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Novità altro

Cervo ubriaco terrorizza residenti cittadina svedese

http://www.fotoemozioni.it/Fotoemozioni/Audio/Versi_Animali/Cervo_Cervus_elaphus.jpgAsylum Italia- A quanto pare anche ai cervi piace alzare il gomito - o dovremmo dire la zampa? Peccato che quando l'alcol è troppo, gli animali diventino fin troppo aggressivi. Così, nel distretto di Södertälje, a sud di Stoccolma, un cervo ha seminato il panico.

La vicenda è stata seguita dalla polizia, contattata dopo che un cervo, particolarmente rabbioso, si è scagliato contro un pedone, in pieno giorno. L'animale si stava nascondendo, e alla vista del passante, gli è saltato addosso. E non sarebbe la prima volta che commetteva un gesto del genere: "Cammina sempre da queste parti, mangia mele e si ubriaca, fino a divenire aggressivo", spiega la polizia del posto.

I cervi si ubriacano mangiando mele fermentate, col risultato che possono diventare "rissosi"...

 

 

 

continua su asylum italia

Droga, ecco come danneggia il cervello dei più giovani

IL TEMPO: Giovanni Serpelloni, medico internista e capo del Dipartimento nazionale politiche antidroga spiega i devastanti effetti delle droghe sui giovani e sul loro cervello

 

Giovanni Serpelloni La droga aggredisce il cervello, mina i sistema neurologici centrali e lascia il segno anche quando l'organismo crede di averla metabolizzata. Quando viene assunta in giovane età, poi, i danni sono di gran lunga magg iori, poichè la «maturazione neuropsicologica non è ancora giunta a compimento». I guasti crescono con il calare dell'età, «poichè il nostro cervello giunge a maturazione solo dopo i 21 anni».

Eppure cocaina, hashish, eroina e droghe sintetiche fanno proseliti anche tra i giovanissimi: «ci sono casi di consumo, seppur isolati, già a partire dagli 11 anni». A fare il punto, dopo l'allarme sul consumo di droga tra teenager lanciato dal procuratore aggiunto Maria Teresa Principato, è Giovanni Serpelloni, medico internista e capo del Dipartimento nazionale politiche antidroga. Le sostanze stupefacenti minano i circuiti neurologici in formazione. La droga si fa spazio nel cervello e danneggia, tra le altre cose, «la corteccia prefrontale destra - spiega Serpelloni - ovvero l'area legata al giudizio, quella che regola i comportamenti volontari. Questa è l'ultima zona del cervello a maturare e offuscandola con le droghe si manomette anche la capacità di capire e percepire il pericolo».  

Ma più in generale, «l'uso di stupefacenti conduce a una perdita irreversibile delle cellule cerebrali, riduce la capacità di apprendimento e memorizzazione, la percezione del pericolo, la distinzione tra il bene e il male nonchè la capacità affettiva. Ciò significa che - prosegue Serpelloni soffermandosi sul consumo da parte dei giovanissimi - chi ne fa uso sente meno la gratificazione, e ciò 'risicà anche la motivazione personale che ci induce e spinge a fare le cose». A risentirne «anche il controllo degli impulsi - spiega Serpelloni - non è un caso che chi fa uso di cocaina tende a essere più aggressivo. Nonchè il coordinamento dei movimenti, che finisce per essere intaccato inevitabilmente».

In particolare, «tutte le droghe inibiscono il lobo prefrontale», ma gli effetti variano in base ai consumi. Quando si sniffa cocaina «viene meno soprattutto la funzione legata al controllo dei comportamenti, e si provoca inoltre un'alterazione a livello cardiovascolare con un'accelerazione del ritmo cardiaco che può dar luogo anche ad aritmie croniche». Fumando hashish, invece, «si intaccano maggiormente - precisa l'esperto - le aree legate alla motivazione e alla gratificazione, nonchè al coordinamento dei movimenti».

Per i giovanissimi che consumano marijuana e simili, «ci sono maggiori pericoli di disturbi psicologici e psichiatrici che possono sfociare nella schizofrenia. C'è anche un problema di inibizione sessuale - prosegue Serpelloni - mentre fumando si accende l'appetito», dando luogo alla cosiddetta fame chimica. Più rischi, inoltre, di «sindrome demotivazionale, che può fare la propria comparsa già dopo 3-6 mesi di consumo di droga. E che risulta tanto più grave quanto più giovane è il consumatore» di spinelli. «La droga spegne - fa notare Serpelloni - e quando viene smorzato l'entusiasmo dei giovani il danno è di gran lunga maggiore. Non si gioisce più per un goal, per un buon voto a scuola, per il motorino nuovo di zecca - afferma - Quando non si prova più gratificazione o entusiasmo si spegne anche la luce della motivazione».

