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Novità altro

Cosa ci succede bevendo Coca Cola e affini: minuto per minuto

Dopo 10 minuti

I dieci cucchiaini di zucchero contenuti in un bicchiere di cola rappresentano un colpo devastante per il corpo . Tuttavia questo bilancia l’effetto devastante che l’acido fosforico produrrebbe sull’organismo se assunto da solo.

Dopo 20 minuti

Si verfica un aumento dei livelli di insulina nel sangue. Il fegato converte tutto lo zucchero in grassi .

Dopo 40 minuti

L’ingestione di caffeina è stata completata; le pupille si dilatano . Aumenta la pressione sanguigna non appena  il fegato rilascia altro zucchero nel sangue . I recettori dell’adenosina vengono bloccati e viene così inibita la sonnolenza.

Dopo 45 minuti

Il corpo aumenta la produzione di dopamina , un ormone che stimola il centro del piacere del cervello che ha lo stesso principio di funzionamento delle droghe pesanti .

Dopo 1 ora

L’ acido fosforico lega il calcio , il magnesio e lo zinco nel tratto gastrointestinale , sovralimentando  così il metabolismo . Viene aumentata l’escrezione di calcio attraverso le urine.

Dopo più di 1 ora

Senti l’effetto diuretico della bevanda . Il corpo elimina calcio, magnesio e zinco , componenti ossee , così come il sodio . A questo punto la persona si sente irritabile o debole .

In questo contesto ci dobbiamo chiedere  se i consumatori sono consapevoli del ‘ cocktail ‘ che stanno ingerendo quando bevono una bottiglia di Coca-Cola e godere il suo effetto indubbiamente “rinfrescante”

Bisogna ricordare che il principio attivo di questa bevanda è l’acido fosforico . A causa della sua elevata acidità , le  cisterne in cui il concentrato viene trasportato devono  essere resistenti a materiali altamente corrosivi .

In generale , la composizione di uno dei prodotti più pubblicizzati dalla  Coca -Cola, la Diet Coke , senza caffeina, ci lascia davvero a bocca aperta .

Questa bevanda contiene acqua gassata , E150d , E952 , E950 , E951 , E338 , E330 , E211 ed aromi .

L’acqua gassata è l’acqua con gas . Provoca la secrezione gastrica , aumenta l’acidità del succo gastrico e causare flatulenza .

E150d : è un colorante alimentare ottenuto dalla lavorazione di zucchero a determinate temperature , con o senza aggiunta di reagenti chimici . In questo caso , si aggiunge solfato di ammonio .

E952 : è ciclamato di sodio , un sostituto dello zucchero . Il ciclamato è un prodotto chimico sintetico con 200 volte più dolce dello zucchero ed è usato come un sapore dolcificante artificiale . Nel 1969 fu bandito dalla Food and Drug Administration ( FDA ), perché questa sostanza come saccarina e aspartame , ha causato il cancro della vescica nei ratti . Nel 1975 ha iniziato ad essere  bandito anche in Giappone , Corea del Sud e Singapore. Nel 1979 l’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità ) di nuovo permesso l’uso del ciclamato .

E950 : è acesulfame potassio , estremamente dolce  e colpevole di alterare il funzionamento del sistema cardiovascolare . Esso contiene anche acido aspartico , una sostanza che può anche eccitare il sistema nervoso e nel tempo può portare alla dipendenza . L’acesulfame scioglie male e non è consigliabile che bambini e donne incinte consumano.E951 : aspartame è utilizzato come sostituto dello zucchero per i diabetici . È chimicamente instabile a temperature elevate perché si decompone come metanolo e fenilalanina . Il metanolo è molto pericoloso : da 5 a 10 ml sono sufficienti a distruggere il nervo ottico , causando cecità irreversibile . Quando viene riscaldato (come possibile nelle bibite mal stoccate ) l’aspartame diventa formaldeide , un potente agente cancerogeno.

E338 : è l’acido fosforico . Può causare irritazione alla pelle e agli occhi . Viene utilizzato per la produzione di sali di acido fosforico di ammoniaca , sodio, calcio , alluminio , e anche nella sintesi organica per la produzione di carbone e nastri cinematografici, materiali refrattari , ceramiche, vetro , fertilizzanti , detergenti sintetici. E’ inoltre usato nel settore  metallurgico e tessile e nell’industria medica .

Acido citrico E330 . È diffuso in natura ed è utilizzato nell’industria alimentare e farmaceutica . Sali di acido citrico ( citrato ) sono utilizzati nell’industria alimentare e in medicina , per la conservazione del sangue .

E211 : benzoato di sodio è usato come agente antisettico e antimicotico in prodotti alimentari come marmellate, succhi di frutta e yogurt agente . Non è consigliabile che vegna consumato da asmatici e le persone che sono sensibili all’aspirina . Uno studio condotto da Peter Piper , dell’Università britannica di Sheffield , ha rivelato che questo composto provoca  cambiamenti signbificiativi e danni al DNA . Questo può portare a cirrosi e malattie degenerative come il Parkinson .

