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Dylan Dog 2

 

Droga... Qualcuno ti ha venduto l'inferno!

 

Dylan Dog 1

Per i 'viaggi' meglio il treno

vino-caffè

Al giorno d'oggi si cade facile nell'uso di eccitanti (caffeina in primis), di cui faccio un uso spropositato.
Questo mi porta, soprattutto quando arriva la sera, ad assumere tranquillanti erboristici per contrastare tutti questi caffè.

Le varie camomilla, melissa valeriana fanno però poco.
Ho provato ad alternare droghe più forti (diazepam ovvero EN e Tavor) ma mi hanno dato sonnolenza e addormentamenti durante il giorno.

E' secondo me un percorso di tossicodipendenza tipico, parallelamente a quello del classico "mi drogo perché mi piace", un fenomeno borghese e quindi non condannato di alternanza dcalmanti/depressivi--->eccitanti/stimolanti (tipici: vino/birra e caffè; diazepam e caffé, o nei casi più gravi, diazepam e cocaina) per poter gestire le varie fasi del giorno in cui la società ti "ordina" di dormire oppure produrre, in continua sequenza.

Ti svegli rincoglionito? Devi prendere un caffè, non puoi aspettare che il corpo si svegli da solo. Ti senti troppo sveglio la sera per via dei caffé? Devi prendere qualcosa per controbilanciare, altrimenti dormi poco e il giorno dopo non combini niente. Sei stressato? Una bella cena è la giusta scusa per drogarti col vino (la mattina dopo, doppio caffè). Si finisce per diventare schiavi di un'alternanza di eccitanti - calmanti per potersi adattare ai ritmi della vita moderna.

aulin

L'allarme dei medici internisti italiani dopo il ritiro del farmaco in Irlanda

«Molti casi di danni al fegato da nimesulide»
Dibattito sul farmaco con il principio attivo dell'Aulin: «Non è un medicinale innocuo». Federfarma: «Usato male con ricette ripetibili»

ROMA - La nimesulide, principio attivo di molti antinfiammatori come l'Aulin, sale sul banco degli imputati anche in Italia dopo essere stato ritirato in Irlanda per segnalazioni di gravi danni al fegato. Dal convegno dei medici internisti italiani arriva l'allarme: «Per molto tempo la nimesulide ha goduto della fama di un farmaco non molto rischioso, ma ogni anno, noi medici internisti, osserviamo un numero abbastanza preoccupante di pazienti che subiscono danni epatici e dell'apparato gastroenterico causati proprio da questa molecola». E' quanto affermato da Giovanni Mathieu, presidente della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, commentando la decisione dell'Agenzia del farmaco irlandese, di sospendere la vendita dei farmaci a base di nimesulide. «Come ogni farmaco - precisa Mathieu - la nimesulide va valutata all'interno di un rapporto rischio-beneficio. Purtroppo, infatti, come ogni farmaco, anche la nimesulide presenta aree di rischio».
Sotto accusa la facilità con cui è possibile acquistare questo farmaco, commercializzato in Italia dal 1985 con successo (nel 2002 nel nostro Paese si registrava il più alto consumo di questa specialità rispetto al resto dell'Europa). «La nimesulide viene considerata una molecola di facile uso - spiega il presidente - quasi fosse un farmaco da banco, ma è tutt'altro che un medicinale innocuo».

Contenuto Redazionale Pornodipendenza

Recentemente mi sono imbattuto, mentre cazzeggiavo con sguardo spento in libreria, in un libro che ha catturato la mia attenzione : "Io, pornodipedente" di Vincenzo Punzi, della Costa e Nolan (ovviamente vedere "porno" in un titolo risveglia sempre l'attenzione). Collegandomi al bell'articolo precedente (purtroppo anonimo) - e quindi ad un'idea di dipendenza in generale- volevo segnalare il fenomeno della pornodipendenza che, pare, sia in rapida diffusione (per una intro generale http://it.wikipedia.org/wiki/Pornodipendenza)  

 

Cos'è esattamente? Cito dal gruppo yahoo Noallapornodipendenza (gestito dallo stesso Punzi): "La dipendenza dalla pornografia non è una compensazione ad una carenza di attività sessuale. Il pornodipendente è solo nella sua disperazione, nella sua vergogna, nella sua mancanza di autostima. E quando finalmente riesci ad interrompere con l’eiaculazione o con l'orgasmo quel gioco al massacro, hai il crollo verticale di quella tensione. E ti dici che assolutamente quella è l’ultima volta, che ora hai capito, che da domani cambierà. E domani ricominci, esattamente nello stesso modo."

