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Quello che comunemente si sente chiamare speed è un derivato dell'anfetamina (nello specifico è un sale della metamfetamina). Lo speed più diffuso è in polvere (di solito bianca o rosa); altre amfetamine simili  allo speed sono: ICE, SHABOO, CRYSTAL che si presentano sotto forma di cristalli.

Gli effetti e i rischi delle amfetamine coincidono in gran parte con quelli propri della cocaina. Anche i sistemi nervosi su cui agiscono le amfetamine corrispondono a quelli interessati dall'azione della cocaina. Le amfetamine inibiscono il riassorbimento della dopamina da parte delle terminazioni nervose e determinano un maggiore rilascio di tale neurotrasmettitore da parte dei neuroni che lo contengono. Le molecole di amfetamina possiedono inoltre una somiglianza strutturale con la noradrenalina, un neurotrasmettitore implicato nell'attivazione cerebrale e nella regolazione emozionale....

Le amfetamine vennero sintetizzate verso la metà degli anni trenta da un chimico di Los Angeles, Gordon Alles. Tali sostanze dovevano costituire un sostituto sintetico dell'efedrina, un principio farmacologico naturale della pianta Efedra molto efficace nella cura dell'asma, ma di difficile estrazione. Le amfetamine ebbero subito un grosso successo commerciale, non solo per la loro efficacia nel trattamento delle affezioni asmatiche, ma soprattutto per le proprietà stimolanti. Gli studenti americani avevano infatti imparato ad assumere il farmaco per vincere il sonno...

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Novità anfetamine

Bandito il khat in Gran Bretagna: la “droga dei poveri” è illegale

 Londra - Il governo britannico ha dichiarato illegale nel Regno Unito il khat, la droga che arriva dall’Africa orientale e della penisola arabica, le cui foglie fresche masticate danno effetti euforici simili a quelli delleanfetamine. La sostanza stupefacente era già stata bandita in molti altri Paesi europei.

Il khat è consumato in particolare dalle comunità etiope, keniana e somala del Regno. Ora è stata inserita fra le droghe di classe C e ne è stata vietata l’importazione, la vendita e il possesso. Chi viene trovato con una dose per uso personale rischia una multa di 60 sterline mentre gli spacciatori e i produttori pene detentive fino a 14 anni di carcere.

www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2014/06/25/AR67HAu-bandito_bretagna_illegale.shtml

Ictus, una patologia in crescita fra le donne.

Spesso per l'effetto combinato di fumo e pillola contraccettiva, ma anche chi utilizza droghe è poiù espsoto: cocaina, eroina, amfetamina, ecstasy e perfino l’hashish accrescono la probabilità di ictus, spesso perché provocano sbalzi di pressione molto pericolosi per le arterie cerebrali

Anziano, maschio. Nell’immaginario collettivo è questo il ritratto del paziente colpito da ictus. Invece non è così, al contrario: negli anziani grazie a una migliore prevenzione il numero di casi sta pian piano calando, mentre è in crescita fra i giovani e le donne e, stando alle statistiche, al di sotto dei 55 anni l’incidenza di ictus è pari a 60 vittime ogni 100mila abitanti. Il problema, insomma, non è più una rarità prima della vecchiaia e la colpa è in parte dello stile di vita, nettamente peggiorato: fumo, sedentarietà e diete scorrette hanno aumentato il numero dei giovani adulti con fattori di rischio per l’ictus come sovrappeso, colesterolo e pressione alta. Ma non è solo questo, come spiega Giuseppe Micieli, direttore del Dipartimento di Neurologia d’Urgenza dell’Istituto Neurologico Mondino di Pavia: «I traumi a testa e collo, ad esempio, aumentano il pericolo di ictus soprattutto nei giovani provocando la cosiddetta “dissecazione” delle arterie: il vaso si “stira”, il rivestimento interno si scolla dalla parete e chiude il lume. Può accadere in seguito a incidenti stradali, traumi durante la pratica di uno sport, perfino dopo manipolazioni cervicali troppo intense per la chiropratica. Anche l’esercizio fisico eccessivo può incrementare il rischio, così come l’uso di droghe».

