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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

tachicardia e senso di svenimenimento

Ciao a tutti ragazzi sono un ragazzo di 16 anni a cui piace fumare, il problema e che una sera in spiaggia ho fatto 7-8 tiri di marijuana ma non era la prima volta, dopo 1 oretta non capivo più niente e pensavo di morire ad un certo punto mi sono messo sdraiato e ho vomitato.
Il bello e che subito dopo aver vomitato sono stato benissimo, il brutto e che ogni volta che fumo ho questa tachicardia cioe appena faccio un tiro subito aumenta ol battito lo so che ho troppe paranoie ma volevo raccontare questa mia esperienza voi cosa ne pensate?
Non mi rende piu piacevole fumare questa cosa.

La marijuana crea dipendenza? Ebbene sì in modo particolare nelle donne

La marijuana ormai legalizzata in Colorado e a Washington a uso ricreativo e consentita in 23 stati per uso medico potrebbe creare dipendenza in modo particolare nelle donne. Lo suggeriscono recenti ricerche nonostante non esista una quantità esorbitante di prove conclusive sull’argomento. I ricercatori della Washington State University sono comunque convinti di aver trovato le prove che dimostrano che le donne tollerano meno la marijuana rispetto agli uomini. Non solo le donne però rischierebbero. Le persone che aumentano il livello di tolleranza al farmaco hanno più probabilità di diventare tossicodipendenti rispetto a quelli che la tollerano in modo diverso.  

 Lo studio di Washington State University ha testato il THC e in modo particolare la sua capacità di alleviare il dolore nei ratti, in quanto come gli esseri umani, i topi vivono cicli mestruali simili e fluttuazioni ormonali. I risultati dello studio sono stati sorprendenti. Inizialmente, le femmine di ratto hanno sviluppato una determinata sensibilità alTHC. Ma, dieci giorni dopo, le femmine di ratto avevano bisogno di una dose maggiore di THC. Stavano diventando dipendenti e tolleranti al farmaco.

Rebecca Craft, il ricercatore principale dello studio e presidente del dipartimento di psicologia presso la Washington State University, pensa che ogni donna debba essere consapevole del rischio che corre. Attualmente, sono stati testati gli effetti del THC sui ratti. Ma, secondo Craft, la ricerca a non sarà decisiva finché non verrà provata negli esseri umani anche perché ci sono alcune differenze tra le due specie, in primo luogo nel modo di metabolizzare i farmaci.

urbanpost.it/la-marijuana-crea-dipendenza-si-nelle-donne

Ho smesso con le canne da 6 giorni ma ho problemi

ciao, trovi qua il tuo post http://www.sostanze.info/esperienza/ho-smesso-fumare-erba-fumo-3-settimane-ma-mi-sento-testa-confusa#comment-163639 dove esiste un forum di discussione sull'argomento

La Redazione

Contro l’Alzheimer è efficace la marijuana

Gli scienziati scoprono che il principio attivo della cannabis, il Thc, può offrire un valido trattamento per la malattia di Alzheimer, arrestando o rallentando la progressione della malattia

Dibattuta, avversata – ma da qualcuno anche sostenuta – la marijuana è da molto tempo oggetto di studi che ora ne esaltano le qualità; ora ne evidenziano i pericoli. Forse, come per tutte le cose, dipende sempre dall’uso che se ne fa e il contesto in cui questo viene fatto. Comunque la pensiate, a favore di un uso terapeutico è anche un nuovo studio preclinico che indica come il Thc – il principio attivo delle foglie di cannabis – può rallentare o arrestare la progressione della malattia di Alzheimer. Un tipo di grave patologia che, lo ricordiamo, ancora non ha una cura.

Un nuovo studio, dunque, che sostiene il ruolo terapeutico del delta-9-tetraidrocannabinolo (Thc) nel trattamento o controllo di alcune malattie. Il fatto che questo composto sia risultato attivo nel trattamento di una malattia devastante come l’Alzheimer, di fatto ne eleva lo status. 

Sono stati i ricercatori dell’Università della Florida del Sud (USF) – Health Byrd Alzheimer’s Institute ad aver dimostrato con il loro studio che livelli estremamente bassi di Thc possono rallentare o arrestare la progressione della malattia. I risultati completi degli esperimenti, eseguiti utilizzando un modello cellulare della malattia di Alzheimer, sono stati pubblicati sulla versione online del Journal of Alzheimer.

