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Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.

Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante. Sensazione di benessere, aumento di sicurezza e di fiducia...

I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C. La pianta della coca ha avuto un'importanza enorme per tutte le civiltà andine. Ciò è testimoniato dal fatto che essa era protagonista principale di tutti i moltissimi miti d'origine con i quali si raccontavano le vicende leggendarie della fondazione delle varie civiltà andine. La coca costituiva inoltre la pianta per...

La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “...

Novità cocaina

comunità LAUTARI

dietro la questua assillante della comunità Lautari, cosa c'è? una allarmante inchiesta di Matteo Marini sui banchetti verdi che assillano in molte città italiane

Allerta consumo cocaina ad Amsterdam

 

Alcuni pannelli con scritte mobili in tutto il centro della citta', dei piccoli manifesti affissi nelle stazioni ferroviarie e dei trasporti pubblici, dei messaggi inviati sui telefonini dei turisti: Amsterdam e' in “stato di allerta droga” dopo i recenti decessi di tre giovani britannici e il ricovero in ospedale di una quindicina di altri turisti, vittime del consumo di eroina bianca, un cloridrato dell'eroina, uno stupefacente che proviene essenzialmente dal Medio-Oriente o dal Pakistan.
Probabilmente adulterato, il prodotto sarebbe stato venduto come se fosse cocaina da uno spacciatore di De Wallen, il “quartiere rosso” della capitale olandese. La polizia sta cercando con molta solerzia questo venditore e offre un premio di 15.000 euro in cambio di una qualche testimonianza che cerchi di identificarlo.

ADUC Droghe

Il proibizionismo non fa calare l'uso di droghe

dalla BBC: leggi più aspre sul possesso, uso e vendita di stupefacenti pur costando molto di più alla comunità, non hanno alcun effetto sulle percentuali d'uso.

Salvate il pesce cocainomane interrogazione dei 5 Stelle

Succede a Firenze. In Arno, secondo alcuni prelievi, c'è un'alta presenza di metaboliti, residui della cocaina. E così una consigliera grillina si spinge a chiedere al sindaco Nardella cosa intenda fare per evitare danni ai pesci   di ERNESTO FERRARA, Repubblica

Dalle sirene ai pesci cocainomani. Stavolta dal cilindro dei 5Stelle salta fuori un singolare sos per salvare i pesci dell'Arno a Firenze. Un allarme sollevato dalla giovane consigliera grillina Arianna Xekalos, ispirato alle ricerche sulle acque del fiume fatte negli anni scorsi dall'Università di Firenze, che arriva addirittura sul tavolo del sindaco Dario Nardella. La giovane 5 Stelle ha presentato un'interrogazione, in cui si legge: "Considerato che il fiume è uno dei maggiormente inquinati d’Italia; appresa la presenza di eroina e cocaina, che possono compromettere la sopravvivenza delle specie animali presenti nel letto". Quindi la domanda al sindaco: "E’ prevista un’operazione di riqualificazione delle acque? Se sì, quando sono previsti i lavori?". 

Per giorni all’assessorato all’ambiente, a cui è stata inoltrata la domanda, ci hanno scherzato su: «Facciamo un centro di recupero per i pesci tossici!». Poi la risposta formale dell’assessore Alessia Bettini: «Non è competenza del Comune; tuttavia segnaliamo che il nuovo emissario in riva sinistra riduce l’inquinamento delle acque». Ma il tema rimane: in Arno, secondo indagini universitarie condotte dal 2007 in poi, è emerso che c’è una concenrazione di cocaina più alta che nel Tamigi. 

I pesci ne risentono? "No, si tratta di metaboliti, ovvero residui di sostenza già consumate dall'organismo umano, per di più in concentrazioni bassissime", tranquillizza il Comune. Una ricerca del 2011 segnalava tuttavia che per l’eccesso di droghe nell'acqua i gobioni della Dore in Francia stavano diventando ermafroditi. Pesci siluri avvisati...

capita a Savona

SAVONA - Lo scontro frontale, tremendo. Nicolino Squillaci, 78enne di Savona, resta a terra sull'asfalto colpito dalla moto, senza assicurazione, di Fulvio B., un carabiniere 47enne. Il pensionato, che stava attraversando lontano dalle strisce in via Boselli, viene immediatamente trasportato al pronto soccorso, ma per lui non c'è niente da fare. Muore sabato sera dopo cinque ore di disperati tentativi da parte dei medici per salvargli la vita.

