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Dopo 5 anni fumatori di nuovo in aumento. Colpa della crisi e del contrabbando

di Adele Sarno

 

(La Repubblica) Per la prima volta dal 2005 il numero dei tabacco-dipendenti è tornato a salire anche a causa delle difficoltà economiche, dello stress e dell’improvviso tempo “libero” di chi ha perso il lavoro. Ma se i consumatori aumentano, le vendite “lecite” calano perché la recessione ha ridato fiato anche al mercato nero delle sigarette: in un anno i sequestri sono cresciuti del 45%

 

Quattro ex fumatori su cento hanno ripreso il vizio nel 2009. E per la prima volta dal 2005, da quando è entrata in vigore la Legge Sirchia, il numero dei consumatori di sigarette ha ripreso a crescere (+3,4%). Tale crescita è legata soprattutto alla ricaduta di chi aveva smesso. Le ragioni dell’inversione di tendenza dipendono, secondo gli esperti, anche alla crisi economica: l’aumento dello stress per le difficoltà lavorative e finanziarie, il maggior tempo all’improvviso a disposizione di chi non ha più il lavoro o si ritrova per mesi in cassa integrazione sono fattori che incidono sulla condizione dell’ex fumatore. La crisi, del resto, si manifesta anche in un altro modo in questo terreno, con un ritorno straordinario delle sigarette di contrabbando e del relativo mercato nero. Anche in questo caso parlano le cifre, quelle della British american tabacco Italia: nei primi sei mesi del 2009, i fumatori sono aumentati del 3,4%, mentre il mercato ufficiale delle sigarette ha registrato un calo di vendite del 3% (e del 12% negli ultimi cinque anni).

 

 

La crisi e lo stress fatali agli ex fumatori

“L'aumento degli ex fumatori – spiega Pier Giorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio alcol, droga e fumo dell’Istituto superiore di sanità – è legato anche agli effetti della crisi". Stress, ansie, ma anche il molto tempo diventato libero dall’impiego perduto, speso a pensarsi addosso o a cercare un altro lavoro, sono occasioni spesso fatali per chi aveva smesso di fumare. "Sicuramente i problemi economici aggravano la situazione e possono determinare il ritorno alla dipendenza dal fumo - aggiunge il dottor Roberto Boffi, medico pneumologo, responsabile del centro antifumo dell'Istituto nazionale dei tumori -. Considerando poi che nei luoghi di lavoro non si può fumare, come anche nei bar e nei locali, le occasioni per consumare quei piccoli 'cilindri infernali' sono sempre meno per le persone impegnate e più per chi invece ha una vita più libera. Negli Usa, per esempio, chi fuma è fuori moda, è un emarginato".

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