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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

Il proibizionismo non fa calare l'uso di droghe

dalla BBC: leggi più aspre sul possesso, uso e vendita di stupefacenti pur costando molto di più alla comunità, non hanno alcun effetto sulle percentuali d'uso.

Così si coltiveranno le piante di cannabis per uso terapeutico

 Piante di cannabis al Centro di ricerca di Rovigo (foto R. Corcella)

Piante di cannabis al Centro di ricerca di Rovigo (foto R. Corcella)
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«Non può esserci nulla di amatoriale nel produrre derivati dalla canapa, non solo per un quadro legislativo, che comunque è un riferimento ineludibile, ma anche perché dietro c’è tutta una professionalità per realizzare qualcosa che alla fine possa essere di aiuto nella salute di certe patologie invece di essere un’incognita se gestita malamente». A spiegarlo è stato il professor Marcello Donatelli, direttore del Centro di ricerca per le colture industriali (CRA-CIN il più grande ente italiano di ricerca in agricoltura, controllato dal Ministero delle Politiche Agricole) durante l’ “open day” sulla cannabis terapeutica, organizzato di recente dalla sede distaccata di Rovigo del CRA-CIN. «Non sfruttare le capacità interne al Paese per sopperire alla richiesta di cannabis a livello medicale sarebbe autolesionismo», ha proseguito il direttore, sottolineando con orgoglio il ruolo di eccellenza di tutto l’ente. L’istituto di Rovigo, in particolare, non è solo l’unico in Italia in grado di produrre cannabis a uso medico in ambiente indoor, ma uno dei più quotati a livello internazionale nel campo della ricerca sulla canapa.

Fondato nel 1912 dall’agronomo Ottavio Munerati come “Regia Stazione sperimentale di bieticoltura”, l’istituto produce diverse varietà di cannabis medica a differenti contenuti di cannabinoidi (THC, CBD, CBG, THCV e CBDV), a fini di ricerca scientifica. Nel 2002 il direttore, Gianpaolo Grassi, ha voluto che la sede si specializzasse nella canapa. E adesso sarà proprio l’istituto di Rovigo a supportare e “istruire” gli specialisti dello Stabilimento chimico-militare farmaceutico di Firenze, nella coltivazione delle piante utilizzate per i medicinali a base di cannabis, oggetto dell’accordo di collaborazione siglato giovedì scorso tra ministeri della Salute e della Difesa per l’avvio della produzione nazionale di cannabis medicinale allo Stabilimento fiorentino. «Il CRA collaborerà con lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM) - ha confermato il ministero delle Politiche Agricole -, fornendo il supporto logistico tecnico e operativo che si renderà necessario. Il criterio concordato di valutazione del luogo, oltre la professionalità e capacità operativa specifica, è stato quello della sicurezza, che lo SCFM può garantire». Sui circa 60 ettari di terreno coltivati a Rovigo, ondeggiano distese di piante provenienti da diverse parti del mondo, dalla Siberia alla Cina, dal Nepal fino al Sudafrica. Vengono studiate per migliorarne la varietà, soprattutto ad uso tessile.

 

 

Appena varcato il cancello di ingresso del Centro, su un rettangolo di 3mila metri quadrati recintato e controllato da telecamere di sicurezza svettano le piante del Progetto Europeo “Multi Hemp” che punta alla selezione di genotipi a basso contenuto di THC (tetraidrocannabinolo, la sostanza psicoattiva della canapa) per la produzione di fibra di qualità. Sì, perché la vocazione e la missione originaria dell’Istituto di Rovigo sono gelosamente custodite. «Siamo una Stazione di ricerca in agricoltura - ha ribadito all’“open day” il professor Donatelli -. Coltiviamo materiale vegetale adatto anche alla trasformazione in medicinali, ma non facciamo medicinali. La produzione di sostanze che hanno un contenuto psicotropo ha problemi di sicurezza molto particolari. Quindi un minimo di produzione a livello sperimentale può sicuramente essere gestita qui, poi però ci devono pensare istituzioni più attrezzate dal punto di vista della sicurezza, come lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze». Ai piani superiori dell’edificio del Centro ci sono i laboratori, dove vengono selezionate le varietà e analizzato il contenuto dei principi attivi. Alcune stanze ospitano le “scorte” di cannabis: quelle con molto THC (tetraidrocannabinolo, la sostanza psicoattiva), molto cannabidiolo o cannabigerolo, che sono i cugini minori del THC perché non psicotropi. Ma anche quelli senza THC, utili come placebo in determinati studi clinici (randomizzati, in cieco o in doppio cieco). L’intero complesso è sotto vigilanza e con allarmi.

