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COLOMBIA - Il narcotraffico e la Colombia. Analisi del maggiore quotidiano


Notiziario ADUC - Piu' di 20.000 vittime, 5.200 delle quali poliziotti. Sono i numeri del narcotraffico in Colombia negli ultimi 30 anni, che hanno portato lo Stato ad investire energie milionarie (10 mila milioni di dollari) per farvi fronte. Cosi' i dati diffusi e commentati dal quotidiano “El Tiempo”.
L'occasione per diffondere questi dati e' stata quella dei venti anni dalla morte i Pablo Escobar, capo del cartello di Medellin.
“La peggiore piaga della Colombia e' nei corpi e nelle esistenze delle vittime degli anni oscuri del cartello di Medellin. Piu' di 46 milioni di persone ne sono state coinvolte direttamente o indirettamente”.
La guerra del narcotraffico contro lo Stato colombiano ha fatto piu' d 20.000 vittime, piu' di 10 milioni di dollari sono stati utilizzati per le eradicazioni negli ultimi trenta anni, oltre ad uno stigma mondiale che e' difficile da annullare.
La Colombia ha condotto ampie e gloriose battaglie, ma non ha vinto la guerra. Documentare questa vicenda e' un obbligo per uscire da questo terribile incubo.
Il narcotraffico ha creato modelli di vita, ha fatto nascere le guerriglie, ha alimentato i paramilitari, ha creato un modello di sicari che e' stato esportato in tutto il mondo, ha introdotto nella mente dei giovani l'idea del denaro facile ed ha corrotto la politica.
Nello stesso tempo ha fatto emergere le persone piu' degne della Forza Pubblica, che sono diventate il combustibile del conflitto armato interno, che ha infiammato la Colombia per cinquanta anni.
Per 31 anni la Policia Nacional, con l'appoggio delle Forze Armate, la Procura e altre istituzioni, sono stati alla guida della lotta contro il narcotraffico, essenzialmente per cercare di disarticolare il cartello di Medellin.
La battaglia contro questo cartello e' terminata il 2 dicembre 1993, quando fu abbattuto Pablo Escobar, poi nel 1995 con la guerra contro il cartello di Cali e nel 2008 contro il cartello del “norte del Valle”.
Tutta la droga che finiva nelle mani dei narcos era coltivata nelle zone controllate dalla guerriglia e dai paramilitari, tant'e' che nel 2000 il numero di terreni coltivata a coca, era oltre i 162.000 ettari.
La strategia messa in atto dalla Colombia per frenare questo business, le ha consentito di catturare tra 831 e 832 mila persone per narcotraffico, sequestrare 187 tonnellate di cocaina e ridurre a 47.790 le zone coltivate di coca.
E' cosi' che la Colombia e' diventata il modello di lotta contro le droghe per tutto il mondo, la sua polizia oggi fa parte di piu' di 15 istituzioni in America, Europa e Africa.

HIV/AIDS: pubblicati i dati ufficiali COA aggiornati al 2012


 

CeSDA - In seguito alle sollecitazioni provenienti dalla Consulta delle associazioni di lotta all’AIDS, il Ministero della Salute ha rilasciato il 12 novembre i dati aggiornati al 31 dicembre 2012 relativi alle nuove diagnosi di infezione da HIV e ai casi di AIDS.

I dati, elaborati dal Centro Operativo AIDS diretto da Barbara Suligoi, sono pubblicati e scaricabili:
Volume 26 – Numero 9
Supplemento 1 – 2013 dell’Istituto Superiore di Sanità