«Cocaina, eroina, amfetamina, ecstasy e perfino l’hashish accrescono la probabilità di ictus, spesso perché provocano sbalzi di pressione molto pericolosi per le arterie cerebrali - conferma Carlo Gandolfo, neurologo dell’Università di Genova -. L’ictus si manifesta perfino nei bambini: sono casi per fortuna rari, associati in genere a malattie genetiche o cardiopatie congenite, che però arrivano tardi dal medico proprio perché non ci si immagina che l’ictus possa riguardare un bimbo». Lo stesso vale per le donne, che si sentono erroneamente al sicuro da questa malattia: a scorrere i numeri pare vero il contrario, perché l’ictus uccide due volte di più rispetto al tumore al seno, temutissimo da tutte. «Quattro donne su dieci non sono preoccupate dalla possibilità di andare incontro a un ictus, eppure hanno una probabilità di svilupparlo più alta degli uomini per numerosi motivi - spiega Antonia Nucera, neurologa della Stroke Unit dell’Ospedale Sant’Andrea di La Spezia e rappresentante italiana della World Stroke Organization -. Le giovani fumatrici, ad esempio, sono ad alto rischio perché nel sesso femminile il metabolismo della nicotina è più veloce e le sigarette hanno effetti particolarmente nocivi sui vasi sanguigni e la pressione, tanto che nella donna una sigaretta fa danni quanto cinque nell’uomo. Se a questo si aggiunge l’uso della pillola contraccettiva, che aumenta sensibilmente la probabilità di formazione di trombi, il pericolo cresce ulteriormente e si impenna fino a 30 volte se a tutto ciò si somma l’emicrania con aura, un altro fattore di rischio per l’ictus soprattutto prima della menopausa».

 

 

 

Pericolosa anche l’ipertensione in gravidanza, che andrebbe evitata in ogni modo; chi ne ha sofferto dovrebbe poi essere monitorata attentamente negli anni successivi, perché la pressione alta è il fattore di rischio più rilevante per gli eventi cerebrovascolari. Passata l’età fertile la probabilità di ictus sale ancora perché viene meno l’effetto protettivo degli estrogeni sul sistema cardiovascolare e la pressione dopo i 50 anni cresce più nelle donne che negli uomini. «Con la menopausa aumenta anche il rischio di obesità e di accumulo di grasso viscerale, la cosiddetta “pancetta”: il girovita dovrebbe rimanere al di sotto degli 80 centimetri e comunque mai superare gli 88, oltre la probabilità di ictus diventa molto alta - spiega Nucera -. Man mano che l’età aumenta, poi, è sempre più comune la fibrillazione atriale, un’aritmia che favorisce l’ictus e che in alcune provoca palpitazioni, ma a volte è del tutto asintomatica: sarebbe perciò opportuno valutarne l’eventuale presenza con uno screening dopo i 70-75 anni, come consigliano le nuove linee guida per la prevenzione dell’ictus nelle donne appena pubblicate sulla rivista Stroke. Una prima idea tuttavia si può avere tuttavia anche da sole, rilevando la pulsazione del sangue al polso: un battito irregolare si può “sentire” anche se non si è un medico».

Le donne, poi, sono a rischio pure perché trascurano i segnali dell’ictus, spesso un po’ diversi rispetto a quelli “classici”: sottovalutano i mal di testa anche se forti e improvvisi, non badano a disturbi di coscienza, trascurano le palpitazioni indice di fibrillazione atriale. Così arrivano tardi alle cure mediche, in condizioni peggiori rispetto agli uomini, finendo per avere esiti più gravi. «E sono colpite dalla depressione post-ictus ancora più dei maschi: spesso sono sole, non accettano facilmente di non essere più autonome e perdono la motivazione a curarsi. Alle donne vittime di ictus serve perciò un’attenzione “speciale” e quasi sempre anche un supporto psicologico», conclude la neurologa.

www.corriere.it/salute/cardiologia/14_febbraio_28/ictus-patologia-crescita-le-donne-66146842-a07d-11e3-b6e1-915c31041614.shtml

