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Novità

Alcol

L’allarme alcol e la cultura della Temperanza

http://images.movieplayer.it/2003/09/11/la-copertina-dvd-di-paura-e-delirio-a-las-vegas-25758_cropped.jpg FUORILUOGO - Pochi giorni fa ascoltavo ad un telegiornale locale l’ennesimo “allarme alcol e giovani”, condito con i soliti ingredienti: l’usanza di ubriacarsi dilaga fra i giovanissimi, il fenomeno è ancora più diffuso in estate, c’è il rischio di aumento degli incidenti etc. Dietro la notizia, si profila una precisa cultura: l’alcol è evocato in associazione all’intossicazione acuta (l’ubriacatura) ma spesso l’allarme coinvolge il semplice uso in relazione all’età precoce di inizio. Né c’è da meravigliarsi. Se i riflettori sono puntati sulle caratteristiche psicotrope (negative) della sostanza, che provoca la perdita di controllo (temporanea, con l’ubriacatura, persistente con l’alcolismo), è ovvio che il ritornello sia: “Teniamo i nostri giovani lontani da questa sostanza dannosa il più a lungo possibile”. Dalla rappresentazione dell’alcol come “male” discendono specifici indirizzi di politiche sanitarie: diminuire il numero dei bevitori significherà avere meno problemi di salute nella popolazione. Dunque si punta a ridurre la disponibilità della sostanza: l’ideale sotteso di salute pubblica è in ultima analisi il consumo zero. Non è difficile accorgersi che il “consumo zero” è lo  stesso obiettivo che vige per le droghe illegali. Il fatto che l’uno sia legale e le altre no non impedisce la comunanza di radici culturali: che affondano, sia per l’alcol che per le droghe illegali, nel clima della Temperanza. Il movimento della Temperanza crebbe in America nel corso dell’ottocento, con l’obiettivo di ottenere la proibizione delle bevande alcoliche (il che avvenne dal 1920 al 1933). Sostanze come gli oppiacei, la cocaina, la cannabis diventano proibite come effetto di trascinamento dell’allarme sociale per l’alcol. Perfino a distanza di quasi un secolo dalla fine della proibizione dell’alcol, l’influenza della Temperanza è ancora forte sulla psicologia degli americani, scrive lo studioso statunitense Stanton Peele, in un articolo appena uscito sulla rivista Addiction Research and Theory. La traccia più evidente è nell’immagine sociale dell’alcol cui si accennava: una sostanza che ha la forza di sopraffare la volontà degli individui e di controllarli. Eppure, la stragrande maggioranza dei bevitori e delle bevitrici “controlla” il consumo di bevande alcoliche invece che esserne “controllati/e”. Perciò, un indirizzo valido di politiche pubbliche potrebbe mirare a potenziare i modelli di “bere moderato”, cercando di rafforzare i controlli che le persone “naturalmente” mettono in atto. Ciò comporta però di spostare lo sguardo dall’alcol al bere. Dall’agente chimico “maligno”, al contesto e al significato dell’assunzione di alcolici. Ma proprio questo è inconciliabile con l’ideologia della Temperanza: guardare al bere come fenomeno sociale e culturale significa far emergere anche alcune caratteristiche positive dell’alcol. Ad esempio, il valore del vino come accompagnamento ed esaltazione del sapore delle bevande; oppure l’uso socializzante degli alcolici legato ai riti dell’ospitalità. L’influsso della Temperanza si avverte anche nei trattamenti per i consumatori intensivi di alcol. Ci sono evidenze che la gran parte di questi bevitori superino (spesso da soli) i loro problemi semplicemente riacquistando il controllo sul consumo, senza smettere del tutto. Ciononostante, il bere controllato come obiettivo del trattamento è ancora oggi da molti contestato e contrastato. Naturalmente, anche per le droghe illegali il consumo “moderato” è oggetto di incredulità, e soprattutto di biasimo, molto più del consumo dipendente. E per tale ragione la “riduzione del danno”, che è per l’appunto una  strategia di empowerment per aiutare i consumatori a tenere sotto controllo i consumi, incontra tante resistenze. Ancora una volta, torniamo alle stesse radici. Discuteremo di questi temi dal 2 al 4 settembre a Impruneta (Firenze), in un seminario dedicato all’alcol, o meglio sarebbe dire al “bere”. A partire da una lettura critica dell’emergenza “alcol” di cui si è detto, si approfondirà la storia e le differenti culture dell’alcol (oltre i facili luoghi comuni: per esempio quello secondo cui il modello “mediterraneo” moderato sarebbe ormai travolto dal  modello nordico del “bere per ubriacarsi”). Non ultimo, con l’aiuto dello stesso Stanton Peele, si vedrà come la Temperanza abbia profondamente orientato e continui a influenzare la ricerca scientifica sull’alcol.

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AnfetamineCanapaCocainaEcstasyEroinaKetaminaPsicofarmaci

La droga, noi e la legge della domanda e dell'offerta

di Piero Lipera

siciliatoday.net - Con il termine DROGA vengono indicate tutte le sostanze psicoattive, che hanno un effetto sul sistema nervoso e alterano l'equilibrio psicofisico dell'organismo.

