Domande agli Operatori
Scheda Informativa
Informazioni Generali
Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.
Effetti
Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante.
Cenni Storici
I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C.
Approfondimenti
La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “sospettate”, lontane dalla marginalità e dalla devianza. Essa non ha perso quindi il suo charme. Nota particolare, quella per la cocaina sembra essere essenzialmente una passione maschile, se è vero che ben il 9,9% dei 19enni maschi ne ha fatto un utilizzo negli ultimi dodici mesi, mentre solo il 4,7% delle donne.
Bibliografia
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Piacenza: Arrestato assessore, aveva 10 grammi di cocaina
10 Novembre, 2008 - 09:42 da AnonimoE' stato arrestato dai carabinieri, con una decina di grammi di cocaina addosso, un assessore con delega alla Sicurezza di un comune della provincia di Piacenza. L'arresto è avvenuto nella notte a Piacenza nella zona della stazione ferroviaria. Da quanto si è appreso, l'assessore, legato al centro destra, sarebbe incappato in un controllo dei carabinieri mentre con la "neve" si stava recando ad un droga party. E' stato quindi accompagnato nella casa circondariale delle Novate e rinchiuso in una cella. Deve rispondere dell'accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.
L'Europa invasa dalla cocaina e in Italia consumi al massimo storico
6 Novembre, 2008 - 08:24 da Anonimo
Alberto D'Argenio, Repubblica
BRUXELLES - Piove cocaina sugli italiani: tira e tirano sempre di più, specialmente i giovani. Adolescenti o trentenni, poco importa. Siamo al massimo storico dei consumi. Ma l'ultima frontiera della droga è Internet, con oltre duecento prodotti venduti da una miriade di boutique on-line. Si trova di tutto, dalla vecchia cannabis alle droghe più di tendenza, spesso definite "naturali". E attenzione all'eroina, che torna di moda e porta con sé nuove potenziali epidemie di Aids. E' il quadro che emerge dal nuovissimo studio dell'Osservatorio europeo sullelle droghe che sarà pubblicato domani a Bruxelles.
In Europa la droga più diffusa restano le canne: 71 milioni di adulti hanno fumato uno spinello nella loro vita, il che corrisponde al 22% della popolazione. Ad avere fumato nell'ultimo mese, invece, sono in 12 milioni, una percentuale pari al 3,5% della popolazione che in Italia sale al 5,8%. Tra i 15 e i 34 anni il consumo di cannabis è ancora più alto: i giovani europei che ne hanno fatto uso sono il 31%, con 3,5 milioni di giovanissimi tra i 15 e i 16 anni che hanno già provato (22,1% del totale). E sono in aumento anche i "fumatori intensivi" di spinelli, specialmente in Francia, Italia e Spagna.
Nel Belpaese, comunque, tra gli under 34 la media di chi ha consumato cannabis nell'ultimo anno, per quanto al di sopra della media europea (13%), è in discesa, con il 16,5% registrato negli ultimi mesi. Quasi quattro punti percenutali in meno del biennio 2002-2003.
Italia, cocaina record. La coca è ormai la seconda droga più diffusa in Europa dopo la cannabis. Una tendenza contraria a quella del resto del mondo, dove le anfetamine sono più diffuse. Merito, o meglio colpa, di Spagna, Regno Uninto, Italia, Danimarca e Irlanda. Paesi dove la cocaina è largamente diffusa. E proprio in Italia il consumo è in costante aumento dal 2004 e quest'anno ha toccato il massimo storico. Oggi nella Penisola il 5,5% dei giovani (15-34 anni) ha tirato, percentuale cinque volte superiore a quella del 1992 e un terzo rispetto al 2004. E il consumo è concentrato tra i giovani: in Europa nell'ultimo anno hanno sniffato quattro milioni di persone: sette su otto sono ragazzi. Si tratta del 2,3% della popolazione giovanile, che in Italia sale al 3,2%. Tra i giovanissimi, ovvero tra i 15 e i 24 anni, in media negli ultimi 12 mesi si sono fatti di coca il 2,6%, mentre in Italia siamo al 3,3%. Un fenomeno che ci accomuna a molti paesi del sud Europa, mentre al nord e all'est sono più diffuse ecstasy e anfetamine.
