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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

Marijuana: Paranoia, crisi di panico, depressione.

Salve, sono un ragazzo di 15 anni e mi soprannominerò Chico. Vorrei raccontarmi delle mie esperienze con la marijuana e con il fumo..

Ho iniziato a fumare marijuana in contemporanea alle sigarette, ero dannatamente incuriosito ed è proprio per questo che ho iniziato a fumare...

La prima volta che mi è salita... è stato un inferno. Una crisi di panico assurda, vomito e paura di morire e di divenire pazzo. Poi, tranquillizzato da un mio amico che fumava da ormai 1 anno mi sono preso bene...

Ho continuato a fumare per mesi e l'adoravo... però avevo sempre una sorta di paranoia dietro l'angolo, ma tutto molto gestibile, ancorato alla realtà.

Si sa, da ragazzi si vuole sempre superare il limite e quindi ho cominciato a frequentare gente poco raccomandabile per procurarmi l'erba; da qui in poi il declino. 

Premessa: Io vivo in una città con un alto tasso di criminalità, non si può essere tranquilli mai e i ragazzi sono molto spesso più che dei semplici bulli...

Non vi sto a raccontare tutti gli avvenimenti, tra perquisizioni, tentate violenze e minacce, ma una cosa era certa... questo realtà in cui stavo entrando a causa dell'erba non mi apparteneva. Decisi di uscirne, di smettere di frequentare quella gente( che poi andò a sfociare in uso di cocaina e simili)

Il punto è che quelle esperienze avevano fatto alzare uno stato d'allarme permanente su di me, non vedevo più il mondo circostante allo stesso modo, e questo non era dovuto solo alla marijuana ma a tutto il contesto.

Adesso arriviamo alle esperienza vera e propria. 

 

Mi ero da un po' allontanato dalla marijuana poiché mi causava forti paranoie e viaggi introspettivi che mi terrorizzavano, ma un giorno insieme a un mio cugino abbiamo fumato assieme e mi sono preso bene come non succedeva da molto tempo.. Io avevo smesso di fumare da molto ( prima ero un abituale fumatore di almeno una canna al giorno) ma questo prendermi a bene mi fece ritornare la voglia. Mi feci fare un puro da questo mio cugino e me lo portai a casa per la sera successiva.

Quella sera. 

Iniziai a fumare, quest'era era molto potente, e cominciai a tossire in continuazione, poi pian piano dubbi e paranoie cominciavano a saltare fuori come funghi.. tentavo di allontanare questi pensieri che mi sembravano assurdi.. provai a guardare un film ( MA NIENTE), provai a giocare a qualche videogioco ( NULLA), in preda al panico, tachicardia a mille e imparanoiato su tutto ciò che mi circonadava tentai di scrivere quello che mi passava per la testa... ma i pensieri mi bombardavano così velocemente che dimenticavo tutto ciò che pensavo sostituendo con altro. 

Mi presi di coraggio, avevo anche un po' di vergogna... adai da mia madre e le raccontai la situazione. stesi in quella stanza per 3 ore, dalle 2 di mattina fino alle 5. Piansi, risi, mi disperai. Mi sentivo pazzo, non riuscivo neanche a fidarmi di quello che diceva, creavo storie dentro la mia mente che mi struggevano l'anima e boh.

Da quel giorno tutto è peggiorato. E niente riesce a migliorare.

La mia domanda è... perché questi effeti vengono così... dal nulla. Prima anche nelle peggiori delle situazioni, nei luoghi più assurdi io riuscivo a prendermi bene; invece adesso a casa mia, con tutte le comodità del mondo e tranquillo e al sicuro io vengo assalito da queste paura razionali e non ...

Un'altra domanda. Io sono un tipo piuttosto cuorioso e da adulto ( sui circa 20-30 anni) vorrei provare LSD. Solo per curiosità, è un pallino che ho fisso da quando ho iniziato a fumare... ma so anche che è molto pericolosa perché potrebbe indurre ad una psicosi permanente... adesso mi rivolgo a quelli che l'hanno provata, basandovi sulla mia esperienza con la cannabis sarei in grado di reggerla?

Grazie per aver letto e spero non mi giudichiate. Grazie ancora.

Marijuana: Paranoia, crisi di panico, depressione.

