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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

FRANCIA - Cannabis terapeutica. Al via lo spinello elettronico.

 Lo 'spinello elettronico' arriva oggi in Francia, una e-cig all'estratto di cannabis, che l'azienda produttrice definisce "al 100% legale", "senza effetti psicotici" ma "rilassante e antistress". Una novità che ha scatenato non poche polemiche nel Paese, con medici, operatori e specialisti delle dipendenze molto preoccupati, mentre si discute di possibili ricorsi legali. Il prodotto, secondo l'azienda produttrice KanaVap, è destinato all'uso terapeutico ed è stato realizzato mantenendo solo il principio attivo che agisce come antidolorifico, ansiolitico e regolatore del sonno, il cannabidiolo (Cbd) e che in Francia non è proibito. Mentre lo 'spinello elettronico' non contiene tetraidrocannabinolo, detto comunemente Thc, che influisce sull'attività cerebrale e induce reazioni quali paranoia, disturbi del comportamento, 'imbambolimento' o euforia. 
Molti psichiatri ed esperti di dipendenze lanciano l'allarme sui possibili rischi. L'uso della cannabis, dicono, può essere una malattia nell'adolescente e nel giovane adulto e un prodotto di questo tipo potrebbe essere particolarmente attraente per loro. I produttori Sébastien Béguerie e Antonin Cohen sono impegnati da tempo a favore dell'uso terapeutico della cannabis e hanno fondato nel 2009 l'Ufcm (Union francophone pour les cannabinoïdes en médecine).
La ministra della Salute, Marisol Touraine, si rivolgerà a un tribunale per chiedere di vietarla.

ADUC Droghe

uso di canapa in calo tra i teenager negli stati USA che hanno legalizzato

la canapa legale perde il "fascino del proibito". risultato: cala l'uso tra gli adolescenti.

Rilevamento Marijuana

Quando fumiamo - Struttura dei test e metodi per superarli Ciao a tutti! Ho trovato un pò di informazioni che potrebbero tornare utili e le ho unite con alcune conoscenze personali. Si spiega, si spera in modo chiaro e conciso, dove vanno a finire i cannabinoidi

continua qua https://www.icmag.com/ic/showthread.php?t=200445

Cannabis ed epilessia: 9 cose da sapere

 

L'olio di Charlotte

Da anni si parla dei possibili effetti benefici della cannabissulle crisi epilettiche, ma un concreto passo avanti è stato fatto solo grazie al caso di Charlotte Figi, bambina americana di 5 anni affetta da Sindrome di Dravet, "una forma estremamente grave di epilessia", spiega Antonino Romeo, direttore della struttura complessa di Neurologia Pediatrica e Centro regionale per l'epilessia dell'ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano. "Esordisce nel primo anno di vita, è resistente ai farmaci ed è associata a problematiche neurologiche e cognitive molto severe ". L'unica fortuna di Charlotte è stata quella di vivere in Colorado, dove l'uso della cannabis è stato liberalizzato. Dopo molte ricerche i genitori sono riusciti a trovare un produttore che coltivava il tipo di cannabis adatta all'uso terapeutico: con un alto contenuto di cannabidiolo (CBD) e un bassissimo contenuto di tertraidrocannabinolo THC, la sostanza chimica che causa lo stordimento. Ne è stato prodotto un olio, poi ribattezzato olio di Charlotte, che ha avuto sulla bambina un effetto straordinario. Oltre a riprendere a camminare e a cominciare a parlare, cosa che fino ad allora le era impossibile, Charlotte, racconta sua madre, grazie all'olio derivato dalla cannabis "in un anno ha avuto meno attacchi di quanti un tempo ne aveva in un giorno".

www.panorama.it/scienza/salute/cannabis-ed-epilessia-9-cose-sapere/

La cannabis sintetica non è un farmaco. La sentenza della Corte Ue

Per la Corte di Giustizia Europea “le miscele di piante aromatiche che contengono cannabinoidi sintetici” sono “consumate unicamente per provocare uno stato di ebbrezza e sono in ciò nocive alla salute umana”.

