Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 28581 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.
Mostra: tutti i tipi | articoli | esperienze | siti segnalati | immagini | videoOrdina per: data | punteggio

La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

Dopo 15 anni di canne ho dcuso di smettere

Salve a tutti.sono un ragazzo di 29 anni appena compiuti.dopo anni di canne ho deciso di smettere e cambiare vita,per me fumare non è piu un piacere,ma un obbligo.mi sveglio al mattino e penso subitose ho le canne o meno...ho sempre fumato massimo un grammo al giorno,ma anche se è poco ero tutto il giorno fatto,visto che fumavo una canna al mattino,una dopo pranzo e una la sera..

Questo è il terzo guorno che non fumo e mi sento stranissimo,è come se sto allucinato,ma inve e è solo la realtà che si sta ripresentando..la prima notte è stata dura,ho sudato come maier tre volte ho dovuto cambiarmi pigiama e docciarmi...ieri notte invece è stata un po meglio..

Per anni credevo che l'erba non dasse dipendenza ma non è affatto cosi...ora non ho voglia di usare il pc,nonho voglia di usare la play station,mi sento depresso,ma non voglio riprendere a fumare,voglio tornare libero....

Spero di uscirne.

Siria: ISIS contro la coltivazione di cannabis

 

 

 

 

 

 

Gli jihadisti dell’ISIS nel nord della Siria e dell’Iraq non solo intimoriscono la popolazione autoctona, ma ora arrivano addirittura a bruciare le coltivazioni di marijuana che gli agricoltori siriani producono per poter sopravvivere in un paese desolato dalla guerra. I membri dello Stato Islamico affermano che la cannabis è dannosa e che per questo deve essere distrutta. Ma l’opposizione dei coltivatori è ferma.

 11/11/14

La coltivazione di piante di canapa in Siria è diventato uno dei pochi mezzi di sopravvivenza per coloro che ancora non si arrendono a dover abbandonare le proprie case nonostante la cruenta guerra civile che sta dilaniando il paese. Il loro prodotto non è neanche lontanamente il migliore del mercato. Nonostante ciò, secondo gli ultimi dati che provengono dal paese, molti agricoltori da mesi coltivano canapa nel disperato tentativo di ottenere dei guadagni sufficienti a poter comprare gli scarsi generi alimentari che arrivano da fuori.

Ora, però, una minaccia molto più preoccupante spaventa coloro che abitano nel nord della Siria, ma non solo loro: anche coloro che vivono in Iraq e nei paesi confinanti con il Libano. Si tratta dello Stato Islamico di Iraq e Siria, meglio conosciuto a livello mondiale come ISIS, per la sua sigla in inglese -, che ha assunto il controllo di alcune zone istaurando il suo particolare califfato.

I membri dell’ISIS non solo sequestrano, torturano, spaventano e assassinano tutti coloro che non agiscono seguendo le loro idee, ma fanno scomparire tutto quello che per loro è “inadatto”, come ad esempio le diverse varietà di marijuana che si coltivano nel paese.

Qualche settimana fa il gruppo pubblicava in YouTube – dominano alla perfezione internet e le reti sociali – un video nel quale è possibile vedere molti dei suoi membri che mostrano un grande campo di marijuana ubicato teoricamente nel Ijtirein (al nord di Aleppo) e nascosto tra diverse piantagioni di pomodori, peperoni e mais. Il loro messaggio è chiaro: non bisogna fare uso di marijuana perché è “una droga” e un prodotto nocivo per la salute. È haram (peccato).

That Weed ♥

Bella a tutti Regaz. Ho 16 anni e ogni tanto fumo un po d'erba. Volevo chiedervi una cosa che quando fumo mi da particolarmente fastidio. Ho notato ultimamente con difficoltà (essendo uno che da fatto ride e non capisce più un cazzo) che dopo 10/15 che ho assunto la weeda i miei denti si riscaldano in modo assurdo e mi brucia. Poi comincio a tremare dal freddo e mi sento in un certo senso della parola "unto".
L'ultima volta che ho fumato era prima di entrare a scuola e fu la cosa più pesante che potessi fumare.
Occhi pesanti, caldo, freddo, risate e poi boom.. mal di stomaco e senso di vomito. Entrai a scuola e dovetti fare ginnastica ma per fortuna mi giustificai.
Era l'inizio del nuovo anno e i prof per riconoscerci ci facevano le foto e ad un certo punto (stando in pied) mi si oscuro la vista all'improvviso e cadetti per terra. Ogni volta che mi alzavo vedono tutto nero e mi veniva da vomitare e piangere. Quel giorno dormi per 4 ore di lezione.
Secondo voi perché ebbi questa reazione?
Help.

