Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 26643 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.
Mostra: tutti i tipi | articoli | esperienze | siti segnalati | immagini | videoOrdina per: data | punteggio

La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

Veronesi, danni marijuana praticamente inesistenti

 Milano, (AdnKronos Salute) - "La marijuana non fa male" e "i danni da 'spinello' sono praticamente inesistenti". Parola dell'oncologo Umberto Veronesi, da sempre a favore della liberalizzazione delle cosiddette 'droghe leggere', che interviene così sul tema sul numero del settimanale 'Oggi' in edicola domani.

"La marijuana fa male? Come ministro della Salute, quando ricoprii l'incarico anni or sono, mi posi anch'io questa domanda - ricorda il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia di Milano - E me la posi anche come medico e soprattutto come padre di famiglia. Ebbene, la commissione scientifica che avevo nominato concluse che i cosiddetti 'danni da spinello' sono praticamente inesistenti. Dopo quella, altre commissioni scientifiche giunsero alle stesse conclusioni. E oggi perfino l'Organizzazione mondiale della sanità ha invitato i governi a depenalizzare l'uso personale di marijuana, consapevole su dati scientifici che l'uso di spinelli non fa male".

Nella sua rubrica lo scienziato definisce "infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all'uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?".

Ansia paranoia e paura

Salve a tutti sono un ragazzo di 19 anni, ho fatto uso regolare di gannabis per due mesi , ho smesso dopo un attacco di panico e per una settimana sono stato male quindi decisi di fumare di nuovo ma sono stato ancora piu male e continua cosi da 38 giorni in questi giorni sono stato anche bene ma non sono piú io mi sento malissimo. Ho tantissima paura di avere qualche psicosi e ho paura di impazzire

la cannabis è meglio del grafene per la creazione di super condensatori

 Il mondo scientifico riesce sempre a sorprenderci con qualche scoperta bizzarra e, come avrete già intuito dal titolo, anche in questo caso gli scienziati non sono venuti meno alla propria fama. Alcune recenti ricerche hanno rivelato infatti che la cannabis può rappresentare una soluzione alternativa (ma più economica) al grafene per la realizzazione di super condensatori. Le fibre di canapa vengono già ampiamente utilizzate per costruire una moltitudine di oggetti (sostituendo spesso i prodotti derivati dal petrolio) ma finora non si era mai pensato di utilizzarla in un ambito prettamente tecnologico come questo. Stando agli studi e ai test eseguiti finora con l’utilizzo della cannabis è possibile produrre un condensatore mille volte più economico ma dotato di prestazioni paragonabili (o addirittura superiori) rispetto al grafene. Proprio quest’ultimo, il grafene, rappresenta la soluzione per il futuro sulla quale i grandi costruttori hanno deciso di puntare già da diverso tempo e sarà dunque interessante capire se le opportunità offerte dall’utilizzo della canapa verranno semplicemente ignorate o se invece porteranno a dei significativi cambiamenti nei piani industriali. Prima di concludere vale la pena di precisare che la coltivazione delle fibre destinate alla produzione di super-condensatori sono da considerarsi legali in quanto non contengono THC (principio attivo psicotropo) e non possono essere utilizzate per “altri scopi”.

Approfondisci su www.tuttoandroid.net/news/la-cannabis-e-meglio-del-grafene-per-la-creazione-di-super-condensatori-211283/

Estrarre THC e CBD dai lieviti: scoperta ridurrebbe tempi e costi cannabinoidi

cannabis medicaSarà presentato dettagliatamente il prossimo 19 agosto presso la Science Gallery di Dublino in occasione del primo incontro dedicato alla biologia sintetica l’ultimo studio della Hyasynth Bio, l’azienda biotecnologica irlandese che ha appena messo a punto un esperimento per produrre THC e CBD – le principali essenze mediche estratte dalla marijuana – partendo dai lieviti.

Il gene responsabile della produzione di THC nella cannabis era già stato riconosciuto e isolato dalla pianta nel 2009, e da diverso tempo è possibile dosare in laboratorio il contenuto dei cannabinoidi attraverso il controllo dei cicli naturali della pianta, gli incroci e le selezioni genetiche, praticate soprattutto per il settore medico e farmacologico.

