A TUTTA COCA - COSI' SI FAN TUTTI
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Pubblicato il 9 Aprile, 2011 - 17:43 da Anonimo
. E lui s'è ritrovato seduto lì, in mezzo ai ragazzini beccati con la cocaina in discoteca: «Mi chiamo Luigi. La uso da sei anni. Ma non fraintendete, solo così, per vincere lo stress. Sono un po' stanco, con il lavoro che faccio...». Ha 55 anni e, dentro la toga, tutto avrebbe immaginato tranne che sniffare fosse una condanna senza appello. Tirava in bagno. Un'abitudine, un piccolo segreto diventato enorme. L'illusione di stare meglio, di non fare fatica. Fino a qualche settimana fa, quando il suo pusher ha smesso di rispondere al cellulare: staccato. Un giorno, due giorni, poi Luigi ha sentito un dolore dritto nello stomaco. E s'è trovato in un bagno di sudore mentre tirava pugni contro il muro. «Mi sono spaventato a morte. Al mattino ho chiamato un taxi e gli ho dato l'indirizzo». Milano, via Bolzano 26. E la sede di Saman, una delle maggiori associazioni no pro-fit per il recupero dei tossicodipendenti. E a guardarsi intorno, qui, c'è lo spaccato di un'Italia. Quella che sniffa sempre di più. Dal Parlamento fino alla sala operatoria. Gli esperti l'hanno battezzata "cocaina prêt-à-porter". E la nuova piaga silenziosa che si sta divorando il Paese. Sta fuori dalle statistiche ufficiali. E questo perché non ha niente a che fare con i vecchi tossici sfatti, con le braccia blu per i buchi. Al centro di recupero ormai sfilano gli insospetta bili: manager, piloti, chirurghi, autisti di bus, chef, assessori e parlamentari, preti e architetti in crisi di idee. Gente che in teoria ha tutto. Laurea, curriculum, soldi e felicità. Ma che senza sniffare non ha più nulla. Non cercano la nottata folle da teenager. Per loro ogni giorno è sabato sera. Lavorano, e per lavorare a ritmi sempre più frenetici devono avere in tasca la pallina di coca. E farsela come se fosse la vitamina C: «Ti dà forza, infonde coraggio, ti fa sentire un leone. Si comincia così, poi non smetti più», racconta Luigi. Basta una riga sul piatto scaldato al microonde, magari assieme al cappuccino, e tutto torna a posto. Entri in ufficio e sorridi, ti disegni il tuo grattacielo, operi tre pazienti in un giorno o leggi mille pagine di scartoffie giuridiche e cucini per 300 persone. L'ultimo a finire in prima pagina sui giornali si chiama Vincenzo. E un ginecologo di Napoli che, in nove mesi, giusto il tempo di una gravidanza, ha pagato il pusher mille volte. Senza coca non se la sentiva nemmeno di operare: «Sto per fare un cesareo. Allora?», protestava: «Ehi, è passata più di mezzora... come te lo devo spiegare, io non posso stare fermo». Quando suo padre, un luminare della fecondazione assistita, s'è visto piombare in casa lo spacciatore, ha capito tutto. Ma quello, come se niente fosse, ha chiamato in ospedale: «Dorrò, forse è successo un problemino con vostro padre?». Il problemino è che così fan tutti. Perché come il ginecologo Vincenzo e il giudice Luigi ce n'è a migliaia. Il fenomeno dilaga da quando i cartelli sudamericani del grande narcotraffico hanno abbassato i prezzi e inondato l'Europa con la "bamba" a basso costo. Arriva in nave e in aereo. Nella pancia dei "muli" pagati pochi spiccioli, o nella stiva dei cargo. Quando sbarca a Milano da un chilo ne hanno fatti cinque. E il prezzo scende. Eppure fino a oggi non se ne parlava. Sono serviti anni, anni in cui la coca ha "dormito" dentro di loro, prima che qualcuno se ne accorgesse. Da qualche tempo succede. Fra ospedali, centri di recupero, AsI, questure: «I casi come questo si stanno moltiplicando», racconta Achille Saletti, fondatore di Saman: «Gente che non c'entra nulla con i tossici che si