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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Antichità e Medioevo:

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

Novità canapa

Canapa

«NESSUN boom, è un fenomeno assolutamente fisiologico».

di CRISTINA DEGLIESPOSTI, restodelcarlino.it«NESSUN boom, è un fenomeno assolutamente fisiologico». Così il dirigente capo del commissariato di Polizia di Imola, Angelo Greco, definisce il recente ritrovamento di diverse piantagioni domestiche di cannabis. Sono stati cinque, in poco più di un mese dalla fine di luglio, i sequestri messi a segno da polizia e carabinieri tra Imola e il circondario. Casi molto diversi tra loro, sia per quantità che per l’età dei cittadini coinvolti, ma tutti accomunati dall’illecito pollice verde di questi coltivatori ‘a chilometro zero’.Commissario Greco, questo concentrarsi di episodi non pare stupirla o sbaglio?«No, non si tratta di numeri anomali per le forze dell’ordine. La cannabis coltivata all’aperto ha un ciclo vegetale che va da marzo a ottobre. E’ normale quindi che questi avvengano quindi nel periodo primaverile ed estivo».Quindi d’inverno tutto tranquillo?«Ovviamente no. Chi allestisce serre con lampade è in grado di arrivare anche a una seconda ‘fioritura’ in un anno. Il clima della nostra zona però non è adatto a far sopravvivere le piante all’aperto d’inverno. Sono specie che soffrono molto il freddo, hanno bisogno di una grande esposizione alla luce e una giusta irrigazione non in acqua stagnante. Per questo nell’Imolese non si trovano grandi piantagioni. I quantitativi che recuperiamo di anno in anno variano: dai 7 ai 12 chili totali, intendo di prodotto già lavorato».Di quali numeri parliamo se ci riferiamo alle ‘grandi’ piantagioni?«Fino a un centinaio di piante intendiamo coltivazioni di piccole e medie dimensioni. Bisogna considerare che ogni pianta non dà grossi quantitativi di sostanza utile una volta essiccata. Poi dipende dalla loro dimensione e dalle infiorescenze, ma piante sotto i 40 centimetri non sono ‘buone’».Come consideriamo le coltivazioni illegali che vengono scoperte dalle forze dell’ordine nella nostra zona?«Il più delle volte si tratta di poche piante, una dozzina al massimo, usate per uso personale o ristretto a una cerchia di intimi. La cannabis è la droga più usata in Italia: i dati nazionali parlano di 28 milioni di cittadini che una volta nella vita l’hanno provata».Allora chi è il coltivatore tipo?«E’ soprattutto il giovane tra i 20 e i 30 anni che ha il ‘gusto’ di produrre da sè la sostanza che consuma. Rivenderla lo espone a un rischio doppio: di averla prodotta e spacciata. Ormai per strada chiunque ha la possibilità di acquistare una ‘canna’ con 5 o 10 euro. Infatti oltre l’85% della cannabis che circola nel circondario è stata prodotta fuori zona».Qual è il Paese maggior produttore?«La cannabis comprende diversi tipi di droga: marijuana, canapa indiana, hashish. Per quest’ultimo il Marocco è il produttore leader a livello mondiale viste le favorevoli condizioni climatiche, seguito dall’Olanda. Negli anni Novanta c’è stata una sorta di connubio tra i due Paesi: le migliori sementi olandesi sono state impiantate nel reef marocchino. Lì ne è nata una qualità con oltre il 20% di principio attivo, il Thc (tetraidrocannabinolo, ndr). Droga con il 6-7% di Thc è già molto buona».Cosa implica una concentrazione al 20%?«Che con la stessa quantità prodotta posso procedere a diversi ‘tagli’. Non solo con tabacco, ma con erbe varie. In Marocco anche con il prezzemolo. Se invece fumo uno spinello ‘tradizionale’ con quelle concentrazioni gli effetti sono devastanti soprattutto negli adolescenti. Manie psicotiche, danni cerebrali permanenti e gli ultimi studi confermano che si creano dei problemi gravi anche nella prole».Qual è il tipo di droga che circola maggiormente nell’Imolese?«Cannabis e cocaina, che però hanno ‘pubblici’ molto diversi. Per la cocaina serve una disponibilità economica maggiore per cui non è diffusa tra i giovanissimi. Dai nostri sequestri emergono quantitativi bassi di anfetamine ed ecstasy. L’Imolese è, soprattutto per la cocaina, una zona di passaggio verso la Riviera dove c’è un grande mercato d’estate».Ci sono nazionalità maggiormente coinvolte di altre?«Difficile dirlo. Lungo tutta la filiera della cocaina gli Italiani coinvolti e gli arresti che facciamo sono quattro volte superiori a quelli degli stranieri. Anche nell’ultimo più grande sequestro di hashish — 18 chili — c’erano tre Italiani e due Marocchini».

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USA - La marijuana non e' porta di ingresso verso droghe pesanti. Studio

notiziario aduc -  Marijuana primo passo verso la dipendenza da droghe pesanti? Un fenomeno preso in eccessiva considerazione, secondo i sociologi della University of New Hampshire (Usa), che hanno effettuato uno studio ad hoc rilevando l'importanza di altri fattori, in primis l'etnia e la condizione sociale, per l'instaurarsi del problema. A quanto sostiene lo studio, quando i giovani raggiungono i 21 anni l'effetto 'gateway' degli spinelli, cioe' di 'cancello d'entrata' verso altre droghe, scompare completamente. Il principale fattore predittivo dell'abuso di droghe pesante e' invece la razza: i bianchi in particolare mostrano le piu' alte possibilita' di cadere nel tunnel della dipendenza, seguiti dagli ispanici e dagli afro-americani. Gli esperti spiegano sul 'Journal of Health and Social Behavior' di aver ottenuto questi risultati esaminando i dati relativi a 1.286 giovani adulti che avevano frequentato la Miami-Dade School negli anni '90. Il 26% del campione era afro-americano, il 44% ispanico e il 30% bianco. A emergere e' stato innanzitutto il fatto che fra chi non si e' diplomato o non ha poi frequentato il college era piu' alta la percentuale di fumatori di spinelli durante l'adolescenza. La disoccupazione e' risultata poi un elemento che porta i ragazzi a provare altre sostanze stupefacenti, assicurano i sociologi. Viceversa, avere un lavoro sembra 'proteggere' i giovani dall'abuso di droga: "criminalizzare la marijuana, dunque, in particolare in eta' adolescenziale - sottolinea Karen Van Gundy, a capo dell'indagine - e' negativo soprattutto se lo 'stigma' arriva a interferire con le opportunita' di lavoro piu' avanti con l'eta'".

