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Domande agli Operatori
Novità altro
la vera prevenzione: sciopero del sesso contro il poker online
La notizia è curiosa e i siti americani ci hanno ricamato su parecchio. La top model ha detto basta. Il fidanzato Vladimir Doronin perde troppo tempo a giocare a poker davanti al computer. Un atteggiamento insopportabile per Naomi Campbell che ha annunciato lo sciopero del sesso. Non si hanno per il momento notizie di analoghe prese di posizione da parte della nutrita pattuglia di amanti del gioco online come Hugh Grant, Paris Hilton, Gerard Depardieu...
L'Onu alla Croce Rossa: bene riduzione del danno e no a repressione consumatori
L'Agenzia dell'Onu sulla droga e il crimine (Unodc) ha scritto alla Croce Rossa Italiana per riconoscere la validita' dell'approccio assunto dall'organizzazione italiana in tema di lotta alla tossicodipendenza che utilizza la riduzione del danno e non la repressione.
Il direttore esecutivo Antonio Maria Costa dell'Unodc - in una lettera diretta a Massimo Barra, fino a due mesi fa presidente della Cri - sostiene la giusta impostazione data dalla Cri e dal 'Rome Consensus per una politica umanitaria sulle tossicodipendenze' al problema della dipendenza da sostanze psicoattive.
Per l'Unodc, che invita la Cri ad una collaborazione, e' importante l'utilizzo di misure di salute pubblica e di riduzione del danno invece che di repressione nell'approccio ai consumatori.
Droga e scuola, il giorno dopo. Per i ragazzi "lezione interessante"
La rabbia dei genitori, il preside della scuola all´attacco della Asl, il Sert che prende le distanze e parla di impostazione didattica antica. Mentre le polemiche per le lezioni sulla droga degli addetti della cooperativa Cat al liceo scientifico Rodolico infuriano, gli unici a non vedere niente di strano in quello che è successo lunedì scorso sembrano gli alunni quindicenni che hanno partecipato agli incontri sugli stupefacenti. Hanno avuto davanti a sé degli educatori e si sono fidati del loro metodo, giudicato da molti sbagliato per quel contesto.
«E´ stata un´esperienza positiva costruttiva ed utile». «Ci hanno parlato delle droghe ma hanno detto di non prenderle». Niccolò, Viola, Giuseppe, Clarissa sono alcuni dei ragazzi delle seconde classi che lunedì hanno assistito alla lezione improntata più sulla riduzione del danno che sulla prevenzione. «L´impostazione di quelle lezioni è vecchia, noi percorriamo un´altra strada», dicono dal Sert.
«Hanno analizzato le varie sostanze - racconta Clarissa - Sono partiti chiedendoci quali conoscevamo e poi hanno descritto gli effetti sull´organismo e i danni provocati dall´assunzione. Non ci hanno mai detto come assumerle o ottenerle. Poi hanno raccontato il loro lavoro, di come fanno a soccorrere chi sta male, magari ai rave. Anche in questo caso non ci hanno detto di andare noi ad aiutare le persone in difficoltà. E´ stato interessante. Io ho pure preso appunti. E poi i volantini che hanno lasciato alla mia classe avevano il logo di Comune e Regione». C´è chi ammette che qualche genitore ha protestato «ma sono pochi».
Via del Podestà al Galluzzo, succursale del Rodolico, ieri mattina. Tutti gli studenti difendono il lavoro degli addetti della cooperativa. Il loro modo di affrontare il problema e pure gli opuscoli informativi consegnati a buona parte degli alunni avevano invece messo sull´allarme alcuni genitori, che hanno chiesto un incontro con i responsabili dell´istituto. Loro, i quindicenni che si sono sentiti raccontare gli effetti delle sostanze stupefacenti, delle interazioni che hanno se mischiate o prese con l´alcool, da operatori esperti di riduzione del danno abituati a lavorare su persone già in parte introdotte alla droga, ieri erano stupiti dalle polemiche che si sono sollevate.
La lezione è piaciuta a molti. Viola la definisce «un´esperienza positiva, costruttiva e utile». Lo ha detto anche al preside Alfonso Bajo, che ieri mattina si è presentato nelle due classi per farsi raccontare la vicenda descritta ieri da Repubblica. Più tardi, verso le 13, una ventina di ragazzi delle sezioni A e B sedevano in un´aula dell´istituto. Hanno parlato di genitori entusiasti per l´iniziativa, hanno spiegato che i volantini sulle droghe, quelli con dentro i consigli per prenderle senza farsi troppo male, non sono stati consegnati. Almeno non a tutti. Alcune madri degli alunni hanno notato che solo in una delle due sezioni sono stati dati gli opuscoli su tutte le droghe.
