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Alfano scalza Kyenge? Scontro sulle droghe
Polemiche sull'ipotesi di assegnare al ministro dell'Interno la delega sulle tossicodipendenze. Più di un terzo dei detenuti è in carcere per violazione della legge Fini-Giovanardi, l'ultima vera Conferenza nazionale risale al 2001. E il governissimo di Letta che fa?
Tra le tante cose incomprensibili del governissimo di Letta ce n'è una alla quale persone come don Ciotti, per fare solo un esempio, proprio non si rassegnano: perché ancora a tutt'oggi la delega alle politiche antidroga non è stata ancora assegnata alla ministra Cecile Kyenge alla quale spetterebbe per competenza, almeno stando allo schema seguito da Monti che l'aveva attribuita al titolare dell'Integrazione Andrea Riccardi? Perché, proprio nel momento in cui c'è più bisogno di supportare non solo a parole la prima ministra "nera" della storia d'Italia, attaccata e minacciata dalla peggiore sottocultura del Paese? Il problema - perché di problema si tratta, secondo tutte le associazioni di settore - è che ci sarebbero forti pressioni del Pdl per consegnare la delega direttamente nelle mani del ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Lo si apprende da indiscrezioni circolate nei corridoi di Palazzo Chigi, ma a confermare che la discussione è aperta e aspra all'interno dell'esecutivo - e non è detto che si risolva entro venerdì prossimo, quando il Consiglio dei ministri dovrebbe distribuire le ultime deleghe rimaste appese - c'è la lettera spedita ieri al governo dalla comunità San Patrignano per chiedere una scelta in «continuità» con gli ultimi cinque anni di attività del Dipartimento per le politiche antidroga attualmente capeggiato dal proibizionista Giovanni Serpelloni. Pochi giorni fa, invece, era stato il Coordinamento nazionale dei Garanti dei detenuti, riunito ad Ancona, a inviare un telegramma al ministro dei rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, per esprimere «viva preoccupazione» per l'attribuzione della delega ad Alfano: «Le politiche delle droghe devono rientrare nelle politiche sociali e di integrazione, e non di ordine pubblico - spiega il coordinatore nazionale dei Garanti, Franco Corleone - Occorre una netta discontinuità rispetto a scelte che hanno determinato l'attuale sovraffollamento delle carceri che versano in una condizione disumana e illegale, come denunciato più volte dal presidente Napolitano e perfino dallo stesso premier Gianni Letta». «Queste prese di posizione rischiano di essere pura retorica - si legge nella lettera inviata a Franceschini - se non sono accompagnate da un cambio di politica rispetto a quella determinata dalla legge Fini-Giovanardi, che ha riempito le carceri di consumatori e di tossicodipendenti. La responsabilità della politica delle droghe deve essere affidata a una persona che abbandoni la via moralistica e ideologica, che ci allontana dall'Europa».Dello stesso avviso il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) che pone anche il problema della direzione del Dipartimento delle politiche antidroga, attualmente ricoperta «da una figura che si erge a tecnico ma che è invece l'espressione politica della destra». «La delega alle tossicodipendenze - continua Corleone - è sempre stata affidata a un ministro del Welfare o dell'Integrazione, o a un sottosegretario come Carlo Giovanardi, quando nel 2008 venne istituito il Dipartimento. Che non è come il Dap (amministrazione penitenziaria, ndr), non ha personale, è una finzione, è solo un piccolo centro di potere ideologico». «Andrebbe chiuso», secondo Corleone, soprattutto se la delega passa da un ministro senza a uno con portafoglio. Tra le ipotesi che circolano, in effetti, si fanno anche i nomi della ministra Cancellieri o di Giovannini. Di certo c'è che un terzo della popolazione carceraria sconta una pena per violazione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe e che il 24% dei detenuti è tossicodipendente. Secondo i dati diffusi ieri dalla Fondazione Leone Moressa, «sono stranieri circa 23 mila detenuti, quasi il 50% della popolazione carceraria». E tra i reati più diffusi tra i detenuti non italiani al primo posto c'è la produzione e lo spaccio di stupefacenti (29%). Di certo c'è che l'ultima vera Conferenza nazionale sulle droghe per fare il bilancio delle politiche nazionali - che per legge dovrebbe tenersi ogni tre anni - risale al febbraio 2001, considerando che, per usare le parole di Corleone, «quella di Palermo del 2005 era una finta e l'ultima, quella di Trieste del 2009, era una conferenza con i carabinieri». E di certo c'è anche che la politica del Dipartimento di Serpelloni e Giovanardi è sempre stata di supporto alla proibizionista quanto nefasta war on drugs americana. Ecco perché fa sorridere che nella lunga lettera inviata da San Patrignano al governo per esprimere la «forte preoccupazione» che si ritorni «al passato», tra le altre cose la comunità attualmente gestita dalla famiglia Moratti arrivi a dire: «Squadra vincente non si cambia».
fonte FUORILUOGO
IO A BERLINO
Ciao a tutti volevo condividere la mia esperienza con voi .
