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Hezbollah usa i cartelli della droga messicani per sconfinare negli Usa

 E’ da Laredo, in Texas, al confine con il Messico, che transitano gli uomini di Hezbollah diretti negli Stati Uniti. El Paso e San Diego sono altri due punti di accesso usati dal "Partito di Dio" per raggiungere le città degli Usa e muoversi a nord verso il Canada. Sono le stesse rotte in mano ai cartelli del narcotraffico messicano. 

Hezbollah usa il traffico di droga e dei clandestini per finanziare le sue operazioni e minacciare la sicurezza nazionale americana, spiegano la magistratura, gli esperti della difesa e del controterrorismo Usa. Secondo laDrug Enforcement Administration (DEA), "Mafiosi messicani e terroristi di Hezbollah lavorano insieme. In un modo o nell’altro sono connessi e stanno rafforzando la loro alleanza per avere dei benefici comuni”. Sebbene non ci siano fonti certe che confermino l’organizzazione di attentati contro gli Usa, Hezbollah si è incuneato nella guerra dei narcotrafficanti sudamericani che, solo lo scorso anno, ha fatto qualcosa come 7.000 morti, destabilizzando il confine tra Messico e Stati Uniti. Una decina di giorni fa, il segretario di Stato Clinton è andata in Messico per cercare di venire a capo della questione.

L’obiettivo di Hezbollah è cercare fondi nella vasta comunità libanese e della diaspora sciita che unisce il Medio Oriente, l’Africa e le Americhe. Una fetta consistente degli introiti provenienti dal confine tra Messico e Usa vengono da attività illecite. Milioni di dollari che finiranno nelle tasche della dirigenza libanese per finanziare il ‘welfare’ e il riarmo di Hezbollah.    L’anno scorso la giustizia messicana ha condannato a 60 anni di carcere Salim Boughader Mucharrafille per traffico di droga e immigrazione clandestina. Aveva fatto entrare negli Usa almeno 200 clandestini, compresi elementi di Hezbollah. Mucharrafille è un messicano di origini libanesi, proprietario di una caffetteria nella città di Tijuana al confine con San Diego.

Per la magistratura americana “non è una novità” che i membri di Hezbollah scelgano le rotte della droga per entrare negli Usa. “I cartelli messicani non sono fedeli a nessuno – ha detto un investigatore al Washington Times – Possono dare aiuto a tutti i più nefasti gruppi che vogliono raggiungere gli Stati Uniti. Ecco perché i nostri confini sono una seria questione di sicurezza nazionale”. Un altro ufficiale della Difesa americana ha sottolineato che Al Qaeda potrebbe usare le stesse rotte per infiltrare i suoi operativi negli Usa. “Se avessi i soldi per farlo, sarebbe questo il modo in cui lo farei”. L’amministrazione Obama si sta preparando a inviare decine di agenti federali al confine con il Messico per rafforzare la guerra contro i cartelli della droga: avranno il compito di identificare i clandestini, monitorare e smantellare la rete finanziaria e logistica delle mafie sudamericane, scoprire quali sono i link tra i gruppi dei narcotrafficanti e gli sponsor del terrorismo islamico. Secondo la DEA dietro a Hezbollah si nascondono anche gli interessi di altre organizzazioni mediorientali, come le Guardie della Rivoluzione iraniana. Circa il 60 per cento delle organizzazioni terroristiche mondiali avrebbe rapporti con il narcotraffico messicano, a leggere i dati forniti dal portavoce dell’agenzia Courtney. I cartelli hanno ammassato miliardi di dollari grazie al traffico di cocaina (il 90 per cento della polvere bianca che entra negli Usa), e si stima che i boss messicani possano fare affidamento su almeno 100.000 uomini. Fonte: l'Occidentale