Ancora ieri dal Sert spiegavano che il metodo usato al Rodolico non è quello normalmente seguito dall´azienda sanitaria. «Chiedere ai giovani quali sostanze conoscono e poi descrivere gli effetti negativi - ha commentato la direttrice del Sert Paola Trotta - è un approccio piuttosto antico. La prevenzione si fa centrando l´attenzione sulle relazioni tra i ragazzi, sulle loro capacità di stabilire rapporti con gli altri». Ciò non toglie che ai ragazzi possa piacere il metodo educativo considerato meno efficace dall´azienda sanitaria, cioè quello che sarebbe stato utilizzato lunedì scorso. «Noi percorriamo un´altra strada - insiste il direttore sanitario Asl Luigi Tosi - Quella cooperativa lavora per progetti dedicati a soggetti ad alto rischio».
(16 gennaio 2009)
Riporto anche i commenti lasciati dai lettori di repubblica, che sono interessanti:
Finiamola con le barzellette perbeniste. Chi ha impostato l'approccio alle sostanze come pare abbiano fatto questi operatori ha fatto benissimo. Le droghe sono un pilastro fondante dell'osannata economia di mercato; vogliamo capirlo una volta per tutte? Dal momento che nessuno -tantomeno l...
Inviato da pasqualepaoli il 16 gennaio 2009 alle 09:40
vorrei dire alla mamma che si scandalizza se ai figli dicono che sniffare cocaina è diverso da farsi una canna se ha presente la differenza farmacologica tra le sostanze, e soprattutto se non pensa che sono proprio le falsità e la disinformazione fatta dalle istituzioni su questi argom...
Tendenzialmente i genitori sanno poco o niente dei figli adolescenti. E tendenzialmente un approccio del tipo "non fate uso di droghe" convince solo chi è già convinto. Mi piacerebbe sapere come questi genitori parlano delle droghe ai propri figli. Questo sì
Non ero presente all'incontro, dunque non posso dare giudizi. Tuttavia a volte penso che molti genitori tendano a vedere i propri figli come eterni pargoli, lontani da sesso droga e alcool. Purtroppo le statistiche parlano chiaro: consumo di alcool e droga in ascesa e grande ignoranza in materi...
Firenze, lezioni di droga in classe "Riduzione del danno", genitori infuriati
FIRENZE - Istruzioni per l'uso di cocaina, cannabis, alcol, funghi allucinogeni, ecstasy: "Fai attenzione alle dosi, la prima volta prendi al massimo la metà di quella degli altri, non puoi sapere come reagirai. Se il bruciore della cavità nasale è forte, o il naso sanguina, o si formano croste, smetti di sniffare...". O ancora: "È meglio sospendere o evitare l'uso di cannabis se essa amplifica o causa sensazioni negative". Oppure: "Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l'altro sesso, divertirsi con gli amici...". Distribuiti dagli operatori di strada ai giovani dei rave, delle grandi feste, dei concerti, e mirati alla riduzione del danno da assunzione di sostanze altrimenti senza controllo, i depliant colorati del progetto Extreme della Asl di Firenze sono finiti in una scuola. Ed è esplosa la protesta.
Tornati a casa, lunedì scorso, i ragazzi della II A e della II B del liceo scientifico Rodolico, succursale nel quartiere Galluzzo, hanno mostrato ai genitori il materiale consegnato da due operatrici di strada della Coop Cat, convenzionata con il Comune e impegnata in progetti di prevenzione con la Asl, al termine di due ore di "lezione" sulle droghe tenuta al posto delle nomali materie. Un progetto che fa parte del Piano di offerta formativa della scuola, ma dei cui dettagli il dirigente scolastico Alfonso Bajo si è detto ieri "all'oscuro". "Avvierò un'indagine interna" ha spiegato, mentre il Dirigente scolastico regionale ha già inviato un ispettore.