  L'agente, fuori servizio al momento dell'incidente, dopo qualche momento di tensione, si rifiuta di sottoporsi all'alcoltest e viene accompagnato anche lui in ospedale dai carabinieri, con i testimoni presenti che protestano temendo un trattamento di favore.   Al pronto soccorso l'uomo da ancora in escandescenza e viene calmato solo grazie all'intervento dei colleghi. I medici gli forniscono le cure necessarie e lo sottopongono agli esami del sangue. Esami, che nella giornata di domenica, hanno dato i loro risultati: il carabiniere è risultato positivo alla cocaina  e con un tasso alcolemico superiore a tre.    Subito dopo l'incidente, Orlando Pilutti, comandante della compagnia dei Carabinieri di Savona, a "Il Vostro Giornale", aveva chiarito: "Non vogliamo che ci siano equivoci. Abbiamo bisogno che le indagini siano complete e corrette per capire la dinamica dei fatti e le responsabilità del militare. Se ciò che si è detto dovesse essere corretto - aveva concluso - prenderemo i provvedimenti del caso, dal momento che si tratterebbe di comportamenti assolutamente condannabili e per nulla conciliabili con l'essere un carabiniere".

Infarto tra i giovani, la colpa spesso è della cocaina

 Cuore giovane a rischio per colpa della cocaina.

Secondo la Società italiana di prevenzione cardiovascolare se da un lato è diminuita la mortalità per infarto, dall'altro è aumentata la frequenza nei giovani a causa dell'uso sempre più frequente di sostanze stupefacenti come la cocaina. "La mortalità da infarto oggi è in riduzione - osservano gli esperti - siamo arrivati al di sotto del 5%, ma a preoccupare è l'aumento di incidenza di questa patologia tra i giovani che consumano cocaina".  

La cocaina è un potente vasocostrittore coronaricp. Secondo Bruno Trimarco, presidente della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (Siprec) "la cocaina è un potente vasocostrittore coronarico, è per questo che può creare l'infarto del miocardio e aritmie gravi, come - aggiunge - la fibrillazione ventricolare. Tra le varie sostanze è quella che in assoluto ha l'effetto vasocostrittivo più intenso. I soggetti che usano questa droga per inalazione, oltre ad essere come tutti esposti all'infarto, hanno frequentemente problemi legati anche al naso. L'uso di questo potente vasocostrittore, infatti, determina zone di necrosi proprio a livello delle narici nasali".

Rischio infiammazione coronarie per adolescenti non vaccinati  "Spesso - prosegue Trimarco - negli adolescenti l'infarto è legato anche a fenomeni infiammatori delle coronarie, come può accadere in corso di influenza per una coronarite virale. In realtà questo discorso va collegato a quello del vaccino: nel corso degli anni si è sviluppata nei suoi confronti una certa diffidenza, dunque si è ridotta la percentuale di soggetti che vi si sottoponevano. Di conseguenza, questo ha portato più spesso gli adolescenti a influenze e complicanze gravi come l'infarto".

Aumento casi tra i 30 e i 50 anni  "Piu' in generale - sottolinea il presidente della Siprec - si è abbassata l'età tipica dell'infarto. Un tempo si attestava poco al di sopra dei 50 anni, mentre oggi si verificano sempre più spesso casi di infarto tra i 30 e i 50 anni. Una vita più stressante, l'impiego di sostanze stupefacenti, il cambiamento delle abitudini igienico-dietetiche con prevalenza di cibi 'spazzatura' (ricchi di colesterolo e acidi grassi), ma anche la riduzione dell'attività fisica, sono tra le principali cause che hanno comportato un abbassamento della soglia di infarto".  

La crisi economica ha influito sugli infarti Secondo Trimarco, tra la cause del picco di infarti tra i più giovani ha influito anche la crisi economica. "Quest'anno come Siprec abbiamo pubblicato uno studio in cui si vede chiaramente come la crisi abbia portato ad una maggiore preoccupazione per gli aspetti economici - ricorda l'esperto - facendo ridurre l'attenzione nei confronti del proprio benessere fisico. Naturalmente chi ha perso il lavoro non pensa ad iscriversi in palestra, sia per una questione materiale legata ai soldi sia per una psicologica legata ad una sorta di depressione".  

