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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

Esperienza personale col mio ex fidanzato

Il mio ex fidanzato era un tossicodipendente. All'inizio credevo fumasse solo spinelli ma nel gro di pochi giorni ho scoperto che faceva uso regolare di cocaina, MDMA, LSDe anche se non si è mai bucato davanti a me e non ho mai trovato segni evidenti sul suo corpo credo assumesse anche eroina. Oltre a questo aveva anche un grosso problema con l'alcool. La storia è recente, ero appena maggiorenne mentre lui aveva vent'anni più di me. Nonostante questo eravamo una bella coppia, molto unita nella quale la differenza d'età non si sentiva neppure. Lo amavo molto e lui amava molto me così mi sono convinta di poterlo aiutare in qualche modo. Si stava distruggendo. La notte tremava egli si alzava la temperatura corporea all'improvviso. Era arrivato al punto non non riuscire più a trattenere l'urina. Tutti appena lo vedevano capivano che si trattava di un tossicodipendente. Ho cercato di aiutarlo in ogni modo possibile. L'ho aiutato con i suoi problemi con la legge, i problemi con i familiari, i problemi di tutti i giorni... avevamo un sacco di progetti insieme. Avevamo deciso di partire e andare all'estero, fare un sacco di cose. Mi aveva chiusto di sposarlo. Il problema peggiore era che quando si ubriacava o si faceva di quella roba andava completamente fuori di testa. Quando io non c'ero anche solo per un paio di giorni diceva che gli mancavo e faceva cose come tirare su la macchina di un amico e andarsi a schianare contro al muro. Minacciava il suicidio se dopo le sue scenate dicevo che lo avrei lasciato. Scoppiava in lacrime e mi abbraccisva forte perchè non andassi via. Mi amava, il problema era che mi amava a modo suo. Le cose dolci c'erano. Aveva pochi soldi e cercava sempre di farmi regali, mi teneva per mano tutto il tempo. Sì, era molto ntenero nei momenti buoni ma l'altra metà erano momenti brutti, e per brutti intendo proprio molto brutti. Mi faceva del male. Iniziava con le urla e le scenate immotivate, lanciava oggetti, spaccava le cose e mi alzava le mani addosso. Mi prendeva a schiaffi quando usciva di testa e senza che io avessi fatto niente. I suoi amici se erano presenti in quei casi intervenivano. Anche la gente per strada quando vedeva quelle scene si metteva giustamente di mezzo. Non avevano una ragione logica, non succedeva perchè io dicessi o facessi qualcosa contro di lui quindi non potevo prevedere quei momenti. Certo, delle volte mi faceva sclerare. L'ultima volta ha fatto di peggio. Siamo finiti alla polizia e io in ospedale. Era completamente fatto e mi ha fatto tutto il peggio che poteva farmi. E' stato un trauma per me anche perchè lui era diventato la persona più importante della mia vita. In seguito a quell episodio non l'ho più visto. Mi riempiva di chiamate e messaggi alle volte d'amore, altri di rabbia per averlo quasi fatto arrestare secondo lui ingiustamente. L'ho quasi denunciato per stalking dopo un po'. Recentemente l'ho sentito per telefono e non riusciva neanche più a mettere insieme due frasi. Scusate se ho raccontato questa esperienza orribile per me ma ne avevo bisogno. Tutti hanno sempre dato ragione a me e anche i suoi stessi amici dicevano che lo avrei dovuto lasciare dopo tre giorni e non reggere per quasi nove mesi. Il fatto è che ci sentivamo come il proseguimento l'uno dell'altra nei momenti buoni. Razionalmente so di avere fatto tutto ciò che era in miopotere per aiutarlo, ho fatto anche troppo perchè non aveva nessun diritto di prendermi a schiaffi ne tantomeno di mandarmi in ospedale, il fatto che avesse delle dipendenze non era una giustificazione. Ma mi sembra lo stesso di avere sbagliato qualcosa e lui adesso non è messo bene, ho paura che non ci sarà più nel giro di un anno. Quando penso ai momenti in cui era dolce mi sento io la cattiva. So che non ha senso. Poi mi ha fatto una specie di lavaggio del cervello del quale mi sto rendendo conto solo da quando è finita. Mi aveva convinta che solo lui in tutto il mondo mi avrebbe potuta amare così tanto, in modo infinito e che agli altri di me importava solo fino a un certo punto, la mia famiglia compresa. Ora sto frequentando un altro ed è molto diverso da lui. Forse ho sbagliato sito. Non sono una tossicodipendente, l'unica cosa di cui ho fatto uso, sempre che si dica così, sono gli spinelli. Pensavo che magari controntarmi con qualcuno passato dalla mia stessa situazione o dalla situazione del mio ex... non lo so potesse chiarirmi un po' le idee, anche solo per parlare, per sfogarmi.... grazie. Scusate. 