I ricercatori della Hyasynth Bio hanno provato a trasferire questo gene in colonie ben selezionate di lieviti, i funghi coltivati in laboratorio che utilizziamo comunemente nel pane, nella pizza, nei dolci e che sono presenti in alcune bevande. I lieviti, infatti, conosciuti e manipolati dall’uomo da migliaia di anni, non hanno bisogno di luce, e se collocati ad una temperatura ideale e alimentati solo con acqua, zucchero e sostanze nutritive, possono essere pronti in soli cinque giorni. Questo permetterebbe una riduzione notevole dei tempi e dei costi, rispetto alla produzione di THC e CBD estratti dalla consueta coltivazione di normali semi di cannabis femminizzati, ad esempio. Il settore medico potrebbe essere particolarmente interessato alla scoperta dell’azienda irlandese, anche se attualmente il problema principale a cui si dovrebbe far fronte è l’impossibilità in Europa di produrre THC con qualsiasi mezzo, poiché illegale.             

In Italia l’uso terapeutico della cannabis è consentito e la Sicilia è tra le Regioni che hanno regolamentato la distribuzione dei farmaci cannabinoidi a carico del Servizio Sanitario Regionale. I costi per accedere alle terapie sono tuttavia ancora elevati. Le nuove tecnologie e la ricerca sempre impegnata su questo fronte, assieme ad una legge più concentrata nel garantire il diritto alla cura, permetterebbero a tutti i pazienti di avvicinarsi alla cannabis terapeutica per curare malattie come la SLA, la sclerosi multipla, il glaucoma, l’epilessia…

Un disegno di legge recentemente presentato alla Camera propone di consentire la coltivazione e la produzione della cannabis terapeutica sul territorio italiano, da parte di persone giuridiche private o di aziende appositamente autorizzate. A questo proposito, la nostra Regione – che è già sede di importanti società specializzate nella gestione della filiera completa per la coltivazione, trasformazione e commercializzazione della Cannabis Sativa – si presterebbe particolarmente anche alla coltivazione di piantagioni destinate alla sperimentazione scientifica e all’industria farmacologica, grazie alle sue condizioni climatiche particolarmente favorevoli. E’ stato calcolato che nella Valle del Belice, tra le campagne di Partinico, Menfi e Alcamo, si trovano anche le coltivazioni più estese destinate purtroppo al mercato illegale.

www.vivienna.it/2014/08/08/estrarre-thc-e-cbd-dai-lieviti-nuova-scoperta-ridurrebbe-tempi-e-costi-dei-cannabinoidi/
 

"Diciamo anche noi marijuana libera", di Umberto Veronesi, L'Espresso

Metà dei giovani ne fa uso, la mafia fa affari, il proibizionismo ha fallito. Ma nel mondo cresce la voglia di liberalizzazione. Un grande medico spinge l’Italia sulla stessa strada

La posizione del New York Times di domenica 27 luglio a favore dellalegalizzazione della marijuana non va letta solo come una campagna del più autorevole giornale americano - e uno fra i più influenti al mondo - ma come una svolta culturale che il mondo occidentale non può ignorare. Il cambio drastico di una linea editoriale che aveva fino a ieri appoggiato il proibizionismo è infatti lo specchio di un’ evoluzione mondiale verso la liberalizzazione delle droghe leggere, che ultimamente ha accelerato le sue tappe.

A fine 2013, per iniziativa del Presidente Josè Pepe Mujica , l’Uruguay è diventato il primo Paese al mondo a legalizzare pienamente la cannabis, facendosi carico della produzione, distribuzione e vendita; a gennaio di quest’anno il Colorado e subito dopo lo Stato di Washington hanno autorizzato il consumo di cannabis ad uso “ricreativo” e i sondaggi americani confermano che già da due anni i cittadini favorevoli alla liberalizzazione hanno raggiunto la maggioranza (54 per cento), mentre nel 1970, ai tempi dell’approvazione della legge proibizionista di Nixon, erano solo il 15 per cento. Sempre in Usa, gli Stati dell’Oregon, Alaska e California hanno indetto per novembre prossimo un referendum che, stando alle indagini sul parere dei cittadini, dovrebbe andare nella direzione antiproibizionista. Secondo i dati diffusi in Colorado dal Department of Revenue, l’equivalente del nostro Tesoro, nel mese di gennaio 2014, quando è entrata in vigore la legge sulla liberalizzazione, la vendita ufficiale di marijuana ha incassato 14 milioni di dollari, sottraendoli alla malavita. Si prevede che il prossimo anno fiscale il mercato della marijuana raggiungerà il miliardo di dollari, dai quali lo Stato del Colorado incasserà almeno 130 milioni.

Intanto anche il quadro europeo negli anni si è mosso verso la liberalizzazione, con le esperienze dell’Olanda, il primo Paese in cui la depenalizzazione è stata totale, e poi di Spagna, Portogallo e Belgio dove la legislazione è aperta, ma più restrittiva.


