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Droga. Riduzione danno. Consiglio d'Europa sposa posizione Giovanardi

 

Il Consiglio d'Europa ha fatto sua la posizione italiana sulla 'riduzione del danno', cioe' sulle azioni da intraprendere per prevenire i rischi e ridurre i danni legati all'uso di droghe, dicendo in pratica 'no' alle cosiddette 'camere del buco', alla somministrazione controllata di eroina e al pill testing, cioe' l'esame immediato delle sostanze stupefacenti fuori dai luoghi di consumo. Lo rende noto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi. La delegazione italiana del Dipartimento per le politiche antidroga, informa Giovanardi, ha portato oggi a Bruxelles, su indicazione dello stesso sottosegretario, la posizione italiana sulla prevenzione delle patologie correlate e, in particolare, dell'infezione da hiv, delle epatiti, delle malattie trasmesse sessualmente e della tbc. Il Gruppo orizzontale Droga del Consiglio d'Europa, 'dopo una lunga e aspra discussione per individuare una posizione condivisa da tutti gli Stati membri', ha fatto sua la posizione italiana. 'L'Italia ha chiesto e ottenuto - dice Giovanardi - che le misure e le azioni di prevenzione siano finalmente elencate con precisione, facendo esplicitamente riferimento a un documento ufficiale di alto livello, condiviso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e le Nazioni Unite. Tutto questo per non lasciare dubbi e incertezze relativamente a tre misure che non trovano alcun riconoscimento nel nostro Paese: le cosiddette camere del buco, la somministrazione controllata di eroina e il pill testing'. 'Finalmente, anche in ambito europeo - dichiara il sottosegretario - è stata fatta chiarezza su quali siano le azioni e gli interventi spendibili nella cosiddetta 'riduzione del danno', termine troppo spesso utilizzato con strumentalizzazioni ideologiche e politiche e che l'Italia ha sostituito con il termine piú tecnico di 'prevenzione delle patologie correlate all'uso di droghe'. Per noi non è una questione di terminologia ma di contenuti. Gli interventi per la prevenzione di queste malattie non possono mai essere alternativi al trattamento ma sempre complementari; la linea italiana è quella di correlarli sempre all'offerta di trattamento all'interno di una strategia centrata sulla persona, che si pone come fine ultimo il recupero totale e il reinserimento sociale e lavorativo del tossicodipendente'.

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