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Serpelloni torna a casa!

Serpelloni torna a casa! 

Giovanni Serpelloni non è più a capo del Dipartimento Antidroga e torna all’ASL di Verona. Una grande vittoria per tutto il movimento. Ora attendiamo fiduciosi il nome del sostituto.

26  Giovanni Serpelloni

Giovanni Serpelloni

Il capo del Dipartimento Antidroga del Governo italiano Giovanni Serpelloni ha lasciato oggi l’incarico datogli da Carlo Giovanardi ormai nel 2008 e tornerà alla ASL di appartenenza, a Verona.

Una seconda grande vittoria per il movimento dopo la dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi a febbraio. Sono inumerevoli le associazioni di settore che ormai da anni chiedono la rimozione di Serpelloni dal ruolo di regia delle politiche antidroga italiane, da troppi anni in controtendenza rispetto alle incrinature ormai evidenti nella war on drugs e alle esperienze di nuovi approci che si stanno susseguendo in tutto il mondo.

Un primo atto positivo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che solo pochi giorni fa si era tenuto ufficialmente la delega sulle droghe.

Ora attendiamo fiduciosi il nome del sostituto.

Pelù, "la mia autobiografia contro la droga"

Il rocker fiorentino ha presentato in anteprima, nella redazione fiorentina di Repubblica, la sua autobiografia "Identikit di un ribelle", scritta con Massimo Cotto e che uscirà il 16 aprile per Rizzoli. Ricordi di vita e di canzoni con un monito: "ragazzi, non drogatevi, la droga è morte, la droga è mafia". Pelù presenterà il libro il 17 aprile a Feltrinelli Red, in piazza della Repubblica, mentre il 18 aprile sarà dal vivo all'Obihall, ospiti Manuel Agnelli degli Afterhours e dj Ringo.

Forum a cura di Fulvio Paloscia e Gaia Rau
Video di Elisabetta Berti

qui l'intervista video.repubblica.it/edizione/firenze/pelu-la-mia-autobiografia-contro-la-droga/162337/160827