All’interno ci sono regole severe da rispettare sui controlli e la sicurezza. Il materiale che può contenere sostanze stupefacenti viene tenuto in frigoriferi o in stanze con chiusura blindata, sotto protezione. Il cuore della produzione per uso farmaceutico è la “serra controllata”, all’interno di un capannone blindato. In un’atmosfera da fantascienza, sotto la luce giallognola delle lampade a 600 Watt che forniscono 25mila lux, le piantine selezionate all’origine vengono “allevate” in ambiente quasi sterile. «Qui non ci sono insetti, né possibilità di contaminazioni pericolose - dice Grassi - e non usiamo prodotti chimici per trattare le piante. Per arrivare ad avere anche la produzione di un vegetale che poi possa essere trasformato o destinato a farmaco bisogna seguire procedure specifiche e ottenere un materiale che sia caratterizzato da livelli elevati di salubrità e di assenza di contaminazione. La pianta deve produrre il massimo e il prodotto deve essere uniforme in qualunque stagione e con qualsiasi temperatura. Una delle caratteristiche ricercate dal prodotto farmaceutico è proprio la costanza e la standardizzazione del principio attivo». Questo per dare la massima garanzia al paziente e al medico, sia sull’origine che sull’efficacia del farmaco. Ma quanta sostanza si può ottenere? «In questa serra alleviamo mediamente 150 piante. Ogni pianta produce una quantità di fiori, che è la parte più ricca e di interesse, per circa 30 grammi, per cui diciamo circa 4,5 chili di materiale per ciclo. Con un lavoro intensivo, possiamo arrivare anche a quattro cicli l’anno».

Il percorso di produzione della canapa per uso medico, oltre ad essere normato dalla legge (la 309 del 1990), deve seguire altre regole ben precise. «La canapa medica - precisa Grassi - deve essere fatta esclusivamente con cloni, cioè materiali riprodotti geneticamente, non sono ammessi i semi. Le varietà devono essere registrate, ben definite, depositate presso Centri adatti a questo scopo che sono in Italia o in Europa». La produzione deve rispettare dall’inizio alla fine i canoni della “Good agricultural practice”, cioè tutta una serie di fasi ben definite e scritte. E bisogna porre molta attenzione a tutti i passaggi di lavorazione. «L’essicazione ad esempio - esemplifica il direttore dell’istituto di Rovigo -. Sembra una banalità, ma se viene eseguita male può causare la crescita di muffe. Dunque va fatta a bassa temperatura, con un’apparecchiatura particolare e al buio. Anche la conservazione è fondamentale per la stabilità dei principi attivi. La sterilità dovrebbe essere garantita con i raggi gamma, come accade oggi in altri laboratori all’estero. Occorre infatti considerare che queste sostanze potrebbero essere assunte da categorie di malati con un sistema immunitario indebolito». A Firenze si dovrà tenere conto di tutto questo. La produzione della materia prima e la sua trasformazione in medicinale in Italia consentirà di abbattere i costi dei farmaci a base di cannabis. E darà così maggiori possibilità di accedere alle cure ai malati che ne hanno bisogno.

www.corriere.it/salute/14_settembre_22/cosi-si-coltiveranno-piante-cannabis-uso-terapeutico-fdf499e0-423d-11e4-8cfb-eb1ef2f383c6.shtml

studio su risultati scolastici e cannabis

Il primo studio di ampio spettro sulle presunte correlazioni tra uso di cannabis e risultati scolastici mostra l'assenza di connotazioni od effetti negativi nel caso di uso moderato.

