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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.
La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.
Antichità e Medioevo:
La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.
di Piero Lipera
siciliatoday.net - Con il termine DROGA vengono indicate tutte le sostanze psicoattive, che hanno un effetto sul sistema nervoso e alterano l'equilibrio psicofisico dell'organismo.
Esistono moltissime sostanze di questo tipo, alcune sono usate liberamente, senza alcun controllo da parte delle autorità sanitarie o giudiziarie, come la nicotina, contenuta nel tabacco, l'alcool e la caffeina. Altre sono incluse in speciali tabelle e possono essere usate a scopo curativo sotto stretto controllo medico, come gli psicofarmaci. Quando si parla di consumo di droga, in realtà, ci si riferisce, solitamente, all'abuso, cioè ad un uso voluttuario e non terapeutico delle sostanze psicoattive. Queste sostanze se vengono assunte più volte e per un periodo di tempo sufficiente, producono tolleranza ed assuefazione. Così, per ottenere lo stesso effetto provato la prima volta occorre assumere dosi sempre più abbondanti. Per questo si assumono droghe in quantità crescenti e sempre più spesso, fino a superare una soglia oltre la quale non si è più in grado di vivere senza la sostanza: è la dipendenza. Schematicamente esiste una distinzione tra dipendenza fisica e quella psichica, anche se i sintomi dell'una e dell'altra s’intrecciano in un quadro di insieme, di penosa malattia. Cosa intendiamo con il termine traffico di droga, narcotraffico o traffico di stupefacenti? Esso è il sistema illegale di compra-vendita delle sostanze stupefacenti. Quest'attività è considerata una delle principali fonti di entrate di Cosa Nostra, Camorra, 'ndrangheta e di tutte le organizzazioni criminali definite di "stampo mafioso", nonché dei cosiddetti cartelli della droga dell'America Centrale e Latina. Domanda secca: è giusto drogarsi? Mai! Superfluo è anche citare tutti i danni al cervello ed al corpo che genera l'uso di queste sostanze. La televisione ed i documentari ci hanno ormai istruito circa i letali effetti collaterali. Eppure, se ci togliessimo la benda dagli occhi noteremmo che oggi la droga è il bene più venduto nel territorio italiano (soltanto il pane e l'acqua forse sono venduti in maggiori quantità). Secondo un noto studio, ripreso persino dal quotidiano economico IL SOLE 24 ORE, circa 170-180 miliardi di euro sono il fatturato complessivo dell'economia mafiosa. Al suo interno, la prima voce dei ricavi è il traffico di stupefacenti. Il metodo più usato per calcolare le dimensioni dell’economia criminale-mafiosa è il “currency demand approach” che calcola il rapporto tra il denaro circolante e le transazioni che avvengono in contanti. Giusto per avere un'idea delle cifre di cui stiamo parlando, faccio rilevare che il fatturato annuo delle mafie italiane (da ora in poi Mafia SpA), valutato da organismi diversi, è uguale ai PIL, sommati tutti insieme, delle nazioni Estonia (25 mld), Romania (97 mld), Slovenia (30mld) e Croazia (34 mld). Inutile ricordare come questa massa di capitali non crei nemmeno un soldo bucato di gettito erariale (ma questo è un altro argomento). Altra riflessione, il mercato della droga ed il relativo markentig (ovvero commercializzazione e diffusione) sono interamente in mano a bande criminali (ovviamente anche questa è la scoperta dell'acqua calda). Ma una domanda va fatta, ci siamo mai chiesti quanti impiegati (nelle più disparte forme: part-time, co.co.co, a progetto, a tempo determinato ed indeterminato) ha un'azienda che fattura 170-180 miliardi di euro? Proviamo a fare dei conti. La FIAT nel 2008 ha dichiarato ricavi per 59,38 miliardi di euro, con 198.348 dipendenti (fonte wikipedia). Orbene, il fatturato della criminalità, dicevamo, è quasi tre volte il fatturato della FIAT, pertanto, è facile presumere che anche il numero degli impiegati di Mafia SpA sia anch'esso almeno il triplo rispetto alla casa torinese. Se poi consideriamo che il trafficante di droga non versa contributi (INPS, INAIL) e non paga le tasse (IRPEF, IRES, IRAP, ICI, TARSU e TIA) possiamo quantomeno raddoppiare - ancora- il numero dei collaboratori della criminalità. Sul piano aritmetico abbiamo che: 198.000 (gli impiegati FIAT) x 3 (il valore della proporzione del fatturato della Mafia SpA rispetto alla FIAT) x 2 (il mancato versamento di tasse e contributi) = circa 1.200.000 di impiegati al soldo di Mafia SpA (diconsi UNMILIONEDUECENTOMILA PERSONE CHE VIVONO IN ITALIA). Un esempio servirà per capire la reale portata dei numeri che ci occupano: Il numero degli impiegati pubblici in Italia è poco superiore a 3.200.000 unità (3.213.521 nel 2003 secondo la Ragioneria dello Stato, frutto di un’elaborazione del Dipartimento della Funzione pubblica su base OCSE/PUMA). Da questo studio emerge che in Italia ci sono circa la media di 54 dipendenti pubblici ogni 1.000 abitanti. Quindi, traslando i numeri di Mafia SpA, abbiamo che ogni 1.000 abitanti abbiamo circa 20 impiegati di Mafia SpA. Insomma, dopo la Repubblica Italiana, Mafia SpA è la prima azienda d'Italia. Ma il punto sul quale voglio attirare la vostra curiosa attenzione non è questo. Cambiamo per un attimo argomento e parliamo di economia. 2. LA LEGGE DELLA DOMANDA E DELL'OFFERTA Rappresentazione su assi cartesiani della legge della domanda e dell'offerta In microeconomia, per DOMANDA s'intende la quantità di un certo bene o servizio richiesta dai consumatori. In ottica macroeconomica, secondo la scuola Neoclassica, l'insieme delle domande dei singoli consumatori costituisce la domanda collettiva richiesta dal mercato. L'OFFERTA è invece intesa, sempre sul piano economico, come la quantità di un certo bene che viene messa in vendita sul mercato. Gli economisti ed i matematici, dagli albori della storia dell'economia fino ad oggi, si sono scervellati sul funzionamento di questi due elementi (domanda ed offerta), da sempre rappresentati come semirette su assi cartesiani. Dal loro studio e dai relativi risultati sono poi nate le diverse teorie politiche ottocentesche (Liberalismo, Capitalismo e Comunismo). Ad ogni buon conto, le analisi su questi elementi hanno trovato svariate applicazioni nella prassi, sia in ambito pubblico che privato. Questi brevissimi cenni di economia politica saranno sufficenti per la tesi di cui appresso. 3. LO STATO DELL'ARTE DELLA LOTTA ALLA DROGA Orbene, cari lettori memorizzate le sopra citate definizioni e trasportate quanto detto nel campo della Mafia SpA, più precisamente nel settore degli stupefacenti. Come sopra detto, l'offerta è la quantità di beni che vengono messi sul mercato (per beni ovviamente intendiamo riferirci alle sostanze stupefacenti). Le gesta dell'umanità, dagli anni dell'antiproibizionismo americano fino ai libri di Saviano, ci ha insegnato che è impossibile evitare che la droga giunga nei nostri territori, nei nostri quartieri e nelle nostre scuole. La cocaina, l'eroina e la marijuana sono coltivate e prodotte a migliaia di chilometri dai noi (Sud America, Pakistan e chissà dove), eppure il loro reperimento in città è una delle cose più semplici. Basta chiedere in giro. La lotta alla droga, sul versante dell'ingresso sul mercato, è a dir poco fallimentare. Quei pochi covi e quantitativi, trovati dalle forze dell'ordine, sono davvero poca cosa rispetto alle moli di quantità che ogni giorno giungono nei nostri porti, aereoporti e stazioni. E' chiaro, trattasi di un'attività che non va abbandonata, ma non è certo la strada per la vittoria. Sul piano della deterrenza della pena, ovvero della paura ingenerata dalla sanzione penale (in altre parole, la galera) nonostante la durata delle