Purino d erba

Ragazzi ascoltatemi per favore....sono stato ad Amsterdam nel 2012...ho fumato un purino di erba personal in poco tempo e sono stato malissimo...e mi sento tutt ora male...come se fossi in black out continuo...non fossi cosciente...come è possibile?e una cosa bruttissima ma non migliora

Tristezza ingiustificata

Salve

ho 18 anni e fumo canne dai 14, con frequenza crescente finchè dai 16 è diventata quotidiana. Ricordo che le prime esperienze furono una novità intrigante, un'ilarità sorprendente che riempiva un pomeriggio che dedicavamo a quello. Col tempo ho iniziato a fumare sempre più spesso, a scuola, in giro anche perchè non avevamo niente di meglio da fare. Dopo i 16 però è diventato un must, per le serate dovevamo procurarci l'erba e se un pomeriggio non fumavo mi sembrava sprecato. Se avevo il fumo uscivo, se no potevo anche starmene a casa a dormire. Fatto sta che senza rendermi conto avevo intrinseco il meccanismo del fumare in compagnia, alla fine più fumavo meglio era, e se non trovavo niente piuttosto facevamo un cylum di fumo pacco (chissà quanto taglio avrò introdotto nei polmoni) che quello non manca mai.Ricordo anche che, agli inizi inizi, pensavo che comunque fumare tutti i giorni non era una gran cosa, anche perchè avevo ben presente la differenza fra fatto e lucido. Col tempo ero più spesso fatto che lucido, me ne sbattevo e fumavo anche prima di interrogazioni e verifiche (senza tral'altro condizionare di tanto la prestazione), le canne erano il passatempo e anche gli amici si riducevano alla cerchia dei fumatori. Questa storia credo sia molto comune fra i ragazzi, ma vedo che a rendersene conto sono davvero pochi, soprattutto a quest'età. Fatto sta che ultimamente fumare le canne mi rendeva più chiuso, stavo lì a sfattonare per i cazzi miei e non pensavo a socializzare, parlare, anche perchè il meccanismo di fumare era diventato un'abitudine molto difficile da trasgredire, unita alle molte leggende che le canne non fanno male ecc. Nonostante mi rendessi conto di essere un ebete ambulante (esagero ma per rendere l'idea anche dell'incazzatura con me stesso) fumavo, anche prechè era l'unica cosa che sapevo fare e che ero abituato a fare nel tempo libero e non. Un po' perchè di natura sono un ragazzo timido e introverso, e le canne non facevano che aumentare q 

comunità San Patrignano contro Veronesi

San Patrignano contro Veronesi

Mer, 20/08/2014 - 14:38

I danni da spinello ci sono e non sono da sottovalutare. Non mentiamo alle famiglie e ai nostri figli

È con sempre maggiore sgomento e preoccupazione che rispondiamo all’intervento di Umberto Veronesi sulle pagine del settimanale Oggi. Come il famoso oncologo possa scrivere sulle pagine di una rivista rivolta principalmente alle famiglie che i “danni da spinello” sono praticamente inesistenti è ai limiti del comprensibile. Veronesi non solo lancia un messaggio di pericolosa superficialità alle famiglie italiane, ma allo stesso tempo ignora deliberatamente le evidenze emerse da numerose ricerche scientifiche. Tra le ultime, in ordine di tempo, quella pubblicata dal “Journal of Neuroscience” e realizzata dalla scuola di medicina della Northwestern University, il Massachusetts General Hospital e l'Harvard Medical School. Chiarissimi i risultati, che hanno mostrato una correlazione diretta tra il numero di volte che gli utenti hanno fumato e le anomalie nel cervello, in particolare nelle aree legate alla motivazione e all'emozione. Evidenze a cui Veronesi, il più famoso oncologo italiano che però non si è mai occupato di neuroscienze, tossicologia e psichiatria, dovrebbe perlomeno rispondere con ricerche scientifiche altrettanto chiare.