Il dott. Chuanhai Cao e colleghi dell’USF hanno potuto osservare come piccole dosi di Thc riducano la produzione di beta-amiloide – il noto peptide e maggior componente delle placche amiloidi – che si trova in una forma solubile nella maggior parte dei cervelli anziani. Il Thc è stato anche trovato prevenire l’accumulo anomalo di questa proteina, laddove l’accumulo di beta-amiloide (o betaamiloide) si sa essere uno dei processi considerati tratto distintivo patologico evidente fin dall’inizio della malattia.
Infine, basse concentrazioni di Thc hanno anche selettivamente potenziato la funzione mitocondriale, che è necessaria per favorire l’approvvigionamento energetico, la trasmissione di segnali nervosi e mantenere un cervello sano.

«Il THC è noto per essere un potente antiossidante con proprietà neuroprotettive – spiega il dott. Cao – ma questo è il primo rapporto a dimostrare che il composto influisce direttamente sulla patologia di Alzheimer, diminuendo i livelli di beta amiloide, inibendo l’aggregazione e migliorando la funzione mitocondriale».
«Una diminuzione dei livelli di beta amiloide significa meno aggregazione – prosegue Cao – che può proteggere contro la progressione della malattia di Alzheimer. Poiché il Thc è un inibitore amiloide naturale e relativamente sicuro. Il Thc o suoi analoghi possono aiutare a sviluppare un trattamento efficace per il futuro». 

 Quanto ai possibili effetti avversi derivanti dall’uso del Thc, i ricercatori sottolineano che alle basse dosi impiegate i benefici terapeutici del Thc sembrano prevalere sui rischi associati di tossicità e disturbi della memoria. Ma, come detto, sull’uso del Thc e i suoi derivati il dibattito è ancora e sempre acceso.
«Anche se siamo ancora lontani da un consenso – sottolinea infatti il dott. Neel Nabar, coautore dello studio – questo studio indica che il Thc e i composti Thc correlati, possono essere di valore terapeutico nella malattia di Alzheimer. Stiamo forse sostenendo che le persone devono usare droghe illecite per prevenire la malattia? No. E’ importante tenere a mente che solo perché un farmaco può essere efficace non significa che possa essere tranquillamente utilizzato da chiunque. Tuttavia, questi risultati possono portare alla sviluppo di composti correlati che sono sicuri, legali e utili nel trattamento della malattia di Alzheimer».

La Stampa Salute www.lastampa.it/2014/08/29/scienza/benessere/medicina/contro-lalzheimer-efficace-la-marijuana-58CzFK58uPhTAYQHbfG87K/pagina.html

la mia esperienza dopo aver fumato una canna

Ciao a tutti sono una ragazza di 21 anni e da 5mesi ke sto male dopo aver fumato una canna.ho fatto 5 tiri ed era erba.cmq io quella sera mi sono sentita davvero male...poi sono andata parecchie volte sono andata all'ospedale dicendogli che mi fa male sempre il petto ma loro mi dicono sempre che ho l'ansia poi un'atra volta sn andata finuovo all'ospedale e mi hanno prelevato il sangue ma tutte cose apposto...poi mi sn sentita un pó meglio.poi dp un mese circa dinuovo male sono andata dal dottore e anke lui dice ke è ansia e mi ha dato delle valeriana dell'erboristeria dicendomi ke i doloro al petto sarebbero passati ma niente poi ina settimana fa sn andata alla guardi mefica dicendogli ke mi faceva male tutto il petto e quella mi ha visitato e mi ha dettl ke e la gastrite e mi ha dato da prendere riopan gel e le pasticche omeprazen ma non mi hanno fatto niente io continuo ad avere dolori al petto per favore cosa mi consigliatr di fare....