pene previste per chi spaccia stupefacenti sia la più severa (seconda solo all'omicidio ed al sequestro di persona) essa -ahimè - non ha sortito nessun effetto. Anzi, è noto come nelle gerarchie criminali l'aver accumulato anni di carcere sia un valido titolo per salire di grado all'interno dell'organizzazione. Per essere chiari, in determinati contesti sociali, il carcere fa curriculum. In sintesi, sul piano dell'offerta (rappresentata dalla quantità di droga presente sul mercato e dagli uomini disposti a venderla) non pare che le istituzioni e il sistema nel suo complesso abbiamo imboccato, come dicevo prima, la strada per la vittoria. Dobbiamo sinceramente riconoscere che è impossibile contenere l'ingresso della droga e che il numero degli impiegati Mafia SpA è di gran lunga superiore ai nostri tutori dell'ordine. Abbiamo poc'anzi calcolato circa 1.200.000 impiegati per Mafia SpA contro 461.000 per lo Stato italiano (di cui 130.000 appartenenti alle forze armate, 321.000 appartenenti ai corpi di polizia e 10.000 magistrati). Si stanno fronteggiando due eserciti, di cui uno composto da 1.200.000 unità (i cattivi) e l'altro da 461.000 (i buoni) - i civili non contano, loro stanno a casa a guardare la televisione. Secondo Voi chi vincerà? Chi avrà più chances di spuntarla? Il rapporto è tanto impari quanto lampante: stiamo 3 a 1 per Mafia spA. Non è un gioco, non stiamo mica giocando a guardie e ladri. Ogni giorno contiamo gli scores di questa tremenda guerra, i morti sono ammazzati o di overdose. Andiamo avanti. Se sul piano dell'offerta quindi pare che la battaglia sia persa, passiamo ad analizzare la domanda. La DOMANDA, abbiamo detto, è la richiesta di droga sul mercato. Onestamente, senza fare ausilio di chissà quali tabelle statistiche, chiediamoci per un attimo chi sono i soggetti che consumano droga. Risposta: i giovani (senza nessuna distinzione di censo), i poveri vi vedono un momento di evasione per dimenticare i loro problemi mentre i ricchi vi trovano un momento di trasgressione, diverse motivazioni ma medesimi effetti. I giovani maturi, dai 30 in su, la usano, a volte, per allentare la pressione del tram tram quotidiano e, troppo spesso, per infiammare una serata particolarmente sfrenata. I professionisti, anche loro, per mantenere i ritmi serratissimi del loro mestiere, fanno appello alle forze misteriche della polverina bianca. In questo quadro, come non ricordare lo scalpore che suscitò il servizio delle Iene che osarono effettuare un test antidroga ai parlamentari italiani all'insaputa degli stessi. L'esito che ne venne fuori suscitò un enorme scandalo. Risultò infatti che un deputato su tre faceva uso di stupefacenti (24% Cannabis e 8% Cocaina, http://www.youtube.com/watch?v=na4DD3RhvKA). Ancora, sul piano del diritto, come sanno ormai pure i bambini, possedere modiche quantità di stupefacenti per uso personale non è reato: è uso personale (!) Insomma, per lo Stato italiano - come tutti sanno - drogarsi non è un reato. Quindi, nei fatti, i ragazzi, i professionisti, i giovani e meno giovani che si vogliono sballare per una sera, secondo l'ordinamento della Repubblica Italiana, non compiono alcun reato. In Italia si è liberi di drogarsi, magari ti ritirano la patente per sei mesi, ma ti puoi drogare! opuscolo utilizzato per campagne antidroga Ergo, ma quali sono state negli anni - da parte dello Stato e delle Istituzioni - le temibili, deterrenti e concrete iniziative per arginare il consumo di droga? In che modo la bella Italia ha sconsigliato ai suoi cittani, giovani e scapestrati, di non fare uso di droga? Ve lo dico io: Con gli opuscoli (!) Ovvero mendiante materiale divulgativo da diffondere nelle scuole e nel corso delle giornate dedicate alla lotta antidroga (sic e !). Non vi pare poco? Da un lato, abbiamo lo sballo, il sesso, il divertimento, la forza, l'allegria, l'euforia, l'adrenalina, il lucro, il guadagno (al Sud è un'occasione di lavoro) e, dall'altro lato, solamente l'opuscolo !? Non vi sembrano, anche in questo caso, un pò impari le forze messe in campo? 4. UNA SOLUZIONE E' POSSIBILE Penso e dico: la battaglia contro la droga è "la" battaglia che l'uomo moderno deve riuscire a vincere. Dati alla mano, come sopra rilevato, al traffico di droga tocca la prima voce nei ricavi della Mafia SpA, un'azienda che fattura tre volte la FIAT, che è la prima azienda italiana. Come già osservato, Mafia SpA possiede alle sue dipendenze circa 1.200.000 impiegati contro i 431.000 delle forze dell'ordine messe invece in campo per contrastarla. Allora che fare? Come vincere questa guerra? Aspettiamo che i messaggi contenuti negli opuscoli facciamo il loro effetto? E dai! Non credo proprio che gli puscoli siano l'arma migliore. Dobbiamo fare altro. Dobbiamo cambiare il sistema di repressione. Dobbiamo inventare qualcosa di mai fatto in passato. Ma, atteso che, come evidenziato sopra, è impossibile reprimere l'ingresso di droga in Italia (che sarebbe sul piano economico l'offerta), non ci resta che lavorare sulla domanda proviente dal mercato (che è la richiesta di droga da parte dei comuni cittadini). Anzi, più che inventare dobbiamo copiare quello che in altri settori ha incominciato a funzionare. Eccolo: Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) in Italia un'azienda, che vuole lavorare con un ente pubblico, deve produrre un certificato antimafia ed un documento fiscale (cd DURC), per indicare la regolarità nei pagamenti delle tasse e dei contributi verso l'erario e gli enti previdenziali. L'imprenditore e la relativa azienda che non sono in grado di presentare dette documentazioni non potranno aggiudicarsi alcun appalto. Se vincessero la gara, la mancanza di dette certificazioni ne comporterrebbe l'immediata decadenza. E' un meccanismo che ha portato numerosi benefici nel sistema. Tutti gli imprenditori si son dovuti adeguare ed hanno così versato tasse e contributi. Chi non era in regola si è dovuto allineare, chi non ha potuto è stato assorbito da altri. Chi non ha potuto - è bene sottolineare - lavorava in modo irregolare, era quindi al di fuori della legge. Non pagando le tasse o non versando i contributi per i suoi dipendenti commetteva un illecito. Facile intuire la ratio della legge: chiunque abbia a che fare con la Pubblica Amministrazione deve avere le carte in regola, in quanto lo Stato non può agevolare o concorrere alla commissione di un illecito. L'illiceità della condotta starebbe nel mancato pagamento delle imposte e degli oneri previdenziali per i lavoratori. In questo quadro, la PA pur tenendo un comportamento passivo - richiede infatti solo dei certificati - sul piano degli effetti però sprigiona un'attività più che rilevante. In conclusione, chi vuol lavorare con la PA deve essere in regola sul piano fiscale e previdenziale. Idea: perchè non applicare la stessa ratio anche in tema di droga? Perchè non applicare lo stesso metodo, che ha funzionato per imprese, anche alle persone? Perchè non ipotizzare un sistema il quale preveda che qualsiasi cittadino che abbia rapporti con la PA abbia anche le carte in regola per essere ritenuta una brava persona? Perchè non inventare una certificazione che attesti il mancato uso di droghe da parte del cittadino che richiede un servizio pubblico? Ovviamente andrebbero regolamentate anche le ipotesi di eccezione (per esempio: sanità, servizi pubblici essenziali, servizi connessi con diritti alienabili della persona, ecc...). Ragioniamoci un attimo. Facciamo altri esempi: perchè non inventare una certificazione che attesti il mancato uso di droghe da parte del cittadino impiegato presso un ente pubblico, pena la mancata corresponsione dello stipendio? Perchè non inventare un meccanismo secondo il quale le prestazioni previdenziali erogate