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Quello che comunemente si sente chiamare speed è un derivato dell'anfetamina (nello specifico è un sale della metamfetamina). Lo speed più diffuso è in polvere (di solito bianca o rosa); altre amfetamine simili  allo speed sono: ICE, SHABOO, CRYSTAL che si presentano sotto forma di cristalli.

Gli effetti e i rischi delle amfetamine coincidono in gran parte con quelli propri della cocaina. Anche i sistemi nervosi su cui agiscono le amfetamine corrispondono a quelli interessati dall'azione della cocaina. Le amfetamine inibiscono il riassorbimento della dopamina da parte delle terminazioni nervose e determinano un maggiore rilascio di tale neurotrasmettitore da parte dei neuroni che lo contengono. Le molecole di amfetamina possiedono inoltre una somiglianza strutturale con la noradrenalina, un neurotrasmettitore implicato nell'attivazione cerebrale e nella regolazione emozionale.

Le amfetamine vennero sintetizzate verso la metà degli anni trenta da un chimico di Los Angeles, Gordon Alles. Tali sostanze dovevano costituire un sostituto sintetico dell'efedrina, un principio farmacologico naturale della pianta Efedra molto efficace nella cura dell'asma, ma di difficile estrazione. Le amfetamine ebbero subito un grosso successo commerciale, non solo per la loro efficacia nel trattamento delle affezioni asmatiche, ma soprattutto per le proprietà stimolanti.

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Novità anfetamine

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Report INCB 2010 - preoccupazione per l'aumento delle droghe da prescrizione

 

Ieri, 24 febbraio 2010, l'International Narcotics Control Board (INCB), ovvero "l'Organismo Internazionale per il Controllo dei Narcotici" legato all'ONU (in particolare all'UNODC, il Dipartimento delle Nazioni Unite su Droghe e Crimine), ha reso pubblico il suo report annuale all'interno della Conferenza Internazionale.

Nonostante le tante segnalazioni e raccomandazioni contenute nel report la stampa internazionale si é concentrata maggiormente sulla parte di ricerca e analisi prodotta nel report, che anticipa di qualche mese (uscirà a giugno), il World Drug Report, documento cardine dell'UNODC dove il globo é soggetto ad un check up mirato sul consumo e abuso di sostanze stupefacenti (per lo più illegali).

Il report del INCB indica almeno quattro punti cardine di evoluzione del fenomeno droga:

  1. il notevole aumento del consumo di droghe legali - orientativamente accessibili solo con ricetta medica (prescription drugs). Tra di esse spicca il caso del ossicodone il cui consumo mondiale é per il 77% nei soli Stati Uniti d'America - e della buprenorfina, sostanza oppiacea contenuta nel preparato Subutex - utilizzato a scopo terapeutico nello scalaggio dell'eroina - cui il report dedica un'intera sezione e che é passata in dieci anni (1998-2008) da un consumo di 333 milioni di dosi giornaliere monitorate a fini statistici a 3,7 miliardi;

  2. l'aumento del consumo di cocaina e amfetamine - la cui produzione si sta sempre più concentrando in Asia Meridionale con distribuzioni che sono legate a veri e propri servizi di e-commerce (ordine via internet e consegna con corriere a domicilio) -, cui fa seguito la re-sperimentazione dell'eroina tra i giovani e giovanissimi (principalmente per inalazione);

  3. la diffusione di droghe da laboratorio e quindi dell'autoproduzione di stupefacenti, cui i governi hanno scarso potere di intervento;

  4. l'aumento delle "droghe da stupro" (come riportato da La Voz de Galicia) quali le benzodiazepine e il GHB; a tal proposito l'INCB si prodiga che le ditte produttrici di tali sostanze aggiungano coloranti per consentire una minore possibilità di mimetizzazione nelle bevande ingerite dalle vittime

Il Rapporto tende comunque ad inserire questa tipologia di pericolose evoluzioni del fenomeno, all'interno di un processo che vede nelle politiche proibizionistiche tout court uno dei principali fattori di rischio. Ciò in parallelo al richiamo verso un maggior controllo della distribuzione dei semi di papavero (in accordo con la convenzione del 1961) e dei semi di cannabis per scopi illeciti.