Secondo i genitori, le due operatrici della Coop Cat avrebbero parlato "quasi solo degli effetti delle sostanze sul sistema nervoso, descrivendo quello che accade quando si assumono" ma "senza mai invitare esplicitamente i ragazzi a stare alla larga dalla droga". Lasciando poi in classe le "istruzioni per l'uso" (compreso un braccialetto porta preservativo) destinate ai rave, cioè pensate per chi, facendo già largo uso di sostanze, più che messo in guardia va affrontato con strategie di riduzione del danno. "Mi sembra pazzesco che a ragazzi di questa età si spieghi per filo e per segno come farsi di cocaina". ha protestato una madre.
"È vero, quel materiale non doveva entrare nelle scuole", conferma la coordinatrice del dipartimento dipendenze della Asl, Paola Trotta. Quella che sarebbe stata seguita al Rodolico, in realtà, "non risponde ai criteri della nostra prevenzione primaria". Nelle scuole, spiega Trotta, più che sulle sostanze bisogna lavorare "sulle motivazioni positive della vita e sviluppare la capacità dei ragazzi di stabilire rapporti con gli altri". Una linea però non del tutto condivisa dal responsabile della Coop Cat Stefano Bertoletti: "Non facciamo un tabù della riduzione del danno" dice, "dipende da come se ne parla". Anche se è vero, ammette, che "distribuire quel materiale è stato un grave errore, che le operatrici dovranno spiegare". E mentre la Società della salute, che coordina Asl e Comune sul fronte socio-sanitario, ha chiamato a rapporto gli attori della vicenda, e annuncia un prossimo protocollo di intesa per coordinare le troppe competenze sui progetti nelle scuole su stili di vita e salute, i genitori chiedono che "al Rodolico sia chiamato ora un esperto vero, che rimedi ai danni provocati ai nostri ragazzi".
di MARIA CRISTINA CARRATÙ repubblica.it
Comorbilità psichiatrica e tossicodipendenze
12-01-2009
Quando due patologie colpiscono la stessa persona simultaneamente e interagiscono influenzando reciprocamente il decorso e la prognosi, tale condizione viene definita comorbilità.
“Numerosi studi clinici ed epidemiologici hanno documentato l’alta prevalenza di patologie psichiatriche nei tossicodipendenti, e per riuscire a spiegare questa comorbilità è necessario considerare anche la tossicodipendenza come una malattia mentale” afferma Nora Volkow, Direttore del National Institute on Drug Abuse, presentando il nuovo rapporto “Comorbidity: Addiction and Other Mental Illnesses”.
Il rapporto di ricerca descrive i fattori comuni che possono condurre a comorbilità psichiatrica, inclusa la vulnerabilità genetica e di genere, il coinvolgimento delle medesime aree cerebrali, l’influenza dei fattori ambientali, e esamina gli strumenti diagnostici e terapeutici disponibili. L’alta prevalenza di comorbilità tra uso di droghe e patologie psichiatriche non significa che l’una causi l’altra. Infatti, stabilire la causalità o la direzione risulta difficile per numerose ragioni: alcuni sintomi di patologia psichiatrica non possono essere riconosciuti fino a che la malattia non è progredita, inoltre spesso è difficile riuscire a collocare nel tempo con precisione l’inizio d’uso di sostanze.
Tuttavia i dati dimostrano che persone cui sono stati diagnosticati disturbi dell’umore e d’ansia, o disturbi antisociali di personalità hanno una probabilità doppia di avere problemi di tossicodipendenza. Analogamente, persone cui sono stati diagnosticati disturbi da uso di sostanze hanno una probabilità doppia di soffrire anche d’ansia o disturbi dell’umore.
Staff Dronet
Scandalo sul web, arriva la Wikipedia dello sballo
Roma - Una guida dello sballo per i turisti in visita nel Belpaese. Una Lonely planet, ma con una bella «canna» tra le dita. Della serie: «Come fumare (senza essere fumati) in giro per il mondo». Disponibile on-line su www.webehigh.com, un sito americano redatto in lingua inglese e accessibile a tutti, è un’autentica bussola per gli amanti delle droghe leggere. Un vademecum che non solo è denso d’informazioni su come e dove procurarsi la «roba» città per città, ma che suggerisce anche in che modo comportarsi se si vogliono evitare guai con malintenzionati o con le forze dell’ordine. A Roma, per esempio, la guida dice che i poliziotti sono «very relaxed», ossia non vale la pena di preoccuparsi di loro. Basta non attirare l’attenzione. Per farlo, meglio fumare alla sera nelle piazze affollate del centro.
