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TOSSICODIPENDENZA: DUE DOMANDE CHIAVE

TOSSICODIPENDENZA: DUE DOMANDE CHIAVE
di Avram Goldstein

PRIMA DOMANDA CHIAVE: Come mai alcuni soggetti diventano tossicodipendenti in prima battuta, ed altri no? Perchè ad alcuni neanche piace l'effetto psicoattivo delle droghe che danno assuefazione e, quindi, non incominciano mai ad usarle? Perchè alcuni individui usano tali sostanze con moderazione e non passano mai ad un uso pesante e all'assuefazione?

Questa estrema variabilita' fra le gente riguarda tutte le sostanze assuefacenti, dalla nicotina all'alcool, dalla cocaina all'eroina. Non può darsi che ci siano fra la gente alcuni individui il cui "sentiero della ricompensa" sia in qualche modo deficitario, e che riescano a sentirsi "normali" soltanto se assumono un oppiaceo, per esempio, e che scoprono questo fatto quando incontrano l'eroina per la prima volta?

C'è chi sostiene che diventare tossicodipendenti e' una questione psicologica e non un problema biologico. Ma per quanto riguarda il comportamento, ciò che è psicologico è anche una questione di cervello. Fino a poco fa non c'erano modi per mappare il cervello umano vivente; ma ora le tecniche di immagine, come la risonanza magnetica (MRI) o la tomografia ad emissione di positroni (PET) lo hanno reso possibile. Così noi stiamo attualmente apprendendo, attraverso la tecnica delle immagini, quale circuito cerebrale media quel particolare comportamento.

L'anatomia e la chimica del cervello nella sua totalità sono all'inizio determinate da un programma nel nostro DNA. Poi, attraverso le esperienze di vita, sia l'anatomia (la circuitazione del cervello), che la chimica (i neurotrasmettitori e i loro recettori) vengono modificate. La maggior parte dei comportamenti sono determinati sia dalla genetica che dall'ambiente, con l'alternarsi, in ogni specifico caso, del predominio dell'una o dell'altro.

Un ricercatore mise insieme per i suoi studi sette paia di gemelli monozigoti, bambini e bambine di circa quattro anni. In un'occasione egli li predispose in gruppo per una fotografia, senza dare loro istruzioni particolari. Tutti noi abbiamo visto coppie di gemelli identici, e non siamo sorpresi da quanto questi soggetti si assomigliano fra di loro. Ma nella foto c'e' qualcosa di sorprendente. Non furono date istruzioni ai gemelli su come tenere le mani, ma osservando attentamente l'immagine, si vede come ciascun individuo della stessa coppia tiene le mani nello stesso, identico modo. Qualche gemello stringe la mano destra sulla sinistra, altri la sinistra sulla destra, altri stringono le mani a pugno chiuso, altri ancora le lasciano abbandonate sul grembo, e cosi' via. Ma ogni coppia mostra un identico comportamento anche in questa semplice questione di postura delle mani.

Un altro ricercatore mise insieme gemelli monozigoti che erano cresciuti separati, cosi che il comportamento identico non poteva essere attribuito ad influenze ambientali. E ancora la fotografia mostrava che gli individui della stessa coppia mantenevano identica posizione delle mani, delle gambe, della testa, e perfino la stessa espressione facciale. E queste somiglianze non si riscontrano nei gemelli dizigoti. Dunque, rispetto a questi comportamenti, la genetica sembra essere determinante.

Coloro che hanno dubbi sul fatto che la genetica influenza fortemente il comportamento, farebbero bene a considerare il comportamento dei cani lavoratori, che sono cresciuti in modo specifico per certi comportamenti, come riportare, puntare, attaccare, o tenere insieme il gregge. Nella nostra famiglia c'e' un pastore australiano che non ha mai visto una pecora in vita sua e che e' stato separato dalla madre prima che potesse insegnargli il mestiere. Eppure quell'animale tiene insieme la famiglia con grande determinazione ogniqualvolta si va in giro con figli e nipoti. Non permette a nessuno di allontanarsi dal gruppo.