Le miscele di piante aromatiche che contengono cannabinoidi sintetici e sono consumate come sostituti della marijuana non sono medicinali. Lo stabilisce la Corte di Giustizia Ue nella sentenza del 10 luglio scorso, in cui si dichiara che “la nozione di medicinale in diritto dell’Unione non include le sostanze che, come le miscele di piante aromatiche che contengono cannabinoidi sintetici, hanno come effetto una mera modifica delle funzioni fisiologiche, senza essere idonee a provocare effetti benefici, immediati o mediati, sulla salute umana e che sono consumate unicamente per provocare uno stato di ebbrezza e sono in ciò nocive alla salute umana”.

La Corte risponde così alle questioni del  Bundesgerichtshof (Corte federale tedesca) che, nell’ambito di due procedimenti penali, deve decidere se la vendita di miscele contenenti cannabinoidi sintetici utilizzate come sostituti della marijuana possa dar luogo ad azioni penali per vendita illegale di medicinali dubbi.

“Due venditori di tali miscele – come riferisce la nota della Corte - sono stati condannati da organi giurisdizionali inferiori per vendita di medicinali dubbi a pena detentiva di un anno e nove mesi con sospensione” uno e “a pena detentiva di quattro anni e sei mesi nonché al pagamento di una sanzione pecuniaria di 200.000 euro”, l’altro. All’epoca dei fatti i cannabinoidi sintetici non rientravano nell’ambito di applicazione della legge tedesca sugli stupefacenti, cosicché le autorità tedesche non potevano avviare procedimenti penali in base ad essa. 

Il consumo dei cannabinoidi sintetici – ribadisce la Corte in una nota che dà notizia della sentenza - causa in generale uno stato di ebbrezza che può andare dall’esaltazione alle allucinazioni. Esso può altresì comportare nausee, rilevanti attacchi di vomito, episodi di tachicardia e di disorientamento, deliri, e addirittura arresti cardiocircolatori. Tali cannabinoidi sintetici sono stati sottoposti a test dall’industria farmaceutica nell’ambito di studi pre-sperimentali. Le serie di test sono state interrotte fin dalla prima fase farmacologica sperimentale: è infatti apparso che non potevano essere ottenuti gli effetti attesi da tali sostanze sulla salute e che erano prevedibili rilevanti effetti secondari per l’efficacia psicoattiva di tali sostanze”.

Considerati “l’obiettivo di garantire un elevato livello di protezione della salute umana, l’esigenza di un’interpretazione coerente della nozione di medicinale, nonché quella di mettere in relazione l’eventuale nocività di un prodotto con il suo effetto terapeutico”, la Corte ribadisce che “siffatte sostanze non possono essere qualificate come medicinali” e rileva che, “secondo il Bundesgerichtshof, le sostanze di cui trattasi sono consumate a fini non già terapeutici, bensì puramente ricreativi, e che in ciò esse sono nocive per la salute umana”.

‘Etilometro’ per la marijuana in fase di progettazione

L‘etilometro, in fase di sviluppo presso la Washington State University (WSU), potrebbe funzionare in un modo simile al test dell’alcool, basato sul respiro, 

etilometro

Una delle ragioni per cui la ricerca viene condotta nello stato americano è perché da quando è diventato legale per i negozi autorizzati vendere la droga dall’inizio di quest’anno, gli automobilisti che guidano dopo aver assunto la marijuana sono sempre più numerosi.

Non vi è alcuna forma attuale di etilometro per verificare l’uso della marijuana e gli agenti di polizia devono utilizzare le analisi del sangue per determinare i livelli di THC – la sostanza chimica attiva nel farmaco. Herbert Hill, capo ricercatore presso la WSU, dice che mentre il test non sarà inizialmente in grado di dire l’esatto livello di THC nel sangue, sarà però in grado di rivelare se è presente o meno. Ciò dovrebbe consentire all’ufficiale di polizia di sapere se può procedere o meno all’arresto

 blog.you-ng.it/2014/12/01/etilometro-per-marijuana-in-fase-progettazione/

Cannabis libera: c’è chi lotta e chi specula

Come per tutti i movimenti, anche per quello pro-cannabis con i successi arrivano anche i guai. La svolta anti-proibizionista abbracciata ormai da molti stati americani rischia, infatti, di spaccare in due il fronte dei paladini della marijuana libera. Da un lato, gli attivisti anti-proibizionisti puri, che per anni hanno lottato per l’affermazione di un diritto di libertà. Dall’altro, il mondo del business che punta a trarre il massimo profitto da un settore che secondo le ultime stime entro il 2020 produrrà un giro d’affari di 35 miliardi di dollari.

