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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

sto male da un mese per un tiro

un mese fa sono andato in vacanza e non ne avevo la voglia di andare e feci un tiro alla canna la mattina dopo mi sentivo depresso paranoico e non ci riesco a provare emozioni come una volta come risolvere?

viaggio in Colorado: dove la legalizzazione fa incassare turismo e fisco

Dal primo gennaio nello stato americano consentita la vendita in 212 negozi e 493 centri medici: la canapa viene usata in oltre 200 fabbriche dove si producono saponi, dolciumi, prodotti di infusione. La legge parla chiaro: il tutto va fatto nell'assoluta discrezione, lontano dai bambini. Ma l'erario ora guadagna una media di 5 milioni al mese: "I fondi in più? Per progetti sociali e scuole"

di Daniele Guido Gessa, Il Fatto Quotidiano

Benvenuti nello stato americano dove chi fuma una sigaretta per strada viene trattato come uncriminale, ma dove esistono più di mille campi agricoli autorizzati alla coltivazione della marijuana, dove la stessa viene venduta in 212 negozi aperti a tutti e in 493 centri medici e dove la pianta più discussa al mondo viene usata in oltre 200 fabbriche dove si producono saponi, dolciumi, prodotti di infusione di ogni genere. Il Colorado, stato dell’ovest degli Stati Uniti d’America, proprio dove inizia il Far West, già nel 2000, su richiesta popolare ufficializzata in una petizione poi votata dall’assemblea, iniziò a legalizzare per fini medici la cannabis. Poi, piano piano, anche per contrastare il crescente mercato nero, si arrivò alla situazione attuale, così dal primo gennaio di quest’anno è ufficialmente consentito il possesso (ma c’è un limite) e, conseguentemente, la vendita di un prodotto che sta già creando un certo flusso turistico ma che crea anche contraddizioni interne a livello di federazione (in tutti gli altri Stati, tranne quello di Washington, si rischia la galera), tensioni fra amministrazioni statali del Colorado e apparato federale e indagini incrociate di polizia e altre agenzie di sicurezza, tutte indaffarate nel fare in modo che neanche un solo grammo di marijuana esca dal Colorado per altri Stati. Tanto per intenderci, solo poche settimane fa, in Texas, un ragazzo è stato condannato a una pena di 99 anni di carcere per aver prodotto una torta alla cannabis. Soluzione estrema ma che fa capire quanto le tensioni stiano andando a complicare una situazione di suo già non facile.

A Denver, capitale del Colorado, del resto l’inconfondibile odore di marijuana lo si sente quasi ovunque. Lo si sente quando si prende un autobus, quando si va in hotel e magari chi è nella stanza di fianco la sta consumando. Ancora, lo si sente quando si prende un taxi e si passa per le periferie (qui ha sede la gran parte delle rivendite autorizzate). Fumare per strada è proibito, così come nei negozi, a differenza diAmsterdam, non è possibile consumarla. La legge lo dice chiaro: il tutto va fatto nell’assoluta discrezione, lontano dai bambini, in casa o in luoghi privati (molti hotel stanno iniziando ad attrezzarsi, visto il business), lontano dalle scuole e senza farne un vanto. Ma il vanto, ora, è soprattutto per lo stato del Colorado, che, se a gennaio aveva guadagnato in introiti fiscali meno di 3 milioni di dollari, già a fine aprile si era saliti a 4,5 milioni di dollari. “Questo è dovuto in parte al turismo della marijuana, in parte al fatto che il mercato nero viene inglobato sempre più da quello legale – spiega a ilfattoquotidiano.it Barbara Brohl, direttore esecutivo del dipartimento del Fisco del Colorado – e una cosa è certa: noi stiamo diventando un modello per altri paesi del mondo, conMessico, Brasile, Canada e Svizzera che hanno già manifestato interesse per il nostro sistema e con cui siamo in contatto”.

Brohl – che è appena tornata proprio dalla Svizzera, dove è andata a studiare le “stanze di riduzione del danno”, dove è possibile assumere stupefacenti in modo controllato – spiega anche come è nata questa legge del Colorado: “Dopo anni di uso medico iniziammo a capire che dovevamo regolare il mercato che stava sconfinando nell’illegale, con molti studi medici che la vendevano sottobanco. Così, eccoci arrivati alla decisione del 2013, entrata in vigore nel gennaio di quest’anno: chiunque può coltivare nascoste dalla pubblica vista fino a sei piante, anche se poi non può venderle; il possesso non è più un reato, pur con dei limiti; e chi vuole fare il commerciante deve sottostare a un controllo della fedina penale e deve attrezzare con telecamere il proprio negozio”.