Sono un ragazzo di 25 anni arrivato a berlino circa 2 anni fa´ ,sono arrivato con un amico per fare musica ( sono 14 anni che produco pop-rnb) apparte questo qui e´la citta della perdizione , feste e party che iniziano al giovedi e finiscono al lunedi .. tutte le settimane per 365 giorni all anno ... la nostra ascesa e´stata di successo immediato cosi immediato e veloce che mi sono svegliato letteralmente a gennaio di quest anno circa , con láltro ragazzo che se ne andato in america con gli oneri legali delle mie produzioni ..
Ho usato di tutto e tutti i giorni , ketamina , speed , cocaina , lsd , mdma , canne ma non le conto quelle .... taglio corto dicendovi , se potessi tornar indietro sceglierei di non drogarmi ... la droga ti uccide il cervello , tutte !!! io sto lottando molto per smetter del tutto , avendo perso il lavoro , amicizie ( finte di droga ) ... mi sto cercando un lavoro normale , sono 2 mesi che i metri , le righe , sn diminuite alla grande , ad esempio l ultima riga adesso l ho presa 2 settimane e mezzo fa ... non e facile anche adesso ci sono 24 gradi qui a berlino pieno e dico pieno di party open air ... quindi musica , droghe , P*****ane tante scusate il termine quindi caderci e facile .... per quello che mi sn messo a leggere su questo sito !! siate forti , io lo sono , siamo in tanti poco o tanta ... DITE NO ALLA DROGA , dopo la prima riga non sara mai l ultima. grazie di avermi ascoltato e scusate per come e scritto il tutto !!
DRUGS & ROCK La storia di un viaggio verso la perdizione
"Ho la fortuna di avere dei parenti a Frascati. Ogni anno non vedo l'ora che vengano le feste natalizie per poterli andare a trovare e farmi delle overdose di porchetta e vino dei Castelli Romani".(Brian Johnson, cantante degli AC/DC). "Voglio morire prima di diventare vecchio", cantavano gli WHO nel loro hit generazionale "My Generation".
Questi sono forse i due estremi, due filosofie di vita che si contrappongono, da una parte le band che ritengono che l’uso di droga sia uno dei modi migliori per "accelerare i tempi"dell’autodistruzione, un eccesso autolesionista che, comunque, portava spesso alla morte ma con felicità. Dall’altra i morigerati artisti che rifiutarono apertamente le droghe, tipo i DEEP PURPLE che col chitarrista RITCHIE BLACKMORE ebbero a dire "Come si fa a drogarsi per suonare? La musica è già una droga!" o i LED ZEPPELIN e i BLACK SABBATH, che preferivano dedicarsi a pratiche esoteriche piuttosto che annichilirsi
segue su http://www.friendsofpoplar.it
VIDEOGIOCHI E GIOVANI ADULTI: DAL GIOCO ALLA DIPENDENZA
CeSDA - E’ ormai noto che la dipendenza da videogiochi si associa a specifici tratti di personalità (ad es. il livello di autostima) e all’inadeguatezza del contesto sociale d’appartenenza (ad es. relazioni sociali disfunzionali).
Un gruppo di ricercatori delle Università di Lussemburgo e Rotterdam hanno recentemente istituito una ricerca per meglio comprendere la relazione esistente tra la motivazione al gioco e le tendenze comportamentali alla dipendenza.
Lo studio ha previsto il reclutamento di 90 ragazzi di età media pari a 22,83 anni e diagnosi di dipendenza da videogiochi per un totale di 25,32 ora a settimana di gioco e un’esperienza di gioco pari a 10,71 anni. I ricercatori hanno voluto identificare le motivazioni implicite al gioco mediante la somministrazione di un compito di decisione lessicale. Le motivazioni esplicite sono state invece ricavate chiedendo a tutti i partecipanti di giudicare i differenti motivi che portano al gioco su una scala a 7 punti (scala di Likert).