Pusher online. Ma la vera novità del rapporto 2008 dell'Unione europea riguarda il legame tra droghe ed Internet. Ed è allarme. Secondo gli esperti le boutique in rete specializzate in droghe sono in costante aumento, dando vita ad un fenomeno sempre più difficile da sconfiggere: si nascondono, spesso vendono prodotti non ancora illegali e li sostituiscono appena entrano nelle liste nere della polizia. Insomma, sono sempre all'avanguardia e fanno tendenza. La maggior parte di questi siti hanno sede in Olanda e Inghilterra, ma anche in Austria e Germania. Vendono di tutto, più di 200 diversi prodotti: si va dalla cannabis ai funghetti allucinogeni, dall'ecstasy agli oppiacei. Spesso i prodotti vengono falsamente definiti "naturali" per sfuggire all'occhio delle autorità. Ma le nuove frontiere della droga offerte da Internet riguardano anche le chat, dove ci si può raccontare le diverse esperienze.
Eroina e Aids. La produzione mondiale di eroina continua a salire, con 733 tonnellate all'anno. Ciononostante non ci sono motivi per prevedere un'epidemia simile a quella degli anni Novanta: il consumo è stabile, ma resta un grave problema di salute pubblica e continua a fare nuovi adepti. Cresce anche la produzione di oppiacei sintetici. E uno dei maggiori problemi è che il 40% degli eroinomani continua ad usare le siringhe, percentuale che raddoppia nell'Europa orientale. Il problema della diffusione dell'Aids resta quindi forte in Italia e Spagna, anche se la situazione più drammatica è in Estonia e Lettonia, dove negli scorsi anni una vera e propria epidemia di Hiv ha falcidiato i tossicodipendenti, e in Portogallo, dove il numero di contagi è in drammatica crescita. E tra i nostri vicini la situazione è terribile in Russia ed Ucraina.
Costi sociali. In Italia la droga costa allo Stato 6,4 miliardi di euro l'anno. Il 43% viene impiegato in repressione, il 27% in servizi sociali e il resto in perdita di prodtuttività da parte dei tossicomani. Quasi 4 miliardi sono spesi ogni anni per comprare droghe. Sulla base di questi dati si può dire che la droga in Italia costa lo 0,7% del Prodotto interno lordo. In Europa, poi, nel biennio 2005-2006 i decessi per droga hanno rappresentato il 3,5% di tutte le morti tra i giovani (15- 39 anni). Tra questi il 70% è stato causato da oppiacei.
Secondo l'eurodeputato radicale Marco Cappato alla base della diffusione della cocaina c'è il fatto che le reti criminali sono sempre più collegate tra loro, come dimostrano anche le nuove rotte del narcotraffico. "Continua inoltre - aggiunge Cappato - la diffusione dell'HIV e dell'epatite C, a fronte dell'assenza di serie politiche di riduzione del danno in Paesi come l'Italia, che non a caso sono tra i più intensamente impegnati in un'assurda e liberticida guerra al consumatore, trattato come un pericoloso criminale mentre i criminali
"Ormai sono gli adolescenti a farsi la guerra per la coca"
4 Novembre, 2008 - 16:45 da AnonimoMaurizio Braucci, sceneggiatore di Gomorra
«Non c'è mai stato un numero così alto di bande di adolescenti a spacciare e a farsi la guerra fra loro»
MILANO - «Perché Gomorra ha fotografato così bene la situazione?». Perché? «Perché vivendoci in mezzo le cose le vedi da un palmo di naso. I ragazzini di quest'agguato sono come Totò, seguono la strada di Marco e Ciro... Era cinema ma noi abbiamo raccontato la realtà. Sono gli altri, lontano da Secondigliano, da Castelvolturno, quelli che non sanno nemmeno dov'è Scampia... sono loro che non vedono niente e pensano che sia una caricatura». E invece no, giura Maurizio Braucci, scrittore e sceneggiatore del film di Matteo Garrone tratto dal bestseller di Roberto Saviano. Non è finzione. D'accordo, la camorra assolda anche giovanissimi. Ma un agguato contro ragazzini di 12-13 anni è un passo più in là. Non era mai successo. «Non è successo perché non c'è mai stato, come in questi ultimi anni, un numero così spaventoso di bande di adolescenti a spacciare e a farsi la guerra fra loro».
