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Scusate ma e vero che la mariuana chiamata amnesia e bagnata dalla sostanza ( eroina ?)

Atlante delle dipendenze. Libro delle edizioni Gruppo Abele

Qual e' il confine (piu' sottile di quanto si pensi) tra uso e abuso? Quando una sostanza o un'abitudine diventano cosi' irrinunciabili nella nostra vita da rendercene schiavi? Come ci si libera dal "consumo" degenerato in patologia? A queste e a molte altre domande risponde l'"Atlante delle dipendenze" (a cura di Leopoldo Grosso e Francesca Rascazzo, edizioni Gruppo Abele, 688 pagine), catalogo ragionato delle sostanze psicoattive e dei comportamenti di "addiction" che permeano sempre di piu' i tanti settori della vita. 
Attraverso dieci capitoli e 98 voci, gli autori (92 tra medici, docenti universitari, psicologi, psichiatri, sociologi, giuristi, giornalisti) conducono il lettore alla scoperta di un universo, quello delle dipendenze, che giorno dopo giorno sembra allargare i suoi orizzonti, uscendo dal tradizionale, vecchio circuito stupefacenti-alcol-tabacco per estendersi all'alimentazione, al gioco d'azzardo, a internet, alle relazioni affettive o al sesso passando per lo shopping compulsivo, la dipendenza da cellulare e persino l'ossessione da esercizio fisico. "Fili invisibili" attraversano gli ambiti piu' diversi, "dall'economia criminale del narcotraffico alla concorrenza nell'economia legale a seguito degli investimenti post riciclaggio; dai gruppi mafiosi che governano interi territori agli insospettabili e collusi ambienti finanziari e industriali che beneficiano dei vantaggi della corruzione; dalla miseria dei contadini che nelle zone povere del mondo coltivano i prodotti poi consumati la' dove ci sono i soldi per acquistarli alle culture del divertimento e dello svago". Il pregio maggiore dell'opera sta nell'offerta di diverse chiavi di lettura. L'"Atlante delle dipendenze" e' un vero e proprio manuale d'uso - o come lo definiscono gli autori stessi, una "cassetta degli attrezzi" - per addetti ai lavori ma anche un veicolo di conoscenza per tutti, una fonte preziosa di dati per chi e' chiamato ad informarsi e ad informare, una selezione accuratissima di norme e regolamenti. Pagina dopo pagina, il lettore viene guidato nel labirinto delle patologie, dei percorsi di trattamento, delle politiche di riduzione dei danni e dei rischi e di temi chiave come proibizionismo, antiproibizionismo e legalizzazione. Ma con un approccio sempre scientifico e oggettivo, scevro da pregiudizi e condizionamenti ideologici.

U.E. - Sesso e droga in PIL. WSJ: Italia +1-2%, Gb +3-6%


Notiziario ADUC - Sesso e droga cambiano il Pil europeo: i nuovi sistemi di misurazione del Pil dell'Unione Europea includono le droghe, la prostituzione e altre attivita'. E La Gran Bretagna, l'Irlanda e l'Italia sono fra i primi paesi che le adotteranno, includendo nella misurazione delle loro economie anche alcuni affari illeciti. Per l'Italia questo potrebbe tradursi in un aumento del valore del Pil dell'1-2%. A fare i conti e' il Wall Street Journal, secondo il quale non tutti gli economisti sono d'accordo perche' misurare l'economia sommersa e nascosta potrebbe rendere il dato sul pil meno accurato. Altri osservatori, invece, ritengono l'inclusione di droga e prostituzione un bene: se le vendite di droga non sono incluse, si potrebbe erroneamente giungere alla conclusione che la popolazione risparmi i soldi spesi invece in sostanze stupefacenti. ''Alcuni paesi europei potrebbero avere degli incentivi extra a gonfiare la taglia della loro economia: un pil maggiore aiuta infatti il debito e il deficit a restare nei limiti dell'Unione Europea'' afferma il Wall Street Journal, sottolineando che il Bureau of Economic Analysis, che calcola il pil americano, ''non ha al momento intenzione di includere la spesa in attivita' illecite''. L'economia americana sarebbe il 3% piu' grande se le regole europee fossero adottate. La Gran Bretagna vedrebbe il valore del suo pil aumentare di 9 miliardi di dollari includendo la prostituzione e 7,4 miliardi di dollari includendo le droghe illegali, con una spinta del 3-6%.