Morta la figlia di Bob Geldof dalla droga all’esoterismo

L’ultimo messaggio è di domenica. «Io e mia mamma». Una vecchia foto rilanciata ai 193 mila seguaci su Twitter. Peaches, biondissima, in braccio a Paula Yates, la mamma, prima che una overdose di droga, nel 2000, gliela portasse via. Aveva appena 11 anni, Peaches, e ne rimase sconvolta. La sua vita segnata per sempre. La sua vita turbolenta, violenta. Triste ed eccessiva. Figlia di una star della musica e dell’attivismo politico, Bob Geldof. Figlia di una famosa giornalista televisiva e scrittrice. Figlia di un mondo subdolo che ti divora. Un mondo che da un momento all’altro ti crolla addosso e ti travolge. Con la cocaina, l’eroina, gli allucinogeni, l’alcol che ti ballano attorno e nel corpo. L’esistenza di Peaches è sempre stata così da quando divenne orfana. Intelligenza brillante ma tormentata, ambigua, condizionata da ombre e fantasmi del presente e del passato. E la fine di Peaches non può che essere misteriosa. Sola, in una casa del Kent. Spenta per sempre. Dopo quel suo ultimo «cinguettio» su Twitter. Dopo l’ultimo ricordo della mamma. Omicidio o suicidio o un colpo fatale. La polizia lo tratta come un caso di «morte inspiegabile e improvvisa». Il caso di una giovane donna, venticinquenne, carica di successo e di fama, che dice addio ai suoi due bambini, Astala venti mesi e Phaedra undici mesi, e dice addio al secondo marito Thomas Cohen leader della band punk-rock S.C.U.M. La sintesi delle sue sofferenze, Peaches, l’aveva realizzata nel novembre 2012 in un’intervista all’edizione inglese della rivista Elle. «Ricordo benissimo il giorno in cui mia madre morì. È difficile parlarne. Non l’ho mai fatto. Non riuscii a tirare fuori una lacrima. Non riuscii a esprimere alcun dolore. Non riuscii a piangere ai funerali. Rimasi intorpidita, bloccata. Ritornai a scuola il giorno successivo, mio padre mi disse solo: stai calma e va avanti. No, non sono arrabbiata con lei. Non l’accuso. La capisco». Forse ha imparato a capirla, poco alla volta, nel suo percorso burrascoso. Aveva cominciato presto a scrivere, la sedicenne Peaches, articoli per prestigiosi quotidiani (il Daily Telegraph e il Guardian) e per settimanali. Irriverente e timida, aveva abitato a Chelsea, il quartiere dei vip, ma scappò presto, allontanandosi dal padre, Bob Geldof col quale aveva un rapporto in chiaroscuro, e trovando una strada: la televisione e la sfilate col debutto in passerella nel 2007 e l’ingresso nella top ten delle icone della moda per il mensile Tatler. Gli onori. I titoli. Le feste. «E le droghe, ogni tipo di droga» (per sua ammissione a Elle). Oltre che l’alcol. «Sempre ricordando ciò che era accaduto a mia madre». Un matrimonio fallito con Max Drummey, musicista americano. Un secondo matrimonio e la nascita dei due bambini. «Che è anche la mia rinascita» aveva dichiarato. Ma non poteva essere vero. Nella vita di Peaches erano entrate altre ossessioni: il fanatismo religioso, l’occultismo, il satanismo. Si era fatta coinvolgere nella setta di Scientology e si era trasferita nel loro quartiere generale a Los Angeles. Poi si era staccata da Scientology e si era tatuata sul braccio l’acronimo «O.T.O», ovvero «Ordo Templi Orientis», l’Ordine del Tempio di Oriente, una organizzazione «iniziatica » che si definisce religiosa e che è registrata in California dal 1979 ma che si ispira all’esoterismo di Aleister Crowley, uno dei fondatori del moderno satanismo, ambiguo «guru di anime » dell’inizio e metà Novecento. Per molto tempo Peaches aveva tenuto nascoste queste sue passioni o deviazioni. Poi si era confessata. Ancora una volta via twitter. Lo scorso anno e sempre con una foto, il tatuaggio. E aveva provocato scandalo invitando i suoi 193 mila seguaci ad andarle dietro nell’«Ordo Templi Orientis». Una vita difficile, nonostante il nome, la bellezza, la ricchezza. Una morte strana. A pochi giorni dal compleanno della piccola Phaedra, un anno il 24 aprile. Proprio come la mamma di Peaches, Paula Yates uccisa dall’overdose di eroina. Distrutto Bob Geldof: «Come può essere possibile che non ti rivedremo? ».

www.passionetecno.com/2014/04/08/morta-la-figlia-di-bob-geldof-dalla-droga-allesoterismo-3279

In Italia dilaga il Kratom, la nuova droga che arriva dalla Thailandia

 In Italia dilaga il Kratom, la nuova droga che arriva dalla Thailandia.l n
Il numero di nuove droghe reperibili sul mercato aumenta di mese in mese: lo sostiene l’Istituto Superiore della Sanità che ha catalogato di recente 370 molecole di caratterizzazione allucinogena. Basti pensare che fino a qualche mese fa le nuove droghe classificate erano 280. Desta particolare preoccupazione il diffondersi di una nuova sostanza, il cratomo (kratom), a base vegetale su cui vengono vaporizzati cannabinoidi. Questa droga – spiegano dall’Istituto superiore di sanità – è stata causa di sei decessi in Svezia negli ultimi mesi.

COS'E' IL KRATOM.

È la mitragyna speciosa, un albero diffuso in Indocina e in Malesia. Insomma, è albero e fa parte della stessa famiglia di quello del caffè. Dalle sue foglie si ricava una sostanza psicoattiva (per questo, al pari di quelle di coca in Perù, venivano masticate dai contadini per resistere al duro lavoro della terra). Negli anni dal Kratom sono derivate una serie di bevante allucinogene che hanno avuto grande successso (estratto di foglie, sciroppo per la tosse e Coca Cola, mescolati con il ghiaccio tritato). Cocktail proibiti, visto l’effetto stupefacente ma al tempo stesso via via sempre più ricercati. Così il Kratom (da cui sono stati isolati oltre 25 alcaloidi diversi) è diventata una droga sempre più gettonata. E pericolosa, secondo i medici che monitorano l’evoluzione degli stupefacenti.
continua su: http://www.fanpage.it/droga-kratom/#ixzz2y1WouvVP 
 

L'alcol è un incubo Ma la vera droga sono le nostre ansie

"Sono un alcolizzato, sono un tossicodipendente, sono un omosessuale e sono un genio» disse Truman Capote senza farla tanto lunga.

