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Quello che comunemente si sente chiamare speed è un derivato dell'anfetamina (nello specifico è un sale della metamfetamina). Lo speed più diffuso è in polvere (di solito bianca o rosa); altre amfetamine simili allo speed sono: ICE, SHABOO, CRYSTAL che si presentano sotto forma di cristalli.
Gli effetti e i rischi delle amfetamine coincidono in gran parte con quelli propri della cocaina. Anche i sistemi nervosi su cui agiscono le amfetamine corrispondono a quelli interessati dall'azione della cocaina. Le amfetamine inibiscono il riassorbimento della dopamina da parte delle terminazioni nervose e determinano un maggiore rilascio di tale neurotrasmettitore da parte dei neuroni che lo contengono. Le molecole di amfetamina possiedono inoltre una somiglianza strutturale con la noradrenalina, un neurotrasmettitore implicato nell'attivazione cerebrale e nella regolazione emozionale.
Le amfetamine vennero sintetizzate verso la metà degli anni trenta da un chimico di Los Angeles, Gordon Alles. Tali sostanze dovevano costituire un sostituto sintetico dell'efedrina, un principio farmacologico naturale della pianta Efedra molto efficace nella cura dell'asma, ma di difficile estrazione. Le amfetamine ebbero subito un grosso successo commerciale, non solo per la loro efficacia nel trattamento delle affezioni asmatiche, ma soprattutto per le proprietà stimolanti.
Nessun approfondimento.
Un nostro piccolo omaggio al maestro Quentin che in questi giorni è a Venezia come presidente della giuria del festival del cinema.
di Piero Lipera
siciliatoday.net - Con il termine DROGA vengono indicate tutte le sostanze psicoattive, che hanno un effetto sul sistema nervoso e alterano l'equilibrio psicofisico dell'organismo.
Esistono moltissime sostanze di questo tipo, alcune sono usate liberamente, senza alcun controllo da parte delle autorità sanitarie o giudiziarie, come la nicotina, contenuta nel tabacco, l'alcool e la caffeina. Altre sono incluse in speciali tabelle e possono essere usate a scopo curativo sotto stretto controllo medico, come gli psicofarmaci. Quando si parla di consumo di droga, in realtà, ci si riferisce, solitamente, all'abuso, cioè ad un uso voluttuario e non terapeutico delle sostanze psicoattive. Queste sostanze se vengono assunte più volte e per un periodo di tempo sufficiente, producono tolleranza ed assuefazione. Così, per ottenere lo stesso effetto provato la prima volta occorre assumere dosi sempre più abbondanti. Per questo si assumono droghe in quantità crescenti e sempre più spesso, fino a superare una soglia oltre la quale non si è più in grado di vivere senza la sostanza: è la dipendenza. Schematicamente esiste una distinzione tra dipendenza fisica e quella psichica, anche se i sintomi dell'una e dell'altra s’intrecciano in un quadro di insieme, di penosa malattia. Cosa intendiamo con il termine traffico di droga, narcotraffico o traffico di stupefacenti? Esso è il sistema illegale di compra-vendita delle sostanze stupefacenti. Quest'attività è considerata una delle principali fonti di entrate di Cosa Nostra, Camorra, 'ndrangheta e di tutte le organizzazioni criminali definite di "stampo mafioso", nonché dei cosiddetti cartelli della droga dell'America Centrale e Latina. Domanda secca: è giusto drogarsi? Mai! Superfluo è anche citare tutti i danni al cervello ed al corpo che genera l'uso di queste sostanze. La televisione ed i documentari ci hanno ormai istruito circa i letali effetti collaterali. Eppure, se ci togliessimo la benda dagli occhi noteremmo che oggi la droga è il bene più venduto nel territorio italiano (soltanto il pane e l'acqua forse sono venduti in maggiori quantità). Secondo un noto studio, ripreso persino dal quotidiano economico IL SOLE 24 ORE, circa 170-180 miliardi di euro sono il fatturato complessivo dell'economia mafiosa. Al suo interno, la prima voce dei ricavi è il traffico di stupefacenti. Il metodo più usato per calcolare le dimensioni dell’economia criminale-mafiosa è il “currency demand approach” che calcola il rapporto tra il denaro circolante e le transazioni che avvengono in contanti. Giusto per avere un'idea delle cifre di cui stiamo parlando, faccio rilevare che il fatturato annuo delle mafie italiane (da ora in poi Mafia SpA), valutato da organismi diversi, è uguale ai PIL, sommati tutti insieme, delle nazioni Estonia (25 mld), Romania (97 mld), Slovenia (30mld) e Croazia (34 mld). Inutile ricordare come questa massa di capitali non crei nemmeno un soldo bucato di gettito erariale (ma questo è un altro argomento). Altra riflessione, il mercato della droga ed il relativo markentig (ovvero commercializzazione e diffusione) sono interamente in mano a bande criminali (ovviamente anche questa è la scoperta dell'acqua calda). Ma una domanda va fatta, ci siamo mai chiesti quanti impiegati (nelle più disparte forme: part-time, co.co.co, a progetto, a tempo determinato ed indeterminato) ha un'azienda che fattura 170-180 miliardi di euro? Proviamo a fare dei conti. La FIAT nel 2008 ha dichiarato ricavi per 59,38 miliardi di euro, con 198.348 dipendenti (fonte wikipedia). Orbene, il fatturato della criminalità, dicevamo, è quasi tre volte il fatturato della FIAT, pertanto, è facile presumere che anche il numero degli impiegati di Mafia SpA sia anch'esso almeno il triplo rispetto alla casa torinese. Se poi consideriamo che il trafficante di droga non versa contributi (INPS, INAIL) e non paga le tasse (IRPEF, IRES, IRAP, ICI, TARSU e TIA) possiamo quantomeno raddoppiare - ancora- il numero dei collaboratori della criminalità. Sul piano