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Domande agli Operatori
Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.
Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante. Sensazione di benessere, aumento di sicurezza e di fiducia...
I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C. La pianta della coca ha avuto un'importanza enorme per tutte le civiltà andine. Ciò è testimoniato dal fatto che essa era protagonista principale di tutti i moltissimi miti d'origine con i quali si raccontavano le vicende leggendarie della fondazione delle varie civiltà andine. La coca costituiva inoltre la pianta per...
La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “...
Novità cocaina
Cocaina, 5000 anni di storia
Cocaina, 5000 anni di storia. Zerozerozero.tv presenta il programma di Roberto Saviano.
http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/cocaina-5000-anni-di-storia/128637/127137
«In carcere il maialetto alla cocaina»
Maxi-inchiesta sul traffico di droga a San Sebastiano: i pentiti raccontano come lo stupefacente veniva portato e distribuito
La Nuova Sardegna - SASSARI. Maialetti e agnelli cucinati e portati dai familiari ai cari reclusi in cella. Ma al ripieno di droga. Stupefacente che sarebbe stato nascosto nelle pietanze «in un preservativo o in un finto osso», di quelli in plastica per i cani. Talvolta, invece, il viatico era più classico, sebbene altrettanto fantasioso, come un pomodoro o un’arancia. Di necessità, virtù.
Buco killer, l'ultimo incubo della coca si moltiplicano i casi di epatite
La assumono per endovena, perché così ha effetti più intensi e istantanei. Cominciano per caso, all'uscita da scuola o in discoteca. I soldi li hanno in tasca perché le famiglie non li fanno mancare, e così continuano, fino a diventare dipendenti. Fino a spacciare per procurarsi le dosi gratis.
È il mondo dei giovani consumatori di cocaina genovesi. "Nel giro di un mese abbiamo avuto 3 casi di epatiti subacute da cocaina endovenosa - esordice Gianni Testino, coordinatore del Centro Alcologico Ligure - E sono tutte persone giovani, di 24, 26 e 34 anni. Non ci è mai capitata una media così, la situazione è allarmante".È allarmante perché dei ragazzi sotto i 25 anni che, per problemi legati al fegato, arrivano qui al Centro Alcologico del San Martino, il 15% abbina l'uso di cocaina a quello di alcol. E mentre in Italia il 4% degli under 19 dice di aver provato la coca almeno una volta - lo rivela il rapporto Espad sulle dipendenze giovanili - a Genova cresce un fenomeno ancora più inquietante, quello che passa per siringhe e vene. Colpisce soprattutto le fasce più abbienti: "I ragazzi vengono da famiglie benestanti, spesso sono viziati, senza interessi o ambizioni. Alla cocaina si avvicinano da giovanissimi: gliela offrono in locali, discoteche, ma anche a scuola". Francesco, 16 anni, studente del Liceo Artistico Klee, in effetti non strabuzza gli occhi: "Sì, conosco gente fase di formazione - prosegue il medico - e assume come una spugna tutto ciò che dà gratificazione. È facile cadere in tentazione. Poi iniziano i problemi fisici, perché dopo un po' anche un corpo giovane dà segni di cedimento. E tra gli organi colpiti c'è il fegato. Di questi 3 casi di epatite, ad esempio, nessuno era in condizioni irrecuperabili, ma tutti erano gravi". Quando i ragazzi sono arrivati da lui, Testino ha affrontato prima il problema dell'alcol. Perché quello della cocaina all'inizio lo hanno tenuto nascosto. "Ma il quadro clinico, nonostante le cure, non migliorava. Così ci siamo confrontati con loro senza le famiglie, abbiamo conquistato la loro fiducia e hanno confessato ". È a questo punto che comincia il percorso della disintossicazione, curato dall'equipe medica del Centro e dagli infermieri, coordinati dalla caposala Ornella Ancarani: "Ci prendiamo cura dei ragazzi e delle famiglie. Ci vuole grande motivazione per uscirne, ma la paura di incorrere in gravi consegueze fisiche fa miracoli. Sono ragazzi fragili ma intelligenti".