un adolescenza ai limiti

Ciao a tutti.sono Andrea un ragazzo di 24 anni fumatore di droghe leggere e assumo anke una piccola quantita giornaliera di anti depressivo poiche ho avuto in adolescenza e lultimo episodio risale a inizio 2013 crisi di depressione in invalidanti totalmente x me..ovvero nn andavo piu a scuola e fin li ok..x fortuna mia nn sn mai stato bocciato....poi t affacci al lavoro e cominciano i problemi...mi kiudevo in camera perennemente al buio e stop..perdevo lavoro e tutto...fortunatamente ho sempre avuto afianco persone care e una famiglia fantastica.....partendo dal pressuposto ke tt oggi non credo nel lavoro degli psicologi e ne ho visti a migliaia io mi chiedo ma puo essere la marijuana la causa??????? Spiegand ke il primo episodio risale alla tenera eta di 14 anni...poi 17 e 18 anni rischiando di perdere la maturità...poi 21 anni xdo il lavoro di allora...nel 2013 un altro lavoro...............a febbraio 2015 saranno passati due anni dall ultimo episodio e cmq nn ho mai smesso di fumare......ribadendo ke in questi tempi nn si puo xdere lavoro m faccio a essere sicuro ke non mi vengano piu crisi??????? Io sn molto sensibile anke se nn sembra e forse piu vulnerabile di molte altre personee...
ma fumare mi piace...fareii fatica a smettere...poi questi santissimi zoloft,sertralina depakin fanno qualcosa?????? Io dall oggi al dmn mi kiudevo in camera cosi come di punto.in bianco guarivo....ho sempre avuto la percezione di uscirne.da solo pur sotto effettp di anti depressivi e stabilizzatori di umore.....dopo la maturita esplosione fase up come dicevano i dottori paziente bipolare...un mese prigioniero della cocaina influenzato da xsone piu grandi..poi dp un mese davanti ad una scelta o droga o amici ne usciii...ma le canne sn rimaste...attualmente ho un lavoro seppur precario..penso di aver trovato 4 anni fa ormai la mia compagna di vita e mi sento bene.
.ma la paura dentro d me ke ritornino episodi di depressione é forte......un saluto a tutti

Uso di marijuana puo' far ridurre la massa cerebrale. Studio

 Fumare marijuana in giovane eta' puo' avere conseguenze di lungo termine sul cervello, e persino ridurre il quoziente intellettivo: lo rivela uno studio dei ricercatori della University of Texas. La ricerca - riportata dal Washington Post - e' stata pubblicata in un momento in cui negli Usa ferve il dibattito sulla legalizzazione della cannabis per uso ricreativo e terapeutico, con i referendum svoltisi in occasione del voto di midterm che vanno in questa direzione. Lo studio mostra come ci siano differenze cerebrali tra i fumatori abituali di marijuana e le altre persone. Gli scienziati, in particolare, hanno osservato 48 soggetti che fanno uso di cannabis almeno quattro volte alla settimana e hanno iniziato a fumare tra i 14 e i 30 anni, notando che hanno meno materia grigia nella zona della corteccia orbito-frontale rispetto a 62 soggetti che non ne fanno uso. "Prima si inizia a fare uso di marijuana, piu' pronunciate sono le differenze", ha spiegato ai media statunitensi la dottoressa Francesca Filbey, autrice principale dello studio e professore alla School of Behavioral and Brain Sciences dell'University of Texas. "L'adolescenza e' il momento in cui il cervello inizia a maturare - ha precisato - qualunque esposizione a sostanze tossiche puo' avere conseguenze decisive". Mentre la dottoressa Susan Weiss, direttrice per gli Affari Scientifici del National Institute on Drug Abuse, ha affermato che lo studio fornisce importanti prove sui pericoli causati dalla cannabis. "E' una ricerca complessa e interessante che mostra come l'utilizzo frequente di marijuana, soprattutto in giovane eta', ha significative conseguenze negative sul cervello", ha sottolineato Weiss, precisando che tali risultati rappresentano una sfida alla convinzione diffusa che la cannabis sia una droga innocua. 