Mentre lunga sarebbe la lista di scrittori e artisti dipendenti da sostanze varie Baudelaire da alcol e oppiacei, come Cocteau, Stephen King dalla cocaina, William Borroughs dall'eroina, e via elencando. L'alcol, soprattutto, è la forma di dipendenza più diffusa, da Edgar Allan Poe a Dorothy Parker, da Charles Bukowsky a Michel Houellebecq. Nella musica poi non ne parliamo, se non sei drogato che rockstar sei? 

Nel suo piccolo Violetta Bellocchio (non lasciatevi ingannare dal cognome credendo sia un'omonimia, è la nipote di Marco Bellocchio), ha appena pubblicato un memoir intitolato Il corpo non dimentica, nel quale racconta i suoi tre anni da alcolista. Pubblicato da Mondadori nella collana Strade Blu (blu come la blu sky, la metanfetamina «cucinata» da Walter White in Breaking Bad) voi direte: ma che ce ne frega della Bellocchio? Invece è un libro divertente. Dovrebbe essere tragico ma, perdonatemi, non ci riesco. La verità è che leggere delle dipendenze altrui rallegra e consola dalle proprie, e quindi, finché la Bellocchio soffre, non annoia. Tuttavia non ci sono solo le dipendenze da sostanze varie, sebbene nella nostra cultura il concetto di «dipendenza» sia guardato con sospetto moralistico a prescindere. Eppure senza dipendenza, dalle cellule procariotiche all'uomo, non c'è vita. Spesso non c'è neppure lavoro, chiamato appunto lavoro dipendente. Per questo ci è simpatico Doctor House, dipendente dalla Cuddy ma anche dal Vicodin (quanto Sherlock Holmes dalla cocaina), e ci piace perfino Dexter, dipendente dagli omicidi.

Mia madre dice sempre di non prendere ansiolitici e antidepressivi perché creano dipendenza, come se la serotonina non fosse una dipendenza naturale e la sua mancanza non portasse alla depressione naturale. Le mie amiche donne guardano la Xbox con sospetto («Sei dipendente dai videogiochi»), come se ci fossero altri modi più economici di poter essere Batman. Tanto ho l'alibi di essere uno scrittore, sono strumenti di lavoro, volendo mi scarico dalle tasse anche la tv via cavo. E poi, sinceramente, se togliamo le dipendenze, cosa ci resta? Restano le cose che facciamo ogni tanto perché non sono abbastanza interessanti da farle sempre.

Per esempio sui pacchetti di sigarette si legge «il fumo crea dipendenza» e non ho mai capito se è un avvertimento negativo o positivo, io d'istinto penso: fico. Invece la più bella risposta sul fumare l'ho avuta da Vittorio Feltri, quando gli ho chiesto: «ma quante sigarette fumi?», e lui «più che posso». Fumare fa male? Eppure si è dipendenti dal cibo e dall'ossigeno, ma nessuno ci dice di smettere di mangiare e di respirare. Il cibo e l'ossigeno non uccidono? Lo dite voi, a lungo termine tutto uccide. Più respirate, più invecchiate, tanto varrebbe non nascere. Infatti per Leopardi «è funesto a chi nasce il dì natale», quindi era contro le dipendenze, praticamente un salutista. Tra parentesi, oltre che da Ranieri, Giacomo era dipendente dai gelati, ma è morto di colera a Napoli (vedi Napoli e poi muori).

