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Droga, prevenzione vincente: Spendi uno, risparmi dieci

Un tossicodipendente su sei (circa 4,5 milioni a livello mondiale), riceve i trattamenti riabilitativi ad un costo globale annuale di 35 miliardi di dollari. In media, 7mila euro per ciascuna persona in cura. Basterebbe investire di più nella prevenzione per diminuire di dieci volte questo pesante conto socio-sanitario, di cui peraltro beneficiano solo il 15% dei tossicodipendenti. Lo sostiene il secondo il Rapporto annuale del Comitato Internazionale per il Controllo dei Narcotici (INCB), costituito presso la sede Onu di Vienna.

L’eroina, la cannabis e la cocaina sono le droghe più usate dalle persone che decidono di intraprendere un trattamento per disintossicarsi. Secondo Raymond Yans, presidente di Incb, «gli investimenti in prevenzione e assistenza sono fondamentali perché portano a ingenti risparmi nella sanità pubblica e nei costi legati a problemi di criminalità, alleviando inoltre le sofferenze dei tossicodipendenti e delle loro famiglie».

A conti fatti per ogni euro speso nella prevenzione, i governi possono risparmiane dieci in costi futuri: dall’ordine pubblico, alle spese sanitarie, alle ricadute socioeconomiche del narcotraffico.

Ma anche in questo campo le distanze tra i continenti sono abissali. In Africa solo un tossicomane su diciotto accede a un qualche trattamento saitario. In America Latina, Caraibi e Sud-est asiatico si scende a uno su undici. In Nordamerica uno su tre, con parametri analoghi all’Europa.

«Una questione di primaria importanza in Europa ma non solo, anche in altre zone del mondo, compresi i paesi in via di sviluppo è l’aumento senza precedenti in numero e varietà, delle cosiddette nuove sostanze psicoattive», denunciano dalle Nazioni Unite. Stupefacenti mascherati da sali da bagno, droghe legali e perfino fertilizzanti.

La commissione di esperti sulla tossicodipendenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), entro tre mesi presenterà una ricerca su venti nuove sostanze, alcune delle quali erroneamente ritenute «droghe leggere». E proprio la coltivazione illegale di piante di canapa, in abitazione private e in grandi piantagioni, sta aumentando in Europa, grazie anche alla vendita attraverso internet di semi e attrezzature.

La produzione illegale di marijuana su larga scala è gestita soprattutto dalla criminalità organizzata, «anche se in alcuni paesi, come il Regno Unito c’è una tendenza verso tanti piccoli produttori illegali». Nell’Europa centro-occidentale «la cannabis è inoltre la droga di cui più spesso viene dichiarato l’uso tra i tossicodipendenti in cura per la prima volta. In Europa sud orientale, dove stanno avendo un forte impatto, le nuove sostanze stupefacenti sono un fenomeno emergente». Anche se queste sostanze vengono principalmente trasportate dall’Asia per poi essere lavorate, confezionate e distribuite in Europa, «recenti segnali mostrano una piccola produzione anche nel continente europeo».

La rotta dei Balcani rimane la via più usata dai trafficanti di droga nella subregione anche se lo scorso anno è diminuita la quantità di eroina trafficata. I canali del commercio di cocaina verso il Vecchio Continente sono diversificati: attraverso i paesi Baltici o lungo la rotta dei Balcani, con un recente aumento del traffico attraverso i porti del Mar Nero.

Ma è la corruzione il grande alleato dei narcos. I giganteschi profitti che derivano dal mercato della droga spesso superano le risorse finanziarie degli Stati. E non è un caso che sia stato riscontrato un incremento generale del traffico di oppiacei attraverso l’Africa, oramai ritenuta come la più grande base logistica verso i mercati europei. «Nell’Africa Occidentale è in aumento il quantitativo di eroina in transito, verso la principale destinazione che è l’Europa ma anche verso l’Africa del sud. Si prevede – sostengono dall’Incb – un possibile aumento nella domanda di cocaina anche se l’abuso di cannabis continua ad essere elevato, arrivando quasi al doppio della media globale». Tanto che le organizzazioni criminali a capo degli imperi del narcotraffico sono in alcuni casi diventate forze politiche con autorità e potere pari alle istituzioni legittime. «Inoltre, le stesse autorità impegnate nel controllo e nella repressione del traffico di stupefacenti sono corrotte; spesso gli ufficiali di polizia e di giustizia che operano in questo settore subiscono forti pressioni da parte della criminalità organizzata».