aritmetico abbiamo che: 198.000 (gli impiegati FIAT) x 3 (il valore della proporzione del fatturato della Mafia SpA rispetto alla FIAT) x 2 (il mancato versamento di tasse e contributi) = circa 1.200.000 di impiegati al soldo di Mafia SpA (diconsi UNMILIONEDUECENTOMILA PERSONE CHE VIVONO IN ITALIA). Un esempio servirà per capire la reale portata dei numeri che ci occupano: Il numero degli impiegati pubblici in Italia è poco superiore a 3.200.000 unità (3.213.521 nel 2003 secondo la Ragioneria dello Stato, frutto di un’elaborazione del Dipartimento della Funzione pubblica su base OCSE/PUMA). Da questo studio emerge che in Italia ci sono circa la media di 54 dipendenti pubblici ogni 1.000 abitanti. Quindi, traslando i numeri di Mafia SpA, abbiamo che ogni 1.000 abitanti abbiamo circa 20 impiegati di Mafia SpA. Insomma, dopo la Repubblica Italiana, Mafia SpA è la prima azienda d'Italia. Ma il punto sul quale voglio attirare la vostra curiosa attenzione non è questo. Cambiamo per un attimo argomento e parliamo di economia. 2. LA LEGGE DELLA DOMANDA E DELL'OFFERTA Rappresentazione su assi cartesiani della legge della domanda e dell'offerta In microeconomia, per DOMANDA s'intende la quantità di un certo bene o servizio richiesta dai consumatori. In ottica macroeconomica, secondo la scuola Neoclassica, l'insieme delle domande dei singoli consumatori costituisce la domanda collettiva richiesta dal mercato. L'OFFERTA è invece intesa, sempre sul piano economico, come la quantità di un certo bene che viene messa in vendita sul mercato. Gli economisti ed i matematici, dagli albori della storia dell'economia fino ad oggi, si sono scervellati sul funzionamento di questi due elementi (domanda ed offerta), da sempre rappresentati come semirette su assi cartesiani. Dal loro studio e dai relativi risultati sono poi nate le diverse teorie politiche ottocentesche (Liberalismo, Capitalismo e Comunismo). Ad ogni buon conto, le analisi su questi elementi hanno trovato svariate applicazioni nella prassi, sia in ambito pubblico che privato. Questi brevissimi cenni di economia politica saranno sufficenti per la tesi di cui appresso. 3. LO STATO DELL'ARTE DELLA LOTTA ALLA DROGA Orbene, cari lettori memorizzate le sopra citate definizioni e trasportate quanto detto nel campo della Mafia SpA, più precisamente nel settore degli stupefacenti. Come sopra detto, l'offerta è la quantità di beni che vengono messi sul mercato (per beni ovviamente intendiamo riferirci alle sostanze stupefacenti). Le gesta dell'umanità, dagli anni dell'antiproibizionismo americano fino ai libri di Saviano, ci ha insegnato che è impossibile evitare che la droga giunga nei nostri territori, nei nostri quartieri e nelle nostre scuole. La cocaina, l'eroina e la marijuana sono coltivate e prodotte a migliaia di chilometri dai noi (Sud America, Pakistan e chissà dove), eppure il loro reperimento in città è una delle cose più semplici. Basta chiedere in giro. La lotta alla droga, sul versante dell'ingresso sul mercato, è a dir poco fallimentare. Quei pochi covi e quantitativi, trovati dalle forze dell'ordine, sono davvero poca cosa rispetto alle moli di quantità che ogni giorno giungono nei nostri porti, aereoporti e stazioni. E' chiaro, trattasi di un'attività che non va abbandonata, ma non è certo la strada per la vittoria. Sul piano della deterrenza della pena, ovvero della paura ingenerata dalla sanzione penale (in altre parole, la galera) nonostante la durata delle pene previste per chi spaccia stupefacenti sia la più severa (seconda solo all'omicidio ed al sequestro di persona) essa -ahimè - non ha sortito nessun effetto. Anzi, è noto come nelle gerarchie criminali l'aver accumulato anni di carcere sia un valido titolo per salire di grado all'interno dell'organizzazione. Per essere chiari, in determinati contesti sociali, il carcere fa curriculum. In sintesi, sul piano dell'offerta (rappresentata dalla quantità di droga presente sul mercato e dagli uomini disposti a venderla) non pare che le istituzioni e il sistema nel suo complesso abbiamo imboccato, come dicevo prima, la strada per la vittoria. Dobbiamo sinceramente riconoscere che è impossibile contenere l'ingresso della droga e che il numero degli impiegati Mafia SpA è di gran lunga superiore ai nostri tutori dell'ordine. Abbiamo poc'anzi calcolato circa 1.200.000 impiegati per Mafia SpA contro 461.000 per lo Stato italiano (di cui 130.000 appartenenti alle forze armate, 321.000 appartenenti ai corpi di polizia e 10.000 magistrati). Si stanno fronteggiando due eserciti, di cui uno composto da 1.200.000 unità (i cattivi) e l'altro da 461.000 (i buoni) - i civili non contano, loro stanno a casa a guardare la televisione. Secondo Voi chi vincerà? Chi avrà più chances di spuntarla? Il rapporto è tanto impari quanto lampante: stiamo 3 a 1 per Mafia spA. Non è un gioco, non stiamo mica giocando a guardie e ladri. Ogni giorno contiamo gli scores di questa tremenda guerra, i morti sono ammazzati o di overdose. Andiamo avanti. Se sul piano dell'offerta quindi pare che la battaglia sia persa, passiamo ad analizzare la domanda. La DOMANDA, abbiamo detto, è la richiesta di droga sul mercato. Onestamente, senza fare ausilio di chissà quali tabelle statistiche, chiediamoci per un attimo chi sono i soggetti che consumano droga. Risposta: i giovani (senza nessuna distinzione di censo), i poveri vi vedono un momento di evasione per dimenticare i loro problemi mentre i ricchi vi trovano un momento di trasgressione, diverse motivazioni ma medesimi effetti. I giovani maturi, dai 30 in su, la usano, a volte, per allentare la pressione del tram