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Novità altro, Articolo

Lo zucchero? tossico e dannoso come l'alcol e il fumo

 

Secondo gli scienziati fa danni alla salute e rende dipendenti:
«La vendita va regolata per legge»

Corriere della Sera - Fa danni alla salute e rende dipendenti, come il tabacco e l’alcol: così anche la vendita dello zucchero deve essere regolata per legge. Lo sostiene un gruppo di ricercatori dell’University of California a Los Angeles (Ucla) sulle pagine della rivista Nature. Lo zucchero, dicono, sta alimentando la pandemia di obesità in tutto il mondo e il suo consumo (triplicato negli ultimi cinquant’anni) favorisce la comparsa di patologie, come diabete, malattie cardiovascolari e tumori, responsabili di 35 milioni di morti all’anno nel mondo.

CALORIE VUOTE - E aggiungono: la potenzialità, che lo zucchero ha, di diventare una sostanza da abuso, unita alla sua tossicità e alla sua onnipresenza nella dieta dei Paesi occidentali, lo rende uno dei maggiori pericoli per la salute pubblica. Lo zucchero, dunque, non è soltanto un alimento che apporta all’organismo le cosiddette calorie vuote, (cioè, calorie in abbondanza ma nessun elemento utile dal punto di vista nutrizionale, come fa anche l’alcol) responsabili dell’aumento di peso. Consumato in quantità, lo zucchero modifica il metabolismo, aumenta la pressione del sangue, altera gli equilibri ormonali e provoca danni al fegato. Più o meno gli stessi effetti prodotti dall’alcol (che, del resto, deriva dagli zuccheri).

 

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Contro la piaga del gioco d'azzardo una campagna troppo equivoca

 Sono cinque le associazioni (Il Conagga ‘Coordinamento nazionale Gruppi per giocatori d’azzardo’, il Cnca, il Gruppo Abele, Libera e Alea-Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio) che hanno deciso di appellarsi al Presidente del Consiglio Mario Monti per interrompere la campagna patrocinata dai Monopoli di Stato dal titolo “Giovani e Gioco”. Ritenuti pericolosi e lesivi per la crescita dei più giovani, gli slogan scelti per la campagna – secondo alcuni esperti – indurrebbero al gioco d’azzardo.

E’ «inammissibile – sostengono i rappresentanti delle cinque associazioni – che un progetto che coinvolge 70mila studenti e che, secondo le dichiarazioni del direttore dei Monopoli, si vuole estendere alle fasce dei minori più piccoli, contenga frasi come: “Evolve chi si prende una giusta dose di rischio, mentre è punito chi non rischia mai o chi rischia troppo!”, o “Ci si attacca alla rete, al cellulare, alle slot machine o ai videopoker parcheggiati nei bar per dare risposta al primordiale bisogno di vincita che l’essere umano ha in sé”, o dove viene promosso l’aspetto meno educativo e socializzante dei giochi online dichiarando che grazie a questi: “Non c’è bisogno di cercare compagni di gioco come si faceva da bambini, perché questo gioco è spesso solitario e decontestualizzato”». Recentemente, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Angelo Bagnasco, a tal proposito aveva dichiarato: “E' necessario arginare la piaga del gioco d'azzardo, quale fuga disperata da una realtà ritenuta ingrata, o quale seducente sirena di vita facile, ma che si rivela come abbrutente dipendenza che deforma l’umano dell'uomo, e sconquassa le famiglie”.

Il presidente della Cei le considera “le malattie nuove di una post-modernità infragilita dalle proprie ossessioni prima ancora che dai deficit di bilancio”. “Da parecchi mesi – dichiarano Matteo Iori, presidente del Conagga, don Armando Zappolini, presidente del Cnca, don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera, e Graziano Bellio, presidente di Alea – sottolineiamo la gravità di alcuni dei messaggi contenuti nel dvd presentato dall’AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) ai giovani studenti italiani. I presidenti delle cinque organizzazioni prima citate ritengono che il “il progetto portato nelle scuole contenga troppi stimoli al gioco d’azzardo e che finisca per sostenere l’idea che i ragazzini debbano giocare d’azzardo almeno un po’, come si può cogliere con più chiarezza dagli esiti proposti nel test interattivo contenuto nel dvd”.

