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Quello che comunemente si sente chiamare speed è un derivato dell'anfetamina (nello specifico è un sale della metamfetamina). Lo speed più diffuso è in polvere (di solito bianca o rosa); altre amfetamine simili  allo speed sono: ICE, SHABOO, CRYSTAL che si presentano sotto forma di cristalli.

Gli effetti e i rischi delle amfetamine coincidono in gran parte con quelli propri della cocaina. Anche i sistemi nervosi su cui agiscono le amfetamine corrispondono a quelli interessati dall'azione della cocaina. Le amfetamine inibiscono il riassorbimento della dopamina da parte delle terminazioni nervose e determinano un maggiore rilascio di tale neurotrasmettitore da parte dei neuroni che lo contengono. Le molecole di amfetamina possiedono inoltre una somiglianza strutturale con la noradrenalina, un neurotrasmettitore implicato nell'attivazione cerebrale e nella regolazione emozionale.

Le amfetamine vennero sintetizzate verso la metà degli anni trenta da un chimico di Los Angeles, Gordon Alles. Tali sostanze dovevano costituire un sostituto sintetico dell'efedrina, un principio farmacologico naturale della pianta Efedra molto efficace nella cura dell'asma, ma di difficile estrazione. Le amfetamine ebbero subito un grosso successo commerciale, non solo per la loro efficacia nel trattamento delle affezioni asmatiche, ma soprattutto per le proprietà stimolanti.

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Novità anfetamine

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Droghe e performance sessuali: il flop è assicurato

Dronet.org - Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Hormones and Behavior dimostra definitivamente come l’uso di droghe ricreazionali possa inibire o ridurre le performance sessuali con risultati rovinosi. Il dottor Pfaus, psicologo presso il Center for Studies in Behavioral Neurobiology di Montréal in Canada, ha considerato i risultati di oltre cento studi per esaminare sistematicamente gli effetti di sostanze stimolanti - come amfetamine e cocaina - e sostanze depressive del Sistema Nervoso Centrale - come l’alcol - sulle prestazioni sessuali. Sono state inoltre valutate le ipotetiche proprietà afrodisiache attribuite ad alcune sostanze stupefacenti, che hanno confermato la conclusione secondo cui sesso e droghe non sono in sintonia. La maggior parte degli studi sono stati condotti in laboratorio su modelli animali, che hanno permesso una migliore comprensione delle reazioni fisiologiche causa-effetto. Le droghe possono dare l’impressione di aumentare e migliorare le performance sessuali, ma i dati esaminati dimostrano come, invece, le sostanze psicoattive debilitino la risposta sessuale nella maggior parte delle situazioni, ha concluso il Dott. Pfaus. Inoltre, l’uso di sostanze psicoattive contribuisce ad aumentare l’esposizione a rapporti sessuali a rischio e può favorire la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili (HIV, epatiti, ecc.). 

Pfaus JG, Wilkins MF, DiPietro N, Benibgui M, Toledano R, Rowe A, Castro Couch M Inhibitory and disinhibitory effects of psychomotor stimulants and depressants on the sexual behavior of male and female rats. Hormones and Behavior, 2010; 58 (1): 163.

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Contenuto Redazionale Lotta alla droga, i danni collaterali

Presentazione del volume sull'impatto della legge contro gli stupefacenti in Toscana

 

La presentazione si terrà martedì 13 luglio 2010 alle ore 17:00 presso la libreria Libri Liberi di via San Gallo 25/27r, Firenze. (Link fondazione Michelucci)