da INPS, INAIL e varie casse di previdenza, sono inibite nel caso in cui l'assicurato venga trovato positivo al test antidroga? Così facendo si lavorerebbe sulla domanda - ovvero sulla richiesta di droga da parte dei cittadini - riducendone di gran lunga la richiesta sul mercato. Una trovata troppo rigida per le nostre coscienze perdonistiche e cattoliche? In Italia, può la libertà di drogarsi essere più importante dei ricavi della Mafia SpA? Oppure pensiamo che, in Italia, chi faccia uso di droghe sia un povero disgraziato che non ha un lavoro, che non ha un reddito e sia un delinquente abituale? Tutti sappiamo che non è così. Riflettiamo insieme: Se ci fosse stata un legge che ci avesse fatto perdere un anno a scuola, qualora trovati positivi al test antidroga, quanti di noi avrebbero fatto due tiri di spinello? Si sarebbe limitato il numero? Sì o no? Se in Italia ci fosse stata una legge che ci avesse impedito di sostenere esami all'università qualora trovati positivi al test antidroga, quanti di noi non avrebbero mai fatto un tiro di cocaina? Se in Italia, ci fosse stata una legge che ci avesse impedito di iscriversi ad un ordine professionale (medico, avvocato, notaio, commercialista, giornalista) quanti di noi avrebbero fatto uso di droga? Se ci fosse una legge che ci impedisse di accendere mutui per acquistare la casa di abitazione quanti di noi farebbero ancora uso di droga? Se ci fosse una legge che ci impedisse di candidarsi a cariche elettive quanti di noi si sarebbero drogati? Perchè non prevedere che il lavoratore pubblico - impiegato, funzionario o dirigente - debba sottoporsi gratuitamente a test periodici antidroga? Sono solo esempi, ma tutti espressivi della medesima ratio che è la medesima prevista per le aziende. Lo Stato e le Istituzioni, di ogni ordine e grado (scuole, università, enti locali, aziende sanitarie, ordini professionali), non possono collaborare o incentivare i ricavi di Mafia SpA. Deve imporsi - nelle nostre menti e, poi, nel nostro sistema giuridico - che chiunque abbia a che fare con la Pubblica Amministrazione o con una Istituzione deve avere le carte in regola. Per carte in regola intendiamo dire che egli abbia la diligenza del buon padre di famiglia. Un buon padre di famiglia non si droga! Lo Stato non può agevolare o concorrere alla commissione di un illecito, perchè consumare droga è un reato. Chi consuma droga dà soldi alla Mafia SpA. 5. PRIME RICADUTE POSITIVE Si tiene a far rilevare, per mera completezza argomentativa, che, sul piano aritmetico ed economico, lavorare sulla domanda di droga, introducendo forme di costrizione, laddove il consumatore/cittadino attua rapporti con il pubblico, potrebbe spiegare effetti di notevole successo. Nella pratica avremmo che la gran parte delle persone che hanno rapporti con la PA e similari (pubblico, impiego, università, scuola, ordini professionali, ecc...) sarebbero sottoposti a controlli periodici ed il loro eventuale acquisto di droga sarebbe costretto a diminuire (pena il diniego del servzio pubblico richiesto). In quest'ottica, la spesa pubblica costituita dagli stipendi degli impiegati pubblici sarebbe particamente distolta dal mercato della droga o quanto meno ridotta. Da altro punto di vista, faccio altresì rilevare che, stando alle statistiche del 2009, la spesa pubblica complessiva ha avuto un'incidenza sul PIL pari al 52,5% (fonte: http://www.italpress.com/). Tradotto ciò significa che, nella nostra economia, oltre il 50% della ricchezza prodotta è costituita da spesa pubblica. In altre parole e per esser ancor più chiari, questo dato sta a significare che dalle casse delle pubbliche amministrazioni, ogni anno, transita tanto di quel denaro da rappresentare oltre la metà dell'intera ricchezza prodotta in Italia. Pertanto, se noi riuscissimo ad evitare che i soldi, veicolati tramite le pubbliche istituzioni, entrino nelle casse di Mafia SpA sarebbe un colpo di scure di portata incredibile - mai visto - alle holding del crimine. Scriveremmo una nuova pagina nella storia dell'umanità. Utilizzare il flusso di cassa delle risorse pubblice contro la malavita ed il malaffare sarebbe una trovata geniale. Una rivoluzione copernicana dell'intero sistema di contrasto alla criminalità. Non più solo le forze dell'ordine contro la la droga ma tutti i cittadini che intrattengono rapporti - di qulasisasi natura - con le Istituzioni, pubbliche e parapubbliche (ovviamente ad eccezione di quei servizi essenziali per la vita in società). Il numero dei soggetti coinvolti, sul piano della ricchezza, varrebbe, secondo i dati del PIL, oltre il 50% dell'intera richezza prodotta all'interno del nostro Stato. E' chiaro, non è un comportamento da femminucce, sento già le campane di sinistra gridare "Stato fascista", ma come diceva qualcuno: "Me ne frego" (e pensare che io sono democristiano ed antifascista). Ripeto: La libertà di drogarsi non può prevalere nè sul diritto di vita nè sui profitti di Mafia SpA. Dobbiamo cambiare il modo di aggredire il sistema mafioso che oggi si fonda sulla droga. Sperare che i comportamenti virtuosi, gli opuscoli e gli insegnamenti ricevuti in famiglia siano gli strumenti migliori e sufficienti per vincere questa guerra è da malati mentali, da individui che d'innanzi ad un vero problema preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. La mia non è una provocazione, essa è invece una proposta di risoluzione. E' un modus che non ho inventato io ma che ho solamente adattato al caso di specie, se volete, un mero copia e incolla. Ogni giorno al Sud, troppe famiglie piangono i loro cari all'interno delle carceri. Gli SPACCIATORI, sempre visti e rappresentati con l'abito del cattivo, sono i soggetti più deboli dell'intera vicenda. I nostri uffici di collocamento sono cattedrali nel deserto, creati, nei fatti, per dare lavoro ai funzionari che vi lavorano anzichè ai cittadini che vi si presentano. Un solo clan ed il relativo capo sono in grado di offrire più posti di lavoro che tutti gli uffici provinciali del lavoro esistenti da Napoli in giù. 6. EFFETTI ULTERIORI E CONCLUSIONI Ancora una volta, con il piglio dell'economista, analizziamo quali potrebbero essere gli effetti di quanto appena affermato. Come noto, il prezzo di mercato è determinato dall'incontro tra domanda e offerta. Il linea generale, se la domanda di un bene aumenta di conseguenza ne aumenta anche il prezzo. Viceversa se la domanda diminuisce, il prezzo di mercato diminuisce di conseguenza. Riducendosi i prezzi per l'acquisto di droga la prima conseguenza sarebbe la contrazione dei ricavi di Mafia SpA. Effetto immediato ed ulteriore: Mafia SpA, avendo meno cash flow (flusso di cassa), avrebbe minori capitali da investire sull'acquisto di droga (è difficile pensare che esista una banca che conceda prestiti per comprare droga, le operazioni devono avvenire in contanti e senza istituti di credito). Il prezzo e le quantità di droga, una volta calati, costringerebbero i dirigenti di Mafia SpA a cambiare settore d'investimento. I nuovi mercati potrebbero essere nuovamente attività criminali oppure - è il nostro obbiettivo - attività lecite. Sempre sul piano economico, altro rilievo a chiaro effetto nocivo per l'azienda Mafia SpA, causato dalla diminuizione dei ricavi, risiederebbe nella necessità - come per tutti gli imprenditori del pianeta - di licenziare la gran parte dei propri impiegati/affiliati. La massa di neo disoccupati del crimine saranno costretti a cercare un altro tipo lavoro. E come si sa, qui la dicotomia è una ed una sola, o delinqui o sei onesto, se prima quindi spacciavano adesso incominceranno a lavorare onestamente (almeno - si spera - la gran parte). Per quanto sopra scritto, studiato, rilevato e pensato: io ci vedo e ci credo.