 

Oppure come dice marco, autore anche lui di una confessione (da  http://news2000.libero.it/speciali/sp78/pg2.html)

Come avvenivano i tuoi contatti, quante ore stavi al computer?
Si tratta di stare ore e ore davanti al monitor a guardare foto e filmini pornografici stimolando continuamente il tuo pene. Alla fine, quando non ne puoi più, quando il tuo istinto di conservazione ti fa sentire che non puoi continuare ancora, che rischi l'obnubilamento, che non puoi continuare a violentare te stesso, eiaculi e finalmente esci da quello stato folle di costrizione. La tensione precipita verticalmente e tu ti domandi immediatamente come tutto questo possa essere avvenuto, proprio a te. E senti che in ogni caso questa è stata l'ultima volta e che mai e poi mai lo rifarai. Ma poi, dopo un'ora o un giorno ricominci, con ossessione, con disperazione.

 

Ne approfitto per fare una riflessione: allargando lo sguardo dalle sole sostanze è immaginabile considerare il problema "dipendenza" come un fenomeno a sè che assume caratteristiche particolari nei nostri tempi. Ovvero  la dipendenza patologica da comportamenti, usi e consumi -inteso nel senso più generale possibile- che si diffonde e che ha in sè, nel gesto del dipendere, la sua giustificazione e significato prima ancora che nelle caratteristiche reali del prodotto consumato. Ovviamente il "contenuto" da cui si dipende ha il suo peso, poichè è nel rapporto tra esso e l'individuo, sui significati e le sensazioni che vi si instaurano, che si sviluppa una  dipendenza. E ovviamente suppongo ci siano vari livelli di dipendenza (ognuno dipende, ma pochi in maniera patologica o compulsiva) e varie tipologie di cui alcune saranno gravi altre meno (dalle sostanze, al gioco d'azzardo fino ad un innocuo shopping compulsivo). Non so se ha senso, ma potrebbe essere uno spunto interessante.

sulle dipendenze

In aumento i consumatori "normali"

Sono anche giovani "normali" e di "buona famiglia", che utilizzano contemporaneamente più sostanze, legali e illegali, in diverse combinazioni. Un variegato mix di alcol, eroina, cocaina e droghe leggere.

Una popolazione assai differenziata, che ha obbligato il Servizio tossicodipendenze a rimodulare l'approccio alle patologie e ad aumentare il ventaglio delle offerte. Non senza dimenticare anche una nuova progenie di utenti, che si rivolgono alla sanità pubblica per dipendenze patologiche quali i disturbi alimentari e il gioco d'azzardo patologico.

"Il minimo comun denominatore di tutti questi tipi di utenza - chiarisce Mosti - è proprio l'aspetto patologico del problema. Cercare quella particolare sensazione di leggerezza che può dare un bicchiere di vino, sfidare la sorte per provare un sottile piacere come nel gioco dei dadi o nella lotteria, ricorrere a sostanze che in qualche modo agiscono sulla mente, sono comportamenti antichi come l'uomo. E' una delle prime possibilità che ha appreso: alterare il proprio stato di coscienza per migliorare la capacità di adattarsi all'ambiente oppure per raggiungere dimensioni spirituali più profonde o, più semplicemente, per alleviare il dolore o per provare piacere. Questi comportamenti fanno parte della consuetudine per moltissimi di noi. La maggior parte della popolazione sperimenta l'uso di sostanze psicoattive (legali o illegali non ha qui nessuna rilevanza) per i motivi prima considerati, esponendosi certamente a qualche rischio per la propria salute, ma non diventando mai tossicodipendente, alcolista o giocatore d'azzardo".