ADUC Droghe

Il Colorado ha incassato così tanti soldi dalla canapa legale, che darà indietro le tasse ai cittadini

il mercato della cannabis in un qualunque paese è così grande che la tassazione causa introiti fuori scala. E così il Colorado renderà soldi ai cittadini (oltre a investirne un po' in prevenzione)

La Cannabs crea ansia e paranoie

Ciao a tutti, sono un ragazzo di 24 anni che ha smesso da un annetto ca di fumare le canne. Iniziai a fumare seriamente all'età di 18 anni (prima sfumacchiavo solo occasionalmente). Le prime esperienze da fuamtore furono veramente eccitanti, in quanto la monotonia delle giornate spariva e c'era sempre un motivo (anche banalissimo) per ridere, scherzare e divertirsi; inoltre l'umore era piu' spesso alle stelle e così decisi, senza pensarci troppo, di aumentare la dose progressivamente con la convinzione che anche tutto il resto sarebbe poi migliorato. Quanto mi sbagliavo... Raggiunti i 21 anni inziai, prima di tutto, a capire che svolgevo ogni attività solo per poi raggiungere quel momento della giornata in cui avrei fumato. Questo  inizio' già un po' a pesarmi ed incominciai anche a rendermi conto di avere una "leggera" dipendenza. Ma le cose proseguirono regolarmente fino a quando arrivo' la sera di capodanno. Quella sera fumammo tutti piu' del solito. Fuori da un piccolo locale di montagna, decidemmo di rollarci un' altra canna e dopo qualche tiro, a me successe qualcosa che non dimenticherò mai e che mi segno' moltissimo: iniziai a sentire una paura irreale e fortissima delle persone che avevo intorno, pensando che volessero farmi del male. Il tutto accompagnato da un senso di nausea e confusione. Inoltre provai la terribile sensazione di uscire dal mio corpo e di non potere piu' dirigere/controllare me stesso. Ricordo che il tempo era completamente alterato. Cio' che, ancora oggi, mi fa incazzare sta nel fatto che, di tutti coloro che avevo intorno, nessuno capi' davvero il mio stato d'animo e, percio', fui deriso per ore e anche preso per un pazzo. Tutto questo contribui' a peggiorare ulteriormente il mio stato d'animo. Provai di conseguenza una forte ansia che si tramuto' in attacchi di panico e prosegui' nei due anni successivi, nei quali ebbi anche paranoie dovute al fatto che sarei potuto risultare pazzo agli occhi degli altri. In quei due anni, nonostante tutto quello che mi era capitato, fui così scemo da continaure a sfumacchiare, anche se il mio corpo mi avvisava in tutti i modi che, quella sostanza, che un tempo mi aveva procurato  un piacere immenso, era ormai diventata la causa delle mie nuove sofferenze. Quella che credevo essere una leggera dipendenza, mi stava condizionando piu' di quanto avessi previsto. Un anno fa presi la netta decisione di smettere di fumare canne. Ma non fu facile, sopratutto perchè dovetti frequentare meno o, addirittura abbandonare, le amicizie che avevo e che si basavano su un unico interesse: fumare e basta. Ancora oggi ho delle ripercussioni dovute a quella sera, specialemtne quando mi trovo in mezzo a tanta gente. Mi capita ogni tanto di provare la stessa sensazione di paura e di abbandono di quela sera. Ma adesso posso dire che, parafrasando quello che ha detto Robin Williams, la cosa peggiore nella vita non è restare solo. La cosa peggiore nella vita è quella di finire con persone che ti fanno sentire veramente solo.