 

Fonte: Insostanza.it

 

A cura di Mediaxion Soc. Cooperativa

 

 

 

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Contenuto Redazionale NUOVO DOCUMENTO: Le attuali tendenze delle sostanze

 

http://www.drugs-forum.com/forum/image.php?u=9614&dateline=1155053521Segnaliamo che nella sezione "Sostanze scaricabili" è disponibile una ricerca sulle sostanze attualmente in circolazione nel mercato europeo - a cura di Jugendberatung Streetwork di Zurigo.

L'indagine contiene informazioni riguardo la forma, contenuto, composizione e rischi delle le sostanze inaspettate attualmente in circolazione.

Per accedere al pdf clicca QUI.

 

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Il Portogallo a otto anni dalla legalizzazione di tutte le droghe

Nel 2001 il Portogallo ha legalizzato il possesso e l'uso di tutte le più diffuse droghe illegali. A otto anni dalla storica decisione, i risultati fanno ben sperare: calo di tutti i consumi e netto miglioramento delle condizioni di intervento per gli operatori sanitari e sociali (articolo in inglese)

http://www.time.com/time/health/article/0,8599,1893946,00.html

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"In quegli occhi ho rivisto Pantani"

All'ultimo campionato del mondo a Mendrisio, l'incontro del nostro Eugenio Capodacqua con Franck Vandenbroucke, morto lunedì in Senegal per cause ancora misteriosedi EUGENIO CAPODACQUA, repubblica.it "In quegli occhi ho rivisto Pantani" ROMA - A Mendrisio, ultima edizione dei mondiali di ciclismo, era lì a due passi, diligentemente in fila al self service della sala stampa. Bello, elegante, sorridente, che quasi non sembrava quello che aveva già da anni sulle spalle la terribile "scimmia". La realtà spesso inganna e mai come questa volta ha tratto in inganno chi ha avuto occasione di vedere e parlare con Franck Vandenbroucke. Uno dei più grandi talenti inespressi del ciclismo belga e mondiale è stato trovato morto in un albergo del Senegal e le cause della sua morte sono ancora sconosciute. Secondo i "media" belgi si tratterebbe di embolia polmonare, ma tutto è ancora nebuloso. Una persona del suo entourage ha dato l'annuncio nella tarda serata di ieri: "Franck è stato trovato morto in una camera di albergo in Senegal, dove era in vacanza. Le circostanze del decesso non sono note". Accanto al corpo senza vita di Frank Vandenbroucke sono stati trovati tranquillanti ed insulina: i medicinali erano sul comodino. Frank Vandenbroucke aveva 34 anni, la stessa età di Marco Pantani, il popolare "Pirata" del ciclismo nostrano, finito miseramente in uno squallido residence di Cesenatico a causa di una overdose di cocaina. Talento e disperazione per entrambi. Forza e qualità fisiche da vendere sui pedali; fragilità e debolezza assoluta come carattere. Entrambi erano dentro la terribile spirale della droga. Amavano entrambi il ciclismo, ma in modo diverso. Per Franck era probabilmente il miglior momento di evasione dal peso della quotidianità. Per Pantani un modo per affermarsi di cui probabilmente avvertiva il peso. OAS_RICH('Middle'); Di Franck si erano perse le tracce da tempo, sommerso dai problemi di doping prima e droga poi, quando fu sorpreso nel lombardo a correre una gara di cicloamatori sotto falso nome. Accadeva tre anni fa e sembra un secolo. Fu quell'episodio che convinse Palmiro Masciarelli, ex gregario di lusso