Ma l’abuso di droga ha anche ripercussioni ambientali. La deforestazione e la perdita biodiversità sono le conseguenze di coltivazione illecita di coca e papavero da oppio, come la perdita di terreni agricoli normalmente dedicato a usi produttivi.
www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/droga-prevenzione-vincente.aspx

“Serve una nuova legge sulla droga: 300 sostanze sono tornate legali"

RIMINI - “Abolita la Fini Giovanardi torna in vigore la Iervolino Vassalli, ma si aprono anche delle falle pericolose nella legislazione sulle droghe a cui il Governo dovrà porre rimedio quanto prima". A scriverlo in una nota è la comunità di San Patrignano che si dice “fortemente preoccupata perché con tale annullamento vede cancellato, con un tratto di penna, il lavoro del Dipartimento Politiche Antidroga nell’individuazione e divieto di nuove sostanze stupefacenti immesse sul mercato".

Con l’abolizione della Fini Giovanardi
, continua la Comunità, “dichiarata illegittima non per il suo contenuto ma per l’iter con cui era diventata legge, tornano infatti di libero consumo circa 300 sostanze fino a ieri dichiarate illegittime, perché pericolosissime. E’ impensabile per una realtà come la nostra, ma soprattutto per tutta la società e per le famiglie che ne fanno parte, pensare che da oggi queste droghe possano essere vendute liberamente da chiunque e a chiunque quando invece sono già provati i loro danni alla salute".

“E’ sotto gli occhi di tutti la minaccia
all’incolumità delle fasce più deboli della nostra società, in primis i giovani, i perfetti consumatori a cui sono indirizzate tali sostanze. Fra quelle reintrodotte, ad esempio il mefedrone e molti catinoni fra cui JWH-018 e JWH- 073, largamente utilizzati come principi attivi in alcuni dei più popolari sostituti sintetici della cannabis come Spice ed N-joy, lasciando quindi campo libero a molte delle sostanze vendute negli smart shop. Fra l’altro depenalizzando tali sostanze sintetiche psicoattive, l'Italia di fatto risulta omissiva nei confronti delle indicazioni europee". 

Per trovare al più presto una soluzione
a questo problema “abbiamo richiesto un incontro alla Presidenza del Consiglio. Un momento di confronto in cui la Comunità San Patrignano e una rappresentanza delle altre comunità terapeutiche si faranno portavoce di tutte le realtà che nei giorni passati hanno firmato un documento volto a valorizzare le azioni e strategie basate su un approccio centrato sulla persona e sul suo recupero e non sulla convivenza e cronicizzazione della tossicodipendenza. La necessità è quella di continuare a garantire e rafforzare il sostegno ai 664 Sert e alle oltre 1000 comunità terapeutiche già attive sul territorio italiano, favorire un intervento migliorativo delle norme che permettono ai detenuti tossicodipendenti di usufruire dei regimi alternativi alla detenzione, un rifiuto deciso della strada della legalizzazione della cannabis, un’implementazione delle campagne d’informazione e dei finanziamenti per la lotta alla droga".

 

Dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi, la sfida riparte da Genova sulle “Orme di Don Gallo”

Genova. A seguito della bocciatura da parte della Consulta della Legge Fini-Giovanardi e 14 anni dopo la Conferenza nazionale sulle droghe di Genova, la Comunità San Benedetto propone due giorni di dibattito per ripensare una nuova politica sulle droghe. Gli appuntamenti, articolati in 4 seminari, si svolgeranno il 28 febbraio e il 1° marzo tra Palazzo Ducale, la Regione e Tursi.

“Grazie al sostegno del presidente Burlando, dell’assessore Montaldo, della Fondazione Cultura Palazzo Ducale e del Comune di Genova, siamo riusciti a organizzare questo evento in materia di droga – spiega Domenico Chionetti – è dal 2000, cioè da quando a Genova si svolse l’ultima vera conferenza governativa sulle droghe, che questo argomento finì nell’oblio che ha portato nel 2006 alla Fini-Giovanardi, recentemente impugnata da Giovanni Maria Flick”.

Sono centinaia le adesioni a questo appuntamento. “Speriamo che tutto vada al meglio, tenendo presente che il convegno è stato costruito orizzontalmente, cioè anche attraverso l’impegno in rete delle comunità, delle associazioni e dei singoli avvocati, che hanno contribuito alla definizione di 4 laboratori”.

Chionetti ricorda che per Don Gallo la droga era un inganno che colpiva più i consumatori e le loro famiglie che i mercati neri, cioè i veri responsabili. “Abbiamo voluto giocare sulla parola droga in ogni laboratorio, quindi ci sarà ‘La città e i drogati’, ragionamento sui consumi nei mercati metropolitani; ‘I drogati e la legge’, ragionamento dal punto di vista legislativo; ‘Parlano i drogati’, dove ci saranno testimonianze dirette e infine ‘I drogati senza cure’, per parlare dei servizi in grave difficoltà per il disinvestimento sulle dipendenze, che ha creato un arretramento”.

