Russia “indignata” all’OSCE: traffico di droga fuori controllo in Afghanistan
(Periodicoitaliano.info) Forse un messaggio diplomatico per colpire altre mosse dietro le quinte, quello espresso dalla Russia nel corso della sessione invernale dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, venerdì scorso a Vienna.
Il capo della delegazione russa ha espresso la sua “indignazione” per le inadempienze della NATO nel limitare la coltivazione di oppio in Afghanistan.
La sessione dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) si è aperta giovedì nella capitale austriaca, il giorno seguente si è discusso della questione Afghanistan. Alexander Kozlovsky, Vice Presidente della Duma di Stato per gli affari esteri, ha espresso soddisfazione per le modalità con le quali le discussioni sono state affrontate, ma ha sottolineato come dalla parte russa le critiche alla NATO siano dovute all’aumento dei campi in cui le droghe sono coltivate e a come non si sia riusciti a risolvere un problema così diffuso e pericoloso per l’intera zona.
La delegazione russa ha sottolineato i volumi di eroina afghana che entrano nel Paese e l’Assemblea parlamentare “ha espresso la necessità di combinare seri sforzi per combattere il traffico di droga.”
E’ ormai di pubblico dominio che il capo del traffico di eroina in Afghanistan è rappresentato dagli Stati Uniti. La missione americana si è evoluta in un’organizzazione di tipo mafioso che avvelena ogni alleanza militare e politica introdotta dagli USA e dal proprio governo fantoccio di Kabul.
Dunque la Russia, forse infastidita per alcune mosse tattiche o militari dietro le quinte del governo USA, sferza un colpo diplomatico all’instabilità in cui ormai la zona vive. È un’occupazione di bande, in cui i trafficanti di droga alleati degli Stati Uniti sono incaricati di svolgere attività di polizia e di controllo dei confini, mentre i loro rivali sono stati inseriti in liste nere americane, destinati alla morte o alla cattura. Come risultato di ciò, l’Afghanistan è stato trasformato in una piantagione di oppio che fornisce il 90 percento dell’eroina mondiale. È una guerra il cui ordine di battaglia è ampiamente definito dal commercio di droga.
In quelle terre ‘maledette’ ci sono molte variabili in gioco, da anni la guerra è alla ricerca di terroristi e talebani, ma in realtà si combatte per l’occupazione di un territorio strategico per frenare e intimorire l’avanzata cinese. Il centro dell’Asia meridionale è un canale di passaggio energetico, è un luogo dove instaurare nuove basi per tenere sotto mira Russia e Cina. Non a caso i disordini sono diffusi anche in Iran e Pakistan.
Kozlovsky – non ha accennato a queste dinamiche, ma per gli addetti ai lavori non è assolutamente un segreto – ha detto che prima di tutto bisogna lavorare sulla formazione per le forze afghane, aggiungendo che le delegazioni russa e bielorussa sono contrarie a tali progetti in corso sul territorio afghano, in particolare a causa di problemi con la sicurezza. Egli ha aggiunto di aspettarsi che, al di là di quanto un Paese sia stato in Afghanistan, tutta l’Europa continuerà ad essere interessata dalle problematiche in gioco.
La sessione invernale dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE era solo per discutere e delineare il problema, piuttosto che prendere le decisioni. Al forum di due giorni hanno partecipato circa 240 parlamentari.
Alessandro Cascia



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