Gli “aromi naturali” sono additivi aromatici sconosciuti .

La Diet Coke quindi è ancora peggio , perché con l’ aspartame , che sostituisce lo zucchero in questa bevanda , la bevanda diventa un veleno neurotossico puro .

http://ambientebio.it/author/amministratore/

Droga: quattro sostanze ''legali'' nel mirino della Ue

  quattro sostanze ''legali'' nel mirino della Ue  

(ASCA) - Roma, 29 gen 2014 - L'Unione europea ha messo nel mirino quattro nuove ''droghe legali'' utilizzate dalle industrie chimiche e farmaceutiche. Il consiglio che rappresenta i governi dell'unione ha chiesto la valutazione delle sostanze 251-NBOMe, AH-7921, MDPV e Metoxetamina da parte dell'Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicomanie (OEDT) per conoscere i ''rischi per la salute e la societa''' e le eventuali ''implicazioni di organizzazioni criminali'' nella loro vendita sul mercato. Le quattro sostanze hanno effetti allucinogeni assimilabili a quelli della cocaina e dell'eroina e sono stati individuati in 23 degli Stati membri e associati ad alcuni decessi e casi di intossicazione. L'MDPV in particolare e' il componente principale della cosiddetta ''droga del cannibale'' o dei ''sali da bagno'', ed e' stata associata a 99 casi di decesso in Finlandia e nel Regno Unito. Questa sostanza e' stata proibita in Canada nel 2012, dopo il caso di un attore pornografico di origine italiana che avrebbe ucciso e smembrato un uomo, caricando il video su Internet, dopo aver ingerito questa droga. Per l'Osservatorio, il boom di queste droghe sintetiche, accentuato dalla diffusione via web, ''e' la sfida del decennio per l'Europa''. (fonte AFP). red-uda/

Cosa sono le allucinazioni da videogioco

Vice.com - Vi è mai capitato, dopo aver passato ore davanti ai videogiochi, di sentirvi un po' ubriachi e di vedere la realtà fatta di pixel? Avete mai visto una barra dell'energia sotto una persona vera, dopo aver giocato un giorno intero a World of Warcraft? O la strada che si trasforma nella tastiera della chitarra di Guitar Hero mentre guidate? Tranquilli, non siete soli.

Un recente studio, pubblicato sull'International Journal of Human-Computer Interaction, ha analizzato il fenomeno delle allucinazioni indotte dai videogame, il cui nome scientifico è Game Transfer Phenomena (GTP).

 

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Soldati e droga: la guerra con le sostanze proibite

Danno coraggio. Simolano l'attenzione. Da sempre si fa uso di stupefacenti tra le forze armate. Oggi si usa la Dexedrina. Sostengono lo spirito bellico dei combattenti. E lo fanno da secoli.
L'uso delle droghe tra i soldati ha una lunga tradizione.
I galli, per esempio, aggiungevano alla birra piante con principi attivi capaci di effetti simili a quelli del Lsd.
Fin dall'antichità la cannabis era usata in tutto il Nord Africa e in India dai soldati. La stessa etimologia della parola «assassini» affonda nel nome che era dato a combattenti particolarmente temuti, che prima della battaglia usavano l'hashish.
GRAPPA NELLE TRINCEE. Nella Prima Guerra mondiale alle truppe italiane era distribuita grappa in abbondanza prima di lanciarsi all’attacco, lo racconta anche Emilio Lussu in Un anno sull’altipiano.
Recentemente sono poi emersi documenti che testimoniano l’impiego di cocaina da parte dell’esercito nazista nella Seconda Guerra mondiale.
EROINA PER I SOLDATI USA. In epoca contemporanea è stata la Guerra del Vietnam ad aver segnato un punto di svolta per l’uso di droghe.
In Indocina l’eroina diventò infatti una vera abitudine tra le truppe. Anche in questo caso l'etimologia può aiutare a comprendere le ragioni: il nome eroina deriva dalla parola «eroe» e richiama la capacità della sostanza di accrescere il coraggio o l'incosciente temerarietà.
Pochi anni dopo l’esercito sovietico, impegnato in Afghanistan, dovette affrontare lo stesso problema, il 25% dei reduci era diventato tossicodipendente.
ALLARME TRA LE TRUPPPE ITALIANE. Recentemente in Italia l’allarme è stato lanciato dal capo di Stato maggiore dell’esercito, il generale Claudio Graziano, che ha denunciato il preoccupante aumento «di alcuni comportamenti negativi che denotano un inequivocabile e intollerabile allentamento di quella tensione morale che deve essere il tratto distintivo di ogni militare».
È con queste parole che il generale ha richiamato i comandanti affinché esercitino un controllo più pressante sui proprio sottoposti, arginando così il problema oramai conclamato dell’uso e dell’abuso di droghe e alcol tra i militari.

