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Novità altro

test dipendenza da Internet

Solo uno specialista può disgnosticare la dipendenza da internet, ma il test realizzato dalla psicologa Kimberley S. Young può costituire un primo indicatore. Eccolo: "Per determinare il livello della vostra dipendenza rispondete alle seguenti domande dando un punteggio alle vostre risposte in base a questa scala". 1 = mai 2 = raramente 3 = ogni tanto 4 = spesso 5 = sempre 1. Quante volte vi siete accorti di essere rimasti online più a lungo di quanto intendevate? 2. Vi capita di trascurare le faccende domestiche per passare più tempo online? 3. Vi capita di preferire l’eccitazione offerta da Internet all’intimità con il vostro partner? 4. Vi capita di stabilire nuovi rapporti con altri utenti online? 5. Accade che le persone attorno a voi si lamentino per la quantità di tempo che passate online? 6. Accade che i vostri studi risentano negativamente della quantità di tempo che passate online? 7. Vi capita di controllare la vostra e-mail prima di fare qualche altra cosa importante? 8. La vostra resa sul lavoro o la vostra produttività sono influenzate negativamente da Internet? 9. Vi capita di stare sulla difensiva o di minimizzare quando qualcuno vi chiede cosa fate online? 10. Quante volte vi ritrovate a scacciare pensieri negativi sulla vostra vita con il pensiero consolatorio di Internet? 11. Vi capita di scoprirvi a pregustare il momento in cui andrete nuovamente online? 12. Vi succede di temere che la vita senza Internet sarebbe noiosa, vuota e senza gioia? 13. Vi capita di scattare, alzare la voce o rispondere male se qualcuno vi disturba mentre siete collegati? 14. Perdete ore di sonno perché restate alzati fino a tardi davanti al computer? 15. Vi capita di concentrarvi col pensiero su Internet quando non siete al computer, o di fantasticare di essere collegati? 16. Vi capita di scoprirvi a dire "ancora qualche minuto e spengo"quando siete online? 17. Avete già tentato di ridurre la quantità di tempo che passate online senza riuscirvi? 18. Cercate di nascondere quanto tempo passate online? 19. Vi capita di scegliere di passare più tempo online anziché uscire con gli altri? 20. Vi capita di sentirvi depressi, irritabili o nervosi quando non siete collegati, mentre state benissimo quando siete nuovamente davanti al computer? "Dopo aver risposto a tutte le domande, fate la somma delle cifre assegnate ad ogni risposta per il vostro punteggio. Più alto è il punteggio, maggiore è il livello di dipendenza e più numerosi i problemi causati dall’abuso di Internet. Questa scala vi aiuterà a misurare il vostro punteggio". 20 – 39 punti: siete utenti "normali". A volte vi può capitare di navigare in rete un po’ troppo a lungo, ma avete il controllo della situazione 40 – 69 punti: avete già diversi problemi a causa di Internet. Dovreste soffermarvi a riflettere sull’impatto di questa tecnologia nella vostra vita. 70 – 100 punti: il vostro abuso di Internet sta causando problemi notevoli nella vostra vita. È opportuno che li affrontiate adesso

Fvg. Nuova frontiera della guerra alla droga: test obbligatori nelle scuole?

Il gruppo consiliare Pdl del Friuli Venezia Giulia chiede alla Giunta di effettuare test anonimi nelle scuole per conoscere come i giovani si pongono nei confronti della droga, fumo e alcol. Lo chiedono, in una mozione, i consiglieri regionali Roberto Novelli, Paolo Ciani, Franco Baritussio, Maurizio Bucci e Luigi Cacitti. Gli esiti dei test, secondo i consiglieri, dovrebbero consentire di creare un database nazionale per indirizzare opportune campagne di sensibilizzazione e istituire la Giornata nazionale per la lotta alla droga. 'Nel nostro Paese - afferma Novelli in una nota - assistiamo a una vera e propria emergenza legata al consumo di sostanze stupefacenti, alcol e fumo da parte dei giovani. Una situazione cosi' allarmante va fronteggiata gia' nelle scuole primarie e secondarie mediante l'introduzione di test informatizzati anonimi. Il Friuli Venezia Giulia attraverso una sperimentazione potrebbe essere - conclude - la regione apripista per questo progetto avviando i test nelle scuole del territorio'.

