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Lattuga, il viagra naturale degli Egizi

La pianta che dette origine alle nostre insalate contiene una sostanza afrodisiaca


Il Corriere della sera - Da oltre un secolo gli archeologi cercavano di spiegare un' associazione apparentemente insensata: negli antichi bassorilievi egiziani, il dio della fertilità Min è sempre raffigurato sessualmente eccitato; davanti a lui i fedeli ( maschi) invocano il suo miracoloso aiuto offrendogli cespi di lattuga, una verdura adatta a propiziare sonni tranquilli piuttosto che brillanti prestazioni sessuali. Eppure, quei bassorilievi parlano chiaro: Min è inequivocabilmente « itifallico » e i geroglifici sottolineano che il suo membro si accendeva di visibile desiderio e la sua faccia si illuminava di entusiasmo proprio perché i fedeli gli offrivano della lattuga. Insomma, al dio Min la lattuga faceva un « effetto Viagra » e gli antichi egizi lo sapevano così bene che quando nemmeno la lattuga faceva l' effetto sperato, si rivolgevano al dio per chiedere il suo miracoloso intervento. Naturalmente, portandogli in dono cespi di lattuga. Già nell' antichità questa preziosa conoscenza andò perduta e nel mondo greco romano si diffuse l' idea contraria, cioè che la lattuga fosse un ottimo calmante sessuale.

 

Leggi tutto l'articolo sul sito del Corriere

Che cosa sta succedendo nella politica mondiale della lotta contro le droghe, e perche' emergono le Americhe in questa insolita svolta?

José Mujica, presidente dell'Uruguay, ha fatto si' che il Congresso del suo Paese approvasse la legalizzazione di produzione, distribuzione e consumo di marijuana. Evo Morales, presidente della Bolivia, ha ottenuto una eclatante vittoria presso l'Agenzia degli stupefacenti dell'Onu (Unodc) che ha accettato il consumo culturale della coca come norma internazionale. Otto Pérez, presidente del Guatemala, ha lanciato una politica alternativa di lotta contro le droghe per far fronte alla crescita delle organizzazioni criminali del narcotraffico che operano in Centroamerica. Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha accettato di sedersi, nell'ultimo vertice delle Americhe che si e' tenuto a Cartagena de Indias, per discutere, con gli inviati dei Paesi della regione, su percorsi alternativi all'attuale politica repressiva contro le droghe che ha narcotizzato le relazioni degli Usa con il resto del mondo. Nel medesimo contesto, Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, ha proposto di tassare i profitti dei narcotrafficanti, si' da farli uscire dal mercato. Nel contempo, gli Stati di Washington e Colorado hanno approvato referendum che, in base allo spirito di Proposition 19 che in California ha ottenuto il sostegno del 48% dei cittadini, hanno approvato la legalizzazione di coltivazione, produzione e consumo di marijuana. Di fronte a questa realta', che solo dieci anni fa sarebbe stata considerata un racconto di Gabriel Garcia Marquez, e' logico domandarsi: che cosa sta succedendo nella politica mondiale della lotta contro le droghe, e perche' emergono le Americhe in questa insolita svolta?
La risposta e' semplice: la politica proibizionista, come strategia di lotta internazionale contro produzione, vendita e uso di droghe illegali e' fallita e l'America Latina e' diventata leader di questa denuncia. Il fallimento e' dimostrato dal fatto che oggi esistono 300 milioni di consumatori di stupefacenti e che il mondo non e' piu' diviso, come lo era in precedenza, tra Paesi produttori e Paesi consumatori, poiche' ci sono alcuni di questi ultimi che si trasformano in produttori, come gli Usa, che produce il 60% della marijuana, e Paesi produttori che oggi sono grandi consumatori, come il Brasile.
Non deve sembrare un paradosso che questo accada dopo cento anni dalla nascita della attuale politica di controllo, che e' stata avviata quando furono siglati i trattati di lotta contro l'oppio all'inizio del secolo XX. Di conseguenza si e' sviluppata una forte politica di divieti per un'ampia lista di sostante proibite, incluse nell'”indice” dell'Inquisizione.
Questa dinamica interventista ha prodotto la propria inefficacia: i signori della droga vivono i pericoli creati dalle autorita' incaricate di combatterli, e a maggior pericolo corrispondono maggiori utili. I modelli economici preparati da economisti di un certo livello, come il premio Nobel Gary Backer, hanno dimostrato che, insistendo nel progettare politiche di controllo delle droghe illegali rifacendosi ai metodi usati per i beni legali, conduce la materia all'irragionevolezza del mito di Sisifo, la cui punizione non era tanto lo sforzo fisico di spingere un masso pesante dalla base alla cima di un monte (ndr. masso che poi rotolava di nuovo alla base) ma l'inutilita' psicologica di doverlo fare per sempre. I prezzi delle droghe non si adeguano alle offerte di mercato delle stesse ma procedono al contrario di queste offerte: quando si sequestra un carico di droghe illegali, le regole del mercato sotterraneo in cui si muovono queste merci stabiliscono che i prezzi non crescano, altrimenti disincentiverebbero il loro consumo, ma si mantengano ancor piu' bassi poiche' i narcotrafficanti fanno uso delle proprie scorte oppure mescolano le droghe con altre sostanze pericolose, e in questo modo riescono a far fronte ai violenti divieti del mercato.
Cosa fare di fronte a questa realta'? La soluzione non è semplicemente la legalizzazione. Non si puo' saltare dal fondamentalismo proibizionista al fondamentalismo legalizzatore, che ognuno possa consumare cio' che vuole e nel modo che piu' gli aggrada. La soluzione e' la depenalizzazione. Mantenere il carattere asociale del consumo di droghe nocive, ma darle un trattamento meno punitivo e piu' preventivo come risposta: meno polizia e carcere e piu' educazione e medici. Si tratta, quindi, di stabilire le differenze tra i diversi tipi di droghe (partendo con la marijuana), i diversi tipi di consumatore (proteggendo i minorenni), i diversi livelli di consumo (salute pubblica per i tossicodipendenti, educazione per i consumatori ricreativi) e interventi specifici dello Stato attraverso imposte, campagne di prevenzione e assistenza psicosociale, come nel caso del tabacco, che ha dimostrato di avere molti piu' effetti che non i controlli punitivi. Si tratta, in sintesi, di una nuova politica per rimpiazzare la vecchia strategia penale, che e' molto costosa e con pochi risultati, cosi' come suggerito dalla teoria di Enstein per cui la forma piu' sofisticata di follia e' pretendere che facendo sempre le stesse cose si possano conseguire risultati diversi.