Nelle nuove guerre si usa l'anfetamina per gli effetti stimolanti

Nelle guerre del XXI secolo la principale droga impiegata è l'anfetamina. Effetti stimolanti immediati, relativa facilità di produzione e costo contenuto ne fanno il prodotto ideale per tutti i conflitti.
Gli effetti collaterali sono, però, particolarmente drammatici. Molti civili e soldati alleati morti in Afghanistan a causa del fuoco amico o per errore potrebbero in realtà essere stati uccisi dalle troppe anfetamine prese dai militari.
TENERE ALTA LA TENSIONE. Questa è l'ipotesi che suggerisce un lungo reportage pubblicato dal Christian science monitor sull'uso di droghe prescritte ai militari americani dai propri superiori, in particolare tra i commandos delle forze speciali e i piloti dei bombardieri.
Secondo il quotidiano americano, l'uso di stimolanti sarebbe reso necessario dalla lunghezza delle missioni. In molti casi gli aerei che bombardano le vallate afghane partono da basi situate sul territorio Usa, a più di 10 mila chilometri di distanza, dove tornano a missione compiuta.
LA DEXEDRINA È LA PIÙ USATA. Lo stimolante più usato è la Dexedrina, una dextroanfetamina legale consigliata ai piloti, che non sono obbligati a prenderla, anche se «la loro carriera può soffrirne se rifiutano».
Da un lato i militari sono incoraggiati a usare eccitanti, dall’altra devono firmare una dichiarazione in cui acconsentono ad assumere queste sostanze, anche se il consenso informato indica che la «Us food and drug administration (l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ndr) non ha approvato l'uso della Dexedrina per alleviare la stanchezza».
ASSUEFATTI ALLE SOSTANZE. Finita la missione, per neutralizzare la sovreccitazione anfetaminica, i piloti sono costretti ad assumere sedativi per poter dormire. In gergo le anfetamine vengono chiamate «go pills», mentre i sedativi «no-go pills».

segue su www.lettera43.it/stili-vita/soldati-e-droga-la-guerra-con-le-sostanze-proibite_43675120113.htm

Lo zucchero è come le «bionde», crea dipendenza

Sole24ore - Salute - Avvertenze sui prodotti più “dolci” e persino una tassa per evitare overdose pericolose per la salute. Sono le proposte choc per ridurre il consumo di zucchero nella popolazione che Paul van der Velpen, capo del Servizio Sanitario di Amsterdam, consiglia agli Stati di introdurre per limitare le malattie croniche e il numero di persone obese.  

 “Lo zucchero crea una forte dipendenza da cui è difficile liberarsi quanto quella dal tabacco ”, spiega da van der Velpen, ma è un prodotto di più facile consumo rispetto agli altri. Costa meno, si trova ovunque. Il pensiero va a merendine, snack, gelati e bibite in cui i zuccheri aggiunti la fanno da padrone e sui quali il dirigente olandese vorrebbe addirittura che comparissero messaggi minacciosi come quelli che campeggiano sui pacchetti di sigarette: “Lo zucchero crea dipendenza e fa male per la salute”. 

 

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La cannabis e i torinesi La fuma un ragazzo su cinque

Il Comune ha approvato un ordine del giorno per la liberalizzazione

Regione invitata a concedere l’uso di farmaci a base di cannabinolo - letizia tortello, andrea rossi

 

LaStampa - Lo chiamano «oro verde». Come in Colorado – dove è appena stata legalizzata – e nel resto del mondo, la cannabis è senza dubbio la sostanza illecita più diffusa. Anche in Piemonte. Sia tra i giovanissimi, sia tra gli adulti. Ieri, il Consiglio comunale si è pronunciato a favore dell’uso della marijuana sia a fini terapeutici sia ricreativi. La Sala Rossa ha approvato due ordini del giorno, presentati da Marco Grimaldi di Sel e dal radicale eletto nel Pd Silvio Viale, in cui si invita la Regione a concedere l’utilizzo di farmaci a base di cannabinolo, e si sollecita il ministero ad autorizzare la produzione degli stessi farmaci, sia su base naturale, sia su base sintetica. Farmaci che attualmente possono solo essere importati. Il Consiglio si è anche espresso sull’abolizione della legge Fini-Giovanardi e sulla legalizzazione delle delle sostanze come la marijuana.