il papà israeliano della marijuana terapeutica: un tesoro medicinale ancora da scoprire

La pianta di cannabis disegnata da Pedanius Dioscorides durante uno dei viaggi al seguito dell’esercito romano fa sorridere il professor Raphael Mechoulam. Di ammirazione. «È il più grande farmacologo degli ultimi duemila anni», commenta. Il volume (uno dei cinque) della sua De Materia Medica schiaccia il leggìo nel piccolo studio ricavato dalla stanza-rifugio che ogni appartamento israeliano deve avere e il suo peso mette in difficoltà anche questo neuroscienziato-chimico di 84 anni.  È stato rettore dell’Università ebraica a Gerusalemme, continua a lavorare nel laboratorio dell’ospedale Hadassah, è conosciuto come «il padre della marijuana terapeutica» (nonno — ironizza lui — adesso che di nipoti ne ha sette). Perché esattamente cinquant’anni fa — quando nessuno la studiava ed era finita nel dimenticatoio della ricerca a espiare l’associazione a delinquere con l’oppio e la coca — è riuscito a isolare e a definire la struttura del tetraidrocannabinolo (Thc), il principio psicoattivo dell’erba. L’anno prima aveva scoperto il cannabidiolo (Cbd), altro elemento fondamentale, però non tossico, senza effetti stupefacenti.

Gli Stati Uniti la proibiscono nel 1937, le Nazioni Unite la inseriscono nella lista delle sostanze illegali nel 1961. Mechoulam decide di occuparsene, si sa poco di questa pianta originaria dell’India (Cannabis Indica): i riferimenti nei documenti scarseggiano («è un francese ad aver scritto il primo trattato sui suoi effetti psicotropi dopo che i soldati di Napoleone l’avevano portata a Parigi dall’Egitto»), la materia prima non è facile da recuperare per un istituto scientifico. «Ho chiesto a un amico che conosceva il capo della narcotici. Lo ha chiamato, gli ha detto: ti puoi fidare, è un bravo ragazzo. Sono andato a recuperare cinque chili di hashish sequestrati al confine con il Libano, li ho riportati a casa in autobus, nessuno capiva che cosa fosse quell’odore che traspirava dalla mia borsa».

Raphael Mechoulam, 84 anni, in laboratorio

Assieme a Yechiel Gaoni, il giovane scienziato è ormai in grado di estrarre e sintetizzare il Thc, dosarlo, sperimentarlo sugli animali e sugli esseri umani. «Non sapevamo come funzionasse, quali effetti avesse sul cervello. Così abbiamo preparato una torta con 10 milligrammi di Thc puro. L’abbiamo fatta assaggiare a dieci amici, cinque avevano già fumato, cinque no. Mia moglie non ha sentito nulla, un altro non riusciva a smettere di parlare, era un parlamentare, tipico per un politico. Abbiamo provato una dose più forte e in due hanno sviluppato sintomi paranoidi molto pesanti. È stato sorprendente vedere come uno stesso prodotto avesse risultati così diversi sugli individui».

La moglie Dalia da allora non ha più provato, lui dice di non averlo mai fatto. Considera pericoloso l’uso (o abuso) della cannabis fuori dal controllo medico, «come l’alcolismo, il gioco d’azzardo, il tabacco. Legalizzarla è questione sociale e politica. Io mi occupo dei benefici che può dare usata come terapia». In Israele i pazienti che ricevono la marijuana sono ormai 18 mila, è il secondo Paese al mondo per distribuzione. I casi sono definiti dalla legge («non basta presentarsi e dire: ho mal di schiena»): soprattutto dolori «cronici» causati dal cancro o altre condizioni, la sclerosi a placche, per contrastare la nausea da chemioterapia, il Parkinson, la sindrome di Tourette. «Uno studio recente ne ha dimostrato l’efficacia contro il disturbo da stress postraumatico, un aiuto fondamentale in un Paese come questo dove le guerre non finiscono mai e i soldati sono ragazzi di 18 anni».

