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Domande agli Operatori

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Archivio delle Domande agli Operatori

Questo è l'archivio di tutte le domande degli utenti a cui gli operatori sociali di sostanze.info hanno risposto. Puoi modificare le opzioni per vedere solo domande e risposte dei tipi che ti interessano, oppure usare il riquadro in alto per fare una ricerca specifica o una nuova domanda.

Domanda: la sessodipendenza può esistere?

Risposta:

Certo; così come una lunga serie di comportamenti della vita quotidiana,
tipo il gioco, gli acquisti, il computer, il cellulare, la televisione, ecc,
anche il sesso può diventare una dipendenza, cioè assumere delle
caratteristiche patologiche. Si chiamano dipendenze comportamentali, o nuove
dipendenze, difficili da riconoscere perchè si tratta di comportamenti
comuni e socialmente accettati, ma che, in quanto dipendenze, possono
portare a gravi conseguenze.

"La nozione di dipendenza sessuale a volte è confusa con la normale
positiva, piacevole ed intensa sessualità goduta dalla popolazione normale o
con la semplice alta frequenza dei rapporti sessuali. Alcune persone vivono
degli eccessi sessuali, ma sono in grado di controllarli e dir loro di no. I
dipendenti sessuali, invece, hanno perso il controllo sulla loro capacità di
dire no. Il loro comportamento sessuale è parte di un ciclo di pensieri,
sentimenti ed azioni che non possono più controllare. Invece, di gustarsi il
sesso come una fonte di piacere, queste persone si relazionano al sesso per confrontarsi con il dolore, prendersi cura di sé, rilassarsi dallo stress.
Tale ossessione trasforma il sesso nella relazione primaria per la quale
tutto il resto viene sacrificato, inclusi la famiglia, gli amici, la salute,
la sicurezza ed il lavoro."
(tratto dal sito:
http://www.cedostar.it/dipendenze_sex_e_affettive.htm
dove puoi trovare anche un test di autovalutazione)

Domanda: ciao complimenti per il sito e x le risp

Risposta:

Ancora grazie per il sostegno!

Domanda: gli operatori che lavorano nel campo del "disagio" scelgono questa professione per un loro bisogno o cosa? grazie Silvano

Risposta:

Alla domanda se nella scelta di questo lavoro si risponda ad un proprio
bisogno penso senz'altro che la risposta sia sì, e penso che qualunque
scelta lavorativa risponda a delle profonde istanze personali. Ovviamente
per ognuno la storia è diversa e sarebbe un po' troppo banalizzante dire che
ci si fa carico della sofferenza altrui nel tentativo di curare la propria.
E' certo comunque che il contatto con la sofferenza e con il disagio muove
qualcosa dentro l'operatore, che è costantemente chiamato a fare i conti con
la propria emotività. La nostra professionalità e fatta di studio,
esperienza, confronto con i colleghi da una parte, sensibilità, storia
personale, stile relazionale dall'altra. Lo sforzo costante è di tenere in
equilibrio queste due parti e mantenere sempre una giusta dose di "scienza"
a fianco di una giusta dose di "emotività.

Domanda: In Italia è mai stato riscontrato l'uso della rape drug, il GHB?

Risposta:

La risposta è affermativa. Anche il Italia è presente l’abuso del GHB. Sono stati riscontrati anche dei casi di overdose. Il GHB viene usato come farmaco per la sindrome d’astinenza da alcool ed a questo scopo funziona bene. L’uso in terapia però è molto delicato proprio perché le sue caratteristiche rendono alto il rischio di abuso. La legislazione attuale lo considera una sostanza stupefacente. Pare che sia stato usato, in certe occasioni, unito a bevande alcoliche, all’insaputa di chi beveva allo scopo di ridurre le difese della persona.

Domanda: ciao vorrei sapere qualcosa sulla dipendenza da gioco d'azzardo

Risposta:

La dipendenza da gioco d'azzardo è una vera e propria patologia, al pari
della tossicodipendenza, che sta registrando un enorme incremento negli
ultimi anni, grazie alla diffusione capillare di gioco d'azzardo legale
(slot machine, gratta e vinci, lotto, cavalli, casino on line, ecc.). Per
alcune persone la perdita di controllo può raggiungere livelli di estrema
gravità, compromettendo, oltre l'aspetto finanziario, la vita sociale,
lavorativa, familiare. Trattandosi di una dipendenza psicologica, può essere
difficile riconoscere di aver passato il limite, così come non è facile
trovare aiuto quando si decide di curarsi.
Negli ultimi anni alcuni SerT si sono attrezzati per il trattamento di
giocatori patologici. Esistono inoltre gruppi di auto-aiuto sia per
giocatori che per familiari.