di CRISTINA DEGLIESPOSTI, restodelcarlino.it«NESSUN boom, è un fenomeno assolutamente fisiologico». Così il dirigente capo del commissariato di Polizia di Imola, Angelo Greco, definisce il recente ritrovamento di diverse piantagioni domestiche di cannabis. Sono stati cinque, in poco più di un mese dalla fine di luglio, i sequestri messi a segno da polizia e carabinieri tra Imola e il circondario. Casi molto diversi tra loro, sia per quantità che per l’età dei cittadini coinvolti, ma tutti accomunati dall’illecito pollice verde di questi coltivatori ‘a chilometro zero’.Commissario Greco, questo concentrarsi di episodi non pare stupirla o sbaglio?«No, non si tratta di numeri anomali per le forze dell’ordine. La cannabis coltivata all’aperto ha un ciclo vegetale che va da marzo a ottobre. E’ normale quindi che questi avvengano quindi nel periodo primaverile ed estivo».Quindi d’inverno tutto tranquillo?«Ovviamente no. Chi allestisce serre con lampade è in grado di arrivare anche a una seconda ‘fioritura’ in un anno. Il clima della nostra zona però non è adatto a far sopravvivere le piante all’aperto d’inverno. Sono specie che soffrono molto il freddo, hanno bisogno di una grande esposizione alla luce e una giusta irrigazione non in acqua stagnante. Per questo nell’Imolese non si trovano grandi piantagioni. I quantitativi che recuperiamo di anno in anno variano: dai 7 ai 12 chili totali, intendo di prodotto già lavorato».Di quali numeri parliamo se ci riferiamo alle ‘grandi’ piantagioni?«Fino a un centinaio di piante intendiamo coltivazioni di piccole e medie dimensioni. Bisogna considerare che ogni pianta non dà grossi quantitativi di sostanza utile una volta essiccata. Poi dipende dalla loro dimensione e dalle infiorescenze, ma piante sotto i 40 centimetri non sono ‘buone’».Come consideriamo le coltivazioni illegali che vengono scoperte dalle forze dell’ordine nella nostra zona?«Il più delle volte si tratta di poche piante, una dozzina al massimo, usate per uso personale o ristretto a una cerchia di intimi. La cannabis è la droga più usata in Italia: i dati nazionali parlano di 28 milioni di cittadini che una volta nella vita l’hanno provata».Allora chi è il coltivatore tipo?«E’ soprattutto il giovane tra i 20 e i 30 anni che ha il ‘gusto’ di produrre da sè la sostanza che consuma. Rivenderla lo espone a un rischio doppio: di averla prodotta e spacciata. Ormai per strada chiunque ha la possibilità di acquistare una ‘canna’ con 5 o 10 euro. Infatti oltre l’85% della cannabis che circola nel circondario è stata prodotta fuori zona».Qual è il Paese maggior produttore?«La cannabis comprende diversi tipi di droga: marijuana, canapa indiana, hashish. Per quest’ultimo il Marocco è il produttore leader a livello mondiale viste le favorevoli condizioni climatiche, seguito dall’Olanda. Negli anni Novanta c’è stata una sorta di connubio tra i due Paesi: le migliori sementi olandesi sono state impiantate nel reef marocchino. Lì ne è nata una qualità con oltre il 20% di principio attivo, il Thc (tetraidrocannabinolo, ndr). Droga con il 6-7% di Thc è già molto buona».Cosa implica una concentrazione al 20%?«Che con la stessa quantità prodotta posso procedere a diversi ‘tagli’. Non solo con tabacco, ma con erbe varie. In Marocco anche con il prezzemolo. Se invece fumo uno spinello ‘tradizionale’ con quelle concentrazioni gli effetti sono devastanti soprattutto negli adolescenti. Manie psicotiche, danni cerebrali permanenti e gli ultimi studi confermano che si creano dei problemi gravi anche nella prole».Qual è il tipo di droga che circola maggiormente nell’Imolese?«Cannabis e cocaina, che però hanno ‘pubblici’ molto diversi. Per la cocaina serve una disponibilità economica maggiore per cui non è diffusa tra i giovanissimi. Dai nostri sequestri emergono quantitativi bassi di anfetamine ed ecstasy. L’Imolese è, soprattutto per la cocaina, una zona di passaggio verso la Riviera dove c’è un grande mercato d’estate».Ci sono nazionalità maggiormente coinvolte di altre?«Difficile dirlo. Lungo tutta la filiera della cocaina gli Italiani coinvolti e gli arresti che facciamo sono quattro volte superiori a quelli degli stranieri. Anche nell’ultimo più grande sequestro di hashish — 18 chili — c’erano tre Italiani e due Marocchini».
notiziario aduc - Marijuana primo passo verso la dipendenza da droghe pesanti? Un fenomeno preso in eccessiva considerazione, secondo i sociologi della University of New Hampshire (Usa), che hanno effettuato uno studio ad hoc rilevando l'importanza di altri fattori, in primis l'etnia e la condizione sociale, per l'instaurarsi del problema. A quanto sostiene lo studio, quando i giovani raggiungono i 21 anni l'effetto 'gateway' degli spinelli, cioe' di 'cancello d'entrata' verso altre droghe, scompare completamente. Il principale fattore predittivo dell'abuso di droghe pesante e' invece la razza: i bianchi in particolare mostrano le piu' alte possibilita' di cadere nel tunnel della dipendenza, seguiti dagli ispanici e dagli afro-americani. Gli esperti spiegano sul 'Journal of Health and Social Behavior' di aver ottenuto questi risultati esaminando i dati relativi a 1.286 giovani adulti che avevano frequentato la Miami-Dade School negli anni '90. Il 26% del campione era afro-americano, il 44% ispanico e il 30% bianco. A emergere e' stato innanzitutto il fatto che fra chi non si e' diplomato o non ha poi frequentato il college era piu' alta la percentuale di fumatori di spinelli durante l'adolescenza. La disoccupazione e' risultata poi un elemento che porta i ragazzi a provare altre sostanze stupefacenti, assicurano i sociologi. Viceversa, avere un lavoro sembra 'proteggere' i giovani dall'abuso di droga: "criminalizzare la marijuana, dunque, in particolare in eta' adolescenziale - sottolinea Karen Van Gundy, a capo dell'indagine - e' negativo soprattutto se lo 'stigma' arriva a interferire con le opportunita' di lavoro piu' avanti con l'eta'".
