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Novità altro

USA - Studio sugli stupefacenti: più ci pensi, più li vuoi

Come si forma, dose dopo dose, la dipendenza dalla droga? E cos'e' che fa crescere il desiderio di averne ancora? Nuove ricerche effettuate sui topi dimostrano come le sostanze stupefacenti 'dirottino' i segnali di ricompensa trasmessi nel cervello e arrivino a influenzare i processi neurologici associati all'apprendimento e alla memoria. Lo studio, pubblicato su 'Neuron', aiuta dunque a spiegare perche' i ricordi associati alla droga, come il luogo dove viene assunta, generano il desiderio di usarla ancora. Gli studiosi del Baylor College of Medicine di Houston (Texas, Usa) spiegano che il neurotrasmettitore dopamina, noto per il suo ruolo cruciale nel sistema di gratificazione del cervello, e' coinvolto anche nel processo di sviluppo della dipendenza da droga. L'indagine ha dimostrato che questa sostanza partecipa ai processi neurologici associati all'apprendimento, arrivando pero' a rinforzare anche i ricordi associati alla droga. E questo perche' agisce anche a livello dell'ippocampo, zona 'clou' del cervello per la formazione della memoria. John Dani e il suo team spiegano che "i ricordi di un animale o le sue sensazioni relative a un luogo vengono aggiornate perche' i segnali trasportati dalla dopamina sottolineano un particolare e nuovo evento. Normalmente questi ricordi aiutano a migliorare i comportamenti, regolandoli sulla base dell'esperienza, ma nel nostro caso vengono 'rafforzati' comportamenti negativi, come l'uso di droga".

ADUC Droghe

Sos palestre,aumento intossicazioni

Sos palestre,aumento intossicazioniCnit, allarme riguarda i cosiddetti 'prodotti performanti' (ANSA) - ROMA, 8 SET - Aumentano le intossicazioni causate dai cosiddetti 'prodotti performanti' in circolazione soprattutto nelle palestre, avvisa il Cnit. Il trend e' 'in allarmante aumento', affermano gli esperti, e il fenomeno riguarda innanzitutto gli uomini che praticano sport a livello dilettantistico e che assumono sostanze come anabolizzanti, prodotti dimagranti e integratori alimentari, che trovano facilmente attraverso il Web e senza consultare il medico, ignari delle possibili conseguenze.

Understanding relapse: video-progetto sulle dipendenze

Fonte: HBO ADDICTION Project“Understanding Relapse” (Comprendere la ricaduta) è un film in lingua inglese, articolato in tre capitoli, che spiega i meccanismi neurobiologici alla base del pericoloso fenomeno delle ricadute, dopo periodi più o meno lunghi di astinenza da sostanze psicoattive.La professoressa Anna Rose Childress del Dipartimento di Psichiatria presso l’Università della Pensilvania spiega come, attraverso studi di risonanza magnetica, è stato individuato un meccanismo cerebrale tipico della ricaduta definito “STOP/GO”, che si differenzia da individuo a individuo. Il meccanismo di “GO” presente nell’arcaico circuito cerebrale della ricompensa, sembra possa essere attivato da minimi stimoli legati al precedente uso di droga (luoghi, persone, cose) che però vengono bloccati dal meccanismo di STOP della regione cerebrale frontale, impedendo le ricadute.La diversa efficienza di questo meccanismo in alcuni pazienti può essere alla base di una maggiore suscettibilità alle ricadute determinando l’importanza di interventi mirati, sia farmacologici che comportamentali. In particolare le terapie cognitivo-comportamentali sono orientate alla comprensione, da parte del paziente, di questi meccanismi cerebrali. Si insegna a riconoscere cosa succede quando sopraggiunge uno stimolo alla ricaduta, inducendo comportamenti adeguati che aiutano a superarla. “La ricaduta” infatti, come riportato dalla professoressa Childress “non è un fallimento del trattamento, ma una parte della malattia”.I filmati raccolgono, oltre ai contributi di esperti nell’ambito delle neuroscienze e delle dipendenze, anche le testimonianze e le esperienze personali di diversi pazienti. “Understanding Relapse” è infatti parte di un ampio progetto l'HBO's ADDICTION Project che e’ stato presentato proprio dalla Home Box Office (network televisivo Americano) in associazione con Robert Wood Johnson Foundation, il NIDA (National Institute on Drug Abuse) e il NIAAA (National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism). Nell’ambito di questo progetto e’ stato prodotto un film-documentario che si avvale di nove filmati principali centrati sui diversi aspetti della dipendenza da sostanze di abuso. Si parla di esperienze personali, fenomeni sociologici, sperimentazione clinica, prospettive future. Il progetto e’ inoltre corredato da 13 filmati supplementari (incluso “Understanding Relapse”) che approfondiscono temi come la tossicodipendenza negli adolescenti, la ricerca di nuovi trattamenti, la comprensione del fenomeno delle ricadute.http://www.dronet.org/comunicazioni/res_news.php?id=1755