Esistono moltissime sostanze di questo tipo, alcune sono usate liberamente, senza alcun controllo da parte delle autorità sanitarie o giudiziarie, come la nicotina, contenuta nel tabacco, l'alcool e la caffeina. Altre sono incluse in speciali tabelle e possono essere usate a scopo curativo sotto stretto controllo medico, come gli psicofarmaci. Quando si parla di consumo di droga, in realtà, ci si riferisce, solitamente, all'abuso, cioè ad un uso voluttuario e non terapeutico delle sostanze psicoattive. Queste sostanze se vengono assunte più volte e per un periodo di tempo sufficiente, producono tolleranza ed assuefazione. Così, per ottenere lo stesso effetto provato la prima volta occorre assumere dosi sempre più abbondanti. Per questo si assumono droghe in quantità crescenti e sempre più spesso, fino a superare una soglia oltre la quale non si è più in grado di vivere senza la sostanza: è la dipendenza. Schematicamente esiste una distinzione tra dipendenza fisica e quella psichica, anche se i sintomi dell'una e dell'altra s’intrecciano in un quadro di insieme, di penosa malattia. Cosa intendiamo con il termine traffico di droga, narcotraffico o traffico di stupefacenti? Esso è il sistema illegale di compra-vendita delle sostanze stupefacenti. Quest'attività è considerata una delle principali fonti di entrate di Cosa Nostra, Camorra, 'ndrangheta e di tutte le organizzazioni criminali definite di "stampo mafioso", nonché dei cosiddetti cartelli della droga dell'America Centrale e Latina. Domanda secca: è giusto drogarsi? Mai! Superfluo è anche citare tutti i danni al cervello ed al corpo che genera l'uso di queste sostanze. La televisione ed i documentari ci hanno ormai istruito circa i letali effetti collaterali. Eppure, se ci togliessimo la benda dagli occhi noteremmo che oggi la droga è il bene più venduto nel territorio italiano (soltanto il pane e l'acqua forse sono venduti in maggiori quantità). Secondo un noto studio, ripreso persino dal quotidiano economico IL SOLE 24 ORE, circa 170-180 miliardi di euro sono il fatturato complessivo dell'economia mafiosa. Al suo interno, la prima voce dei ricavi è il traffico di stupefacenti. Il metodo più usato per calcolare le dimensioni dell’economia criminale-mafiosa è il “currency demand approach” che calcola il rapporto tra il denaro circolante e le transazioni che avvengono in contanti. Giusto per avere un'idea delle cifre di cui stiamo parlando, faccio rilevare che il fatturato annuo delle mafie italiane (da ora in poi Mafia SpA), valutato da organismi diversi, è uguale ai PIL, sommati tutti insieme, delle nazioni Estonia (25 mld), Romania (97 mld), Slovenia (30mld) e Croazia (34 mld). Inutile ricordare come questa massa di capitali non crei nemmeno un soldo bucato di gettito erariale (ma questo è un altro argomento). Altra riflessione, il mercato della droga ed il relativo markentig (ovvero commercializzazione e diffusione) sono interamente in mano a bande criminali (ovviamente anche questa è la scoperta dell'acqua calda). Ma una domanda va fatta, ci siamo mai chiesti quanti impiegati (nelle più disparte forme: part-time, co.co.co, a progetto, a tempo determinato ed indeterminato) ha un'azienda che fattura 170-180 miliardi di euro? Proviamo a fare dei conti. La FIAT nel 2008 ha dichiarato ricavi per 59,38 miliardi di euro, con 198.348 dipendenti (fonte wikipedia). Orbene, il fatturato della criminalità, dicevamo, è quasi tre volte il fatturato della FIAT, pertanto, è facile presumere che anche il numero degli impiegati di Mafia SpA sia anch'esso almeno il triplo rispetto alla casa torinese. Se poi consideriamo che il trafficante di droga non versa contributi (INPS, INAIL) e non paga le tasse (IRPEF, IRES, IRAP, ICI, TARSU e TIA) possiamo quantomeno raddoppiare - ancora- il numero dei collaboratori della criminalità. Sul piano aritmetico abbiamo che: 198.000 (gli impiegati FIAT) x 3 (il valore della proporzione del fatturato della Mafia SpA rispetto alla FIAT) x 2 (il mancato versamento di tasse e contributi) = circa 1.200.000 di impiegati al soldo di Mafia SpA (diconsi UNMILIONEDUECENTOMILA PERSONE CHE VIVONO IN ITALIA). Un esempio servirà per capire la reale portata dei numeri che ci occupano: Il numero degli impiegati pubblici in Italia è poco superiore a 3.200.000 unità (3.213.521 nel 2003 secondo la Ragioneria dello Stato, frutto di un’elaborazione del Dipartimento della Funzione pubblica su base OCSE/PUMA). Da questo studio emerge che in Italia ci sono circa la media di 54 dipendenti pubblici ogni 1.000 abitanti. Quindi, traslando i numeri di Mafia SpA, abbiamo che ogni 1.000 abitanti abbiamo circa 20 impiegati di Mafia SpA. Insomma, dopo la Repubblica Italiana, Mafia SpA è la prima azienda d'Italia. Ma il punto sul quale voglio attirare la vostra curiosa attenzione non è questo. Cambiamo per un attimo argomento e parliamo di economia. 2. LA LEGGE DELLA DOMANDA E DELL'OFFERTA Rappresentazione su assi cartesiani della legge della domanda e dell'offerta In microeconomia, per DOMANDA s'intende la quantità di un certo bene o servizio richiesta dai consumatori. In ottica macroeconomica, secondo la scuola Neoclassica, l'insieme delle domande dei singoli consumatori costituisce la domanda collettiva richiesta dal mercato. L'OFFERTA è invece intesa, sempre sul piano economico, come la quantità di un certo bene che viene messa in vendita sul mercato. Gli economisti ed i matematici, dagli albori della storia dell'economia fino ad oggi, si sono scervellati sul funzionamento di questi due elementi (domanda ed offerta), da sempre rappresentati come semirette su assi cartesiani. Dal loro studio e dai relativi risultati sono poi nate le diverse teorie politiche ottocentesche (Liberalismo, Capitalismo e Comunismo). Ad ogni buon conto, le analisi su questi elementi hanno trovato svariate applicazioni nella prassi, sia in ambito pubblico che privato. Questi brevissimi cenni di economia politica saranno sufficenti per la tesi di cui appresso. 3. LO STATO DELL'ARTE DELLA LOTTA ALLA DROGA Orbene, cari lettori memorizzate le sopra citate definizioni e trasportate quanto detto nel campo della Mafia SpA, più precisamente nel settore degli stupefacenti. Come sopra detto, l'offerta è la quantità di beni che vengono messi sul mercato (per beni ovviamente intendiamo riferirci alle sostanze stupefacenti). Le gesta dell'umanità, dagli anni dell'antiproibizionismo americano fino ai libri di Saviano, ci ha insegnato che è impossibile evitare che la droga giunga nei nostri territori, nei nostri quartieri e nelle nostre scuole. La cocaina, l'eroina e la marijuana sono coltivate e prodotte a migliaia di chilometri dai noi (Sud America, Pakistan e chissà dove), eppure il loro reperimento in città è una delle cose più semplici. Basta chiedere in giro. La lotta alla droga, sul versante dell'ingresso sul mercato, è a dir poco fallimentare. Quei pochi covi e quantitativi, trovati dalle forze dell'ordine, sono davvero poca cosa rispetto alle moli di quantità che ogni giorno giungono nei nostri porti, aereoporti e stazioni. E' chiaro, trattasi di un'attività che non va abbandonata, ma non è certo la strada per la vittoria. Sul piano della deterrenza della pena, ovvero della paura ingenerata dalla sanzione penale (in altre parole, la galera) nonostante la durata delle pene previste per chi spaccia stupefacenti sia la più severa (seconda solo all'omicidio ed al sequestro di persona) essa -ahimè - non ha sortito nessun effetto. Anzi, è noto come nelle gerarchie criminali l'aver accumulato anni di carcere sia un valido titolo per salire di grado all'interno dell'organizzazione. Per essere chiari, in determinati contesti sociali, il carcere fa curriculum. In sintesi, sul piano dell'offerta (rappresentata dalla quantità di droga presente sul mercato e dagli uomini disposti a venderla) non pare che le istituzioni e il sistema nel suo complesso abbiamo imboccato, come dicevo prima, la strada per la vittoria. Dobbiamo sinceramente riconoscere che è impossibile contenere l'ingresso della droga e che il numero degli impiegati Mafia SpA è di gran lunga superiore ai nostri tutori dell'ordine. Abbiamo poc'anzi calcolato circa 1.200.000 impiegati per Mafia SpA contro 461.000 per lo Stato italiano (di cui 130.000 appartenenti alle forze armate, 321.000 appartenenti ai corpi di polizia e 10.000 magistrati). Si stanno fronteggiando due eserciti, di cui uno composto da 1.200.000 unità (i cattivi) e l'altro da 461.000 (i buoni) - i civili non contano, loro stanno a casa a guardare la televisione. Secondo Voi chi vincerà? Chi avrà più chances di spuntarla? Il rapporto è tanto impari quanto lampante: stiamo 3 a 1 per Mafia spA. Non è un gioco, non stiamo mica giocando a guardie e ladri. Ogni giorno contiamo gli scores di questa tremenda guerra, i morti sono ammazzati o di overdose. Andiamo avanti. Se sul piano dell'offerta quindi pare che la battaglia sia persa, passiamo ad analizzare la domanda. La DOMANDA, abbiamo detto, è la richiesta di droga sul mercato. Onestamente, senza fare ausilio di chissà quali tabelle statistiche, chiediamoci per un attimo chi sono i soggetti che consumano droga. Risposta: i giovani (senza nessuna distinzione di censo), i poveri vi vedono un momento di evasione per dimenticare i loro problemi mentre i ricchi vi trovano un momento di trasgressione, diverse motivazioni ma medesimi effetti. I giovani maturi, dai 30 in su, la usano, a volte, per allentare la pressione del tram tram quotidiano e, troppo spesso, per infiammare una serata particolarmente sfrenata. I professionisti, anche loro, per mantenere i ritmi serratissimi del loro mestiere, fanno appello alle forze misteriche della polverina bianca. In questo quadro, come non ricordare lo scalpore che suscitò il servizio delle Iene che osarono effettuare un test antidroga ai parlamentari italiani all'insaputa degli stessi. L'esito che ne venne fuori suscitò un enorme scandalo. Risultò infatti che un deputato su tre faceva uso di stupefacenti (24% Cannabis e 8% Cocaina, http://www.youtube.com/watch?v=na4DD3RhvKA). Ancora, sul piano del diritto, come sanno ormai pure i bambini, possedere modiche quantità di stupefacenti per uso personale non è reato: è uso personale (!) Insomma, per lo Stato italiano - come tutti sanno - drogarsi non è un reato. Quindi, nei fatti, i ragazzi, i professionisti, i giovani e meno giovani che si vogliono sballare per una sera, secondo l'ordinamento della Repubblica Italiana, non compiono alcun reato. In Italia si è liberi di drogarsi, magari ti ritirano la patente per sei mesi, ma ti puoi drogare! opuscolo utilizzato per campagne antidroga Ergo, ma quali sono state negli anni - da parte dello Stato e delle Istituzioni - le temibili, deterrenti e concrete iniziative per arginare il consumo di droga? In che modo la bella Italia ha sconsigliato ai suoi cittani, giovani e scapestrati, di non fare uso di droga? Ve lo dico io: Con gli opuscoli (!) Ovvero mendiante materiale divulgativo da diffondere nelle scuole e nel corso delle giornate dedicate alla lotta antidroga (sic e !). Non vi pare poco? Da un lato, abbiamo lo sballo, il sesso, il divertimento, la forza, l'allegria, l'euforia, l'adrenalina, il lucro, il guadagno (al Sud è un'occasione di lavoro) e, dall'altro lato, solamente l'opuscolo !? Non vi sembrano, anche in questo caso, un pò impari le forze messe in campo? 