Nella sezione "Leggi" è stato pubblicato un articolo sul tema:
"Gioco d'azzardo: problemi nel mondo".

Domanda: GLI SPACCIATORI SPESSO NON SONO GENTE CATTIVA COME SI CREDE,E NEPPURE SI DROGANO,NON E' VERO?

Risposta:

Una parte delle persone che spacciano sono tossicodipendenti che vendono la sostanza che loro stessi usano per pagarsela. In genere queste persone nel momento stesso in cui smettono di usare sostanze smettono anche di spacciare. Questo elemento è significativo in quanto l’attività di spaccio è conseguenza stessa della loro dipendenza proprio come potrebbe essere il fatto di rubare, di prostituirsi o altro. Anche in questi casi chi smette di drogarsi smette anche di avere queste attività. Anzi addirittura in quel momento non capisce nemmeno come abbia potuto “arrivare a tanto”
Per certi versi il fatto di vendere la stessa sostanza che usano costituisce una “regola morale”: io vendo qualcosa che anche io uso. Alcune di queste persone raccontano anche di vendere la droga solo a chi è già tossicodipendente e mai a una persona che è all’inizio della sua esperienza di consumatore. Anche questo in qualche modo costituisce una regola morale: non contribuisco al rovinarsi di una persona non ancora rovinata, ma “aiuto” chi è già dipendente. Naturalmente tutto ciò è discutibile. Ma così è.
Un’altra parte di quelli che vendono droghe non le usa. Naturalmente tra questi dobbiamo mettere tutte quelle persone che fanno parte della catena produttiva e commerciale delle sostanze stupefacenti. Compresi i mafiosi. La questione morale che tu poni, in questa seconda categoria di persone potrebbe spingerci a fare riflessioni diverse. In queste categorie infatti il motivo per cui si entra nella catena “commerciale”, qualsiasi sia il livello, è economica. A te ulteriori valutazioni.

Domanda: esistono le comunità diurne dove non è necessario stare anche a dormire?che differenza hanno con le altre?

Risposta:

Sono arrivate a brevissima distanza di tempo due domande sullo stesso tema.
Puoi leggere quello che abbiamo risposto all'altra persona, ma cogliamo l'occasione
per aggiungere dell'altro.

Le comunità offrono ormai programmi molto differenziati come modalità di
frequenza: oltre ai residenziali esistono programmi diurni, serali, o anche
del week end. Da programmi molto "chiusi" a programmi molto "aperti". Quello
che varia è il livello di autonomia che le persone riescono a sperimentare e
la capacità di rispettare le regole del trattamento (non drogarsi, non
frequentare persone che si drogano, ecc) anche senza un contenimento forte
come quello delle comunità residenziali.

Esistono tipologie e impostazioni molto diverse nelle varie comunità, per
cui ti dirò solo alcune caratteristiche generali.

Un elemento fondamentale nei programmi diurni è la collaborazione della
famiglia, che spesso è un requisito indispensabile per essere accolti. In
pratica la famiglia diventa il prolungamento della comunità nella parte
della giornata che si passa fuori. L'organizzazione delle giornate prevede
una parte dedicata al lavoro o allo studio e una parte ad attività
terapeutico-riabilitative di gruppo e individuali. Vengono effettuati esami
delle urine per il controllo dell'assunzione di sostanze. Ci sono regole
sulla gestione del denaro e del tempo libero.

Il fatto di rimanere a contatto con il proprio ambiente può essere sia un
vantaggio che uno svantaggio. Qualcuno può pensare che i programmi diurni
siano più "leggeri". Qualcun altro invece pensa che sia più facile dare un
taglio netto allontanandosi da tutto e da tutti.

Ovviamente la scelta di un programma terapeutico di qualunque tipo dovrebbe
esser fatta consultando un esperto.

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