10 motivi per non drogarsi alla guida

Tassare è meglio che proibire, i conti degli economisti

L'articolo di Marco Rossi dell'Università La Sapienza, Roma per la rubrica settimanale di fuoriluogo sul Manifesto. Lo studio “Il costo fiscale del proibizionismo in Italia” presto on line su www.fuoriluogo.it. Altri approfondimenti su Fuoriluogo di luglio 2004 (Becchi, Cappuccino).

Il dibattito sul fallimento del proibizionismo e la possibilità di sperimentare la legalizzazione delle droghe è stato rilanciato nell’aprile scorso dal periodico britannico The Economist. Recentemente il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, ha ripreso la proposta di non punire il possesso e la coltivazione della canapa e di assoggettarla a un regime di tassazione, ipotizzando un ricavo di 1,3 miliardi di dollari utili per evitare la bancarotta dello Stato. Anche autorevoli economisti americani, tra cui Jeffrey Miron dell’Università di Harvard, sono scesi in campo per sostenere un corso diverso dalla war on drugs , che comporterebbe un risparmio di 13 miliardi di dollari all’anno in spese di polizia e giudiziarie a fronte di un incasso di 7 miliardi all’anno di tasse.

L’intervento pubblico volto a contenere il consumo di droghe è motivato dalle conseguenze negative che questa pratica comporta per la collettività.La teoria economica suggerisce che un livello di consumo socialmente ottimale può essere ottenuto tramite due diversi strumenti: il primo consiste nell’imposizione di vincoli allo scambio, fino al divieto totale; il secondo nell’imposizione di una tassazione sulle vendite. In un recente studio del 2006 , Becker, Grossman e Murphy sostengono la superiorità dello strumento fiscale (la tassazione) per controllare i consumi di droghe, rispetto all’imposizione di una forma estrema di contingentamento, quale il proibizionismo.

La maggiore efficienza dello strumento fiscale deriva dalla rigidità della domanda e/o dell’offerta di droghe, che sembrano poco risentire del controllo legale. Assunte tali rigidità, il livello di consumo socialmente ottimale sarebbe minore nel caso di legalizzazione delle droghe e tassazione dei loro scambi rispetto al caso di ottimale applicazione di una normativa proibizionista. I minori consumi sarebbero indotti da un prezzo di equilibrio sul mercato legale maggiore rispetto al prezzo di equilibrio delle droghe sul mercato nero.

L’adozione dello strumento della tassazione comporterebbe, inoltre, dei benefici per l’erario nazionale rispetto all’utilizzo dello strumento proibizionista. In primo luogo, la legalizzazione delle droghe darebbe agli agenti di questo mercato l’opzione di emergere dal mercato nero, cioè di produrre legalmente e di pagare le tasse. In aggiunta alle entrate fiscali derivanti dalla tassazione degli scambi, la legalizzazione implicherebbe anche una riduzione dei costi di contrasto.

La regolamentazione italiana del mercato di alcune droghe (cannabis, cocaina, eroina, ecc.) consiste nel divieto della loro produzione e vendita, mentre il consumo di altre droghe (tabacco, alcol, ecc.) è scoraggiato tramite l’imposizione di elevate tasse sul loro prezzo di vendita.