(articolo di Ernesto Samper Pizano, ex-presidente della Colombia, edito dal quotidiano El Comercio del 20/04/2014)
 

Droghe, lo "sceriffo" di Giovanardi silurato dal governo...

Anna Tarquini, L'Unità

Dopo la Fini-Giovanardi cade un altro simbolo della politica proibizionista degli ultimi sei anni. È Giovanni Serpelloni, lo zar del Dipartimento politiche antidroga, più potente di un ministro, pluri-finanziato, longevo tre legislature, la «creatura» di Giovanardi, acerrimo nemico delle droghe leggere, l’uomo che nessuno fino ad oggi era riuscito a rimuovere. Lui nega e parla di «notizie di gossip», ma la sua sostituzione a capo del Dipartimento è qualcosa i più di una voce di corridoio. Intanto c’è una lettera firmata dalla Presidenza del Consiglio che lo trasferisce d’ufficio alla Asl di Verona, la stessa da dove era arrivato quando venne chiamato a Roma. Poi ci sono gli incontri istituzionali avvenuti in questi giorni per trovare una soluzione morbida alla sua uscita di scena.

Che il vento è cambiato dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato per incostituzionalità la Fini Giovanardi e che il governo Renzi ha intenzione di accogliere le nuove direttive se non anti-proibizioniste almeno in linea con gli altri Paesi europei è nell’aria da tempo. Prima è arrivata la decisione del Presidente del Consiglio di tenere per sé le deleghe sulla droga sottraendole al ministero della Salute, adesso si affronta il nodo Serpelloni. Le deleghe andranno, si dice, al ministro del Lavoro Poletti, ma prima si deve risolvere la questione Dipartimento.

Se ne sarebbe occupato, in persona, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Nei giorni scorsi Delrio avrebbe incontrato Serpelloni per offrirgli due mesi di proroga al mandato, giusto il tempo di occuparsi della relazione annuale al Parlamento sulle droghe, poi basta. Bisogna dire che il mandato di Serpelloni è già in scadenza e che è prassi per il capo del Dipartimento, come era accaduto nelle precedenti legislature, fare un passo indietro per poi essere riconfermato. Questa volta però non sarà così. Perché l’esistenza del nuovo incarico è scritta in calce dalla Presidenza del Consiglio e la destinazione è Verona. Anche se nei giorni scorsi a chi gli domandava se fossero vere le voci di un cambio della guardia Serpelloni ha risposto netto: «Sto continuando a lavorare per assicurare la continuità della funzionalità del Dipartimento antidroga. Il resto è gossip che non mi appartiene».
Giovanni Serpelloni in questi anni è riuscito a farsi più di un nemico. Nominato nel 2008 dall’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, ha condiviso con lui la linea più dura sulle droghe, soprattutto sulla cannabis. Da anni le associazioni del settore chiedono invano la sua rimozione e questo per diversi motivi: la stoica convinzione proibizionista, perché è accusato di manipolare le statistiche sul consumo di droga, per gli studi internazionali che sceglie a discrezione per dimostrare solo la assoluta nocività della cannabis.

Nell’ordine e negli anni pubblica: la ricerca della University of Southern della California per dire che la marijuana aumenta il rischio di tumore ai testicoli; quello dellUniversity of Melbourne che «prova» come la cannabis istiga al suicidio; e ancora «aumenta gli incidenti» (e questo è plausibile); aumenta di 4 volte il rischio di schizofrenia; crea un notevole danno alla fisiologica maturazione cerebrale al livello di corteccia e di materia bianca. Lo chiamano anche il castigatore dei rave party che lui monitora grazie al sistema di «allerta precoce» un progetto del suo Dipartimento e ne registra, tra il 2010 e il 2012, ben 113 illegali.

Riceve in tre anni ben 43 milioni di euro per le politiche del Dipartimento che usa per ricerche, statistiche, prevenzione. Ma proprio sulle ricerche cade. È di qualche giorno fa un’inchiesta dell’Espresso che mette il dito nella piaga. Giovanni Serpelloni, dice, è soprattutto accusato di manipolare i dati. Le sue relazioni al Parlamento sono così inattendibili che anche l’allora ministro Andrea Riccardi, che aveva la delega al contrasto delle tossicodipendenze, prese le distanze. Era il 2012. Serpelloni inviò per posta 60mila questionari, ne tornarono indietro con le risposte solo il 33,4 per cento. «Nella relazione al Parlamento del 2013 - scrive l’Espresso - questo dato parziale diventa indicatore del consumo di droghe in Italia». Riccardi punta i piedi. E impone che nella relazione venga inserito un inciso che «certifica la non validità statistica del dato».

www.unita.it/italia/droghe-lo-sceriffo-di-giovanardi-br-silurato-dal-governo-1.563659

 

Gioventù strafatta

Le droghe che hanno accompagnato l'uomo per tutta la sua storia mutano più velocemente della nostra capacità di comprenderne l'effetto e alimentano gravissime depressioni cliniche.