Stupefacenti, lettera al Governo: rivedere politiche, dati DPA sono fuorvianti

Articolo di Giorgio Gatti *
 
Sull'indagine conoscitiva riguardo l'esame delle proposte di legge di modifica al testo unico sulla disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.
All'attenzione del Consiglio dei Ministri,
Onorevoli Ministri, l'attuale indagine, in corso di verifica, riguardo la normativa vigente sugli stupefacenti, non può non tenere in considerazione quanto affermato dal direttore del DPA dott. Giovanni Serpelloni.
Infatti quanto da lui affermato sulla possibilità che malati che usano cannabis per scopi terapeutici non abbiano la possibilità di coltivare canapa, va altamente tenuto in considerazione al fine di essere completamente ignorato.
La posizione del Governo Italiano sul tema degli stupefacenti va completamente rivista.
Il problema del sovraffollamento carcerario è dato, sostanzialmente, dall' attuale normativa sugli stupefacenti. La strenua difesa del direttore Giovanni Serpelloni, per quanto riguarda i principi fondanti questa normativa, su tutti il principio della disapprovazione sociale, sono la prima causa dell'esplosione della popolazione carceraria.
I dati divulgati dal direttore del DPA nella sua audizione sono fuorvianti, incuranti dell'evoluzione del panorama mondiale nella lotta al narco traffico, nella riduzione del danno delle tossicodipendenze e nella limitazione alla diffusione di stupefacenti. I dati sono falsi e la loro interpretazione è data da un punto di vista disinteressato al controllo del fenomeno (la diffusione degli stupefacenti) ed alla sua riduzione, ma interessato solo al controllo della posizione istituzionale acquisita.
I dati, volutamente, tacciono riguardo il disastro riversatosi sul sistema penitenziario a causa di una legge ottusa, anacronistica e ideologica.
Quando Serpelloni afferma "dobbiamo considerare un parametro molto importante: la disapprovazione sociale. Quando essa diminuisce, aumenta l'uso di droghe leggere." Serpelloni mente.
Gli esempi più eclatanti di come tale affermazione sia una menzogna vengono proprio dall' Europa.
Il caso del Portogallo è un caso “scolastico”, che però Serpelloni non conosce, e sarebbe gravissimo vista la sua posizione, o fa finta di non conoscere, e dimostrerebbe dunque malafede nell’ esporre affermazioni come quella sopra riportata. In entrambi i casi, questa sua “ignoranza”, rende la sua persona inadeguata al ruolo istituzionale che ricopre.
Da quando è stato depenalizzato il consumo di stupefacenti, nel 2001, il Portogallo ha assistito ad una diminuzione dell'uso di stupefacenti. Cosa ne è dunque della disapprovazione sociale?
Come è possibile che la persona che dovrebbe essere più informata su questo argomento adduca argomentazioni false a sostegno di una posizione scientificamente infondata?
La posizione che il dott. Serpelloni tenta di difendere, nel silenzio complice dei media italiani sul totale fallimento della "war on drugs", è una posizione che presto scomparirà, come il firmatario della attuale “legge sulla droga” Gianfranco Fini e come presto farà l’“innovatore” Carlo Giovanardi.
Negli Usa sono già diciannove gli stati dove è possibile acquistare cannabis con una semplice prescrizione medica, due sono gli stati che tra poco più di un mese inaugureranno un nuovo capitolo della storia degli USA: la fine del proibizionismo sulla cannabis.
Sono già in atto campagne sulla sensibilizzazione per altri referendum che renderanno legali la vendita, la coltivazione e il consumo della cannabis in altri stati della confederazione nord americana, non solo a scopo terapeutico; a sostegno di questo cambio di rotta basti pensare al recente sondaggio Gallup, che vede favorevoli alla legalizzazione della cannabis il 58% degli americani.
Gli Stati Uniti non sono, però, l'unica nazione che guarda con curiosità a soluzioni alternative al fallimento della proibizione.
L' Uruguay ha dato il via alla produzione di cannabis di stato per eliminare il mercato illegale della cannabis.
In tutto il Sud America c' è fermento per nuove strade che possano finalmente eliminare la violenza legata al narco traffico, di cui la cannabis è la sostanza illegalmente più trattata, essendo la sostanza illegale più diffusa al mondo.
Questo dato è sostenuto dal EU Drug Markerts Reports 2013 che evidenzia come la cannabis "non solo è la sostanza illecita più consumata al mondo, ma anche prodotta su scala mondiale"1. "L' UNDOC ha stimato che, tra il 2002 e il 2006, le infiorescenze di cannabis erano prodotte in 122 nazioni e la resina in 65"2.
Di fronte al panorama internazionale quale è la posizione del governo Italiano?
Serpelloni afferma: ''Negli ultimi tre anni, il trend europeo dell'uso di droghe leggere e' calato del 25%. Solo nella fascia di eta' tra i 15 e i 18 anni, e solo per quanto riguarda l'uso di canne, esso e' aumentato''
La riforma del testo unico sugli stupefacenti dovrebbe tenere in considerazione i rapporti ufficiali redatti da istituzioni internazionali, non i deliri di un folle abbarbicato sulla sua torre d’avorio. Per esempio, sempre nel EU Drug Markerts Reports 2013, redatto dall’EMCDDA in collaborazione con EUROPOL, si riporta come, riguardo al consumo di cannabis “relativi alti livelli ad inizio del nuovo secolo hanno dato spazio a periodi di stabilizzazione o declino in molti paesi Europei. Questo cammino non è evidente per tutti i paesi e in alcuni, come la Bulgaria, l’Estonia e l’Italia, studi nazionali mostrano un deciso incremento nell’ ultimo anno prevalentemente tra la popolazione più giovane”3.
Dunque, l’uso di “canne” è sì aumentato nelle fasce tra i 15 e i 18 anni, ma solo in Bulgaria Estonia e, guarda caso, l’Italia, mentre è diminuito o si è stabilizzato in qualsiasi altra nazione dell’UE.
Questo a dimostrazione di come l’attuale politica sugli stupefacenti italiana, non solo è inefficace nel diminuire i consumi tra la popolazione, ma espone al rischio di assunzione, in maniera maggiore, le fasce dei più giovani, quelle che andrebbero più tutelate.
Sempre dall’ intervento di Serpelloni: 'Noi non riteniamo che la coltivazione domestica di marijuana possa essere affidata al malato, poiche' ci sono alcuni punti che restano oscuri nella loro definizione: ad esempio, come si accerta la percentuale del 5 o del 55%? E ancora: che uso ne fara' il malato? L'auto-uso non fa parte di alcun codice medico''
Se l’auto uso non fa parte di alcun codice medico, cosa si può dire della ricerca scientifica legata all’ utilizzo di cannabis? L’ attuale normativa impedisce la ricerca e la divulgazione di informazioni a riguardo. Perchè la coltivazione per uso personale non può essere tutelata, al fine di garantire al malato la fornitura a costo zero di un medicinale fondamentale per alcune patologie e sviluppare ricerche mediche in questo campo? Anche L’ EUROPOL e l’EMCDDA riconoscono tra le motivazioni della coltivazione “domestica” la “necessità di fornitura personale o sociale al fine di garantire la qualità e l’integrità del prodotto ed evitare l’esposizione all’ elemento criminale del mercato”4
Con quale credibilità Serpelloni vuole impedire un facile accesso ad un medicinale al momento difficilmente accessibile, per costi, burocrazia e difficoltà nel reperimento (che può avvenire solo per importazione, a fronte di autorizzazione ministeriale, a costi fuori mercato)?
Gentili Ministri, la revisione della normativa sugli stupefacenti potrà diventare davvero efficace solo nel momento in cui si prenderanno seriamente in considerazione l’evoluzione del fenomeno a livello globale e le sue implicazioni sociali e si eviterà di dare fiato alle trombe che hanno causato l’attuale sfacelo sociale.
Gli attuali risultati della normativa vigente sugli stupefacenti sono: l’esplosione della popolazione carceraria, l’aumento della diffusione di stupefacenti tra i minori, l’impossibilità di utilizzo della cannabis come farmaco.
Se questo non è il momento per porre fine alla criminalizzazione dei consumatori di cannabis, la creazione di un industria farmaceutica, la riduzione della diffusione degli stupefacenti tra i giovani e concedere la possibilità della coltivazione per uso personale, quanti danni ancora dovremo sopportare perché si giunga ad una nuova politica che prenda in considerazione l’uso di stupefacenti, un problema sanitario, anziché penale?