Questa ricerca, sostenuta dalla Regione Toscana – Assessorato per il Diritto alla Salute, e che Forum Droghe ha svolto con la collaborazione della Fondazione Michelucci, si propone di valutare l’impatto della recente normativa penale antidroga sull’insieme delle attività delle forze dell’ordine, degli apparati giudiziari e sul carcere.
È un compito non semplice, perché nella politica delle droghe la valutazione ha finora trovato poco spazio, specie per ciò che riguarda l’aspetto penale.
Il lavoro svolto è importante innanzitutto da un punto di vista metodologico. Non solo perché si parte dal “basso”, dal territorio della Toscana: il che permette di raccogliere dati più affidabili per la vicinanza delle fonti e di valorizzare il punto di vista degli attori coinvolti. Inoltre, rispetto ai dati nazionali, questo studio ha iniziato ad arare il terreno per una vera valutazione dell’azione antidroga: non solo cercando di interpretare i pochi dati disponibili, ma soprattutto indicando le incongruenze fra i dati provenienti da diverse amministrazioni ed evidenziando quelli che mancano. In altre parole, prefigurando una griglia di valutazione dell’impatto delle politiche penali in materia di droga. Con soddisfazione commisurata alla fatica, possiamo dire che le cifre contenute in questa ricerca sono assai più affidabili di quelle ufficiali. Inoltre, la raccolta dati negli istituti penitenziari di Prato, Pisa, Livorno, Arezzo e l’approfondimento di tipo qualitativo svolto nel carcere fiorentino di Sollicciano hanno permesso una verifica dell’ipotesi alla base dello studio, circa la relazione fra la scelta del legislatore nel 2006 di penalizzare l’uso di droghe e il sovraffollamento carcerario.

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MONDO - Droghe, nei Paesi poveri sempre più alto il consumo delle sintetiche

Aduc - Il consumo di droga si sta spostando da cocaina e oppiacei alle droghe sintetiche: l'allarme arriva da un rapporto delle Nazioni Unite, che mette anche in guardia dal crescente uso di droga nei Paesi in via di Sviluppo. Negli ultimi due anni, la terra utilizzata per la coltivazione dell'oppio in tutto il mondo si e' ridotta del 23 per cento e la coltivazione di coca (concentrata soprattutto sulle Ande ed essenziale per la produzione di cocaina ed eroina) e' scesa del 28 per cento nell'ultimi decennio. Ma come rovescio della medaglia, il numero complessivo di coloro che usano stimolanti a base di anfetamina -tra i 30 e i 40 milioni- potrebbe presto superare quello degli utenti di oppiacei e cocaina. "Non risolveremo il problema della droga se ci limitiamo a spingere la dipendenza da cocaina ed eroina verso altre sostanza che provocano assuefazione, (sostanze) di cui esistono quantita' illimitate, prodotte nei laboratori della mafia a costi irrisori", ha detto il direttore dell'Unodoc (United Nations Office on Drugs and Crime), Antonio Maria Costa. Poiche' le rotte di traffico sono brevi (le droghe sintetiche sono spesso prodotte vicino ai mercati e le materie prime facilmente e legalmente disponibili), queste droghe sono piu' difficili da individuare, fa notare l'ufficio Onu. Mentre il consumo di cocaina e' diminuito sensibilmente negli Stati Uniti, il numero dei consumatori in Europa si e' raddoppiato nell'ultimo decennio arrivando a 45,1 milioni nel 2008, con conseguenze disastrose per la sicurezza regionale e l'uso della droga nei Paesi in via di Sviluppo. In sintesi, "le persone che sniffano cocaina in Europa stanno distruggendo le foreste incontaminate delle Ande e corrompendo i governi in Africa occidentale", dice Costa. Non solo: i Paesi in via di sviluppo sono sempre piu' preda delle droga: il consumo di eroina e' cresciuto in Africa orientale, quello di cocaina e' aumentato in Africa occidentale e Sudamerica, mentre la produzione di droghe sintetiche sta crescendo nel sud-est asiatico e in Medio Oriente. "E non risolveremo il problema della droga mondiale spostando il consumo dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo".

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Contenuto Redazionale "Nuovi comportamenti di consumo"

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Area di Ricerca 2: CONSIGLI PER LA BUONA NOTTE

Sono da oggi disponibili i documenti relativi all'Area di Ricerca 2 del convegno Nuovi comportamenti di consumo - prevenzione e riduzione dei rischi (Reggio Emilia, 26-27 Maggio 2010) in formato pdf nella sezione Sostanze Scaricabili.