E l’Italia? Noi siamo fermi al febbraio di quest’anno, quando la Consulta ha dichiaratoincostituzionale la legge Fini-Giovanardi che equiparava le droghe pesanti e leggere, prevedendo pene fino a 20 anni di reclusione per il loro uso. La sentenza fece scalpore: si calcolò che le condanne dovevano essere riviste per ben 10 mila detenuti - perché connesse all’uso di droghe leggere - e dunque per circa la metà di tutti i reclusi per droga, che sono il 40 per cento di tutti i carcerati.

Sono cifre che la dicono lunga sull’inefficacia del proibizionismo, ancor più se pensiamo che, malgrado il numero enorme di carcerazioni, si stima che il 50 per cento dei nostri giovani faccia uso di cannabis, senza calcolare il gran numero di adulti. Dovremmo considerare la metà dei nostri giovani dei criminali? Eppure, finito l’attimo di indignazione per la situazione carceraria, devastata da un sovraffollamento cronico, nessuno più ha sviluppato il dibattito sull’aspetto filosofico e civile del proibire le droghe leggere.

Io mi batto pubblicamente da decenni contro il proibizionismo e in questo mio impegno ho ripetuto all’infinito che, come medico e come padre, sono un convinto oppositore di tutte le droghe, pesanti e leggere, compreso fumo e alcol, perché creano assuefazione clinica e danni spesso irreparabili e talvolta letali. Sono però altrettanto convinto che proibire e punire non serve, anzi può peggiorare la situazione.

Dobbiamo passare da una’attività indiretta (vietare) a un’attività diretta (educare). Ovviamente è molto più difficile convincere un ragazzo a tenersi lontano dalle droghe che fare una legge che le vieta tout court. Tutti sappiamo per esperienza diretta che la ribellione è una fase imprescindibile della crescita individuale e dovremmo essere coscienti che il trasgredire un divieto aumenta il senso di identità di una personalità in formazione: io mi differenzio dal mondo adulto perché non seguo le regole che mi impone.

Dunque bisogna trovare attività e stimoli alternativi, che soddisfino il bisogno di autoaffermazione dei giovanissimi, senza ledere la salute e mettere in pericolo la vita. Dovremmo organizzare dei corsi completi di prevenzione nelle scuole pubbliche, che invece non si possono fare finché c’è la proibizione che, secondo lo Stato, è già un deterrente. Tuttavia dovrebbe essere evidente che se un divieto non viene osservato dalla maggior  parte dei destinatari, e quindi tutti fondamentalmente delinquono, c’è qualcosa che non va nel divieto stesso.
La realtà dei fatti ci dimostra che rendere la cannabis un piccolo crimine non serve affatto a ridurne il consumo e che se rendiamo criminali i consumatori di droga, li obblighiamo soltanto ad uscire dalla legalità e dal controllo, senza che smettano di drogarsi. Così facciamo gli interessi del mercato nero e della criminalità organizzata che lo gestisce e che, ovunque nel mondo, è l’unica a trarre vantaggio dal proibizionismo.  Da noi, la mafia. Le stime più recenti dicono che la mafia incassa per la droga (tutte le droghe, ovviamente) circa 60 miliardi euro ogni anno in Italia, un patrimonio che la rende potente, indipendente e inattaccabile. Ma se proibire è deleterio, legalizzare non basta. È solo un primo passo che deve esser seguito dall’educazione e l’informazione. Bisogna saper trasmettere il principio non tanto che la droga è illegale, ma che ha un valore socialmente e individualmente negativo. Basta con le demonizzazioni quindi. 

Quando nel 2000 come Ministro della Sanità ho iniziato la mia battaglia per l’uso degli oppiacei e i cannabinoidi contro il dolore, ho trovato un muro ideologico perché queste sostanze, oltre ad essere potenti antidolorifici, hanno il “peccato originale” di essere anche sostanze stupefacenti. Dopo quasi quindici anni la situazione non è radicalmente cambiata: alcune Regioni hanno reso accessibile la cannabis ad uso terapeutico, ma nel resto del Paese l’uso medico dei derivati della cannabis è ancora tabù perché si teme un “via libera” all’uso ludico.
Siamo dunque un Paese che vieta inorridito la marijuana (che non ha mai ucciso nessuno) ma che lucra senza vergogna su una droga che causa 50 mila morti l’anno: il fumo di sigaretta.

Come è possibile che uno Stato proibizionista non solo legalizzi, ma addirittura guadagni, attraverso il Monopolio dei Tabacchi, su una droga potente e letale come il tabacco? Dove sta allora la coerenza di pensiero e che messaggio educativo pensiamo possa arrivare ai nostri ragazzi: se fumi uno spinello sei un delinquente invece se fumi un pacchetto di sigarette contribuisci alle casse dello Stato?