Le ricerche svolte nel territorio italiano rivelano dati preoccupanti per la nostra società. Centinaia di migliaia di minorenni giocano d’azzardo nonostante questo sia vietato per legge; numerosissimi i giovani studenti con problemi di patologia legati al gioco d’azzardo. Il progetto sul gioco d’azzardo promosso dai Monopoli di Stato risulta, dunque, lacunoso e pericoloso soprattutto per i più giovani. Si tratta di una campagna rivolta ai docenti e agli studenti atta a sensibilizzare sul rischio dei giochi ma che invece appare equivoca, dannosa e diseducativa. Essa fa leva sull'importanza della dimensione ludica senza definire in modo netto il confine tra ciò che è ludico e ciò che è azzardo, e quindi dannoso; proponendo, peraltro, solo due vie percorribili: quella del gioco d'azzardo legale e quella del gioco d’azzardo illegale. La terza via – quella che invita a non giocare affatto – non viene assolutamente ipotizzata!

I leader delle cinque associazioni auspicano, pertanto, che tale proposito “venga sospeso al più presto in attesa di un nuovo progetto che, sviluppato in un contesto privo di conflitti di interesse, possa davvero promuovere una riflessione su tutti i rischi legati al gioco d’azzardo”.

Droghe, IPSOS: per il 39% degli italiani sono tutte uguali. Il 69% pronto ad aiutare un amico

 La maggior parte degli italiani e' convinto che tutte le droghe siano pericolose in egual misura. Secondo un sondaggio Ipsos - Vanity Fair infatti, il 39% degli italiani non fa alcuna differenza tra i vari tipi di droga e i loro effetti, una percentuale che scende al 28% se si guardano i giovani tra i 18 e i 34 anni. Il 18% ritiene invece che le droghe piu' dannose siano il crack e l'eroina, il 14% cocaina e anfetamine. Anche hashish e marijuana sono considerate pericolose dal 14% della popolazione. 

Il sondaggio ha analizzato anche le risposte degli intervistati alla domanda "Se scoprisse che un suo amico fa uso di droghe come reagirebbe". Si scopre che il 69% degli italiani con spirito da crocerossini cercherebbe di aiutarlo a smettere, una percentuale che sale all'81% se si trattasse di droghe pesanti. Mentre chi si dice pronto a evitare l'amico ad ogni costo e' il 3% della popolazione. Alta anche la percentuale di chi, in caso di droghe leggere come la marijuana, si dichiara non interessato e segue la filosofia "vivi e lascia vivere", ossia il 15%. Un dato che si abbassa drasticamente al 4% in caso invece di droghe pesanti. La tolleranza registra dati piu' alti anche nel mondo giovanile: il 21% degli intervistati si e' detto convinto che ognuno nella sua vita e' libero di fare come vuole. 

USA - Palazzo di cinque piani usato per coltivare cannabis nel Bronx


Notiziario Aduc - Una vera e propria industria della marijuana nel cuore del Bronx e' stato scoperto dalla polizia di New York in un raid all'interno di un edificio di cinque piani, tutti utilizzati per il "business".
Un business basato su un elaborato sistema di coltivazione, che richiedeva l'utilizzo di diversi piani, ognuno dei quali corrispondeva a uno stadio della crescita delle piantine.
Al momento del raid la polizia si e' trovata davanti una sorta di giungla al coperto, con piantine che spuntavano ovunque, alcune delle quali alte oltre due metri. Hanno sequestrate quasi 600 piante, oltre a 35 chili della sostanza stupefacente gia' tagliata, essiccata e impacchettata.
Gli agenti hanno scoperto che ogni piano era attrezzato con un sofisticato sistema di ventilazione e umidificazione che consentiva di produrre ogni mese dai 25 ai 30 chili di marijuana, per un valore di circa 250.000 dollari. Il totale delle piantine e dei pacchetti sequestrati ammonta a oltre 700 chili. Un business che lo scorso anno, secondo una stima approssimativa, potrebbe aver fruttato almeno tre milioni di dollari. In manette sono finiti tre giovani poco piu' che ventenni.
Gli inquirenti hanno rivelato che hanno cominciato a tenere sott'occhio l'edificio circa due mesi fa in seguito alle lamentele di alcuni residenti che avevano notato attivita' sospette.