Le canne, tanto più è alto il thc, instupidiscono gli adolescenti, li allontanano dai loro interessi, fanno calare il rendimento scolastico e pregiudicano il futuro. Dire alle famiglie e ai ragazzi che fumare la marjuana non è pericoloso denuncia un livello di irresponsabilità inquietante da parte degli adulti. Non solo è falso, non solo gli si sta facendo credere che non ci saranno conseguenze, ma si sta lanciando un messaggio di pieno permissivismo nei confronti della cultura dello sballo. Tanto più pervasivo se a farlo è un ex ministro della Salute, così come alcuni esponenti del mondo dei media e della politica. Opporsi a questo messaggio, per noi Comunità, come per tantissime famiglie, è sempre più difficile. Come si può educare ed evitare ai figli di farsi del male, se buona parte della società e le stesse istituzione sdoganano una cultura del “tutto è lecito”?

Basta dunque parlare di liberalizzazione come unica risposta realista alla diffusione della cannabis. Se questa cultura dilaga è proprio per il lassismo e la superficialità dimostrata dagli adulti e da chi dovrebbe educare le future generazioni. Basta anche parlare di riduzione dei danni. Chi ama i propri figli non vuole per loro il male minore, vuole il meglio. Ed il meglio è una vita fatta di passioni, interessi, motivazione. Non di annebbiamento, sballo e fuga dalla realtà. Parliamo di programmi educativi concreti rivolti agli adolescenti, parliamo di come ridare fiducia a intere generazioni che non credono più in nulla. Parliamo di educazione, di regole, di punti di riferimento e di come fornire esempi costruttivi. O più semplicemente, senza troppa fatica, diciamolo chiaramente: le risposte trovatele nel fumarvi una canna, nell’alcol, nel gioco d’azzardo, nel sesso sfrenato.

D’altra parte continuare a parlare di legalizzazione come panacea di tutti i mali è del tutto irrealistico, come dimostrato dall’esperienza del Colorado, dove a sette mesi dalla legalizzazione il risultato è un aumento della domanda, della criminalità legata allo spaccio e una valutazione degli introiti statali in discesa da 134 milioni a 30.

In conclusione, invitiamo il Professor Veronesi a un confronto con noi e i nostri ragazzi.
DAL SITO SAN PATRIGNANO.ORG

Test thc mnorenne

Buonasera, il 2 luglio del 2013 fui convocato in caserma (sono minorenne quindi con mia mamma) per aver chiamato uno spacciatore, ho ammesso di aver provato a fumare hashish....passano 6 mesi... arriva gennaio anno nuovo 2014 e mia madre racconta che si sono presentati a casa un carabiniere e una sociologa...i quali hanno parlato con mia madre...un giorno verso meta gennaio le telfona il tribunale di milano per chiederle se volesse farmi fare esami thc...la data sarebbe stata il 6 giugno..e da meta gennaio a 6 giugno non ho fatto nemmeno un tiro...prima di quell esame chiamano mia mamma dicendole che è cambiato tutto il personale e gli esami sono a sorpresa...dopo il 6 giugno io ho fumato pochissimo...ad ora massimo. 1-2 grammi ...Però ho un dubbio...perché sono cosi.lenti?? E ancora uno piu grande.. puo darsi che mia madre si sia inventata tutto per farmi smettere?? In passato ha gia mentito dicendomi dei test..e io non ho prova di niente...(quando i carabinieri sono venuti..o almeno cosi dice lei..io ero a scuola) .?secondo voi?? Mi faranno i test?? Quando??? È una bugia??