Le diete yo-yo creano dipendenza

Dopo le rinunce torniamo ad abbuffarci per scacciare sensazioni negative simili a quelle provate durante l'astinenza da alcol e droghe

http://www.corriere.it/Media/Foto/2009/11/17/DIETA_B1--180x140.jpgMILANO - A chi non succede durante le feste natalizie, in avvicinamento a grandi passi? Fra cene e pranzi di Vigilia, Natale e Santo Stefano si esagera; poi, contriti, nei due o tre giorni successivi ci si mette a stecchetto; ma riecco il cenone di fine anno e il pranzo di capodanno a tentarci con mille ghiottonerie; dopo, via di nuovo coi digiuni fino ai dolciumi della Befana. Bene, una quindicina di giorni di questo genere e siamo probabilmente candidati a diventare cibo-dipendenti, stando ai risultati di una ricerca pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences.

TOPOLINI – Certo, i protagonisti dello studio sono 155 topini di laboratorio; ma i dati ottenuti da due ricercatori italiani in forze alla Boston University School of Medicine, Pietro Cottone e Valentina Sabino, in collaborazione con Luca Steardo dell'Università La Sapienza di Roma, fanno di sicuro riflettere. Gli studiosi hanno diviso gli animali in due gruppi: senza nessuna restrizione quantitativa, quelli nel primo gruppo potevano mangiare cibo normale per roditori; i topini nel secondo invece mangiavano per cinque giorni crocchette standard, poi per due giorni bocconcini elaborati, ricchi di zuccheri e molto gustosi (al sapore di cioccolato, evidentemente anche i topi ne sono ghiotti), poi di nuovo cibo normale. L'effetto della dieta a intermittenza sul comportamento degli animali sembra ricalcare da vicino quello che anche noi proviamo sulla nostra pelle quando ci troviamo davanti verdure lesse e sogniamo un pandoro: davanti al cibo standard i topolini che avevano provato i bocconcini al cioccolato apparivano svogliati, non mangiavano granché, erano perfino un po' ansiosi; quando tornavano le prelibatezze, eccoli di nuovo pimpanti, di buonumore, e soprattutto pronti a stra-mangiare. Nulla di tutto questo succedeva invece ai topini «morigerati», che si alimentavano sempre con crocchette standard...

 

Continua su corriere.it

 

Elena Meli

Fattori di stress e ricerca compulsiva di droga

 Fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences Situazioni o fattori stressanti possono alterare il sistema serotoninergico, provocando un’alterazione dell’umore in senso depressivo-ansiogeno e il ripristino della ricerca di droga (in soggetti tossicodipendenti). Secondo gli attuali studi, la ricerca compulsiva di droga è regolata dalla dopamina, un neurotrasmettitore responsabile dei processi di motivazione e gratificazione. Tuttavia, Michael Bruchas e Benjamin Land del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Washington a Seattle, hanno chiarito il ruolo svolto da una via funzionale convergente nel nucleo dorsale del rafe, un’area cerebrale ricca di serotonina. L’attivazione dei recettori oppiodi kappa (KOR) può essere attivata sia da uno stress prolungato che dagli stessi agonisti di questi recettori, provocando nei topi un’avversione spaziale condizionata. Poiché l’inibizione dei recettori KOR dovrebbe mediare l’alterazione dell’umore, i ricercatori hanno modificato geneticamente i topi osservandone la reazione. I topi con i recettori KOR inattivati non mostravano comportamenti di avversione né una ricerca compulsiva di cocaina indotta da fattori stressanti. L’indagine, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, rappresenta un primo passo nello studio delle proiezioni del sistema serotoninergico e dell’effetto di mediatori indotti da fattori stressanti, e offre un nuovo approccio per il controllo dell''alterazione dell'umore causata da stress e delle ricadute.

video Sicurezza Stradale al Balloons Festival 2009

Ecco un altro dei video prodotti da Area Giovani, con troupe under 18 del Progetto Imaginaction.TV, al Ferrara Balloons Festival 2009.Questa volta i ragazzi hanno creato un vero e proprio servizio sullo stand, organizzato dalla Provincia di Ferrara, dedicato alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile.Nell'ottica della "peer and video education", i giovanissimi della troupe hanno potuto riflettere su una delle più gravi problematiche che riguardano anche i giovani, mettendo a disposizione le loro competenze per creare un servizio divulgativo semplice, ma efficace e quasi professionale.Giovani protagonisti, formati ed educativi!