Così ecco prendere corpo una mappa alternativa che va incontro alle esigenze, certamente discutibili, di quei visitatori che aspirano a qualcosa di più che ammirare il Duomo o il Colosseo, o che lo vuole fare con una percezione del tutto particolare. E l’aspetto più interessante della faccenda è che non c’è motivo per cui le informazioni contenute nella guida debbano essere ritenute poco attendibili. Il sito si nutre delle segnalazioni degli utenti e invita chiunque abbia fatto uso di cannabis durante un viaggio, qualsiasi sia il posto in cui si è recato, a mettere a disposizione degli altri l’esperienza maturata sul campo, indicando i luoghi dello spaccio, le varietà di «fumo» presenti sul territorio e, possibilmente, i prezzi che vengono praticati. Ci manca solo di trovare i recapiti telefonici dei dealer da contattare e saremmo a posto. Ma magari presto arriveranno anche quelli...
Nella Capitale tra le zone consigliate per il turismo della «maria» ci sono piazza Santa Maria in Trastevere e dintorni («chiedete alle persone che si attardano di fronte al bar San Callisto», il consiglio) oppure il quartiere studentesco di San Lorenzo. Per il resto la guida dice di tenersi alla larga da Campo de’ Fiori dove le fregature sarebbero all’ordine del giorno. Livello di tolleranza della Roma Veltroniana (l’ultimo aggiornamento riguardante la città eterna risale infatti al 2006) voto 4,5 su un massimo di 5. Insomma, Roma sarebbe tollerante quasi ai livelli di Amsterdam, patria dei Coffe Shop, che si aggiudica il massimo dei voti. Un po’ meno liberale è Milano (voto 3,5) dove per rifornimenti di questo genere agli utenti di webehigh.com si consiglia di andare al Parco Sempione, più precisamente nei pressi del Castello Sforzesco. A Firenze (tolleranza «solo» 2,5) occhio ai locali notturni intorno alla basilica di Santa Croce. A Bologna (tolleranza 4) c’è un ristorante greco in piazza Verdi nelle vicinanze del quale si raccolgono i pusher della zona. E più andiamo avanti più le informazioni diventano dettagliate. A Catania, dove secondo la guida il livello di tolleranza è pari a 6 (ma decimi), si fa il nome di un pub che la sera si riempie di spacciatori. Parola in codice: «Chiedere della Sicilian Sativa», si legge sul sito.
Tra le altre cose è anche possibile consultare un prontuario dei prezzi in vigore. In base alle testimonianze raccolte sia a Roma che a Milano servirebbero dieci euro per acquistare 1 grammo di hashish per strada. Diverso il discorso al Sud. Dalla Campania in giù per la stessa quantità sarebbe sufficiente anche solo un euro. E se è vero che le cifre sono suscettibili di variare in base alla capacità di contrattazione del compratore, rimane comunque sorprendente la minuzia di particolari di questa guida fuori dal normale. Infine, allo scopo di superare le barriere di ordine linguistico è persino disponibile un dizionario in cui si trovano frasi tipo: «Dove posso trovare delle buona erba?». Del resto, è o non è un Baedeker digitale? C’è chi all’estero cerca un ristorante e chi un po’ d’erba.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=319831
E' MORTO OLIEVENSTEIN, PIONIERE DELLA CURA DELLA TOSSICODIPENDENZA
Parigi, (Adnkronos) - Claude Olievenstein, celebre psichiatra e psicoanalista francese, pioniere del trattamento dei tossicodipendenti e teorico del ''non detto'' delle emozioni, e' morto una clinica di Parigi all'eta' di 75 anni.
Fondatore nel 1971 del Centro Marmottan di Parigi, centro di accoglienza e day hospital per i tossicodipendenti, Olievenstein era popolare in Francia con il soprannome di ''psy des toxicos'', lo psichiatra dei drogati, giunti nella struttura da lui creata in oltre 30.000. Gia' nel 1970 aveva pubblicato il primo libro sugli effetti delle sostanze stupefacenti. Nel 2007 ha raccontato la sua esperienza trentennale nel libro ''Droga'', tradotto in italiano dall'editore Raffaello Cortina.
Sempre in italiano sono usciti ''La droga o la vita'' (Rizzoli), ''Il destino del tossicomane'' (Borla editore), ''La scoperta della vecchiaia'' (Einaudi) e ''Il non detto delle emozioni''(Feltrinelli).
