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Novità altro

Test Antidroga parlamentari. I documenti della buffonata

 

Notiziario ADUC:

 

Settimana prossima prende il via la processione dei parlamentari che si sottoporranno al test volontario antidroga. Iniziativa che abbiamo definito come una buffonata e su cui suggeriamo la lettura di quest'articolo della senatrice Donatella Poretti. A seguire i testi originali con cui l'iniziativa e' stata diffusa tra i parlamentari. ------------------------------------ Roma 7 Novembre 2009. A tutti i deputati e Senatori Loro sedi Trasmetto, in allegato alla presente, una nota tecnica del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diretta ai Parlamentari che intendano sottoporsi agli accertamenti sull'uso di sostanze stupefacenti, che si svolgeranno da lunedi' 9 novembre a venerdi' 13 novembre p.v. Cordiali Saluti Carlo Giovanardi Qui la lettera originale --------------------------------------- Segue, su carta intestata della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Politiche Antidroga. Il capo Dipartimento il seguente testo (qui la lettera originale):

INFORMAZIONI DI BASE SUL DRUG TEST ED AVVERTENZE

Durante la settimana dal 9 al 13 novembre saranno resi disponibili gli accertamenti di assenza di consumo di sostanze stupefacenti per Senatori e Deputati che volontariamente scelgono di sottoporsi al test.

 

L’iniziativa è stata promossa dal Sottosegretario Carlo Giovanardi, Dipartimento Politiche Antidroga.

 

Sedi degli accertamenti

Gli accertamenti potranno essere eseguiti presso:

 

- il Presidio Sanitario della Presidenza del Consiglio dei Ministri dislocato in Via della Mercede con ingresso in via del Moretto 13.

 

L’intera procedura di prelievo, stoccaggio, l’esame rapido e trasferimento dei campioni ai laboratori di analisi di secondo livello verrà svolta da personale sanitario del Dipartimento sotto la direzione del Capo Dipartimento Politiche Antidroga (Dirigente Medico), coadiuvato da collaboratori sanitari specializzati.

 

Di che cosa si tratta

Si tratta di accertare se nella persona che volontariamente si sottopone al test sono evidenziabili tracce di sostanze stupefacenti quali cocaina, eroina, amfetamine e cannabis. La loro assunzione comporta una distribuzione nei fluidi e tessuti corporei e quindi la presenza per un certo periodo di tempo nelle urine e nei capelli. Questo periodo varia in relazione al tipo di sostanza, alla quantità assunta e alla frequenza di assunzione.

 

Il test è volontario e attuabile solo con il consenso informato, sottoscritto dall’interessato.

 

Modalità di esecuzione

Il test può essere eseguito utilizzando diversi materiali biologici. In tale circostanza si potranno utilizzare:

 

- urina: consente di rilevare la presenza di sostanze consumate fino a qualche giorno prima e assunte anche in modica quantità;

 

- capello: generalmente permette l’identificazione di consumi su periodi più lunghi in base alla lunghezza del capello (risalendo anche a parecchi mesi precedenti) e per assunzioni di discreta quantità;

 

- urina e capello: combina le caratteristiche dei due tipi di indagine aumentando la certezza del risultato.

Test su urina

: per garantire l’affidabilità del test la raccolta delle urine sarà eseguita “a vista” e cioè sotto il controllo diretto di un sanitario. Tutto questo al fine di garantire che non vi possa essere una sostituzione indebita o una alterazione del campione di urina consegnato. Pertanto chi vorrà sottoporsi a questo esame deve essere consapevole della necessità che sarà controllato a vista dal personale sanitario (dello stesso sesso) durante la minzione. Questa operazione purtroppo è necessaria e non evitabile al fine di garantire la correttezza e l’incontrovertibilità delle procedure di raccolta dei campioni biologici.

 

Successivamente, su richiesta dell’interessato, sarà possibile effettuare un primo e preliminare test rapido (5 min.) sul campione di urina per valutare in prima battuta la presenza delle sostanze. Questo primo test, pur essendo abbastanza affidabile, può presentare un margine di errore (falsa positività o negatività), pertanto un campione della stessa urina verrà mandato in laboratorio per un secondo test ad alta specificità in modo da confermare il primo risultato (sia esso negativo che positivo).

 

Se si vorrà evitare l’esame urine, per proprie difficoltà personali, si potrà eseguire solo il test su capello.

 

 

Test su capello:

verranno tagliate alcune piccole ciocche di capelli (almeno 100 mg.) nella zona occipitale (nuca) su cui verranno espletate le successive analisi di laboratorio ad alta specificità. Le sostanze ricercate saranno quelle riportate precedentemente. In questo caso però i tempi di consegna dei risultati saranno più lunghi e non immediati.

Trasmissione dei campioni al laboratorio analisi

: tutte le procedure di raccolta, stoccaggio, trasmissione e conservazione dei campioni seguiranno le norme e le linee guida internazionali e nazionali in materia al fine di garantire la massima sicurezza ed affidabilità.