Luca Pani, Sole24ore, 13 aprile 2014

I Lupi di Wall Street adesso si aggirano in Africa centrale, dove ancora si spaccia una versione moderna del diabolico Quaalude. Dalla nostra parte del mondo non si trova neppure nei vicoli più bui e, se si esclude una minoranza di aficionados che appartengono alla psiconautica degli eccessi, nessuno ha la minima idea di quali effetti davvero abbia quello di nuova sintesi, così come per centinaia di psicostimolanti che popolano il commercio illegale su scala planetaria. La produzione e il consumo delle sostanze d'abuso rappresentano uno dei massimi esempi di divergenza evoluzionistica di cui abbiamo riscontro e di cui ci stiamo occupando negli ultimi mesi nella chiave di lettura che proponiamo da queste pagine. Nell'etologia psichiatrica tutto ciò è riassunto nella teoria del cosiddetto evolutionary mismatch. Non v'ha dubbio, infatti, che in pochi altri campi dell'interazione uomo-ambiente si assiste a così cospicue differenze tra quello che ci circonda oggi, rispetto a quello che avevamo intorno sino a poche decine di anni fa, come nel campo delle sostanze d'abuso. In un momento in cui ferve il dibattito politico sulla depenalizzazione dei derivati della Canapa e dell'uso terapeutico degli stessi vale la pena ricordare, dal punto di vista tecnico, che il contenuto dei prodotti psicoattivi della cannabis si è spostato dal 3-5% dei primi anni '70 ad almeno il 25-30% e oltre che si può rilevare in alcuni estratti attuali, ed è in costante crescita con modificazioni dei contenuti relativi dei principi attivi di cui non sappiamo prevedere quasi niente. Lungi dall'esprimere un giudizio politico sull'opportunità o meno di approvare simili leggi non si può fare a meno di riportare i dati a nostra disposizione che, appunto, raccontano come le droghe che hanno accompagnato l'uomo per tutta la sua storia stanno diventano altro e mutano sempre più velocemente. Più rapidamente almeno della nostra capacità di comprendere che cosa fanno davvero, perché quello che producevano anche in un recente passato conta sempre meno e non esiste quasi più. Nella proposta di legge non si trova, ad esempio, nessun cenno alla precisa misurazione dei principi attivi che è invece – opportunamente – prevista per la prescrizione di farmaci contenenti derivati naturali o sintetici della cannabis. Sarebbe come classificare nella stessa categoria bevande al 4% di alcol (birre), al 12% (vino), al 18% (liquori), al 36% (distillati), al 52% (super-distillati), e soprattutto berne la stessa quantità ogni volta attendendosi lo stesso effetto. È farmacologicamente impossibile per una sigaretta che brucia almeno il 25% di Delta-9 cannabinolo insieme all'1% di cannabidiolo produrre gli stessi effetti di una in cui le percentuali sono la metà o addirittura opposte. Non esistono queste percentuali nelle piante analizzate sinora? Non importa, basta aspettare, neppure tanto tempo, e arriveranno. Senza un controllo della cultivar si avrebbero delle significative differenze tra produzioni anche provenienti dalle stesse piantagioni perché soggette – come è giusto che sia – alle variabilità meteorologiche e del terreno. Il risultato sarebbe un ulteriore aumento dell'incertezza e una maggiore tendenza dei consumatori a sperimentare.
Questi aspetti dell'auto-sperimentazione umana stanno, in effetti, emergendo negli ultimi anni e rivestono particolare interesse per la psichiatria evoluzionista che si è arricchita, anche in questo caso, dei risultati prodotti da anni di sperimentazioni animali, le stesse sperimentazioni che altre proposte di legge vorrebbero cancellare proprio quando invece ne avremo più bisogno per comprendere le alterazioni dei meccanismi cerebrali che sottendono alla dipendenza dalle nuove sostanze che si affacciano all'orizzonte. Per decenni abbiamo, per esempio, letto e insegnato che la dopamina di una precisa sottoregione del nucleus accumbens ha un ruolo importante nel mediare l'impatto edonistico delle sostanze d'abuso e di molte altre condizioni fisiologiche (cibo e sesso ad esempio, ma anche cooperazione sociale) eppure vi sono ormai altrettante e sostanziali evidenze che dimostrano come anche stimoli fastidiosi se non francamente dolorosi producano un rilascio della medesima dopamina nelle stesse aree cerebrali. Ed è ancora più interessante annotare come l'anticipazione del piacere rilasci più dopamina del momento in cui il piacere viene consumato. Si prefigura dunque un ruolo di questo neurotrasmettitore come mediatore delle procedure di apprendimento e come segnalatore di "errori" nell'interazione corpo-ambiente che motivano l'apprendimento. Altre aree, come lo striato dorsale ad esempio, sono reclutate per imparare ad eseguire sequenze comportamentali che permettono di rispondere in modo adeguato a stimoli che producono piacere o cercano di evitare il dolore.
La domanda che sorge spontanea è che cosa succederà di questi antichissimi meccanismi cerebrali una volta "parassitati" da sostanze d'abuso che non si sono evolute con noi ma che sono state prodotte negli ultimi anni da manipolazioni chimiche in grado di alterare i livelli dei neurotrasmettitori di centinaia di volte? La forza plasmante di questi segnali porta delle informazioni dettagliatissime sul rapporto tra il contesto interno ed esterno ed ha la capacità di modificare la plasticità delle cellule nervose per rinforzare comportamenti volitivi, appetitivi e consumatori delle droghe a discapito di tutto il resto. Questo potente controllo della nostra "centrale di comando" deriva dall'incapacità del meccanismo genetico-molecolare evolutivamente selezionatosi di distinguere il piacere che proviene – ad esempio – dal cibo o dalla cocaina o da un contesto di cooperazione sociale. Una volta che gli psicostimolanti hanno prodotto i loro effetti lo fanno con una potenza, una risposta temporale e una consistenza che è impossibile da eguagliare per qualunque altro stimolo naturale. A quel punto una sorta di pilota automatico viene bloccato su "droghe" ed è molto impegnativo rimpadronirsi dei piaceri (o dispiaceri) naturali della vita.
Dal punto di vista clinico vediamo, frequentemente purtroppo, dei pazienti sempre più giovani che presentano gravissime depressioni cliniche conseguenti ad anni (in alcuni individui predisposti bastano pochi mesi) di abuso di psicostimolanti, alcol e antidepressivi. Le caratteristiche di queste depressioni sono uniche perché si presentano come delle sindromi amotivazionali, con grande irritabilità, disforia e improvvisi scatti di rabbia seguiti da profonde e dolorose malinconie. I pazienti, tra i vari sintomi, sembrano incapaci di "leggere" i segnali ambientali che rinforzano i comportamenti positivi e non li distinguono da quelli che hanno delle conseguenze negative a medio e lungo termine, queste forme depressive risultano resistenti alla maggior parte dei trattamenti a disposizione comprese le psicoterapie.
Si tratta di un'emergenza mondiale proprio perché, come altri beni e consumi, le sostanze d'abuso hanno un mercato globale che non dorme mai al pari di coloro che ne sono dipendenti. Sono le nuove droghe che consumano la vita e il futuro di intere generazioni, spesso nella irresponsabile assenza o a causa di discutibili decisioni di quelle precedenti.
www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-13/gioventu-strafatta-081431.shtml