buttano sulla cocaina per strafare. Né con i ragazzi in cerca di emozioni forti. Sei o sette anni fa hanno cominciato a farsi di coca per trovare le forze e l'entusiasmo di affrontare la giornata. Età media fra i 35 e i 50, più maschi che femmine. Formazione medio-alta. Sanno che la cocaina non dà dipendenza fisica, per cui sono convinti di tenere la propria vita sotto controllo». Una convinzione che cresce frai medici, tantissimi, che sniffano: «Lì si aggiunge la facilità nel reperire le sostanze, la conoscenza scientifica, un generale senso di controllo della situazione. Ora, passato il periodo finestra, i problemi arrivano». Quando correvano ancora i tempi dello "sballo Vip", potevi comprarti la coca solo a grammi. E una vita del genere, se non spacciavi a tua volta, ti costava come una Ferrari parcheggiata nel garage. Adesso non è più così. Una dose te la porti via con una ventina di euro. E se conosci il pusher è una droga come un'altra: «Macché élite, a me serviva per studiare. Davo esami a raffica. Poi, però, ho cominciato a perdere il filo delle cose, non ricordavo più niente. Un disastro», racconta Valerio, 24 anni, bocconiano, media del 30 crollata quest'anno. Sui tetti di Brescia, invece, i muratori con la quinta elementare la "pippano" per tenere il muro a piombo. Nei caveau di una banca milanese, la sesta sezione della Mobile, poche settimane fa, ha arrestato un manager, che di bianco addosso non aveva solo il colletto. A Brescia l'avvocato. A Padova l'ingegnere. E ad Avellino è capitato a un industriale ricco sfondato. Una sera, sente un dolore al braccio. Il dolore aumenta. Pochi secondi ed è bianco come la sua cocaina. Si risveglierà all'ospedale, con una diagnosi che gli cambierà la vita: una cardiopatia gravissima. «Adesso, ogni piccolo sforzo, può uccidermi», racconta. Non è un caso se proprio a Bari l'Osservatorio della legalità ha fatto i conti due volte prima di credere ai dati sull'uso di cocaina in città: «Oltre 30 mila baresi (che vuol dire nove su cento) sniffano», spiega il criminologo Michele Cagnazzo. Dai ragazzini di 14 anni che tirano a scuola prima dell'interrogazione, fino ai cinquantenni, che senza la polvere bianca non riescono a lavorare. Un dato solo in apparenza in controtendenza con quello dell'AsI 1 di Milano, guidata dal professor Riccardo Gatti, uno dei massimi esperti italiani di tossicodipendenze. L'azienda sanitaria ha diffuso un report sul consumo di stupefacenti a Milano, capitale del consumo di droga (e cocaina in particolare) in Europa, evidenziando per la prima volta una flessione: «La percentuale di coloro che dichiarano di aver consumato almeno una sostanza nell'ultimo anno scende dal 20,6 per cento al 14,9 per cento», spiega l'Asl. In numeri assoluti si tratta di 125 mila persone fra i 15 e i 64 anni. Un dato che, secondo Sa-man, può essere letto in controluce: «Non credo alla diminuzione del consumo, perché l'attività dei nostri centri mostra come il fenomeno della cocaina è stabile. Il fatto è che oggi alcune fasce della popolazione, fra cui proprio i professionisti, percepiscono il fenomeno come pericoloso e non ammettono più l'uso, cosa che un tempo invece avveniva», spiega Saletti. «Il calo va analizzato con la stessa logica dei telefoni cellulari: sono diminuiti in percentuale, perché Ministri e onorevoli all'ombra del pusher L'ultimo a evocare la cocaina in Parlamento è stato il finiano Fabio Granata puntando il dito contro Ignazio La Russa. Mentre il ministro della Difesa si sbracciava, urlando un nitido •vaffanculo. all'indirizzo dei presidente della Camera Fini, durante li blitz sulla prescrizione breve per salvare Berlusconi dal processi, Il deputato di RI l'ha freddato: •Ignazio ha