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Usa. La guerra alla droga e gli abusi della polizia

 

Un adolescente che tenta di entrare nel suo appartamento, dopo essere uscito da scuola, si trova di fronte la polizia. Un uomo che esce da lavoro e sceglie una strada diversa per tornare a casa al fine di evitare di incontrare la polizia. Questi e centinaia di migliaia di altri cittadini americani che popolano le grandi città sono stati fermati e perquisiti in strada dalla polizia. Una pratica chiamata "stop-and-frisk" che sta allarmando le associazioni per le libertà civili, ma che è difesa dalle autorità in quanto ridurrebbe la criminalità.  La polizia nelle principali città degli Stati Uniti ferma più di un milione di persone ogni anno, un numero nettamente superiore a pochi anni fa. La maggior parte è costituita da uomini neri e ispanici. Molti sono perquisiti, e quasi tutti sono immediatamente rilasciati perché innocenti. Queste le cifre raccolte dalla Associated Press.  E i controlli aumentano nonostante il tasso di criminalità si stia riducendo.  La vicenda di Ronnie Carr è tipica: stava armeggiando con la porta di casa sua dopo essere tornato da scuola, a Brooklyn, quando dei poliziotti in borghese hanno tirato fuori il distintivo.  "Che ci fai qui?" ha chiesto un poliziotto, che poi ha proceduto a frugare nello zaino e nelle tasche del ragazzo. L'adolescente, nero, è rimasto lì, nervoso e umiliato.  Carr ha riferito che la polizia si sarebbe fermata perché lo riteneva un soggetto sospetto. Ha spiegato loro di aver perso le chiavi di casa. Venti minuti dopo la polizia lo ha lasciato in pace. Carr non è stato arrestato o denunciato per alcunché.  "Mi sono sentito male, avevo paura di aver fatto qualcosa di sbagliato", ha detto.  Le associazioni per le libertà civili sostengono che la pratica è razzista, in quanto colpisce in modo sproporzionato le minoranze, e non riduce la criminalità. I dipartimenti di polizia invece dicono che è uno strumento necessario per intercettare armi non registrate e droga prima che sia commesso un reato più grave.  I verbali della polizia indicano che gli ufficiali sono attratti da comportamenti sospetti: movimenti furtivi, coloro che sembrano fare da palo ad uno spacciatore, o persone che trasportano attrezzi da scasso o che appaiono troppo curiose.  Il New York Police Department è tra i maggiori sostenitori della pratica. Il commissario Raymond Kelly ha recentemente dichiarato che in questo modo sono state fermare 600.000 persone solo nel 2009. Circa il 10 per cento di queste sono state arrestate. "E' una pratica di polizia collaudata per combattere e scoraggiare la criminalità, autorizzata dalla legge", ha detto.  La pratica è legale. Con una sentenza storica del 1968, la Corte Suprema ha stabilito che per fermare e perquisire basta il "ragionevole sospetto", mentre per procedere all'arresto è necessaria una "causa probabile".  Ma a metà degli anni 1990, l'allora sindaco Rudy Giuliani e il Commissario della NYPD William Bratton hanno adottato lo "stop-and-frisk" quale strumento ordinario di controllo del territorio, basandosi sulla teoria della "finestra rotta": si mira a un basso livello di criminalità per prevenire reati più gravi.  L'anno scorso, la polizia di New York ha fermato 531.159 persone, un numero cinque volte superiore a quello del 2002. Il 51% dei fermati era di razza nera, il 32% ispanica e solo l'11% bianca.  Non tutti i fermi sono uguali. Alcune persone vengono appena fermate e interrogate. Altre subiscono la perquisizione della loro borsa o dello zaino. E talvolta la polizia fa anche una perquisizione corporea.  David Harris, professore di diritto all'Università di Pittsburgh e esperto sulle leggi di polizia, ha detto che sono pochissime le perquisizioni del genere che producono armi e droga. E più si estende questo tipo di ricerca indiscriminata, maggiore è il numero di persone innocenti che vengono importunate dalle forze dell'ordine.  "Meno sei selettivo nell'individuazione delle persone da fermare e perquisire, più diminuisce l'efficacia dei controlli. Tutto questo ha un costo. Non è gratis", ha detto Harris.  Quando gli agenti eseguono un fermo, sono tenuti a compilare un verbale, che include l'ora e il luogo oltre al ragionevole sospetto sulla base di cui si è proceduto. Sono verbalizzati anche l'età, la razza e l'eventuale perquisizione.  L'agenzia indipendente di ricerca Rand, assunta dal New York Police Department per analizzare i dati dello 'stop-and-frisk' nel 2007 a seguito di alcune proteste, non ha riscontrato la presenza di pratiche di "racial profiling" (razzismo istituzionale) da parte della polizia. Ha detto che le statistiche "hanno distorto l'ampiezza e, a volte, l'esistenza di razzismo di parte della polizia."  Ma le associazioni per le libertà civili criticano anche il fatto che la polizia di New York mantenga un database di tutti i fermati, anche quelli innocenti. Una schedatura che espone tutti loro a future indagini, sostiene Christopher Dunn, direttore della New York Civil Liberties Union (Aclu). Uno studio commissionato dall'Aclu nel 2008, condotto da Ian Ayres, docente di diritto a Yale, dimostra che le minoranze sono maggiormente soggette a fermo rispetto ai bianchi.  La pratica di 'stop-and-frisk' è talmente diffusa in alcune aree di New York, che alcune associazioni hanno iniziato ad offrire corsi su come difendersi quando si è fermati dalla polizia. Courtney Bennett, dell'associazione no-profit City Mission Society, ospita regolarmente gruppi di 30 uomini, di tutte le età, che si sentono impotenti perché continuamente fermati dalla polizia per nessun valido motivo. "Vedete questi ragazzi?", si chiede Paul Hawkins, un giovane di 22 anni che partecipa ad uno di questi seminari.  "Sono ragazzi normali, sai? Persone oneste. Eppure sono stati tutti colpiti da questa pratica in un modo o nell'altro. O loro, o i loro papà o i loro amici sono stati perquisiti. Eppure non sono criminali". (Associated Press) fonte: aduc droghe