Capisco che in questo momento il Governo abbia come priorità crisi e riforme, ma le scelte etiche che possono fare dell’Italia un Paese più civile in cui vivere soprattutto per le nuove generazioni, non andrebbero sistematicamente rimandate. Spero che il movimento d’opinione mondiale a favore dell’antiproibizionismo, rilanciato dal New York Times, trovi anche qui uno spazio per il dibattito.

 

espresso.repubblica.it/attualita/2014/08/07/news/diciamo-anche-noi-marijuana-libera-1.176277

news from babylon

Il problema della legalizzazione della cannabis

 

In tema di legalizzazione, si fa molta confusione, esiste un “mare magnum” d’informazioni, dichiarazioni, eclatanti o meno; il problema fondamentale è seguire un filo logico. Dobbiamo partire dal DPR 309/90, "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza". Nel nostro Paese è vietata la coltivazione di piante di Marijuana per uso personale, ma l’utilizzo di medicinali a base di cannabis, sì. Basta citare la modifica al DPR pubblicata sulla Gazzetta dell’8 Febbraio 2013 firmata dal Ministro Balduzzi: “Nella tabella II, sezione B, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sono inseriti, secondo l’ordine alfabetico: Medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)”.

Ciò significa che i farmaci a base di cannabis sono stati inseriti nella tabella II del testo unico 309/90, dove sono indicate le sostanze con attività farmacologica e terapeutica. Il nodo della questione va ricercato nel momento in cui si parla di acquistare i medicinali, e soprattutto perché non è possibile coltivare, quindi produrre, cannabis per scopi terapeutici. Non dimentichiamo che al momento l’Italia importa questi tipi di medicinali, come il Bedrocan dall’Olanda, con costi molto elevati per i pazienti che riescono a farne uso. Stiamo parlando di patologie come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), Sclerosi Multipla (SM), o che utilizzano questi medicinali come “terapia del dolore”. In Italia si può coltivare unicamente per scopi di ricerca, questo vuol dire che le piante, al termine del periodo, vengono distrutte in inceneritori sotto stretto controllo.

Fino a questo momento uno dei pochi centri autorizzati per la coltivazione per scopi di ricerca, e lo studio sotto il profilo medicinale, è il CRA di Rovigo. E’ qui che si nota una forte discrepanza: la ricerca è permessa, la produzione assolutamente no, però l’importazione dei medicinali come il Bedrocan è consentita. Bisogna chiarirlo: coloro che fanno uso di questi medicinali a base di cannabis ne hanno la necessità. Oggi acquistare il farmaco dall'estero costa tra i 15 e i 20 euro al grammo, rivenduto a 45/48 euro al grammo al paziente, contro un costo di produzione in loco stimato in 1,55 euro. Le procedure per l’acquisto del Bedrocan, e i costi, come abbiamo appena visto, sono proibitivi. Molte regioni italiane (solo per citarne alcune Puglia, Abruzzo, Marche, Veneto, Piemonte, Sicilia) hanno avallato l’utilizzo di questi farmaci, e poiché sono a carico del Servizio Sanitario, si è approvata, in alcuni consigli regionali, la possibilità di stringere accordi con “centri o istituti” autorizzati per produrre farmaci, in modo da non doverli importare dall’estero. Questo per abbattere sia i costi sia i tempi. L’ ultima parte è sicuramente il punto più delicato. Ricordiamo che in passato, per ben due volte, il governo Monti ha impugnato leggi simili senza ottenere alcun risultato. Mentre il Governo Renzi si è mosso in tutt’altra direzione.

Se vogliamo citare il caso dell’Abruzzo, con la decisione del 7 marzo scorso del Consiglio dei Ministri, non si è proceduto all’impugnazione della legge davanti alla Corte Costituzionale. “Non si capisce perché noi dobbiamo comprare un farmaco da un Paese straniero – afferma Sergio Blasi, consigliere Pd della Regione Puglia, e promotore della legge per la produzione in loco - a costi elevati sia per il Servizio Sanitario Nazionale sia per quello regionale, e non autorizzare la produzione qui del farmaco, non per uso ludico, ma a scopo terapeutico”. In Italia, al momento, esiste un unico “Cannabis Social Club”: Lapiantiamo, a Racale in provincia di Lecce. E’ un’associazione no profit che promuove l’uso terapeutico della canapa medicinale. Il 22 luglio il Consiglio comunale pugliese ha approvato la produzione di Cannabis a fini terapeutici. La Giunta Regionale verificherà, entro 3 mesi dall'entrata in vigore della legge, la possibilità di centralizzare acquisti, stoccaggio e distribuzione alle farmacie ospedaliere abilitate, avvalendosi di strutture regionali. “La pianta, dal punto di vista dell’aspetto è identica, ma dal punto di vista sostanziale è molto differente – spiega Blasi - Non stiamo parlando di quella con il concentrato chimico maggiore del THC (tetraidrocannabinolo), che è la sostanza chimica che produce lo stordimento. Per l’uso terapeutico la cosa più interessante è il CBD (Cannabidiolo) che produce un beneficio su determinate patologie, soprattutto per alleviare il dolore, per contenere gli spasmi o gli attacchi convulsivi”. Stiamo parlando di progetti-pilota che vedono come possibili interlocutori ad esempio l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze o altre strutture che abbiano i requisiti, e naturalmente, l’autorizzazione da parte del Ministero. Il cambiamento ha spalancato le porte su problematiche che non possono più essere ignorate.