cambiato pusher.. Cosl, come fosse normale. A ruota molti altri deputati l'hanno seguito. Sandro Gozi del Pd: "Aveva sbagliato dose.. Pier Luigi Martini dell'Udc: .Facciamo il test antidroga.. Lo stesso Fini, a microfoni spenti, avrebbe parlato di cure necessarie. Sarà stata pure una zuffa politica, e quegli insulti una boutade contro il ministro che propose il test del capello ai politici dopo Il caso Marrazzo, cui aderirono solo un centinaio di parlamentari. Comunque sia, l'ombra della droga sulla politica italiana è lunga. Dalle notti di sesso e coca dell'ex deputato Udc Cosimo Mele, altro firmatario della legge sui test antidroga, e poi finito al centro di uno scandalo nel 2007, fino alle dimissioni dell'allora governatore del Lazio, Piero Marrazzo, invischiato in una storia di trans, coca, ricatti e morti misteriose. Ma In Parlamento chi usa stupefacenti non per forza finisce sui giornali. Una statistica, per quanto non ufficiale, arriva pure dalle "Iene", che qualche anno fa si appostarono alla Camera fingendo di passare il trucco sulla fronte agli onorevoli che Intervistavano. Quel tampone, invece, era un test antidroga, i cui risultati fecero saltare il Garante per la privacy sulla sedia. Un deputato su cinque risultò positivo. Doveva essere uno scoop, eppure Daniele Capezzone, all'epoca portavoce della Rosa nel Pugno, non tardò un minuto a confermare che quella era la regola: .Sia detto con molta serenità: se un cane antidroga si presenta a Montecitorio gli va in tilt il naso., spiegò. Naturale. Normale. Proprio come raccontano Marina Ripa di Meana e Costanzo Costantini in quel 'Cocaina a colazione" che nel 2005 squarciò il velo sui vizi dei Vip. Mai tramontati, visto che il libro sta per tornare M libreria.
A Milano siamo tre volte sopra la media nazionale. E sempre più città si avvicinano. Ogni anno, nelle dieci sedi di Saman sparse da Nord a Sud, accogliamo 500 nuovi casi e l'aumento dei professionisti insospettabili è preoccupante anche perché, specialmente in Italia, le persone di un certo ceto sociale temono i servizi sanitari e, nel caso di problemi, spesso si rivolgono all'estero. Le nostre statistiche sono approssimate al ribasso». Per alimentare un mercato del genere, fatto di gente che certo non si fa vedere in strada a comprare la pallina di coca, pure i fornitori si sono rivoluzionati. .Io ho una portineria bene avviata», si vantava Totò nel film "La banda degli onesti". Ma se Antonio Buonocore e i complici non spacciarono le banconote II proibizionismo non basta più
CON LUIGI CARAMELLO Arrestare lo spacciatore non basta. Il dilagare della coca è figlio di un disagio sociale che cresce. E difficile da fermare. Luigi Caramiello, sociologo, docente all'Università Federico II di Napoli è l'autore dei saggi "La droga della modernità" e "La gioventù del silenzio". Sempre più professionisti usano la cocaina per lavorare. .La cocaina è stata storicamente una droga da colletti bianchi. Si pensi agli anni Trenta o ai periodi di febbre finanziaria: romanzi e film hanno sempre avuto al centro la figura del manager strafatto. La novità è che il consumo di cocaina, anche grazie alla discesa dei prezzi, è aumentato. Ed è diventato una consuetudine di massa.. Sarà che molti non considerano pericolosa la cocaina. .E sbagliano. Pure Freud prese una cantonata: la sua foto campeggiava sui depliant (allora la coca era legale) della Bayer e della Merks: "La cocaina del dr. Freud". Se è vero che può essere usata in maniera relativamente controllata, perché il meccanismo della dipendenza, tipico degli oppiacei, con la coca si manifesta in forme più lente e subdole, non vuol dire che non faccia male alla salute. Anzi.. Che problemi dl salute porta?