Una grande emozione per San Benedetto, anche perchè l’evento, “Sulle orme di Don Gallo”, è intitolato al prete di strada, al fondatore della comunità. “Per noi è un’emozione e Don Gallo adesso starebbe gioendo per la bocciatura della Fini-Giovanardi, che ha sempre considerato una legge inappropriata e incostituzionale”, conclude il portavoce di San Benedetto.

Fondamentale per l’organizzazione dei seminari è stata la collaborazione di insieme a Antigone, CGIL, Coordinamento dei Garanti territoriali dei Detenuti, CNCA, LILA, Fondazione Michelucci, Forum Droghe, Gruppo Abele, Itaca, Itardd, Legacoopsociali, Società della Ragione, Unione Camere Penali.

“Mi auguro che nel corso del convegno le differenti posizioni che ci sono oggi sul tema delle dipendenze si possano costruttivamente confrontare per dare un nuovo apporto alla costruzione di una nuova legislazione in materia di droghe che non può più considerare le persone tossicodipendenti dei criminali, come è accaduto in conseguenza di leggi che hanno dimostrato di non funzionare”, ha commentato il vicepresidente regionale, Claudio Montaldo. “La proposta della comunità – ha detto Montaldo – è un modo concreto di ricordare Don Andrea e di farlo sul tema della lotta alla droga, aiutando tanti ragazzi che l’hanno incontrata ad uscirne e a trovare un’altra strada nella vita nel segno della solidarietà”.

www.genova24.it/2014/02/droga-dopo-la-bocciatura-della-fini-giovanardi-la-sfida-riparte-da-genova-sulle-orme-di-don-gallo-64517/

Fini-Giovanardi incostituzionale. Forum Droghe: ora uomini e donne nuovi per nuove politiche


 

Fini-Giovanardi incostituzionale. Forum Droghe: una vittoria del movimento per la riforma. Ora uomini e donne nuovi per nuove politiche

 

Fuoriluogo - La Fini-Giovanardi è stata dichiarata incostituzionale. E’ una grande vittoria del movimento di riforma che fin dal 2006 ha sempre denunciato “il colpo di mano” dell’inserimento di un’intera legge in un decreto governativo di tutt’altra natura, in spregio alla democrazia e contro le prerogative del parlamento.

In questi anni Forum Droghe ha dimostrato, attraverso un lavoro di analisi dei dati ufficiali, gli effetti criminogeni della legge Fini Giovanardi, una delle cause principali del sovraffollamento carcerario; così come ha  denunciato l’inconsistenza scientifica dell’equiparazione fra cannabis e droghe pesanti, uno dei capisaldi della Fini Giovanardi. Si ritorna ora alla legge precedente, così come emendata dal referendum popolare del 1993 e si apre la strada per nuovi miglioramenti legislativi.

E’ necessario che la politica prenda atto di questo giudizio. Chiediamo al governo un cambio di passo, dando un chiaro segnale per l’avvicendamento della responsabilità del Dipartimento Antidroga: ci vogliono uomini e donne nuovi per nuove politiche.

Forum Droghe

Droga, la legge in vigore adesso è un indovinello

Per fortuna non siamo a Sparta. Secondo Licurgo, infatti, chi proponeva una legge doveva farlo con il cappio intorno al collo; così, se la legge era sbagliata, lo si poteva impiccare subito. Ecco, se fosse così, dato il casino legislativo in materia di droga, sarebbero guai.

1A- Nel 1990 arriva il Dpr n. 309 (Iervolino-Vassalli). Art 73: lo spaccio di droghe pesanti è punito da 8 a 20 anni; quello di droghe leggere da 2 a 6. Al comma 5 è previsto “il fatto di lieve entità”: da 1 a 6 anni per le droghe pesanti e da 6 mesi a 2 anni per quelle leggere.

1B- Nel 2006 arriva la legge n. 49 (Fini-Giovanardi) che modifica l’art. 73 della vecchia legge: nessuna distinzione tra droghe pesanti e leggere, lo spaccio è punito da 6 a 20 anni. Resta “il fatto di lieve entità”, anche questo senza distinzione tra droghe pesanti e leggere: da 1 a 6 anni. Le critiche si sprecano: parificare droghe leggere e pesanti sembra irragionevole e le eccezioni di incostituzionalità fioccano.