Metamfetamine. Allarme Onu

L'Onu ha lanciato l'allarme sull'esplosione delle metamfetamine in Asia in seguito ai sequestri record l'anno scorso di queste pastiglie, che hanno inondato le strade e i luoghi di intrattenimento del continente.
“I sequestri di metamfetamine sono arrivati ad un livello record nel 2012”, con 227 milioni di pastiglie, un aumento del 59% rispetto al 2011, secondo una nota informativa diffusa dall'Unodc a Bangkok.
“Si conferma la tendenza degli ultimi cinque anni, a partire dal 2008, in cui i sequestri sono aumentati in modo esponenziale”, ha detto Shawn Kelley, analista regionale per l'Unodc, sottolineando che la medesima tendenza alla crescita si sta registrando nel 2013.
Questa crescita si deve, secondo lui, ai maggiori sforzi delle autorita', all'aumento della produzione in Birmania, il maggiore produzione della regione, e ad un aumento del traffico di altre regioni verso l'Asia.
La maggior parte delle pastiglie sono state sequestrate in Cina (102,2 milioni) Thailandia (95,3 milioni), Birmania (18,3 milioni) e Laos (10,1 milioni), che rappresenta il 99% di tutta la sostanza sequestrate nel 2012 nella regione.
fonte ADUC Droghe

mitra e metanfetamina: se droga e armi sbarcano su Instagram

 

 

Non dovrebbe stupire più di tanto. Ma vedere quelle foto fa impressione. Mitra, Ak di ultima genereazione, rivoltelle e coltelli messi in bella mostra su Instagram con i filtri, come se fossero foto di cibo. C’è il seppiato, l’Hudson e il Valecia per rendere più “belle” le canne del fucile. Ma le armi non sono solo messe in mostra. Negli Usa pistole & co sul social network delle foto si vendono pure. Come spiega un lungo reportage del Daily Beast , Instagram non ha una policy specifica sulle armi, così ogni proprietario di un fucile d’assalto può postare l’immagine e aspettare le offerte. Già, perché in molti stati Usa non è illegale vendere armi online. Basta che venditore e compratore rispettino la legge.

The Verge è andato a fondo della faccenda è ha scoperto come anche Facebook e Twitter negli Stati Uniti vengano usati per il mercato delle armi. E, ancora, facendo un rapido giro sugli account più seguiti abbiamo scoperto anche l’hashtag #gunporn. Esattamente come avviene per il cibo, ai feticisti piace mettere sul proprio profilo Instagram immagini di proiettili, caricatori e video con le dimostrazioni di funzionamento. Che sia per motivi commerciali o per semplice esibizionismo.

 

Altra “moda” di Instagram sono i cristalli blu di meth, la metanfetamina, droga terribile. Basta fare una ricerca con l’hashtag #meth per rendersene conto. La mania di postare queste immagini nasce anche dal successo di Breaking Bad, serie televisiva che racconta la storia di un professore di chimica malato di cancro e produttore di meth per garantire a sé e alla sua famiglia la sussistenza economica.

I cristalli di metanfetamina (altrimenti nota come Crystal meth) infatti sono facilmente sintentizzabili in casa. Per realizzarla, è sufficiente avere efedrina, o pseudoefedrina, e acetato di piombo. Il mix di questi ingredienti, scaldati per poi ottenerne cristalli, produce una sostanza altamente tossica, con effetti collaterali irreversibili. Gli ingredienti della meth sono facilmente reperibili, si trovano al supermercato e basta una pentola o una teglia da mettere sul fuoco (ovviamente rischiando di saltare per aria, come avviene in molti laboratori clandestini). Con 260 dollari di spesa se ne fanno 12 grammi.

La Crystal meth viene considerata la droga perfetta: toglie la stanchezza, non fa sentire fame né sete, aumenta l’autostima e toglie le inibizioni sessuali. Ma ha effetti devastanti: crea dipendenza già alle prime assunzioni.  Dopo l’euforia iniziale, arrivano depressione, insonnia, allucinazioni e psicosi. Chi la assume in pochi mesi si riduce come un zombie paranoico. Addirittura c’è chi si gratta fino a provocarsi lesioni gravi pensando di essere ricoperto da insetti.

Meth e armi non sono un problema di oggi, è vero. E circolano anche al di fuori dei social network. Ma è incredibile come l’ossessione da condivisione porti gli utenti a postare in rete anche immagini del genere, come se il confine tra legalità e illegalità non esistesse più. E come se tutto, perfino uno strumento di di morte, diventasse oggetto da immortalare.

seigradi.corriere.it/2013/10/24/mitra-e-se-droga-e-armi-sbarcano-su-instagram/

 

 

Doparsi per battere gli amici: il ciclismo amatoriale è sempre più malato

Che sia per il caso Armstrong, per le positività di Danilo Di Luca e Mauro Santambrogio o per le vicende che hanno coinvolto i migliori sprinter del mondo, fatto sta che il tema doping nel 2013 è balzato agli onori della cronaca ed ora i sospetti e le accuse sono diventati monopolio delle discussioni da bar sport.