4. UNA SOLUZIONE E' POSSIBILE Penso e dico: la battaglia contro la droga è "la" battaglia che l'uomo moderno deve riuscire a vincere. Dati alla mano, come sopra rilevato, al traffico di droga tocca la prima voce nei ricavi della Mafia SpA, un'azienda che fattura tre volte la FIAT, che è la prima azienda italiana. Come già osservato, Mafia SpA possiede alle sue dipendenze circa 1.200.000 impiegati contro i 431.000 delle forze dell'ordine messe invece in campo per contrastarla. Allora che fare? Come vincere questa guerra? Aspettiamo che i messaggi contenuti negli opuscoli facciamo il loro effetto? E dai! Non credo proprio che gli puscoli siano l'arma migliore. Dobbiamo fare altro. Dobbiamo cambiare il sistema di repressione. Dobbiamo inventare qualcosa di mai fatto in passato. Ma, atteso che, come evidenziato sopra, è impossibile reprimere l'ingresso di droga in Italia (che sarebbe sul piano economico l'offerta), non ci resta che lavorare sulla domanda proviente dal mercato (che è la richiesta di droga da parte dei comuni cittadini). Anzi, più che inventare dobbiamo copiare quello che in altri settori ha incominciato a funzionare. Eccolo: Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) in Italia un'azienda, che vuole lavorare con un ente pubblico, deve produrre un certificato antimafia ed un documento fiscale (cd DURC), per indicare la regolarità nei pagamenti delle tasse e dei contributi verso l'erario e gli enti previdenziali. L'imprenditore e la relativa azienda che non sono in grado di presentare dette documentazioni non potranno aggiudicarsi alcun appalto. Se vincessero la gara, la mancanza di dette certificazioni ne comporterrebbe l'immediata decadenza. E' un meccanismo che ha portato numerosi benefici nel sistema. Tutti gli imprenditori si son dovuti adeguare ed hanno così versato tasse e contributi. Chi non era in regola si è dovuto allineare, chi non ha potuto è stato assorbito da altri. Chi non ha potuto - è bene sottolineare - lavorava in modo irregolare, era quindi al di fuori della legge. Non pagando le tasse o non versando i contributi per i suoi dipendenti commetteva un illecito. Facile intuire la ratio della legge: chiunque abbia a che fare con la Pubblica Amministrazione deve avere le carte in regola, in quanto lo Stato non può agevolare o concorrere alla commissione di un illecito. L'illiceità della condotta starebbe nel mancato pagamento delle imposte e degli oneri previdenziali per i lavoratori. In questo quadro, la PA pur tenendo un comportamento passivo - richiede infatti solo dei certificati - sul piano degli effetti però sprigiona un'attività più che rilevante. In conclusione, chi vuol lavorare con la PA deve essere in regola sul piano fiscale e previdenziale. Idea: perchè non applicare la stessa ratio anche in tema di droga? Perchè non applicare lo stesso metodo, che ha funzionato per imprese, anche alle persone? Perchè non ipotizzare un sistema il quale preveda che qualsiasi cittadino che abbia rapporti con la PA abbia anche le carte in regola per essere ritenuta una brava persona? Perchè non inventare una certificazione che attesti il mancato uso di droghe da parte del cittadino che richiede un servizio pubblico? Ovviamente andrebbero regolamentate anche le ipotesi di eccezione (per esempio: sanità, servizi pubblici essenziali, servizi connessi con diritti alienabili della persona, ecc...). Ragioniamoci un attimo. Facciamo altri esempi: perchè non inventare una certificazione che attesti il mancato uso di droghe da parte del cittadino impiegato presso un ente pubblico, pena la mancata corresponsione dello stipendio? Perchè non inventare un meccanismo secondo il quale le prestazioni previdenziali erogate da INPS, INAIL e varie casse di previdenza, sono inibite nel caso in cui l'assicurato venga trovato positivo al test antidroga? Così facendo si lavorerebbe sulla domanda - ovvero sulla richiesta di droga da parte dei cittadini - riducendone di gran lunga la richiesta sul mercato. Una trovata troppo rigida per le nostre coscienze perdonistiche e cattoliche? In Italia, può la libertà di drogarsi essere più importante dei ricavi della Mafia SpA? Oppure pensiamo che, in Italia, chi faccia uso di droghe sia un povero disgraziato che non ha un lavoro, che non ha un reddito e sia un delinquente abituale? Tutti sappiamo che non è così. Riflettiamo insieme: Se ci fosse stata un legge che ci avesse fatto perdere un anno a scuola, qualora trovati positivi al test antidroga, quanti di noi avrebbero fatto due tiri di spinello? Si sarebbe limitato il numero? Sì o no? Se in Italia ci fosse stata una legge che ci avesse impedito di sostenere esami all'università qualora trovati positivi al test antidroga, quanti di noi non avrebbero mai fatto un tiro di cocaina? Se in Italia, ci fosse stata una legge che ci avesse impedito di iscriversi ad un ordine professionale (medico, avvocato, notaio, commercialista, giornalista) quanti di noi avrebbero fatto uso di droga? Se ci fosse una legge che ci impedisse di accendere mutui per acquistare la casa di abitazione quanti di noi farebbero ancora uso di droga? Se ci fosse una legge che ci impedisse di candidarsi a cariche elettive quanti di noi si sarebbero drogati? Perchè non prevedere che il lavoratore pubblico - impiegato, funzionario o dirigente - debba sottoporsi gratuitamente a test periodici antidroga? Sono solo esempi, ma tutti espressivi della medesima ratio che è la medesima prevista per le aziende. Lo Stato e le Istituzioni, di ogni ordine e grado (scuole, università, enti locali, aziende sanitarie, ordini professionali), non possono collaborare o incentivare i ricavi di Mafia SpA. Deve imporsi - nelle nostre menti e, poi, nel nostro sistema giuridico - che chiunque abbia a che fare con la Pubblica Amministrazione o con una Istituzione deve avere le carte in regola. Per carte in regola intendiamo dire che egli abbia la diligenza del buon padre di famiglia. Un buon padre di famiglia non si droga! Lo Stato non può agevolare o concorrere alla commissione di un illecito, perchè consumare droga è un reato. Chi consuma droga dà soldi alla Mafia SpA. 5. PRIME RICADUTE POSITIVE Si tiene a far rilevare, per mera completezza argomentativa, che, sul piano aritmetico ed economico, lavorare sulla domanda di droga, introducendo forme di costrizione, laddove il consumatore/cittadino attua rapporti con il pubblico, potrebbe spiegare effetti di notevole successo. Nella pratica avremmo che la gran parte delle persone che hanno rapporti con la PA e similari (pubblico, impiego, università, scuola, ordini professionali, ecc...) sarebbero sottoposti a controlli periodici ed il loro eventuale acquisto di droga sarebbe costretto a diminuire (pena il diniego del servzio pubblico richiesto). In quest'ottica, la spesa pubblica costituita dagli stipendi degli impiegati pubblici sarebbe particamente distolta dal mercato della droga o quanto meno ridotta. Da altro punto di vista, faccio altresì rilevare che, stando alle statistiche del 2009, la spesa pubblica complessiva ha avuto un'incidenza sul PIL pari al 52,5% (fonte: http://www.italpress.com/). Tradotto ciò significa che, nella nostra economia, oltre il 50% della ricchezza prodotta è costituita da spesa pubblica. In altre parole e per esser ancor più chiari, questo dato sta a significare che dalle casse delle pubbliche amministrazioni, ogni anno, transita tanto di quel denaro da rappresentare oltre la metà dell'intera ricchezza prodotta in Italia. Pertanto, se noi riuscissimo ad evitare che i soldi, veicolati tramite le pubbliche istituzioni, entrino nelle casse di Mafia SpA sarebbe un colpo di scure di portata incredibile - mai visto - alle holding del crimine. Scriveremmo una nuova pagina nella storia dell'umanità. Utilizzare il flusso di cassa delle risorse pubblice contro la malavita ed il malaffare sarebbe una trovata geniale. Una rivoluzione copernicana dell'intero sistema di contrasto alla criminalità. Non più solo le forze dell'ordine contro la la droga ma tutti i cittadini che intrattengono rapporti - di qulasisasi natura - con le Istituzioni, pubbliche e parapubbliche (ovviamente ad eccezione di quei servizi essenziali per la vita in società). Il numero dei soggetti coinvolti, sul piano della ricchezza, varrebbe, secondo i dati del PIL, oltre il 50% dell'intera richezza prodotta all'interno del nostro Stato. E' chiaro, non è un comportamento da femminucce, sento già le campane di sinistra gridare "Stato fascista", ma come diceva qualcuno: "Me ne frego" (e pensare che io sono democristiano ed antifascista). Ripeto: La libertà di drogarsi non può prevalere nè sul diritto di vita nè sui profitti di Mafia SpA. Dobbiamo cambiare il modo di aggredire il sistema mafioso che oggi si fonda sulla droga. Sperare che i comportamenti virtuosi, gli opuscoli e gli insegnamenti ricevuti in famiglia siano gli strumenti migliori e sufficienti per vincere questa guerra è da malati mentali, da individui che d'innanzi ad un vero problema preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. La mia non è una provocazione, essa è invece una proposta di risoluzione. E' un modus che non ho inventato io ma che ho solamente adattato al caso di specie, se volete, un mero copia e incolla. Ogni giorno al Sud, troppe famiglie piangono i loro cari all'interno delle carceri. Gli SPACCIATORI, sempre visti e rappresentati con l'abito del cattivo, sono i soggetti più deboli dell'intera vicenda. I nostri uffici di collocamento sono cattedrali nel deserto, creati, nei fatti, per dare lavoro ai funzionari che vi lavorano anzichè ai cittadini che vi si presentano. Un solo clan ed il relativo capo sono in grado di offrire più posti di lavoro che tutti gli uffici provinciali del lavoro esistenti da Napoli in giù. 6. EFFETTI ULTERIORI E CONCLUSIONI Ancora una volta, con il piglio dell'economista, analizziamo quali potrebbero essere gli effetti di quanto appena affermato. Come noto, il prezzo di mercato è determinato dall'incontro tra domanda e offerta. Il linea generale, se la domanda di un bene aumenta di conseguenza ne aumenta anche il prezzo. Viceversa se la domanda diminuisce, il prezzo di mercato diminuisce di conseguenza. Riducendosi i prezzi per l'acquisto di droga la prima conseguenza sarebbe la contrazione dei ricavi di Mafia SpA. Effetto immediato ed ulteriore: Mafia SpA, avendo meno cash flow (flusso di cassa), avrebbe minori capitali da investire sull'acquisto di droga (è difficile pensare che esista una banca che conceda prestiti per comprare droga, le operazioni devono avvenire in contanti e senza istituti di credito). Il prezzo e le quantità di droga, una volta calati, costringerebbero i dirigenti di Mafia SpA a cambiare settore d'investimento. I nuovi mercati potrebbero essere nuovamente attività criminali oppure - è il nostro obbiettivo - attività lecite. Sempre sul piano economico, altro rilievo a chiaro effetto nocivo per l'azienda Mafia SpA, causato dalla diminuizione dei ricavi, risiederebbe nella necessità - come per tutti gli imprenditori del pianeta - di licenziare la gran parte dei propri impiegati/affiliati. La massa di neo disoccupati del crimine saranno costretti a cercare un altro tipo lavoro. E come si sa, qui la dicotomia è una ed una sola, o delinqui o sei onesto, se prima quindi spacciavano adesso incominceranno a lavorare onestamente (almeno - si spera - la gran parte). Per quanto sopra scritto, studiato, rilevato e pensato: io ci vedo e ci credo.