 

Droga, la parola ai consumatori


Notiziario ADUC - L'uso di droghe e' un fenomeno di massa, ma e' mal documentato. Per rimediarvi “bisogna dare la parola a quelli che le conoscono meglio: i consumatori”. E' questa la filosofia di Adam Winstock, uno psichiatra londinese che ha lanciato da diversi anni un Global Drug Survey (GDS - Inchiesta mondiale sulla droga) facendo appello a dei consumatori volontari. Questa indagine non fornisce dei risultati rappresentativi, poiche' non si basa su un campione preciso. Ma da' delle spiegazioni sugli usi, e puo' aiutare i consumatori a meglio gestire la propria salute e ispirare le politiche di prevenzione che, secondo Winstock, non riescono a raggiungere i propri obiettivi, in quanto si interessano principalmente di “una minoranza di consumatori che ha sviluppato una dipendenza”, provocando reati e problemi sociali, politiche che ignorano che le persone che “amano bere e prendere delle droghe” lo fanno per contribuire al proprio benessere.
Cio' che sta alla base dell'uso di droghe legali (alcool, tabacco, antidepressivi, etc) o illegali (cannabis, cocaina, etc), “non e' la dipendenza, ma il piacere”. Bisogna quindi partire “dall'aspetto positivo del loro uso”, dice Winstock, poiche' “la maggior parte di consumatori non subisce gravi conseguenze” e correrebbe meno rischi se i messaggi ufficiali non fossero solo per indurli all'astinenza. Lo psichiatra ha elaborato per questo un “codice di buona condotta”, il “High Way Code” (un gioco di parole sulla parola “high”), che e' stato lanciato oggi su Internet. Il suo principio? Quando si prende una droga, “attivita' potenzialmente pericolosa”, bisogna rispettare delle regole, e questo aumenta la possibilita' di arrivare sani e salvi a destinazione, e nello stesso tempo di “vivere una esperienza gradevole”. A seguire una piccola lista dell'indagine, prodotto per prodotto.
Alcool, la negazione del problema
L'alcool resta “il piu' grande problema e, ancora di piu', il piu' grosso carico di lavoro e di soldi per i servizi di sanita'”. Un rischio largamente sottostimato dai consumatori: solo il 38,5% di chi ne e' dipendente o che minaccia di diventarlo, ne e' consapevole. I due terzi ignorano il proprio problema -o lo negano-, il 16,8% crede anche che il proprio consumo sia nella media. Risultati “molto preoccupanti” per Adam Winstock. Ma a volte c'è un desiderio di lasciare: il 23,9% vorrebbe bere meno, il 14% dice di aver bisogno di aiuto. “Uno dei mezzi piu' efficaci per ridurre il consumo eccessivo di alcool e' semplicemente quello di mostrare alle persone come esse bevono”. Chi e' interessato puo' testare il proprio consumo sul sito drinksmeter.com, messo a punto da Winstock.
Tabacco, il desiderio di smettere
Il 45% vorrebbe fumare meno, molti cercano un aiuto per smettere, ma c'e' un paradosso: “tutti i sostituti a base di nicotina possono aiutare a ridurre il proprio consumo, ma i fumatori non sono disponibili a questo approccio, e questo e' curioso, perche' questo raddoppierebbe le possibilita' di smettere”. La sigaretta elettronica e' popolare (71% meno pericolosa). Con essa, il 18% ha smesso di fumare, ma il 50% non ha modificato il proprio uso del tabacco.
L'arrivo delle droghe sintetiche
Facilmente disponibili su Internet, esse imitano le droghe gia' esistenti o procurano nuovi effetti. Non si possono controllare: nel momento in cui un prodotto viene proibito, e' subito rimpiazzato da un altro. Ma il GDS non rileva un boom particolare: “Negli ultimi tre anni, l'uso dei prodotti di sintesi rimane limitato a confronto con le altre droghe piu' tradizionali”. Il 5% dei partecipanti francesi all'indagine le acquista (tra cui anche la cannabis sintetica) rispetto al 10,5% dei britannici. L'81% fa i propri acquisti su Internet. In linea generale, la vendita online di tutte le droghe e' in crescita: il 14,7% di chi ha risposto le ha gia' utilizzate. Il motivo? Una maggiore scelta, una migliore qualita', prezzi piu' bassi.
Cannabis, sempre piu' forte