E proprio i guadagni da capogiro fanno dire agli attivisti della prima ora che la ristrettissima cerchia di imprenditori che sta già ottenendo lauti profitti deve accettare di mettere mano al portafogli. Per mantenere viva politicamente la causa della cannabis libera. Ma anche per permettere a quella causa di spingersi più in là. L’obiettivo, infatti, non è solo la legalizzazione. Ma una discussione approfondita su temi come la dipendenza dalle sostanze stupefacenti o l’elevato tasso d’incarcerazione negli Usa. È questo quello che chiedono storici paladini del “Yes we cannabis” come Ethan Nadelmann del gruppo Drug Policy Alliance e Graham Boyd, fondatore di New Approach. Entrambi considerano i super imprenditori della marijuana miopi. Interessati ai guadagni dell’oggi, senza nessun interesse per le nuove battaglie di domani.

Ma riusciranno i sostenitori della prima ora a convincere anche il capitalismo americano che il guadagno non è tutto? Per ora, ci provano viaggiando da uno Stato all’altro e riempiendo le sale conferenze. Cercano di indurre la platea a donare. “Una fatica erculea”, così la definisce Aaron Houston, strategist di Ghost Group e executive director di “Students for sensibledrug policy”. Ma la sensibilizzazione è il primo passo. Secondo Houston, infatti, l’industria a stelle e strisce dovrebbe imparare dagli errori della Silicon Valley.

Capire che business e politica devono andare a braccetto fino alla sconfitta piena del proibizionismo. Capire che il business stesso è ancora del tutto politico. Il vero guadagno non è di cassa, ma riuscire a regalare un sistema di norme adeguato ai diversi Stati del continente. E riscrivere, così, le leggi federali sulla cannabis.

www.west-info.eu/it/cannabis-libera-ce-chi-lotta-e-chi-specula/

USO DI CANNABIS E INSORGENZA DI DISTURBI PSICHIATRICI: QUALE RELAZIONE?

Alcuni studi che hanno esaminato gli effetti del consumo di cannabis negli adolescenti hanno rilevato una forte correlazione tra uso di cannabis e l‘insorgenza di molti disturbi psichiatrici, come la psicosi da cannabis, la depressione e gli attacchi di panico

Questi disturbi possono insorgere a causa di uno specifico effetto farmacologico della cannabis, o come risultato delle esperienze stressanti vissute durante l’intossicazione da cannabis. Si è rilevato, inoltre, che tra i consumatori di cannabis vi è un alto rischio di insorgenza di ideazione suicidaria e di tentativi di suicido. 

Secondo dati provenienti da indagini condotte sulla popolazione, in media il 31,6% dei giovani adulti europei (15-34 anni) ha utilizzato la cannabis almeno una volta nella vita, mentre il 12,6% ne ha fatto uso nell’ultimo anno e il 6,9% nell’ultimo mese. Una percentuale ancora più alta di europei appartenenti alla fascia dei 15–24 anni ha utilizzato la cannabis nell’ultimo anno (15,9%) o nell’ultimo mese (8,4%) (Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, 2010).

Il consumo di cannabis è stato associato ad un aumento del rischio di insorgenza di disturbi psichiatrici. In uno studio longitudinale condotto in Svezia su 50.465 maschi svedesi, ad un follow up condotto dopo 15 anni, si è rilevato che coloro che avevano cominciato a consumare cannabis 
a 18 anni avevano una probabilità due volte e mezzo maggiore, rispetto ai non consumatori, di essere diagnosticati schizofrenici (Andreasson et al., 1987).
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2014/09/cannabis-disturbi-psichiatrici/

SECONDO i risultati di uno studio condotto in Bosnia-Erzegovina (Licanin et al., 2002) l’ abuso di sostanze è risultato molto più alto tra gli adolescenti delle aree urbane (con tassi del 62,4% per l’abuso di alcool e del 70,0% per abuso di cannabis) rispetto a quelli che vivono nelle aree rurali (dove si registra un tasso del 37,6% per abuso di alcool e del 30% per abuso di cannabis). Per quanto riguarda l’età, l’abuso di cannabis è risultato più frequente tra gli adolescenti di età compresa tra i 15 ed i 17 anni. Gli adolescenti consumatori di cannabis sono a rischio sia di abbandono che di ridotto rendimento scolastico.