 

aduc droghe

Droga: allarme metropoli, abuso maschera disturbi psichiatrici

Milano, 18 nov. (Adnkronos Salute) - All'inizio è un pensiero negativo, un disturbo quasi sotterraneo. Poi comincia il tormento, l'ansia che stringe il cuore e invade la vita di ogni giorno. "E il sassolino diventa una valanga inarrestabile". Carlo Altamura, direttore dell'Unità operativa di Psichiatria del Policlinico di Milano, lancia l'allarme: "Passa troppo tempo fra l'esordio di un disturbo psichiatrico e l'inizio delle cure". Specie nelle metropoli, dove l'abuso di droga 'maschera' il disagio. Ma "così rischiamo che questi pazienti non trattati, lasciati soli, peggiorino inesorabilmente, fino ad andare incontro al suicidio o alla dipendenza cronica da stupefacenti", spiega l'esperto oggi nel capoluogo lombardo, dove è in corso il terzo forum internazionale di psichiatria 'Innopsy 09' (a Fieramilanocity di via Gattamelata fino a venerdì).

 

Succede ancora oggi: possono passare fino 4 anni prima di approdare a una diagnosi di depressione, schizofrenia, disturbi bipolari e dell'umore, ansia patologica. I pazienti, inconsapevoli, vagano in cerca di una spiegazione, attanagliati da un problema di cui non capiscono l'origine. Passano dai rimedi dell'erboristeria al lettino dello psicologo. Senza risultati. "Intanto, il disturbo non viene curato adeguatamente e continua a peggiorare", incalza Altamura.

 

Nelle metropoli come Milano va anche peggio: c'è più solitudine, meno controllo sociale e, soprattutto, ci sono 'rumori di sottofondo' che creano confusione. Qui la diagnosi arriva ancora più tardi. "Si tende a male interpretare i campanelli d'allarme. Un ragazzo fa uso di hashish o cocaina? Chi gli sta intorno si focalizza sul problema 'droga', senza pensare che quella è la punta dell'iceberg, spesso la conseguenza di un disturbo più profondo e che, scavando, si arriva a portare alla luce disturbi psichiatrici ignorati". Il gruppo di Altamura ha condotto diversi studi su questo fronte e ha scoperto che "il riconoscimento precoce di questi disturbi avviene solo in due casi su 10. Per gli altri la diagnosi è tardiva". Solo il 5-10% inizia il trattamento e nella gran parte dei casi (80-90%) è inadeguato. L'ansia è il disturbo che, spesso grazie all'intervento del medico di famiglia, viene riconosciuta prima, ma si parla sempre di almeno un anno di ritardo. Molto più problematico è approdare a una diagnosi di schizofrenia o bipolarità, in questi casi si parla anche di 4 anni. E spesso "ci si mette nelle mani di figure non specialistiche, con conseguenze drammatiche sul lavoro e nella vita familiare", dice lo psichiatra.

 

In molti casi lo psicologo non basta, avverte. "Il rischio è che curi un problema passeggero e un disturbo grave allo stesso modo. E succede che patologie psichiatriche a buona prognosi, come il panico o i disturbi dell'umore, diventino molto più gravi. Abbiamo osservato, per esempio, che l'ansia patologica non riconosciuta e non trattata sfocia nella depressione nel 70-80% dei casi".

 

Quello che bisogna evitare, ribadisce Altamura, "è che si inneschino processi distruttivi. Un intervento tempestivo con i farmaci o le terapie giuste, e il monitoraggio del paziente nel tempo, possono ridurre la cronicità e i rischi". Di questo aspetto discuteranno a lungo gli esperti internazionali riuniti a Milano per l'evento sponsorizzato dalla Società mondiale di psichiatria biologica e dall'università degli Studi cittadina. "In uno studio recente - continua Altamura - abbiamo sottolineato come in un gruppo di circa 300 pazienti con disturbi d'ansia il primo trattamento farmacologico venisse iniziato a distanza di 4-8 anni dall'esordio. Un'altra ricerca in corso di pubblicazione, invece, ci ha permesso di verificare che la latenza nella somministrazione di un trattamento con stabilizzanti dell'umore in circa 250 pazienti con disturbo bipolare si correla a un maggior rischio di suicidio".