Testino fa appello a inquirenti e istituzioni: "Si faccia qualcosa, perché i casi dei ragazzi che ho conosciuto sono la punta dell'iceberg. Dai loro racconti emerge una realtà molto più ampia che ruota intorno alla cocaina: in città c'è un sistema capillare, il tessuto sociale è compromesso".
Giulia De Stefanis Repubblica.it
Narcos e Paraguay. Dove lo Stato e' assente

Se si attraversa la via Doctor Francia di Pedro Juan Caballero, c'e' Ponta Pora, la citta' gemella brasiliana, che si estende al di la' di una frontiera invisibile, senza controlli per l'immigrazione. A Pedro Juan Caballero, citta' di 80.000 abitanti, a sei ore di strada a nord-est della capitale Asuncion, c'e' il padrino paraguay-brasiliano Fahd Yamil che rappresenta la nuova legge dopo essere stato in prigione in Brasile. Recentemente ha ammesso di aver venduto delle terre a Horacio Cartés, uno dei due favoriti per le presidenziali di domenica. Yamil si e' alleato con il Primo Comando Capitale (PCC), la mafia di Sao Paulo. Il Comando Vermelho (CV), la principale mafia di Rio de Janeiro diretta da Fernandinho Beira Mar, e' anche presente lungo i 400 Km di frontiera col Brasile. La zona e' privilegiata perche' la frontiera e' penetrabile e facilmente attraversabile, in un territorio in cui dei larghi fiumi fanno da frontiera per questo Paese grande quanto la Germania. I regolamenti di conti avvengono quotidianamente tra le mafie brasiliane e i gruppi paraguayani di narcotrafficanti. “E' una zona molto pericolosa e la situazione potrebbe diventare peggior se non verranno presi dei provvedimenti”, dice il senatore del Partito Liberale Robert Acevedo che paventa una “messicanizzazione” della violenza, citando le macabre scoperte di corpi decapitati, bruciati vivi, cosi' come fanno i narcos messicani. Francisco de Vargas, capo dell'agenzia antidroga del Paraguay, la Senad, minimizza sui livelli di violenza e evidenzia i sequestri di circa 4 tonnellate di droga da giungo del 2012. “Noi soffriamo del fattore Bolivia. C'e' un cultura ancestrale della coca in quel Paese, dove sono molto lassisti”, accusa. Tuttavia riconosce che vi e' una debole presenza dello Stato che facilita' le attivita' dei trafficanti stranieri e dei produttori paraguayani. Alcuni rapporti dei servizi di sorveglianza dicono che i soldi della droga finanziano le campagne elettorali. Per combattere questo flusso attraverso le frontiere, la Senad dispone di deboli mezzi di dissuasione, con solo 250 agenti sul terreno. Nel suo ufficio periferico di Pedro Juan Caballero, il comandante della zona N.1 dell'agenzia guarda il suo computer e identifica con Google map delle zone verde chiaro nel cuore delle foreste. Un'ora dopo scende dal suo fuoristrada e si dirige verso la jungla fino a giungere su dei terreni trattati per diventare coltivazioni di cannabis. Piante di 1/3 metri che sono li' vicino, sono pronte per essere raccolte. Gli agenti antidroga tagliano le piante e le bruciano. Il Paese conta tra 10 e 15 mila ettari di coltivazioni di cannabis con un costo di produzione basso, 30 dollari per chilo e un rendimento per ettaro di 3 tonnellate, con due raccolti l'anno tanto e' fertile la terra del Paraguay, e la cocaina di Bolivia e Colombia che transita per il Paese, storicamente considerato per traffici di tutti i tipi, armi, sigarette, automobili, etc. “Noi abbiamo la migliore cannabis del mondo”, ironizza Candide Figueredo, corrispondente a Pedro San Juan per il quotidiano ABC. Minacciato dai narcotrafficanti, e' protetto sempre da quattro agenti di polizia, armati di fucile-mitragliatore israeliano Famae. Il mese scorso, il direttore di una radio della citta', anche proprietario di un discoteca, e' stato ucciso con due colpi.