Intorno ho solo amici dipendenti da qualcosa, per fortuna. Alessandro Gnocchi è dipendente dalla musica rock, per un disco potrebbe uccidere. Antonio Franchini dalle arti marziali, se ogni giorno non picchia qualcuno in palestra sta male. Mario Desiati è dipendente dalla Puglia, poveretto. Il critico d'arte Gianluca Marziani è talmente dipendente dal suo feticismo che il suo account su Instagram sembra un negozio di scarpe femminili. Fulvio Abbate è dipendente dai video su Youtube di Fulvio Abbate, è quello messo peggio di tutti.

Gli sportivi e i religiosi, che non frequento, sono dipendenti rispettivamente dall'attività fisica (libera endorfine) e dalle preghiere rivolte ai propri idoli immaginari, e ormai tutti siamo dipendenti da Google, Facebook, Whatsapp e Twitter, non per altro io quando vado in un posto chiedo «C'è il wifi?», se non c'è non ci vado. Posso fare a meno della rete del letto ma non della rete di internet. Ci sono quelli, pochi, tipo Moresco e Coetzee, senza cellulare e senza mail, in realtà sono dipendenti dall'idea di non essere dipendenti dalla tecnologia, una schiavitù.

E l'amore? Non è una dipendenza? Andatelo a dire al giovane Werther, o a Madame Bovary, o a quei due tristissimi sfigati di Renzo e Lucia. E chissà quanta ossitocina e dopamina aveva in circolo il povero Don Rodrigo. Al cuor non si comanda, proprio perché è una droga potentissima. Per la verità non si comanda neppure al pene, ma se dici a una femminista che ti eccita senza amarla ti querela. Infine la mia psichiatra mi ha guardato male quando le ho chiesto se, per caso, non mi poteva prescrivere un inibitore selettivo della ricaptazione della dopamina, insomma volevo solo innamorarmi senza dover fare la fatica di sopportare una donna. A proposito, c'è la dipendenza dalla pornografia. Che però, tra tutte, è la più salutare: statisticamente uccide meno della dipendenza da una moglie. 

www.ilgiornale.it/news/cultura/lalcol-incubo-vera-droga-sono-nostre-ansie-1005573.html

fumatrice assidua di marijuana,dopo un tiro di canna va in preda ad orribili attacchi di panico

Sono demoralizzata!faccio uso di cannabis da 8anni,ho fumato di tutto tra cui amnesia e skunk.da circa un anno ho deciso di fumare solo marijuana naturale e leggera,e ho imparato a fumare senza strafarmi,piccole cannette e a poki tiri alla volta.da un mese non riesco piu a sentire quegli effetti piacevoli,dopo un solo tiro mi è successo tre volte di andare in panico,ma davvero panico!!mi si addormentano le mani,l'addome e la parte inferiore del viso,i nervi mi deviano le dita delle mani,il battito cardiaco me lo sento nelle tempie ed ha superato i 155 al minuto,ronzii auculari e mancanza di aria.mi han detto ke si tratta di ansia,tant'è ke sto prendendo le gocce naturali di bach rescue,ma se non fumo mi sento solo un po agitata,tutto questo mi succede solo in seguito ad un solo tiro di cannabis.puo darsi ke ormai il muo organismo non lo regge piu ed è arrivato il tragiico momento di smettere :( oppure mi succede xke ato in un periodo brutto della mia vita,e l'erba mi amplifica le sensaziini (il mio compagno mi ha tradita e lasciata)ma quello precedente mi ha distrutto il naso la mandibola ed altre cosse,e quello prima morí dopo 3anni ke stavamo insieme...saranno stati tutti gli episodi sgradevoli ke mi sino capitati ke non ho mai superato,solo passati avanti x non pensarci,ma nella mia mente sono tormentata inconsciamente e ssto troppo nervosa .mi vorrei fumare una jolla tranquilla!!megluo evitare?passerá?un'ultima cosa,due volte all'anno da 5 vado ad un rave party e assumo mdma.mi dovesse far crepare il mese prossimo?????ke palle!