L’analisi dei dati ha permesso di individuare 3 principali motivi che spingono gli individui al gioco compulsivo: l’interazione sociale, il risultato ottenuto e l’immedesimazione. Tutte e 3 queste variabili sono risultate fortemente caratterizzanti i giocatori dipendenti. In particolare, l’immedesimazione implicita ed esplicita assieme alle ore totali di gioco effettuate, sono risultati forti predittori di un comportamento di gioco dipendente. Gli autori della ricerca ritengono quindi che le motivazioni al gioco, tra queste in particolare l’immedesimazione, siano da considerare possibili fattori di rischio per la tendenza a sviluppare una dipendenza da videogiochi, specialmente quando queste motivazioni diventano internalizzate e quindi automaticamente attivate nel momento in cui l’individuo si espone ad un gioco computerizzato.
Fonte: Cesdop – www.cesdop.it
Dipendenza e droga. Intervista a Luigi Zoja
Paginatre.it - Luigi Zoja è uno psicanalista italiano di fama mondiale. Già Presidente del Centro Italiano di psicologia Analitica e del Comitato Etico dell’Associazione Internazionale per la Psicologia Analitica, è autore di libri tradotti in 14 lingue, tra i quali: Nascere non basta. Iniziazione e tossicodipendenza (ed. Cortina) e La morte del prossimo (ed. Einaudi).
Si è passati, negli ultimi trent’anni, dalla “droga per protesta” al consumo trasversale di massa. Com’è accaduto?
Ho cominciato a occuparmi di tossicodipendenza quarant’anni fa, all’epoca della pubblicazione del mio primo libro, Nascere non basta (ripubblicato nel 2003, N.d.R.). Lavoravo in clinica a Zurigo e ci capitavano casi di pazienti gravi che in Italia non erano riusciti a trovare una cura adeguata. Quello che osserviamo oggi è che, nel mondo moderno, le persone sono sempre più tentate di far uso di sostanze che alterino lo stato di coscienza. Non lo definirei tuttavia un problema della droga, quanto piuttosto un problema del mercato, del consumismo, del fatto che mediamente nei Paesi occidentali la popolazione ha un tenore di vita che le permette di spendere denaro per cose non strettamente necessarie. Una quota del bilancio individuale viene stanziata in maniera ormai fissa (e crescente) per i “godimenti”, tra cui compare il consumo di sostanze “stupefacenti” (come le si chiamava un tempo). Il quale consumo non è più qualcosa di extra rispetto all’ordinario ma tende sempre più a integrarsi nella vita di tutti i giorni. Oggi viene ritenuto un diritto della persona concedersi una certa quantità di piaceri.
Shopping compulsivo. Sindrome e dipendenza da acquisto compulsivo nei giovani: Paola ex shopper patologica
Controcampus - Una delle nuove manie che prende piede nella società dell’immagine, è quella dello shopping compulsivo, come ci testimonia la pletora di nuove psicopatologie che dagli anni 90 ad oggi si sono progressivamente imposte all’attenzione degli specialisti.
Shopping patologico o compulsivo buyng (il 5% dei giovani italiani soffre di un’eccessiva propensione all’acquisto, il 75% sono donne).
Lo shopping compulsivo o dipendenza dagli acquisti è un disturbo caratterizzato dall’impulso irrefrenabile ed immediato di “dover acquistare”.
“Testing the waters”: a Lisbona la prima conferenza internazionale sul rilevamento di sostanze illecite nelle acque reflue
Dronet - Si conclude oggi a Lisbona la prima conferenza internazionale e multidisciplinare che ha visto l’incontro di esperti per esaminare lo stato dell’arte di una disciplina in rapida espansione, ovvero l’analisi delle acque reflue finalizzata al rilevamento di sostanze illecite. Questa metodologia innovativa consente di monitorare le tendenze d’uso di sostanze illecite nella popolazione. Pur non fornendo informazioni sul consumo individuale di droga, l’analisi di sostanze in campioni di acque reflue consente di effettuare studi epidemiologici attraverso stime rispetto alla quantità totale di droga consumata da una comunità, misurando i livelli di sostanze illecite eliminate attraverso le urine e raccolte nelle acque di scarico.
