Prendiamo l’alcol. Negli Stati Uniti è stato illegale per quattordici anni, fino a quando il presidente Roosevelt, nel 1933, decise di legalizzarne la produzione e l’utilizzo. Bene, prima di allora whisky, gin e quant’altro erano tutti controllati da organizzazioni criminali. Al Capone, per intenderci, era un trafficante di droga. E quella droga si chiamava alcol. Con la legalizzazione nacquero distillerie legali, distributori legali, rivenditori legali. In un attimo si mandò all’aria l’intero business del crimine. Lo stesso può accadere con le droghe vere e proprie. È possibile che continui a esistere una sorta di mercato nero per alcune sostanze, ma si tratterà di piccole nicchie all’interno di un mercato tutto alla luce del sole».

 

Ma lei esclude ogni tipo di divieto?«Niente affatto. Tanto per cominciare vieterei la vendita ai minori, proprio come avviene negli Stati Uniti per i liquori. Un’altra limitazione, proprio come per le bevande alcoliche, è legata alla guida: punizioni severe per chi si mette al volante sotto l’effetto di droghe mettendo a rischio la vita degli altri. E visto che parliamo di regole e restrizioni ne aggiungerei un’altra: trattandosi di prodotti legali, i produttori dovranno essere sottoposti a controlli di qualità come avviene per il settore alimentare o farmacologico. Questo eviterebbe la circolazione di sostanze tagliate e pericolose come oggi invece avviene».

 

Chi si oppone alle sue proposte sostiene che la liberalizzazione provocherebbe un aumento dell’uso, non una diminuzione.«Dipende dal livello di tassa che viene applicato: se è adeguatamente alta, la domanda non cresce affatto. Anzi, trattandosi di un bene legale, viene meno quel richiamo del proibito che è una spinta, almeno tra i giovani, a far uso di droghe».

 

Per i minorenni però questo richiamo continuerebbe ad esserci.«Già, ma sarebbe un divieto limitato all’età. E tutti prima o poi diventiamo adulti. L’importante è non diventare dei fuorilegge. La guerra alla droga produce devastanti effetti collaterali. Proprio in Italia avete avuto il caso di quel ragazzo pestato a morte dopo essere stato trovato con 30 grammi di hashish: è la conferma che con la guerra alle droghe si entra in una visione violenta del problema. Da noi, come da voi, le carceri scoppiano perché vengono riempite con persone che hanno avuto a che fare con la droga. E non importa quanto siano state seriamente coinvolte. Quando sei in guerra, anche le ombre diventano nemici».

 

Lo dica francamente: è davvero convinto che si possa legalizzare l’uso delle droghe?«Non subito e non ovunque. Ma la strada è quella. Guardi il Messico, lo scorso agosto ha approvato una legge che permette l’uso di hashish, marijuana e persino Lsd. Non è una proposta: è una legge. E qualcosa di simile è accaduto in Argentina».

 

E negli Stati Uniti?«Non siamo ancora pronti, ma qualcosa si sta muovendo. La discussone al momento riguarda solo l’uso di marijuana per scopi terapeutici, ma è già qualcosa. Non mi illudo che tutto cambi all’improvviso. Ci vuole tempo, ma sono fiducioso. L’unica droga di cui abbiamo realmente bisogno è l’uso della ragione. Quando la provi, non smetti più».

 

 

14 novembre 2009

STOP AL ROTOTOM

 Fino ad oggi è stato il più grande raduno reggae in tutta Europa richiamando appassionati da tutto il mondo. Adesso il Rototom Sunsplash di Osoppo, in Friuli, potrebbe diventare solo un miraggio. Perché gli organizzatori del festival hanno ricevuto diversi avvisi di garanzia per presunte infrazioni alla legge Fini-Giovanardi. Così, ieri, in tanti si sono ritrovati alla manifestazione “Non processate Bob Marley”, contro la chiusura del festival. E le polemiche sono finite sui giornali nazionali.