Gioco d’azzardo: attenzione al crescente coinvolgimento delle donne

 In letteratura il gambling viene considerato prevalentemente legato al genere maschile. Nonostante ciò, recenti indagini inglesi hanno mostrato come il numero di donne che giocano d’azzardo stia crescendo (dal 68% del 2007 al 73% del 2011). Scopo di una ricerca condotta dall’Università di Nottingham era sviluppare un profilo dettagliato delle donne che giocano d’azzardo online ed esaminare le differenze di genere rispetto alle modalità e alle motivazioni delle pratiche di gioco.
Il sondaggio è stato pubblicato su 32 siti internazionali di gioco d’azzardo online. Il test è stato completato da 975 giocatori, di cui 175 femmine (età media 28,5 anni, significativamente inferiore agli uomini partecipanti all’indagine, ovvero 36,1 anni).
I risultati sottolineano come le donne giochino in misura minore rispetto agli uomini (da meno tempo e per periodi più brevi) e come siano diversi i giochi in cui si misurano (bingo e slot machine per le donne; poker e scommesse sugli sport per gli uomini).
Rispetto alle motivazioni alla base del gioco d’azzardo, le donne risultano più facilmente influenzate dalle pubblicità, dalla percezione di giocare gratuitamente o comunque di spendere meno soldi online, e dalla noia. Dai dati è inoltre emerso come uomini e donne differiscano anche nei sentimenti vissuti durante le pratiche di gioco: se le donne risultano provare un crescente senso di colpa e di vergogna, gli uomini provano invece sentimenti di rabbia, irritabilità e gioia.
Lo studio, riferiscono i ricercatori in conclusione, evidenzia pertanto risultati inediti che potrebbero rivelarsi particolarmente utili per i professionisti della salute per acquisire consapevolezza rispetto alle differenze di genere ed elaborare diagnosi e trattamenti mirati.

fonte DRONET

Sesso in cambio di droga. Dpa: fenomeno in crescita presso le ragazze

Cresce tra le ragazzine italiane l'abitudine di offrire sesso in cambio di droga. Lo scrive in una nota il Dipartimento per le politiche antidroga della presidenza del Consiglio, che annuncia anche l'adesione e il supporto all'iniziativa promossa dalla comunita' Papa Giovanni XXIII domani a Roma, con la via Crucis per le "Donne Crocifisse" in favore delle giovani donne vittime di tratta , prostituzione coatta e violenze. Quanto al fenomeno droga in cambio di sesso, il Dpa sottolinea che si tratta di "casi aneddotici, ma molto significativi che vanno aumentando e che fanno pensare e riflettere sopratutto sui modelli educativi e sui valori di base che vengono oggi trasmessi dalle famiglie, ma anche dai media. Questo comporta a volte che, le ragazze si espongono maggiormente non solo al rischio di contrarre infezione di Hiv, i dati in possesso del Dipartimento evidenziano, infatti come la trasmissione dell'infezione per via eterosessuale colpisca piu' le donne rispetto ai maschi, ma anche di andare incontro a violenze sessuali a seguito del consumo droga che, altera la percezione della realta', la coscienza e di conseguenza inibisce qualsiasi tipi di reazione di difesa".
'Bene ha fatto Don Aldo Buonaiuto del servizio antitratta della 'Papa Giovanni XXIII' - ha dichiarato Giovanni Serpelloni capo del Dpa - a mettere in campo una iniziativa cosi' importante per sensibilizzare l'opinione pubblica''. Il Dpa ''ha messo in campo insieme con le Nazioni unite a favore delle donne con problemi di droga il progetto DAD.NET, presentato ieri a Vienna alle Nazioni Unite durante la 57 esima Sessione della Commissione Internazionale Narcotici, che prevede tra l'altro, la creazione di un network composto da esperti di differenze di genere nell'ambito dell'uso di sostanze e di percorsi riabilitativi e di recupero, anche con il fine di promuovere e assistere lo sviluppo ed implementazione di interventi 'evidence-based', politiche e buone pratiche piu' rispondenti ai bisogni specifici delle donne, attivando anche programmi di counseling e informazione sui rischi specifici e le particolari vulnerabilita' del sesso femminile inclusa la prostituzione".
 

