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La verità sul vino. Breve riflessione sul rapporto tra droga e scienza
Tra le antiche mura del Castello di Grinzane Cavour, nel cuore di uno dei più noti e suggestivi panorami viticoli d’Italia, è stato presentato il volume “La Verità sul Vino – Come, quando, perché il vino fa bene”, redatto dall’Osservatorio Nazionale sul Consumo Consapevole del Vino. La tesi dell’opera, sostenuta da una selezione di autorevoli studi scientifici internazionali, è che bere con moderazione giova alla salute: il resveratrolo, il più noto principio attivo presente nel vino, avrebbe infatti effetti positivi sul rallentamento del processo di invecchiamento delle cellule, sulla prevenzione del morbo di Alzahimer, sul miglioramento del controllo del diabete, oltre a proteggere il sistema cardiovascolare.
Da cosa nasce la necessità di difendere le proprietà benefiche dell’alcolico per eccellenza? Dall’allarme alcol che, diffondendosi spaventoso nelle coscienze dei cittadini attraverso gli allarmismi mediatici, rischia di trasformare la bevanda da sacra a diabolica.
E’ quindi ovvio che si corra ai ripari: demonizzare è pratica sempre ottusa, e difendere le proprie tradizioni un diritto.
Il punto è che è davvero istruttivo accostare questa levata di scudi in difesa di quella che è, a tutti gli effetti, una sostanza psicotropa (una droga), con il dibattito, ad esempio, sull’uso della marijuana terapeutica (o sulla sua liberalizzazione tout court).
Gli studi scientifici sugli effetti benefici della cannabis sono qualche migliaio, molti di più di quelli esistenti sugli esiti positivi dell’uso di alcol (ancor meno sul vino in particolare): essendo il consumo di alcol una componente normalizzata nelle abitudini alimentari e ricreative occidentali, raramente si è sentita la necessità di evidenziarne scientificamente i meriti; piuttosto, la scienza si è concentrata sui demeriti, spesso nell’ottica di stabilire scientificamente che l’alcol è a tutti gli effetti una droga, anche assai pericolosa, e che dunque sarebbe necessario rivedere i parametri attraverso cui si stabilisce scientificamente (non culturalmente o socialmente) cosa sia una droga e perché debba essere vietata (celebre in proposito l’articolo del professor David Nutt del 2007, completamente travisato a scopi mediatici dall’Independent).
A parità di evidenze, al THC dovrebbe essere riservato lo stesso trattamento del vino, se i dati scientifici avessero una qualche rilevanza. Non è così.
Nell’ambito degli studi sulle sostanze psicotrope, la scienza occupa costantemente un piano secondario, funzionale: è strumento di supporto a idee precostruite, non fonte di ispirazione. Se così fosse, tutte le sostanze con proprietà psicotrope sarebbero o vietate, o legalizzate (magari sotto prescrizione), e non assisteremmo agli atteggiamenti schizofrenici che costituiscono la normalità del rapporto droghe-società.
Gli estimatori e i produttori di vino sfoderano studi scientifici per difendere le proprie legittime tradizioni, e possono farlo perché si muovono in un contesto in cui consumo di alcol è assolutamente condiviso, per quanto in discussione. L’apporto scientifico è un valore aggiunto, è il linguaggio più utile da utilizzare con un’audience che, in fondo, s’attende solo conferme.
Per la marijuana e i suoi derivati non vale lo stesso discorso. La scienza, che ha già ampiamente dimostrato come un consumo consapevole e moderato di THC non conduca ad alcuna controindicazione degna di nota (non esiste nemmeno la possibilità di overdose), e anzi possa risultare efficace nel contrastare gravi patologie o comunque nella terapia del dolore, resta impotente. La decisione è a priori: nell’immaginario collettivo la cannabis è una droga, nociva per definizione. Le nozioni scientifiche rimbalzano contro un muro di gomma, e tornano al mittente.