1C- Il 24/12/2013 arriva il decreto legge 146 (lo chiamiamo Cancellieri&C?) che, secondo il concetto di legalità new age degli improvvisati legislatori attuali, apporta una minuscola modifica a questo tormentato art. 73: il fatto di lieve entità è ora punito da 1 a 5 anni. Sembra una cosa da poco ma, per via dei munifici sconti di pena previsti dallo svuota-carceri, significa che – in pratica – si visita la prigione in gita turistica e si esce subito. Come tutti i Dl, anche questo deve essere convertito in legge entro 60 giorni (cioè entro il 22 febbraio) altrimenti decade: niente legge nuova, abbiamo scherzato. La cosa ha, come vedremo, molta importanza.

1D- Oggi arriva la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale l’art. 73 della Fini-Giovanardi. Seguirà (quando non si sa) la motivazione.

2- Come è noto, la legge dichiarata incostituzionale sparisce dall’ordinamento e ne cessano gli effetti. Se esiste una legge precedente che regolamenta lo stesso fatto, torna in vigore. Nel caso di specie, quella che si deve (dovrebbe) applicare da ora in avanti, e anche per tutti i processi già celebrati e conclusi con una condanna, è la Iervolino-Vassalli. E già qui cominciano le grane perché le pene previste per i fatti di lieve entità erano inferiori (di molto) rispetto a quelle della Fini-Giovanardi. Di conseguenza , anche i termini di prescrizione lo sono. Quindi bisogna rifare i conti e vedere se la sentenza definitiva pronunciata a norma della Fini-Giovanardi arrivò prima della scadenza dei termini di prescrizione calcolati in base alla Iervolino-Vassalli. Se arrivò dopo, il condannato va scarcerato.

3- Il motivo per cui la Corte ha dichiarato incostituzionale la Fini-Giovanardi dovrebbe stare nel fatto che non si facevano distinzioni tra droghe leggere e pesanti. Però non si saprà niente di preciso fino al momento del deposito della sentenza. In ogni modo, se fosse così, tutti i condannati per droghe leggere potrebbero fare istanza di revisione del processo: in effetti avrebbe dovuto essere applicata una pena minore. 

4- Rifare tutti questi processi sarà un casino mostruoso. Ma non è tutto. Perché, come si è visto, il comma 5 dell’art. 73 della Fini-Giovanardi è stato modificato dalla Cancellieri&C, legge attualmente in vigore, semplicemente quanto alla pena, ferma restando la unicità del reato quanto alle droghe leggere e pesanti, che dovrebbe essere proprio la ragione per cui la Corte ha dichiarato incostituzionale la Fini-Giovanardi. Il problema, ovviamente, sta nel fatto che la sentenza della Corte non si estende alla Cancellieri&C, legge estranea al procedimento di costituzionalità appena concluso e però certamente incostituzionale in base agli stessi principi presumibilmente valutati dalla Corte. Insomma le sentenze di condanna per lo spaccio di droga di lieve entità sarebbero emesse in base a una legge certamente incostituzionale. Paradossalmente i condannati per la Fini-Giovanardi uscirebbero di prigione e quelli per la Cancellieri&C vi entrerebbero. Per uscirne quando arriverà una nuova sentenza di incostituzionalità.

5- Una soluzione ci sarebbe. La Cancellieri&C è un decreto legge che va convertito, a pena di decadenza, entro 60 giorni; in questo caso, entro il 22 febbraio. Basterebbe non convertirlo e la Iervolino-Vassalli si applicherebbe pacificamente in tutti i processi di droga. Le pene per lo spaccio di lieve entità sono molto inferiori ma – d’altra parte – l’obiettivo non è quello di non incarcerare più nessuno e far uscire tutti quelli che sono in prigione?

 www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/14/droga-la-legge-in-vigore-adesso-e-un-indovinello/880605/

«Se non altro la malattia mi ha fatto smettere con la droga». Ciao Freak Antony

Robert "Freak" Antony doveva compiere 60 anni il 16 aprile. Era malato da tempo. Famoso anche per i suoi eccessi e le frasi fulminanti "Fai bene ad andartene. Anch'io se potessi mi lascerei".  

Ci ha lasciati anche Roberto “Freak” Antoni, storico leader degli Skiantos, la band bolognese che ha lanciato il cosiddetto “rock demenziale”. “Demenziale”, occorre precisare, non significa affatto scemo. Roberto infatti era un artista molto intelligente e preparato, dotato di un fortissimo senso dell’ironia e in grado di discettare su tutto. 