Esperti tedeschi: è benefico il 'doping' cerebrale?

  Sette ricercatori tedeschi hanno preso posizione sul "doping cerebrale", e in un memorandum chiedono di discutere in modo neutrale di opportunità e rischi insiti nel fenomeno. Oggi molte persone sane ricorrono a farmaci per potenziare le prestazioni del cervello. Ma non c'è nessuna sostanza la cui efficacia sia stata effettivamente dimostrata da studi scientifici, scrivono i sette nel promemoria pubblicato dalla rivista specializzata Gehirn und Geist (cervello e mente). Il riferimento è agli effetti di Ritalin, Modafinil o certi psicofarmaci. Eppure, il dibattito sui "potenziatori di prestazioni" e le "pillole della felicità" dovrebbe essere aperto, spiega il gruppo formato da medici, filosofi e giuristi. "Siamo dell'avviso che non esistano obiezioni fondate e convicenti contro un miglioramento farmacologico del cervello o della psiche". In fin dei conti, uno Stato liberale dovrebbe garantire il diritto di ciascuno di decidere per se stesso, mentre un divieto dev'essere solo l'ultima via d'uscita. Tuttavia, la società e lo Stato dovrebbero osservare il fenomeno con più attenzione, sostiene il filosofo e coordinatore del progetto Thorsten Galert della Europaeische Akademie GmbH. "Se qualcuno prende queste sostanze solo perché lo fanno tutti e ha l'impressione che senza non ce la possa fare, allora un problema esiste". Ma non del farmaco, bensì della richiesta sociale di prestazioni sempre superiori.  Una delle preoccupazioni espresse è l'assenza di dati documentati sulle conseguenze e la sicurezza a lungo termine degli psicofarmaci in circolazione. E' dunque urgente che si pubblicizzino le ricerche tenute all'oscuro, in modo che si possano fare i dovuti controlli.  Accanto ai potenziali rischi, gli autori del memorandum non perdono di vista gli aspetti positivi per il singolo e la società di questo tipo di farmaci, purché esenti da effetti nocivi e assunti non sotto condizionamento ma in modo autodeterminato e mirato.

Una risposta europea alla guida sotto l’effetto di droghe

  Fonte: Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze Più di 10000 morti all’anno sulle strade europee sono causate dall’assunzione di alcol, costituendo circa un quarto del totale dei decessi. In contrasto, nonostante gli incidenti stradali dovuti all’effetto di droghe abbiano una elevata risonanza mediatica, non sono disponibili dati statistici rilevanti sull’effetto delle sostanze psicotrope sulla guida relativi agli stati membri dell’Unione Europea. Una delle principali difficoltà è riconducibile alla mancanza di una disciplina normativa unica a livello europeo, in quanto la definizione giuridica del reato di guida sotto l’effetto di droghe è diversa tra gli stati. Di conseguenza, solo in alcuni paesi è possibile effettuare test antidroga in seguito ad incidente stradale e un’ulteriore complicazione è dovuta alla difficoltà, per la polizia stradale, di stabilire in modo rapido e preciso se il conducente fermato sia o meno sotto l’effetto di droghe. Risulta quindi difficile dimostrare da un punto di vista scientifico gli effetti comportamentali, la prevalenza di guida sotto l’effetto di droghe e il rischio di incidenti, in quanto molti degli studi esistenti si basano su campioni ridotti. Anche l’uso di farmaci psicoattivi costituisce un problema rilevante. Queste sostanze oltre ad essere usate per scopi terapeutici, possono venir utilizzate anche come sostanze di abuso. Inoltre, quando consumate legalmente, non sempre i pazienti sono al corrente del loro effetto sulle capacità di guida, costituendo quindi un potenziale pericolo. L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze ha dedicato un approfondimento dal titolo “Una risposta europea alla guida sotto l’effetto di droghe” che evidenzia l’importanza di sviluppare metodologie di controllo efficaci per identificare i conducenti sotto l’effetto di droghe, in modo da attuare una risposta preventiva efficace nella riduzione degli incidenti stradali. Il direttore dell’OEDT Wolfgang Götz, conclude ribadendo che “per ridurre il numero di perdite umane causate dalla guida sotto l’effetto di sostanze psicoattive sono necessarie misure fondate su una comprensione scientifica di tale complesso fenomeno. Compito del legislatore è quello di elaborare leggi valide, efficaci e applicabili che diano anche un messaggio chiaro al pubblico”. Redattore: Staff Dronet