Ari Folman: “L’animazione è il mondo migliore per rappresentare la droga”

E il regista di The Congress, in uscita il 12 giugno, lo dice per esperienza. Ecco di cosa parla il suo ultimo film, dopo il successo di Waltzer con Bashir

Gabriele Niola www.wired.it/play/cinema/2014/06/10/ari-folman-the-congress-droga/ù

E' il punk israeliano dell’animazione, diventato noto al grande pubblico grazie al successo di Waltzer con Bashir, e non realizza mai due film con la stessa tecnica. Per quel documentario animato sulla sua esperienza sotto le armi in Libano nei primi anni ‘80 e poi a Sabra e Shatila, Ari Folman aveva sfruttato un inedito miscuglio di Adobe Flash e disegno a mano. Stavolta, invece, per The Congress è andato sul classico, ispirandosi al disegno dei fratelli Fleischer (quelli di Betty Boop) per fare fantascienza.

The Congress, in uscita in Italia il 12 giugno, è infatti nelle parole di Folman “Un documentario di fantascienza distopica animato” realizzato con tecnica mista, metà con attori in carne e ossa (ci sono Robin Wright e Harvey Keitel) e metà interamente animato.

La storia è quella de Il congresso di futurologia di Stanislaw Lem, in cui nel futuro viene legalizzata e commercializzata una droga la cui assunzione consente a tutti di percepire la realtà come un’animazione. In questa maniera ognuno si relaziona agli altri attraverso un avatar di se stesso, una versione animata e in molti casi paradossale (quasi mai realistiche ma cariche di segni e simboli come un misto tra i personaggi di Second Life e World of Warcraft).

Il film è uno sforzo produttivo incredibile per un indipendente, una fusione delle distopie classiche (il regime totalitario) con le ossessioni della fantascienza del Novecento (la ridefinizione dell’identità personale a causa della tecnologia) e i temi più moderni come la vita attraverso un avatar: “Davvero pensi che qualcuno mi avrebbe mai dato i soldi per una follia simile? L’ho potuto fare solo grazie al successo di Waltzer con Bashir”.

Per Waltzer con Bashir ti eri inventato una tecnica d’animazione nuova, qualcosa di totalmente originale. Perché invece questa volta sei tornato a uno stile iperclassico?

“Prima di tutto non volevo usare la stessa tecnica due volte, volevo esplorare qualcosa di nuovo e diverso per me. E poi perché la storia racconta di una realtà animata a causa delle droghe, motivo per il quale volevo uno stile molto molto fluido che consentisse tanta libertà.

“Immagina che il libro da cui è tratto è davvero qualcosa di selvaggio e in più nel film ci ho messo anche molto di quel che ho capito sulle droghe dalle mie esperienze con esse. Davvero, solo l’animazione in questo stile lo rende bene”.

Una volta le droghe erano qualcosa di controculturale mentre oggi, come si vede in The Congress, sono percepite più come uno strumento di controllo.

“Devi considerare che 40 anni fa si dava il litio alla gente, una cosa davvero old school, anche i grandi registi di Hollywood prendevano il litio come fosse niente. Adesso invece ogni meccanico, contadino, o studente può andare dal dottore con la ricetta e farsi dare delle droghe legali. Voglio dire: il 40% dei bambini nella scuola di mio figlio prendono qualcosa come il Ritalin e la statistica sale al 70% se guardi gli adolescenti.

“Sei depresso, vai dal dottore che ti prescrive qualcosa e sei a posto, così puoi tornare al lavoro. C’è la percezione che tutto possa essere sistemato, dalle droghe o dalle tecnologia ma è solo un’illusione”.

Vivere attraverso gli avatar è la tipica fobia moderna riguardo il futuro, anche il cinema ci sta arrivando con il motion capture. Tu che fondi animazione e veri attori in altre maniere come la vedi?

“Non è una novità. Il cinema parla spesso di un’altra percezione della realtà ma viene tutto dal libro di Stanislaw Lem. Un vero appassionato di fantascienza può contare tutte le cose che i Wachowsky hanno rubato a Lem per Matrix!