La skunk, tipo di erba considerata come la piu' forte, e' la preferita (57%), davanti all'erba “normale” (29%) e alla resina (9%). E questi sono i gusti. Nella realta', la resina e' la piu' utilizzata, davanti all'erba, la skunk e l'olio. I consumatori hanno dei desideri paradossali: desiderano una cannabis piu' pura e piu' forte, ma temono i suoi effetti negativi (torpore, intontimento, perdita di memoria...). Due terzi si riforniscono presso uno spacciatore, pagando tra i 6 e 12 euro per grammo. Il 22% fa crescere la propria erba. Sul modo di consumo, il 90% la mescola col tabacco, la forma piu' nociva. Solo il 3,6% utilizza un vaporizzatore, meno rischioso per i polmoni in quanto rilascia i principi attivi senza combustione ne' tabacco. Solo lo 0,7% la ingerisce. E' bene ricordare che, secondo gli studi, 1 consumatore su 10 ne e' dipendente, e il consumo presso gli adolescenti puo' provocare gravi danni. Da qui l'utilita' di far uso del misuratore del proprio consumo (su drugsmeter.com).
Torna il MDMA
Dopo una certa disaffezione tra il 2007 e il 2010, dovuta ad una bassa qualita' e una incerta composizione, il MDMA (ecstasy) torna con l'uso di nuovi componenti, e grazie ad una efficace promozione: sotto forma di cristalli (polvere) piuttosto che pillole, questa “vecchia droga trova una nuova strada”. In polvere e' piu' facile dosarla e provarla prima dell'uso, e questo e' da raccomandare. Ma e' anche possibile iniettarsela, e' questa e' una cattiva idea.
Cocaina, sempre peggio
La cocaina rimane popolare, ma la sua qualita' e' patetica. Nel 2013, sullo studio mondiale GDS, essa e' considerata dai consumatori come una droga la cui qualita' peggiora (2,5 su 10). Gli sniffatori francesi gli danno un voto mediocre 3,5/10 e il 70% pensa che la qualita' si abbassi, fatto che comunque non impedisce loro di prenderla. Comparando la qualita', la cannabis e' in testa (7/10), davanti al MDMA, la ketamina, la mefedrina, l'alcool e le amfetamine (da 6 a 7/10).
Le ”polveri misteriose” dilagano
Nel GDS 2013, 1 britannico di meno di 20 anni ogni 5, ammette di aver preso una polvere senza sapere che cosa contenesse. “Il rischio di ingerire una sostanza totalmente sconosciuta e' diventato realta'”, deplora Winstock. In Francia solo il 3% dice di averla presa. Speriamo che seguano questi consigli: testarla prima, non consumarla da soli, cominciare con un quarto di dose, aspettare due ore prima di riprenderla... e ricordarsi che numerose droghe non sono piacevoli.
I farmaci su ordinazione
“La Francia deve sorvegliare la situazione”, dice Winstock. "Per non ritrovarsi nella posizione degli Usa dove, secondo lui, gli oppioidi legali (analgesici) provocano piu' overdosi mortali dell'eroina. Il problema comincia a manifestarsi anche in Europa ed Australia, ma ci mancano dei dati”, scrive. Le benzodiazepine (tipo il Valium) sono ugualmente a rischio. Come la codeina, per la quale, in due terzi dei casi, la medicina non ha preavvisato il paziente dal rischio di dipendenza: “Tra il 20 e il 30% dei consumatori, ci sono segnali simili a quelli riscontrati sui consumatori di droghe”.
Le droghe illegali e la legge
Il 16% di coloro che hanno risposto (soprattutto i piu' giovani, tra 16 e 24 anni), percentuale che sale a 22 tra i consumatori di cannabis, sono stati arrestati. Il 55% aveva una droga illegale nelle proprie mani, mentre nel 39% dei casi la polizia non l'ha trovata -i fortunati. Il 90% dei fermati ha avuto la confisca della propria cannabis, ma piu' della meta' e' stata rilasciata senza essere perseguita, dopo uno specifico avvertimento a voce. E se un domani si riducesse la penalizzazione? “Per la maggior parte dei consumatori, il proprio consumo non aumenterebbe molto; al contrario i consumatori sarebbero piu' disponibili e comunicare la loro condizione ad amici, alla famiglia, ai servizi sanitari”, dice Winstock.

(da un articolo di Michel Henry, pubblicato sul quotidiano Libération del 14/04/2014)

Serpelloni torna a casa!

Serpelloni torna a casa! 

Giovanni Serpelloni non è più a capo del Dipartimento Antidroga e torna all’ASL di Verona. Una grande vittoria per tutto il movimento. Ora attendiamo fiduciosi il nome del sostituto.

26  Giovanni Serpelloni

Giovanni Serpelloni

Il capo del Dipartimento Antidroga del Governo italiano Giovanni Serpelloni ha lasciato oggi l’incarico datogli da Carlo Giovanardi ormai nel 2008 e tornerà alla ASL di appartenenza, a Verona.

Una seconda grande vittoria per il movimento dopo la dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi a febbraio. Sono inumerevoli le associazioni di settore che ormai da anni chiedono la rimozione di Serpelloni dal ruolo di regia delle politiche antidroga italiane, da troppi anni in controtendenza rispetto alle incrinature ormai evidenti nella war on drugs e alle esperienze di nuovi approci che si stanno susseguendo in tutto il mondo.