 

Nei pazienti con schizofrenia e disturbo bipolare la diagnosi precoce è fondamentale: "Con le tecniche di neuroimaging abbiamo infatti osservato che a una cronicità della malattia si associano una serie di cambiamenti nel cervello, come la perdita di sostanza grigia e l'assottigliamento degli stati corticali in alcune aree dell'encefalo".

 

L'uso tempestivo di nuovi farmaci antipsicotici atipici, conclude lo specialista, "può bloccare questo processo neurodegenerativo. Per questo bisogna ottimizzare gli strumenti diagnostici estendendoli alla medicina di base e creare una rete di monitoraggio sul territorio per cogliere in tempo l'inizio di fenomeni patologici".

Il supermercato della droga PT2

 

Il supermercato della droga PT1

 La droga ai tempi di crisi - C’è chi fuma uno spinello dopo il caffè e chi tira una striscia di cocaina dopo un caffè doppio. Sono questi rituali che fannno presto a trasformarsi in vere e proprie abitudini quotidiane. E in Italia – si sa – la pausa caffè scandisce i diversi momenti di una giornata tanto che oggi circa il 5,5 percento dei giovani del Belpaese sniffa coca come fosse un tazza di caffè ristretto.La cocaina si aggiudca infatti il primo posto sul podio delle sostanze diffuse in Italia. Ma non è certamente l’unica. Se la cosiddetta “polvere bianca” riscuote tanto successo per le sue proprietà stimolanti sia tra gli adolescenti sia tra i più-che-trentenni, gli allucinogeni ed i narcotici trovano ampi spazi di “competenza” tra i giovani alla ricerca dello sballo. Nei discopub del centro della Milano-da-bere come nei rave party illegali nelle fabbriche dismesse alle porte della città, la ketamina, l’anfetamina e l’estasi sono le parole chiave di un nuovo linguaggio. Dolori addominali e muscolari, fase down e depressione per rilascio di dopamina eccessiva sono le conseguenze fisiche di una serata passata ad assumere droghe sintetiche. La contropartita per una serata all’insegna dell’anfetamina e dell’MDMA e quindi della sensazione di pace ed intesa perfetta con l’ambiente intorno.Un linguaggio che si articola sulla struttura della società cotemporanea che è di per sé una società “additiva”, in cui il ritmo di marcia richiede prestazioni che spesso vanno oltre le capacità dell’individuo sia sul piano professionale sia sul piano del divertimento. L’immagine dell’eroinomane degli anni Ottanta come linea di confine tra la società ed il borderline è stata rimpiazzata dal ragazzo che oggi beve e tira coca per essere "a livello" della compagnia. In questo processo di “normalizzazione” delllo stupefacente ha giocato un ruolo fondamentale anche la nuova struttura del mercato delle sostanze. Innanzitutto le piazze della “roba” hanno una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale. Oltre alle zone di spaccio conosciute da una città all’altra, la vendita al dettaglio di coca, estasi, metanfetamina e quant’altro avviene all’interno degli stessi locali. C’è chi vende per “sballarsi” a costo zero e chi ne fa una professione a pieno titolo e chi offre una dose in cambio di un’ora di amore. Tuttavia anche sugli scaffali di un qualunque supermercato delle nostre città si trovano sostanze potenzialmente allucinogene come i chiodi di garofano. Su questo tipo di sostanze naturali e legali si struttura un altro tipo di mercato che vive in sostanza attraverso la vendita online.Ovviamente il corebusiness degli stupefacenti rimane una prerogativa del mercato illegale, del sommerso. Ma chi investe nel traffico di droga, al pari di ogni imprenditore che si rispetti, è in cerca di garanzie. Con il crollo dei titoli a Wall Street e il taglio degli esuberi nel paese i manger degli stupefacenti hanno deciso di puntare sui cosiddetti titoli forti investendo ingenti somme sull’eroina. current.com

Hezbollah usa i cartelli della droga messicani per sconfinare negli Usa

 E’ da Laredo, in Texas, al confine con il Messico, che transitano gli uomini di Hezbollah diretti negli Stati Uniti. El Paso e San Diego sono altri due punti di accesso usati dal "Partito di Dio" per raggiungere le città degli Usa e muoversi a nord verso il Canada. Sono le stesse rotte in mano ai cartelli del narcotraffico messicano. 