Si possono stimare i benefici fiscali che l’erario italiano avrebbe avuto nel periodo 2000-05, nel caso la regolamentazione applicata al mercato dei tabacchi fosse stata estesa anche al mercato delle altre droghe. In altri termini, si può condurre una sorta di simulazione contabile volta a stimare quale sia il costo fiscale del proibizionismo in Italia.

Applicando il metodo di stima suggerito da Miron (2006), i costi del proibizionismo sono identificati sia nelle spese per l’applicazione della normativa (risorse di polizia, magistratura e carceri), sia nella mancata opportunità delle tasse non riscosse; senza considerare l’impatto fiscale dei cambiamenti nelle politiche educative e sanitarie connessi all’eventuale legalizzazione del mercato delle droghe. Secondo questo calcolo, in Italia il costo del proibizionismo nel periodo 2000 - 2005 ammonterebbe a circa 60 miliardi di euro, in media circa 10 miliardi di euro l’anno.

La legalizzazione del commercio delle droghe avrebbe fatto risparmiare circa 2 miliardi all’anno di spese connesse all’applicazione della normativa proibizionista. Inoltre, estendendo al mercato delle droghe la normativa fiscale applicata ai tabacchi, l’erario nazionale avrebbe incassato altri 8 miliardi all’anno dalla tassazione sulle vendite. Rispetto alle singole sostanze, la proibizione della cannabis ha implicato un costo fiscale di circa 38 miliardi di euro, a fronte di 15 miliardi per la cocaina e di 6 miliardi per l’eroina.

fuoriluogo

http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/t...

ITALIA - La dipendenza dal gioco d'azzardo si cura al Sert

E' al via in Piemonte una campagna sponsorizzata dall'assessorato regionale alla Sanita' contro il gioco d'azzardo patologico. Obiettivo, far sapere ai giocatori compulsivi che sono affetti da una dipendenza del tutto simile a quella da droghe, e che per curarsi possono chiedere aiuto al servizio sanitario regionale. In questo modo l'assessore Eleonora Artesio conta di stanare almeno una parte dei circa 80 mila casi a rischio che si stima esistano fra i giocatori subalpini. I soggetti nel mirino, suggerisce un identikit messo a punto dai servizi contro le dipendenze (Sert) del Piemonte, sono maschi fra i 40 e i 49 anni, con licenza di scuola media inferiore, regolare occupazione e famiglia. Soggetti all'apparenza del tutto normali, che potrebbero nascondere ai loro stessi familiari la loro quotidiana battaglia contro 'la febbre da gioco'. Ma il problema e' reale, spiega Artesio, e puo' avere conseguenze gravi su finanze ed equilibirio psichico delle persone colpite. Per offrire un aiuto efficace pero' occorrono risorse. Allo scopo di reperirle, questa la provocazione lanciata oggi da Artesio, si potrebbe ipotizzare di 'destinare alle Regioni una quota dei 47,5 miliardi di euro che lo stato italiano incassa dal gioco pubblico, vincolando il trasferimento all'utilizzo nel potenziamento dei servizi contro le dipendenze'.

 

aduc.droghe

"Cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans", diretto da Werner Herzog.