'L'uso prolungato e massiccio della cocaina può avere conseguenze motto gravi. Sul piano fisico: sbalzi di pressione, aritmie, sudorazione improvvisa. collasso, fino all'infarto. Sul piano psicologico: turbe dell'umore, fenomeni psicotici, fobie e nevrosi di vana natura.. Ma dà la sensazione di essere super eroi. -Un senso di onnipotenza, ma anche l'accentuazione dell'aggressività, che può giungere fino al delirio psicotico. All'inizio i guasti cognitivi non si percepiscono, perché si coglie soprattutto una maggiore vigilanza e lucidità. Poi emergono invece i danni sul carattere e sulla personalità.. Come si può evitare che dilaghi? .La leva della repressione dello spaccio è un elemento al quale non si può certamente rinunciare. Ma c'è anche un problema, spesso sottovalutato, che riguarda la "domanda". Sono motti i giovani che la cercano: la considerano un farmaco per un male dell'anima, tipico di quest'epoca. Durante la rivoluzione industriale le vittime dell'alcolismo erano soprattutto adulti proletari. Oggi sono i giovani, anche se il loro disagio è meno evidente. Fornire una risposta a questo malessere è un problema che riguarda la società contemporanea nel suo insieme•. Oggi coca-e alcol none spesse associati. Come si pub intervenire? •E necessario indurre la "consapevolezza". Bateson. nella sua esperienza con gli alcolisti anonimi, ricorda che se il "dipendente" non è a conoscenza del suo stato di schiavitù e non è fermamente convinto di volerne uscire, il recupero non può neanche cominciare.. I farmaci servono a qualcosa? .Oggi si dispone di alcuni farmaci che possono contribuire a sconfiggere l'addiction, ma la dimensione sociale e relazionale, il dialogo, il confronto, il training di ricostruzione identitaria, in chiave "comunitaria", che si attiva nei gruppi di aiuto è da considerare ancora una strategia di grande efficacia..
Claudio Pappalannl *** Attualità false nel condominio, il portiere Mario distribuisce invece «le bottiglie di vino Doc», come chiama le dosi di coca, per gli inquilini dello stabile di via Petrarca a Napoli. Già. La coca sale in ascensore con il giornale del mattino. Abitudine emersa in un'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Michele Del Prete. Nella rete sono finiti il farmacista, l'avvocato, il commercialista e persino un alto ufficiale dell'esercito. Mentre una madre in crisi di astinenza chiedeva al pusher di raggiungerla al campetto dove il figlio giocava a calcio: «Siccome sto col bambino, ci possiamo vedere là?». E così, il vecchio spacciatore africano sulla panchina in piazza, oggi s'è fatto pusher a domicilio. Al buon cliente fornisce droga, ma anche privacy, puntualità e zero rischi. Alcuni pony express hanno rinnovato i menù a domicilio. E le dosi di polvere bianca al telefono si sono trasformate in pizze per asporto. La polizia scopre sempre più ristoranti che consegnano "Margherite" con mozzarella, pomodoro fresco, basilico e un pizzico di cocaina. Pure qualche tassista ha il doppio lavoro: «A Natale ne arrestammo uno che utilizzava il suo taxi per spacciare. Il cliente sale, si fa un bel giro dell'isolato, poi scende con la droga in tasca e la ricevuta in mano», raccontano alla Squadra mobile. Dalla questura c'è passato pure un E il buttafuori lo sceglie la Camorra Una volta il buttafuori si chiamava cosl perché cacciava i clienti pericolosi dalla discoteca. Adesso nella Milano della cocaina per tutti, il disco è cambiato. Anzi s'è ribaltato. E fuori dalla porta del locale vip è la Camorra a piazzare i suoi uomini. Un appalto in