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Tabacco

Mercato illegale delle sigarette: un’analisi americana

www.dronet.org - Quale impatto avrebbe l’eliminazione del mercato illecito di sigarette sulla salute e l’economia a livello mondiale? Se l’è chiesto un gruppo di esperti del settore che ha pubblicato sulla rivista Addiction i risultati aggiornati al 2007 di una prima stima del consumo mondiale di sigarette commissionata nel 2000 dalla Banca Mondiale. L’obiettivo della ricerca era capire quante vite potrebbero essere salvate eliminando il mercato illegale di tabacco e quanto potrebbero risparmiare i governi sulle tasse imposte. Il prezzo delle sigarette commercializzate illegalmente, non vedendo incluse le tasse, risulta essere più basso, fattore che comporta un aumento del consumo di sigarette e conseguentemente, anche del numero di soggetti che vengono colpiti da malattie legate al fumo. Secondo lo studio quindi, una volta eliminato il mercato illegale delle sigarette, le morti premature legate al fumo potrebbero diventare proporzionali alla riduzione del consumo e si stima che, dal 2030, potrebbero essere 164 mila le vite salvate ogni anno. Il mercato illecito di sigarette inoltre, influenza il settore con tassi che variano dall’1 al 40%, per una media globale complessiva pari all’11,6%. Per ottenere dei dati attendibili, gli studiosi hanno analizzato i valori del traffico illegale di sigarette registrati in oltre 60 stati nel mondo, effettuando poi una stima sulle implicazioni economiche che deriverebbero dall’eliminazione di quella fetta di mercato. Da notare infine che, nell’articolo, l’Italia viene citata come esempio positivo per le azioni legali intentate contro l’industria del tabacco che hanno permesso una importante diminuzione del contrabbando di sigarette sul territorio.

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Altro

Win for Life: ''È una droga pesante''

 

La dottoressa Capitanucci svela i meccanismi subdoli del gioco. Ennio Peres: "Nuova tassa". Michela Rossett, http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=4385&idSezioneRif=53

“Cosa c’è di peggio di un ‘gioco pericoloso’? Un gioco che si presenta come innocuo, positivo, perfino tranquillizzante, e poi non lo è. Di fronte al quale si abbassano le difese”: così Daniela Capitanucci, psicologa e psicoterapeuta, nonché presidente dell’associazione And (Azzardo e nuove dipendenze), ci spiega i pericoli di Win for life, il fenomeno del momento che dietro tanto successo ha ottimi meccanismi di marketing, geniali - non c’è che dire - per chi lo ha ideato, meno per chi partecipa dall’altra parte del gioco. L’ultimo prodotto di casa Sisal ha esordito martedì scorso, ma è già un successo. Dimostrabile con i quasi 4 milioni di euro incassati solo il primo giorno, e i “patiti” già ampiamente riconoscibili nei bar e nelle ricevitorie dedicate.

Ha tutti i numeri per essere un gioco ad alto rischio

D’altronde, Win for life si presenta bene: con un montepremi di 4 milioni di euro per vent’anni, e il 23% di giocate distribuite per la ricostruzione in Abruzzo, sembra di assistere alla nascita di un concorso a premi finalmente “buono”, non solo per l’aiuto ai terremotati, ma perché addirittura ci toglie l’imbarazzo di gestire dall’oggi al domani una grande somma di denaro, premurandosi di evitarci perfino di ‘dilapidare’ il patrimonio neo-acquisito in pochi giorni. “Non esistono giochi d’azzardo ‘buoni’”, ci contraddice non senza ironia la dottoressa, “ma solo giochi d’azzardo più o meno ‘pesanti’, proprio come le droghe, e Win for life ha tutte le caratteristiche per essere catalogato tra le più pericolose”.