Il cervello, poi, non dimentica. «Si tratta di sostanze che sedano o eccitano i neuroni - spiega - e il cervello le registra, non c'è dunque una totale metabolizzazione quando l'effetto delle sostanze finisce». Con conseguenze «tanto più gravi - fa notare l'esperto - se consideriamo che per i giovanissimi è giù complicato trovare la propria identità: se il cervello viene scombussolato dall'uso di droghe il disorientamento è totale».

Consiglio superiore Sanità: nandrolone sia inserito in tabelle droghe

 Il Consiglio superiore di Sanità ha dato il suo ok all'inserimento del nandrolone nell'elenco delle sostanze stupefacenti. Lo rende noto il ministero della Salute: la proposta di inserimento dello steroide anabolizzante Nandrolone nelle Tabelle delle sostanze soggette a controllo del DPR 9 ottobre 1990, n.309, fortemente voluta dalla Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, ha ricevuto il parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità.

Il Nandrolone, sostanza già vietata per doping ai sensi della legge 14 dicembre 2000, n. 376, è largamente utilizzato con finalità non terapeutiche a dosi anche da 10 a 100 volte superiori ai dosaggi prescritti a fini terapeutici, per migliorare la performance sportiva, per sviluppare le masse muscolari, per ridurre il grasso corporeo e perdere peso.

Evidenze scientifiche - sottolinea il ministero - dimostrano che l`abuso di steroidi anabolizzanti come il nandrolone possono provocare gravi disturbi psichiatrici quali schizofrenia, mania, delirio, depressione, tendenza al suicidio, paranoia e dipendenza dalla sostanza.

Il nandrolone - ricorda il ministero - è sempre presente tra le sostanze oggetto di sequestro da parte degli organi di polizia giudiziaria quali i Nas. E - conclude la nota - "il suo inserimento nelle tabelle delle sostanze stupefacenti costituirà un contributo importante al contrasto del suo uso illecito e alla difesa della salute dei praticanti attività sportiva agonistica ed amatoriale".

Fonte ADUC Droghe

SPOT HIV - secondo classificato al concorso "Write Aids" 1 dicembre 2009

Spot del giovane regista Enrico Mazzanti, in occasione della Giornata Mondiale contro l'HIV, 1 dicembre 2009, vincitore del 2 premio al concorso "Write Aids". Lo spot è stato realizzato con attori non professionisti, in collaborazione con Areagiovani e Progetto Imagina(c)tion.

CONSUMO DI SOSTANZE: RICERCHE IN TRENTINO E LOMBARDIA

 

Da NOTIZIARIO ADUC

 

 

Consumo e abuso di droghe in Trentino. Indagine Cnr

 