P.s.: Per quanto riguarda le persone che consuamno cannabis abitualmente con la scusa che è un medicinale, vorrei fare loro una domanda:" E' vero che la cannabis puo' essere utilizzata per scopi terapeutici e curare persone con particoalri malattie, ma se non siete malate per quale motivo continuate ad assumerla? Allo stesso modo, se non avete mal di testa continuereste ad assumere dell'aspirina?".

muore per una canna di erba sintetica

salve, entrambi i vostri post "Gli spinelli di erba sintetica ammazzano?" e "muore per una canna di erba sintetica" li trovate in questo forum di discussione

http://www.sostanze.info/esperienza/ho-smesso-fumare-erba-fumo-3-settimane-ma-mi-sento-testa-confusa

La Redazione

Cannabis terapeutica, la sperimentazione a rischio stop

Gloria Riva, L'Espresso.

Entusiasmati dalla decisione dello Stato di coltivare la marijuana a uso terapeutico nell’ospedale militare di Firenze, i contadini chiedono di poterla piantare anche nei loro appezzamenti. Tuttavia l’intero progetto fiorentino rischia di naufragare ancor prima di aver visto germogliare la prima piantina.

Questo perché l’ospedale militare di Firenze dovrà essere istruito sulla coltivazione della canapa dal Cra Cin di Rovigo, il Consiglio per le Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura che fa parte del Cnr. Si tratta dell’unico luogo in Italia dove la “canapa indica”, quella vietata in Italia, può crescere legalmente, essendo coltivata a fini scientifici. Peccato che questo istituto, che da lavoro a un ricercatore e due dottorandi, fra pochissimo potrebbe essere smantellato per colpa della spending review.

Se ciò accadesse prima che tutte le competenze del centro di ricerca di Rovigo, accumulate in 12 anni di studi e lavoro, allora addio sperimentazione anche a Firenze. Solo un intervento del ministero delle Politiche Agricole potrebbe salvare il polo veneto. Il fallimento del progetto fiorentino per la coltivazione della cannabis potrebbe gettare nello sconforto le decine di coltivatori che su questo progetto ripongono molte aspettative.

Infatti la crisi economica li ha messi a dura prova, dall’Emilia Romagna alla Puglia ci sono migliaia di serre abbandonate, spazzate via dalla globalizzazione e dalla tendenza a importare fiori e ortaggi, provenienti dai paesi in cui la manodopera costa meno. «Coltivare marijuana a uso terapeutico è l’unica soluzione per non scomparire», dice Germano Gadina, presidente di Coldiretti Liguria. Lui è un agricoltore di Sanremo e a l’Espresso racconta che nella sua zona, fino a dieci anni fa, le aziende agricole erano più di 15 mila ed erano leader nella produzione di fiori recisi. Oggi 10 mila di quelle realtà agricole sono scomparse, perché le rose e i garofani arrivano via nave, dall’America Latina e dall’Africa. Così le colline di Sanremo sono appassite, sono diventate una distesa di serre abbandonate.

A settembre il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e quello della Salute, Beatrice Lorenzin, hanno firmato un accordo per avviare la coltivazione di marijuana a uso terapeutico nello stabilimento chimico militare di Firenze. La prima raccolta dei frutti delle controverse piante avverrà nel 2015. Dovrebbe trattarsi di un progetto pilota, per saggiare la possibilità di estendere la coltivazione di canapa in alcune aree d’Italia.

Questa notizia ha acceso le speranze di centinaia di agricoltori: «In Liguria la crisi è durissima, ci sono decine di ettari di campi abbandonati e la cannabis potrebbe essere una soluzione per riconvertire la sofferente floricoltura locale. Qui a Sanremo c’è un centro di ricerca avanzatissimo nell’ibridazione delle piante e saremmo pronti a mettere in atto questo progetto già oggi. Abbiamo già convinto il sindaco di Sanremo, anche lui ha avviato l’iter per chiedere ai ministero l’autorizzazione», racconta un entusiasta Gadina, che ha convito la Coldiretti nazionale a effettuare uno studio sulle potenzialità della coltivazione della cannabis a uso terapeutico.