Il festival di cui parliamo aveva i riconoscimenti ufficiali della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Udine, dell’Ente del turismo giamaicano e della Comunità Europea. L’area era diventata, come qualsiasi luogo in cui si ritrovano oltre 150 mila visitatori per lo più giovani, un forte richiamo per gli spacciatori. I numeri parlano di 340 arresti per spaccio, 18 kg di marijuana sequestrati, 2400 pastiglie di ecstasy, e ancora cocaina, eroina e hashish nel corso di diversi anni.  Così alla fine è arrivata una denuncia dalla Procura di Tolmezzo (Udine) al presidente dell’associazione Rototom organizzatrice dell’evento, Filippo Giunta, per l’ipotesi di reato di agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti in luogo pubblico sulla base dell’articolo 79 della legge Fini Giovanardi. “Un’accusa fragile e paradossale per questo festival che ha sempre collaborato con le forze di sicurezza”, hanno ribattuto dall’organizzazione. Il pm, nel suo avviso di iscrizione al registro degli indagati, non si ferma alle accuse contro il festival e i suoi organizzatori, ma si spinge a criminalizzare "le suggestioni culturali riconducibili all'ideologia rastafariana che prevede l'associazione tra musica reggae e marijuana".  Se quindi è la stessa cultura reggae ad essere considerata fuorilegge, allora questo potrebbe essere un precedente per giustificare il divieto di organizzare qualsiasi concerto, serata o festa reggae tra amici, perché tutti contro la legge.  Ma la denuncia è partita e ora il Sunsplash dovrà trovare una nuova destinazione visto che l’unica certezza è che non si svolgerà a Udine la prossima estate.  Perdere il Rototom Sunsplash Festival non significa però perdere solo un grande concerto di musica reggae. Significa avere un “impoverimento sul piano culturale ed etico prima di tutto”come ha detto il sindaco di Udine, Furio Honsell. Perché durante il festival si organizzavano anche dibattiti e forum sui temi dell’antirazzismo, dell’antiproibizionismo delle droghe leggere, della non violenza e dell’anticolonialismo. Così è partito il tam tam mediatico e alla fine è stata organizzata la serata di ieri, una sorta di saluto in grande al Festival. Circa duemila ragazzi hanno invaso piazza Matteotti a Udine per manifestare la propria solidarietà a tutta l’organizzazione del festival. Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, Lao Tzu, Nimoller con i loro pensieri di pace occupavano i quattro angoli della piazza mentre i giovani ballavano, cantavano, facevano yoga. Con loro tantissimi artisti hanno voluto prendere parte alla serata, come gli Africa Unite, Br Stylers, Mellow Mood e molti altri hanno dato il loro sostegno, tra questi Vinicio Capossela, Altan e don Luigi Ciotti.  Un vero e proprio indotto economico che faceva registrare il tutto esaurito nel raggio di 30 km e che ora invece andrà in fumo. Dalla parte del festival si sono schierati Moni Ovadia, Beppino Englaro che ha detto “non riconosco in questa vicenda la mia terra, il Friuli, aperto e tollerante”, Giuliano Giuliani, Beppe Grillo (che è intervenuto in diretta alla manifestazione), e ancora Ignazio Marino, Elisa, Subsonica, tutti convinti che l’Italia rischia di vivere un precedente che potrebbe mettere a rischio moltissime altre manifestazioni.  Questa è una battaglia di libertà, per lottare a favore della sopravvivenza di un festival, perché affermare che “le suggestioni culturali del reggae” avrebbero indotto il pubblico a utilizzare la marijuana non è una giustificazione per far saltare un festivalE perché i giovani hanno ancora il diritto di vedere il sole fare “splash”, al mattino, quando schizza fuori dal mare.

http://www.inaltreparole.net

Armas, oro y drogas: el narcomuseo

 Es un lugar único en el mundo: el museo donde la Secretaría de Defensa Nacional de México expone la historia del tráfico de drogas en el país, además de bienes incautados a los traficantes.

Buena parte de la exposición está dedicada a ilustrar los inmumerables ardides utilizados para contrabandear estupefacientes y también la ostentación que rodea al mundo de las drogas, donde las pistolas se enchapan en oro y los rifles tienen esmeraldas.

Firenze, catastrofe proibizionismo: 60% detenuti per reati connessi alla legge sulla droga

 

 

  'Oltre il 60% degli ospiti del carcere di Sollicciano e' detenuto per reati legati alla droga: il 33% sono tossicodipendenti, gli altri sono stati condannati per spaccio e piccolo spaccio. Anche per questo il carcere e' sovraffollato: a oggi ci sono 1001 detenuti, mentre Sollicciano potrebbe ospitarne al massimo 700. Bisognerebbe chiedersi se la via della sanzione penale per i reati di droga sia ancora quella giusta'. Lo ha detto Domenico Corleone, garante dei diritti dei detenuti di Firenze, che ha denunciato una situazione 'invivibile a Sollicciano, dove i carcerati non possono godere di alcuni dei loro diritti' proponendo la convocazione urgente di un tavolo di confronto tra l'amministrazione penitenziaria, le associazioni di volontariato, la magistratura di sorveglianza, il Comune, la Provincia e la Regione. Corleone ha anche proposto una mobilitazione con digiuno a staffetta fino al raggiungimento degli obiettivi definiti come priorita' assolute tra i quali la chiusura della casa di cura e custodia, l'utilizzo della struttura di Empoli, l'identificazione di una struttura in citta' per la semiliberta'. Il Garante chiede anche l'accoglienza per 8 bambini in carcere con le madri, un progetto pilota per l'affidamento speciale dei detenuti tossicodipendenti (sarebbero piu' di 100 quelli che ne potrebbero usufruire), un piano speciale di misure alternative, il rimpatrio veloce per i detenuti stranieri sotto i due anni di pena. Domanda anche risorse per il lavoro e investimenti per la salute, a partire da materassi adeguati e vaccini. Martedi' prossimo in consiglio regionale sara' presentata una ricerca della Fondazione Michelucci sull'impatto penale e sanzionatorio della normativa antidroga.