Contenuto Redazionale NON È UN PAESE PER GIOVANI

Parte IV – I figli degli altri.

link: prima parte - seconda parte - terza parte

di Claudio Cippitelli

http://4.bp.blogspot.com/_feN03mU_g7w/RZBM81A2kBI/AAAAAAAAAC4/-TeZJIi_jQI/s320/potere-di-tutti-vs-potere-d.gifI giovani. Anzi, i giovani in generale, ovvero i figli degli altri, come scrivono Tito Boeri e Vincenzo Galasso.  

Nella società del giovanimento di Agostinelli, mentre l'icona del giovane e della giovane rappresenta il più efficace motore di vendita e il riferimento ideale del desiderabile, i corpi, le culture e bisogni dei giovani reali divengono oggetto di continua stigmatizzazione e riprovazione.

Nessuna generazione sfugge a questa legge, cambiano solo gli accenti e i giudizi che evocano negli adulti: negli anni Settanta paura (giovani divenuti classe pericolosa), negli anni Ottanta delusione e irrisione (edonisti, disimpegnati paninari...), dagli anni Novanta ansia (bamboccioni, senza futuro, bulli, veline/tronisti, tifosi violenti, drogati...). Nella realtà, da oltre quattro lustri, la giovinezza si va estendendo progressivamente, colonizzando altre età, in particolare quella età adulta il cui raggiungimento s'allontana sempre più. Di fronte a tali cambiamenti societari e antropologici, invece d'avviare efficaci politiche proattive orientate da rigorose attività di monitoraggio e ricerca, si tende troppo spesso a generalizzare, a fare dei giovani non tanto l'osservatorio privilegiato da cui guardare la società, quanto il luogo demografico dove si cristallizzano i problemi e i difetti societari.

L'episodio di cronaca che ha coinvolto un gruppo di ragazzi intenti ad angariare violentemente un ragazzo down ha un particolare significato per il medium utilizzato, la ripresa con il telefonino e la collocazione del prodotto su un noto sito internet: ma il gesto in se stesso non può essere considerata una novità. Come non è una novità la ricerca delle motivazioni nella nota litania delle assenze e del troppo: assenza di valori, assenza di regole, famiglia assente, scuola assente, assenza di modelli; troppo consumo, troppa violenza sui media, troppi miti di facile successo, troppo amore...

Nelle cronache giornalistiche del 2006, "bullismo" è il termine più usato accanto alla parola "giovane".

Napoli, in certe cronache, diviene una città dove il vero problema non è la camorra (che, si sa, fa parte del panorama come il Vesuvio e la pizza) ma i giovani bulli che inseguono i miti della società dei consumi. Eppure, secondo il nuovo rapporto Ocse sull'istruzione, in Italia un adolescente su cinque non va a scuola e non lavora e ben il 22% dei giovani italiani tra i 15 e i 19 anni non ha una scolarizzazione secondaria. E nel Mezzogiorno la percentuale di abbandoni scolastici sale al 43% (Redattore sociale, 18 maggio 2006).

A completare il quadro del peso specifico che i giovani sembrano avere nella società italiana, è assai esplicativo un articolo del Sole 24 Ore di Palmerini, significativamente titolato "L'élite negata ai giovani", che mette in evidenza un fenomeno squisitamente italiano, ovvero l'esclusione degli under 40 da qualsiasi posto "rilevante":

“Non è solo una questione di età. È che l'invecchiamento si abbina all'immobilismo. La classe dirigente italiana è fatta di questo impasto: ultrasessantenni che restano e si moltiplicano al comando. Fa effetto la traduzione numerica di questo identikit. Fa effetto sapere che dal '98 al 2004, il peso dei settantenni nelle élite è cresciuto dal 18,8 al 23,4%: quasi quattro punti in più nella scala del successo. Un po' più indietro gli ultrasessantenni che aumentano dal 27,4 al 30,4%, di appena tre punti. Ovviamente c'è chi sale e chi scende. E a scendere sono i giovani”.

Nella "società del giovanimento", dove vige l'insana costrizione a essere giovani per forza, chi è giovane rischia di fare una lunga anticamera e, contemporaneamente, di competere per un buon piazzamento nella classifica dei soggetti individuati come colpevoli.