Almeno una volta nella vita il 32,7% dei trentini prova la cannabis, il 7,1% la cocaina, l'eroina dall'1,7%. E' quanto dicono i dati raccolti attraverso due indagini condotte dal Cnr sulla diffusione e il consumo di sostanze psicoattive nella popolazione, rese note dal Sert di Trento. Le sostanze piu' diffuse in Trentino Alto Adige sono alcol e tabacco: si stima che il 91,6% (600.000 soggetti) e il 67,1% (440.000 soggetti) dei residenti abbia fatto uso rispettivamente di alcol e di tabacco almeno una volta nella vita. Nel corso degli ultimi 12 mesi le percentuali scendono rispettivamente all'85,1% e al 32,6%. Per quanto riguarda le sostanze illegali, invece, si stima che il 32,7% (215.000 soggetti) dei residenti abbia sperimentato la cannabis una volta nella vita e il 14,2% abbia continuato a farlo negli ultimi dodici mesi. L'utilizzo di cocaina almeno una volta nella vita si riferisce al 7,1% dei rispondenti, percentuale che scende al 2,5%, se si prende come riferimento l'utilizzo negli ultimi dodici mesi. La sostanza psicotropa illegale meno diffusa e' l'eroina con un utilizzo da parte della popolazione residente almeno una volta nella vita dell'1,7% (11.000 soggetti) e dello 0,3% nell'ultimo anno. Le sostanze piu' diffuse fra gli studenti del Trentino di eta' compresa tra i 15 e i 19 anni sono l'alcol, il tabacco e i cannabinoidi. Nello specifico, la percentuale di chi ha consumato almeno una volta nella vita tali sostanze sono nell'ordine: il 91,2%, il 65,2% e il 31,3%. Se ci si riferisce a periodi temporali piu' ristretti, si rileva come l'85,2% della popolazione studentesca ha consumato alcolici negli ultimi dodici mesi, il 26,8% consuma quotidianamente sigarette e, infine, il 14,4% ha consumato cannabinoidi negli ultimi trenta giorni. Circa 990 ragazzi (5,6%) hanno provato la cocaina almeno una volta e circa 350 (1,9%) ha usato questa droga nell'ultimo mese. Il 2,1% dei ragazzi ha provato l'eroina almeno una volta nella vita e lo 0,7% ha usato questa droga nell'ultimo mese. Rispetto all'uso di farmaci psicoattivi (con o senza prescrizione medica), e considerando come arco temporale la vita, l'utilizzo di farmaci per l'iperattivita' e/o l'attenzione viene riferito dal 6,3% degli studenti trentini, mentre il consumo di farmaci per la dieta viene dichiarato dal 5,1%. Nel corso dell'ultimo anno il 6,2% della popolazione studentesca ha consumato farmaci per dormire e rilassarsi, mentre il 2% ha utilizzato farmaci per regolarizzare l'umore. La distribuzione territoriale vede una prevalenza dei consumi a Trento, Rovereto e Riva del Garda.  Inoltre, nel 2008, sono stati circa 1.900 gli 'utilizzatori problematici' di sostanze stupefacenti, corrispondenti a una prevalenza di circa 5,6 soggetti ogni mille residenti di eta' compresa tra i 15 e i 64 anni. Il dato risulta sensibilmente inferiore a quello nazionale, con una prevalenza stimata e' di 9,8 soggetti ogni mille residenti. Considerando separatamente le singole sostanze, si stimano 1.200 soggetti utilizzatori di oppiacei e circa 700 soggetti utilizzatori di stimolanti. Per entrambe le sostanze, le prevalenze stimate risultano inferiori alla media nazionale, attestandosi rispettivamente intorno a 4 soggetti su mille per gli oppiacei contro i 5,4 nazionali e a 2 soggetti su mille per gli stimolanti contro i 4,4 nazionali. I soggetti complessivamente seguiti dai SerT di Trento sono stati nel 2008 1.611. Di questi, 1.063 sono stati trattati per problemi di abuso o dipendenza da sostanze stupefacenti; i restanti 548 utenti sono familiari, partner, soggetti a rischio e dipendenti non da sostanze. Dei 1.063 utenti in trattamento, 989 risultano totalmente in carico (di cui 139 nuovi utenti, 850 utenti in carico dagli anni precedenti) e 74 in appoggio temporaneo da altri SerT del territorio nazionale. L'utenza complessiva in carico appare in costante aumento. La proporzione tra i due sessi vede prevalere nettamente anche nell'anno 2008 la componente maschile rispetto a quella femminile (80% contro 20%). L'utenza complessiva in carico ha un'eta' media di 35,6 anni, mentre i nuovi utenti hanno un'eta' media di 29,9 anni. La sostanza d'abuso primaria per cui si richiede un trattamento e' l'eroina (91%); seguono la cocaina con il 5% e i cannabinoidi con il 4%. L'eta' media di prima assunzione della sostanza che ha motivato la richiesta di trattamento varia secondo il tipo di sostanza primaria d'abuso: 17 anni per la cannabis, 20 per gli oppiacei e 22 per la cocaina. L'intervallo di latenza, definito l'arco temporale che separa il momento di primo utilizzo, anche occasionale, della sostanza e la prima richiesta di trattamento e' di 8 anni per la cannabis, 7 anni per la cocaina e 6 anni per l'eroina. La via iniettiva e' in sensibile diminuzione rispetto agli anni precedenti (65% nel 2007 contro 63% nel 2008). I ricoveri sono stati 9.193, di cui 7.997 per problematiche alcol correlate. I ricoveri droga correlati sono stati 126 in diminuzione rispetto agli anni precedenti (142 nel 2007). Le malattie infettive correlate vedono la prevalenza dell'epatite da HCV (68,4% dei soggetti testati e' risultato positivo). Nel 2008 non si sono verificati decessi per overdose in soggetti conosciuti dal servizio.

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Droghe. Rapporto Osservatorio dipendenze Regione Lombardia

 

Nel 2012 le persone che proveranno eroina in Italia cresceranno del 40% rispetto ai consumatori attuali. E' una delle previsioni elaborate da Prevo.Lab che e' lo strumento previsionale di Ored, l'Osservatorio sulle dipendenze di Regione Lombardia, nato nel febbraio di quest'anno. Le proiezioni, presentate oggi al Pirellone, parlano di 170 mila individui che proveranno eroina nel 2012, cioe' lo 0,5% della popolazione italiana fra i 15 e i 54 anni.

