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ENTER THE VOID

UN FILM TUTTO IN SOGGETTIVA. MISTICA “O figlio di nobile famiglia, ascolta senza distrarti e con forte attenzione”, recita il Bardo Thodol, ovvero Il libro tibetano dei morti. Che è un manuale per pilotare attraverso le luci dell'aldilà l'anima del morto in modo che riesca o a liberarsi o a reincarnarsi in maniera gradevole. Ovviamente le luci sono segnali in un viaggio che, preso male, può essere da incubo... Nella cultura psichedelica alcuni (come Timothy Leary) hanno letto Il Libro come manuale di viaggio per LSD. Gaspar Noè ci va pesante e usa le luci descritte dal Libro per pilotare il viaggio dell'anima di uno spacciatore ucciso in un cesso di Tokio proprio dopo aver letto il Libro e essersi infilato in un trip terribile: per fortuna si limita a guidarla davvero in volo tra le luci della città e dell'anima fino a un albergo che è la variante, molto concreta, di quell'orgia che nel Libro costituisce il luogo dove l'anima sceglie i genitori copulanti, attraverso i quali rinascere. Allora, leggere la mistica tibetana è un conto, rifarla in un film necropsichedelico è davvero uno sforzo per lo spettatore, a volte anche involontariamente comico. Comunque il vuoto del buddismo è sostituito dal Void, che è il nome del bar dove il nostro muore per reincarnarsi. Dunque, entrate nel vuoto. Pronti a rinascere ENTER THE VOID. Regia Gaspar Noé. Interpreti Nathaniel Brown, Paz de la Huerta, Cyril Roy, Olly Alexander, Masato Tanno.

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