Come preverire un arresto cardiaco Infine l'esperto suggerisce come prevenire l'infarto: "Bisogna fare molta attenzione al cibo - osserva - La regola, semplice, è sempre la stessa: l'apporto calorico deve essere proporzionato al consumo. Un importante determinante del rischio cardiovascolare, infatti, è l'obesitaà: oggi purtroppo sta aumentando soprattutto nei giovani, i quali - conclude -mangiano peggio e fanno meno attività fisica. Dunque quello che consiglio è dieta sana e una sana corsetta".

www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Infarto-tra-i-giovani-la-colpa-spesso-della-cocaina-767a6b5f-a87c-4e9f-a300-966b0bff4b14.html

MESSICO: MASSACRO DI STUDENTI A IGUALA, UNA STRAGE DI “NARCOS DI STATO”.

Sei fosse comuni, contenenti un numero ancora indefinito di cadaveri (almeno una trentina), alcuni dei quali con ogni probabilità sarebbero quelli di (alcuni) dei 43 studenti e studentesse messicani della Scuola normale agraria di Ayotzinapa scomparsi il 26 settembre dopo una manifestazione di protesta a Iguala aggredita dalla polizia dello Stato di Guerrero in combutta con i narcos “Guerreros Unidos”.

E’ questa la macabra scoperta di oggi, lunedì 6 ottobre, a Iguala, nel Guerrero messicano, che va ad aggravare il bilancio di 6 studenti morti e 25 feriti gravemente nell’attacco armato di una settimana fa.

La “scoperta” è avvenuta dopo la confessione di uno dei trenta narcos che le autorità di Città del Messico e dello Stato di Guerrero hanno arrestato insieme a 22 membri delle forze dell’ordine accusati di omicidio o concorso in omicidio.

Nonostante le autorità stiano facendo di tutto per “blindare” il sito, la stampa locale messicana non ha dubbi quanto ai mandanti e agli esecutori della strategia: l’Amministrazione locale (a guida Prd, cioè il “centrosinistra”) e la polizia cittadina.

Secondo le prime ricostruzioni, i sicari dei Guerreros Unidos avrebbero seguito gli studenti della Scuola normale di Ayotzinapa fin dal loro arrivo a Iguala per organizzare una commemorazione del massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968, nel quale oltre 300 studenti vennero uccisi a pochi giorni dalla cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Città del Messico.

Il primo attacco armato sarebbe stato opera degli stessi agenti mentre il secondo, avvenuto durante una conferenza stampa di denuncia, avrebbero avuto come esecutori i narcos. Sarebbero poi stati gli stessi agenti della Municipal di Iguala a consegnare gli studenti superstiti ai Guerreros Unidos, che li hanno massacrati e sepolti nelle fosse comuni.

l'articolo continua qua http://www.radiondadurto.org/2014/10/06/messico-massacro-di-student-a-iguala-una-strage-di-narcos-di-stato/

Se i camerati diventano narcotrafficanti

di Lirio Abbate, L'Espresso http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/09/09/news/se-i-camerati-diventano-narcotrafficanti-cosi-cambia-l-estrema-destra-romana-1.179350