Un primo atto positivo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che solo pochi giorni fa si era tenuto ufficialmente la delega sulle droghe.

Ora attendiamo fiduciosi il nome del sostituto.

Pelù, "la mia autobiografia contro la droga"

Il rocker fiorentino ha presentato in anteprima, nella redazione fiorentina di Repubblica, la sua autobiografia "Identikit di un ribelle", scritta con Massimo Cotto e che uscirà il 16 aprile per Rizzoli. Ricordi di vita e di canzoni con un monito: "ragazzi, non drogatevi, la droga è morte, la droga è mafia". Pelù presenterà il libro il 17 aprile a Feltrinelli Red, in piazza della Repubblica, mentre il 18 aprile sarà dal vivo all'Obihall, ospiti Manuel Agnelli degli Afterhours e dj Ringo.

Forum a cura di Fulvio Paloscia e Gaia Rau
Video di Elisabetta Berti

qui l'intervista video.repubblica.it/edizione/firenze/pelu-la-mia-autobiografia-contro-la-droga/162337/160827

Morta la figlia di Bob Geldof dalla droga all’esoterismo

L’ultimo messaggio è di domenica. «Io e mia mamma». Una vecchia foto rilanciata ai 193 mila seguaci su Twitter. Peaches, biondissima, in braccio a Paula Yates, la mamma, prima che una overdose di droga, nel 2000, gliela portasse via. Aveva appena 11 anni, Peaches, e ne rimase sconvolta. La sua vita segnata per sempre. La sua vita turbolenta, violenta. Triste ed eccessiva. Figlia di una star della musica e dell’attivismo politico, Bob Geldof. Figlia di una famosa giornalista televisiva e scrittrice. Figlia di un mondo subdolo che ti divora. Un mondo che da un momento all’altro ti crolla addosso e ti travolge. Con la cocaina, l’eroina, gli allucinogeni, l’alcol che ti ballano attorno e nel corpo. L’esistenza di Peaches è sempre stata così da quando divenne orfana. Intelligenza brillante ma tormentata, ambigua, condizionata da ombre e fantasmi del presente e del passato. E la fine di Peaches non può che essere misteriosa. Sola, in una casa del Kent. Spenta per sempre. Dopo quel suo ultimo «cinguettio» su Twitter. Dopo l’ultimo ricordo della mamma. Omicidio o suicidio o un colpo fatale. La polizia lo tratta come un caso di «morte inspiegabile e improvvisa». Il caso di una giovane donna, venticinquenne, carica di successo e di fama, che dice addio ai suoi due bambini, Astala venti mesi e Phaedra undici mesi, e dice addio al secondo marito Thomas Cohen leader della band punk-rock S.C.U.M. La sintesi delle sue sofferenze, Peaches, l’aveva realizzata nel novembre 2012 in un’intervista all’edizione inglese della rivista Elle. «Ricordo benissimo il giorno in cui mia madre morì. È difficile parlarne. Non l’ho mai fatto. Non riuscii a tirare fuori una lacrima. Non riuscii a esprimere alcun dolore. Non riuscii a piangere ai funerali. Rimasi intorpidita, bloccata. Ritornai a scuola il giorno successivo, mio padre mi disse solo: stai calma e va avanti. No, non sono arrabbiata con lei. Non l’accuso. La capisco». Forse ha imparato a capirla, poco alla volta, nel suo percorso burrascoso. Aveva cominciato presto a scrivere, la sedicenne Peaches, articoli per prestigiosi quotidiani (il Daily Telegraph e il Guardian) e per settimanali. Irriverente e timida, aveva abitato a Chelsea, il quartiere dei vip, ma scappò presto, allontanandosi dal padre, Bob Geldof col quale aveva un rapporto in chiaroscuro, e trovando una strada: la televisione e la sfilate col debutto in passerella nel 2007 e l’ingresso nella top ten delle icone della moda per il mensile Tatler. Gli onori. I titoli. Le feste. «E le droghe, ogni tipo di droga» (per sua ammissione a Elle). Oltre che l’alcol. «Sempre ricordando ciò che era accaduto a mia madre». Un matrimonio fallito con Max Drummey, musicista americano. Un secondo matrimonio e la nascita dei due bambini. «Che è anche la mia rinascita» aveva dichiarato. Ma non poteva essere vero. Nella vita di Peaches erano entrate altre ossessioni: il fanatismo religioso, l’occultismo, il satanismo. Si era fatta coinvolgere nella setta di Scientology e si era trasferita nel loro quartiere generale a Los Angeles. Poi si era staccata da Scientology e si era tatuata sul braccio l’acronimo «O.T.O», ovvero «Ordo Templi Orientis», l’Ordine del Tempio di Oriente, una organizzazione «iniziatica » che si definisce religiosa e che è registrata in California dal 1979 ma che si ispira all’esoterismo di Aleister Crowley, uno dei fondatori del moderno satanismo, ambiguo «guru di anime » dell’inizio e metà Novecento. Per molto tempo Peaches aveva tenuto nascoste queste sue passioni o deviazioni. Poi si era confessata. Ancora una volta via twitter. Lo scorso anno e sempre con una foto, il tatuaggio. E aveva provocato scandalo invitando i suoi 193 mila seguaci ad andarle dietro nell’«Ordo Templi Orientis». Una vita difficile, nonostante il nome, la bellezza, la ricchezza. Una morte strana. A pochi giorni dal compleanno della piccola Phaedra, un anno il 24 aprile. Proprio come la mamma di Peaches, Paula Yates uccisa dall’overdose di eroina. Distrutto Bob Geldof: «Come può essere possibile che non ti rivedremo? ».

