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USA: evoluzione nell’uso dell’eroina negli ultimi 50 anni

 

  Fonte: JAMA Psychiatry 
Titolo originale e autori: TJ Cicero, MS Ellis, HL Surratt et al, The Changing Face of Heroin Use in the United States.-JAMA Psychiatry, 2014; DOI: 10.1001/jamapsychiatry.2014.366 Negli ultimi cinquant’anni, l’epidemiologia relativa all’uso di eroina negli USA ha subito alcuni cambiamenti rispetto all’età media d’inizio d’uso, la provenienza di chi ne fa uso, e le abitudini di consumo. 
Questo è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis e pubblicato su JAMA Psychiatry il 28 maggio scorso. 
La ricerca è stata condotta negli USA su un campione di 9000 soggetti adulti, con problematiche di dipendenza da eroina, antidolorifici oppioidi o da narcotici analgesici, in cura presso 150 centri per il trattamento delle dipendenze sparsi per tutto il Paese. Ai soggetti sono stati somministrati vari questionari tra il 2010 e il 2013, tesi ad identificare le relative abitudini di consumo, il sesso, la provenienza e l’età di inizio d’uso di tali sostanze. I risultati sono stati poi messi a confronto con dati epidemiologici disponibili relativi agli anni ’60 e ’70. 
In generale, 2800 pazienti hanno dichiarato di usare l’eroina come principale sostanza stupefacente e di prediligerla data la sua facile reperibilità, il suo prezzo relativamente basso rispetto ad altre droghe (o medicinali), lo sballo che può dare e la facilità con cui può essere assunta. Inoltre, il 75% di chi consuma oggi eroina ha detto di aver provato come prima droga, farmaci oppiacei con obbligo di ricetta. 
Altri dati emersi dalla ricerca hanno evidenziato che l’età media di inizio d’uso dell’eroina è aumentata rispetto agli anni ’60 e 70, 23 anni oggi rispetto ai 16 anni di quaranta/cinquant’ anni fa. 
Infine, chi usa eroina oggi viene soprattutto da aree suburbane o rurali mentre prima gli eroinomani erano soprattutto persone che vivevano in aree metropolitane. 
Questa evoluzione nell’epidemiologia e nelle abitudini d’uso, concludono i ricercatori, evidenzia l’importanza che vengano elaborate nuove strategie di lotta all’uso di oppiacei, obiettivo che si potrà raggiungere solo attraverso lo studio di pazienti dipendenti inseriti in programmi di riabilitazione. 
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