 

Avvertenze e raccomandazioni

È vietato far assistere all’interno degli ambulatori sanitari alle operazioni mediche, anche preliminari, compresa la consegna dei risultati persone a qualsiasi titolo estranee, salvo personale medico di fiducia, assistenti personali in caso di invalidità o condizioni psicofisiche che necessitino di sopporto di personale sanitario o di accompagnamento.

 

Sarà necessario avvertire il medico al momento dell’esame dell’assunzione pregressa di farmaci che potrebbero interferire con gli esami.

 

Costi

Il costo totale previsto per gli accertamenti è di 70 euro omnicomprensivo, che dovrà essere versato al momento dell’accertamento con l’ottenimento di ricevuta.

 

Anonimato

La procedura di accertamento è stata studiata affinchè non vi sia la raccolta di dati anagrafici che possa identificare in alcun modo la persona sottoposta agli esami. Al richiedente il test verrà da subito affidato un codice numerico univoco di identificazione (un PIN personale) che conoscerà

solo

il diretto interessato e che sarà applicato su tutti i campioni di materiali biologici e l’eventuale documentazione di accompagnamento. Pertanto tutti i campioni in laboratorio, anche durante le lavorazioni, non avranno alcun nominativo identificabile ma solo numeri di codice anonimi. Il numero di codice sarà quindi in possesso solo dell’interessato che si è sottoposto al test e che dovrà esibirlo al momento del ritiro delle analisi. In caso di smarrimento di tale codice, non sarà possibile recuperare i risultati delle proprie analisi non esistendo alcun modo di poter collegare i risultati alla identità della persona se non tramite questo codice, in possesso solo dell’interessato.

 

Non sarà conservata alcuna documentazione riportante in nominativo della persona che esegue gli accertamenti ne alcuna associazione tra nominativo del soggetto e codice identificativo anonimo e personale.

 

Verrà eseguita una campionatura dei materiali biologici in modo da poter permettere anche in seguito, su richiesta dell’interessato, eventuali controanalisi o ulteriori approfondimenti. In caso di positività alla prima analisi gli esami verranno eseguiti anche in un secondo laboratorio ad alta specializzazione. I campioni saranno conservati per 30 giorni dopo la consegna dei risultati ed in seguito totalmente smaltiti.

 

Solo i risultati generali e comprensivi di tutte le analisi eseguite (cioè le elaborazioni statistiche sui dati aggregati e non singoli come il numero di risultati positivi su tutti i campioni) potranno essere oggetto di pubblicazione.

 

Modalità di accesso all’esecuzione dell’esame e ritiro referti

Come prenotare:

gli esami possono essere fatti solo su prenotazione telefonando al n. 06.67796350.

 

Consegna dei referti

I risultati potranno essere ritirati esclusivamente dall’interessato esibendo il codice personale presso il Dipartimento in via della Vite 13. In caso di impossibilità al ritiro personale è possibile dare delega formale a persona di fiducia ma comunicando prima dell’esame questa necessità che dovrà necessariamente essere riportata dal medico sul codice personale consegnato all’interessato prima dell’esecuzione dell’esame.

 

I risultati di laboratorio completi potranno essere ritirati dopo circa 10 giorni dalla esecuzione del test.

 

Si rammenta che la perdita del codice personale renderà impossibile il ritiro del referto e l’identificazione futura di qualsiasi risultato.

La GdF oscura il sito di Alkemico e perquisisce il negozio

Vasta operazione della Guardia di Finanza che ha coinvolto anche la città martire e che ha visto oltre al sequestro ed all’oscuramento del sito internet www.alkemico.com per istigazione all’uso di sostanze stupefacenti anche perquisizioni all’interno del negozio “Alkemico di Cassino ed il sequestro di semi di cannabis, spore di funghi allucinogeni, libri con le istruzioni, serre e lampade per la coltivazione domestica di marijuana. “I negozi “Smart Shops”, diffusi su tutto il territorio nazionale con lo scopo di commercializzare le cosiddette “droghe legali” (o “furbe”, perché non classificate dalla legge tra le droghe vietate), sono illegali perché istigano all’uso di sostanze stupefacenti – dichiarano dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone – Questo è il senso dell’operazione di polizia giudiziaria posta in essere, nella mattinata odierna, da militari della Guardia di Finanza appartenenti al Comando Provinciale Frosinone ed al Nucleo Speciale Frodi Telematiche, che hanno eseguito l’oscuramento del sito internet www.alkemico.com, più volte salito alla ribalta della cronaca nazionale.