(grazie ad alcuni lanci dell'agenzia AFP)
Al Fuorisalone presentato il "porta cocaina"
La scatoletta é prodotta da un nuovo brand torinese, Snow White. É un piccolo portaoggetti a forma di mezza mela, proposto in varie versioni ed in dimensioni ridotte (sta in tasca o in una piccola borsetta). L'uso è inequivocabile: "Porta cocaina". Lo segnala Giulio Cavalli, attore ed ex consigliere regionale che commenta desolato: "Non so se sia reato, (anzi no, ma lo vorrei tanto il reato di concorso culturale esterno alla mafia) ma meriterebbero la gogna. Almeno quella. Tirata addosso". La proposta di Snow White sarebbe ironica, tanto che hanno anche messo in commercio una linea di abbigliamento contraddistinta dal motto “Mela Tiro”. L’idea pare sia nata durante il salone nautico di Cannes, dove oltre ai mega-yacht la cosa che saltava all’occhio di più era il consumo di cocaina. Rifacendosi alle storie che si raccontano sulle famose feste moscovite, in cui sui tavoli sono appoggiati vassoi carichi di neve che i partecipanti sniffano senza pudore, ai due imprenditori torinesi è venuto in mente di produrre un contenitore per un consumo più “stiloso” ed ordinato.
Porta Cocaina presentato al Salone del Mobile
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DENNY
Salve a tutti Raga non vorrei passare per moralista o cosa..o 39 anni e voglio solo raccontare la mia esperienza ammesso che puo servire,,o iniziato a 12 a fumare canne per poi tutta la trafila premetto che sono Siciliano e negl anni 90 girava la migliore eroina non chimica come quella gira al nord che ti prendi una scimmia pazzesca in Sicilia erano i tempi della Bianca un tipo d eroina che appena la scioglievi era come la coca trasparente ,,un bel sballo vi ripeto o provato di tutto tra cui sono stato tossico per parte della mia gioventu mi sono fatto le pere per ben 22 anni ma oggi dopo vari collassamenti e salvato a pelo e dopo 2 programmi in Comunita sono qui a portar la mia esperienza e vi assicuro che ne o passate di tutti i colori dal Carcere alla strada anche in inverno ecc ecc con questo cosa voglio dirvi che nessuna di queste sostanze porta bene anche se oggi sento alcuni e vabe una cannetta che ti fa ...fa proprio questo che alcuni di voi parla attacchicardia paranoie ecc ecc per poi non andar oltre io mi accorgo su di me non posso star piu di qualche secondo concentrato su qualcosa non ricordo piu come prima e ne posso elencare questo e il risultato delle droghe in genere ammesso che rimangono come me ,,perche molti si sono giocati la bussola da noi si dice,,non esistono droghe che fanno piu male o meno male tutte una porcheria ,,,che poi la maria cioe l erba puo metterci piu tempo ok perche oggi e trattata anche quella sapete come con la morfina e poi essiccata e prnde pure meno volume tutto troppo chimico ,,poi fate voi la vita e vostra e proprio per questo godetevela io oggi sono sposato con famiglia o comprato casa o una bella moglie e un buon lavoro tutto e possibile volonta e calma si ottiene tutto ,,io mi ero dato per spacciato eppur son qui auguroni a tutti...
"La cocaina: il 'Gratta e Vinci' della criminalità"
Milioni di consumatori nel mondo, una buona percentuale dei quali risiede in Italia. La sempre fiorente azienda della cocaina non teme la crisi, con un giro d'affari stimato in 500 miliardi di dollari l'anno. In queste settimane se ne parla grazie a ZeroZeroZero, il secondo romanzo di Roberto Saviano. Ma a descrivere in un saggio documentato lo sconvolgente universo della polvere bianca, qualche anno prima dello scrittore campano, è stato Vincenzo Rosario Spagnolo.
Giornalista e scrittore, firma servizi, reportage e inchieste per il quotidiano Avvenire, per conto del quale lavora nella redazione politica come cronista parlamentare. Fra il 2000 e il 2011 si è occupato di cronaca giudiziaria, interni e politica nazionale per l'emittente italiana Tv2000. Per i suoi articoli ha ricevuto numerosi premi, fra i quali il riconoscimento speciale Cronista dell'Anno (2003).
È autore del reportage-inchiesta sul narcotraffico Cocaina SpA (Pellegrini Editore, 2010), e della non fiction novel "Un istante prima" (Mondadori, 2011), libro scritto insieme al magistrato Stefano Dambruoso.