tram quotidiano e, troppo spesso, per infiammare una serata particolarmente sfrenata. I professionisti, anche loro, per mantenere i ritmi serratissimi del loro mestiere, fanno appello alle forze misteriche della polverina bianca. In questo quadro, come non ricordare lo scalpore che suscitò il servizio delle Iene che osarono effettuare un test antidroga ai parlamentari italiani all'insaputa degli stessi. L'esito che ne venne fuori suscitò un enorme scandalo. Risultò infatti che un deputato su tre faceva uso di stupefacenti (24% Cannabis e 8% Cocaina, http://www.youtube.com/watch?v=na4DD3RhvKA). Ancora, sul piano del diritto, come sanno ormai pure i bambini, possedere modiche quantità di stupefacenti per uso personale non è reato: è uso personale (!) Insomma, per lo Stato italiano - come tutti sanno - drogarsi non è un reato. Quindi, nei fatti, i ragazzi, i professionisti, i giovani e meno giovani che si vogliono sballare per una sera, secondo l'ordinamento della Repubblica Italiana, non compiono alcun reato. In Italia si è liberi di drogarsi, magari ti ritirano la patente per sei mesi, ma ti puoi drogare! opuscolo utilizzato per campagne antidroga Ergo, ma quali sono state negli anni - da parte dello Stato e delle Istituzioni - le temibili, deterrenti e concrete iniziative per arginare il consumo di droga? In che modo la bella Italia ha sconsigliato ai suoi cittani, giovani e scapestrati, di non fare uso di droga? Ve lo dico io: Con gli opuscoli (!) Ovvero mendiante materiale divulgativo da diffondere nelle scuole e nel corso delle giornate dedicate alla lotta antidroga (sic e !). Non vi pare poco? Da un lato, abbiamo lo sballo, il sesso, il divertimento, la forza, l'allegria, l'euforia, l'adrenalina, il lucro, il guadagno (al Sud è un'occasione di lavoro) e, dall'altro lato, solamente l'opuscolo !? Non vi sembrano, anche in questo caso, un pò impari le forze messe in campo? 4. UNA SOLUZIONE E' POSSIBILE Penso e dico: la battaglia contro la droga è "la" battaglia che l'uomo moderno deve riuscire a vincere. Dati alla mano, come sopra rilevato, al traffico di droga tocca la prima voce nei ricavi della Mafia SpA, un'azienda che fattura tre volte la FIAT, che è la prima azienda italiana. Come già osservato, Mafia SpA possiede alle sue dipendenze circa 1.200.000 impiegati contro i 431.000 delle forze dell'ordine messe invece in campo per contrastarla. Allora che fare? Come vincere questa guerra? Aspettiamo che i messaggi contenuti negli opuscoli facciamo il loro effetto? E dai! Non credo proprio che gli puscoli siano l'arma migliore. Dobbiamo fare altro. Dobbiamo cambiare il sistema di repressione. Dobbiamo inventare qualcosa di mai fatto in passato. Ma, atteso che, come evidenziato sopra, è impossibile reprimere l'ingresso di droga in Italia (che sarebbe sul piano economico l'offerta), non ci resta che lavorare sulla domanda proviente dal mercato (che è la richiesta di droga da parte dei comuni cittadini). Anzi, più che inventare dobbiamo copiare quello che in altri settori ha incominciato a funzionare. Eccolo: Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) in Italia un'azienda, che vuole lavorare con un ente pubblico, deve produrre un certificato antimafia ed un documento fiscale (cd DURC), per indicare la regolarità nei pagamenti delle tasse e dei contributi verso l'erario e gli enti previdenziali. L'imprenditore e la relativa azienda che non sono in grado di presentare dette documentazioni non potranno aggiudicarsi alcun appalto. Se vincessero la gara, la mancanza di dette certificazioni ne comporterrebbe l'immediata decadenza. E' un meccanismo che ha portato numerosi benefici nel sistema. Tutti gli imprenditori si son dovuti adeguare ed hanno così versato tasse e contributi. Chi non era in regola si è dovuto allineare, chi non ha potuto è stato assorbito da altri. Chi non ha potuto - è bene sottolineare - lavorava in modo irregolare, era quindi al di fuori della legge. Non pagando le tasse o non versando i contributi per i suoi dipendenti commetteva un illecito. Facile intuire la ratio della legge: chiunque abbia a che fare con la Pubblica Amministrazione deve avere le carte in regola, in quanto lo Stato non può agevolare o concorrere alla commissione di un illecito. L'illiceità della condotta starebbe nel mancato pagamento delle imposte e degli oneri previdenziali per i lavoratori. In questo quadro, la PA pur tenendo un comportamento passivo - richiede infatti solo dei certificati - sul piano degli effetti però sprigiona un'attività più che rilevante. In conclusione, chi vuol lavorare con la PA deve essere in regola sul piano fiscale e previdenziale. Idea: perchè non applicare la stessa ratio anche in tema di droga? Perchè non applicare lo stesso metodo, che ha funzionato per imprese, anche alle persone? Perchè non ipotizzare un sistema il quale preveda che qualsiasi cittadino che abbia rapporti con la PA abbia anche le carte in regola per essere ritenuta una brava persona? Perchè non inventare una certificazione che attesti il mancato uso di droghe da parte del cittadino che richiede un servizio pubblico? Ovviamente andrebbero regolamentate anche le ipotesi di eccezione (per esempio: sanità, servizi pubblici essenziali, servizi connessi con diritti alienabili della persona, ecc...). Ragioniamoci un attimo. Facciamo altri esempi: perchè non inventare una certificazione che attesti il mancato uso di droghe da parte del cittadino impiegato presso un ente pubblico, pena la mancata corresponsione dello stipendio? Perchè non inventare un meccanismo secondo il quale le prestazioni previdenziali erogate da INPS, INAIL e