“Ad un certo punto si tratta di buon senso – spiega Andrea Trisciuoglio, che insieme a Lucia Spiri sono gli ideatori del progetto Lapiantiamo -  Da quando uso questi medicinali, circa cinque anni, sto molto meglio. Ho un’invalidità del 100%. Adesso riesco a stare in piedi per più tempo, mentre prima ero costretto a muovermi con la sedia a rotelle. La differenza, prima e dopo, nei nostri corpi è visibile. La necessità ci distingue da chi utilizza cannabis per scopi ludici. Il progetto pilota parte dalla Puglia, speriamo di fare da apripista per le altre Regioni Italiane. Con questa azione che stiamo portando avanti, abbiamo semplicemente imitato alcune realtà come la Spagna, il Colorado, non abbiamo fatto la scoperta dell’acqua calda. Si deve dare informazione e conoscenza”. Per fare questo, da alcuni mesi ormai, è stata creata una SRL “ad hoc” in grado di coltivare, confezionare e distribuire la Cannabis Terapeutica attraverso un sistema controllato e strutturato in modo tale che siano sempre i malati al centro di tutto, mantenendo i prodotti a prezzi accessibili. ESILE, così si chiama la nuova s.r.l. guidata da LapianTiamo e dalle Istituzioni che ne faranno parte, vigilerà non solo sui passaggi sopra citati, ma soprattutto sulla ricerca che s’intende avviare e incentivare con il supporto del personale altamente qualificato interpellato e pronto a partire nell’immediato (medici, farmacisti, biologi, agronomi, consulenti, esperti, etc.).

 Ma come funziona in Olanda, visto che sono stati i primi a rendere possibile questo? “Le autorità olandesi, in prima fila il Ministro della Salute, hanno ritenuto importante valutare un’alternativa - ci spiega il Dott. Grassi, primo ricercatore del CRA - Esiste un ufficio, office of medicinal cannabis, che ha ottenuto l’autorizzazione a produrre questo prodotto ed è di proprietà dello stesso Ministero. Hanno ottenuto, anche, la facoltà di esportare. In Italia qualcosa sta cambiando, si stanno svegliando. La produzione autonoma di canapa medicinale è diventata un’esigenza inderogabile. Adesso sono 11 le Regioni che hanno una legge per pagare al malato i costi delle cure a base di canapa. E’ un processo che naturalmente va fatto secondo legge e posto a severi controlli”.

E’ solo di una settimana fa la notizia, forse passata tropo in sordina, secondo la quale l’azienda farmaceutica pugliese Farmalabor è stata autorizzata dal Ministero della Salute – Ufficio centrale per gli stupefacenti al commercio all’ingrosso di preparazioni vegetali a base di Cannabis, diventando, così, l’unica azienda di distribuzione farmaceutica nel Centro-Sud Italia a vantare questa autorizzazione, e una delle due imprese italiane a poter commercializzare derivati vegetali della Cannabis (l’altra è la Acefnel nord Italia). Le varietà di Cannabis Flos utilizzabili sono Bedrocan, Bedrobinol, Bediol e Bedica, utili per il loro contenuto di dronabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD) nella terapia di diverse patologie. “Noi importiamo dall’Olanda le quattro varietà, e vendiamo alle farmacie private e ospedaliera – ci spiega Ruggero Cornetta dell’Ufficio Stampa della Farmalabor - Abbiamo avuto molti contatti da parte di farmacie e medici. Stiamo parlando di progetti pilota. Avviare una sperimentazione – continua Cornetta - con la coltivazione in loco, ha molte implicazioni a livello di sicurezza e controlli scientifici. Non a caso la coltivazione in Puglia avviene in un’area militare, monitorata costantemente dalle autorità. Noi ancora non ci siamo interfacciati come distributori con il territorio di Racale, dove stanno iniziando, per il momento noi possiamo solo importare. Ci rivolgiamo al mercato italiano senza nessun tipo di distinzione”.