L’evento, organizzato dall’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze (EMCDDA) in collaborazione con il progetto europeo sullo studio delle acque reflue SEWPROF, l’Istituto Mario Negri e l’Istituto Norvegese per la ricerca sulle acque, vede la partecipazione di oltre 100 esperti provenienti da 20 paesi, riuniti per esplorare il potenziale di questa metodologia, valutare gli interventi di controllo antidroga, integrando così i metodi di monitoraggio dell’uso di droga più convenzionali. L’analisi delle acque reflue richiede infatti un approccio multidisciplinare che necessita della presenza e dell’integrazione di molteplici prospettive: chimica, analitica, biochimica, ingegneria ambientale e delle acque reflue, scienze forensi, farmacocinetica, fisiologia, epidemiologia spaziale, statistica ed epidemiologia dei farmaci convenzionali.
La conferenza è, inoltre, occasione per presentare e discutere a livello internazionale gli ultimi risultati di un progetto promosso in quest’ambito dall’EMCDDA lanciato nel gennaio 2012 e che coinvolge 26 città europee. “L’analisi di sostanze nelle acque reflue è una pratica in forte sviluppo che può avere implicazioni su come verrà monitorato il consumo di sostanze illecite in futuro” sottolinea Wolfgang Götz, direttore dell’EMCCDA e responsabile dell’evento “Integrare il repertorio esistente di metodi di ricerca e monitoraggio con una nuova tecnica è una prospettiva estremamente interessante”.
L’analisi delle acque reflue in Italia viene supportata ogni anno attraverso uno specifico progetto del dipartimento politiche antidroga affidato all’Istituto Mario Negri di Milano. I dati emersi dall’indagine del 2012 verranno inclusi nel prossimo report nazionale.
Droga 2.0, ecco i designers drugs
di Eleonora Lorusso Panorama.it
Nell'era 2.0, quella in cui domina la Rete e tutto passa dal Web, anche i professionisti dello spaccio si specializzano. La nuova figura nascente è quella dei "designers drugs", letteralmente i "disegnatori di droghe". In realtà sono produttori, appassionati di chimica, abilissimi nel maneggiare sostanze che nella maggior parte dei casi provengono da semplici farmaci in commercio. Le mixano e creano "cocktail esplosivi", venduti rigorosamente tramite internet, in grado di creare sballo, ma spesso anche danni gravissimi alla salute.
Ad indagare nel mondo delle droghe online è ora un giornalista inglese, Mike Power, che ha dedicato a questo tema un libro dal titolo eloquente: Drugs 2.0 - The Web Revolution That's Changing How The World Gets High. E in effetti quella che sta avvenendo tramite internet è una vera rivoluzione nell'approccio e nel consumo di stupefacenti. Lo sballo avviene sempre più consostanze cosiddette fai-da-te. Si possono creare in casa, sono illegali, ma la possibilità di essere scoperti è molto bassa, perchè spesso gli ingredienti sono sostanze comunemente in uso o in vendita nelle farmacie o persino nei negozi di alimentari.
Chi realizza sostanze stupefacenti nei propri piccoli laboratori domestici, come spiega The Guardian , non si limita a creare i cocktail per se stesso, ma a volte elargisce consigli in Rete su come produrre lo stesso tipo di sostanza. Si creano così dei veri e propri forum, dove gli internauti discutono tra loro, si scambiano esperienze e opinioni sulla qualità dei propri prodotti o di quelli in circolazione.
E' il caso del Mefedrone, o "meow meow" (come il verso del gatto in inglese), una sostanza originariamente prodotta comefertilizzante chimico, ma ormai utilizzata anche come droga sintetica dagli effetti stimolanti. Si tratta di un prodotto che qualche "designers drugs", a conoscenza di elementi di chimica, ha pensato di impiegare al posto del MDMA (ovvero 3,4-metilenediossimetanfetamina, più comunemente nota comeEcstasy), carente in rete dopo l'aumento dei controlli da parte delle autorità preposte. Ha effetti simili, con il vantaggio che, finchè non è stato scoperto il suo uso come stupefacente, era legale. Ora che il suo uso non strettamente legato alla botanica è vietato, i "designers drugs" sono al lavoro per cercare un nuovo sostituto.
Come racconta Power nel suo libro, proprio l'inventore dell'Ecstasy, Alexander "Sasha" Shulgin , il p[iù prolifico chimico al mondo specializzato nel maneggiare sostanze legali e non, ha introdotto un concetto nuovo come quello della "museum dose", ovvero la quantità di stupefanceti tale da avere quelli che definisce "trip interessanti".