varie casse di previdenza, sono inibite nel caso in cui l'assicurato venga trovato positivo al test antidroga? Così facendo si lavorerebbe sulla domanda - ovvero sulla richiesta di droga da parte dei cittadini - riducendone di gran lunga la richiesta sul mercato. Una trovata troppo rigida per le nostre coscienze perdonistiche e cattoliche? In Italia, può la libertà di drogarsi essere più importante dei ricavi della Mafia SpA? Oppure pensiamo che, in Italia, chi faccia uso di droghe sia un povero disgraziato che non ha un lavoro, che non ha un reddito e sia un delinquente abituale? Tutti sappiamo che non è così. Riflettiamo insieme: Se ci fosse stata un legge che ci avesse fatto perdere un anno a scuola, qualora trovati positivi al test antidroga, quanti di noi avrebbero fatto due tiri di spinello? Si sarebbe limitato il numero? Sì o no? Se in Italia ci fosse stata una legge che ci avesse impedito di sostenere esami all'università qualora trovati positivi al test antidroga, quanti di noi non avrebbero mai fatto un tiro di cocaina? Se in Italia, ci fosse stata una legge che ci avesse impedito di iscriversi ad un ordine professionale (medico, avvocato, notaio, commercialista, giornalista) quanti di noi avrebbero fatto uso di droga? Se ci fosse una legge che ci impedisse di accendere mutui per acquistare la casa di abitazione quanti di noi farebbero ancora uso di droga? Se ci fosse una legge che ci impedisse di candidarsi a cariche elettive quanti di noi si sarebbero drogati? Perchè non prevedere che il lavoratore pubblico - impiegato, funzionario o dirigente - debba sottoporsi gratuitamente a test periodici antidroga? Sono solo esempi, ma tutti espressivi della medesima ratio che è la medesima prevista per le aziende. Lo Stato e le Istituzioni, di ogni ordine e grado (scuole, università, enti locali, aziende sanitarie, ordini professionali), non possono collaborare o incentivare i ricavi di Mafia SpA. Deve imporsi - nelle nostre menti e, poi, nel nostro sistema giuridico - che chiunque abbia a che fare con la Pubblica Amministrazione o con una Istituzione deve avere le carte in regola. Per carte in regola intendiamo dire che egli abbia la diligenza del buon padre di famiglia. Un buon padre di famiglia non si droga! Lo Stato non può agevolare o concorrere alla commissione di un illecito, perchè consumare droga è un reato. Chi consuma droga dà soldi alla Mafia SpA. 5. PRIME RICADUTE POSITIVE Si tiene a far rilevare, per mera completezza argomentativa, che, sul piano aritmetico ed economico, lavorare sulla domanda di droga, introducendo forme di costrizione, laddove il consumatore/cittadino attua rapporti con il pubblico, potrebbe spiegare effetti di notevole successo. Nella pratica avremmo che la gran parte delle persone che hanno rapporti con la PA e similari (pubblico, impiego, università, scuola, ordini professionali, ecc...) sarebbero sottoposti a controlli periodici ed il loro eventuale acquisto di droga sarebbe costretto a diminuire (pena il diniego del servzio pubblico richiesto). In quest'ottica, la spesa pubblica costituita dagli stipendi degli impiegati pubblici sarebbe particamente distolta dal mercato della droga o quanto meno ridotta. Da altro punto di vista, faccio altresì rilevare che, stando alle statistiche del 2009, la spesa pubblica complessiva ha avuto un'incidenza sul PIL pari al 52,5% (fonte: http://www.italpress.com/). Tradotto ciò significa che, nella nostra economia, oltre il 50% della ricchezza prodotta è costituita da spesa pubblica. In altre parole e per esser ancor più chiari, questo dato sta a significare che dalle casse delle pubbliche amministrazioni, ogni anno, transita tanto di quel denaro da rappresentare oltre la metà dell'intera ricchezza prodotta in Italia. Pertanto, se noi riuscissimo ad evitare che i soldi, veicolati tramite le pubbliche istituzioni, entrino nelle casse di Mafia SpA sarebbe un colpo di scure di portata incredibile - mai visto - alle holding del crimine. Scriveremmo una nuova pagina nella storia dell'umanità. Utilizzare il flusso di cassa delle risorse pubblice contro la malavita ed il malaffare sarebbe una trovata geniale. Una rivoluzione copernicana dell'intero sistema di contrasto alla criminalità. Non più solo le forze dell'ordine contro la la droga ma tutti i cittadini che intrattengono rapporti - di qulasisasi natura - con le Istituzioni, pubbliche e parapubbliche (ovviamente ad eccezione di quei servizi essenziali per la vita in società). Il numero dei soggetti coinvolti, sul piano della ricchezza, varrebbe, secondo i dati del PIL, oltre il 50% dell'intera richezza prodotta all'interno del nostro Stato. E' chiaro, non è un comportamento da femminucce, sento già le campane di sinistra gridare "Stato fascista", ma come diceva qualcuno: "Me ne frego" (e pensare che io sono democristiano ed antifascista). Ripeto: La libertà di drogarsi non può prevalere nè sul diritto di vita nè sui profitti di Mafia SpA. Dobbiamo cambiare il modo di aggredire il sistema mafioso che oggi si fonda sulla droga. Sperare che i comportamenti virtuosi, gli opuscoli e gli insegnamenti ricevuti in famiglia siano gli strumenti migliori e sufficienti per vincere questa guerra è da malati mentali, da individui che d'innanzi ad un vero problema preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. La mia non è una provocazione, essa è invece una proposta di risoluzione. E' un modus che non ho inventato io ma che ho solamente adattato al caso di specie, se volete, un mero copia e incolla. Ogni giorno al Sud, troppe famiglie piangono i loro cari all'interno delle carceri. Gli SPACCIATORI, sempre