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Anoressia e bulimia, disperazione di donne

linkontro.info  di Susanna Marietti - Probabilmente non sarà Belen Rodriguez che attraversa seminuda e fichissima la sua spiaggia Tim a originare i disturbi alimentari. Medici competenti hanno raccontato di radicati problemi famigliari dietro il bisogno di digiunare, abbuffarsi, vomitare. Ma certo la tendenza – che oggi pare fortunatamente un tantino mitigata – a raccontarci che o siamo magre e sempre in tiro oppure non siamo affatto non è stata di aiuto. Soprattutto alle più giovani. Arriva agosto, si va al mare e i problemi aumentano.

È una disperazione quotidiana, che non lascia tregua. E tutta femminile. Eccone un campione, per come la si legge in questi giorni su forum femminili. Spesso, tristemente, unico luogo dove le ragazze ascoltano e parlano. La cornice del loro dolore, nelle parole che tentano di caratterizzarlo: “Mi sento terribilmente sola, e non se ne parla di uscire...troppa paura...amici invisibili...io sono spenta, non brillo più, non mi faccio più luce. dentro di me è completamente buio e morto. silenzio. non ho forze per reagire. Vorrei farmi a pezzi. Tanto non mi amo. Sono cosi stanca, terribilmente stanca di questa situazione eppure non faccio niente x reagire, per volermi un po di bene. Sono fredda. non mi colpisce più niente. solo le cose negative afferro.. ogni giorno mi punisco...con qualcosa devo farlo, o con il digiuno, o con un'abbuffata, o con un tentativo di vomitare, o con un taglio...”.

 

“Scusate lo sfogo”, mette le mani avanti una ragazza che si racconta come senza speranza. “Un altro sabato sera chiusa in casa con la bocca piena di muesli e il letto pieno di libri non letti (…) sì sì... certo.. se vi raccontassi quanto fa schifo la mia vita.. altro che ‘tutti abbiamo problemi...’, c'è solo da spegnere l'ultimo sospiro. Ma basta, basta davvero. Un giorno di questi mi tolgo la vita e basta”. Altre voci le rispondono, cercano di confortarla. Senza toni scherzosi, lei risponde preoccupantemente: “stavo persino pensando di pagare un sicario per chiedergli di spararmi”.

 

Si scusa anche la ragazza che ci racconta l’ultima delle sue abbuffate, quella appena consumata: “scusate se è solo l'ennesima volta k mi piango addosso, dopo essere stata io la causa del male k ora sento... vorrei elencarvi...giusto x stare ancora + male.. quello k sn riuscita a mangiare in 1 ora: tantissime patatine, salame, 2 fette di pancarrè con tanta nutella, 3 cioccolatini 1 kinder, 1 plumcake, acciughe, 1 biscotto gelato, 1 coppa di gelato, 1 fettone di tiramisù. Questo è quello k mi ricordo... uno schifo... ecco cm mi sento.... so già k nn posso pretendere conforto, visto k sn io a farmi ogni volta male da sola.... ma magari qualcuno capisce cs sto provando in questo momento... so k dietro a questo cibo ingurgitato si nascondono dolori ben + profondi e difficili da sconfiggere... nn riesco a smetterla di dipendere dal cibo. Vorrei poter tornare indietro di 1 ora, ma so k nn si pu... mi viene da piangere... sn con l'umore 3 metri sotto terra...”.

 

Dall’altre parte del dannoso pendolo, oggi si è per caso trovata un’altra persona, che sembra momentaneamente fiera di sé: “oggi ho preso in totale un etto di cotto e due jogurt, punto.., avrei tanto voluto vomitare quelle fette che ho mangiato cosi avidamente, eppure non l'ho fatto. mi son controllata. E ho fatto ciclette”.