31 maggio, Rototom a processo

Da Fuoriluogo.it, la rassegna sulla vicenda ROTOTOM

Il 31 maggio a Tolmezzo si terrà la prima udienza del processo contro Filippo Giunta, responsabile del Rototom Sunsplash Festival, per l'accusa di “agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti”. In questo speciale raccogliamo un poco di documentazione sulla storia, non solo giudiziaria, del più grande festival reggae d'Europa.

Fuoriluogo lancia un'appello per una mobilitazione che porti quel giorno in Piazza a Tolmezzo il dibattito per una nuova politica sulle droghe.

 

Rototom, un processo assurdo

Franco Corleone scrive sul rinvio a giudizio di Filippo Giunta per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 1 febbraio 2012.

Rassegna stampa

La rassegna stampa sul Rototom Sunsplash Festival e la sua vicenda giudiziaria.

Aderisci all'appello

31 maggio, Rototom a processo. Noi in piazza processiamo la legge Giovanardi. Aderisci all'appello on line sul blog di Fuoriluogo.it.

Con la neve fino agli occhi

 

Libro di Sabbag Robert , edito da Bompiani, 2000

 

Unilibro.it - Vita, opere, misfatti e molti eccessi di Zachary Swan, leggendario trafficante di droga che negli anni Settanta con mezzi tanto ingegnosi da diventare quasi artistici, riuscì a far arrivare dal Sudamerica negli Stati Uniti incredibili quantità di cocaina e di svariati altri stupefacenti. Avventurosa e divertente come un romanzo, pubblicata per la prima volta nel 1979 e da allora assurta a rango di libro cult per un'intera generazione, "Con la neve fino agli occhi", per la prima volta presentata in Italia, è più della semplice biografia di un malvivente: è un racconto classico e quasi dickensiano di ascesa e rovina, un viaggio travolgente nella storia del costume, della musica e dell'arte degli anni Settanta.

Colpo grosso nel gelido Iowa.

 Ashley, 21 anni, è la prova vivente che è inutile mettere la gente in guardia dalle illusioni. Si cerca, in questa pagina che immeritatamente riempio da ormai quattordici anni, di evitare sempre di dare buoni consigli o cattivi esempi. Per questo ho esitato molto prima di rassegnarmi a parlarvi di Ashley Smircna, una giovane donna dello Iowa. Ashley ha 21 anni ed è di origine ceca. Studia agronomia nell'università di Saint Ambrose (è proprio lo stesso Ambrogio della liturgia milanese) nell'Iowa (uno stato di agricoltura e allevamento di maiali) e ha un vizietto come hanno circa cinque milioni di americani: il gioco. Ma come molte donne Ashley rifugge dai casinò, che in Iowa, stato orribilmente perbene, neppure esistono, o dal poker. E preferisce la discrezione anonima della Lotteria di Stato.