Non che non manchino le difficoltà. “Al momento – riprende Brohl – per esempio chi commercia non può portare in banca il provento, in quanto gli istituti di credito sono assicurati a livello federale e non accettano questi soldi, così ci si attrezza con cassaforte e altri sistemi. Poi, molte autorità locali del Colorado hanno optato per il divieto di consentire negozi commerciali nel loro territorio”. Un sistema a macchia di leopardo, nel quale le comunità locali possono anche lamentarsi nel caso di eccessivo rumore o giri sospetti, “ma questo avviene per ogni tipo di negozio”, dice Brohl. Certo, il beneficio c’è per le casse dello Stato, “anche se ancora non abbiamo deciso come usare questi fondi che ci stanno arrivando. Di sicuro li useremo per progetti sociali, scuole e così via”.

Spera invece che il denaro vada in ricerca scientifica Larry Wolk, direttore esecutivo e sanitario deldipartimento della Salute del Colorado. “Abbiamo bisogno di capire di più come la marijuana funzioni sul nostro corpo e, soprattutto, abbiamo bisogno che si passi dall’uso ricreativo a quello medico. Già oggi 120mila persone, in Colorado, vengono curate con estratti di cannabis e il 96% di essi lo fa per porre fine al dolore. Ma – continua Wolk – ci sono anche 300 bambini che vengono curati per la prevenzione delle crisi epilettiche, così come ci sono casi in cui la marijuana viene usata per infezioni gravi”. Una cosa però Wolk la auspica: “Fumare la marijuana come pianta quando si ha un tumore può essere persino pericoloso, non si sa mai che dose usare, inoltre il fumo di combustione fa male ai polmoni. Spero che le aziende farmaceutiche comincino a produrre, magari proprio in Colorado, derivati sicuri e certificati. Questo già avviene in parte, del resto sappiamo che la marijuana può essere utilizzata in chi ha il cancro, in chi ha problemi di appetito, per gli stadi terminali dell’Aids, per gli spasmi muscolari, per la sclerosi multipla e in generale per il dolore grave”.

Molti dottori, tuttavia, anche in Colorado si rifiutano di prescriverla, “spesso sono preoccupati per la loro licenza. Non dimentichiamoci del resto che la marijuana può essere anche molto dannosa”, aggiunge. “Sappiamo che fa male ai bambini e agli adolescenti, così come agli adulti tendenti allaschizofrenia. Poi non scherziamo: può dare dipendenza, almeno dal punto di vista psicologico, sulla dipendenza fisica le teorie sono le più diverse, e l’uso di prodotti ‘ricreativi’ come dolci o biscotti va sicuramente meglio regolamentato”. La stampa del Colorado riporta spesso notizie di bambini che si intossicano mangiando dolciumi alla marijuana. Ed è soprattutto questo il fronte su cui si muovono le lobby contrarie a questa droga.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/12/cannabis-viaggio-in-colorado-dove-turismo-e-fisco-guadagnano-con-la-legalizzazione/1113780/

L'alunno che assume abitualmente la cannabis è ad alto rischio abbandono scolastico

l dato è contenuto in uno studio universitario australiano: chi ne fa uso quotidiano prima dei 17 anni ha oltre il 60% di possibilità in meno di completare superiori o università. Eppure diversi Stati Usa e paesi dell'America Latina si muovono verso la depenalizzazione o legalizzazione della sostanza.

 Assumere come abitudine la cannabis prima dei 17 anni porta ad avere una probabilità di oltre il 60% maggiore di abbandonare gli studi secondari ed è a rischio significativamente più alto di non completare quelli universitari, di usare altre droghe e di tentare il suicidio, rispetto a chi non l'ha mai fumata. Il dato è contenuto in uno studio australiano del Centro Nazionale di Ricerca su Droghe e Alcool dell'Università del Nuovo Galles del Sud, in base al quale non vi è un livello 'sicuro' di uso da parte di adolescenti, e che i risultati educativi più scarsi e i rischi accresciuti si verificano anche fra chi usa la droga meno di una volta al mese.