Leggi tutto l'articolo su La Stampa

 

 

Shaboo, la droga filippina adesso spaventa l’Italia

Fino a pochi anni fa veniva considerata «la droga dei filippini», perché il suo uso era limitato alla cerchia ristretta della comunità orientale. Poi le caratteristiche dello shaboo, una metanfetamina purissima, capace di tenere svegli e iperattivi per tutta la notte, l’hanno spinta anche negli ambienti delle discoteche più estreme.  Nel 2010 un ragazzo di 19 anni di Carpi, Enrico Rumolo, è morto fuori da un locale bolognese per aver ingoiato un mix micidiale di shaboo e ketamina. Ma secondo un investigatore che negli ultimi dieci anni ha seguito le crescenti fortune internazionali della sostanza, la metanfetamina potrebbe diffondersi ancora di più: «Dall’analisi dei dati mondiali, la produzione appare in crescita, e così il consumo. All’inizio veniva prodotta solo nelle Filippine e in Indonesia e veniva consumata esclusivamente dagli orientali. Negli ultimi dieci anni sono sorti laboratori in Repubblica Ceca, il consumo si è allargato a paesi come l’Iran e ci sono stati diversi sequestri anche in Italia, nell’ordine di centinaia di grammi–mezzo chilo ogni volta».  

Il segnale più preoccupante però è il progressivo abbassamento dei prezzi, indice della penetrazione del prodotto sul mercato delle droghe: in un primo tempo lo shaboo costava fra i 300 e i 400 euro al grammo, dopodiché, a quanto risulta al nostro investigatore, la tariffa è scesa a 200 e, in certi casi, fino a cento euro al grammo. Se la quantità aumenta, con acquisti all’ingrosso, il prezzo cala ulteriormente. Se poi si pensa che da un grammo si possono ricavare più di dieci dosi, si capisce che i prezzi diventano veramente popolari. A fare il successo della metanfetamina è anche la circostanza che può essere prodotta «in pochissimo tempo e in ambiente domestico: i laboratori possono essere realizzati ovunque».  

Ieri intanto i carabinieri della compagnia di Borgo Panigale hanno reso noti i dettagli di un’operazione che ha smantellato un’organizzazione che trafficava in shaboo nelle province di Bologna e Modena: sei persone, tutte di nazionalità filippina e tutte incensurate, sono finite in carcere, mentre per una settima la misura cautelare firmata dal gip Bruno Perla non è stata eseguita perché il destinatario, con ogni probabilità, è tornato nel paese d’origine. Per tre degli indagati le accuse sono anche rapina e sequestro di persona: avrebbero costretto un cliente che si era indebitato per 20mila euro con la banda, sempre per la droga, a prelevare denaro con il bancomat della fidanzata. E proprio dalla denuncia di quest’ultimo, un 27enne di origine siciliana residente a Casalecchio, alla fine del 2012 è partita l’indagine coordinata dal pm Massimiliano Rossi.  

Un’attività investigativa costellata da undici arresti in flagranza (sette dei quali sono poi stati convalidati dal Gip) che ha portato alla luce una gang di insospettabili: tutti gli arrestati lavoravano come badanti o colf nelle case di persone anziane, e lo spaccio avveniva nelle immediate vicinanze delle abitazioni, dove venivano organizzati gli appuntamenti con la clientela a caccia di metanfetamina. Mentre gli spacciatori erano filippini, gli acquirenti erano molto spesso italiani, di età compresa fra i venti e i trent’anni.  

I trafficanti si rifornivano a Roma e a Milano, perché qui si trovano gli aeroporti con voli diretti per le Filippine, dove lo shaboo veniva sintetizzato. I quantitativi sequestrati durante le indagini non sono ingenti, circa 25 grammi. Meno del mezz’etto sequestrato a Modena lo scorso maggio, e molto meno dei 330 grammi su cui le forze dell’ordine hanno messo le mani a Milano nel 2012, o dei due chili rinvenuti nel Modenese lo stesso anno. A seconda dell’etnia dei consumatori, mutano le modalità di assunzione: mentre i filippini ne inalano i vapori dopo averla scaldata, con effetti devastanti per la pelle, gli italiani preferiscono scioglierla in acqua. 

La Stampa.it

Il Padrino proibizionista. Di Roberto Saviano

www.repubblica.it/politica/2014/01/09/news/padrino_proibizionista-75455346/

Ho sempre detestato droghe leggere e pesanti. Sono quasi astemio, un occasionale bevitore di alcolici. Ma sono, invece, profondamente antiproibizionista. Indipendentemente dal mio rapporto con qualunque tipo di sostanza, dal mio stile di vita, dalle mie passioni e dalle mie repulsioni. Si ritiene, sbagliando, che essere antiproibizionisti significhi tifare per le droghe. Sottovalutarne gli effetti, incentivarne il consumo. Niente di più falso. Spesso, in Italia, le discussioni sui temi più delicati sono travolte da un furore ideologico che oscura i fatti e impedisce un dibattito sereno. È successo con l'aborto, con l'eutanasia, succede con le droghe. E non è possibile che una parte dei cittadini, che la parte maggiore delle istituzioni religiose - con il peso che la Chiesa Cattolica ha in Italia - e che la politica tutta, tranne pochissime eccezioni, si rifiutino di affrontare seriamente e con responsabilità questo tema. Non è possibile che la risposta alla tossicodipendenza sia nella maggior parte dei casi il carcere, che tracima di spacciatori e consumatori, ultimi ingranaggi di un meccanismo che irrora di danaro l'intero nostro Paese.