L’ uso occasionale o continuativo di cannabis può indurre molti disturbi psichiatrici come psicosi da cannabis, attacchi di panico, depressione che può sfociare in tentativi di suicido. Wayne Hall e Louisa Dagenhardt (2009) hanno individuato degli effetti collaterali legati all’assunzione sia occasionale che continuativa di cannabis.

Per gli autori, gli effetti collaterali legati all’uso occasionale di cannabis possono essere di tre tipi:

  • attacchi di ansia e di panico, in particolare nei nuovi consumatori;
  • sintomi psicotici (nel caso di consumo di dosi elevate di cannabis);
  • incidenti stradali legati alla guida in stato di intossicazione da cannabis.

Gli effetti avversi legati all’uso continuativo di cannabis sono invece:

  •  sindrome di dipendenza da cannabis (osservata in circa il 10% dei consumatori);
  • bronchite cronica e funzione respiratoria compromessa nei fumatori abituali di cannabis;
  • sintomi psicotici e disturbi psichiatrici nei consumatori che fanno uso massiccio di cannabis, in particolare nei soggetti con una storia pregressa di sintomi psicotici o con una storia familiare di questi disturbi;
  • ridotto livello di istruzione negli adolescenti che sono consumatori regolari;
  • deterioramento cognitivo per i consumatori abitudinari giornalieri da più di 10 anni.

Altri possibili effetti collaterali, individuati dagli autori, legati al regolare consumo di cannabis con relazione causale sconosciuta sono:

  • tumori delle vie respiratorie;
  • disturbi comportamentali in bambini le cui madri hanno fatto uso di cannabis durante la 
    gravidanza;
  • disturbi depressivi, mania, e suicidio;
  • uso di altre droghe illecite da parte degli adolescenti.

Cannabis nel DSM IV-TR

Secondo il DSM IV-TR le problematiche derivanti dall’uso di Cannabis sono dipendenza da cannabis e abuso di cannabis.

I disturbi psichici indotti dal abuso di cannabis sono:

  •  Intossicazione da cannabis;
  •  Delirium da Intossicazione;
  •  Disturbo Psicotico Indotto da Cannabis (con manie o con allucinazioni);
  •  Disturbo d’Ansia indotto da Cannabis
  •  Disturbo cannabis-correlati non altrimenti specificati: come il Disturbo Delirante indotto da cannabis che è una sindrome (di solito con deliri di persecuzione) che si sviluppa subito dopo l’uso di cannabis. Essa può essere associata a marcata ansia, depersonalizzazione, 
    e labilità emotiva e può essere erroneamente diagnosticata come schizofrenia. Successivamente all’episodio può subentrare amnesia .

L’uso occasionale di cannabis può generare sintomatologie che potrebbero essere diagnosticate erroneamente come crisi di panico, disturbo depressivo maggiore, disturbo delirante, disturbo bipolare, o schizofrenia paranoide.

Ipotesi sul rapporto tra uso di cannabis e psicosi

Ci sono due ipotesi che possono spiegare l’insorgenza di psicosi legato al consumo di cannabis. Lo stato psicotico può verificarsi sia come risultato di uno specifico effetto farmacologico della cannabis, che come il risultato di esperienze stressanti vissute durante l’intossicazione di 
cannabis. L’effetto psicotico sembrerebbe derivare dall’azione del delta-9-tetraidrocannabinolo (delta-9-THC), uno dei maggiori e più noti principi della cannabis. La seconda ipotesi è che l’uso di cannabis possa generare schizofrenia, o aggravarne i sintomi, in un 
individuo vulnerabile o predisposto. In particolare l’uso regolare e continuativo di cannabis sembrerebbe quadruplicare il rischio di sviluppare un disturbo schizofrenico (Hautecouverture et al., 2006).

