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Fumo 2.0. Uno studio su YouTube mette sotto accusa i colossi del tabacco

Usano il web per aggirare le norme contro la pubblicità delle sigarette

I colossi del tabacco usano importanti siti web, come YouTube, per aggirare le norme che vietano la pubblicità delle sigarette. Lo proverebbe uno studio condotto da alcuni ricercatori dell'università di Otago, in Nuova Zelanda, sui principali portali di videosharing e pubblicato sul magazine Tobacco Control: dalla ricerca emerge che in Rete vi è un consistente numero di video virali "pro tabacco" nati dalle attività di markenting delle grandi compagnie produttrici di sigarette.

Secondo i ricercatori, "le compagnie del tabacco ricevono grandi benefici dal marketing potenziale del web 2.0, senza rischiare seriamente di essere implicate nella violazione delle leggi o dei codici di regolamentazione della pubblicità".
I responsabili dello studio hanno cercato cinque importanti marchi di tabacco su YouTube, il più importante videoportale del mondo, analizzando le prime 20 pagine risultanti dalle ricerche; in particolare, sono stati messi "sotto la lente" 163 videoclip, 20 dei quali - si legge fra i risultati della ricerca - apparivano realizzati in maniera decisamente "professionale". E molti, scrivono i ricercatori, "contengono immagini o musiche i cui diritti d'autore dovrebbero essere di proprietà delle compagnie del tabacco, ma ciononostante non sono stati rimossi".

Nel complesso, quasi tre quarti dei contenuti messi sotto osservazione sono risultati "pro tabacco", mentre meno del 4% è stato classificato "anti tabacco". Il brand più rappresentato su YouTube è Marlboro.
Molti video contengono immagini di persone che fumano sigarette in cui marchio è chiaramente riconoscibile o immagini assciate a un brand del tabacco; addirittura, in alcuni casi il brand è citato pure nel titolo del clip.
C'è da aggiungere che, spesso, si tratta di materiali storici, come video risalenti agli anni '50 e '60 (quando la pubblicità e la citazione in video dei marchi del tabacco non era vietata), che in alcuni casi hanno per protagonisti celebrità come i Beatles o i Flintstones.

Da parte loro, i produttori di sigarette hanno sempre negato di utilizzare il web per pubblicizzare il fumo in maniera occulta. E un portavoce della multinazionale British American Tobacco, una delle aziende prese in considerazione dallo studio, ribadisce che "non fa parte della nostra politica utiizzare i siti di social networking come Facebook o YouTube per promuovere i nostri marchi e prodotti".

Diverse società del settore hanno sottoscritto nel 2002 un accordo volontario per ridurre la pubblicità diretta sul web. E YouTube fa sapere di non accettare campagne a pagamento per il tabacco in alcun paese del mondo.
Nel presentare i risultati del loro studio, i ricercatori concludono che bisognerebbe "estendere le attuali restrizioni alla pubblicità del tabacco anche al web 2.0".

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