Ayahuasca: la droga per ricchi esplode e diventa una moda in Ue e Usa

ayahuasca

La droga più diffusa nei salotti dell’elite borghese è Ayahuasca, una sostanza dal potente effetto allucinogeno e le cui peggiori conseguenze sull’essere umano ancora non sono state individuate. Si tratta, semplicisticamente, di un intruglio miscelato secondo le più antiche tradizioni amazzoniche e preparato dagli sciamani indigeni per i riti di visione e di comunicazione con il Divino. Non è chiaro chi abbia introdotto questa sostanza nel mondo “civilizzato”, ma si tratta comunque di una droga dispendiosa quanto ricercata. La Ayahuasca si è trovata al centro di non poche polemiche, proprio perché si teme che possa costituire una nuova minaccia per i giovani.

Ingredienti principali sono liane selvatiche e foglie di un particolare arbusto caratteristico dell’Amazzonia e delle Ande: la Psychotria Viridis. Queste piante vengono scelte perché contengono DMT, sostanza che imita la funzione del neurotrasmettitore serotonina, importante per la regolazione dell’umore. Alla DMT viene unita una pianta contenente l’elemento capace di inibire la capacità del corpo umano di contrastare gli effetti del principio attivo. Se non si aggiungesse tale componente alla DMT, questa non avrebbe l’effetto allucinogeno su chi ne fa uso, perché il corpo potrebbe contrastarne efficientemente gli effetti. Le piante vanno bollite insieme per diversi giorni e sottoposte ad altre fasi della preparazione dell’Ayahuasca, che resta un procedimento complicato per chi sceglie di produrre da sé questa droga.

Infatti, a tal proposito, molti scienziati si sono interrogati su come gli indigeni amazzoni abbiano potuto venire a conoscenza della giusta combinazione degli ingredienti sopra citati, senza avere alcuna nozione della chimica e della biologia più basilari. Alcuni studiosi, addirittura, si sono concessi il beneficio del dubbio, supponendo che la risposta a tale dilemma stia in un’entità superiore, come quelle che gli stessi popoli tribali veneravano durante il rito propiziatorio. Dal loro canto, gli sciamani che hanno imparato l’utilizzo giusto delle componenti dell’Ayahuasca hanno raccontato agli esperti di aver ricevuto consigli dagli spiriti delle piante stesse, per capire come combinarle. Lo sciamano Kgao Temi ha persino dichiarato: “La gente del passato può venire da te. Ti insegnano cose e ti danno maggiore potenza. Parlano con te, veramente. Ti spiegano della danza. Ti insegnano anche l’uso delle piante.”

Non è chiara, dunque, la natura del rito preparatorio dell’Ayahusca, ma questa sostanza allucinogena è entrata nell’uso di molte culture negli Stati Uniti ed in Europa. Alcuni lo definiscono già un “hobby per hippie” che solo i più facoltosi possono permettersi, ma l’assunzione di questa droga non è affatto immediato. Infatti, molti parlano di veri e propri riti mistici allestiti in salotti di gusto raffinato, dove molti borghesi si riuniscono e vengono sottoposti all’atmosfera che meglio si confa all’occasione. Musica tipica delle popolazioni indigene, versi di animali selvaggi e luci soffuse sono l’introduzione più comune al “rito”. Una piccola coppa di Ayahuasca viene fornita agli ospiti della seduta, con tanto di secchio al lato, dopo di che la festa può avere inizio.

Molti descrivono l’Ayahuasca come amara e per nulla piacevole, addirittura difficile da mandar giù, motivo per cui spesso la seconda e la terza coppa di questa droga vengono accompagnate da alcuni chicchi di uva dolce. Stemperata l’amarezza del siero, non può tardare l’effetto collaterale dell’Ayahuasca: l’espulsione per via orale, che spiega la presenza del secchio al lato di ogni partecipante alla seduta. Poi, hanno subito inizio le visioni, che si presentano molto varie tra gli invitati al rito. Alcuni canticchiano, altri sembrano interagire con qualcosa o qualcuno d’invisibile: tutti sono coinvolti nella propria allucinazione, la stessa che i popoli indigeni dell’Amazzonia interpretavano come incontro con il Divino.