Cannabis e ideazione suicidaria

Licanin et al. (2003) hanno osservato una maggior prevalenza di ideazione suicidaria nei consumatori che abusano di cannabis (50,0%) e di alcol (36,6%) rispetto ai non-consumatori, indipendentemente dal sesso del consumatore e/o da cause ambientali. L’aumento dell’ideazione 
suicidaria, non è stato osservato nei fumatori di tabacco. In uno di studio condotto in Bosnia-Erzegovina relativo al rapporto tra pensieri suicidari e l’abuso di droghe psicoattive, si è constatato che il 28,7% degli adolescenti che abusavano di droghe psicoattive e il 20,2% che, in particolare, abusava di cannabis, in seguito aveva sviluppato pensieri suicidari (Spremo & Loga, 2005).

Per molto tempo la cannabis è stata la droga illecita più usata dai giovani, soprattutto gli adolescenti. Il consumo di cannabis si è dimostrato essere associato ad un aumentato rischio di disturbi mentali. Gli effetti collaterali del consumo di cannabis dipendono dalla modalità di 
somministrazione, dalla dose ricevuta, dal tempo di utilizzo, dalle aspettative del consumatore e dalla sua personalità. Il rischio di insorgenza di disturbi psichiatrici è molto alta nei soggetti vulnerabili, comprese le persone che hanno usato cannabis durante adolescenza, quelli che in 
precedenza avevano sperimentato sintomi psicotici, e quelli ad alto rischio genetico di disturbi psichiatrici.

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Andreasson, S., Engstrom, A., Allebeck, P. & Rydberg, U. (1987). Cannabis and schizophrenia: a longitudinal study of Swedish conscripts,.Lancet, 2,1483-86.
  • American Psychiatric Association (2001). DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Text Revision, Masson: Milano.
  • Hall, W., & Degenhardt, L. (2009). Adverse health effects of nonmedical cannabis use, Lancet, 374, 1383-92.
  • Hautecouverture, S., Limosin, F., & Roullon, F. (2006). Epidemiology of schizophrenic disorders, Presse Med, 35, 452-3.
  • Ličanin, I., Loga, S., & Cerić, I., et al.( 2002). Zloupotreba psihoaktivnih supstanci kod adolescenata u ruralnoj i urbanoj sredini, Med. Arh, 56 (5-6) 285-288.
  • Ličanin, I., Cerić, I., & Loga, S., et al. (2003). Socio-ekonomski parametri zloupotrebe supstanci kod adolescenata u BiH, Zbornik radova Prvog kongresa psihijatara Bosne i Hercegovine, Sarajevo, 212-213.
  • Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, Evoluzione del fenomeno della droga in Europa Relazione annuale 2010.
  • Spremo, M., Loga, S., Burgić-Radmanović, M. & Ličanin, I. (2006). Psychoactive supstances and risk behavior among adolescents, Neurologia Croatica, vol. l55, suppl. 2, 161-162.
  • Slobodan, L., Svjetlana, L., & Mira, S. (2010). Cannabis and psychiatric disorders, Psychiatria Danubina, Vol. 22, No. 2, 296–297

FONTE: www.stateofmind.it/2014/09/cannabis-disturbi-psichiatrici/

marijuana: quali sono gli effetti a lungo termine sul cervello?

www.stateofmind.it/2014/11/marijuana-effetti-sul-cervello/

Marijuana: i risultati mostrano che i consumatori cronici di marijuana presentano un volume cerebrale più ridotto della corteccia orbito-frontale (OFC), una parte del cervello comunemente associata alla dipendenza, ma mostrano anche un aumento della connettività

Secondo una ricerca del Center for Brain Health dell’Università del Texas a Dallas, gli effetti dell’uso cronico della marijuana sul cervello dipendono dall’età in cui si comincia a consumare la cannabis e dalla durata di consumo della stessa.

La ricerca condotta da Filbey e dai suoi collaboratori, descrive le anomalie esistenti nelle funzioni e nelle strutture cerebrali a lungo termine nei consumatori di marijuana, indagate attraverso tre tecniche diverse di risonanza magnetica cerebrale.

I risultati mostrano che i consumatori cronici di marijuana presentano un volume cerebrale più ridotto della corteccia orbito-frontale (OFC), una parte del cervello comunemente associata alla dipendenza, ma mostrano anche un aumento della connettività.

Il campione della ricerca includeva 48 adulti consumatori cronici di marijuana confrontati con 62 soggetti non consumatori uguali per età e genere. Gli autori hanno controllato le variabili relative all’eventuale uso di tabacco e/o alcol. In media i partecipanti alla ricerca consumavano la marijuana per tre volte al giorno.