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Cannabis: riduce il dolore e migliora la qualità del sonno

Newnotizie.it - Effetti positivi sono stati riscontrati anche nella riduzione dell’ansia e nel miglioramento dell’umore.

Il consumo di cannabis può aiutare i soggetti colpiti da dolore neuropatico cronico a causa di lesioni o difunzioni del sistema nervoso: la sostanza è infatti capace di ridurre il dolore percepito e l’ansia e di migliorare il tono dell’umore e del sonno.

Questo quanto sostenuto da uno studio condotto dai ricercatori canadesi della McGill University Health Centre (MUHC) e della McGill University su 21 pazienti di 18 anni d’età sofferenti di diverse forme di dolore cronico neuropatico (derivante da traumi o interventi chirurgici). Le dosi di marijuana utilizzate in questo studio sono state notevolmente inferiori a quelle assorbite da coloro che fumano cannabis per piacere.

I ricercatori, il cui studio è stato pubblicato sul “Canadian Medical Association Journal”, hanno somministrato ai volontari tre diverse dosi del principio attivo tetraidrocannabinolo (THC) a concentrazioni del 2,5%, 6% e 9,4%, e al gruppo di controllo un placebo. Si è osservato che la più alta dose del principio attivo della cannabis, prodotta per uso medico dalla Prairie Plant Systems (l’agenzia che produce su commissione governativa), ha prodotto più pronunciati benefici.

“Abbiamo scoperto che la formulazione di cannabis con il 9,4% di THC, somministrato come singola inalazione fumato tre volte al giorno per cinque giorni, riduce significativamente l’intensità media del dolore in confronto al placebo – spiega Mark Ware, principale autore dello studio -. Abbiamo trovato miglioramenti statisticamente significativi anche nei livelli di ansia e nella qualità del sonno”. Al contrario, ha aggiunto, sono stati scarsi gli effetti collaterali, come l’euforia che a volte colpisce chi fa uso di marijuana a scopo ricreativo. 

Per combattere il dolore cronico sono attualmente disponibili ben poche opzioni terapeutiche, tra cui la somministrazione di oppiodi, anticonvulsivanti, antidepressivi e anestetici locali. Questi trattamenti hanno tuttavia un’efficacia variabile da soggetto a soggetto; inoltre non sono privi di effetti collaterali e possono dare problemi di compliance da parte del paziente.

Lo studio sarebbe, secondo i ricercatori, il primo a indagare gli effetti del fumo della cannabis su pazienti affetti da dolore cronico: ulteriori ricerche su numeri più consistenti di soggetti dovranno essere condotti per confermare i risultati ottenuti e per valutare i possibili effetti collaterali di un trattamento a lungo termine.

 Adriana Ruggeri

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Utente italiano bannato da Facebook in quanto antiproibizionista

tratto da: http://www.matteogracis.it/facebook-censura-e-proibizionismo/

 

2 giorni fa Facebook ha disattivato e chiuso il mio account. Senza alcun avviso. Senza alcuna spiegazione specifica. Utilizzavo Facebook per tenermi in contatto e comunicare con amici, conoscenti e lettori.

Ho contattato il social network e la risposta (probabilmente automatica) è stata che non possono fornirmi informazioni a riguardo per “motivi tecnici e di sicurezza”, infine che la “decisione è insindacabile”.A un’ulteriore email in cui chiedevo chiarimenti la risposta è stata: “Ti informiamo che non lo riattiveremo per nessun motivo, né ti forniremo ulteriori spiegazioni sulla violazione di cui sei responsabile o sul sistema che usiamo.”

Ho perso così centinaia di messaggi, note, foto e materiale vario. Fortunatamente ho sempre riportato il tutto anche sul mio blog personale, ma le discussioni, i dibatti, gli aggiornamenti di stato e soprattutto i contatti (oltre 1.100) sono spariti.Conoscevo già bene la Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità di Facebook, dal momento che mi occupo anche per lavoro di comunicazione sul web, ma dopo questo episodio sono andato a rileggermi per intero il regolamento e posso affermare con certezza di non aver violato in alcun modo le regole da loro imposte.

Ma penso di sapere il motivo per cui sono stato cacciato da Facebook: la cannabis!Una delle mie principali pubblicazioni infatti è dedicata agli stili di vita alternativi e alla cultura della canapa, a 360 gradi quindi dagli utilizzi ricreativi a quelli terapeutici, dalla coltivazione al lato industriale e tessile. La rivista (il cui nome è Dolce Vita, direttore responsabile Fabrizio Rondolino), è regolarmente registrata in un tribunale italiano da diversi anni, scrupolosamente seguita da un legale competente e distribuita nelle edicole delle principali città. Non prende posizione riguardo l’uso di sostante stupefacenti (qualunque esse siano), ma si limita a fornire le giuste informazioni a riguardo, invitando tutti ad una responsabilità personale e ad un’eventuale sperimentazione consapevole.

Su Facebook avevo aperto personalmente la pagina ufficiale della rivista e spesso sono intervenuto in dibattiti e discussioni riguardanti l’argomento. Considerando inoltre che Facebook ha appena censurato la campagna referendaria per la legalizzazione della cannabis in California,notizia di ieri, non resta che tirare le somme.A tal proposito riporto una dichiarazione di Pietro Yates Moretti, vicepresidente dell’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) che fa notare come “un intervento cosi’ pesante su un dibattito politico ha conseguenze sulla sfera pubblica e sui meccanismi della democrazia” e ci invita giustamente a riflettere sulla “pericolosità del monopolio di qualunque mezzo di comunicazione”.