Per inciso, almeno questo è quello che è accaduto per tutto il Novecento, perché sul nuovo millennio sta forse sorgendo l’alba di un nuovo di paradigma: proprio quando il muro di gomma si è fatto più solido, con l’inasprirsi della Guerra alla Droga, ha cominciato a mostrare le sue crepe. Negli Stati Uniti, leader dell’ideologia antidroga più bellicosa e intransigente, la situazione sta lentamente cambiando, e la marijuana terapeutica si sta diffondendo sempre più ampiamente. Inoltre gli economisti, che sono gli unici scienziati sociali la cui parola può divenire legge, si stanno rendendo conto della danarosa follia delle politiche vigenti in materia di lotta alla droga.
Per adesso, però, prima valgono ancora l’immaginario collettivo e gli interessi politici ed economici. Poi, staccata di diverse lunghezza, arranca la scienza.
La questione droga resta culturalmente determinata, e costantemente relativa: ogni società è gelosa delle proprie sostanze e impaurita da quelle aliene, e non c’è scienziato che tenga. L’immaginario drogastico è legato all’irrazionale, all’emotivo, al mistico e al religioso. Per questo l’oggettività scientifica non occuperà mai una posizione dominante, a meno che le sue affermazioni non siano coerenti con le decisioni già prese, a volte millenni prima, dal sistema culturale.
Ogni cultura “difende” le proprie droghe. L’alcol è un esempio, ma potremmo anche riferirci al khat (o qat) consumato abitualmente nel Corno d’Africa e in Yemen, o la coca rivendicata come pianta tradizionale da Evo Morales, in Bolivia. Che lo si rifiuti o meno, le sostanze psicotrope sono state nella storia e sono tuttora fondamentali nel definire una cultura e un’identità condivisa: una tradizione, insomma. I difensori del vino si mobilitano così in tutela di una pratica che investe non solo i riti secolari e le relazioni sociali che orbitano intorno al bicchiere, ma anche la conoscenza millenaria, artigiana, che sostiene la produzione di vino, e persino l’appartenenza della vite ad alcuni celebri paesaggi italiani, che davvero non sarebbero ugualmente deliziosi se privati dei viticci. Un patrimonio, insomma: altro che una droga. Ed è sacrosanto. Come è sacrosanto che Morales difenda la coca e i Rastafariani la cannabis. Solo che coca e cannabis sono illegali, perché non appartengono alla cultura dominante.
Ogni cultura ha la sua droga, ben integrata nei processi sociali e mantenuta sotto controllo mediante la prassi maturata da tradizioni millenaria, e integrata nelle credenze religiose. Fintanto che i sistemi culturali coincidevano con i confini geografici che li contenevano, e le sostanze restavano entro questi confini, vale a dire dove risiedevano anche le “istruzioni” per utilizzarle senza pericoli, tutto funzionava a meraviglia. Poi è arrivata l’epoca coloniale, da cui la globalizzazione. Le sostanze hanno cominciato a varcare i confini territoriali e raggiungere luoghi lontani, in cui si sono trasformate in qualcosa di molto simile alle pestilenze (pensiamo all’alcol per gli indiani d’America, o ai derivati dell’oppio in Occidente), proprio perché la merce droga viaggia molto più rapidamente delle tradizioni utili a tenerla sotto controllo, ed utilizzata per scopi ben diversi da quelli originari (medico-religiosi).
Ecco, anche, contro cosa lottano i difensori del vino. L’invasione di campo. Il rischio che l’incontrollabilità di sostanze che giungono da lontano, senza controllo, rendano incontrollabile anche il consumo del nostro vino. Che il vino diventi una “droga” come un’altra, perdendo per strada tutte quelle prassi maturate nei secoli e utili a proteggere i consumatori dai suoi pericoli.
