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Facebook, i dubbi dei genitori: ecco cosa consigliano gli esperti

Scervellarsi per entrare nel mondo di Facebook, magari creando un proprio profilo e diventando «amici» dei propri figli, è inutile, anzi quasi dannoso. Lo affermano gli esperti dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, secondo cui per controllare i ragazzi l’unica arma è il dialogo.
«Per un genitore e un figlio i social network altro non sono che la proiezione in rete della qualità delle relazioni vissute quotidianamente tra le pareti domestiche - spiegano i neuropsichiatri e gli psicologi dell’ospedale romano - Non ci si può aspettare che un bambino o ancor di più un adolescente, poco avvezzo a rapportarsi ai genitori in maniera trasparente, accetti di sentirsi osservato attraverso la rete».
Tra i 16 milioni di utenti italiani di Facebook circa 3 milioni hanno meno di 18 anni, una fetta seconda solo agli over 36 e agli utenti tra i 19 e i 24 anni, a cui corrispondono probabilmente sei milioni di genitori in apprensione, spinti anche dalle notizie di cronaca, ma cercare di spiare i figli, magari appropriandosi dei codici di accesso e entrando nel profilo, è sbagliato: «Entrare nel profilo di un figlio è come sbirciare nel suo diario segreto - spiegano ancora gli esperti - In rete soprattutto i ragazzi esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai social network anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori».
Due sono le armi indicate per difendere i figli dai pericoli del social network: una la fornisce lo stesso Facebook, con l’attivazione del tasto «segnalazione di abusi», la classificazione automatica come «privati» dei profili completi online e degli elenchi di contatti di utenti registrati come minorenni e l’impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di utenti minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca.
Per quanto riguarda i genitori, invece, la ricetta rimane quella di sempre, il dialogo, non la chat: «L’approccio migliore è la creazione di una relazione solida tra genitore e figlio - concludono gli esperti - che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite internet e i social network. Ciò significa instaurare una rapporto di fiducia tra genitore e figlio, che faccia sentire l’adolescente accolto e non giudicato, in modo da consentire anche richieste di aiuto nella consapevolezza di potersi sentire protetto e difeso dai propri genitori, anche se si tratta di dover riferire cose non piacevoli e da cui si viene normalmente messi in guardia». E per quanto riguarda gli amici: meglio che se li facciano tra coetanei.

Si abbassa l'età degli iscritti. I problemi? Privacy e genitori "impiccioni". Gli specialisti dell'ospedale Bambino Gesù di Roma puntano l'attenzione anche alla virtualizzazione dei rapporti. Il traguardo di Twitter: 145 milioni di iscritti

Facebook e minori. Un problema sempre più sentito, visto che si abbassa l'età di chi si iscrive ai social network. Intere classi virtuali delle scuole elementari sono ormai ritrovabili in Rete, con grande preoccupazione dei genitori che non riescono a controllare del tutto le frequentazioni dei propri figli. Il web non va demonizzato, ma, come tutti gli strumenti potenti, bisogna saperlo maneggiare in modo da non farsi del male.

Esiste un’età minima per attivare un profilo? Per il momento nulla impedisce a un bambino l'iscrizione, ma il problema inizia a essere sentito dalle istituzioni e dagli stessi sviluppatori dei social network. Ecco quindi, che si pensa all’attivazione di un tasto "segnalazione di abusi" di facile uso e immediatamente accessibile, che permetta agli utenti di segnalare con un click contatti o comportamenti inappropriati, o a migliorare la privacy (grazie alla classificazione automatica come "privati" dei profili completi online e degli elenchi di contatti di utenti registrati come minorenni, all’impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di utenti minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca).

Ma c'è un altro problema: spesso i genitori creano il proprio profilo e chiedono l'amicizia al figlio o arrivano a utilizzare le sue chiavi d’accesso per conoscere il suo mondo, i suoi contatti, i suoi interessi. Niente di più sbagliato, dicono gli degli specialisti dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù: "Per un genitore e un figlio i social network altro non sono che la proiezione in rete della qualità delle relazioni vissute quotidianamente tra le pareti domestiche. Non ci si può aspettare che un bambino o ancor di più un adolescente, poco avvezzo a rapportarsi ai genitori in maniera trasparente, accetti di sentirsi osservato attraverso la rete". Entrare nel profilo di un figlio, ammoniscono gli esperti, è come sbirciare nel suo diario segreto. In rete i ragazzi esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai social network anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori.

Un altro rischio è la virtualizzazione del rapporto figlio-genitore in cui si dialoga in rete ma si resta in silenzio a tavola. L’approccio migliore è la creazione di una relazione solida, che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite internet e i social network. Ciò significa instaurare una rapporto di fiducia tra genitore e figlio, che faccia sentire l’adolescente accolto e non giudicato, in modo da consentire anche richieste di aiuto nella consapevolezza di potersi sentire protetto e difeso dai propri genitori, anche se si tratta di dover riferire cose non piacevoli e da cui si viene normalmente messi in guardia.

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