LA PRIMA INTERVISTA — Personalmente ebbi modo di conoscerlo quando era ancora agli esordi, nel 1978. Avevano appena pubblicato il secondo album, MONOtono, e il settimanale Ciao 2001 mi mandò a Bologna per intervistare lui e gli altri componenti degli Skiantos. Eravamo in piena epoca punk, e loro in Italia ne erano i rappresentanti per eccellenza. Non sapevano suonare, ma avevano le idee molto chiare su come far parlare di sé. Durante i concerti provocavano il pubblico in tutti i modi possibili, e la gente reagiva lanciando sul palco ortaggi e oggetti d’ogni genere. Roberto si limitava a rispondere con quello che poi è diventato uno dei loro tormentoni: «Largo all’avanguardia, pubblico di merda».

 
IO, SEQUESTRATO DAGLI SKIANTOS — Per quanto riguarda la stampa, se ne facevano beffa. I giornalisti li sequestravano, in senso letterale, rifiutandosi di rispondere alle domande, e facendone loro, per almeno un paio d’ore. Io fui uno dei “sequestrati”. Tra alti e bassi, scioglimenti e ricostituzioni, gli Skiantos sono andati avanti 35 anni («35 anni di grandi insuccessi», diceva col suo ghigno inconfondibile), fino al 2012, quando Roberto decise di dedicarsi esclusivamente alla carriera solista. Ma era già malato da tempo, ed era minato nel fisico da eccessi di ogni tipo, compreso l’uso di eroina. Eppure non ha mai smarrito il senso dell’ironia. «Se non altro la malattia mi ha fatto smettere con la droga», ripeteva spesso. Ma quella malattia lo ha portato via a soli 59 anni (ne avrebbe compiuti 60 il 16 aprile). Il suo ricordo resterà indelebile nelle menti di molti di noi. Con quei suoi aforismi fulminanti: «In Italia non c’è gusto a essere intelligenti». «Cosa ti vuoi aspettare da un paese che ha la forma di una scarpa?». «La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. E prende la mira anche col buio». «Il sesso è peccato… farlo male». «Fai bene ad andartene. Anch’io, se potessi, mi lascerei».

Cosa succede dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi

 

(Lungo articolo di Mazzetta su Giornalettismo sulle conseguenze della bocciatura della Fini-Giovanardi)

 

Se qualcuno pensa che cassata la legge si siano risolti i problemi di una legge criminogena e liberticida si sbaglia di grosso

Giornalettismo - Cassata la Fini-Giovanardi si torna alla Craxi-Jervolino-Vassalli del 1990, una legge percepita all’epoca come criminogena e liberticida, tanto da sollecitare il referendum che nel 1993 sancì un alleggerimento delle pene per i consumatori.

BOCCIATA NEL METODO - La Corte Costituzionale ha cassato quella che è definita come legge Fini-Giovanardi per un motivo tecnico. Aveva infatti visto la luce infilata abusivamente in un decreto che riguardava le olimpiadi invernali di Torino e questa furbata alla fine è arrivata al pettine dei giudici supremi ed è stata dichiarata illegittima. La legge, un esteso articolato, era stata compressa entro gli stretti confini dell’articolo 4 della legge sulle olimpiadi, che poi si apriva a svelare un articolato prolisso e complesso, un’anomalia anche alla vista, 95944 caratteri per l’articolo 4 sui 110.822 totali che componevano i sei articoli presenti nella «Conversione in legge, con modificazioni del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, recante misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonchè la funzionalità dell’Amministrazione dell’interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi e modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309». Un mostro anche agli occhi di un profano.

 

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Dipendenza da Facebook, un problema reale?


L'uso smodato di Facebook causa ossessione e dipendenza, con conseguenti diverse problematiche comportamentali che coinvolgono moltissime persone.

 

Webnews.it, Floriana Giambarresi - Nei suoi dieci anni di vita, Facebook ha rivoluzionato il modo di comunicare, socializzare, connettersi con le persone e condividere pensieri e attimi della propria vita, ma in alcuni casi sembra essere andato oltre, superando una pericolosa soglia e dando vita a quella che sembra essere una sorta di dipendenza non facile da sconfiggere. Né da identificare. Sì, perché la Facebook-addiction può diventare una problematica reale in grado di influire negativamente sull’emotività e sui comportamenti delle persone.

Occorre però anzitutto capirsi sui termini, poiché anche la strumentalizzazione della dipendenza stessa rischia di diventare un problema:


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Tutta la droga al cinema

 Horror, commedia, drammi, il cinema di questo periodo racconta l’alterazione psicofisica in ogni sua forma. Ecco per voi sette film, tra cui un esperimento italiano

Il cinema sta cercando di dirci qualcosa. Capita alle volte che film simili stiano in sala nello stesso momento, più spesso ancora che film dall’argomento simile siano in sala nello contemporaneamente. Ma è raro che ben 7 film che girano intorno alla droga si battano per gli stessi spettatori nei medesimi giorni. È quello che accade da questa settimana.