viaggio in Colorado: dove la legalizzazione fa incassare turismo e fisco

Dal primo gennaio nello stato americano consentita la vendita in 212 negozi e 493 centri medici: la canapa viene usata in oltre 200 fabbriche dove si producono saponi, dolciumi, prodotti di infusione. La legge parla chiaro: il tutto va fatto nell'assoluta discrezione, lontano dai bambini. Ma l'erario ora guadagna una media di 5 milioni al mese: "I fondi in più? Per progetti sociali e scuole"

di Daniele Guido Gessa, Il Fatto Quotidiano

Benvenuti nello stato americano dove chi fuma una sigaretta per strada viene trattato come uncriminale, ma dove esistono più di mille campi agricoli autorizzati alla coltivazione della marijuana, dove la stessa viene venduta in 212 negozi aperti a tutti e in 493 centri medici e dove la pianta più discussa al mondo viene usata in oltre 200 fabbriche dove si producono saponi, dolciumi, prodotti di infusione di ogni genere. Il Colorado, stato dell’ovest degli Stati Uniti d’America, proprio dove inizia il Far West, già nel 2000, su richiesta popolare ufficializzata in una petizione poi votata dall’assemblea, iniziò a legalizzare per fini medici la cannabis. Poi, piano piano, anche per contrastare il crescente mercato nero, si arrivò alla situazione attuale, così dal primo gennaio di quest’anno è ufficialmente consentito il possesso (ma c’è un limite) e, conseguentemente, la vendita di un prodotto che sta già creando un certo flusso turistico ma che crea anche contraddizioni interne a livello di federazione (in tutti gli altri Stati, tranne quello di Washington, si rischia la galera), tensioni fra amministrazioni statali del Colorado e apparato federale e indagini incrociate di polizia e altre agenzie di sicurezza, tutte indaffarate nel fare in modo che neanche un solo grammo di marijuana esca dal Colorado per altri Stati. Tanto per intenderci, solo poche settimane fa, in Texas, un ragazzo è stato condannato a una pena di 99 anni di carcere per aver prodotto una torta alla cannabis. Soluzione estrema ma che fa capire quanto le tensioni stiano andando a complicare una situazione di suo già non facile.

A Denver, capitale del Colorado, del resto l’inconfondibile odore di marijuana lo si sente quasi ovunque. Lo si sente quando si prende un autobus, quando si va in hotel e magari chi è nella stanza di fianco la sta consumando. Ancora, lo si sente quando si prende un taxi e si passa per le periferie (qui ha sede la gran parte delle rivendite autorizzate). Fumare per strada è proibito, così come nei negozi, a differenza diAmsterdam, non è possibile consumarla. La legge lo dice chiaro: il tutto va fatto nell’assoluta discrezione, lontano dai bambini, in casa o in luoghi privati (molti hotel stanno iniziando ad attrezzarsi, visto il business), lontano dalle scuole e senza farne un vanto. Ma il vanto, ora, è soprattutto per lo stato del Colorado, che, se a gennaio aveva guadagnato in introiti fiscali meno di 3 milioni di dollari, già a fine aprile si era saliti a 4,5 milioni di dollari. “Questo è dovuto in parte al turismo della marijuana, in parte al fatto che il mercato nero viene inglobato sempre più da quello legale – spiega a ilfattoquotidiano.it Barbara Brohl, direttore esecutivo del dipartimento del Fisco del Colorado – e una cosa è certa: noi stiamo diventando un modello per altri paesi del mondo, conMessico, Brasile, Canada e Svizzera che hanno già manifestato interesse per il nostro sistema e con cui siamo in contatto”.

Brohl – che è appena tornata proprio dalla Svizzera, dove è andata a studiare le “stanze di riduzione del danno”, dove è possibile assumere stupefacenti in modo controllato – spiega anche come è nata questa legge del Colorado: “Dopo anni di uso medico iniziammo a capire che dovevamo regolare il mercato che stava sconfinando nell’illegale, con molti studi medici che la vendevano sottobanco. Così, eccoci arrivati alla decisione del 2013, entrata in vigore nel gennaio di quest’anno: chiunque può coltivare nascoste dalla pubblica vista fino a sei piante, anche se poi non può venderle; il possesso non è più un reato, pur con dei limiti; e chi vuole fare il commerciante deve sottostare a un controllo della fedina penale e deve attrezzare con telecamere il proprio negozio”.