Estrazione oraria e feedback immediato: ecco come si crea dipendenza

“Prima di tutto - continua la psicologa - c’è il meccanismo dell’estrazione oraria. Ripetitività e feedback immediato creano dipendenza e favoriscono un atteggiamento compulsivo al gioco. Se posso sapere ogni ora se ho vinto o perso, sono portato a ‘riprovarci’ subito. Perfino se ho vinto una somma più bassa del montepremi, perché scatta il desiderio di ‘reinvestire’ la cifra istantaneamente. È un meccanismo tra i più ‘subdoli’”. La dottoressa Capitanucci ci spiega che - oltre ai due fattori appena descritti - ci sono precisi indicatori per determinare il rischio di dipendenza di un gioco d’azzardo, come la facilità di comprensione delle regole e l’accessibilità al gioco. “Win for life ha tutte le caratteristiche di cui parlo. Il meccanismo dei 10 numeri più uno lo capisce anche un bambino, e si può giocare ovunque: bar, tabaccherie, e ogni altro punto vendita autorizzato”. La Sisal chiarisce che ci sono oltre 28 mila luoghi accessibili. “Appunto”.

Lo stupore di Ennio Peres: “Ogni ora? Pensavo di aver letto male”

L’estrazione oraria ha stupito perfino il matematico ed enigmista Ennio Peres, che per sé ha inventato la definizione di ‘giocologo’: “Quando ho letto che la combinazione vincente veniva comunicata ogni ora dalle 8 di mattina fino alle 20 di sera credevo - onestamente - di essermi sbagliato. All’inizio c’era il Lotto solo il sabato, poi  Lotto e Superenalotto sono arrivati a 3 estrazioni ogni settimana. Adesso c’è un concorso a cui si può partecipare ogni ora, sette giorni su sette. Lo trovo incredibile, un meccanismo altamente pericoloso”.

Soldi all’Abruzzo: ma non si doveva ricostruire senza tasse?

Peres non ci sta neanche sulla “bontà” della destinazione dei soldi: “Il 23% delle giocate destinate all’Abruzzo? Ma Berlusconi non aveva detto che avrebbe ricostruito l’Aquila senza aggiungere alcuna nuova tassa sui cittadini? E Win for life cos’è?”. La risposta arriva subito: “Un’ottima tassa ‘mascherata’, non c’è che dire. Le lotterie furono inventate dagli imperatori romani che avevano bisogno di liquidità e non potevano tassare ulteriormente i cittadini. Quindi hanno inventato un intelligentissimo modo per “spremerli” senza che questi ne fossero consapevoli”. “Lo ha fatto anche Veltroni - continua Peres - quando nel ’96 aveva la delega per i Beni culturali: una parte dei ricavi del Lotto fu destinata alla salvaguardia delle opere d’arte. Ma questo che significa? Che lo Stato non ‘ce la fa’ da solo. Che non riesce a fronteggiare - con le su forze - un’emergenza, come invece dovrebbe”.

La grande suggestione: stabilità e sicurezza in piena crisi

Win for life non solo ha avuto la capacità di aver individuato tutta una serie di caratteristiche che ne fanno un prodotto di grande attrattiva, ma ha anche centrato la grande suggestione del momento: “Chi è che oggi non desidera 4 mila euro al mese per vent’anni?”, si chiede Daniela Capitanucci, la psicologa dell’associazione Azzardo e nuove dipendenze. “Non è solo una ‘busta paga’ molto alta, considerando uno stipendio medio oggi in Italia, ma è soprattutto una ‘rendita ventennale’, che in piena crisi economica significa stabilità, tranquillità per il futuro”.

Win for life ha allargato il target dei giocatori anche ai precari

L’esperta ci spiega che ormai il gioco d’azzardo è da considerarsi una vera e propria forma di consumo, indirizzato sempre a un target ben determinato: “Le scommesse sportive, ad esempio, sono pensate per giovani uomini, sotto i 40 anni; il bingo alle famiglie, pensionati, alle casalinghe”. E Win for life? “In piena crisi, una rendita ventennale con un meccanismo di gioco così semplice a chi è indirizzato? I precari, sicuramente; poi i cassaintegrati; i pensionati che non ce la fanno con la sola pensione; ma anche tutti coloro che vogliono - magari - guadagnare semplicemente di più. In altre parole: tutti. O meglio: tutta quella fascia di mercato che non si era mai - prima di qualche giorno fa - avvicinata in modo preponderante al gioco”.

L’Italia una Repubblica fondata sul lavoro o sul gioco?

La presidente dell’associazione Azzardo e nuove dipendenze non nasconde la sua preoccupazione: “C’è da chiedersi se l’Italia non sia una Repubblica fondata sul lavoro - come dice l’articolo 1 della Costituzione - o piuttosto sul gioco d’azzardo”.

 

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Canapa

California: primo spot uso medico marijuana

In California e' stato trasmesso in tv il primo spot che promuove l'uso medico della marijuana. E' accaduto sulla rete KTXL, filiale locale della Fox, non senza lamentele da parte del pubblico. Nel video di 30 secondi si vedono bianchi e afro-americani che parlano dei benefici della droga. Le loro parole sono accompagnate da scritte che spiegano come la marijuana sia utile per chi e' soffre di diabete, HIV, Epatite C e ipertensione .

La Repubblica

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Altro

Tendenza L’abuso di anti-dolorifici, come il Doctor House

ilgiornale - Nel 2008 il «New York Times» raccontava già come, molti soldati tornati a casa dal fronte in Irak e Afghanistan, abusassero di alcol e droghe, nel senso di medicinali da prescrizione, come gli anti-dolorifici. Lo stesso tipo di dipendenza sviluppata dal celebre protagonista della serie televisiva «Doctor House». Per i militari di ritorno dai teatri di combattimento, la ragione ha spesso un nome: sindrome da stress post-traumatico. Un’inchiesta del 2007 dell’emittente televisiva «Cbs» metteva in luce come l’abuso di alcol e droghe sia legato all’aumento dei suicidi tra le fila dei veterani. Alcune ricerche americane hanno dimostrato che le probabilità di sviluppare problemi mentali aumenti con l’esposizione a intense esperienze di combattimento. Uno studio della Rand Corp. provava che uno su cinque veterani di ritorno dall’Irak o dall’Afghanistan soffriva di stress da post combattimento o depressione e che le persone con questo tipo di problema avevano sviluppato un’abitudine all’alcol e all’abuso di medicinali. Spesso succede perché i militari temono di uscire allo scoperto e di mettere a rischio la carriera chiedendo aiuto al personale medico.

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Alcol

Sbronza: cosa succede al corpo quando si beve troppo alcol

Fonte: affreschidigitali.blogsfere.it - Bere alcolici regala sensazioni forti - anche per l'organismo. Ecco un'infografica davvero completa, pubblicata dall'ottimo sito ChaCha, che spiega nel dettaglio tutti i contraccolpi sul corpo umano del bere eccessivo: cancro, cirrosi, ulcera, ma anche perdita di memoria. Alla salute!   

Quando si beve troppo, tutte le parti del corpo ne sono coinvolte. Ma l'intestino è l'organo più colpito. In linea di principio, l'intestino può assorbire senza problemi un bicchiere di alcolici ogni ora. Bere di più significa scaricare sul sangue l'alcol in eccesso.

E' anche vero che un forte tasso alcolico nel sangue stimola fortemente l'attività sessuale. Stimola anche il cervello e la sensibilità. Ma favorisce anche l'insorgere del cancro alla bocca e alla gola - e diminuisce le probabilità di avere figli.

Tutti bevono: il 64% della popolazione globale fa uso di alcolici. Ma sono i più giovani, tra i 18 e i 25 anni, a praticare il "binge drinking": scolarsi fino a 5 alcolici uno dopo l'altro. 