SMETTO PER RICOMINCIARE ...

SMETTO PER RICOMINCIARE Cari fumatori e care fumatrici, buongiorno ! Ho 43 anni, fumo quotidianamente da quando ne avevo...16/17...Devo premettere che adoro fumare, negli ultimi anni preferisco fumare la sera, da solo, 1/2 canne non forti e il fine settimana qualcosa di più. Ogni attività ludica è da sempre accompagnata da una fumata, solo o con amici, ma il tutto, da anni, è stata la normalità. Quest'estate sono andato in vacanza all'estero per due settimane e non mi sono portato via nulla (cerco di prendere ferie anche da me stesso, oltre che dal lavoro...).Al rientro, gli anni scorsi, non vedevo l'ora di arrivare a casa per farmi una bella e sontuosa canna...questa volta...ho "provato" a non farlo...ho provato a stare senza... Perché? Per diversi motivi, forse ognuno ha i suoi, per me era diventato imbarazzante non aver più memoria, alle volte facevo fatica addirittura a trovare le parole giuste per esprimermi e questo mi pesava e volevo scoprire se effettivamente l'accumulo di thc potesse esserne la causa. Oltre alla memoria, da tempo immemorabile, non ricordavo o perlomeno, non avevo consapevolezza di sognare, mi addormentavo come un piombo, dopo l'ultima cannetta, senza percepire e godere della notte e dei sogni.  Direte:" ma che cazzata...e chi se ne frega...". Può darsi, ma per me, non godere anche della notte mi dava l'impressione di essere espropriato di 1/3 della mia vita e sapete, a 43 anni...ci si pensa. Ho scritto questo commento per cercare di farvi partecipi del mio "inconsapevole" approccio allo smettere di farmi le canne in quanto penso di aver trovato, almeno per me, una chiave importante. Ci sono sicuramente dei motivi per i quali uno/una decide di smettere, memoria, recupero dei sogni (per me ma non solo...)...ma anche risparmiare soldi, fare più cose, fare cose che non si sono mai fatte perché non includevano il "rito" della canna, frequentare persone e situazioni, essere stufi dell'ansia della ricerca del fumo, essere stufi di dover frequentare o solo contattare i pusher, farsela addosso alla guida con la paura di essere beccati dagli sbirri, ecc...ecc... Questi motivi possono essere considerati "un nuovo piacere", nel senso che sono privazioni delle quali le canne mi hanno obbligato, sono obblighi ai quali devo rispondere, sono modifiche ai miei desideri in cambio di una "bolla nel cervello". Perciò cerco di lavorare sulla memoria, cerco di ricordarmi ad esempio i nomi dei miei ex compagni di classe, cerco di "fissarmi" scritte che leggo o targhe per poi ricordarmele dopo qualche ora o giorno, mi si aprono mondi legati al mio passato che pensavo dimenticati per sempre, facce, nomi, sensazioni addormentate e archiviate, eppoi i sogni...ragazzi...che meraviglia, che trip, che invenzione pazzesca, alla mattina, alle volte, mi sento stanco talmente sono stato presente dentro i miei sogni, alle volte riassaporo durante la veglia i colori, le sensazioni dei sogni vissuti e tutto...gratis, autoprodotto, completamente indipendente, libero e fantastico. Se volete smettere, provate anche voi ad aggrapparvi a queste nuove libertà acquisite, godete di tutto ciò, riassaggiate ciò che non era più a vostra disposizione e poi decidete. La bellezza di tutto ciò è che...Se voglio posso fumare e se voglio posso sognare !!!Se voglio posso fumare e se voglio posso ricordare !!! Personalmente, visto che più di metà della mia vita l'ho dedicata a fumare e cercare di essere fumato, ora posso permettermi di occuparmi d'altro (utlimamente poi o non mi faceva nulla o collassavo per aver esagerato nella ricerca dell'effetto...), se capiterà non avrò problemi a fumare, magari in compagnia recuperando quelle sensazioni piacevoli dell'illarità incontrollabile, ma vi assicuro, ora non le cerco, ora sono curioso di capire "cosa ci guadagno" a non fumare, voglio capire se ho perso qualcosa, voglio capire, se la mia indefessa e inaffondabile consapevolezza che "la cannabis non comporta dipendenza" sia effettivamente vera, per il momento è così, ma solo la vera sperimentazione mi può confermare questa convinzione. Ragazzi e non solo, vi auguro di trovare una strada autonoma, libera e soprattutto piacevole sia si tratti di smettere che di fumare, solo dentro voi stessi conoscete la spesso "inconfessabile" verità, che è tutta vostra e privata. Un caloroso saluto uno di voi