Il rischio che l’Ayahuasca può portare sta senza dubbio nell’errata assunzione di questa sostanza: basti pensare che la droga ha un effetto tutto sommato di lieve entità, se ingerito nelle quantità giuste. Tuttavia, il siero è letale se iniettato e porta ad una morte dolorosa. Quali siano le conseguenze ai postumi dell’assunzione continuata dell’Ayahuasca ancora non è chiaro: l’entrata di questa sostanza nell’uso tra i popoli “civilizzati” risale ad appena qualche mese fa. Dunque, ancora non è stato documentato di abusi di tale sostanza, ne resta soltanto la conferma in quanto droga e quindi il possibile rischio di assuefazione e dipendenza. Si tratta, comunque, di una serie di fattori di cui soltanto il tempo accerterà la presenza, per cui restate aggiornati su VNews24.

www.vnews24.it/2014/03/17/ayahuasca-droga-per-ricchi-esplode/

TRIPATAMINE!

Cit. da: -"il grande manuale delle droghe L. LEWIN 1928" -"DIO è una  sostanza(1)"- (N.d.a: Termine moderno: (1)MOLECOLA.) [<letterale!!!>]  Triptamine... e prendi "coscienza" dell'universo e dell'illusione che esso è:

http://www.youtube.com/watch?v=57bpP2pQub4

[N.d.a:La parte sull'entropia\caos? CAZZATE!!! CAZZATE!!! E ancora CAZZATE!!! Non sono d'accordo... e posso DIMOSTRARLO!!!] <La vita è solo un'illusione!> E. una volta che hai capito che <la realtà è un'illusione> <<puoi deformarla>> a tuo piacimento!

E già!. Resta solo da dimostrarlo! Con il metodo scientifico, sia ben chiaro, ripetiile, misurabile e verificabile da altri. (Tra poco....tra poco... 2 mesetti... non di più...)

Adamas.ego p.s:Ho il segreto dell'universo in una scatola a casa... che ci faccio? Chiedo consiglio a voi... 

Ehm... E' un po "ingombrante" da tenere a casa 'sto benedetto <Segreto dell'universo>.

Ehm...e' pure una <RESPONSABILITA' ENORME!!!!>

Insomma... uno si ritrova A CASA, <<in una scatola>>, IL SEGRETO DELL'UNIVERSO...un po di "paranoia" la fa... (Sdrammattizziamo: "E se vengono i ladri?!) ;-D  ma il mio EGO (Inteso come: Interprete di comandi tra il mondo interno e il mondo esterno) tiene TUTTO a bada! Anche la "paranoia!" di avere il "segreto dell'universo" in una scatola a casa.E=Mc(?) (Ma C non elevato ALLA SECONDA... Un altra cosa... un altro SIMBOLO matematico... non un DUE!!! un altro simbolo matematico... è anche facile...) ;-)

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N.d.a:Chiaramente <tutto solo per RIDERE!> chi vuoi che prenda <seriamente> ste cose scritte qua sopra? E' chiaro che è "per scherzare". Mica ci crederemo veramente? (Scusate.. il MIO EGO è entrato in azione... va in automatico) ;-)

 

 

 

 

 

 

 

Droga, il governo reintroduce le tabelle di classificazione, resta distinzione fra pesanti e leggere

 Via libera del Consiglio dei ministrim al decreto che reintroduce le tabelle per la classificazione delle sostanze stupefacenti e norme precise contro i "cartelli" delle aziende del farmaco dopo lo scandalo Novartis-Roche-

Resta intatta la distinzione tra droghe leggere e pesanti, che la legge Fini-Giovanardi aveva eliminato e la sentenza della Consulta ha di fatto ripristinato. «La decisione della Corte costituzionale aveva creato un vuoto normativo, siamo intervenuti con un atto di urgenza», ha spiegato il ministro Lorenzin.

«Circa 500 nuove droghe e sostanze sintetiche erano uscite dall'alveo della regolamentazione» per effetto della sentenza della Corte costituzionale sulla legge Fini-Giovanardi, che ha cancellato le tabelle sulle sostanze stupefacenti dal 2006 ad oggi, ha spiegato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al termine del Consiglio dei ministri.