Se gli stranieri, nelle paure diffuse e nelle rappresentazioni sociali, rappresentano l'esterno che penetra, infiltra, colonizza il nostro territorio, i giovani in generale, ovvero i figli degli altri, sembrano rappresentare una quinta colonna sconosciuta e ansiogena.

 

 

 

Facebook? Può diventare una droga A Roma si cura l’amico-dipendenza

di Carla Massi

ROMA (11 ottobre) - Se la leggiamo in modo positivo la chiamiamo “friendship addiction” (“amico dipendenza”), se invece, la leggiamo con gli occhiali degli psichiatri la chiamiamo dipendenza e basta. Da Internet. Comunque sia, si tratta di una nuova patologia, quasi un’epidemia che ormai si diffonde di video in video tra i contatti dei social network. Con Facebook, per esempio. Il primo sintomo si insinua come una biscia tra i sassi. Sta lì, sotto il peso, mangia, cresce poi mette la testa fuori quando uno meno se l’aspetta. Quando si manifesta un’insicurezza esagerata, quando non si è in grado di staccarsi dal sito. E l’astinenza flagella il cervello. E non si riesce neppure a lavorare con la mente lucida. Non si riesce neppure a fare il ladro come si deve. E’ accaduto qualche giorno fa ai Castelli Romani: un giovane di 26 anni ha pensato bene, durante un furto in appartamento, di utilizzare un computer aperto per connettersi con i suoi amici on line. Una debolezza che ha portato i carabinieri direttamente da lui. La “amico dipendenza”, insomma, comincia ad avere i contorni come una vera malattia da diagnosticare e, possibilmente, curare. Diagnosi e terapia. Come fosse un disturbo dello stomaco o degli occhi. Come fosse, in realtà come è, un segno evidente di un danno alla psiche. Una dipendenza alla stregua della droga, del gioco d’azzardo, dell’acquisto compulsivo o delle abbuffate notturne. L’incapacità (perché impossibilitati a fermare la pulsione) a rinviare una serata di contatti con gli “amici” di Facebook rischia, insomma, di essere sovrapposta all’ineluttabilità, per un tossico, di un pomeriggio offuscato dalla polvere di coca. Il nuovo dipendente da casa al lavoro o da casa a scuola ha una precisa mappa mentale delle zone franche in cui si può rubare una rete non protetta e così, anche con il cellulare, continuare a ricordare al mondo che si esiste. Nessuno stupore, dunque, se tra gli addetti ai lavori si comincia a parlare della necessità di far nascere centri dedicati solo alla dipendenza da Internet. All’università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma aprirà tra poche settimane. Un ambulatorio all’interno del Day hospital in Psichiatria con la collaborazione dell’associazione “La promessa”. I primi pazienti, già lo sanno i medici, saranno giovani e giovanissimi. Ma, con il tempo, anche gli adulti maledettamente stregati dai salotti on line busseranno a quella porta. Entro qualche settimana, le prime visite ad hoc. «Stiamo parlando di un nuovo modo di drogarsi - spiega Federico Tonioni, lo psichiatra che coordinerà l’ambulatorio -. Si tratta di una tossicodipendenza in qualche modo attesa. Visiteremo i figli legittimi della multimedialità che ci ha sopraffatto negli ultimi anni. Che li ha sopraffatti e inghiottiti senza permettere loro di dosare i mezzi». La multimedialità che ha dato loro la possibilità di aprire mille contatti. Ma non gli strumenti per gestirli. «Molti contano tanti amici, ma in teoria - aggiunge Tonioni -. In una piazza virtuale dove tempo e spazio non hanno limiti. Lontani dalla terra, dall’aria che si respira, da quella stanza dove sta in computer. Una piazza che, se non confrontata con il reale, regala una straordinaria onnipotenza mentale, e illude di poter controllare ogni cosa. Si sa che sotto mentite spoglie puoi seguire qualcuno, puoi nasconderti, puoi inventarti una seconda vita». Bello, tutto bello gioiso e divertente. Ma che accade quando, nei modi più diversi, ci si accorge che la relazione con il mondo passa solo attraverso quel canale? E quando, su Internet, si finge di essere una donna e invece si è un maschio? E quando un ragazzo, sotto mentite spoglie, entra contatto con la fidanzata per vedere se lei, con uno sconosciuto, ci sta o no? «Si inanellano fenomeni paranoidei - spiega ancora lo psichiatra -. Si incrociano, nei casi limite ovviamente, quelli che vogliono controllare, quelli che si sentono controllati, quelli che non riescono a non contare quanti nuovi amici si sono aggiunti nella giornata, quelli che si fanno di coca e poi passano la nottata a navigare da soli». Certo è, concordano esperti di tutto il mondo, che l’abuso di Internet, Facebook eccetera può diventare un «attivatore di paranoia». Un rifugio sicuro per inguattare le insicurezze, per avere sempre ragione, per sentirsi in compagnia. Ma se si spegne il video tutto si spegne e l’astinenza da video si presenta esattamente come l’astinenza da gioco d’azzardo o da droga. Un malessere psicofisico che non lascia spazio alla riflessione, all’attesa, alla relazione umana. Alla serenità. La cura? Un colloquio, una visita, l’entrata in un gruppo di pazienti con lo stesso problema. Nei casi estremi anche i farmaci. Per contenere quel malessere che, per molti durante l’astinenza, si trasforma in ansia, sudorazione, paura di perdere il controllo. David Smallwood è uno dei principali psicologi inglesi esperti di dipendenze: «Alcune donne sono particolarmente a rischio anche da adulte. Sono quelle la cui autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri. E Facebook aumenta questa peculiarità emotiva obbligando gli utenti ad acquisire centinaia di amici». Il “reclutare” amici, dunque, può trasformarsi in una fissazione. Nei casi estremi si rischia di sentirsi giudicati sul numero di amici on line. E se spesso si viene respinti? «Pensiamo tutto questo che cosa scatena in personalità non ben strutturate - è ancora Tonioni a parlare - come quelle dei giovani. O pensiamo a persone che si tuffano in Internet per compensare altre situazioni. No, non si accorgono della dipendenza ma, quando parlano con noi del loro malessere o della dipendenza da droga esce fuori anche l’anomalo attaccamento ad Internet». L’impossibilità a fermarsi. A non controllare, giocare, navigare, mettersi in contatto, “frugare”, guardare e farsi guardare. Fino ad essere costretti a disintossicarsi. Con un clic. Magari creando un gruppo di dipendenti in astinenza proprio su Facebook?

