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Votata nel decreto Olimpiadi, legge sulla droga a rischio
La Fini-Giovanardi contestata in un processo a piccoli spacciatori: approvata senza che ci fossero requisiti d'urgenza. La legge Fini-Giovanardi nasce dalla conversione di un decreto sui Giochi invernali di Torino, in cui furono inseriti 2 articoli sui reati di droga.
Dirittiglobali - Il ricorso: La questione di costituzionalità riguarda l'assenza di motivi di urgenza e il fatto che quel testo disciplinava un'altra materia ROMA — Una ordinaria e apparentemente banale vicenda di piccolo spaccio di marijuana approda alla Corte costituzionale, e rischia di mettere in crisi una delle leggi più applicate nei tribunali d'Italia: la Fini-Giovanardi sugli stupefacenti. Nei giorni scorsi una sentenza della Cassazione ne ha fatto cadere un pezzo dichiarando che il «consumo di gruppo» non è reato; ora un'ordinanza della terza sezione della Corte d'appello di Roma l'ha inviata alla Consulta, chiedendo che sia dichiarata incostituzionale.
Le norme contestate, sostengono i giudici, sono inserite in una legge che convertì un decreto in cui il governo disciplinava tutt'altra materia; e soprattutto il Parlamento approfittò di due aggiustamenti in tema di droga per riscrivere l'intera normativa, con ben 36 articoli nuovi di zecca. Dunque il testo sarebbe in contrasto con la costituzione «sotto il duplice profilo della incoerenza della norma rispetto all'originario contenuto del decreto legge e del difetto del requisito dell'urgenza». In più, la Fini-Giovanardi violerebbe la Carta del '48 dal momento che «sanziona con la medesima pena due comportamenti notevolmente diversi come l'importare, detenere o spacciare droghe cosiddette leggere oppure pesanti»; previsione che contrasta sia con il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, sia con l'articolo 117 che obbliga il legislatore ad agire «nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario», nel quale è prevista, per l'appunto, la distinzione dei reati connessi alle due diverse categorie di stupefacenti.
Tutto nasce dalla storia di due ragazze romane — C.G. e V.R. — arrestate nel 2007 mentre, secondo l'accusa, «stavano confezionando dosi di marijuana usando degli involucri di carta stagnola», appoggiate al sedile di un motorino. I carabinieri sequestrarono 4 grammi e mezzo di sostanza, pari a 27 dosi, e una singola dose di eroina: un decimo di grammo. Il tribunale le condannò a cinque mesi e venti giorni di carcere, in base alla legge n. 49 del 2006. Cioè la Fini-Giovanardi.
Nel processo di secondo grado l'avvocato difensore Andrea Matteo Forte, facendo proprie le argomentazioni elaborate dall'associazione Fuoriluogo in tema di droghe e diritti, ha sollevato l'eccezione d'incostituzionalità di quella legge. Che in realtà è l'atto di conversione di un decreto varato dal governo nel 2005 per affrontare tutt'altro argomento: «Misure urgenti per garantire la sicurezza e i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali». All'ultimo momento, in quel provvedimento furono infilati due articoli per adeguare le norme sulla possibilità di concedere misure alternative ai condannati per reati di droga. Al titolo del decreto fu quindi aggiunto: «Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi». Ma nel 2006, in sede di conversione, deputati e senatori presero spunto da quei due articoli per modificare tutta la materia. Rimodulando, fra l'altro, le sanzioni previste per la detenzione e lo spaccio di stupefacenti.
Su questa procedura, ritiene la Corte d'appello che ha accolto la tesi dell'avvocato, pesa un forte dubbio di costituzionalità. Soprattutto alla luce della sentenza numero 22 del 2012 della Consulta, che dichiarò illegittima la parte del decreto «Milleproroghe 2010» in cui furono introdotte alcune norme sulla Protezione civile. Secondo i giudici costituzionali i requisiti di necessità e urgenza imposti per varare un decreto escludono la possibilità che nella legge di conversione vengano inseriti «emendamenti del tutto estranei all'oggetto e alle finalità del testo originario». Forti di questo principio, i giudici di Roma sottolineano ora come nel caso della Fini-Giovanardi «appare evidente il difetto di coerenza interna tra le norme che costituivano il nucleo originario del provvedimento adottato dal governo e tale ultima norma». Il nuovo testo partorito dal Parlamento introduce infatti «un nuovo sistema di sanzioni in relazione a condotte aventi ad oggetto stupefacenti», che «nulla ha a che vedere sia con lo svolgimento delle Olimpiadi invernali di Torino, sia con i benefici previsti in favore di tossicodipendenti ed alcol dipendenti».