Newnotizie.it - Effetti positivi sono stati riscontrati anche nella riduzione dell’ansia e nel miglioramento dell’umore.
Il consumo di cannabis può aiutare i soggetti colpiti da dolore neuropatico cronico a causa di lesioni o difunzioni del sistema nervoso: la sostanza è infatti capace di ridurre il dolore percepito e l’ansia e di migliorare il tono dell’umore e del sonno.
Questo quanto sostenuto da uno studio condotto dai ricercatori canadesi della McGill University Health Centre (MUHC) e della McGill University su 21 pazienti di 18 anni d’età sofferenti di diverse forme di dolore cronico neuropatico (derivante da traumi o interventi chirurgici). Le dosi di marijuana utilizzate in questo studio sono state notevolmente inferiori a quelle assorbite da coloro che fumano cannabis per piacere.
I ricercatori, il cui studio è stato pubblicato sul “Canadian Medical Association Journal”, hanno somministrato ai volontari tre diverse dosi del principio attivo tetraidrocannabinolo (THC) a concentrazioni del 2,5%, 6% e 9,4%, e al gruppo di controllo un placebo. Si è osservato che la più alta dose del principio attivo della cannabis, prodotta per uso medico dalla Prairie Plant Systems (l’agenzia che produce su commissione governativa), ha prodotto più pronunciati benefici.
“Abbiamo scoperto che la formulazione di cannabis con il 9,4% di THC, somministrato come singola inalazione fumato tre volte al giorno per cinque giorni, riduce significativamente l’intensità media del dolore in confronto al placebo – spiega Mark Ware, principale autore dello studio -. Abbiamo trovato miglioramenti statisticamente significativi anche nei livelli di ansia e nella qualità del sonno”. Al contrario, ha aggiunto, sono stati scarsi gli effetti collaterali, come l’euforia che a volte colpisce chi fa uso di marijuana a scopo ricreativo.
Per combattere il dolore cronico sono attualmente disponibili ben poche opzioni terapeutiche, tra cui la somministrazione di oppiodi, anticonvulsivanti, antidepressivi e anestetici locali. Questi trattamenti hanno tuttavia un’efficacia variabile da soggetto a soggetto; inoltre non sono privi di effetti collaterali e possono dare problemi di compliance da parte del paziente.
Lo studio sarebbe, secondo i ricercatori, il primo a indagare gli effetti del fumo della cannabis su pazienti affetti da dolore cronico: ulteriori ricerche su numeri più consistenti di soggetti dovranno essere condotti per confermare i risultati ottenuti e per valutare i possibili effetti collaterali di un trattamento a lungo termine.
Adriana Ruggeri
tratto da: http://www.matteogracis.it/facebook-censura-e-proibizionismo/
2 giorni fa Facebook ha disattivato e chiuso il mio account. Senza alcun avviso. Senza alcuna spiegazione specifica. Utilizzavo Facebook per tenermi in contatto e comunicare con amici, conoscenti e lettori.
Ho contattato il social network e la risposta (probabilmente automatica) è stata che non possono fornirmi informazioni a riguardo per “motivi tecnici e di sicurezza”, infine che la “decisione è insindacabile”.A un’ulteriore email in cui chiedevo chiarimenti la risposta è stata: “Ti informiamo che non lo riattiveremo per nessun motivo, né ti forniremo ulteriori spiegazioni sulla violazione di cui sei responsabile o sul sistema che usiamo.”
Ho perso così centinaia di messaggi, note, foto e materiale vario. Fortunatamente ho sempre riportato il tutto anche sul mio blog personale, ma le discussioni, i dibatti, gli aggiornamenti di stato e soprattutto i contatti (oltre 1.100) sono spariti.Conoscevo già bene la Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità di Facebook, dal momento che mi occupo anche per lavoro di comunicazione sul web, ma dopo questo episodio sono andato a rileggermi per intero il regolamento e posso affermare con certezza di non aver violato in alcun modo le regole da loro imposte.
Ma penso di sapere il motivo per cui sono stato cacciato da Facebook: la cannabis!Una delle mie principali pubblicazioni infatti è dedicata agli stili di vita alternativi e alla cultura della canapa, a 360 gradi quindi dagli utilizzi ricreativi a quelli terapeutici, dalla coltivazione al lato industriale e tessile. La rivista (il cui nome è Dolce Vita, direttore responsabile Fabrizio Rondolino), è regolarmente registrata in un tribunale italiano da diversi anni, scrupolosamente seguita da un legale competente e distribuita nelle edicole delle principali città. Non prende posizione riguardo l’uso di sostante stupefacenti (qualunque esse siano), ma si limita a fornire le giuste informazioni a riguardo, invitando tutti ad una responsabilità personale e ad un’eventuale sperimentazione consapevole.
Su Facebook avevo aperto personalmente la pagina ufficiale della rivista e spesso sono intervenuto in dibattiti e discussioni riguardanti l’argomento. Considerando inoltre che Facebook ha appena censurato la campagna referendaria per la legalizzazione della cannabis in California,notizia di ieri, non resta che tirare le somme.A tal proposito riporto una dichiarazione di Pietro Yates Moretti, vicepresidente dell’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) che fa notare come “un intervento cosi’ pesante su un dibattito politico ha conseguenze sulla sfera pubblica e sui meccanismi della democrazia” e ci invita giustamente a riflettere sulla “pericolosità del monopolio di qualunque mezzo di comunicazione”.
Personalmente sto prendendo in considerazione l’ipotesi di avviare una procedura legale, come ha già fatto un anno fa Vittorio Zambardino, (giornalista de La Repubblica a cui Facebook aveva riservato un trattamento simile al mio ma per altri motivi), che cito testualmente: “Ho perciò deciso di fare di questa vicenda il terreno di una battaglia non personale ma di diritto. Non si tratta di riavere indietro le mie poche carabattole digitali.Qui il problema che abbiamo di fronte è quello dei diritti degli utenti di Facebook e delle regole della piattaforma, che non possono andare contro i principi che regolano lo stato italiano, oltre ad essere contrari ad ogni buon senso.”
Infine prendo questa cancellazione con filosofia, come se fosse un titolo, una piccola nota di merito nella mia carriera giornalistica da raccontare ai nipotini: “…quella volta, sono stato censurato da Facebook” =)Certo, se avessi usato il mio account per giocare a Farmville o condividere frasi stupide, non avrei avuto nessun problema. Ma io faccio altro, ne vado fiero e per questo continuerò a farlo. Sul mio blog, sui forum, sui siti e si… anche su Facebook!

(fotoreportage da La Stampa)
http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=10&IDalbum=29340&tipo=FOTOGALLERY
Anziana con il pollice verde coltivava da dieci anni nel suo appartmento 34 piante curate come ornamentali. "Mi hanno regalato i semi, sono bellissime"
L'erba della nonna nei vasi di casa era marijuana ma non lo sapeva
Da dieci anni un'anziana torinese aveva in casa una rigogliosa piantagione di marijuana senza sapere che la coltivazione fosse vietata. Lo ha scoperto per puro caso questa notte, quando ha chiamato il 113 e ha fatto entrare in casa gli agenti della polizia, che inizialmente hanno pensato che la donna fosse stata ingannata, ma poi sono stati convinti della sua buonafede.
La storia si è svolta nel centro cittadino. La scorsa notte, spaventata dall'entrata in funzione dell'allarme anti-intrusione, Michela Pachner, 83 anni, pittrice della scuola di Casorati, ha chiamato la polizia. Come sono entrati, gli agenti delle volanti del commissariato Centro hanno riconosciuto la grande coltivazione di marijuana. Una volta verificato che in casa non fossero presenti ladri, ne hanno chiesto la provenienza. "Dieci anni fa un mio conoscente mi aveva regalato dei semi, garantendomi che ne sarebbero nate delle piante molto belle. Sono un'appassionata di giardinaggio e in effetti sono davvero bellissime".