visti e rappresentati con l'abito del cattivo, sono i soggetti più deboli dell'intera vicenda. I nostri uffici di collocamento sono cattedrali nel deserto, creati, nei fatti, per dare lavoro ai funzionari che vi lavorano anzichè ai cittadini che vi si presentano. Un solo clan ed il relativo capo sono in grado di offrire più posti di lavoro che tutti gli uffici provinciali del lavoro esistenti da Napoli in giù. 6. EFFETTI ULTERIORI E CONCLUSIONI Ancora una volta, con il piglio dell'economista, analizziamo quali potrebbero essere gli effetti di quanto appena affermato. Come noto, il prezzo di mercato è determinato dall'incontro tra domanda e offerta. Il linea generale, se la domanda di un bene aumenta di conseguenza ne aumenta anche il prezzo. Viceversa se la domanda diminuisce, il prezzo di mercato diminuisce di conseguenza. Riducendosi i prezzi per l'acquisto di droga la prima conseguenza sarebbe la contrazione dei ricavi di Mafia SpA. Effetto immediato ed ulteriore: Mafia SpA, avendo meno cash flow (flusso di cassa), avrebbe minori capitali da investire sull'acquisto di droga (è difficile pensare che esista una banca che conceda prestiti per comprare droga, le operazioni devono avvenire in contanti e senza istituti di credito). Il prezzo e le quantità di droga, una volta calati, costringerebbero i dirigenti di Mafia SpA a cambiare settore d'investimento. I nuovi mercati potrebbero essere nuovamente attività criminali oppure - è il nostro obbiettivo - attività lecite. Sempre sul piano economico, altro rilievo a chiaro effetto nocivo per l'azienda Mafia SpA, causato dalla diminuizione dei ricavi, risiederebbe nella necessità - come per tutti gli imprenditori del pianeta - di licenziare la gran parte dei propri impiegati/affiliati. La massa di neo disoccupati del crimine saranno costretti a cercare un altro tipo lavoro. E come si sa, qui la dicotomia è una ed una sola, o delinqui o sei onesto, se prima quindi spacciavano adesso incominceranno a lavorare onestamente (almeno - si spera - la gran parte). Per quanto sopra scritto, studiato, rilevato e pensato: io ci vedo e ci credo.
Dronet.org - Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Hormones and Behavior dimostra definitivamente come l’uso di droghe ricreazionali possa inibire o ridurre le performance sessuali con risultati rovinosi. Il dottor Pfaus, psicologo presso il Center for Studies in Behavioral Neurobiology di Montréal in Canada, ha considerato i risultati di oltre cento studi per esaminare sistematicamente gli effetti di sostanze stimolanti - come amfetamine e cocaina - e sostanze depressive del Sistema Nervoso Centrale - come l’alcol - sulle prestazioni sessuali. Sono state inoltre valutate le ipotetiche proprietà afrodisiache attribuite ad alcune sostanze stupefacenti, che hanno confermato la conclusione secondo cui sesso e droghe non sono in sintonia. La maggior parte degli studi sono stati condotti in laboratorio su modelli animali, che hanno permesso una migliore comprensione delle reazioni fisiologiche causa-effetto. Le droghe possono dare l’impressione di aumentare e migliorare le performance sessuali, ma i dati esaminati dimostrano come, invece, le sostanze psicoattive debilitino la risposta sessuale nella maggior parte delle situazioni, ha concluso il Dott. Pfaus. Inoltre, l’uso di sostanze psicoattive contribuisce ad aumentare l’esposizione a rapporti sessuali a rischio e può favorire la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili (HIV, epatiti, ecc.).
Pfaus JG, Wilkins MF, DiPietro N, Benibgui M, Toledano R, Rowe A, Castro Couch M Inhibitory and disinhibitory effects of psychomotor stimulants and depressants on the sexual behavior of male and female rats. Hormones and Behavior, 2010; 58 (1): 163.
La presentazione si terrà martedì 13 luglio 2010 alle ore 17:00 presso la libreria Libri Liberi di via San Gallo 25/27r, Firenze. (Link fondazione Michelucci)
Questa ricerca, sostenuta dalla Regione Toscana – Assessorato per il Diritto alla Salute, e che Forum Droghe ha svolto con la collaborazione della Fondazione Michelucci, si propone di valutare l’impatto della recente normativa penale antidroga sull’insieme delle attività delle forze dell’ordine, degli apparati giudiziari e sul carcere.
È un compito non semplice, perché nella politica delle droghe la valutazione ha finora trovato poco spazio, specie per ciò che riguarda l’aspetto penale.
Il lavoro svolto è importante innanzitutto da un punto di vista metodologico. Non solo perché si parte dal “basso”, dal territorio della Toscana: il che permette di raccogliere dati più affidabili per la vicinanza delle fonti e di valorizzare il punto di vista degli attori coinvolti. Inoltre, rispetto ai dati nazionali, questo studio ha iniziato ad arare il terreno per una vera valutazione dell’azione antidroga: non solo cercando di interpretare i pochi dati disponibili, ma soprattutto indicando le incongruenze fra i dati provenienti da diverse amministrazioni ed evidenziando quelli che mancano. In altre parole, prefigurando una griglia di valutazione dell’impatto delle politiche penali in materia di droga. Con soddisfazione commisurata alla fatica, possiamo dire che le cifre contenute in questa ricerca sono assai più affidabili di quelle ufficiali. Inoltre, la raccolta dati negli istituti penitenziari di Prato, Pisa, Livorno, Arezzo e l’approfondimento di tipo qualitativo svolto nel carcere fiorentino di Sollicciano hanno permesso una verifica dell’ipotesi alla base dello studio, circa la relazione fra la scelta del legislatore nel 2006 di penalizzare l’uso di droghe e il sovraffollamento carcerario.