Le norme antidroga del 2006 che modificarono quelle del 1990, aggiunge la Corte d'appello, appaiono «sprovviste del requisito dell'urgenza previsto dalla Costituzione; non si vede quale urgenza vi fosse nel riformare un sistema sanzionatorio in vigore da 16 anni e in ordine al quale nessun evento improvviso e straordinario poneva l'esigenza di una modifica per decreto». Così la legge è finita all'attenzione della Consulta. Ed è prevedibile che, in attesa del verdetto costituzionale, altri giudici prendano spunto da questa iniziativa per contestare la Fini-Giovanardi davanti al «giudice delle leggi».
Fonte: Giovanni Bianconi - Corriere della Sera | 03 Febbraio 2013
Fallita la war on drugs in America Latina
Meridianionline, articolo di F. Gattiglio - I referendum in Colorado e nello Stato di Washington, che hanno legalizzato il consumo di marijuana per uso ricreativo, hanno acceso anche negli Stati Uniti il dibattito sulla strategia più adatta a combattere il consumo di droga, vera piaga sociale nelle società industrializzate. Gli Stati Uniti arrivano in netto ritardo rispetto all’America Latina dove da anni si dibatte sull’inefficacia della strategia della war on drugs, proposta e sostenuta proprio da Washington.
Negli Stati Uniti – così come in Europa – il consumo di droga viene visto principalmente come un problema di ordine medico e sociale per le dannose conseguenze sui consumatori. In America Latina si è invece tradotto in una questione di sicurezza interna e militare. Le gang di narcotrafficanti, attive soprattutto in Messico e Colombia, hanno compromesso la stabilità e la sicurezza della regione, riorganizzando interi territori come uno stato nello Stato.
caro giovanardi
Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.”.
(Erri de Luca, scrittore)
Droga, il consumo di gruppo non è reato. La Cassazione interviene sulla Fini-Giovanardi
La Corte ha stabilito che è "penalmente irrilevante la duplice ipotesi di mandato all'acquisto e di acquisto comune". L'avvocato generale aveva chiesto un'interpretazione più severa della norma
Repubblica.it - ROMA - E' "penalmente irrilevante" il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti sia nell'ipotesi di "mandato all'acquisto" sia in quella del "acquisto comune". Lo ha deciso la Corte di Cassazione, a sezione unite penali, rigettando il ricorso della parte civile contro una sentenza del giudice per le indagini preliminari di Avellino, che il 28 giugno 2011, aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di un uomo "perché il fatto non sussiste". I giudici hanno così risolto un conflitto che riguardava la legge Fini-Giovanardi del 2006. Se la Cassazione, in passato, aveva sempre ritenuto penalmente irrilevante l'uso di gruppo, c'erano invece state recentemente decisioni più severe secondo le quali si è invece in presenza di un reato.
U.E. - Droga. Rapporto Oedt/Europol: mercato stravolto da web e spedizioni multiple
Notiziario ADUC - L'Europa "e' alle soglie di una nuova era per quanto riguarda l'offerta e la domanda di droghe illecite, il cui sviluppo mette a dura prova le attuali risposte politiche". E' quanto emerge dalla prima relazione congiunta dell'Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze (Oedt) e dell'Europol sul mercato europeo degli stupefacenti, pubblicata oggi a Bruxelles. Le due agenzie dell'Ue, spiega la Commissione europea in una nota, hanno unito le loro forze per realizzare la prima analisi strategica del mercato europeo delle droghe illegali nel suo insieme.
Mettendo in luce il ruolo chiave di Internet e la comparsa di spedizioni multiple di piu' sostanze.