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DOPING, POKER LIVE; STUDIO USA: 1 GIOCATORE SU 3 PRENDE ANFETAMINE

La Repubblica, Sport - L'ombra del doping cala sul poker live: è quanto emerge da uno studio della Nova Southeastern University in Florida. Moltissimi giocatori ascoltati hanno ammesso di utilizzare cocaina, marjuana, anfetamine e farmaci "legali" per aumentare la loro soglia d'attenzione e ottenere risultati migliori. Nell'elenco degli stimolanti anche sostanze comuni come la caffeina, di cui il 71% dei giocatori ha dichiarato di fare uso, e bevande normalmente in commercio come gli energy drink (51%) e il guaranà. Per giocare serve anche tranquillità e concentrazione: molti player cercano di ottenerle fumando marjuana (34%) o ingerendo alcol (30%), spesso abbinati a integratori alimentari come la vitamina b-12 e il guaranà. Una larga fetta di rounders (il 28%, circa uno su tre) dichiara inoltre di fare uso di psicofarmaci per aumentare il livello di concentrazione: anfetamine, dextroanfetamine e benzodiazepine su tutti.

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Droga e sesso, i giovani privilegiano rapporti non protetti e sostanze stupefacenti

 

ItaliaInformazioni - Ansiosi, fragili e scarsamente informati, al punto da trascurare la loro salute sessuale e riproduttiva. Non e' rassicurante la fotografia che emerge dal rapporto sui ''Giovani maschi e l'amore'', frutto di un'indagine svolta nei licei e negli istituti tecnici di sei Regioni (Lazio, Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia) e che rientra nella campagna di informazione e prevenzione 'Amico Andrologo' del ministero della Salute. Secondo lo studio, infatti, presentato questa mattina a Roma e realizzato dal Dipartimento di fisiopatologia medica della Universita' Sapienza di Roma, il 42,3% dei diciottenni italiani ha rapporti non protetti e il 57% del campione visitato e' affetto da patologie ed infiammazioni genitali e/o riproduttive.

 

Mentre il 41,8 % ha, o ha avuto, disturbi che potrebbero minare il loro potenziale riproduttivo. Inoltre il 61,4% di chi ha una attivita' amorosa non usa alcun metodo contraccettivo e il 23,9% si affida alla pillola anticoncezionale delle ragazze. Dati non certo rassicuranti, soprattutto se abbinati a quelli sulla scarsa informazione in materia. Basti pensare che tra le domande piu' ricorrenti che i ragazzi rivolgono ai medici spicca la richiesta di sapere come si cura l'omosessualita' e se l'Aids esiste ancora. In sintesi, secondo la ricerca i giovani maschi possiedono poche, e spesso sbagliate, nozioni sulla sessualita' e sono piuttosto vittime di pregiudizi sui comportamenti amorosi, sul sesso e sulla propria salute 'intima'.

 

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Anfetamine

ERIK CORRE

SCANDINAVIA. Era il criminale più famoso di Svezia. Ora, sopravvissuto ai suoi errori (alle anfetamine e a otto anni di carcere), aiuta i ragazzi a uscire dalle gang di Marco Ciriello - DRepubblica

 