Cannabis, l'appello di Umberto Veronesi accende il dibattito

La proposta di liberalizzare le droghe leggere lanciata dal grande scienziato dalle colonne del nostro giornale è stata accolta da critiche e consensi. Tra le voci contrarie, quelle della comunità di San Patrignano e di due docenti universitarie di tossicologia forense. Ma il radicale Cappato replica: "Alcool e tabacco sono più dannosi".

si Emanuele Coen. L'ESPRESSO

L'educazione è fatta anche di regole, quindi di divieti. A nostro avviso è giusto che lo Stato ponga dei paletti precisi senza abdicare al suo ruolo, abbandonando le famiglie sul fronte educativo». È forte e chiaro il no della Comunità di San Patrignano all’appello per la legalizzazione della marijuanalanciato l’8 agosto su “L’Espresso” da Umberto Veronesi.


L’articolo del grande scienziato, da decenni impegnato contro il proibizionismo, rinfocola le polemiche intorno alla liberalizzazione delle droghe leggere in Italia, mentre negli Stati Uniti continua a far discutere la clamorosa campagna intrapresa a fine luglio dal “New York Times” a favore della marijuana libera per chi ha almeno 21 anni, forte del sondaggio del Pew Research Center secondo cui il 54 per cento dei cittadini americani è favorevole. Tema in realtà molto controverso, anche negli Stati Uniti: se è vero, infatti, che a gennaio di quest’anno il Colorado e subito dopo lo Stato di Washington hanno autorizzato il consumo di cannabis ad uso “ricreativo”, la Casa Bianca ha duramente criticato la svolta antiproibizionista del quotidiano della Grande Mela.

 


Quanto all’Italia, uno dei cardini della tesi di Veronesi, che nell’appello sul nostro giornale sottolinea di essere «in quanto medico e padre oppositore convinto di tutte le droghe», è che bisogna passare da un’attività indiretta (vietare) a una diretta (educare).

«Lo Stato certamente può fare di più in merito alla prevenzione, ma non si ingannino le persone dicendo che in Italia questa attività non può essere effettuata a causa del proibizionismo», ribatteAntonio Boschini, responsabile terapeutico dell’organizzazione fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, posizione condivisa dal comitato sociale che guida la comunità.

«I proibizionisti si buttano a capofitto nell’invocazione dello Stato come soggetto deputato a dare il buon esempio, o a non dare il cattivo messaggio della tolleranza nei confronti delle droghe: sempre di alcune, visto che l’alcol è pubblicizzato in ogni dove», replica Marco Cappato, capogruppo dei Radicali-federalisti europei al Comune di Milano, che da anni si batte per la legalizzazione della marijuana e delle altre droghe: «Questo modo di ragionare percorre la stessa strada che ha sempre portato allo Stato etico e al totalitarismo: la consegna alle istituzioni politiche, attraverso divieti e forze dell’ordine, della difesa del bene e della virtù».

Contro l’appello di Veronesi hanno preso carta e pennaanche due scienziate: Elisabetta Bertol, ordinario di Tossicologia Forense all’Università di Firenze, e Donata Favretto, professore associato nella stessa disciplina all’ateneo di Padova, rispettivamente presidente e membro dell’Associazione scientifica Gruppo tossicologi forensi italiani. «Vogliamo liberalizzare totalmente la cannabis e le altre droghe? Decidiamo in tal modo di rischiare la vita o far salire i nostri figli su un treno, un pullman o una nave (ogni riferimento è voluto) condotti da personale che liberamente può essersi fatto una canna o un tiro di cocaina», scrivono le due docenti: «Ci vuole pensare il professor Veronesi alla ricaduta di questa totale “liberalizzazione” sulla sicurezza stradale? Gli effetti “piacevoli” di una “fumatina” di marijuana durano fino a due ore circa, ma gli effetti avversi, comportamentali e fisiologici, permangono fino a tre-cinque ore dopo l’uso».