Eva Mendes e Nicolas Cage

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VENEZIA - Sulla Laguna è sbarcata già da qualche giorno, la sua presenza alla cerimonia di inaugurazione non è passata inosservata. Ma è solo oggi che Eva Mendes - la più caliente e la più lanciata, tra le star latine a Hollyewood - è assoluta protagonista festivaliera. Grazie al suo ruolo nel "Cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans", diretto da Werner Herzog. In cui interpreta uno dei suoi ruoli più maledetti: prostituta tossicodipendente e vittima dei suoi clienti, innamorata del poliziotto strafatto Nicolas Cage. "Mi piace il personaggio - rivela - è una donna che si tortura, ma che vuole sopravvivere. E che, malgrado il lato oscuro in cui si muove, conserva una sua innocenza". Alta ma non stangona, forme morbide, affascinante sullo schermo così come dal vivo, Eva - sobrio abito blu a pois - non è di quelle bellezze create ad arte. E con la sua linea snella, ma non scheletrica, è anche un antidoto all'anoressia imperante a Hollywood. Quanto al film che interpreta, "Il cattivo tenente" (presentato oggi in concorso) è, come il titolo già suggerisce, liberamente ispirato all'omonima pellicola di Abel Ferrara con Harvey Keitel. Ambientato però a New Orleans, e non più a New York, ha come eroe tenebroso Nicolas Cage, nei panni di Terence McDonagh. Un poliziotto che subito dopo Katryna decide di fare la cosa giusta, tuffandosi in acqua per salvare un detenuto destinato ad annegare. Risultato: una promozione a tenente, ma anche forti dolori di schiena, e una veloce dipendenza non solo dagli antidolorifici, ma dalla cocaina e da qualsiasi altro tipo di droga. E schiava della tossicodipendenza è pure la sua, diciamo così, fidanzata, la prostituta Frankie (Eva Mendes). Incaricato di scoprire i colpevoli di un massacro compiuto per controllare lo spaccio, Terence tenta di districarsi tra la fame sempre crescente di stupefacenti, il desiderio di acciuffare i criminali e una serie di guai collaterali, che coinvolgono anche la sua amata... Un film che è un ritratto cupo dell'America: "Ma io sono ottimista - precisa il regista - negli Usa dopo i periodi bui arrivano sempre ere di speranza, così come dopo Bush è arrivato Obama". Poi la replica a Ferrara, autore del primo film, che ha lanciato pesanti maledizioni a questa nuova pellicola: "Spero che questa gente muoia all'inferno - ha dichiarato in passato - magari perché la loro macchina salta in aria". Una polemica che però Herzog respinge al mittente: "Spero di incontrare Abel qui a Venezia e che davanti a una bottiglia di whisky si chiarisca tutto. Comunque Ferrara non so chi sia, e non ho visto nemmeno una delle sue opere". E lei, la bella Eva? Richiestissima a Hollywood, reduce anche da un periodo trascorso in "rehab" (per problemi di alcol), la diva parla così del suo coinvolgimento nel film: "Non ho letto nemmeno la sceneggiatura: quando ho saputo che ridigeva Herzog ho detto 'sì!', quando mi hanno detto che c'era Nic Cage ho detto 'sì, sì!'... E così, eccomi qua". Ma i riflettori sono anche per lui, la star Cage. L'attore spiega di aver potuto interpretare credibilmente un personaggio così borderline "ricordando il mio periodo di non sobrietà, risalente a decenni fa. Ora sono sobrio, ma attingendo a quelle esperienze sono riuscito a fornire un ritratto impressionistico di un tossicodipendente". E sul rapporto con la Mendes, con cui ha già lavorato in passato: "Per me è come una sorella. E poi in questi ultimi tempi, artisticamente, ha avuto una trasformazione incredibile, una maturazione". E lei, soddisfatta, annuisce. (4 settembre 2009)  http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/spettacoli_e_cultura/cinema/venezia/mendes-cage/mendes-cage/mendes-cage.html

 

Giovani da rave party: voci dal girone dell’autodistruzione

(da http://psiconautica.forumfree.net)

 

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In principio il raduno del delirio doveva essere nelle campagne di Torvaianica. No: troppo in vetrina. Allora a Maccarese, dentro un hangar vicino al lido di Fregene. No: troppo caldo. Ultima possibilità dell’inferno ballato: in un vecchio magazzino di Nettuno. Poi alle 7 di sera il tam tam degli sms ha urlato che la polizia era all’erta. Che dopo la morte dei due ragazzi nel giorno di ferragosto c’era il pericolo di un blitz nemmeno tanto pacifico. Così la folla del rave ha deciso di disperdersi “come una mandria di bufali infuriati”.Ma prima di tornare alla “noia di quest’estate”, qualcuno dei ragazzi ha voluto raccontare cos’è per loro un rave party. Ha voluto dire come “questo paradiso di anime libere può diventare un inferno che ti fa sputare il diavolo”. Un inferno che negli ultimi anni ha bruciato dieci morti. Compresi i ragazzi del Salento e di Bocca della Selva in Molise. Ecco i sogni spezzati e le agghiaccianti verità di Stefano, Marco, Arianna, Simona e Cipriana.

