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Novità altro

Porno sul web: dipendenza pericolosa

 

Italiasalute - Le continue visitazioni dei siti pornografici su web possono costare caro, fino a diventare una dipendenza ossessiva con possibili turbe dell’orgasmo, disfunzione erettile e anoressia sessuale.
Una ricerca dell'Università degli studi di Padova su circa 2000 diciottenni riporta che l’aumento di problemi sessuali quali la mancanza di desiderio e l’impotenza può essere causato dall’eccessiva ricerca di materiale pornografico sul web.
I dati riportano anche una riduzione dell'interesse sessuale reale ed eiaculazione precoce causata dalla breve durata dei filmati.
Come se non bastasse i pornonauti rischiano di vedere indebolita la capacità di ricordare.
Uno studio curato da Christian Laier dell’università di Duisburg-Essen e pubblicato dal Journal of Sex Research riferisce che l'eccitazione sessuale provocata dalla ricerca spasmodica di materiale pornografico sul web ...


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Maya, tutta la verità: la profezia fu scritta da un drogato

Andrea Morigi liberoquotidiano.it

A chi ha creduto alle finte profezie dei Maya, e fino a oggi ce l’ha menata con la fine del mondo preannunciata entro il 2012, forse non basta scontrarsi con la realtà dello spettacolo che continua.

Se dovessero continuare a dare i numeri apocalittici, si dovrebbe almeno proporre loro di riesumare per coerenza anche l’antico campionato di tlatchtli, cioè la pelota. Da giocatori, però, se ne hanno il coraggio. Saranno utili alcune avvertenze, prima di uniformarsi al calendario sportivo della simpatica popolazione precolombiana dedita allo schiavismo e alle pratiche più disumane.

Attualmente alcune comunità messicane consapevoli si limitano a praticarne una versione light, l’ulama, dove non ci si fa troppo male. Invece Oltreoceano, prima della conquista e della successiva evangelizzazione del continente iberoamericano, le gare si concludevano regolarmente con il rituale sacrificio umano degli sconfitti al dio del gioco Xoloti. Il galateo pagano imponeva di strappare loro il cuore dopo averli decapitati per bene.

Altro che calcioscommesse. Non si scherzava mica, allora, perché i Maya erano dei fanatici dell’oroscopo e il loro gioco sanguinario ripeteva simbolicamente e ossessivamente il ciclo astrale. Forse per questo motivo, invece di affidarsi alla cartomante come gli scettici più moderni, i Maya disputavano le loro partite su un terreno, a forma di H maiuscola, che rappresentava la terra. Se ne trovano ancora le vestigia, in qualche sito archeologico. Era un campo delimitato da due muri, su ognuno dei quali vi era un anello, nel quale bisognava far passare una palla di gomma, che simboleggiava il sole. Poche regole, ma rigorose. Si poteva colpirla con la testa, i gomiti, i fianchi e le cosce, ma guai a toccarla con le mani o i piedi. Il capitano della squadra che faceva cadere la palla finiva sull’altare, con la testa staccata dal corpo e scorticato per aver impedito al sole di risorgere levandosi dalle tenebre. E i contemporanei consideravano un onore essere smembrati per ragioni di ordine superiore.

Si rievocava così, all’infinito e senza la possibilità di sfuggirvi, l’antica leggenda dei gemelli Hunahpú e Ixbalanqué, semidei il cui padre Hun Hunahpú, giocando troppo a lungo a palla con suo fratello Vucub Hunahpú, aveva fatto parecchio chiasso, infastidendo con i suoi rumori molesti gli dèi del mondo sotterraneo, lo Xibalbá, detto «pieno di grandine». Così i nove signori della Notte, che governavano la «casa del freddo» lo avevano decapitato per punizione, come se fossero dei precursori di Rosa e Olindo nell’altro emisfero.