Personalmente sto prendendo in considerazione l’ipotesi di avviare una procedura legale, come ha già fatto un anno fa Vittorio Zambardino, (giornalista de La Repubblica a cui Facebook aveva riservato un trattamento simile al mio ma per altri motivi), che cito testualmente: “Ho perciò deciso di fare di questa vicenda il terreno di una battaglia non personale ma di diritto. Non si tratta di riavere indietro le mie poche carabattole digitali.Qui il problema che abbiamo di fronte è quello dei diritti degli utenti di Facebook e delle regole della piattaforma, che non possono andare contro i principi che regolano lo stato italiano, oltre ad essere contrari ad ogni buon senso.”

Infine prendo questa cancellazione con filosofia, come se fosse un titolo, una piccola nota di merito nella mia carriera giornalistica da raccontare ai nipotini: “…quella volta, sono stato censurato da Facebook” =)Certo, se avessi usato il mio account per giocare a Farmville o condividere frasi stupide, non avrei avuto nessun problema. Ma io faccio altro, ne vado fiero e per questo continuerò a farlo. Sul mio blog, sui forum, sui siti e si… anche su Facebook!

 

 

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Israele, il dolore si cura con la canapa

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Torino. L'erba della nonna nei vasi di casa era marijuana ma non lo sapeva

Anziana con il pollice verde coltivava da dieci anni nel suo appartmento 34 piante curate come ornamentali. "Mi hanno regalato i semi, sono bellissime"

L'erba della nonna nei vasi di casa era marijuana ma non lo sapeva

Da dieci anni un'anziana torinese aveva in casa una rigogliosa piantagione di marijuana senza sapere che la coltivazione fosse vietata. Lo ha scoperto per puro caso questa notte, quando ha chiamato il 113 e ha fatto entrare in casa gli agenti della polizia, che inizialmente hanno pensato che la donna fosse stata ingannata, ma poi sono stati convinti della sua buonafede.

La storia si è svolta nel centro cittadino. La scorsa notte, spaventata dall'entrata in funzione dell'allarme anti-intrusione, Michela Pachner, 83 anni, pittrice della scuola di Casorati, ha chiamato la polizia. Come sono entrati, gli agenti delle volanti del commissariato Centro hanno riconosciuto la grande coltivazione di marijuana. Una volta verificato che in casa non fossero presenti ladri, ne hanno chiesto la provenienza. "Dieci anni fa un mio conoscente mi aveva regalato dei semi, garantendomi che ne sarebbero nate delle piante molto belle. Sono un'appassionata di giardinaggio e in effetti sono davvero bellissime".

I poliziotti alla fine hanno contato ben 34 piante e hanno verificato che nessuna foglia era stata toccata nè c'erano strumenti per il taglio e il confezionamento della droga. "Non la denunciamo, però ci dispiace: queste dobbiamo portarcele via...", le hanno detto. Ora alla signora Michela non resterà che dedicarsi alla coltivazione di altre piante, questa volta legali.
repubblica.it

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Canapa

Mi sono guardato dentro

Ciao Amici,

ho conosciuto questo ottimo sito da qualche giorno e credo che rappresenti una ottima boa a cui reggersi quando si pensa di stare per affogare.La redazione, i medici, gli specialisti e i professionisti tutti, sono instancabili nel rispondere alle domande degli utenti, anche se spesso sono identiche a decine e decine di altre domande e non lo fanno pesare. E' evidente che conoscono bene lo stato d'animo del consumatore che viene beccato, che si sente braccato dai capi a lavoro, dalle forze dell'ordine, dai genitori etc. Vorrei abbracciare uno per uno i collaboratori di questo sito (e anche qualcuno degli utenti).Sono diventato presto un assiduo lettore di Sostanze.info ed ho letto praticamente tutto. Ogni giorno leggo le cose nuove che vengono pubblicate e mi tengo aggiornato. 

Come premessa direi che è sufficente, passo a raccontare la mia esperienza.Sono un consumatore cronico di thc, circa 15 anni di consumo senza limiti.Minimo 6-7 spinelli al giorno, quando ho davvero molte cose da fare e devo stare relativamente "sveglio" per arrivare a 15-20 assunzioni quando mi sento libero di farlo.Quasi tutto quello che si fa durante la giornata lo condisco con thc.

 

Fumo prima durante e dopo quasi tutto.Faccio la barba fumando, guardo film fumando, leggo fumando, videogioco fumando, faccio sesso fumando, navigo in internet fumando, bevo fumando, parlo al telefono fumando, la lista potrebbe essere spaventosamente lunga quindi la taglio ma so che chi è come me ha capito cosa intendo e che tipo sono.  

Ultimamente (il 14 agosto) la legge italiana ha inasprito le sanzioni per i tossici come me e per chi beve.

Allora mi sono chiesto: ma se avessero legalizzato, ci saremmo adeguati? Ovviamente  si 

Però è successo il contrario... che faccio? 

Ho iniziato a guardarmi dentro ed ho iniziato a pensare come mai avevo fatto prima.Io non ho davvero più nessuna curiosità sul thc, l'ho assunto in tutte le sue forme e (come già in parte detto) facendo tutto.

Per anni per me è stato naturale preparare un filtro sulla sigla d'inizio di un film, rollare quando ci si vede con un amico era la cosa più normale da fare, festeggiare qualsiasi evento col thc la prassi da anni, tirarsi su di morale o svagarsi col thc era la regola, fumare prima e dopo il sesso faceva parte oramai del sesso stesso. Ultimamente poi ero arrivato a fumare anche durante alcune pratiche sessuali (non tutte ovviamente), come se niente fosse.

Tutto questo per dire che davvero io so a memoria come si sta da fumati. A memoria.So benissimo com'è e mi sono accorto che sono curioso di sapere come si vive senza.Probabilmente è la stessa curiosità del ragazzino che vuole provare a fare i primi spinelli per vedere com'è.