Il rapporto fotografa "un mercato sempre piu' dinamico, innovativo e reattivo alle sfide", e svela "il nuovo volto della criminalita' organizzata in Europa": il mercato della droga, storicamente imperniato sul traffico di determinate sostanze stupefacenti a opera di trafficanti specializzati, attraverso rotte ben definite, sta diventando sempre piu' "fluido" e si caratterizza per la comparsa di nuove rotte e di spedizioni multiple. "Oggi i gruppi criminali organizzati sono piu' propensi a trafficare contemporaneamente piu' sostanze stupefacenti e tendono a coalizzarsi tra loro. Il traffico tende anche a diversificarsi, sia dal punto di vista della complessita' delle rotte scelte, sia per i tipi di droghe che vi transitano. Questa evoluzione esige una maggiore cooperazione nell'ambito dell'Ue. Le misure predisposte a livello nazionale, per quanto energiche, non sono piu' sufficienti", dice Cecilia Malmstroem, Commissaria dell'Ue per gli Affari interni, nel presentare le risultanze della relazione.
"Il traffico internazionale di stupefacenti rimane la principale attivita' della maggioranza dei gruppi criminali organizzati - dice Rob Wainwright, direttore dell'Europol - Questi ultimi si adattano alle nuove opportunita' e ai mutati metodi e canali di contrabbando per eludere i controlli, avvalendosi sempre piu' di mezzi leciti di trasporto commerciale quali container, aerei, corrieri e servizi postali. In questo modo le droghe transitano attraverso molteplici punti di passaggio e sono quindi piu' difficili da intercettare. Anche internet svolge un importante ruolo di favoreggiamento ed e' comunemente usato per lo spaccio e la vendita".
La relazione mette in rilievo anche il ruolo dell'Europa come uno dei principali produttori mondiali del precursore chimico impiegato nella produzione di eroina, l'anidride acetica, nonche' la sua responsabilita' nel confezionare, commercializzare e promuovere prodotti a base di nuove sostanze psicoattive. "L'Ue e' un'importante regione produttrice di droghe sintetiche e, in misura crescente, di cannabis", osserva Wolfgang Goetz, direttore dell'Oedt.
"Sta prendendo piede la tendenza a produrre droghe nelle vicinanze dei potenziali mercati di consumo, dove e' meno probabile che vengano intercettate. Questa evoluzione - prosegue - ci costa sempre piu' salata in termini di sicurezza collettiva, salute pubblica e onere imposto alle gia' limitate risorse della polizia".
Considerevole e' anche l'influenza di internet, sia come mezzo di comunicazione che come punto di vendita online. Non solo. Il vecchio continente e' una "fonte di competenza e perizia" in materia di coltivazione intensiva di cannabis, produzione di droghe sintetiche e occultamento di cocaina.
Il rapporto mette in luce i collegamenti tra le reti di trafficanti di cocaina e di resina di cannabis, l'importanza crescente dell'Africa come zona di deposito e di transito, nonche' il ruolo centrale svolto dalle bande criminali dell'Europa nordoccidentale nello smistamento di ogni tipo di droga all'interno dell'Ue. Per quanto riguarda le linee di azione, si propone che le autorita' "diano maggiore priorita' alla raccolta di informazioni su singoli individui e gruppi criminali dal profilo particolarmente rilevante. Inoltre, la rapidita' con cui evolvono le droghe sintetiche implica la necessita', per l'Europa, di potenziare la propria capacita' di allerta precoce riguardo alle nuove sostanze immesse sul mercato", conclude la nota.