Abbattuti costi e tempi. Stiamo parlando di una rivoluzione tecnico-culturale. Ma su questa linea, come abbiamo detto, si stanno muovendo anche le altre regioni, in alcuni casi il discorso si allarga e si parla di legalizzazione stile modello Uruguay e non solo. “Perché non utilizzare anche la possibilità di coltivarla, attraverso un sistema statalizzato, costruito ad hoc per evitare coltivazioni abusive. Questo ha anche un valore economico”. La proposta, è di Riccardo Agostini, consigliere della Regione Lazio eletto nelle file del Pd. Ipotizza, che il progetto di legalizzazione tout-court, sia legato anche all'abbattimento del deficit della sanità regionale, prendendo come esempio anche il Colorado. Si parte dalla difficoltà di reperimento dei farmaci fino ad una battaglia nazionale contro il proibizionismo riguardo l’utilizzo della cannabis. Anche SEL, nella persona di Marco Grimaldi, consigliere regionale del Piemonte, si muove sulla stessa linea di pensiero. Ricordiamo che Torino è la prima città italiana che si è espressa contro la Fini- Giovanardi. "Passare da un impianto proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere”, non dimenticando la parte dedicata allo scopo terapeutico. “Io come Consigliere mi impegnerò particolarmente per i fini terapeutici, poi oltre questo rimango per la legalizzazione in generale”.

Rimane il fatto che l’ostacolo più grande, oltre la legge, è la mentalità e i retaggi culturali. Ma il perno centrale della questione, rimane sempre il diritto del malato a curarsi e a scegliere la terapia giusta. L’art. 32 della Costituzione Italiana è meglio ribadirlo: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. 

L'INDRO www.lindro.it/politica/2014-08-01/136812-il-problema-della-legalizzazione-della-cannabis

Pakistan: cannabis rinvenuta in una tomba preistorica

Durante le operazioni di scavo in un sito preistorico tra le montagne dell'Hindu Kush, gli archeologi hanno scoperto quella che potrebbe essere la più antica prova dell'uso intenzionale di una sostanza psicoattiva da parte degli esseri umani. In un insediamento paleolitico risalente a 120.000 anni fa, gli scienziati hanno infatti scoperto semi, resina e cenere, associati all'impiego della pianta di cannabis sativa, sottospecie indica.Scoperto nel dicembre 2013 sulle rive del fiume Kunar, nella provincia pakistana del Khyber Pakhtunkhwa, il sito è uno dei più antichi mai trovati in Asia meridionale.Secondo il professor Muzaffar Kambarzahi, del National Institute of Historical & Cultural Research (NIHCR) dell'Università Quaid-i-Azam, responsabile del team di scienziati che stanno studiando il sito, le varie grotte che compongono l'insediamento sarebbero state abitate per più di 2500 anni durante il periodo neolitico.Lo storico ha già elaborato una teoria per spiegare la presenza di cannabis: "In base al luogo e al contesto in cui è stata trovata la cannabis, siamo indotti a credere che sia stato utilizzata per scopi rituali. Sembra che gli occupanti del sito gettassero grandi quantità di foglie, germogli e resina nel camino situato sul fondo della grotta, riempiendo l'intero ambiente con il fumo psicotropo."Una analisi chimica eseguita su un piccolo vaso di ceramica rinvenuto nella tomba di quello che sembra essere un capo locale od uno sciamano, ha rivelato che il recipiente contiene resina di cannabis, nota anche come hashish, suggerendo che la pianta fosse stata anche associata con cerimonie funebri ed eventualmente altri sacri rituali.La più antica testimonianza della inalazione di fumi di cannabis conosciuta prima della scoperta di questo nuovo sito era datata al terzo millennio a.C., come indicato dalla presenza di semi di cannabis carbonizzati trovati in un braciere rituale in un antico luogo di sepoltura in Romania.Inoltre, nel 2003, un cesto di pelle pieno di semi e frammenti di foglie di cannabis fu rinvenuto accanto ad una mummia di uno sciamano risalente a 2.500-2.800 anni fa nella regione autonoma cinese nord-occidentale dello Xinjiang Uygur. Prove del consumo di cannabis sono state trovate anche in mummie egizie datate a circa il 950 a.C. La cannabis è nota anche per essere stata usata dagli antichi indù dell'India e del Nepal migliaia di anni fa.fonte : Pakistan: Cannabis Discovered in Prehistoric Tomb http://medicinamoksha.blogspot.it/2014/08/pakistan-cannabis-rinvenuta-in-una.html

Cannabis ed effetti collaterali

Ciao a tutti!