Gli adolescenti sotto i 17 anni che assumevano cannabis quotidianamente avevano una probabilità di oltre il 60% minore di completare la scuola superiore o l'università, sette volte più alta di tentare il suicidio, 18 volte maggiore di sviluppare dipendenza dalla cannabis e otto volte maggiore di usare altre droghe illegali più tardi nella vita.

"I risultati sono particolarmente tempestivi, dato che diversi Stati Usa e paesi dell'America Latina si muovono verso la depenalizzazione o legalizzazione della cannabis, che la renderebbero più accessibile ai più giovani", scrive il principale autore dello studio, Edmund Silins. "Le autorità devono essere consapevoli che un suo uso in adolescenza è associato a una serie di esiti negativi sulla salute, sul benessere e sull'affermazione personale".

I ricercatori australiani hanno elaborato i dati di 3.765 partecipanti che hanno usato cannabis, da tre ampi studi di lunga durata sulla frequenza e sugli effetti del suo uso. Secondo gli autori della ricerca, pubblicata su The Lancet Psychiatry, si tratta della dimostrazione più fondata dei danni della marijuana negli anni dell'adolescenza. I ricercatori hanno esaminato una serie di aspetti dello sviluppo fino all'età di 30 anni: completamento degli studi secondari, conseguimento di una laurea, dipendenza dalla cannabis, uso di altre droghe illegali, tentativi di suicidio, e depressione. 

www.tecnicadellascuola.it/item/6014-l-039-alunno-che-assume-abitualmente-la-cannabis-e-ad-alto-rischio-abbandono-scolastico.html

Stato d ansia e paura

ciao :)) fumo regolarmente da 1 anno ne ho 17, ieri sera ero a casa di amici e dopo un paio di tiri di bong ( caricato con fumo non molto buono) sono dovuto uscire di casa in preda ad uno stato d agitazione che non avevo mai provato: tachicardia, seensazione che la gola si chiuda e paura di non farcela, questo calvario é durato 1 ora o più dopo di che sono tornato a casa, stamattina pero avvertivo un po di confusione mischiata ad ansia e una volta entrato in classe dopo 20 minuti ho chiesto di uscire poiché sentivo un estremo calore e un disagio, tutt ora avverto dell ansia che và e viene e della debolezza nel fare movimento, penso siano i postumi dello schock di ieri sera ma volevo il parere di un esperto che possa spero tranquillizzarmi :) ( mi era già capitato ma in forma molto più lieve)

"Marijuana sempre più potente", lo dimostra uno studio veneziano“

 Studio sulla marijuana Ulss 12 Venezia 

E’ veneziano lo studio che confermerebbe come la cannabis sia sempre più “potente” e quindi sempre più pericolosa. A rendere la sostanza più dannosa, secondo una nota dell'Ulss 12, sarebbe la percentuale di tetraidrocannabinolo (THC), in aumento rispetto al passato; e a dimostrare questo aumento del THC è uno studio del Laboratorio di Igiene Ambientale e Tossicologia Forense (LIATF) dell’azienda sanitaria, effettuato sui reperti sequestrati nell’area estesa del territorio veneto, i cui risultati sono stati pubblicati nei giorni scorsi dalla rivista Drug Testing and Analysis.

"L’aumento nella cannabis del tenore di principio psicoattivo THC, ora scientificamente dimostrata, è una tendenza osservata in diversi paesi nel mondo, e provoca grande preoccupazione: può portare nei consumatori di cannabis l’aumento di sintomi quali ansia, depressione, psicosi ed effetti negativi sul sistema respiratorio e cardiovascolare, e aumenta il rischio di sviluppare dipendenza - afferma l'Ulss - E poiché l’assunzione di cannabis durante l’adolescenza interferisce con la regolare maturazione del cervello, ancora in fase di sviluppo, le alte concentrazioni di THC possono produrre effetti dannosi ancora più severi".