la famosa classifica Lancet, ma completa dei sub-dati
La crociata contro i vaccini
Da alcuni anni in Italia una strisciante ideologia naturista sta coagulando una serie di false credenze e sentimenti anti-scientifici potenzialmente pericolosi per la salute pubblica, nonché perla cultura e l'economia. Con frequenza sempre maggiore appaiono su quotidiani e web messaggi che alimentano paure insensate sulla vaccinazione, dalle false notizie sulla commercializzazione di lotti difettosi alle inchieste su vaccini e cancro. Nel novembre scorso il direttore dell'Agenzia del farmaco, Luca Pani, e il virologo Gianni Rezza hanno lanciato l'allarme per la disinformazione contro le vaccinazioni, ricordando che il rapporto costi-benefici per i vaccini resta il più favorevole fra tutti i farmaci disponibili. Nonostante siano tra le scoperte biomediche più importanti, e abbiano salvato milioni di bambini soprattutto tra le fasce meno abbienti, i vaccini sono al centro di una campagna di «controinformazione» senza precedenti, persino da parte di personalità e movimenti progressisti. Nella discussione seguita alla sentenza del tribunale di Rimini dello scorso marzo, che accettava la relazione tra vaccino trivalente e autismo, si è distinta la trasmissione di Darla Bignardi, Le invasioni barbariche, che ha dato spazio alla storia dell'imprenditore Franco Antonello, raccontata nel libro Seri abbraccio non aver paura (Marcos y Marcos). Contro i vaccini si è pronunciato anche Beppe Grillo in una serie di interventi disponibili su YouTube. Nella storia della medicina le resistenze contro i vaccini sono ben note e possono suggerire qualche riflessione. Il primo a capirlo fu Edward Jenner, il medico inglese che alla fine del Settecento scoprì che era più sicuro immunizzare gli esseri umani contro il vaiolo usando come fonte infettiva non un altro consimile ammalato, com'era consuetudine, ma inoculando estratti di pustole vaccine infette. Ottenuto l'avallo della profilassi dalle istituzioni britanniche, fu nondimeno oggetto di un'aggressiva propaganda antivaccinale che utilizzò caricature di uomini-bove per far da grancassa ai timori popolari sulla promiscuità tra specie animale e umana e sulla conseguente degenerazione di quest'ultima. Tralasciando altri casi intermedi, le paure contro il vaccino tornarono sulla stampa nel 1998, quando un gastroenterologo britannico, Andrew Wakefield, pubblicò sulla rivista «Lancet» un articolo in cui stabiliva una relazione causale tra vaccinazione trivalente, disturbi del tratto intestinale e autismo. Come venne provato da esperimenti successivi non vi era alcuna relazione tra vaccino e autismo; due inchieste giornalistiche chiarirono poi che si era trattato di una frode pianificata: Wakefield operò in conflitto d'interesse economico, omise dati che negavano la compresenza dei disturbi intestinali, sottopose pazienti ritardati a inutili trattamenti invasivi contro gli standard etici, e nel 2010 venne quindi radiato dall'ordine dei medici inglesi. In Italia invece i siti web che sostengono la relazione autismo-vaccini con prove pseudoscientifiche sono moltissimi, si va dai più specializzati, come condav.it e autismovaccini.com, a quelli più generici come procaduceo.org, mednat.org, disinformazione.it, che attaccano i vaccini come emblema dell'aggressività della medicina classica e di Big Pharma, sino a quelli che — come scienzaverde.it — scomodano teorie del complotto sfruttando personaggi noti come Romina Power, che in una lettera all'ex ministro Ferruccio Fazio ha scritto, citando come fonte una giornalista austriaca, che «sia il vaccino che la stessa epidemia A/1-11N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale». L'«esperto» generalmente chiamato in causa in questi casi è il medico Massimo Montinari, che per guarire alcuni casi di autismo ha escogitato un protocollo che associa diete prive eli glutine e caseina a un trattamento ornotossicologico, ma non sembra avere alle spalle pubblicazioni scientifiche accreditate, a parte il libro del 2002 Autismo. Nuove terapie per migliorare e guarire edito dalla Macro Edizioni (che raccoglie nel catalogo volumi sulle profezie Maya e sui segreti del Nuovo Ordine Mondiale). Recentemente si è sollevato un polverone mediatico contro la società farmaceutica Novartis, accusata di aver distribuito mezzo milione di dosi difettose di vaccino antinfluenzale, senza che in realtà una sola di queste fosse stata commercializzata. L'inevitabile effetto domino si è abbattuto sia sulle milioni di dosi funzionanti già pronte sul territorio nazionale e internazionale, sia sulla drastica diminuzione delle vaccinazioni stagionali, con punte del 60% nel Sud Italia. Per non parlare del danno di immagine. Pur essendo di nazionalità svizzera, la Novartis è un'eccellenza italiana, perché ha a Siena il cuore operativo e la mente, Rino Rappuoli, vaccinologo tra i più autorevoli al mondo. L'azienda ha da poco messo a punto l'avanzato vaccino per il meningococco B, il ceppo responsabile principale della morte da meningite in Europa, frequentissima tra i bambini al primo anno di vita. Ora, nuovamente, ha iniziato da qualche mese a circolare — prima sul web e poi su carta stampata — una nuova bufala