Mechoulam è immigrato adolescente (il padre era sopravvissuto a un campo di concentramento nazista), in fuga dalla Bulgaria finita sotto il dominio sovietico. Arrivano quando lo Stato d’Israele è appena nato, tutto è da costruire, anche i laboratori di ricerca. Famiglia della borghesia europea, Raphael conosce il francese, il tedesco, l’inglese. Sceglie la facoltà di chimica, si appassiona alle sostanze naturali, diventa ricercatore all’Istituto Weizmann, vicino a Tel Aviv. «Avevo bisogno di fondi, gli americani continuavano a respingere le mie richieste, la marijuana era considerata poco interessante dalle case farmaceutiche perché sulle piante è difficile stabilire i brevetti e restava bollata come “droga”. I finanziamenti sono arrivati dopo che mi ha contattato un dirigente del National Institute for Health: un senatore l’aveva interpellato perché aveva sorpreso il figlio a fumare e voleva sapere se distruggesse il cervello. Da allora hanno sempre sovvenzionato i miei studi».

Il professore viene consultato dal ministero della Sanità israeliano per decidere come strutturare e far evolvere la distribuzione di marijuana terapeutica. «È fondamentale che i medici, una ventina quelli autorizzati in Israele, sappiano esattamente quello che prescrivono e i pazienti quello che prendono, come per tutti i medicinali. Ormai i coltivatori sono in grado di produrre piante con precise percentuali di Thc e Cbd. La terapia e l’efficacia sono diversi».

I trafficanti e gli spacciatori smerciano lo sballo, così l’erba illegale è inzuppata di tetraidrocannabinolo e viene ridotta la quantità di Cbd, che però serve ad attenuare gli effetti negativi del Thc. «Il cannabidiolo è un tesoro ancora da esplorare per la farmacologia. È un anti-infiammatorio, sembra funzionare per l’artrite reumatoide, l’epilessia nei bambini, la schizofrenia. Non è una droga. Solo che immettere un preparato sul mercato costa tantissimo — gli studi di tossicità, la sperimentazione — e per ora nessuno sembra interessato a investire nell’erba migliore».

di Davide Frattini, La Lettura Corriere della Sera

dispacci.corriere.it/2014/10/19/il-papa-israeliano-della-marijuana-un-tesoro-medicinale-ancora-da-scoprire/