Salve, sono un ragazzo di 15 anni e mi soprannominerò Chico. Vorrei raccontarmi delle mie esperienze con la marijuana e con il fumo..

Ho iniziato a fumare marijuana in contemporanea alle sigarette, ero dannatamente incuriosito ed è proprio per questo che ho iniziato a fumare...

La prima volta che mi è salita... è stato un inferno. Una crisi di panico assurda, vomito e paura di morire e di divenire pazzo. Poi, tranquillizzato da un mio amico che fumava da ormai 1 anno mi sono preso bene...

Ho continuato a fumare per mesi e l'adoravo... però avevo sempre una sorta di paranoia dietro l'angolo, ma tutto molto gestibile, ancorato alla realtà.

Si sa, da ragazzi si vuole sempre superare il limite e quindi ho cominciato a frequentare gente poco raccomandabile per procurarmi l'erba; da qui in poi il declino. 

Premessa: Io vivo in una città con un alto tasso di criminalità, non si può essere tranquilli mai e i ragazzi sono molto spesso più che dei semplici bulli...

Non vi sto a raccontare tutti gli avvenimenti, tra perquisizioni, tentate violenze e minacce, ma una cosa era certa... questo realtà in cui stavo entrando a causa dell'erba non mi apparteneva. Decisi di uscirne, di smettere di frequentare quella gente( che poi andò a sfociare in uso di cocaina e simili)

Il punto è che quelle esperienze avevano fatto alzare uno stato d'allarme permanente su di me, non vedevo più il mondo circostante allo stesso modo, e questo non era dovuto solo alla marijuana ma a tutto il contesto.

Adesso arriviamo alle esperienza vera e propria. 

 

Mi ero da un po' allontanato dalla marijuana poiché mi causava forti paranoie e viaggi introspettivi che mi terrorizzavano, ma un giorno insieme a un mio cugino abbiamo fumato assieme e mi sono preso bene come non succedeva da molto tempo.. Io avevo smesso di fumare da molto ( prima ero un abituale fumatore di almeno una canna al giorno) ma questo prendermi a bene mi fece ritornare la voglia. Mi feci fare un puro da questo mio cugino e me lo portai a casa per la sera successiva.

Quella sera. 

Iniziai a fumare, quest'era era molto potente, e cominciai a tossire in continuazione, poi pian piano dubbi e paranoie cominciavano a saltare fuori come funghi.. tentavo di allontanare questi pensieri che mi sembravano assurdi.. provai a guardare un film ( MA NIENTE), provai a giocare a qualche videogioco ( NULLA), in preda al panico, tachicardia a mille e imparanoiato su tutto ciò che mi circonadava tentai di scrivere quello che mi passava per la testa... ma i pensieri mi bombardavano così velocemente che dimenticavo tutto ciò che pensavo sostituendo con altro. 

Mi presi di coraggio, avevo anche un po' di vergogna... adai da mia madre e le raccontai la situazione. restai in quella stanza per 3 ore, dalle 2 di mattina fino alle 5. Piansi, risi, mi disperai. Mi sentivo pazzo, non riuscivo neanche a fidarmi di quello che diceva, creavo storie dentro la mia mente che mi struggevano l'anima e boh.

Da quel giorno tutto è peggiorato. E niente riesce a migliorare.

La mia domanda è... perché questi effeti vengono così... dal nulla. Prima anche nelle peggiori delle situazioni, nei luoghi più assurdi io riuscivo a prendermi bene; invece adesso a casa mia, con tutte le comodità del mondo e tranquillo e al sicuro io vengo assalito da queste paura razionali e non ...

Un'altra domanda. Io sono un tipo piuttosto cuorioso e da adulto ( sui circa 20-30 anni) vorrei provare LSD. Solo per curiosità, è un pallino che ho fisso da quando ho iniziato a fumare... ma so anche che è molto pericolosa perché potrebbe indurre ad una psicosi permanente... adesso mi rivolgo a quelli che l'hanno provata, basandovi sulla mia esperienza con la cannabis sarei in grado di reggerla?