* Dr. Giorgio Gatti, consulente in sviluppo economico ed economia della sicurezza pubblica

 

fonte ADUC Droghe

Silk Road, ecco tutti i retroscena

Confiscato, sequestrato, oscurato e poi tornato online. La storia di Silk Road – il portale anonimo famoso per lo spaccio online di sostanze stupefacenti ( ma non solo) è degna di una spy novel 2.0. Una vicenda che ha coinvolto le forze di polizia di mezzo mondo. E che sembra essere ancora lontana dalla fine. Siamo però finalmente in grado di raccontarvi qualcosa di più, grazie a un'inchiesta di Wired.com, che è riuscita a parlare con alcuni agenti coinvolti nella storia (naturalmente hanno preferito rimanere anonimi) e a mettere le mani sui documenti presentati in tribunale.

L'intera vicenda sarebbe iniziata a metà 2011, quando un informatore contattò gli investigatori del Department of Homeland Security (Dhs) del Maryland, avvisandoli dell'esistenza di un negozio online di droga, in cui andavano impunemente avanti vendite internazionali di sostanze stupefacenti illegali: “Fate parte di quelli che fanno rispettare la legge. Dovreste dare un'occhiata a Silk Road”, scriveva l'informatore alle forze dell'ordine due anni e mezzo fa. Il sito era accessibile solo attraverso la rete anonima Tor e le transazioni erano perfezionate usando i bitcoin, la discreta moneta online.

Oltre alla droga, spiegava l'informatore, sul portale si potevano trovare anche numeri di carte di credito rubate, documenti falsi, banconote contraffatte e credenziali di accesso a numerosi account. Un bel po' di roba interessante, insomma. In risposta, le forze dell'ordine istituirono Marco Polo, una task force con sede a Baltimora che comprendeva investigatori di Fbi, Dea, servizi segreti, polizia postale e il Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives. Gli agenti si concentrarono sull'identificazione e l'arresto di due tipologie di persone che operavano su Silk Road: i cosiddetti top sellers e gli amministratori di sistema, i cui computer, una volta sequestrati, avrebbero permesso di accedere alle comunicazioni private del sito e ai dettagli di tutti gli iscritti: “Moderatori e amministratori erano i nostri obiettivi principali”, dice un funzionario di polizia. “Ne identificammo alcuni, che ci fornirono informazioni importanti per definire il cerchio interno di Silk Road [cioè fondatori e gestori del sito, nda] . Prendemmo anche trafficanti di droga e venditori di documenti falsi, da cui ottenemmo altre prove sulle persone coinvolte”.