Sta parlando di Secondigliano?
«Non solo. Parlo di Napoli e della sua cintura metropolitana. È pieno di ragazzini che stanno in piedi a cocaina e crack. Sono consumatori e spacciatori nello stesso tempo, spesso tossicodipendenti, sempre più violenti. Molti conoscono soltanto la miseria nera e non hanno nulla da perdere. Con queste condizioni di base ci vuole poco ad arrivare a un assalto come quello di ieri notte».
Sparare addosso a poco più che bambini: si può parlare di una violazione del «codice d'onore» dei camorristi?
«Non esiste un'etica della camorra, sennò non avremmo donne uccise perché fidanzate con uno del clan avversario. E poi in questo caso boss e codici d'onore non c'entrano».
Perché no?
«La camorra, tranne i Casalesi e pochi altri casi, ha una struttura anarchica: una galassia di gruppi in lotta l'un l'altro. Il fatto è che l'età dei componenti delle bande è calata moltissimo. È un'emergenza ma nessuno lo capisce. Non mi stupirei se sapessi che questi ragazzotti sono di una gang finita nel giro della dipendenza da cocaina e che a sparare è stata gente della loro stessa età. Ripeto: niente boss. Qui tutto porta a uno scenario diverso».
Tutto cosa?
«Il tipo di agguato, per esempio. Il blitz, la ferocia, sparare all'impazzata: penso che abbiano voluto colpire anche il luogo, come fecero a Castelvolturno contro i ghanesi. L'ordine era: andate lì e sparate».
L'età si abbassa, la violenza cresce. Come uscirne?
«Non lo so proprio. Anche perché vedo società civile, politici, intellettuali, imprenditori, rimanere indifferenti. Faccio un piccolo esempio: due anni fa io e la disegnatrice Francesca Ghermandi abbiamo preparato un fumetto sulla prevenzione e i rischi legati alla cocaina da distribuire ai minori nelle scuole campane. So bene che non risolve i problemi ma è pronto, solo da distribuire. Secondo lei siamo riusciti a farlo?».
Mi sembra di capire che la risposta è no.
«Ovviamente no».
Cocaina e depressione
17 Ottobre, 2008 - 07:46 da AnonimoVi possono essere comportamenti che rappresentano un tentativo di controllare l'emergenza della depressione. Uno di questi è costituito dall'uso/abuso di sostanze eccitanti, la più diffusa delle quali è, nell'oggi, senz'altro la cocaina. Molte sono le cause che stanno all'origine dell'uso di cocaina. L'esperienza clinica mostra che fra le più frequenti vi è quella legata ad un mascheramento di un quadro depressivo. Il soggetto fa fronte inconsciamente ai sentimenti di inadeguatezza, di ansia circa le proprie capacità di essere all'altezza nelle diverse situazioni (sociali, professionali, di coppia) ricorrendo allo stupefacente. L'autosvalutazione caratteristica delle forme depressive è tanto più presente quanto più viene messa a tacere col ricorso agli effetti iperstimolanti prodotti dalla cocaina. Un tratto caratteristico dei consumatori e abusatori di cocaina è l'incapacità di percepire le reali motivazioni dell'assunzione il cui peso viene misconosciuto o comunque minimizzato. La diffusione sempre più massiccia della sostanza in strati sociali "alti", rinforzano, d'altro canto, l'idea illusoria di mettere in atto un comportamento non solo "normale" poiché diffuso, ma di sentirsi partecipi di un particolare stile di vita "vincente", uno stile conforme alle richieste di efficienza, produttività, totale adeguatezza poste dalla società contemporanea. Il soggetto cocainomane si aggrappa così all'euforia che la sostanza gli procura, in un quadro, almeno apparentemente, di totale sintonia con sé e con gli altri. Quando la quantità di sostanza e la frequenza di assunzione aumentano si sta però già verificando un fenomeno di assuefazione che rivela il fondo depressivo: si produce una progressiva diminuzione della stimolazione euforizzante, una contrazione