Il doping però è certezza, non illazioni, ed in quanto tale chi viene scoperto positivo subisce un deferimento da parte del CONI. E’ questo il caso, ultimo dei tanti, di: Matteo Cremoni, Ilaria Sanguineti, Paolo Cavalieri, Roberto Minacapelli Marotta, Giacomo Garofoli e Santino Maiorana, tutti deferiti l’8 agosto dalla Procura Antidoping.

Ciclismo, tanto ciclismo, troppo ciclismo come sempre. Matteo Cremoni è un tesserato FCI e, al termine della gara “54° Giro Valli Aretine – G.P. Città di Arezzo ctg. Elite/under 23″ del 7 luglio scorso, è risultato positivo al Furosemide, mentre Ilaria Sanguineti, anch’essa tesserata FCI, è risultata positiva al Clostebol, sempre il 7 luglio scorso al termine del “Trofeo Longa Village”. La portacolori della formazione di ciclismo femminile Be Pink si è subito difesa, addossando la colpa della positività ad una pomata cicatrizzante. “Il Team BePink – si legge nel comunicato stampa della formazione – comunica che l’atleta Ilaria Sanguineti, a seguito di una caduta avvenuta nella seconda tappa del Giro Rosa, ha utilizzato al suo rientro a casa lo spray Trofodermin per accelerare la cicatrizzazione delle lesioni cutanee riportate. Tale farmaco, venduto come un normale prodotto da banco in farmacia, ha creato una situazione di positività al “clostebol metabolita” nel corso di un accertamento antidoping avvenuto durante la gara riservata alla categoria Junior “Trofeo Longa Village” svolta a Longa di Schiavon lo scorso 7 luglio. Ilaria si è recata presso la Procura Federale di Roma per rilasciare una dichiarazione spontanea in merito all’accaduto, per consegnare lo scontrino relativo all’acquisto del farmaco e per spiegare la sua assoluta buona fede nell’utilizzo dello stesso. La Procura Federale ha accolto con favore l’atteggiamento dell’atleta e sta valutando quale sanzione sospensiva intenderà applicare. Il Team BePink invita tutte le atlete a porre la massima attenzione nell’utilizzo di qualunque farmaco, anche per uso esterno, che possa contenere sostanze non idonee allo svolgimento dell’attività agonistica”.

L’aspetto più terribile dei deferimenti del CONI però non è quello professionistico o pseudo tale. Gran parte delle richieste di sospensione infatti vengono indirizzate ad atleti che fanno sport per passione, a persone normali che gareggiano amatorialmente. Paolo Cavalieri, Roberto Minacapelli Marotta, Giacomo Garofoli e Santino Maiorana, infatti sono tutti tesserati per associazioni dilettantistiche (CSAIN il primo, ACSI gli altri tre) e sono risultati positivi a sostanze che, a vedere gli effetti collaterali, fanno veramente impressione.

Dalle analisi effettuate dopo la “Gran Fondo di Pantalica” svoltasi a Solarino in data 23 giugno 2013, Paolo Cavalieri è risultato positivo alla Metilesanamina. La sostanza incriminata è uno stimolante estratto in origine dalla pianta del geranio, ma ora di naturale non ha proprio un bel niente, essendo prodotto chimicamente. L’effetto sul fisico della Metilesanamina (o MHA) per intenderci è lo stesso, seppur più lieve, di stimolanti come l’anfetamina e l’efedrina. La sostanza può essere inclusa in alcuni integratori alimentari ma dalla WADA è considerata doping.

Roberto Marotta, giunto primo alla Coppa Sicilia 2013, è risultato positivo la Furosemide in un controllo effettuato al termine della prima “Gran Fondo Val Demone”. La sostanza incriminata è un diuretico, messo al bando dalla WADA (agenzia mondiale Anti-doping) nel 2007. Come tutti i diuretici usati nello sport, anche la Furosemide non influisce direttamente sulla prestazione dell’atleta, bensì può essere molto utile sia per perdere velocemente peso, sia, come più probabile in casi di atleti positivi a questa sostanza, per mascherare il ricorso ad altri farmaci dopanti.