 

Stefano, 20 anni, primo anno di economia

 

“Chiamateci pure nomadi dello sballo. Ci muoviamo dalla spiaggia all’hangar come un’onda di ratti che strisciano lungo i muri. Che cambiano ogni ora l’appuntamento. Sempre col terrore di essere beccati dalla pula. Ci prendono oppure li imburriamo? È come entrare dentro la gabbia del leone sperando di trovarci il paradiso con Kate Moss vestita da Eva. Però sai che la fiera è sempre nei pressi, e che può tornare da un momento all’altro per sbranarti. Il rave diventa una pera psicologica, ma alla fine si rivela sempre una bugia sordida. Quello che ti promette prima il falco (così si chiama l’organizzatore) è sballo, alcol e musica più forte della velocità del sole. Insomma tu credi di viverti una notte di “bella raffa” (cioè di libertà assoluta) e invece quei tuoni musicali battono il ritmo del tuo prossimo funerale. “La prima ora è trascinante. Sono note di piacere che ti entrano nelle vene. Poi cominci ad assetare il tuo corpo, a perdere liquidi e allora devi concimare la tua fatica. Si comincia con l’alcol. Uno, due, tre bicchieri. Poi non li conti più. Entri in orbita e se reggi rum e vodka duri anche 6 o 7 ore. Poi schianti e devi fermarti. Quelli che tirano mattina, invece, sono tutti pompati di cocaina mista a qualunque schifo. Li vedi subito: dalle tascha e dagli zaini tirano fuori perfino i sacchetti per vomitare. Svuotano lo stomaco e ricominciano. Il rave come un volo di libertà? Il rave è un sabba dove il giorno si fonde nella notte, dove la bellezza della giovinezza si perde dentro la dannazione della droga. Perché ci torno e ci ritorno? Perché alla fine è una sfida tra me e quel mostro sonoro. Perché tanti di loro vengono annientati dentro le sue spire e invece io lo frego sempre. Ogni volta mi dico: questa è l’ultima. Ma poi lui mi risucchia dentro al suo ritmo. L’immersione dentro quella caverna oscura è una partita di poker dove la posta in gioco è la tua pelle. Niente di più eccitante. Nulla di più fesso”. 

 

Marco, 20 anni

 

“La verità è che al rave non ci vai per ballare né per fare sesso né per liberarti. Ci vai per scaricare la bile di un fegato zeppo di rabbia. Per buttar fuori la paura di vivere, ma anche quella di morire. Per schizzare via tutto l’odio per Stefania che ti ha lasciato, ma anche tutto l’amore disperato per lei. Al rave non ci vai per stare con gli altri. Ma contro gli altri. Io, per esempio, ci vado contro mio padre: lui fa l’avvocato dei palazzinari romani e guadagna miliardi. A me invece piacciono la musica techno sparata, la playstation e i Simpson. Così per lui sono solo uno zero. Allora per convincerlo che ha ragione vado a gonfiarmi d’alcol. Fino a cadere per terra con la bava alla bocca. Niente paura: quando sei caduto una, due, tre volte ti si fa il callo sull’anima. Non senti più niente. Il rave party è nuotare disperatamente nell’aria con le mani e con i piedi come fanno i cani vivisezionati. Ma tu non senti niente. “Devi metterti il silenziatore per sopravvivere a 30 megawatt di musica che ti strappano i timpani. Ti svegli solo quando qualcuno vicino a te rischia di crepare. Mi è successo due mesi fa. Eravamo in Abruzzo. Una ragazza continuava a uscire dall’hangar nel campo dove ballavamo. “Per riposarmi” diceva. La seconda volta però le sono andato dietro. Stava appoggiata a un albero per farsi di ketamina. Mentre tirava su quel veleno dall’ampolla i suoi denti hanno cominciato a battere come quelli di un teschio da film horror. D’improvviso era tutta vecchia. Gli occhi strizzati, il naso incartapecorito, la bocca grinzosa… Poi dopo 5 minuti quella benzina velenosa ha rimesso in moto il suo motore marcio. E allora si è stropicciata le due fessure rosse degli occhi ed è tornata a dondolare tra i moribondi come lei. Ma si è fatta così almeno cinque volte. Troppo anche per lei. Così a un certo punto ha perso conoscenza.“L’ho strattonata: perdeva liquidi gialli da tutte le parti. Nessuno badava a noi. Allora barcollando l’ho portata in macchina e ho cercato di bagnarle la faccia. Nel frattempo erano arrivati altri quattro zombie. Uno di quelli, vecchio di 30 anni, ha estratto una puntura. Era coramina. Quella poveraccia si è ripresa. Ha aperto gli occhi e si è messa a piangere. “Siamo arrivati su una stella, dimmi se è vero?” mi chiedeva con un filo di voce. “Allora siamo sulla luna?”. Era andata fuori. Ma l’unica cosa che sapevano fare quei mostri intorno a lei era riprenderla con il telefonino”. 