della durata degli effetti, una caduta verticali della sensazione di benessere. L'intensificarsi del consumo, la percezione di non poter funzionare adeguatamente senza la cocaina, il malessere depressivo sempre più accentuato che accompagna lo svanire degli effetti sono segnali di una dipendenza che si è ormai instaurata. In questa situazione è facile che il misconoscimento della propria situazione si manifesti con la tendenza ad attribuire il proprio malessere alla cocaina. Rovesciando i rapporti di causa effetto l'assunzione di cocaina viene percepita come causa dello stato di malessere. In realtà lo stato depressivo quasi sempre preesiste. Il rovesciamento fra causa ed effetto è l'estrema forma di negazione della problematicità sottostante l'uso dello stupefacente. E' come se l'individuo dicesse "il mio problema è la cocaina", e l'essenziale per lui consistesse nel praticare meglio il controllo sulla sostanza. Circoscrivendo così il problema alla sostanza, che da rimedio al malessere diventa causa del medesimo, viene ulteriormente rimandato il momento della presa d'atto della depressione. Per tutto ciò il ricorso al consulto psicologico è tutt'altro che frequente, anche se potrebbe risultare decisivo. Spesso, invece, sono le persone vicine che domandano un aiuto, esasperate dal trovarsi vittime di ciò che l'uso cronicizzato di cocaina implica nel tempo: violenza verbale e, talvolta, anche fisica, idee di persecuzione, agitazione motoria, bizzarrie, allucinazioni tattili e visive, alterazioni improvvise dell'umore. Attraverso il consulto la persona vicina a chi fa uso di cocaina (coniuge, genitore, compagno o altro) può scoprire talvolta di essersi fatta complice involontaria della situazione, restando in una posizione di capro espiatorio funzionale al mantenimento dei sintomi della persona che sta accanto. Questa consapevolezza, dolorosa peraltro, può costituire il passo iniziale per aiutare a spezzare la spirale di contraddizioni e fornire un aiuto reale anche all'altro.
Dott. Graziano Senzolo
http://www.mybestlife.com/depressione/index.html
IN COMA PER UN'OVERDOSE SI RISVEGLIA FA ARRESTARE IL FIDANZATO
16 Ottobre, 2008 - 09:07 da AnonimoEsce dal coma in ospedale per una sospetta overdose e quando riesce ad uscirne accusa il fidanzato che l'ha iniziata al consumo di droga. Protagonista della vicenda e' una diciannovenne di Udine, che nel giro degli stupefacenti ci era arrivata per amore. Le sue dichiarazioni una volta finita la relazione hanno permesso al Nucleo Investigativo dei Carabinieri friulani di avviare un'indagine che ha portato all'arresto del giovane e a cinque denunce per spaccio di stupefacenti. La giovane si era presentata ai militari raccontando di aver trascorso due mesi ospite del fidanzato, lasso di tempo in cui era stata introdotta all'uso di hascisc e cocaina, droga quest'ultima che l'aveva portata sull'orlo del baratro, tanto che nell'ottobre 2007 la ragazza era stata ricoverata all'Ospedale Civile di Udine in condizioni gravissime. Uscita dalla crisi, aveva abbandonato il ragazzo, aveva ripreso gli studi giungendo alla maturita', ma soprattutto aveva poi fatto ai Carabinieri i nomi del ragazzo e di altri cinque spacciatori da cui si riforniva. I Carabinieri hanno prima atteso che la ragazza concludesse quest'anno l'anno scolastico, quindi fatto scattare le perquisizioni arrestando Alessio Minen, 28 anni, di San Giovanni al Natisone (Udine) per detenzione finalizzata alla cessione di sostanze stupefacenti, e altri cinque presunti spacciatori. (AGI) - Udine
nuovo e fiammante spot del governo
15 Ottobre, 2008 - 13:32 da AnonimoIl link è alla pagina della conferenza stampa, da cui si può scaricare il filmato
Cocaina e anomalie strutturali del cervello: conseguenza o predisposizione?