ai tempi di Moser e oggi alla guida dell'Acqua & Sapone Mokambo, a prendersene cura. Lo chiamò a casa sua, lo trattò come un figlio, lo mise accanto ai suoi figli (tutti corridori). Ma non servì a nulla. Un brutto giorno fu chiamato al telefono: Franck aveva tentato il suicidio. Per l'ennesima volta. Era il 2005 l'anno drammatico della separazione dalla moglie Sabrina e dalla figlia. "Sono andato a cercare la bottiglia di vino più cara della mia cantina, un Chateau Petrus 1961, ed ho brindato alla mia vita. Avevo chiesto consiglio ad un medico: con l'insulina volevo farla finita", aveva scritto nella sua autobiografia, pubblicata un anno fa. Nel 2004 fu salvato dalla madre; si era messo a letto con la maglia iridata, un obiettivo che aveva nel cuore e che probabilmente avrebbe raggiunto se non fosse stato travolto dalle tempeste del suo carattere debole e vulnerabile. La classe c'era tutta: nel 1999 a Verona finì 7° nonostante avesse i polsi fratturati! Vincitore della Parigi-Bruxelles a soli 21 anni e della mitica Liegi-Bastogne-Liegi nel 1999 a 24 (oltre ad altre 53 gare), aveva conosciuta una rapida ascesa prima di essere bloccato da casi di doping e poi da problemi esistenziali. Lo stesso anno della "Liegi" era stato sospeso dalla sua squadra, la Cofidis, per il coinvolgimento nella vicenda del dottor Saiz, il tristemente noto "Dottor Mabuse". Poi fu sospeso sei mesi per uso di prodotti dopanti. Una triste altalena fra gloria e disonore. E in mezzo, l'immancabile depressione. In Belgio lo ritenevano l'erede del grande Eddy Merckx. Poi era piombato nella più nera crisi autodistruttiva. A Mendrisio, compagno di colazione, aveva ammesso di sentirsi meglio. Ma gli occhi avevano quel languido sottofondo di chi sa di non dire tutta la verità. Lo stesso atteggiamento dolce e disperato di Pantani in quell'albergo del Piemonte al Giro 2003, l'ultimo della sua carriera ciclistica, quando fissò il sottoscritto e il collega Leonardo Coen con sguardo disperato. Fu un attimo, una palese richiesta di comunicare, di uscire di prigionia. Anche di fronte a chi ne aveva dipinto con pari energia la gloria e i tormenti di sport e di vita. Ma non ci fu tempo per andare avanti, fu portato via dai suoi, travolto ancora una volta dal quotidiano. Con Franck era diverso. Più aperto e sociale in superficie, il talento belga recentemente era alla ricerca di una squadra per la prossima stagione. Aveva detto di voler tornare alle gare, voleva tornare a vincere. Sapeva di averne le qualità. La corsa lo aiutava a vivere. A Mendrisio, dove aveva seguito i mondiali come consulente del giornale Het Newsblad, aveva chiesto all'italiano Aldo Sassi, l'allenatore di Ivan Basso e dell'iridato Cadel Evans, di rimetterlo in forma. "Franck è in buona forma fisica e si sente bene anche mentalmente" aveva detto Sassi alla Gazzetta dello sport. "A 34 anni, non sarà semplice trovare una nuova squadra perché tutti penseranno che i vecchi demoni risorgeranno con me" aveva risposto Franck Vandenbroucke. "Vado presto in vacanza in Senegal. Entro la fine di ottobre, spero di inserirmi in una nuova formazione"."Sapevamo che Frank non stava bene - ha detto all'Equipe, Jean Luc Vandenbroucke, lo zio ex corridore e direttore sportivo - era soggetto ad alti e bassi di umore. Temevo un tale epilogo, ma non ho ancora particolari per quanto riguarda la causa della morte".