Il numero di coloro che proveranno anfetaminici e derivati, come la chetamina e Lsd, potrebbe invece crescere del 25%, coinvolgendo 210 mila persone circa. A marijuana e hashish, sempre secondo le previsioni, si accostera' il 20% di individui (5,1 milioni, il 15,9% della popolazione italiana fra i 15 e i 54 anni). Circa 700 mila, invece, saranno i consumatori di cocaina. Dalle previsioni emerge anche che, nel mondo delle dipendenze, si va sempre piu' verso una 'Droga 3.0' cioe' 'una droga vista come momento di piacere - ha spiegato Riccardo Gatti, direttore scientifico di Ored - che non e' per forza devianza o voglia di migliorare le proprie prestazioni. Questo modo di usare droghe, che riguarda soprattutto i piu' giovani nati nell'era del digitale, e' un modo nuovo di consumo che inizia a condizionare i mercati che da push diventano pull, cioe' sara' il consumatore a fare le scelte e a condizionare cio' che va sul mercato'. Alla luce di queste previsioni, la Regione Lombardia si prepara a 'mettere in campo strategie di contrasto molto forti, sapendo con certezza - ha aggiunto il presidente Roberto Formigoni - che lo strumento piu' importante e' quello educativo'. Nell'ultimo anno si stima che un milione di lombardi ha assunto almeno una volta sostanze stupefacenti e che di questi circa 50 mila hanno bisogno di un intervento di cura ambulatoriale. Sono alcune delle cifre di cui ha parlato Marco Tosi, il direttore dell'Osservatorio regionale sulle dipendenze. 'E' una stima - ha precisato Tosi - e come tale e' comunque un dato variabile. Da stime piu' precise circa 50 mila persone in Lombardia hanno bisogno di un intervento di cura', anche se attualmente sono 38 mila le persone assistite dai diversi servizi che operano in Lombardia. Sul territorio regionale 'i servizi ambulatoriali legati al settore delle dipendenze sono 91 - ha ricordato l'assessore regionale alla Famiglia e Solidarieta' sociale Giulio Boscagli - di cui 88 Sert pubblici e tre servizi multidisciplinari no profit'. 'I nostri servizi - ha aggiunto Boscagli - hanno assistito nel 2008 circa 38 mila persone, con un aumento dal 15 al 20% della risposta positiva e questo significa che abbiamo aiutato persone a uscire completamente dal tunnel della droga'. Sempre nel 2008, secondo i dati forniti dalla Regione, le persone che hanno seguito un programma terapeutico nelle comunita' sono state 5.500, con un incremento del 38% rispetto all'anno precedente. Oltre mille sono i professionisti che ruotano intorno a questo settore e piu' di 100 milioni le risorse messe a disposizione dalla Regione nella lotta alle dipendenze.

 

Udine si fuma il festival del reggae

 

di ANDREA ROSSI

 