Nel mito, tramandato dal Popol Vuh, una sorta di telenovela messicana del 1544, si spiega che intanto però gli spermatozoi del cadavere di Hun erano riusciti a ingravidare una delle figlie degli dei dell’Oltretomba la quale, fuggita, riuscì a dare alla luce Hunahpú e Ixbalanqué. I due gemelli, cresciuti nell’odio per gli assassini del padre, lo vendicarono. Dopo aver ricomposto i resti del suo cadavere seppellito fra gli spalti del terreno di gioco, avevano vinto una partita di tlachtli contro gli dei dello Xibalbá, cacciandoli per sempre dal mondo degli uomini.

Fin qui, il racconto da sangue e arena, simile a una squallida vicenda di camorra. Il guaio è che il calendario maya è ciclico, cioè dura un solo anno come lo zodiaco. La storiaccia grand guignol, dunque, sarebbe destinata a ripetersi all’infinito, proprio grazie ai sacrifici umani che dovrebbero impedire l’avvento delle tenebre. Non importa se il Popol Vuh divide il tempo in ere formate da baktun, equivalenti a 144mila giorni l’uno.

Secondo i calcoli dello storico dell’arte José Argüelles, particolarmente propenso all’uso dell’acido lisergico, i baktun si limiterebbero a tredici. In realtà i Maya ne prevedevano almeno venti. Quindi anche l’era attuale, iniziata nel 3118 a. C., avrebbe dovuto concludersi il 21 dicembre del 2012, per dare inizio a un nuovo ciclo. L’unica opportunità di sfuggire all’eterno ritorno dell’uguale risiedeva nel trarre lezione dagli errori del passato. Peccato però che, secondo la narrazione della genesi maya, gli uomini siano fatti di mais. Insomma, a dar retta alle finte profezie, c’è il rischio di scoppiare come i pop corn.

Psicostimolanti anti crimine

Fuoriluogo - La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) – quella per la quale sono indicati, pur con una serie di limitazioni, i trattamenti con psicostimolanti amfetaminici di bambini e adolescenti – sta allargando passo passo la sua area di influenza. Infatti, numerosi studi tendono a mostrare il rapporto tra Adhd in età scolare e vari disturbi, soprattutto di tipo “sociopatico”, successivi al raggiungimento della maturità. E con le crescenti difficoltà del nostro sistema scolastico e la scarsità di risorse per gli interventi psicologici e di sostegno, che dovrebbero avere la priorità assoluta, il farmaco rischia di assumere un ruolo assai più pesante di quello previsto nel protocollo per la diagnosi e la terapia del disturbo, varato dall’Istituto superiore di sanità e dall’Agenzia del farmaco. Infine, non sappiamo in che misura gli anfetaminici prescritti vadano a finire sul mercato grigio come droghe d’abuso, il che è sempre più frequente negli Usa.

Un ulteriore problema: l’adolescente o il giovane adulto sociopatico (con o senza virgolette), soprattutto se di condizioni socioeconomiche disagiate, è a maggior rischio di violazioni penalmente rilevanti. Da qui l’ampia risonanza di una ricerca svedese recentemente pubblicata sul New England Journal of Medicine (P. Lichtenstein et al, v. 367, p. 2006-2014, 12.11.2012), che ha valutato in oltre 25.000 soggetti con diagnosi di Adhd i rapporti tra trattamenti farmacologici – per lo più, ma non solo, con metilfenidato (Ritalin) – e frequenza di condanne penali. La riduzione di tali condanne, sia tra soggetti trattati e non trattati, sia tra periodi di trattamento e di non trattamento nei primi, è apparentemente notevole (30-40%). Gli autori subito avvertono che i risultati vanno presi con cautela: cioè dopo aver ricordato che il rapporto beneficio-rischio di questi trattamenti resta dopo decenni ancora sub judice (per gli effetti collaterali, per la possibilità di tolleranza, dipendenza e abuso), essi sottolineano che il suddetto effetto si è rivelato transitorio (i trattati nel 2006, per es., non avevano riduzione delle condanne nel 2009). Inoltre, mentre alcuni fattori confondenti si sono potuti controllare (per esempio, nei confronti tra periodi di trattamento e di non trattamento degli stessi soggetti, non possono creare confondimenti i fattori genetici e ambientali precoci), in questo tipo di studi altri fattori almeno altrettanto importanti sfuggono a ogni possibile controllo. Tra questi, i motivi per i quali un dato terapeuta ha deciso di trattare o meno un dato soggetto; gli usi e abusi di altri farmaci e droghe; il tipo di sostegno ricevuto o meno dai servizi o da parenti e conoscenti.