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DJ ANICETO PORTAVOCE DEI GIOVANI

IL SITO INTERNET DI DJ ANICETO SI RINNOVA E DIVENTA 'PORTAVOCE DEI GIOVANI' Dal mese di ottobre è on line il nuovo sito Internet di DJ ANICETO, il dj anti-sballo, membro del dipartimento per le politiche antidroga a Palazzo Chigi e testimonial di una campagna antidipendenza nel programma tv cult in onda su Italia 1, "Chiambretti Night". L’indirizzo da digitare per connettersi resta lo stesso, http://ww.aniceto.it/, mentre cambiacompletamente la veste grafica e la strutturazione dei contenuti.Il restyling del sito, curato dal giornalista Mario Guarini, direttore della web tv kayenna schegge metropolitane www.kayenna.it,  nasce dall’esigenza di garantire una risposta a tutti i giovani che hanno problematiche  o che si stanno avvicinando alle droghe e all'alcool e che non riescono ad ottenere un'aiuto. In home page, attraverso un link che attiva l'email personale, Dj Aniceto, garantisce che porterà alle riunioni della Consulta antidroga di Palazzo Chigi il grido di chi vuole informazioni e soluzioni a tutte le dipendenze. Con l’occasione si è provveduto anche all’aggiornamento e all’ottimizzazione dell’architettura delle info circa l'attività artistica e sociale di Dj aniceto: video, foto, e i vari collegamenti alle  campagne antidipendenza che tiene con successo sui maggiori social network come Myspace e Facebook. In Home Page, infine, è stato inserito anche il link del sito ufficiale per i giovani del Dipartimento Antidroga www.droganograzie.it  attraverso il quale è possibile informarsi in maniera approfondita sui pericoli derivanti dalle varie droghe.  

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Oltre l’allarme droga: la scienza, i media e il senso comune

coverlowDa www.fuoriluogo.it       

 

Ecco l’introduzione di Grazia Zuffa alla ricerca dal titolo “La percezione sociale nel consumo di sostanze - esame della stampa della Regione Emilia-Romagna”, a cura del Prof. Piero Ignazi, Facoltà di Scienze politiche, Università degli Studi di Bologna presentato oggi presso la Regione Emilia Romagna.

 

 

 

L’associazione Forum Droghe, che (col sostegno della Regione Emilia Romagna) ha promosso questa ricerca sulla rappresentazione del tema droghe nella stampa locale, ha sempre dedicato particolare attenzione all’informazione: come dimostra l’impegno editoriale nella rivista Fuoriluogo (mensile su droghe e diritti, che esce da oltre dieci anni come inserto del quotidiano il Manifesto), insieme all’attività costante di documentazione on line e tramite pubblicistica sul dibattito scientifico e sulle politiche pubbliche. Studiare l’informazione veicolata dai mezzi di comunicazione, fra cui i quotidiani, è cruciale per saggiare il senso comune sulle droghe; o sarebbe meglio dire, per verificare la costruzione del senso comune sulle droghe. Qui sta la responsabilità dei media, perché, nonostante i vibranti allarmi, o forse proprio a causa dei vibranti allarmi, le droghe (illegali) rimangono largamente sconosciute come fenomeno sociale. Può sembrare un paradosso, visto che il tema occupa largo spazio nell’informazione, come conferma anche questa ricerca. Il fatto è che le droghe sono sì alla ribalta dell’attenzione pubblica, ma unicamente per due aspetti: i danni e la dipendenza che possono indurre e la criminalità collegata al mercato illegale. Facendo un paragone con l’alcol: che dire se il whisky o il vino evocassero nell’immaginario collettivo solo l’alcolismo e Al Capone? E se i media ne parlassero dando per scontato che tutti coloro che consumano whisky sono alcolisti?

Molti diranno che il paragone è improprio e che l’alcol, pur essendo una sostanza psicoattiva, non è paragonabile alle droghe perché, come ha detto di recente un noto politico “per le droghe la scienza ci dice che fanno male, per l’alcol staremo a vedere”. In realtà, già da tempo la scienza ci dice che tra il rischio farmacologico delle sostanze psicoattive e il loro statuto legale non c’è una relazione lineare e che alcune sostanze psicotrope legali sono più dannose di quelle illegali: basti pensare alla più autorevole classificazione di rischio delle sostanze stilata già nel lontano 1999 dal farmacologo, accademico di Francia, Bernard Roques (La dangerosité des drogues): l’alcol è nella prima categoria, ossia fra le droghe più pericolose, eroina e cocaina, nella seconda troviamo l’ecstasy, mentre la canapa è all’ultimo posto, come sostanza a minor rischio.