Piste di cocaina

Arianna, 17 anni, quarta liceo scientifico

 

“Io credo che il rave porti a galla il tuo stato d’animo del momento. Se ci vai pensando di essere una merda e vuoi sentirti potente almeno una notte allora sono guai. Io invece ci vado per conoscere. Vedi: il rave ti apre la testa perché incontri persone diverse. Sto da due anni con un ragazzo di Berlino incontrato proprio a un rave. Lui è arrivato con la sua ragazza ed è uscito con tutte e due noi. Abbiamo fatto sesso sotto un albero di mimosa. Aveva un tatuaggio sugli addominali: una mano di donna che gli entrava nei pantaloni. Il ritmo folle della techno ci ha accompagnato fino alla fine… Poi lui ha scelto me.“C’è un altro bene nel rave: ti porta fuori dalle mode stupide come gli aperitivi nei bar fighi, il dondolio davanti alle discoteche. Al rave balli, bevi e voli altrove. Se vuoi farti accompagnare dalla vodka o da uno “speed” sono affari tuoi. Se hai il cervello non te lo lasci certo schizzare per una nottata di sballo. Il rave più bello l’ho fatto quest’estate in un’isola delle Eolie. È l’ultima moda: abbiamo riunito in fila tutte le barche degli amici, comprato due casse di vodka, Coca-Cola e Red Bull. Abbiamo ballato dalle 7 di sera alla mattina. Al mio fidanzato non l’ho raccontato. Ma lui lo ha scoperto da You Tube. Ci siamo lasciati. Pazienza”. 

 

Simona, 22 anni

 

“Mi fanno ridere quelli che dicono che fanno i rave per cogliere con migliaia di giovani il respiro del mondo… Balle! Durante il rave balli da sola. Con la tua ombra. Con la vergogna della paura. E, quando sei lì, senti più che mai la solitudine degli altri. Con l’alcol poi si va su e giù. Su: dentro un’euforia che ti fa sentire Lara Croft; giù quando le ginocchia si piegano e torni una bambina che chiama la mamma. L’alcol toglie le difese e ti fa andare indietro. Diventi un feto che nuota nel liquido amniotico. Tutt’altra musica se ti fai di roba. Balli con Biancaneve se hai fatto flash con la pasticca da 15 euro intinta nella vodka. Ritorni col primo amore se ne hai spesi almeno 50 per farti d’eroina. Se hai preso la coca invece “ravi” tutta la sera con Brad Pitt che, per una volta, ha dimenticato Angelina Jolie e i suoi mocciosi marmocchi a casa”. 

 

Cipriana, 23 anni

 