Mettere in campo una rete di uomini neri offre vantaggi che le cosche non hanno. Ci sono i reduci degli anni di piombo, che garantiscono rispetto. C’è una ragnatela di simpatie politiche o di ricatti, che si insinua negli apparati dello Stato. E ci sono professionalità, nelle armi o negli affari, che i boss meridionali devono invece pagare a caro prezzo.La lista di traffici e delitti in cui sono coinvolti a Roma neofascisti vecchi e nuovi è lunga. Si parte dal dicembre 2009 quando a Ostia viene smantellata una rete che smistava cocaina: finiscono in manette Alberto Piccari, uno dei fondatori dei Nar, e la moglie di Carmine Fasciani, il ras del litorale. È proprio parlando con Fasciani che Gennaro Mokbel si vanta di aver speso tanti soldi per far uscire dal carcere la coppia nera per eccellenza: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Non solo. Il Ros scrive che Mokbel ha ricevuto da Fasciani «l’assicurazione di poter svolgere in modo indisturbato la campagna politica nella zona di Ostia».A Tivoli nel 2012 viene gambizzato Francesco Bianco, un altro reduce dei Nar, assunto dall’allora sindaco Alemanno all’Atac. A sparargli è Carlo Giannotta, reggente dell’ex sezione dell’Msi di Acca Larentia. Movente: le divergenze sulla gestione della sede e della commemorazione dei tre missini uccisi nel 1978. Dopo il ferimento viene perquisita pure la sede di CasaPound e si indaga sui due figli di Giannotta, Mirco e Fabio. Mirco, prima di essere messo da Alemanno a dirigere l’ufficio comunale per il decoro urbano, ha patteggiato la condanna per alcune rapine, mentre Fabio è tra gli autori del colpo a Bulgari di via dei Condotti. Sempre a Fabio Giannotta è stato ricondotto l’arsenale ritrovato nel quartiere Alessandrino: cinque armi da guerra, 16 pistole, giubbotti antiproiettile.Una di queste armi sarebbe stata utilizzata per assassinare nel 2008 Emiliano Zuin. Le istruttorie si sono infilate anche nella vita di di CasaPound. Il 14 aprile 2011 viene gambizzato Andrea Antonini, vicepresidente dell’associazione neofascista. La vittima, con un altro esponente di CasaPound Pietro Casasanta, è stata accusata nell’estate 2012 di aver aiutato un camorrista latitante. Pure Daniele De Santis, incriminato per l’omicidio del tifoso napoletano Ciro Esposito, oltre ad essere un ultrà è un neofascista attivo nel Movimento Sociale Europeo, con un passato in CasaPound.Le curve rivali giallorosse e biancoazzurre sembrano unirsi in un unico disegno politico-criminale. I giudici di Roma nella sentenza che ha condannato gruppi di ultrà, scrivono: «Il vero collante del vincolo che li unisce è la loro collocazione ideologica nell’area della destra più estrema, ispirata da concezioni xenofobe e neofasciste e da un’idea della sopraffazione dell’avversario che anche indipendentemente dal tifo calcistico che potrebbe dividerli, li collega invece in una comunanza di azioni e attività che poco hanno a che fare con le loro presunte passioni sportive». E persino in questo settore, ci sono poi i rapporti con i clan: uno dei capi della curva Nord, arrestato per traffico di droga, è stato segnalato come autista del boss camorrista Senese.Due anni fa in una operazione che ha portato al sequestro di 165 chili di cocaina è finito in manette Emanuele “Lele” Macchi di Cellere, con precedenti per associazione terroristica. Il pariolino “Lele” veniva considerato un “intellettuale di area”: in carcere invece era definito l’angelo custode di Pierluigi Concutelli, il cecchino della destra rivoluzionaria. Ora gli investigatori lo considerano vicino a Carminati.Sorprendente la vicenda del Pussycat, un night club con squillo d’alto bordo dietro la copertura del centro culturale “Le Pecore Nere” il cui vicepresidente era l’ex militante dei Nar Flavio Serpieri. Gli altri due soci? Un vicequestore della polizia e un regista. Infine nel clamoroso crack del broker Gianfranco Lande, il “Madoff dei Parioli”, è comparso Pierfrancesco Vito, l’ennesimo ex pistolero dei Nuclei Armati Rivoluzionari, con oltre 100 mila euro da riciclare.

Miracoli? In Valdera il 45,4% delle persone che fanno abuso di sostanze e in trattamento al SERT smettono.

Pontedera, comunicato stampa. Sono eccellenti tassi di remissione in Valdera per quanto riguarda l’abuso di sostanze stupefacenti (media 45.4%), in particolare per patologie da oppioidi (60.4%) e da cocaina(35.1%). Il tasso di remissione, cioè quante persone attraverso le terapie sono portate fuori dalle dipendenze considerando un’astinenza di almeno 12 mesi, sono importanti dal punto di vista statistico poiché sono in grado di fornire una serie di informazioni utili a capire quali siano le dipendenze che rispondono meglio alle terapie oppure quali siano le cure meno efficaci, intervenendo con gli opportuni correttivi sulle programmazioni in atto. Questo tipo di analisi epidemiologica, condotta nel 2013 per il 2° anno di rilevazione, ha fornito dati incoraggianti: su 1964 assistiti per dipendenza/abuso di droghe, 564 sono in completa remissione con un tasso del 33,3% (media ASL); per la dipendenza/abuso di alcool sono state in cura 409 persone, di cui 113 condotte in remissione con un tasso del 27,6% come media aziendale. Andando ad analizzare i dettagli per tipologia di dipendenza/abuso: su 1117 assistiti per oppioidi, in remissione sono 415 (37,2%); su 343 assistiti per cocaina, in remissione sono 102 (29,7%); su 191 assistiti per cannabinoidi, in remissione sono 37 (19,4%); su 43 assistiti per farmaci, in remissione sono 10 (23,3%). L’ASL 5 di Pisa, attraverso i SerT garantisce interventi di prevenzione, diagnosi terapia e recupero rivolti a soggetti che facciano uso e/o abuso di sostante psicotrope legali e illegali (alcool, farmaci, droghe). Uno degli obiettivi più importanti è valutare nel tempo l’efficacia delle terapie adottate per promuovere programmi di cura e reinserimento; per questo l’azienda sanitaria pisana ha stretto importanti collaborazioni con il MES (Management e sanità della Scuola Superiore Sant’Anna) e la Regione Toscana, al fine di mettere a punto un sistema informativo in grado di rilevare i tassi di remissione per patologie da uso di sostanze. Uno sforzo organizzativo necessario che ha permesso di affinare maggiormente l’uniformità di comportamento dei servizi nelle varie zone.