I poliziotti alla fine hanno contato ben 34 piante e hanno verificato che nessuna foglia era stata toccata nè c'erano strumenti per il taglio e il confezionamento della droga. "Non la denunciamo, però ci dispiace: queste dobbiamo portarcele via...", le hanno detto. Ora alla signora Michela non resterà che dedicarsi alla coltivazione di altre piante, questa volta legali.
repubblica.it
Mi ci sono voluti otto minuti per ottenere una raccomandazione da un medico per avere accesso alla marijuana medica.Jason Christ pensa che ho aspettato troppo a lungo. Meno tempo i medici trascorrono con chi richiede medicinali a base di cannabis e meglio è, secondo Christ, direttore esecutivo del Montana Caregivers Network.Il controverso gruppo ha aiutato migliaia di pazienti nel Montana ad ottenere le carte per avere accesso alla marijuana medica.I miei otto minuti di conversazione con un medico su Skype, un programma di video-comunicazione su internet, sono stati inutilmente lunghi, ha detto Christ.Ho chiamato nel mese di luglio per programmare un appuntamento web con un medico. Due giorni dopo, mi sono collegato a Skype da un computer portatile dotato di una webcam ed ho aspettato che il medico mi "richiamasse". Una volta collegati, mi ha chiesto perché avevo bisogno di marijuana medica.Tutto è cominciato 15 anni fa, quando caddi su di un pavimento di cemento, e il dolore è progressivamente peggiorato. Poco dopo la mia caduta, ho consultato un medico ortopedico e un chiropratico.Il medico che ho contattato sul web è autorizzato a praticare la medicina nel Montana dal 2001 e un tempo era un chirurgo a Great Falls.Il medico mi ha posto sei domande: Il dolore è localizzato alla schiena o si irradia alle gambe? Ha altre patologie mediche? Prende delle medicine? Beve alcool? Fuma tabacco? Hai mai fumato marijuana prima?Non mi ha chiesto documentazione medica o prove su quello che ho detto, nè mi ha chiesto informazioni sul tipo e l'intensità del mio dolore. Non mi ha chiesto se avevo delle domande sulla marijuana come medicina.Ho fatto a lui delle domande, ma sembrava non avere il tempo di rispondere. Mi ha detto solo che potevo rivolgermi ad un caregiver [coloro che si occupano di offrire cure ed assistenza ad un'altra persona] per ottenere informazioni dettagliate sulla marijuana medica.Il medico mi ha detto di non fumare marijuana - il fumo è, dopo tutto, malsano - e di trovarmi un caregiver stabile.Gli ho chiesto cosa intendesse, e mi ha spiegato che si riferiva a persone che hanno coltivato marijuana illegalmente per anni e che hanno accumulato molte conoscenze sul suo uso medico.Ho pagato $150 per la consultazione medica su internet. E dopo aver inviato la firma del medico al Dipartimento di Salute e Servizi Umani dello stato ho pagato altri $25 per avere il tesserino per la marijuana medica.Ora sono uno dei circa 23.500 pazienti autorizzati nel Montana ad utilizzare marijuana medica [ovvero circa il 2,5% della popolazione dello stato]. Come me, quasi il 70 per cento dei titolari di carta utilizzano la marijuana per il trattamento del dolore cronico o grave.Il Montana Medical Marijuana Act autorizza l'uso di marijuana per il trattamento delle seguenti patologie: cancro, glaucoma, HIV o AIDS, cachessia, dolore cronico o grave, grave nausea, convulsioni, spasmi muscolari persistenti o gravi.fonte : Medical marijuana card OK’d after 8 minutes, 6 questions
http://moksha.splinder.com/post/23186532/medical-marijuana-card
Cannabis legale: morte del Triangolo di Smeraldo?
Nascoste nell'angolo nord-ovest della California sorgono tre piccole contee rurali che, nonostante le loro ridotte dimensioni e l'isolamento, sono note negli ambienti underground in tutto il mondo.Queste contee - Mendocino, Humboldt e Trinity (chiamate collettivamente Emerald Triangle ) - sono dalla metà degli anni '70 specializzate nella produzione di una delle più ricercate esportazioni dello stato, fino a tempi relativamente recenti del tutto illegale: la marijuana.La droga è la linfa vitale delle contee, indissolubilmente legata ad ogni aspetto delle economie locali, ed anche alla vita quotidiana di migliaia di residenti.Ma con la legalizzazione della marijuana per uso medico e la potenziale legalizzazione per l'uso ricreativo in California, il Triangolo di Smeraldo si trova ad affrontare una minaccia scoraggiante, sotto forma di una caduta libera dei prezzi della cannabis alimentata dalla produzione industriale di massa della pianta.Per una regione della California che per più di tre decenni ha vissuto all'ombra delle foglie di marijuana, la legalizzazione della cannabis cambierà infatti il Triangolo di Smeraldo per sempre - ammesso che continuerà a sopravvivere.Dalla metà degli anni '70 i coltivatori, cavalcando l'onda della controcultura, si diressero verso le tre contee, dove la terra morbida, la fresca aria di campagna e una distanza vantaggiosa dalle autorità governative fornirono la combinazione perfetta per coltivare cannabis di alta qualità.I coltivatori sono stati capaci far crescere una famiglia, di vivere una decente vita da classe media, grazie ad un'economia normalizzata intorno alla marijuana.Dal momento che gran parte della recente storia economica delle tre contee è stata costruita intorno ad un commercio illegale, non ci sono numeri precisi sull'entità del mercato della cannabis.Tuttavia, Mark Lovelace, supervisore della contea di Humboldt, ha stimato il commercio della pianta come direttamente responsabile di un quarto dell'economia locale o forse più. E secondo un funzionario della contea di Mendocino, che ha parlato in condizione di anonimato, la marijuana è il maggiore raccolto della contea, superando di gran lunga l'industria del legno e del vino."Non c'è dubbio che un numero abbastanza significativo di persone si affidino direttamente o indirettamente al business della marijuana," ha detto McCowen, supervisore di Mendocino County.Il Triangolo di Smeraldo ospita più di 200.000 residenti e la maggior parte di questi sono direttamente coinvolti nella coltivazione della cannabis o nel mercato degli accessori per la coltivazione.Da quando la California è diventata il primo stato a legalizzare la marijuana per uso medicinale nel 1996 (e ad approvare un ampliamento dell'utilizzo nel 2003), i produttori del Triangolo di Smeraldo hanno dovuto affrontare una maggiore concorrenza, da parte dei centinaia di dispensari per la cannabis medica che sono saltati fuori in tutto lo stato.E all'inizio di luglio i funzionari della città di Oakland, in California, hanno dato l' approvazione preliminare per la creazione di quattro grandi fabbriche di produzione di marijuana, aprendo la strada ad una produzione di massa senza precedenti.Uno studio del RAND Drug Policy Research Center ha concluso che la legalizzazione della cannabis potrebbe far scendere il prezzo della droga anche dell'80 per cento.Come risultato di ciò, da un sondaggio condotto fra imprenditori e funzionari delle contee, un clamoroso 95 per cento ha detto che la completa legalizzazione della droga sarebbe "un disastro".Di conseguenza, molti nel Triangolo di Smeraldo hanno assunto l'atteggiamento apparentemente contraddittorio di protesta verso una legge che legalizza il loro raccolto.Non tutti credono però che la legalizzazione rappresenterà la rovina per le contee. Se Oakland diventerà il Wal-Mart della marijuana [grande catena americana operante nella distribuzione organizzata], il Triangolo di Smeraldo potrebbe diventare la Napa Valley della marijuana [celebre contea californiana conosciuta per la sua pregiata produzione di vino]"Potete immaginare? Le persone verranno nelle nostre boutique per provare le diverse varietà di cannabis. Ci sarebbero aree per la degustazione della cannabis, esattamente come a Napa vi sono quelle per la degustazione di vini" ha riferito un funzionario di Mendocino County che è voluto rimanere anonimo.tratto da : Legal Pot: Death of the Emerald Triangle?