 

Giovanardi a Marino: non sostenere festival di musica, c'è troppa droga

ADUC - Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle tossicodipendenze, Carlo Giovanardi, cerca di distogliere l'attenzione dalla polemica che lo ha visto coinvolto (aveva sentenziato che la morte in carcere di Stefano Cucchi era dovuta a anoressia e droga, e non al pestaggio). Quindi rivolge un "appello" a Ignazio Marino affinchè "ritiri il suo sostegnoe la sua adesione alle manifestazioni per mantenere ad Osoppo il Rototom Sunsplash" "E un festival reggae - motiva Giovanardio il suo appello - nell`ambito del quale, negli ultimi 9 anni, sono state arrestate per spaccio di droga 340 persone e sequestrati oltre 18 chili di marijuana, 11 di hashish, circa 2400 pasticche di ecstasy, poco meno di 4 etti di cocaina e 37 g di eroina, più altri piccoli quantitativi di funghi allucinogeni, LSD, popper e amfetamina. Soltanto quest`anno la rigorosa opera di prevenzione delle Forze dell`Ordine ha ottenuto come effetto positivo il calo della quantità di droga circolante durante la manifestazione musicale. La minaccia degli organizzatori di spostare all`estero il festival qualora le istituzioni continuino in un`opera di prevenzione e di serrato contrasto allo spaccio di stupefacenti è un ricatto da respingere con decisione, ammesso che ci sia un Paese europeo disposto ad accogliere un evento in cui la droga, in passato, è stata oggetto di spaccio in quantità industriali.

Florence tatoo convention

Sabato 14 Novembre FLORENCE TATOO CONVENTION
ore 22.00-02.00
Il Progetto Interzone sarà presente con una postazione informativa sulle sostanze legali e illegali e la possibilità per tutti di effettuare l'etilometro a scopo preventivo e gratuito
CERCACI ALL'INTERNO DEL PADIGLIONE CAVANIGLIA!!!!!!!!!!!!!!!

Patti chiari, giovani sani

 

Il dibattito tra permissivismo e imposizione di regole da parte dei genitori nell’educazione dei figli è fonte di discussioni in famiglia. Una recente ricerca del PRIDE Surveys, effettuata su oltre 122mila studenti delle scuole medie e superiori americane, incoraggia i genitori, dimostrando come lo stabilire regole chiare di comportamento riduca drasticamente l’uso di sostanze illecite nei ragazzi. Il PRIDE Surveys è una associazione che si occupa da oltre 20 anni di realizzare ricerche basate su questionari rivolti a studenti in diverse fasce di età, allo scopo di monitorare i loro comportamenti legati all’uso di alcol, tabacco e droghe. L’indagine è stata condotta per l’anno accademico 2008-2009 su ragazzi delle scuole medie e superiori selezionati in un pannello di oltre 440mila studenti provenienti da 25 diversi stati americani. I dati hanno evidenziato che nelle famiglie dove vengono poste chiare regole di comportamento, i figli riportano una percentuale d’uso di sostanze illecite (12%) decisamente inferiore rispetto ai coetanei (41%) provenienti da contesti familiari più permissivi. Infatti, nelle famiglie dove nessuna regola viene applicata (rispettare gli orari di rientro in casa, avvisare in caso di ritardi, indicare luoghi e amici), il 49% degli studenti dichiara di utilizzare droghe. Anche parlare con i propri figli degli effetti dannosi delle droghe risulta molto importante: nelle famiglie dove questi argomenti non vengono mai affrontati, l’uso di sostanze è del 30%, prevalenza che si dimezza quando i ragazzi sono informati dai genitori sui rischi.

 

 

www.dronet.org

Giovanardi: "Cucchi? Morto perché drogato" La famiglia: "Vogliamo solo giustizia"

Il sottosegretario liquida così i misteri intorno alla morte del ragazzo romano"Era uno spacciatore ed era anche anoressico". Idv: "Dimissioni"

OAS_RICH('Left');  "Cucchi? Morto perché drogato" La famiglia: "Vogliamo solo giustizia"