Tuttavia dobbiamo chiederci: che ascolto avranno questi avvertimenti? In molti curanti, insegnanti, famigliari e altre parti in causa, a fronte della scarsa disponibilità di risorse per altre misure, si stimolerà ulteriormente l’aspettativa di una soluzione semplice ed efficace per un problema spinoso, scontando il noto avvertimento di Henry Louis Mencken (“per ogni questione complessa vi è una risposta chiara, semplice e sbagliata”). E così la tendenza alla medicalizzazione rischia di conquistare un’altra fetta consistente dei problemi comportamentali e sociali, magari proponendo le amfetamine per lo sfollamento delle carceri.

DRUNKOREXIA: LA NUOVA MODA DEI DISTURBI ALIMENTARI


Retecedro - Alcol, salute e dieta non vanno d’accordo, l’alcol infatti è calorico e non apporta nessun tipo di sostanze nutritive all’organismo.
Quindi, per chi soffre di disturbi alimentari e controlla in maniera maniacale le calorie di ogni alimento ingerito ma non vuole rinunciare all’alcol, ecco l’ultima moda, la drunkorexia, una via di mezzo tra l’ubriachezza e l’anoressia.

Succede infatti che chi non vuole rinunciare al mojito, alla caipiroska, alla vodkaredbull, decide di compensare l’assunzione di calorie derivate dall’alcool tagliando gli alimenti: c’è chi fa a meno della barretta al cioccolato all’ora dello spuntino e chi addirittura sostituisce il pasto con gli alcolici. Questo fenomeno, quasi moda tra le giovanissime, ha dapprima preso piede nei cocktail bars di New York, ma ora si sta diffondendo in maniera preoccupante in Gran Bretagna; tuttavia, essendo un fenomeno emergente, non è ancora una patologia riconosciuta dalla comunità scientifica ufficiale.
Le vittime sono per di più giovani donne in una fascia di età piuttosto ampia, dai quindici ai trent’anni circa.
Le conseguenze di tale comportamento alimentare sono devastanti e addirittura peggiori dell’anoressia e della bulimia; infatti mentre nel caso di condotte alimentari quali anoressia e bulimia il corpo assimila sempre meno calorie portando ad un dimagrimento complessivo anche elevato ma comunque omogeneo, con la drunkorexia il fisico viene massacrato visto che l’introito calorico è elevato, ma non vengono fornite sostante importanti quali proteine e grassi.
L’alcol infatti, se assunto in eccesso, provoca danni sulla capacità di funzionamento del fegato, riduce la capacità dei polmoni di filtrare e bloccare le sostanze estranee inalate con il respiro, altera il numero delle pulsazioni del cuore e la vasodilatazione delle vene e delle arterie.
A differenza dell’anoressia, questa condotta non determina un importante dimagrimento, ciò spinge i soggetti ad assumere sempre meno cibo e bere sempre di più per la crescente frustrazione.

Dipendenze in Italia, alcol e gioco d’azzardo


CesDop
- L'Italia è in buono stato di salute, con parametri simili a quelli degli altri Stati europei. Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, sintetizza così le conclusioni della Relazione sullo stato sanitario del Paese, presentata a Roma. Tra le problematiche principali ci sono gli stili di vita: il 40% continua ad aver problemi con la bilancia, visto che l'11% degli adulti è obeso e il 32% in sovrappeso, tuttavia il 97% degli intervistati dichiara di mangiar frutta e verdura almeno una volta al giorno. Un terzo della popolazione tra 18 e 69 anni è sedentario, in particolare al Sud. Alcol, sostanze e gioco d'azzardo sono le "dipendenze" degli italiani. La sostanza d'abuso per cui la richiesta di trattamento è più diffusa è l'eroina (70,1%) e i "ludopatici" sono circa 700mila.