 

 

la fasciomafia romana

L Espresso, 09.09.14.

Non è una città, ma un intreccio di traffici e intrallazzi, delitti e truffe, su cui si è imposta una cupola nera. Invisibile ma potentissima, ha preso il controllo di Roma. Trasformando la metropoli nel laboratorio di una nuova forma di mafia, comandata da estremisti di destra di due generazioni.Al vertice ci sono vecchi nomi, veterani degli anni di piombo, abituati a trattare con le istituzioni e con i padrini, abili a muoversi nel palazzo e sulla strada. Ai loro ordini c’è un’armata bifronte, che unisce banditi e narcos, manager nostalgici e giovani neofascisti.L’ideologia garantisce compattezza, il credo nell’azione e nella sfida. I soldi, tanti e subito, premiano la fedeltà. E la componente borghese, dai maturi colletti bianchi ai ragazzi in camicia nera, gli permette di arrivare ovunque. Con le buone o con le cattive. Per comprendere bene cosa accade oggi nella Capitale, in questo grande spazio circoscritto dal Grande raccordo anulare, occorre mettere da parte quello che accade a Napoli, a Palermo o a Reggio Calabria. È nella Capitale che ha messo radici un sistema criminale senza precedenti, con fiumi di cocaina e cascate di diamanti, ma anche tanto piombo. 

 

Una fascio-mafia, che sintetizza la forza perversa di due tradizioni in un’efficacia che gli ha consegnato anni di dominio incontrastato. Persino gli investigatori hanno fatto appello alla sociologia per spiegare il modello romano. Qui si incarna la microfisica del potere teorizzata da Paul Michel Foucault: il potere criminale-mafioso si esercita, si infiltra, «non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono o coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un’organizzazione reticolare». Si estende in tutte le strutture sociali ed economiche, con dinamiche che cambiano continuamente e costruiscono altri patti e altri affari. Si infiltra, entra nei ministeri, nelle finanziarie, nelle grandi società pubbliche come nei covi dei rapinatori e nelle piazze di spaccio.Le sigle neofasciste della capitale sono finite coinvolte in numerose inchieste sul traffico di droga e sulle violenze e vendette a questo collegato. Ecco alcuni dei casi più inquietanti

A Roma non ci sono zone in cui commercianti e imprenditori sono obbligati a pagare il pizzo. Non c’è l’oppressione del boss di quartiere. E gli omicidi sono calibrati con estrema attenzione. Luglio si è aperto con l’assassinio di un pezzo da novanta di questo sistema, Silvio Fanella, nei condomini bene. Agosto si è chiuso con l’esecuzione di un’autista della nettezza urbana, Pietro Pace, nella periferia estrema: il padre ha offerto una taglia di 100 mila euro sui killer. Delitti miratissimi, perché quello che conta è far girare i soldi, che si tratti di gestire immobili, licenze, investimenti o di vendere droga. Gli architetti di questo sistema non si sporcano le mani con il sangue. Sanno a chi affidare il lavoro sporco. E quando devono colpire duro, hanno a disposizione una centuria nera compattata dall’estremismo di destra.