 

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Altro

Contenuto Redazionale NUOVI DOCUMENTI: MDPV

Segnaliamo che nella sezione "sostanze scaricabili" è disponibile una scheda tecnica su descrizione, effetti e tossicità del 3,4-metilendiossipirovalerone

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Psichedelici

Culti enteogenici contemporanei

Culti enteogenici contemporanei

Enteogeni : "le piante e gli inebrianti sciamanici che inducono estasi religiose o visioni" (Jonathan Ott, The Angels' Dictionary) Breve rassegna delle religioni sorte negli ultimi due secoli che coltivano la speranza di promuovere un'esperienza diretta del divino mediante l'utilizzo di sostanze psicoattive Chiesa Nativa Americana : Il Peyotismo è il culto praticato dagli aderenti alla Chiesa Nativa Americana. La religione peyotista è nata nello stato dell'Oklahoma nella seconda metà del XIX secolo, ed è la più diffusa religione indigena tra i nativi americani (è praticata in più di 50 tribù Indiane fra USA e Canada e conta tra i 100.000 e i 300.000 aderenti). Culto notturno e collettivo, comprende l'utilizzo di un enteogeno, il peyote (Lophophora williamsii), un cactus con potenti effetti psicoattivi. Incamminarsi sulla “Via del peyote” viene interpretato come incontro diretto ed immediato con il mondo spirituale. Rastafari : Il Rastafarianesimo è una fede religiosa di ispirazione cristiana. Sorta in Giamaica agli inizi del XX secolo, si basa sulla dottrina divulgata da Marcus Garvey, che, interpretando la Bibbia, profetizzò la venuta di un grande leader nero, identificato poi nell’imperatore etiope Haile Selassie I. I rasta utilizzano la cannabis come sacramento religioso, con lo scopo di avvicinarsi a Dio e come aiuto nella meditazione. Si narra che fu trovata una pianta di cannabis anche sulla tomba di re Salomone. L'hashish non è invece permesso e viene considerato alla stregua di una droga qualunque, poiché solo i fiori sarebbero il vero sacramento. Chiesa del Santo Daime : E' una religione di origine brasiliana fondata da Raimundo Irineu Serra nel 1930. E' un culto cristiano sincretico basato sull'utilizzo della bevanda sacramentale conosciuta come ayahuasca (un'infusione psicotropa di tradizione millenaria, prodotta utilizzando le foglie di Psychotria viridis e la liana Banisteriopsis caapi), che fu ribattezzata da Mestre Irineu con il nome di Santo Daime. Le Chiese del Santo Daime - di cui oggi esistono diverse branche indipendenti - insistono sul fatto che il consumo del Daime (per loro equivalente al corpo di Cristo) ha senso solo all’interno di un rituale preciso, che si collega ad una visione del mondo che affonda le sue radici nella saggezza degli indios amazzonici e nel cristianesimo. Unione del Vegetale : Altro importante movimento di riscoperta degli enteogeni amazzonici è l'União do Vegetal (UDV), fondata da José Gabriel da Costa ("Mestre Gabriel"). Il movimento propone una storia mitica delle sue origini secondo cui la UDV risalirebbe ai tempi di Salomone. Un discepolo di Salomone, Caiano, avrebbe ricevuto dal re il settimo segreto della natura, relativo al tè enteogeno oaska (cioè la ayahuasca). Barquinha : Culto sincretico delle remote regioni dell'Acre brasiliano, influenzato dall’umbanda e incentrato sull'utilizzo ritualizzato dell'ayahuasca. “Barquinha” è anche il nome con cui è popolarmente noto il Centro Espirita e Culto de Oração Casa de Jesus Fonte de Luz, fondato nel 1945 presso Rio Branco da Daniel Pereira de Mattos. Umbandaime : Culto sincretico afro-brasiliano, ispirato allo spiritismo kardecista, e che comprende anche il consumo del daime. Buiti : La religione Buiti, diffusa fra alcuni popoli del Gabon, e risalente al XIX secolo, è imperniata sugli effetti visionari e rivelatori del potente arbusto psicoattivo iboga (Tabernanthe iboga). A fianco di questo culto, praticato dalle tribù Apindji e Mitsogho, e definito più propriamente come "Buiti tradizionale", troviamo anche un "Buiti sincretico" o "Buiti Fang", frutto dell’incontro col cristianesimo missionario, e che prevede l'uso di tre sacramenti: alan (Alchornea floribunda), iboga e ostia cattolica.

Abri : Culto africano che utilizza l'iboga, ancora oggi pochissimo studiato. Questi è comandato da donne e si dedica al trattamento di malattie con l'iboga e altre piante medicinali. Chiesa del Sacramento della Transizione : Chiesa attiva in Slovenia e basata sull'assunzione dell'ibogaina. L'iniziazione dura tre giorni, e sono possibili ulteriori iniziazioni a patto che siano trascorsi almeno 33 giorni fra un'assunzione e l'altra. League for Spiritual Discovery : Nell’estate del 1962 Timothy Leary e Richard Alpert fondano l’IFIF (International Federation of Internal Freedom), e si trasferiscono in Messico per organizzare il loro paradiso psichedelico. Un professore di psichiatria di Stanford, Joseph Downing, così ha descritto il rituale della nuova setta: “Il rituale predominante era quello della torre. Una torre alta quattro metri circa, con una piattaforma di due era stata costruita sulla spiaggia difronte all’albergo. Questa torre era nota come l’anima del gruppo. Doveva sempre esserci dentro, giorno e notte, qualcuno sotto l’influenza dell’LSD. All’alba e al tramonto, una nuova persona saliva nella torre, prendeva la dose di LSD che essa stessa decideva e vi rimaneva fino all’arrivo del prossimo iniziato”. A seguito di proteste, Leary e i suoi seguaci furono espulsi dal Messico e l’IFIF morì. Nel 1966 Leary fonda dunque la League for Spiritual Discovery, le cui iniziali formano la sigla LSD, tentando inutilmente di farla riconoscere come una Chiesa, in modo da poter utilizzare l’LSD come sostanza sacramentale. Il gruppo arrivò a contare 360 membri, prima di cessare i suoi lavori nel 1970.

La Fratellanza dell'Amore Eterno : Culto un tempo attivo in California (USA), basato sulla predicazione di Timothy Leary e incentrato sull'uso sacramentale di LSD e cannabis. Neo-American Church : Nel 1964 lo psicologo Arthur Kleps fonda la Neo-American Church e si fa chiamare Capo Boo-Hoo. L'LSD, l'allora ultimo ritrovato esplosivo nella chimica dei "trip", viene dichiarato "sacramento" e l'alterazione della coscienza che ne derivava è considerata "diritto religioso d'ogni cittadino". La chiesa usa LSD e peyote nei suoi riti, prima di essere sciolta nel 1968.

Ambrosia Society : E' dedicata alla riscoperta del Santo Graal, che viene identificato con l'Amanita Muscaria. Secondo questo gruppo, il magico fungo sarebbe stato oggetto di numerosi culti, e avrebbe acquisito centinaia di nomi divini nel corso della storia.

Sacred Mushroom Church of Switzerland : Attiva a Rüschegg-Heubach, nel canton Berna (Svizzera) si tratta di una comunità di "amici del fungo sacro, nella tradizione spirituale di druidi e streghe europei e degli sciamani sudamericani". (Il fondatore è stato arrestato)

Temple of the True Inner Light : E' un tempio con sede a Manhattan che impiega come sacramento religioso dipropiltriptamina (DPT) inteso come "Carne di Dio". E' stato fondato nel 1980 da Alan Birnbaum come ramo nella città di New York della Chiesa Nativa Americana.

Church of Gnostic Luminism : Culto gnostico che riconosce il carattere sacro e spirituale e l'efficacia di alcuni vegetali e sostanze chimiche usate per espandere la coscienza umana, migliorare l'intuizione, l'immaginazione creativa e propiziare il risveglio spirituale, come presupposto per il raggiungimento dell'Illuminazione. E' attiva negli USA.