Il vero problema, dunque, secondo The Guardian, è che le autorità preposte ai controlli non conoscono neppure bene le sostanze da monitorare, perchè la ricerca dei "designers drugs" è continua. Spesso le nuove droghe vengono infatti vendute online come semplici "sali da bagno" o fertilizzanti da giardino. La ricerca dunque diventa immensa. L'unica speranza nel porre fine a questo mercato illegale e pericolosissimo sarebbe quella di adottare leggi più restrittive non solo sulla realizzazione e vendita di certe sostanze, ma persino sulle informazioni che possono essere fornite su alcuni farmaci e loro composti chimici, come previsto da una nuova legge negli Stati Uniti.
Aumenta l’uso di droghe a scuola 600 mila consumatori adolescenti
Il rapporto del Cnr: leggero aumento di tutte le sostanze, anche dell’eroina
lastampa.it - Nonostante leggi inasprite, campagne informative e studi scientifici sulla pericolosità delle sostanze stupefacenti quello degli adolescenti che fanno uso di droga rimane un esercito di più di seicentomila persone, un quarto del totale della popolazione scolastica che almeno una volta ha provato una canna o ha tirato di coca. La fotografia è del rapporto Espad dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, giunto alla quindicesima edizione, che anzi certifica un leggero aumento nell’uso di tutte le sostanze, a cominciare da quelle che sembravano dimenticate come l’eroina.
GLI ITALIANI E IL GIOCO
Retecedro - Le informazioni dai Monopoli sui risultati per il 2012 si limitano ai dati del gioco a distanza, mentre per gli altri giochi sono ferme ad ottobre.
Federserd ha quindi raccolto le elaborazioni di alcune agenzie specializzate, interessante è il confronto tra i dati italiani e quelli di Francia e Regno Unito, sui tipi di gioco e sulla crescita dei rispettivi volumi economici.
Le notevoli differenze sono frutto di culture così diverse da poter spiegare politiche e comportamenti sociali così differenti in tema di giochi d’azzardo?
Narcoguerra. Presidente Obama: no alla militarizzazione della lotta Scarica e stampa il PDF
Notiziario Aduc- Rafforzare la "cooperazione" anti-droga ma senza alcuna "militarizzazione": e' questo il messaggio che Barack Obama ha portato al vertice centro-americano a San Jose', in Costa Rica. Il presidente degli Stati Uniti, reduce da una visita ufficiale in Messico, ha incontrato a San Jose' i colleghi dei Paesi membri del Sica, il Sistema d'Integrazione Centroamericana: oltre al Costa Rica, Guatemala, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Panama piu' la Repubblica Dominicana, ancora per un anno soltanto osservatrice. Obama ha assicurato di "non essere interessato" a militarizare la lotta ai narcos, implicitamente prendendo le distanze dalle strategie seguite da diversi suoi predecessori. Il presidente americano, giunto a San Jose' dopo la tappa in Messico, nel suo tour cetro-americano punta allo sviluppo dei legami economici ma l'attenzione in concreto e' concentrata sulla lotta alla piaga del narcotraffico.
Dopo aver riconosciuto che la tossicodipendenza cosi' diffusa negli Usa rappresenta uno degli aspetti principali del problema, e contribuisce largamente ad alimentare violenza e criminalita' a livello regionale, Il capo della Casa Bianca ha quindi puntualizzato di essere venuto per "ascoltare le preoccupazioni non soltanto individuali, ma altresi' collettive di una regione con 40 milioni di abitanti i quali ogni giorno vanno a lavorare per offrire una vita migliore alle rispettive famiglie". Quindi, "profonda preoccupazione", da affrontare e risolvere pero' non in una prospettiva " repressiva" ma con due parole d'ordine, "prevenzione" ed "educazione", a dettare la linea da seguire. "Dobbiamo pensare creativamente", ha ammonito Obama nel corso di una conferenza stampa congiunta con la collega costaricana Laura Chinchilla, "perche' e' ovvio come alcune delle cose che stiamo facendo abbiano funzionato, altre invece no". In questo senso, Obama ha raccomandato ai leader locali di puntare molto sul potenziamento delle istituzioni, in particolare dell'ordinamento giudiziario, e al contempo sugli investimenti nelle infrastrutture e sulla promozione del commercio, cioe' su iniziative in grado di generare piu' occupazione, dunque di far diminuire la poverta' e cosi' togliere la terra da sotto i piedi alle organizzazioni delinquenziali. "Se il nostro emisfero lavorera' in un'unica direzione e con efficacia, ne trarra' beneficio, altrimenti", ha concluso Obama, "finira' con il perdere competitivita'
“Preiti rovinato dal gioco”, ludopatia piaga sociale
di Luca Gemmi
Luigi Preti non ha problemi psichici, non è uno squilibrato. L’attentatore di palazzo Chigi è un padre di famiglia, che come tanti altri in Italia ha perso il lavoro. Ma questo non basta a fare di lui un criminale. C’è qualcosa di più. Qualcosa che lo ha portato alla rovina e alla disperazione, la ludopatia. Dalle parole dell’ex moglie, «Luigi ha il demone del gioco».