 

Le Fiamme Gialle hanno provveduto anche al sequestro di centinaia di accessori finalizzati alla coltivazione casalinga della cannabis indica e dei funghi allucinogeni”. Tre mesi di indagini in relazione al reato di istigazione all’uso di narcotici, coordinate dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Maria Beatrice Siravo, hanno permesso al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Cassino, dott.ssa Alessandra Tudino, di emettere il decreto di sequestro del sito web e di altri prodotti venduti nel negozio di Cassino della catena commerciale. “Nel corso delle investigazioni – prosegue il Comando Provinciale – la Guardia di Finanza aveva accertato che il punto vendita di Cassino, affiliato in franchising ad una società già con sede in San Marino e successivamente con sede in Rimini, vendeva al pubblico una vasta serie di prodotti che permettevano la coltivazione e produzione di marijuana ed il consumo della stessa”. Nel negozio, infatti, la Guardia di Finanza di Cassino ha rinvenuto e sequestrato tutto il necessario per creare, all’interno della propria abitazione, delle vere e proprie piantagioni intensive di cannabis indica: dalla serra alla lampada che sostituisce la luce solare, dai fertilizzanti ai concimi arricchiti, dalle vasche con sistemi di irrigazione ai semi ed ai funghi allucinogeni, fino ai manuali di istruzioni che descrivevano minuziosamente ogni passo da fare per ottenere rigogliose fioriture di piante di canapa indiana o di funghi psylocibe. Ovviamente, nel catalogo erano compresi anche numerosi oggetti per il consumo dello stupefacente autoprodotto: dalle cartine di ogni tipo e dimensione ai narghilè, passando per i chillum, cioè le pipe della tradizione etnica africana, utilizzate dai tossicodipendenti.

Tutti i prodotti venduti nel negozio erano distribuiti anche attraverso le pagine su internet della catena commerciale, come è stato rilevato dagli specialisti appartenenti al Gat – Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, che hanno tracciato il sito individuandone i responsabili e la localizzazione. Gli stessi militari dell’Unità Speciale hanno proceduto al sequestro ed all’oscuramento dello spazio web presso il server di Torino che lo ospitava. “La legislazione antidroga italiana – conclude la Guardia di Finanza – pone severi limiti alla commercializzazione di tali prodotti, come è stato di recente confermato da una sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha stabilito l’illiceità dell’induzione alla coltivazione ed all’uso delle droghe se fatta nel contesto degli “Smart Shops”, ovvero dei siti web ad essi riconducibili, che forniscono materialmente tutto il supporto indispensabile alla produzione ed all’uso delle droghe, realizzando così il reato di istigazione. Gli appostamenti effettuati dalle Fiamme Gialle hanno permesso di identificare, tra i clienti, una grande maggioranza di minorenni”. Sono due, al momento, i soggetti indagati per istigazione all’uso di sostanze stupefacenti, reato punito con la reclusione da uno a sei anni.

fonte http://www.enjoint.info/?p=1009

 

Nuove droghe: la difficoltà di "colpire un bersaglio in movimento"

Fonte: Osservatorio Europeo delle Droghe e delle TossicodipendenzeL’Europa si trova di fronte a un mercato delle droghe sintetiche sempre più complesso e instabile. I produttori sono in grado di adattarsi rapidamente alle nuove misure di controllo, offrendo nuovi prodotti e creando nuove opportunità di commercializzazione. Preoccupa il fenomeno crescente della produzione di sostanze legali alternative alle sostanze illecite.Questi sono i nuovi trend osservati sul mercato europeo delle droghe sintetiche e presentati all’interno della “Relazione annuale 2009: evoluzione del fenomeno della droga in Europa”. Il sistema di allarme rapido europeo è uno degli strumenti che ha segnato un progresso nell’individuazione di nuove sostanze sul mercato della droga. Nel 2008 sono state individuate 11 nuove sostanze sintetiche e due di origine vegetale (kratom e kava), ed è stato rintracciato per la prima volta un cannabinoide sintetico (JWH-018, meglio noto come spice).Internet assume sempre più importanza per la commercializzazione online di sostanze psicoattive. Un’indagine del 2009 su 115 negozi online in 17 paesi europei, ha evidenziato come la maggior parte dei venditori online individuati si concentri in Regno Unito (37%), in Germania (15%), nei Paesi Bassi (14%) e in Romania (7%).Cambia anche la composizione dell’ecstasy, secondo una tendenza osservata soprattutto nei Pesi Bassi e in Danimarca: le nuove pasticche anziché contenere MDMA, contengono mCPP. Tuttavia è ancora presto per poter affermare se tale sviluppo sai temporaneo o indice di un mutamento più significativo. “La velocità alla quale si muove ed evolve il mercato della droga, illustra come la globalizzazione e l’innovazione rappresentino una sfida in costante crescita per i paesi. Anche gli attuali approcci al monitoraggio e le misure da contrapporre al consumo delle nuove sostanze psicoattive dovranno subire un’evoluzione se intendono rimanere al passo con questo nuovo fenomeno”, ha commentato il direttore dell’OEDT Wolfgang Götz.

DOTTORE, HO UN PROBLEMA CON IL SESSO

GIOVANI Dal sessuologo tra i 20 e i 30 anni: l’aumento di consulenze è significativo.