Stava, qualche giorno fa, scrivendo una tesi per il proprio corso, quando ha deciso di prendersi una pausa. Nel gelido Iowa, ve lo garantisco, soprattutto d'inverno non c'è molto da fare, soprattutto all'aperto e Ashley decise di andare in un minimarket sempre aperto, il "7/11", per il solito vaso da notte di caffè con ciambella fritta. Mentre li ordinava alla cassa, cedette alla tentazione e comperò un tagliando gratta e vinci da un dollaro. 
Venne, grattò e vinse. Venti dollari. Abbastanza per pagare il caffè, il donut e la ciambella. Ma la voglia, soprattutto ai viziosi, vien mangiando. Anziché mettere il resto nella borsa, Ashley tornò alla cassa e investì tutti e 20 i dollari in venti gratta e vinci. Rigrattò e rivinse, questa volta 300 dollari in tutto.
Ne concluse, l'ingenua fanciulla, che le lotterie erano l'equivalente di un Bancomat su un conto pagato da altri, come quegli appartamenti che in Italia vengono offerti a ministri a loro insaputa. Un'altra persona avrebbe afferrato quei 300 dollari e si sarebbe tuffata in una piccola orgia di shopping a spese dello Stato. Non lei. Con i 300 dollari acquistò schede per la Lotteria Statale delo Iowa, l'enalotto della prateria americana, scegliendo i suoi numerini preferiti. E la sera di sabato 14 gennaio, davanti alla piccola tv nella sua stanzetta dentro il dormitorio di Sant'Ambrogio, svenne, come quelle ragazzine ottocentesche soggette ai vapeurs, come un tempo dicevano i francesi, ai vapori e alle vampate dei mancamenti. Per sua fortuna, accanto a lei c'era la compagna di celletta, che le praticò un primo soccorso cardiorespiratorio e chiamò subito l'ambulanza con il 911.
La causa di quel malore, fortunatamente passeggero, erano stati i numeri apparsi sullo schermo del televisore. Erano i suoi. Quelli che lei poche ore prima aveva giocato. La vincita: un milione di dollari. Ricapitolando. Dalla mattina, quando era uscita dal college per prendersi un momento di riposo dalla scrittura della tesi, alla sera quando era rientrata, Ashley Smircna aveva trasformato un dollaro prima in venti dollari, poi in 300 e infine in un milione, passando attraverso il grattino singolo, i venti grattini e infine i numeri della State Lottery of Iowa. La donna che non poteva perdere ha spiegato calma che con quei soldi, pagata le retta del Sant'Ambrogio e le tasse nazionali e locali (45%), avrebbe coronato il proprio sogno. Diventare veterinaria. Questa è la storia che non volevo raccontare, perché l'incredibile botta di sedere della studentessa è qualcosa che non accade, non può avvenire, che tutti i matematici spiegano avere probabilità infinitesimali, misurabili a una contro miliardi (di giocate, s'intende). E che il gioco d'azzardo - perché di questo si tratta, è, da quando fu inventato nell'Inghilterra della regina Elisabetta, quell'altra, la Prima, perchè nel 1566 per quanto la Seconda sia vecchia ancora non c'era - è la più iniqua e crudele delle tasse. È una tassa sulla povertà e sul sogni, alla quale si affidano proprio coloro che non potrebbero permettersi di buttare via neppure un centesimo.
Ma sono i filotti impossibili come questo di Ashley a tenere viva l'illusione, il "perché non può capitare anche me?". Nei momenti di grandi ansie e di grande crisi economiche, le puntate al tavolo del più grande casinò, lo Stato, aumentano sempre, ovunque, come sta avvenendo. Ma non tutti possiamo frequentare l'università di Sant'Ambrogio.