Il LIATF, che fa capo al Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 12, sta monitorando il tenore di principio attivo della cannabis e dei suoi derivati da diversi anni, e il recente studio descrive i risultati delle analisi effettuate su circa 1000 prodotti sequestrati nel 2013, confermando i risultati dei precedente studi nei quale già erano stati analizzati circa 4000 campioni raccolti nel periodo di tempo 2010-2012. Si osserva un aumento significativo (+24,6% sui valori mediani) del contenuto di THC sia nella marijuana – il derivato erbaceo della cannabis – che nella resina di cannabis (+9,7%). Per contro, lo studio ha evidenziato una significativa tendenza alla diminuzione del tenore di CBD, un cannabinoide che pare contrastare gli effetti del THC. Si conferma quindi la tendenza generale a produrre sostanze derivate ad alta concentrazione di THC e a bassa concentrazione di CBD, con conseguenze sempre più critiche per la salute di chi consuma cannabis. Tutto questo potrebbe spiegare, secondo i ricercatori, i significativi aumenti di accessi al pronto soccorso da parte di persone che fanno uso di marijuana, e anche un’alta percentuale di incidentalità stradale.

www.veneziatoday.it/cronaca/studio-marijuana-ulss-12-venezia-settembre-2014.html



 

 

Marijuana a uso terapeutico, la produrrà l'Esercito a Firenze

 Lo Stato produrrà marijuana a uso terapeutico. A produrla sarà l'Esercito e verrà coltivata dallo stabilimento chimico militare di Firenze.  Il via libera è stato dato dai ministri della difesa e della salute Roberta Pinotti e Beatrice Lorenzin, dopo varie polemiche e rallentamenti, e la notizia verrà ufficializzata entro settembre.


Oggi lo stabilimento fiorentino, nato con l'obiettivo di produrre medicamenti per il mondo militare, ha esteso la sua attività anche al settore civile. E ora produrrà i farmaci derivati dalla cannabis attualmente importati dall'estero a costi elevati.

Tra i ministeri della difesa e della salute era stato istituito un tavolo di lavoro, dove la questione è stata esaminata anche con l'istituto farmaceutico militare. Adesso sono in via di stesura i protocolli attuativi. A questo punto, non è escluso che entro il 2015 i farmaci cannabinoidi saranno già disponibili nelle farmacie italiane. Il via libera alla produzione di marijuana a scopo terapeutico da parte dell'istituto chimico militare di Firenze "rappresenta un risultato positivo in termini di supporto alla ricerca scientifica, di sperimentazioni, cure innovative e coinvolgimento di professionalità nuove, che fanno di Firenze in questo settore come tanti altri una punta di diamante nella ricerca in ambito scientifico sanitario",  ha detto oggi il sindaco di Firenze Dario Nardella. Questa, ha poi aggiunto, "è la dimostrazione del livello d'avanguardia che l'istituto ha ormai raggiunto qui a Firenze".

"L'utilizzo di questi farmaci - dice il senatore del Pd Luigi Manconi - è consentito nel nostro paese dal lontano 2007; eppure, nel corso del 2013, appena qualche decina di pazienti ha potuto farvi ricorso. Ciò a causa di una procedura lenta e farraginosa che prevede il seguente percorso: medico curante, farmacia ospedaliera, Ministero della Salute, ancora farmacia ospedaliera, quindi importazione e infine paziente. L'acquisto all'estero di questi farmaci comporta tempi infinitamente lunghi per la loro disponibilità e costi abnormi per singolo prodotto. E questo ha fatto sì che a tutt'oggi non una sola azienda farmaceutica italiana abbia chiesto la licenza per questa produzione".

"Da qui la mia proposta - prosegue il senatore - di affidare allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che già produce presidi sanitari e medicinali, l'incarico di provvedere al fabbisogno nazionale, nelle condizioni di massima sicurezza. E' stata dura ma ce l'abbiamo fatta. Il Ministro della Difesa ha dato il suo immediato consenso ed è di queste ore il tanto atteso parere favorevole da parte del Ministero della Salute". "La vicenda è sommamente istruttiva: ci sono voluti ben sette anni perchè un farmaco, capace di ridurre il dolore dei pazienti e di intervenire sui sintomi di numerose patologie, venisse sottratto all'interdizione ideologica e morale di un tabù oscurantista, privo di qualunque fondamento scientifico e di qualunque argomentazione razionale" conclude Manconi.

