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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

Cannabis e schizofrenia


Partecipasalute - A Milano sono almeno 30.000 le dosi di cannabis utilizzate ogni giorno. Attualmente si discute se il rapporto tra l’insorgenza di malattie psichiatriche- tra cui schizofrenia e depressione- e l’uso di cannabis sia causale. Molti studi hanno cercato di dare una risposta al problema. Dall’ultimo studio pubblicato sul British Medical Journal (articolo) risulta che l’uso di cannabis è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di psicosi o sintomi schizofrenici, soprattutto nei giovani. Leggi l'articolo di Silvio Garattini pubblicato sulla rivista Oggi - RCS Periodici.

Laboratorio di ricerca per il coinvolgimento dei cittadini in sanità
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

USA - Palazzo di cinque piani usato per coltivare cannabis nel Bronx


Notiziario Aduc - Una vera e propria industria della marijuana nel cuore del Bronx e' stato scoperto dalla polizia di New York in un raid all'interno di un edificio di cinque piani, tutti utilizzati per il "business".
Un business basato su un elaborato sistema di coltivazione, che richiedeva l'utilizzo di diversi piani, ognuno dei quali corrispondeva a uno stadio della crescita delle piantine.
Al momento del raid la polizia si e' trovata davanti una sorta di giungla al coperto, con piantine che spuntavano ovunque, alcune delle quali alte oltre due metri. Hanno sequestrate quasi 600 piante, oltre a 35 chili della sostanza stupefacente gia' tagliata, essiccata e impacchettata.
Gli agenti hanno scoperto che ogni piano era attrezzato con un sofisticato sistema di ventilazione e umidificazione che consentiva di produrre ogni mese dai 25 ai 30 chili di marijuana, per un valore di circa 250.000 dollari. Il totale delle piantine e dei pacchetti sequestrati ammonta a oltre 700 chili. Un business che lo scorso anno, secondo una stima approssimativa, potrebbe aver fruttato almeno tre milioni di dollari. In manette sono finiti tre giovani poco piu' che ventenni.
Gli inquirenti hanno rivelato che hanno cominciato a tenere sott'occhio l'edificio circa due mesi fa in seguito alle lamentele di alcuni residenti che avevano notato attivita' sospette.

I club della cannabis


In Germania la Sinistra (Die Linke) propone locali dove comprare legalmente l’erba da fumare

Giornalettismo - I club della cannabis, il primo passo per la legalizzazione delle droghe leggere in Germania. Nell’audizione di oggi al Parlamento tedesco il partito di sinistra Linke proporrà l’introduzione di locali dove le persone potranno comprare per uso personale una quantità massima di erba da fumare. La ricetta della Linke trova qualche apertura nelle altre forze progressiste, mentre viene bocciata dalla maggioranza di destra della Merkel.

CLUB DELLA CANNABIS – Al Bundestag la Linke ha presentato una mozione per legalizzare l’uso e la vendita della marijuana in Germania. La proposta del partito di sinistra, che segue l’odg approvato al recente congresso per la legalizzazione di ogni droga, eroina inclusa, prevede la creazione di locali per coltivare legalmente la cannabis. All’interno di questi club le persone maggiorenni potranno acquistare una quantità massima di ganja, trenta grammi, mentre sarà vietato ai minorenni l’accesso a questi locali. L’idea, sviluppata da Frank Tempel, un funzionario di polizia, vuole combattere il proibizionismo su un divieto che nessuno praticamente rispetta in Germania. Si stima che almeno quattro milioni di tedeschi fumino abitualmente marijuana e haschish, così come si valuta in circa centomila i reati abitualmente compiuti per l’uso della cannabis. La ricetta della Linke mira soprattutto ad aprire il dibattito su un tema finora poco discusso, ma che interessa comunque molte persone. E’ inoltre da notare come il partito post comunista, dopo l’esplosione del Partito dei Pirati nella loro roccaforte di Berlino, si stia spostano su temi sempre più libertari, quantomeno in ambito di diritti civili.