Sono quello con la faccia da criminale", risponde Erik Lannerbäck quando gli chiedo come faccio a riconoscerlo alla stazione centrale di Stoccolma. Avrebbe potuto dire sono quello con le spalle larghe, fisico da pilone di rugby, calvo. Ma gli piace scherzare sul passato da gangster. La differenza tra lui e il resto dell'umanità salta agli occhi, nessuno si sognerebbe di parcheggiare davanti all'entrata della stazione, tra i taxi. Una vecchia Volvo 740 rossa, "non è mia", precisa mentre saliamo. Con lui ci sono Timmie (bosniaco, cinque anni di carcere e ancora sei mesi da scontare, come dimostra il braccialetto alla caviglia che subito mostra), e un regista della tv svedese, in eschimo, che si occupa di programmi per bambini, parla poco e mastica tabacco in quantità. Stoccolma, mattina presto, strade ghiacciate, Erik che ha dei raptus da far impallidire il Gassman del Sorpasso, accelera in curva e in prossimità dei semafori - rossi -, e considera nemico tutto quello che si frappone tra lui e la strada. Stiamo andando al Löfströms Gymnasium, una scuola della periferia, dove terrà una lezione sulla legalità. Sarà una lunga giornata tra carrozzieri, meccanici e scuole, con una costante: Erik runs, corre. Non a caso il carrozziere italiano Antonio La Placa - che lo ha adottato - lo chiama Enrico il pazzo, e sembra il nome di un re vichingo. È il criminale più famoso della Svezia, ex membro di gang: Bandidos, poi Wolfpack Brotherhood e infine una sua, piccola e temibile. Quarantacinque anni, quattro mogli, una figlia quasi maggiorenne, due anni da cuoco in Brasile dove non si è risparmiato una rissa con dei ragazzi della favela a Rio: e mima i pugni dati urlando "sou doido". Uno in Thailandia per disintossicarsi dalla droga (anfetamine perlopiù), dove ha capito l'importanza dello stato sociale (dice di essere un criminale con la coscienza di classe): "Sono sempre tornato in Svezia perché qui c'è attenzione per le persone e un'opportunità, se vuoi prenderla". Alle spalle: estorsioni, "il mio forte, non dovevo ricorrere alle armi, li convincevo e sapevo farmi temere, questo era riconosciuto anche dalle altre gang"; traffico di droga e armi, pestaggi, "non ho ucciso ma ho visto uccidere estranei e amici, tanti, troppi"; in prigione in Austria e Svezia, per un totale di otto anni, "non mi hanno preso, mi sono costituito ai poliziotti dopo aver superato il confine. La mia fama era dovuta all'aver affrontato e sconfitto i capi delle altre gang. Ero temuto, anche psicologicamente, forse ho avuto più fama di quella che meritassi. E fortuna. Mi hanno condannato per quello che si poteva provare: aggressione, estorsione, possesso illegale di armi e attentati intimidatori". Ora tiene corsi per la polizia (svedese e norvegese), lezioni in parlamento, scuole università radio e tv se lo contendono per farsi raccontare il crimine scandinavo, e soprattutto capire come evitare che altri cadano nello sbaglio. Ha anche una teoria, che espone teatralmente nelle scuole, con molto fascino sui ragazzi. Alla lavagna disegna un diamante (il simbolo di come siamo tutti), poi lo colpisce con un pugno (una ferita, un incidente che ci cambia), e disegna il bozzo: il torto subito, basta poco in una società perfetta come quella svedese per sentirsi a disagio, essere isolato e desiderare di appartenere (è su questo che fanno leva le gang) per poter passare quel torto, per ferire altri, e più fai torto a qualcuno più stai male e ne fai ancora, poi hai bisogno della droga per dimenticare, ecco la spirale che inghiotte il diamante. I ragazzi, rapiti, annuiscono. "Non sono un insegnante, sono un coach che lotta contro il male". Prima era un esempio di criminale, ora è un esempio di redenzione. Guida il programma Passus che aiuta a uscire dalle gang e dalla Svensk Maffia (titolo del bestseller alla Gomorra che spopola in Svezia, con due pagine dedicate a Erik). Sentirlo discutere e difendere la polizia dai molti ragazzini immigrati che se ne lamentano è il successo della democrazia svedese e del suo sistema di pena, anche se non tutto è da film, e tutte le carceri sono paese: "C'è una forte gerarchia e molti pestaggi, ma ricordo con nostalgia gli abbracci alla fine dell'ora d'aria tra uomini grandi e grossi che soffrivano di solitudine". Erik, come i gangster veri è un uomo generoso, che ha amici strani: i carrozzieri settantenni siciliani che hanno un'officina con ristorante annesso che è da Soprano, un iracheno cresciuto in Svezia e ora tornato in Iraq, Hussein Aflaton, al quale manda denaro per salvarlo nel caos di Bagdad ("sono il suo welfare"), poi un tedesco (conosciuto in prigione) che ha una catena di