La sperimentazione voluta dal ministero della Difesa insieme a quello della Salute al centro militare di Firenze nasce per rendere disponibili farmaci a prezzi più accessibili, ma anche per arginare la diffusione e il ricorso a prodotti non autorizzati, contraffatti o illegali che è in rapida espansione.

Secondo lo studio di Coldiretti l’Italia è all’avanguardia nelle ricerche sulle possibili applicazioni terapeutiche di linee di canapa dotate di profili specifici e puri di diversi cannabinoidi, utilizzabili nel settore farmaceutico grazie alle ricerche che il Cra di Rovigo realizza dal 2002. Qui si fanno studi nel settore della genetica dei cannabinoidi, per selezionare le piante migliori, ma anche per analizzare nuove applicazioni. Tuttavia il centro è già stato commissariato ed è destinato a chiudere per via della spending review richiesta dallo Stato ai ministeri.

E il paradosso è che il centro di Rovigo ha i conti in ordine. La struttura costa 40 mila euro l’anno, a cui si aggiungono gli stipendi di 6 persone (1 ricercatore, 3 tecnici e 2 amministrativi), ma ha entrate superiori ai 150 mila euro l’anno. Dal Cra di Rovigo si fa sapere che: «Nel caso non fossimo in grado di continuare ad operare, il programma di produzione della cannabis medicinale non potrebbe essere avviato e di conseguenza nell'opinione pubblica farebbe certo un negativo effetto sapere che l'unico centro che poteva supportare la produzione di un farmaco tanto richiesto è stato chiuso per decisione del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Il centro di Rovigo detiene e conserva in purezza le uniche otto varietà di canapa da fibra».

Un bel problema sia per le associazioni che da anni si battono per liberalizzare la coltivazione di cannabis destinata ai malati terminali, sia per i coltivatori italiani che nel progetto ci credevano davvero. «La coltivazione di cannabis può generare da subito un business da 1,4 miliardi e garantire diecimila posti di lavoro dai campi ai flaconi», racconta Stefano Masini di Coldiretti.

Lo studio effettuato dall’associazione è piuttosto dettagliato e spiega come la campagna italiana potrebbe mettere a disposizione da subito mille ettari di terreni protetti. Si tratta di ambienti chiusi, dove possono essere effettuate le procedure di controllo per evitare il rischio di abusi. Il calcolo di Coldiretti tiene conto della disponibilità di circa mille ettari di terreno in serra, della produzione di sostanza secca di infiorescenze e foglie sommitali, del numero di cicli di coltivazione possibili all’anno e della resa in principio attivo che, secondo il ministero della Sanità, viene attualmente importato con un costo di circa 15 euro al grammo.

«Si potrebbe evitare l’importazione e avviare un progetto di filiera italiana che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica», dice Masini, sostenuto non solo dagli agricoltori liguri, ma anche da quelli emiliani. Qui Giorgio Grenzi, agricoltore, spiega che già da tempo viene prodotta la canapa sativa, cioè quella a basso contenuto di thc, che ha sostituito la barbabietola da zucchero, scomparsa dai terreni emiliani da quando il 90 per cento degli zuccherifici ha chiuso: «Per l’Emilia Romagna la produzione di canapa non è una novità. La pianura che si estende fra Modena, Ferrara e Bologna ai primi del Novecento era leader mondiale nella produzione di canapa. L’Italia, in generale, era il secondo produttore mondiale di canapa subito dopo la Russia», ricorda Grenzi.

In attesa del via libera su vasta scala della coltivazione di “cannabis indica” a scopo terapeutico, in Italia la coltivazione della variante “canapa sativa” sta già spopolando. Nel 2014 c’è stato un aumento del 150 per cento dei terreni coltivati con questa varietà di canapa, che è assolutamente legale perché non contiene il principio attivo psicotropo della marijuana. E se l’Emilia Romagna è stata la prima regione che ha deciso di puntare decisamente sulla canapa, Toscana e Piemonte l’hanno seguita a ruota, così come la Puglia.