15 Ottobre, 2008 - 07:54 da Anonimo
Anomalie strutturali del cervello di persone con dipendenza da cocaina potrebbero essere spiegate in parte dall’uso di droga e in parte da una predisposizione genetica alla dipendenza da sostanze. Lo studio, pubblicato su Neuron di ottobre, riproduce la topografia cerebrale di tossicodipendenti e fornisce nuove prospettive sugli effetti della cocaina nei processi cognitivi e motivazionali mediati dal sistema neuronale. Confrontando lo spessore della regione neocorticale e quella paralimbica in un gruppo di tossicodipendenti e in un gruppo di controllo, i ricercatori hanno scoperto che quattro delle diciotto strutture deputate alla regolazione della gratificazione e dell’attenzione sono significativamente più sottili nei tossicodipendenti. Un assottigliamento della corteccia risulta inoltre correlato a una limitata capacità di esprimere preferenze e prendere decisioni e una minore capacità di attenzione. Le differenze di spessore della corteccia prefrontale dipendono dall’esposizione nel tempo all’uso di droghe, ma il dottor Breiter - coordinatore dello studio - ha osservato alcune differenze nella simmetria delle regioni corticali che suggerirebbero una predisposizione genetica all’uso di sostanze. Infatti, i ricercatori hanno riscontrato una simmetria alterata nell’emisfero destro/sinistro della corteccia frontale associata anche ad un’alterazione delle capacità di giudizio e decisionali. In conclusione lo studio dimostrerebbe che modificazioni strutturali del cervello in persone con dipendenza da cocaina potrebbero essere state causate dall’esposizione alla droga, ma potrebbero anche essere il risultato di una pre-esistente vulnerabilità all’uso di sostanze.
dronet.org
Stati generali sulle dipendenze in Valdarno
29 Settembre, 2008 - 17:24 da Anonimo
Stati generali sulle dipendenze l’incontro si svolgerà sabato 4 ottobre presso il complesso della Filanda è rivolto a tutti coloro che a vario tipo sono interessati a questo delicato argomento che riguarda la vita di molti cittadini valdarnesi.
Il giorno 4 ottobre è stata organizzata dalla Conferenza di zona dei sindaci e dal Dipartimento delle Dipendenze dell’USL 8 un’occasione di approfondimento sul modello organizzativo delle Dipendenze sul nostro territorio; si tratta di un incontro al quale sono invitati gli operatori che a vario titolo si occupano del problema, sul versante del servizio pubblico, del privato sociale e del terzo settore; naturalmente questa occasione è offerta anche a quanti vogliano partecipare perché in qualche modo interessati. La giornata si svolgerà presso la Sala Conferenze del complesso La Filanda della Ginestra ed avrà inizio alle ore 9 con il saluto portato da Sauro Testi presidente della Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino, da Giorgio Valentini Sindaco di Montevarchi e Vice Presidente della Conferenza dei Sindaci della provincia di Arezzo, da Monica Calamai Direttore Generale dell’USL 8, da Enzo Brogi Consigliere Regionale. I lavori poi entreranno nel vivo con l’analisi delle varie tematiche legate alle dipendenze. Il Dott. Di Mauro Direttore del Dipartimento delle Dipendenze dell’Usl 8 e la Dott.ssa Bonechi Responsabile del Ser. T. del Valdarno parleranno rispettivamente delle attualità e delle prospettive del territorio e della realtà specifica del Valdarno. Seguirà l’apertura di una tavola rotonda sui progetti innovativi del servizio pubblico che affronterà i temi riguardanti il gioco d’azzardo, il tabagismo, l’alcol, il centro diurno “Mister Brown”. La seconda parte dei lavori sarà rivolta all’illustrazione di alcuni progetti di collaborazione presentati dalle realtà presenti nel territorio come l’ACAT valdarno, la comunità “Nuovi Orizzonti”, il progetto “Happy Night – Good Lucky Day”. Infine uno spazio sarà dedicato al dibattito e alle conclusioni che saranno effettuate da Sauro Testi, Monica Calamai e Paolo Eduardo Di Mauro. Il tema delle Dipendenze da sempre corre il rischio di divenire preda di interpretazioni riduttive, e di derive ideologiche; c’è viceversa necessità, oggi più di sempre, di “fare il punto”, alla luce delle più recenti acquisizioni in varie discipline, ed anche del divenire stesso del fenomeno: i processi di omologazione culturale da un lato (forse siamo oggi in presenza di un minore allarme sociale), l’emergere di nuovi problemi dall’altro: il rapporto dei giovani con l’alcol, il focus su nuovi comportamenti problematici: gioco d’azzardo, internet, shopping compulsivi ed altro. Il Servizio per le tossicodipendenze del Valdarno, in particolare si è confrontato negli ultimi tempi con queste sfide ed anche con la necessità di ricalibrare il proprio modello organizzativo; è quindi ulteriormente auspicabile un momento di proposta e di confronto sul territorio. Il Ser.T. del Valdarno negli anni ha visto un progressivo radicamento sul territorio, grazie alle sue attività nel settore della prevenzione, cura e riabilitazione nelle Dipendenze da sostanze psicoattive illegali, ma anche legali (alcol, tabacco etc.) e comportamentali senza uso di sostanze (Gioco d’azzardo, internet etc.); ad oggi, tra i vari dati disponibili, segnaliamo che si occupa complessivamente, di più di 500 persone; di 314 soggetti con problemi da droghe illegali (257 maschi 57 donne, appartenenti a varie fasce di età), e di 122 soggetti con uso problematico di alcol (92 maschi e 30 donne).