I casi più inquietanti però, arrivano da Giacomo Garofoli e Santino Maiorana. I due atleti sono risultati positivi, in due gare diverse, alla Gonadotropina corionica (hCG). Qui non si può certo parlare di ingenuità, in quanto l’hCG è una sostanza prodotta dalla placenta. La Gonadotropina corionica viene spesso associata all’utilizzo di anabolizzanti, in quanto nell’uomo l’ormone luteinizzante stimola la produzione di testosterone nei testicoli, produzione che viene compromessa proprio dall’uso degli anabolizzanti.

Sono questi i casi di coloro i quali dovrebbero essere i famosi “ciclisti della domenica”, coloro che lo sport lo dovrebbero fare per seguire una passione, per stare bene con se stessi e con gli altri, invece la voglia di emergere, l’inutile competizione e qualche soldo in più li rovina nel fisico e nell’anima. Se abbia senso che un uomo, magari padre di famiglia, comprometta la propria salute per andare più veloce in bicicletta è un quesito a cui ognuno di noi può rispondere a piacimento, il dato di fatto invece è che l’ambiente ciclistico è fortemente contaminato. Il doping dev’essere debellato prima nella mente che nel fisico, la questione è quindi primariamente culturale, e di pessimi esempi da seguire ne siam purtroppo pieni.

www.italnews.info/2013/08/12/doparsi-per-battere-gli-amici-il-ciclismo-amatoriale-e-sempre-piu-malato/

Rapida ascesa

Ciao a tutti! Sono una ragazza di 18 anni e sono arrivata a un punto in cui devo analizzare la mia situazione in modo oggettivo, e penso che scrivere sia il metodo migliore. Non so se la mia storia sia interessante, ma credo sia simile a quella di molti che visitano questo sito e con loro voglio condividerla. Male non può fare =)Esattamente un anno fa, l'11 luglio 2012 (non a caso mi sono decisa a scrivere proprio oggi), un amico mi fece fumare la prima canna. Come prima volta mi deluse abbastanza, ma feci finta di niente e lui non si accorse della mia completa inesperienza. Anche se in pratica non avevo provato niente, quando lo rividi e ci fu l'occasione di fumare di nuovo accettai senza esitazioni; mi convinsi che fosse solo questione di tempo. E come ho sempre fatto per tutto, non mi arresi. Verso la fine dell'estate ci vedevamo sempre più spesso e quando in effetti finalmente capii come funzionava tirare nel modo giusto (per una che non aveva mai fumato neanche sigarette non è così facile) era definitivo: mi "facevo le canne", e mi piaceva anche tanto. 

Poi un giorno di settembre questo amico mi portò nel posto da cui non so se uscirò mai: il Parco. Non un parco a caso, proprio il Parco per definizione. In una posizione adatta a raccogliere tutti i "fattoni" della provincia, d'inverno conta una ventina di frequentatori assidui al pomeriggio, ma d'estate si riempie del doppio l pomeriggio e anche il triplo ogni sera. Per farla breve, mi piaque subito l'ambiente e soprattutto gli "abitanti" e a fine Gennaio conoscevo già quasi tutti. Quest'inverno tutte le mie ore libere le ho passate lì e l'ultima volta che ci sono andata è ieri sera. Ma il fatto è che stando lì ho conosciuto molta gente ed è chiaro, ho incontrato anche nuove droghe. Devo ammettere che i miei amici di lì mi hanno sempre tenuta a distanza dalle "cose brutte" cercando di proteggermi, spiegandomi quanto poco ne valga la pena e quanto sia rischioso, la maggior parte di loro parlando per esperienza. All'inizio vedevo e non vedevo quando tra noi girava qualcosa oltre l'erba ma non mi interessava minimamente -o almeno così credevo. Poi però sentivo i resoconti delle serate dove andavano quei miei amici e iniziai a capire che ogni tanto anche loro si "lasciavano andare". E poi la scuola finisce, vai a qualche festa, fai amicizia con le "persone sbagliate". E la curiosità cresce. Poi l'occasione si presenta. E tu la assecondi. 