Grazie per aver letto e spero non mi giudichiate. Grazie ancora.

canapa legale da oggi in Oregon

lo stato dell'Oregon legalizza completamente la cannabis per i maggiori di ventun anni

Svenimento dopo aver fumato

Buongiorno a tutti ho 19 anni e vorrei chiedervi un parere sulla mia esperienza.
È successo che qualche sera fa ho fumato una canna con i miei amici, ho fatto 3 tiri perché non fumato da circa un mese. Dopo qualche minuto ho cominciato a sentirmi un po strano e visto che mi era già successo di svenire dopo aver fumato mi sono impanicato, poco dopo ho cominciato a vedere tutto nero e sono svenuto. Mi hanno aiutato i miei amici a riprendermi e poi mi hanno fatto sdraiare su una sdraio cosi piano piano mi sono ripreso.
Come già detto non è stata la prima volta e so benissimo cHe è tanto fattore psicologico e che non bisogna farsi prendere dal panico.. in ogni caso purtroppo ho deciso di smettere di fumare perché non mi da più gli effetti di una volta.
I miei dubbi ora sono:
1) questi svenimenti hanno anche ripercussioni a livello cerebrale oltre che a indebolire il fisico? Visto che durante lo svenimento ho provato a battere la testa.
2) possono magari essere dovuti ad una mancata digestione?
3) è opportuno fare dei controlli dal medico ? Se "si", posso farlo senza dirlo per forza ai miei genitori? (Non vorrei che lo venissero a sapere)
4) posso stare tranquillo in generale?
Grazie in anticipo. Saluti
Peace&Love

Ho smesso di fumare cannabis, ma sto male

Salve a tutti!
Sono un ragazzo di 22 anni ed è da circa 4 mesi che mi sembra di non vivere piu come prima.
Ho fatto uso di cannabis per circa sei anni, fumando costantemente ogni giorno.
L anno scorso i carabinieri mi avevano trovato circa un grammo di erba addosso(per la seconda volta) e cosi ho dovuto fare l esame delle urine.
Sono riuscito a smettere per un paio di mesi e conclusi i test ho ricominciato.
Da quel momento è cambiato tutto. Fumare mi faceva stare male (attacchi di panico, ansia) e cosi decisi di smettere.. All inizio di quest anno, dopo aver smesso di fumare, mi sono venute in testa troppe paranoie. Agli occhi degli altri sono un ragazzo normalissimo che studia socializza e si diverte. Ma dentro di me qualcosa è cambiato. Magari devo far passare un po di tempo per tornare a vivere serenamente! Mi sento veramente depresso e non riesco a essere positivo nella vita. So che c è chi sta peggio e ha problemi ben piu grandi, ma proprio sta cazz di vita non riesco a godermela come pochi mesi fa. Esternamente sembro tranquillo, ma dentro sto male, mi sembra quasi di vivere nel surreale, anche se so che non è cosi. Vorrei solo sapere da chi ha fatto per molti anni uso di marijuana ed è riuscito a smettere se ha provato certe cose dentro la propria testa.
Grazie

E' ansia o depersonalizzazione?

Salve mi sono iscritto su questo sito per chiedervi un aiuto su un fatto che mi sta rovinando la vita.Un mese e mezzo fa,io insieme ad alcuni miei amici abbiamo fumato del hashish,i prrimi dieci minuti andava tutto bene fin quando non ho avvertito una strana sensazione sul tutto il corpo e da li mi e' venito un attacco d panico,mal di testa,non riuscivo a camminare e a pensare bene.I giorni seguenti stavo sempre male con vertigini,ansia,mal di testa e questo senso di depersonalizzazione(me lo sono diagnosticato io da solo).Nelle settimane successive a oggi la situazione e' migliorata ma ho ancora questo stato di depersonalizzazione e ansia, i sintomi di depersonalizzazione sono:non risconoscere bene alcune parti del mio corpo come le mani e la faccia,sensazione di vuoto,paura di impazzire e mi faccio sempre le domande sull'io che mi causano ansia e angoscia.Perfortuna il mal di testa sembra che sia passato.Dunque vuolevo chiedervi se qusta situazione e successa anche ad altre persone,se si tratta di depersonalizzazione o di ansia e se passera'?Comunque mi chiamo Omar ho 15 anni gioco a calcio e faccio 3 allenaenti a settimana e avro' fumato  6 canne in vita mia.