Carlo Giovanardi

ROMA - Il sottosegretario Giovanardi ne è sicuro: Stefano Cucchi è morto perché "anoressico, drogato e sieropositivo". Parole pesantissime, che per la sorella del ragazzo morto misteriosamente "si commentano da sole". Fra l'altro, la famiglia ha sempre smentito la sieropositività. Giovanardi non concede spazio al dubbio: "Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili". Così il sottosegretario alla Presidenza alla trasmissione "24 Mattino" su Radio 24. Giovanardi segue le politiche giovanili del governo e la lotta alla droga. E non ha alcun dubbio. Non ci sono responsabilità umane nella morte di Cucchi. Quel corpo pieno di lividi e fratture di cui è ancora ignota la causa, quelle cartelle cliniche apparentemente manomesse, quella coltre di dubbi che circonda la morte del ragazzo romano, per il sottosegretario, non significano nulla. Se c'è un colpevole, per Giovanardi, è la droga: "Che ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c'è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così". "A Giovanardi che fa queste dichiarazioni a titolo gratuito - dice la sorella di Stefano, Ilaria, - rispondo semplicemente che il fatto che Stefano avesse problemi di droga noi non l'abbiamo mai negato, ma questo non giustifica il modo in cui è morto". "Non voglio aggiungere altro - conclude - la cosa che ha detto il sottosegretario si commenta da sola". Anche Giovanni, il padre di Stefano fa sentire la sua voce, rilanciando come la famiglia sia "sempre in attesa di giustizia". Controreplica del sottosegretario: "La droga ha svolto un ruolo determinante, perchè è stata la causa della fragilità di Stefano, anoressico, tossicodipendente e soggetto a crisi di epilessia, secondo le sue dichiarazioni: ma proprio le sue patologie non dovevano e non potevano indurre i medici a prendere per oro colato le sue presunte volontà". Le parole dell'uomo di governo provocano anche la reazione dell'Idv. Che, per bocca del senatore Stefano Pedica, attacca il sottosegretario: "Ha perso una buona occasione per tacere. Non si puo' fare sterile propaganda politica su un ragazzo morto per circostanze ancora tutte da verificare". Mentre il suo compagno di partito Massimo Donandi si spinge a chiedere le dimissioni del sottosegretario. Durissimo il Pd: "Parole vergognose, Giovanardi taccia e non sproloqui per ragioni propagandistiche sulla pelle di un ragazzo che non c'è più" dice il deputato Roberto Giachetti. Per il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, quelle di Giovanardi sono parole "disumane": "Si scusi o intervenga Berlusconi". Per Livia Turco si tratta di "parole inqualificabili", ed "è sconcertante che chi esalta il valore della vita in ogni occasione consideri la morte di uno spacciatore un fatto non importante". E della vicenda si potrebbe occupare anche Amnesty International. "Ho ricevuto richiesta di informazioni dall'ufficio londinese dell'organizzazione" rivela Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A buon diritto" che ha seguito il caso fin dal primo momento e che ha messo sul proprio sito tutti i documenti del caso.

repubblica.it

Test Antidroga parlamentari. I documenti della buffonata

 

Notiziario ADUC:

 

Settimana prossima prende il via la processione dei parlamentari che si sottoporranno al test volontario antidroga. Iniziativa che abbiamo definito come una buffonata e su cui suggeriamo la lettura di quest'articolo della senatrice Donatella Poretti. A seguire i testi originali con cui l'iniziativa e' stata diffusa tra i parlamentari. ------------------------------------ Roma 7 Novembre 2009. A tutti i deputati e Senatori Loro sedi Trasmetto, in allegato alla presente, una nota tecnica del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diretta ai Parlamentari che intendano sottoporsi agli accertamenti sull'uso di sostanze stupefacenti, che si svolgeranno da lunedi' 9 novembre a venerdi' 13 novembre p.v. Cordiali Saluti Carlo Giovanardi Qui la lettera originale --------------------------------------- Segue, su carta intestata della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Politiche Antidroga. Il capo Dipartimento il seguente testo (qui la lettera originale):

INFORMAZIONI DI BASE SUL DRUG TEST ED AVVERTENZE

Durante la settimana dal 9 al 13 novembre saranno resi disponibili gli accertamenti di assenza di consumo di sostanze stupefacenti per Senatori e Deputati che volontariamente scelgono di sottoporsi al test.

 

L’iniziativa è stata promossa dal Sottosegretario Carlo Giovanardi, Dipartimento Politiche Antidroga.

 

Sedi degli accertamenti

Gli accertamenti potranno essere eseguiti presso:

 

- il Presidio Sanitario della Presidenza del Consiglio dei Ministri dislocato in Via della Mercede con ingresso in via del Moretto 13.

 

L’intera procedura di prelievo, stoccaggio, l’esame rapido e trasferimento dei campioni ai laboratori di analisi di secondo livello verrà svolta da personale sanitario del Dipartimento sotto la direzione del Capo Dipartimento Politiche Antidroga (Dirigente Medico), coadiuvato da collaboratori sanitari specializzati.

 

Di che cosa si tratta

Si tratta di accertare se nella persona che volontariamente si sottopone al test sono evidenziabili tracce di sostanze stupefacenti quali cocaina, eroina, amfetamine e cannabis. La loro assunzione comporta una distribuzione nei fluidi e tessuti corporei e quindi la presenza per un certo periodo di tempo nelle urine e nei capelli. Questo periodo varia in relazione al tipo di sostanza, alla quantità assunta e alla frequenza di assunzione.

 

Il test è volontario e attuabile solo con il consenso informato, sottoscritto dall’interessato.

 

Modalità di esecuzione

Il test può essere eseguito utilizzando diversi materiali biologici. In tale circostanza si potranno utilizzare:

 

- urina: consente di rilevare la presenza di sostanze consumate fino a qualche giorno prima e assunte anche in modica quantità;

 

- capello: generalmente permette l’identificazione di consumi su periodi più lunghi in base alla lunghezza del capello (risalendo anche a parecchi mesi precedenti) e per assunzioni di discreta quantità;

 

- urina e capello: combina le caratteristiche dei due tipi di indagine aumentando la certezza del risultato.