Gnostisismo Revolutionario de la Concienca de Krishna : Si tratta di una comunità spirituale che trae ispirazione e insegnamento dall'uso sacramentale dell'Ayahusca. La comunità è guidata da uno sciamano di nome Vasudev, che opera nella giungla colombiana da più di quindici anni.

Ethiopian Zion Coptic Church : Movimento religioso sorto nel 1975 in Florida (USA) e basato sull'assunzione sacramentale della Cannabis. Church of cognizance : E' attiva a Pima, in Arizona (USA), dal 1991. Gli affiliati fumano, mangiano e bevono preparati a base di cannabis per arrivare all'illuminazione spirituale. (I fondatori sono stati arrestati)

Church of the Universe : Fondata da Walter Tucker nel 1969 in Ontario (Canada), si basa sull'uso sacramentale della cannabis e sul nudismo quale forma di uguaglianza umana. Tempio 420 : Il fondatore e leader di questo gruppo è il reverendo Craig X Rubin, 41 anni, il quale sostiene che la marijuana è l'Albero della Vita menzionato nella Bibbia, e quindi un'erba religiosa. Egli dice che "La nostra congregazione ordina ai membri di studiare la Bibbia, di avere fede in Dio e di bruciare regolarmente l'erba cannabis come sacramento". (Il fondatore è stato arrestato) The Hawaii Cannabis Ministry : Culto attivo alle Hawaii (USA) che prevede l'uso della cannabis quale sacramento religioso. Altre sedi sono presenti in Australia, Canada, Olanda, Regno Unito e USA (Alabama, Arizona, California, Florida, Illinois, Iowa, Michigan, Missouri, Ohio, Oregon). (La Corte Suprema americana ha recentemente emesso una sentenza contro un uomo che pretendeva di poter fumare liberamente cannabis, in quanto appartenente a tale fede religiosa)

Altri culti canteisti, ovvero congregazioni moderne basate sull'uso sacramentale della cannabis, sono: -First Universal Church of Kantheism (USA) -First Earth Ministry (USA) -Fragrant Cane Ministry (Texas, USA) -KF 420 Ministry (California, USA) -Religion of Jesus Christ (USA) -Texas Cannabis Congregation (Texas, USA) -THC Ministry Amsterdam (Olanda) -The Church of Cognitive Therapy (Oregon, USA) -The Church of Jesus Christ Keneh-Bosem (Oregon, USA) -The Green Earth Ministries (Alabama, USA) -The Satanic Chapel (California, USA) -The Zion Light Ministry (USA) -United Cannabis Ministries (USA) FONTI: F. Meli – LA VIA DEL PEYOTE J. Cazeneuve - IL PEYOTISMO DEL NUOVO MESSICO (APPUNTI SU UNA NUOVA RELIGIONE) A. Bianchi – RECENSIONE DI "O USO RITUAL DA AYAHUASCA" G. Samorini – IL BUITI, LA "RELIGIONE DELL’IBOGA" U. Leonzio – IL VOLO MAGICO. STORIA GENERALE DELLE DROGHE A. Hofmann – LSD IL MIO BAMBINO DIFFICILE M. Guarnaccia – LA RIVOLUZIONE ACIDA ADUC – NOTIZIARIO DROGHE QUOTIDIANO Cesnur – Centro studi nuove religioni Wikipedia

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Facebook, i dubbi dei genitori: ecco cosa consigliano gli esperti

Scervellarsi per entrare nel mondo di Facebook, magari creando un proprio profilo e diventando «amici» dei propri figli, è inutile, anzi quasi dannoso. Lo affermano gli esperti dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, secondo cui per controllare i ragazzi l’unica arma è il dialogo.
«Per un genitore e un figlio i social network altro non sono che la proiezione in rete della qualità delle relazioni vissute quotidianamente tra le pareti domestiche - spiegano i neuropsichiatri e gli psicologi dell’ospedale romano - Non ci si può aspettare che un bambino o ancor di più un adolescente, poco avvezzo a rapportarsi ai genitori in maniera trasparente, accetti di sentirsi osservato attraverso la rete».
Tra i 16 milioni di utenti italiani di Facebook circa 3 milioni hanno meno di 18 anni, una fetta seconda solo agli over 36 e agli utenti tra i 19 e i 24 anni, a cui corrispondono probabilmente sei milioni di genitori in apprensione, spinti anche dalle notizie di cronaca, ma cercare di spiare i figli, magari appropriandosi dei codici di accesso e entrando nel profilo, è sbagliato: «Entrare nel profilo di un figlio è come sbirciare nel suo diario segreto - spiegano ancora gli esperti - In rete soprattutto i ragazzi esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai social network anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori».
Due sono le armi indicate per difendere i figli dai pericoli del social network: una la fornisce lo stesso Facebook, con l’attivazione del tasto «segnalazione di abusi», la classificazione automatica come «privati» dei profili completi online e degli elenchi di contatti di utenti registrati come minorenni e l’impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di utenti minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca.
Per quanto riguarda i genitori, invece, la ricetta rimane quella di sempre, il dialogo, non la chat: «L’approccio migliore è la creazione di una relazione solida tra genitore e figlio - concludono gli esperti - che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite internet e i social network. Ciò significa instaurare una rapporto di fiducia tra genitore e figlio, che faccia sentire l’adolescente accolto e non giudicato, in modo da consentire anche richieste di aiuto nella consapevolezza di potersi sentire protetto e difeso dai propri genitori, anche se si tratta di dover riferire cose non piacevoli e da cui si viene normalmente messi in guardia». E per quanto riguarda gli amici: meglio che se li facciano tra coetanei.

Si abbassa l'età degli iscritti. I problemi? Privacy e genitori "impiccioni". Gli specialisti dell'ospedale Bambino Gesù di Roma puntano l'attenzione anche alla virtualizzazione dei rapporti. Il traguardo di Twitter: 145 milioni di iscritti

Facebook e minori. Un problema sempre più sentito, visto che si abbassa l'età di chi si iscrive ai social network. Intere classi virtuali delle scuole elementari sono ormai ritrovabili in Rete, con grande preoccupazione dei genitori che non riescono a controllare del tutto le frequentazioni dei propri figli. Il web non va demonizzato, ma, come tutti gli strumenti potenti, bisogna saperlo maneggiare in modo da non farsi del male.

Esiste un’età minima per attivare un profilo? Per il momento nulla impedisce a un bambino l'iscrizione, ma il problema inizia a essere sentito dalle istituzioni e dagli stessi sviluppatori dei social network. Ecco quindi, che si pensa all’attivazione di un tasto "segnalazione di abusi" di facile uso e immediatamente accessibile, che permetta agli utenti di segnalare con un click contatti o comportamenti inappropriati, o a migliorare la privacy (grazie alla classificazione automatica come "privati" dei profili completi online e degli elenchi di contatti di utenti registrati come minorenni, all’impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di utenti minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca).

Ma c'è un altro problema: spesso i genitori creano il proprio profilo e chiedono l'amicizia al figlio o arrivano a utilizzare le sue chiavi d’accesso per conoscere il suo mondo, i suoi contatti, i suoi interessi. Niente di più sbagliato, dicono gli degli specialisti dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù: "Per un genitore e un figlio i social network altro non sono che la proiezione in rete della qualità delle relazioni vissute quotidianamente tra le pareti domestiche. Non ci si può aspettare che un bambino o ancor di più un adolescente, poco avvezzo a rapportarsi ai genitori in maniera trasparente, accetti di sentirsi osservato attraverso la rete". Entrare nel profilo di un figlio, ammoniscono gli esperti, è come sbirciare nel suo diario segreto. In rete i ragazzi esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai social network anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori.

Un altro rischio è la virtualizzazione del rapporto figlio-genitore in cui si dialoga in rete ma si resta in silenzio a tavola. L’approccio migliore è la creazione di una relazione solida, che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite internet e i social network. Ciò significa instaurare una rapporto di fiducia tra genitore e figlio, che faccia sentire l’adolescente accolto e non giudicato, in modo da consentire anche richieste di aiuto nella consapevolezza di potersi sentire protetto e difeso dai propri genitori, anche se si tratta di dover riferire cose non piacevoli e da cui si viene normalmente messi in guardia.