contro i vaccini, questa volta ritenuti responsabili, se inoculati in dosi e in età inappropriate, di provocare il cancro. A parte l'aspetto culturale, quella contro i vaccini è una battaglia rischiosissima sul piano biologico, perché mette a repentaglio la salute di tutta la popolazione. La ragione è semplice. Da milioni di anni le grandi pandemie cambiano il corso della storia, dalla «peste di Atene» all'influenza spagnola, e sono dovute all'evoluzione biologica di infezioni microrganismiche passate dagli animali all'uomo, un po' come pegno della domesticazione che abbiamo loro imposto. I nostri progenitori cacciatori-raccoglitori hanno avuto la meglio sulle altre popolazioni perché per primi hanno avuto pasti regolari e tempo libero a disposizione, in precedenza occupato da lunghe e pericolose battute di caccia, proprio grazie all'addomesticamento di piante e animali. II contatto quotidiano con queste specie ha però avuto un costo: contrarre molte malattie, grazie a piccole e inevitabili mutazioni che hanno permesso a batteri e virus di diventare dannosi anche per l'uomo. Tornando a oggi, le persone senza copertura vaccinale minacciano anche chi ce l'ha, poiché rappresentano una comoda «porta» di ingresso per i microbi che, una volta passati su un individuo del gruppo, possono più facilmente mutare e infettare l'intera popolazione, un fenomeno chiamato «immunità di branco». Se la percentuale della popolazione coperta dal vaccino rimane alta, il muro diventa difficile da valicare, ecco perché malattie che in passato causavano gravi pandemie sono oggi sotto controllo. Cosa c'entrano i gruppi antivaccinali con gli antenati cacciatori-raccoglitori? C'entrano, perché entrambi vivono mentalmente all'età della pietra. La stessa verso cui tende quella parte di pubblicistica ideologizzata la cui politica culturale antiscientista è tesa a vellicare la pancia dei suoi lettori tipo: luddisti, iperecologisti e naturisti per cui «tutto ciò che è naturale è buono, tutto ciò che è prodotto artificialmente dall'uomo o dall'industria è cattivo». Si pensi al crescente numero di madri che portano i propri bambini a scuola o all'asilo (perlopiù privati) evitando le vaccinazioni obbligatorie. La dimensione del fenomeno sociale sta raggiungendo dimensioni pericolose, se si considera che nell'ultimo decennio hanno sospeso le sanzioni amministrative contro i genitori recalcitranti diverse regioni (Lombardia, Piemonte, Toscana, Sardegna), con il triste primato di Emilia-Romagna e Veneto, dove le vaccinazioni non sono più obbligatorie, rispettivamente, dal 1999 e dal 2007, e dove infatti i centri di monitoraggio, documentati dal portale Epicentro, «notano un calo della copertura», con zone come il riminese in cui «un movimento antivaccinale molto attivo, mostra una percentuale di obiettori elevata, pari al 4,8%». Le associazioni pediatriche denunciano inascoltate il fenomeno e l'Organizzazione mondiale della sanità non fa che ripetere che la presenza di ceppi infettivi resistenti agli antibiotici è in costante aumento. Una volta acquisite, le conquiste biologiche, come quelle sociali, vanno strenuamente difese, lo ricorda una piaga come la difterite, che si è riaffacciata quando è diminuita la diffusione vaccinale dopo il collasso dell'Urss. Purtroppo pare che né divieti né argomenti valgano contro questi crescenti gruppi antivaccinali: una élite Bobo (bourgeois-bohémien) che si forma sui siti di «controinformazione», che si muove tra vegetarianesimo e medicina alternativa, e che immagina una Natura buona. Per un paradosso della storia, questi movimenti e la stampa che li accudisce ricordano la scena finale de II fascino discreto della borghesia del regista Luis Bunuel: ridenti e festanti camminano incessantemente in una direzione che fingono di conoscere. Paghi di sé stessi, non si accorgono che camminano nel nulla. Gli scienziati Edward Jenner (1749-1823) in un ritratto di James Northcote, medico e virologo britannico, inventore del vaccino contro il vaiolo (1798) e Albert Bruce Sabin (1906-1993), il medico e virologo polacco che mise a punto il più diffuso vaccino antipolio L'autore Andrea Grignolio (Roma 1974) si occupa di storia della medicina all'Università di Bologna e alla Sapienza. È autore di articoli su riviste nazionali e internazionali ed è curatore del volume «Immunology Today. Three Historical Perspectives under Three Theoretical Horizons», Bononla University Press
Dipendenza dal gioco d'azzardo
Vi invitiamo all'incontro gratuito
Martedì 12 Febbraio 2013Gioco d’azzardo e altre dipendenze patologiche comportamentali: interventi di prevenzione e di cura curato da Rosanna Scopetani, Psicologa nel Servizio dipendenze patologiche – Asl10
L'incontro sarà pressoEnaip TFL in Largo Liverani, 20 - Firenze
ORARIO: 18.30-19.30
con il patrocinio del Comune di Firenze
Tossicodipendenza e cervello, le droghe modificano le cellule astrogliali
Dronet - Gli astrociti, particolari cellule nervose con importanti funzioni, come l’omeostasi e il mantenimento della barriera ematoencefalica, sembrano essere coinvolti nella fisiopatologia della tossicodipendenza. Questo è ciò che è emerso da uno studio tedesco da poco pubblicato sulla rivista Brain Research.