La Stampa, OSOPPO (Udine) - «Bob Marley non si processa», hanno gridato contro il cielo che minacciava pioggia. Può darsi, però la sua musica se ne è andata da Osoppo, e chissà se tornerà. Il signor Giovanni è rimasto a fissare la vetrina del suo negozio di alimentari, nel centro di questo paese di tremila anime a trenta chilometri da Udine. «Avremo i nostri problemi, adesso. Una settimana di festival valeva sei mesi di lavoro». Questa non è solo la storia di una comunità messa in ginocchio. È la storia del più grande festival reggae d’Europa cacciato dall’Italia e costretto a trovare rifugio all’estero perché i suoi seguaci fumano troppi spinelli. Era il 1994 quando il Rototom Sunsplash si accampò lungo le sponde del Tagliamento e ne fece un angolo di Giamaica: dieci giorni di musica, grandi nomi e gruppi emergenti, 200 mila spettatori l’anno da ogni parte del continente. Tutto finito, ora che la procura di Tolmezzo ha messo sotto indagine per agevolazione all’uso di stupefacenti Filippo Giunta, 48 anni, inventore del festival. Secondo i magistrati ha violato l’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi: avrebbe favorito il consumo di droghe nell’area del festival. Rischia fino a dieci anni di carcere. Ha letto le carte, dice che qualcosa non torna: «Mi sembra un provvedimento ideologico. Non si contesta un fatto. Si disegna uno scenario: il Rototom è un festival reggae, il reggae è la musica dei rasta, i rasta usano la marijuana. E io, che sono l’organizzatore, avrei costruito l’ambiente adatto». Si difenderà in tribunale. Però il festival chiude. Il Comune ha negato l’autorizzazione all’edizione del 2010. «E che cosa dovevo fare?», dice Luigino Bottoni, avvocato di 44 anni, sindaco da sei, in quota Pdl. «Crede che mi faccia piacere mandare in malora l’economia di tutta la zona? Ma sono costretto: c’è un’inchiesta». Le ha provate tutte: appelli, petizioni, lettere. Ha difeso la creatura degli osoppani: «Portava un ritorno economico di due milioni di euro sul territorio, ma soprattutto giovani da tutto il mondo, cultura, colore. Aveva trasformato una terra sconosciuta in una meta turistica. Per noi è una perdita devastante». Forse ha provato a spiegarlo anche al suo collega di partito, il sottosegretario con delega alla lotta alle tossicodipendenze Carlo Giovanardi, che ha salutato la chiusura di un «evento in cui si spacciava droga in quantità industriali». «Sugli stupefacenti la penso esattamente come lui», racconta il sindaco, «ma credo che bisognerebbe scendere dalla cattedra e andare a toccare le cose con mano prima di parlare». La fuga del Rototom ha spaccato il Pdl - contro Giovanardi si è mobilitato pure il senatore Ferruccio Saro - e scatenato una gara di solidarietà: la friulana Elisa, Vinicio Capossela, i Subsonica, don Ciotti, Beppe Grillo, l’europarlamentare Pd Debora Serracchiani e tanti altri, una petizione con quasi 10 mila firme e una raffica di manifestazioni. Non è servito. Il macigno che pesa sul festival sono i 340 arresti per spaccio di droga negli ultimi nove anni, 18 chili di marijuana sequestrati, 11 di hashish, 2.400 pasticche di ecstasy, 4 etti di cocaina e 37 grammi di eroina, più funghi allucinogeni, Lsd, popper e amfetamina. Per Filippo Giunta quei numeri sono il pilastro su cui fondare la difesa: «In sedici anni mai avuto problemi di ordine pubblico. Ogni giorno, per 15-20 mila spettatori, c’erano 200 addetti alla sicurezza. E le forze dell’ordine hanno sempre avuto libero accesso all’area, come dimostrano arresti e sequestri». E ancora: «Ogni anno ospitavamo incontri con tossicologi, psicologi e sociologi proprio sul tema degli stupefacenti. E io sarei uno che ne incentiva l’uso? La verità è che in Italia tira una brutta aria per chi fa musica». Non è l’unico a pensarla così. E, forse, se Arezzo Wawe, l’Heineken Jammin e il Rototom sono scomparsi, e il Traffic di Torino è stato spostato contro il volere degli organizzatori, un motivo ci sarà. «Io non lo so - dice Giunta - Però da un po’ ti rendono la vita impossibile: lavori un anno per organizzare tutto e fino all’ultimo non sai se i permessi arriveranno. Così i festival moriranno uno dietro l’altro. O si trasferiranno all’estero». Lui da una settimana batte la Spagna palmo a palmo. Ha già ricevuto decine di offerte. Là Bob Marley non si processa.

 

www.lastampa.it

Videopoker-dipendenza: 700mila i malati del gioco

ROMA - I giochi si rivelano sempre di più una nuova droga per gli italiani. Oltre 3 milioni di persone, stimano infatti gli esperti, sono a serio rischio di dipendenza mentre più di 700.000 sono i ludopatici gravi, ovvero coloro per i quali la mania del gioco si trasforma in una vera e propria patologia.

UN ESERCITO DI GIOCATORI D'AZZARDO: circa 15 milioni di italiani, il 38,3% delle persone tra 15 e 64 anni, almeno una volta nella vita hanno giocato d'azzardo, il 50% dei maschi, il 29,2% delle donne. Lo evidenzia un'indagine condotta dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, basata su dati 2007-2008.

GIOVANI E GIOVANISSIMI MALATI DI GIOCO: il gioco è più diffuso tra i giovani: il 55,1% dei maschi e il 34,5% delle femmine tra 25 e 34 anni dichiarano di avere giocato almeno una volta e il 40% dei ragazzi di scuola superiore. Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i sessi risultano in pole position i gratta e vinci, poi lotto, superenalotto e simili. Tipicamente maschili, invece i videopoker (ci ha giocato almeno una volta il 14% dei maschi e il 4% delle ragazze) e le scommesse sportive (30% dei ragazzi e appena il 3% delle studentesse). Tra gli studenti giocatori, il 69% ha speso nell'ultimo mese fino a 10 euro, il 24% tra gli 11 e i 50 euro e il 7% dai 51 euro in su. Inoltre, il 10,8% dei giocatori ha l'impulso di giocare somme di denaro sempre maggiori, il 13,1% degli uomini e l'8% delle femmine.

3 MILIONI A RISCHIO DIPENDENZA: Il 19,8% dei giocatori, 3 milioni di persone, è a rischio dipendenza da gioco (gambling). Il giocatore più a rischio gambling è di solito un individuo impulsivo e poco prudente, che non percepisce né teme il pericolo e, per questo, tende a giocare anche grosse somme senza capire a cosa va incontro. Il gambling è una vera e propria dipendenza come le droghe ed è sempre più diffusa, complici anche i videopoker e i giochi online.