“A ogni modo credo che se ora io e te ci mettiamo a dire che il motion capture è la morte del cinema facciamo solo la figura dei cretini di fronte a chi ci leggerà tra qualche anno. Come quelli che dicevano che il sonoro non era vero cinema. Non si può competere con il progresso. Quello dei film non girati davvero su autentici set ma più che altro postprodotti è un nuovo tipo di mestiere e secondo me dobbiamo chiamarlo in un’altra maniera. Non ha nulla a che vedere con il filmmaking classico”.

Tu invece hai dovuto fare questo film attraverso 10 paesi diversi, giusto?

“Sì, perché ognuno accettava di finanziare un po’ di film solo a patto di spendere quei soldi sul loro territorio. Avevo uno studio a Tel Aviv, uno in Lussemburgo, uno ad Amburgo, uno a Berlino, uno a Bruxelles, uno in Polonia e uno nelle Filippine. Poi ho saputo che i polacchi avevano appaltato il lavoro a due studi turchi e coreani.

“Però da questo ho tratto anche dei benefici, perché ho fatto curare i personaggi duri e maschili ai paesi con tradizioni virili come Israele e i personaggi femminili a paesi come Lussemburgo e Belgio. In questa maniera i primi hanno i lineamenti e l’animazione dura e rigida che serve, le seconde la sinuosità che meritano”.

Secondo te perché dalla seconda metà del Novecento la fantascienza è così ossessionata dalle conseguenze che il progresso tecnologico può avere sull’identità individuale?

“Penso sia perché siamo bombardati dalla tecnologia. Dick e Lem erano geni e avevano capito che la nostra vita sta cambiando così tanto proprio per questo bombardamento tecnologico.
Siamo tracciabili ovunque, qualunque cosa facciamo dai cellulari fino alle pubblicità su Gmail. Sta cambiando tutto, io non voglio fare il giudice o dire stupidaggini come ‘fuck the computer‘ ma dico solo che se vuoi trasformare tutto ciò in una distopia, beh è davvero facile.

“Il mio ruolo come filmmaker non è giudicare il mondo ma mettere sul tavolo i temi importanti della nostra vita e poi sei tu come spettatore a decidere cosa pensare”.

Non è un caso che, nell’unica scena di The Congress che si svolge nel futuro e non è animata, sembra che le tue ispirazioni girino più dalle parti di un artigiano della fantascienza come Terry Gilliam.

“È un complimento bellissimo. Possiamo lasciare solo questa come mia risposta?

Smart Drugs: droghe sintetiche, da Breaking Bad alla letteratura scientifica

Marco Bella ilfattoquotidiano.it.

Walter White, il chimico protagonista della serie TV Breaking Bad ha colpito l’immaginario collettivo. Da rispettabile insegnante di chimica, una volta scoperto di avere un tumore incurabile inizia a sintetizzare metamfetamina (“Meth”). Con l’aiuto del suo ex-studente Jesse Pinkman inizia a spacciarla per le strade per lasciare abbastanza soldi alla sua famiglia quando non ci sarà più. Dialoghi serrati e scienza plausibile hanno portato a questa produzione diversi premi e popolarità. Nella finzione, la richiestissima “Meth” prodotta da White è purissima e di colore azzurro. Nella realtà in New Mexico è stata recentemente immessa nel mercato da spacciatori senza scrupoli una metamfetamina colorata con un additivo blu al fine di venderla meglio, sull’onda della trasmissione televisiva. Ma come sono prodotte le droghe da strada, impropriamente definite “smart drugs”? Giovanni Appendino, chimico organico dell’università del Piemonte Orientale, ha appena pubblicato su Natural Products Reports, insieme ad Alberto Minassi e Orazio Taglialatela-Scafati, un articolo proprio sulla preparazione delle droghe sintetiche.

Si trovano davvero pochi dati scientifici sulla sintesi delle droghe da strada nella letteratura chimica “canonica”. Soprattutto, è assurdo che composti di sintesi, ottenuti degradando l’ambiente a livello di filiera produttiva e di siti locali di produzione, siano addirittura spacciati come naturali. Sul cavallo del “naturale” e dell’ecologia sono saliti dei cavalieri indegni. Nell’articolo, gli autori hanno quindi letto la letteratura canonica su questi composti nell’ottica di un loro utilizzo illegale, analizzando la logica che sta dietro la loro secolarizzazione.