La marijuana fa meno male di tabacco e alcool. Studio

 La marijuana e' la droga illegale piu' consumata al mondo con forti consumi in crescita negli ultimi anni. Per capire i suoi effetti sulla salute, il ricercatore Wayne Hall dell'Universita' del Queensland in Australia, ha analizzato i risultati di vari studi sul consumo di cannabis negli ultimi venti anni.
Tra i risultati di questo riassunto delle ricerche sulla cannabis, pubblicato sulla rivista “Addiction”, ce ne sono alcuni che sono evidenti. Per esempio, guidare dopo aver fumato marijuana raddoppia il rischio di incidente stradale. Nonostante questo, Hall evidenzia che in “molti di questi studi, una sostanziale percentuale di conducenti con cannabis nel proprio sangue aveva anche elevati livelli di alcool, rendendo difficile la distinzione, per il rischio incidente, tra gli effetti della cannabis e quello dell'alcool”.
Un altro degli effetti negativi della marijuana riguarda le donne incinte. Vari studi epidemiologici hanno individuato una relazione tra il consumo di questa sostanza e un ridotto peso dei bimbi al momento della nascita. Nello stesso ambito, anche se alcuni studi hanno riscontrato anomalie nello sviluppo dei bimbi quando le madri fumavano cannabis durante la gravidanza, studi successivi non hanno riscontrato uno stretto legame tra fumo e peso.
Come con qualunque altra droga, una delle principali preoccupazioni sul suo uso e' la dipendenza. Nel caso della cannabis, si calcola che il 10% delle persone che la consumano sviluppano una dipendenza. Questa cifra si incrementa al 16,5% per chi comincia a consumarla durante l'adolescenza. Questi dati indicano che la cannabis provoca meno dipendenza rispetto ad altre sostanze di uso frequente, come la nicotina, che ha un tasso di dipendenza del 32%, l'eroina, che ne ha un 23%, la cocaina, un 17% e l'alcool un 15%. A differenza di molte altre droghe, la cannabis non produce overdose mortale.
Rispetto al trattamento della dipendenza, i consumatori di cannabis che chiedono aiuto per venirne fuori, mostrano meno effetti negativi sociali e per la salute, anche se il risultato del processo di disintossicazione e' simile a quello degli alcolisti.
Nella sua indagine Hall si occupa anche della relazione tra il consumo di marijuana e il rischio di psicosi. L'uso abituale di cannabis raddoppia questo rischio, specialmente se si hanno dei familiari con trascorsi psicotici e si comincia a fumare marijuana durante l'adolescenza. Inoltre, l'uso abituale di cannabis durante l'adolescenza puo' portare ad un rischio doppio di schizofrenia. Anche se Hall riconosce che per alcuni autori degli studi non e' chiaro se ci sia una relazione causa-effetto.
Questa difficolta' per determinare se il consumo di cannabis sia la causa diretta di cio' che succede ad una persona, e' la stessa di alcuni studi sul cancro. Hall ricorda alcuni studi che mostrano uomini che fumano cannabis con un maggiore rischio di cancro alla prostata. Comunque, ci sono altri fattori legati allo stile di vita che si possono associare a questa abitudine, per esempio che i consumatori di marijuana non muoiono mai di Aids o di una malattia causata da un virus.
Relazione causa-effetto
Per questo stesso motivo, siccome gli studenti che consumano marijuana hanno peggiori risultati accademici ed hanno piu' probabilita' di consumare altre droghe illegali, non si puo' affermare che questi ultimi effetti siano causati dalla sostanza. Altri effetti del consumo abituale di marijuana durante l'adolescenza e la gioventu' sono i disturbi cognitivi, anche se non e' chiaro se i meccanismi che causano questi disturbi e la possibilita' che siano reversibili si debba addebitare alla droga.
Manuel Guzman, professore di Biochimica e Biologia Molecolare all'Universita' Complutense di Madrid e presidente della Societa' spagnola di indagini sui cannabinoidi, sostiene che il principale rischio del consumo di cannabis, “soprattutto durante l'adolescenza, sono alcuni disturbi psichiatrici e in particolari quelli psicotici”. Ma nello stesso tempo precisa che gli effetti della marijuana dipendono dalla sua composizione. “La piu' forte, che ha maggiore THC (tetraidrocannabinolo, il principale componente psicoattivo della cannabis), che e' piu' psicotico ed ha meno CBD (cannabidiolo), che e' anti-psicotico, e' quello con maggiore rischio”.
Sulla dipendenza, Guzman sostiene che chi lo e' dalla cannabis “sta peggio rispetto ad altre sostanze e spesso e' piu' reversibile rispetto ad altre droghe”. Rispetto al rapporto con il cancro, si tratta di una cosa non ben definita, perche' molte volte, quando si fuma marijuana si consuma anche tabacco, ed e' difficile individuare quali effetti ci siano rispetto ad una o all'altra sostanza. Nello stesso tempo, i cannabinoidi possono avere un effetto inibitorio nello sviluppo del cancro, contrastando l'effetto del fumo. Guzman rileva la differenza tra il modo di consumare tabacco e quello di consumare marijuana, per spiegare perche' la relazione con il cancro sia indubbia nel primo caso ma non nel secondo. “Quando parliamo di un fumatore cronico, ci riferiamo a qualcuno che possa fumare anche quaranta sigarette al giorno, una quantita' impossibile per chi fuma spinelli”.

(articolo di Daniel Mediavilla, pubblicato sul quotidiano El Pais del 07/10/2014)

ADUC Droghe

l'uomo che si batte per la canapa terapeutica in Svezia

A differenza degli altri paesi scandinavi, la Svezia ha una legislazione ultraproibizionista. Un uomo che aveva cominciato a disintossicarsi dagli psicofarmaci grazie alla cannabis, e che dopo l'arresto è stato costretto a tornare alla dipendenza, si sta battendo per la legalizzazione dell'uso terapeutico di canapa.