 

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Farmaci oppioidi e cannabinoidi: una legge che ci protegge dal dolore

Blog Panorama.it. Luca Sciortino L'Organizzazione Mondiale della Sanità considera tra i principali indicatori della qualità di un servizio sanitario nazionale il numero di farmaci antidolorifici oppioidi e cannabinoidi che vengono prescritti in un anno. In buona sostanza, la facilità con cui un malato grave o terminale può accedere agli analgesici oppiacei è considerato un criterio di giustizia e di efficienza per qualunque servizio sanitario. In base a questo principio, come dobbiamo giudicare la situazione in Italia? Forse la risposta più giusta è duplice: siamo indietro rispetto ad altri Paesi europei ma un certo numero di leggi che abbiamo approvato dal 1997 al 2010 ci mettono ora all’avanguardia in Europa. Lo si evince dai dati contenuti nel volume di fresca pubblicazione Cronaca di una legge che ci difende dal dolore. La Legge 38/10, la più evoluta d’Europa, scritto da Marco Filippini e Manueala Maria Campanelli. Secondo gli ultimi dati citati nel libro e forniti da Guido Fanelli, coordinatore della Commissione ministeriale per la terapia del dolore, nel 2007 la spesa procapite di oppiacei contro il dolore era di 0,67 euro, oggi è di 1,03. Siamo ancora lontani dalla Germania con una spesa 9 volte superiore alla nostra, dalla Francia con una spesa del doppio e ancora al livello della Spagna. Però, ci sono ottime ragioni per rallegrarsi. Il 15 marzo 2010 il Parlamento ha approvato una legge, la 38/10, che di fatto obbliga i medici a occuparsi del dolore dei propri pazienti. Come spiega Fanelli, la legge ha di fatto reso disponibili i farmaci oppiacei sollevando i medici da rischi di procedure penali e i malati da lunghissime pratiche burocratiche e spese finanziarie. Così se prima i farmaci oppioidi dovevano rientrare in un ricettario delle Asl e potevano ottenersi per periodi di tempo limitati, oggi sono prescrivibili da un medico con una normale ricetta “bianca” o “rosa” come tutti gli altri farmaci. Non solo. Diventiamo l’unico Paese al mondo dove si prevede l’uso di oppiacei nella terapia del dolore dei bambini. Per ottenere farmaci cannabinoidi la procedura è invece un poco più macchinosa anche se è stata facilitata da una legge del 2007 che consente di ottenerli in una farmacia ospedaliera per l’impiego all’interno dell’ospedale. A tutt’oggi, questi farmaci devono essere ordinati dall’estero tramite un medico che deve compilare la richiesta di importazione all’Ufficio Centrale Stupefacenti del ministero. I malati dell’associazione Luca Coscioni riferiscono a Panorama che di fatto è difficile trovare medici che li prescrivano perché c’è ancora qualche resistenza da parte della categoria. Secondo loro, succede anche di avere difficoltà nell’ottenere l’autorizzazione una volta ottenuto il consenso del medico. La legge 38/10 dovrebbe venire incontro a questi malati, spiega Filippini, perché promuove la comunicazione e l’informazione sul problema: per esempio, ha reso obbligatori crediti di formazione per i giovani medici a livello universitario sulle terapie anti-dolore e ha favorito l’istituzione di corsi formativi per i medici già in attività rendendoli più consapevoli del problema. Un altro punto importante della legge è che viene stabilito un criterio per la misurazione del dolore in base ad alcune domande che vengono rivolte al paziente. Le risposte vengono classificate secondo una scala e in base ai risultati il medico è tenuto a prescrivere determinati farmaci. Da notare che il consumo