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La dottoressa Capitanucci svela i meccanismi subdoli del gioco. Ennio Peres: "Nuova tassa". Michela Rossett, http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=4385&idSezioneRif=53
“Cosa c’è di peggio di un ‘gioco pericoloso’? Un gioco che si presenta come innocuo, positivo, perfino tranquillizzante, e poi non lo è. Di fronte al quale si abbassano le difese”: così Daniela Capitanucci, psicologa e psicoterapeuta, nonché presidente dell’associazione And (Azzardo e nuove dipendenze), ci spiega i pericoli di Win for life, il fenomeno del momento che dietro tanto successo ha ottimi meccanismi di marketing, geniali - non c’è che dire - per chi lo ha ideato, meno per chi partecipa dall’altra parte del gioco. L’ultimo prodotto di casa Sisal ha esordito martedì scorso, ma è già un successo. Dimostrabile con i quasi 4 milioni di euro incassati solo il primo giorno, e i “patiti” già ampiamente riconoscibili nei bar e nelle ricevitorie dedicate.
Ha tutti i numeri per essere un gioco ad alto rischio
D’altronde, Win for life si presenta bene: con un montepremi di 4 milioni di euro per vent’anni, e il 23% di giocate distribuite per la ricostruzione in Abruzzo, sembra di assistere alla nascita di un concorso a premi finalmente “buono”, non solo per l’aiuto ai terremotati, ma perché addirittura ci toglie l’imbarazzo di gestire dall’oggi al domani una grande somma di denaro, premurandosi di evitarci perfino di ‘dilapidare’ il patrimonio neo-acquisito in pochi giorni. “Non esistono giochi d’azzardo ‘buoni’”, ci contraddice non senza ironia la dottoressa, “ma solo giochi d’azzardo più o meno ‘pesanti’, proprio come le droghe, e Win for life ha tutte le caratteristiche per essere catalogato tra le più pericolose”.
Estrazione oraria e feedback immediato: ecco come si crea dipendenza
“Prima di tutto - continua la psicologa - c’è il meccanismo dell’estrazione oraria. Ripetitività e feedback immediato creano dipendenza e favoriscono un atteggiamento compulsivo al gioco. Se posso sapere ogni ora se ho vinto o perso, sono portato a ‘riprovarci’ subito. Perfino se ho vinto una somma più bassa del montepremi, perché scatta il desiderio di ‘reinvestire’ la cifra istantaneamente. È un meccanismo tra i più ‘subdoli’”. La dottoressa Capitanucci ci spiega che - oltre ai due fattori appena descritti - ci sono precisi indicatori per determinare il rischio di dipendenza di un gioco d’azzardo, come la facilità di comprensione delle regole e l’accessibilità al gioco. “Win for life ha tutte le caratteristiche di cui parlo. Il meccanismo dei 10 numeri più uno lo capisce anche un bambino, e si può giocare ovunque: bar, tabaccherie, e ogni altro punto vendita autorizzato”. La Sisal chiarisce che ci sono oltre 28 mila luoghi accessibili. “Appunto”.
Lo stupore di Ennio Peres: “Ogni ora? Pensavo di aver letto male”
L’estrazione oraria ha stupito perfino il matematico ed enigmista Ennio Peres, che per sé ha inventato la definizione di ‘giocologo’: “Quando ho letto che la combinazione vincente veniva comunicata ogni ora dalle 8 di mattina fino alle 20 di sera credevo - onestamente - di essermi sbagliato. All’inizio c’era il Lotto solo il sabato, poi Lotto e Superenalotto sono arrivati a 3 estrazioni ogni settimana. Adesso c’è un concorso a cui si può partecipare ogni ora, sette giorni su sette. Lo trovo incredibile, un meccanismo altamente pericoloso”.
Soldi all’Abruzzo: ma non si doveva ricostruire senza tasse?
Peres non ci sta neanche sulla “bontà” della destinazione dei soldi: “Il 23% delle giocate destinate all’Abruzzo? Ma Berlusconi non aveva detto che avrebbe ricostruito l’Aquila senza aggiungere alcuna nuova tassa sui cittadini? E Win for life cos’è?”. La risposta arriva subito: “Un’ottima tassa ‘mascherata’, non c’è che dire. Le lotterie furono inventate dagli imperatori romani che avevano bisogno di liquidità e non potevano tassare ulteriormente i cittadini. Quindi hanno inventato un intelligentissimo modo per “spremerli” senza che questi ne fossero consapevoli”. “Lo ha fatto anche Veltroni - continua Peres - quando nel ’96 aveva la delega per i Beni culturali: una parte dei ricavi del Lotto fu destinata alla salvaguardia delle opere d’arte. Ma questo che significa? Che lo Stato non ‘ce la fa’ da solo. Che non riesce a fronteggiare - con le su forze - un’emergenza, come invece dovrebbe”.