Test su urina

: per garantire l’affidabilità del test la raccolta delle urine sarà eseguita “a vista” e cioè sotto il controllo diretto di un sanitario. Tutto questo al fine di garantire che non vi possa essere una sostituzione indebita o una alterazione del campione di urina consegnato. Pertanto chi vorrà sottoporsi a questo esame deve essere consapevole della necessità che sarà controllato a vista dal personale sanitario (dello stesso sesso) durante la minzione. Questa operazione purtroppo è necessaria e non evitabile al fine di garantire la correttezza e l’incontrovertibilità delle procedure di raccolta dei campioni biologici.

 

Successivamente, su richiesta dell’interessato, sarà possibile effettuare un primo e preliminare test rapido (5 min.) sul campione di urina per valutare in prima battuta la presenza delle sostanze. Questo primo test, pur essendo abbastanza affidabile, può presentare un margine di errore (falsa positività o negatività), pertanto un campione della stessa urina verrà mandato in laboratorio per un secondo test ad alta specificità in modo da confermare il primo risultato (sia esso negativo che positivo).

 

Se si vorrà evitare l’esame urine, per proprie difficoltà personali, si potrà eseguire solo il test su capello.

 

 

Test su capello:

verranno tagliate alcune piccole ciocche di capelli (almeno 100 mg.) nella zona occipitale (nuca) su cui verranno espletate le successive analisi di laboratorio ad alta specificità. Le sostanze ricercate saranno quelle riportate precedentemente. In questo caso però i tempi di consegna dei risultati saranno più lunghi e non immediati.

Trasmissione dei campioni al laboratorio analisi

: tutte le procedure di raccolta, stoccaggio, trasmissione e conservazione dei campioni seguiranno le norme e le linee guida internazionali e nazionali in materia al fine di garantire la massima sicurezza ed affidabilità.

 

Avvertenze e raccomandazioni

È vietato far assistere all’interno degli ambulatori sanitari alle operazioni mediche, anche preliminari, compresa la consegna dei risultati persone a qualsiasi titolo estranee, salvo personale medico di fiducia, assistenti personali in caso di invalidità o condizioni psicofisiche che necessitino di sopporto di personale sanitario o di accompagnamento.

 

Sarà necessario avvertire il medico al momento dell’esame dell’assunzione pregressa di farmaci che potrebbero interferire con gli esami.

 

Costi

Il costo totale previsto per gli accertamenti è di 70 euro omnicomprensivo, che dovrà essere versato al momento dell’accertamento con l’ottenimento di ricevuta.

 

Anonimato

La procedura di accertamento è stata studiata affinchè non vi sia la raccolta di dati anagrafici che possa identificare in alcun modo la persona sottoposta agli esami. Al richiedente il test verrà da subito affidato un codice numerico univoco di identificazione (un PIN personale) che conoscerà

solo

il diretto interessato e che sarà applicato su tutti i campioni di materiali biologici e l’eventuale documentazione di accompagnamento. Pertanto tutti i campioni in laboratorio, anche durante le lavorazioni, non avranno alcun nominativo identificabile ma solo numeri di codice anonimi. Il numero di codice sarà quindi in possesso solo dell’interessato che si è sottoposto al test e che dovrà esibirlo al momento del ritiro delle analisi. In caso di smarrimento di tale codice, non sarà possibile recuperare i risultati delle proprie analisi non esistendo alcun modo di poter collegare i risultati alla identità della persona se non tramite questo codice, in possesso solo dell’interessato.

 

Non sarà conservata alcuna documentazione riportante in nominativo della persona che esegue gli accertamenti ne alcuna associazione tra nominativo del soggetto e codice identificativo anonimo e personale.

 

Verrà eseguita una campionatura dei materiali biologici in modo da poter permettere anche in seguito, su richiesta dell’interessato, eventuali controanalisi o ulteriori approfondimenti. In caso di positività alla prima analisi gli esami verranno eseguiti anche in un secondo laboratorio ad alta specializzazione. I campioni saranno conservati per 30 giorni dopo la consegna dei risultati ed in seguito totalmente smaltiti.

 

Solo i risultati generali e comprensivi di tutte le analisi eseguite (cioè le elaborazioni statistiche sui dati aggregati e non singoli come il numero di risultati positivi su tutti i campioni) potranno essere oggetto di pubblicazione.

 

Modalità di accesso all’esecuzione dell’esame e ritiro referti

Come prenotare:

gli esami possono essere fatti solo su prenotazione telefonando al n. 06.67796350.

 

Consegna dei referti

I risultati potranno essere ritirati esclusivamente dall’interessato esibendo il codice personale presso il Dipartimento in via della Vite 13. In caso di impossibilità al ritiro personale è possibile dare delega formale a persona di fiducia ma comunicando prima dell’esame questa necessità che dovrà necessariamente essere riportata dal medico sul codice personale consegnato all’interessato prima dell’esecuzione dell’esame.

 

I risultati di laboratorio completi potranno essere ritirati dopo circa 10 giorni dalla esecuzione del test.

 

Si rammenta che la perdita del codice personale renderà impossibile il ritiro del referto e l’identificazione futura di qualsiasi risultato.