di farmaci anti-infiammatori non steroidei, che si somministrano per esempio contro i dolori articolari e scheletrici, ha portato ad un incremento del 38% degli anti-ulcera. Senza contare che gli oppioidi costano molto meno. I farmaci oppiacei presenti sul mercato sono molti e variano per potenza: morfina, petidina, buprenorfina, butorfanolo, fentanyl, sufetanil, etorfina, ossicodone. Si somministrano per via orale o si iniettano con endovenosa o intramuscolo. I cannabinoidi invece costituiscono un capitolo a sé: ve ne sono di origine naturale, come il tetraidrocannabinolo (THC ottenuto dalla cannabis sativa), di origine sintetica che mimano le azioni del THC, come il dronabinolo, ed infine vo sono i cannabinoidi endogeni prodotti dal nostro organismo. Sia il dronabinolo che il THC sviluppano un buon effetto analgesico che però si accompagna ad effetti sulla psiche che ne limitano in parte l’utilizzo. L’attività analgesica è dovuta alla loro capacità di legarsi a specifici bersagli cellulari presenti nelle aree cerebrali che mediano la sensazione dolorifica, spiega Daniela Parolaro, docente di farmacologia cellulare e molecolare all’università dell’Insubria. Una possibilità per ottenere una buona risposta analgesica con limitati effetti psicotropi è quello di utilizzare il Sativex, un fitofarmaco contente THC e cannabidiolo (un cannabinoide non psicoattivo presente nella cannabis sativa) in rapporto 1:1 già autorizzato in diversi paesi per il dolore neuropatico, il dolore da cancro e la sclerosi multipla. Il Sativex è commercializzato in Spagna, Regno Unito e Canada, viene somministrato per spray sublinguale ed i pazienti possono auto dosarsi la somministrazione senza per altro incorrere nella dipendenza. La presenza del cannabidiolo riduce gli effetti psicotropi del THC e quindi supera la limitazione classica all’uso dei cannabinoidi. Infine non si può non citare la possibilità di agire con i così detti “agonisti indiretti” cioè molecole in grado di innalzare il tono endogeno inibendo gli enzimi che degradano gli endocannabinoidi. Sono infatti in fase avanzata di studio inibitori della degradazione degli endocannabinoidi che possiedono un’ottima attività analgesica ed antinfiammatoria nel dolore viscerale e in quello neuropatico. Particolarmente roseo potrebbe essere il futuro terapeutico degli inibitori che, come questi ultimi, non passano la barriera ematoencefalica. Infatti, a differenza degli effetti analgesici prodotti dalla stimolazione diretta dei recettori cerebrali, la possibilità di ottenere un effetto analgesico intensificando il controllo della trasmissione dolorifica periferica offre la possibilità di sviluppare farmaci analgesici privi di effetti psicotropi. Cosa suggeriscono quindi queste novità sia a livello legislativo sia a livello scientifico? In ultima analisi, avendo adesso una buona legge, possiamo fidarci di questi farmaci oppure dobbiamo temere vari effetti collaterali, assuefazione inclusa? Secondo Gian Luigi Gessa, docente di Neuropsicofarmacologia all’Università di Cagliari, il problema dell’assuefazione per i farmaci oppiacei e cannabinoidi in effetti non si pone: la necessità di continuare l’assunzione del farmaco oppiaceo o cannabinoide una volta cessato il dolore per via della dipendenza fisica e psichica si pone dopo un tempo di molti mesi e ha un’intensità bassa. L’obiezione che vi sia una necessità dell’aumento delle dosi è smentita da studi clinici. Inoltre, secondo Parolaro, le evidenze a favore dell’utilità terapeutica del Sativex sono positive e ne incoraggiano la diffusione .