hotel in Germania sempre pronto a ospitarlo, il meccanico che gli restituisce la Saab (trattata come fosse un bimbo) e subito lanciata a tutta velocità con Iggy Pop a manetta, e infine da qualche parte, un vecchio bulgaro, Miroslav Trankov, difeso in carcere ("l'ho sottratto al pestaggio con federe di cuscini imbottiti con scatolette di tonno"). La vita di Erik non è stata un picnic, ma sarà un libro, Det är modigt att be om hjälp (Il coraggio di chiedere aiuto) che Bonniers (il più importante editore svedese) sta per pubblicare. La sua forza è l'ironia, oltre la parola, è un Tyson bianco con il rap di Mohammed Alì, un'intelligenza di strada che parla la lingua di tutti, fa presa su ragazzi e ragazze, e quando esce dalle aule deve passare tra un muro di mani che vogliono battergli il cinque. Con lui alle lezioni porta alcuni di quelli che partecipano al programma Passus e provano a darsi una vita nuova fuori dalle gang. Al primo, Timmie Silverstramden, 20 anni, bosniaco, quello che viene con noi a scuola, Erik chiede di raccontare la sua storia. Emblematica. Nonna, padre, madre criminali, e latitanti, trafficanti di droga tra Polonia e Svezia e lui aveva seguito l'impresa di famiglia, a undici anni. Timmie ha la saggezza di chi ha visto l'inferno, e può prendersela con calma. "L'anfetamina come ideologia, un coltello sempre sotto il cuscino, a quindici anni avevo una gang tutta mia, e ho trovato anche il tempo di essere latitante in Bosnia, dove me la spassavo con giornate di party, ero bravo a organizzare feste, in confronto, Kusturica con i suoi matrimoni è un dilettante". Ma non stava bene, sapeva di non poter guardare i fratelli che avevano scelto un'altra strada, "ora ho lo stomaco pulito" (dalle anfetamine e dalle colpe), le sue passioni le puoi leggere sul corpo, dove ha tatuato il nome della squadra di calcio che segue: il Chelsea, adora Drogba e Terry, e il suo motto: Me, Myself and I. Quando gli hanno puntato una pistola alla testa aveva dodici anni, e se lo racconta ora è perché ha saputo rispondere, ha detto al capo della gang avversa: "Uccidimi adesso, o ti uccido io più tardi", ma se gli chiedi come è finita non risponde, allarga le braccia. L'altro ragazzo che Erik sta seguendo (per ora ne ha tirati fuori una quindicina) è Robin Josef Pettersson, 20 anni, di origine uruguagia, che a differenza di Timmie ha da poco deciso di cambiare vita: un lavoro da magazziniere grazie a Passus, una casa in periferia con la sua ragazza e ancora molto da smaltire: mi accoglie sulle note di un rap svedese, con i suoi due cani, alle pareti poster di Marlon Brando padrino, Al Pacino scarface e Che Guevara, sul collo tatuati una croce e una pistola: "È la mia vita, ci sto in mezzo". Ancora non è pronto a raccontare, è taciturno, bisogna estorcergli le parole. "I ragazzi delle gang sono perlopiù immigrati che si associano perché non credono nella polizia, poi a questo si aggiungono i problemi personali - io avevo i genitori alcolizzati - e il bisogno di sentirti forte, si parte con l'esigenza di difendersi e difendere, poi, però, finisci per far del male". La sera rivedo Erik, andiamo a cena in un ristorante asiatico, e mi racconta di essere un uomo soddisfatto, sopravvissuto a molti errori, che ha ancora la forza di ricominciare, con meno soldi, il suo esempio è Nelson Mandela, uno sopravvissuto alla prigione: "In carcere impari che sei vivo finché sudi, e ti alleni a diventare una bestia, poi, quando sei libero, capisci che non è così". E devi ricominciare tutto daccapo. EXIT (FUORI DAL NAZISMO) Prima di Passus (e di Kris, il centro di recupero di Upsala per ex criminali dove è stato fotografato Timmie) c'era, anzi c'è l'emblematica storia di Robert Örell. Divenuto nazista a dodici anni per un paio di occhiali, ora lavora con Exit, l'organizzazione che aiuta chi vuole lasciare i nazisti così come Passus proteggere e sostiene chi vuole lasciare le gang. Robert aveva bisogno di occhiali perché fortemente miope, se li mette, viene preso in giro, li toglie e decide di entrare in un gruppo nazista. "Non facevamo niente, ma mi sentivo forte, avevo amici pronti a morire per me, andavamo alla stadio a picchiarci, ci drogavamo, bevevamo e aspettavamola rivoluzione nazionalsocialista". Poi ha rimesso gli occhiali, che sono stati lo strumento per vedere gli errori. E per leggere. Oggi ha 29 anni, un bimbo e una bimba domenicana (adottata). Il suo film preferito è Il favoloso mondo di Amélie, Dostoevskij lo scrittore. "So come lavorare sulle assenze di famiglia e società che ti spingono a diventare nazista, in dieci anni di Exit abbiamo già curato 500 persone con questi problemi".