Hezbollah usa il traffico di droga e dei clandestini per finanziare le sue operazioni e minacciare la sicurezza nazionale americana, spiegano la magistratura, gli esperti della difesa e del controterrorismo Usa. Secondo laDrug Enforcement Administration (DEA), "Mafiosi messicani e terroristi di Hezbollah lavorano insieme. In un modo o nell’altro sono connessi e stanno rafforzando la loro alleanza per avere dei benefici comuni”. Sebbene non ci siano fonti certe che confermino l’organizzazione di attentati contro gli Usa, Hezbollah si è incuneato nella guerra dei narcotrafficanti sudamericani che, solo lo scorso anno, ha fatto qualcosa come 7.000 morti, destabilizzando il confine tra Messico e Stati Uniti. Una decina di giorni fa, il segretario di Stato Clinton è andata in Messico per cercare di venire a capo della questione.

L’obiettivo di Hezbollah è cercare fondi nella vasta comunità libanese e della diaspora sciita che unisce il Medio Oriente, l’Africa e le Americhe. Una fetta consistente degli introiti provenienti dal confine tra Messico e Usa vengono da attività illecite. Milioni di dollari che finiranno nelle tasche della dirigenza libanese per finanziare il ‘welfare’ e il riarmo di Hezbollah.    L’anno scorso la giustizia messicana ha condannato a 60 anni di carcere Salim Boughader Mucharrafille per traffico di droga e immigrazione clandestina. Aveva fatto entrare negli Usa almeno 200 clandestini, compresi elementi di Hezbollah. Mucharrafille è un messicano di origini libanesi, proprietario di una caffetteria nella città di Tijuana al confine con San Diego.

Per la magistratura americana “non è una novità” che i membri di Hezbollah scelgano le rotte della droga per entrare negli Usa. “I cartelli messicani non sono fedeli a nessuno – ha detto un investigatore al Washington Times – Possono dare aiuto a tutti i più nefasti gruppi che vogliono raggiungere gli Stati Uniti. Ecco perché i nostri confini sono una seria questione di sicurezza nazionale”. Un altro ufficiale della Difesa americana ha sottolineato che Al Qaeda potrebbe usare le stesse rotte per infiltrare i suoi operativi negli Usa. “Se avessi i soldi per farlo, sarebbe questo il modo in cui lo farei”. L’amministrazione Obama si sta preparando a inviare decine di agenti federali al confine con il Messico per rafforzare la guerra contro i cartelli della droga: avranno il compito di identificare i clandestini, monitorare e smantellare la rete finanziaria e logistica delle mafie sudamericane, scoprire quali sono i link tra i gruppi dei narcotrafficanti e gli sponsor del terrorismo islamico. Secondo la DEA dietro a Hezbollah si nascondono anche gli interessi di altre organizzazioni mediorientali, come le Guardie della Rivoluzione iraniana. Circa il 60 per cento delle organizzazioni terroristiche mondiali avrebbe rapporti con il narcotraffico messicano, a leggere i dati forniti dal portavoce dell’agenzia Courtney. I cartelli hanno ammassato miliardi di dollari grazie al traffico di cocaina (il 90 per cento della polvere bianca che entra negli Usa), e si stima che i boss messicani possano fare affidamento su almeno 100.000 uomini. Fonte: l'Occidentale

Le diete yo-yo creano dipendenza

Dopo le rinunce torniamo ad abbuffarci per scacciare sensazioni negative simili a quelle provate durante l'astinenza da alcol e droghe

http://www.corriere.it/Media/Foto/2009/11/17/DIETA_B1--180x140.jpgMILANO - A chi non succede durante le feste natalizie, in avvicinamento a grandi passi? Fra cene e pranzi di Vigilia, Natale e Santo Stefano si esagera; poi, contriti, nei due o tre giorni successivi ci si mette a stecchetto; ma riecco il cenone di fine anno e il pranzo di capodanno a tentarci con mille ghiottonerie; dopo, via di nuovo coi digiuni fino ai dolciumi della Befana. Bene, una quindicina di giorni di questo genere e siamo probabilmente candidati a diventare cibo-dipendenti, stando ai risultati di una ricerca pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences.