È evidente che si tratti di una coincidenza, anche perchè la data d’uscita italiana non coincide, né è sempre alla medesima distanza da quella del paese d’origine, tuttavia se c’è una cosa che il cinema ci ha insegnato è che è in grado come pochissime altre forme di produzione culturale di intercettare l’attualità e i movimenti sociali. Insomma se proprio ora, in questi mesi, ci stiamo raccontando così tante storie di droga, qualcosa vuol dire.

I sette film che girano intorno alla droga sono drammi, commedie,horror e d’autore, ambientati nella modernità, negli anni ‘80, nei ‘90 o in entrambe le decadi, alcuni sono pluricandidati agli Oscaraltri sarà difficile vederli, un paio di capolavori e altrettante schifezze, parlano di erba, coca, eroina, medicinali scaduti, pasticche e ultimissimi ritrovati. C’è insomma tutto il campionario del cinema e dell’alterazione psicofisica a portata di mano (se ci fossimo voluti allargare all’alcol ce n’era pure un ottavo, Un compleanno da leoni e se avessimo voluto proiettarci un minimo nel futuro, con le uscite a fine febbraio si aggiungeranno Snowpiercer e la sua droga del futuro).

L’ultimo di questi (in ordine di uscita) è però il più interessante, perchè è un film italiano che sembra aver preso lo spunto diBreaking Bad per farci una parodia dei film di Guy Ritchie comeLock & Stock o The Snatch, contaminata dall’umorismo (migliore) nostrano e da molti interpreti di Boris, la serie. Per questo lo affrontiamo per primo

1. Smetto quando voglio
Droga trattata: pasticche (non esistenti nella realtà)
È l’esordio la cinema di Sydney Sibilia, nato nei primi anni ‘80 malato di cinema e serie tv americane ma soprattutto regista coerente. Realizza una commedia divertente che non assolve nessuno, non vuole fare la morale ma solo cinema con tutti i crismi. Divertire e confezionare un film con delle idee (la più clamorosa è quella della fotografia con doppia dominante cromatica ma ce ne sono un’infinità di più piccole lungo tutta la storia). Tratta di ricercatori universitari senza un soldo che, come in Breaking Bad, mettono la loro intelligenza nella produzione e poi spaccio di pasticche, ma come in Big Bang Theory finiscono in ambienti e situazioni che sono troppo nerd per gestire, con un intreccio degno di The Snatch e una valanga di droga.
Dovrebbe essere ordinaria amministrazione ma nel nostro paese è un’eccezione esaltante. Ha fatto eccezione anche la promozione. Qualche settimana fa girava molto questo video esilarante di una rapina in farmacia con baionette. Era il virale di Smetto quando voglio.

2. The wWolf of Wall Street
Droga: tutte ma con una speciale passione per il Quaalude (non più in vendita), possibilmente scaduto
Per raccontare la finanza e la degenerazione degli anni ‘80 e ‘90 che ha portato alla situazione attuale Scorsese crea l’inferno. Un inferno che viene dalla realtà dell’autobiografia di Jordan Belfort, “un libro che mi ha scioccato per la serenità con la quale descrive abissi inediti di depravazione” ha detto il regista. Il film è esilarante e sembra esso stesso un lungo trip che a momenti forsennati di euforia ed esaltazione oppone altri di stanca, più calmi ma non meno deliranti.

3. Red Krokodil
Droga: Krokodil
Film italiano molto indipendente, molto a basso budget, molto difficile da trovare in sala (sono pochi i cinema che lo proiettano), sembra prendere spunto da Repulsione di Roman Polanski, per come è tutto girato in un appartamento con un protagonista preda di continue visioni e allucinazioni frutto di astinenza ed euforia da dose. Il krokodil è una vera droga, molto diffusa in Russia (dove è ambientato il film), così chiamata perchè sventra la pelle di ferite che somigliano a squame. E così nel film l’esasperazione delle visioni scarinifca il protagonista che intanto si immagina ignudo correre nei prati assolati. Non indimenticabile diciamo.

4. Hansel & Gretel e la strega della foresta nera
Droga: erba della varietà (non esistente) Black Forest High
Intitolato in originale Hansel & Gretel Get Baked è il terzo film sulla fiaba in questione ad uscire nel 2013 (gli altri due erano uno della Asylum, quelli di Sharknado, e Hansel e Gretel cacciatori di streghe). Rielabora con intuizione geniale la storia dei Grimm nei tempi moderni sostituendo ai dolci le droghe leggere, coltivate dalla strega nella sua cantina, con le quali ella attira i ragazzi da cuocere nel forno e mangiare.