DEMOLITION DAY-Proseguono i lavori alla Skate Park!

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PADDING-RIGHT: 0px; PADDING-LEFT: 0px; PADDING-BOTTOM: 0px; MARGIN: 0px; PADDING-TOP: 0px

BODY.hmmessage
FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: VeDopo il coinvolgimento dei ragazzi nel Comitato Skate for Fè, la sperimentazione della gestione dell'impianto da parte loro e l'incontro con l'Assessore Maisto e il Vice-Presidente della Circoscrizione 2 Bianchi, nuove forze del quartiere si sono unite al progetto. L'Associazione Viale K, con i suoi ospiti e l'ormai ubiquo Don Domenico, ci da una mano per la pulizia e la manutenzione...Per i ragazzi sta diventando un'esperienza di vera rete, partecipazione e reale cittadinanza attiva.Ecco il link al video dei primi lavori fatti insieme per demolire le parti rotte del muretto di recinzione e rifarle nuove......E' una bomba!

Parola di Nobel: "Legalizziamo l'uso delle droghe"

di Luca Landò

  L'Unità- "Sa che le dico? Che la guerra contro le droghe è fallita ma nessuno lo ammette. Eppure basterebbe mettere i numeri in fila per capire che in 35 anni di onorate battaglie si è speso troppo, ottenuto niente e, cosa peggiore, ingrassato i conti delle organizzazioni criminali. Le sembra un buon risultato?".Domanda inutile, perché il professor Becker, Gary Becker, premio Nobel per l’Economia nel 1992, non perde tempo e riparte all’attacco. «C’è solo un modo per ridurre il consumo di droghe: legalizzarle».È dal 2001 che il professore emerito all’Università di Chicago ripete con ostinazione il proprio mantra antiproibizionista. La prima volta lo fece con un articolo su Business Week, tono pacato ma contenuto esplosivo, perché a lanciare il tema della legalizzazione non era l’ultimo degli hippy ma l’allievo di Milton Friedman. Nel 2006 entrò nei dettagli pubblicando uno studio sul Journal of Political Economy, rivista accademica per addetti ai lavori. E lì, insieme a Kevin Murhpy e Michael Grossman dimostrò con la forza dei numeri che le sue tesi avevano un fondamento economico.«Ogni anno gli Stati Uniti destinano 40 miliardi di dollari per combattere la diffusione delle droghe. Se a tutto questo aggiungiamo i costi per la società e lo Stato - poliziotti, tribunali, carceri - il costo arriva a 100 miliardi di dollari ogni anno. È una cifra enorme. Di fronte alla quale è bene porsi una domanda: esiste un modo meno costoso e più efficace per ridurre il consumo di droghe? Il nostro studio, quello del 2006, suggeriva un’altra strada: legalizzare le droghe e applicare una tassa sul consumo. Il ragionamento è semplice: la guerra alle droghe, aumentando il rischio di chi le produce e le commercia, ha fatto lievitare il prezzo delle sostanze vendute, tanto che il prezzo alla vendita è in genere il 200% rispetto a quello effettivo. Ebbene, con una tassa del 200% su un prodotto legalmente venduto, quello stesso ricavo finirebbe nelle casse dello Stato anziché nelle tasche delle mafie. Così, invece di spendere soldi per contrastare inutilmente i produttori illegali, si avrebbero fondi a sufficienza, ad esempio, per finanziare campagne di informazione sui pericoli legati all’uso delle droghe».