 

 

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SVEZIA - Amfetamine, arriva il test del respiro

  Notiziario Aduc - I test antidroga sono oggetto di continuo studio da parte dei ricercatori per la messa a punto di metodologie che siano semplici, sensibili e poco invasive. I campioni biologici analizzati generalmente sono il sangue, le urine, i capelli e, più recentemente, il sudore. Un gruppo di ricerca guidato dal professor Olof Beck, del Karolinska Institutet di Stoccolma in Svezia, ha studiato la possibilità di evidenziare la presenza di sostanze d’abuso nell’aria espirata, con un test del respiro che fino ad ora era stato utilizzato solo per determinare la presenza dell’alcol come sostanza d'abuso. La ricerca pubblicata dalla rivista Journal of Analytical Toxicology sottolinea infatti, come il respiro contenga numerose sostanze e che in esso è possibile rilevare anche molecole non volatili. I ricercatori hanno così ipotizzato che anche le amfetamine potrebbero venir rilevate nel respiro dei consumatori. L’esperimento presentato consisteva nell’esaminare il respiro di 12 soggetti ricoverati in seguito ad intossicazione acuta da amfetamine, la cui presenza nell’organismo era stata confermata dall’analisi di campioni di urina e di plasma. I composti presenti nell’aria espirata, sono stati “intrappolati” in una superficie di silice modificata e successivamente analizzati attraverso una tecnica di cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem. I ricercatori sono stati in grado di identificare la presenza di amfetamina e metamfetamina in tutti i campioni analizzati e i dati sono stati confrontati con sei campioni di controllo di soggetti volontari, non utilizzatori di amfetamine, che sono stati confermati come negativi. Il metodo ancora in fase sperimentale, rappresenta un'importante innovazione che potrebbe cambiare l’approccio ai test per le sostanze d’abuso. (DrogaNews)

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Contenuto Redazionale Nuovi comportamenti di consumo

 

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Area 1: ROTTE GIOVANILI E CONSUMO DI SOSTANZE

Avvisiamo i lettori che pubblicheremo in sostanze scaricabili gli interventi del convegno Nuovi comportamenti di consumo - prevenzione e riduzione dei rischi (Reggio Emilia, 26-27 Maggio 2010) in formato pdf.  

La pubblicazione rispetterà le tre aree di ricerca in cui era diviso il convegno. Da oggi sono disponibili i risultati dell'Area 1: Rotte giovanili e consumo di sostanze, con gli interventi di Michele Sanza e Bruna Zani.

M. Sanza: Individuazione della mappa delle rotte giovanili

B. Zani: uso di sostanze nei contesti del divertimento

 

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Contenuto Redazionale Live streaming

Giovedì 27 maggio segui in diretta live la conferenza conclusiva Nuovi comportamenti di consumo: prevenzione e riduzione dei rischi dal Centro internazionale “Loris Malaguzzi” di Reggio Emilia.

Clicca qui per il live streaming e informazioni.

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Conoscere lo sballo

http://www.ilrecensore.com/wp2/wp-content/uploads/2010/05/sballo.jpg Paolo Calabro, ilRecensore.com - Parte da un drammatico dato di fatto lo studio di A. Dionigi e R. M. Pavarin dal titolo “Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani“(Erickson, 2010): è in aumento tra i giovani, i giovani adulti e la popolazione in generale il consumo di sostanze psicoattive. Cioè: la droga. Non è però l’unica novità rispetto al passato. La più grande (e forse più preoccupante) differenza è il fatto che il consumo di droga sia diventato un aspetto della normalità, mentre prima era percepito come devianza e legato quasi sempre a rivendicazioni asociali o antisociali. Ma ciò non dipende dalla droga come tale, secondo gli autori, bensì dal diverso assetto che la società ha assunto negli ultimi decenni: “ovunque, chiunque stia cercando qualcosa ai giorni nostri si appresta al contempo a consumare qualcosa, legale o illegale che sia”. Parte tutto da qui, dal fatto che il consumo, in generale, sia aumentato, e che il mercato abbia reso la droga una merce come un’altra - certo illegale - ma in null’altro diversa da tutto ciò che si acquista per essere diversi, sentirsi accettati, potenziare o comunque alterare le proprie caratteristiche personali (fisiche e mentali: si pensi alla chirurgia estetica, all’ossessione per il proprio peso corporeo o ai drink eccitanti a base di caffeina e taurina).