“La verità è che il rave ha bruciato il suo motore vero per diventare solo un rito per marcioni. Dalla Norvegia alla Francia, dall’Italia al Canada, la celebrazione della techno music era lo sballo che urlava la rabbia dei diciottenni, il rito della crescita. Stavamo insieme a ballare, a ridere, a fare sesso per sputare in faccia a questo mondo di manichini la nostra sete di rivolta. Portavamo sulla carne i tatuaggi scritti sui nostri cuori (Cipriana ha un tatuaggio sull’avanbraccio che urla “Vergogna”, ndr). Oggi, invece, i piercing e gli aghi sono solo i nostri sogni infilzati. Sogni di giustizia, sogni di uguaglianza, sogni morti. Oggi il serpente della droga comanda il branco.“Certi poveracci si fanno di quest’ultima lebbra che si chiama “superpill”, un miscuglio di ecstasy e amfetamine che arriva dall’Olanda e che promette ai polli superprestazioni sessuali. Queste ultime menzogne della chimica acchiappano i più piccoli, quelli che pur di stare nel branco si calano giù di tutto. Ne ho visto uno. Avrà avuto 16 anni: si era portato perfino il cambio povero signorino… Al principio faceva piroette, poi le sue mascelle ruminavano come quelle di un asino sfiancato. Denti lunghi, cercava disperatamente di fermare i muscoli della faccia, sputava bava. Allora gli ho detto di infilare la testa sotto l’acqua fredda e di andarsene. Quelli come lui si illudono che il rave sia il luna park del sesso e poi crepano soli su un prato. I tossici incalliti, invece, se la cavano quasi sempre: sanno dosare la roba e i pericoli. Rimangono degli avanzi di umanità però, perché dopo sette ore di droga e di alcol la tua bocca è impastata di muschio verde. Non parli. Non ridi. Non ami”.

 

http://blog.panorama.it/italia/2009/09/03/...utodistruzione/

Fare footing può creare dipendenza come l'eroina

http://www.veneziasi.it/images/stories/venezia/eventi/eventi_speciali/certosa_corsa_campestre.jpgLivelli estremi di esercizio cardiovascolare possono portare a crisi d'astinenza simili a quelli causate da dipendenza da droga.I ricercatori hanno iniettato del naloxone, una sostanza usata per bloccare gli effetti dell'eroina, in topi da laboratorio che erano stati osservati mentre correvano ossessivamente sulla ruota. I topi hanno quindi avuto i medesimi sintomi di chi è in astinenza da droghe come lo stridere dei denti e il tremore.Un gruppo di controllo che invece non si esercitava all'estremo non ha sofferto gli stessi sintomi dopo l'iniezione provando così che i topi-atleti avevano subito cambiamenti nella parte del cervello che regola il sistema di ricompensa, simile a quello che accade con l'uso di droghe.Questa è una buona notizia, come tutte quelle che su base scientifica giustificano una vita sedentaria!

 

 

www.asylumitalia.it

boom di internet-dipendenti, cosi' ci si cura in Italia

Milano, 20 ago. (Adnkronos Salute) - Restano incollati allo schermo per ore, fino a perdere il controllo della loro mente. Rapiti dalla Rete, condannati a navigare ininterrottamente nel 'mare magnum' di Internet, saltando da un sito all'altro senza riposo. Sono i cyber-dipendenti: adolescenti drogati di web che non staccano gli occhi dal computer e finiscono per preferire il mondo virtuale a quello reale. Una forma di "dipendenza comportamentale" (non legata a sostanze) in netta crescita in Italia, avvertono gli esperti.

Tanto che gli scienziati si stanno organizzando per fronteggiare l'ondata di pazienti. Sono tre i centri di riferimento della Penisola, che studiano il fenomeno della 'Internet addiction' e sono all'avanguardia sul fronte delle terapie: il Dipartimento di Neuroscienze cliniche dell'università di Palermo, il Policlinico Gemelli di Roma e l'università D'Annunzio di Chieti. "Quello che ancora non esiste sono cliniche di disintossicazione ad hoc" per cyber-dipendenti, spiega all'ADNKRONOS SALUTE Massimo Di Giannantonio, ordinario di psichiatria all'università D'Annunzio di Chieti. Cliniche come quelle finite nella bufera in questi giorni in Cina, per il caso di un ragazzino in cura in un centro di Qihang (nella regione meridionale del Guangxi) picchiato a morte. In Italia, sottolinea lo specialista, il fenomeno dei teenager Internet-dipendenti è ancora poco conosciuto, ma nelle corsie delle cliniche di psichiatria di molti ospedali italiani si vedono sempre più spesso casi di giovani 'risucchiati' dal web.