www.ilmessaggero.it

Boom di internet-dipendenti, così ci si cura in Italia

 

Restano incollati allo schermo per ore, fino a perdere il controllo della loro mente. Rapiti dalla Rete, condannati a navigare ininterrottamente nel 'mare magnum' di Internet, saltando da un sito all'altro senza riposo. Sono i cyber-dipendenti: adolescenti drogati di web che non staccano gli occhi dal computer e finiscono per preferire il mondo virtuale a quello reale. Una forma di "dipendenza comportamentale" (non legata a sostanze) in netta crescita in Italia, avvertono gli esperti.

 

Tanto che gli scienziati si stanno organizzando per fronteggiare l'ondata di pazienti. Sono tre i centri di riferimento della Penisola, che studiano il fenomeno della 'Internet addiction' e sono all'avanguardia sul fronte delle terapie: il Dipartimento di Neuroscienze cliniche dell'università di Palermo, il Policlinico Gemelli di Roma e l'università D'Annunzio di Chieti. "Quello che ancora non esiste sono cliniche di disintossicazione ad hoc" per cyber-dipendenti, spiega Massimo Di Giannantonio, ordinario di psichiatria all'università D'Annunzio di Chieti. Cliniche come quelle finite nella bufera in questi giorni in Cina, per il caso di un ragazzino in cura in un centro di Qihang (nella regione meridionale del Guangxi) picchiato a morte. In Italia, sottolinea lo specialista, il fenomeno dei teenager Internet-dipendenti è ancora poco conosciuto, ma nelle corsie delle cliniche di psichiatria di molti ospedali italiani si vedono sempre più spesso casi di giovani 'risucchiati' dal web.

 

A Milano, conferma Claudio Mencacci, primario di psichiatria all'ospedale Fatebenefratelli, "ne abbiamo in cura un paio. E cominciano a vedersi anche casi di isolamento grave" dalla realtà. "Con sintomi simili alla cosiddetta sindrome di Hikikomori, fenomeno giapponese". Adolescenti che, all'improvviso, tagliano i ponti con il mondo, si barricano in camera e si astraggono dalla realtà anche per anni. Niente più scuola, uscite con gli amici, chiacchierate in famiglia. Unico chiodo fisso: la Rete, o un videogioco. Una malattia che porta con sé alterazioni del ritmo sonno-veglia e totale limitazione dei contatti interpersonali. "Sono ragazzi che si nutrono solo di relazioni virtuali e si rifiutano di interagire fisicamente con persone in carne ed ossa", racconta Mencacci. Prigionieri del web difficili da curare. E' questa la versione occidentale della sindrome del Sol Levante. Età media degli 'addicted': dai 16 ai 24 anni.

 

I tre gruppi di lavoro che in Italia si occupano di nuove dipendenze, coordinati dagli psichiatri Massimo Di Giannantonio (Chieti), Luigi Janiri (Roma) e Daniele La Barbera (Palermo), hanno visitato, nell'ambito di uno studio, oltre 100 mila ragazzi fra i 15 e i 21 anni. "Di questi il 3,7% ha mostrato una forma grave di 'dipendenza comportamentale'", spiega Di Giannantonio. Ma al momento, precisa, "non esistono dati epidemiologici sicuri che permettano di stimare l'incidenza della dipendenza da Internet in Italia". Quello che gli esperti stanno osservando è l'aumento di dipendenze comportamentali fra i giovani: "Dipendenza dal gioco d'azzardo, da Internet, dallo shopping", elenca lo specialista. Uno studio dell'università di Chieti, finanziato dal ministero della Salute, punta a far luce sul grado di diffusione di queste patologie fra gli adolescenti delle scuole superiori, ritenuti le 'vittime ideali' di disturbi come la cosiddetta 'dipendenza transdissociativa da videoterminale'.