 

Le risponde una più navigata, che purtroppo ancora non ne è fuori: “Ascoltami… Ma fallo davvero... Ora ti piace. E ti piace tanto. Lo so. Io ci sono passata. E ricordo il senso di onnipotenza che mi avvolgeva. Era fantastico. Ero davvero felice. Ma ti rendi conto?! Felice di vedere i numeri sulla bilancia scendere sempre più. Di vedermi dimagrire fino alle ossa. Di vedermi la pancia piatta. Di farmi del male ogni giorno perchè sì,io lo meritavo. Meritavo tutto il male del mondo. Ora sono in terapia. E la sai una cosa? Non ne esco. Non ci riesco proprio. Le ossessioni invece di scomparire aumentano. Sto tirando avanti con gli antidepressivi. Non ho più il ciclo. Non ho più il ragazzo e gli amici. Sono sola come un cane.. e sto male come un cane. Vuoi ridurti così?”

 

Quando anche il gesto più quotidiano diventa una conquista: “Ho affrontato la pasta!! ce l’ho fatta...era una vita ke non la mangiavo.. mi fa molta paura, ma oggi ho deciso di prepararla.. certo, i sensi di colpa ci sono ma non sono nè andata in bagno nè ho preso pasticche x il controllo del peso!”.

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USA - Sciroppo anti-tosse per sballarsi, Fda pensa a restrizioni nella vendita

Aduc Droghe - La Food and Drug Administration (Fda) potrebbe imporre restrizioni sulla vendita dei medicinali da banco contenenti destrometorfano, principio attivo anti-tosse. Un comitato consultivo di esperti si riunira' il 14 settembre per analizzare i dati sull'abuso di questi prodotti fra bambini e adolescenti, fenomeno noto in Usa come 'robo-tripping', dal nome del medicinale Robitussin*. Gli sciroppi in questione vengono infatti utilizzati dai giovanissimi per lo 'sballo'. L'agenzia americana - ricorda il 'Los Angeles Times' - ha pubblicato i primi avvisi sul fenomeno nel 2005. E da allora i dati sull'abuso di farmaci al destrometorfano sono raddoppiati: i ricoveri al pronto soccorso in seguito ad allucinazioni da 'robo-tripping' sono passati dai 4.634 nel 2004 a quasi ottomila nel 2008. Il 'Monitoring the Future Report' nazionale ha inoltre evidenziato che l'abuso di questi farmaci riguarda rispettivamente il 2,6% degli undicenni statunitensi, il 5% dei 15-16enni e il 6,3% dei 17-18enni. Sono state registrate anche alcune morti. Gli esperti decideranno se i prodotti che contengono questa sostanza debbano essere riclassificati e resi disponibili solo su ricetta medica. Le aziende che li producono sottolineano pero' i problemi che in questo modo si verrebbero a creare per i consumatori.

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I risultati del proibizionismo

Il Proibizionismo:

  • Non ha impedito il consumo della sostanza, scopo per cui è nato;
  • Non ha impedito la vendita della sostanza;
  • Ha fatto aumentare il consumo della sostanza;
  • Ha fatto aumentare il tasso di vendita e diffusione della sostanza;
  • Ha creato un mercato nero gestito dalla criminalità con violenza;
  • Ha reso criminali dei cittadini per un proprio vizio privato;
  • Ha fatto moltiplicare il prezzo della sostanza;
  • Ha fatto nascere l'adulterazione e la mancanza di controlli qualitativi;
  • È costato la vita di migliaia di persone innocenti;
  • Ha permesso di creare imperi criminali, in grado di concorrere quanto a potere con i governi, basati sugli introiti del contrabbando.

http://it.wikipedia.org/wiki/Proibizionismo

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Le nuove “droghe” si chiamano internet, shopping e amore “estremo”

Ma quale alcol o cocaina…le vere droghe dei giorni nostri hanno nomi ben più rassicuranti e, proprio per questo, sarebbero altrettanto subdole e pericolose. A metterci in guardia è l’Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche che parla di italiani sempre più dipendenti da internet, shopping e sesso. Vere e proprie ossessioni che mutano lo stile di vita di chi ne è colpito il quale, spesso, non s’accorge nemmeno di essere “malato”.