Guida in stato di alterazione psico fisica: l’esempio della Cannabis

Un intervento sugli aspetti medico-legali rapportati all’assunzione di cannabis e guida di autoveicoli. Il testo, scritto dal medico legale Elio Santangelo, rappresenta un estratto del libro “Guida in stato di alterazione psico‑fisica: l’esempio della Cannabis”, edito dalla Casa Editrice Medico-Scientifica SEEd.

Come l’uso di Cannabis è aumentato negli ultimi anni, così è cresciuta la necessità di migliorare le metodologie e le strategie mediante le quali sia possibile studiarne l’impatto sulla salute. Oggi l’analisi dei cannabinoidi nei liquidi biologici è oggetto di notevole interesse pubblico e rappresenta anche una enorme sfida scientifica che abbisogna, da un lato, di poter disporre di indagini tossicologiche sempre più sensibili e affidabili per affrontare questo studio, dall’altro di incrementare le conoscenze circa la sostanza e gli effetti che è in grado di determinare, al fine di poter interpretare adeguatamente gli esiti delle analisi. In merito alla guida di veicoli, una delle problematiche di maggiore interesse riguarda la relazione che intercorre tra i valori di concentrazione di Δ9‑THC misurati su campione ematico e il presunto stato di intossicazione del soggetto cui il campione appartiene.
Nel tentativo di determinare se sia possibile stabilire un livello soglia di Δ9‑THC oltre il quale si venga a realizzare una condizione di disabilità, sono stati avviati da parte dello statunitense National Istitute of Drug Abuse (NIDA) studi finalizzati alla valutazione degli effetti indotti da differenti dosi di Cannabis, somministrate a volontari, sui compiti e sulle abilità correlati alla guida. I risultati forniti da tale indagine suggeriscono che, mentre appare possibile stimare la relazione esistente tra dosi assunte e concentrazioni attese, la valutazione tra dosi e performance risulta caratterizzata da maggiore incertezze [1]. In aggiunta, anche se si può far conto su di un campione di liquido biologico prelevato al soggetto, né l’urina, né la saliva, né il sangue possono produrre una misurazione senza riserve della presenza e quantificazione del grado di disabilità alla guida, specifico per il soggetto indagato.
Uno dei motivi alla base di tale incertezza è rappresentato dalla complessità delle caratteristiche farmacodinamiche e farmacocinetiche della sostanza. Una interpretazione approfondita circa la relazione esistente tra concentrazione riscontrata nei fluidi biologici e sussistenza e grado degli effetti determinati sul comportamento necessiterebbe di integrare tra loro informazioni riguardanti diversi aspetti relativi alla sostanza assunta, quali il profilo farmacologico, variabile da individuo a individuo in funzione di caratteristiche genetiche, fisiologiche e ambientali [2].                      
Di rado tutte queste informazioni risultano complessivamente disponibili in casi di pertinenza tossicologico‑forense e non solo.
Anche se è ben compreso che l’assunzione di droghe può risultare dannosa per una guida sicura, la misura in cui farmaci e/o sostanze stupefacenti possono deteriorare le prestazioni di guida è spesso complicata da prevedere [3].
Di conseguenza, comprendere la relazione tra valori di concentrazione rilevati in un unico campione biologico e grado di disabilità prodotto rimane a tutt’oggi un compito non semplice [4].
Le molteplici variabili coinvolte possono infatti determinare un ampio spettro di possibili interpretazioni. Prendendo in considerazione sostanze stupefacenti e sostanze psicotrope, formulare e sostenere una accusa, da un punto di vista scientifico e, più specificamente medico-legale, in merito ad una condizione di disabilità, appare più complesso rispetto a quanto accade nel caso della guida sotto l’influenza dell’alcool. Natura e grado della disabilità possono essere difficili da distinguere e provare, rendendo di conseguenza meno agevole la persecuzione di tali casi. Anche se l’alcool è una droga, non tutte le droghe possono essere considerate allo stesso modo dell’alcool. Ciò significa che nel caso in cui un conducente sia sospettato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, anche definita DUID (Driving Under Influence of Drugs) [5], è possibile che siano richiesti un trattamento e una valutazione speciali per definire la sussistenza del reato. Una buona interazione e una effettiva integrazione tra forze dell’ordine ed esperti dell’ambito legale e scientifico risulta fondamentale in questi casi.
Dato che la guida di un autoveicolo rappresenta un’attività complessa che, per essere svolta, comporta il possedere abilità psico-fisiche ben determinate, si considera che l’assunzione di qualsiasi farmaco o sostanza capace di influenzare i fisiologici processi mentali e/o fisici sia in grado di ridurre le performance necessarie alla guida. Il livello di compromissione della funzionalità e della performance del soggetto dipende dalle caratteristiche della sostanza, dalle modalità di assunzione, dal tempo intercorso tra utilizzo della sostanza e campionamento della matrice biologica per l’effettuazione delle relative analisi.
Queste fonti di variabilità, associate ai costi legati ai test tossicologici, alle differenti risorse disponibili da Stato a Stato e ai diversi protocolli utilizzati dai laboratori rendono il problema ancora più complesso. Dimostrare e definire una condizione di disabilità droga-correlata richiede oggi di sviluppare e affinare la comprensione degli effetti prodotti da sostanze specifiche e la loro potenzialità nel determinare effetti negativi sulla condotta di guida. La valutazione in ambito medico e statistico riguardante la prevalenza di droghe varia non soltanto in rapporto ad aree geografiche ma anche in relazione alle metodologie impiegate, al loro grado di sensibilità e specificità, e alla natura dei campioni utilizzati (sangue, urine, saliva, altro).