www.passionetecno.com/2014/04/08/morta-la-figlia-di-bob-geldof-dalla-droga-allesoterismo-3279

In Italia dilaga il Kratom, la nuova droga che arriva dalla Thailandia

 In Italia dilaga il Kratom, la nuova droga che arriva dalla Thailandia.l n
Il numero di nuove droghe reperibili sul mercato aumenta di mese in mese: lo sostiene l’Istituto Superiore della Sanità che ha catalogato di recente 370 molecole di caratterizzazione allucinogena. Basti pensare che fino a qualche mese fa le nuove droghe classificate erano 280. Desta particolare preoccupazione il diffondersi di una nuova sostanza, il cratomo (kratom), a base vegetale su cui vengono vaporizzati cannabinoidi. Questa droga – spiegano dall’Istituto superiore di sanità – è stata causa di sei decessi in Svezia negli ultimi mesi.

COS'E' IL KRATOM.

È la mitragyna speciosa, un albero diffuso in Indocina e in Malesia. Insomma, è albero e fa parte della stessa famiglia di quello del caffè. Dalle sue foglie si ricava una sostanza psicoattiva (per questo, al pari di quelle di coca in Perù, venivano masticate dai contadini per resistere al duro lavoro della terra). Negli anni dal Kratom sono derivate una serie di bevante allucinogene che hanno avuto grande successso (estratto di foglie, sciroppo per la tosse e Coca Cola, mescolati con il ghiaccio tritato). Cocktail proibiti, visto l’effetto stupefacente ma al tempo stesso via via sempre più ricercati. Così il Kratom (da cui sono stati isolati oltre 25 alcaloidi diversi) è diventata una droga sempre più gettonata. E pericolosa, secondo i medici che monitorano l’evoluzione degli stupefacenti.
continua su: http://www.fanpage.it/droga-kratom/#ixzz2y1WouvVP 
 

L'alcol è un incubo Ma la vera droga sono le nostre ansie

"Sono un alcolizzato, sono un tossicodipendente, sono un omosessuale e sono un genio» disse Truman Capote senza farla tanto lunga.

Mentre lunga sarebbe la lista di scrittori e artisti dipendenti da sostanze varie Baudelaire da alcol e oppiacei, come Cocteau, Stephen King dalla cocaina, William Borroughs dall'eroina, e via elencando. L'alcol, soprattutto, è la forma di dipendenza più diffusa, da Edgar Allan Poe a Dorothy Parker, da Charles Bukowsky a Michel Houellebecq. Nella musica poi non ne parliamo, se non sei drogato che rockstar sei? 

Nel suo piccolo Violetta Bellocchio (non lasciatevi ingannare dal cognome credendo sia un'omonimia, è la nipote di Marco Bellocchio), ha appena pubblicato un memoir intitolato Il corpo non dimentica, nel quale racconta i suoi tre anni da alcolista. Pubblicato da Mondadori nella collana Strade Blu (blu come la blu sky, la metanfetamina «cucinata» da Walter White in Breaking Bad) voi direte: ma che ce ne frega della Bellocchio? Invece è un libro divertente. Dovrebbe essere tragico ma, perdonatemi, non ci riesco. La verità è che leggere delle dipendenze altrui rallegra e consola dalle proprie, e quindi, finché la Bellocchio soffre, non annoia. Tuttavia non ci sono solo le dipendenze da sostanze varie, sebbene nella nostra cultura il concetto di «dipendenza» sia guardato con sospetto moralistico a prescindere. Eppure senza dipendenza, dalle cellule procariotiche all'uomo, non c'è vita. Spesso non c'è neppure lavoro, chiamato appunto lavoro dipendente. Per questo ci è simpatico Doctor House, dipendente dalla Cuddy ma anche dal Vicodin (quanto Sherlock Holmes dalla cocaina), e ci piace perfino Dexter, dipendente dagli omicidi.

Mia madre dice sempre di non prendere ansiolitici e antidepressivi perché creano dipendenza, come se la serotonina non fosse una dipendenza naturale e la sua mancanza non portasse alla depressione naturale. Le mie amiche donne guardano la Xbox con sospetto («Sei dipendente dai videogiochi»), come se ci fossero altri modi più economici di poter essere Batman. Tanto ho l'alibi di essere uno scrittore, sono strumenti di lavoro, volendo mi scarico dalle tasse anche la tv via cavo. E poi, sinceramente, se togliamo le dipendenze, cosa ci resta? Restano le cose che facciamo ogni tanto perché non sono abbastanza interessanti da farle sempre.

Per esempio sui pacchetti di sigarette si legge «il fumo crea dipendenza» e non ho mai capito se è un avvertimento negativo o positivo, io d'istinto penso: fico. Invece la più bella risposta sul fumare l'ho avuta da Vittorio Feltri, quando gli ho chiesto: «ma quante sigarette fumi?», e lui «più che posso». Fumare fa male? Eppure si è dipendenti dal cibo e dall'ossigeno, ma nessuno ci dice di smettere di mangiare e di respirare. Il cibo e l'ossigeno non uccidono? Lo dite voi, a lungo termine tutto uccide. Più respirate, più invecchiate, tanto varrebbe non nascere. Infatti per Leopardi «è funesto a chi nasce il dì natale», quindi era contro le dipendenze, praticamente un salutista. Tra parentesi, oltre che da Ranieri, Giacomo era dipendente dai gelati, ma è morto di colera a Napoli (vedi Napoli e poi muori).

