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Le tossiche sotto il burqa

La dipendenza è già difficile se si è uomini. Ma se si porta un velo, è un inferno


Giornalettismo - L’Afghanistan è il principale produttore di oppiacei del mondo, e i principi attivi vengono sintetizzati per produrre l’eroina: normale che per le strade di Kabul si possano vedere uomini distrutti dalla loro dipendenza dalla droga, disperati alla ricerca della prossima dose.

VITA D’INFERNO - Ma quello delle donne afghane, tossicodipendenti sotto il burqa, è un universo tutto da esplorare, dice la Msnbc. Il centro di Nejat, gestito dall’Onu, è una struttura di riabilitazione dalle tossicodipendenze anche femminili, in cui le donne devono riuscire ad andare di nascosto dai propri mariti – visto che, come è noto, da sole e senza permesso non possono uscire. “Non mi è permesso lasciare la casa per i controlli medici. Che posso fare? Sono una donna”, dice Anita, una delle donne intervistate, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno preso l’abitudine di assumere sostanze tossiche proprio dai loro mariti.

 

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