Peccato che la difesa del vino non sia in realtà consapevole di questi aspetti, e spesso si riduca alla tutela di una fonte di guadagno. E peccato anche che ad altre sostanze non sia concessa la stessa opportunità.
di Luca Borello, su ADUC DROGHE
Cgil: né guida etilica né Stato etico
Fuoriluogo.it - Dopo i sette autisti ATM sospesi per positività ai test antidroga ecco il commento di Giuseppe Bortone, responsabile tossicodipendenze Cgil nazionale
Sono sette gli autisti dell’Atm sospesi recentemente dalla guida perché trovati positivi ai controlli sull’assunzione di sostanze psicoattive illegali. Un campione selezionato, in Francia, di autisti di camion compresi fra i diciotto e i venticinque anni dava l’11% di consumatori di derivati della cannabis e il 4% di oppiacei.
Si è dunque appena aperto, e non sappiamo ancora con quali conseguenze, il vaso di Pandora incautamente voluto da chi ha deciso, nel 2007 (Ministero della Salute) e nel 2008 (Dipartimento governativo antidroga, cioè Giovanardi) di controllare e sanzionare i consumatori “anche sporadici” compresi in una fascia assai estesa di lavoratori con mansioni “che mettono a rischio altre persone”: essenzialmente, per ora, i lavoratori dipendenti che conducono automezzi, pubblici e privati, e quelli che trattano sostanze pericolose (nucleare, gas, esplosivi). Eppure, al di là delle facili demagogie, le statistiche – e la cronaca – ci dicono che quasi tutti gli incidenti mortali legati al consumo di sostanze psicoattive dipendono da quella, fra le sostanze stesse, che non solo è pienamente legale, ma è anche ampiamente pubblicizzata: l’alcol.
Che faranno allora le Regioni e i sindacati, ora che le normative in questione (contro il parere unitariamente espresso dai sindacati stessi) sono state comunque approvate? Cercheranno, è il caso di dirlo, di “ridurre il danno”, e quindi: chi usa il metadone come medicinale, ed è abilitato alla guida dal Sert di riferimento, non deve essere sanzionato. I derivati della cannabis lasciano tracce per settimane anche nelle urine, dunque è follia colpire il mero consumo “in ogni caso” (non posso guidare a settembre perché mi sono fatto una canna a Ferragosto?). I test sul capello (sui quali specificamente ha insistito Giovanardi) riscontrano l’uso di sostanze anche dopo mesi, perciò non hanno nessun rapporto con “l’idoneità alla mansione nel momento in cui viene espletata”: ed è quest’ultimo il vero concetto-chiave per la prevenzione degli incidenti, piuttosto che quello di “stile di vita in generale” (il quale, in questo specifico contesto, risulta moralistico più che preventivo).
Le attività che, invece, devono essere realmente “generali” sono la prevenzione stessa e l’informazione sulle sostanze psicoattive e sui loro rischi: esse vanno sviluppate con risorse certe e accresciute, nei confronti di tutti i lavoratori.
Inoltre le “categorie a rischio” non possono allargarsi all’infinito, includendo, ad esempio, tutti coloro che usano i carrelli per il trasporto all’interno di una fabbrica.Infine i lavoratori tossicodipendenti – o comunque abusatori di sostanze in una misura che mette a rischio “l’idoneità alla mansione” – esistono, eccome: ma allora devono essere assistiti invece che sanzionati, sottraendoli ai compiti più rischiosi, come si dovrebbe fare per ogni patologia accertata. A meno che non si pensi che in questo caso, oltre che la “patologia” c’è anche la “colpa”: ma saremmo allora – o forse siamo già, purtroppo – al famigerato “Stato etico”.