MD, speed, LSD, DMT. Le conobbi, e come tanti di quelli che stanno leggendo iniziai a cercarle per conto mio eliminando l'amico tramite che si rifutava di prendermele. E mi abituai ad usarle. Prima in serata, per le occasioni, poi sempre più spesso. Poi tutti i giorni. Soprattutto quando non riuscii più a bere alcol e dopo, purtroppo, a fumare marijuana per il grandissimo senso di nausea a sentire l'odore anche da lontano (mi sposto quando sono con i miei amici e fumano). E soprattutto quando inizi con la speed e ti piace. Non aggiungo altro perché per chi mi capisce altro non serve.

Oggi è il primo giorno che non tocco speed da un mese (fine della scuola) di assunzione quotidiana, a parte rare eccezioni e quattro terribili giorni al mare senza. Da sabato 29 giugno l'ho presa regolarmente ogni giorno e ho visto cinque albe (cosa di cui non mi vanto minimamente). In due settimane ho perso otto chili, nelle ultime due il peso si è stabilizzato a 45-44 (a gennaio era 52-53) ma è probabile che scenderà. 

Il fatto è che non è che oggi non l'abbia presa per decisione mia, ma semplicemente perché le ultime due-tre volte non mi ha fatto quasi per niente effetto a parte niente sonno -e le quantità stavano diventando davvero consistenti. Così dato che non intendo mettermi in corpo chili di metanfetamina senza risultati, piuttosto sto senza. Però il problema rimane questo: non voglio smettere. Ma non posso continuare. Ho pensato di sostituirla per un po' con qualcos'altro, ma non è facile: intanto dopo che conosci bene quella botta e ti piace tanto è difficile accontentarsi di altre; poi già escludo ganja e alcol cui non posso neanche avvicinarmi, e allora cosa rimane? vorrei vivamente evitare di "salire di grado", quindi no coca. Oppio e ketamina non mi ispirano per niente, a me piace la sensazione esattamente opposta. Potrei prendermi un trip ma sinceramente sarebbe come mangiare una mela quando non c'è la nutella -meglio che niente. Mi sono già messa alla ricerca di MD ma non si trova per ora...So che quest'elenco così presentato può sembrare bizzarro, ma in realtà il problema è molto concreto, c'è, si sente. Lo sento io adesso. Quindi vi chiedo in modo forse un po' inusuale....cosa posso fare?? 

Grazie dell'attenzione e scusate se mi sono lasciata trascinare...

STUDY-DRUG esami di maturità e doping cerebrale rischiose illusioni

“I cognitive enhancers (CE) sono un gruppo eterogeneo di farmaci utilizzati per aumentare le normali capacità cognitive. (…) I CE più gettonati, le amfetamine, il metilfenidato e il modafinil, migliorano l’efficienza cognitiva indirettamente, agendo su processi non cognitivi, come il tono dell’umore, l’impulsività, la motivazione, lo stato di allerta. Per questo motivo, i CE non aumentano le facoltà cognitive individuali normali. Ne migliorano l’efficienza solo se ridotta da fattori estrinseci, come la fatica, la mancanza di sonno, la scarsa motivazione o il basso tono dell’umore. Questi CE sono prescrivibili per specifiche condizioni morbose (le amfetamine e il metilfenidato per l’ipercinesi del bambino; il modafinil per la narcolessia) e il loro uso come CE è illecito (amfetamine emetilfenidato), o fuori prescrizione (modafinil). (…) Sono psicostimolanti che condividono con la cocaina lo stesso meccanismo d’azione, la capacità di stimolare la dopamina cerebrale. (…) Gli psicostimolanti hanno quindi un elevato rapporto rischio /beneficio e questo, al di là degli aspetti legali, ne proscrive l’uso come CE. Ma nella categoria dei CE si trovano, a torto o, raramente, a ragione, una serie di altri farmaci, presenti in preparati ottenibili in farmacia senza prescrizione (OTC) o di vari energy drink. Tra questi, il più comune è la caffeina, con proprietà stimolanti distinte da quelle dei CE psicostimolanti e privo di proprietà assuefacenti (addictive) ma che può dare effetti collaterali ad alte dosi (tachicardia, extrasistolia, insonnia)”. Gaetano Di Chiara dell’Università di Cagliari,