Ad esempio, a Crispiano (Taranto) a fine agosto è stato inaugurato un maxi impianto di trasformazione della canapa industriale, che diventerà il punto di riferimento per il Centro Sud. Si tratta del secondo stabilimento nato in Italia. L’altro si trova a Carmagnola, Piemonte, dove viene lavorata la canapa proveniente dalle campagne del Nord. I prodotti della pianta sono utilizzati soprattutto per realizzare mattoni di canapa, elemento fondamentale della bioedilizia, ma anche nel tessile, nell’industria cosmetica, serve anche per fare vernici e saponi biologici, detersivi, carta, imballaggi, pellet per riscaldare le abitazioni, ed è usato anche nell’alimentare. Dai semi della canapa si ricavano biscotti, taralli, pane e farina di canapa e poi ancora olio, le cui proprietà benefiche sono state riconosciute dal Ministero della Salute e dall’Oms e da numerose ricerche. Il seme e gli alimenti derivati contengono, infatti, proteine che comprendono tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile.

Nel 2014 le aziende agricole coinvolte nella semina sono passate da 150 a 300, gli ettari coltivati erano 400 lo scorso anno e adesso sono oltre mille. «Un vero boom spinto dalle molteplici opportunità di mercato che offre questa coltivazione particolarmente versatile», dice Masini.

Tuttavia, passare dalla coltivazione della canapa sativa a quella indica, con alto livello di Thc e per uso medico, rischia di essere molto più complesso del previsto e nonostante le pressioni degli agricoltori la produzione di marijuana a scopo terapeutico potrebbe restare un sogno. Giusto per fare capire quanto è ingarbugliata la situazione, va detto che al centro di ricerca di Rovigo è da oltre cinque anni che i ricercatori tentano di attivare una start up per vendere la loro cannabis alle uniche due case farmaceutiche - Salars e Solmag - che realizzano quei medicinali. Ma il progetto non è mai decollato perché mancano le autorizzazioni ministeriali. I frutti del centro veneto, infatti, servono solo a scopi di ricerca. Dunque la cannabis coltivata rifornisce il reparto di scienze farmacologiche dell’Università di Novara e qualche altra facoltà italiana. Questo perché, nonostante l’Istituto Superiore della Sanità abbia già consegnato ai ministeri della Salute e delle Poltiche Agricole i dati sui limiti e sulle specie coltivabili, i due ministeri non hanno ancora pubblicato delle linee guida a tal proposito. Era stato creato un comitato tecnico per definire i parametri per la coltivazione, ma da circa un anno e mezzo non si riunisce più, perché ogni volta la discussione si arenava sull’ipotesi che i derivati della canapa potessero avere effetti psicotropi. Questioni che in alti paesi europei, come la Germania, sono state risolte da parecchio e lì l’industria della cannabis sta fiorendo senza difficoltà. Da noi l’assenza di una norma chiara mette a rischio tutti i 300 coltivatori che si sono avventurati nella coltivazione della contrastata pianta. Non sono insoliti i casi di sequestri e ispezioni da parte delle forze dell’ordine su piantagioni destinate solo alla raccolta di semi per farne olio o per aromatizzare la birra, o per farne mattoni. In Italia risulta impossibile anche la coltivazione di canapa non stupefacente (sativa) per estrarne canabidiolo. Questa sostanza viene utilizzata per la realizzazione di alcuni farmaci contro l’epilessia, ma, non essendoci una legge chiara, è necessario importarlo dall’Inghilterra. Così come il principio attivo utile per realizzare i farmaci affetti da patologie gravi come Sla, la sindrome di Tourette, l’Alzheimer, il Parkinson e diversi tipi di sclerosi come la sclerosi multipla. Anche qui va detto che alcune Regioni, prima fra tutte la Toscana, si sono imbarcate in una crociata per garantire il pagamento di questi farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Ma nonostante l’iter burocratico sia partito nel 2012 le risposte ancora mancano e così tre flaconi di Sativex, utili per alleviare i dolori provocati dal decorso dell’Aids, dalle malattie neurologiche e gli effetti collaterali della chemioterapia, costano al paziente 650 euro al mese. Infatti il Servizio Sanitario Nazionale garantisce il costo di una cura a base di cannabinoidi solo per alcune patologie specifiche, ma il loro utilizzo potrebbe essere esteso. Ora, in Parlamento, il Pd, il Gruppo Misto e i Cinque Stelle hanno presentato tre diverse proposte di legge per garantire a tutti i malati la possibilità di accedere ai medicinali a base di canapa attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.

espresso.repubblica.it/attualita/2014/10/31/news/cannabis-terapeutica-la-sperimentazione-a-rischio-stop-1.186179

Il proibizionismo non fa calare l'uso di droghe

dalla BBC: leggi più aspre sul possesso, uso e vendita di stupefacenti pur costando molto di più alla comunità, non hanno alcun effetto sulle percentuali d'uso.

