quarto giorno di rave party a Ostia
di Giulio Mancini - Il Messaggero.it
ROMA (4 gennaio) - «Avete visto Sergio? E’ di Roma, ha i capelli lunghi e ricci, mezzi rossi. Gli piacciono i rave e lo sto cercando da mercoledì pomeriggio. La madre è disperata perché non sappiamo dov’è finito con gli amici ed ha il cellulare spento». Ha la faccia di un ragazzo ”rasta”, con gli occhiali ”alternativi”, il lasciapassare per il viaggio all’inferno nel raduno musicale clandestino di Ostia. Da San Silvestro duemila giovani provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, si sono impossessati di una fabbrica dismessa dove ancora ieri continuavano a ballare sfatti dal sonno, dalla birra e da chissà quali altri mix.
Sergio esiste sul serio ed è il figlio del cronista. Ama la musica ma considera troppo pericoloso addentrarsi in capannoni fatiscenti e a rischio di crollo come l’ex ”Prosider” di Ostia Antica. Non la pensano come lui, evidentemente, i duemila che mercoledì pomeriggio cacciati da Anzio, dove in un altra fabbrica abbandonata avevano trovato un presidio di polizia, sono stati costretti a scegliere la vecchia officina di via dei Romagnoli. Sono sbarcati attrezzati di tutto punto: gruppi elettrogeni, imponenti impianti d’amplificazione, camper per dormire, birra alla spina, paninoteche.
Colti di sorpresa, polizia e carabinieri non hanno potuto far altro che chiudere la strada al traffico. Gli ”invasori” erano troppi e arrabbiati per la spedizione fallita di Anzio, per essere affrontati e sgomberati. Da quattro giorni i bus vengono deviati, gli artigiani sono assediati dalle auto parcheggiate davanti alle loro officine, i residenti assordati dai bassi della musica sparata con migliaia di watt di potenza.
«Cerco Sergio, lo riconosci?» è la domanda mentre viene mostrata la foto del ”ricercato” che fa da salvacondotto nel pandemonio di Ostia Antica. La risposta non può che essere confusa, gli sguardi interrogativi e arrossati, le parole impastate. Gli occhi di quei ragazzi bombardati dalla non-stop musicale sono smarriti, persi, distanti nel tempo della fine d’anno e nello spazio suburbano.
Ovunque all’interno della fabbrica è sporco, disordinato, invivibile. Il puzzo degli escrementi si appiccica sui vestiti: i servizi igienici sono assenti e l’unica accortezza per esaudire le esigenze fisiologiche è quella di sfuggire allo sguardo dei curiosi. Decine di cani vagano e sporcano all’interno della fabbrica e fuori nei piazzali. Sono animali che hanno un padrone, un ”punkabbestia” o semplicemente un giovane che vede nel suo Fido l’amico inseparabile, pure nell’appuntamento con la festa.
Una volta la ”Prosider” era la fabbrica più importante del litorale romano. Costruiva cabine telefoniche per la ”Teti”, poi per la ”Sip” e infine per la ”Telecom”. Con l’avvento dei cellulari, l’articolo è decaduto e con essa anche le commesse per l’azienda. I proprietari vorrebbero trasformare quell’insediamento da quasi due ettari di superficie, in un grosso centro commerciale. Ventisette dipendenti per 14 mila metri quadrati di rivendita, è la promessa. Così, nell’attesa delle autorizzazioni comunali, la vecchia officina è diventata sede ideale per i raduni musicali clandestini.
Non è la prima volta che il popolo che balla, infatti, si riunisce sotto quei capannoni. Era successo persino domenica scorsa ma il maltempo e la cattiva organizzazione aveva fatto levare la tende dopo appena cinque ore dall’arrivo del centinaio di presenti.
Dentro la ”Prosider” l’aria è irrespirabile. Colpa pure dello smog provocato dai gruppi elettrogeni a gasolio. I tubi di scappamento scaricano fumo mentre gli alimentatori elettrici pompano potenze da concerto rock. La fuliggine dei falò accesi per mitigare il clima gelido, spezza il fiato. Fango, poltiglia di avanzi di cibo, pozze d’acqua scolata dalle fenditure dei tetti, carta macerata dagli anni: gli spazi calpestabili sono putridi e insani. Eppure c’è chi a ridosso di quell’acquitrino, all’ombra della musica assordante, immerso nella nebbia dei fumi, ha montato una tenda o steso il suo sacco a pelo.