 

Fra i progetti in cantiere in Italia c'è anche l'idea di creare cliniche ad hoc per il trattamento delle nuove 'droghe' dei teenager. L'idea è di riservare posti letto in day hospital a questa tipologia di pazienti. Obiettivo: garantire loro percorsi di riabilitazione efficaci, dalla psicoterapia alle cure farmacologiche.

Inghilterra: 6 mesi per smettere nei centri di dintossicazione

Un dipendente da eroina o crack cocaina su tre inserito in strutture di recupero in Inghilterra smette di drogarsi entro sei mesi, secondo un recente studio. Lo riporta il sito della Bbc.Sono stati studiati i casi di 14.600 persone in terapia metadonica o in programmi di assistenza specialistica. La ricerca rivela risultati leggermente più scarsi per coloro che sono dipendenti sia da eroina che da crack cocaina.Sono circa 140.000 i tossicodipendenti nei centri di recupero in Inghilterra.Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, dimostra che l'incremento dei finanziamenti per il recupero dei tossicodipendenti è stato efficace, ha commentato il Dipartimento della Salute.I ricercatori hanno definito i risultati "incoraggianti".Otto persone su mille di età fra i 15 e i 64 anni sono consumatori di eroina, secondo le statistiche. Per il crack cocaine -la forma fumabile della droga– l'incidenza è di cinque su 1000.Questo è lo studio più ampio mai effettuato in Inghilterra (forse nel mondo): ben mille centri di recupero sono passati al vaglio dei ricercatori.Tra i pazienti dipendenti da eroina, il 37% ha detto di aver smesso di usare la sostanza già dal mese prima dell'esame semestrale. Un ulteriore terzo dei pazienti è stato classificato come "migliorati" perché aveva ridotto il consumo di droga, poco meno di un terzo è rimasto a livelli invariati di consumo e il 3% è peggiorato.Per il crack cocaine, il 52% aveva smesso di utilizzarlo entro i sei mesi, il 12% era migliorato, un terzo è rimasto a livelli invariati di consumo e il 3% è peggiorato.Il direttore dello studio, il dottor John Marsden, presso l'Istituto di Psichiatria del King's College di Londra, ha detto che queste sono droghe che creano la forma di dipendenza più grave. Gli utenti dei centri di disintossicazione non riuscivano a smettere prima del ricovero, anche quando la loro vita era crollata ed era diventato assolutamente illogico consumare droghe."Questi sono risultati incoraggianti, ma è solo l'inizio della storia". Marsden ha detto di voler approfondire i risultati a lungo termine e diversi tipi di trattamento. "Penso che questa sia un ottimo incoraggiamento alla volontà di ripristinare investimenti pubblici a trattamenti delle tossicodipendenze".Un portavoce del Dipartimento della Sanità ha dichiarato: "Questo studio dimostra che la nostra strategia di aumentare gli investimenti alla disintossicazione è efficace e offre agli utenti un accesso più rapido all'assistenza contro il consumo di droghe. La lotta contro l'abuso di stupefacenti è una priorità. Le terapie di alta qualità sono il modo più efficace per ridurre i danni della droga e ogni sterlina investita nel trattamento della tossicodipendenza fa risparmiare 9,5 sterline al resto della società".In un articolo di commento ai risultati della ricerca, il dottor A Thomas McLellan, vice direttore dell'Ufficio antidroga della Casa Bianca a Washington (Usa), ha commentato che interventi di breve termine non necessariamente producono effetti positivi di lunga durata. "E' più ragionevole aspettarsi miglioramenti duraturi con una gestione clinica dei pazienti sostenuta da farmaci e terapie comportamentali -come avviene per la gestione del diabete e dell'ipertensione".Un portavoce dell'associazione addAction ha detto che lo studio ha evidenziato i problemi della "poliassunzione". "Molte delle persone che addAction aiuta utilizzano una vasta gamma di sostanze, e curare le loro dipendenze è un affare complesso".Il presidente di DrugScope Martin Barnes ha detto che il trattamento farmacologico fa la differenza per migliaia di persone.Ma ha aggiunto: "Nonostante i miglioramenti che possono essere ottenuti, è importante riconoscere che smettere di assumere droghe può essere un processo lungo e complesso: non esiste la bacchetta magica per questi trattamenti".

anoressia & bulimia

La prevalenza dell’anoressia nervosa nella    popolazione generale oscilla tra 0,4 e 1,5 casi su 100.000 abitanti, con una incidenza in Italia dello 0,2%-0,4% (il dato sale fino al 5% se si considerano le forme “attenuate” del disturbo, mentre la bulimia si attesta intorno al 1% dei casi (in Italia la prevalenza è stimata 0,5-1,7%).