Internet, dipendente il 13% degli adolescenti
Sono in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni. Usano la rete soprattutto per il gioco d’azzardo, attività legate al sesso e per una socializzazione patologica. Lo psicoterapeuta Vallario: “Questi giovani hanno perso il rapporto con la realtà"
GROSSETO – Internet crea dipendenza come l’alcol, il fumo e il gioco d’azzardo. Il 13% degli adolescenti italiani (in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni) è affetto da I.A.D. (Internet Addiction Disorder) e si ritrovano ad avere sintomi e comportamenti del tutto simili a quelli causati dalle sostanze psicoattive. E’ quanto è emerso dal convegno “Naufraghi nella rete. Adolescenti e abusi mediatici” tenuto a Grosseto questa mattina e organizzato da U.F. Dipendenze area grossetana in collaborazione con Cesvot e associazione Ofelia, per puntare i riflettori sull’allarme sociale provocato da questa nuova patologia fortemente in crescita in tutto il mondo occidentale.Le giovani donne cercano rifugio nel cibo e i giovani uomini nel computer. In una società sempre più complessa e fagocitante in cui ogni giorno le esperienze e le conoscenze si amplificano, dove i media presentano continuamente nuovi modelli di riferimento, valori e stili di vita alternativi, ecco che emerge negli adolescenti un senso di incertezza, di smarrimento e la necessità di trovare il proprio posto. Secondo Luca Vallario, psicologo, psicoterapeuta e autore del libro ‘Naufraghi nella rete. Adolescenti e abusi mediatici’, da cui deriva il nome del convegno, “il mondo virtuale propone copie del reale indolori e comode e crea una scorciatoia priva del pedaggio problematico e sofferto dell’adolescenza”. Da qui nasce l’abuso di internet che secondo recenti stime riguarderebbe il 13% dei giovani. Una cifra importante se si considera che i ragazzi coinvolti in disturbi del comportamento alimentare, fenomeno che riguarda soprattutto il mondo femminile, sono circa il 10%.Continua Vallario: “In letteratura si tende a considerare come patologica la soglia delle 36 ore settimanali ma occorrerebbe fare uno studio più approfondito per stimare non solo la quantità ma anche la qualità del tempo passato on-line. Molti navigano per lavoro o per studio, altri per giocare, socializzare o mantenere i contatti con gli amici. I giovani dipendenti da internet lo usano soprattutto per il gioco d’azzardo, attività legate al sesso e per una socializzazione patologica. Il convegno non vuole essere una crociata contro la rete ma un evento per promuoverne un uso critico e consapevole. Gli adolescenti affetti dall’Internet Addiction Disorder sono giovani che hanno perso il rapporto con la realtà e la migliore terapia possibile è un approccio integrato tra medici e psicologi per riannodare questo legame perduto”. Per il 2012 è prevista l’uscita della quinta edizione del Dsm (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders), uno degli strumenti più utilizzati per la diagnosi dei disturbi mentali al punto che è noto anche come la ‘Bibbia di Psichiatria’. Lo Iad non era presente nell’ultima edizione – risalente al 2000 – ma con tutta probabilità sarà annoverato tra le patologie della prossima pubblicazione entrando a tutti gli effetti nella lista dei nuovi disturbi del nostro secolo. (Virginia Friggeri)
GRAN BRETAGNA - Studio sui danni al cervello da smart drugs
Aduc Droghe - Fra gli studenti si e' diffusa la moda di ricorrere ad 'aiutini' chimici: 'smart drug' acquistabili online senza ricetta, ovvero prodotti farmaceutici per il potenziamento cognitivo, spesso studiati e sperimentati per scopi ben diversi da quelli degli aspiranti primi della classe. Sempre piu' studenti, secondo gli esperti, si auto-prescrivono pillole e sciroppi, acquistano illegalmente prodotti in Rete e si scambiano suggerimenti sui migliori cocktail di pillole per ottenere buoni voti. Ad accendere i riflettori sul fenomeno, almeno in Gran Bretagna, e' stato in questi giorni l'annuncio che l'ex ministro della Salute, Lord Darzi of Denham, e' a capo di uno studio in corso all'Imperial College di Londra. La ricerca punta a far luce sugli effetti di smart drug salva-voti per la salute dei giovanissimi. Paventando pesanti rischi per il benessere e lo sviluppo dei ragazzi. Si tratta di molecole usate da anni per il trattamento di condizioni come l'iperattivita' e il deficit di attenzione (Adhd) e la narcolessia, rivelandosi sicuri. Ma nessuno, sottolineano alcuni ricercatori sul quotidiano 'Daily Mail', ha controllato gli effetti dell'uso 'caotico' di questi prodotti in ragazzi sani, che prendono dosi 'fai da te' di medicinale per accrescere le loro capacita' intellettive. Secondo alcuni esperti questo tipo di impiego potrebbe riflettersi pesantemente sul cervello ancora in fase di sviluppo dei ragazzi, con il rischio di dipendenza o danni permanenti. Cosi', sognando voti alti e una memoria di ferro, molti ragazzi non esitano a buttare giu' pillole studiate per trattare malattie come Alzheimer o Parkinson.