Non che non manchino le difficoltà. “Al momento – riprende Brohl – per esempio chi commercia non può portare in banca il provento, in quanto gli istituti di credito sono assicurati a livello federale e non accettano questi soldi, così ci si attrezza con cassaforte e altri sistemi. Poi, molte autorità locali del Colorado hanno optato per il divieto di consentire negozi commerciali nel loro territorio”. Un sistema a macchia di leopardo, nel quale le comunità locali possono anche lamentarsi nel caso di eccessivo rumore o giri sospetti, “ma questo avviene per ogni tipo di negozio”, dice Brohl. Certo, il beneficio c’è per le casse dello Stato, “anche se ancora non abbiamo deciso come usare questi fondi che ci stanno arrivando. Di sicuro li useremo per progetti sociali, scuole e così via”.

Spera invece che il denaro vada in ricerca scientifica Larry Wolk, direttore esecutivo e sanitario deldipartimento della Salute del Colorado. “Abbiamo bisogno di capire di più come la marijuana funzioni sul nostro corpo e, soprattutto, abbiamo bisogno che si passi dall’uso ricreativo a quello medico. Già oggi 120mila persone, in Colorado, vengono curate con estratti di cannabis e il 96% di essi lo fa per porre fine al dolore. Ma – continua Wolk – ci sono anche 300 bambini che vengono curati per la prevenzione delle crisi epilettiche, così come ci sono casi in cui la marijuana viene usata per infezioni gravi”. Una cosa però Wolk la auspica: “Fumare la marijuana come pianta quando si ha un tumore può essere persino pericoloso, non si sa mai che dose usare, inoltre il fumo di combustione fa male ai polmoni. Spero che le aziende farmaceutiche comincino a produrre, magari proprio in Colorado, derivati sicuri e certificati. Questo già avviene in parte, del resto sappiamo che la marijuana può essere utilizzata in chi ha il cancro, in chi ha problemi di appetito, per gli stadi terminali dell’Aids, per gli spasmi muscolari, per la sclerosi multipla e in generale per il dolore grave”.

Molti dottori, tuttavia, anche in Colorado si rifiutano di prescriverla, “spesso sono preoccupati per la loro licenza. Non dimentichiamoci del resto che la marijuana può essere anche molto dannosa”, aggiunge. “Sappiamo che fa male ai bambini e agli adolescenti, così come agli adulti tendenti allaschizofrenia. Poi non scherziamo: può dare dipendenza, almeno dal punto di vista psicologico, sulla dipendenza fisica le teorie sono le più diverse, e l’uso di prodotti ‘ricreativi’ come dolci o biscotti va sicuramente meglio regolamentato”. La stampa del Colorado riporta spesso notizie di bambini che si intossicano mangiando dolciumi alla marijuana. Ed è soprattutto questo il fronte su cui si muovono le lobby contrarie a questa droga.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/12/cannabis-viaggio-in-colorado-dove-turismo-e-fisco-guadagnano-con-la-legalizzazione/1113780/

L'alunno che assume abitualmente la cannabis è ad alto rischio abbandono scolastico

l dato è contenuto in uno studio universitario australiano: chi ne fa uso quotidiano prima dei 17 anni ha oltre il 60% di possibilità in meno di completare superiori o università. Eppure diversi Stati Usa e paesi dell'America Latina si muovono verso la depenalizzazione o legalizzazione della sostanza.

 Assumere come abitudine la cannabis prima dei 17 anni porta ad avere una probabilità di oltre il 60% maggiore di abbandonare gli studi secondari ed è a rischio significativamente più alto di non completare quelli universitari, di usare altre droghe e di tentare il suicidio, rispetto a chi non l'ha mai fumata. Il dato è contenuto in uno studio australiano del Centro Nazionale di Ricerca su Droghe e Alcool dell'Università del Nuovo Galles del Sud, in base al quale non vi è un livello 'sicuro' di uso da parte di adolescenti, e che i risultati educativi più scarsi e i rischi accresciuti si verificano anche fra chi usa la droga meno di una volta al mese.

Gli adolescenti sotto i 17 anni che assumevano cannabis quotidianamente avevano una probabilità di oltre il 60% minore di completare la scuola superiore o l'università, sette volte più alta di tentare il suicidio, 18 volte maggiore di sviluppare dipendenza dalla cannabis e otto volte maggiore di usare altre droghe illegali più tardi nella vita.

"I risultati sono particolarmente tempestivi, dato che diversi Stati Usa e paesi dell'America Latina si muovono verso la depenalizzazione o legalizzazione della cannabis, che la renderebbero più accessibile ai più giovani", scrive il principale autore dello studio, Edmund Silins. "Le autorità devono essere consapevoli che un suo uso in adolescenza è associato a una serie di esiti negativi sulla salute, sul benessere e sull'affermazione personale".