ansia assurda, fascicolazioni muscolari, tremori ovunque, lunaticità, ipocondria

ho 19 anni e ho fatto uso di cannabis per 3 anni...in un anno della mia vita molto di più visto che l'ho passato chiuso in casa a fumare 3-4 personal al giorno...già da piccolo ero molto ipocondriaco e ansioso..tutto questo sicuramente non ha fatto altro che aumentare il mio disagio...ho e sto vivendo un incubo..ho temuto di prendere duemila malattie come diabete tumori ec.....ultimamente la sla!! ora non fumo più da qualke giorno ma anche quando non mi capitava di fumare per qualche settimana questi sintomi descritti nel titolo non scomparivano...sono sicuro che tutto questo sia causato dal fumo che alimenta questi malesseri...in più mi porto conflitti interni da un bel pò di tempo che quando fumavo mi tornavano alla mente facendomi sfogare in pianti e crisi depressive, non riesco a studiare mi stanco facilmente..tremo sempre anche nei momenti in cui mi sento calmo e soffro di tachicardia ma non regolarmennte..in più ho queste fascicolazioni ovvero una sorta di palpitazione muscolare che va e viene in tutte le parti del corpo (gambe, polpacci, faccia, schiena, pancia, piedi..qualunque)..parlando con una psicologa e descrivendo il mio problema mi è stato detto che la mia è solo uno stato d'ansia, dovuto anche e soprattutt alle canne che si somatizza a causa della mia ipocondria facendo sfociare tutti questi sintomi..quando mi capita però di avere la testa libera, quei pochi momenti non sento sintomi e sto bene..quando ci penso invece, e pen so e mi convinco di stare male mi distruggo da solo..non faccio altro che girare sul net per cercare i sintomi e la malattia per ricollegarli..la cosa mi crea vergogna e timidezza...sottolineo che non ho mai avuto attacchi di panico...ma solo quei sintomi che ho descritto..e altri tipici dell'ansia secondo la dottoressa..in più ho una vita splendida dei genitori che mi amano nonostante il male che ho fatto a loro e una ragazza che darebbe la vita per me ..in più io dentro sento una voglia di rifarmi pazzesca anche se queste mie paure e ipocondrie di stare male mi bloccano e mi feriscono..sono sempre in un continuo stato di tensione muscolare, stati d'ansia, fascicolazioni e contrazioni..ripeto ke non ho problemi di natura sociale anzi mi inserisco bene in ogni contesto pur portando con me le mie paure e le mie ansie che non vogliono mollarmi..non ho una situazione familiare fantastica in quanto molta della mia ansia è ereditata solo ke temo di aver peggiorato il tutto...però ripeto non ho alcun tipo di problema tranne questi fisici causati secondo il medico dall'ansia ECCESSIVA!! Non voglio prendere medicine e schifezze varie vista la mia giovane età e la mia mancanza di problemi REALI..solo PARANOIE E CASTELLI in aria..che mi causano comunque malessere anche se in fondo so che non è niente di così grave forse..ad ogni modo cerco solo rassicurazioni reali no gente che mi faccia pesare il tutto...grazie mille in anticipo

MO: droga buca frontiera odio fra coloni e palestinesi

(ANSAmed) - GERUSALEMME - Con i palestinesi il conflitto pare irriducibile e permamente, ma con i loro pusher di hascisc e marijuana qualche affaruccio si piu' anche fare.

Devono pensarla cosi' - stando ai risultati di un'indagine condotta dalla polizia israeliana - alcuni dei giovani coloni degli insediamenti-bunker di Itzhar, Itamar e Har Bracha, roccaforti in Cisgiordania delle frange estreme del movimento nazionalista-religioso ebraico (di matrice soprattutto americana o francese).

Giovani che si scontrano in continuazione con i loro vicini arabi e fra i cui ranghi non e' estranea la subcultura delle vendette trasversali e dell'intimidazione incarnata dalla cosiddetta strategia del ''prezzo da pagare''. Ma che - in base ai sospetti e ai sorprendenti indizi raccolti dagli investigatori nell'ambito d'una recente inchiesta sul traffico di droga a cavallo fra Israele e Territori occupati - non disdegnano di comprare di tanto in tanto 'fumo' o 'erba' da qualche spacciatore palestinese dei villaggi 'nemici' del circondario...