http://moksha.splinder.com/post/23104867/cannabis-legale-morte-del-triangolo-di-smeraldo
Piantagioni nei boschi, Sui terrazzi, nelle serre. Così dilaga la coltivazione di droga leggera made in Italy. Tra antiproibizionismo e interessi dei clan
Quest'anno, per colpa del maltempo, la raccolta sarà un po' in ritardo. Ma per metà settembre tonnellate di piante di canapa indiana saranno mietute. E l'odore dolce e pungente della marijuana invaderà la penisola. In Italia, come in altri paesi europei, si sta compiendo una singolare riconversione agricola che interessa ettari di territorio, al Sud, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli, ma anche al Centro e nel Settentrione, dove le coltivazioni intensive avvengono in serra. Nel 2009 le forze dell'ordine hanno sequestrato e distrutto 119 mila piante di cannabis e denunciato 1600 persone, mentre, al 20 agosto 2010, le piante scoperte sono già 40 mila. Gli esperti del ministero dell'Interno però prevedono di riuscire ad individuare e smantellare "soltanto il venti per cento delle coltivazioni esistenti".Fatti due calcoli, nel prossimo inverno si fumerà la marijuana prodotta da quasi cinquecento tonnellate di cannabis made in Italy. Certo, il mercato nazionale è ancora lontano dall'autosufficienza e la percentuale di principio attivo, il Thc, della specie autoctona arriva al massimo al 4 per cento (contro il 16 per cento di alcune varietà olandesi) ma il fenomeno è in costante aumento. Dal vaso sul terrazzo alla piccola serra in giardino fino alle estese piantagioni controllate dalla criminalità organizzata, le coltivazioni si allargano a macchia d'olio. E se la produzione di hashish, pure ricavato dalla pianta, richiede procedimenti elaborati, ottenere artigianalmente dell'ottima marijuana è ormai alla portata di chiunque. Non c'è giorno che le forze dell'ordine non scoprano piccole o vaste colture di "erba".Tossicodipendenti, pusher, ma anche pensionati, impiegati, professionisti che arrotondano lo stipendio e tanti minorenni col pollice verde che vogliono procurarsi da soli la propria dose di sballo "a chilometro zero" senza dover correre il rischio di rimediare un "pacco" per strada. Coltivare la "maria" in casa è diventata una moda soprattutto tra i giovani, che pubblicano su Facebook le foto dei loro successi botanici e invitano gli amici a casa per sfoggiare il proprio "albero di Natale". Le previsioni del Prevo.Lab, l'osservatorio della Regione Lombardia, sostengono che i consumatori da oggi al 2012 aumenteranno del 20 per cento e per allora saranno oltre 5 milioni gli italiani di età compresa tra i 15 e i 54 anni a fumarsi una canna. I ragazzi non considerano l'hashish e la marijuana come una droga: su Facebook, per esempio, ne discutono 1108 gruppi e 91 pagine e nel 75 per cento dei casi il giudizio è positivo. E anche grazie al Web chiunque, oggi, può trasformarsi in un coltivatore diretto, in poche mosse e con un modesto investimento. Ci sono migliaia di siti che insegnano, passo dopo passo, come fare. Cominciando dall'acquisto on line dei semi e del kit completo del piccolo agricoltore, con lampade termiche, strumenti per l'irrigazione e l'essiccamento delle foglie. Altrettanti sono i manuali, da quello per l'esperto botanico che voglia selezionare una qualità particolare di pianta, fino alle istruzioni per il neofita. Una volta appresi i primi rudimenti del mestiere, basta ordinare la merce, attendere una settimana per la consegna e tentare nell'impresa. Che quasi sempre va a buon fine. La tentazione di passare dall'uso personale alla vendita è forte. Basti pensare che, al dettaglio, un grammo di marijuana, in genere, viene venduto a 10 euro. E che ogni pianta, se riesce a crescere fino a tre metri, può produrre tre etti di infiorescenza, fruttando 3.000 euro.L'allarme è alto, soprattutto per la facilità con cui i minori si avvicinano a questo business illecito. La Direzione centrale per i servizi antidroga, che coordina le attività di polizia, carabinieri e finanza, a settembre inaugurerà una task force contro la vendita su Internet, reato per gli investigatori accomunabile a quello di istigazione all'uso e al commercio di stupefacenti. Ma già adesso - come svela il maggiore Federico Quatrini, della sezione analisi della Dcsa - agenti in borghese vengono impiegati nel monitoraggio dei negozi di smart drugs che hanno sul bancone prodotti ricavati dalla canapa ma non inseriti nelle tabelle ufficiali delle sostanze proibite. Gli investigatori identificano gli aspiranti coltivatori di "maria" tramite le targhe, le carte di credito e persino i pedinamenti. Spiega il maggiore Quatrini: "I nomi di centinaia di clienti vengono annotati e messi da parte perché la legge italiana non vieta di vendere o acquistare semi di canapa indiana. Ma dopo circa tre mesi - tanto impiega una pianta a fiorire - andiamo a fargli visita. E se scopriamo che invece di usarli come cibo per uccelli ne hanno ricavato cannabis, scatta la denuncia penale o l'arresto, a seconda della quantità rinvenuta". Spesso indagini di questo tipo portano a scoprire modesti giri di spaccio o di cessione di droga tra amici. Ma capita di incappare in vere e proprie società specializzate nel business della cosiddetta "ganja". Una telefonata al 117 di un padre preoccupato per il figlio diciassettenne che ogni giorno, dopo la scuola, si fermava in uno smart drug shop, ha innescato un'indagine della Finanza di Ferrara che, partendo proprio da un distributore automatico di semi di cannabis, ha portato all'arresto di dieci persone, alla denuncia di altre 75 e al sequestro di tredici laboratori per la coltivazione e la lavorazione di canapa indiana oltre a migliaia di manuali, anche su videocassette. Svelando che dietro a quel negozio si celava un'organizzazione di punti vendita in franchising che riconduceva ad uno dei maggiori siti Internet che predicano l'antiproibizionismo. Perché dietro una presunta motivazione culturale spesso si nasconde la voglia di fare soldi. Poco prima di Ferragosto i carabinieri di Sanremo, dopo un anno di indagini, hanno finalmente scoperto chi riforniva la zona di "erba". Nella città dei fiori qualcuno aveva pensato che la "maria" rendesse più delle rose e aveva riadattato due grandi serre di 2500 metri quadrati, dotandole di uno specifico impianto di irrigazione, di teli per proteggere le piantine dal sole, con tanto di camera climatizzata per l'essiccazione e la raccolta delle resine che servono per l'hashish. Attrezzature da professionisti che garantivano fino a sei raccolti l'anno. In carcere sono finiti due attempati agricoltori sorpresi mentre innaffiavano le piantagioni che li avrebbero resi ricchi. Sempre in Liguria il titolare di un campeggio estivo di Sestri Levante, più modestamente, aveva pensato di far fronte al calo di presenze seminando cannabis vicino alle roulotte. I carabinieri di Valdobbiadene invece hanno scoperto il secondo lavoro di una parrucchiera trentenne che aveva trasformato il terrazzo di casa in una minipiantagione sufficiente per lei e i suoi amici. A Valeggio, sul Mincio hanno arrestato il titolare di un agriturismo che, oltre alle primizie dell'orto, tirava su marijuana di prima qualità: i ragazzi uscivano dalla sua piccola serra con sacchetti pieni di carote e insalata bio che servivano a nascondere la pregiata "skunk" . Mentre avrebbe fruttato almeno 60 mila euro la cannabis che un pregiudicato aveva seminato lungo gli argini quasi inaccessibili del Tanaro, su un terreno demaniale, dove i finanzieri di Alessandria lo hanno sorpreso ad irrigare i filari ben nascosti dalla vegetazione. Ma a Marino, alle porte di Roma, c'erano narcos fai da te anche ai confini delle vigne un tempo celebrate negli stornelli. E se nelle campagne il controllo dei carabinieri sul territorio porta a scoprire coltivazioni di medie o grandi proporzioni, non si contano gli interventi della Polizia nei centri urbani, dove studenti, spacciatori o insospettabili professionisti arrivano ad installare nell'armadio di casa una minuscola serra: dall'esterno sembra un porta abiti, invece racchiude la pianta, il terriccio e la lampada termica. E c'è persino chi trasforma la vasca da bagno in un piccolo campo con il profumo della Giamaica di Bob Marley.