 

Lei contesta i risultati della cosiddetta guerra alle droghe, eppure l’Onu, lo scorso giugno ha pubblicato un rapporto in cui si spiega che l’uso di eroina, cocaina e marijuana, in alcuni mercati, inizia a calare."È il minimo che potesse accadere, visto quello che si spende in tutto il mondo. Ma è una impostazione sbagliata. Il concetto di “guerra alle droghe” venne lanciato per la prima volta da Nixon negli anni Settanta e ribadito da tutti i presidenti, nessuno escluso. Se i risultati di cui parla l’Onu fossero legati a un’attività di uno o due anni li potrei apprezzare. Trattandosi di una guerra di 35 anni si tratta di un fallimento. Non solo, ma trattandosi di mercati illegali, le stime che circolano sono del tutto teoriche: come si fa sapere la reale produzione mondiale di droga? O il consumo? Sono numeri difficili da dimostrare. E non dimentichiamo che quando un tipo di droga cala, quasi sempre ne spunta un’altra. Quelle sintetiche, ad esempio».

 

In effetti l’Onu parla proprio di un aumento di queste ultime, soprattutto nel Terzo mondo.«Restiamo su quelle “classiche”, l’oppio ad esempio: un aspetto di cui si parla poco è che la produzione e il commercio di droga è la fonte principale di finanziamento dei talebani e di Al Qaeda. Ora, ha senso mandare truppe in Afghanistan e, nel contempo, consentire alle forze che si intende combattere di continuare a ricevere finanziamenti? Se le droghe venissero legalizzate, quegli introiti verrebbero meno».

 

Alberto Maria Costa, il direttore dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine, dice che anche in presenza di un mercato legale vi sarebbe sempre un mercato parallelo controllato dal crimine.«Prendiamo l’alcol. Negli Stati Uniti è stato illegale per quattordici anni, fino a quando il presidente Roosevelt, nel 1933, decise di legalizzarne la produzione e l’utilizzo. Bene, prima di allora whisky, gin e quant’altro erano tutti controllati da organizzazioni criminali. Al Capone, per intenderci, era un trafficante di droga. E quella droga si chiamava alcol. Con la legalizzazione nacquero distillerie legali, distributori legali, rivenditori legali. In un attimo si mandò all’aria l’intero business del crimine. Lo stesso può accadere con le droghe vere e proprie. È possibile che continui a esistere una sorta di mercato nero per alcune sostanze, ma si tratterà di piccole nicchie all’interno di un mercato tutto alla luce del sole».

 

Ma lei esclude ogni tipo di divieto?«Niente affatto. Tanto per cominciare vieterei la vendita ai minori, proprio come avviene negli Stati Uniti per i liquori. Un’altra limitazione, proprio come per le bevande alcoliche, è legata alla guida: punizioni severe per chi si mette al volante sotto l’effetto di droghe mettendo a rischio la vita degli altri. E visto che parliamo di regole e restrizioni ne aggiungerei un’altra: trattandosi di prodotti legali, i produttori dovranno essere sottoposti a controlli di qualità come avviene per il settore alimentare o farmacologico. Questo eviterebbe la circolazione di sostanze tagliate e pericolose come oggi invece avviene».

 

Chi si oppone alle sue proposte sostiene che la liberalizzazione provocherebbe un aumento dell’uso, non una diminuzione.«Dipende dal livello di tassa che viene applicato: se è adeguatamente alta, la domanda non cresce affatto. Anzi, trattandosi di un bene legale, viene meno quel richiamo del proibito che è una spinta, almeno tra i giovani, a far uso di droghe».