Voglio raccontarvi la mia esperienza.. Sono una ragazza di 20anni

Premettendo che ho provato quasi tutto,senza mai però eccedere,il mio vero problema è con la marijuana.

Le sintetiche le ho provate solo perchè mi ha sempre incuriosito vedere fin dove la mia mente poteva arrivare, infatti come le ho assunte una volta ho smesso.

Fumare cannabis invece mi piaceva tantissimo,mi sedevo mi rilassavo e incominciavo il mio viaggio.. il tutto è durato un anno emmezzo

Una sera presi del fumo,cosa rara perchè ho sempre preferito la marijuana

Sono passati 2anni da quella sera, ma è il ricordo più nitido che ho,perchè non penso di essermi mai sentita cosi male

Come ho iniziato a fumare,mi sentivo più sballata del solito, ma non mi preoccupai perchè comunque fino allora ho sempre retto tutto.

Mi sono alzata in piedi per andare in bagno e sono caduta. Rialzandomi iniziai a tremare,sentivo formicolii ovunque,mi mancava il respiro,sudavo freddo e caldo! I pensieri erano confusi e disordinati,pensavo: sono in overdose! ma subito dopo: non posso essere in overdose per una canna! e iniziai a tranquillizzarmi. da quel giorno ho avuto attacchi di panico x un anno,e adesso sono 2anni che non tocco nulla, ne sintetiche ne cannabis,neanche mezzo bicchiere di birra.Sono terrorizzata.. e il fatto è che mi piacerebbe ogni tanto concedermi un bicchierino di vodka con gli amici  o qualche tiro di canna. Se da un lato sono ancora affascinata dallo sballo in per se, dall'altro lato ne sono terrorizzata! è possibile che quel fumo sia stato tagliato con qualcosa? oppure è un normale effetto collaterale? grazie a tutti..

Cancro, perché il Thc potrebbe bloccare la crescita della malattia

Scoperti due recettori responsabili dei suoi effetti terapeutici contro le cellule tumorali.

Il principio attivo della marijuana, il Thc, potrebbe essere usato per ridurre la velocità di crescita del cancro negli esseri umani. La scoperta è stata fatta da un gruppo di scienziati della Uea (University of East Anglia), che attraverso una ricerca ha rivelato le potenzialità antitumorali della sostanza contenuta nella cannabis.
INDIVIDUATI DUE RECETTORI. Gli scienziati della Uea hanno iniettato Thc ad alcuni topi da laboratorio portatori di cellule tumorali umane, e in questo modo sono riusciti a individuare per la prima volta due recettori specifici, responsabili degli effetti terapeutici della sostanza. Il nuovo studio potrebbe adesso dare una spinta decisiva ai tentativi di creare un sostituto sintetico della cannabis, in grado di combattere il cancro in modo mirato e sicuro.
NECESSARIE ULTERIORI RICERCHE. Non è la prima volta che studi scientifici hanno messo in luce gli effetti positivi del Thc nella terapia oncologica, e in particolare nel provocare il rallentamento della crescita delle cellule cancerogene. Il dottor Peter McCormick, però, del Dipartimento di Farmacia della Uea, ha spiegato in cosa consiste la novità: «I nostri risultati aiutano a spiegare alcuni effetti già noti, ma ancora poco conosciuti, dell'effetto di alte e basse dosi di Thc sulla crescita dei tumori. Identificando i recettori coinvolti abbiamo però compiuto un importante passo avanti rispetto al passato, e verso il futuro sviluppo di terapie specifiche».
SCONSIGLIATA L'AUTOMEDICAZIONE. Il dottor McCormick ha tuttavia insistito sul fatto che studi come quello della Uea non dovrebbero incoraggiare i malati di cancro all'automedicazione con la marijuana. «La nostra ricerca utilizza un composto chimico particolare. La concentrazione giusta di Thc è fondamentale», ha detto il medico. I malati di cancro non dovrebbero quindi «usare la cannabis per l'automedicazione. Ma spero che la nostra ricerca possa portare presto alla produzione di un equivalente sintetico sicuro».

www.lettera43.it/cronaca/cancro-scoperto-perche-il-thc-blocca-la-crescita-della-malattia_43675135055.htm

Marijuana legale, New York Times si schiera: "Fa meno male dell'alcol, e il divieto ha grandi costi sociali"

 Nel coro di coloro che chiedono la legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti si è aggiunta una voce che sarà difficile ignorare. Stiamo parlando del New York Times, il quotidiano più autorevole d’America e non solo, che in un editoriale dal titolo “Repeal Prohibition, Again” esprime con forza il suo sì alla legalizzazione federale della cannabis. Come è facile intuire, si tratta di un importantissimo endorsement nella battaglia per la fine della proibizione della marijuana, che negli Usa risale al 1937.