Eppure, nonostante l’alto rischio chimico, le nostre società convivono da secoli con l’alcol, cercando di limitare i pericoli connessi e di godere al meglio i vantaggi di un buon bicchiere di vino (uno solo possibilmente). Peraltro, i danni (indiscutibili) dell’alcolismo e dei comportamenti sotto intossicazione acuta (leggi, gli ubriachi al volante) non sono il centro dell’immagine sociale dell’alcol. Se per le altre droghe vale il ragionamento opposto, non si può invocare l’oggettività della scienza: il problema è squisitamente di lettura sociale dell’universo droga. A sua volta, la scelta di una lettura in chiave di patologia (sociale e/o individuale) fa sì che non si tengano in conto i risultati della ricerca sociologica fino ad oggi disponibili: quanti sanno che sino dagli anni ottanta sono state condotte ricerche per verificare se anche per le droghe illegali esistessero modelli di consumo non-dipendente? Scoprendo che questi consumi esistono. Non solo: scoprendo anche che i tossicodipendenti sono solo una minoranza dei consumatori di droghe, allo stesso modo che gli alcolisti sono solo una minoranza dei bevitori di vino e perfino di whisky. Ancora, quanti sanno che ricerche simili e con risultati simili sono state condotte di recente in Europa proprio sulla cocaina, la droga flagello degli anni duemila? Scoprendo, ancora una volta, che i cocainomani sono solo una minoranza dei consumatori di cocaina. Eppure la cocaina ha rappresentato “l’emergenza-droga” per eccellenza nell’America degli anni ottanta: i giornali ne parlavano come di una sostanza “immediatamente additiva”, che si stava diffondendo alla velocità della peste nel medioevo: sulla costruzione del crack scare si veda in proposito lo scritto di Levine e Reinermann (1997), che tra l’altro dimostra come l’allarme sul dilagare dei consumi fosse del tutto inventato visto che a quel tempo non esistevano rilevazioni epidemiologiche affidabili. Quanto alla cocaina “immediatamente additiva”, è una sciocchezza che parla da sé.

Prevedo una facile obiezione: far sapere che non tutti i consumatori diventano tossicodipendenti significherebbe incentivare i consumi. E’ il pensiero che sta alla base delle scare tactics, adottate per terrorizzare i giovani e tenerli lontano dalle droghe; trasportato di recente nel campo della politica con la p maiuscola sotto forma del famoso “governo della paura”. Tralasciamo la delicatezza del rapporto fra informazione e politica, specie quando la prima si mette al servizio dell’altra. Ammettendo, e non concedendo, che il fine giustifichi i mezzi, dipende da quali fini si vogliono perseguire. Non si sa se alcune persone saranno convinte a non consumare dalle campagne terroristiche; di certo si sa che le persone che consumano saranno esposte a più grave rischio, poiché queste avrebbero tutto da guadagnare dal distinguere fra uso moderato e uso eccessivo; più in generale, dal conoscere le norme informali per un uso più sicuro delle sostanze, in modo da farsi meno male. In questo, una differenza fondamentale c’è rispetto all’alcol: mentre i ragazzi e le ragazze imparano tutti i giorni a tavola come bere senza eccessi, per le droghe illegali questi saperi “politicamente scorretti” non sono veicolati dalla cultura ufficiale.