La tossicodipendenza è una malattia causata da cambiamenti neurochimici e molecolari nel cervello, ma non sono ancora chiare l'esatta eziologia delle diverse alterazioni neuropatologiche associate con l'uso di eroina e la reazione degli astrociti alle droghe nell’uomo. Per questo Weber e colleghi hanno esaminato i cambiamenti nella morfologia astrogliale attraverso uno studio di autopsia umana. Per valutare le possibili modifiche qualitative e quantitative negli astrociti dell'ippocampo, sono stati studiati 26 tossicodipendenti, consumatori di eroina e altre droghe, deceduti per intossicazione da droga e 35 soggetti di controllo appaiati per età e sesso, deceduti sul colpo a causa di eventi interni o esterni, e risultati negativi per l’assunzione di oppioidi, benzodiazepine, cannabis, cocaina e anfetamine. Per le analisi, sono stati prelevati 61 campioni post mortem, 15 da donne e 46 da uomini, di età compresa tra i 16 e i 48 anni, deceduti da un periodo di tempo compreso tra le 8 e le 225 ore.
I ricercatori hanno rilevato un significativo incremento del numero di astrociti attivati nel gruppo dei tossicodipendenti. Inoltre, utilizzando una nuova tecnica di analisi per la quantificazione automatizzata della morfologia degli astrociti, è emerso che la tossicodipendenza è associata ad un aumento della lunghezza delle fibre nervose, pari al doppio rispetto alle dimensioni delle fibre dei controlli, e ad una maggiore complessità della rete di fibre.
In conclusione, questi dati mostrano differenze caratteristiche nella morfologia degli astrociti ippocampali sotto l'influenza cronica dell’eroina e altre droghe, e supportano ulteriormente il coinvolgimento di queste cellule cerebrali nella fisiopatologia della tossicodipendenza.
Aldrovandi, tre poliziotti in carcere
"La politica contro la droga è un fallimento"
Il proibizionismo? "Ha creato il fenomeno criminale più pericoloso di sempre. L'ex consigliere Dick Marty spiega perché la politica contro la droga ha fallito
TicinoOnline - BELLINZONA - Il commercio legale della cannabis è fattibile? La città di Zurigo ci crede e ciò riapre il dibattito sull’efficacia del proibizionismo. "Le autorità zurighesi non sono certamente irresponsabili, anzi in Svizzera sono loro ad aver maturato la maggiore esperienza in materia di droga» osserva l’ex consigliere agli Stati Dick Marty. Pure lui non parla alla leggera essendo stato il solo europeo – con il suo collaboratore comm. Fausto Cattaneo –, giova dirlo, premiato nel 1987 dall’Agenzia federale antidroga statunitense (DEA) per il suo impegno nella lotta contro la criminalità organizzata e gli stupefacenti.
Marty però non è mai stato, né allora quando era procuratore pubblico né oggi, un paladino del proibizionismo: "Perché è assolutamente controproducente. E se ne sono accorti, ormai da anni, moltissimi specialisti, economisti, sociologi ed ex ministri, come la signora Dreyfuss". D’altronde, prosegue il nostro interlocutore, "c’è un esempio storico: il proibizionismo dell’alcol negli anni ‘30 è stata un’esperienza terribile per gli Stati Uniti, nel senso che ha creato il crimine organizzato, oltretutto mettendo sul mercato dei prodotti di cattivissima qualità". La storia è stata poco maestra, visto che, sostiene Marty, "con la droga siamo caduti nello stesso errore. Parliamo di sostanze che avrebbero pochissimo valore. Invece la loro proibizione ha creato il fenomeno criminale più importante di sempre".