ESPERTI, GIOCO E' SINDROME PERICOLOSA: potenziare le comunità e i servizi per il recupero dei giocatori è l'obiettivo cui lavora la Società italiana di intervento sulle patologie compulsive (Siipac).Quella del gioco, rilevano gli esperti, è una sindrome pericolosa perché lo stato di euforia del giocatore d'azzardo è paragonabile a quello prodotto dall'assunzione di droghe, e come nella dipendenza da droghe possono manifestarsi nei giocatori crisi gravi di astinenza.

Gaetano Fidanzati, il boss creato dal proibizionismo

  Gaetano Fidanzati, 74 anni, condannato a 12 anni di carcere nel primo maxi processo a Cosa nostra, e' il boss storico dell' quartiere Arenella a Palermo. Il suo nome si legge in inchieste su traffici di droga di diverse procure italiane e nei dossier della Dea americana. Insomma, uno dei tanti Al Capone arricchitisi grazie al proibizionismo sulle droghe. E' il mafioso che porto' fiumi e fiumi di cocaina sulla piazza milanese. E il suo arresto nel capoluogo lombardo prova che il mafioso li' si sentiva come a casa propria. Di lui si persero le tracce dall'ottobre 2008 dopo la morte di Giovanni Bucaro, uno spacciatore ucciso per strada a Palermo da cinque uomini che lo massacrarono con pugni, calci e spranghe. Dietro al delitto, hanno accertato gli investigatori, anche grazie alla confessione di Francesco Tarantino che partecipo' al pestaggio, vi era Tanino Fidanzati che voleva dare una sonora lezione a Bucaro perche' aveva picchiato sua figlia, convivente del pusher. Il boss era presente quando i cinque picchiarono Bucaro che mori' a causa delle botte. Libero dal 2006, dopo aver scontato tutte le pene, Fidanzati rientro' a Palermo e due mesi dopo essersi reso irreperibile per la morte di Bucaro, nel dicembre 2008, venne raggiunto da un nuovo ordine di custodia cautelare per mafia nell'ambito dell'operazione Perseo. Don Tanino pero' era gia' fuggito, forse proprio a Milano dove certamente negli anni del suo fulgore mafioso aveva stretto alleanze anche con esponenti della criminalita' locale. Dopo le condanne in alcuni processi e al maxiprocesso, nel febbraio '90, Fidanzati venne arrestato in Argentina dagli uomini dell'Alto commissariato per la lotta alla mafia diretto da Domenico Sica. In Sud America venne condannato a 3 anni di reclusione per aver utilizzato documenti falsi per entrare nel Paese. Fidanzati si era reso latitante, in Italia, pochi giorni prima dell'omicidio dell' agente di polizia Natale Mondo, ucciso il 14 gennaio 1988 davanti al negozio di giocattoli della moglie, nel cuore del quartiere Arenella. Dopo l' arresto in Argentina Giovanni Falcone ando' a interrogarlo, ma il boss si limito a' sostenere di essere un perseguitato politico. Il capomafia fu estradato dall' Argentina il 18 aprile '93. Dopo avere scontato le condanne per droga e mafia inflittegli in Italia, nel 2006 gli venne imposto un anno di affidamento in casa lavoro. Nel maggio scorso venne arrestato il fratello del boss, Stefano Fidanzati, anch'egli narcotrafficante. fonte: ADUC Droghe

Scienziato russo inventa la vodka in pillola

Notizia divertente da ASYLUM ITALIA

 

Un professore russo ha scoperto il modo di ridurre qualsiasi bevanda alcolica in polvere, per poi trasformarla in pillola. Il prof. Evgeny Moskalev dell'Istituto Tecnologico di San Pietroburgo ha creato delle pillole che permetterebbero di misurare con precisione la quantità di alcol assunta. Moskalev afferma: "Abbiamo creato una tecnologia che ci permette di trasformare qualsiasi soluzione liquida in polvere". Si tratta di una tecnica che permette di convertire bevande alcoliche con una percentuale di alcol vicina al 96%.

World Drug Report 2009. Cambiano i pattern di uso di droga a livello globale e le politiche di risposta al traffico di droghe illecite

Il rapporto World Drug Report 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), oltre a presentare le statistiche aggiornate sulla produzione, traffico e uso dei principali tipi di droga, pone un’enfasi speciale sulla relazione esistente fra i meccanismi di controllo e il mercato nero criminale.

Dalla prefazione del Direttore Esecutivo dell’Ufficio dell’ONU nel World Drug Report 2009, emerge la volontà di cambiamento nell’approccio verso l’uso di droghe illecite, che continua a essere diffuso in tutto il mondo e a porre seri problemi di salute pubblica.