Perché cresce l’ansia da prestazione, mediata da modelli sbagliati

di Elettra Aldani, DRepubblica

 

Calo del desiderio, défaillance imbarazzanti, ansia da prestazione, abuso di Viagra, “coppie bianche” dove la passione non è mai stata di casa, neanche per sbaglio. Il sesso? È diventato un problema, “il” problema. Il nervo scoperto non solo, come ci si aspetterebbe in modo fin troppo prevedibile,

per i 40-50enni in crisi di mezza età, ma anche per i giovani poco più che ventenni. Che - sembra questa la novità - corrono a frotte dall’esperto a chiedere aiuto. È Roberta Giommi, presidente dell’Istituto Internazionale di Sessuologia, a suggerire una riflessione sull’argomento: «Negli ultimi 5 anni sono aumentate moltissimo le richieste di consultazione da parte di giovani tra i 20 e i 30 anni. Si tratta sia di coppie che di singoli. Non ho dati numerici precisi. Ma è netta la percezione di un fenomeno significativo».

 

Un ventenne, in linea del tutto teorica, dovrebbe essere lontano anni luce da questo tipo di problematiche. E invece che succede? «Succede che l’età media del primo rapporto è intorno ai 14 anni: a 25 si hanno già 10 anni buoni di vita sessuale sulle spalle. E succede che le coppie, intorno ai 30, spesso “non hanno tempo” per il sesso: il lavoro, lo studio, la carriera, l’organizzazione della giornata, rosicchiano spazio ed energie alla sessualità. Un nodo che la coppia cerca di sciogliere insieme, e questo è senz’altro positivo, dimostra che il concetto di salute sessuale in qualche modo è acquisito». Il problema vero, però, è anche un altro, e si chiama ansia da prestazione. «Il sesso dovrebbe essere gioioso. Invece è diventato una specie di lavoro, ripetitivo e ansiogeno, con una tale enfasi sui risultati che in questa situazione il corpo», spiega Giommi, «paradossalmente quasi sparisce». L’ansia da prestazione gioca brutti mente scherzi.

Riguarda i maschi, naturalmente, ma pure le femmine, più consapevoli, certo, ma anche dedite, ormai, a confronti da bar sport ( Sex and the City docet).

 

UN EPISODIO E POI IL DRAMMA

«Tutto ciò che riguarda il sesso oggi è amplificato. Basta una sola défaillance, che a quest’età si risolve di solito in un episodio di eiaculazione precoce - del tutto “normale”- ed è un dramma. Si ha immediatamente il terrore di avere un problema serio», spiega Fabrizio Quattrini, psicosessuologo, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, che conferma il dato di crescente domanda di consultazioni da parte di under 30: «Tanti gli uomini, e questa forse è una novità rispetto alla classica e maggiore consuetudine delle donne a riconoscere e affrontare i problemi psicologici. Sono i maschi, d’altronde, a sembrare particolarmente in difficoltà, alle prese con il diverso ruolo femminile, più autonomo e giudicante». Le donne hanno più esperienze, e valutano le prestazioni. L’uomo è spaventato, sintetizza Quattrini. Che non manca di sottolineare il conseguente problema dell’abuso, in questa fascia anagrafica non sospetta, di farmaci come il Viagra e il Cialis. Prescritti con leggerezza, usati per esorcizzare paure, scambiati per la cura miracolosa a disfunzioni più temute che reali, assunti a scopo preventivo per sciogliere la timidezza e non incorrere nelle temutissime figuracce. Ben presente, davanti a tutto, l’idea distorta di una super-performance da raggiungere a tutti costi. E le donne? Il problema è l’orgasmo: «Alcune », una piccola minoranza, «non riescono proprio a raggiungerlo», spiega Quattrini, «altre lo ottengono solo con l’autoerotismo. Altre inseguono il mito dell’orgasmo multiplo ». E qui cadiamo nella solita trappola della performance eccezionale (devo avere sempre voglia di fare sesso, devo avere l’orgasmo multiplo e così via) cui rispondere immancabilmente, pena un senso di fallimento e inadeguatezza. Tanta paura può portare anche - è una teoria, come due facce della stessa medaglia - a una fuga. A rifugiarsi in dinamiche conosciute e rassicuranti. Le “coppie bianche” sono una realtà ormai assodata (4 coppie su 10 presenterebbero una “sessualità inesistente”, secondo alcuni dati della Federazione Europea di Sessuologia) e non solo tra i più anziani. «Io le chiamo“ le coppie dei migliori “amici” », conferma Quattrini. Sodalizi fondati esclusivamente, e ”sin dall’inizio, su una forte progettualità e affettività. Unioni che non possono avere un destino felice: «Perché, sotto, c’è un problema più grande ». E che arrivano a scoppiare di fronte all’evidenza più palese eppure, non si sa come, non calcolata: «A un dato momento queste coppie vogliono un figlio. A quel punto il problema sesso esplode, come una bomba». Giovani, pieni di ansie e paure, in fila dal sessuologo per sbrogliare la matassa di problemi sempre più evidenti e insopportabili. Ma forse una puntualizzazione è d’obbligo. sopportabili. Come sottolinea Alessandra Kustermann, direttore dell’Unità di Pronto Soccorso e Accettazione Ostetrico-ginecologica alla Fondazione Policlinico Mangiagalli di Milano: «Non è che le 40enni non abbiano avuto gli stessi problemi di quelli che possa avere una giovane donna che oggi ha 20 anni. È che prima queste cose si gestivano tra le mura domestiche, oggi invece c’è - e meno male - una maggiore consapevolezza rispetto alla generazione precedente». Problemi vecchi, dunque. Quella che cambia è la percezione (ho un problema) e l’atteggiamento (vado dal medico). «I giovani sentono che la sessualità è parte integrante della persona e della coppia, e quindi chiedono aiuto», prosegue Kustermann, che spiega: «Anni fa, semplicemente, i ginecologi non chiedevano alla paziente notizie su come andasse la vita sessuale. Non c’era il problema solo perché non se veniva riconosciuto come tale». Vero. Ciò non esclude affatto, del resto, che qualcosa sia accaduto. Francesca Sartori, docente di Sociologia delle Disuguaglianze di Genere all’Università di Trento, collaboratrice di alcune ricerche dell’Università dell’Istituto IARD (che dal 1983 si occupa di giovani) sintetizza la profonda trasformazione dello scenario sociale: «Relativamente al sesso, oggi sono venute meno le norme di prescrittività dettate dalle religioni e dalle ideologie, norme che, se contravvenute, procuravano sensi di colpa. Però c’è un altro tipo di diktat cui dover dare conto: l’imperativo alla performance, al rispondere alle aspettative sociali del gruppo ». Vale soprattutto per i maschi che arrancano dietro alle femmine, più forti e meno passive di un tempo. Meglio non generalizzare, avverte Sartori, che però indica un altro punto indiscutibile: «Il ritardo che i giovani - in casa coi genitori fino a 30 anni - hanno verso l’autonomia e la copertura del ruolo adulto». E poi l’informazione. Va sicuramente meglio di prima, «eppure in Italia l’uso della pillola è bassissimo, e si continua a fare sesso non protetto».