A fini interpretativi, inoltre, riveste un ruolo importante il periodo di tempo (detection time) in cui una sostanza o i suoi metaboliti possono essere presenti all’interno di un campione biologico. 
Esso varia notevolmente in funzione di: sostanza, matrice biologica esaminata e caratteristiche individuali del soggetto [6]. È importante considerare che, oltre ai risultati che possono emergere dalle analisi tossicologiche, ulteriori informazioni che includono le caratteristiche di guida, test riguardanti la performance, test psicofisici, comportamenti inusuali, condizioni del guidatore sono spesso necessarie, in ambito medico-legale, al fine del riconoscimento e della valutazione del nesso di causa tra consumo di sostanze psicoattive e sussistenza di disabilità a carico della persona indagata. Al fine di fornire una valida testimonianza, in ambito tossicologico sarebbe sempre auspicabile poter associare ai risultati derivanti dalle analisi strumentali procedure cliniche unanimemente riconosciute e validate che forniscano elementi quanto più obiettivi in merito all’esame del soggetto, del comportamento tenuto e degli effetti clinicamente obiettivabili indotti dalla sostanza assunta. In tal senso, la messa a punto e il conseguente utilizzo di un approccio d’interpretazione multidisciplinare potrebbe essere di grande utilità, dato che la sola presenza di una sostanza psicoattiva in un campione biologico fornisce informazioni molto preziose ma, spesso, anche altri elementi devono essere tenuti in considerazione. Fatta eccezione per l’etanolo, tra la comunità scientifica non esiste ancora una unanime posizione circa la possibilità di correlare determinate concentrazioni ematiche di una certa sostanza psicoattiva (come può essere il caso della Cannabis) agli effetti prodotti sulla guida e ai quadri di diminuzione di performance e disabilità corrispondenti alla definizione di «guida in stato di alterazione psico-fisica» [7].
I valori di concentrazione dei metaboliti, come l’11‑OH‑THC, correlano temporalmente con la presenza degli effetti psicoattivi ma non sono prontamente rintracciabili nel sangue, mentre i livelli ematici di Δ9‑THC correlano solo in modo modesto con l’attualità dello stato di intossicazione, in virtù della natura liposolubile di tale molecola. Secondo alcuni Autori tale condizione potrebbe, realisticamente, essere associata alla somma delle concentrazioni di tutti i cannabinoidi con attività psicoattiva presenti nei liquidi biologici, a livello cerebrale e negli altri tessuti. In conclusione, per chi è chiamato a interpretare i dati analitici e anche per coloro cui competono valutazioni di carattere giuridico, appare importante poter disporre di approcci di studio volti ad indagare molteplici aspetti quali:
- Considerazioni empiriche: qual è la farmacologia della sostanza? Quali effetti produce? Per quanto tempo si prolunga  l’effetto?
- Studi epidemiologici: studi retrospettivi che abbiano indagato sul rapporto tra sostanze/comportamenti alla guida in una data popolazione di conducenti.
- Valutazione di casi clinici: rapporti pubblicati in letteratura riguardanti definizione e valutazione dello stato di alterazione in relazione alla guida di autoveicoli, attraverso il riconoscimento obiettivato di quadri clinici ascrivibili ad assunzione di specifiche sostanze stupefacenti.
- Studi di laboratorio: somministrazione di una sostanza e valutazione in ambiente controllato del tempo di risposta agli stimoli visivi e uditivi, del controllo motorio, della memoria, della visione, degli effetti sull’umore, attraverso prove psico-fisiche.
- Studi al simulatore: somministrazione di una sostanza e valutazione delle performance mediante simulatore di guida. Possono essere indagate posizione mantenuta nella corsia, velocità e direzione assunte.
- Studi riguardanti la guida: somministrazione di una sostanza e valutazione delle prestazioni di guida in un ambiente e in condizioni “reali”. La guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti e/o psicotrope continua a rimanere un problema attuale e socialmente sentito.
In Italia, la definizione ed evoluzione di normative finalizzate alla prevenzione e repressione del reato previsto dall’ art. 187 del Codice della Strada ha visto negli anni l’introduzione di nuovi interventi legislativi relativamente alle metodiche di accertamento e agli aspetti sanzionatori. Da una prospettiva strettamente medico-legale, la criteriologia presa in considerazione in casi di intossicazione dovrebbe prevedere la valutazione di parametri di natura clinica (relativamente alla sintomatologia presentata), anamnestica (valutazione dei risultati ottenuti in riferimento delle cause della fenomenologia considerata) e chimico tossicologica (dimostrazione analitica della presenza nei liquidi biologici di un determinato tossico e dei suoi metaboliti) [8]. 
La risultanza di tutti gli elementi sopra considerati non sempre e non facilmente è disponibile. Come previsto dai chiarimenti del ministero dell’Interno circa la procedura di accertamento del reato (richiamati in precedenza), l’introduzione di accertamenti clinici da affiancare a determinazioni di natura chimico-tossicologica non sarà di semplice esecuzione per il personale che verrà indicato all’assoluzione di tale ufficio, che presumibilmente dovrebbe avere caratteristiche proprie di un’attività di tipo tossicologico-clinico [9].
Nonostante, quindi, le molte pubblicazioni scientifiche ad oggi disponibili relative allo studio degli effetti che alcune classi di farmaci e le sostanze stupefacenti sono capaci di determinare sulle capacità di guida, da un punto di vista normativo e procedurale non è stato ancora raggiunto un approccio univoco che fornisca, alle parti chiamate in causa in contesti legati alla guida in stato di alterazione, strumenti realmente efficaci nel consentire il riconoscimento “certo” della sussistenza delle condizioni di disabilità correlate all’assunzione di sostanze ad azione stupefacente e/o psicotropa.
 