Vittorio Zucconi, DRepubblica

Shopping, fb e poker on line, così cambiano le dipendenze

Gli adolescenti trascorrono 6-7 ore al giorno inchiodati al computer. Tra gli adulti dilaga il gioco d'azzardo su Internet di ERNESTO FERRARA, repubblica.it Drogati di internet, intossicati da shopping, impazziti per il gioco d’azzardo. Cyberadolescenti che arrivano a trascorrere 6-7 ore al giorno inchiodati a Facebook, ai giochi di ruolo on line, ai siti pornografici, fino al punto di trascurare studio, amici, vita. Consumatori prigionieri dell’acquisto selvaggio, quarantenni rovinati dal poker online. Cambia pelle il mondo delle dipendenze. Su quasi 4.800 utenti seguiti nel 2011 dai Sert di Firenze e provincia, rimangono i tossicodipendenti (quasi 2.900), gli alcolisti (1.300) e i tabagisti (oltre 300) i casi più frequenti, ma aumentano i soggetti con vere e proprie patologie legate alla dipendenza da gioco d’azzardo (159 seguiti nel 2011, erano 128 nel 2010), o da internet, dal sesso (non solo on line: ci sono anche casi di sex addiction), dallo shopping compulsivo (in tutto 35 utenti nel 2011, 27 nel 2010). Giovani incapaci di staccarsi dai propri computer, professionisti vittime dell’utilizzo eccessivo della posta elettronica, consumatori prigionieri degli acquisti “selvaggi”, vittime dell’azzardo di Stato, dei videopoker, del trading online, delle relazioni virtuali. Ci sono trentenni che avvertono la smania di entrare in un negozio forte come un pugno allo stomaco e si ritrovano costretti a comprare anche 14 paia di scarpe. Altri capaci di rubare i soldi nei salvadanai dei figli, ossessionati dalle compere. Cinquantenni che arrivano a spendere 8 mila euro al poker on line, a compare 1.050 euro di gratta e vinci. Per infilarsi in giri di debiti che arrivano a sfiorare, nei casi più estremi, anche il milione di euro. Dai racconti degli operatori saltano fuori storie al limite: di disoccupati finiti sul lastrico per colpa di un videopoker, di professioniste col vizio di comprare fino a 200 euro di gratta e vinci o di win for life per volta, di ragazzi che comprano scarpe vestiti o qualsiasi altro oggetto come afflitti da un impulso irrefrenabile. Un disturbo molto diffuso in Usa. E’ in particolar modo il gioco d’azzardo patologico a preoccupare in questo momento i Sert. Non si aspetta più la lotteria o l’estrazione del lotto, sono gratta e vinci e win for life le nuove frontiere degli scommettitori efferati, il 76% sono uomini, il resto donne. Quarantenni, sposati, lavoratori perlopiù, ma i Sert di Firenze (Carmine, Arcolaio, Lorenzo il Magnifico, per info c’è il sito www.cesda.it o il numero 840003003) seguono anche ragazzi di 22 anni. La relazione 2011 al parlamento in materia di dipendenze fatta dal dipartimento nazionale antidroga del ministero, stima i giocatori patologici siano l’12% della popolazione adulta e addirittura il 35% degli adolescenti. In Toscana nel 2010 la spesa per il gioco legale è stata di 3,4 miliardi di euro, ciascun fiorentino ha speso in media qualcosa come 888 euro. Scatta però ora una campagna informativa e di prevenzione in tutta la città: «Non fare il pollo», è lo slogan. Finanzia tutto la Regione Toscana, promuovono l’iniziativa Asl e Comune di Firenze.

cospirazionisti e negazionisti: l’invasione delle bufale online le falsificazioni su AIDS, vaccini, effetto serra. Idee per introdurre un controllo di qualità.

All’inizio il Web era visto come una specie di magazzino globale — un nuovo tipo di biblioteca che metteva a disposizione la summa completa della conoscenza umana. In effetti è questa la forma che è andato assumendo — ma con una differenza: oltre a prendere in prestito quel che troviamo nelle sue ampie raccolte, noi utenti possiamo anche depositarvi i nostri libri, opuscoli e altri scritti — in una pressoché totale assenza di verifiche qualitative.

Questa democratizzazione della raccolta di informazioni — ove accompagnata da accordi istituzionali e tecnologici intelligenti — è stata estremamente utile: ha permesso, ad esempio, la creazione di Wikipedia e di Twitter. Ma ha anche generato migliaia di siti che mettono in discussione dati scientifici, rigettano fatti dimostrati e promuovono teorie della cospirazione. È giunto il momento di introdurre un sistema di controllo della qualità?