«SONO NORMALE?» LE RAGAZZE HANNO PIÙ ESPERIENZA. E I RAGAZZI HANNO PAURA DEI CONFRONTI

«Non riesco a durare più di minuti. Dottore, sono normale?». Antonio Granata, urologo e andrologo all’Ospedale Sacco di Milano, nonché consulente all’AIED, punta il dito sulla disinformazione - che spesso diventa crassa ignoranza - e su una lacuna enorme che comincia nella scuola. «Arrivano col cronometro, mi chiedono se un rapporto di un quarto d’ora è normale, o se soffrono di eiaculazione precoce. I criteri di “normalità” sono falsati, i termini di paragone sono sbagliati e formati sulle super-prestazioni viste nei film porno. Che troppo di frequente sono l’unico strumento di Informazione e di educazione sessuale». Un problema culturale. Si presta una grande attenzione al sesso. E questo di

per sé sarebbe positivo, in termini di maggiore consapevolezza e autodeterminazione. Ma l’eccessiva attenzione ha una ricaduta negativa. Diventa il problema. «Di sesso si parla troppo, soprattutto se ne parla male», spiega Dolores Bracci, psicologa e sessuologa all’AIED di Milano. «C’è un incremento giovanile della domanda di consulenze, da inquadrare in una generale tendenza che riguarda tutte le fasce d’età». Ma i disturbi reali, spesso, non ci sono. «Quando una giovane donna mi chiede come fingere meglio l’orgasmo siamo di fronte non a una volontà di migliorare la propria vita sessuale, quanto alla necessità di rispondere a obbiettivi di immagine, a quello che si suppone sia il modello nell’immaginario erotico maschile». Il riferimento? I costumi mediati soprattutto dalla televisione. E dai film porno, dei quali i più giovani sono grandi consumatori, anche occasionali. Nodo centrale rimane l’educazione, conclude Bracci: «Si deve passare da lì, per ristabilire un concetto di “normalità”. E non si tratta solo di educazione sessuale, ma anche affettiva e sentimentale».