Intorno ho solo amici dipendenti da qualcosa, per fortuna. Alessandro Gnocchi è dipendente dalla musica rock, per un disco potrebbe uccidere. Antonio Franchini dalle arti marziali, se ogni giorno non picchia qualcuno in palestra sta male. Mario Desiati è dipendente dalla Puglia, poveretto. Il critico d'arte Gianluca Marziani è talmente dipendente dal suo feticismo che il suo account su Instagram sembra un negozio di scarpe femminili. Fulvio Abbate è dipendente dai video su Youtube di Fulvio Abbate, è quello messo peggio di tutti.

Gli sportivi e i religiosi, che non frequento, sono dipendenti rispettivamente dall'attività fisica (libera endorfine) e dalle preghiere rivolte ai propri idoli immaginari, e ormai tutti siamo dipendenti da Google, Facebook, Whatsapp e Twitter, non per altro io quando vado in un posto chiedo «C'è il wifi?», se non c'è non ci vado. Posso fare a meno della rete del letto ma non della rete di internet. Ci sono quelli, pochi, tipo Moresco e Coetzee, senza cellulare e senza mail, in realtà sono dipendenti dall'idea di non essere dipendenti dalla tecnologia, una schiavitù.

E l'amore? Non è una dipendenza? Andatelo a dire al giovane Werther, o a Madame Bovary, o a quei due tristissimi sfigati di Renzo e Lucia. E chissà quanta ossitocina e dopamina aveva in circolo il povero Don Rodrigo. Al cuor non si comanda, proprio perché è una droga potentissima. Per la verità non si comanda neppure al pene, ma se dici a una femminista che ti eccita senza amarla ti querela. Infine la mia psichiatra mi ha guardato male quando le ho chiesto se, per caso, non mi poteva prescrivere un inibitore selettivo della ricaptazione della dopamina, insomma volevo solo innamorarmi senza dover fare la fatica di sopportare una donna. A proposito, c'è la dipendenza dalla pornografia. Che però, tra tutte, è la più salutare: statisticamente uccide meno della dipendenza da una moglie. 

www.ilgiornale.it/news/cultura/lalcol-incubo-vera-droga-sono-nostre-ansie-1005573.html

fumatrice assidua di marijuana,dopo un tiro di canna va in preda ad orribili attacchi di panico

Sono demoralizzata!faccio uso di cannabis da 8anni,ho fumato di tutto tra cui amnesia e skunk.da circa un anno ho deciso di fumare solo marijuana naturale e leggera,e ho imparato a fumare senza strafarmi,piccole cannette e a poki tiri alla volta.da un mese non riesco piu a sentire quegli effetti piacevoli,dopo un solo tiro mi è successo tre volte di andare in panico,ma davvero panico!!mi si addormentano le mani,l'addome e la parte inferiore del viso,i nervi mi deviano le dita delle mani,il battito cardiaco me lo sento nelle tempie ed ha superato i 155 al minuto,ronzii auculari e mancanza di aria.mi han detto ke si tratta di ansia,tant'è ke sto prendendo le gocce naturali di bach rescue,ma se non fumo mi sento solo un po agitata,tutto questo mi succede solo in seguito ad un solo tiro di cannabis.puo darsi ke ormai il muo organismo non lo regge piu ed è arrivato il tragiico momento di smettere :( oppure mi succede xke ato in un periodo brutto della mia vita,e l'erba mi amplifica le sensaziini (il mio compagno mi ha tradita e lasciata)ma quello precedente mi ha distrutto il naso la mandibola ed altre cosse,e quello prima morí dopo 3anni ke stavamo insieme...saranno stati tutti gli episodi sgradevoli ke mi sino capitati ke non ho mai superato,solo passati avanti x non pensarci,ma nella mia mente sono tormentata inconsciamente e ssto troppo nervosa .mi vorrei fumare una jolla tranquilla!!megluo evitare?passerá?un'ultima cosa,due volte all'anno da 5 vado ad un rave party e assumo mdma.mi dovesse far crepare il mese prossimo?????ke palle!

Gioco d’azzardo: attenzione al crescente coinvolgimento delle donne

 In letteratura il gambling viene considerato prevalentemente legato al genere maschile. Nonostante ciò, recenti indagini inglesi hanno mostrato come il numero di donne che giocano d’azzardo stia crescendo (dal 68% del 2007 al 73% del 2011). Scopo di una ricerca condotta dall’Università di Nottingham era sviluppare un profilo dettagliato delle donne che giocano d’azzardo online ed esaminare le differenze di genere rispetto alle modalità e alle motivazioni delle pratiche di gioco.
Il sondaggio è stato pubblicato su 32 siti internazionali di gioco d’azzardo online. Il test è stato completato da 975 giocatori, di cui 175 femmine (età media 28,5 anni, significativamente inferiore agli uomini partecipanti all’indagine, ovvero 36,1 anni).
I risultati sottolineano come le donne giochino in misura minore rispetto agli uomini (da meno tempo e per periodi più brevi) e come siano diversi i giochi in cui si misurano (bingo e slot machine per le donne; poker e scommesse sugli sport per gli uomini).
Rispetto alle motivazioni alla base del gioco d’azzardo, le donne risultano più facilmente influenzate dalle pubblicità, dalla percezione di giocare gratuitamente o comunque di spendere meno soldi online, e dalla noia. Dai dati è inoltre emerso come uomini e donne differiscano anche nei sentimenti vissuti durante le pratiche di gioco: se le donne risultano provare un crescente senso di colpa e di vergogna, gli uomini provano invece sentimenti di rabbia, irritabilità e gioia.
Lo studio, riferiscono i ricercatori in conclusione, evidenzia pertanto risultati inediti che potrebbero rivelarsi particolarmente utili per i professionisti della salute per acquisire consapevolezza rispetto alle differenze di genere ed elaborare diagnosi e trattamenti mirati.

fonte DRONET

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