La GdF oscura il sito di Alkemico e perquisisce il negozio

Vasta operazione della Guardia di Finanza che ha coinvolto anche la città martire e che ha visto oltre al sequestro ed all’oscuramento del sito internet www.alkemico.com per istigazione all’uso di sostanze stupefacenti anche perquisizioni all’interno del negozio “Alkemico di Cassino ed il sequestro di semi di cannabis, spore di funghi allucinogeni, libri con le istruzioni, serre e lampade per la coltivazione domestica di marijuana. “I negozi “Smart Shops”, diffusi su tutto il territorio nazionale con lo scopo di commercializzare le cosiddette “droghe legali” (o “furbe”, perché non classificate dalla legge tra le droghe vietate), sono illegali perché istigano all’uso di sostanze stupefacenti – dichiarano dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone – Questo è il senso dell’operazione di polizia giudiziaria posta in essere, nella mattinata odierna, da militari della Guardia di Finanza appartenenti al Comando Provinciale Frosinone ed al Nucleo Speciale Frodi Telematiche, che hanno eseguito l’oscuramento del sito internet www.alkemico.com, più volte salito alla ribalta della cronaca nazionale.

 

Le Fiamme Gialle hanno provveduto anche al sequestro di centinaia di accessori finalizzati alla coltivazione casalinga della cannabis indica e dei funghi allucinogeni”. Tre mesi di indagini in relazione al reato di istigazione all’uso di narcotici, coordinate dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Maria Beatrice Siravo, hanno permesso al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Cassino, dott.ssa Alessandra Tudino, di emettere il decreto di sequestro del sito web e di altri prodotti venduti nel negozio di Cassino della catena commerciale. “Nel corso delle investigazioni – prosegue il Comando Provinciale – la Guardia di Finanza aveva accertato che il punto vendita di Cassino, affiliato in franchising ad una società già con sede in San Marino e successivamente con sede in Rimini, vendeva al pubblico una vasta serie di prodotti che permettevano la coltivazione e produzione di marijuana ed il consumo della stessa”. Nel negozio, infatti, la Guardia di Finanza di Cassino ha rinvenuto e sequestrato tutto il necessario per creare, all’interno della propria abitazione, delle vere e proprie piantagioni intensive di cannabis indica: dalla serra alla lampada che sostituisce la luce solare, dai fertilizzanti ai concimi arricchiti, dalle vasche con sistemi di irrigazione ai semi ed ai funghi allucinogeni, fino ai manuali di istruzioni che descrivevano minuziosamente ogni passo da fare per ottenere rigogliose fioriture di piante di canapa indiana o di funghi psylocibe. Ovviamente, nel catalogo erano compresi anche numerosi oggetti per il consumo dello stupefacente autoprodotto: dalle cartine di ogni tipo e dimensione ai narghilè, passando per i chillum, cioè le pipe della tradizione etnica africana, utilizzate dai tossicodipendenti.

Tutti i prodotti venduti nel negozio erano distribuiti anche attraverso le pagine su internet della catena commerciale, come è stato rilevato dagli specialisti appartenenti al Gat – Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, che hanno tracciato il sito individuandone i responsabili e la localizzazione. Gli stessi militari dell’Unità Speciale hanno proceduto al sequestro ed all’oscuramento dello spazio web presso il server di Torino che lo ospitava. “La legislazione antidroga italiana – conclude la Guardia di Finanza – pone severi limiti alla commercializzazione di tali prodotti, come è stato di recente confermato da una sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha stabilito l’illiceità dell’induzione alla coltivazione ed all’uso delle droghe se fatta nel contesto degli “Smart Shops”, ovvero dei siti web ad essi riconducibili, che forniscono materialmente tutto il supporto indispensabile alla produzione ed all’uso delle droghe, realizzando così il reato di istigazione. Gli appostamenti effettuati dalle Fiamme Gialle hanno permesso di identificare, tra i clienti, una grande maggioranza di minorenni”. Sono due, al momento, i soggetti indagati per istigazione all’uso di sostanze stupefacenti, reato punito con la reclusione da uno a sei anni.

fonte http://www.enjoint.info/?p=1009

 

Nuove droghe: la difficoltà di "colpire un bersaglio in movimento"

Fonte: Osservatorio Europeo delle Droghe e delle TossicodipendenzeL’Europa si trova di fronte a un mercato delle droghe sintetiche sempre più complesso e instabile. I produttori sono in grado di adattarsi rapidamente alle nuove misure di controllo, offrendo nuovi prodotti e creando nuove opportunità di commercializzazione. Preoccupa il fenomeno crescente della produzione di sostanze legali alternative alle sostanze illecite.Questi sono i nuovi trend osservati sul mercato europeo delle droghe sintetiche e presentati all’interno della “Relazione annuale 2009: evoluzione del fenomeno della droga in Europa”. Il sistema di allarme rapido europeo è uno degli strumenti che ha segnato un progresso nell’individuazione di nuove sostanze sul mercato della droga. Nel 2008 sono state individuate 11 nuove sostanze sintetiche e due di origine vegetale (kratom e kava), ed è stato rintracciato per la prima volta un cannabinoide sintetico (JWH-018, meglio noto come spice).Internet assume sempre più importanza per la commercializzazione online di sostanze psicoattive. Un’indagine del 2009 su 115 negozi online in 17 paesi europei, ha evidenziato come la maggior parte dei venditori online individuati si concentri in Regno Unito (37%), in Germania (15%), nei Paesi Bassi (14%) e in Romania (7%).Cambia anche la composizione dell’ecstasy, secondo una tendenza osservata soprattutto nei Pesi Bassi e in Danimarca: le nuove pasticche anziché contenere MDMA, contengono mCPP. Tuttavia è ancora presto per poter affermare se tale sviluppo sai temporaneo o indice di un mutamento più significativo. “La velocità alla quale si muove ed evolve il mercato della droga, illustra come la globalizzazione e l’innovazione rappresentino una sfida in costante crescita per i paesi. Anche gli attuali approcci al monitoraggio e le misure da contrapporre al consumo delle nuove sostanze psicoattive dovranno subire un’evoluzione se intendono rimanere al passo con questo nuovo fenomeno”, ha commentato il direttore dell’OEDT Wolfgang Götz.