L’Accademia traccia una sorta di carina geografica delle dipendenze: i romani sarebbero infatti sempre più dipendenti da Internet, i veneziani dal gioco d’azzardo, i milanesi schiavi dello shopping compulsivo e i napoletani del sesso. La fascia di età più esposta al rischio di sviluppare questi disturbi comportamentali ed emotivi è quella compresa tra i 14 e i 45. A esserne maggiormente colpiti sono gli uomini.

Sarebbero almeno 3 su 100 gli italiani dipendenti da Internet, dall’acquisto dell’oggetto inutile, dal gioco d’azzardo e dal sesso ad ogni costo. Spesso si crede che la dipendenza sia solo quella legata agli stupefacenti, all’alcol o al fumo. Ma non è così: ci sono dipendenze subdole, scambiate per cattive abitudini. Le quattro dipendenze emergenti che affliggono gli italiani sono abitudini che generalmente si possono classificare tra i comportamenti naturali e normali, ma diventano un disturbo comportamentale quando l’individuo non riesce più a farne a meno. Così c’è chi scommette su tutto, chi va al supermarket e acquista l’oggetto più inutile e lontano dai propri gusti, chi dopo cena si mette al computer e ci sta fino all’alba, chi ha il chiodo fisso della sessualità e cerca sempre storie a rischio.

La dipendenza in maggior crescita nella Capitale, ad esempio, è il cosiddetto ‘Internet Addiction Disorder’ (dipendenza da Internet), una sindrome – forse la più tipica del nuovo millennio – legata a una sudditanza alla tecnologia da cui sono affette molte persone che passano ore e ore davanti al computer. Nella fase iniziale della rete-dipendenza c’é un’attenzione esasperata che può arrivare all’ossessione sui vari aspetti di Internet, un’ossessione che in alcuni casi rimane nell’ambito dei comportamenti normali e in altri sfocia nei disturbi comportamentali ed emotivi. Nel percorso tra normalità e disturbo vi è poi una fase definitiva ‘tossicofilia’ che è caratterizzata dall’aumento del tempo trascorso on-line con un crescente senso di malessere quando si è scollegati: una condizione paragonabile all’astinenza. Infine vi è una terza tappa riconosciuta come ‘tossicomania’ in cui l’individuo comincia a subire dei disturbi sia nei rapporti con le persone che lo circondano sia sul luogo di lavoro.

Il gioco d’azzardo, invece, affligge soprattutto i veneziani: 4 su 100 hanno questa forma di dipendenza, un terzo donne. Gli adulti preferiscono il casinò o la bisca clandestina, mentre i giovani scelgono le macchinette, il videopoker e i gratta e vinci. Dipendenza sempre più diffusa, soprattutto tra i milanesi, è quella dello ‘shopping compulsivo’. Si tratta di un’ossessione che colpisce soprattutto le donne, che sono più esposte degli uomini agli acquisti voluttuari. La ‘sex addiction’, affligge invece soprattutto i napoletani: il 2%. L’elemento più significativo della dipendenza è dato dalla ricerca di situazioni sempre più rischiose, quali ad esempio corteggiare donne o uomini sposati per avere il brivido di vivere il pericolo di essere sorpresi.

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Contenuto Redazionale Sistema di Allerta precoce. Smart Drugs

Individuato il catinone sintetico 3,4 metilenediossipirovalerone (MDPV) in un prodotto denominato “Ivory Wave” commercializzato in Internet come sale da bagno e associato ad oltre 20 casi di intossicazione acuta nel Regno Unito e in Finlandia www.allertadroga.it/sapd/login/
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Cobrett..chi di voi ne ha fatto uso per anni fino a quando non si respira piu'?come curarsi?c'e'qualche cura qualcuno che tratta le conseguenze?

PER CHI CREDE CHE FUMARE IL COBRETT NN FACCIA MALE SAPPIA CHE COL PASSARE DEL TEMPO LE VIE RESPIRATORIE VENGONO OSTRUITE PERCHE'QUESTA SOSTANZA RIMANE NEL CORPO..OGGI COME OGGI ESSENDO UNA COSA ABBASTANZA RECENTE,NON SI SANNO I DANNI DELLE CONSEGUENZA NON SI E' PREPARATI..LO SO PERCHE'STO CHIEDENDO DOVUNQUE AIUTO E NN SANNO COSA HO NN SANNO NON CAPISCONO INTANTO IO NN RESPIRO PIU'...RAGAZZI SALVATEVI ADESSO E'TERRIBBILE QUESTA DROGA.....SE QLKN MI PUO AIUTARE SE HA GIA'PASSATO COSE SIMILI MI SCRIVA URGENTEMENTE SONO DISPERATA..