«No, tuo figlio non l’ho visto ma se vieni con me c’è un posto dove sono ammucchiati i documenti e le chiavi smarrite» risponde cortese un ragazzo di Verona. Capelli rasati, piercing ai lati del labbro superiore, sguardo assente, fa strada verso il ”Kernelpanik”, una specie di bancone da pub con erogatore di birra alla spina e ”retrobottega” costituito da un furgone aperto rivestito da tende di plastica gialla. Sul banco sono apparecchiate disordinatamente decine di oggetti personali dimenticati tra chiavi di casa, patenti, carte d’identità, portafogli vuoti. Un intero campionario di idee smarrite, di giovani sballati, di ragazzi persi dietro il mito della fuga dalle convenzioni.
Ballano gli irriducibili del rave. Davanti a un muro di casse acustiche che tuonano ritmi da cardiopalmo. I ”fondamentali” della tribù dei rave impongono che le battute del disco superino il numero dei battiti cardiaci. E qui la regola è rispettata. Così, i movimenti di chi balla, sono compulsivi, frenetici, quasi aritmici. Sentono la musica scendergli dentro, esplodergli nel diaframma. Si agitano tra improbabili sculture post-moderne, fatte da tubi legati da catene o lamiere saldate con ribattini. Rappresentano un androide gigante e un animale preistorico techno, allucinazioni di un mondo parallelo che la musica abbinata alle droghe evoca come compagni di avventura.
La scritta ”Fun is meaning of love”, che tradotto in italiano vuole dire il divertimento è significato d’amore, campeggia sulla consolle del disk jockey di una delle quattro ”pedane” che sputano ritmi ossessivi. Una filosofia che sembra la lettura in chiave moderna del romantico ”Va dove ti porta il cuore” mentre, al contrario, estremizza il concetto di edonismo: il piacere è il bene supremo e il perseguimento di esso è lo scopo ideale della condotta.
Saltellano e ogni tanto si fermano per rifocillarsi i ”forzati” della techno music. Nei piazzali dell’ex fabbrica c’è chi ha organizzato il suo piccolo business: in macchine o camper dalla targa rigorosamente coperta dal nastro adesivo, per evitare di essere identificati dalle forze dell’ordine e scongiurare il rischio della denuncia, confezionano e rivendono panini, caffè, bibite e persino piatti di couscous. I ragazzi mangiano al riparo dalla pioggia. Molti di loro hanno eletto il magazzino dei ”cristalli” come mensa di fortuna e bivaccano tra le file di vetri che una volta erano destinati alle cabine telefoniche. Mancano i secchi dell’immondizia, così ciò che resta delle consumazioni finisce ovunque, a decomporsi all’aria aperta oppure nella pancia dei cani.
No, Sergio alla ”Prosider” non c’è. Tanti suoi coetanei, però, diversamente da lui, hanno deciso di andarci e di distruggersi. Giorni e notti a ballare ritmi micidiali, confortati dalla ”cala”, dalla ”super k” o dalla ”pasta” come chiamano ecstasy e ketamina, storditi dall’alcol e affamati dal calo degli zuccheri, in duemila hanno scelto di scavallare l’anno vecchio ipotecando con scelte discutibili il loro futuro. Alle porte di Roma, senza che qualcuno, per quattro giorni e tre notti, abbia mosso un dito per impedirlo

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Commenti
Ci siamo divertiti un casino! Tanti auguri ragazzi, alla prossima! Tunz!
DAVVERO BELLA LA FESTAAAAA SE CI FOSSE STATA UN PO MENO MERDA....E PIU KASSE SREBBE STATO MEGLIO......BELLA STORIA.....ALL PROX.....
possibile che con tutti i problemi che ci sono in italia ci si preoccupi tanto di qualche ragazzo che balla?
per quanto mi riguarda, auguro loro buon divertimento.