Un argomento, quello della pericolosità della cannabis, che invece secondo gli antiproibizionisti non regge il confronto con altre sostanze. «Alcol e tabacco sono droghe più dannose da ogni punto di vista e secondo ogni parametro medico-scientifico», ribatte Cappato: «Ma sono liberalizzate senza che nessuno ne proponga seriamente la proibizione, al di fuori di regole ragionevoli e necessarie per impedire il consumo passivo e per disincentivare l’abuso, in particolare da parte dei minori. La guida in stato di ebbrezza da cannabis sarebbe certamente sanzionata anche in caso di legalizzazione, dunque non è un argomento. La realtà è che ogni prodotto che ingeriamo - alimento, bevanda, medicina, sostanza stupefacente - necessita di regole per consentire scelte libere, consapevoli e responsabili a seconda dei rischi. Se oggi esistono alcuni tipi di cannabis più potenti rispetto al passato, dipende dal fatto di aver lasciato alla criminalità organizzata il monopolio della produzione: se non verrà legalizzata, tra dieci anni la cannabis sarà ancora più potente».

Cannabis, da consumatori a produttori. Così l’Italia sta diventando leader europeo

Raphael Zanotti, La Stampa
Su un fronte gli ulivi, sull'altro piantagioni di mais, infine un muro di balle di fieno alto tre metri. Protetta da sguardi indiscreti, la piantagione di cannabis di Salvatore Li Bassi, allevatore di 56 anni di Calatafimi Segesta, cresceva rigogliosa: un ettaro e mezzo coltivato con cura, 15.000 piante di cannabis, valore sul mercato 35 milioni di euro. Quando i carabinieri di Alcamo si sono presentati alla sua porta, Li Bassi ha mosso il suo baffone guardando un punto morto e ha detto: «Pensavo fossero piante aromatiche». Arrestato. 

La foresta di canapa indiana di Salvatore Li Bassi è solo l’ultima delle piantagioni che si moltiplicano nel Sud, dove avviene il 71% dei sequestri. Ma c’è da star sicuri, ce ne saranno altri. 

A Tor De’ Cenci (vicino a Roma), il 14 agosto, un elicottero del reparto operativo aeronavale della Finanza di Civitavecchia individua dall’alto un altro campo abusivo: mezzo ettaro, 170 chili di marijuana biologica. Il 28enne romano che la coltivava l’aveva pensata bene: ricavata tra i rovi, collegata a una cisterna d’acqua nascosta nelle vegetazione. Per evitare di essere scoperto, si era scavato un tunnel tra i rovi e raggiungeva la sua piantagione con il passo del leopardo, pancia a terra. 

E un anno fa, nelle campagne dell’Ogliastra in Sardegna, la polizia si è trovata di fronte a uno scenario colombiano: una piantagione da 1100 piante con tre postazioni per vedette armate dotate di elettricità e materasso. 

In Italia, la cannabis, si è sempre coltivata, ma mai con piantagioni di queste estensioni. Qualcosa è cambiato. Lo dicono i dati dell’Unodc, l’agenzia dell’Onu sulla droga e il crimine. L’Italia nel 2012 è stato il primo Paese al mondo per sequestri: 4.122.617 di piante. Più degli Stati Uniti, che seguono. E dire che solo due anni prima erano state 71.988, cinquantasette volte di meno. 

Non è più economia di sussistenza. I piccoli spacciatori che si mettevano in proprio e producevano per la ristretta cerchia dei propri clienti cominciano a entrare in conflitto con la criminalità organizzata. Nel Napoletano anche la Camorra ha deciso di investire nell’«oro verde», che offre scarso rischio e grandi guadagni. Agricoltori e allevatori del golfo di Castellamare, Casola e Monti Lattari ricevono i propri semi direttamente dai capibastone. E coltivano. 