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Sicurezza al volante Scopri il tuo fattore di rischio

Oltre ai fattori oggettivi (condizioni del veicolo e ambientali) ci sono gli aspetti psicofisici che incidono sulla sicurezza nella guida. Stati emotivi e cognitivi possono favorire comportamenti non corretti ed espongono al rischio di incidenti. Dieci domande per misurare il vostro livello di rischio

www.repubblica.it/salute/test/2010/08/23/news/distratto_o_nervoso_scopri_quanto_rischi_al_volante-6458096/

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Sequestrate 400 'smart drugs' in distributore

La Polizia di Piacenza ha sequestrato 400 confezioni di 'smart drugs' (le 'droghe furbe'), in vendita anche in un distributore automatico sulla strada. Il negozio era chiuso per ferie, ma continuava la vendita di questi prodotti, ora vietati, grazie al distributore automatico. Per l'acquisto non era nemmeno richiesto l'inserimento di un documento per controllare l'eta', come avviene invece per le sigarette. Le 'smart drugs' sfuggivano alla normativa antidroga, i principi attivi non comparivano nelle tabelle delle sostanze vietate; un provvedimento normativo ha colmato il vuoto. (ANSA).

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Amore finito? Via le foto dal comò Il ricordo crea dipendenza come la droga

Secondo uno studio americano pubblicato sul 'Journal of Neurophysiology', la rottura traumatica di una relazione sentimentale lascia delle vere "ferite" e innesca dei meccanismi simili a quelli della tossicodipendenza. Ma il cuore non c'entra, tutto avviene nel cervello

 

ROMA - A un certo punto tutto finisce, anche quegli amori intensi che all'inizio promettevano eterna felicità. Quando succede, c'è sempre uno degli ex amanti che rivive il passato, dannandosi il cuore. Ed è disposto a tutto pur dimenticare. Proprio come il protagonista di Se mi lasci ti cancello che, dopo una sofferenza d'amore, si sottopone alle cure di uno scienziato che ha messo a punto una macchina in grado di eliminare tutti i ricordi di una storia finita. Ma, come nel film, l'esperimento non sempre riesce, basta una fotografia infatti a riaprire la ferita. E la colpa è del cervello che, creando uno stato di sofferenza nell'innamorato, lo rende ansioso e desiroso dell'altro a tal punto di essere capace di comportamenti ossessivi tipici dei tossicodipendenti.A spiegare questo meccanismo, un gruppo di ricercatori dell'Università di New York che, in uno studio pubblicato sul Journal of Neurophysiology 1, rilevano: "Quando un innamorato ferito guarda la foto dell'amato che l'ha lasciato, il suo cervello attiva intensamente aree legate al desiderio, alla dipendenza da droghe e al dolore". Insomma scatena una vera e propria crisi di astinenza, per cui diventa difficile andare avanti senza l'oggetto del desiderio. Per arrivare a questi risultati, i ricercatori, guidati Helen E. Fisher, hanno analizzato con la risonanza magnetica il cervello di 15 studenti di college, dieci donne e cinque uomini, abbandonati da due mesi dal proprio amato, dopo un rapporto che durava da almeno due anni.Bastava solo guardare in foto l'ex, o persone che gli assomigliassero, perché i volontari subissero delle "ferite" nel cervello, corrispondenti ad alterazioni legate alle aree del piacere e della ricompensa, le stesse implicate nella dipendenza da sostanze stupefacenti come la cocaina. In altre parole si attivavano diverse aree neurali: l'area "ventrale tegmentale", che controlla motivazione o incentivo a fare qualcosa da cui trarre appagamento (area già nota per il suo coinvolgimento nei sentimenti suscitati dall'amore romantico); il "nucleo accumbens" e le corteccie orbitofrontale e prefrontale, tutte zone associate al desiderio e alla dipendenza; il sistema dopaminergico, cioè quello della dipendenza dalla cocaina; la corteccia insulare e quella cingolata anteriore, associate a dolore fisico e stress."Abbiamo osservato un vero e proprio dolore fisico, che si manifesta nel tentativo di capire cosa è accaduto - spiega Fisher - e può ricominciare anche molto tempo dopo l'addio''. Non solo. La scansione con la risonanza magnetica funzionale ha rivelato che i ''cuori spezzati'' continuavano a tenere attive quelle zone cerebrali per molto tempo. Motivo per cui l'innamorato resta tale anche dopo la rottura. E il suo amore diventa la droga che lo appaga. E così i neuroni del sistema della ricompensa prolungano la loro attività. E la rottura di una relazione diventa difficile da superare come la disintossicazione dalla cocaina e da altre droghe. Motivo questo che spiegherebbe anche comportamenti ossessivi-compulsivi tipici degli amanti. "Proprio il meccanismo di dipendenza e ricompensa - scrivono i ricercatori - spiega anche la nascita di sentimenti, legati a un rifiuto, difficili da controllare, come lo stalking, l'omicidio e il suicidio, e la depressione associata al rifiuto e alla perdita di un amore".