Nelle prime pagine del rapporto, l’italiano Antonio Costa riconosce che il controllo esercitato fino ad ora sul mercato e sull’uso della droga non sta funzionando. Tale controllo ha infatti generato un mercato nero di dimensioni macroeconomiche, inserito in dinamiche di corruzione, violenza e crimine organizzato, che non può essere disconosciuto.

Il Direttore di UNODC mette però in guardia sulle possibili generalizzazioni della problematica e la ricerca di soluzioni semplicistiche. La possibilità della legalizzazione del mercato delle droghe viene definita un “errore storico”, alla base del quale vi è il fatto che le droghe rappresentano un serio pericolo per la salute pubblica, e legalizzarne il mercato potrebbe porre il rischio di un’epidemia della tossicodipendenza.

Secondo Costa, “le società non dovrebbero scegliere fra la protezione della salute pubblica e quella della sicurezza, ma possono e devono perseguire entrambi”. La soluzione proposta dal Rapporto è quindi quella di un miglioramento del policy mix, con un passaggio dei meccanismi di controllo attuati dalle forze dell’ordine dagli utilizzatori ai trafficanti di droga accentuando le politiche repressive nei confronti dei trafficanti, rispetto al controllo sugli utilizzatori, e incrementando gli investimenti nei servizi di trattamento e prevenzione: la tossicodipendenza viene quindi riconosciuta come un problema di salute, e viene sottolineato come l’arresto e incarceramento degli utilizzatori di droga si mostri raramente efficace nel promuovere la loro riabilitazione. Si suggerisce inoltre di porre maggiore attenzione sulla problematica delle grandi città, dove si concentra la maggior parte del traffico illecito di droghe, aumentando investimenti sulle infrastrutture e sulle persone, in particolare i giovani. Infine, si richiama l’attenzione dei Governi verso la ratifica e la messa in atto della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato (TOC) e della Convenzione contro la Corruzione, e dei relativi protocolli contro il traffico di esseri umani, armi e migranti.

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World Drug Report 2009. Cambiano i pattern di uso di droga a livello globale e le politiche di risposta al traffico di droghe illecite

Il rapporto World Drug Report 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), oltre a presentare le statistiche aggiornate sulla produzione, traffico e uso dei principali tipi di droga, pone un’enfasi speciale sulla relazione esistente fra i meccanismi di controllo e il mercato nero criminale.

Dalla prefazione del Direttore Esecutivo dell’Ufficio dell’ONU nel World Drug Report 2009, emerge la volontà di cambiamento nell’approccio verso l’uso di droghe illecite, che continua a essere diffuso in tutto il mondo e a porre seri problemi di salute pubblica.

Nelle prime pagine del rapporto, l’italiano Antonio Costa riconosce che il controllo esercitato fino ad ora sul mercato e sull’uso della droga non sta funzionando. Tale controllo ha infatti generato un mercato nero di dimensioni macroeconomiche, inserito in dinamiche di corruzione, violenza e crimine organizzato, che non può essere disconosciuto.

Il Direttore di UNODC mette però in guardia sulle possibili generalizzazioni della problematica e la ricerca di soluzioni semplicistiche. La possibilità della legalizzazione del mercato delle droghe viene definita un “errore storico”, alla base del quale vi è il fatto che le droghe rappresentano un serio pericolo per la salute pubblica, e legalizzarne il mercato potrebbe porre il rischio di un’epidemia della tossicodipendenza.

Secondo Costa, “le società non dovrebbero scegliere fra la protezione della salute pubblica e quella della sicurezza, ma possono e devono perseguire entrambi”. La soluzione proposta dal Rapporto è quindi quella di un miglioramento del policy mix, con un passaggio dei meccanismi di controllo attuati dalle forze dell’ordine dagli utilizzatori ai trafficanti di droga accentuando le politiche repressive nei confronti dei trafficanti, rispetto al controllo sugli utilizzatori, e incrementando gli investimenti nei servizi di trattamento e prevenzione: la tossicodipendenza viene quindi riconosciuta come un problema di salute, e viene sottolineato come l’arresto e incarceramento degli utilizzatori di droga si mostri raramente efficace nel promuovere la loro riabilitazione. Si suggerisce inoltre di porre maggiore attenzione sulla problematica delle grandi città, dove si concentra la maggior parte del traffico illecito di droghe, aumentando investimenti sulle infrastrutture e sulle persone, in particolare i giovani. Infine, si richiama l’attenzione dei Governi verso la ratifica e la messa in atto della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato (TOC) e della Convenzione contro la Corruzione, e dei relativi protocolli contro il traffico di esseri umani, armi e migranti.