 

A Milano, conferma Claudio Mencacci, primario di psichiatria all'ospedale Fatebenefratelli, "ne abbiamo in cura un paio. E cominciano a vedersi anche casi di isolamento grave" dalla realtà. "Con sintomi simili alla cosiddetta sindrome di Hikikomori, fenomeno giapponese".

 

Adolescenti che, all'improvviso, tagliano i ponti con il mondo, si barricano in camera e si astraggono dalla realtà anche per anni. Niente più scuola, uscite con gli amici, chiacchierate in famiglia. Unico chiodo fisso: la Rete, o un videogioco. Una malattia che porta con sé alterazioni del ritmo sonno-veglia e totale limitazione dei contatti interpersonali. "Sono ragazzi che si nutrono solo di relazioni virtuali e si rifiutano di interagire fisicamente con persone in carne ed ossa", racconta Mencacci. Prigionieri del web difficili da curare. E' questa la versione occidentale della sindrome del Sol Levante. Età media degli 'addicted': dai 16 ai 24 anni.

 

I tre gruppi di lavoro che in Italia si occupano di nuove dipendenze, coordinati dagli psichiatri Massimo Di Giannantonio (Chieti), Luigi Janiri (Roma) e Daniele La Barbera (Palermo), hanno visitato, nell'ambito di uno studio, oltre 100 mila ragazzi fra i 15 e i 21 anni. "Di questi il 3,7% ha mostrato una forma grave di 'dipendenza comportamentale'", spiega Di Giannantonio. Ma al momento, precisa, "non esistono dati epidemiologici sicuri che permettano di stimare l'incidenza della dipendenza da Internet in Italia". Quello che gli esperti stanno osservando è l'aumento di dipendenze comportamentali fra i giovani: "Dipendenza dal gioco d'azzardo, da Internet, dallo shopping", elenca lo specialista. Uno studio dell'università di Chieti, finanziato dal ministero della Salute, punta a far luce sul grado di diffusione di queste patologie fra gli adolescenti delle scuole superiori, ritenuti le 'vittime ideali' di disturbi come la cosiddetta 'dipendenza transdissociativa da videoterminale'.

 

Fra i progetti in cantiere in Italia c'è anche l'idea di creare cliniche ad hoc per il trattamento delle nuove 'droghe' dei teenager. L'idea è di riservare posti letto in day hospital a questa tipologia di pazienti. Obiettivo: garantire loro percorsi di riabilitazione efficaci, dalla psicoterapia alle cure farmacologiche.

 

www.adnkronos.com

Portogallo, depenalizzazione della droga: i risultati positivi delle scelte di Lisbona

eroinaA distanza di otto anni il Portogallo raccoglie i frutti delle sue scelte in materia di lotta alla droga. Il paese ha depenalizzato l’uso personale e il possesso di stupefacenti nel 2001, eroina e cocaina comprese. L’opinione pubblica di tutto il mondo si era indignata davanti a una scelta legislativa così estrema.

Dati alla mano la politica di Lisbona sembra avere portato a risultati eccellenti nella lotta alla droga, perché il parlamento ha decriminalizzato e non legalizzato gli stupefacenti.

Chi viene trovato in possesso deve presentarsi di fronte alla cosiddetta “Commissione di dissuasione”, composta da due medici, tre esperti e un legale. I tossicodipendenti vengono portati in centri specializzati nel recupero dei soggetti a rischio, mentre gli utilizzatori occasionali sono costretti a pagare delle multe.

Ciò che temevano gli oppositori della nuova politica era proprio il turismo dello sballo, quello alimentato dagli avventori di droghe di tutta Europa che si sarebbero riversati nel paese.

Secondo un’indagine condotta dal Cato Institute «non si è verificato nessuno degli scenari nefasti prospettati all’inizio, ma la situazione nel paese è migliorata». Il numero degli eroinomani è drasticamente sceso dopo la depenalizzazione degli stupefacenti, dal 45% al 17 %, mentre sono aumentati i soggetti che si sottopongono a terapie di riabilitazione: nel 1990 erano solo 6 mila, nel 2008 sono saliti a 24 mila.

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/portogallo-depenalizzazi...

 

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