"L'Italia (potenziale) leader della marijuana terapeutica. Un business da 1,4 miliardi all'anno"

Secondo uno studio della Coldiretti, il nostro Paese potrebbe diventare uno dei leader nella coltivazione della cannabis per uso medico e generare 10mila posti di lavoro

MILANO - Forse è ancora presto per dire di aver scoperto un nuovo settore anticiclico. Ma per uscire dalla crisi, varrebbe la pena provarci. Secondo la Coldiretti, la principale associazione per la difesa degli interessi degli agricoltori, il nostro Paese sta sottovalutando uno dei business che avranno in futuro - ma nemmeno troppo lontano - grandi potenzialità di crescita: la coltivazione, trasformazione e commercio in italia della cannabis a scopo terapeutico."Per i bisogni dei pazienti in italia e all'estero è un business da 1,4 miliardi e può garantire almeno 10mila posti di lavoro dai campi ai flaconi". E' quanto sostiene uno studio redatto da Coldiretti/Ixè che è statp presentato al forum internazionale di Cernobbio dell'agricoltura e dell'alimentazione.Attualmente, rileva lo studio, il principio attivo viene importato dal ministero della sanità con un costo di circa 15 euro al grammo. "Una prima sperimentazione - afferma il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo - potrebbe aprire potenzialità enormi".Lo Studio, tra l'altro, rivela particolari poco conosciuti al grande pubblico. Negli anni Quaranta, per esempio, con  100mila ettari coltivati, l'italia era il primo produttore mondiale di cannabis sativa, simile alla varietà usata per scopi terapeutici. I decenni successivi, con una legislazione più repressiva, ha poi interrotto questa tradizione."L'agricoltura italiana - sottolinea Moncalvo - è pronta a recepire le disposizioni del governo e a collaborare per la creazione di una filiera capace di far fronte a una precisa richiesta di prodotti per la cura delle persone affette da malattia".Lo studio, inoltre, ricorda come secondo una recente statistica quasi due italiani su tre (64%) sono favorevoli a coltivare la cannabis per uso terapeutico. Il che potrebbe essere un primo passo per riaprire la discussione sulle politiche sulla lotta alle droghe, visto il fallimento delle legge più repressive.

USA, le prime 5 lobby anti-legalizzazione della cannabis per entità di investimento

1) Compagnie farmaceutiche

2) Produttori di alcolici

3) Sindacati di polizia

4) Prigioni private

5) Sindacati di guardie penitenziarie

Schizofrenia, incidenti, malattie: tutti i danni della cannabis

 Se la cannabis non dà dipendenza allora non la danno nemmeno l’eroina e l’alcol»: è il commento del professor Wayne Hall, tra i massimi esperti dell’argomento e consulente per la World Health Organisation, che ha guidato uno studio ventennale sul consumo prolungato di marijuana.

Avvertenze ai consumatori

L’uso prolungato di cannabis impoverisce le capacità intellettuali, favorisce disturbi psichici (raddoppiando i rischi di diventare psicotici, soprattutto per gli adolescenti), riduce la capacità di guida e, per le donne incinte, aumenta i rischi che il bambino nasca sottopeso: è la conclusione di Wayne Hall che, nel presentare uno degli studi più imponenti sul consumo forte e prolungato di cannabis, avverte i consumatori con un’attenzione particolare verso i giovanissimi. 