Contenuto Redazionale Nasce a Bologna AREA15, un nuovo network su sostanze e consumi

www.facebook.com/area15bologna 

www.area15.it/

AREA 15 è un servizio del Comune di Bologna che si trova in Via Zamboni 15 (aperto al martedì e giovedì dalle 17.00 alle 20.00), il sito web rappresenta uno spazio per divulgare il servizio e le sue iniziative, e che possa agire comecontenitore culturale per aprire riflessioni e incentivare dialoghi su tematiche come gli stili di vita e di consumo, comportamenti a rischio, le sostanze legali e illegali.

 

 

CONSUMI

consumi

Luogo accogliente, accessibile e non stigmatizzante, nel cuore di Bologna.

Informazioni e materiali informativi su sostanze legali e illegali.

Luogo di co-costruzione con i giovani di informazione adeguate a uno scenario in continua evoluzione.

CONSULENZA

consulenza

Consultazioni e Colloqui a carattere psicologico individuali e di gruppo.

Supporto attraverso un'equipe esperta su popolazione di riferimento e consumi.

Informazioni su consumi, servizi, contesti.

Orientamento alla rete dei servizi.

 

CULTURA

cultura

Realizzazione di iniziative culturali interne e territoriali sul tema delle sostanze e dei consumi.

Laboratorio permanente di riflessione e dialogo su stili di consumo.

Strumenti web come il sito e pagina Facebook per divulgazione del servizio e contenitore culturale per aprire riflessioni e incentivare dialoghi su tematiche come gli stili di vita e di consumo, comportamenti a rischio, le sostanze legali e illegali.

Produzione materiali cartacei e video co-progettati con associazioni e gruppi studenti.

 

Cancellare alcuni ricordi per non ricadere nell’uso

 
Fonte: Neuropharmacology 
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Titolo originale e autori: Lauzon NM, Bechard M, Ahmad T, Laviolette SR. Supra-normal stimulation of dopamine D(1) receptors in the prelimbic cortex blocks behavioral expression of both aversive and rewarding associative memories through a cyclic-AMP-dependent signaling pathway.-Neuropharmacology. 2012 Nov 16.

I ricordi sono essenziali per la nostra esistenza ma, per alcuni individui, certi tipi di ricordi possono essere pericolosi. Stiamo parlando ad esempio del ricordo di piacere associato all’assunzione di droghe per il tossicodipendente, ma anche degli intrusivi ricordi dolorosi per chi soffre di Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). Secondo uno studio canadese, da poco pubblicato sulla prestigiosa rivista Neuropharmacology, sarebbe oggi possibile sopprimere questo genere di ricordi permettendo così di migliorare la condizione dei soggetti che ne sono afflitti. I ricercatori della Western University hanno scoperto su un modello animale che, stimolando un sottotipo di recettore per la dopamina chiamato D1 situato nella corteccia prelimbica del cervello, era possibile prevenire completamente nelle cavie il recupero sia di memorie avversive che di quelle associate alla ricompensa. Il fatto interessante è che in questi esperimenti la memoria rimaneva intatta, non venendo minimamente compromessa, ciò che veniva invece bloccato era solo il suo recupero. 
Gli esperimenti necessitano ancora di essere replicati anche sull’uomo, tuttavia secondo gli autori tali risultati potrebbero essere di notevole aiuto per chi deve affrontare un evento doloroso, per evitarne il continuo ripensamento, ma anche per chi intraprende il difficile percorso di disintossicazione dalle droghe, per evitare ad esempio che la visione di stimoli legati alla droga possa causare delle pesanti ricadute.

ALLERTA: Methoxetamina venduta come Ketamina a Bologna

fonte: LAB57 bologna

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Ci è stata ripetutamente segnalata negli ultimi 15 giorni in area Bologna e provincia, una significativa quantità di Methoxetamina che viene venduta come Ketamina(vedi la nostra scheda info).