Si descrive la filiera produttiva dei composti ma non procedure dettagliate. Da dove si parte in termini di precursori. Alcuni di questi composti sono di utilizzo comune, e di facile reperimento, dalle capocchie dei fiammiferi al combustibile delle lampade da campeggio. Questo non vuole ovviamente dire che si possano “fare in casa”. Anche la più classica delle reazioni della chimica “illegale”, la deossigenazione di efedrina e pseudoefedrina con la reazione di Nagai o di Birch [sintesi di Meth], è già potenzialmente pericolosa in laboratorio, dove si richiede personale specializzato nella sintesi organica. Realizzarla in casa è da pazzi, tanto quanto assumere questi composti. Su Internet ci sono miriadi di ricette “illegali”, ma basta paragonarle fra di loro per capire quanto siano differenti in termini di condizioni di reazione. Chi ha visto anche solo la più semplice delle reazioni della chimica organica sa quanto questi fattori siano critici per la riuscita di una reazione e la sua conduzione in sicurezza. Il “qb” (quanto basta) fa parte della cucina, non della chimica, dove le ricette vanno prese alla lettera e non personalizzate secondo i “gusti” dell’operatore. Nel caso della cucina, si rischia il gusto. Qui la vita. Di chi prepara o assume.

Le droghe illegali girano per la rete informatica, e il loro numero è difficile da quantificare. Sono sicuramente centinaia. Mentre per le droghe illegali classiche (eroina, cocaina, marijuana) esistono informazioni su tossicità e antidoti, per questi composti non si sa nulla, e potrebbero davvero indurre le reazioni più impensabili.

Insomma, un articolo che mette assieme le conoscenze attuali sulle sostanze illegali tramite dati scientifici, che potrebbe diventare un riferimento base non certo per chi vorrebbe produrre queste sostanze, ma per chi desidera informarsi ed eventualmente contrastarne il loro utilizzo.

Dal punto di vista morale l’utilizzo di sostanze psicotrope può essere definito ripugnante. Interferiscono con le principali motivazioni dell’esistenza: socializzare, amare, nutrirsi. Tutta la complessità e la bellezza della vita si riduce ad una polverina. Non è neppure necessario citarne i danni alla salute. Quelli allo spirito sono più che sufficienti per starne alla larga.

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con il Prof. Giovanni Appendino, Università Piemonte Orientale.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/smart-drugs-droghe-sintetiche-da-breaking-bad-alla-letteratura-scientifica/994274/

Narcoguerra e narco-diva

 A prima vista potrebbe sembrare solo una delle molte giovani donne che usano i social network per esibire ricchezza e bellezza, ma nello stato di Sinaloa, sulla costa occidentale del Messico, Claudia Ochoa Felix è considerata una delle donne più potenti e pericolose di una regione segnata dalla violenza criminale legata al narcotraffico. A soli 27 anni, infatti, Claudia -su cui al momento non pesa alcuna imputazione giudiziaria- viene accreditata dai media locali come "l'imperatrice degli Antrax": uno spietato gruppo di sicari che lavora per Ismael Zambada, alias "El Mayo", boss del Cartello di Sinaloa, fra le principali organizzazioni di narcotrafficanti del Messico, in lotta con Los Zetas per il controllo delle rotte della droga verso gli Stati Uniti. Quello che ha reso celebre la giovane donna è il modo in cui usa i social network: sulle sue pagine di Facebook e Twitter ha pubblicato decine di foto in bikini o con costosi vestiti griffati. Né mancano le immagini in cui la si vede con in pugno armi automatiche o in posa con automobili di lusso. La sua specialità sembrano essere tuttavia gli autoscatti ammiccanti, dai quali lancia baci sottolineati da un rossetto infuocato verso l'obiettivo. 