Giovanardi al Corriere della Sera: il test antidroga diventi obbligatorio per i neopatentati
Un nuovo piano del Governo per debellare l'uso di droghe prevede un test anti-droga obbligatorio per l'esame della patente automobilistica o - semplicemente - per guidare un motorino
La puntata di Annozero con Morgan ospite ha destato parecchio scalpore. Tanto da spingere il Governo a proporre misure restrittive per impedire che chi assume droghe si metta alla guida e diventi un pericolo per sè eper gli altri. Il Sottosegretario responsabile del dipartimento nazionale antidroga - Carlo Giovanardi - ha dichiarato che le misure di sicurezza per chi vuole patentarsi saranno molto rigide.
Tutti saranno sottoposti ad un test anti-droga per stabilirne l'idoneità alla guida. Una reazione che è di risposta alla trasmissione di Santoro che - secondo le parole di Giovanardi rilasciate al Corriere della Sera - avrebbe dato vita ad una puntata scandalosa parlando di droga con il cantautore Morgan.
Lo scopo del Governo è quello di prevenire drasticamente le stragi del sabato sera evitando le cause che più affliggono gli incidenti che tolgono la vita a molti giovani i quali - troppo spesso - non sono lucidi dopo una serata in discoteca. Alcool e droghe su tutti.
Giovanardi ha stabilito anche un provvedimento che prevede la chiusura dei locali alle 4 e la vendita di alcool sospesa un'ora prima.
Certo il test anti-droga diventi obbligatorio per i neopatentati potrà anche essere una buona misura educativa, ma dopo la patente?
Fabrizio Di Meo
Il ministro della Salute si occupi anche della salute dei tossicodipendenti. A cominciare dal sito Web del ministero
Uno degli aspetti più devastanti dell'attuale politica antidroga è il fatto che la tossicodipendenza è considerata più un fenomeno giudiziario che sanitario. Per capire questo, basta andare sul sito del ministero della Salute, che alla tossicodipendenza neanche dedica una delle decine di canali di informazione. L'incarcerazione di tossicodipendenti, la trasmissione di malattie infettive come l'Hiv per la mancanza di politiche di riduzione del danno, la circolazione di sostanze incontrollate e talvolta letali sono solo alcune delle emergenze sanitarie create dal mercato nero con cui si finanziano le maggiori organizzazioni criminali italiane e mondiali. Eppure, visitando il sito del Ministero della Salute, non abbiamo trovato alcun settore tematico dedicato alla tossicodipendenza. Sulla home del sito appaiono ben 47 aree tematiche, dai cosmetici ai biocidi, dall'Antidoping all'assistenza sanitaria per i turisti che vanno all'estero, ma nessuna area dedicata alla tossicodipendenza. Anche il settore dedicato alla lotta all'Hiv/Aids trascura la popolazione tossicodipendente, limitandosi a dire 'en passant' che la condivisione di siringhe infette è una delle modalità di contagio, senza poi informare su come reperire siringhe sterili. Proprio pochi giorni fa uno studio ha denunciato come la guerra alla droga spinga molti Governi a rigettare misure di riduzione del danno (come programmi di scambio siringhe), danneggiando irrimediabilmente la lotta all'Hiv/Aids. I ricercatori spiegano che una efficace campagna contro questa epidemia non può non mirare a informare la popolazione tossicodipendente, che deve essere incoraggiata ad utilizzare siringhe pulite attraverso appositi programmi di assistenza sanitaria. A giudicare dal sito Web del ministero della Salute, altrimenti ricco di campagne di informazione e di settori tematici, la tossicodipendenza non è questione di salute. L'informazione mirata alla popolazione tossicodipendente sembra essere stata deferita in toto al sottosegretario Carlo Giovanardi, da ormai quasi un decennio alla guida delle inefficacissime politiche antidroga italiane ed uno dei più vocali detrattori delle politiche di riduzione del danno. Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, se non vuole perdere ogni credibilità, dovrebbe non solo rimediare alle strabilianti lacune del suo sito, ma soprattutto riportare nella sua sfera di 'interesse' un tema pericolosamente trascurato. Non si puo' lasciare la salute di centinaia di migliaia di cittadini malati in mano ad un collega di Governo i cui insuccessi sono sotto gli occhi di tutti.