Proprio dalle pagine di Repubblica un grande giornalista scomparso prematuramente, Carlo Rivolta, raccontava di come la prima generazione di tossicodipendenti veri in Italia, quella degli anni Ottanta, fosse stata abbandonata a se stessa da uno Stato patrigno e non padre. Da uno Stato che preferiva considerare quei ragazzi zombie, morti viventi, tossici colpevoli. Ai quali nessuna mano andava tesa, e dei quali si aspettava solo la morte. Erano causa del loro male. Ci si domanda cosa sia cambiato a distanza di trent'anni, se nemmeno nel dibattito pubblico questi temi hanno trovato posto.

So che la legalizzazione delle droghe è un tema complicato, difficile da proporre e da affrontare. So che pone molti problemi soprattutto di carattere morale, ma un Paese come il nostro, che ha le mafie più potenti del mondo, non può eluderlo. Con tutti i problemi che ha il paese dobbiamo pensare alle canne, ai tossici e ai fattoni? Nulla di più superficiale che questo commento.

Bisognerebbe partire da una semplice, elementare constatazione: tre sono le forze proibizioniste più forti, e sono camorra, 'ndrangheta e Cosa nostra. Del resto Maurizio Prestieri, boss di Secondigliano (rione Monterosa per la precisione) ora collaboratore di giustizia, mi disse una volta durante un'intervista: con tutto il fumo che i ragazzi "alternativi"  napoletani compravano da noi, sostenevamo le campagne elettorali di politici di centrodestra in provincia.

Il proibizionismo (degli alcolici) ha già condotto l'uomo e lo Stato nell'abisso cento anni fa: non ha senso ripetere errori già commessi. La legalizzazione non è un inno al consumo, anzi, è l'unico modo per sottrarre mercato ai narcotrafficanti che, da sempre, sostengono il proibizionismo. D'altronde, è grazie ai divieti che guidano l'azienda più florida al mondo con oltre 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Più della Shell, più della Samsung. Se esiste una merce che non resta invenduta è proprio la droga. L'unica che non conosce crisi, che nonostante sia illegale ha punti vendita ovunque. È la merce più reperibile del mondo disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Nonostante questo, quando in Italia si arriva finalmente a discutere di antiproibizionismo, mancando la consuetudine, mancano finanche le informazioni basilari. I nostri ministri, sul narcotraffico, si limitano a fare encomi quando ci sono sequestri di droga, a elencare latitanti finiti in manette o ancora da arrestare. Eppure l'economia della droga è la prima economia: cemento, trasporti, negozi di ogni genere, grande distribuzione, appalti, camion, banche, compro oro, campagne elettorali - e l'elenco sarebbe interminabile - vengono alimentati dalle arterie del narcotraffico.

Gran parte della politica italiana (con poche eccezioni tra cui i Radicali da decenni impegnati nella lotta al proibizionismo) ritiene la questione legata esclusivamente alla repressione o alle dipendenze. Il dibattito si riduce a un problema di "drogati" o di "mafiosi" e in definitiva - questo è lo sbaglio maggiore - non si vede in che modo possa incidere nella vita quotidiana delle persone. Nulla di più falso.

La verità è che non abbiamo scelta: la situazione attuale impone un'analisi accurata del mercato delle droghe e l'attuazione di un programma che non sarà la soluzione definitiva e immediata, e che forse sarà un male minore, ma necessario. Lasciare il mercato delle droghe nelle mani delle organizzazioni criminali non renderà immacolate le coscienze di quanti ritengono che lo Stato non possa farsi carico di produrre e distribuire sostanze stupefacenti. È proprio questo il punto da affrontare e l'inganno da sfatare. Ad avere occhi per vedere.