Le persone che negano che si stia verificando un riscaldamento globale, che si oppongono alla teoria dell’evoluzione di Darwin, che si rifiutano di vedere il collegamento tra il virus Hiv e l’Aids, o pensano che l’attacco dell’ 11 settembre sia stato frutto di trame interne, hanno ampiamente utilizzato Internet a loro vantaggio. All’inizio il Web permetteva loro di trovare e reclutare chi la pensava allo stesso modo, di promuovere incontri e petizioni per le loro cause. Ora che tanta parte della vita pubblica si è spostata online, sono giunti a manipolare i motori di ricerca, a modificare le voci di Wikipedia, a molestare gli scienziati che si oppongono alle loro teorie e a raccogliere una gran quantità di «prove» digitali che offrono baldanzosamente ai potenziali simpatizzanti.

Un articolo uscito di recente sulla rivista medica «Vaccine» illustra bene il modo di utilizzare la Rete di uno di questi gruppi, il movimento mondiale contro le vaccinazioni, un coacervo di scienziati senza scrupoli, giornalisti, genitori, e personalità note, che pensano che i vaccini possano provocare disturbi come l’autismo, una tesi che la scienza ha dimostrato essere del tutto infondata. Il movimento anti-vaccinazione non è una novità (già nel XVIII secolo vennero sollevate obiezioni di ordine religioso sulle vaccinazioni), ma la facilità di rendersi visibili offerta da Internet, assieme al crescente scetticismo che circonda il sapere scientifico, ha dato a questo movimento grande risonanza. Jenny McCarthy, l’attrice Usa che ne è diventata il volto pubblico, ha ammesso apertamente di aver ricavato «dall’università di Google» gran parte delle sue informazioni sui danni della vaccinazione; e condivide regolarmente queste sue «conoscenze» con il mezzo milione circa di seguaci che ha su Twitter. Scienziati che hanno vinto il Nobel possono solo sognare una platea online di questa portata; Richard Dawkins, forse lo scienziato attualmente più famoso, ha su Twitter solo 300.000 seguaci.

Le comunità che abbracciano teorie pseudoscientifiche o del complotto non sono influenzabili neanche da esperti indipendenti che vogliano aderirvi — la tanto dibattuta «infiltrazione cognitiva» proposta da Cass Sunstein (che ora dirige l’Office of Information and Regulatory Affairs della Casa Bianca). Lo studio di «Vaccine» mostra che i blog e i forum gestiti dal movimento contro la vaccinazione sono aggressivamente censori, ed eliminano tutti i commenti che sostengono i benefici della vaccinazione.

Cosa fare allora? Beh, forse è arrivato il momento di accettare il fatto che molte di queste comunità non perderanno i loro membri più convinti, neanche se verranno bombardate da dimostrazioni scientifiche che provano l’infondatezza delle loro teorie. Per contrastare la loro crescita bisognerebbe rivolgere gli sforzi agli aderenti potenziali, piuttosto che ai militanti.

Chi oggi avvia una ricerca su Google o Bing per verificare se «il riscaldamento globale è reale» o se «vaccinare è rischioso» o «chi è stato l’artefice degli attacchi dell’11 settembre» è a pochi clic di distanza dall’aderire a una di queste comunità. Dato che la censura dei motori di ricerca non è un’idea attraente, che cosa si può fare per garantire che gli utenti sappiano che le informazioni che riceveranno sono probabilmente pseudoscientifiche, non provate dalla scienza?

Le possibilità non sono molte. Una è quella di addestrare i browser a segnalare le informazioni sospette. In questo modo ogni volta che un’affermazione come «la vaccinazione porta all’autismo» appare nei browser, verrebbe evidenziata in rosso — magari accompagnata da un avviso che consiglia di cercare una fonte più autorevole. Si dovrebbe, a questo fine, compilare un database delle affermazioni discutibili, a cui andrebbero opposte le ultime opinioni della scienza — un obiettivo impegnativo che progetti come «Dispute Finder» stanno perseguendo con determinazione.