Aduc - Il consumo di droga si sta spostando da cocaina e oppiacei alle droghe sintetiche: l'allarme arriva da un rapporto delle Nazioni Unite, che mette anche in guardia dal crescente uso di droga nei Paesi in via di Sviluppo. Negli ultimi due anni, la terra utilizzata per la coltivazione dell'oppio in tutto il mondo si e' ridotta del 23 per cento e la coltivazione di coca (concentrata soprattutto sulle Ande ed essenziale per la produzione di cocaina ed eroina) e' scesa del 28 per cento nell'ultimi decennio. Ma come rovescio della medaglia, il numero complessivo di coloro che usano stimolanti a base di anfetamina -tra i 30 e i 40 milioni- potrebbe presto superare quello degli utenti di oppiacei e cocaina. "Non risolveremo il problema della droga se ci limitiamo a spingere la dipendenza da cocaina ed eroina verso altre sostanza che provocano assuefazione, (sostanze) di cui esistono quantita' illimitate, prodotte nei laboratori della mafia a costi irrisori", ha detto il direttore dell'Unodoc (United Nations Office on Drugs and Crime), Antonio Maria Costa. Poiche' le rotte di traffico sono brevi (le droghe sintetiche sono spesso prodotte vicino ai mercati e le materie prime facilmente e legalmente disponibili), queste droghe sono piu' difficili da individuare, fa notare l'ufficio Onu. Mentre il consumo di cocaina e' diminuito sensibilmente negli Stati Uniti, il numero dei consumatori in Europa si e' raddoppiato nell'ultimo decennio arrivando a 45,1 milioni nel 2008, con conseguenze disastrose per la sicurezza regionale e l'uso della droga nei Paesi in via di Sviluppo. In sintesi, "le persone che sniffano cocaina in Europa stanno distruggendo le foreste incontaminate delle Ande e corrompendo i governi in Africa occidentale", dice Costa. Non solo: i Paesi in via di sviluppo sono sempre piu' preda delle droga: il consumo di eroina e' cresciuto in Africa orientale, quello di cocaina e' aumentato in Africa occidentale e Sudamerica, mentre la produzione di droghe sintetiche sta crescendo nel sud-est asiatico e in Medio Oriente. "E non risolveremo il problema della droga mondiale spostando il consumo dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo".

Area di Ricerca 2: CONSIGLI PER LA BUONA NOTTE
Sono da oggi disponibili i documenti relativi all'Area di Ricerca 2 del convegno Nuovi comportamenti di consumo - prevenzione e riduzione dei rischi (Reggio Emilia, 26-27 Maggio 2010) in formato pdf nella sezione Sostanze Scaricabili.
La Repubblica, Sport - L'ombra del doping cala sul poker live: è quanto emerge da uno studio della Nova Southeastern University in Florida. Moltissimi giocatori ascoltati hanno ammesso di utilizzare cocaina, marjuana, anfetamine e farmaci "legali" per aumentare la loro soglia d'attenzione e ottenere risultati migliori. Nell'elenco degli stimolanti anche sostanze comuni come la caffeina, di cui il 71% dei giocatori ha dichiarato di fare uso, e bevande normalmente in commercio come gli energy drink (51%) e il guaranà. Per giocare serve anche tranquillità e concentrazione: molti player cercano di ottenerle fumando marjuana (34%) o ingerendo alcol (30%), spesso abbinati a integratori alimentari come la vitamina b-12 e il guaranà. Una larga fetta di rounders (il 28%, circa uno su tre) dichiara inoltre di fare uso di psicofarmaci per aumentare il livello di concentrazione: anfetamine, dextroanfetamine e benzodiazepine su tutti.
ItaliaInformazioni - Ansiosi, fragili e scarsamente informati, al punto da trascurare la loro salute sessuale e riproduttiva. Non e' rassicurante la fotografia che emerge dal rapporto sui ''Giovani maschi e l'amore'', frutto di un'indagine svolta nei licei e negli istituti tecnici di sei Regioni (Lazio, Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia) e che rientra nella campagna di informazione e prevenzione 'Amico Andrologo' del ministero della Salute. Secondo lo studio, infatti, presentato questa mattina a Roma e realizzato dal Dipartimento di fisiopatologia medica della Universita' Sapienza di Roma, il 42,3% dei diciottenni italiani ha rapporti non protetti e il 57% del campione visitato e' affetto da patologie ed infiammazioni genitali e/o riproduttive.
Mentre il 41,8 % ha, o ha avuto, disturbi che potrebbero minare il loro potenziale riproduttivo. Inoltre il 61,4% di chi ha una attivita' amorosa non usa alcun metodo contraccettivo e il 23,9% si affida alla pillola anticoncezionale delle ragazze. Dati non certo rassicuranti, soprattutto se abbinati a quelli sulla scarsa informazione in materia. Basti pensare che tra le domande piu' ricorrenti che i ragazzi rivolgono ai medici spicca la richiesta di sapere come si cura l'omosessualita' e se l'Aids esiste ancora. In sintesi, secondo la ricerca i giovani maschi possiedono poche, e spesso sbagliate, nozioni sulla sessualita' e sono piuttosto vittime di pregiudizi sui comportamenti amorosi, sul sesso e sulla propria salute 'intima'.