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Da Hong Kong, la nuova frontiera delle droghe sintetiche

Commercializzate come sali da bagno o concimi per piante, hanno già provocato diverse morti. Il nuovo commercio sfrutta le falle nei sistemi legislativi delle diverse nazioni, in ritardo sulla messa al bando di queste nuove sostanze.

Ha trentacinque anni, è laureato in chimica ed è uno degli esempi dell’Asia che avanza nel mondo imprenditoriale. Si chiama Eric Chang e lavora ad Hong Kong.

Il suo business? Scoprire nuove droghe sintetiche da smerciare in tutto il mondo, specialmente nella vecchia Europa dove i giovani sono sempre più assetati di sballi sintetici.

Eric Chang si vanta di essere uno stakanovista – la moglie lo critica per utilizzare la sua lussuosa residenza “come se fosse un albergo” – e di riuscire a portare avanti la sua attività concedendosi un solo vizio, sempre che così possa essere inteso: tenere sempre a portata di mano una Red Bull per i momenti in cui la stanchezza si fa sentire ma c’è comunque bisogno di andare avanti con il lavoro. Eric Chang ha famiglia da mantenere e per farlo rischia di distruggerne tante altre.

Infatti sono già diverse le morti attribuibili all’uso delle sostanze messe in commercio dal laboratorio che ha sede vicino all’aeroporto di Pudong e che si avvale del lavoro di sessantacinque operai.

L’impresa di Chang riesce a distribuire quintali di droghe settimanalmente in Europa. La nicchia di mercato occupata dall’imprenditore cinese è quella riguardante le cosiddette smart drugs, ovvero sostanze legali ma potenzialmente parecchio nocive per la salute di chi ne fa uso.

Le smart drugs da alcuni definite delle vere e proprie designer drugs (droghe d’autore, ndr) si sono diffuse nel momento in cui parecchie nazioni hanno attuato un piano per cercare di bloccare alla fonte la produzione di Mdma, più comunemente conosciuta come ecstasy e a tutti gli effetti la droga ricreativa più diffusa sul mercato europeo.

Ma com’è che Eric Chang riesce a trarre profitto da un’attività che a prima vista sembrerebbe illegale?

Semplice, molti dei prodotti messi in commercio dall’azienda di Chang vengono etichettati come “concimi per piante” o “prodotti chimici per la ricerca” in modo da aggirare i controlli alle dogane. Da un’inchiesta del Guardian si è scoperto che l’ultima smart drug immessa in Gran Bretagna si chiama Ivory Wave ed è commercializzata come un sale da bagno rilassante.

Nel giro di una settimana dalla sua diffusione l’Ivory Wave ha procurato la morte di un ragazzo di ventiquattro anni e portato al ricovero di altri sei giovani che presentavano forti stati di agitazione e allucinazioni.

Da un articolo comparso sul South China Morning Post, a firma di Simon Parry, si evince che uno dei modi per cercare di passare inosservati alle dogane è quello di utilizzare paesi terzi (tra cui l’Italia), dove i controlli sono più morbidi, e da qui far partire la diffusione vera e propria nel resto degli stati europei.

Nella foto: un’immagine che pubblicizza l’Ivory Wave come un semplice sale per pediluvio.

Simone Olivelli, newnotizie.it

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«NESSUN boom, è un fenomeno assolutamente fisiologico».

di CRISTINA DEGLIESPOSTI, restodelcarlino.it«NESSUN boom, è un fenomeno assolutamente fisiologico». Così il dirigente capo del commissariato di Polizia di Imola, Angelo Greco, definisce il recente ritrovamento di diverse piantagioni domestiche di cannabis. Sono stati cinque, in poco più di un mese dalla fine di luglio, i sequestri messi a segno da polizia e carabinieri tra Imola e il circondario. Casi molto diversi tra loro, sia per quantità che per l’età dei cittadini coinvolti, ma tutti accomunati dall’illecito pollice verde di questi coltivatori ‘a chilometro zero’.Commissario Greco, questo concentrarsi di episodi non pare stupirla o sbaglio?«No, non si tratta di numeri anomali per le forze dell’ordine. La cannabis coltivata all’aperto ha un ciclo vegetale che va da marzo a ottobre. E’ normale quindi che questi avvengano quindi nel periodo primaverile ed estivo».Quindi d’inverno tutto tranquillo?«Ovviamente no. Chi allestisce serre con lampade è in grado di arrivare anche a una seconda ‘fioritura’ in un anno. Il clima della nostra zona però non è adatto a far sopravvivere le piante all’aperto d’inverno. Sono specie che soffrono molto il freddo, hanno bisogno di una grande esposizione alla luce e una giusta irrigazione non in acqua stagnante. Per questo nell’Imolese non si trovano grandi piantagioni. I quantitativi che recuperiamo di anno in anno variano: dai 7 ai 12 chili totali, intendo di prodotto già lavorato».Di quali numeri parliamo se ci riferiamo alle ‘grandi’ piantagioni?«Fino a un centinaio di piante intendiamo coltivazioni di piccole e medie dimensioni. Bisogna considerare che ogni pianta non dà grossi quantitativi di sostanza utile una volta essiccata. Poi dipende dalla loro dimensione e dalle infiorescenze, ma piante sotto i 40 centimetri non sono ‘buone’».Come consideriamo le coltivazioni illegali che vengono scoperte dalle forze dell’ordine nella nostra zona?«Il più delle volte si tratta di poche piante, una dozzina al massimo, usate per uso personale o ristretto a una cerchia di intimi. La cannabis è la droga più usata in Italia: i dati nazionali parlano di 28 milioni di cittadini che una volta nella vita l’hanno provata».Allora chi è il coltivatore tipo?«E’ soprattutto il giovane tra i 20 e i 30 anni che ha il ‘gusto’ di produrre da sè la sostanza che consuma. Rivenderla lo espone a un rischio doppio: di averla prodotta e spacciata. Ormai per strada chiunque ha la possibilità di acquistare una ‘canna’ con 5 o 10 euro. Infatti oltre l’85% della cannabis che circola nel circondario è stata prodotta fuori zona».Qual è il Paese maggior produttore?«La cannabis comprende diversi tipi di droga: marijuana, canapa indiana, hashish. Per quest’ultimo il Marocco è il produttore leader a livello mondiale viste le favorevoli condizioni climatiche, seguito dall’Olanda. Negli anni Novanta c’è stata una sorta di connubio tra i due Paesi: le migliori sementi olandesi sono state impiantate nel reef marocchino. Lì ne è nata una qualità con oltre il 20% di principio attivo, il Thc (tetraidrocannabinolo, ndr). Droga con il 6-7% di Thc è già molto buona».Cosa implica una concentrazione al 20%?«Che con la stessa quantità prodotta posso procedere a diversi ‘tagli’. Non solo con tabacco, ma con erbe varie. In Marocco anche con il prezzemolo. Se invece fumo uno spinello ‘tradizionale’ con quelle concentrazioni gli effetti sono devastanti soprattutto negli adolescenti. Manie psicotiche, danni cerebrali permanenti e gli ultimi studi confermano che si creano dei problemi gravi anche nella prole».Qual è il tipo di droga che circola maggiormente nell’Imolese?«Cannabis e cocaina, che però hanno ‘pubblici’ molto diversi. Per la cocaina serve una disponibilità economica maggiore per cui non è diffusa tra i giovanissimi. Dai nostri sequestri emergono quantitativi bassi di anfetamine ed ecstasy. L’Imolese è, soprattutto per la cocaina, una zona di passaggio verso la Riviera dove c’è un grande mercato d’estate».Ci sono nazionalità maggiormente coinvolte di altre?«Difficile dirlo. Lungo tutta la filiera della cocaina gli Italiani coinvolti e gli arresti che facciamo sono quattro volte superiori a quelli degli stranieri. Anche nell’ultimo più grande sequestro di hashish — 18 chili — c’erano tre Italiani e due Marocchini».

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