La grande suggestione: stabilità e sicurezza in piena crisi
Win for life non solo ha avuto la capacità di aver individuato tutta una serie di caratteristiche che ne fanno un prodotto di grande attrattiva, ma ha anche centrato la grande suggestione del momento: “Chi è che oggi non desidera 4 mila euro al mese per vent’anni?”, si chiede Daniela Capitanucci, la psicologa dell’associazione Azzardo e nuove dipendenze. “Non è solo una ‘busta paga’ molto alta, considerando uno stipendio medio oggi in Italia, ma è soprattutto una ‘rendita ventennale’, che in piena crisi economica significa stabilità, tranquillità per il futuro”.
Win for life ha allargato il target dei giocatori anche ai precari
L’esperta ci spiega che ormai il gioco d’azzardo è da considerarsi una vera e propria forma di consumo, indirizzato sempre a un target ben determinato: “Le scommesse sportive, ad esempio, sono pensate per giovani uomini, sotto i 40 anni; il bingo alle famiglie, pensionati, alle casalinghe”. E Win for life? “In piena crisi, una rendita ventennale con un meccanismo di gioco così semplice a chi è indirizzato? I precari, sicuramente; poi i cassaintegrati; i pensionati che non ce la fanno con la sola pensione; ma anche tutti coloro che vogliono - magari - guadagnare semplicemente di più. In altre parole: tutti. O meglio: tutta quella fascia di mercato che non si era mai - prima di qualche giorno fa - avvicinata in modo preponderante al gioco”.
L’Italia una Repubblica fondata sul lavoro o sul gioco?
La presidente dell’associazione Azzardo e nuove dipendenze non nasconde la sua preoccupazione: “C’è da chiedersi se l’Italia non sia una Repubblica fondata sul lavoro - come dice l’articolo 1 della Costituzione - o piuttosto sul gioco d’azzardo”.
ilgiornale - Nel 2008 il «New York Times» raccontava già come, molti soldati tornati a casa dal fronte in Irak e Afghanistan, abusassero di alcol e droghe, nel senso di medicinali da prescrizione, come gli anti-dolorifici. Lo stesso tipo di dipendenza sviluppata dal celebre protagonista della serie televisiva «Doctor House». Per i militari di ritorno dai teatri di combattimento, la ragione ha spesso un nome: sindrome da stress post-traumatico. Un’inchiesta del 2007 dell’emittente televisiva «Cbs» metteva in luce come l’abuso di alcol e droghe sia legato all’aumento dei suicidi tra le fila dei veterani. Alcune ricerche americane hanno dimostrato che le probabilità di sviluppare problemi mentali aumenti con l’esposizione a intense esperienze di combattimento. Uno studio della Rand Corp. provava che uno su cinque veterani di ritorno dall’Irak o dall’Afghanistan soffriva di stress da post combattimento o depressione e che le persone con questo tipo di problema avevano sviluppato un’abitudine all’alcol e all’abuso di medicinali. Spesso succede perché i militari temono di uscire allo scoperto e di mettere a rischio la carriera chiedendo aiuto al personale medico.
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Scervellarsi per entrare nel mondo di Facebook, magari creando un proprio profilo e diventando «amici» dei propri figli, è inutile, anzi quasi dannoso. Lo affermano gli esperti dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, secondo cui per controllare i ragazzi l’unica arma è il dialogo.
«Per un genitore e un figlio i social network altro non sono che la proiezione in rete della qualità delle relazioni vissute quotidianamente tra le pareti domestiche - spiegano i neuropsichiatri e gli psicologi dell’ospedale romano - Non ci si può aspettare che un bambino o ancor di più un adolescente, poco avvezzo a rapportarsi ai genitori in maniera trasparente, accetti di sentirsi osservato attraverso la rete».
Tra i 16 milioni di utenti italiani di Facebook circa 3 milioni hanno meno di 18 anni, una fetta seconda solo agli over 36 e agli utenti tra i 19 e i 24 anni, a cui corrispondono probabilmente sei milioni di genitori in apprensione, spinti anche dalle notizie di cronaca, ma cercare di spiare i figli, magari appropriandosi dei codici di accesso e entrando nel profilo, è sbagliato: «Entrare nel profilo di un figlio è come sbirciare nel suo diario segreto - spiegano ancora gli esperti - In rete soprattutto i ragazzi esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai social network anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori».