I consumatori riportano una durata molto maggiore degli effetti rispetto alla ketamina, a seconda della quantità consumata, si va dalle 4 ore alle 7-8 ore con malesseri prolungati, nausea, cadute rovinose, amnesie totali, scatti nervosi violenti con un tempo di recupero totale anche di 12-24 ore.

Abbiamo spedito un campione di questa sostanza in Francia presso un laboratorio universitario di nostra fiducia, che ha confermato il nostro sospetto si tratta  infatti di Methoxetamina, questa è l‘analisi spettrografica.

Sul sito di Energycontrol di Barcellona si trovano le informazioni più dettagliate su dosaggi ed effetti della Methoxetamina che combaciano con i report dei consumatori che ci hanno contattato–> Vai al link tradotto

Lo status legale di questa sostanza ne permette una alta diffusione a costi irrisori, solo il passaparola informato dei consumatori può impedire la sua diffusione, inoltre l’uso di test a reagenti colorimetrici,il  Test rapido,  rileva la particolalare anomalia di questa sostanza, in caso di dubbi quindi SI SCONSIGLIA VIVAMENTE di usare questa sostanza che ha già provocato diverse intossicazioni in Europa.In caso di dubbi  non esitate a contattarci subito scrivendo una mail a lab57@indivia.net e in caso di malesseri chiamate subito il 118.

Dipendenza e astinenza da cibo spazzatura, lo studio canadese


Ingusto.it - Quante volte vi è capitato di ingurgitare biscotti, patatine, hamburger e cioccolate e poi provare a spiegare, al vostro cervello, quello che vorrebbe che le cose venissero fatte con una logica e un motivo razionale, che è solo un modo di combattere la tristezza, la noia, la malinconia, la depressione e chi più ne ha più ne metta? Sicuramente moltissime. 

Soprattutto le donne, che si nascondono dietro ad un "sono triste" per dare motivo al cucchiaino ripetutamente immerso nel vasetto di Nutella. E se questa non fosse solo una scusa, ma la dimostrazione che il cibo grasso, dolce, quello che genericamente viene definito cibo spazzatura, crei in qualche modo dipendenza? Secondo una ricerca effettuata dagli esperti dell'Università di Montreal è così: stare a dieta può dare vita a episodi molto simili a quelli che accadono a chi è in astinenza da sostanze stupefacenti.

 

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Aids, il vaccino che non c'è


ilsole24ore.com -In un articolo ricevuto da «Plos One» il 15 maggio e pubblicato il 13 novembre scorso, quarantacinque ricercatori descrivono l'interazione tra Env e Tat, due proteine del virus Hiv, osservata nelle cellule di macachi infettati con un virus simile. «Potrebbe spiegare la bassa efficacia di vaccini basati sull'Env... Siccome la Tat si lega all'Env» e si sarebbe mostrata efficace in trial clinici di fase 1 e 2, «nuove strategie dovrebbero fruttare quelle interazioni sia per i vaccini preventivi che per quelli terapeutici».
L'efficacia della Tat è ignota finché non usciranno i risultati della fase 1 conclusa nel 2005, e della fase 2 tuttora in corso. Eppure «in base a questi risultati, un nuovo esperimento clinico di fase 2 è iniziato in Sudafrica su pazienti» e «complessi Tat-Env sono provati come prevenzione in fase 1 in Italia», anche se «questi risultati» erano inediti fino a due settimane fa e nessuno li ha confermati.

 

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USA - Mangiare troppo fa cedere alle droghe. Studio