piena regola, per gestire senza rumore Io spaccio in pista. Entra chi dicono loro. Vende a chi dicono loro. Sniffa chi pare a loro. Già. Spaccio di coca, gestione dei "buttafuori" e addirittura racket dei parcheggi abusivi e dei "paninari" ambulanti fuori dalle discoteche è un business sempre più legato alla criminalità. È l'ultima novità della notte più sniffata d'Italia. Un sistema mafioso che ruota intorno alla movida milanese, secondo l'inchiesta che ha riportato in carcere, tra gli altri, Giuseppe "Pepè" Flachi. Un pezzo di storia della 'ndrangheta trapiantata in Lombardia, cresciuto alla scuola di Renato Vallanzasca e alleato delle cosche reggine. Un mondo che non solo si mescola con quello dei vip, degli insospettabili, dei professionisti a caccia di sballo, ma che sconfina anche nel giro del bunga bunga berlusconiano. Uno 'ndranghetista di lungo corso come Paolo Martino, consigliori dei Flachi, è in contatto con Lele Mora e il suo "tronista" Costantino Vitagliano. La security del clan operava nei locali di riferimento per aspiranti "arcorine" in attesa di reclutamento, come il Just Cavalli e il celeberrimo Hollywood di corso Como. Per il clan Flachi, •i servizi di sicurezza e la frequentazione dei locali altro non sono che un occasione per alimentare il commercio di stupefacenti., scrive il gip Giuseppe Gennari nell'ordinanza di custodia cautelare seguita alle indagini del Gico e del Ros dei carabinieri. In un altro locale simbolo di corso Como, il Loolapaloosa, lo "smazzo" della coca avviene secondo l'accusa con la piena complicità del titolare Domenico Testino, anche lui arrestato. Lo stesso vale per un altro locale di grido, il De Sade di via Valtellina. Telefonate sul .numero di ospiti per la cena• o dove si accenna alla stipa da andare a prendere in corso Como• nascondono ordinazioni in codice di "bianca" da sniffare. Mario Portanova nonnetto, con tanto di cagnetta al guinzaglio. Con i soldi della pensione ci compra la coca. Poi, invalido com'è, la nasconde nel pannolone e la rivende (tagliata) nel salotto di casa. In un tranquillo quartiere residenziale nel verde. Se il cocainomane è ancora minorenne, poi, ci pensa mamma ad ac compagnarlo dritto dallo spacciatore con il Suv. Lei aspetta fuori, il ragazzino entra, paga e tanti saluti. Una complicità che sta diventando, secondo la polizia, sempre più frequente. »Capita di fermare dei minorenni e di trovarci i genitori che, anziché rendersi conto del problema, li difendono. E li aiutano a nascondere la droga», raccontano alla Narcotici di Milano. Così come si registra il boom degli acquisti via Internet. Sito sicuro. Facebook. Email. Basta un nickname per camuffare le sostanze, banane, pere, mele. Ci si dà appuntamento a casa del compratore, dove per gli sbirri è difficile arrivare, e la polvere bianca dalla Rete finisce sul piatto. Un vero e proprio lifting dello sniffo, confermato perfino da mutue e assicurazioni private. Negli ultimi anni, c'è stato un boom di nasi rifatti: più 15 per cento. Certo, ci saranno pure le ragioni estetiche. Eppure quel trend combacia perfettamente con i picchi della cocaina. Al punto che, secondo le proiezioni, i 90 milioni spesi quest'anno sono destinati a triplicare nel 2012. Quando i cocainomani, già liftati una volta, riprenderanno a "pippare". E, in pochi mesi, sarà tutto da rifare.
fonte http://www.retelombardasalute.com/2011/04/tutta-coca-cosi-si-fan-tutti-espresso.html



Commenti
se non smetti di pippare fai una triste fine................
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