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La legalizzazione della cannabis fa diminuire gli incidenti stradali

Un nuovo studio pubblicato dall'Institute for the Study of Labor, un think tank tedesco, ha dimostrato che la legalizzazione della canapa medica negli Stati Uniti è associata ad un calo del 9 per cento degli incidenti stradali. Questo risultato si basa sui dati del Fatality Analysis Reporting System per i 13 stati che hanno legalizzato la cannabis per uso medico tra il 1990 e il 2009. Gli autori dello studio, gli economisti D. Mark Anderson della Montana State University e Daniel Rees dell'University of Colorado a Denver, sostengono che la spiegazione più plausibile risieda nella sostituzione della canapa con l'alcol, visto che le ricerche dimostrano che la canapa è capace di danneggiare la capacità di guida in maniera nettamente inferiore all'alcool. 

fonte : Do Medical Marijuana Laws Reduce Traffic Fatalities, medicina moksha

Problemi con la marijuana

Salve ho 17 anni e fumo le canne da circa 1 anno e mezzo , da piu di 4-5 mesi ho diminuito la quantità visto che ho  iniziato ad avere dei gravi probblemi....Ora vi spiego comè andata.. Allora all'inizio mi divertivo in compagnia dei miei amici scherzavo ridevo me la sballvo , anzi alcune volte parlavo molto di piu dopo aver fumato che quando stavo lucido anche perche sono un ragazzo timido, insomma era bello e mi divertivo fumare in compagnia. Da circa 5 mesi ho notato che fumando l'effeto è cambiato radicalmente ora quando fumo divento triste mi vengono dei pensieri molto tristi in testa e non riesco a stare calmo ... tremo  ,il sangue mi diventa gelido , non riesco a ridere/scherzare per davvero (alcune volte faccio finta) con gli altri , non riesco a socializzare .... Insomma sn in un brutto guaio... Alcune volte dopo aver fumato il giorno dopo sto sconvolto oppure molto triste... alcuni amici mi prendono in giro oppure mi dicono che ho una faccia strana.. (anche loro fumano ) Ho provato a smettere per circa 2 settimane(Non fumando sto  molto meglio però siccome ho amici che sono tutti dei fattoni d'erba dovrei distaccarmi da loro e smettere di fumare  ) dopo circa 2 settimane  ho riiniziato a fumare però dopo appena 5 - 6 tiri mi è salita sempre nello stesso modo...pensieri negativi ... non riuscivo a essere vero nelle battute degli altri mi sembrava tutto noioso e negativo. Vi prego aiutatemi ,  Grazie (se potete darmi un indirizzo per parlare meglio della cosa mi farebbe piacere , non sono riuscito a descrivere tutto cio che volevo , ci sono anche altre cose).

Salute, la marijuana non influisce sulla funzionalità polmonare

Una ricerca a lungo termine a stabilito che l'uso occasionale di marijuana non influisce negativamente sulla capacità polmonare.

 
La funzionalità polmonare non è compromessa da un uso occasionale o moderato di marijuana, anche  a lungo termine. Affermazione importante quella che emerge da uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università dell’Alabama a Birmingham

L’autore senior dello studio, Stefan Kertesz, ricordando che dal 1996 ad oggi 16 stati e Washington DC hanno legalizzato l’uso medico della marijuana per contribuire ad una gestione dei sintomi di molte malattie tra cui cancro e AIDS, scrive: “Si sa da tempo che il fumo di marijuana contiene molte sostanze chimiche irritanti presenti anche nel fumo di tabacco […] tuttavia, nella ricerca sugli effetti a lungo termine sulla funzione polmonare vi sono incongruenze”.

Per la raccolta dei dati, i ricercatori hanno fatto riferimento al database del programma CARDIA (Development Coronary Artery Risk Study in Young Adults), un progetto di ricerca che ha coinvolto oltre 5115 tra uomini e donne di 4 città statunitensi, reclutati quando avevano un età fra i 18 ed i 30 anni e seguiti dal 1985 al 2006.