Dalle notti insonni sui libri a quelle passate su internet cercando qualche scorciatoia per studiare di più, ma con meno fatica. Oggi, purtroppo, avanza la figura del "dopato cerebrale" che, in rete o dallo spacciatore, si procura le study-drug, farmaci psicostimolanti prescritti per determinate patologie ma assunte dagli studenti per potenziare memoria e concentrazione. I più cercati sono quelli per la cura di malattie psichiatriche e neurologiche come il piracetam (morbo di Alzheimer), l' hydergina (demenza senile), il metilfenidato (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e il modafinil per la narcolessia. Da un sondaggio di Skuola.net emerge, infatti, che il 64% degli studenti ha difficoltà di concentrazione e il 20% di memorizzazione. E allora basta collegarsi a internet per procurarsi in pochi click sostanze illegali come le smart drug (di origine naturale o sintetica attive sul sistema nervoso)e farmaci con obbligo di ricetta. Su alcuni drugstore online si può acquistare liberamente, per esempio, un flacone di piracetam da 40 capsule a 45 sterline. Gli esperti però smentiscono i presunti effetti benefici e mettono in guardia sui potenziali rischi che possono essere anche gravi: «Non esistono sostanze che aumentano le capacità cognitive - avverte Simona Pichini, dell' Osservatorio fumo, alcol e droga dell' Istituto superiore di sanità - anzi l' assunzione da parte di soggetti sani di farmaci nati per specifiche patologie può comportare effetti collaterali a livello del sistema nervoso centrale e cardiocircolatorio». Ma l' acquisto di psicofarmaci di vario tipo, ovviamente senza ricetta, non è nuovo. Nel 2012 il rapporto Espad dell' Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) ha individuato un 15,4% di ragazzi che si è procurato senza la necessaria prescrizione farmaci attivi sul sistema nervoso, indicati per trattare insonnia, depressione, iperattività, obesità e disturbi dell' attenzione. Ed è proprio quest' ultima categoriaa subire un' impennata verso i 19 anni, età della maturità (la media è del 3,7%). La preparazione casalinga del prodotto, invece, risulta molto difficile in mancanza di specifiche competenze chimiche. Non mancano però i casi di "kitchen laboratory", laboratori illegali diffusi soprattutto nell' est Europa che poi rivendono i farmaci contraffatti al mercato nero. Sempre per restare svegli e quindi studiare di più, il classico rimedio di bere caffè è stato superato dagli energy drink, bevande analcoliche a base di caffeina, taurina, carnitina, creatinae vitamine del gruppo B, che contribuiscono alla riduzione del senso di stanchezza. Una sola lattina può equivalere a più tazzine di caffè e abusarne può provocare tachicardia. Eppure quella degli energy drink è una tendenza in crescita, soprattutto tra i maschi: a 19 anni, la quota di consumatori (da almeno una lattina in su) è del 58% (contro il 30% delle ragazze) e gli studenti che ne bevono più di venti nel corso di un mese sono stabili dal 2009 (3%). Un quarto degli studenti si affida agli integratori alimentari e polivitaminici per la memoria nonostante la loro dubbia efficacia. «Nel caso di soggetti giovani- spiega Vitalia Murgia, docente di fitoterapia alla Sapienza di Roma possono rivelarsi utili le piante ad azione "adattogena" cioè quelle che aiutano il nostro organismo a far fronte a situazioni di stress fisico e mentale. Tra queste la più conosciuta è il ginseng (Panax Ginseng)». In ogni caso qualsiasi integratore, per essere d' aiuto, deve essere associato ad uno stile di vita sano. «Consiglierei a chi fatica a trovare il ritmo di studio - aggiunge la Murgia - di garantirsi almeno sei ore di sonno, del tempo libero per sfogare tensione e stanchezza e, soprattutto, usare meno il computer». Dall' università di Oxford è appena arrivato uno studio molto promettente, pubblicato sulla rivista Current Biology, da cui risulta un miglioramento delle abilità aritmetiche dopo stimolazioni elettriche del cervello indolori. Con sole 5 sedute i ricercatori hanno riscontrato, nei soggetti sottoposti all' esperimento, una sorprendente rapidità nell' eseguire conti a mente. L' obiettivo a lungo termine è quello di praticare questa stimolazione in ambito clinico e scolastico, dai bambini affetti da disturbi di apprendimento agli anziani con problemi degenerativi, ma la stradaè ancora molto lunga e tortuosa. Quello del potenziamento cognitivo è un tema di grande attualità, affrontato recentemente anche dalla prestigiosa rivista americana Neurology, perché oggi la richiesta di miglioramento delle prestazioni per stare al passo con i ritmi frenetici della nostra società è sempre più insistente. Tra i consumatori clandestini, infatti, non ci sono più solo studenti, ma anche manager e medici.