Sono passati tre anni dall'uscita di Cocaina Spa. Un tempo molto lungo per l'economia criminale, capace di reinventarsi continuamente. Ci sono stati cambiamenti significativi nel traffico internazionale della 'regina delle droghe'?
Sono cambiate alcune situazioni, spesso in peggio. Nel libro racconto il 'viaggio' che compie la cocaina dai Paesi produttori in Sudamerica ai milioni di consumatori in Europa, negli Stati Uniti, in Australia, perfino in Cina.
Lungo quelle rotte si è accentuato il peso specifico dell'Africa, dove alcuni paesi vivono situazioni di narcoterrorismo: la coca che per arrivare in Europa transita da lì all'inizio era simile ad un ruscello. Oggi è un vero e proprio fiume che accresce l'instabilità di alcune aree vessate dal narcotraffico: la Guinea Bissau o la regione del Nord del Mali, dove hanno fatto base gruppi terroristici legati ad Al Qaeda, che si finanziano con narcodollari. Oppure è cambiata la situazione del Messico, dove dal 2006 al 2010 già si contavano circa 13mila morti per la guerra fra cartelli della droga, che però ha avuto una tale escalation per cui ora si contano circa 70mila vittime. E le autorità messicane aggiungono al conto altri 20-30mila desaparecidos: stiamo parlando di una strage epocale, una narcoguerra fra cartelli (dotati di "truppe" in possesso di armi automatiche che equiparano la potenza di fuoco delle forze speciali messicane e statunitensi) e di questi contro lo Stato.
Cartelli feroci che caricano su Youtube i filmati degli omicidi per sfidare i gruppi concorrenti o che piazzano al lato di una strada ben frequentata file di sedie con sopra le teste di nemici di altri gruppi criminali. Un modo per terrorizzare tre tipi di bersagli: i rivali, la popolazione civile (si parla di almeno mezzo milione di persone foraggiate direttamente dall'industria della droga) e le forze dell'ordine, che quando provano a reprimere il fenomeno ricevono come risposta assalti con bazooka e kalashnikov a caserme e commissariati. I singoli episodi sono divenuti ormai purtroppo cronaca quotidiana.
E in Italia?
In Italia le inchieste giudiziarie e le indagini dellle forze dell'ordine ottengono validi risultati in termini di sequestri di droga e di arresti. Ma uno dei nodi irrisolti è la possibilità di migliorare il contrasto ai narcoproventi, fatto da anni con le stesse leggi. Ancora oggi nel nostro codice penale non è previsto il reato di autoriciclaggio. Se qualcuno accumula denaro tramite il traffico internazionale di stupefacenti, viene perseguito solo per questo reato, ma non se prova a 'pulire' per conto proprio i soldi frutto del traffico illegale.
Si parla molto spesso di Scampia. Ma quali sono le altre principali piazze di spaccio del nostro Paese?
Si potrebbe dire, come racconto nel libro, che altre "piccole Scampia crescono". Ad esempio, come alcune inchieste di Avvenire hanno raccontato di recente, quando Scampia ha i riflettori puntati addosso, i pusher della zona 'delocalizzano', spostandosi nei paesini della cerchia urbana di Napoli e creando delle piccole Scampia 'usa e getta': potremmo chiamarli i "temporary shops" della cocaina.
Oppure a Roma, in alcuni quartieri di Tor Bella Monaca, i Carabinieri si sono imbattuti in condomini allestiti in maniera simile a Scampia: il modello è stato clonato e può essere riprodotto all'infinito. A Milano ci sono veri e propri fortini dello spaccio, descritti da ottime inchieste del Corriere della Sera. L'Umbria, Perugia in particolare, ha sempre un certo numero di morti per overdose. La città ha una rete di spacciatori che gravità attorno alla grande frequentazione universitaria. Se andiamo a leggere le carte del caso Meredith, vediamo che circola anche droga.