 

Per i minorenni però questo richiamo continuerebbe ad esserci.«Già, ma sarebbe un divieto limitato all’età. E tutti prima o poi diventiamo adulti. L’importante è non diventare dei fuorilegge. La guerra alla droga produce devastanti effetti collaterali. Proprio in Italia avete avuto il caso di quel ragazzo pestato a morte dopo essere stato trovato con 30 grammi di hashish: è la conferma che con la guerra alle droghe si entra in una visione violenta del problema. Da noi, come da voi, le carceri scoppiano perché vengono riempite con persone che hanno avuto a che fare con la droga. E non importa quanto siano state seriamente coinvolte. Quando sei in guerra, anche le ombre diventano nemici».

 

Lo dica francamente: è davvero convinto che si possa legalizzare l’uso delle droghe?«Non subito e non ovunque. Ma la strada è quella. Guardi il Messico, lo scorso agosto ha approvato una legge che permette l’uso di hashish, marijuana e persino Lsd. Non è una proposta: è una legge. E qualcosa di simile è accaduto in Argentina».

 

E negli Stati Uniti?«Non siamo ancora pronti, ma qualcosa si sta muovendo. La discussone al momento riguarda solo l’uso di marijuana per scopi terapeutici, ma è già qualcosa. Non mi illudo che tutto cambi all’improvviso. Ci vuole tempo, ma sono fiducioso. L’unica droga di cui abbiamo realmente bisogno è l’uso della ragione. Quando la provi, non smetti più».

 

 

14 novembre 2009

STOP AL ROTOTOM

 Fino ad oggi è stato il più grande raduno reggae in tutta Europa richiamando appassionati da tutto il mondo. Adesso il Rototom Sunsplash di Osoppo, in Friuli, potrebbe diventare solo un miraggio. Perché gli organizzatori del festival hanno ricevuto diversi avvisi di garanzia per presunte infrazioni alla legge Fini-Giovanardi. Così, ieri, in tanti si sono ritrovati alla manifestazione “Non processate Bob Marley”, contro la chiusura del festival. E le polemiche sono finite sui giornali nazionali.

Il festival di cui parliamo aveva i riconoscimenti ufficiali della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Udine, dell’Ente del turismo giamaicano e della Comunità Europea. L’area era diventata, come qualsiasi luogo in cui si ritrovano oltre 150 mila visitatori per lo più giovani, un forte richiamo per gli spacciatori. I numeri parlano di 340 arresti per spaccio, 18 kg di marijuana sequestrati, 2400 pastiglie di ecstasy, e ancora cocaina, eroina e hashish nel corso di diversi anni.  Così alla fine è arrivata una denuncia dalla Procura di Tolmezzo (Udine) al presidente dell’associazione Rototom organizzatrice dell’evento, Filippo Giunta, per l’ipotesi di reato di agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti in luogo pubblico sulla base dell’articolo 79 della legge Fini Giovanardi. “Un’accusa fragile e paradossale per questo festival che ha sempre collaborato con le forze di sicurezza”, hanno ribattuto dall’organizzazione. Il pm, nel suo avviso di iscrizione al registro degli indagati, non si ferma alle accuse contro il festival e i suoi organizzatori, ma si spinge a criminalizzare "le suggestioni culturali riconducibili all'ideologia rastafariana che prevede l'associazione tra musica reggae e marijuana".  Se quindi è la stessa cultura reggae ad essere considerata fuorilegge, allora questo potrebbe essere un precedente per giustificare il divieto di organizzare qualsiasi concerto, serata o festa reggae tra amici, perché tutti contro la legge.  Ma la denuncia è partita e ora il Sunsplash dovrà trovare una nuova destinazione visto che l’unica certezza è che non si svolgerà a Udine la prossima estate.  Perdere il Rototom Sunsplash Festival non significa però perdere solo un grande concerto di musica reggae. Significa avere un “impoverimento sul piano culturale ed etico prima di tutto”come ha detto il sindaco di Udine, Furio Honsell. Perché durante il festival si organizzavano anche dibattiti e forum sui temi dell’antirazzismo, dell’antiproibizionismo delle droghe leggere, della non violenza e dell’anticolonialismo. Così è partito il tam tam mediatico e alla fine è stata organizzata la serata di ieri, una sorta di saluto in grande al Festival. Circa duemila ragazzi hanno invaso piazza Matteotti a Udine per manifestare la propria solidarietà a tutta l’organizzazione del festival. Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, Lao Tzu, Nimoller con i loro pensieri di pace occupavano i quattro angoli della piazza mentre i giovani ballavano, cantavano, facevano yoga. Con loro tantissimi artisti hanno voluto prendere parte alla serata, come gli Africa Unite, Br Stylers, Mellow Mood e molti altri hanno dato il loro sostegno, tra questi Vinicio Capossela, Altan e don Luigi Ciotti.  Un vero e proprio indotto economico che faceva registrare il tutto esaurito nel raggio di 30 km e che ora invece andrà in fumo. Dalla parte del festival si sono schierati Moni Ovadia, Beppino Englaro che ha detto “non riconosco in questa vicenda la mia terra, il Friuli, aperto e tollerante”, Giuliano Giuliani, Beppe Grillo (che è intervenuto in diretta alla manifestazione), e ancora Ignazio Marino, Elisa, Subsonica, tutti convinti che l’Italia rischia di vivere un precedente che potrebbe mettere a rischio moltissime altre manifestazioni.  Questa è una battaglia di libertà, per lottare a favore della sopravvivenza di un festival, perché affermare che “le suggestioni culturali del reggae” avrebbero indotto il pubblico a utilizzare la marijuana non è una giustificazione per far saltare un festivalE perché i giovani hanno ancora il diritto di vedere il sole fare “splash”, al mattino, quando schizza fuori dal mare.