BEATRICE TOMASINI ricerca.gelocal.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/06/18/study-drug-esami-di-maturita-doping-cerebrale-rischiose.html

Guerra à la droga, a lezione da Burroughs

di Amedeo Policante

Il gioco è il principio di questo pianeta. Tutti i giochi sono ostili e in sostanza c’è solamente un gioco, e quel gioco è la guerra. La ricerca che porta nella direzione di stati di coscienza alterati – che potrebbe portare ad un punto di vista da cui il gioco stesso risulterebbe rovesciato – è inesorabilmente trascinata essa stessa nel gioco.(William Borroughs, Nova Express)

"La guerra è totale perchè tutti sono coinvolti, consapevolmente o inconsapevolmente nel suo dipanarsi". Così scriveva Ernst Junger in Nelle Tempeste d’Acciaio, libro oggi dimenticato ma che per tutti gli anni ’30 fu il romanzo più popolare della nascente Germania Nazista. Quando la guerra imperversa nessuno può chiamarsi fuori, nessuno può dirsi innocente. Tutto risuona al ritmo delle batterie militari. Quando le bombe cadono e i corpi si lacerano, anche la letteratura è inevitabilmente trascinata nel crudele gioco.

Nei romanzi sperimentali di William Burroughs il rapporto letteratura-droghe-guerra regna sovrano, centro di generazione di una scrittura psicotica e paranoica che ben si adatta alla nostra contemporaneità schizoide. La letteratura, come la droga, per Burroughs, ha senso soltanto come tentativo disperato di sovvertire il linguaggio dominante, di inventare un punto di vista alternativo da cui sia possibile vedere la guerra, e criticarla. Ma tanto la letteratura quanto le droghe sono lame a doppio taglio. Sono le armi della resistenza, ma anche del potere. La guerra in quanto assurda, in quanto l’Assurdo per definizione, richiede ciò che Coleridge aveva inalzato a principio cardine della letteratura "la sospensione dell’incredulità": per acconsentire ad uccidere dobbiamo sospendere il nostro senso dell’assurdo, e convincerci che la guerra, il crudele gioco, è tutto ciò che esiste, senza alternative. Non a caso in ogni guerra troviamo che il potere usa tanto la letteratura quanto la la droga per produrre paradisi artificiali, terre promesse di pace e di delizie, al fine di giustificare la guerra.

La guerra è ideologia e farmacologia. Possiamo immaginarci lo Stato spingere avanti le truppe con un doppio pungolo: un libro e una siringa. Da sempre ci sono poeti cantori di guerra (ne abbiamo parlato la settimana scorsa);  da sempre la droga viene arruolata tra le file dell’esercito. Nel ’700 l’hashish arriva in Europa accompagnata dalla leggenda degli hashishiyya, terribili guerrieri ismailiti che non temevano la morte perchè, grazie all’hashish, gli era stato mostrato il paradiso e non vedevano l’ora di tornarci. Durante la seconda guerra mondiale, lo speed arriva in Germania con il nome blitz, e blitzkriege, la strategia nazista fondata sul rapido assalto, potrebbe essere tradotto tanto come guerra-lampo che come guerra anfetaminica. Le anfetamine sono distribuite apertamente alle truppe tedesche nel tentativo di mantenere alta la tensione aggressiva e la volontà di combattere. Nella guerra del Vietnam ai soldati americani vengono distribuiti pamphlet anti-comunisti e 200 milioni di dosi di anfetamina.

Tra i leaders: Hitler si iniettava metamfetamine otto volte al giorno. Churchill sosteneva le notti insonni con un misto di amfetamine e barbiturici. Il Primo Ministro Anthony Eden combattè la guerra di Suez allucinato di benzedrina, mentre Kennedy ruppe gli indugi durante la crisi dei missili a Cuba nel 1962, decidendo di rischiare il confronto nucleare,  anche grazie a generose dosi di speed. L’assurdità della guerra richiede stati allucinatori. Come sempre, mentre imperversa la guerra in Libia, pushers e letterati non mancheranno nelle stanze del potere.

 

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