Due sono le armi indicate per difendere i figli dai pericoli del social network: una la fornisce lo stesso Facebook, con l’attivazione del tasto «segnalazione di abusi», la classificazione automatica come «privati» dei profili completi online e degli elenchi di contatti di utenti registrati come minorenni e l’impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di utenti minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca.
Per quanto riguarda i genitori, invece, la ricetta rimane quella di sempre, il dialogo, non la chat: «L’approccio migliore è la creazione di una relazione solida tra genitore e figlio - concludono gli esperti - che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite internet e i social network. Ciò significa instaurare una rapporto di fiducia tra genitore e figlio, che faccia sentire l’adolescente accolto e non giudicato, in modo da consentire anche richieste di aiuto nella consapevolezza di potersi sentire protetto e difeso dai propri genitori, anche se si tratta di dover riferire cose non piacevoli e da cui si viene normalmente messi in guardia». E per quanto riguarda gli amici: meglio che se li facciano tra coetanei.
Si abbassa l'età degli iscritti. I problemi? Privacy e genitori "impiccioni". Gli specialisti dell'ospedale Bambino Gesù di Roma puntano l'attenzione anche alla virtualizzazione dei rapporti. Il traguardo di Twitter: 145 milioni di iscritti
Facebook e minori. Un problema sempre più sentito, visto che si abbassa l'età di chi si iscrive ai social network. Intere classi virtuali delle scuole elementari sono ormai ritrovabili in Rete, con grande preoccupazione dei genitori che non riescono a controllare del tutto le frequentazioni dei propri figli. Il web non va demonizzato, ma, come tutti gli strumenti potenti, bisogna saperlo maneggiare in modo da non farsi del male.
Esiste un’età minima per attivare un profilo? Per il momento nulla impedisce a un bambino l'iscrizione, ma il problema inizia a essere sentito dalle istituzioni e dagli stessi sviluppatori dei social network. Ecco quindi, che si pensa all’attivazione di un tasto "segnalazione di abusi" di facile uso e immediatamente accessibile, che permetta agli utenti di segnalare con un click contatti o comportamenti inappropriati, o a migliorare la privacy (grazie alla classificazione automatica come "privati" dei profili completi online e degli elenchi di contatti di utenti registrati come minorenni, all’impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di utenti minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca).
Ma c'è un altro problema: spesso i genitori creano il proprio profilo e chiedono l'amicizia al figlio o arrivano a utilizzare le sue chiavi d’accesso per conoscere il suo mondo, i suoi contatti, i suoi interessi. Niente di più sbagliato, dicono gli degli specialisti dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù: "Per un genitore e un figlio i social network altro non sono che la proiezione in rete della qualità delle relazioni vissute quotidianamente tra le pareti domestiche. Non ci si può aspettare che un bambino o ancor di più un adolescente, poco avvezzo a rapportarsi ai genitori in maniera trasparente, accetti di sentirsi osservato attraverso la rete". Entrare nel profilo di un figlio, ammoniscono gli esperti, è come sbirciare nel suo diario segreto. In rete i ragazzi esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai social network anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori.
Un altro rischio è la virtualizzazione del rapporto figlio-genitore in cui si dialoga in rete ma si resta in silenzio a tavola. L’approccio migliore è la creazione di una relazione solida, che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite internet e i social network. Ciò significa instaurare una rapporto di fiducia tra genitore e figlio, che faccia sentire l’adolescente accolto e non giudicato, in modo da consentire anche richieste di aiuto nella consapevolezza di potersi sentire protetto e difeso dai propri genitori, anche se si tratta di dover riferire cose non piacevoli e da cui si viene normalmente messi in guardia.
Commercializzate come sali da bagno o concimi per piante, hanno già provocato diverse morti. Il nuovo commercio sfrutta le falle nei sistemi legislativi delle diverse nazioni, in ritardo sulla messa al bando di queste nuove sostanze.
Ha trentacinque anni, è laureato in chimica ed è uno degli esempi dell’Asia che avanza nel mondo imprenditoriale. Si chiama Eric Chang e lavora ad Hong Kong.
Il suo business? Scoprire nuove droghe sintetiche da smerciare in tutto il mondo, specialmente nella vecchia Europa dove i giovani sono sempre più assetati di sballi sintetici.