Sono le leggi del mercato. Le grandi piantagioni dell’Est europeo, dell’Ucraina e dell’Urss, dell’Afghanistan e del Pakistan si sono da tempo riconvertite all’oppio, più remunerativo. Il prezzo è salito, ma la domanda resta alta. E così è iniziata l’autoproduzione. I sequestri di piante hanno superato così quelli di erba essiccata, che a sua volta ha superato le resine nordafricane. Oggi un grammo di erba nostrana costa 7 euro e mezzo, l’hashish marocchino viaggia invece sugli 8-9 euro. E così è possibile trovare, in pieno centro di Roma, accanto alla stazione Casilina, la più grande serra di cannabis mai scoperta: una galleria di un chilometro per 5000 metri quadri di piante coltivate. 

L’area di produzione resta il Sud. «Qui ci sono le condizioni climatiche, ci sono grandi aree scarsamente abitate e a coltivare bisogna essere capaci - spiega il colonnello Giuseppe Campobasso, comandante del Gruppo operativo antidroga della Finanza di Palermo -. Il sistema migliore è ancora quello di individuare le piantagioni dall’alto». Ma i sistemi si fanno più sofisticati: finti campi di granturco per nascondere le piantagioni, serre custodite da cani, sistemi di irrigazione a goccia per evitarne l’individuazione. A Esino Lario, nel Lecchese, l’11 agosto i carabinieri hanno trovato 130 piante in un bosco, su terreno demaniale. Come i narcos colombiani che per sfuggire ai diserbanti degli aerei governativi, si rifugiano nel fitto della foresta amazzonica. Ma questa è l’Italia. 

 

Veronesi, danni marijuana praticamente inesistenti

 Milano, (AdnKronos Salute) - "La marijuana non fa male" e "i danni da 'spinello' sono praticamente inesistenti". Parola dell'oncologo Umberto Veronesi, da sempre a favore della liberalizzazione delle cosiddette 'droghe leggere', che interviene così sul tema sul numero del settimanale 'Oggi' in edicola domani.

"La marijuana fa male? Come ministro della Salute, quando ricoprii l'incarico anni or sono, mi posi anch'io questa domanda - ricorda il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia di Milano - E me la posi anche come medico e soprattutto come padre di famiglia. Ebbene, la commissione scientifica che avevo nominato concluse che i cosiddetti 'danni da spinello' sono praticamente inesistenti. Dopo quella, altre commissioni scientifiche giunsero alle stesse conclusioni. E oggi perfino l'Organizzazione mondiale della sanità ha invitato i governi a depenalizzare l'uso personale di marijuana, consapevole su dati scientifici che l'uso di spinelli non fa male".

Nella sua rubrica lo scienziato definisce "infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all'uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?".

Ansia paranoia e paura

Salve a tutti sono un ragazzo di 19 anni, ho fatto uso regolare di gannabis per due mesi , ho smesso dopo un attacco di panico e per una settimana sono stato male quindi decisi di fumare di nuovo ma sono stato ancora piu male e continua cosi da 38 giorni in questi giorni sono stato anche bene ma non sono piú io mi sento malissimo. Ho tantissima paura di avere qualche psicosi e ho paura di impazzire

la cannabis è meglio del grafene per la creazione di super condensatori

 Il mondo scientifico riesce sempre a sorprenderci con qualche scoperta bizzarra e, come avrete già intuito dal titolo, anche in questo caso gli scienziati non sono venuti meno alla propria fama. Alcune recenti ricerche hanno rivelato infatti che la cannabis può rappresentare una soluzione alternativa (ma più economica) al grafene per la realizzazione di super condensatori. Le fibre di canapa vengono già ampiamente utilizzate per costruire una moltitudine di oggetti (sostituendo spesso i prodotti derivati dal petrolio) ma finora non si era mai pensato di utilizzarla in un ambito prettamente tecnologico come questo. Stando agli studi e ai test eseguiti finora con l’utilizzo della cannabis è possibile produrre un condensatore mille volte più economico ma dotato di prestazioni paragonabili (o addirittura superiori) rispetto al grafene. Proprio quest’ultimo, il grafene, rappresenta la soluzione per il futuro sulla quale i grandi costruttori hanno deciso di puntare già da diverso tempo e sarà dunque interessante capire se le opportunità offerte dall’utilizzo della canapa verranno semplicemente ignorate o se invece porteranno a dei significativi cambiamenti nei piani industriali. Prima di concludere vale la pena di precisare che la coltivazione delle fibre destinate alla produzione di super-condensatori sono da considerarsi legali in quanto non contengono THC (principio attivo psicotropo) e non possono essere utilizzate per “altri scopi”.