Autore: Dottor Elio Santangelo
 
Fonte: Pratica Medica & Aspetti Legali
 
 
Editore: SEEd www.edizioniseed.it
 
Bibliografia
1. National Institute on Drug Abuse (NIDA). The analysis of cannabinoids in biological fluids. Research monograph 1982; 42: 4
2. Nassar AF, Hollenberg PF, Scatina J. Drug metabolism handbook. Concepts and applications. Hoboken: Wiley, 2009
3. Kerrigan S. Drug toxicology for prosecutors. Targeting hardcore impaired drivers. American Prosecutors Research Institute (APRI), 2004
4. Walsh JM. Illegal drugs and driving. International Council on Alcohol, Drugs and Traffic Safety (ICADTS). Working Group Report, 2000
5. Haley J. The truth about drugs. New York: DWJ BOOKS LLC, 2009
6. Sloboda Z. Epidemiology of drug abuse. New York: Springer‑Vergas, 2005
7. Gotz W, Sznitman S, Olsson B. A Cannabis reader: global issues and experience. European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA), 2008
8. Baima Bollone P. Medicina legale. Torino: Giappichelli Editore, 2005
9. De Ferrari F, Palmieri L. Manuale di medicina legale, per una formazione, per una conoscenza. Milano: Giuffrè Editore, 2007
 

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