Un’altra opzione — che non esclude necessariamente la prima — è quella di spingere i motori di ricerca ad assumersi maggiori responsabilità nei confronti degli indirizzi Web che propongono, e a esercitare un controllo editoriale maggiore nel presentare i risultati di ricerche su argomenti come «riscaldamento globale» o «vaccinazione». Google ha già un elenco di temi ricercando i quali si ottengono soprattutto siti che propongono tesi pseudoscientifiche e teorie del complotto: perché non trattarli in maniera diversa dalle normali ricerche? In questo modo, quando il risultato della ricerca fosse tale da indirizzare gli utenti a siti gestiti da pseudoscienziati o teorici della cospirazione, Google potrebbe far apparire un banner rosso che li invita a esser cauti e a consultare un elenco di risorse autorevoli prima di trarre conclusioni. In più di una dozzina di Paesi, Google fa già qualcosa di simile per gli utenti che fanno ricerche su «come morire» o su «suicidio», inserendo una nota rossa ben evidente che invita a chiamare la National Suicide Prevention Hotline. Può sembrare un metodo paternalistico, ma è un paternalismo poco invadente che potrebbe salvare delle vite.

Purtroppo, con la recente adozione del social search — in cui i link condivisi dai nostri amici sui social network di Google sono ai primi posti nei risultati della ricerca — Google si muove in direzione opposta. È ragionevole pensare che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale o i benefici della vaccinazione sia «amico online» di chi ha idee simili. In questo modo trovare informazioni che contraddicano le proprie opinioni diventa ancora più difficile. Questo è un motivo in più perché Google faccia ammenda dei suoi peccati e garantisca che agli argomenti dominati dalla pseudoscienza e dalle teorie del complotto venga rivolto un trattamento responsabile.
Twitter @evgenymorozov
(Traduzione di Maria Sepa)

Evgeny Morozov

Corriere della sera.it 

I falsi miti da sfatare sui diversi disturbi che chiamiamo ansia

Dalla vera soglia patologica alle possibili cause. 
Un documento Usa fa chiarezza su uno dei disagi 
più emblematici della nostra epoca

Viviamo tempi ansiogeni. E tutti, prima o poi, abbiamo detto di avere l'ansia. Usando il termine con un po' di leggerezza, tanto che secondo l'Anxiety Disorder Association of America oggi sono molti i malintesi e le errate convinzioni che circondano i disturbi d'ansia, quelli veri. Una confusione sul tema che gli esperti statunitensi hanno provato a chiarire con un documento sui falsi miti che circondano l'ansia, corredato con informazioni sulla realtà dei fatti. Primo punto da chiarire è quando si possa parlare di vero disturbo e quando invece l'ansia sia da considerare normale, se non addirittura positiva. «Purtroppo diamo lo stesso nome a due manifestazioni ben diverse — spiega Laura Bellodi, direttore del Centro disturbi d'ansia all’ospedale San Raffaele di Milano —. L'ansia "buona" è quella che ci consente di stare in allerta, per elaborare le risposte più appropriate a novità come un esame, un colloquio di lavoro, o anche solo la preparazione della valigia per le vacanze. In questi casi è del tutto fisiologico provare inquietudine o sentirsi un po' diversi dal solito. L'ansia diventa invece patologica quando scatena un disagio profondo, costante e soprattutto un "malfunzionamento" dell'individuo, un'alterazione dei comportamenti. La "soglia" oltre cui si parla di una vera patologia può perciò variare da una persona all'altra e anche a seconda dell'ambiente».

«Oggi una persona con fobia sociale che vorrebbe stare con gli altri ma non ci riesce per la paura di non essere allaltezza, di fare una brutta figura o di apparire goffa o ridicola sente di avere un problema; cinquant'anni fa, invece, poteva essere il prototipo della casalinga conferma Liliana Dell'Osso, direttore della Clinica psichiatrica dell'Università di Pisa . Vivere o meno in città, la classe sociale di appartenenza, il tipo di lavoro sono tutti elementi che possono incidere sulla percezione della "disabilità" che deriva da un disturbo d'ansia. Che spesso incide sulle scelte esistenziali: quante donne hanno rinunciato a studiare, a guidare, o hanno vissuto a metà perché non riuscivano a superare attacchi di panico o una fobia sociale? Con i disturbi dansia non trattati adeguatamente si finisce per fare i conti tutta la vita».