Io ho la curiosità di vedere com'è senza fumare.

Com'è salire le scale da regolare? parlare con un amico, stare con la donna, andare al cinema o a zelig, parlare coi genitori, camminare o guidare, andare in bici o al mare... Mi sono accorto che non sapevo più come si vive da regolari. 

Non ho problemi con la legge, con la patente, nè con il lavoro nè con altro. Mai avuto crisi di panico o cose simili fumando. Niente di niente. Alcune ragazze incontrate nella mia vita ci hanno provato a farmi smettere, ma senza riuscirci. Tenevo molto ad alcune di loro, ma tenevo di più alla mia libertà di sconvolgermi e di farlo ogni volta che volevo. Finivo per abbandonarle e per non pensarci troppo mi curavo a fumi pregiati. Tutto mi faceva pensare prima di essere "illuminato" che sarei stato uno di quei cinquantenni che si fumano gli spinelli ma con una vita normale e senza rompere le scatole a nessuno. 

Poi tutto è cambiato. Ho deciso e l'ho fatto. Ho smesso. Senza che me lo dicesse nessuno. Ma avevo gli ultimi 2,7 grammi di fumo pregè.Sapevo di non riuscire a tenerlo li e non usarlo, cos' l'ho finito tutto in circa 35 ore ed ho iniziato a non fumare.Sono 7 giorni oggi che non fumo e sono felice della mia decisione al 100%. 

 

Ragazzi, non lo credevo possibile, lo giuro, ma ci si diverte molto di più senza. Si sentono molte sensazioni nuove (per chi fuma da anni).

Mi guardo allo specchio e mi vedo più bello, più espressivo. Quando parlo con qualcuno sono molto più scattante nel rispondere, è come se qualcuno mi ha oliato le rotelle del cervello. Ragazzi credetemi, si sta meglio. E GIURO SU DIO che IO mai avrei pensato di dire queste cose anche solo a fine Luglio e MAI e poi mai avrei dato credito a qualcuno me l'avesse detto.  

Ho più fantasia. In thc la fantasia migliora senza dubbio ma è lenta. Per intenderci a me piace scrivere (in passato ho scritto qualche libro-game) se devi scrivere una storia assurda, fumi una canna, guardi un pò il soffitto o il muro e parti di immaginazione, senza invece inizi subito e meglio e ti capisce chi fuma e chi non fuma! 

Secondo me non c'è un autore comico di successo che componga pezzi sotto effetto di thc. E se lo fa ci impiega il triplo del tempo. 

Sto meglio, mi sento più socievole. SORRIDO MOLTO DI PIU'. Se prima da fumato per strada parlottavo a bassa voce fra soci fumati come me, a testa bassa e occhi socchiusi, ora attacco bottone più facilmente, ieri in fila ad uno sportello ho attaccato bottone con una ragazza e alla fine abbiamo preso un caffè insieme, prima non sarebbe mai successo se la ragazza non avesse avuto una canna in mano o se non fossimo stati in un contesto fumaiolo, MI SENTO PIU'  SICURO DI ME STESSO e delle mie capacità, MI PIACE DI PIU' VIVERE e mi godo la vita più di prima. 

HO RIPRESO A SOGNARE DI NOTTE (o per lo meno a ricordare i sogni), non so da quanti anni non mi capitava! 

Quando fra una trentina di giorni sarò esente anche dal rischio di positività agli esami sarò il padrone del mio mondo. Potrò andare alle 3 di notte a vedere un bel panorama, fumarmi un buon sigaro (altro discorso lungo, ma non è il caso di farlo ora) e se arriva una pattuglia avrò la certezza di non aver fatto nulla di male e di non rischiare niente.Sarò stupendo viaggiare in macchina senza l'ombra dei controlli e sarà stupendo alzare il volume della radio senza guardarsi continuamente attorno. Andare ad un concerto senza inventarsi imboschi sempre più elaborati, essere sereno.La serenità che ho da quando ho smesso di fumare è impagabile. Sapere che possono ribaltare casa e macchina passare ore a cercare droga e non la troveranno...perchè l'ho fumata tutta e non ce n'è più... Mi sono liberato dei vari oggetti collegati all'assunzione,  sono un cittadino onesto, più sano, molto più felice e tranquillo, allegro anche di prima mattina.... ragazzi che figata. Non l'avrei mai detto. 

Uniche due pecche: la prima è che per i primi 3 giorni di astensione mi svegliavo in piena notte e dormivo male fino al mattino (ma dalla quarta notte devo ammettere che la cosa quasi non esiste più)La seconda cosa, e un pò me ne vergogno, è che soffro un pò di eiaculazione precoce. Non patologica ma prima duravo il doppio o più. Ma con l'entusiasmo che ho sono sicuro di risolvere anche questa. 

Di sicuro chi smette perchè obbligato da qualcuno o da qualcosa la vive diversamente, questo lo so.

 

Ragazzi, se smettete tornate padroni della vostra vita. E poi con quello che risparmio in due mesi posso farmi un weekend lungo a New York o una settimana in una capitale europea!!Amsterdam ovviamente la conosco come le mie tasche e sarebbe esclusa per ora...

:-)

 

 

Grazie a chi ha letto la mia storia.