 

 

IL NEROUno dei componenti di questa cupola rivoluzionaria è Massimo Carminati, che sembra avere trasformato il suo personale romanzo criminale in una marcia trionfale. È stato nella banda della Magliana e nelle squadre terroriste dei Nar, con amicizie di rango in Cosa nostra e negli apparati deviati dello Stato. Coinvolto in processi importanti, come quello per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, ne è sempre uscito assolto. Ha scontato pochi anni di carcere per episodi minori. Nella Roma nera è un mito: un leader da seguire e ascoltare. E lui da leader si comporta e agisce. Si mostra, a chi non lo conosce, con modi felpati ed educati. Ma quando vuole sa imporsi con la forza, tanto che sodali e rivali lo rispettano con timore. È lui “l’ultimo re di Roma”.I suoi avvocati Ippolita Naso e Rosa Conti respingono questa ricostruzione: «Se tutto ciò rispondesse a verità, più che un uomo di potere sarebbe corretto definirlo uomo dai super poteri, che ha in mano le redini dell’imprenditoria capitolina, in grado di condizionare le vicende della politica romana, capace di passare dal traffico di droga ai vertici degli affari economici controllando, già che c’è, anche il territorio. E il tutto con un occhio solo!». Un riferimento a quella ferita vecchia di trent’anni, l’eredità di un conflitto a fuoco con i carabinieri che gli ha fruttato il soprannome di “er Cecato”. Per i legali però, come scrivono in un atto di citazione per difendere il loro cliente: «Siamo all’apoteosi dei luoghi comuni cinematografici. E di questo strabordare di informazioni neanche l’ombra di un elemento, un indizio, una circostanza oggettiva, una testimonianza, un riscontro, una indicazione di massima, una traccia, un segno che si sforzi di dare una parvenza di verità a quanto riferito». 

 

 

 

 

Per gli avvocati, «Carminati non ha più alcun conto in sospeso con la giustizia, è attualmente privo di pendenze penali e soprattutto re-inserito in un contesto sociale e familiare del tutto lecito, nel quale lodevolmente egli sta cercando di recuperare» e poi «si prende cura costantemente del figlio ventenne e convive stabilmente con la compagna, Alessia Marini, con la quale gestisce il negozio di abbigliamento “Blue Marlin”».

 

VILLA CONNECTION

Le parole degli avvocati sono un punto di partenza per decifrare la pista nera. Il negozio fa capo alla “Amc Industry srl” di cui è amministratore unico Alessia Marini e Carminati non compare come socio. La “Amc industry” dal primo gennaio 2011 ha preso in affitto una villa a Sacrofano, alle porte di Roma, su una collinetta che domina tutta la zona.Si tratta di una bella abitazione, ben rifinita, su due piani, con grande piscina circondata da prato all’inglese e un lungo viale che separa dal cancello. Qui vive Massimo Carminati. La villa risulta di proprietà del commercialista Marco Iannilli, un professionista dalle alte relazioni che negli ultimi quattro anni è diventato protagonista della cronaca giudiziaria. È stato arrestato e condannato in primo grado per la colossale truffa su Fastweb e Telecom Sparkle, che ha fatto girare centinaia di milioni di euro. Ma ha anche un ruolo chiave nelle istruttorie su Enav, l’azienda pubblica che gestisce il traffico aereo, su Digint e su Arc Trade: procedimenti che ruotano intorno a Finmeccanica, il gigante statale degli armamenti hi-tech. È nei guai anche per la vicenda della mazzetta pagata da Breda Menarini, sempre del gruppo Finmeccanica, per aggiudicarsi la fornitura di autobus da Roma Metropolitane, in cui sono indagati anche l’ex sindaco Gianni Alemanno e Riccardo Mancini. Che in passato avevano avuto rapporti con Carminati: un passato forse non così remoto. 

 

 

 