ADUC Droghe

Pm Bologna: con nuove norme spacciatori in liberta'

 Con le nuove norme sulle droghe leggere e sullo spaccio di lieve entità, per molti spacciatori 'abituali' si apriranno le porte delle carceri italiane, con conseguenze preoccupanti. E' l'opinione del procuratore aggiunto di Bologna,Valter Giovannini, interpellato per un parere sugli effetti della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto rivivere la vecchia legge droga, di una recentissima sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione che consente di abbassare le pene inflitte e passate in giudicato a chi è stato condannato e di una recente legge che ha modificato la pena per lo 'spaccio lieve'. "Noi operatori del settore penale - ha detto Giovannini, coordinatore del gruppo del pool criminalità comune e che da anni segue l'argomento - viviamo in questa materia un momento di oggettiva difficoltà interpretativa. Le sentenze e leggi ovviamente vanno applicate, tuttavia non si possono sottacere le loro conseguenze sul piano pratico". E cioè che, "in estrema sintesi, quando la recente legge entrerà in vigore, essendo stata abbassata la pena massima per il cosiddetto 'spaccio lieve', in pratica quello su strada, che tanto affligge tutte le città, Bologna compresa, non sarà più possibile applicare il carcere, al massimo si potrà mettere il soggetto agli arresti domiciliari".

Fonte ADUC Droghe

SPAGNA - Droghe e adulterazioni. Progetto 'Energy Control'

 Un antiparassitario veterinario o un vecchio analgesico ritirato dal mercato per la sua tossicicita'. Sono alcune delle sostanze piu' impiegate per adulterare le droghe. A queste si aggungono quelle legali o le droghe legali, il cui uso per falsificare quelle tradizioali e' cresciuto nel 2013, come fa la sapere la ONG ABD (Asociación Bienestar y Desarrollo, - associazione benessere e sviluppo). Si tratta di composti al pari delle sostanze stupefacenti che sono gia' conosciuti e che si vendono anche con nomi tipo ecstasy o LSD naturali.
L'organizzazione ha analizzato 2.614 sostanze psicoattive che erano in possesso di 1.773 persone in tutta la Spagna, grazie al suo progetto Energy Control. L'80,3% erano uomini, con 31 anni di eta' media, che hanno inviato le proprie sostanze all'associazione o le hanno consegnate loro in alcuni banchetti allestiti durante dei grandi eventi pubblici.
Nei 266 casi in cui sono state rilevate doghe di nuova creazione, in 71 di esse erano contenute sostanze che le alteravano. Nel 2009 erano 66, in un periodo in cui la diffusione di ecstasy in tutta Europa tocco' il massimo livello di falsificazioni. Negli ultimi tre anni, i casi rilevati non sono andati oltre i 48.
I coordinatori di Energy Control rilevano il pericolo che ci possa essere per una persona che e' convinta di consumare un narcotico senza sapere che si tratta di un altro: “Per esempio, un consumatore che usa metamfetamina pensando che sia ecstasy, sena sapere che la prima e' piu' potente e richiede una dose minore”. Tra le sostanze rilevate e' stata trovata della metoxetamina venduta come ketamina. Per quest'ultima e' piu' facile entrare in overdose e i suoi effetti durano meno tempo. Oppure la 251-NBOMe come falso LSD, un potente allucinogeno i cui effetti sulla salute sono sconosciuti, e che ha provocato casi di ospedalizzazione e morte.
L'équipe di Energy Control ritiene che il fattore economico e' diventato l'unico per le adulterazioni: “Prima di tutto serve per avere maggiori guadagni. Ma serve anche per eludere i controlli e le conseguenze penali poiche' si tratta di droghe che non fanno parte delle tabelle”. Il numero di stupefacenti che non siano conosciuti nella loro composizione ha superato quello coi componenti conosciuti e vietati dalle leggi: 250 rispetto a 230. “Appaiono sempre nuove sostanze. E' necessario il potenziamento dei servizi di assistenza diretta, migliorando la possibilita' di contattare i consumatori, Soprattutto quelli che le usano con maggiore frequenza. Nel 97% dei casi che abbiamo analizzato, quando informiamo i consumatori sui risultati delle analisi che abbiamo fatto, la reazione e' di non consumare queste droghe”.
La cocaina e' la piu' adulterata
Le sostanze maggiormente analizzate sono state cannabis, ecstasy, cocaina ed anfetamina. La cocaina e' la piu' adulterata, con il 72,3% di casi. A seguire c'e' la anfetamina, col 62,1%. L'ecstasy e' quella che e' stata identificata con maggiore purezza, col 65,2% di casi, nella sua forma di cristallo, in cui era contenuto solo il principio attivo, percentuale che si e' ridotta al 54 nel caso delle pastiglie.
La sostanza maggiormente usata per l'adulterazione, continua ad essere la caffeina. Nella cocaina si usano anche altre sostanze, tra cui il levamisol, un antiparassitario veterinario e la fenacetina, un analgesico vietato in Spagna per la sua tossicita', soprattutto per il fegato. 