Umberto Veronesi da anni si dichiara favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere, pur nella consapevolezza di quanto queste possano essere dannose per gli organismi. Ma adduce ragioni di buon senso che condivido. La proibizione di qualsiasi sostanza crea mercato nero, quindi guadagni esponenziali per le mafie. Fa aumentare il costo delle sostanze stupefacenti, quindi chi ha dipendenza ma non i mezzi economici, finisce per rubare, prostituirsi o spacciare a sua volta. In ultimo le sostanze provenienti dal mercato nero non hanno alcun tipo di controllo e le morti spesso sono causate non da dosi eccessive, ma da sostanze letali usate per i tagli. All'altro capo del mondo, il magistrato brasiliano Maria Lucia Karam, membro del Leap (Law enforcement against prohibition), esprime, a favore della legalizzazione, le stesse motivazioni. Del resto, non dimenticherò mai quanto mi disse una assistente sociale del Nucleo Operativo Tossicodipendenze di Napoli riguardo ai danni che anche semplicemente l'assunzione prolungata di hashish e marijuana possono avere su individui sani. Mi disse che non si trattava semplicemente di capire che effetti avessero hashish e marijuana, ma un cocktail di sostanze incredibilmente varie spesso utilizzate per pompare i panetti di fumo o per rendere gli effetti dell'erba più pesanti. Plastica, cera per scarpe, grassi animali, pezzetti di vetro, ammoniaca. Esistono studi sugli effetti che le sostanze stupefacenti - allo stato puro - hanno sugli organismi; non esistono ovviamente studi per capire che effetti hanno sugli organismi la cera per scarpe o l'ammoniaca, se assunte regolarmente seppure in piccole dosi, ma per anni. E la risposta non può essere "che smettano di farsi se non vogliono essere avvelenati, se non vogliono morire".

Ad aprile del 2012 a Cartagena, in Colombia, si è tenuta la sesta "Cumbre de las Americas" (Vertice delle Americhe) e si è discusso anche di legalizzazione delle droghe. Gli Usa, al tavolo del confronto - come Onu e Ue -, si sono dichiarati contrari alla legalizzazione. Ma hanno però preso atto che le "wars on drugs" sono destinate a fallire. Del resto in alcuni stati federali, la distribuzione di marijuana a scopi terapeutici è stata legalizzata, e a Denver la vendita è stata permessa tout court. 

Secondo molti paesi latinoamericani, direttamente interessati dal fenomeno, la strada del proibizionismo non è quella giusta: per comprendere le loro posizioni bisognerebbe studiare a fondo le loro economie e mappare il peso che produzione e distribuzione di sostanze stupefacenti hanno al loro interno.

La Colombia vive una fase di crescita economica inaspettata. Se da un lato ha certamente contato la diminuzione della corruzione delle istituzioni, dall'altro la pressione dei cartelli e della guerriglia è diminuita non per gli interventi del governo americano, ma dei cartelli messicani che oggi sono i padroni delle piantagioni in Colombia distruggendo di fatto i più potenti narcos colombiani. Il presidente uruguayano José Mujica è arrivato alla legalizzazione perché si è reso conto che l'invasione dei cartelli messicani già avvenuta in Colombia, Cile e in Argentina avrebbe compromesso la vita sociale in Uruguay, come sta accadendo al Guatemala, al Belize, all'Honduras, al Salvador, al Perù, dove le fragili democrazie sono totalmente compromesse dal potere dei narcos. La legalizzazione è stato il gesto del governo uruguayano più determinante nel senso della salvaguardia dei propri mercati.

Io credo che la legalizzazione, e non la liberalizzazione, sia l'unica strada. Due termini simili che spesso vengono confusi, ma che indicano due visioni completamente diverse. Legalizzare significa spostare tutto quanto riguarda la produzione, la distribuzione e la vendita di stupefacenti sotto il controllo dello Stato. Significa creare un tessuto di regole, diritti e doveri. Liberalizzazione è tutt'altro. È privare il commercio e l'uso di ogni significatività giuridica, lasciarlo senza vincoli, disinteressarsi del problema, zona franca. Invece legalizzare è l'unico modo per fermare quel silenzioso, smisurato, violento potere che oggi condiziona tutto il mondo: il narco-capitalismo.

Anche i delfini nel loro piccolo si drogano

 

Un documentario rivela come usino e si passino i pesci palla per ricavarne effetti piscoattivi


Giornalettismo - Il delfino è un animale sociale, ma nessuno sospettava che si drogasse in compagnia dei suoi simili, passandosi i pesci-palla come gli spinelli.

I DELFINI DROGATI - Le straordinarie immagini di un nuovo documentario prodotto dal pluri-premiato John Downer. per BBC, mostrano un’attività sociale dei delfini mai registrata prima. Le immagini, ottenute usando telecamere-spia dissimulate all’interno di speciali robot che riproducono animali acquatici (tartarughe, PESCI etc.), mostrano i giovani delfini che masticano con attenzione un pesce-palla e poi se lo passano, dopo di che si godono l’effetto psicoattivo del veleno della loro vittima.


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Sisa, la droga killer che viene dalla Grecia: fatta con l'acido delle batterie e lo shampoo

ATENE - La crisi si fa sentire in tutta Europa, ci sono paesi dove si avverte di più, in altri di meno. LaGrecia, sicuramente, è uno di quegli Stati che se la sta vedendo peggio. E a peggiorare è anche la qualità della vita dei propri abitanti: i poveri si stanno moltiplicando e i tossicodipendenti aumentano a vista d'occhio in tutta la nazione. Ma, avendo a disposizione pochi soldi, e cercando di 'evadere' mentalmente dallo scenario apocalittico della forte crisi, si aveva bisogno di una droga low cost, assimilata con ingredienti di riciclo, di basso costo.
È nata così la Sisa, denominata appunto la 'metanfetamina dei poveri', fatta con l'acido delle batterie, con il sale, con lo shampoo e con l'olio del motore. Un mix letale, insomma.