 

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Canapa

Medical marijuana card

Medical marijuana card

Mi ci sono voluti otto minuti per ottenere una raccomandazione da un medico per avere accesso alla marijuana medica.Jason Christ pensa che ho aspettato troppo a lungo. Meno tempo i medici trascorrono con chi richiede medicinali a base di cannabis e meglio è, secondo Christ, direttore esecutivo del Montana Caregivers Network.Il controverso gruppo ha aiutato migliaia di pazienti nel Montana ad ottenere le carte per avere accesso alla marijuana medica.I miei otto minuti di conversazione con un medico su Skype, un programma di video-comunicazione su internet, sono stati inutilmente lunghi, ha detto Christ.Ho chiamato nel mese di luglio per programmare un appuntamento web con un medico. Due giorni dopo, mi sono collegato a Skype da un computer portatile dotato di una webcam ed ho aspettato che il medico mi "richiamasse". Una volta collegati, mi ha chiesto perché avevo bisogno di marijuana medica.Tutto è cominciato 15 anni fa, quando caddi su di un pavimento di cemento, e il dolore è progressivamente peggiorato. Poco dopo la mia caduta, ho consultato un medico ortopedico e un chiropratico.Il medico che ho contattato sul web è autorizzato a praticare la medicina nel Montana dal 2001 e un tempo era un chirurgo a Great Falls.Il medico mi ha posto sei domande: Il dolore è localizzato alla schiena o si irradia alle gambe? Ha altre patologie mediche? Prende delle medicine? Beve alcool? Fuma tabacco? Hai mai fumato marijuana prima?Non mi ha chiesto documentazione medica o prove su quello che ho detto, nè mi ha chiesto informazioni sul tipo e l'intensità del mio dolore. Non mi ha chiesto se avevo delle domande sulla marijuana come medicina.Ho fatto a lui delle domande, ma sembrava non avere il tempo di rispondere. Mi ha detto solo che potevo rivolgermi ad un caregiver [coloro che si occupano di offrire cure ed assistenza ad un'altra persona] per ottenere informazioni dettagliate sulla marijuana medica.Il medico mi ha detto di non fumare marijuana - il fumo è, dopo tutto, malsano - e di trovarmi un caregiver stabile.Gli ho chiesto cosa intendesse, e mi ha spiegato che si riferiva a persone che hanno coltivato marijuana illegalmente per anni e che hanno accumulato molte conoscenze sul suo uso medico.Ho pagato $150 per la consultazione medica su internet. E dopo aver inviato la firma del medico al Dipartimento di Salute e Servizi Umani dello stato ho pagato altri $25 per avere il tesserino per la marijuana medica.Ora sono uno dei circa 23.500 pazienti autorizzati nel Montana ad utilizzare marijuana medica [ovvero circa il 2,5% della popolazione dello stato]. Come me, quasi il 70 per cento dei titolari di carta utilizzano la marijuana per il trattamento del dolore cronico o grave.Il Montana Medical Marijuana Act autorizza l'uso di marijuana per il trattamento delle seguenti patologie: cancro, glaucoma, HIV o AIDS, cachessia, dolore cronico o grave, grave nausea, convulsioni, spasmi muscolari persistenti o gravi.fonte : Medical marijuana card OK’d after 8 minutes, 6 questions

 

http://moksha.splinder.com/post/23186532/medical-marijuana-card

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Cannabis legale: morte del Triangolo di Smeraldo?

Cannabis legale: morte del Triangolo di Smeraldo?

Nascoste nell'angolo nord-ovest della California sorgono tre piccole contee rurali che, nonostante le loro ridotte dimensioni e l'isolamento, sono note negli ambienti underground in tutto il mondo.Queste contee - Mendocino, Humboldt e Trinity (chiamate collettivamente Emerald Triangle ) - sono dalla metà degli anni '70 specializzate nella produzione di una delle più ricercate esportazioni dello stato, fino a tempi relativamente recenti del tutto illegale: la marijuana.La droga è la linfa vitale delle contee, indissolubilmente legata ad ogni aspetto delle economie locali, ed anche alla vita quotidiana di migliaia di residenti.Ma con la legalizzazione della marijuana per uso medico e la potenziale legalizzazione per l'uso ricreativo in California, il Triangolo di Smeraldo si trova ad affrontare una minaccia scoraggiante, sotto forma di una caduta libera dei prezzi della cannabis alimentata dalla produzione industriale di massa della pianta.Per una regione della California che per più di tre decenni ha vissuto all'ombra delle foglie di marijuana, la legalizzazione della cannabis cambierà infatti il Triangolo di Smeraldo per sempre - ammesso che continuerà a sopravvivere.Dalla metà degli anni '70 i coltivatori, cavalcando l'onda della controcultura, si diressero verso le tre contee, dove la terra morbida, la fresca aria di campagna e una distanza vantaggiosa dalle autorità governative fornirono la combinazione perfetta per coltivare cannabis di alta qualità.I coltivatori sono stati capaci far crescere una famiglia, di vivere una decente vita da classe media, grazie ad un'economia normalizzata intorno alla marijuana.Dal momento che gran parte della recente storia economica delle tre contee è stata costruita intorno ad un commercio illegale, non ci sono numeri precisi sull'entità del mercato della cannabis.Tuttavia, Mark Lovelace, supervisore della contea di Humboldt, ha stimato il commercio della pianta come direttamente responsabile di un quarto dell'economia locale o forse più. E secondo un funzionario della contea di Mendocino, che ha parlato in condizione di anonimato, la marijuana è il maggiore raccolto della contea, superando di gran lunga l'industria del legno e del vino."Non c'è dubbio che un numero abbastanza significativo di persone si affidino direttamente o indirettamente al business della marijuana," ha detto McCowen, supervisore di Mendocino County.Il Triangolo di Smeraldo ospita più di 200.000 residenti e la maggior parte di questi sono direttamente coinvolti nella coltivazione della cannabis o nel mercato degli accessori per la coltivazione.Da quando la California è diventata il primo stato a legalizzare la marijuana per uso medicinale nel 1996 (e ad approvare un ampliamento dell'utilizzo nel 2003), i produttori del Triangolo di Smeraldo hanno dovuto affrontare una maggiore concorrenza, da parte dei centinaia di dispensari per la cannabis medica che sono saltati fuori in tutto lo stato.E all'inizio di luglio i funzionari della città di Oakland, in California, hanno dato l' approvazione  preliminare per la creazione di quattro grandi fabbriche di produzione di marijuana, aprendo la strada ad una produzione di massa senza precedenti.Uno studio del RAND Drug Policy Research Center ha concluso che la legalizzazione della cannabis potrebbe far scendere il prezzo della droga anche dell'80 per cento.Come risultato di ciò, da un sondaggio condotto fra imprenditori e funzionari delle contee, un clamoroso 95 per cento ha detto che la completa legalizzazione della droga sarebbe "un disastro".Di conseguenza, molti nel Triangolo di Smeraldo hanno assunto l'atteggiamento apparentemente contraddittorio di protesta verso una legge che legalizza il loro raccolto.Non tutti credono però che la legalizzazione rappresenterà la rovina per le contee. Se Oakland diventerà il Wal-Mart della marijuana [grande catena americana operante nella distribuzione organizzata], il Triangolo di Smeraldo potrebbe diventare la Napa Valley della marijuana [celebre contea californiana conosciuta per la sua pregiata produzione di vino]"Potete immaginare? Le persone verranno nelle nostre boutique per provare le diverse varietà di cannabis. Ci sarebbero aree per la degustazione della cannabis, esattamente come a Napa vi sono quelle per la degustazione di vini" ha riferito un funzionario di Mendocino County che è voluto rimanere anonimo.tratto da : Legal Pot: Death of the Emerald Triangle?