Ora, che c'entra tutto questo con l'assuefazione all'eroina? Gli studi sugli animali ci dicono che generazioni di topi e di ratti possono essere allevate con la volontà o la non volonta' di auto somministrarsi eroina per facilitare od impedire di divenire tossicodipendenti. Nel caso dell'alcool sappiamo veramente che ci sono degli individui predisposti (vulnerabili) all'assuefazione. La consapevolezza ci proviene dalla famiglia, dai gemelli, dalle pratiche di adozione trasversale, e dagli studi farmacologici. Si tratta di una ricerca che e' in corso e che ha lo scopo di identificare i geni che contribuiscono alla predisposizione.

C'e' comunque bisogno di ulteriori ricerche per stabilire se anche la predisposizione genetica gioca un ruolo nell'assuefazione all'eroina. E' un problema molto importante, poiche' se e' vero che diventare tossicodipendenti non e' interamente una libera scelta, ma piuttosto e' provocata da un disordine della chimica cerebrale, questo e' cio' che conferma il concetto della tossicodipendenza da eroina come malattia. Conseguentemente sarebbe piu' facile rimuovere lo stigma e legittimare pienamente la terapia a lungo termine mediante un sostitutivo degli oppiacei, come il metadone, o il LAAM agli occhi dei programmatori degli interventi, dell'opinione pubblica, ed in cio' che gli stessi tossicodipendenti pensano.

SECONDA DOMANDA CHIAVE: Dal momento che i sintomi della sottrazione si possono al giorno d'oggi pienamente controllare con farmaci vari, tanto che un tossicodipendente può essere portato ad uno stato astinenziale senza alcuna difficoltà, come mai ciò non risolve il problema? Perchè la ricaduta è così comune? Si tratta di una connaturata deficienza del "sentiero della ricompensa", oppure si tratta del fatto che l'esposizione cronica ad un oppiaceo ha causato danni irreversibili?

In ambedue i casi ci saranno tossicodipendenti non in grado di funzionare normalmente con la loro disponibilita' naturale di endorfine e che avranno bisogno di un oppioide, come il metadone, che occupi i recettori.

E' necessario sapere che cos'e' che scatena la ricaduta in un ex tossicodipendente astinente. La ricaduta e' preceduta dall'appetizione compulsiva, un'incoercibile necessita' di usare la sostanza, spesso provocata da uno stimolo ambientale che e' in relazione ad un suo precedente uso. Uno stimolo come la vista dell'armamentario per le iniezioni, o di un posto dove si compra eroina per la strada, non solo possono evocare l'appetizione compulsiva, ma anche determinare cambiamenti fisiologici misurabili, come alterazione del polso, pressione sanguigna e reazioni galvaniche sull'epidermide.

Uno studio recente condotto dai ricercatori del National Institute on Drug Abuse (NIDA) si e' occupato dell'appetizione compulsiva per la cocaina in ex cocainomani. La tecnica impiegata e' stata la scansione alla PET, una procedura di immagini che mostra quali aree nel cervello umano vivente vengono attivate a seguito di particolari stimolazioni. I gruppi di soggetti erano due. Quelli che non avevano mai usato cocaina, ed altri che ne avevano abusato nel passato ma non piu' negli ultimi mesi recenti. Due generi di stimolo sono stati presentati con un video, uno neutrale (come una scena pastorale), e un altro connesso con la cocaina (come il necessario per le iniezioni). I soggetti che non avevano mai usato cocaina, esposti a tutte e due gli stimoli, non hanno mostrano nessuna attivita' cerebrale anomala. Quelli che avevano usato cocaina non erano influenzati dalla scena neutrale, ma rispondevano assai diversamente a quella correlata con la cocaina. Si produceva appetizione intensa, e si illuminavano specifiche zone del cervello (corteccia frontale e amigdala), che sono notoriamente associate alla memoria emozionale e all'appetizione.