Si intravedono dunque ben altri possibili scenari dal consueto “allarme-droga”. Non si tratta semplicemente di spostare il tiro sulle politiche socio-sanitarie e sui servizi per le dipendenze, anche se una maggiore attenzione sarebbe auspicabile. Penso alle mille facce sociali dell’universo droghe: le occasioni scelte per consumare, gli ambienti, le culture, i significati, i rituali, i modelli d’uso. Impossibile che non ci sia curiosità e mercato editoriale per questo sommerso che coinvolge un numero considerevole di cittadini: dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe, sappiamo che oltre settanta milioni di europei hanno provato la canapa almeno una volta nella vita, mentre dodici milioni hanno sperimentato la cocaina e nove milioni e mezzo l’ecstasy. Nondimeno poco si sa (come sapere diffuso) su chi sono questi consumatori e su come e quando consumano, al di là degli studi specialistici. Con la conseguenza di non riuscire a comprendere le nuove tendenze: ne è un esempio la lieve diminuzione della canapa a fronte dell’aumento dell’alcol che si registra in Europa da qualche anno a questa parte. Sotto la lente della patologia, il fenomeno è in genere letto come “tendenza al policonsumo”. E’probabile invece che sia il risultato della cosiddetta “normalizzazione” dell’uso di alcune droghe illegali come la canapa, che spinge i consumatori di questa sostanza a convivere negli stessi contesti coi non consumatori (che usano però l’alcol): ciò favorisce il passaggio dall’una all’altra sostanza, creando tendenze comuni. Lascio a Piero Ignazi il commento puntuale di questo studio da lui condotto, limitandomi a segnalare alcuni spunti dal confronto con la ricerca simile del 2004. Le droghe rimangono un argomento di rilievo, con un’attenzione crescente all’associazione fra droga e crimine mentre si affievolisce l’interesse per le politiche sociosanitarie e per le scelte legislative. Uno sguardo al dibattito politico offre una chiave di interpretazione: la stampa sembrerebbe assecondare la rappresentazione che la politica ha dato in questi ultimi anni della questione droga (ponendo al centro il tema della punizione/repressione), piuttosto che seguire la strada dell’inchiesta sociale. Se è così, il taglio informativo “parziale” sarebbe da addebitarsi alla generale dinamica fra media e politica, più che al persistere di stereotipi e pregiudizi nel campo specifico. Va in questa direzione l’osservazione circa la scarsa frequenza dell’uso del termine “droga” quale etichetta generica e stigmatizzante, a fronte di una prevalente tendenza a distinguere fra sostanze a maggiore o a minore rischio. Questo studio è dunque in grado di stimolare la discussione ben oltre il tema specifico delle droghe. Non possiamo che augurarci che ciò avvenga.

 

Qua il PDF della ricerca

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Palermo: il nuovo mercato della droga

Stanno prendendo sempre più piede a Palermo quelle che sono definite "droghe ricreazionali", usate in particolare dai giovani per lo "sballo". Lo confermano i carabinieri del Ris che hanno analizzato acune pasticche sequestrate lo scorso 29 gennaio. In manette allora finì Pietro Incontrera. Adesso le analisi sulle 600 pillole sequestrate confermano che si tratta di un nuovo tipo di metanfetamina dal nome in codice "2-CB", più comunemente nota come "Nexus".
La droga è stata scoperta per la prima volta a Palermo, ma è molto rara anche a livello nazionale. L’ultimo sequestro è stato eseguito dalla Criminalpool cinque anni fa. I suoi effetti sono tipo quelli dell’Isd: stimolante sessualmente, può infondere una sensazione di armonia ed euforia e rompe l’equilibrio mentale. Stimola tutti i sensi e può creare allucinazioni. I suoi effetti collaterali, però, sono devastanti. Se sniffata brucia le membrane delle mucose nasali, aumenta sensibilmente il ritmo delle pulsazioni così come la pressione sanguigna e la temperatura corporea, deteriora le facoltà di analisi e di risposta, come la capacità di guidare. In dosi più massicce provoca trip orribili poichè l’utilizzatore può perdere il controllo ed avere un senso della realtà distorto e minaccioso. A lungo termine può innescare una psicosi latente, che può portare a danni permanenti al cervello.
http://www.ecodisicilia.com/20090306/palermo-il-nuovo-mercato-della-droga.htm