I ricercatori australiani hanno elaborato i dati di 3.765 partecipanti che hanno usato cannabis, da tre ampi studi di lunga durata sulla frequenza e sugli effetti del suo uso. Secondo gli autori della ricerca, pubblicata su The Lancet Psychiatry, si tratta della dimostrazione più fondata dei danni della marijuana negli anni dell'adolescenza. I ricercatori hanno esaminato una serie di aspetti dello sviluppo fino all'età di 30 anni: completamento degli studi secondari, conseguimento di una laurea, dipendenza dalla cannabis, uso di altre droghe illegali, tentativi di suicidio, e depressione. 

www.tecnicadellascuola.it/item/6014-l-039-alunno-che-assume-abitualmente-la-cannabis-e-ad-alto-rischio-abbandono-scolastico.html

Stato d ansia e paura

ciao :)) fumo regolarmente da 1 anno ne ho 17, ieri sera ero a casa di amici e dopo un paio di tiri di bong ( caricato con fumo non molto buono) sono dovuto uscire di casa in preda ad uno stato d agitazione che non avevo mai provato: tachicardia, seensazione che la gola si chiuda e paura di non farcela, questo calvario é durato 1 ora o più dopo di che sono tornato a casa, stamattina pero avvertivo un po di confusione mischiata ad ansia e una volta entrato in classe dopo 20 minuti ho chiesto di uscire poiché sentivo un estremo calore e un disagio, tutt ora avverto dell ansia che và e viene e della debolezza nel fare movimento, penso siano i postumi dello schock di ieri sera ma volevo il parere di un esperto che possa spero tranquillizzarmi :) ( mi era già capitato ma in forma molto più lieve)

"Marijuana sempre più potente", lo dimostra uno studio veneziano“

 Studio sulla marijuana Ulss 12 Venezia 

E’ veneziano lo studio che confermerebbe come la cannabis sia sempre più “potente” e quindi sempre più pericolosa. A rendere la sostanza più dannosa, secondo una nota dell'Ulss 12, sarebbe la percentuale di tetraidrocannabinolo (THC), in aumento rispetto al passato; e a dimostrare questo aumento del THC è uno studio del Laboratorio di Igiene Ambientale e Tossicologia Forense (LIATF) dell’azienda sanitaria, effettuato sui reperti sequestrati nell’area estesa del territorio veneto, i cui risultati sono stati pubblicati nei giorni scorsi dalla rivista Drug Testing and Analysis.

"L’aumento nella cannabis del tenore di principio psicoattivo THC, ora scientificamente dimostrata, è una tendenza osservata in diversi paesi nel mondo, e provoca grande preoccupazione: può portare nei consumatori di cannabis l’aumento di sintomi quali ansia, depressione, psicosi ed effetti negativi sul sistema respiratorio e cardiovascolare, e aumenta il rischio di sviluppare dipendenza - afferma l'Ulss - E poiché l’assunzione di cannabis durante l’adolescenza interferisce con la regolare maturazione del cervello, ancora in fase di sviluppo, le alte concentrazioni di THC possono produrre effetti dannosi ancora più severi".

Il LIATF, che fa capo al Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 12, sta monitorando il tenore di principio attivo della cannabis e dei suoi derivati da diversi anni, e il recente studio descrive i risultati delle analisi effettuate su circa 1000 prodotti sequestrati nel 2013, confermando i risultati dei precedente studi nei quale già erano stati analizzati circa 4000 campioni raccolti nel periodo di tempo 2010-2012. Si osserva un aumento significativo (+24,6% sui valori mediani) del contenuto di THC sia nella marijuana – il derivato erbaceo della cannabis – che nella resina di cannabis (+9,7%). Per contro, lo studio ha evidenziato una significativa tendenza alla diminuzione del tenore di CBD, un cannabinoide che pare contrastare gli effetti del THC. Si conferma quindi la tendenza generale a produrre sostanze derivate ad alta concentrazione di THC e a bassa concentrazione di CBD, con conseguenze sempre più critiche per la salute di chi consuma cannabis. Tutto questo potrebbe spiegare, secondo i ricercatori, i significativi aumenti di accessi al pronto soccorso da parte di persone che fanno uso di marijuana, e anche un’alta percentuale di incidentalità stradale.