Così si coltiveranno le piante di cannabis per uso terapeutico

 Piante di cannabis al Centro di ricerca di Rovigo (foto R. Corcella)

Piante di cannabis al Centro di ricerca di Rovigo (foto R. Corcella)
shadow
 

«Non può esserci nulla di amatoriale nel produrre derivati dalla canapa, non solo per un quadro legislativo, che comunque è un riferimento ineludibile, ma anche perché dietro c’è tutta una professionalità per realizzare qualcosa che alla fine possa essere di aiuto nella salute di certe patologie invece di essere un’incognita se gestita malamente». A spiegarlo è stato il professor Marcello Donatelli, direttore del Centro di ricerca per le colture industriali (CRA-CIN il più grande ente italiano di ricerca in agricoltura, controllato dal Ministero delle Politiche Agricole) durante l’ “open day” sulla cannabis terapeutica, organizzato di recente dalla sede distaccata di Rovigo del CRA-CIN. «Non sfruttare le capacità interne al Paese per sopperire alla richiesta di cannabis a livello medicale sarebbe autolesionismo», ha proseguito il direttore, sottolineando con orgoglio il ruolo di eccellenza di tutto l’ente. L’istituto di Rovigo, in particolare, non è solo l’unico in Italia in grado di produrre cannabis a uso medico in ambiente indoor, ma uno dei più quotati a livello internazionale nel campo della ricerca sulla canapa.

Fondato nel 1912 dall’agronomo Ottavio Munerati come “Regia Stazione sperimentale di bieticoltura”, l’istituto produce diverse varietà di cannabis medica a differenti contenuti di cannabinoidi (THC, CBD, CBG, THCV e CBDV), a fini di ricerca scientifica. Nel 2002 il direttore, Gianpaolo Grassi, ha voluto che la sede si specializzasse nella canapa. E adesso sarà proprio l’istituto di Rovigo a supportare e “istruire” gli specialisti dello Stabilimento chimico-militare farmaceutico di Firenze, nella coltivazione delle piante utilizzate per i medicinali a base di cannabis, oggetto dell’accordo di collaborazione siglato giovedì scorso tra ministeri della Salute e della Difesa per l’avvio della produzione nazionale di cannabis medicinale allo Stabilimento fiorentino. «Il CRA collaborerà con lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM) - ha confermato il ministero delle Politiche Agricole -, fornendo il supporto logistico tecnico e operativo che si renderà necessario. Il criterio concordato di valutazione del luogo, oltre la professionalità e capacità operativa specifica, è stato quello della sicurezza, che lo SCFM può garantire». Sui circa 60 ettari di terreno coltivati a Rovigo, ondeggiano distese di piante provenienti da diverse parti del mondo, dalla Siberia alla Cina, dal Nepal fino al Sudafrica. Vengono studiate per migliorarne la varietà, soprattutto ad uso tessile.

 

 