La repubblica.it

 

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Il neuroscienziato della domenica

Il capodipartimento antidroga interviene di nuovo sul Manifesto, stavolta in polemica con gli scritti di Giuseppe Bortone e Susanna Ronconi in merito ai test antidroga per i lavoratori. Bortone e Ronconi sostengono che le attuali metodiche di accertamento per le droghe illegali sono fuorvianti perché non distinguono fra l’uso, perfino remoto, di una sostanza e lo stato di alterazione legato al consumo recente, capace di compromettere le capacità lavorative. Ma – controbatte il dipartimento - tale distinzione non ha senso perché “la ricerca nel campo delle neuroscienze ha dimostrato la compromissione delle funzioni cognitive superiori..anche dopo mesi dalla sospensione dell’uso di sostanze”, nonché “l’alterazione del normale metabolismo del lobo prefrontale..sede..di tutto ciò che ci distingue fondamentalmente dagli animali”(sic!) e “proprio per questo esiste una legislazione che afferma che l’uso di sostanze è illegale”.Le certezze del Dipartimento sono strabilianti, tanto quanto l’assoluta  genericità delle sue affermazioni. Le “alterazioni” del cervello sono uguali per tutte le droghe? Senza differenze nei modelli di consumo? E si può sapere se, ad eventuali “alterazioni” del cervello corrispondano sintomi di un qualche rilievo in ambito clinico (tali da giustificare l’allontanamento da alcune mansioni lavorative)? Quanto è sviluppata la ricerca in questo senso? Ancora: poiché si parla genericamente di “sostanze”, dobbiamo pensare che anche l’uso di consumare vino ai pasti, seppure in quantità moderata, “alteri il normale metabolismo del lobo prefontale” impedendoci “di stimare correttamente il pericolo”? Oppure per l’alcol questo non vale, non perché sia meno rischioso dal punto di vista della salute pubblica, ma semplicemente perché è legale? Dobbiamo forse pensare che il nostro neuroscienziato della domenica ignori le più recenti classificazioni di rischio delle sostanze, a cominciare da quella di Bernard Roques che pone l’alcol (insieme a eroina e cocaina al primo posto) e la cannabis all’ultimo?E poiché soprattutto di cannabis si tratta (il 64% dei lavoratori risultati positivi), raccomando caldamente al nostro la lettura del Global Cannabis Commission Report, appena uscito presso la Oxford University Press, frutto del lavoro dei maggiori esperti a livello mondiale; soprattutto del capitolo dove si analizza l’impatto dell’uso di cannabis sulla struttura e le funzioni cerebrali, scritto col contributo di Les Iversen (neuroscienziato di tutti i giorni): si vedrà che le certezze domenicali devono fare i conti coi dubbi della restante settimana.Ultima osservazione. Nel primo intervento di Carlo Giovanardi (Manifesto, 27 luglio), veniamo definiti come “una frangia, esigua ed isolata” che porta avanti “una battaglia ideologica”. Poiché ogni nostro scritto è regolarmente chiosato dal Dipartimento, ci viene il sospetto di essere meno minoritari di quanto si vorrebbe. E che i nostri argomenti tocchino, ahimè, nervi scoperti.