Eric Chang si vanta di essere uno stakanovista – la moglie lo critica per utilizzare la sua lussuosa residenza “come se fosse un albergo” – e di riuscire a portare avanti la sua attività concedendosi un solo vizio, sempre che così possa essere inteso: tenere sempre a portata di mano una Red Bull per i momenti in cui la stanchezza si fa sentire ma c’è comunque bisogno di andare avanti con il lavoro. Eric Chang ha famiglia da mantenere e per farlo rischia di distruggerne tante altre.
Infatti sono già diverse le morti attribuibili all’uso delle sostanze messe in commercio dal laboratorio che ha sede vicino all’aeroporto di Pudong e che si avvale del lavoro di sessantacinque operai.
L’impresa di Chang riesce a distribuire quintali di droghe settimanalmente in Europa. La nicchia di mercato occupata dall’imprenditore cinese è quella riguardante le cosiddette smart drugs, ovvero sostanze legali ma potenzialmente parecchio nocive per la salute di chi ne fa uso.
Le smart drugs da alcuni definite delle vere e proprie designer drugs (droghe d’autore, ndr) si sono diffuse nel momento in cui parecchie nazioni hanno attuato un piano per cercare di bloccare alla fonte la produzione di Mdma, più comunemente conosciuta come ecstasy e a tutti gli effetti la droga ricreativa più diffusa sul mercato europeo.
Ma com’è che Eric Chang riesce a trarre profitto da un’attività che a prima vista sembrerebbe illegale?
Semplice, molti dei prodotti messi in commercio dall’azienda di Chang vengono etichettati come “concimi per piante” o “prodotti chimici per la ricerca” in modo da aggirare i controlli alle dogane. Da un’inchiesta del Guardian si è scoperto che l’ultima smart drug immessa in Gran Bretagna si chiama Ivory Wave ed è commercializzata come un sale da bagno rilassante.
Nel giro di una settimana dalla sua diffusione l’Ivory Wave ha procurato la morte di un ragazzo di ventiquattro anni e portato al ricovero di altri sei giovani che presentavano forti stati di agitazione e allucinazioni.
Da un articolo comparso sul South China Morning Post, a firma di Simon Parry, si evince che uno dei modi per cercare di passare inosservati alle dogane è quello di utilizzare paesi terzi (tra cui l’Italia), dove i controlli sono più morbidi, e da qui far partire la diffusione vera e propria nel resto degli stati europei.
Nella foto: un’immagine che pubblicizza l’Ivory Wave come un semplice sale per pediluvio.
Simone Olivelli, newnotizie.it
linkontro.info di Susanna Marietti - Probabilmente non sarà Belen Rodriguez che attraversa seminuda e fichissima la sua spiaggia Tim a originare i disturbi alimentari. Medici competenti hanno raccontato di radicati problemi famigliari dietro il bisogno di digiunare, abbuffarsi, vomitare. Ma certo la tendenza – che oggi pare fortunatamente un tantino mitigata – a raccontarci che o siamo magre e sempre in tiro oppure non siamo affatto non è stata di aiuto. Soprattutto alle più giovani. Arriva agosto, si va al mare e i problemi aumentano.
È una disperazione quotidiana, che non lascia tregua. E tutta femminile. Eccone un campione, per come la si legge in questi giorni su forum femminili. Spesso, tristemente, unico luogo dove le ragazze ascoltano e parlano. La cornice del loro dolore, nelle parole che tentano di caratterizzarlo: “Mi sento terribilmente sola, e non se ne parla di uscire...troppa paura...amici invisibili...io sono spenta, non brillo più, non mi faccio più luce. dentro di me è completamente buio e morto. silenzio. non ho forze per reagire. Vorrei farmi a pezzi. Tanto non mi amo. Sono cosi stanca, terribilmente stanca di questa situazione eppure non faccio niente x reagire, per volermi un po di bene. Sono fredda. non mi colpisce più niente. solo le cose negative afferro.. ogni giorno mi punisco...con qualcosa devo farlo, o con il digiuno, o con un'abbuffata, o con un tentativo di vomitare, o con un taglio...”.
“Scusate lo sfogo”, mette le mani avanti una ragazza che si racconta come senza speranza. “Un altro sabato sera chiusa in casa con la bocca piena di muesli e il letto pieno di libri non letti (…) sì sì... certo.. se vi raccontassi quanto fa schifo la mia vita.. altro che ‘tutti abbiamo problemi...’, c'è solo da spegnere l'ultimo sospiro. Ma basta, basta davvero. Un giorno di questi mi tolgo la vita e basta”. Altre voci le rispondono, cercano di confortarla. Senza toni scherzosi, lei risponde preoccupantemente: “stavo persino pensando di pagare un sicario per chiedergli di spararmi”.