Nella elaborazione psichiatrica di Olievenstein, i tossicomani non sono ne' delinquenti da rieducare con il lavoro ne' malati da guarire con prodotti ''magici''Dall'inizio della sua professione egli ha basato l'intervento terapeutico su una precisa scelta: deve essere il paziente a dare senza costrizioni il proprio consenso a combattere la battaglia contro la tossicodipendenza mosso da un suo desiderio di liberazione unico e irrinunciabile e non una imposizione esterna, provenga essa dalla famiglia o dallo Stato. Infatti si puo' anche proporre il metodo migliore,sostiene lo psichiatra francese, ma se non c'e' ricettivita', se l'interessato non si sente motivato dal di dentro, i risultati ottenuti resteranno precari. Oggi questo principio e' accettato in modo generale e nessuno pensa piu' che si possa imporre una psicoterapia o una cura farmacologica con sostanze tipo metadone. Ma quando Olievenstein muoveva i primi passi, questa teoria appariva ''sovversiva''. Se una persona cade in preda ad angoscia esistenziale oppure a forme psicotiche puo' certamente cercare sollievo in qualche sostanza per una settimana o per quanto serve ma ovviamente i problemi di fondo restano intatti, amava ricordare lo psichiatra. Ne' il fenomeno si combatte con la repressione, sostiene Olivenstein: la prigione come punizione presenta piu' rischi di quanti ne eviti e crea confusione nel tossicodipendente tra pena scontata e riscatto di se stesso.
retecedro.net
La guerra è come una dose di Lsd andata a male
la recensione di Valzer con Bashir
REGIA: Ari Folman
CAST: Ari Folman, Boaz Rein Buskila, Ori Sivan, Roni Dayg, Carmi Cnaa'n, Shmuel, Frenkel, Ron Ben Yisahi, Dror Harazi, Zahava Solomon
GENERE: Animazione
DURATA: 87 minuti
DATA USCITA: 9 gennaio
VOTO: ****
Il regista Ari Folman e un suo vecchio amico si incontrano, dopo tanti anni, in un bar. Quest'ultimo racconta di avere un incubo ricorrente: 26 cani feroci lo inseguono. I due concordano sul fatto che ci sia un legame tra il sogno e la missione che 20 anni prima li ha portati a combattere in Libano. Ari scopre, nel frattempo, di non ricordare più nulla di quel periodo della sua vita. Parte così un lungo percorso sospeso tra realtà e ricordo.
La guerra è come una dose di Lsd andata a male. Ti fa vedere le cose in maniera diversa. Tutto diventa surreale, assurdo. La mente riempie gli spazi vuoti della memoria. Così un aereoporto ridotto in macerie sembra una possibile via di fuga da ciò che ti circonda, e un soldato che spara all'impazzata pare il più bravo danzatore del mondo. Ari Folman parte da questa base per tratteggiare un documentario 'animato', dove diventa possibile ciò che in un semplice film sarebbe proibitivo: far vedere l'orrore della guerra partendo dallo stato d'animo di chi la vive in prima persona. Le splendide illustrazioni di Michael Faust, Asaf Anuka, Tomer Anuka e Ya'ara Buchman tratteggiano il folle mondo di un soldato che ha deciso di buttarsi alle spalle tutto il male che ha vissuto. Ma, come dicevamo, la guerra è come una droga e, come sempre succede, finito l'effetto, tutta la realtà che prima tenevi dentro riesce fuori e ti travolge. E la realtà, purtroppo, non è un cartone animato. Bellissimo, ma è più doloroso di un pugno nello stomaco.
http://www.abruzzo24ore.tv/news.php?id=9033, con il trailer del film
‘Spice’: non è una spezia e non è innocua
Fonte: Deutsche welle
Una nuova sostanza simile alla marijuana, denominata “spice”, è diventata oggetto di provvedimenti legislativi nell’ambito delle politiche antidroga in alcuni paesi dell’Unione Europea, dopo la conferma che la miscela di erbe da fumare ha effetti psicoattivi. La droga conosciuta anche con il nome "Spice Silver," "Spice Gold," "Spice Diamond," "Spice Arctic Synergy" and "Spice Yukatan Fire", ha iniziato a diffondersi in Europa nel corso del 2008.
