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"Ormai sono gli adolescenti a farsi la guerra per la coca"

Maurizio Braucci, sceneggiatore di Gomorra
«Non c'è mai stato un numero così alto di bande di adolescenti a spacciare e a farsi la guerra fra loro»

MILANO - «Perché Gomorra ha fotografato così bene la situazione?». Perché? «Perché vivendoci in mezzo le cose le vedi da un palmo di naso. I ragazzini di quest'agguato sono come Totò, seguono la strada di Marco e Ciro... Era cinema ma noi abbiamo raccontato la realtà. Sono gli altri, lontano da Secondigliano, da Castelvolturno, quelli che non sanno nemmeno dov'è Scampia... sono loro che non vedono niente e pensano che sia una caricatura». E invece no, giura Maurizio Braucci, scrittore e sceneggiatore del film di Matteo Garrone tratto dal bestseller di Roberto Saviano. Non è finzione. D'accordo, la camorra assolda anche giovanissimi. Ma un agguato contro ragazzini di 12-13 anni è un passo più in là. Non era mai successo. «Non è successo perché non c'è mai stato, come in questi ultimi anni, un numero così spaventoso di bande di adolescenti a spacciare e a farsi la guerra fra loro».

Sta parlando di Secondigliano?
«Non solo. Parlo di Napoli e della sua cintura metropolitana. È pieno di ragazzini che stanno in piedi a cocaina e crack. Sono consumatori e spacciatori nello stesso tempo, spesso tossicodipendenti, sempre più violenti. Molti conoscono soltanto la miseria nera e non hanno nulla da perdere. Con queste condizioni di base ci vuole poco ad arrivare a un assalto come quello di ieri notte».

Sparare addosso a poco più che bambini: si può parlare di una violazione del «codice d'onore» dei camorristi?
«Non esiste un'etica della camorra, sennò non avremmo donne uccise perché fidanzate con uno del clan avversario. E poi in questo caso boss e codici d'onore non c'entrano».

Perché no?
«La camorra, tranne i Casalesi e pochi altri casi, ha una struttura anarchica: una galassia di gruppi in lotta l'un l'altro. Il fatto è che l'età dei componenti delle bande è calata moltissimo. È un'emergenza ma nessuno lo capisce. Non mi stupirei se sapessi che questi ragazzotti sono di una gang finita nel giro della dipendenza da cocaina e che a sparare è stata gente della loro stessa età. Ripeto: niente boss. Qui tutto porta a uno scenario diverso».

Tutto cosa?
«Il tipo di agguato, per esempio. Il blitz, la ferocia, sparare all'impazzata: penso che abbiano voluto colpire anche il luogo, come fecero a Castelvolturno contro i ghanesi. L'ordine era: andate lì e sparate».

L'età si abbassa, la violenza cresce. Come uscirne?
«Non lo so proprio. Anche perché vedo società civile, politici, intellettuali, imprenditori, rimanere indifferenti. Faccio un piccolo esempio: due anni fa io e la disegnatrice Francesca Ghermandi abbiamo preparato un fumetto sulla prevenzione e i rischi legati alla cocaina da distribuire ai minori nelle scuole campane. So bene che non risolve i problemi ma è pronto, solo da distribuire. Secondo lei siamo riusciti a farlo?».

Mi sembra di capire che la risposta è no.
«Ovviamente no».

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