Ma quali coffee shop, in Spagna proliferano i 'Cannabis Club'

Non hanno scopo di lucro, consentono l'accesso solo ai soci e garantiscono la possibilità di fumare uno spinello in un ambiente sicuro e confortevole. In poco più di due anni, nella sola Catalogna, ne sono stati aperti trecento. Grazie a un articolo del codice penale che non sanziona l'uso personale purchè in modica quantità 

"Movimento associativo di autoconsumo di cannabis”, “Associazione per la cannabis”: qui a Barcellona ogni settimana ne aprano una o più. Sono associazioni dove è possibile accendersi uno spinello nella tranquillità di un salotto dal calore famigliare e lontano da occhi indiscreti.

Quindi dimenticate gli ombrosi sottoscala delle malfamate periferie metropolitane col rischio anche di essere rapinati dallo stesso spacciatore. Nei “cannabis club” che, nella sola Catalogna, hanno aperto in trecento tra la fine del 2011 e l’estate 2014, consumare marijuana per scopo terapeutico o ricreativo non è né un reato né una vergogna da nascondere.

A patto di rispettare poche ma inflessibili regole, come ci spiega uno dei fondatori de “La Maca”, il primo “cannabis club” ad aprire nel 2006. «Otto anni fa eravamo sette amici, tutti abituali fumatori di cannabis. Volevamo un luogo tranquillo e intimo dove farci un porro (uno spinello, ndr), ma soprattutto avevamo il desiderio di produrre noi stessi la marijuana, perché stanchi di erba troppo costosa e di cattiva qualità. Oggi siamo 650 soci - prosegue - che coltivano e consumano un ottimo prodotto naturale a un costo trasparente. Abbiamo una lista di attesa lunghissima per nuovi iscritti, così al momento accettiamo solo chi fuma per motivi terapeutici».

“La Maca” ha un ambiente caldo e famigliare, pulito, da circolo privato. Divani in pelle, poltrone dove rilassarsi, tavolini con carte da gioco, luci soffuse, scaffali pieni di libri, non solo sull’erba, una macchinetta del caffè, una colonnina di cd sopra uno stereo. «C’è chi viene anche per lavorare al computer, per leggere un romanzo, fare due chiacchiere. Qui si fa un uso responsabile, non solo perché la quantità è modica per tutti e non ci si sballa, ma ci si rilassa. Noi sconsigliamo di guidare dopo avere fumato, invitiamo a prendere un taxi per tornare a casa». Il costo annuale dell’abbonamento a un Cannabis Club per i soci va dai 50 i 70 euro più i costi della “consumazione”.

Barcellona e la Catalogna non sono però il paradiso per chi ama l’erba. Né si può dire che la Spagna abbia deciso, seppure in sordina, di legalizzare la marijuana. Semplicemente i “cannabis club” approfittano del vuoto legislativo spagnolo per permettere «il diritto di assumere a uso esclusivo personale sostanze psicotrope naturali», come recita lo statuto che deve avere ogni associazione registrata alla CatFAC, la Federazione della Associazioni di Cannabis della Catalogna.

In Spagna come in altri Paesi europei, la legge sanziona e persegue chi produce e spaccia marijuana per scopi di lucro. In compenso, l’articolo 368 del Codice penale spagnolo non sanziona il consumo personale di una modica quantità.

Inoltre, in Spagna già da un decennio è legale la marijuana terapeutica: per ottenerla basta la ricetta del medico curante che permette di acquistarla, portarla con sé e consumarla in casa. Esiste anche un’ampia casistica di sentenze giuridiche che riconoscono il diritto al consumo privato di cannabis. «Il nostro club ha regole molto precise», spiega Emma, che lavora al “Floors” di Girona. «Per essere socio devi avere 21 anni, risiedere in Spagna ed essere un consumatore abituale d’erba. Non tesseriamo chi vuole soltanto provare per curiosità. I nuovi iscritti devono essere presentati da un socio, non accettiamo sconosciuti e ci riserviamo il diritto di rifiutare».

 Al momento dell’ammissione al club, il neo socio dichiara il motivo per cui fa uso di marijuana, se ricreativo o terapeutico. «Al momento gli iscritti al nostro club sono per fini medici sono il 20 per cento del totale. Tutte queste regole esistono per evitare che i club si trasformino in “coffee shop” sul modello olandese, producendo così il turismo della droga. Il nostro club non esiste per scopi di lucro». Nel 2013 a Barcellona una cinquantina di club sono stati chiusi dal Comune perché vendevano ai turisti. «Il nostro club non è per i turisti che vengono a sballarsi. Che vadano in Olanda!», avverte Jordi. «La nostra associazione, ripeto, nasce dalla necessità di avere un luogo tranquillo dove consumare la nostra erba, non per il commercio e il guadagno. Ed è giusto che chi sgarra, sia punito perché rovina la nostra immagine e concede argomenti agli antiproibizionisti che non accettano la nostra esistenza».