I test cognitivi mostrano che i consumatori di marijuana presentano un Q.I minore rispetto ai controlli  (con la stessa età e lo stesso genere) ma le differenze non sembrano essere correlate ad anomalie del cervello poiché non c’è una diretta relazione tra deficit del Q.I e volume della corteccia orbito-frontale ridotto. I risultati suggeriscono un aumento della connettività strutturale e funzionale cerebrale dal momento in cui si comincia a consumare regolarmente la cannabis.

L’aumento di connettività potrebbe aver compensato la perdita di materia grigia anche se l’uso prolungato della marijuana per oltre 6-8 anni potrebbe portare comunque ad un deterioramento della connettività.

I risultati dello studio suggeriscono che questi cambiamenti possono essere legati all’età di insorgenza e alla durata di utilizzo della marijuana, ma non si hanno dati definitivi.

Lo studio offre una prima indicazione sul fatto che la materia grigia nella OFC può essere più vulnerabile rispetto alla  sostanza bianca agli effetti del delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il principale ingrediente psicoattivo della pianta di cannabis.

Secondo gli autori, lo studio fornisce la prova che l’uso cronico di marijuana avvia un processo complesso che permette ai neuroni di adattarsi e compensare il volume ridotto della materia grigia, ma sono necessari ulteriori studi per determinare se questi cambiamenti regrediscono con l’interruzione del consumo regolare della cannabis, se vi sono effetti simili nei consumatori occasionali di marijuana rispetto ai consumatori cronici e se questi effetti sono davvero un risultato diretto dell’uso di marijuana o determinati da un fattore predisponente.

BIBLIOGRAFIA:

Cannabis droga leggera? Neanche per idea! Lo afferma il neurologo Sorrentino

La cannabis è una droga «tutt’altro che leggera», soprattutto per i più giovani. «Negli ultimi anni ho visto crescere, e di molto, il numero di adolescenti che si rivolgono a me perché colpiti da attacchi di panico in seguito all’uso anche occasionale di cannabis».

Lo afferma Rosario Sorrentino, membro dell’American Academy of Neurology, che interviene nel dibattito pubblico sulla legalizzazione della marijuana rinvigorito dalle recenti aperture negli Stati Uniti, dove sempre in più Stati ormai il consumo è legale e, quindi, sottratto alla criminalità (organizzata e non).

«Non sta a me pronunciarmi a favore o contro – spiega Sorrentino all’agenzia AGI – ma noi scienziati penso dovremmo dire le cose come stanno, senza farci influenzare dagli orientamenti politici o sociali del momento. E la realtà è che sul cervello ancora in ‘progress’ degli adolescenti la cannabis puo’ avere effetti molto pesanti, specie se assunta senza controllo».

 

Un’opinione che ripropone l’allarme lanciato dai ricercatori dell’Università del Texas e del New Mexico, che di recente hanno condotto uno studio scientifico attraverso la risonanza magnetica sullo stato del cervello di consumatori abituali di cannabis, confrontandolo con persone che mai hanno usato tali stupefacenti. I risultati della ricerca hanno mostrato come il cervello subisca modificazioni morfologiche nell’area frontale della corteccia, con ripercussioni gravi sul comportamento, tanto più gravi quanto maggiore è il tempo in cui se ne sono inalati i fumi.

«Siamo un paese ipocrita, in cui ormai la cannabis è ‘sdoganata’», afferma Sorrentino, «mentre sono giudicati severamente i farmaci, compresi paradossalmente quelli usati per curare gli effetti nocivi della cannabis stessa». «D’altra parte – insiste il neurologo, il ‘bad trip’, ossia le reazioni avverse alla cannabis, non e’ come un’indigestione, ma spesso purtroppo il triste esordio di un lungo calvario, che spalanca le porte a tante forme di disagio mentale». Quindi, nessuna droga leggera, ma l’anticamera quasi matematica per quelle ben più pesanti.

Per questo, Sorrentino lancia un appello alla comunità scientifica italiana: «non dico di non liberalizzarla, scelta che compete ai politici, ma almeno gli scienziati non la chiamino ‘leggera’, perché leggera non è».

Credit: agi

catania.liveuniversity.it/2014/11/23/cannabis-droga-leggera-neanche-per-idea-lo-afferma-il-neurologo-sorrentino/

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