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SCANDINAVIA. Era il criminale più famoso di Svezia. Ora, sopravvissuto ai suoi errori (alle anfetamine e a otto anni di carcere), aiuta i ragazzi a uscire dalle gang di Marco Ciriello - DRepubblica
Sono quello con la faccia da criminale", risponde Erik Lannerbäck quando gli chiedo come faccio a riconoscerlo alla stazione centrale di Stoccolma. Avrebbe potuto dire sono quello con le spalle larghe, fisico da pilone di rugby, calvo. Ma gli piace scherzare sul passato da gangster. La differenza tra lui e il resto dell'umanità salta agli occhi, nessuno si sognerebbe di parcheggiare davanti all'entrata della stazione, tra i taxi. Una vecchia Volvo 740 rossa, "non è mia", precisa mentre saliamo. Con lui ci sono Timmie (bosniaco, cinque anni di carcere e ancora sei mesi da scontare, come dimostra il braccialetto alla caviglia che subito mostra), e un regista della tv svedese, in eschimo, che si occupa di programmi per bambini, parla poco e mastica tabacco in quantità. Stoccolma, mattina presto, strade ghiacciate, Erik che ha dei raptus da far impallidire il Gassman del Sorpasso, accelera in curva e in prossimità dei semafori - rossi -, e considera nemico tutto quello che si frappone tra lui e la strada. Stiamo andando al Löfströms Gymnasium, una scuola della periferia, dove terrà una lezione sulla legalità. Sarà una lunga giornata tra carrozzieri, meccanici e scuole, con una costante: Erik runs, corre. Non a caso il carrozziere italiano Antonio La Placa - che lo ha adottato - lo chiama Enrico il pazzo, e sembra il nome di un re vichingo. È il criminale più famoso della Svezia, ex membro di gang: Bandidos, poi Wolfpack Brotherhood e infine una sua, piccola e temibile. Quarantacinque anni, quattro mogli, una figlia quasi maggiorenne, due anni da cuoco in Brasile dove non si è risparmiato una rissa con dei ragazzi della favela a Rio: e mima i pugni dati urlando "sou doido". Uno in Thailandia per disintossicarsi dalla droga (anfetamine perlopiù), dove ha capito l'importanza dello stato sociale (dice di essere un criminale con la coscienza di classe): "Sono sempre tornato in Svezia perché qui c'è attenzione per le persone e un'opportunità, se vuoi prenderla". Alle spalle: estorsioni, "il mio forte, non dovevo ricorrere alle armi, li convincevo e sapevo farmi temere, questo era riconosciuto anche dalle altre gang"; traffico di droga e armi, pestaggi, "non ho ucciso ma ho visto uccidere estranei e amici, tanti, troppi"; in prigione in Austria e Svezia, per un totale di otto anni, "non mi hanno preso, mi sono costituito ai poliziotti dopo aver superato il confine. La mia fama era dovuta all'aver affrontato e sconfitto i capi delle altre gang. Ero temuto, anche psicologicamente, forse ho avuto più fama di quella che meritassi. E fortuna. Mi hanno condannato per quello che si poteva provare: aggressione, estorsione, possesso illegale di armi e attentati intimidatori". Ora tiene corsi per la polizia (svedese e norvegese), lezioni in parlamento, scuole università radio e tv se lo contendono per farsi raccontare il crimine scandinavo, e soprattutto capire come evitare che altri cadano nello sbaglio. Ha anche una teoria, che espone teatralmente nelle scuole, con molto fascino sui ragazzi. Alla lavagna disegna un diamante (il simbolo di come siamo tutti), poi lo colpisce con un pugno (una ferita, un incidente che ci cambia), e disegna il bozzo: il torto subito, basta poco in una società perfetta come quella svedese per sentirsi a disagio, essere isolato e desiderare di appartenere (è su questo che fanno leva le gang) per poter passare quel torto, per ferire altri, e più fai torto a qualcuno più stai male e ne fai ancora, poi hai bisogno della droga per dimenticare, ecco la spirale che inghiotte il diamante. I ragazzi, rapiti, annuiscono. "Non sono un insegnante, sono un coach che lotta contro il male". Prima era un esempio di criminale, ora è un esempio di redenzione. Guida il programma Passus che aiuta a uscire dalle gang e dalla Svensk Maffia (titolo del bestseller alla Gomorra che spopola in Svezia, con due pagine dedicate a Erik). Sentirlo discutere e difendere la polizia dai molti ragazzini immigrati che se ne lamentano è il successo della democrazia svedese e del suo sistema di pena, anche se non tutto è da film, e tutte le carceri sono paese: "C'è una forte gerarchia e molti pestaggi, ma ricordo con nostalgia gli abbracci alla fine dell'ora d'aria tra uomini grandi e grossi che soffrivano di solitudine". Erik, come i gangster veri è un uomo generoso, che ha amici strani: i carrozzieri settantenni siciliani che hanno un'officina con ristorante annesso che è da Soprano, un iracheno cresciuto in Svezia e ora tornato in Iraq, Hussein Aflaton, al quale manda denaro per salvarlo nel caos di Bagdad ("sono il suo welfare"), poi un tedesco (conosciuto in prigione) che ha una catena di hotel in Germania sempre pronto a ospitarlo, il meccanico che gli restituisce la Saab (trattata come fosse un bimbo) e subito lanciata a tutta velocità con Iggy Pop a manetta, e infine da qualche parte, un vecchio bulgaro, Miroslav Trankov, difeso in carcere ("l'ho sottratto al pestaggio con federe di cuscini imbottiti con scatolette di tonno"). La vita di Erik non è stata un picnic, ma sarà un libro, Det är modigt att be om hjälp (Il coraggio di chiedere aiuto) che Bonniers (il più importante editore svedese) sta per pubblicare. La sua forza è l'ironia, oltre la parola, è un Tyson bianco con il rap di Mohammed Alì, un'intelligenza di strada che parla la lingua di tutti, fa presa su ragazzi e ragazze, e quando esce dalle aule deve passare tra un muro di mani che vogliono battergli il cinque. Con lui alle lezioni porta alcuni di quelli che partecipano al programma Passus e provano a darsi una vita nuova fuori dalle gang. Al primo, Timmie Silverstramden, 20 anni, bosniaco, quello che viene con noi a scuola, Erik chiede di raccontare la sua storia. Emblematica. Nonna, padre, madre