Per quanto l’approccio proposto da UNODC sia innovativo e abbia le potenzialità di tradursi in un miglioramento del controllo della tossicodipendenza, tradurre in un reale cambiamento di politica le raccomandazioni del Rapporto sarà comunque un processo difficile da realizzare, in un mondo in cui le politiche antidroga sembrano continuare a concentrarsi su approcci di tipo repressivo. Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, con l’approvazione nel 2006 della legge 49/96, anche conosciuta come legge Fini/Giovanardi[1], si è optato per un inasprimento delle sanzioni relative alle condotte di produzione, traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti, e per la contestuale abolizione di ogni distinzione tra droghe leggere , quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina.

Si è scelto di punire non solo la detenzione e cessione ma anche il consumo di sostanze stupefacenti, ed è improbabile un cambiamento di politica a breve termine, in linea con quanto proposto da UNODC.

Quanto ai contenuti del rapporto, il risultato dell’analisi dei trend globali nella produzione, traffico e uso di droga ha messo in luce una stabilizzazione, e in alcuni casi una riduzione nel mercato degli oppiacei, cocaina e cannabis, ma un preoccupante aumento nella diffusione delle droghe sintetiche, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

UNODC stima che fra 172 e 250 milioni di persone abbiano fatto uso di droghe illegali almeno una volta nel 2007. Fra questi, il numero di “problematic drug users” (coloro che consumano la maggior parte di queste droghe ogni anno e che sono a rischio di dipendenza) oscillava nel 2007 fra i 18 e 38 milioni di persone di età compresa fra i 15 e i 64 anni.

L’uso problematico dei diversi tipi di droghe, stimato dal rapporto sulla base del numero di persone in trattamento per dipendenza, ha una variazione regionale piuttosto chiara (vedi Figura 1). In Africa e Oceania la maggior parte delle persone che hanno ricorso a un trattamento per dipendenza da droghe l’ha fatto per l’uso di cannabis. Dagli anni 90, i derivati della cannabis stanno occupando un ruolo crescente nella dipendenza da droghe anche in Europa e Sud America.

Per quanto riguarda gli oppiacei, questi hanno rappresentato la causa principale di dipendenza in Asia ed Europa, mentre la cocaina ha un ruolo prominente rispetto alle altre droghe in Nord e Sud America. Gli stimolanti sono responsabili di dipendenza principalmente in Asia, Nord America e Oceania, e il loro peso sta aumentando anche in Sud America.

 

Annalisa Rosso

 

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Binge eating e dipendenza da droghe, possibile relazione?

    Fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences, invia articolo. DRONET Ricerca compulsiva, difficoltà a smettere, gratificazione e ricaduta: i meccanismi che caratterizzano la dipendenza da sostanze si ripropongono anche in chi soffre di disturbi alimentari, soprattutto se sottoposto a regime alimentare ipocalorico. Cibo come droga? Un team di ricercatori della Boston University Medical School guidato da Pietro Cottone, in collaborazione con importanti centri di ricerca internazionali (Scripps Research Institute, Università di Roma La Sapienza, National Institute on Drug Abuse e il National Institute on Alcohol Abuse e Alcoholism) sta analizzando i meccanismi che accomunano la dipendenza da cibo e quella da droghe. L’attenzione è rivolta in particolare alla ricerca compulsiva di cibo (binge eating) e di alimenti appetitosi grassi e calorici, molto efficaci in termini di ricompensa e piacere. Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, è stato condotto su animali da laboratorio, ratti sottoposti ciclicamente a diversi regimi dietetici. Gli animali per cinque giorni potevano mangiare mangime tradizionale, mentre per due giorni avevano accesso a cibo molto appetitoso (high palatable) costituito da grassi, zuccheri, cioccolata. Un secondo gruppo di animali, nutrito con cibo per roditori, è stato usato come gruppo di controllo. I ricercatori hanno osservato che, in presenza di cibo standard, gli animali a cui era stato precedentemente somministrato cibo appetitoso non mangiavano molto e presentavano segnali di stress. Aumentava inoltre l’espressione del gene CRF (fattore di rilascio della corticotropina) nell’amigdala, una zona del cervello coinvolta nelle situazioni di paura, ansia e stress. Ripristinando l’accesso al cibo appetitoso, i livelli del CRF nel cervello degli animali tornavano alla normalità. I risultati dello studio dimostrerebbero quindi che la privazione da cibo appetitoso e gratificante durante la dieta potrebbe risultare difficoltosa proprio a causa di meccanismi simili a quelli dell’astinenza da droghe. Ansia e stress procurati dallo stato di privazione indurrebbero facilmente alla ricaduta e alla ricerca compulsiva della sostanza gratificante.

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