Approfondisci su www.tuttoandroid.net/news/la-cannabis-e-meglio-del-grafene-per-la-creazione-di-super-condensatori-211283/

Estrarre THC e CBD dai lieviti: scoperta ridurrebbe tempi e costi cannabinoidi

cannabis medicaSarà presentato dettagliatamente il prossimo 19 agosto presso la Science Gallery di Dublino in occasione del primo incontro dedicato alla biologia sintetica l’ultimo studio della Hyasynth Bio, l’azienda biotecnologica irlandese che ha appena messo a punto un esperimento per produrre THC e CBD – le principali essenze mediche estratte dalla marijuana – partendo dai lieviti.

Il gene responsabile della produzione di THC nella cannabis era già stato riconosciuto e isolato dalla pianta nel 2009, e da diverso tempo è possibile dosare in laboratorio il contenuto dei cannabinoidi attraverso il controllo dei cicli naturali della pianta, gli incroci e le selezioni genetiche, praticate soprattutto per il settore medico e farmacologico.

I ricercatori della Hyasynth Bio hanno provato a trasferire questo gene in colonie ben selezionate di lieviti, i funghi coltivati in laboratorio che utilizziamo comunemente nel pane, nella pizza, nei dolci e che sono presenti in alcune bevande. I lieviti, infatti, conosciuti e manipolati dall’uomo da migliaia di anni, non hanno bisogno di luce, e se collocati ad una temperatura ideale e alimentati solo con acqua, zucchero e sostanze nutritive, possono essere pronti in soli cinque giorni. Questo permetterebbe una riduzione notevole dei tempi e dei costi, rispetto alla produzione di THC e CBD estratti dalla consueta coltivazione di normali semi di cannabis femminizzati, ad esempio. Il settore medico potrebbe essere particolarmente interessato alla scoperta dell’azienda irlandese, anche se attualmente il problema principale a cui si dovrebbe far fronte è l’impossibilità in Europa di produrre THC con qualsiasi mezzo, poiché illegale.             

In Italia l’uso terapeutico della cannabis è consentito e la Sicilia è tra le Regioni che hanno regolamentato la distribuzione dei farmaci cannabinoidi a carico del Servizio Sanitario Regionale. I costi per accedere alle terapie sono tuttavia ancora elevati. Le nuove tecnologie e la ricerca sempre impegnata su questo fronte, assieme ad una legge più concentrata nel garantire il diritto alla cura, permetterebbero a tutti i pazienti di avvicinarsi alla cannabis terapeutica per curare malattie come la SLA, la sclerosi multipla, il glaucoma, l’epilessia…

Un disegno di legge recentemente presentato alla Camera propone di consentire la coltivazione e la produzione della cannabis terapeutica sul territorio italiano, da parte di persone giuridiche private o di aziende appositamente autorizzate. A questo proposito, la nostra Regione – che è già sede di importanti società specializzate nella gestione della filiera completa per la coltivazione, trasformazione e commercializzazione della Cannabis Sativa – si presterebbe particolarmente anche alla coltivazione di piantagioni destinate alla sperimentazione scientifica e all’industria farmacologica, grazie alle sue condizioni climatiche particolarmente favorevoli. E’ stato calcolato che nella Valle del Belice, tra le campagne di Partinico, Menfi e Alcamo, si trovano anche le coltivazioni più estese destinate purtroppo al mercato illegale.

www.vivienna.it/2014/08/08/estrarre-thc-e-cbd-dai-lieviti-nuova-scoperta-ridurrebbe-tempi-e-costi-dei-cannabinoidi/
 

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