TOPOLINI – Certo, i protagonisti dello studio sono 155 topini di laboratorio; ma i dati ottenuti da due ricercatori italiani in forze alla Boston University School of Medicine, Pietro Cottone e Valentina Sabino, in collaborazione con Luca Steardo dell'Università La Sapienza di Roma, fanno di sicuro riflettere. Gli studiosi hanno diviso gli animali in due gruppi: senza nessuna restrizione quantitativa, quelli nel primo gruppo potevano mangiare cibo normale per roditori; i topini nel secondo invece mangiavano per cinque giorni crocchette standard, poi per due giorni bocconcini elaborati, ricchi di zuccheri e molto gustosi (al sapore di cioccolato, evidentemente anche i topi ne sono ghiotti), poi di nuovo cibo normale. L'effetto della dieta a intermittenza sul comportamento degli animali sembra ricalcare da vicino quello che anche noi proviamo sulla nostra pelle quando ci troviamo davanti verdure lesse e sogniamo un pandoro: davanti al cibo standard i topolini che avevano provato i bocconcini al cioccolato apparivano svogliati, non mangiavano granché, erano perfino un po' ansiosi; quando tornavano le prelibatezze, eccoli di nuovo pimpanti, di buonumore, e soprattutto pronti a stra-mangiare. Nulla di tutto questo succedeva invece ai topini «morigerati», che si alimentavano sempre con crocchette standard...

 

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Elena Meli

Fattori di stress e ricerca compulsiva di droga

 Fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences Situazioni o fattori stressanti possono alterare il sistema serotoninergico, provocando un’alterazione dell’umore in senso depressivo-ansiogeno e il ripristino della ricerca di droga (in soggetti tossicodipendenti). Secondo gli attuali studi, la ricerca compulsiva di droga è regolata dalla dopamina, un neurotrasmettitore responsabile dei processi di motivazione e gratificazione. Tuttavia, Michael Bruchas e Benjamin Land del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Washington a Seattle, hanno chiarito il ruolo svolto da una via funzionale convergente nel nucleo dorsale del rafe, un’area cerebrale ricca di serotonina. L’attivazione dei recettori oppiodi kappa (KOR) può essere attivata sia da uno stress prolungato che dagli stessi agonisti di questi recettori, provocando nei topi un’avversione spaziale condizionata. Poiché l’inibizione dei recettori KOR dovrebbe mediare l’alterazione dell’umore, i ricercatori hanno modificato geneticamente i topi osservandone la reazione. I topi con i recettori KOR inattivati non mostravano comportamenti di avversione né una ricerca compulsiva di cocaina indotta da fattori stressanti. L’indagine, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, rappresenta un primo passo nello studio delle proiezioni del sistema serotoninergico e dell’effetto di mediatori indotti da fattori stressanti, e offre un nuovo approccio per il controllo dell''alterazione dell'umore causata da stress e delle ricadute.

video Sicurezza Stradale al Balloons Festival 2009

Ecco un altro dei video prodotti da Area Giovani, con troupe under 18 del Progetto Imaginaction.TV, al Ferrara Balloons Festival 2009.Questa volta i ragazzi hanno creato un vero e proprio servizio sullo stand, organizzato dalla Provincia di Ferrara, dedicato alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile.Nell'ottica della "peer and video education", i giovanissimi della troupe hanno potuto riflettere su una delle più gravi problematiche che riguardano anche i giovani, mettendo a disposizione le loro competenze per creare un servizio divulgativo semplice, ma efficace e quasi professionale.Giovani protagonisti, formati ed educativi!

DEMOLITION DAY-Proseguono i lavori alla Skate Park!