Il vero obiettivo, continua Wired.com, era comunque il misterioso pirata Roberts, proprietario e gestore del sito. Meglio noto con il suo vero nome, Ross Ulbricht. Per arrivare a lui, gli agenti operarono in silenzio, tacendo gli arresti iniziali e lavorando sotto copertura. Sei mesi dopo l'inizio dell'indagine arrivarono i primi risultati, con il fermo di Jacob George. Un trentaduenne comparso nel forum di Silk Road con lo pseudonimo di digitalink e diventato presto un venditore top grazie a “offerte per sostanze stupefacenti del tipo 'compra due, paghi uno' ”. Il suo inventario includeva eroina, scramble (un mix di eroina e chinino) e methylone, una droga sintetica che importava dalla Cina. Il 25 gennaio 2012 gli investigatori lo intercettarono e arrestarono in Maryland: grazie al suo account, ricco di messaggi di posta elettronica, registrazioni di spedizioni e dettagli finanziari sulle sue operazioni, riuscirono a identificare altri potenziali obiettivi.

Nel frattempo, proseguivano attività analoghe anche oltreoceano. A luglio 2012, i funzionari australiani beccarono Paul Leslie Howard, che su Silk Road spacciava cocaina, Mdma, Lsd, mefamfetamine e marijuana. Ma mancava ancora all'appello il pesce più grosso. Un agente sotto copertura riuscì a negoziare la vendita di un chilo di cocaina con il pirata Roberts, che lo indirizzò a un amministratore del sito che avrebbe dovuto aiutarlo a trovare un venditore con cui perfezionare la transazione. L'indirizzo di destinazione portò gli inquirenti all'abitazione di tale Curtis Clark Green: il suo arresto consentì alla polizia di ottenere dettagli importanti sugli account di altri utenti del sito, tra cui Ross Ulbricht – il pirata – in persona. Putroppo, questi in qulche modo riuscì a sapere dell'arresto di Green, il che aprì la strada a un curioso caso di tentato omicidio nella saga di Silk Road. Temendo che l'amministratore cantasse alla polizia e sostenendo che aveva anche rubato dei soldi, il pirata Roberts chiese all'agente sotto copertura di uccidere Green, pagando ben 80mila dollari per l'operazione. Gli investigatori, allora, inviarono a Roberts-Ulbricht alcune foto di quello che spacciavano come il cadavere di Green.

A questo punto, la rete era pronta. E il resto è storia recente: a ottobre gli agenti hanno catturato il pirata a San Francisco, accusandolo di traffico internazionale di droga, riciclaggio di denaro e tentato omicidio. Ma, come avevamo anticipato, ancora non è arrivato il momento di mettere la parola fine. Perché Ulbricht reclama a gran voce, da dietro le sbarre, di non essere il pirata. E, soprattutto, Silk Road è ancora online.

fonte daily.wired.it/news/internet/2013/11/19/silk-road-droga-retroscena-293473.html

Dimmi come giochi e ti dirò chi sei


CESDOP - Uno studio combinato tra l'Università australiana di Swinburne ed il Boston College americano condotto nei sette casinò più grandi, per numero di accessi, di Macao ha permesso di individuare relazioni significative e non tra caratteri socio-demografici dei soggetti, nelle cosiddette condizioni ambientali del casino e l’ attitudine a diventare un giocatore "problematico".
Dopo un'ampia revisione della letteratura attualmente esistente gli studiosi si son soffermati sulla descrizione del questionario che è stato lo strumento di indagine; composto da 9 domande a risposta quadrupla (mai/ qualche volta / più volte / quasi sempre) che hanno poi consentito di individuare diversi profili, in accordo con il PGSI (Problem Gambling Severity Index ), che vanno dal giocatore non problematico a quello gravemente problematico.
I giocatori sono stati approcciati da studentesse  post laurea al momento dell'uscita dall'area gioco offrendo loro un voucher di 25 dollari oppure un ombrello pieghevole in cambio della partecipazione al sondaggio, le fasce orarie scelte sono state  dalle 2 alle 5 del pomeriggio e dalle 7 alle 10 di sera. Circa la metà delle persone avvicinate ha acconsentito di partecipare all'indagine accettando prima il gadget offerto e quasi tutti hanno completato il questionario.
Il profilo di giocatore problematico ha rivelato un soggetto di genere maschile, di mezza età,  dal manager all'operaio, di grado di istruzione non particolarmente elevato, alta disponibilità di denaro, fruitore di almeno 7 viaggi annui "ad hoc", attivo ai tavoli di gioco per almeno tre ore.  La valutazione dei servizi collaterali (logistica della sala, qualità del servizio, cibo) contrariamente alle ipotesi di partenza generalmente non hanno  inciso sui soggetti a rischio. L'indagine, statisticamente significativa, sarà riproposta anche in altre località quali Las Vegas e Monaco  per essere consolidata nei risultati.