ADUC Droghe
Il proibizionismo frutta alle mafie italiane 50 miliardi di euro l'anno
"Si aggira intorno ai 140 miliardi di euro all'anno il fatturato proveniente dai traffici della criminalita' organizzata, di cui un terzo dal traffico di stupefacenti che attualmente in Italia e' in mano alle famiglie calabresi". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, intervenuto a Palermo alla presentazione del libro "Mafia export" di Francesco Forgione. Grasso ha citato la recente operazione antidroga 'Albatros', che grazie all'intervento di speciali aerei Atr della Guardia di finanza ha permesso di intercettare motoscafi diretti in Galizia e verso le coste dell'Africa e di sequestrare 9 tonnellate di cocaina "che valgono -ha sottolineato- sulla strada circa due miliardi e mezzo di euro".
Sesso droghe e sballi
Per molte persone il sesso è ormai legato al consumo di droghe. Quasi una conditio sine qua non, il che la dice lunga, credo, sulle difficoltà di relazione che abbiamo nei nostri tempi.
I famosi sballi del sabato sera si basano principalmente sull’uso di droghe così dette “ricreazionali“, cioè che riescono a facilitare i rapporti sociali, a vincere inibizioni e tabù e a far apparire tutto più facile, tutto più desiderabile.
In uno studio spagnolo appena pubblicato sono stati intervistati 100 ragazzi, ai quali è stato chiesto di compilare un questionario per raccontare le proprie esperienze sessuali, l’uso di droghe ricreazionali, l’abitudine di frequentare discoteche, pub, bar ecc nel week end.
Risultato: l’alcol è sicuramente la droga più popolare (soprattutto per iniziare l’incontro sessuale, per le esperienze più inusuali o particolarmente “hot”, per prolungare l’atto sessuale o accrescere il desiderio). Per avere migliori prestazioni sessuali però i ragazzi hanno affermato di ricorrere preferibilmente alla cocaina.
La Cannabis sembra invece poco popolare per lo sballo del sabato sera, in quanto ha effetti rilassanti, che portano più verso il sonno che verso l’eccitazione. L’ecstasy viene scelta principalmente per rimanere attivi e per divertirsi, ma non per migliorare le performances sessuali.
Le ragazze usano l’alcol più dei ragazzi, soprattutto per accrescere il desiderio, oppure quando vogliono fare del sesso “strano”, o per prolungarne la durata.