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PADDING-RIGHT: 0px; PADDING-LEFT: 0px; PADDING-BOTTOM: 0px; MARGIN: 0px; PADDING-TOP: 0px

BODY.hmmessage
FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: VeDopo il coinvolgimento dei ragazzi nel Comitato Skate for Fè, la sperimentazione della gestione dell'impianto da parte loro e l'incontro con l'Assessore Maisto e il Vice-Presidente della Circoscrizione 2 Bianchi, nuove forze del quartiere si sono unite al progetto. L'Associazione Viale K, con i suoi ospiti e l'ormai ubiquo Don Domenico, ci da una mano per la pulizia e la manutenzione...Per i ragazzi sta diventando un'esperienza di vera rete, partecipazione e reale cittadinanza attiva.Ecco il link al video dei primi lavori fatti insieme per demolire le parti rotte del muretto di recinzione e rifarle nuove......E' una bomba!

Parola di Nobel: "Legalizziamo l'uso delle droghe"

di Luca Landò

  L'Unità- "Sa che le dico? Che la guerra contro le droghe è fallita ma nessuno lo ammette. Eppure basterebbe mettere i numeri in fila per capire che in 35 anni di onorate battaglie si è speso troppo, ottenuto niente e, cosa peggiore, ingrassato i conti delle organizzazioni criminali. Le sembra un buon risultato?".Domanda inutile, perché il professor Becker, Gary Becker, premio Nobel per l’Economia nel 1992, non perde tempo e riparte all’attacco. «C’è solo un modo per ridurre il consumo di droghe: legalizzarle».È dal 2001 che il professore emerito all’Università di Chicago ripete con ostinazione il proprio mantra antiproibizionista. La prima volta lo fece con un articolo su Business Week, tono pacato ma contenuto esplosivo, perché a lanciare il tema della legalizzazione non era l’ultimo degli hippy ma l’allievo di Milton Friedman. Nel 2006 entrò nei dettagli pubblicando uno studio sul Journal of Political Economy, rivista accademica per addetti ai lavori. E lì, insieme a Kevin Murhpy e Michael Grossman dimostrò con la forza dei numeri che le sue tesi avevano un fondamento economico.«Ogni anno gli Stati Uniti destinano 40 miliardi di dollari per combattere la diffusione delle droghe. Se a tutto questo aggiungiamo i costi per la società e lo Stato - poliziotti, tribunali, carceri - il costo arriva a 100 miliardi di dollari ogni anno. È una cifra enorme. Di fronte alla quale è bene porsi una domanda: esiste un modo meno costoso e più efficace per ridurre il consumo di droghe? Il nostro studio, quello del 2006, suggeriva un’altra strada: legalizzare le droghe e applicare una tassa sul consumo. Il ragionamento è semplice: la guerra alle droghe, aumentando il rischio di chi le produce e le commercia, ha fatto lievitare il prezzo delle sostanze vendute, tanto che il prezzo alla vendita è in genere il 200% rispetto a quello effettivo. Ebbene, con una tassa del 200% su un prodotto legalmente venduto, quello stesso ricavo finirebbe nelle casse dello Stato anziché nelle tasche delle mafie. Così, invece di spendere soldi per contrastare inutilmente i produttori illegali, si avrebbero fondi a sufficienza, ad esempio, per finanziare campagne di informazione sui pericoli legati all’uso delle droghe».

 

Lei contesta i risultati della cosiddetta guerra alle droghe, eppure l’Onu, lo scorso giugno ha pubblicato un rapporto in cui si spiega che l’uso di eroina, cocaina e marijuana, in alcuni mercati, inizia a calare."È il minimo che potesse accadere, visto quello che si spende in tutto il mondo. Ma è una impostazione sbagliata. Il concetto di “guerra alle droghe” venne lanciato per la prima volta da Nixon negli anni Settanta e ribadito da tutti i presidenti, nessuno escluso. Se i risultati di cui parla l’Onu fossero legati a un’attività di uno o due anni li potrei apprezzare. Trattandosi di una guerra di 35 anni si tratta di un fallimento. Non solo, ma trattandosi di mercati illegali, le stime che circolano sono del tutto teoriche: come si fa sapere la reale produzione mondiale di droga? O il consumo? Sono numeri difficili da dimostrare. E non dimentichiamo che quando un tipo di droga cala, quasi sempre ne spunta un’altra. Quelle sintetiche, ad esempio».