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Il pestaggio, l´inchiesta, il processo la morte di Federico diventa un film

Un documentario sull'uccisione del diciottenne di Ferrara: l'ha diretta Filippo Vendemmiati, s´intitola "È stato morto un ragazzo" e verrà presentata a Venezia durante la Mostra del cinema: il video di BEPPE PERSICHELLA, repubblica.it

Il pestaggio, l´inchiesta, il processo la morte di Federico<br />
diventa un film

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La morte di Federico Aldrovandi, il ragazzo diciottenne ucciso a Ferrara all´alba del 25 settembre di cinque anni fa, arriva a Venezia in occasione della Mostra del Cinema. Ad un anno dalla sentenza che ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di omicidio colposo, il giornalista della Rai Filippo Vendemmiati ha deciso di raccontare la storia attraverso un film documentario dal titolo «È stato morto un ragazzo» (la frase che riferì un amico di Gabriele Sandri agli agenti dopo la morte del tifoso laziale).VIDEO "E' stato morto un ragazzo"«Racconto la mia storia, quella di un giornalista che rivisita in modo autocritico tutte le vicende che l´hanno portato a seguire questa triste vicenda sin dall´inizio, ma non dall´inizio», spiega oggi con un certo rammarico, per aver dato retta a quella prima versione ufficiale che voleva il ragazzo ucciso per un mix di droghe. Ci vorranno le denunce della mamma di Federico, Patrizia Moretti, a fargli cambiare idea.Anche questo documentario, che sarà proiettato in anteprima al Lido il prossimo 8 settembre all´interno della sezione Spazio Aperto, non sarebbe mai nato senza l´aiuto di Patrizia Moretti e di Lino Aldrovandi, il padre di Federico. «Di loro mi ha colpito la misura civile, non urlata, che hanno avuto per ottenere giustizia e verità, sottoponendosi ogni giorno ad un massacro quotidiano», sottolinea Vendemmiati. Rivedere le foto del figlio pestato e sanguinante sull´asfalto, privo di vita. Ritornare davanti all´Ippodromo di Ferrara, dove Federico è stato ucciso. Scrutare per la prima volta in aula i volti dei quattro poliziotti, sentire le loro voci leggere uno scarno comunicato.«Persero una buona occasione per scusarsi usando un termine sbagliato, calvario, per definire il loro percorso giudiziario», aggiunge oggi l´autore. Il film, prodotto dalla Promo Music, con il sostegno dell´associazione Articolo 21 e il patrocinio della Regione Emilia Romagna, ripercorre tutte le tappe di una storia per molti versi analoga ad altre che sarebbero poco dopo emerse, a partire dalla vicenda Cucchi. Da alcuni spezzoni video di un giovanissimo Federico al mare, ai secondi che hanno preceduto la lettura della sentenza del giudice Francesco Maria Caruso. «Attimi di pura tensione che riassumono alla perfezione cinque anni di odissea giudiziaria - ricorda Vendemmiati - . Una sentenza dettagliatissima nelle motivazioni, che racconta il punto di vista giudiziario senza nascondere altri punti oscuri che ancora persistono». Sono proprio quelli i dettagli che il giornalista ha deciso di raccontare nuovamente, cercando di dare una spiegazione il più possibile «verosimile». Dopo l´anteprima veneziana il film sarà ufficialmente proiettato a Ferrara, proprio in occasione del quinto anniversario della morte del ragazzo. «Il mio non è un film contro la polizia e i poliziotti - precisa Vendemmiati - , ma contro l´impreparazione di molti agenti, colpiti da ansia, incapacità e mancanza di mezzi».