E se in Spagna c’è il fai da te (basta un minimo di tre soci per aprire una “asociación cannabica”, si paga una tassa comunale, ci si registra all’agenzia delle entrate che richiede registro iscritti, bilancio e libri contabili), in Italia invece il consumo di cannabis rimane un’attività clandestina, confinata nell’illegalità.

Non aiuta il dibattito sulla depenalizzazione l’attuale legge Fini-Giovanardi, dichiarata «illegale» dalla Consulta, che equipara la marijuana all’eroina e affolla le carceri di consumatori/spacciatori. Così, mentre i cugini iberici con i “cannabis club” creano posti di lavoro e riempiono le casse dell’erario, a Montecitorio si litiga.

A riaccendere recentemente la discussione è stato il professor Umberto Veronesi dalle pagine de l’Espresso, dichiarandosi a favore del libero uso della cannabis. «Io mi batto pubblicamente da decenni contro il proibizionismo – ha scritto il direttore scientifico dell' Istituto europeo di oncologia - e in questo mio impegno ho ripetuto all’infinito che, come medico e come padre, sono un convinto oppositore di tutte le droghe, pesanti e leggere, compreso fumo e alcol, perché creano assuefazione clinica e danni spesso irreparabili e talvolta letali. Sono però altrettanto convinto che proibire e punire non serve, anzi può peggiorare la situazione».

Peccato che a tutt'oggi in Italia il dibattito sia fermo al palo e chi vuole fumarsi uno spinello sia costretto a violare la legge, comprando da uno spacciatore e sostenendo così gli affari della criminalità.

di Roberto Pellegrino (ha collaborato Federica Tadiello) L'ESPRESSO

espresso.repubblica.it/attualita/2014/09/03/news/non-solo-coffee-shop-in-spagna-proliferano-i-cannabis-club-1.178459

Ho fumato erba e non collego la mente

Salve, sono un ragazzo di 19 anni che ha avuto una esperienza non tanto gradevole con un tipo di erba. Premetto che sono un fumatore abituale di erba e hashish da circa 6 mesi. Due settimane fa sono partito in vacanza e io con un mio amico avevamo deciso di comprare erba per poi fumarla la sera. Per i primi 5 giorni abbiamo trovato un'erba molto buona e ci siamo divertiti fino a che era finita e dovevamo prenderne dell'altra. Purtroppo il "rivenditore" dove l'avevamo acquistata non lo trovavamo più e ci siamo dovuti affidare ad un altro che ci ha dato un tipo di erba che aveva un sapore e un odore strano, che non avevo mai sentito prima d'ora. Anche l'effetto dopo averla fumata era differente, mi sentivo il corpo completamente libero e dimenticavo cose che mi venivano dette 2 minuti prima. Il mio amico stava peggio visto che non si ricordava neanche il mio nome.. il giorno dopo mi sveglio e sembrava che la botta mi fosse passata come sempre, ma la sera inizio ad avere la mente offuscata. Da quella sera fino a oggi è passata una settimana e gli effetti non sono diminuiti. Mi sento il cervello in parte spento, non so come spiegare bene, vivo in un rincoglionimento perenne che non tende a cedere, le persone che mi parlano, o i fatti che mi succedono non li percepisco come li percepivo prima. Non ho alcun tipo di attacco di panico, tachicardia, paura ecc.. ho solo il cervello che non connette come si deve, faccio fatica a parlare e a capire le persone, anche scrivere o leggere mi mette parecchia difficoltà. La memoria non tende ad essere una delle migliori.. mi scordo troppo facilmente le cose. Ogni giorno spero che mi passi ma invece no, la mattina appena sveglio continuo ad essere come mi ero addormentato, vivendo ormai questo incubo da una settimana. Ripeto per chi non capisca: fumavo erba e hashish circa 4 volte alla settimana da circa 6 mesi e effetti duraturi cosi non mi sono mai capitati visto che il giorno dopo tornavo ad essere normale e con la mente lucida. L'unica cosa che temo è che questo problema possa perpetrare a lungo e magari peggiorare nel tempo. Molto probabilmente quell'erba era bagnata con qualche cosa, visto l'odore e il sapore mai sentito prima d'ora. Se ve lo chiedete il mio amico ha subito lo stesso tipo di problema però pare che dopo 4 giorni gli sia passato tutto, infatti non mi ha più detto niente. Ringrazio in anticipo sulle risposte e attendo soprattutto qualcuno che ci capisca o che abbia avuto un problema simile al mio. Sono abbastanza preoccupato che mi sia stato danneggiato il cervello in maniera perenne.