Si scusa anche la ragazza che ci racconta l’ultima delle sue abbuffate, quella appena consumata: “scusate se è solo l'ennesima volta k mi piango addosso, dopo essere stata io la causa del male k ora sento... vorrei elencarvi...giusto x stare ancora + male.. quello k sn riuscita a mangiare in 1 ora: tantissime patatine, salame, 2 fette di pancarrè con tanta nutella, 3 cioccolatini 1 kinder, 1 plumcake, acciughe, 1 biscotto gelato, 1 coppa di gelato, 1 fettone di tiramisù. Questo è quello k mi ricordo... uno schifo... ecco cm mi sento.... so già k nn posso pretendere conforto, visto k sn io a farmi ogni volta male da sola.... ma magari qualcuno capisce cs sto provando in questo momento... so k dietro a questo cibo ingurgitato si nascondono dolori ben + profondi e difficili da sconfiggere... nn riesco a smetterla di dipendere dal cibo. Vorrei poter tornare indietro di 1 ora, ma so k nn si pu... mi viene da piangere... sn con l'umore 3 metri sotto terra...”.
Dall’altre parte del dannoso pendolo, oggi si è per caso trovata un’altra persona, che sembra momentaneamente fiera di sé: “oggi ho preso in totale un etto di cotto e due jogurt, punto.., avrei tanto voluto vomitare quelle fette che ho mangiato cosi avidamente, eppure non l'ho fatto. mi son controllata. E ho fatto ciclette”.
Le risponde una più navigata, che purtroppo ancora non ne è fuori: “Ascoltami… Ma fallo davvero... Ora ti piace. E ti piace tanto. Lo so. Io ci sono passata. E ricordo il senso di onnipotenza che mi avvolgeva. Era fantastico. Ero davvero felice. Ma ti rendi conto?! Felice di vedere i numeri sulla bilancia scendere sempre più. Di vedermi dimagrire fino alle ossa. Di vedermi la pancia piatta. Di farmi del male ogni giorno perchè sì,io lo meritavo. Meritavo tutto il male del mondo. Ora sono in terapia. E la sai una cosa? Non ne esco. Non ci riesco proprio. Le ossessioni invece di scomparire aumentano. Sto tirando avanti con gli antidepressivi. Non ho più il ciclo. Non ho più il ragazzo e gli amici. Sono sola come un cane.. e sto male come un cane. Vuoi ridurti così?”
Quando anche il gesto più quotidiano diventa una conquista: “Ho affrontato la pasta!! ce l’ho fatta...era una vita ke non la mangiavo.. mi fa molta paura, ma oggi ho deciso di prepararla.. certo, i sensi di colpa ci sono ma non sono nè andata in bagno nè ho preso pasticche x il controllo del peso!”.
Aduc Droghe - La Food and Drug Administration (Fda) potrebbe imporre restrizioni sulla vendita dei medicinali da banco contenenti destrometorfano, principio attivo anti-tosse. Un comitato consultivo di esperti si riunira' il 14 settembre per analizzare i dati sull'abuso di questi prodotti fra bambini e adolescenti, fenomeno noto in Usa come 'robo-tripping', dal nome del medicinale Robitussin*. Gli sciroppi in questione vengono infatti utilizzati dai giovanissimi per lo 'sballo'. L'agenzia americana - ricorda il 'Los Angeles Times' - ha pubblicato i primi avvisi sul fenomeno nel 2005. E da allora i dati sull'abuso di farmaci al destrometorfano sono raddoppiati: i ricoveri al pronto soccorso in seguito ad allucinazioni da 'robo-tripping' sono passati dai 4.634 nel 2004 a quasi ottomila nel 2008. Il 'Monitoring the Future Report' nazionale ha inoltre evidenziato che l'abuso di questi farmaci riguarda rispettivamente il 2,6% degli undicenni statunitensi, il 5% dei 15-16enni e il 6,3% dei 17-18enni. Sono state registrate anche alcune morti. Gli esperti decideranno se i prodotti che contengono questa sostanza debbano essere riclassificati e resi disponibili solo su ricetta medica. Le aziende che li producono sottolineano pero' i problemi che in questo modo si verrebbero a creare per i consumatori.