L’anoressia si manifesta quando la persona    perde più del 25% del proprio peso corporeo.

Maschi anoressici: 1 su 50 mila fra i 18 e i 28 anni.

Bulimia: una variante dell’anoressia !

Maschi bulimici:1 su 80 mila fra i 15 e  i 24 anni.

Bulimia significa mangiare senza      fame, senza uno scopo preciso;      l’unica motivazione è quella di      placare uno stato d’ansia. La Bulimia è un disturbo del         controllo: l’individuo usa questo   sintomo per cercare di avere un   maggior controllo della sua vita

L’ Anoressia e la Bulimia sono malattie: non  abbiate timore o imbarazzo a chiedere aiuto e sostegno ad un professionista del settore        

per saperne di più   

 

http://www.progettonautilus.org/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=20

THE SCIENTIST 2009

The SCIENTIST 2009
FERRARA 9-10-11 Ottobre 2009
PROGRAMMA e INFO www.thescientistvideo.net

Anche quest'anno Area Giovani parteciperà alla
III Edizione del Festival Internazionale di VideoArte
DOMENICA 11 dalle ore 16.00
Sala Estense, Piazza Municipio, 3 - FERRARA 
La rassegna è organizzata dall'Associazione Culturale “Ferrara Video&Arte” in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara, Festival "LOOP" di Barcellona e "Coreografo Elettronico" di Napoli, con il supporto di Arci Ferrara, Ass. Culturale “Basso Profilo”, Circolo Arci Bolognesi e con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Provincia e del Comune di Ferrara.

Area Giovani si occuperà dell'organizzazione della giornata dedicata alle produzioni video degli artisti under 21. Sarà una maratona di proiezioni video originali!!!

Verranno allestiti diversi spazi all'interno della Sala Estense:
un angolo "stop movie" per la proiezione dei video prodotti dalla troupe AG production/Imagina(c)tion TV con la tecnica di montaggio dello Stop motion, un angolo per la proiezione di Videoclip musicali e una zona espositiva con le fotografie del giovanissimo Marco Antolucci (Fist).

Tra gli ospiti il giovane regista indipendente Enrico Mazzanti che presenterà il videoclip "Don't go" (I° premio Concorso Duracell Ultra Challenge Contest) ed il cortometraggio "l'Amore immobile".

Potete consultare il programma della manifestazione e avere ulteriori informazioni alla pagina internet www.thescientistvideo.

netInoltre potete guardare i video prodotti dalla troupe AG production/Imagina(c)tion TV e tanto altro su You Tube e sul nostro sito internet areagiovani.comune.fe.itVI ASPETTIAMO NUMEROSI !!!

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Contenuto Redazionale NON È UN PAESE PER GIOVANI

 


Parte III - La tavola da surf, metafora ed emblema.

 

 di Claudio Cippitelli

Leggi la prima parte. Leggi la seconda parte.

 

 

Dovendo scegliere un oggetto emblematico che possa descrivere le ultime giovani generazioni, non avrei dubbi: la tavola


 

Non importa in quale declinazione, snowboard, sud, windsurf, kitesurf, kitesnow, skateboard: una delle tavole che impongono movimento, equilibrio, velocità, capacità individuale, creatività, opportunismo, rischio, corporalità, attenzione al contesto che muta. Attrito volvente e radente, utilizzando il contesto, anzi tentando di utilizzarne al meglio le asperità, la potenza, la disomogeneità, l'imprevedibilità. Altrimenti si sta fermi. Cadere, con la tavola, è possibile e insegna: stare fermi, magari su un mezzo che si muove per te, è fuori dalla portata della generazione.

La società immobile che caratterizza il nostro presente non permette ai giovani d'attendere l'ascensore sociale per salire nell'Italia dei ceti bloccati. Quell'ascensore funziona solo per chi ha monete da mettere nella gettoniera, monete che provengano da un cospicuo patrimonio familiare. Gli altri, quelli che non possono contare su di un patrimonio? Gli altri surfano.


 

Come nello sport della tavola che ha come scenario ogni scenario (mare, montagna, città...), così le generazioni del nuovo millennio surfano in ogni dove: nella ricerca di una formazione, di un lavoro, di un'abitazione, di forme di stabilità (sempre momentanea, provvisoria), di relazioni.


 

Sulla tavola, ad es. sullo skate, si sta da soli: magnifica metafora della condizione dell'uomo della modernità liquida, della individualizzazione dei destini. Sullo skate non ti puoi portare neanche la fidanzata, il fidanzato: la traiettoria sarà la tua e solo la tua, dettata dalla capacità di ciascuno (come detto, capacità individuale, creatività, opportunismo, corporalità, equilibrio ...) sempre tenendo conto del - e senza mai prescindere dal – contesto in continuo divenire. Si va sulla tavola solo se si accetta una dose non residuale di rischio: continuando con la metafora, molti dei giovani e delle giovani che vanno nella vita surfando sulla tavola hanno la consapevolezza che l'incertezza e la necessità del rischio che devono affrontare rappresentano buona parte del lascito delle leadership delle generazioni precedenti.