i tempi di durata partono da due-tre giorni in poi ma, in realta’, viaggiano in relazione alla mobilitazione di ravers e travellers ed alle interferenze repressive delle varie braccia armate degli stati trafitti.ecco svilupparsi,attraverso lo sdradicamento dal concetto di territorialita’ della legge, nuove geografie del desiderio che spingono gli esseri desideranti non solo a mixare e moltiplicare il proprio se’ bensi’ creano ibridazioni polimorfe tra le scene partecipanti che riescono a distribuire direttamente le espressioni dell’autoproduzione. l’impatto visivo e’ quello di una polis dinamica in cui l’anomia si rende pratica esistenziale. le sue strade si snodano attraverso composizioni di strutture meccaniche-sonore-umane, come ad evocare i piu’ stimolanti incubi metallici trans-organici di shinjia tsukamoto, componendosi in una casbah di veicoli alterati.essa forma il nucleo di un’atmosfera magnetica stravolgendo l’equilibrio degli elementi.linguaggi alieni implementano le loro sintassi decostruendo i rigori della logica attraverso artifici paradisiaci.le sue piazze non sono quelle dello scambio mercantile bensi’ quelle della technocondivisione.i suoni ,proveninenti da emissioni diverse, sono costanti per tutta la durata dell’iniziativa e si intrecciano in una trama di ritmi vitali.da burroughs a peter l. wilson le interzone maledette continuano a far pulsare i loro cuori in preda alla lisergia, partorendo sogni bagnati di cospirazione.nel loro attraversamento ,le entita’ pensanti moltiplicano il loro sentire rompendo le manette punitive ,chiuse a chiave dalle organizzazioni carcerarie istituzionali, dai polsi delle loro coscienze.i loro incroci e susseguenti disperisioni vanno a formare quell’economia dove il tempo libero riesce finalmente a sciogliere gli orologi del tempo di schiavitu’ lavorativa in cui i luoghi del potere brutalizzavano l’individuo.e’ questo il carattere di manomissione della dialettica produzione/consumo che riempie le scarsita’ ,affogando la sua scienza.se volessimo seguire le concettualizzazioni augettiane ,andremmo a delineare i non luoghi solo sul superamento dei loro caratteri identitari,storici e relazionali quando poi notiamo che il loro asservimento alla regolazione legislativa da parte degli organi istituzionali e’ totale.se il luogo viene definito,sulle linee del concetto semiotico di campo, come caratterizzazione simbolica dello spazio:il non luogo non puo’ che essere il suo detournamento (prendiamo la fabbrica come esempio portante del luogo fisico della modernità).
oddio, il poveretto si è svegliato da un lungo sonno
Il Bolscevico, gennaio 1979
"prendiamo la fabbrica come esempio portante del luogo fisico dello scontro con il capitalismo ed il nemico di classe"
qualcuno lo riaddormenti
please!
io non mi intendo di queste cose e non so se fa più male una botta di mdma o un bicchiere di whisky però mi intendo un poco di politica e ve lo dico io perchè c'è tanto accanimento contro queste feste: semplicemente perchè sono GRATIS.
sul tizio lì sopra: ha detto "modernità", mica "postmodernità", quindi la frase non fa una grinza
o ma che problemi vi fate?.... quando la camorra spaccia e ammazza voi rompete il cazzo per i rave? ......proprio mi fate schifo.ciao valà gionalisti....e trovatevi un lavoro serio!
Meno retorica!!! "ipotecando con scelte discutibili il proprio futuro": ma puppami la fava
balla balla e balla....nn ce altro dentro di me
io credo in Darwin : SPERO NELLA SELEZIONE NATURALE
ciao a tutti ragazzi....avrei bisogno del vostro aiuto..sto preparando una tesi di laurea sui rave party e mi servirebbero alcune risposte..Dato che io non sono mai stata...qualcuno di voi sarebbe disposto a rispondere ad alcune domande?
Certamente! Puoi inviarci le tue domande attraverso il modulo di contatto (clicca su: "fai una nuova domanda" e poi "su modulo di contatto") e cercheremo di rispondere al più presto. Nel frattempo se usi il "cerca" puoi trovare sul nostro sito alcuni articoli interessanti.
A presto
ciao, sono un operatore che da anni gira per rave, goa legali e non... ma qui si generalizza, quello che ha fotografato il giornalista è una parte, anche cospicua perché no, ma non si può generalizzare in questo modo, molti di quei ragazzi qualche giorno dopo li potevi incontrare all'università, in un ufficio od in qualunque altro posto... e magari se ci fossero degli spazi dedicati... uno non dovrebbe manco occuparli.. anche se su questa c'è una filosofia ed una cultura che ha più di 30 anni... altro che modernità
Moreno Castagna
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