Già il pomeriggio della sparatoria che lasciato a terra feriti due carabinieri, le forze politiche si sono indicate a vicenda come responsabili. Chi per avere incitato la piazza, chi per essere rimasto passivo di fronte alla rabbia dei cittadini. Il direttore del TgLa7 Enrico Mentana è intervenuto: «Disperato? Perché non diciamo invece che come tanti si è rovinato con il videopoker, che arricchisce solo malavita ed erario e andrebbe vietato?»
Quello delle Slot Machine è un business che non risente della crisi. La spesa per il gioco d’azzardo in Italia è aumentata costantemente, dai 14 miliardi di dieci anni fa ai 90 dell’anno scorso, a fronte di un crollo costante dei risparmi delle famiglie. Ma i dati allarmanti non finiscono qui: il nostro è il terzo Paese al mondo e il primo in Europa per denaro giocato in rapporto alla popolazione. Siamo il primo mercato al mondo nei Gratta e Vinci: nel 2010 sono stati comprati in Italia il 19% dei biglietti venduti al mondo. A livello pro-capite abbiamo il triplo delle VLT degli Stati Uniti. Pur rappresentando solo l’1% della popolazione mondiale, abbiamo il 23% del mercato mondiale di gioco on line.
Da “Il mercato dei giochi del mondo” di Lottomaticagroup
La ludopatia è una piaga che cresce a pari passo con la crisi. «Il consumo del gioco interessa le fasce più deboli della popolazione, il ceto medio-basso, gli indigenti e i disoccupati. – spiega Matteo Iori, presidente dell’associazione Giovanni Paolo XXIII – È legato alla scarsa conoscenza scientifica e al desiderio di comprarsi un sogno, che le pubblicità ti fanno credere sia realmente possibile, lavorando sulle frustrazioni della gente. Pubblicità trasmesse anche nei canali televisivi per bambini».
«Il 42% della popolazione campionata nelle fasce di età 15-24 e 25-64 ha giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi 12 mesi» secondo uno studio dell’Ifc-Cnr sul gambling pubblicato su Springer Science. In proporzione sarebbero 17 milioni di persone coinvolte nel gioco d’azzardo. Il 2,2% della popolazione sarebbe poi a rischio o già problematica per le proprie modalità di gioco d’azzardo, circa 1,3 milioni di persone.
Le percentuali sono certamente legate all’ambiente socio-economico. Le fasce più deboli sono le più colpite: secondo i dati Eurispes, giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Secondo la ricerca Nomisma, i gioca di più e con più soldi nel Sud e nelle scuole professionali, piuttosto che nei licei. Lo studio di Conagga-Cnca rivela invece che gioca il 70,8% di chi ha un lavoro a tempo indeterminato, l’80,2% dei lavoratori saltuari o precari, l’86,7% dei cassaintegrati.
«In Italia il codice penale sancisce l’illegalità del gioco d’azzardo, “salvo eventuali deroghe dei governi”. Il problema è che in questi anni i governi hanno pensato di promuovere questo fenomeno invece che limitarlo» spiega Iori. Dal 1997, tutti i governi Berlusconi, Prodi e D’Alema avrebbero ampliato il numero dei giochi senza limitarne nessuno. Unica eccezione il 2003, illustra Iori, quando il governo Berlusconi tolse i videopoker solo per inserire le Slot Machine.
Negli ultimi mesi, alcuni enti locali come la regione Lombardia e la provincia autonoma di Trento hanno cominciato a muoversi per contrastare questo fenomeno. Ma dopo quello che è successo a Palazzo Chigi, anche il nuovo governo sarà costretto a contrastare la piaga sociale del gioco.