 “Negli ultimi due anni i tossicodipendenti sono diventati più autodistruttivi - commentano ifunzionari di governo greco - soprattutto nella periferia di Atene dove la crisi è più forte”.

“La Sisa è una droga di strada - dice CharalamposPoulopoulos, direttore di KETHEA, un'organizzazione che si dedica al recupero dei tossicodipendenti - Spesso la Sisa viene prodotta in laboratori casarecci”.

Dopo la Krokodil, sviluppata in Siberia e i sali da bagno, che ha letteralmente spopolato negli StatiUniti e in Canada, ora bisognerà fare i conti anche con la Sisa, una nuova, letale, pericolosissimadroga killer.

www.ilmattino.it/primopiano/esteri/sisa_droga_killer_grecia_acido_batterie/notizie/414123.shtml

Qualità della vita, Padova tra le province peggiori per spaccio di droga

L' edizione 2013 del rapporto sulla qualità della vita realizzato dall'Università La Sapienza: Treviso e Belluno al top 

ROMA. L'Italia della qualità della vita, che anche quest'anno ha visto primeggiare nelle classifiche le province del nord e in parte quelle del centro, si rovescia improvvisamente se si accendono i riflettori sul capitolo criminalità. In questo caso, informa l'edizione 2013 del rapporto sulla qualità della vita realizzato dall'Università La Sapienza per Italia Oggi, al gradino più basso della classifica (110/o posto), troviamo la provincia di Milano, preceduta da quelle di Rimini, Prato e Imperia. Poco più su troviamo Firenze (103), Roma (101), Napoli (99) e Torino (96). Appare al contrario decisamente più variegata, rispetto al contesto generale dello studio, la mappa geografica delle più virtuose. Pordenone apre la classifica, confermando così i buoni piazzamenti conseguiti in passato, tra l'altro scalando ben 3 posizioni.

Quasi a ruota troviamo Treviso (terza nel 2012) e sull'ultimo gradino del podio Matera, che è riuscita a risalire ben 10 posti. Quarto posto per Udine, seguita da Belluno, Oristano, Ogliastra, Nuoro, Vicenza e Campobasso. Da segnalare, sempre alla voce 'criminalità', Rieti, che è riuscita a scalare 44 posizioni piazzandosi all'11/o posto, Ascoli Piceno, che dopo il distacco dalla provincia di Fermo ha guadagnato 25 posti attestandosi al 16/o posto, La Spezia, risalita di 55 posti (22/a) e Gorizia, che ne ha scalate 44 (26/a). Tuttavia, osservano i ricercatori, quest'anno sono state in tutto 60 le province in cui la situazione è risultata essere 'buonà o 'accettabilè, contro le 49 del 2012. Delle 26 province 'di eccellenzà 6 sono del nord-ovest (Cuneo in Piemonte; Sondrio, Lecco e Monza in Lombardia), 8 nel nord-est (Trento in Trentino Alto Adige; Treviso, Belluno, Vicenza e Rovigo in Veneto; Pordenone, Udine e la new entry Gorizia in Friuli Venezia Giulia), 2 al centro (Ascoli nelle Marche e Rieti nel Lazio) e 10 nel Mezzogiorno (Chieti in Abruzzo, Campobasso in Molise, Benevento in Campania, Matera e Potenza in Basilicata, Crotone in Calabria e infine Oristano, Ogliastra, Nuoro e Cagliari in Sardegna).

Varie le sottocategorie presenti nello studio: tra queste in quella dei reati per la persona le province peggiori sono risultate essere quelle di Imperia, Ravenna e Pescara; sui reati contro il patrimonio Milano, Rimini e Prato; per omicidi volontari (per 100 mila abitanti), Vibo Valentia, Crotone e Reggio Calabria; per violenze sessuali Rimini, Imperia e Ravenna, per reati connessi al traffico di stupefacenti Imperia, Padova e Alessandria e per sfruttamento della prostituzione Ravenna, l'Aquila e Trieste.

mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/12/29/news/qualita-della-vita-padova-tra-le-province-peggiori-per-spaccio-di-droga-1.8377857

Politica della droga come fuga dalla razionalità

 L'incriminazione del festival musicale Rototom in Italia. Saggio di Peter Cohen in regalo per il lettori di Fuoriluogo.it. Traduzione dall'inglese di Giorgio Bignami.