www.veneziatoday.it/cronaca/studio-marijuana-ulss-12-venezia-settembre-2014.html



 

 

Marijuana a uso terapeutico, la produrrà l'Esercito a Firenze

 Lo Stato produrrà marijuana a uso terapeutico. A produrla sarà l'Esercito e verrà coltivata dallo stabilimento chimico militare di Firenze.  Il via libera è stato dato dai ministri della difesa e della salute Roberta Pinotti e Beatrice Lorenzin, dopo varie polemiche e rallentamenti, e la notizia verrà ufficializzata entro settembre.


Oggi lo stabilimento fiorentino, nato con l'obiettivo di produrre medicamenti per il mondo militare, ha esteso la sua attività anche al settore civile. E ora produrrà i farmaci derivati dalla cannabis attualmente importati dall'estero a costi elevati.

Tra i ministeri della difesa e della salute era stato istituito un tavolo di lavoro, dove la questione è stata esaminata anche con l'istituto farmaceutico militare. Adesso sono in via di stesura i protocolli attuativi. A questo punto, non è escluso che entro il 2015 i farmaci cannabinoidi saranno già disponibili nelle farmacie italiane. Il via libera alla produzione di marijuana a scopo terapeutico da parte dell'istituto chimico militare di Firenze "rappresenta un risultato positivo in termini di supporto alla ricerca scientifica, di sperimentazioni, cure innovative e coinvolgimento di professionalità nuove, che fanno di Firenze in questo settore come tanti altri una punta di diamante nella ricerca in ambito scientifico sanitario",  ha detto oggi il sindaco di Firenze Dario Nardella. Questa, ha poi aggiunto, "è la dimostrazione del livello d'avanguardia che l'istituto ha ormai raggiunto qui a Firenze".

"L'utilizzo di questi farmaci - dice il senatore del Pd Luigi Manconi - è consentito nel nostro paese dal lontano 2007; eppure, nel corso del 2013, appena qualche decina di pazienti ha potuto farvi ricorso. Ciò a causa di una procedura lenta e farraginosa che prevede il seguente percorso: medico curante, farmacia ospedaliera, Ministero della Salute, ancora farmacia ospedaliera, quindi importazione e infine paziente. L'acquisto all'estero di questi farmaci comporta tempi infinitamente lunghi per la loro disponibilità e costi abnormi per singolo prodotto. E questo ha fatto sì che a tutt'oggi non una sola azienda farmaceutica italiana abbia chiesto la licenza per questa produzione".

"Da qui la mia proposta - prosegue il senatore - di affidare allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che già produce presidi sanitari e medicinali, l'incarico di provvedere al fabbisogno nazionale, nelle condizioni di massima sicurezza. E' stata dura ma ce l'abbiamo fatta. Il Ministro della Difesa ha dato il suo immediato consenso ed è di queste ore il tanto atteso parere favorevole da parte del Ministero della Salute". "La vicenda è sommamente istruttiva: ci sono voluti ben sette anni perchè un farmaco, capace di ridurre il dolore dei pazienti e di intervenire sui sintomi di numerose patologie, venisse sottratto all'interdizione ideologica e morale di un tabù oscurantista, privo di qualunque fondamento scientifico e di qualunque argomentazione razionale" conclude Manconi.

Ma quali coffee shop, in Spagna proliferano i 'Cannabis Club'

Non hanno scopo di lucro, consentono l'accesso solo ai soci e garantiscono la possibilità di fumare uno spinello in un ambiente sicuro e confortevole. In poco più di due anni, nella sola Catalogna, ne sono stati aperti trecento. Grazie a un articolo del codice penale che non sanziona l'uso personale purchè in modica quantità 

"Movimento associativo di autoconsumo di cannabis”, “Associazione per la cannabis”: qui a Barcellona ogni settimana ne aprano una o più. Sono associazioni dove è possibile accendersi uno spinello nella tranquillità di un salotto dal calore famigliare e lontano da occhi indiscreti.

Quindi dimenticate gli ombrosi sottoscala delle malfamate periferie metropolitane col rischio anche di essere rapinati dallo stesso spacciatore. Nei “cannabis club” che, nella sola Catalogna, hanno aperto in trecento tra la fine del 2011 e l’estate 2014, consumare marijuana per scopo terapeutico o ricreativo non è né un reato né una vergogna da nascondere.