(Psychology and Marketing)

Sesso, droga e violenza tra i molluschi

 Ecco una specie che sarebbe piaciuta al marchese de Sade: un nudibranco che per accoppiarsi pugnala il partner in mezzo agli occhi e lo droga.   
Oltre al pene, il piccolo mollusco - una specie ancora non classificata del genere Siphopteron, che vive nella Grande Barriera Corallina al largo dell'Australia - possiede anche una sorta di ago ipodermico in grado di iniettare nel partner una sostanza chimica che rende più facile l'accoppiamento e la riproduzione. Rolanda Lange, biologa dell'evoluzione all'Università di Tubinga, e gli altri autori dello studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the Royal Society B parlano di "eccezionale forma di accoppiamento traumatico". 

È la prima volta che questa tattica viene osservata negli animali. Si pensa che le sostanze chimiche iniettate aumentino le probabilità di fecondare il partner; ad esempio facendo in modo che "lo sperma non venga digerito ma vada a fecondare le uova", spiega Lange. Un comportamento simile è quello adottato dalla chiocciola Cornu aspersum, che prima dell'accoppiamento scaglia nel corpo del partner i cosiddetti dardi, piccoli "stiletti" 

 

di materiale calcareo o chitinoso rivestiti di una sostanza che facilita la sopravvivenza dello sperma nell'apparato riproduttivo del compagno. 

Quanto al nudibranco senza nome, un'altra ipotesi è che la "droga" iniettata prolunghi il periodo refrattario in cui il partner non può accoppiarsi: poiché i nudibranchi sono piuttosto promiscui, lo sperma del "maschio temporaneo" ne sarebbe avvantaggiato. 

I nudibranchi sono ermafroditi, posseggono cioè sia gli organi sessuali femminili sia quelli maschili. Nei loro incontri amorosi, quindi, ciascuno dei due partner tenta di infilzare la testa dell'altro. Altri nudibranchi dello stesso genere posseggono un simile "ago", o stiletto, ma di solito durante i loro violenti accoppiamenti cercano di colpire il partner un po' dove capita, o al massimo nei pressi dell'apertura genitale femminile. 

Solo questa specie mira decisamente alla testa, e più precisamente alla zona in mezzo agli occhi. Gli studiosi ipotizzano che l'obiettivo sia il sistema nervoso centrale, posto appunto dietro la fronte: in questo caso, con la sua "droga", il nudibranco agirebbe come quei parassiti che manipolano il cervello dell'animale ospite per i propri fini riproduttivi.

www.nationalgeographic.it/natura/animali/2013/11/13/news/sesso_droga_e_violenza_tra_i_molluschi-1887375/

Esce l'autobiografia di Mike Tyson: sesso, droga e pene finto per l'antidoping

 In uscita negli Stati Uniti "Undisputed Truth" il libro confessione del discusso campione di pugilato, finito anche in carcere con l'accusa di stupro. E durante molti match, ammette, aggirava i controlli antidoping con un pene finto riempito di urina "pulita".

Il sesso, la droga, l'alcol e ben 300 milioni di dollari dilapidati da una vocazione autodistruttiva: la vita è uno scherzo per Mike Tyson, come ammette nella sua ultima autobiografia "Undisputed Truth" ("L'indiscussa verità"), la confessione choc senza censure né reticenze che King Kong-Tyson ha portato in scena nei teatri americani nell'ultimo anno.

Uscirà la prossima settimana negli Stati Uniti, ma il britannico Daily Mail ne ha pubblicato alcuni stralci dopo le prime anticipazioni uscite a fine ottobre in cui si parlava del famoso morso a Holyfield il 28 giugno 1997 e anche dell'abitudine di Tyson di combattere sotto l'effetto della cocaina. Per aggirare i controlli antidoping dal 2000 aveva escogitato un piano: "Finito il match, un mio assistente faceva la pipì in un pene finto che io nascondevo dentro le mutande. E con quell'urina riempivo le provette dell'antidoping". Ecco svelato il suo trucco, usato per la prima volta ad Ampden Park nell'incontro contro Lou Savarese.

Tyson racconta senza peli sulla lingua l'infanzia turbolenta, la salvezza prima trovata nel ring ma persa in seguito alla morte di Cus D'Amico, più di un allenatore, il suo mentore. Quindi la caduta negli abissi del vizio, la violenza senza più argine, la condanna per lo stupro e gli anni in carcere. Una detenzione così promiscua da fargli desiderare, una volta fuori, di "staccare la testa a qualcuno", magari il suo odiatissimo ex promoter Don King, proprio per poter ritornare in cella.

Il film "The Greatest", dedicato a Mohammed Alì, racconta Tyson, gli ha cambiato la vita facendolo diventare un pugile ma anche, come in quel famoso 28 giugno '97, un boxeur "che voleva uccidere". Dall'episodio della sua prima moglie Robin Givens trovata a letto con con un giovane Brad Pitt passando allo stupro di Desiree Washington, il libro è pieno di aneddoti curiosi e storie incredibili, a cominciare dai racconti sulle sue performance sessuali mentre era dietro le sbarre. Iron Mike racconta infatti di aver fatto sesso con tantissime donne che facevano la fila per visitarlo in prigione, compresa una funzionaria dell'Antidroga pagata profumatamente.