Tutte le controindicazioni

Per quanto lo spinello in questi ultimi anni sia stato in parte “sdoganato”, esistono molte verità riguardo al suo uso prolungato che i forti consumatori devono sapere, secondo gli autori dello studio. Innanzitutto questa droga, benché classificata come leggera, causa una forte dipendenza: un ragazzino su sei tra coloro che ne fanno uso continuativo diventerà dipendente da questo stupefacente, con tutti i rischi e le implicazioni sociali e di salute di una addiction. In secondo luogo, per chi è mentalmente borderline può rappresentare una sorta di roulette russa, capace di risvegliare disturbi psicotici gravi e aumentare i rischi di schizofrenia. Emerge poi dalla ricerca che mettersi alla guida dopo aver fumato marijuana raddoppia i rischi di incidente, anche se, avvertono gli stessi scienziati, le statistiche sono di difficile interpretazione perché spesso il consumo di marijuana è associato a quello di alcol. Infine se si è in dolce attesa la cannabis aumenta i rischi che il nascituro sia sottopeso. Nonostante alcune confessioni da parte di insospettabili personaggi pubblici che hanno ammesso di aver dato qualche tiro, e nonostante un uso da parte dei giovani sempre più assimilabile alla sigaretta, la “canna” causa danni importanti e gravi, tanto da essere paragonata all’eroina e all’alcol.

Una droga sottovalutata

Ma le sue conseguenze sono spesso sottostimate e culturalmente è sempre più accettata. Gli autori della ricerca insistono anche sulle conseguenze sulla salute dell’uso a lungo termine della marijuana: «Sebbene non porti come l’eroina a una morte per overdose, esistono una serie di conseguenze a lungo termine molto gravi se non fatali: lo spinello rientra infatti nel novero delle cause di bronchiti, tumori, crisi respiratorie e attacchi cardiaci» commenta Hall. In più capitoli gli esperti sottolineano le controindicazioni in caso di malattia mentale, avvertendo che questa sostanza può scatenare definitivamente la malattia mentale, soprattutto se esiste una familiarità e soprattutto nel caso di consumo negli anni dell’adolescenza. I ricercatori ribadiscono la necessità di una campagna di sensibilizzazione mirata sulla marijuana, che chiarisca una volta per tutte che non si tratta di una safe drug.

Corriere della Sera www.corriere.it/salute/14_ottobre_07/schizofrenia-incidenti-malattie-tutti-danni-cannabis-827347ac-4e28-11e4-b38c-5070a4632162.shtml

MESSICO: MASSACRO DI STUDENTI A IGUALA, UNA STRAGE DI “NARCOS DI STATO”.

Sei fosse comuni, contenenti un numero ancora indefinito di cadaveri (almeno una trentina), alcuni dei quali con ogni probabilità sarebbero quelli di (alcuni) dei 43 studenti e studentesse messicani della Scuola normale agraria di Ayotzinapa scomparsi il 26 settembre dopo una manifestazione di protesta a Iguala aggredita dalla polizia dello Stato di Guerrero in combutta con i narcos “Guerreros Unidos”.

E’ questa la macabra scoperta di oggi, lunedì 6 ottobre, a Iguala, nel Guerrero messicano, che va ad aggravare il bilancio di 6 studenti morti e 25 feriti gravemente nell’attacco armato di una settimana fa.

La “scoperta” è avvenuta dopo la confessione di uno dei trenta narcos che le autorità di Città del Messico e dello Stato di Guerrero hanno arrestato insieme a 22 membri delle forze dell’ordine accusati di omicidio o concorso in omicidio.

Nonostante le autorità stiano facendo di tutto per “blindare” il sito, la stampa locale messicana non ha dubbi quanto ai mandanti e agli esecutori della strategia: l’Amministrazione locale (a guida Prd, cioè il “centrosinistra”) e la polizia cittadina.

Secondo le prime ricostruzioni, i sicari dei Guerreros Unidos avrebbero seguito gli studenti della Scuola normale di Ayotzinapa fin dal loro arrivo a Iguala per organizzare una commemorazione del massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968, nel quale oltre 300 studenti vennero uccisi a pochi giorni dalla cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Città del Messico.

Il primo attacco armato sarebbe stato opera degli stessi agenti mentre il secondo, avvenuto durante una conferenza stampa di denuncia, avrebbero avuto come esecutori i narcos. Sarebbero poi stati gli stessi agenti della Municipal di Iguala a consegnare gli studenti superstiti ai Guerreros Unidos, che li hanno massacrati e sepolti nelle fosse comuni.

l'articolo continua qua http://www.radiondadurto.org/2014/10/06/messico-massacro-di-student-a-iguala-una-strage-di-narcos-di-stato/

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