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Kalkbrenner, la techno ha un cuore berlinese

 

 

dj Paul Kalkbrenner

Festival Movement, la performance del dj Paul Kalkbrenner domani a Torino è una sorta di anteprima della kermesse techno

Il dj oggi a Roma e domani a Torino con il nuovo "Icke Wieder"
BRUNO RUFFILLI
BERLINO

Paul Kalkbrenner parla veloce, in un inglese dal forte accento tedesco. E' a casa, la finestra inquadra la Funkturm, la gigantesca antenna televisiva di Alexanderplatz fotografata anche nei manifesti di Berlin Calling , il film che lo ha reso famoso. «Ma non credo reciterò di nuovo, è un lavoro che prende troppo tempo», spiega. Come deejay ha pubblicato otto dischi in dieci anni, l'ultimo tre mesi fa: lo presenta in Italia stasera, a Roma (Atlantico) e domani a Torino, (Oval, in un'anteprima del Festival Movement). Facile prevedere il doppio pienone, nonostanteIcke Wieder non sia proprio un album da classifica. È musica elettronica dura e pura, più da ascoltare che da ballare: «Sarebbe stato facile ripetere Sky And Sand, ma quella era un'eccezione, questo invece rappresenta ciò che davvero faccio. Non volevo una hit, volevo 60 minuti di hit: spero di dimostrare che so sottrarmi alle convenzioni, sono ancora libero di scegliere».

Se anche Berlin Calling non avesse questo nome, se anche nella colonna sonora - firmata da Kalkbrenner - non fosse campionato il suono che segnala l'apertura delle porte nella S-Bahn, pure la musica del 34enne deejay suonerebbe inequivocabilmente berlinese. La logica continuazione della techno che nei primi Anni 90 si ascoltava in locali come l'EWerk e il Tresor: Kalkbrenner era un ragazzino, ma li frequentava ogni era. «Mi sono innamorato della techno prima di tutto il resto, a parte forse il punk. Col tempo ho sviluppato uno stile riconosciuto come berlinese e questo mi fa molto piacere». E sulla Love Parade, la grande festa techno che per anni ha portato a Berlino oltre un milione di ragazzi, ha un giudizio tagliente: «Era diventata una specie di Oktoberfest, è un bene che sia finita». Già, è finita: con 21 morti la scorsa estate a Duisburg.

E oggi? «La techno assomiglia sempre di più alla musica pop». Probabilmente ha ragione: alla fine dello scorso millennio, per la musica elettronica il futuro non sembrava roseo, oggi invece, quel che resta della techno ritorna nelle discoteche, negli spot, nei lettori mp3 e nei telefonini dei più giovani. E anche dei soldati tedeschi in Afghanistan, per cui Kalkbrenner ha suonato di recente: «Il mio è stato un segno di solidarietà verso i ragazzi. Non dobbiamo prendercela con loro se sono lì, ma con i politici che ce li hanno mandati».

Nel film è la musica a salvare il deejay Ickarus dalle droghe: ma davvero la musica può essere una ragione di vita? «Qualsiasi cosa può esserlo, una parola, un profumo, un segno: basta poco per salvare una vita. E certo, la musica può farlo». Intanto, però, il legame tra droghe e techno sembra una costante: prima l'extasy, poi la ketamina, l'Mdma (e nel film, la dottoressa che analizza il sangue di Ickarus dice che «c'è di tutto, eccetto l'eroina»). «Passando dall'extasy alla ketamina e ad altre droghe la musica è cambiata, è più veloce. E' vero, c'è sempre stata qualche droga associata alla techno, ma è ridicolo pensare che serva a scrivere grandi canzoni».

Berlin Calling è uscito nel 2008; oggi Paul Kalkbrenner è sempre più distante dal suo alter ego nel film. «Non ascolto musica, non so niente di quello che fanno gli altri, sono sempre in tour e dopo un concerto cerco solo il silenzio e qualcosa da leggere, è incredibile quante idee possono venire da un libro». Cita Balzac e Flaubert tra i suoi preferiti («in traduzione tedesca, purtroppo»), autori difficili da immaginare sulla bocca di altri deejay superstar come David Guetta o Tiesto: «Capisco che qualcuno ci veda come esponenti dello stesso genere, ma con loro non ho niente in comune».

Punteggio: 5 (1 voto)

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