cohen_low.jpgQuesto saggio è una reazione all'incriminazione degli organizzatori del festival musicale italiano Rototom Sunsplash. Ogni primavera, verso maggio, il festival si teneva nelle magiche colline del Friuli in Nord-Italia, vicino all'antica città-fortezza di Tolmezzo e in vista delle Alpi italiane. Per tre giorni i principali gruppi musicali, suonando soprattutto reggae, sparavano decibel dal grande palco all'aperto. Il festival organizzava conferenze ed esposizioni, fornendo un contesto culturale accogliente e variegato che attirava migliaia di giovani italiani. Come visitatore-conferenziere sono stato alcune volte testimone del festival e ho potuto apprezzarne la sua complessa infrastruttura. Nel 2011 il festival è stato proibito poiché "i visitatori avrebbero fumato cannabis". Inoltre la strana notizia, verso la fine del 2011, che gli organizzatori del festival musicale si sarebbero dovuti difendere dall'accusa di "facilitare l'uso di droghe illecite" creò una situazione nella quale la città di Udine, capitale del Friuli, disposta ad aiutare gli organizzatori del festival offrì di ospitare nella sua solenne Sala Comunale una manifestazione con una vasta gamma di relatori [1]. Questo convegno di una intera giornata, all'inizio di giugno del 2012, venne organizzato da una associazione che si batte per la riforma della politica della droga, Forum Droghe (cui corrisponde il sito web www.fuoriluogo.it). Il testo che segue è il mio contributo alle riflessioni di quel giorno. Ho usato questa occasione per andare oltre un mio precedente articolo, nel quale avevo spiegato la profonda medievale irrazionalità delle politiche della droga (Cohen 2004).

Politica della droga come libertà dalla razionalità
La politica della droga, oltre a essere ridicola e bizzarra, è anche stupida? La mia risposta a tale domanda è ciò di cui si tratta in questo saggio; e la conclusione sarà che la politica della droga non tanto è stupida, ma assai peggio. La moderna politica della droga è arretrata, è basata sull'assurdo, sulla magia e sulla superstizione. Per difendere questo forte verdetto non posso far nulla di meglio che introdurre il lettore nel mondo di una religione particolare e molto importante, che si chiama Vudù [2].
Il confronto tra il Vudù e la politica della droga illustrerà in quale disastrosa situazione ci troviamo riguardo alla moderna politica della droga. Discuterò alcuni dettagli del Vudù poichè questa informazione mi consente di mostrare in quale catastrofico stato mentale si trovino gli artefici della politica della droga.

Il Vudu, l'arte di navigare tra gli spiriti
Va ricordato in primo luogo che la religione Vudù non costituisce un'entità monolitica.
Si sono sviluppate molte diverse versioni del Vudù, dopo che la versione meglio conosciuta venne esportata insieme agli schiavi africani dal Benin al Nord- e al Sud America nel XVII secolo. Tuttavia, come hanno notato molti osservatori, alcune caratteristiche sono comuni a tutte le versioni del Vudù, come la credenza che una moltitudine di spiriti siano attivi nella quotidianità nella quale viviamo noi umani. Gli spiriti non solo partecipano alla vita degli umani, ma anche stabiliscono tutto ciò che accade ad essi. Perciò, secondo il Vudù, non è possibile vivere la propria vita senza
l'intervento degli spiriti; si deve sempre visitare il mondo degli spiriti per tentare di persuaderli a stare dalla nostra parte.
Gli spiriti sono pericolosi e traditori, se non vengono avvicinati nel modo giusto essi sono invincibili. Solo adottando rituali complessi e praticandoli gli spiriti possono essere tenuti a distanza. Alcuni spiriti sono capaci di fare sia il bene sia il male, altri sono quasi esclusivamente maligni. Tuttavia le varie comunità Vudù differiscono riguardo a quali spiriti siano benigni, o maligni, o ambedue le cose insieme. In altre parole, le varie versioni della religione Vudù hanno alcune somiglianze generali in comune, ma oltre a tali caratteristiche generali o universali esistono molte differenze nell'esecuzione quotidiana dei riti della religione.
La pratica di cosa fare per combattere gli spiriti può essere assai diversa tra sciamani e sacerdoti, o tra luoghi e periodi. Per fronteggiare il potere degli spiriti si deve sacrificare un pollo, oppure costruire e poi distruggere un particolare tipo di bambola? Va reclutato un particolare insieme di spiriti o soltanto uno spirito? Si deve identificare come causa di malattia uno specifico antenato maschile o femminile? Molti diversi approcci sono possibili: e non c'è nulla che assomigli a una verifica scientifica, poiché ciò non fa parte della religione Vudù: ogni versione del Vudù è libera di sviluppare la sua pratica, i suoi sottostanti simbolismi e le sue linee di causalità.

prosegue su FUORILUOGO www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/politica-della-droga-come-fuga-dalla-razionalit

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