I ricercatori hanno così potuto confrontare la funzionalità polmonare dei fumatori di marijuana e di tabacco durante un periodo di 20 anni,scoprendo che, mentre il fumo di tabacco comporta gli stessi effetti mostrati in tutti i precedenti studi, ovvero che l’aumento dell’esposizione al fumo comporta una progressiva diminuizione sia del picco di flusso espiratorio (PEF), ovvero la forza massima con cui una persona riesce a espirare dopo una profonda inspirazione, sia della capacità polmonare. Per il fumo di marijuana si è dimostrato vero il contrario: “A livelli di esposizione alla marijuana comunemente osservati negli americani, l’uso occasionale è stato associato ad una umento del PEF e della capacità polmonare […] Gli incrementi osservati non sono grandi, ma statisticamente significativi. Fino a livelli di utilizzo moderati, intorno a una canna al giorno per sette anni, non ci sono prove di una diminuzione del flusso d’aria o del volume polmonare”.

L’autore precisa in seguito, tuttavia, che l’aumento registrato è modesto e non comporta un miglioramento della ventilazione che possa fornire benefici all’individuo.

Scrive Kertesz: “Questo non è i primo studio a mostrare che la marijuana ha un rapporto complesso con la funzione polmonare. Tuttavia, la dimensione dello studio e la lunga durata del follow-up ci aiutano a tracciare un quadro più chiaro dei modi in cui questo rapporto cambia nel tempo”. L’autore sottolinea infine che lo studio non ha esaminato altri modi di fumare marijuana che possono incidere sulla salute, ricordando che in questo studio si evidenziano accenni di danni alla funzionalità polmonare con uso pesante, e altri studi hanno dimostrato che l’uso di marijuana aumenta la probabilità di un attacco cardiaco, secondo l’American Hearth Association, e altera la capacità del sistema immunitario di combattere le malattie.

fontewww.corriereweb.net/index.php

se la canapa diventa un ingrediente "stupefacente" per la cucina

 Da pianta curativa e fibra tessile, e da sostanza stupefacente, a ingrediente segreto in tavola: la canapa fa il suo ingresso in cucina con le nuove ricette degli chef dell’Università dei Sapori di Perugia, Centro Nazionale di Formazione e Cultura Alimentare. Si tratta della cannabis sativa, da non confondere con la cannabis indica dalla quale si ottengono marijuana e hashish. Nella cannabis sativa, infatti, il contenuto di Thc (il principio attivo) è bassissimo, pari a 0% o a 0,2%. «Praticamente nullo» spiega Glenda Giampaoli, direttrice del Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco, in Umbria, grazie alla cui collaborazione l’Università dei sapori di Perugia ha potuto realizzare le sue ricette. «Complice» la normativa del 2009 del Ministero della Salute, che ha riconosciuto le proprietà nutrizionali dei semi della canapa per la salute umana, l’Università perugina rilancia sulla tavola un ingrediente antico, derivante dalle coltivazioni diffuse in tutta la Valnerina fin dalla prima metà del Novecento. Rivalutato negli ultimi anni sul piano nutrizionale, la canapa è infatti ricca, in qualità di olio, di carboidrati, vitamine, fibra grezza e sali minerali, mentre come seme contiene proteine di alta qualità, fibre solubili e insolubili, vitamine, minerali e acidi grassi essenziali. La canapa, ha scoperto l’Università dei Sapori, si rivela anche piuttosto versatile come ingrediente culinario, poich‚ entra in cucina in forme diverse – per lo più come farina, foglie, semi o olio – arricchendo le pietanze con un tocco di novità. Il suo gradevole sapore dolciastro, che richiama quello delle nocciole, si presta infatti a inedite combinazioni. Esistono attestazioni anche molto antiche dell’uso della canapa in cucina, soprattutto nelle ricette italiane di qualche secolo fa, e proprio a questa antica tradizione si sono ispirati gli chef dell’Università dei Sapori, creando ricette originali e appetitose. Ma come reperire questo ingrediente? «Si può acquistare da noi, qui al museo – spiega Giampaoli – o direttamente da Assocanapa, il coordinamento nazionale dei canapicoltori, nei loro punti vendita o sul loro sito Internet». Il Museo ha infatti una sua coltivazione di cannabis sativa, «regolarmente ispezionata dal Ministero della salute e dalle forze dell’ordine.”