Il board editoriale del quotidiano ha lanciato il primo capitolo di una serie composta da sei parti in cui si chiede la fine della “proibizione” della marijuana sulla base di un ragionamento molto semplice: “i divieti correnti infliggono alla società danni molto maggiori rispetto a una sostanza molto meno pericolosa dell’alcol”. La serie interattiva verrà pubblicata sul sito del Times dal 26 luglio al 5 agosto con il titolo: “High Time: An Editorial Series on Marijuana Legalization”.

La prima parte, quella dedicata ai diritti degli Stati, è accompagnata da un blog di Andrew Rosenthal, in cui il giornalista spiega che la decisione di sostenere la battaglia per la legalizzazione è stata “long in the making”, ossia frutto di una lunga e attenta discussione. “Via via che sempre più stati liberalizzavano le loro leggi sulla marijuana, ribellandosi apertamente al divieto federale, è diventato chiaro ai nostri occhi che serviva un approccio nazionale alla questione”.

Il comitato editoriale spiega che, dopo aver soppesato i pro e i contro della legalizzazione, la bilancia pendeva chiaramente verso la fine del divieto. Il Times riconosce che esistono preoccupazioni legate ad alcune forme di utilizzo della marijuana, come ad esempio da parte dei minori. Per questo il quotidiano propone regole restrittive per chi ha meno di 21 anni. Riguardo ad altre perplessità sociali, legali e sanitarie, il Times scrive che “non ci sono risposte perfette… ma non esistono neanche risposte del genere per il tabacco o per l’alcol”. E poi – prosegue il ragionamento – queste preoccupazioni appaiono minime se confrontate con i “vasti costi sociali” delle leggi sulla marijuana.
Scrivono i giornalisti del Times:

Nel 2012 ci sono stati 658.000 arresti per possesso di marijuana, secondo i dati dell’ F.B.I., rispetto ai 256.000 arresti per cocaina, eroina e derivati. Ancora peggio, il risultato è razzista, ricadendo in maniera sproporzionata sui giovani neri, rovinando le loro vite a creando nuove generazioni di carriere criminali”.

Come fa notare Politico, “il Times è il primo grande quotidiano americano a sostenere pubblicamente la legalizzazione della marijuana”. Una posizione ancora più rilevante se si considera la storia del Times, che in passato è sempre stato abbastanza conservatore sul fronte della legalizzazione. L’autorevolezza della testata da cui viene l’appello per lo stop alla proibizione porterà verosimilmente la discussione a un nuovo livello.

Forte anche la scelta grafica fatta dal NyTimes: una bandiera americana in cui le stelle, a un certo punto, si trasformano in voglie di marijuana. L’editoriale apre così:

“Ci sono voluti 13 anni prima che gli Stati Uniti tornassero in sé e mettessero fine alla Prohibition (bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool, ndr), 13 anni durante i quali le persone hanno continuato a bere, cittadini altrimenti rispettosi della legge sono diventati criminali e le associazioni a delinquere sono aumentate e prosperate. Sono passati più di 40 anni da quando il Congresso ha approvato l’attuale divieto sulla marijuana, infliggendo grandi danni alla società solo per proibire una sostanza di gran lunga meno pericolosa dell’alcol. Il governo federale dovrebbe revocare il divieto sulla marijuana”. Ancora più chiara la conclusione: “È da tempo giunta l’ora di revocare questa versione della Proibizione”.

www.huffingtonpost.it/2014/07/27/marijuana-legale-new-york-times_n_5624552.html

La cannabis terapeutica made in Puglia è legge

La norma approvata all'unanimità dal consiglio regionale: via ai progetti pilota per la produzione locale dei farmaci


La Repubblica - Sì alla coltivazione della cannabis terapeutica e alla produzione dei farmaci a base di cannabinoidi in Puglia. All'unanimità il Consiglio regionale della Puglia ha approvato la legge che consente l'avvio di progetti pilota per la sperimentazione, in collaborazione con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, di procedure per produzione dei medicinali. Oggi acquistare il farmaco dall'estero costa tra i 15 e i 20 euro al grammo contro un costo di produzione in loco stimato in 1,55. Obiettivo della legge è dunque fare in modo che anche qui come nei paesi del Nord Europa, la cannabis possa essere prodotta e venduta per fini terapeutici con un risparmio sul prezzo del medicinale per il sistema sanitario di circa dieci volte.


Leggi tutto l'articolo su Repubblica.it

Condividi contenuti