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Chi ha paura di Morgan di Tommaso Cerno, L'espresso

Sono passati sei mesi da quando il musicista fu escluso da Sanremo. Ma l'esilio continua. A cominciare dalla tv. Solo per aver parlato di droga? Lui un'idea se l'è fatta

 

Marco Castoldi in arte Morgan Marco Castoldi in arte Morgan

In disp-arte Morgan. Così, giocando con il titolo del suo libro intervista come sulle corde della chitarra, l'ex giudice e star di "X-Factor" parla di sé dopo l'esclusione da Sanremo prima e dal talent show poi. Niente giacche psichedeliche, stavolta. Né acconciature marziane. Marco Castoldi, 37 anni, racconta a "L'espresso" la sua verità sull'ascesa e la caduta di un divo tv: «Ero libero e il pubblico stava con me: finché mi hanno cacciato. Se non era la droga, avrebbero trovato un altro motivo».

Morgan, non è che dopo la bufera le piace darsi il tono dell'anti-eroe pentito... «Non è così. Dico quello che dicevo anche prima. E cioè che io non faccio apologia della droga. Ho parlato di droghe per una vita. Dalla trilogia chimica con i Bluvertigo al remake di "Un ottico" di De Andrè. Non è cambiato nulla». Ma per cantare a Verona il 15 settembre ha dovuto scrivere al sindaco leghista e proclamarsi contro la droga. Non fa un po' "convertito"? «Beh, se dovessi farlo con tutti i sindaci sarebbe un po' laborioso. Comunque, oltre al sindaco, c'era Giovanni Serpelloni, il capo del dipartimento nazionale per le politiche antidroga. Per cui il governo era parte in causa della questione. Ma c'è un altro aspetto». Cioè? «Prima della lettera, mi sono rivolto ai cittadini veronesi dicendo loro che trovo questa cosa strumentale e oscura. Strumentale perché mi usano come una marionetta. E vabbè. Oscura perché, dietro ciò che mi sta capitando, c'è qualcosa che non ho ancora ben capito. Mi sembra di essere finito in una trappola. Ma che se lo dico, ci finisco ancora più dentro...». Non è, più semplicemente, che ha esagerato? «Non è solo così. Nella famosa intervista a "Max" ho ripetuto cose che avevo in parte già detto. Nulla di scandaloso: ne esistessero di antidepressivi come la cocaina. Le sembra una frase da far saltare una carriera? Su "Repubblica" la pace con Verona è uscita sotto un articolo che affermava la stessa cosa. Uno psichiatra promuoveva l'uso terapeutico dell'Lsd. Non mi pare abbia perso il lavoro». Il professor Vollenweider è un medico, lei no... «Ma io l'ho detto ridendo, con un filo di provocazione, con ironia. Mentre l'uso fatto della mia frase è strano. Diedi l'intervista prima di Natale e uscì all'improvviso a febbraio. Da lì fu un crescendo». Era la vigilia di Sanremo. Lei era il personaggio del momento. È normale. «Non era solo la vigilia di Sanremo, ma pochi giorni dopo che avevo firmato il "Manifesto dei Concordi" con Margherita Hack, Mimmo Calopresti e Stefano Bonaga. Dice cose forti, che pochi in Italia oggi hanno le palle di dire. E io da quel momento sono in esilio. Creda a me: la droga è un problema. Ma è usato a pretesto. Se non era quello, era un'altra cosa». Non le sembra: Morgan e la teoria del complotto... «Non è una teoria e non è un complotto. È una normalissima pulizia. Ero diventato ingombrante. Sono andato a RaiDue a suonare "Bella Ciao" come una fuga di Bach. Mezz'ora di televisione a briglia sciolta che non si rivedrà tanto facilmente in Italia. E che non è piaciuta. Io non sono politically correct. E in un Paese come il nostro, con un governo così, non si può». Non starà esagerando con il vittimismo? «Se fossi come loro, eliminerei anch'io uno come me: Morgan, che usciva da tre edizioni di "XFactor" vinte con il televoto da casa, gli sms diretti, segno che gli ascoltatori erano con me. Poi Sanremo con due miei concorrenti in gara e la mia canzone applaudita dall'orchestra come la migliore. Mentre per molte altre i musicisti lanciavano gli spartiti, dicendo: "Questa musica fa schifo". Troppa roba in mano a me... Non gradita, oltre che non richiesta». Sta dicendo che è stato censurato come Luttazzi o la Guzzanti? «Con la differenza che Luttazzi da anni parla solo dell'editto bulgaro e non fa più paura. Io, invece, sono roba fresca e più estremista di lui. Non si può avere i sondaggi che ti danno numero uno a RaiDue, Sanremo come possibile vincitore e argomentare liberamente. O presentare un manifesto di lotta... Ero sotto osservazione e mi hanno tolto di mezzo. Nemmeno la sinistra ha detto qualcosa. Mi deludono anche loro».

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