Il Proibizionismo:
Ma quale alcol o cocaina…le vere droghe dei giorni nostri hanno nomi ben più rassicuranti e, proprio per questo, sarebbero altrettanto subdole e pericolose. A metterci in guardia è l’Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche che parla di italiani sempre più dipendenti da internet, shopping e sesso. Vere e proprie ossessioni che mutano lo stile di vita di chi ne è colpito il quale, spesso, non s’accorge nemmeno di essere “malato”.
L’Accademia traccia una sorta di carina geografica delle dipendenze: i romani sarebbero infatti sempre più dipendenti da Internet, i veneziani dal gioco d’azzardo, i milanesi schiavi dello shopping compulsivo e i napoletani del sesso. La fascia di età più esposta al rischio di sviluppare questi disturbi comportamentali ed emotivi è quella compresa tra i 14 e i 45. A esserne maggiormente colpiti sono gli uomini.
Sarebbero almeno 3 su 100 gli italiani dipendenti da Internet, dall’acquisto dell’oggetto inutile, dal gioco d’azzardo e dal sesso ad ogni costo. Spesso si crede che la dipendenza sia solo quella legata agli stupefacenti, all’alcol o al fumo. Ma non è così: ci sono dipendenze subdole, scambiate per cattive abitudini. Le quattro dipendenze emergenti che affliggono gli italiani sono abitudini che generalmente si possono classificare tra i comportamenti naturali e normali, ma diventano un disturbo comportamentale quando l’individuo non riesce più a farne a meno. Così c’è chi scommette su tutto, chi va al supermarket e acquista l’oggetto più inutile e lontano dai propri gusti, chi dopo cena si mette al computer e ci sta fino all’alba, chi ha il chiodo fisso della sessualità e cerca sempre storie a rischio.
La dipendenza in maggior crescita nella Capitale, ad esempio, è il cosiddetto ‘Internet Addiction Disorder’ (dipendenza da Internet), una sindrome – forse la più tipica del nuovo millennio – legata a una sudditanza alla tecnologia da cui sono affette molte persone che passano ore e ore davanti al computer. Nella fase iniziale della rete-dipendenza c’é un’attenzione esasperata che può arrivare all’ossessione sui vari aspetti di Internet, un’ossessione che in alcuni casi rimane nell’ambito dei comportamenti normali e in altri sfocia nei disturbi comportamentali ed emotivi. Nel percorso tra normalità e disturbo vi è poi una fase definitiva ‘tossicofilia’ che è caratterizzata dall’aumento del tempo trascorso on-line con un crescente senso di malessere quando si è scollegati: una condizione paragonabile all’astinenza. Infine vi è una terza tappa riconosciuta come ‘tossicomania’ in cui l’individuo comincia a subire dei disturbi sia nei rapporti con le persone che lo circondano sia sul luogo di lavoro.
Il gioco d’azzardo, invece, affligge soprattutto i veneziani: 4 su 100 hanno questa forma di dipendenza, un terzo donne. Gli adulti preferiscono il casinò o la bisca clandestina, mentre i giovani scelgono le macchinette, il videopoker e i gratta e vinci. Dipendenza sempre più diffusa, soprattutto tra i milanesi, è quella dello ‘shopping compulsivo’. Si tratta di un’ossessione che colpisce soprattutto le donne, che sono più esposte degli uomini agli acquisti voluttuari. La ‘sex addiction’, affligge invece soprattutto i napoletani: il 2%. L’elemento più significativo della dipendenza è dato dalla ricerca di situazioni sempre più rischiose, quali ad esempio corteggiare donne o uomini sposati per avere il brivido di vivere il pericolo di essere sorpresi.
Oltre ai fattori oggettivi (condizioni del veicolo e ambientali) ci sono gli aspetti psicofisici che incidono sulla sicurezza nella guida. Stati emotivi e cognitivi possono favorire comportamenti non corretti ed espongono al rischio di incidenti. Dieci domande per misurare il vostro livello di rischio
La Polizia di Piacenza ha sequestrato 400 confezioni di 'smart drugs' (le 'droghe furbe'), in vendita anche in un distributore automatico sulla strada. Il negozio era chiuso per ferie, ma continuava la vendita di questi prodotti, ora vietati, grazie al distributore automatico. Per l'acquisto non era nemmeno richiesto l'inserimento di un documento per controllare l'eta', come avviene invece per le sigarette. Le 'smart drugs' sfuggivano alla normativa antidroga, i principi attivi non comparivano nelle tabelle delle sostanze vietate; un provvedimento normativo ha colmato il vuoto. (ANSA).