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Anfetamine

sniffa GBL e va in coma:

Treviso. Aveva comprato il solvente-stupefacente su internet

È incolore, insapore e inodore, ma non è acqua e infatti ha ridotto in coma un 22enne di Conegliano (Tv) che ne ha fatto uso. Si chiama Gbl, gamma butirolactone, ed è un solvente chimico industriale utilizzato però anche come droga e tranquillamente acquistabile su internet in flaconi. In Inghilterra e Francia il Gbl ha preso piede, come stupefacente, già da qualche anno e i ricoveri dovuti alla sua assunzione sono frequentissimi.

Col Gbl si fanno materiali plastici e pesticidi, ma mischiato con acqua o, peggio, alcol diventa una tipica sostanza da rave: dà euforia, allucinazioni, aumenta la voglia di socialità. A dosi eccessive però, così come il “cugino” Ghb (o droga da stupro), può provocare nausea, disturbi respiratori e cardiaci, coma. Il Ghb è illegale, perchè equiparato alle anfetamine, così il Gbl, reperibile con un click, ne ha preso rapidamente il posto.

Cosa si aspetta a vietare la vendita on line di questo solvente-stupefacente come si è fatto, qualche mese fa, per le smart drugs? Evidenti interessi di mercato possono arrivare a impedire di ritirarlo dal commercio via web? Quantomeno si potrebbe evitare di venderlo liberamente a chi non può certificare di impiegarlo per scopi esclusivamente produttivi e industriali.

 

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Erowid

Il più completo archivio informativo su sostanze psicotrope e stupefacenti esistente in rete. Fornisce dettagliate ricerche e descrizioni di praticamente qualsiasi sostanza psicoattiva, dal semplice caffè alle molecole più complesse, con attenzione anche alle sostanze "tradizionali" ed alle piante poco conosciute usate da sempre in culture popolari.

In inglese

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Anfetamine

Perché le anfetamine creano dipendenza e danneggiano il cervello?

Utilizzando tecniche di tomografia ad emissione di positroni (PET) per tracciare i percorsi metabolitici delle metamfetamine nel cervello, i ricercatori dell’istituto americano Brookhaven National Laboratory hanno scoperto che gli effetti permanenti e di dipendenza di tali sostanze sarebbero in parte spiegati dalla loro farmacocinetica. Le metamfetamine sono tra le sostanze più neurotossiche che stimolano la produzione di dopamina, sia aumentandone il rilascio da parte delle cellule nervose sia bloccandone il riassorbimento a livello neuronale.

Lo studio coordinato da Joanna Fowler e pubblicato su Journal of Nuclear Medicine, ha dimostrato come le sostanze psicoattive che provocano un aumento maggiore della concentrazione di dopamina nel cervello, sono anche quelle che danno maggiore dipendenza. Ma intervengono anche altri fattori sul potenziale tossico delle droghe, inclusa la velocità di assorbimento, la durata degli effetti e la distribuzione all’interno del cervello. I ricercatori hanno monitorato mediante scansione PET l’assorbimento cerebrale, la distribuzione e lo smaltimento di questa sostanza su uomini che non avevano mai assunto droghe, iniettando loro dosi di metamfetamine marcate con un isotopo radioattivo, in quantità talmente ridotte da non produrre alcun effetto psicoattivo. Alle stesse persone sono state inoltre somministrate dosi traccianti di cocaina, per confrontarne gli effetti.

Metamfetamine e cocaina raggiungono velocemente il cervello, ma le prime permangono significativamente più a lungo rispetto alla cocaina. Addirittura, in alcune aree del cervello erano ancora presenti tracce di metamfetamine dopo 90 minuti, al termine della sessione di scansione. Inoltre la distribuzione nel cervello differisce notevolmente, infatti mentre la cocaina tende a concentrarsi attorno al sistema della gratificazione, le metamfetamine tendono a distribuirsi uniformemente.