Appena varcato il cancello di ingresso del Centro, su un rettangolo di 3mila metri quadrati recintato e controllato da telecamere di sicurezza svettano le piante del Progetto Europeo “Multi Hemp” che punta alla selezione di genotipi a basso contenuto di THC (tetraidrocannabinolo, la sostanza psicoattiva della canapa) per la produzione di fibra di qualità. Sì, perché la vocazione e la missione originaria dell’Istituto di Rovigo sono gelosamente custodite. «Siamo una Stazione di ricerca in agricoltura - ha ribadito all’“open day” il professor Donatelli -. Coltiviamo materiale vegetale adatto anche alla trasformazione in medicinali, ma non facciamo medicinali. La produzione di sostanze che hanno un contenuto psicotropo ha problemi di sicurezza molto particolari. Quindi un minimo di produzione a livello sperimentale può sicuramente essere gestita qui, poi però ci devono pensare istituzioni più attrezzate dal punto di vista della sicurezza, come lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze». Ai piani superiori dell’edificio del Centro ci sono i laboratori, dove vengono selezionate le varietà e analizzato il contenuto dei principi attivi. Alcune stanze ospitano le “scorte” di cannabis: quelle con molto THC (tetraidrocannabinolo, la sostanza psicoattiva), molto cannabidiolo o cannabigerolo, che sono i cugini minori del THC perché non psicotropi. Ma anche quelli senza THC, utili come placebo in determinati studi clinici (randomizzati, in cieco o in doppio cieco). L’intero complesso è sotto vigilanza e con allarmi.

All’interno ci sono regole severe da rispettare sui controlli e la sicurezza. Il materiale che può contenere sostanze stupefacenti viene tenuto in frigoriferi o in stanze con chiusura blindata, sotto protezione. Il cuore della produzione per uso farmaceutico è la “serra controllata”, all’interno di un capannone blindato. In un’atmosfera da fantascienza, sotto la luce giallognola delle lampade a 600 Watt che forniscono 25mila lux, le piantine selezionate all’origine vengono “allevate” in ambiente quasi sterile. «Qui non ci sono insetti, né possibilità di contaminazioni pericolose - dice Grassi - e non usiamo prodotti chimici per trattare le piante. Per arrivare ad avere anche la produzione di un vegetale che poi possa essere trasformato o destinato a farmaco bisogna seguire procedure specifiche e ottenere un materiale che sia caratterizzato da livelli elevati di salubrità e di assenza di contaminazione. La pianta deve produrre il massimo e il prodotto deve essere uniforme in qualunque stagione e con qualsiasi temperatura. Una delle caratteristiche ricercate dal prodotto farmaceutico è proprio la costanza e la standardizzazione del principio attivo». Questo per dare la massima garanzia al paziente e al medico, sia sull’origine che sull’efficacia del farmaco. Ma quanta sostanza si può ottenere? «In questa serra alleviamo mediamente 150 piante. Ogni pianta produce una quantità di fiori, che è la parte più ricca e di interesse, per circa 30 grammi, per cui diciamo circa 4,5 chili di materiale per ciclo. Con un lavoro intensivo, possiamo arrivare anche a quattro cicli l’anno».

Il percorso di produzione della canapa per uso medico, oltre ad essere normato dalla legge (la 309 del 1990), deve seguire altre regole ben precise. «La canapa medica - precisa Grassi - deve essere fatta esclusivamente con cloni, cioè materiali riprodotti geneticamente, non sono ammessi i semi. Le varietà devono essere registrate, ben definite, depositate presso Centri adatti a questo scopo che sono in Italia o in Europa». La produzione deve rispettare dall’inizio alla fine i canoni della “Good agricultural practice”, cioè tutta una serie di fasi ben definite e scritte. E bisogna porre molta attenzione a tutti i passaggi di lavorazione. «L’essicazione ad esempio - esemplifica il direttore dell’istituto di Rovigo -. Sembra una banalità, ma se viene eseguita male può causare la crescita di muffe. Dunque va fatta a bassa temperatura, con un’apparecchiatura particolare e al buio. Anche la conservazione è fondamentale per la stabilità dei principi attivi. La sterilità dovrebbe essere garantita con i raggi gamma, come accade oggi in altri laboratori all’estero. Occorre infatti considerare che queste sostanze potrebbero essere assunte da categorie di malati con un sistema immunitario indebolito». A Firenze si dovrà tenere conto di tutto questo. La produzione della materia prima e la sua trasformazione in medicinale in Italia consentirà di abbattere i costi dei farmaci a base di cannabis. E darà così maggiori possibilità di accedere alle cure ai malati che ne hanno bisogno.

www.corriere.it/salute/14_settembre_22/cosi-si-coltiveranno-piante-cannabis-uso-terapeutico-fdf499e0-423d-11e4-8cfb-eb1ef2f383c6.shtml

Condividi contenuti