Ma l’intuizione ancora più forte è che è un teen horror, uno di quei film in cui i ragazzi vengono massacrati da un killer, sulla scia diVenerdì 13 e via dicendo, che poi è effettivamente il parente moderno della fiaba originale (perchè si alimenta di odio verso gli adulti, condanna di abitudini immorali e morte di chi non resiste alle pulsioni elementari). Peccato che sia fatto con pigrizia. E dai produttori di Twilight.

5. Dallas Buyers Club
Droga: eroina
Ambientato negli anni ‘80 racconta la vera storia di Ron Woodroof, un texano omofobo che si scoprì positivo all’Hiv e, siccome il sistema sanitario statunitense forniva solo medicinali inutili, se non proprio dannosi, decise di cominciare ad importare quelli migliori dal Messico e rivenderli (oltre a prenderseli) in barba alla legge. Tutto questo in società forzata con un omosessuale eccessivo, malato anch’esso (ma agganciato con tutta la comunità sieropositiva) il cui grande problema, più ancora della malattia, era la droga.

6. I segreti di Osage County
Droga: medicinali, eroina
Sta passando sotto silenzio ed è un peccato perché, escluso The Wolf of Wall Street, è probabilmente il film migliore del gruppo, di certo il meno convenzionale.
Tratto da uno dramma teatrale vincitore di premio Pulitzer è una tragedia familiare ambientata negli anni ‘90 con una partenza eccezionale: in una famiglia borghese del centro degli Stati Uniti, composta da nonna, tre figlie e relative famiglie, la suddetta capofamiglia 70enne è una drogata totalmente instabile. Ed è interpretata da Meryl Streep. Una bomba.

7. The counselor
Droga: ignota (probabilmente cocaina)
Dal grande Cormac McCarthy e dall’immenso Ridley Scott una storia tutta dialoghi e racconti assurdi, terrore, minacce e morte ovunque. Si tratta di traffico della droga al confine col Messico da parte di signorotti del commercio di stupefacenti e di un avvocato, che per un incredibile coincidenza sembra essere responsabile del furto di una partita. Il cartello messicano non ci sta e non vuole sentire ragioni (“Vedila così: non è che non credano alle coincidenze, è che non ne hanno mai vista una”) e comincia la carneficina. Nessuno si fa ma tutto gira intorno al commercio di una partita ingente che cambia spesso mani con scambi frequenti di pallottole quando non tramite decapitazioni.

www.wired.it/play/cinema/2014/02/07/droga-cinema/

Studio Usa: si consuma troppa caffeina. Attenzione alla dipendenza


Rinunciare a questa sostanza può scatenare i sintomi tipici dell'astinenza

 

IlSole24Ore - Salute - Consumiamo troppa caffeina, e il risultato è che molte più persone di quanto comunemente si è portati a credere sono dipendenti da questa sostanza. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sul Journal of Caffeine Research da un gruppo di ricercatori statunitensi guidati da Laura Juliano dell'American University di Washington DC, Steven Meredith e Roland Griffiths della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora e da John Hughes della University of Vermont. Gli studiosi spiegano che tra le persone che consumano abitualmente caffeina sono molte quelle che, quando ne vengono private, presentano dei comportamenti del tutto simili alle crisi di astinenza indotte dall'interruzione del consumo di sostanze stupefacenti.

 

Leggi tutto l'articolo su ilSole24Ore

In tanti fumano le ortensie. "Attenti si può morire"

La moda' negativa è nata da un paio di anni in Germania. Gli effetti sono simili alla marijuana, ma gli effetti devastanti: le sostanze psicoattive della pianta si trasformano in Zyklon B, il gas mortale usato dai nazisti per la ‘soluzione finale’. Rischio di morte per soffocamento

Parigi - In crescita il consumo di piente di ortensie da parte dei fumatori di droga. La tendenza a usare la pianta, che permette di ottenere effetti simili a quelli della marijuana, è nata da un paio di anni in Germania e non è esente da problemi di salute, fino a causare la morte per soffocamento.

Il fenomeno pone un nuovo problema di salute pubblica: fumare le ortensie può rivelarsi molto pericoloso, se non mortale, con il possibile blocco del sistema respiratorio e del sistema nervoso centrale. Mentre gli effetti nel lungo termine non sono ancora conosciuti.

Peggio ancora, secondo un professore di farmacologia intervistato dal quotidiano svizzero Le Matin, se fumate in dosi elevate, le sostanze psicoattive della pianta si trasformano in Zyklon B, il gas mortale usato dai nazisti per la ‘soluzione finale’.