Poi il capitolo su Evander Holyfield che su quel ring perse un pezzo d'orecchio, ma secondo il suo aggressore ha corso il rischio di perdere la vita: "Lo volevo uccidere, ero fuori di me", si legge nel rovente estratto dell'autobiografia dell'ex campione mondiale dei massimi. Oggi Tyson si descrive come un uomo alle prese con il colossale sforzo quotidiano di vivere una vita normale, come quella di chiunque altro, ma non nega di avere frequenti nostalgie per i tempi in cui trascorreva le notte nei più licenziosi stripclub accompagnato da spogliarelliste e cocaina.

www.unionesarda.it/articolo/notizie_mondo/2013/11/12/sesso_droga_e_raptus_omicidi_ecco_l_autobiografia_di_mike_tyson-3-339955.html

E' ricomparso Silk Road

Silk Road è tornato. O almeno qualcosa che gli assomiglia sia nel nome, sia nel look. Un nuovo marketplace anonimo per l’acquisto di droghe ha infatti fatto capolino nella giornata di ieri, a distanza di un mese dalla chiusura del sito precedente da parte delle autorità americane, con tanto di arresto della mente dietro esso, Ross William Ulbricht.
“All’FBI ci sono voluti due anni e mezzo per fare quello che hanno fatto… ma quello che hanno ottenuto sono state solo quattro settimane di temporaneo silenzio.”
Questa la sfida del nuovo Silk Road e del suo amministratore, firmatosi “Dread Pirate Roberts” come Ulbricht. Nel frattempo, proprio l’FBI ha rifiutato di commentare la notizia della riapertura del sito, dove a quanto pare sarebbe possibile effettuare tutte le operazioni disponibili in precedenza. Disponibile anche una serie di migliorie alla piattaforma originale, mantenendo meglio le identità segrete e offrendo garanzie per i Bitcoin delle persone nel caso in cui il nuovo Sild Road venga chiuso di nuovo.
Il senatore Tom Carper ha dichiarato che il governo deve fare di più per adattarsi alle tecnologie in continua evoluzione, sviluppando metodi per contrastare le attività illegali via Internet invece di giocare al gatto col topo.
Nel frattempo, il procedimento legale contro Ulbricht comincia a prendere forma: ieri, l’avvocato ha fatto sapere che il ventinovenne si dichiarerà innocente nei confronti delle accuse di traffico di droga, hacking e riciclaggio di denaro. Secondo l’accusa, con le proprie attività illegali avrebbe guadagnato più di 9,5 milioni di Bitcoin, pari all’incirca a 1,2 miliardi di dollari.
fonte ADUC DROGHE

Droga, liti e risse nella musica: quando registrare un album è quasi impossibile...

 Ci devono essere ingredienti fondamentali per trovare l’atmosfera perfetta nel registrare un album. La concentrazione migliore, una tempistica adatta a tutti e l’ispirazione musicale e vocale più adatta per portare a termine un ottimo lavoro. E quando qualcosa di questo manca? Se un elemento viene a meno? Possono accadere guai…

Vediamo insieme alcuni casi in cui registrare un album è stato quasi impossibile, le esperienze peggiori mai immaginabili.

The Happy Mondays ‘Yes Please!’ (1992). La Label Factory decise di spedire la band alle Barbados per evitare che Shaun Ryder potesse procurarsi dell’eroina. Un errore perché in quei luoghi è stato molto semplice trovare crack e cocaina. Ospiti dell’abitazione di Eddy Grant, gli hanno venduto anche i mobili dell’abitazione per potersela procurare. Inoltre, Ryder conservava i master delle registrazioni, minacciando di distruggerli.

The Beach Boys ‘Smile’ (1966-67): Il comportamento di Brian Wilson era sempre più ingestibile e instabile a causa dell’uso pesante di droga. L’uomo era terrorizzare dall’idea che la registrazione di “Fire” fosse collegata con l’inizio di alcuni incendi locali nella zona. Il progetto è stato poi ripreso in mano nel 2011 con “The Smile Sessions”

William Orbit vs Blur (2012): Il rapporto professionale tra loro è stato a dir poco pessimo. William Orbit entrò in studio per registrare con i Blur nell’estate 2012. Le sessioni hanno iniziato a diventare pesanti e il clima teso in maniera molto rapida, portando Orbit a parlare di Albarn come ‘veramente terribile’ e ​​sostenendo non avrebbe mai lavorato con loro di nuovo. Non è mai stato pagato per il suo lavoro. La registrazione è stata completamente abbandonata nel giro di alcune settimane

Radiohead ‘OK Computer’ (1997): Thom Yorke ha rivelato che la registrazione dell’album ‘lo ha quasi ucciso’. Il batterista Phil Selway rivela le tensioni per la mancanza di progressi, dicendo “la cosa stupida e che avevamo quasi finito quando ci è passata”. Johnny Greenwood ricorda che nello studio mancava “il bagno e le strutture per la ristorazione”

Captain Beefheart ‘Trout Mask Replica’ (1969): durante la registrazione i vari membri della band venivano fisicamente e verbalmente abusati fino a quando non scoppiavano in lacrime a causa di un esaurimento nervoso. Non erano inoltre autorizzati a lasciare la casa per settimane.