Cannabis terapeutica. Il suo uso fa diminuire i morti per overdose di analgesici oppiacei

USA - La legalizzazione della marijuana a fini terapeutici contro i dolori cronici e altre malattie, riduce del 24,8% il numero di morti per overdose di analgesici, così come fa sapere uno studio americano che ha comparato i dati tra gli Stati che hanno autorizzato la cannabis terapeutica e quelli che non l'hanno autorizzata.“L'uso eccessivo di analgesici e le conseguenti morti per overdose è come una crisi nazionale di salute pubblica”, dice Collen L.Barry, a capo dell'indagine. “Vi via che aumenta la nostra conoscenza dei rischi della dipendenza e le relative overdosi per l'uso eccessivo di analgesici oppiacei come Oxycntin e Vicodina, i pazienti con dolori cronici e i loro medici possono optare per il trattamento del dolore, totalmente o in parte, con l'uso della marijuana medica negli Stati in cui questa è legale”.

La ricerca, basata sui dati del Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie (CDC) tra il 1999 e il 2010, è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Jama Internal Medicine. In Usa tre Stati (California, Oregon e Washington) hanno legalizzato l'uso terapeutico della marijuana fin dal 1999, altri dieci lo hanno fatto dal 2010 e un'altra decina, oltre a Washington DC, hanno adottato le norme da poco.

“In termini assoluti, gli Stati con leggi sulla marijuana terapeutica hanno registrato 1.700 morti in meno per overdose di analgesici oppiacei nel 2010, e si spera che questa tendenza sia stata tale anche prima della legalizzazione”, dice Marcus Bachhuber, ricercatore dell'Università' della Pennsylvania e membro dell'équipe che ha realizzato lo studio. Circa il 60% dei morti per overdose di analgesici oppiacei si manifesta in pazienti con ricette mediche che hanno ottenuto in modo legale.

Purino d erba

Ragazzi ascoltatemi per favore....sono stato ad Amsterdam nel 2012...ho fumato un purino di erba personal in poco tempo e sono stato malissimo...e mi sento tutt ora male...come se fossi in black out continuo...non fossi cosciente...come è possibile?e una cosa bruttissima ma non migliora

Tristezza ingiustificata

Salve

ho 18 anni e fumo canne dai 14, con frequenza crescente finchè dai 16 è diventata quotidiana. Ricordo che le prime esperienze furono una novità intrigante, un'ilarità sorprendente che riempiva un pomeriggio che dedicavamo a quello. Col tempo ho iniziato a fumare sempre più spesso, a scuola, in giro anche perchè non avevamo niente di meglio da fare. Dopo i 16 però è diventato un must, per le serate dovevamo procurarci l'erba e se un pomeriggio non fumavo mi sembrava sprecato. Se avevo il fumo uscivo, se no potevo anche starmene a casa a dormire. Fatto sta che senza rendermi conto avevo intrinseco il meccanismo del fumare in compagnia, alla fine più fumavo meglio era, e se non trovavo niente piuttosto facevamo un cylum di fumo pacco (chissà quanto taglio avrò introdotto nei polmoni) che quello non manca mai.Ricordo anche che, agli inizi inizi, pensavo che comunque fumare tutti i giorni non era una gran cosa, anche perchè avevo ben presente la differenza fra fatto e lucido. Col tempo ero più spesso fatto che lucido, me ne sbattevo e fumavo anche prima di interrogazioni e verifiche (senza tral'altro condizionare di tanto la prestazione), le canne erano il passatempo e anche gli amici si riducevano alla cerchia dei fumatori. Questa storia credo sia molto comune fra i ragazzi, ma vedo che a rendersene conto sono davvero pochi, soprattutto a quest'età. Fatto sta che ultimamente fumare le canne mi rendeva più chiuso, stavo lì a sfattonare per i cazzi miei e non pensavo a socializzare, parlare, anche perchè il meccanismo di fumare era diventato un'abitudine molto difficile da trasgredire, unita alle molte leggende che le canne non fanno male ecc. Nonostante mi rendessi conto di essere un ebete ambulante (esagero ma per rendere l'idea anche dell'incazzatura con me stesso) fumavo, anche prechè era l'unica cosa che sapevo fare e che ero abituato a fare nel tempo libero e non. Un po' perchè di natura sono un ragazzo timido e introverso, e le canne non facevano che aumentare q 