Solo coincidenze? Quando nel febbraio 2010 i carabinieri del Ros arrestano Iannilli, lo trovano in possesso di una Smart intestata a Carminati. E quando il commercialista a novembre 2011 finisce ancora in cella, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Roma e i militari del Ros annotano che «immediatamente dopo l’arresto di Iannilli, si recava presso la sua abitazione Massimo Carminati, allertato a tal proposito dalla moglie del commercialista». Perché tanto interesse? Negli atti non c’è risposta. Ma Iannilli per gli inquirenti era un esperto «nell’utilizzo di prestanome» e «per la costituzione o la rilevazione di società italiane ed estere, e la conseguente apertura dei relativi conti correnti, allo scopo di veicolare i profitti illeciti provenienti da operazioni di frode fiscale di notevole entità». Un professionista insomma che gestisce decine di milioni di euro e che sarebbe stato capace di dare copertura pulita ad attività in tutto il mondo, «il tutto per agevolare altri soggetti o organizzazioni criminali, in attività di riciclaggio di denaro».Il commercialista sembra pendere dalle labbra del “Cecato”. E non pare essere l’unico. C’è un altro uomo introdotto nei salotti buoni e di manifesta fede fascista che avrebbe subito il carisma dell’ex terrorista: Lorenzo Cola, tra i principali collaboratori di Pierfrancesco Guarguaglini, fino al 2011 numero uno di Finmeccanica. Per gli investigatori ha controllato un sistema illegale «in grado di influenzare le scelte societarie e commerciali dell’Enav». In questo modo ha creato operazioni di sovrafatturazione fra le aziende di Finmeccanica e società subappaltanti riconducibili a Iannilli: somme trasferite all’estero grazie alla rete del commercialista.Iannilli e Cola erano in affari con un altro estremista duro e puro: Gennaro Mokbel, condannato in primo grado come regista della truffa Fastweb con un riciclaggio da due miliardi. Ma è anche l’uomo che con l’aiuto, da una parte degli amici di Carminati e dall’altra della ’ndrangheta, è riuscito a far eleggere al Senato Nicola Di Girolamo, oggi detenuto ai domiciliari. In ogni indagine condotta dalla magistratura romana che riguardi grandi operazioni finanziarie spunta sempre qualcuno legato all’estrema destra, alla ’ndrangheta, agli 007 deviati, e a boss napoletani trapiantati nella Capitale. E su tutto si allunga l’ombra del “Cecato”. Perché lui vive in una terra di mezzo, perché sa come risolvere i problemi di chi abita negli attici dei Parioli e sa a chi chiedere nei meandri delle periferie più malfamate.CACCIA AL TESOROL’intreccio di business e crimine, di manager e fasci, è esploso con i proiettili che il 3 luglio scorso in un condominio elegante della Camilluccia hanno ucciso Silvio Fanella. Gli inquirenti lo definiscono “il cassiere di Mokbel” e stava scontando ai domiciliari la condanna a nove anni proprio per l’affaire Fastweb-Telecom Sparkle. Uno degli aggressori è rimasto ferito ed è stato arrestato: Giovanni Battista Ceniti, ex dirigente piemontese di Casa Pound. Non doveva essere un omicidio. In tre, fingendosi militari delle Fiamme Gialle, volevano rapire Fanella e farsi rivelare il nascondiglio di un tesoro da sessanta milioni di euro. Solo una parte è stata poi ritrovata dal Ros: mazzete di denaro e sacchetti pieni di diamanti, sepolti in un casale ciociaro.La caccia a quel forziere è stata un’ossessione, che potrebbe avere incrinato antichi accordi tra i nuovi re di Roma. Già due anni fa avevano provato a rapire Fanella. E proprio le indagini sul primo raid hanno aperto un altro spaccato sui poteri occulti della Capitale. Per quel blitz la procura ha ordinato l’arresto di tre persone. Uno è Roberto Macori, 40 anni, fino al 2011 factotum di Mokbel che poi si è legato ad un altro dei senatori della Roma criminale: Michele Senese, detto “o Pazzo”, il padrone della periferia a Sud del raccordo anulare, dove domina lo spaccio. Anche lui passato dalla banda della Magliana, ma soprattutto boss legato alla camorra e ai casalesi: da un anno è in cella per omicidio. Anche lui abituato a pensare in grande e muoversi nell’imprenditoria, sempre in accordo con Carminati. Prima dell’arresto, assieme a Macori voleva mettere in piedi una truffa da 60 milioni, rilevando un deposito di carburante a Fiumicino. Entrambi erano in stretto contatto e Macori al telefono parlava dell’interesse «dei napoletani» per il tesoro custodito da Fanella.Non sarà un caso se a casa di Macori, dopo l’arresto, i carabinieri hanno sequestrato sei diamanti purissimi che sembrano essere uguali a quelli trovati nel caveau di Fanella. E gli investigatori non credono più alle coincidenze. Stanno ricostruendo un mosaico in cui tanti delitti, tante acrobazie finanziarie in cui compaiono gli stessi nomi e gli stessi metodi. I reduci dei Nar, gli emissari di ’ndrangheta e camorra, la manovalanza a mano armata reclutata tra i neofascisti: l’organigramma della nuova fascio-mafia romana.

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/09/09/news/i-fasciomafiosi-alla-conquista-di-roma-1.178836

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