Come domare una sostanza “indomabile”
28 Settembre, 2008 - 20:27 da AnonimoCome domare una sostanza “indomabile”
Da http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/arretrati/2008/settembre/come_dom... , di Grazia Zuffa - 28 settembre 2008
Una recente ricerca sui consumatori di cocaina di Anversa in contesti di "normalità" contraddice gli stereotipi più comuni.
Come “domare” la cocaina: è il titolo dei due volumi del sociologo belga Tom Decorte, incentrati su una ricerca del 1999, per studiare i modelli di consumo di cocaina di 111 soggetti reclutati nei locali di divertimento di Anversa. Nel follow up, i consumatori sono stati di nuovo intervistati a distanza di qualche anno, fra il 2002 e il 2004. Il concetto di “domare/addomesticare” (taming) applicato alla droga suona inusuale, anche se Decorte si inserisce in un filone di studi ormai consolidati (ma non per questo meno “nascosti”). L’ipotesi di fondo è che la cocaina, nonostante le sue caratteristiche chimiche “indomabili” (leggi dannose/additive) possa essere domata. Anzi: la gran parte dei consumatori è in grado di domarla (in maniera non molto dissimile da come la gran parte dei consumatori di alcol riesce ad addomesticare questa sostanza altamente additiva). Ciò che non sappiamo è come questi consumatori riescono a tenerla a bada: ossia quali meccanismi di “controllo” mettono in campo per raggiungere lo scopo.
Siamo agli antipodi del cosiddetto “farmacocentrismo”, che vorrebbe le persone preda delle caratteristiche chimiche delle sostanze. Al contrario, gli individui svolgono un ruolo attivo: nonostante gli innegabili rischi della cocaina, i consumatori sono in grado di controllarla seguendo una serie di “regole” informali che prescrivono in quale quantità, in quali occasioni, in quale stato d’animo, con quale modalità di assunzione e frequenza, si può consumare senza che l’uso diventi troppo rischioso. Sono le regole (dette anche “controlli informali”) che i consumatori apprendono nell’ambiente socioculturale in cui sono immersi: in una parola, sono le culture del consumo che si rivelano altrettanto, se non più importanti, della chimica.
Prima di addentrarsi nei risultati dello studio, è bene chiedersi perché parlare di consumi “controllati” generi ancora tanto scetticismo. Anzi. Più che di scetticismo, si potrebbe parlare di incredulità, almeno nel largo pubblico: non sono forse le droghe illegali dannose e “incontrollabili” per loro natura, in quanto provocano dipendenza? Anche il direttore dell’agenzia Onu sulle droghe, Antonio Maria Costa, ha di recente ribadito che «le droghe sono illegali perché dannose» (e non viceversa, si è premurato di precisare).
Anche molti addetti ai lavori mostrano fastidio o quanto meno indifferenza: ammesso che questi consumatori “controllati” esistano, che cosa possono apportare di conoscenze utili alla cura delle persone dipendenti? Fra i “sani” e i “malati” – questa l’antifona – c’è una barriera, la malattia appunto.