Rapporto europeo sulle droghe, la domanda che nessuno sembra porsi

Quando si parla di droga, l'informazione italiana non sa far altro che cronaca. Non c'è stato uno dei maggiori quotidiani italiani che, nel riportare i tristi numeri della Relazione annuale dell'Osservatorio europeo delle droghe presentato ieri, abbia posto domande sul loro significato. Eppure è molto semplice. Ogni anno, i rapporti del Governo italiano, dell'Europa e dell'Onu mostrano un aumento del consumo di droghe, un incremento di morti per droga, l'espansione di organizzazioni criminali e terroristiche grazie al mercato illegale della droga. Anche quest'ultimo rapporto si inserisce in una tradizione decennale. Un giornalista dovrebbe chiedersi: visti i numeri, stiamo affrontando il fenomeno con gli strumenti giusti? Le risposte sono due: o la strategia proibizionista funziona, seppur debba essere nuovamente intensificata; oppure non funziona. Sia la prima che la seconda risposta presuppongono però che la domanda sia posta, altrimenti anche i prossimi due, dieci, cento rapporti fotograferanno una situazione in costante deterioramento. Ora, facciamo uno sforzo di fantasia, e immaginiamoci che qualche autorevole quotidiano abbia posto la domanda. Lo so, bisogna sforzarsi un po', ma immaginate che il giornalista, intento a organizzare in un articolo i suoi copia e incolla di cifre e di agenzie di stampa, abbia avuto un sussulto di curiosità: dopo decenni di guerra alla droga, sono questi i risultati? Da quarant'anni l'Italia e l'Europa hanno adottato una strategia improntata su proibizionismo e repressione. E da quarant'anni, con poche eccezioni, quella strategia è stata implementata via via con sempre maggior vigore fino ad arrivare a oggi: carceri piene per reati connessi agli stupefacenti, tribunali sommersi, buona parte del budget delle forze dell'ordine destinato alla repressione, e ora anche l'invio degli eserciti Nato in Afghanistan, dove il nemico è responsabile del 90% dell'eroina mondiale. Nonostante ciò, le organizzazioni mafiose e terroristiche continuano a crescere, come anche i consumatori e i decessi per overdose. Non sono abbastanza quarant'anni di fallimenti, certificati da centinaia e centinaia di rapporti annuali, per cominciare a mettere in discussione il proibizionismo? Magari il nostro giornalista, trasportato dalla curiosità, potrebbe porre la domanda anche a colui che dal 2001 guida quasi ininterrottamente la politica antidroga in Italia, Carlo Giovanardi, visto che l'Italia continua a espandere la sua teca di primati negativi. Se non altro per chiedere conto del suo operato. Ma non spingiamoci troppo il là con la fantasia. Nessuno farà questa domanda, mentre la politica sembra aver già trovato la nuova panacea: i test antidroga per i parlamentari. Ovviamente volontari e segreti. E la pagliacciata parlamentare ha già sulla stampa maggiore spazio della tragica realtà che emerge dall'ultimo, sempre più inutile, rapporto europeo.

 

Pietro Yates Moretti

ADUC DROGHE

Betty Boop Cartoon Banned For Drug Use 1934

Terribile epidemia di ridarella data dal gas esilarante!

(anche un po' angosciante: un cimitero intero con le lapidi che si sganasciano…)

Droga killer del sesso, anche per i giovanissimi. Ecstasy, eroina e popper le sostanze più pericolose

 

 (Adnkronos) - Da un'indagine condotta su 2.100 diciottenni veneti risulta che l'uso di stupefacenti è molto diffuso tra i giovani, anche se c'è una netta differenza per tipo di droga e per quantità di sostanze assunte. L'esperto: "I ragazzi non si erano resi conto dell'origine dei loro problemi sessuali"

 

Roma, 3 nov. (Adnkronos Salute) - Droga killer del sesso, anche per i giovanissimi. In particolare pasticche di ecstasy, polvere di eroina e fiale di popper (varie forme di nitriti assunti per inalazione) hanno pesantissimi effetti sull'attività sessuale maschile. Secondo un'indagine condotta su 2.100 diciottenni veneti, infatti, l'assunzione prolungata di ecstasy aumenta di 30 volte il rischio di incorrere in disturbi e alterazioni della sessualità, un pericolo che con l'eroina cresce di di 23 volte.

 

 

"Mentre per i giovanissimi che prendono il popper almeno una volta alla settimana il pericolo di avere un orgasmo doloroso aumenta di 122 volte rispetto a chi non ne fa uso", spiega all'ADNKRONOS SALUTE Carlo Foresta, direttore del Centro di crioconservazione dei gameti maschili dell'Azienda ospedale-università di Padova. Il Centro ha condotto l'indagine insieme alla Provincia di Padova, su un gruppo di diciottenni che frequentano gli ultimi anni della scuola media superiore. Dall'inchiesta, che verrà presentata ufficialmente giovedì 17 novembre all'Università padovana, emerge che l'uso di stupefacenti è molto diffuso tra i giovani, anche se c'è una netta differenza per tipo di droga e per quantità di sostanze assunte. "Inoltre i ragazzi non si erano resi conto dell'origine dei loro problemi sessuali", spiega Foresta, né si erano allarmati per la frequenza delle defaillance. Il 51% dei giovani ha messo di aver provato la marijuana, il 18% la consuma almeno una volta al mese, l'11% almeno una volta la settimana. Inoltre l'1% ha provato almeno una volta l'eroina, il 10% la cocaina. Un'elevata percentuale di ragazzi ha dimestichezza con il popper (20%) e una buona quota ne fa un uso frequente.

 

"Così siamo andati a verificare l'influenza delle sostanze stupefacenti sul sistema riproduttivo e sessuale dei maggiorenni. Uno studio in corso a livello nazionale, coordinato a Roma, del quale curiamo la parte relativa al Veneto - dice lo studioso - Ebbene, dalla ricerca è emerso che circa il 10% dei ragazzi intervistati lamenta un qualche" problema "della sessualità". Un dato singolare, considerando che si tratta di giovanissimi. "Esaminando nello specifico la relazione tra assunzione di droghe e sesso, abbiamo riscontrato che i ragazzi che prendono sostanze hanno una più elevata probabilità di disturbi, in particolare legati proprio all'uso di popper, ecstasy ed eroina", conclude Foresta.