 

In effetti l’Onu parla proprio di un aumento di queste ultime, soprattutto nel Terzo mondo.«Restiamo su quelle “classiche”, l’oppio ad esempio: un aspetto di cui si parla poco è che la produzione e il commercio di droga è la fonte principale di finanziamento dei talebani e di Al Qaeda. Ora, ha senso mandare truppe in Afghanistan e, nel contempo, consentire alle forze che si intende combattere di continuare a ricevere finanziamenti? Se le droghe venissero legalizzate, quegli introiti verrebbero meno».

 

Alberto Maria Costa, il direttore dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine, dice che anche in presenza di un mercato legale vi sarebbe sempre un mercato parallelo controllato dal crimine.«Prendiamo l’alcol. Negli Stati Uniti è stato illegale per quattordici anni, fino a quando il presidente Roosevelt, nel 1933, decise di legalizzarne la produzione e l’utilizzo. Bene, prima di allora whisky, gin e quant’altro erano tutti controllati da organizzazioni criminali. Al Capone, per intenderci, era un trafficante di droga. E quella droga si chiamava alcol. Con la legalizzazione nacquero distillerie legali, distributori legali, rivenditori legali. In un attimo si mandò all’aria l’intero business del crimine. Lo stesso può accadere con le droghe vere e proprie. È possibile che continui a esistere una sorta di mercato nero per alcune sostanze, ma si tratterà di piccole nicchie all’interno di un mercato tutto alla luce del sole».

 

Ma lei esclude ogni tipo di divieto?«Niente affatto. Tanto per cominciare vieterei la vendita ai minori, proprio come avviene negli Stati Uniti per i liquori. Un’altra limitazione, proprio come per le bevande alcoliche, è legata alla guida: punizioni severe per chi si mette al volante sotto l’effetto di droghe mettendo a rischio la vita degli altri. E visto che parliamo di regole e restrizioni ne aggiungerei un’altra: trattandosi di prodotti legali, i produttori dovranno essere sottoposti a controlli di qualità come avviene per il settore alimentare o farmacologico. Questo eviterebbe la circolazione di sostanze tagliate e pericolose come oggi invece avviene».

 

Chi si oppone alle sue proposte sostiene che la liberalizzazione provocherebbe un aumento dell’uso, non una diminuzione.«Dipende dal livello di tassa che viene applicato: se è adeguatamente alta, la domanda non cresce affatto. Anzi, trattandosi di un bene legale, viene meno quel richiamo del proibito che è una spinta, almeno tra i giovani, a far uso di droghe».

 

Per i minorenni però questo richiamo continuerebbe ad esserci.«Già, ma sarebbe un divieto limitato all’età. E tutti prima o poi diventiamo adulti. L’importante è non diventare dei fuorilegge. La guerra alla droga produce devastanti effetti collaterali. Proprio in Italia avete avuto il caso di quel ragazzo pestato a morte dopo essere stato trovato con 30 grammi di hashish: è la conferma che con la guerra alle droghe si entra in una visione violenta del problema. Da noi, come da voi, le carceri scoppiano perché vengono riempite con persone che hanno avuto a che fare con la droga. E non importa quanto siano state seriamente coinvolte. Quando sei in guerra, anche le ombre diventano nemici».

 

Lo dica francamente: è davvero convinto che si possa legalizzare l’uso delle droghe?«Non subito e non ovunque. Ma la strada è quella. Guardi il Messico, lo scorso agosto ha approvato una legge che permette l’uso di hashish, marijuana e persino Lsd. Non è una proposta: è una legge. E qualcosa di simile è accaduto in Argentina».

 

E negli Stati Uniti?«Non siamo ancora pronti, ma qualcosa si sta muovendo. La discussone al momento riguarda solo l’uso di marijuana per scopi terapeutici, ma è già qualcosa. Non mi illudo che tutto cambi all’improvviso. Ci vuole tempo, ma sono fiducioso. L’unica droga di cui abbiamo realmente bisogno è l’uso della ragione. Quando la provi, non smetti più».