Guns ‘n’ Roses ‘Chinese Democracy’ (2008): è stato finalmente pubblicato nel 2008 dopo che diverse versioni dell’album sono state modificate e ogni parvenza della band originale svanita.

The Libertines ‘The Babyshambles Sessions’(2003): Un disastroso tentativo di registrare il disco a New York durante il quale Pete Doherty sarebbe scomparso in un taxi giallo alla ricerca di droga non tornando per giorni e giorni. Barat infine perse la pazienza e tornò a casa. Doherty ha concluso la registrazione solo. Ha dato i nastri a Helen Hsu che li ha poi messi online, probabilmente con il benestare del cantante

The Beatles ‘Let It Be’ (1969): girano molti rumours sulla registrazione di questo album. Nessuno mai confermato. C’è chi parlava di un litigio feroce tra George Harrison e John Lennon che quasi spinto il primo a venire alle mani. Indiscrezioni parlano anche della rabbia di Harrison quando Yoko Ono gli ha mangiato un suo biscotto (…). In ogni caso, vero o meno che sia, questo ha segnato la fine del gruppo

The Rolling Stones ‘Exile on Main Street’ (1972): Ci sono voluti quattro anni per unire le canzoni e le idee. Molto di questo è dovuto al chitarrista Keith Richards che ha trascorso mesi nella sua villa a Nellcote nel sud della Francia, assumendo un sacco di eroina e facendo poco altro. In qualche modo ci sono riusciti e hanno registrato quello che oggi è considerato la loro più grande opera

www.soundsblog.it/post/221079/droga-liti-e-risse-nella-musica-quando-registrare-un-album-e-quasi-impossibile

IL GIOCO D’AZZARDO tra normativa e cura. Alfio Lucchini e Annalisa Pistuddi, Cerco Edizioni

 Il tema del gioco d’azzardo è al centro degli interessi non solo dei professionisti della salute , ma anche delle istituzioni, dell’economia, dei cittadini e delle famiglie.

Il gioco d’azzzardo patologico è un comportamento compulsivo, prodotto di spinte istintuali, di problematiche psicologiche, psichiatriche, relazionali, affettive e di condizionamenti sociali e ambientali.

La comprensione di tutti gli elementi che intervengono nel generare la dipendenza rende imprescindibile un’osservazione multifattoriale.

Aspetti storici, evolutivi, normativi, epidemiologici, diagnostici e terapeutici sono ampiamente trattati.

Il nostro quotidiano con le droghe illegali

A Palermo, un bimbo di tre anni, all'asilo dice: “mio padre vende il fumo”. Un uomo armato di coltello fa irruzione al pronto soccorso di Montecchio Emilia pretendendo morfina. Un ragazzo di 16 anni, a Como, ha la sua centrale di spaccio di droga dentro la sua stessa scuola. 
Sono solo alcuni episodi di cronaca di questi ultimi giorni che hanno a che fare con le droghe illegali. Crediamo che ce ne potrebbero essere a iosa, ma questi tre sono significativi per tipologia e dislocazione geografica. Un bimbo, un ragazzo minorenne e (presumibilmente) un malato.
Il bimbo -come dicono gli inquirenti che hanno rivelato l'affermazione grazie ad una intercettazione telefonica sul babbo dello stesso bimbo- "fa ben comprendere come l'attivita' di spaccio in queste famiglie sia spregiudicata e intrinsecamente legata alla quotidianita'". 
Il ragazzo minorenne e' un segnale di come il fenomeno spaccio di sostanze illegali sia diffuso, al punto che la spregiudicatezza dei luoghi e dei modi si fa gioco anche di quelle che dovrebbero essere le piu' semplici precauzioni in un mercato altrettanto illegale: sedicenne e scuola come centrale operativa..
Il malato -che non puo' essere altro che tale- e' preso dalla disperazione per l'insopportabilita' del dolore e la difficolta' della prescrizione medica oppure per la sua tossicodipendenza che si nutre sempre nell'illegalita'.
 