"Recenti studi - continua - hanno ulteriormente confermato come su cento persone che adottano tali comportamenti, una percentuale variabile da 10 a 20 presenta quella che chiamiamo "vulnerabilità" nei confronti della dipendenza patologica. In altre parole, questi soggetti - per caratteristiche biologiche, psicologiche e per le particolari condizioni in cui si sono trovate a vivere ( famiglia, gruppi amicali, contesto sociale ed economico?.) - sono portate più di altre a sviluppare una vera e propria "malattia da dipendenza"".

Il nucleo di questa patologia è il seguente: il "malato di dipendenza" non è più in grado da solo di controllare un comportamento (sia esso quello di assumere una determinata sostanza oppure giocare d'azzardo o, più recentemente, navigare su internet). "Si badi bene, non è più- una volta sviluppata la malattia- questione di volontà. Nonostante la persona sia cosciente dei danni che si provoca o provoca ad altri "è più forte di lui". Chiunque sia un incallito fumatore sa perfettamente di che cosa stiamo parlando: non è certo la coscienza delle migliaia di morti e milioni di malati un elemento sufficiente a far smettere di fumare!

"Frequentemente il partner di una persona alcolista ci dice:" Se solo riuscisse a bere un bicchiere in compagnia come fanno tutti". Ma il problema sta proprio lì: se ci riuscisse non farebbe parte di quel 10-20 per cento di consumatori di sostanze che si ammala di dipendenza. Quindi è chiaro che uso, abuso e dipendenza sono concetti differenti, che segnalano situazioni differenti e necessitano di diversi approcci".

Contenuto Redazionale Comunicazione di servizio

Abbiamo rimosso un articolo di spam, mascherato da intervento di un utente. che rimandava con vari link inseriti nel testo a un discusso programma privato di riabilitazione.

Cogliamo l'occasione per ricordare a chi l'ha postato che SOSTANZE.INFO è un luogo preposto al dibattito tra utenti e utenti e utenti e operatori, e non alla pubblicità di attività private.

 

La Redazione

israele depenalizza sostanze

Israele. Capo polizia: niente arresto per piccole quantita' di stupefacenti

Desta animate polemiche in Israele l'ordine ufficiale impartito dal capo della polizia Dudy Cohen agli agenti, ovvero mostrare tolleranza d'ora in poi verso i piccoli consumatori di stupefacenti, per dedicare piuttosto le loro energie ad una lotta senza quartiere contro i grandi importatori e trafficanti di droga.

Un portavoce della polizia ha spiegato che si tratta invece del tentativo di utilizzare in modo piu' incisivo le limitate risorse della polizia.
I piccoli consumatori di stupefacenti, e' emerso, richiedono infatti una mole di lavoro notevole, che spesso non si concretizza nemmeno in atti di accusa nei loro confronti. Nel solo 2006 la polizia ha aperto oltre 16 mila pratiche, la piu' banale delle quali ha richiesto comunque una intera giornata lavorativa di un agente.

E' stata stilata cosi' una tabella che sintetizza i limiti di tolleranza della polizia. Le quantita' massime ammesse per sfuggire all'arresto sono 15 grammi di marijuana, 15 grammi di hascisc, 2 grammi di oppio, 3 cartine di Lsd, 3 pastiglie di ecstasy, 0,3 grammi di cocaina e 0,3 grammi di eroina.
Piu' che soddisfatto da questi sviluppi e' Boaz Wechtel, leader della lista politica 'Foglia verde' che per due volte si e' candidato (invano) alla Knesset nell'intento di legalizzare l'uso della 'cannabis'. 'La caccia della polizia ai consumatori di 'cannabis' costa ogni anno ha stimato - 300 milioni di shekel', pari ad oltre 50 milioni di euro. 'Questa cifra puo' essere adesso meglio utilizzata per educare i giovani a stare alla larga dalle droghe davvero pericolose'.

vere info

leggete qua

perchè la gente si droga (copio e incollo da samorini)

 

PERCHE' LA GENTE SI DROGA 

di Giorgio Samorini, tratto da "Avvenimenti" del 9 Luglio 2000

In uno scritto del 1890 dal titolo 'Perchè la gente si droga?', lo
scrittore russo Lev Tolstoj spiegava il comportamento umano
dell'assunzione di droghe (in particolare di alcool) come un mezzo per sfuggire a se stessi e ai
propri problemi.