Ma la stessa consapevolezza è presente tra gli adulti? Non c'è dubbio che lo "scavalcamento" del secolo ha portato con sé un'inquietudine da fine millennio; gli adulti, e in particolare gli adulti policy makers, sembrano aver confuso la loro personale ansia per il futuro con la più generale incertezza sul modello di sviluppo proposto dall'occidente, il peggioramento delle condizioni dell'ecosistema, gli alti costi dell'energia, l'ascesa – nonostante la crisi economico-sociale - dei Paesi asiatici (e in particolare di India e Cina) alla guida del pianeta. Da questa confusione, al momento, non sembra scaturire una seria riflessione sulla società, quanto piuttosto la ricerca ossessiva di colpevoli e, tra essi, i giovani hanno un ruolo da protagonisti.

 

Continua - IV parte

 

Viagra diffuso tra i giovani. Attenzione alla contraffazione

      http://z.about.com/d/coloncancer/1/G/L/3/viagra.150x150.weirdvis.stock.xchng.jpg I farmaci, utili a curare la disfunzione erettile, oggi vanno sempre più di moda tra chi non ne ha bisogno. Vengono assunti con alcolici e droghe per vincere la timidezza e cercare emozioni forti.    Hanno meno di 50 anni ma ricorrono al Viagra, al Cialis e al Levitra. I farmaci, utili a curare la disfunzione erettile, oggi vanno sempre più di moda tra chi non ne ha bisogno. Vengono assunti con alcolici e droghe per vincere la timidezza e cercare emozioni forti. A parlare del problema sono gli urologi della Società italiana di urologia (Siu), riuniti a Rimini per l’82esimo congresso nazionale, in corso fino al 7 ottobre.

 

“Il problema – secondo il professor Vicenzo Mirone, presidente della Siu – è che molto spesso questi farmaci vengono assunti senza prescrizione medica. Non tutti sanno che è necessario avere un parere esperto prima di iniziare una terapia, le conseguenze possono essere anche gravi. Viagra, Cialis e Levitra, infatti, agiscono sulla vasodilatazione e potrebbero avere importanti interferenze con le condizioni cliniche del paziente e con altri farmaci o sostanze, come droga e alcol, appunto”. DISINIBITI E CONTENTIPerché assumere un farmaco che facilita l’erezione quando non si hanno problemi di salute? “La pillola blu e i suoi simili agiscono dilatando le vene e le arterie che regolano l’afflusso di sangue ai copri cavernosi responsabili dell’erezione. In pratica – spiega il dottor Aldo Franco de Rose, urologo e andrologo della Clinica Urologica di Genova – prolungano la durata dell’azione dell’ossido nitrico, un neutrasmettitore che migliora la funzione erettile, compromessa nell’impotenza maschile”. Il Viagra va assunto 30 – 40 minuti prima del rapporto sessuale e ha una durata di 10 ore. Questo significa che un giovane può desiderarlo per ridurre la refrattarietà, cioè l’intervallo di tempo tra un’erezione e l’altra. “È facile – aggiunge de Rose – che dopo una serata in discoteca o in giro con gli amici a bere un giovane non voglia correre il rischio di avere una defaillance ed ecco apparire il Viagra”. GLI EFFETTI E IL PERICOLO CONTRAFFAZIONE“Assumere il Viagra però – continua de Rose – non è detto che abbia effetti collaterali negativi. Piuttosto l’interazione con gli alcolici o le droghe non è stata ancora analizzata fino in fondo e potrebbe essere tanto dannosa, quanto inutile”. Il problema piuttosto è che molti giovani, come dimostrano delle indagini recenti, per risparmiare, per la paura di rivolgersi al medico e per pudore nei confronti del farmacista, acquistano i farmaci online. “La pillola blu è la molecola più copiata e contraffatta nei paesi occidentali. L’allarme era stato lanciato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità già a partire dal 2003. Oggi è bene chiarire che un prodotto contraffatto può contenere la corretta quantità del principio attivo specificato ma la cui origine è diversa da quella dichiarata. Principio attivo specificato ma in dosaggio diverso da quella dichiarato o contenenti principi attivi di scarsa qualità; possono essere dei placebo, ma anche prodotti diversi da quelli desiderati”. I giovani quindi, conclude l’esperto, dovrebbero evitare rischi inutili e rivolgersi all’andrologo per risolvere problemi, ma anche semplicemente per parlare, della propria sessualità

 

di Adele Sarno (kataweb salute)

(Ottobre 7, 2009)

complimenti

la redazione di questo sito spacca è davvero competente

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