A patto di rispettare poche ma inflessibili regole, come ci spiega uno dei fondatori de “La Maca”, il primo “cannabis club” ad aprire nel 2006. «Otto anni fa eravamo sette amici, tutti abituali fumatori di cannabis. Volevamo un luogo tranquillo e intimo dove farci un porro (uno spinello, ndr), ma soprattutto avevamo il desiderio di produrre noi stessi la marijuana, perché stanchi di erba troppo costosa e di cattiva qualità. Oggi siamo 650 soci - prosegue - che coltivano e consumano un ottimo prodotto naturale a un costo trasparente. Abbiamo una lista di attesa lunghissima per nuovi iscritti, così al momento accettiamo solo chi fuma per motivi terapeutici».

“La Maca” ha un ambiente caldo e famigliare, pulito, da circolo privato. Divani in pelle, poltrone dove rilassarsi, tavolini con carte da gioco, luci soffuse, scaffali pieni di libri, non solo sull’erba, una macchinetta del caffè, una colonnina di cd sopra uno stereo. «C’è chi viene anche per lavorare al computer, per leggere un romanzo, fare due chiacchiere. Qui si fa un uso responsabile, non solo perché la quantità è modica per tutti e non ci si sballa, ma ci si rilassa. Noi sconsigliamo di guidare dopo avere fumato, invitiamo a prendere un taxi per tornare a casa». Il costo annuale dell’abbonamento a un Cannabis Club per i soci va dai 50 i 70 euro più i costi della “consumazione”.

Barcellona e la Catalogna non sono però il paradiso per chi ama l’erba. Né si può dire che la Spagna abbia deciso, seppure in sordina, di legalizzare la marijuana. Semplicemente i “cannabis club” approfittano del vuoto legislativo spagnolo per permettere «il diritto di assumere a uso esclusivo personale sostanze psicotrope naturali», come recita lo statuto che deve avere ogni associazione registrata alla CatFAC, la Federazione della Associazioni di Cannabis della Catalogna.

In Spagna come in altri Paesi europei, la legge sanziona e persegue chi produce e spaccia marijuana per scopi di lucro. In compenso, l’articolo 368 del Codice penale spagnolo non sanziona il consumo personale di una modica quantità.

Inoltre, in Spagna già da un decennio è legale la marijuana terapeutica: per ottenerla basta la ricetta del medico curante che permette di acquistarla, portarla con sé e consumarla in casa. Esiste anche un’ampia casistica di sentenze giuridiche che riconoscono il diritto al consumo privato di cannabis. «Il nostro club ha regole molto precise», spiega Emma, che lavora al “Floors” di Girona. «Per essere socio devi avere 21 anni, risiedere in Spagna ed essere un consumatore abituale d’erba. Non tesseriamo chi vuole soltanto provare per curiosità. I nuovi iscritti devono essere presentati da un socio, non accettiamo sconosciuti e ci riserviamo il diritto di rifiutare».

 Al momento dell’ammissione al club, il neo socio dichiara il motivo per cui fa uso di marijuana, se ricreativo o terapeutico. «Al momento gli iscritti al nostro club sono per fini medici sono il 20 per cento del totale. Tutte queste regole esistono per evitare che i club si trasformino in “coffee shop” sul modello olandese, producendo così il turismo della droga. Il nostro club non esiste per scopi di lucro». Nel 2013 a Barcellona una cinquantina di club sono stati chiusi dal Comune perché vendevano ai turisti. «Il nostro club non è per i turisti che vengono a sballarsi. Che vadano in Olanda!», avverte Jordi. «La nostra associazione, ripeto, nasce dalla necessità di avere un luogo tranquillo dove consumare la nostra erba, non per il commercio e il guadagno. Ed è giusto che chi sgarra, sia punito perché rovina la nostra immagine e concede argomenti agli antiproibizionisti che non accettano la nostra esistenza».

E se in Spagna c’è il fai da te (basta un minimo di tre soci per aprire una “asociación cannabica”, si paga una tassa comunale, ci si registra all’agenzia delle entrate che richiede registro iscritti, bilancio e libri contabili), in Italia invece il consumo di cannabis rimane un’attività clandestina, confinata nell’illegalità.