Gli ingredienti di questa miscela sono di origine vegetale pertanto, fino a questo momento, in molti paesi europei la vendita della spice era consentita. Tuttavia, l’analisi della composizione chimica della spice ha rinvenuto la presenza di un composto sintetico utilizzato nella produzione, il JWH-018 quattro volte più potente del principio attivo THC contenuto nella cannabis.
I test hanno dimostrato che l’uso di tale sostanza può causare disturbi all’apparato cardiocircolatorio, al sistema nervoso e può portare alla dipendenza. Per tale ragione, i governi di numerosi paesi europei stanno considerando la possibilità di inserire la spice nell’elenco delle sostanze stupefacenti e psicotrope, mentre Germania e Austria ne hanno già vietata la produzione, la vendita e il consumo.
GLI ESPERIMENTI DI ARMAGEDDON
di Bianca Cerri (altrenotizie)
l 5 febbraio del 2008, James Elliott, un marine tornato dalla guerra dopo 15 mesi ininterrotti di missione, uscì di casa armato di tutto punto convinto di andare a combattere. Poiché l’uomo soffriva di una grave forma di depressione, la sua convivente si allarmò e chiamò la polizia. Molte ore dopo, Elliott fu ritrovato mentre imprecava contro i passanti fermo in mezzo alla carreggiata di una strada di grande scorrimento. Con la pistola bene in vista infilata nella cintura e visibilmente provato, ondeggiava costringendo le macchine a frenare per non travolgerlo. Per immobilizzarlo, gli agenti gli spararono una micidiale scarica elettrica da 50.000 volts che per poco non lo uccise e lo trascinarono al comando. Quello stesso giorno, un giudice ordinò il trasferimento in carcere di Elliott e solo tre settimane più tardi l’uomo era divenuto uno dei 940 reduci di guerra usati come cavie umane dalla casa farmaceutica Pifzer, in combutta con il governo americano, per la sperimentazione di un farmaco dagli effetti collaterali imprevedibili.
Gli Stati Uniti hanno alle spalle una lunga e preoccupante storia di esperimenti fatti sulla pelle dei militari, oltre che su quella dei poveri e dei lavoratori più umili, al fine di osservare gli effetti di determinate sostanze o radiazioni sull’organismo umano. Negli anni ’30, in Alabama, a 400 afro americani analfabeti affetti da sifilide furono sospese le terapie per permettere ai medici di studiare il lento progredire della malattia nei soggetti non trattati. Di questi, 128 rimasero in vita per molti mesi tormentati da atroci sofferenze, mentre altri 21contagiarono le mogli ed ebbero figli deformi. Ma già centinaia di soldati durante la prima guerra mondiale erano stati esposti ai micidiali effetti del gas mostarda e, in piena guerra fredda, altre centinaia furono usati come cavie nel progetto SHAD, finalizzato alla valutazione degli effetti del gas nervino e delle radiazioni atomiche sugli esseri umani.
Ai tempi del Vietnam, il sodalizio tra case farmaceutiche, Pentagono e Cia portò alla sperimentazione dell’LSD su un numero incalcolabile di reduci in vista di un eventuale impiego dell’acido lisergico nelle terapie atte a curare la schizofrenia. Sotto l’influenza dell’allucinogeno, i soldati immaginavano di mangiare polli invisibili, s’infilavano sotto la doccia con l’uniforme e conversavano con persone inesistenti. Nessuno dei soggetti selezionati venne informato in merito ai problemi emozionali che solitamente insorgono in seguito all’assunzione di sostanze allucinogene. Oltretutto, i biologi di Fort Detrick, la base dove era stata condotta la sperimentazione, rimasero piuttosto delusi dai risultati e decisero di passare alla fase successiva: i test batteriologici. Non è completamente da escludere che ad un certo punto la sperimentazione batteriologica e virologica sia sfuggita di mano agli addetti ai lavori ed abbia dato vita ad una serie di patologie “moderne” come l’influenza aviaria, il morbo del legionario, ecc.