In Francia si sono moltiplicati i furti di ortensie. Nella regione del Nord-Pas-de-Calais, diversi villaggi della zona di Hucqueliers, vicino a Boulogne-sur-Mer, sono colpiti da questo nuovo fenomeno, già diffuso in Germania. Tanto che i gendarmi hanno aperto un’indagine in seguito a una ventina di denunce. Secondo la tv France 3 Nord-Pas-de-Calais, la ‘gang delle ortensie’ non agirebbe per decorare il giardino di casa, ma per ottenere effetti simili a quelli della cannabis, mescolando i petali con le foglie di tabacco. Questo sostituto sarebbe molto meno caro e soprattutto meno rischioso sul piano penale per i trafficanti.

Berlino ha detto di prendere la situazione molto sul serio, riconoscendo tuttavia che controllare un tale consumo è piuttosto difficile. Difficile impedire alle persone di piantare ortensie nel proprio giardino.

qn.quotidiano.net/esteri/2014/02/04/1020625-fumatori-ortensie-aumento-morte.shtml

 

Dallas Buyers Club, un racconto sentimentale che ribalta uno tra i più odiosi luoghi comuni omofobi.

 

Locandina Dallas Buyers Club

Ron Woodroof vive come se non ci fosse un domani, non credendo alla medicina ma professando solo la religione della droga e dell'alcol. La scoperta di non avere realmente un domani a causa della contrazione del virus HIV apre un calvario di medicinali poco testati e molto inefficaci, fino all'estrema soluzione di sconfinare in Messico alla ricerca di cure alternative. Lì verrà a conoscenza dell'esistenza di farmaci e cure più efficaci, ma non approvate negli Stati Uniti, che deciderà di cominciare ad importare e vendere a tutti coloro i quali ne abbiano bisogno, iniziando un braccio di ferro legale con il proprio paese.
Nel percorso attraverso le fiamme costituito da un male lento e letale come quello portato dal virus HIV esiste un che di religioso. I più bigotti hanno individuato nella malattia a cui il virus porta (che essendo venerea si trasmette anche attraverso il sesso e che ha colpito molto gli omosessuali) una punizione divina per atteggiamenti contrari alla morale promulgata dalla Bibbia, Jean-Marc Vallée invece usa l'abisso dell'aspettativa di morte a causa dell'HIV per raccontare un percorso di santità.
Ron Woodroof come i grandi santi dell'antico testamento parte dalla posizione più deprecabile, preda di tutti i principali vizi e colmo d'odio verso chiunque non sia come lui, ma la prossimità alla morte lo costringerà a rivedere la propria intolleranza e ad aprirsi a un commercio e una benevolenza verso il prossimo che sono la caratteristica portante della santità.
Dunque, benchè Dallas buyers club sia assolutamente privo di metafore direttamente religiose, è innegabile il suo lavoro di ribaltamento di uno tra i più odiosi luoghi comuni omofobi, attraverso un eterosessuale che si apre al prossimo, facendosi portatore di salvezza e vita contro un sistema che sembra negarla.
Tutto questo scontro e questo percorso di rinegoziazione del ruolo degli eterosessuali nella lunga battaglia per ottenere cure efficaci e tempestive contro il virus HIV (che per molti versi ha riguardato soprattutto gli omosessuali), il film lo gioca sul fisico emaciato e smagrito di Matthew McConaughey che tra chili persi e un trucco molto efficace mostra, con le varie fasi della propria salute, il senso stesso della purificazione umana sulla sua faccia.
L'attore benedetto da William Friedkin (con il suo Killer Joe è cominciata per lui una seconda carriera da attore, non più bello e scemo ma affidabile maschera d'intensità) ha un film sulle sue spalle, che da lui pretende e ottiene anche troppe impennate di qualità strappalacrime e prendiapplausi ma in cambio non gli fornisce quel che dovrebbe.
Dallas buyers club è infatti un racconto sentimentale molto ruffiano, che cavalca l'esaltazione della reale battaglia per la conquista del proprio diritto alla vita da parte di un uomo che compie tutto il percorso da deprecabile fino ad adorabile, un eroe pieno di difetti e dunque ancor più amabile, decisamente meno interessante, complesso o profondo di quanto l'interpretazione di McConaughey non cerchi di farlo apparire.
Inoltre, per andare appresso al suo protagonista sempre e comunque, cercando nel suo corpo la soluzione di ogni scena e l'esaltazione di ogni passaggio importante, Jean-Marc Vallée trascura il resto del cast nonchè della storia. Ne fanno le spese specialmente Jared Leto e Jennifer Garner a cui vengono lasciati solo scampoli ininfluenti che li trasformano in meri condimenti degli assolo del protagonista.

www.mymovies.it/film/2013/thedallasbuyersclub/

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