Notiziario Aduc - Mangiare troppo moltiplica il rischio di cedere alla tentazione della droga. A dimostrare il legame tra disturbi del comportamento alimentare e rischio dipendenza e' uno studio pubblicato su 'Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine', rivista del gruppo Jama, condotto dal team di Kendrin R. Sonneville del Boston Children's Hospital-universita' di Harvard. Dalla ricerca emerge che nei giovani consumare cibo in modo eccessivo, oppure soffrire di quello che gli anglosassoni chiamano 'binge eating' e cioe' un'alimentazione complusiva in cui si perde completamente il controllo di quanto si mangia, aumenta la probabilita' di sperimentare marijuana o altri stupefacenti.
La ricerca ha coinvolto 16.882 ragazzi e ragazze che nel 1996, quando avevano un'eta' compresa tra 9 e 15 anni, sono stati inseriti nello studio 'Growing Up Today'. L'abitudine di mangiare eccessivamente conservando pero' il controllo di quanto si consuma (overeating) o di binge eating sono state valutate periodicamente, attraverso questionari ad hoc somministrati ogni 12-24 mesi tra il '96 e il 2005. Il team Usa ha quindi analizzato l'eventuale associazione tra questi problemi alimentari e condizioni come sovrappeso-obesita', depressione, consumo compulsivo di alcol (binge drinking), utilizzo di marijuana o altre sostanze.
Il primo dato che emerge e' che l'alimentazione compulsiva e' piu' diffusa tra le femmine che fra i maschi: il disturbo e' stato infatti riscontrato in una percentuale di casi compresa tra il 2,3 e l'3,1% nelle ragazze 16 anni ai 24 anni, contro un range 0,3-1% nei ragazzi. Gli studiosi hanno inoltre osservato che l'alimentazione eccessiva, sotto forma sia di overeating sia di binge eating, e' un fattore predittivo dell'inizio del consumo di marijuana o altre droghe. E' risultato invece che il binge eating, ma non l'overeating, si associa a un maggior rischio di sovrappeso e obesita', nonche' a un peggioramento dei sintomi della depressione. Infine, nessuna forma di alimentazione eccessiva e' risultata correlata al rischio di binge drinking. "Considerato che il binge eating si associa in modo peculiare ad alcuni altri comportamenti a rischio, ed e' un problema sul quale e' possibile intervenire - commentano gli autori - i medici dovrebbero essere incoraggiati a sottoporre gli adolescenti che assistono a valutazioni mirate a intercettare questo disturbo".

“La guerra alla droga è un fallimento”, dice Laura Carlsen

 

ll modello di lotta contro il traffico di droga e la criminalità organizzata proposto dagli Stati Uniti in America Centrale non solo ha miseramente fallito, ma ha portato ad una intensificazione della violenza contro le popolazioni locali e alla rimilitarizzazione del territorio

 

Informarexresistere - Questa situazione ha rivelato gli interessi occulti degli Stati Uniti, che puntano a monitorare e intervenire nei processi di emancipazione dei paesi ed in quelli di unificazione regionale.

Sulla base di questa analisi, la politologa e direttrice del Programma delle Americhe del CPI (Centro di Politica Internazionale), Laura Carlsen, ci ha detto che l’unico modo per combattere e sconfiggere le narco-attività è attraverso la promozione di un modello che parta dal basso, con la partecipazione dei cittadini e con l’obiettivo di riparare il tessuto sociale distrutto dalle politiche neoliberiste degli ultimi due decenni.

Quali sono le caratteristiche del modello di lotta contro il traffico di droga proposta dagli Stati Uniti in Messico e ora esportato in America Centrale?
Laura Carlsen: è un modello basato sulla militarizzazione del territorio e sullo scontro diretto per intercettare e mettere sotto sequestro grossi contingenti di droghe illegali, ma anche per arrestare o eliminare i membri dei cartelli della droga. Tutto ciò, per definizione, implica affrontare la violenza con maggior violenza e il risultato è l’aumento esponenziale dei morti. Ad oggi, si stima che la lotta contro il traffico di droga e la criminalità organizzata in Messico ha fatto più di 60mila morti.

Qual è il bilancio di questo modello?
E’ stato un fallimento totale. Ha generato tassi molto elevati di violenza, non ha fermato il flusso di droghe illegali che entrano negli Stati Uniti e anche l’arresto dei ‘signori della droga’ non ha contribuito a frenare il ‘business’. Al contrario, il loro arresto ha scatenato una guerra tra i cartelli per assumere il controllo del territorio, generando un incremento della violenza e delle morti.


 
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