Francia. Duecentomila francesi coltivano la propria cannabis
Gli uomini della Polizia Giudiziaria (PJ) di Tolone, che da mesi svolgevano un'indagine su un trafficante d'erba locale, non riuscivano a credere ai propri occhi. Lunedi', in una villa di un quartiere residenziale di La Seyne-sur-Mer (Var), hanno scoperto una vera fabbrica di produzione di cannabis. "Il giardino era invaso da numerose centinaia di piante, mentre il garage e la rimessa erano adibiti a locale per l'essiccazione", racconta un poliziotto. "In casa abbiamo scoperto anche degli stock di semi, diverse lampade e documentazione specializzata. In tutto, si stima che li' ci fossero parecchie decine di migliaia di euro in merce".
Nell'ambito di un'indagine del tutto diversa, a Nimes, il nucleo di Polizia Giudiziaria di Montpellier ha scoperto, in quello stesso giorno, un deposito di 600 piante su una superficie di 200 mq. Dotato di sistema d'illuminazione, di riscaldamento e di fornitura d'acqua tra i piu' sofisticati, la fabbrica sembrava destinata ad alimentare il mercato locale. Due presunti trafficanti dovrebbero essere trasferiti oggi in prigione.
Secondo una stima fatta di recente dall'Osservatorio francese per le droghe e le tossicodipendenze (OFDT), sarebbero 200.000 le persone che coltivano le proprie piantine di cannabis sul territorio francese. Stando ai poliziotti specializzati, le grandi coltivazioni, che comportano l'acquisizione di materiale costoso e alimentano il traffico, sono poco numerose. "Al contrario, l'autocoltura, marginale a meta' degli anni 1990, sembra essersi diffusa tra i consumatori", azzarda il direttore di OFDT, Jean-Michel Costes. Una riprova viene da una sessantina di commercianti specializzati nella vendita di lampade al sodio e contenitori per altri sistemi idroponici, i quali da un po' di tempo fanno ottimi affari. Del resto, secondo varie indagini qualitative, un consumatore regolare ogni quattro dichiara di coltivarsi le proprie piantine.
Jean-Baptiste ospedaliero, 28 anni, fumatore occasionale, coltiva la propria erba da quattro anni. "Ci sono arrivato dopo essermi rifornito a lungo per strada, col rischio d'incappare in roba di cattiva qualita' o di farmi spogliare", racconta. "Quando gliene ho parlato, i miei genitori, che abitano in un piccolo villaggio del sud della Francia, hanno immeditamente accettato d'ospitare le mie colture nel loro orto a condizione che non rivendessi l'erba. L'anno scorso, ho dunque raccolto circa 1,5 chili di teste secche cui ho aggiunto l'essenziale ai miei vasi. L'unico problema, e' che ho una fifa nera di farmi beccare quando devo trasportare l'erba".
Al riparo da sguardi indiscreti, talvolta in campo aperto, tal'altra in un appartamento, e di piccola taglia, la maggior parte delle colture sfugge alla vigilanza dei servizi repressivi che, l'anno scorso, hanno sporto 1.600 denunce per detenzione di cannabis mentre 115 "coltivatori" sono stati arrestati per "traffico".
(Articolo di Cyrille Louis pubblicato su Le Figaro, 11-10-2007; trad. di Rosa a Marca)
Commenti
non ho capito: ma in questo sito si possono mettere gli articoli che mi pare?
Tutti gli utenti possono pubblicare gli articoli che desiderano, se li reputano interessanti. Questo é un sito libero, di libera discussione.
La redazione si riserva il diritto di cancellare messaggi contenenti pubblicitá o elementi diffamatori.
Assolti a Bologna due studenti: sono i primi effetti della sentenza di legittimità (del maggio scorso) che ha distinto la coltivazione "domestica" da quella "imprenditoriale" anche dopo la legge Fini-Giovanardi
Assolti a Bologna due universitari che avevano coltivato nove piantine di marijuana in una rudimentale serra allestita nel garage (la sentenza 1392/07, emessa dal tribunale emiliano, sezione dei giudici per le indagini preliminari, è disponibile come documento correlato).
Coltivazioni domestiche. Dalle giurisdizioni di merito, insomma, arrivano i primi frutti della sentenza di legittimità 17983/07 che cinque mesi fa era intervenuta sullo spinoso tema delle coltivazioni domestiche di stupefacenti dopo l'entrata in vigore della legge Fini-Giovanardi (il provvedimento della Suprema corte è disponibile nell'arretrato del 15 maggio scorso: cfr. nel numero del 24 maggio il commento di Nicola Canestrini "Cannabis: irrilevanza penale della coltivazione "fai da te" anche nella novella di cui alla legge 49/2006).
Uso personale. La sesta sezione penale del Palazzaccio, in quell'occasione, ha puntualizzato che quando la coltivazione di sostanze stupefacenti non ha un'organizzazione "imprenditoriale" allora ricade nella categoria "domestica" anche dopo la novella introdotta dalla legge 49/2006 (di conversione del decreto 272/05). E rientra, dunque, nella nozione di "detenzione" di stupefacenti: per stabilire la rilevanza penale o meno, di conseguenza, bisogna verificare nel caso concreto se gli stupefacenti coltivati siano destinati o no a un uso soltanto personale. La coltivazione "in senso tecnico-agrario", cioè la vera e propria piantagione, va invece riconosciuta dalla presenza di una serie di presupposti come la disponibilità di terreno, la semina e il governo dello sviluppo delle piante.
Condotte assimilabili. I due giovani emiliani assolti avevano giustificato ai carabinieri la presenza delle piantine di cannabis quasi come fosse "un hobby" e comunque sono risultati estranei agli ambienti del traffico di droga: i semi erano stati acquistati in due negozi, uno dei quali è a pochi passi della sede della Gdf felsinea in via del Pratello. In aula anche il pm chiede l'assoluzione perché il fatto non sussiste. E il giudice concorda: una decisione diversa - scrive - sarebbe da considerare irragionevole per una condotta che, per l'ordinamento vigente, non può essere differenziata da quella del consumatore che compra "modeste" dosi di droga da consumare personalmente (secondo il sistema tabellare introdotto dalla legge 49/2006). (d.f.)
Aggiungi un Commento