Nel Pil anche droga e prostituzione Spunta un tesoretto da un miliardo

 Fa titolo la prostituzione che, in adeguata compagnia con contrabbando e spaccio di droga, entra nel calcolo del prodotto interno lordo, dunque della ricchezza che ogni anno si produce in Italia e in Europa: sono commerci antichi e diffusi che generano un abbondante reddito. La notizia, però, si trova altrove. E’ nella revisione del Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Esa) che scatta a ottobre e che rende più realistico il calcolo della crescita, gonfiandola nella maggior parte dei casi. Per Roma è un cambiamento che vale sino a due punti di Pil, ininfluente per le nostre tasche, ma non per la gestione del bilancio e degli obiettivi europei di consolidamento, visto che potrebbe liberare sino a un miliardo in nuove risorse. 

La svolta è stata annunciata in gennaio dalla Commissione. Ora l’Istat, l’istituto centrale di statistica, formalizza l’imminente arrivo alla meta. Fra poco più di quattro mesi, tutta l’Ue ancorerà l’amministrazione al sistema Accounts 2010, che rimpiazza l’Esa varato nel 1995, così da riflettere i cambiamenti strutturali delle economie e allinearsi con Accounts 2008, tabellario adottato dagli Stati Uniti nell’agosto 2013. Le innovazioni sono significative, a partire degli esborsi per ricerca e sviluppo traslocati dalla voce «spesa corrente» a quella di «investimento», nella quale saranno considerati anche gli armamenti. Al contempo, le merci inviate all’estero per essere trasformate non impatteranno sulle cifre lorde di export e import, riducendo il valore della posta. Mentre la maggiore trasparenza nella previdenziale separerà gli esborsi coperti da quelli no.  

Colpisce l’inserimento nel processo di misurazione dei frutti dell’impresa anche di «una stima delle attività illegali, come traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)». Il sommerso è da tempo considerato dalla statistica nazionale, ma non farà schizzare il Pil. Il ricalcolo riguarda infatti l’arco temporale dal 1995 ad oggi dunque la crescita o meno che verrà a verificarsi l’anno prossimo sarà omogenea col nuovo percorso.  

Ciò non toglie che un elemento positivo ci sia, eccome: l’effetto potenziale sui conti pubblici dell’espansione economica aggiuntiva svelata dalla nuova contabilità. I margini di manovra che i Paesi europei negoziano fra loro a Bruxelles nel momento di impostare le Leggi di Stabilità sono parametrati all’andamento del deficit e del debito misurati in percentuale del Pil. Se cambiano le regole, e aumenta il numeratore della frazione, il valore del rapporto migliora. Dunque, nel caso del disavanzo come del passivo storico, le cose vanno meglio. Se il governo è impegnato a correggere i conti, si aprono margini di spesa. O di risparmio. 

 Certezze non ne abbiamo ancora. Ricordando il deficit era al 3% del Pil nel 2013, possiamo però azzardare una stima realistica: un aumento del 2% della ricchezza potrebbe liberare uno 0,06% di deficit nominale, circa 900 milioni, se i conti fossero stabili (numeratore fermo); una variazione dell’1,5%, sarebbero 670; con l’1%, 450. Col debito divergente rispetto agli obiettivi strutturali Ue, potrebbe essere una forma di sollievo. O magari di più, a patto che l’Europa sia flessibile e l’Italia negozi bene (e risani meglio).  

www.lastampa.it/2014/05/24/economia/nel-pil-anche-droga-e-prostituzione-spunta-un-tesoretto-da-un-miliardo-tUaIDr2H8JiEgOU6H24DsO/pagina.html

Street names for infrequently abused drugs

perché limitare il giornalismo di merda alle sostanze illegali?

http://scientopia.org/blogs/neuropolarbear/2014/05/23/street-names-for-infrequently-abused-drugs/