Non aiuta il dibattito sulla depenalizzazione l’attuale legge Fini-Giovanardi, dichiarata «illegale» dalla Consulta, che equipara la marijuana all’eroina e affolla le carceri di consumatori/spacciatori. Così, mentre i cugini iberici con i “cannabis club” creano posti di lavoro e riempiono le casse dell’erario, a Montecitorio si litiga.

A riaccendere recentemente la discussione è stato il professor Umberto Veronesi dalle pagine de l’Espresso, dichiarandosi a favore del libero uso della cannabis. «Io mi batto pubblicamente da decenni contro il proibizionismo – ha scritto il direttore scientifico dell' Istituto europeo di oncologia - e in questo mio impegno ho ripetuto all’infinito che, come medico e come padre, sono un convinto oppositore di tutte le droghe, pesanti e leggere, compreso fumo e alcol, perché creano assuefazione clinica e danni spesso irreparabili e talvolta letali. Sono però altrettanto convinto che proibire e punire non serve, anzi può peggiorare la situazione».

Peccato che a tutt'oggi in Italia il dibattito sia fermo al palo e chi vuole fumarsi uno spinello sia costretto a violare la legge, comprando da uno spacciatore e sostenendo così gli affari della criminalità.

di Roberto Pellegrino (ha collaborato Federica Tadiello) L'ESPRESSO

espresso.repubblica.it/attualita/2014/09/03/news/non-solo-coffee-shop-in-spagna-proliferano-i-cannabis-club-1.178459

Ho fumato erba e non collego la mente

Salve, sono un ragazzo di 19 anni che ha avuto una esperienza non tanto gradevole con un tipo di erba. Premetto che sono un fumatore abituale di erba e hashish da circa 6 mesi. Due settimane fa sono partito in vacanza e io con un mio amico avevamo deciso di comprare erba per poi fumarla la sera. Per i primi 5 giorni abbiamo trovato un'erba molto buona e ci siamo divertiti fino a che era finita e dovevamo prenderne dell'altra. Purtroppo il "rivenditore" dove l'avevamo acquistata non lo trovavamo più e ci siamo dovuti affidare ad un altro che ci ha dato un tipo di erba che aveva un sapore e un odore strano, che non avevo mai sentito prima d'ora. Anche l'effetto dopo averla fumata era differente, mi sentivo il corpo completamente libero e dimenticavo cose che mi venivano dette 2 minuti prima. Il mio amico stava peggio visto che non si ricordava neanche il mio nome.. il giorno dopo mi sveglio e sembrava che la botta mi fosse passata come sempre, ma la sera inizio ad avere la mente offuscata. Da quella sera fino a oggi è passata una settimana e gli effetti non sono diminuiti. Mi sento il cervello in parte spento, non so come spiegare bene, vivo in un rincoglionimento perenne che non tende a cedere, le persone che mi parlano, o i fatti che mi succedono non li percepisco come li percepivo prima. Non ho alcun tipo di attacco di panico, tachicardia, paura ecc.. ho solo il cervello che non connette come si deve, faccio fatica a parlare e a capire le persone, anche scrivere o leggere mi mette parecchia difficoltà. La memoria non tende ad essere una delle migliori.. mi scordo troppo facilmente le cose. Ogni giorno spero che mi passi ma invece no, la mattina appena sveglio continuo ad essere come mi ero addormentato, vivendo ormai questo incubo da una settimana. Ripeto per chi non capisca: fumavo erba e hashish circa 4 volte alla settimana da circa 6 mesi e effetti duraturi cosi non mi sono mai capitati visto che il giorno dopo tornavo ad essere normale e con la mente lucida. L'unica cosa che temo è che questo problema possa perpetrare a lungo e magari peggiorare nel tempo. Molto probabilmente quell'erba era bagnata con qualche cosa, visto l'odore e il sapore mai sentito prima d'ora. Se ve lo chiedete il mio amico ha subito lo stesso tipo di problema però pare che dopo 4 giorni gli sia passato tutto, infatti non mi ha più detto niente. Ringrazio in anticipo sulle risposte e attendo soprattutto qualcuno che ci capisca o che abbia avuto un problema simile al mio. Sono abbastanza preoccupato che mi sia stato danneggiato il cervello in maniera perenne.

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