comunità San Patrignano contro Veronesi

San Patrignano contro Veronesi

Mer, 20/08/2014 - 14:38

I danni da spinello ci sono e non sono da sottovalutare. Non mentiamo alle famiglie e ai nostri figli

È con sempre maggiore sgomento e preoccupazione che rispondiamo all’intervento di Umberto Veronesi sulle pagine del settimanale Oggi. Come il famoso oncologo possa scrivere sulle pagine di una rivista rivolta principalmente alle famiglie che i “danni da spinello” sono praticamente inesistenti è ai limiti del comprensibile. Veronesi non solo lancia un messaggio di pericolosa superficialità alle famiglie italiane, ma allo stesso tempo ignora deliberatamente le evidenze emerse da numerose ricerche scientifiche. Tra le ultime, in ordine di tempo, quella pubblicata dal “Journal of Neuroscience” e realizzata dalla scuola di medicina della Northwestern University, il Massachusetts General Hospital e l'Harvard Medical School. Chiarissimi i risultati, che hanno mostrato una correlazione diretta tra il numero di volte che gli utenti hanno fumato e le anomalie nel cervello, in particolare nelle aree legate alla motivazione e all'emozione. Evidenze a cui Veronesi, il più famoso oncologo italiano che però non si è mai occupato di neuroscienze, tossicologia e psichiatria, dovrebbe perlomeno rispondere con ricerche scientifiche altrettanto chiare.

Le canne, tanto più è alto il thc, instupidiscono gli adolescenti, li allontanano dai loro interessi, fanno calare il rendimento scolastico e pregiudicano il futuro. Dire alle famiglie e ai ragazzi che fumare la marjuana non è pericoloso denuncia un livello di irresponsabilità inquietante da parte degli adulti. Non solo è falso, non solo gli si sta facendo credere che non ci saranno conseguenze, ma si sta lanciando un messaggio di pieno permissivismo nei confronti della cultura dello sballo. Tanto più pervasivo se a farlo è un ex ministro della Salute, così come alcuni esponenti del mondo dei media e della politica. Opporsi a questo messaggio, per noi Comunità, come per tantissime famiglie, è sempre più difficile. Come si può educare ed evitare ai figli di farsi del male, se buona parte della società e le stesse istituzione sdoganano una cultura del “tutto è lecito”?

Basta dunque parlare di liberalizzazione come unica risposta realista alla diffusione della cannabis. Se questa cultura dilaga è proprio per il lassismo e la superficialità dimostrata dagli adulti e da chi dovrebbe educare le future generazioni. Basta anche parlare di riduzione dei danni. Chi ama i propri figli non vuole per loro il male minore, vuole il meglio. Ed il meglio è una vita fatta di passioni, interessi, motivazione. Non di annebbiamento, sballo e fuga dalla realtà. Parliamo di programmi educativi concreti rivolti agli adolescenti, parliamo di come ridare fiducia a intere generazioni che non credono più in nulla. Parliamo di educazione, di regole, di punti di riferimento e di come fornire esempi costruttivi. O più semplicemente, senza troppa fatica, diciamolo chiaramente: le risposte trovatele nel fumarvi una canna, nell’alcol, nel gioco d’azzardo, nel sesso sfrenato.

D’altra parte continuare a parlare di legalizzazione come panacea di tutti i mali è del tutto irrealistico, come dimostrato dall’esperienza del Colorado, dove a sette mesi dalla legalizzazione il risultato è un aumento della domanda, della criminalità legata allo spaccio e una valutazione degli introiti statali in discesa da 134 milioni a 30.

In conclusione, invitiamo il Professor Veronesi a un confronto con noi e i nostri ragazzi.
DAL SITO SAN PATRIGNANO.ORG

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