http://www.inaltreparole.net

Armas, oro y drogas: el narcomuseo

 Es un lugar único en el mundo: el museo donde la Secretaría de Defensa Nacional de México expone la historia del tráfico de drogas en el país, además de bienes incautados a los traficantes.

Buena parte de la exposición está dedicada a ilustrar los inmumerables ardides utilizados para contrabandear estupefacientes y también la ostentación que rodea al mundo de las drogas, donde las pistolas se enchapan en oro y los rifles tienen esmeraldas.

Firenze, catastrofe proibizionismo: 60% detenuti per reati connessi alla legge sulla droga

 

 

  'Oltre il 60% degli ospiti del carcere di Sollicciano e' detenuto per reati legati alla droga: il 33% sono tossicodipendenti, gli altri sono stati condannati per spaccio e piccolo spaccio. Anche per questo il carcere e' sovraffollato: a oggi ci sono 1001 detenuti, mentre Sollicciano potrebbe ospitarne al massimo 700. Bisognerebbe chiedersi se la via della sanzione penale per i reati di droga sia ancora quella giusta'. Lo ha detto Domenico Corleone, garante dei diritti dei detenuti di Firenze, che ha denunciato una situazione 'invivibile a Sollicciano, dove i carcerati non possono godere di alcuni dei loro diritti' proponendo la convocazione urgente di un tavolo di confronto tra l'amministrazione penitenziaria, le associazioni di volontariato, la magistratura di sorveglianza, il Comune, la Provincia e la Regione. Corleone ha anche proposto una mobilitazione con digiuno a staffetta fino al raggiungimento degli obiettivi definiti come priorita' assolute tra i quali la chiusura della casa di cura e custodia, l'utilizzo della struttura di Empoli, l'identificazione di una struttura in citta' per la semiliberta'. Il Garante chiede anche l'accoglienza per 8 bambini in carcere con le madri, un progetto pilota per l'affidamento speciale dei detenuti tossicodipendenti (sarebbero piu' di 100 quelli che ne potrebbero usufruire), un piano speciale di misure alternative, il rimpatrio veloce per i detenuti stranieri sotto i due anni di pena. Domanda anche risorse per il lavoro e investimenti per la salute, a partire da materassi adeguati e vaccini. Martedi' prossimo in consiglio regionale sara' presentata una ricerca della Fondazione Michelucci sull'impatto penale e sanzionatorio della normativa antidroga.