Melatonin            

Mellow Tony'sSleepersThe MLTJet lag juice

Aspirin

Special AWillow buttonsBlood thinners81 mg special

Claritin

Sneezy'sWhite SunshineRin-tin-tinMucus-saversHay fever relieverClank

St John's Wort

JohnniesWortiesThe Wort-hogGospel of JohnHipster Prozac

Omega 3 fatty acids

Friendliest catchScalesSalmon juiceOmega protocolThe other acid

Candy cigarettes

Snacky tobackyChalkJoe Camel juniorMarlboro WhitesVirgin Virginia Slims

Helium

HizzyHe-ManHindenburgSpecial HBalloon juice

Butterscotch candies

Kissses from GrandpaBrown IceCrystal BButtercrank

Papa Johns Garlic Dipping Sauce

Liquid HeroinPizza butterCrust creamCrusters

Dal web all’alcol così i ragazzi cadono nella rete delle dipendenze

Il 17 per cento dei minorenni ha un comportamento considerato a rischio Ricerca del Cnr su 40mila studenti: sempre più schiavi di sostanze e social

I ricercatori del Cnr lo spiegano con la metafora del “paese dei balocchi”. Prima o poi, nel “luna park” delle dipendenze, la maggior parte degli studenti entra a fare un giro. Internet, i social network, il gioco d’azzardo, gli psicofarmaci presi senza ricetta medica, gli energy drink mescolati all’alcol, sono le nuove giostre. I nuovi brividi, anche. E il 17 per cento dei minorenni — questo il dato più allarmante — porta già addosso i segnali di un comportamento a rischio.
Eccola la nuova mappa delle “addiction” giovanili, così come la disegna il rapporto Espad del 2014, che quest’anno è diventato anche un libro (sarà presentato lunedì prossimo). Nel profluvio di cifre, grafici e sondaggi, che raccontano quello che i ragazzi non dicono ai genitori, se ne intravedono le forme e le luci di questo pericoloso “luna park”. Dove anche ciò che all’apparenza è innocuo, come il web, può diventare una droga se è vero che il 93 per cento degli studenti lo usa per chattare su facebook e twitter e l’82 per cento per scaricare musica, film, videogiochi. Conta il cosa, ma soprattutto il quanto. Dunque quel 13 per cento che dichiara di restare attaccato alla Rete per cinque ore di fila o più ogni giorno può diventare un problema. Così come il 23 per cento che si fa le sue tre ore quotidiane a navigare sui social network: «Sono soprattutto le ragazze a chattare. I nativi digitali, tutti i nati a metà degli anni Novanta e cresciuti in case dotate di accesso a Internet sono esposti a nuovi rischi che ancora poco conosciamo», si legge nel rapporto.
Non mancano le vecchie conoscenze, naturalmente. Fuma sigarette uno studente
su quattro, l’eroina è tornata di moda (l’ha provata l’1,2 per cento), la cocaina è ancora in voga: in 65mila l’hanno utilizzata almeno una volta nel 2013, 19mila sono “frequent users” (10 o più volte all’anno), pari allo 0,8 degli studenti delle superiori (era lo 0,3 per cento nel 2000). L’alcol rimane la sostanza psicoattiva più diffusa tra i giovani. Il 4,8 per cento, cioè 112 mila studenti italiani, sono stati classificati “frequent drinkers”, cioè si sono ubriacati più di venti volte nell’arco dei 2012 mesi: con la birra, prevalentemente, ma anche liquori, vino, shottini di superalcolici.
C’è poi chi abusa di bevande che alcoliche non sono, ma che producono lo stesso effetti eccitanti. In media già a 13 anni si comincia a bere energy drinks. Il 3 per cento consuma ogni giorno una o due lattine: tra questi 72mila studenti, secondo le statistiche, una parte consistente è rappresentata da chi ha sviluppato un rapporto problematico con il cibo. E nella galleria delle nuove figure del “luna park” delle dipendenze, compaiono gli “alchimisti fai da te”, che mescolano senza timore energy drinks, smart drugs, liquori.
Lo studio dei ricercatori dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa si è basato su 40mila questionari anonimi inviati in 480 istituti superiori, 25 per classe, in tutta la penisola. Un campione sufficientemente rappresentativo
dei 2,3 milioni di studenti italiani compresi tra i 15 e i 19 anni, che descrive molto, delle vecchie dipendenze e di quelle di ultima generazione.
L’Italia di recente, ad esempio, è saltata ai primi posti in Europa per diffusione di psicofarmaci senza prescrizione medica, pratica a quanto pare molto conosciuta nelle scuole, visto che quasi 400 mila studenti (il 16 per cento) hanno preso pillole e gocce senza la ricetta. «Quelli che lo fanno più di dieci volte al mese sono diventati un’emergenza». E il gioco d’azzardo? Rispetto al 2008 pare esserci un calo di interesse, per quanto l’anno scorso oltre un milione di ragazzi ha giocato somme di denaro con gratta e vinci, scommesse sportive e superenalotto. Perché il “luna park” non chiude mai.