Internet: al gemelli di Roma in cura primo 'schiavo' del web

Roma, 2 nov. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - E' arrivato alle 13 al Policlinico Gemelli di Roma il primo paziente affetto da dipendenza da Internet e pc, inclusi i social network come Facebook. "E' un uomo, come gli altri sei che finora hanno prenotato da noi la prima visita", spiega all'ADNKRONOS SALUTE lo psichiatra Federico Tonioni, coordinatore dell'ambulatorio dedicato all'Internet Addiction Disorder presso il Gemelli. Una struttura che inizia l'attivita' oggi, all'interno del Day hospital psichiatrico, con l'obiettivo di curare la dipendenza patologica da Internet, e i disturbi del comportamento ossessivo che riguardano il web. Situato al piano -1 del Gemelli, l'ambulatorio arricchisce l'offerta assistenziale dell'Unita' operativa di consultazione psichiatrica del Policlinico per la cura di tutte le dipendenze, da quelle da alcol e droghe fino a quella da gioco d'azzardo. Per i programmi di riabilitazione l'attivita' degli psichiatri del Gemelli si avvale della collaborazione dell'Associazione 'La Promessa'. "Per il momento gli appuntamenti sono stati presi da uomini - dice Tonioni - anche se non sembra che ci siano delle differenze di sesso tra quanti cadono nelle trappole della Rete. Forse i maschi si rendono conto prima di avere un problema". L'eta' media attesa dagli specialisti e' intorno ai 20-35 anni, prosegue l'esperto, ricordando che "l'utilizzo patologico di Internet provoca sintomi fisici molto simili a quelli dei tossicomani in crisi di astinenza. Grazie a questo nuovo ambulatorio - assicura Tonioni - potremo garantire ai nostri pazienti di contenere quel malessere che per molti durante l'astinenza dal web si trasforma in ansia, depressione e paura di perdere il controllo di cio' che accade in Internet, intervenendo nella struttura mentale sottostante alla dipendenza con curiosita' e umilta'"

Contenuto Redazionale Riportiamo un articolo a firma Adriano Sofri, pubblicato su la Repubblica di ieri. Per non dimenticare.

 

PRIMA di tutto riguardiamo le fotografie di Stefano Cucchi. Quelle di un giovane magro, un geometra, che ha avuto a che fare con la droga e sa che gli potrà succedere ancora, e intanto vive, sorride, lavora, abbraccia sua madre, scherza con sua sorella. I giornali in genere hanno preferito pubblicare queste. E quelle di un morto, scheletrito, tumefatto, infranto, il viso che eclissa quello del grido di Munch e delle mummie che lo ispirarono, il corpo di una settimana di Passione dell’ottobre 2009. La famiglia di Stefano ha deciso di diffondere quelle fotografie.

Nessuno è tenuto a guardarle. Ma nessuno è autorizzato a parlare di questa morte, senza guardarle.
Per una volta, sembra che tutti (quasi) ne provino orrore e sdegno, e vogliano la verità e la punizione. È consolante che sia così. Ma è difficile rassegnarsi alle frasi generiche, anche le più belle e sentite. C’è un andamento provato delle cose, e le parole devono almeno partire da lì. Certo, le parole possono osare l’inosabile. Possono, l’hanno fatto perfino questa volta, dire e ripetere che Stefano Cucchi “è caduto dalle scale”.

Non è nemmeno una provocazione, sapete: è una battuta proverbiale. Se incontrate uno gonfio di botte in galera, lo salutate così: “Sei caduto dalle scale”. Hanno un gran senso dell’humour, in galera. Lo si può anche mettere per iscritto e firmare. Sembra che anche Stefano l’abbia messo a verbale presso il medico del carcere: “Sono caduto dalle scale”. È un modo per evitare di cadere di nuovo dalle scale. Il meritorio dossier Morire in carcere curato da “Ristretti orizzonti” certifica che le morti per “cause da accertare” sono più numerose di quelle per “malattia”.

Tuttavia bisogna guardarsi dall’assegnare senz’altro il calvario di Stefano al capitolo carcerario. Per due ragioni, già documentate a sufficienza. La prima: che fra la persona integra arrestata col suo piccolo gruzzolo di sostanze proibite e la persona cui vengono certificate nell’ambulatorio del tribunale “lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente”, e che lamenta “lesioni alla regione sacrale e agli arti inferiori” (i medici del carcere le preciseranno come “ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione”, e quelli dell’ospedale come “frattura del corpo vertebrale L3 dell’emisoma sinistra e frattura della vertebra coccigea”) fra quelle due condizioni c’è stata solo una notte trascorsa in una caserma di carabinieri.

Il ministro della Difesa - un avvocato penalista - pur declinando ogni competenza nel caso, ha creduto ieri di dichiarare: “Di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione”. Non so come abbia fatto. So che qualcuno vorrà ammonirmi: “Ci risiamo”. Infatti: ci risiamo. I medici e la polizia penitenziaria che dichiarano che Stefano “è arrivato in carcere così” hanno dalla loro una sequenza temporale interamente vidimata.