DOTTORE, HO UN PROBLEMA CON IL SESSO

GIOVANI Dal sessuologo tra i 20 e i 30 anni: l’aumento di consulenze è significativo.

Perché cresce l’ansia da prestazione, mediata da modelli sbagliati

di Elettra Aldani, DRepubblica

 

Calo del desiderio, défaillance imbarazzanti, ansia da prestazione, abuso di Viagra, “coppie bianche” dove la passione non è mai stata di casa, neanche per sbaglio. Il sesso? È diventato un problema, “il” problema. Il nervo scoperto non solo, come ci si aspetterebbe in modo fin troppo prevedibile,

per i 40-50enni in crisi di mezza età, ma anche per i giovani poco più che ventenni. Che - sembra questa la novità - corrono a frotte dall’esperto a chiedere aiuto. È Roberta Giommi, presidente dell’Istituto Internazionale di Sessuologia, a suggerire una riflessione sull’argomento: «Negli ultimi 5 anni sono aumentate moltissimo le richieste di consultazione da parte di giovani tra i 20 e i 30 anni. Si tratta sia di coppie che di singoli. Non ho dati numerici precisi. Ma è netta la percezione di un fenomeno significativo».

 

Un ventenne, in linea del tutto teorica, dovrebbe essere lontano anni luce da questo tipo di problematiche. E invece che succede? «Succede che l’età media del primo rapporto è intorno ai 14 anni: a 25 si hanno già 10 anni buoni di vita sessuale sulle spalle. E succede che le coppie, intorno ai 30, spesso “non hanno tempo” per il sesso: il lavoro, lo studio, la carriera, l’organizzazione della giornata, rosicchiano spazio ed energie alla sessualità. Un nodo che la coppia cerca di sciogliere insieme, e questo è senz’altro positivo, dimostra che il concetto di salute sessuale in qualche modo è acquisito». Il problema vero, però, è anche un altro, e si chiama ansia da prestazione. «Il sesso dovrebbe essere gioioso. Invece è diventato una specie di lavoro, ripetitivo e ansiogeno, con una tale enfasi sui risultati che in questa situazione il corpo», spiega Giommi, «paradossalmente quasi sparisce». L’ansia da prestazione gioca brutti mente scherzi.

Riguarda i maschi, naturalmente, ma pure le femmine, più consapevoli, certo, ma anche dedite, ormai, a confronti da bar sport ( Sex and the City docet).

 