Inoltre, il mercato della coca in Italia si è parcellizzato: accanto ai big-dealers, ai grandi cartelli criminali (soprattutto 'ndrangheta e camorra, che spostano carichi di quintali o tonnellate in camion o container), ci sono i micro-dealers: il professionista o l'imprenditore pieno di debiti per la crisi economica, che magari è anche consumatore, capisce che attorno alla cocaina c'è un grande business, trova un contatto in Sudamerica e diventa un trafficante-fai-da-te: trasporta il chilo di coca negli ovuli che ha ingoiato (o in un trolley) e la rivende in Italia. I 10mila dollari che ha speso diventano 50-60mila di incasso e, se trova chi gliela spaccia, intasca anche di più.
La "bamba", uno dei nomi con cui viene chiamata la coca, gli investigatori delle forze dell'ordine la trovano ovunque: nelle suole delle scarpe, nei cioccolatini, sotto forma di liquido che impregna vestiti, nelle carrozzine di falsi invalidi, perfino in finti 'sanpietrini'. Il fatto è che, in un periodo di crisi, il "Gratta e Vinci della cocaina" può invogliare molte persone. Di conseguenza, ne circola tantissima. E i prezzi sono sempre più accessibili: una mini dose (un boccino o un quinto di grammo) molto tagliata può essere acquistata da ragazzini adolescenti per 15-20 euro.
Fino a cinque anni fa si descriveva la 'ndrangheta come l'organizzazione criminale che deteneva il 'monopolio' del traffico di coca in Europa. Oggi si sente sempre più parlare di mafie dell'Est. Qual è la situazione?
Nel supermarket globale oggi c'è posto per tanti: dai cartelli sudamericani ai clan nigeriani fino a gruppi serbi o bulgari. La definizione di 'ndrangheta come maggiore importatrice di coca d'Europa è stata spesso enfatizzata. In Italia, secondo le statistiche del Ministero dell'Interno, la media della neve sequestrata ogni anno parte da una misera trentina di chili nel 1971 per crescere fino a una media di quattro tonnellate annue nella prima decade del duemila. Se si pensa che il 'sequestrato' è un decimo del 'circolante', si arriva a 40-50 tonnellate. In Spagna le quantità sequestrate si aggirano sulle venti tonnellate l'anno. Quindi la prima porta d'ingresso d'Europa è da quelle parti e di conseguenza, dobbiamo immaginare che esistano anche altri cartelli importatori locali, oltre alle mafie nostrane (come i gruppi galiziani di cosiddetti lanceros).
Detto questo la 'ndrangheta resta uno degli attori più forti sul mercato, grazie a due 'intuizioni': il radicamento, prima di altri, nei luoghi in cui la coca viene prodotta. E la capacità di avvalersi di figure chiave del narcomercato: i broker.
Chi sono i broker?
Sono persone che evitano di sporcarsi le mani: fanno da intermediari, raccolgono le quote per l'acquisto di grossi carichi, comprano e vendono. Provano a spuntare il miglior prezzo possibile sul posto e guadagnano una percentuale sul prezzo di vendita in Europa, un pò come i broker della Borsa. Uno dei 'pionieri' è stato Roberto Pannunzi, un romano poliglotta di cui si parla in molti libri, arrestato più volte ma abile nello sfilarsi dalle maglie della giustizia. Alcuni broker, se sono legati a figure del mondo della finanza, consigliano anche il modo in cui riciclare i proventi: aperture di società in Paesi off-shore, investimenti e depositi bancari intestati a prestanome. Un fiume sotterraneo di denaro che finisce per irrorare le economie mondiali.
Quale influenza ha avuto Internet nella narcoeconomia?
Ha fatto da acceleratore. Ora i meccanismi dell'ingranaggio sono sempre più rapidi, mentre gli strumenti in mano alla magistratura (come le rogatorie internazionali) restano gli stessi. Se già le conversazioni su Skype erano difficilmente intercettabili, ora c'è chi usa WhatsApp: una persona seduta in un bar di Bogotà, manda un messaggio ad un'altra a Francoforte e questa lo rimanda in Aspromonte, dove gli viene detto "ok, chiudiamo l'affare". E' tutto più veloce e leggero, lascia sempre meno tracce. E lo stesso vale per i trasferimenti di denaro on line.
C'è qualcuno a cui è possibile conferire il titolo di 'signore della droga'?