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Una Viola nera. «Galdiolo malato»

L'annuncio della famiglia: «Giancarlo Galdiolo, 62 anni, ex giocatore della Fiorentina degli anni Settanta, è gravemente ammalato»

 

 

FIRENZE - No, lui no, il più forte di quella Fiorentina degli anni settanta che oggi sembra maledetta. Un fisico da far paura, una vera roccia, uno che era soprannominato non a caso «badile» e solo dai compagni «Pappa», per via di una vaga somiglianza con Pappagone (Peppino De Filippo), eroe televisivo di quel periodo. Giancarlo Galdiolo, 62 anni il prossimo novembre, è malato, molto malato. Se ne parlava da qualche mese, gli amici sapevano tutto e tacevano, ma ormai la voce correva troppo e allora la famiglia ha deciso di fare chiarezza convocando per lunedì prossimo una conferenza stampa alla Blu Clinic di Bagno a Ripoli per spiegare la situazione a tutti quelli, e sono davvero tanti, che vogliono bene al vecchio capitano viola. Si parla di Sla, ma mancano conferme ufficiali e nemmeno interessa averne in un momento come questo di grande tristezza. Negli ultimi anni alcuni giocatori della Fiorentina degli anni Settanta e Ottanta si sono ammalati, alcuni di questi sono morti, tanto che la procura aveva aperto un’inchiesta per eliminare i sospetti di doping. La vicenda si è conclusa con l’archiviazione.

Dalla Romagna scenderanno in Toscana i tre figli Alberto, Eleonora e Alessandro, mentre la moglie Maria Rosa resterà a Forlì accanto a Giancarlo, che sta soffrendo in un letto. Tutto è precipitato nello scorso gennaio, all'improvviso, senza nessuna avvisaglia. Fino a quel momento la vita di Galdiolo era stata infatti piena come sempre di sport (segue una squadra giovanile) e di attività varie. Ogni tanto un salto a Pontassieve dal suo storico dentista, che era poi solo una scusa per rivedere la sua Firenze e tuffarsi così nel passato di storie che oggi si tingono ancora di più di giallo. Galdiolo è stato infatti compagno di squadra degli scomparsi Mattolini, Longoni, Beatrice, Ferrante e Saltutti (su questi ultimi tre c'è stata un'inchiesta), tutti morti per cause diverse, ma che è impossibile non collegare tra loro nella disgrazia. E ha giocato anche con Caso, Antognoni e De Sisti, che hanno in qualche modo superato gravissimi problemi di salute. Insomma, una vera e propria maledizione che ora non risparmia uno degli atleti più generosi che abbiano mai vestito la maglia viola. Dieci anni a Firenze, con 229 presenze e appena 3 gol, ma uno memorabile, su punizione. Era il 31 dicembre 1977, la Fiorentina penultima in classifica batteva il Napoli e si rimetteva in carreggiata. Ha vinto una Coppa Italia e una Coppa italo-inglese, ma ha soprattutto partecipato a due delle più incredibili salvezze della Fiorentina, quella del 1971 e quella appunto del 1978, conquistata con un soffertissimo pareggio interno contro il Genoa.

Memorabili i suoi duelli con Riva, Boninsegna e Prati, fermati con le buone o con le cattive, anche perché senza troppe telecamere a far vedere tutto era più facile ricorrere a certi trucchi del mestiere. E' sempre però stato considerato uno duro, ma corretto, un difensore che non ricorreva a provocazioni o particolari cattiverie. Col passare degli anni, Galdiolo è diventato la chioccia dei più giovani, aiutando l'inserimento dei tanti promettenti ragazzi del settore giovanile. Come Moreno Roggi, che ora sta seguendo l'amico con l'associazione degli ex viola e che è salito spesso a Forlì trovando ogni volta una situazione sempre più grave. «Una cosa è certa - ha dichiarato Roggi - qualunque cosa succeda, non lasceremo mai solo Giancarlo neanche per un minuto».

David Guetta, Corriere Fiorentino.iy

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