 

Giovanardi a Marino: non sostenere festival di musica, c'è troppa droga

ADUC - Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle tossicodipendenze, Carlo Giovanardi, cerca di distogliere l'attenzione dalla polemica che lo ha visto coinvolto (aveva sentenziato che la morte in carcere di Stefano Cucchi era dovuta a anoressia e droga, e non al pestaggio). Quindi rivolge un "appello" a Ignazio Marino affinchè "ritiri il suo sostegnoe la sua adesione alle manifestazioni per mantenere ad Osoppo il Rototom Sunsplash" "E un festival reggae - motiva Giovanardio il suo appello - nell`ambito del quale, negli ultimi 9 anni, sono state arrestate per spaccio di droga 340 persone e sequestrati oltre 18 chili di marijuana, 11 di hashish, circa 2400 pasticche di ecstasy, poco meno di 4 etti di cocaina e 37 g di eroina, più altri piccoli quantitativi di funghi allucinogeni, LSD, popper e amfetamina. Soltanto quest`anno la rigorosa opera di prevenzione delle Forze dell`Ordine ha ottenuto come effetto positivo il calo della quantità di droga circolante durante la manifestazione musicale. La minaccia degli organizzatori di spostare all`estero il festival qualora le istituzioni continuino in un`opera di prevenzione e di serrato contrasto allo spaccio di stupefacenti è un ricatto da respingere con decisione, ammesso che ci sia un Paese europeo disposto ad accogliere un evento in cui la droga, in passato, è stata oggetto di spaccio in quantità industriali.

Florence tatoo convention

Sabato 14 Novembre FLORENCE TATOO CONVENTION
ore 22.00-02.00
Il Progetto Interzone sarà presente con una postazione informativa sulle sostanze legali e illegali e la possibilità per tutti di effettuare l'etilometro a scopo preventivo e gratuito
CERCACI ALL'INTERNO DEL PADIGLIONE CAVANIGLIA!!!!!!!!!!!!!!!

Patti chiari, giovani sani

 

Il dibattito tra permissivismo e imposizione di regole da parte dei genitori nell’educazione dei figli è fonte di discussioni in famiglia. Una recente ricerca del PRIDE Surveys, effettuata su oltre 122mila studenti delle scuole medie e superiori americane, incoraggia i genitori, dimostrando come lo stabilire regole chiare di comportamento riduca drasticamente l’uso di sostanze illecite nei ragazzi. Il PRIDE Surveys è una associazione che si occupa da oltre 20 anni di realizzare ricerche basate su questionari rivolti a studenti in diverse fasce di età, allo scopo di monitorare i loro comportamenti legati all’uso di alcol, tabacco e droghe. L’indagine è stata condotta per l’anno accademico 2008-2009 su ragazzi delle scuole medie e superiori selezionati in un pannello di oltre 440mila studenti provenienti da 25 diversi stati americani. I dati hanno evidenziato che nelle famiglie dove vengono poste chiare regole di comportamento, i figli riportano una percentuale d’uso di sostanze illecite (12%) decisamente inferiore rispetto ai coetanei (41%) provenienti da contesti familiari più permissivi. Infatti, nelle famiglie dove nessuna regola viene applicata (rispettare gli orari di rientro in casa, avvisare in caso di ritardi, indicare luoghi e amici), il 49% degli studenti dichiara di utilizzare droghe. Anche parlare con i propri figli degli effetti dannosi delle droghe risulta molto importante: nelle famiglie dove questi argomenti non vengono mai affrontati, l’uso di sostanze è del 30%, prevalenza che si dimezza quando i ragazzi sono informati dai genitori sui rischi.

 

 

www.dronet.org

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