 

http://moksha.splinder.com/post/23104867/cannabis-legale-morte-del-triangolo-di-smeraldo

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Marijuana made in Italy

Piantagioni nei boschi, Sui terrazzi, nelle serre. Così dilaga la coltivazione di droga leggera made in Italy. Tra antiproibizionismo e interessi dei clan

Quest'anno, per colpa del maltempo, la raccolta sarà un po' in ritardo. Ma per metà settembre tonnellate di piante di canapa indiana saranno mietute. E l'odore dolce e pungente della marijuana invaderà la penisola. In Italia, come in altri paesi europei, si sta compiendo una singolare riconversione agricola che interessa ettari di territorio, al Sud, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli, ma anche al Centro e nel Settentrione, dove le coltivazioni intensive avvengono in serra. Nel 2009 le forze dell'ordine hanno sequestrato e distrutto 119 mila piante di cannabis e denunciato 1600 persone, mentre, al 20 agosto 2010, le piante scoperte sono già 40 mila. Gli esperti del ministero dell'Interno però prevedono di riuscire ad individuare e smantellare "soltanto il venti per cento delle coltivazioni esistenti".Fatti due calcoli, nel prossimo inverno si fumerà la marijuana prodotta da quasi cinquecento tonnellate di cannabis made in Italy. Certo, il mercato nazionale è ancora lontano dall'autosufficienza e la percentuale di principio attivo, il Thc, della specie autoctona arriva al massimo al 4 per cento (contro il 16 per cento di alcune varietà olandesi) ma il fenomeno è in costante aumento. Dal vaso sul terrazzo alla piccola serra in giardino fino alle estese piantagioni controllate dalla criminalità organizzata, le coltivazioni si allargano a macchia d'olio. E se la produzione di hashish, pure ricavato dalla pianta, richiede procedimenti elaborati, ottenere artigianalmente dell'ottima marijuana è ormai alla portata di chiunque. Non c'è giorno che le forze dell'ordine non scoprano piccole o vaste colture di "erba".Tossicodipendenti, pusher, ma anche pensionati, impiegati, professionisti che arrotondano lo stipendio e tanti minorenni col pollice verde che vogliono procurarsi da soli la propria dose di sballo "a chilometro zero" senza dover correre il rischio di rimediare un "pacco" per strada. Coltivare la "maria" in casa è diventata una moda soprattutto tra i giovani, che pubblicano su Facebook le foto dei loro successi botanici e invitano gli amici a casa per sfoggiare il proprio "albero di Natale". Le previsioni del Prevo.Lab, l'osservatorio della Regione Lombardia, sostengono che i consumatori da oggi al 2012 aumenteranno del 20 per cento e per allora saranno oltre 5 milioni gli italiani di età compresa tra i 15 e i 54 anni a fumarsi una canna. I ragazzi non considerano l'hashish e la marijuana come una droga: su Facebook, per esempio, ne discutono 1108 gruppi e 91 pagine e nel 75 per cento dei casi il giudizio è positivo. E anche grazie al Web chiunque, oggi, può trasformarsi in un coltivatore diretto, in poche mosse e con un modesto investimento. Ci sono migliaia di siti che insegnano, passo dopo passo, come fare. Cominciando dall'acquisto on line dei semi e del kit completo del piccolo agricoltore, con lampade termiche, strumenti per l'irrigazione e l'essiccamento delle foglie. Altrettanti sono i manuali, da quello per l'esperto botanico che voglia selezionare una qualità particolare di pianta, fino alle istruzioni per il neofita. Una volta appresi i primi rudimenti del mestiere, basta ordinare la merce, attendere una settimana per la consegna e tentare nell'impresa. Che quasi sempre va a buon fine. La tentazione di passare dall'uso personale alla vendita è forte. Basti pensare che, al dettaglio, un grammo di marijuana, in genere, viene venduto a 10 euro. E che ogni pianta, se riesce a crescere fino a tre metri, può produrre tre etti di infiorescenza, fruttando 3.000 euro.L'allarme è alto, soprattutto per la facilità con cui i minori si avvicinano a questo business illecito. La Direzione centrale per i servizi antidroga, che coordina le attività di polizia, carabinieri e finanza, a settembre inaugurerà una task force contro la vendita su Internet, reato per gli investigatori accomunabile a quello di istigazione all'uso e al commercio di stupefacenti. Ma già adesso - come svela il maggiore Federico Quatrini, della sezione analisi della Dcsa - agenti in borghese vengono impiegati nel monitoraggio dei negozi di smart drugs che hanno sul bancone prodotti ricavati dalla canapa ma non inseriti nelle tabelle ufficiali delle sostanze proibite. Gli investigatori identificano gli aspiranti coltivatori di "maria" tramite le targhe, le carte di credito e persino i pedinamenti. Spiega il maggiore Quatrini: "I nomi di centinaia di clienti vengono annotati e messi da parte perché la legge italiana non vieta di vendere o acquistare semi di canapa indiana. Ma dopo circa tre mesi - tanto impiega una pianta a fiorire - andiamo a fargli visita. E se scopriamo che invece di usarli come cibo per uccelli ne hanno ricavato cannabis, scatta la denuncia penale o l'arresto, a seconda della quantità rinvenuta". Spesso indagini di questo tipo portano a scoprire modesti giri di spaccio o di cessione di droga tra amici. Ma capita di incappare in vere e proprie società specializzate nel business della cosiddetta "ganja". Una telefonata al 117 di un padre preoccupato per il figlio diciassettenne che ogni giorno, dopo la scuola, si fermava in uno smart drug shop, ha innescato un'indagine della Finanza di Ferrara che, partendo proprio da un distributore automatico di semi di cannabis, ha portato all'arresto di dieci persone, alla denuncia di altre 75 e al sequestro di tredici laboratori per la coltivazione e la lavorazione di canapa indiana oltre a migliaia di manuali, anche su videocassette. Svelando che dietro a quel negozio si celava un'organizzazione di punti vendita in franchising che riconduceva ad uno dei maggiori siti Internet che predicano l'antiproibizionismo. Perché dietro una presunta motivazione culturale spesso si nasconde la voglia di fare soldi. Poco prima di Ferragosto i carabinieri di Sanremo, dopo un anno di indagini, hanno finalmente scoperto chi riforniva la zona di "erba". Nella città dei fiori qualcuno aveva pensato che la "maria" rendesse più delle rose e aveva riadattato due grandi serre di 2500 metri quadrati, dotandole di uno specifico impianto di irrigazione, di teli per proteggere le piantine dal sole, con tanto di camera climatizzata per l'essiccazione e la raccolta delle resine che servono per l'hashish. Attrezzature da professionisti che garantivano fino a sei raccolti l'anno. In carcere sono finiti due attempati agricoltori sorpresi mentre innaffiavano le piantagioni che li avrebbero resi ricchi. Sempre in Liguria il titolare di un campeggio estivo di Sestri Levante, più modestamente, aveva pensato di far fronte al calo di presenze seminando cannabis vicino alle roulotte. I carabinieri di Valdobbiadene invece hanno scoperto il secondo lavoro di una parrucchiera trentenne che aveva trasformato il terrazzo di casa in una minipiantagione sufficiente per lei e i suoi amici. A Valeggio, sul Mincio hanno arrestato il titolare di un agriturismo che, oltre alle primizie dell'orto, tirava su marijuana di prima qualità: i ragazzi uscivano dalla sua piccola serra con sacchetti pieni di carote e insalata bio che servivano a nascondere la pregiata "skunk" . Mentre avrebbe fruttato almeno 60 mila euro la cannabis che un pregiudicato aveva seminato lungo gli argini quasi inaccessibili del Tanaro, su un terreno demaniale, dove i finanzieri di Alessandria lo hanno sorpreso ad irrigare i filari ben nascosti dalla vegetazione. Ma a Marino, alle porte di Roma, c'erano narcos fai da te anche ai confini delle vigne un tempo celebrate negli stornelli. E se nelle campagne il controllo dei carabinieri sul territorio porta a scoprire coltivazioni di medie o grandi proporzioni, non si contano gli interventi della Polizia nei centri urbani, dove studenti, spacciatori o insospettabili professionisti arrivano ad installare nell'armadio di casa una minuscola serra: dall'esterno sembra un porta abiti, invece racchiude la pianta, il terriccio e la lampada termica. E c'è persino chi trasforma la vasca da bagno in un piccolo campo con il profumo della Giamaica di Bob Marley.