www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/dal-web-all-alcol-cosi-i-ragazzi-cadono-nella-rete-delle-dipendenze.flc
 

Dl droga è legge dopo sì del Senato alla fiducia

Via libera alla conversione del decreto con 155 voti a favore e 105 contrari. Torna la distinzione fra sostanze leggere e pesanti. Norme anche sui farmaci off-label

ROMA - Via libera del Senato alla legge di conversione del decreto legge sulle droghe e i farmaci off label. Dopo l'ok della Camera, senza modificare il testo, l'Aula di palazzo Madama ha votato la fiducia richiesta sul testo dal governo con 155 sì, 105 contrari e nessun astenuto. Il provvedimento ora è legge e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il testo era stato approvato il 30 aprile scorso alla Camera, anche in quella occasione dopo il voto di fiducia.

Il decreto legge si era reso necessario dopo la sentenza della Corte costituzionale che aveva 'cancellato' la legge Fini-Giovanardi. Nel nuovo testo, torna la distinzione fra droghe leggere e pesanti e sulla cannabis, al centro di molte polemiche, distingue tra quella naturale, inserita nella tabella delle droghe 'leggere', e quella chimica che invece è nell'elenco delle sostanze 'pesanti'. La distinzione ha valore soprattutto ai fini della sanzione penale.

La norma sull'off label, contenuta nel decreto, è stata necessaria dopo che l'Antitrust ha condannato Roche e Novartis a una multa da oltre 180 milioni di euro. L'accusa è di aver creato un cartello per favorire l'uso contro la maculopatia del farmaco Lucentis, più caro, rispetto all'Avastin, che avrebbe gli stessi effetti curativi. Il punto è che il primo è nato apposta per affrontare il problema oculistico mentre per il secondo, un medicinale oncologico, Roche non ha mai chiesto l'estensione delle indicazioni alla patologia che porta alla cecità molte persone, soprattutto anziane.

La legge fino ad ora non permetteva l'utilizzo di farmaci off label, cioè al di fuori delle loro indicazioni, per una determinata malattia se ne esistono di on label. Per questo in Italia non si poteva più utilizzare l'Avastin. Con il ddl si dà invece la possibilità di autorizzare un off label anche se c'è un concorrente con l'indicazione specifica.

La condizione è che l'efficacia del primo farmaco sia nota e conforme a ricerche condotte dalla comunità scientifica nazionale e internazionale; cioè devono esserci degli studi che ne provino l'efficacia per quella determinata patologia che pure non rientra nelle sue indicazioni. Alla luce di quelle ricerche l'Aifa potrà avviare una procedura di autorizzazione, valutando le condizioni di sicurezza. Se sarà tutto a posto, quel prodotto potrà essere usato off label, dispensato dal servizio sanitario nazionale. Visto che sull'efficacia di Avastin per la maculopatia esistono molti studi scientifici internazionali, il farmaco potrebbe rientrare in quanto disposto dalla nuova legge.

"Con questo provvedimento - ha detto alla vigilia del voto finale Nerina Dirindin, capogruppo del Pd in commissione sanità - si sta facendo un passo in avanti nell'ammodernamento della normativa di materie che sono importanti per la tutela e la sicurezza della salute dei cittadini. E' positiva anche la parte del decreto che riguarda l'impiego di farmaci off label, ovvero farmaci che possono essere utilizzati anche al di fuori delle indicazioni per l'autorizzazione all'immissione in commercio, problema sollevato dalla sentenza dell'Antitrust sulle due multinazionali Roche e Novartis. Ci auguriamo che alla luce del provvedimento venga subito rivisto l'elenco dei farmaci off label e, soprattutto, che non si spendano soldi per fare l'ennesima sperimentazione quando disponiamo di studi indipendenti di altissimo livello".

www.repubblica.it/politica/2014/05/14/news/dl_droga_legge_dopo_s_del_senato_alla_fiducia-86168088/

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