Con il decreto «il Consiglio dei ministri interviene solo al ripristino delle tabelle riferite alla disciplina amministrativa, perché si era creato un vuoto dopo la sentenza della Corte Costituzionale» sulla Fini-Giovanardi, ha proseguito il ministro. «Per la parte penale e per una riconfigurazione dei reati rinviamo nell'arco dei 60 giorni di attuazione del decreto a un approfondimento sia in sede interministeriale che parlamentare», ha aggiunto.

«È fantastico, ci saremmo scontrati in una riunione che è durata in tutto 40 minuti! In armonia il Cdm ha ripristinato le tabelle sanitarie, abbiamo affrontato il tema dal punto di vista sanitario mentre il tema politico è stato rimesso al Parlamento», ha poi sottolineato Lorenzi, negando uno scontro sull'equiparazione tra droghe leggere-pesanti.

«È positivo che sul piano amministrativo il governo sia intervenuto per impedire che alcune sostanze stupefacenti vietate diventassero di colpo legali anche alla luce del vuoto normativo creato dalla sentenza della Corte Costituzionale sulla Fini-Giovanardi. Ma la questione è molto più complessa ed è giusto che sul piano penale sia data la possibilità al Parlamento di confrontarsi e quindi di decidere». Lo afferma Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato. «La nostra posizione è chiara. Diciamo no alla legalizzazione della droga, no all'equiparazione tra droghe leggere e pesanti, no a riduzione di pena per gli spacciatori. Difenderemo questi principi in Parlamento, ribadendo la necessità di una legge che tuteli soprattutto i minori di fronte al dilagante fenomeno della dipendenza da sostanze stupefacenti. La legge Fini-Giovanardi fu il frutto di un lungo dibattito nel paese che coinvolse la politica, la società civile, le comunità terapeutiche, i servizi sociali. Siamo disponibili a dare ancora una volta il nostro contributo, pronti a una dura battaglia per impedire ogni forma di liberalizzazione, esplicita o surrettizia, della droga e con essa la distruzione della vita», conclude l'esponente di Fi.

www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/droga_governo_tabelle_classificazione_lorenzin/notizie/573750.shtml

Droga, in Cdm la lotta alle smart-drugs. Sul tavolo del governo la questione delle droghe non ancora catalogate come tali

 Sul tavolo del consiglio dei ministri di domani, ci sarà, tra le altre cose, un provvedimento (il primo all’ordine del giorno) che farà il punto sulla lotta alle smart drugs, ora chiamate “nuove sostanze psicoattive”. Il fenomeno delle smart drugs, le droghe-non droghe, negli ultimi anni ha assunto dimensioni vastissime, e dà grandissimo filo da torcere sia al ministero della salute e al dipartimento antidroga, costretti a rincorrere quotidianamente molecole sempre nuove da inserire nelle tabelle delle sostane proibite. Per aggirare le sanzioni di legge, inftti, basta creare una molecola che si differenzia nche di poco da quelle presenti nelle tabelle delle sostanze proibite. Ciò ha innescato da tampo una rincorsa affannosa delle autorità ad aggiornare la lista, e dei trafficanti a sollecitare ai chimici alle proprie dipendenze nuove composizioni. 

Non è escluso, però, che si parli di come rimediare alla sentenza della Consulta sulla legge Fini-Giovanardi, dichiarata illegittima per irregolarità nella procedura di approvazione. La questione è molto delicata, perché la Fini-Giovanardi, in soldoni, tolse la distinzione tra droghe leggere e pesanti che invece era presente nella legge Iervolino-Vassalli del 1990. L’esecutivo, ora, si trova a dover operare una scelta, e l’orientamento mostrato nello scorso consiglio dei ministri, con la non impegnativa della legge della Regione Abruzzo sull’uso terapeutico della cannabis, sembra andare in una direzione più morbida del passato, anche se l’orientamento ribadito ancora nei giorni scorsi dal dipartimento politiche antidroga di palazzo Chigi, nella persona del Capo dipartimento Serpelloni, è molto rigida e non ammette differenziazioni tra droghe leggere e droghe pesanti.

www.ilvelino.it/it/article/2014/03/13/droga-domani-in-cdm-la-lotta-alle-smart-drugs/0f06ce91-ce94-4e58-a42f-3d3a8f3700b0/

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