Ai contribuenti americani non va giù che il Pentagono spenda circa 500 dollari per ciascun copri-sedile dei wc riservati al personale, figuriamoci cosa succederebbe se venissero a sapere dei miliardi investiti nei 1.200 esperimenti in corso attualmente. Uno dei più recenti, al quale aveva partecipato anche James Elliott, è legato ad un farmaco noto come Chantix, lanciato nel 2006, che dovrebbe ridurre il desiderio compulsivo di fumare attenuando il disagio dell’astinenza da nicotina nei tabagisti. Lo Chantix avrebbe dovuto dare una grande spinta al cosiddetto Smoke Cessation Market degli Stati Uniti, che entro il 2013 dovrebbe registrare una strabiliante crescita del 1300%. Senonché, il FDA ha scoperto - quando il farmaco era già sul mercato da oltre un anno - che le sostanze che lo compongono possono dar luogo ad effetti collaterali devastanti, soprattutto nei soggetti depressi o traumatizzati.
Qualcuno ebbe così l’idea di somministrarlo ai reduci di guerra affetti da depressione post-traumatica per studiarne le reazioni. Resterebbe ora da chiarire se far ingerire medicinali che aumentano il disagio psichico in soggetti affetti da problemi mentali sia da considerarsi accettabile in senso etico. Soprattutto dopo che sono stati accertati 525 episodi di ostilità, un alto numero di incidenti stradali e 227 tra suicidi riusciti e tentati legati allo Chantix.
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Nonostante i tanti dati allarmanti, pochi mesi fa lo Chantix è trionfalmente approdato nelle farmacie italiane con il nome commerciale di Champix. In quanto medicinale di fascia C, ovvero a carico del paziente, non può essere pubblicizzato perché la legge italiana vieta la pubblicità diretta di farmaci acquistabili solo con ricetta. Che il tabacco produca danni alla salute è cosa nota, ma sarebbe inutile illudersi che esista un elisir miracoloso capace di liberare i fumatori dalla dipendenza da nicotina. Tanto più se si tratta di un prodotto firmato da un’industria farmaceutica come la Pfizer, con parecchi disastri all’attivo. Lo stesso Istituto Americano di Farmacologia afferma che la vareniclina, la principale sostanza contenuta nello Champix, ha prodotto più danni di qualunque altro farmaco anti-fumo, compresa la comparsa di angiomi, un peggioramento delle condizioni nei soggetti affetti da diabete e danni alla cute di varia natura.
Che le grandi case farmaceutiche siano materia da codice penale pare ormai assodato. Medicine buttate sul mercato come se fossero dadi da gioco, valvole cardiache difettose che anziché salvare la vita ai malati ne accelerano la fine, antidolorifici intinti nell’oppio al punto da creare assuefazione, ecc. Ma l’operato dei dirigenti Pfizer, che sul suo sito ufficiale afferma di essere guidata unicamente dall’attenzione per la salute delle persone, ha aperto un nuovo capitolo nel libro nero del malaffare galenico. Il 28 luglio 2008, un giudice nigeriano ha emesso tre mandati di cattura per altrettanti medici ricercatori della Pfizer che 12 anni fa sperimentarono un antibiotico noto come Trovan su 200 bambini nigeriani malati di meningite uccidendone 11 e invalidandone molti altri.
I dirigenti hanno cercato di uscire dall’impasse falsificando una lettera nella quale si legge che il comitato etico dell’ospedale nigeriano dove erano ricoverati i bambini autorizzava la sperimentazione e, comunque, il Trovan non ha mai dato problemi a milioni e milioni di persone che lo usano regolarmente. Ma, guarda caso, negli Stati Uniti la legge ne vieta la somministrazione in età pediatrica. Pur di non rinunciare a sperimentare il farmaco sui bambini, i ricercatori della Pfizer sono andati a cercarsi le cavie in Nigeria, dove trovare un letto in ospedale è già un miracolo. Una storia sordida che dimostra ancora una volta che nel match tra vita umana e dollari a vincere sono sempre e solo i dollari.
in vaticano te la cavi con 9.000 lire (4.65 euro)
Al Vaticano servirebbe una legge contro i reati di droga. Lo ha detto il promotore di giustizia Nicola Picardi alla inaugurazione dell'anno giudiziario vaticano, ricordando i problemi posti alla giustizia vaticana dal recente caso di un dipendente vaticano accusato di detenzione e spaccio.
Non essendoci una legge in materia, in mancanza di meglio, per punire il colpevole, alla fine, si e' fatto ricorso a una vecchia legge che prevede che 'qualora le norme penali del Regno d'Italia richiamate in via suppletiva risultino per qualsiasi motivo inapplicabili e manchi qualunque altra disposizione penale speciale ... il giudice, salvi sempre i provvedimenti e le pene spirituali di diritto canonico, puo' applicare al colpevole la pena dell'ammenda fino a lire 9.000 a quelle dell'arresto sino a sei mesi'.