Altra storia quella che si vede in Campania, dove una vera e propria guerra al narcotraffico è invece quella che sta conducendo, sui monti Lattari, il colonnello Andrea Paris, comandante del Gruppo carabinieri di Torre Annunziata. Roba da Colombia: a bordo di un elicottero il giorno di Ferragosto ha sorvolato i boschi sopra a Castellammare di Stabia, riuscendo ad individuare cinque piantagioni nascoste nell'intreccio di alberi: da terra era impossibile notarle. Come se fosse un raid nella foresta amazzonica, il giorno dopo le sue squadre e quelle del Decimo Battaglione Campania, guidate dagli esperti del Club alpino italiano, hanno marciato per chilometri, facendosi largo a colpi di machete, fino a quelle piazzole, segnalate dall'elicottero sospeso in hovering. Quindi hanno iniziato un'opera di disboscamento che è durata ore, per poi tornare a valle, con oltre duecento arbusti alti tre metri sulle spalle. Castellammare, Gragnano, Casola di Napoli e Lettere. È questo il "quadrilatero della droga", dove negli ultimi mesi le forze dell'ordine hanno sequestrato venti tonnellate di canapa indiana. "Il nostro territorio si presta molto bene alla coltivazione intensiva di cannabis sia per il clima che per la difficoltà di raggiungere le zone più impervie", spiega il colonnello Paris. Con una beffa: "Le colture avvengono su terreni del demanio, perché non sia possibile risalire ai proprietari. Ed è raro che si riesca a sorprendere chi ci lavora: si tratta certamente di contadini o pastori della zona, che conoscono bene i sentieri. Tutte le piantagioni sono poi disseminate di rudimentali sistemi di allarme, come fili rasoterra a cui vengono attaccati dei campanelli, o altri trucchi per rivelare il passaggio di estranei. La nostra convinzione è che, come con i cocaleros colombiani, chi coltiva nei territori controllati dai clan, sia al loro servizio o perlomeno agisca con l'autorizzazione delle famiglie camorriste che esigono, in cambio, una percentuale della droga o dei ricavi dello spaccio".Certamente più diretto il coinvolgimento delle cosche nelle coltivazioni siciliane e calabresi, produttrici della migliore erba italiana, ormai quasi indistinguibile da quella albanese. Nell'isola tre anni fa vennero sequestrate un milione e 400 mila piante: un record da narcostato. Sulla qualità invece l'erba tricolore deve ancora fare strada: il percorso è lungo e gli estimatori lo sanno bene, ma forse tra non molto anche l'Italia potrà partecipare alla Cannabis cup di Amsterdam, una sorta di competizione-degustazione mondiale tra le foglie più pregiate del pianeta. In Olanda la marijuana è legale; da noi no, anche se spunta ovunque.