 

 

14 novembre 2009

STOP AL ROTOTOM

 Fino ad oggi è stato il più grande raduno reggae in tutta Europa richiamando appassionati da tutto il mondo. Adesso il Rototom Sunsplash di Osoppo, in Friuli, potrebbe diventare solo un miraggio. Perché gli organizzatori del festival hanno ricevuto diversi avvisi di garanzia per presunte infrazioni alla legge Fini-Giovanardi. Così, ieri, in tanti si sono ritrovati alla manifestazione “Non processate Bob Marley”, contro la chiusura del festival. E le polemiche sono finite sui giornali nazionali.

Il festival di cui parliamo aveva i riconoscimenti ufficiali della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Udine, dell’Ente del turismo giamaicano e della Comunità Europea. L’area era diventata, come qualsiasi luogo in cui si ritrovano oltre 150 mila visitatori per lo più giovani, un forte richiamo per gli spacciatori. I numeri parlano di 340 arresti per spaccio, 18 kg di marijuana sequestrati, 2400 pastiglie di ecstasy, e ancora cocaina, eroina e hashish nel corso di diversi anni.  Così alla fine è arrivata una denuncia dalla Procura di Tolmezzo (Udine) al presidente dell’associazione Rototom organizzatrice dell’evento, Filippo Giunta, per l’ipotesi di reato di agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti in luogo pubblico sulla base dell’articolo 79 della legge Fini Giovanardi. “Un’accusa fragile e paradossale per questo festival che ha sempre collaborato con le forze di sicurezza”, hanno ribattuto dall’organizzazione. Il pm, nel suo avviso di iscrizione al registro degli indagati, non si ferma alle accuse contro il festival e i suoi organizzatori, ma si spinge a criminalizzare "le suggestioni culturali riconducibili all'ideologia rastafariana che prevede l'associazione tra musica reggae e marijuana".  Se quindi è la stessa cultura reggae ad essere considerata fuorilegge, allora questo potrebbe essere un precedente per giustificare il divieto di organizzare qualsiasi concerto, serata o festa reggae tra amici, perché tutti contro la legge.  Ma la denuncia è partita e ora il Sunsplash dovrà trovare una nuova destinazione visto che l’unica certezza è che non si svolgerà a Udine la prossima estate.  Perdere il Rototom Sunsplash Festival non significa però perdere solo un grande concerto di musica reggae. Significa avere un “impoverimento sul piano culturale ed etico prima di tutto”come ha detto il sindaco di Udine, Furio Honsell. Perché durante il festival si organizzavano anche dibattiti e forum sui temi dell’antirazzismo, dell’antiproibizionismo delle droghe leggere, della non violenza e dell’anticolonialismo. Così è partito il tam tam mediatico e alla fine è stata organizzata la serata di ieri, una sorta di saluto in grande al Festival. Circa duemila ragazzi hanno invaso piazza Matteotti a Udine per manifestare la propria solidarietà a tutta l’organizzazione del festival. Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, Lao Tzu, Nimoller con i loro pensieri di pace occupavano i quattro angoli della piazza mentre i giovani ballavano, cantavano, facevano yoga. Con loro tantissimi artisti hanno voluto prendere parte alla serata, come gli Africa Unite, Br Stylers, Mellow Mood e molti altri hanno dato il loro sostegno, tra questi Vinicio Capossela, Altan e don Luigi Ciotti.  Un vero e proprio indotto economico che faceva registrare il tutto esaurito nel raggio di 30 km e che ora invece andrà in fumo. Dalla parte del festival si sono schierati Moni Ovadia, Beppino Englaro che ha detto “non riconosco in questa vicenda la mia terra, il Friuli, aperto e tollerante”, Giuliano Giuliani, Beppe Grillo (che è intervenuto in diretta alla manifestazione), e ancora Ignazio Marino, Elisa, Subsonica, tutti convinti che l’Italia rischia di vivere un precedente che potrebbe mettere a rischio moltissime altre manifestazioni.  Questa è una battaglia di libertà, per lottare a favore della sopravvivenza di un festival, perché affermare che “le suggestioni culturali del reggae” avrebbero indotto il pubblico a utilizzare la marijuana non è una giustificazione per far saltare un festivalE perché i giovani hanno ancora il diritto di vedere il sole fare “splash”, al mattino, quando schizza fuori dal mare.

http://www.inaltreparole.net

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