Benche' anacronistica questa norma e' stata comunque applicata, ha spiegato Picardi, per evitare che 'una carenza legislativa potesse trasformare lo Stato della Citta' del Vaticano in una zona franca per detentori e spacciatori di droghe'. Ma a suo avviso 'la sanzione e' inadeguata alla gravita' del reato e non in linea con la legislazione degli altri Stati. A giudizio di questo ufficio - ha concluso Picardi - occorrerebbe, quindi, provvedere a emanare una legge speciale in materia'.
Nuova Zelanda. Studiosi: i dolci creano dipendenza come le droghe
Se ne discute da anni: come mai alcune persone mostrano verso i dolci, e la cioccolata in particolare, un rapporto morboso, che sfiora la dipendenza? La risposta e' semplice, ed e' scritta nero su bianco nei risultati di uno studio scientifico neozelandese: i dolci e la cioccolata danno dipendenza fisica, al pari delle sigarette, poiche' contengono sostanze che vanno a stimolare le stesse aree del cervello sollecitate dalla nicotina. Secondo il dottor Simon Thornley, ricercatore presso il servizio di salute pubblica regionale di Aukland, gli alimenti contenenti zucchero raffinato e farina hanno le stesse qualita' additive del tabacco: "I carboidrati fortemente trasformati come i corn flakes, i dolci e i croissant aumentano rapidamente la quantita' di zucchero nel sangue", spiega lo studioso. "E questo aumento vertiginoso dello zucchero stimola le stesse aree del cervello che sono coinvolte dalla dipendenza da nicotina e da altre droghe". Una conclusione rivoluzionaria: molti di coloro che hanno problemi di obesita', secondo i ricercatori, non sarebbero semplicemente "avidi" di dolci, ma letteralmente dipendenti. "I tossicodipendenti - conferma Thornley - non riescono a fermarsi, anche se sono consci delle conseguenze negative hanno un bisogno fisico delle sostanze da cui dipendono. Esattamente come fanno molti di coloro che mangiano troppi dolci". Lo scienziato si spinge a proporre iniziative di salute pubblica analoghe a quelle messe in campo contro il tabagismo, a partire da scritte sulle confezioni di dolciumi che avvertano sui potenziali rischi.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Medical Hypotheses, ha trovato anche altri elementi che rendono affini la dipendenza da dolci a quella dalle droghe: le persone con un alto Indice di Massa Corporea (BMI) hanno un minor numero di recettori nella parte del cervello che genera sensazioni piacevoli. Una caratteristica identica nelle persone dipendenti da cocaina e alcool. Risultati confermati dai ricercatori dell'Universita' di Princeton, in America, che hanno creato dei veri e propri topi "zuccherodipendenti", che soffrono fisicamente se gli si sottrae loro il dolce, e "rinascono" quando hanno di nuovo a disposizione lo zucchero-droga. Ma a tagliare la testa al toro, uno studio sugli umani: a un gruppo di donne in sovrappeso sono state offerte due bevande che sembravano identiche, con il medesimo sapore, ma solo una conteneva carboidrati e zuccheri, come il riso e lo sciroppo di glucosio, mentre l'altro aveva alcune proteine. Chiedendo alle donne come si sentissero, il gruppo che ha mangiato il cibo zuccherato si e' dichiarato notevolmente piu' allegro di quello che aveva le proteine. "Il modo in cui queste donne si sono comportate in risposta ai carboidrati e' simile a modelli che vediamo nel tossicodipendenti", spiega il capo dei ricercatori Bonnie Spring, professore di medicina preventiva all'Universita' di Chicago. Ma l'aspetto piu' affascinante e inesplorato della ricerca riguarda il collegamento tra gli effetti dell'aumento dello zucchero nel sangue e gli effetti del fumo. Pompare rapidamente lo zucchero nel sangue provoca cambiamenti in vari ormoni e sostanze chimiche, tra cui l'insulina e un aminoacido del cervello. Questo crea piu' benessere di quello creato nel cervello dalla serotonina. Che e' la sostanza sollecitata dalla nicotina. Ecco perche', secondo gli scienziati, mangiare dolci puo' dare un temporaneo sollievo se ci si sente irritabili e nervosi, proprio come fumare una sigaretta.