Anche sulle cause dell'ansia è bene sgombrare il campo dagli equivoci: esiste una predisposizione genetica, tanto che avere familiari con disturbi d'ansia accresce il rischio fino a dieci volte. Conta poi il carattere: chi è perfezionista, rigido, chi ha una personalità evitante o dipendente ha una maggiore probabilità di avere disturbi. Ma, anche se esperienze negative precoci possono avere un ruolo nei disagi emotivi futuri, non sempre le "radici" dell'ansia vanno cercate nell'infanzia. Come sottolinea il documento degli esperti americani: si tratta di un falso mito ed è poco costruttivo ostinarsi a cercare motivi lontani piuttosto che intervenire eliminando i disturbi presenti. Anche perché "chi cerca trova", ma non è affatto detto che un insuccesso scolastico o il rifiuto di un amico siano la vera molla che ha fatto scatenare il problema. Anzi, può darsi sia vero il contrario, cioè che sia stata la nevrosi a condizionare gli eventi. Altra leggenda da sfatare, il fatto che il disturbo di panico possa portare a perdere il controllo, oppure a svenire: non accade mai (nei pazienti che finiscono al Pronto soccorso per un attacco di panico, si rileva al massimo una lieve tachicardia o un aumento temporaneo della pressione arteriosa, il contrario quindi del crollo di pressione che porta allo svenimento). E, ancora: non è vero che la strategia migliore per controllare l'ansia sia evitare le fonti di stress ed essere continuamente rassicurati da parenti e amici. «Le condotte di evitamento magari riducono frequenza e intensità degli episodi, ma compromettono le condizioni del paziente che si demoralizza, prova sensi di colpa e di inadeguatezza, diventa dipendente da figure di riferimento che lo rassicurano, con il risultato che l'autonomia si riduce ulteriormente e che ci si auto-svaluta sempre più spiega Dell'Osso . Altrettanto inutile è consigliare ai pazienti di portare con sé un sacchetto per ridurre l'iperventilazione in caso di attacco di panico, o di "distrarsi" adottando un trucco qualsiasi, magari con un gesto "scaramantico" (come schioccare un elastico o simili): avere sempre con sé un oggetto ritenuto "magico" è solo l'espressione dellipersensibilità di questi pazienti alla rassicurazione; adottare azioni o atti mentali per neutralizzare l'ansia dà un sollievo solo momentaneo e può perfino diventare una compulsione».

«Tutti questi "trucchi anti-ansia" in realtà sono la soluzione patologica al problema, manifestazioni che sono diretta espressione e conseguenza del disturbo d'ansia. Per questo vanno combattuti ed è importante chiarire gli equivoci», conferma Bellodi. Il documento americano invita anche a non credere alle soluzioni facili o all'effetto miracoloso di dieta, esercizio fisico, limitazione della caffeina: l'educazione a uno stile di vita sano aiuta, ma da sola non basta. E c'è poi il falso mito forse più duro a morire, ovvero la convinzione che i tratti d'ansia siano caratteristiche intrinseche della persona, impossibili da cambiare, perché hanno spesso un esordio precoce: il timido che diventa sempre più chiuso e isolato, il nevrotico che accumula comportamenti ossessivi, l'apprensivo che pian piano teme tutto. «Sono sempre stati così, è nella loro natura» è il pensiero di molti. Invece, questi disturbi si possono (e si devono) curare.

Elena Meli, Corriere della Sera. Salute

 

 

Gioco d’azzardo, è allarme in Italia

Faccedagioco - Allarme gioco d’azzardo in Italia. Quattro italiani su dieci giocano d’azzardo. Più a rischio gli uomini giovani.  Ha il marchio dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifc-Cnr), l’allarmante studio pubblicato su Springer Science sulla diffusione del fenomeno del gioco d’azzardo nel Nostro Paese. La fotografia del giocatore tipo è quella di un maschio, titolare di licenza media inferiore, bevitore di alcolici e fumatore.


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