Quest’ultima obiezione è più sofisticata, lasciamola ad un secondo momento. La prima invece – la intrinseca incontrollabilità delle sostanze illegali – è quella più importante, perché più aderente al senso comune diffuso, che peraltro accomuna l’opinione pubblica e gli esperti. Ne è spia significativa la differenza delle domande rivolte alla ricerca a seconda che si parli di alcol o di droghe illegali. Nonostante il gran parlare intorno ad un “approccio comune fra droghe illegali e legali”, per le prime i quesiti di gran lunga più ricorrenti riguardano il perché le droghe vengono usate: nel tentativo di scoprire le particolari motivazioni individuali e i particolari deficit che spingono alcuni individui a consumarle; domanda che suonerebbe paradossale per l’alcol, e infatti gli studi si indirizzano a come si usa l’alcol, cercando di distinguere fra uso e abuso; mentre le politiche pubbliche cercano di prevenire l’abuso incoraggiando le culture del consumo controllato. Ecco perché una ricerca come quella condotta in Belgio va ancora controcorrente, nonostante, lo ripetiamo, i primi studi sui consumi controllati risalgano agli anni ‘70: l’idea è di studiare come viene consumata la cocaina da parte di quelle persone che non si limitano a provarla, ma continuano ad usarla con una certa regolarità. Persone reclutate in un contesto “normale” e che si presume conducano una vita “normale”; che non hanno mai avuto bisogno di rivolgersi ai servizi per le dipendenze e non hanno problemi con la giustizia.
Riportare in maniera esauriente e sistematica i risultati della ricerca di Anversa è impresa impossibile in questo breve scritto, mi limito a segnalare gli esiti che più sfidano gli stereotipi comuni.
Primo: la cocaina è una sostanza “uncinante” – si dice. Perciò, o smetti subito oppure ti “prende” e diventi cocainomane. Eppure, nel lavoro di Decorte, la maggioranza degli intervistati sono consumatori moderati. Non solo: nel corso del tempo, il controllo generalmente aumenta. Si guardi ad esempio all’indicatore che più frequentemente è citato dai consumatori come indice di controllo sulla sostanza: l’essere in grado di astenersi periodicamente dall’uso. Nella prima ricerca, l’89,6% delle persone aveva fatto a meno della cocaina per uno o più periodi superiori ad un mese; cinque anni dopo, fra gli stessi intervistati, la percentuale di astinenti periodici era salita al 93,5%.
Secondo: quando sei entrato nel tunnel della dipendenza, il gioco è fatto – si dice – e ce n’è di strada da fare per uscirne. Eppure, la ricerca dimostra che ci può essere un’escalation nel consumo di cocaina, fino a raggiungere livelli “pesanti”, ma che in genere si torna indietro a livelli moderati. Così, circa la metà dei consumatori di Anversa dichiara di aver attraversato un periodo di consumo pesante, ma solo il 5% ha mantenuto nel tempo quel livello. Non solo: il fatto di attraversare delle fasi di consumo pesante non esclude che si possa in seguito diventare astinenti o diminuire sensibilmente l’intensità del consumo. E questa è una risposta all’obiezione succitata, di quegli operatori che ritengono ci siano due categorie incomunicabili di consumatori moderati da un lato, e di persone che aumentano i consumi fino alla vetta della dipendenza, dall’altro. In realtà, i percorsi sono variabili, e possono esistere periodi di “non controllo” anche nelle carriere dei consumatori controllati. In conclusione: per capire come e perché certi consumatori hanno perso il controllo sulle sostanze, bisogna affrontare la questione del come e perché altri, o gli stessi in altro periodo, riescono a controllarle.
Ancora: la cocaina è una sostanza pericolosa, anche per gli inconvenienti che presenta (il repentino calo d’umore dopo l’effetto euforico, l’essere “schizzati” e così via) – si dice – quindi non c’è modo di “governarla”. C’è una parte di verità in questa affermazione. La cocaina presenta diversi svantaggi e i consumatori imparano a riconoscerli nel tempo. Ma proprio questi inconvenienti agiscono come fattore di controllo: solo l’uso moderato permette infatti ai consumatori di apprezzare i “vantaggi” della sostanza senza che gli svantaggi prendano il sopravvento. Se invece l’uso è eccessivo, la bilancia pende dalla parte negativa. È questa una delle principali ragioni per cui la gran parte dei consumatori dopo un po’ diminuisce l’uso e alcuni perfino abbandonano la sostanza.
Il consumo di droga non si differenzia da molte altre esperienze umane, questo al fondo il succo della ricerca: i consumatori apprendono dall’esperienza propria e da quella degli altri i rituali d’uso e le regole di comportamento utili a “domare” la cocaina. Consumatori controllati si diventa, nonostante la droga.
Grazia Zuffa