Quello che probabilmente avra' meno danni nel suo futuro e' il bimbo.
Tre episodi figli dell'illegalita' in cui certe sostanze diffusissime sono mantenute. Sostanze proibite, bandite, messe all'indice ma che sono ad un livello tale di penetrazione sociale ed economica che e' impensabile poterle buttare fuori della nostra quotidianita'. Milioni di persone in tutto il mondo sono come i protagonisti dei nostri tre episodi. Ed altrettanti milioni di persone al mondo vivono grazie a questo mercato illegale: dal contadino marocchino o colombiano o afghano ai vari livelli di trafficanti. Impensabile, senza danni che probabilmente sarebbero peggiori di quelli attuali, dare segnali e fare 
azioni di maggiore fermezza: cioe' combattere in modo piu' agguerrito produttori, coltivatori, narcotrafficanti, trafficanti, spacciatori, consumatori. Pensabile, invece, appropriarsi -noi Stato, noi societa' non clandestina- del mercato e gestirlo nella legalita', coi relativi risvolti culturali e comportamentali perche' ognuno sia consapevole -ed aiutato ad esserlo in un clima sereno solo come la legalita' puo' produrre- di cio' che decide di mettere dentro il proprio corpo e il proprio cervello.

Un invito alla riflessione che speriamo si estenda anche all'azione di ognuno in questo senso.Azione civica e culturale, sociale e politica. Perche' stiamo parlando di un fenomeno che, in tutti questi anni in cui e' stato affrontato coi metodi attuali, ha contaminato tutti gli ambiti della nostra vita pubblica e privata.

Vincenzo Donvito, aduc droghe

Carcere e droghe, la svolta americana

 Risalendo dagli abissi di Poggioreale, Napolitano ha anticipato i contenuti di un messaggio che intende rivolgere alle Camere, perché valutino la possibilità di approvare un provvedimento di amnistia-indulto per porre termine – almeno temporaneamente –al gravissimo sovraffollamento che affligge le nostre carceri e chi vi è costretto. Il messaggio viene dopo ripetute sollecitazioni del Capo dello Stato e i vani tentativi messi in opera dal precedente governo e da quello in carica che per ben due volte hanno tentato di ridurre il sovraffollamento attraverso il ricorso a decreti, consapevolmente limitati in origine e ulteriormente spuntati nel corso dell’esame parlamentare di conversione in legge. La popolazione detenuta non cresce più da tempo, ma non riesce a diminuire in maniera significativa. E allora il Presidente della Repubblica chiede che si faccia qualcosa subito, con gli strumenti che la Costituzione affida al Parlamento: un provvedimento di amnistia-indulto, per esempio.

Non sappiamo se in questo Parlamento potrà esserci una maggioranza così ampia da poter corrispondere alla sollecitazione di Napolitano. Certo è che un nuovo provvedimento di amnistia-indulto, per quanto necessario e urgente, non sarebbe sufficiente a calmierare nel tempo la popolazione detenuta e a risolvere strutturalmente il sovraffollamento penitenziario. Prima o poi bisognerà fare i conti con i fattori di produzione dell’incarcerazione di massa in Italia, che sono sostanzialmente tre: l’abuso della custodia cautelare, le limitazioni alle alternative al carcere e la criminalizzazione dei migranti e dei consumatori di droghe.

Se riuscissimo, talvolta, ad alzare lo sguardo oltre il cortile di casa, scopriremmo che il problema di come uscire dall’epoca dell’incarcerazione di massa non è un problema soltanto nostro. La crisi del dominio occidentale sulla globalizzazione neo-liberista ha portato con sé anche il fallimento del modello di controllo sociale fondato sul trasferimento di risorse materiali e simboliche dal sociale al penale. Il sovraffollamento ingovernabile in Italia corrisponde all’incapacità degli Stati Uniti di reggere politicamente, socialmente ed economicamente l’onda dell’incarcerazione di massa dopo la crisi del 2008. E’ da allora che la popolazione detenuta non cresce più (in Italia dal 2010). E’ dal 2009 che il sistema penitenziario statunitense è sotto processo per l’incapacità di garantire i diritti fondamentali dei detenuti. Quest’estate i primi segni di una svolta: l’amministrazione Obama sceglie di aggredire uno dei capisaldi dell’incarcerazione di massa, la war on drugs, attraverso misure di decriminalizzazione del piccolo spaccio di droghe. Nel suo discorso al Meeting annuale dell’American Bar Association, l’Attorney General dell’amministrazione Obama, Eric J. Holder, ha parlato di un circolo vizioso di povertà, criminalità e incarcerazione che colpisce troppi cittadini americani: troppe persone vanno in carcere troppe volte e troppo a lungo, e non per buone ragioni. Il risultato è quello che è: il record mondiale delle incarcerazioni e una dissipazione di risorse nel perseguimento di reati non violenti. Così, nello stesso giorno del suo discorso davanti all’ABA, Holder ha inviato nuove indicazioni ai procuratori federali, chiedendo loro di evitare di sottoporre alla rigida legislazione sulla droga gli arrestati che non siano autori di reati violenti e che non abbiano legami significativi con le organizzazioni criminali. Vedremo che ne uscirà. Certo è che, in Italia come negli Usa, se si vuole affrontare il problema dell’incarcerazione di massa bisogna passare attraverso la revisione della legislazione sulla droga.

stefano anastasia, il manifesto/fuoriluogo

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