È lo sfondo ad essere cambiato: la droga fa parte della normalità e della quotidianità al punto che sempre più non-tossicomani ne fanno uso. Cadono le distinzioni tradizionali tra chi è dentro e chi è fuori: negli anni ‘80 lo spacciatore e il consumatore erano due ruoli nettamente distinti e il primo in genere apparteneva alla malavita; oggi, evidenziano gli autori con esempi tratti dalla loro pratica clinica, “alcuni pazienti comprano la cocaina dal loro commercialista, l’ecstasy dal fidanzato della sorella e l’hashish a scuola o al bar da coetanei non devianti”.

Grande dilemma per i genitori i quali, spesso inconsapevoli di tutto ciò, continuano a dipingere ai figli una realtà della droga che non è più attuale, ciò che reca il rischio dell’incomunicabilità fra le due generazioni (con il classico “i giovani non li capisco” da un lato e il corrispondente “i vecchi non sanno niente di noi giovani”). Mentre invece proprio dei genitori ci sarebbe più bisogno, per riscoprire un’alternativa ai modelli stereotipati che prescrivono la droga come ingrediente indispensabile al “divertimento”. Alla cui pressione si aggiungono ovviamente fattori quali l’incertezza del futuro e la precarietà prevalente dei progetti di vita.

Il libro è diviso in due parti: la prima affronta il consumo delle sostanze psicoattive, i modi di proteggersi e il ruolo dei genitori; la seconda rivisita i paradigmi delle sostanze e dei significati ad esse attribuiti, con particolare attenzione all’alcol, alla cannabis e alla cocaina. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e tutti coloro che intendono affacciarsi all’odierno orizzonte della normalità della droga.

Alessandro Dionigi, docente di Pedagogia dei nuovi stili di consumo, Pedagogia di comunità e Gestione dei conflitti, titolare di Laboratori didattici presso la facioltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, svolge attività di formatore presso diversi enti ausiliari e in differenti regioni. È coordinatore de «Il Pettirosso» - Consorzio CEIS di Bologna, nonché della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT) per l’area “Cocaina, alcol e nuovi stili di consumo”. Opera da ventidue anni nel capo delle dipendenza ed è autore di numerose pubblicazioni sull’argomento.

Raimondo Maria Pavarin, Direttore dell’Osservatorio Epidemiologico metropolitano Dipendenza Patologiche e del Centro di documentazione sulle deoghe dell’Azienda USL di Bologna; professore a contratto di Epidemiologia delle Dipendenza presso l’Università di Bologna, ha opubblicato numerosi libri e articoli scientifici sulle dipendenze da alcol e droga. È membro della Consulta nazionale degli esperti delle dipendenze.

Autori: A. Dionigi - R. M. Pavarin Titolo: Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani Editore: Erickson Anno di pubblicazione: 2010 Prezzo: 14 euro Pagine: 220

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I risultati del proibizionismo

Fuoriluogo.it

 

Statistiche 2009 sul consumo di sostanze in Europa:


OPPIACEI: Italia 0.79% – Portogallo 0.43% – Paesi Bassi 0.31 – Rep. Ceca 0.13%
COCAINA: Italia 2.2% - Portogallo 0.6% – Paesi Bassi 0.6% – Rep. Ceca 0.2%
CANNABIS: Italia 14.6% – Rep. Ceca 9.3% – Paesi Bassi 5.4% – Portogallo 3.6%
AMFETAMINE: Rep. Ceca 0.7% – Italia 0.6% – Paesi Bassi 0.3% – Portogallo 0.2%
ECSTASY: Rep. Ceca 3.5% – Paesi Bassi 1.2% – Italia 0.7% – Portogallo 0.4%

In Olanda, e più recentemente in Portogallo e in Repubblica Ceca, vi sono politiche di tolleranza/legalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, in particolare leggere.

I dati UNODC, riletti da medicina moksha, via Carmagnola Sativa (FB).

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