criminali, e latitanti, trafficanti di droga tra Polonia e Svezia e lui aveva seguito l'impresa di famiglia, a undici anni. Timmie ha la saggezza di chi ha visto l'inferno, e può prendersela con calma. "L'anfetamina come ideologia, un coltello sempre sotto il cuscino, a quindici anni avevo una gang tutta mia, e ho trovato anche il tempo di essere latitante in Bosnia, dove me la spassavo con giornate di party, ero bravo a organizzare feste, in confronto, Kusturica con i suoi matrimoni è un dilettante". Ma non stava bene, sapeva di non poter guardare i fratelli che avevano scelto un'altra strada, "ora ho lo stomaco pulito" (dalle anfetamine e dalle colpe), le sue passioni le puoi leggere sul corpo, dove ha tatuato il nome della squadra di calcio che segue: il Chelsea, adora Drogba e Terry, e il suo motto: Me, Myself and I. Quando gli hanno puntato una pistola alla testa aveva dodici anni, e se lo racconta ora è perché ha saputo rispondere, ha detto al capo della gang avversa: "Uccidimi adesso, o ti uccido io più tardi", ma se gli chiedi come è finita non risponde, allarga le braccia. L'altro ragazzo che Erik sta seguendo (per ora ne ha tirati fuori una quindicina) è Robin Josef Pettersson, 20 anni, di origine uruguagia, che a differenza di Timmie ha da poco deciso di cambiare vita: un lavoro da magazziniere grazie a Passus, una casa in periferia con la sua ragazza e ancora molto da smaltire: mi accoglie sulle note di un rap svedese, con i suoi due cani, alle pareti poster di Marlon Brando padrino, Al Pacino scarface e Che Guevara, sul collo tatuati una croce e una pistola: "È la mia vita, ci sto in mezzo". Ancora non è pronto a raccontare, è taciturno, bisogna estorcergli le parole. "I ragazzi delle gang sono perlopiù immigrati che si associano perché non credono nella polizia, poi a questo si aggiungono i problemi personali - io avevo i genitori alcolizzati - e il bisogno di sentirti forte, si parte con l'esigenza di difendersi e difendere, poi, però, finisci per far del male". La sera rivedo Erik, andiamo a cena in un ristorante asiatico, e mi racconta di essere un uomo soddisfatto, sopravvissuto a molti errori, che ha ancora la forza di ricominciare, con meno soldi, il suo esempio è Nelson Mandela, uno sopravvissuto alla prigione: "In carcere impari che sei vivo finché sudi, e ti alleni a diventare una bestia, poi, quando sei libero, capisci che non è così". E devi ricominciare tutto daccapo. EXIT (FUORI DAL NAZISMO) Prima di Passus (e di Kris, il centro di recupero di Upsala per ex criminali dove è stato fotografato Timmie) c'era, anzi c'è l'emblematica storia di Robert Örell. Divenuto nazista a dodici anni per un paio di occhiali, ora lavora con Exit, l'organizzazione che aiuta chi vuole lasciare i nazisti così come Passus proteggere e sostiene chi vuole lasciare le gang. Robert aveva bisogno di occhiali perché fortemente miope, se li mette, viene preso in giro, li toglie e decide di entrare in un gruppo nazista. "Non facevamo niente, ma mi sentivo forte, avevo amici pronti a morire per me, andavamo alla stadio a picchiarci, ci drogavamo, bevevamo e aspettavamola rivoluzione nazionalsocialista". Poi ha rimesso gli occhiali, che sono stati lo strumento per vedere gli errori. E per leggere. Oggi ha 29 anni, un bimbo e una bimba domenicana (adottata). Il suo film preferito è Il favoloso mondo di Amélie, Dostoevskij lo scrittore. "So come lavorare sulle assenze di famiglia e società che ti spingono a diventare nazista, in dieci anni di Exit abbiamo già curato 500 persone con questi problemi".
Notiziario Aduc - I test antidroga sono oggetto di continuo studio da parte dei ricercatori per la messa a punto di metodologie che siano semplici, sensibili e poco invasive. I campioni biologici analizzati generalmente sono il sangue, le urine, i capelli e, più recentemente, il sudore. Un gruppo di ricerca guidato dal professor Olof Beck, del Karolinska Institutet di Stoccolma in Svezia, ha studiato la possibilità di evidenziare la presenza di sostanze d’abuso nell’aria espirata, con un test del respiro che fino ad ora era stato utilizzato solo per determinare la presenza dell’alcol come sostanza d'abuso. La ricerca pubblicata dalla rivista Journal of Analytical Toxicology sottolinea infatti, come il respiro contenga numerose sostanze e che in esso è possibile rilevare anche molecole non volatili. I ricercatori hanno così ipotizzato che anche le amfetamine potrebbero venir rilevate nel respiro dei consumatori. L’esperimento presentato consisteva nell’esaminare il respiro di 12 soggetti ricoverati in seguito ad intossicazione acuta da amfetamine, la cui presenza nell’organismo era stata confermata dall’analisi di campioni di urina e di plasma. I composti presenti nell’aria espirata, sono stati “intrappolati” in una superficie di silice modificata e successivamente analizzati attraverso una tecnica di cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem. I ricercatori sono stati in grado di identificare la presenza di amfetamina e metamfetamina in tutti i campioni analizzati e i dati sono stati confrontati con sei campioni di controllo di soggetti volontari, non utilizzatori di amfetamine, che sono stati confermati come negativi. Il metodo ancora in fase sperimentale, rappresenta un'importante innovazione che potrebbe cambiare l’approccio ai test per le sostanze d’abuso. (DrogaNews)

Area 1: ROTTE GIOVANILI E CONSUMO DI SOSTANZE
Avvisiamo i lettori che pubblicheremo in sostanze scaricabili gli interventi del convegno Nuovi comportamenti di consumo - prevenzione e riduzione dei rischi (Reggio Emilia, 26-27 Maggio 2010) in formato pdf.
La pubblicazione rispetterà le tre aree di ricerca in cui era diviso il convegno. Da oggi sono disponibili i risultati dell'Area 1: Rotte giovanili e consumo di sostanze, con gli interventi di Michele Sanza e Bruna Zani.
M. Sanza: Individuazione della mappa delle rotte giovanili
B. Zani: uso di sostanze nei contesti del divertimento