Questo tipo di spiegazione è stato il cavallo di battaglia dei
proibizionismi più fondamentalisti. Sebbene vi siano sicuramente
persone che affogano nel vino i propri rimorsi e che si inebriano delle
più disparate droghe per fuggire la realtà, oggi sappiamo che le
motivazioni nell'uso di sostanze psicoattive sono ben più complesse e
sono associate al fenomeno degli stati modificati di coscienza. Alla
pari di altri comportamenti umani, l'uso delle droghe può essere
dettato anche dalla ricerca del piacere, dietro alla quale non si cela
quel "bisogno di nascondere a se stessi" attribuito da Tolstoj; la
ricerca del piacere è un fattore comportamentale intrinseco
dell'umanità, i cui soli eccessi possono acquisire caratteristiche
patologiche.

Le opinioni moraliste più diffuse tendono a identificare la ricerca
del piacere con le sue forme patologiche, nello stesso modo in cui
identificano il fenomeno dell'uso delle droghe con il problema-droga.
V'è una tendenza in una parte degli uomini a cercare di modificare il
proprio stato di coscienza ordinario, attraverso i più disparati
metodi, con lo scopo di vivere esperienze in altri stati mentali.
Questo atavico comportamento umano può essere considerato una costante
comportamentale. E' un impulso che si manifesta nella società degli
uomini senza distinzione di razze e culture: è un comportamento
transculturale. La modificazione dello stato di coscienza, oggetto di
una scienza specifica, oltre a presentarsi in casi spontanei viene
indotta attraverso un ampio spettro di tecniche che l'uomo ha scoperto
ed elaborato nel corso della sua storia. Dalle tecniche di deprivazione
sensoriale e di mortificazione fisica a quelle meditative e ascetiche,
sino a quelle che utilizzano come fattori scatenanti gli stati di
trance e di possessione, la danza e il suono di determinati strumenti
musicali; infine e non certo per ordine di importanza, le tecniche che
prevedono l'uso di droghe vegetali dotate di proprietà psicoattive.
Quest'ultima è una delle tecniche più antiche. I dati archeologia
dimostrano che era già praticata nell'Età della Pietra.

Oggi abbiamo una conoscenza più vasta di quella di cui disponeva
Tolstoj della storia delle droghe e della stretta relazione che c'è
sempre stata e che continua a esistere fra il loro uso e la sfera
intellettiva, religiosa e spirituale umana. Nella ricerca delle
motivazioni che spingono gli uomini a drogarsi, Tolstoj osservava ciò
che sembra essere una degenerazione di questo comportamento umano,
frutto della società moderna e dei suoi conflitti. Usare le droghe per
fuggire la realtà e la propria coscienza non è la regola bensì la sua
eccezione, la cui estensione dipende dalla diffusa nevrosi della
società moderna.

Storicamente, il motivo fondamentale e
fondante l'uso delle droghe risiede nell'intenzione di conseguire una
maggiore comprensione della realtà, non per fuggirla. Numerose
culture umane hanno posto la droga, considerata sacra, al centro del
loro sistema religioso e come fulcro del sistema interpretativo dei
diversi aspetti della realtà e della vita. Le droghe, usate in adatte
condizioni di set e di setting, altrimenti ambientali e psicologiche,
inducono esperienze accompagnate da profondi stati emotivi intuitivi,
illuminanti, rivelatori.

Ricerca di conoscenza e ricerca di piacere: queste sono le motivazioni basilari dell'uso universale delle droghe fra gli uomini.

Gli approcci impropri e l'inconsapevolezza possono portare a quei
comportamenti interpretabili come "bisogno di nascondere a se stessi" e
"fuggire la realtà" dei pensiero tolstojano.

Individuata una componente naturale nell'impulso dell'uomo a
drogarsi, per via anche della presenza di questo impulso fra gli
animali, i problemi legati all'uso umano delle droghe sono da
individuare nella componente culturale che media questo comportamento:
il fenomeno-droga è un fenomeno naturale, mentre il problema-droga è un
problema culturale.

Un miglioramento concreto del problema droga passa attraverso il
riconoscimento e l'accettazione dell'impulso naturale che induce certi
uomini a drogarsi, assecondandolo con una politica di carattere
culturale, favorendo la sua integrazione a livello individuale e
sociale.

Contenuto Redazionale Benvenuti su sostanze.info!

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