DROnet, 20.10.08

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nuovo e fiammante spot del governo

Il link è alla pagina della conferenza stampa, da cui si può scaricare il filmato

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Stati generali sulle dipendenze in Valdarno

Stati generali sulle dipendenze  l’incontro si svolgerà sabato 4 ottobre  presso il complesso della Filanda è rivolto a tutti coloro che a vario tipo sono interessati a questo delicato argomento che riguarda la vita di molti cittadini valdarnesi.
Il giorno 4 ottobre è stata organizzata dalla Conferenza di zona dei sindaci e dal Dipartimento delle Dipendenze dell’USL 8 un’occasione di approfondimento sul modello organizzativo delle Dipendenze sul nostro territorio; si tratta di un incontro al quale sono invitati gli operatori che a vario titolo si occupano del problema, sul versante del servizio pubblico, del privato sociale e del terzo settore; naturalmente questa occasione è offerta anche a quanti vogliano partecipare perché in qualche modo interessati. La giornata si svolgerà presso la Sala Conferenze del complesso La Filanda della Ginestra ed avrà inizio alle ore 9 con il saluto portato da Sauro Testi presidente della Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino, da Giorgio Valentini Sindaco di Montevarchi e Vice Presidente della Conferenza dei Sindaci della provincia di Arezzo, da Monica Calamai Direttore Generale dell’USL 8, da Enzo Brogi Consigliere Regionale. I lavori poi entreranno nel vivo con l’analisi delle varie tematiche legate alle dipendenze. Il Dott. Di Mauro Direttore del Dipartimento delle Dipendenze dell’Usl 8 e la Dott.ssa Bonechi Responsabile del Ser. T. del Valdarno parleranno rispettivamente delle attualità e delle prospettive del territorio  e della realtà specifica del Valdarno. Seguirà l’apertura di una tavola rotonda sui progetti innovativi del servizio pubblico che affronterà i temi riguardanti il gioco d’azzardo, il tabagismo, l’alcol, il centro diurno “Mister Brown”. La seconda parte dei lavori sarà rivolta all’illustrazione di alcuni progetti di collaborazione presentati dalle realtà presenti nel territorio come l’ACAT valdarno, la comunità “Nuovi Orizzonti”, il progetto “Happy Night – Good Lucky Day”. Infine uno spazio sarà dedicato al dibattito e alle conclusioni che saranno effettuate da Sauro Testi, Monica Calamai e Paolo Eduardo Di Mauro. Il tema delle Dipendenze da sempre corre il rischio di divenire preda di interpretazioni riduttive, e di derive ideologiche; c’è viceversa necessità, oggi più di sempre, di “fare il punto”, alla luce delle più recenti acquisizioni in varie discipline, ed anche del divenire stesso del fenomeno: i processi di omologazione culturale da un lato (forse siamo oggi in presenza di un minore allarme sociale), l’emergere di nuovi problemi dall’altro: il rapporto dei giovani con l’alcol, il focus su nuovi comportamenti problematici: gioco d’azzardo, internet, shopping compulsivi ed altro. Il Servizio per le tossicodipendenze del Valdarno, in particolare si è confrontato negli ultimi tempi con queste sfide ed anche con la necessità di ricalibrare il proprio modello organizzativo; è quindi ulteriormente auspicabile un momento di proposta e di confronto sul territorio. Il Ser.T. del Valdarno negli anni ha visto un progressivo radicamento sul territorio, grazie alle sue attività nel settore della prevenzione, cura e riabilitazione nelle Dipendenze da sostanze psicoattive illegali, ma anche legali (alcol, tabacco etc.) e comportamentali senza uso di sostanze (Gioco d’azzardo, internet etc.); ad oggi, tra i vari dati disponibili, segnaliamo che si occupa complessivamente, di più di 500 persone;  di 314 soggetti con problemi da droghe illegali (257 maschi 57 donne, appartenenti a varie fasce di età), e di 122 soggetti con uso problematico di alcol (92 maschi e 30 donne).

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