Questa era la prima ragione. La seconda è che nell’agonia di Stefano - di questo si è trattato, questo sono stati i suoi ultimi sette giorni - sono intervenute tante di quelle autorità costituite da far rabbrividire. Carabinieri, dall’arresto fino al trasporto al processo e alla consegna al carcere. Magistrati, uno dell’accusa e uno giudicante, che in un processo per direttissima per un reato irrisorio e con un giovane imputato così palesemente malmesso da suggerire la visita medica nei locali stessi del tribunale, rinviano l’udienza al 13 novembre e lo rimandano in carcere ammanettato.

Agenti di polizia penitenziaria, che piantonano così rigorosamente il pericoloso detenuto nell’(orrendo) reparto carcerario dell’ospedale intitolato a quel gran detenuto che fu Sandro Pertini, al punto di impedire ai famigliari del giovane di chiederne una qualche notizia ai medici, facendo intendere che occorra un’autorizzazione del magistrato: espediente indecente, perché per parlare col personale sanitario non occorre l’autorizzazione di nessuno. (Sono stato moribondo e piantonato in un ospedale, e nessuno si sognò di dire ai miei che non potevano interpellare i medici: e vale per chiunque). Espediente, oltretutto, che costringe a chiedersi quale movente lo ispirasse.

Una sovrintendente e, a suo dire, un medico di turno, che, anche ammesso che non abbiano saputo delle visite ripetute e trepidanti dei famigliari, hanno dichiarato di non aver notato i segni delle lesioni sul volto di Stefano, “in quanto si teneva costantemente il lenzuolo sulla faccia”! Frase che insegue l’altra sulla caduta dalle scale: un detenuto malconcio al punto di essere tradotto in ospedale non viene visto da chi lo sorveglia e da chi lo cura perché si tiene il lenzuolo sulla faccia.

Non hanno visto “il volto devastato, quasi completamente tumefatto, l’occhio destro rientrato a fondo nell’orbita, l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia in modo abnorme, la mascella destra con un solco verticale, a segnalare una frattura, la dentatura rovinata”… Non era un lenzuolo: era l’anticipazione di un sudario. Questo non ha impedito a un medico di turno di stilare un certificato in cui si legge che Stefano è morto “di presunta morte naturale”.

Infine, c’è l’autopsia eseguita sul cadavere straziato, nel corso della quale si proibisce al consulente di parte di eseguire delle foto. (Quelle che guardiamo oggi, chi ne ha la forza, sono state prese per la famiglia dal personale delle pompe funebri). È stata, la settimana di agonia di Stefano, una breve marcia attraverso le istituzioni. Questo sono infatti, al dunque, le istituzioni: persone che per conto di tutti si trovano a turno ad avere in balia dei loro simili: persone delle forze dell’ordine, giudici, medici, e anche politici e giornalisti…

Tutti (quasi) chiedono giustizia e verità. Bene. Un pubblico ministero ha già imputato di omicidio preterintenzionale degli ignoti, ieri. I colpevoli non sono certo noti, e non lo saranno fino a prova provata: ma gli imputati sono noti. Quanto al preterintenzionale, è un segno di garantismo notevole, venendo da una magistratura che quando l’aria tira imputa di omicidio volontario lo sciagurato che abbia travolto qualcuno con l’automobile.

 

riflessioni sull'abuso di Internet

Il primo agosto del 2005 rimarrà nella memoria. Finito di lavorare Lee Seung Seop fece un salto all’Internet café. Viveva a Seul in Korea. Cinquanta ore dopo il riparatore di caldaie di 28 anni ebbe un arresto cardiaco. Aveva fatto una baldoria di gioco su Internet senza mai fermarsi né per mangiare nè per dormire.   La sua morte ha attivato la ricerca sul problema della dipendenza da Internet in Corea. Si stima oggi che il 4% dei bambini abbia questo disturbo. Le stime per la Cina sono considerevolmente più alte, circa il 15% sarebbe caduto nella dipendenza.   Quanto sia la prevalenza di questo problema tra i bambini italiani non è conosciuto: è un fenomeno ancora piuttosto nuovo. Anche gli adulti possono diventare dipendenti da Internet: negli Stati Uniti una ricerca svolta su un campione selezionato casualmente ha concluso che più di 1 adulto ogni 8 va considerato dipendente da Internet.   Tutte queste stime vanno essere interpretate con una certa cautela poichè attualmente non vi è ancora una vera e propria diagnosi psicopatologica di dipendenza da Internet, anche se è in corso la sua immissione nel prossimo Manuale Diagnostico e Statistico, DSM V°. Rimane che sempre più genitori chiedono consiglio su cosa fare coi propri figli che passano ore chiusi di fronte allo schermo del pc.   risky-redi Umberto Nizzoli (Psicologo, già direttore del Dipartimento delle Dipendenze di Reggio Emilia)

INFORMAZIONE

RAGAZZI DEVO ANDARE AL GOT PER LE ANALISI MI è APPENA ARRIVATA LA LETTERA.... E TRA UNA SETTIMANA.... VORREI SAPERE IO FUMO UNA CANNA OGNI SERA CE LA FACCIO A SMALTILRA.....

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