UN EPISODIO E POI IL DRAMMA

«Tutto ciò che riguarda il sesso oggi è amplificato. Basta una sola défaillance, che a quest’età si risolve di solito in un episodio di eiaculazione precoce - del tutto “normale”- ed è un dramma. Si ha immediatamente il terrore di avere un problema serio», spiega Fabrizio Quattrini, psicosessuologo, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, che conferma il dato di crescente domanda di consultazioni da parte di under 30: «Tanti gli uomini, e questa forse è una novità rispetto alla classica e maggiore consuetudine delle donne a riconoscere e affrontare i problemi psicologici. Sono i maschi, d’altronde, a sembrare particolarmente in difficoltà, alle prese con il diverso ruolo femminile, più autonomo e giudicante». Le donne hanno più esperienze, e valutano le prestazioni. L’uomo è spaventato, sintetizza Quattrini. Che non manca di sottolineare il conseguente problema dell’abuso, in questa fascia anagrafica non sospetta, di farmaci come il Viagra e il Cialis. Prescritti con leggerezza, usati per esorcizzare paure, scambiati per la cura miracolosa a disfunzioni più temute che reali, assunti a scopo preventivo per sciogliere la timidezza e non incorrere nelle temutissime figuracce. Ben presente, davanti a tutto, l’idea distorta di una super-performance da raggiungere a tutti costi. E le donne? Il problema è l’orgasmo: «Alcune », una piccola minoranza, «non riescono proprio a raggiungerlo», spiega Quattrini, «altre lo ottengono solo con l’autoerotismo. Altre inseguono il mito dell’orgasmo multiplo ». E qui cadiamo nella solita trappola della performance eccezionale (devo avere sempre voglia di fare sesso, devo avere l’orgasmo multiplo e così via) cui rispondere immancabilmente, pena un senso di fallimento e inadeguatezza. Tanta paura può portare anche - è una teoria, come due facce della stessa medaglia - a una fuga. A rifugiarsi in dinamiche conosciute e rassicuranti. Le “coppie bianche” sono una realtà ormai assodata (4 coppie su 10 presenterebbero una “sessualità inesistente”, secondo alcuni dati della Federazione Europea di Sessuologia) e non solo tra i più anziani. «Io le chiamo“ le coppie dei migliori “amici” », conferma Quattrini. Sodalizi fondati esclusivamente, e ”sin dall’inizio, su una forte progettualità e affettività. Unioni che non possono avere un destino felice: «Perché, sotto, c’è un problema più grande ». E che arrivano a scoppiare di fronte all’evidenza più palese eppure, non si sa come, non calcolata: «A un dato momento queste coppie vogliono un figlio. A quel punto il problema sesso esplode, come una bomba». Giovani, pieni di ansie e paure, in fila dal sessuologo per sbrogliare la matassa di problemi sempre più evidenti e insopportabili. Ma forse una puntualizzazione è d’obbligo. sopportabili. Come sottolinea Alessandra Kustermann, direttore dell’Unità di Pronto Soccorso e Accettazione Ostetrico-ginecologica alla Fondazione Policlinico Mangiagalli di Milano: «Non è che le 40enni non abbiano avuto gli stessi problemi di quelli che possa avere una giovane donna che oggi ha 20 anni. È che prima queste cose si gestivano tra le mura domestiche, oggi invece c’è - e meno male - una maggiore consapevolezza rispetto alla generazione precedente». Problemi vecchi, dunque. Quella che cambia è la percezione (ho un problema) e l’atteggiamento (vado dal medico). «I giovani sentono che la sessualità è parte integrante della persona e della coppia, e quindi chiedono aiuto», prosegue Kustermann, che spiega: «Anni fa, semplicemente, i ginecologi non chiedevano alla paziente notizie su come andasse la vita sessuale. Non c’era il problema solo perché non se veniva riconosciuto come tale». Vero. Ciò non esclude affatto, del resto, che qualcosa sia accaduto. Francesca Sartori, docente di Sociologia delle Disuguaglianze di Genere all’Università di Trento, collaboratrice di alcune ricerche dell’Università dell’Istituto IARD (che dal 1983 si occupa di giovani) sintetizza la profonda trasformazione dello scenario sociale: «Relativamente al sesso, oggi sono venute meno le norme di prescrittività dettate dalle religioni e dalle ideologie, norme che, se contravvenute, procuravano sensi di colpa. Però c’è un altro tipo di diktat cui dover dare conto: l’imperativo alla performance, al rispondere alle aspettative sociali del gruppo ». Vale soprattutto per i maschi che arrancano dietro alle femmine, più forti e meno passive di un tempo. Meglio non generalizzare, avverte Sartori, che però indica un altro punto indiscutibile: «Il ritardo che i giovani - in casa coi genitori fino a 30 anni - hanno verso l’autonomia e la copertura del ruolo adulto». E poi l’informazione. Va sicuramente meglio di prima, «eppure in Italia l’uso della pillola è bassissimo, e si continua a fare sesso non protetto».

«SONO NORMALE?» LE RAGAZZE HANNO PIÙ ESPERIENZA. E I RAGAZZI HANNO PAURA DEI CONFRONTI

«Non riesco a durare più di minuti. Dottore, sono normale?». Antonio Granata, urologo e andrologo all’Ospedale Sacco di Milano, nonché consulente all’AIED, punta il dito sulla disinformazione - che spesso diventa crassa ignoranza - e su una lacuna enorme che comincia nella scuola. «Arrivano col cronometro, mi chiedono se un rapporto di un quarto d’ora è normale, o se soffrono di eiaculazione precoce. I criteri di “normalità” sono falsati, i termini di paragone sono sbagliati e formati sulle super-prestazioni viste nei film porno. Che troppo di frequente sono l’unico strumento di Informazione e di educazione sessuale». Un problema culturale. Si presta una grande attenzione al sesso. E questo di

per sé sarebbe positivo, in termini di maggiore consapevolezza e autodeterminazione. Ma l’eccessiva attenzione ha una ricaduta negativa. Diventa il problema. «Di sesso si parla troppo, soprattutto se ne parla male», spiega Dolores Bracci, psicologa e sessuologa all’AIED di Milano. «C’è un incremento giovanile della domanda di consulenze, da inquadrare in una generale tendenza che riguarda tutte le fasce d’età». Ma i disturbi reali, spesso, non ci sono. «Quando una giovane donna mi chiede come fingere meglio l’orgasmo siamo di fronte non a una volontà di migliorare la propria vita sessuale, quanto alla necessità di rispondere a obbiettivi di immagine, a quello che si suppone sia il modello nell’immaginario erotico maschile». Il riferimento? I costumi mediati soprattutto dalla televisione. E dai film porno, dei quali i più giovani sono grandi consumatori, anche occasionali. Nodo centrale rimane l’educazione, conclude Bracci: «Si deve passare da lì, per ristabilire un concetto di “normalità”. E non si tratta solo di educazione sessuale, ma anche affettiva e sentimentale».

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