Il boss colombiano Pablo Escobar fu uno dei pochi ad ottenere il 'riconoscimento' di essere inserito nella classifica annuale, stilata dalla rivista Forbes, degli uomini più ricchi del mondo. Negli ultimi anni è toccato a Joaquin Guzman, detto El Chapo ("il corto", curiosamente lo stesso soprannome di Totò Riina), il più accreditato narcotrafficante messicano, con una fortuna stimata in un miliardo di dollari.
Sono figure che forse in futuro non avranno la stessa forza del passato: in Colombia, caduto l'impero di Escobar, il mercato si è parcellizzato e sono emerse le realtà dei 'cartelitos'. In Italia non si può parlare di 'singoli' imperatori, ma di clan che prima di altri hanno fiutato l'affare. E poi nel nostro Paese hanno inventato la cosiddetta 'colletta': quando devi ordinare un ingente carico, le cosche si federano e mettono insieme le quote.
Colombia, Perù e Bolivia producono assieme oltre il 90% della cocaina. Ma si legge soprattutto di cartelli colombiani...
Si parla molto di Colombia perchè sul finire degli anni Ottanta si era scatenata una guerra fra cartelli e contro lo Stato, trasformando il Paese in una terra di mattanza. Si trattava di cartelli potentissimi, in grado di acquistare aziende farmaceutiche coi permessi speciali per importare tonnellate di precursori chimici per la produzione di cocaina.
Accanto a quelli, sono cresciuti anche cartelli peruviani e boliviani e gruppi criminali argentini, brasiliani e venezuelani. Il caso Bolivia è particolarmente interessante perchè è stato uno dei primi Paesi a produrre cocaina in maniera intensiva. Di recente è stato pubblicato Il re della cocaina (Mondadori), scritto dalla signora Ayda Levy, ex moglie di Roberto Suarez Gomez: un uomo che, da erede di una dinastia di produttori di caucciù e allevatori di bestiame, si diede ai traffici di cocaina. E coi proventi contribuì a finanziare un golpe militare a La Paz, col tramite di personaggi come il nazista Klaus Barbie, il 'boia di Lione', fuggito in Sudamerica dopo la seconda guerra mondiale. Ma oggi c'è il problema di altri Paesi, come l'Honduras e il Guatemala, che attraversati anch'essi dal narcotraffico, stanno vivendo una terribile ondata di violenza criminale.
Una conseguenza poco raccontata del traffico di cocaina è l'inquinamento ambientale del Sudamerica.
Per produrre cocaina devi disboscare la foresta amazzonica. Basta sorvolare la selva preandina del Perù per notare grandi zone 'scoperte' nel fitto del verde, aree che per 4-5 anni sono state adibite a colture intensive di cocaina (4-8 raccolti l'anno per ettaro). Inoltre nel processo di raffinazione della coca vengono usati benzina, ammoniaca, calce: i bidoni di avanzi vengono abbandonati vicino alle colture. Sconfiggere con la fumicazione e l'utilizzo di velivoli che spargono diserbante aggrava la situazione, facendo ammalare le popolazioni locali di campesinos, avvelenando i terreni e dando vita ad una 'guerra paradossale' in cui inquina sia chi produce che chi contrasta.
Ma in effetti, si può dire che i sedimenti della cocaina lascino la propria scia, come una bava di lumaca, in tutto il mondo. Non scompaiono mai, come la cattiva coscienza, e vengono ritrovati sulle banconote e nelle fogne di Londra o di Milano, come hanno dimostrato ricerche scientifiche e studi universitari. In futuro, comunque, anche la produzione di cocaina potrebbe diventare 'light'. Forse anche la neve avrà una versione 2.0. I chimici delle multinazionali del crimine si stanno già attrezzando per produrre cocaina sintetica in appartamenti o in roulotte-laboratorio, senza bisogno di grandi latifondi.
Cosa sono i narcostati e che Paesi rientrano in questa definizione?
I luoghi in cui le istituzioni falliscono nei loro compiti principali, senza assicurare giustizia e sicurezza, sono i cosiddetti Stati deboli. Il passaggio successivo è lo Stato canaglia, quello in cui elementi corrotti si appropriano delle istituzioni. I Paesi in cui una parte di quelle istituzioni "deboli" cade in mano ai narcotrafficanti sono i narcostati. Ad esempio è improprio dire che il Messico sia un narcostato, è più corretto sostenere che vi sia in atto una narcoguerra. Gli esperti di geopolitica hanno considerato la Guinea-Bissau un potenziale narcostato. In anni passati, ha 'rischiato' la Colombia, che ha visto gruppi criminali detenere il controllo di vastissime porzioni del proprio territorio.