 

giorgio florian l'espresso

 

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Canapa

Facebook, no alla marijuana e insorge il popolo del web

 

Il social network ferma gli spot della campagna "Just Say Now" in favore della legalizzazione negli Stati Uniti. Sotto accusa l'immagine della pianta. "È una censura". Ma in molti stanno già sostituendo la loro immagine personale con le foglie di cannabis  di GIULIA BELARDELLI

Facebook, no alla marijuana e insorge il popolo del web

E' POLEMICA tra Facebook e "Just Say Now", la campagna a favore della legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti. Il social network ha prima autorizzato, poi bandito le pubblicità dell'associazione, contenenti l'immagine di una foglia di cannabis. Ora i promotori gridano alla censura e invitano tutti i loro sostenitori a mettere su Facebook la stessa profile picture: quella della foglia incriminata.Lo spot di "Just Say Now", campagna organizzata dal sito Firedoglake.com e dal network Students for Sensible Drug Policy, ha "vissuto" su Facebook per 9 giorni, dal 7 al 16 agosto, quando da Palo Alto è arrivato l'ordine di far sparire la foglia. A spiegare le ragioni di questa decisione alla rivista Wired è stato Andrew Noyes, un portavoce di Facebook: "Il logo in questione non era più accettabile come pubblicità sul sito. L'immagine di una foglia di marijuana rientra tra i prodotti per il fumo e quindi non è permessa sotto le nostre politiche".Immediata la reazione dei promotori di "Just Say Now". "Si tratta di una censura a tutti gli effetti: non stiamo cercando di vendere droga alla gente. In ballo c'è una questione politica", ha commentato Jane Hamsher, cofondatrice del blog Firedoglake.com. La proposta di legalizzare alcune attività legate alla marijuana (la cosiddetta Proposition 19) è infatti uno dei temi caldi delle votazioni del 2 novembre in California. Lo spot originale era intitolato "End the war on marijuana" ("metti fine alla guerra contro la marijuana") ed esortava i cittadini a firmare un appello rivolto direttamente al presidente Barack Obama a sostegno del diritto di ogni singolo Stato a decidere in merito alla legalizzazione.A far innervosire i sostenitori della campagna è stato soprattutto il passo indietro fatto da Palo Alto. "Prima di censurarci, lo spot è apparso 38 milioni di volte", ha aggiunto Hamsher. Poi, di colpo, "la censura". La mossa non è piaciuta neanche a molte associazioni studentesche, che si dicono tradite da un social network che è diventato grande proprio grazie a loro, i college students. "La nostra generazione ha fatto il successo di Facebook perché era una comunità in cui potevamo essere liberi e discutere di argomenti delicati come le politiche di legalizzazione. Se a Facebook continuano con queste misure censorie non dovranno aspettare fino al giorno delle elezioni per essere giudicati obsoleti", tuonano dalla Young Americans for Freedom.Secondo alcuni giornali americani, le risposte da Palo Alto sono state frammentarie e un po' deboli. Un'altra portavoce di Facebook, Annie Ta, ha commentato dicendo che "Just Say Now" può continuare a mettere le proprie pubblicità sul sito, a patto di rimuovere la foglia. D'altro canto, sono diverse le associazioni in favore del Regulate, Control and Tax Cannabis Act che hanno scelto di non utilizzare l'immagine della pianta proprio per non promuovere concetti sbagliati sulla legalizzazione, che nei fatti è tutt'altro che un far-west della droga (si tratta dell'uso regolato di marijuana e dell'organizzazione di un sistema statale di tariffe e imposte).A "Just Say Now", però, non ci stanno e paragonano il blocco all'immagine al divieto di mostrare la faccia di un candidato in uno spot politico. "E' come se ci avessero impedito di mostrare il volto del nostro uomo", ha chiosato Michael Whitney di Firedoglake.com. "Dal punto di vista della comunicazione politica, è un disastro". I più critici, poi, non mancano di notare che nella pagina online dedicata alle sue advertising guidelines (le linee guida sulla pubblicità) non compare mai il riferimento ai prodotti legati al fumo, e che la foglia di cannabis compare in moltissime altre pagine, sebbene non si tratti di materiale pubblicitario.A mettere una pezza ci ha provato un'altra volta Annie Ta, in una successiva dichiarazione rilasciata al Los Angeles Times: "Le nostre politiche proibiscono la promozione pagata di contenuti illegali. La legge vieta gli spot sul tabacco. Non dice niente di specifico sull'armamentario legato alla droga, ma indica che gli spot non possono contenere o promuovere contenuti illegali o attività illecite". Una questione non solo di forma, ma anche di sostanza, insomma. Non la pensano così le 700 persone che hanno già condiviso la petizione di "Just Say Now" contro la censura di Facebook e in queste ore stanno sostituendo la loro immagine personale con quella della foglia. Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, il profilo dei cittadini a favore della legalizzazione corrisponde al tipico utente di Facebook: non a caso le proteste più forti arrivano proprio dagli studenti, che accusano uno dei cofondatori, Dustin Moskovitz, di incoerenza. Secondo un report finanziario dell'associazione Proposition 19, infatti, Moskovitz sarebbe uno dei donatori d'eccellenza a favore della causa, con un contributo di almeno 20 mila dollari.

 

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Canapa

trovata sostanza stupefacente anni fa ora notificata sono un autista

Caro lettore, abbiamo spostato la tua richiesta da questa zona del sito che è dedicata alle notizie, all'area DOMANDE AGLI OPERATORI dove nei prossimi giorni potrai leggere anche la nostra risposta.

Grazie,

La Redazione

 

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