Cito questo esperimento perchè dimostra chiaramente che un soggetto precedentemente esposto all'uso pesante di cocaina presenta alterazioni cerebrali in certe zone, provocate dall'uso cronico di quella sostanza assuefacente. E dimostra anche quali zone del cervello sono interessate all'appetizione compulsiva che porta alla ricaduta. Ancora piu' importante per noi, ci indica la direzione per ulteriori ricerche similari con gli eroinomani, utilizzando la tecnica delle immagini. Una promettente prospettiva che pochi anni fa' era soltanto un sogno.

fonte: La neurobiologia dell'assuefazione all'eroina e del trattamento metadonico, 1997

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Commenti

Per quanto mi riguarda considero questo articolo, presentato senza specificazioni, un atto di barbarie. Certamente nei problemi riguardanti la dipendenza la chimica gioca un ruolo fondamentale, ma da qui alla genetica ce ne corre. E' inquietante per:
1) Le sue inesattezze: cercare di dimostrare la determinazione genetica dei comportamenti umani con la storiella degli omozigoti e le posizioni delle mani è essere un tantino in malafede. Assumere sostanze NON è posizionare le mani. E così come ogni uomo, a prescindere dal corredo genetico, farà all'amore in un modo del tutto particolare, darà senso all'amicizia o al cibo in modo del tutto contestualizzato, così ogni persona assumerà droga a partire da un particolare orizzonte di senso che ovviamente non è genetico. A meno che il ricercatore non voglia sostenere che lui fa all'amore con lo stesso livello di articolazione semantica con cui posiziona le mani.

2) Chiunque abbia frequentato un minimo, anche senza essere del tutto d'accordo, autori come Foucault e Goffmann (per non citare che i principali) non può non rendersi conto che nessuno stigma è peggiore di quello di Malattia. Anzi, la malattia, proprio per "l'internamento" e la tolta in carico di se stessi al soggetto (altri, "specialisti", vengono a prendersi cura di te se sei malato, perchè tu non puoi capirci nulla) è il prototipo dello STIGMA. La rapina del tuo stato di soggetto: nulla ti pone in uno stato di dipendenza più che il pensare che tu non sei in grado di farci nulla. Anche qui, come un medico possa non rendersi conto di questo... c'è da chiedersi dove abbia passato gli ultimi trent'anni, mentre ferveva un certo dibattito.

3) Sostenere che le persone assumano sostanze perchè hanno "un disordine della chimica cerebrale" significa deresponsabilizzare la società intera e quindi il discorso pubblico e la politica da qualsiasi azione. Se è un problema chimico non c'è nulla che possiamo fare se non siamo medici...mentre la politica e la società possono fare molto. Significa oltretutto creare artificialmente una barriera enorme tra consumatori accertati e le altre persone, e non riconoscere quindi quanto di compulsivo e "dipendente" esiste nella vita di ognuno, cioè quanto sia normale l'impulso a dipendere da qualcosa. Un altro steccato che non fa che emarginare ancora una volta i dipendenti gravi dalla società.

4) Se il problema è chimico non può che essere curato solo -e dico solo- farmacologicamente. Quindi non si vede bene la via d'uscita: abbandonare una sostanza illegale che altera la chimica in favore di un'altra che altera la chimica ma legale. Forse le neuroscienze potranno in futuro dirci qualcosa in più, ma difficilmente potranno interrompere ciò che ha portato una persona a rendere sensato l'assumere sostanze. Oltretutto se lo facessero, spero se ne convenga, sarebbero l'incarnazione finale del totalitarismo.

Penso che è bene prendere atto che la vita è parecchio parecchio più difficile di quello che sperano coloro che ridurrebbero tutto a malattia.

Vincenzo

i rapporti fra genetica e dipendenza sono appurati aldilà di ogni dubbio http://psiconautica.forumfree.net/?t=7625677

Certamente, quello che volevo dire è che dedurre immediatamente da queste correlazioni un certo tipo di relazione terapeutica è non solo limitante ma talvolta anche dannoso, per le ragioni che ho cercato di spiegare.

V.

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