Legalizzazione o tolleranza zero sono le uniche 'ricette' per limitare il fenomeno e impoverire le narco-mafie? Ne esiste una terza?
Il dibattito finora non ha prodotto una 'terza via', ma solo esperimenti, non sempre riusciti. Ma sicuramente esiste una corrente di pensiero sul fatto che sia necessario ragionare non solo in termini repressivi. I soli arresti e sequestri portano infatti a battaglie vinte a metà, non alla vittoria della guerra. Bisogna necessariamente incentivare le colture alternative: ci sono già esempi concreti di come i contadini locali possano guadagnare di più (ad esempio con il cacao in Colombia) della manciata di pesos o dollari che ricevono per lavorare nelle piantagioni di coca. Peraltro, il discorso sulla legalizzazione non viene mai depurato da connotati ideologici: c'è chi dice sì a priori, senza declinarne in pratica le conseguenze.
Se si guarda alla storia, o anche solo alla cronaca, si vedrà come la criminalità abbia sempre abbandonato il cavallo perdente per uno vincente. Se diventa impossibile gestire un certo traffico perchè legalizzato, ne troverà un altro: ad esempio, nel Novecento, all'epoca del Proibizionismo, la mafia americana aveva iniziato ad arricchirsi trafficando clandestinamente alcolici, ma quando l'alcol è tornato legale non è mica stata sconfitta, ha semplicemente ideato altri business. Se alla fine qualche Stato dovesse decidere di legalizzare totalmente la cocaina, si può ragionevolmente ipotizzare che la criminalità proporrà un'altra droga o escogiterà altre trovate. E se sarà possibile acquistarne per legge al massimo un grammo a settimana o al mese, la mafia coprirà la richiesta degli altri grammi richiesti dall'acquirente.
Inoltre, una cosa è stabilire regole sulle modiche quantità o sul consumo personale e altra è, per uno Stato, legalizzare un intero mercato di sostanze stupefacenti. Cosa dovrebbe fare un governo per controllare tutta la filiera, onde evitare che i narco-profitti vadano comunque, di rimbalzo, alla criminalità? Produrre da solo la cocaina, mettendo su vaste piantagioni e appositi laboratori chimici? Un'opzione irreale. Oppure importare la materia prima da Paesi in cui le zone di produzione sono comunque in mano a organizzazioni di trafficanti? Diverrebbe inutile, perché anche così alla fine una parte dei proventi finirebbe, in qualche modo, nelle mani dei gruppi criminali.
Saviano: «Legalizziamo la cocaina»
IlSeconoloXIX - Genova - Tutto esaurito alla libreria Feltrinelli di Genova per un incontro con lo scrittore Roberto Saviano. L’incontro era stato organizzato per la presentazione del suo ultimo romanzo, “Zero Zero Zero”.
Per l’occasione centinaia di persone hanno voluto essere presenti, tra cui don Andrea Gallo.
Moltissime le persone rimaste fuori dalla libreria. Adottate particolari misure di sicurezza. Saviano da anni vive sotto scorta.
Leggi l’intervista di Giuliano Galletta sul sito del SecoloXIX
3 leggi necessarie
Su droghe, carcere e tortura. Fonte: La Stampa http://lastampa.it/2013/04/09/multimedia/cronaca/tre-leggi-su-droga-carc...