via: Psiconautica
Droghe e riduzione danno. Giovanardi: falsita' associazioni per contrastare iniziativa Ue
Il Dipartimento Politiche Antidroga risponde a Forum droghe, CNCA, Gruppo Abele, LILA che, con una lettera alla Presidenza spagnola, 'hanno tentato di condizionare il contributo della delegazione italiana al Gruppo Orizzontale droga in materia di riduzione del danno'. Lo riferisce una nota sottolineando che 'l'iniziativa non ha pero' trovato alcun accoglimento tanto che, al termine dei lavori, e' stato possibile trovare una posizione comune e bilanciata tra tutti gli Stati membri sulle politiche di prevenzione delle patologie correlate alla tossicodipendenza'. 'Contrariamente a quanto affermato dalle ONG - chiarisce il sottosegretaio con delega alle tossicodipendenze, Carlo Giovanardi -, il documento presentato a Bruxelles dal Dipartimento antidroga, non solo e' stato sottoscritto dalle piu' importanti ONG italiane (sia degli operatori del pubblico che del privato sociale), ma, correttamente, riporta anche le posizioni contrarie delle citate ONG in ordine all'esclusione da qualsiasi impiego delle cosiddette 'camere del buco', sulla somministrazione controllata di eroina e sul pill testing'. E ricorda che 'il documento sulla Prevenzione delle Patologie correlate del Dipartimento e' basato sulle evidenze scientifiche piu' aggiornate e su un approccio che mette al centro degli interventi la persona tossicodipendente e la necessita' di non rinunciare mai alla sua completa riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo. Ecco perche si ritiene, concordemente con la maggioranza delle ONG italiane, che le 'camere del buco', la somministrazione di eroina e altre azioni della cosiddetta riduzione del danno siano da respingere con fermezza. Nessun pregiudizio ideologico, ma una posizione determinata nel non relegare la persona tossicodipendente in squallide condizioni di dipendenza cronica, umanamente non accettabili e scientificamente non corrette. Infine - conclude - viene da chiedersi perche' i responsabili di queste associazioni, chiamati, peraltro, a concertare le politiche sulle droghe del Governo precedente, non abbiano provveduto, nei due anni della scorsa legislatura, a introdurre nell'Ordinamento e realizzare le misure che adesso reclamano a gran voce'.
comunicazione della redazione
Al nostro lettore che aveva postato qui la domanda “Io da più o meno un mese, facevo uso di cannabinoidi (più o meno tre canne al giorno). Dal 25 di gennaio non ho più fatto uso di questa sostanza…….” di oggi 4 marzo ed a tutti i nostri lettori.
Vi preghiamo di non pubblicare le vostre domande in area CONTENUTI.
Questa zona è dedicata ad articoli, siti, esperienze ecc. sulle sostanze.
Le domande possono essere postate come commento ad argomenti simili, o - per noi molto meglio per poterle più efficacemente e rapidamente gestire - in DOMANDE AGLI OPERATORI.
Grazie per l'attenzione.
Per il lettore di cui sopra: abbiamo noi provveduto a spostare al tua richiesta in DOMANDE AGLI OPERATORI dove a breve potrai leggere la risposta.
Per gli uomini le curve femminili sono come una droga
(In-dies.info) Sugli uomini, le curve delle donne hanno gli stessi effetti della droga. La vista di seni e glutei attiva gli stessi centri del piacere che si attivano con gli stupefacenti. A spiegarlo uno studio che ha coinvolto 14 uomini, dell'età media di 25 anni. Negli esperimenti, gli scienziati hanno mostrato sette donne. Poi hanno ritoccato le stesse ridistribuendo il grasso: il tessuto adiposo, preso dalla vita, veniva messo su seno e natiche, mentre il peso delle donne rimaneva lo stesso.Tramite il controllo radiodiagnostico i ricercatori hanno poi esaminato il cervello maschile, prima e dopo l'intervento sulle donne, e hanno rilevato che le curve femminili attivavano le parti del cervello associate al piacere e quelle parti cerebrali che si eccitatano con droghe e alcol.Secondo gli esperti, ciò si spiega col fatto che determinate proporzioni siano nella donna indice di buoni geni.
I nuovi dati potranno anche a capire la dipendenza dalla pornografia o di fare delle analisi sulle infedeltà.La ricerca è stata fatta al Georgia Gwinnett College ed è stata diretta dal professor Steven Platek. I risultati sono stati pubblicati su "Public Library of Science (PloS) ONE".