Ex hippy e con il cervello in forma: "Nessun danno da droghe leggere"

Test cognitivi, di attenzione e di memoria su novemila inglesi che da giovani hanno fatto uso di marijuana, Lsd e funghi allucinogeni dimostrano che l'uso di queste sostanze non lascia tracce. "Ma se si abusa le conseguenze sono inevitabili", spiegano gli esperti

di ELENA DUSI, repubblica.it 

Prima di tutto precisano: "Non vogliamo scagionare l'uso delle droghe leggere". Subito dopo i ricercatori del King's College di Londra ammettono però che i figli dei fiori dediti all'uso occasionale di marijuana, Lsd e funghi allucinogeni sono arrivati alla soglia del mezzo secolo di vita con una memoria in piena forma: paragonabile a quella dei coetanei che dalle droghe leggere si sono sempre tenuti alla larga.

Sotto osservazione sono finiti novemila inglesi di 50 anni, sottoposti a test cognitivi, di attenzione e di memoria, otto anni dopo aver risposto a un questionario sull'uso di droghe leggere. All'epoca il 6 per cento aveva ammesso di aver fumato marijuana nell'ultimo anno, e il 25 per cento di averla provata in precedenza almeno una volta nella vita. Percentuali più piccole, che andavano dal 3 all'8 per cento, riguardavano il consumo di altre undici sostanze illegali come amfetamine, Lsd, funghi allucinogeni, estasi e cocaina (che pure non rientra nella categoria delle droghe leggere).

Fatta eccezione per un piccolo gruppo che dalle sostanze stupefacenti aveva sviluppato dipendenze gravi, gli altri se la sono cavata brillantemente nella batteria dei test. "Il risultato indica che non esiste un legame necessario fra uso di droghe leggere e compromissione delle facoltà cognitive a 50 anni", spiega Alex Dregan del King's College, che ha pubblicato il suo studio sull'ultimo numero dell'American Journal of Epidemiology.

Per i volontari che avevano ammesso l'uso di marijuana o altro, i risultati dei test non solo non erano inferiori, ma avevano addirittura un leggero margine di vantaggio. I ricercatori non escludono che si tratti di uno scherzo della statistica. Ma suggeriscono anche che i consumatori occasionali di droghe leggere hanno un titolo di studio più alto della media.

"Non siamo sorpresi. In un gruppo di consumatori occasionali, questi sono i risultati che ci attendiamo" commenta John Halpern, psichiatra della Harvard Medical School negli Stati Uniti. Una sua ricerca in passato aveva dimostrato che il consumo di droghe leggere causa un deficit nelle capacità cognitive. Ma che questo handicap tende a ridursi dopo un mese dalla cessazione dell'uso di marijuana e simili. 

"Il cervello è un organo resiliente, questa è la spiegazione" dice Halpern. Tre anni fa lo psichiatra aveva studiato i seguaci della chiesa di Santo Daime, che durante le loro funzioni fanno uso di un tè allucinogeno proveniente dal Sudamerica che si chiama Ayahuasca. E in un precedente studio aveva escluso ripercussioni gravi per i pellerossa navajo dediti all'uso del peyote, un cactus che ha effetti allucinogeni.

Lo stesso Halpern precisa però che un'assunzione pesante e prolungata di droghe - anche leggere - non può non compromettere le performance del nostro organo del pensiero. Ma chi ha vissuto la generazione hippy senza eccessi non può dare la colpa alle indulgenze del passato se oggi dimentica quel che ha mangiato ieri sera. Quello è semplicemente l'effetto dell'età, e gli antidoti per evitarlo non sono ancora stati inventati.

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