La cocaina oro del mondo il nuovo libro di Saviano
Sette anni dopo Gomorra esce "Zero Zero Zero"; il libro inchiesta sulla droga che fa girare il mondo. "Non esistono titoli quotati in Borsa che possono generare lo stesso profitto e così velocemente
di ROBERTO SAVIANO
La Repubblica - PRENDI un elastico e comincia a tenderlo. All'inizio non c'è quasi resistenza. Lo allunghi senza difficoltà. Sino a quando raggiungi la massima estensione oltre la quale l'elastico si spezza. L'economia di oggi funziona come il tuo elastico. Quell'elastico è il comportamento secondo le regole di concorrenza leale e secondo la legge. In principio tutto era facile, le risorse disponibili, il mercato pronto a essere invaso da ogni nuova merce capace di renderti la vita più bella e più comoda. Quando compravi, sentivi di aver fatto un salto verso un futuro migliore. Se producevi, ti percepivi nella stessa dimensione. Radio. Automobili. Frigoriferi. Lavatrici. Aspirapolvere. Scarpe eleganti e scarpe sportive. Rasoi elettrici. Pellicce. Televisori. Viaggi organizzati. Abiti firmati. Computer portatili. Cellulari. Non dovevi tirare più di tanto l'elastico delle regole. Oggi siamo vicini al punto di rottura.
ITALIA - Come la cocaina danneggia il cervello. Studio
Notiziario ADUC - Ricercatori dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli di Roma, insieme con colleghi dell'Universita' degli Studi dell'Insubria di Varese, hanno scoperto in che modo la cocaina esercita, in animali da laboratorio, i suoi danni sul cervello ed evidenziato la possibilita' di prevenire le disfunzioni neuronali e comportamentali causate dall'abuso di cocaina. Coordinata da Marcello D'Ascenzo e Claudio Grassi dell'Istituto di Fisiologia Umana dell'Universita' Cattolica di Roma, la ricerca, finanziata dall'Istituto Italiano di Tecnologia, e' stata appena pubblicata sulla rivista Brain. I ricercatori hanno scoperto che alla base dei danni cerebrali causati dalla cocaina c'e' un'alterazione della funzione delle sinapsi, i ponti di comunicazione tra i neuroni. Tale alterazione e' dovuta alla diminuzione della concentrazione di una piccola molecola, la D-serina, indispensabile per assicurare una corretta comunicazione tra i neuroni a livello delle sinapsi. "Sebbene siano necessarie ulteriori indagini - spiegano gli autori dello studio -, i risultati di questo studio potrebbero rappresentare un punto di partenza verso il possibile impiego della D-serina come farmaco nel trattamento della dipendenza da cocaina". L'abuso e la dipendenza da sostanze psicostimolanti come la cocaina costituiscono un importante problema socio-sanitario per il nostro Paese. Secondo recenti indagini epidemiologiche (2010) circa il 4,8 per cento della popolazione italiana di eta' compresa tra 15-64 anni ha provato ad assumere cocaina almeno una volta nella vita, mentre lo 0,9 per cento ammette di averne consumata anche nel corso dell'ultimo anno.
I ricercatori hanno compreso come la droga altera, in un modello animale, le funzioni neuronali L'abuso di cocaina si associa a una serie di alterazioni comportamentali tra cui la ricerca compulsiva della droga e l'elevata suscettibilita' alla ricaduta anche dopo lunghi periodi di astinenza. "Abbiamo dimostrato - spiega D'Ascenzo - che l'abuso cronico di cocaina induce, in animali da esperimento, una diminuzione della concentrazione di D-serina nel nucleus accumbens, un nucleo cerebrale coinvolto nei fenomeni di dipendenza da sostanze psicostimolanti. Tale deficit molecolare determina, in questa area cerebrale, una ridotta capacita' dei neuroni di modificare l'efficienza della trasmissione sinaptica (plasticita' sinaptica) che e' alla base delle alterazioni comportamentali indotte dalla cocaina". L'e'quipe di D'Ascenzo e di Grassi (costituita dai ricercatori Livia Curcio, Maria Vittoria Podda, Lucia Leone, Roberto Piacentini e Alessia Mastrodonato) ha inoltre dimostrato che la somministrazione "locale" di D-serina a livello nel nucleus accumbens previene, nei ratti, lo sviluppo di una caratteristica alterazione comportamentale indotta dalla cocaina, ovvero la sensibilizzazione locomotoria (processo per cui si determina un aumento progressivo e permanente dell'attivita' motoria). Questa ricerca, pur preliminare, fa luce sui meccanismi attraverso i quali la cocaina altera le funzioni cerebrali e indica una possibile via terapeutica per il trattamento della dipendenza da cocaina.