Altra storia quella che si vede in Campania, dove una vera e propria guerra al narcotraffico è invece quella che sta conducendo, sui monti Lattari, il colonnello Andrea Paris, comandante del Gruppo carabinieri di Torre Annunziata. Roba da Colombia: a bordo di un elicottero il giorno di Ferragosto ha sorvolato i boschi sopra a Castellammare di Stabia, riuscendo ad individuare cinque piantagioni nascoste nell'intreccio di alberi: da terra era impossibile notarle. Come se fosse un raid nella foresta amazzonica, il giorno dopo le sue squadre e quelle del Decimo Battaglione Campania, guidate dagli esperti del Club alpino italiano, hanno marciato per chilometri, facendosi largo a colpi di machete, fino a quelle piazzole, segnalate dall'elicottero sospeso in hovering. Quindi hanno iniziato un'opera di disboscamento che è durata ore, per poi tornare a valle, con oltre duecento arbusti alti tre metri sulle spalle. Castellammare, Gragnano, Casola di Napoli e Lettere. È questo il "quadrilatero della droga", dove negli ultimi mesi le forze dell'ordine hanno sequestrato venti tonnellate di canapa indiana. "Il nostro territorio si presta molto bene alla coltivazione intensiva di cannabis sia per il clima che per la difficoltà di raggiungere le zone più impervie", spiega il colonnello Paris. Con una beffa: "Le colture avvengono su terreni del demanio, perché non sia possibile risalire ai proprietari. Ed è raro che si riesca a sorprendere chi ci lavora: si tratta certamente di contadini o pastori della zona, che conoscono bene i sentieri. Tutte le piantagioni sono poi disseminate di rudimentali sistemi di allarme, come fili rasoterra a cui vengono attaccati dei campanelli, o altri trucchi per rivelare il passaggio di estranei. La nostra convinzione è che, come con i cocaleros colombiani, chi coltiva nei territori controllati dai clan, sia al loro servizio o perlomeno agisca con l'autorizzazione delle famiglie camorriste che esigono, in cambio, una percentuale della droga o dei ricavi dello spaccio".Certamente più diretto il coinvolgimento delle cosche nelle coltivazioni siciliane e calabresi, produttrici della migliore erba italiana, ormai quasi indistinguibile da quella albanese. Nell'isola tre anni fa vennero sequestrate un milione e 400 mila piante: un record da narcostato. Sulla qualità invece l'erba tricolore deve ancora fare strada: il percorso è lungo e gli estimatori lo sanno bene, ma forse tra non molto anche l'Italia potrà partecipare alla Cannabis cup di Amsterdam, una sorta di competizione-degustazione mondiale tra le foglie più pregiate del pianeta. In Olanda la marijuana è legale; da noi no, anche se spunta ovunque.
giorgio florian l'espresso
Il social network ferma gli spot della campagna "Just Say Now" in favore della legalizzazione negli Stati Uniti. Sotto accusa l'immagine della pianta. "È una censura". Ma in molti stanno già sostituendo la loro immagine personale con le foglie di cannabis di GIULIA BELARDELLI

E' POLEMICA tra Facebook e "Just Say Now", la campagna a favore della legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti. Il social network ha prima autorizzato, poi bandito le pubblicità dell'associazione, contenenti l'immagine di una foglia di cannabis. Ora i promotori gridano alla censura e invitano tutti i loro sostenitori a mettere su Facebook la stessa profile picture: quella della foglia incriminata.Lo spot di "Just Say Now", campagna organizzata dal sito Firedoglake.com e dal network Students for Sensible Drug Policy, ha "vissuto" su Facebook per 9 giorni, dal 7 al 16 agosto, quando da Palo Alto è arrivato l'ordine di far sparire la foglia. A spiegare le ragioni di questa decisione alla rivista Wired è stato Andrew Noyes, un portavoce di Facebook: "Il logo in questione non era più accettabile come pubblicità sul sito. L'immagine di una foglia di marijuana rientra tra i prodotti per il fumo e quindi non è permessa sotto le nostre politiche".Immediata la reazione dei promotori di "Just Say Now". "Si tratta di una censura a tutti gli effetti: non stiamo cercando di vendere droga alla gente. In ballo c'è una questione politica", ha commentato Jane Hamsher, cofondatrice del blog Firedoglake.com. La proposta di legalizzare alcune attività legate alla marijuana (la cosiddetta Proposition 19) è infatti uno dei temi caldi delle votazioni del 2 novembre in California. Lo spot originale era intitolato "End the war on marijuana" ("metti fine alla guerra contro la marijuana") ed esortava i cittadini a firmare un appello rivolto direttamente al presidente Barack Obama a sostegno del diritto di ogni singolo Stato a decidere in merito alla legalizzazione.A far innervosire i sostenitori della campagna è stato soprattutto il passo indietro fatto da Palo Alto. "Prima di censurarci, lo spot è apparso 38 milioni di volte", ha aggiunto Hamsher. Poi, di colpo, "la censura". La mossa non è piaciuta neanche a molte associazioni studentesche, che si dicono tradite da un social network che è diventato grande proprio grazie a loro, i college students. "La nostra generazione ha fatto il successo di Facebook perché era una comunità in cui potevamo essere liberi e discutere di argomenti delicati come le politiche di legalizzazione. Se a Facebook continuano con queste misure censorie non dovranno aspettare fino al giorno delle elezioni per essere giudicati obsoleti", tuonano dalla Young Americans for Freedom.Secondo alcuni giornali americani, le risposte da Palo Alto sono state frammentarie e un po' deboli. Un'altra portavoce di Facebook, Annie Ta, ha commentato dicendo che "Just Say Now" può continuare a mettere le proprie pubblicità sul sito, a patto di rimuovere la foglia. D'altro canto, sono diverse le associazioni in favore del Regulate, Control and Tax Cannabis Act che hanno scelto di non utilizzare l'immagine della pianta proprio per non promuovere concetti sbagliati sulla legalizzazione, che nei fatti è tutt'altro che un far-west della droga (si tratta dell'uso regolato di marijuana e dell'organizzazione di un sistema statale di tariffe e imposte).A "Just Say Now", però, non ci stanno e paragonano il blocco all'immagine al divieto di mostrare la faccia di un candidato in uno spot politico. "E' come se ci avessero impedito di mostrare il volto del nostro uomo", ha chiosato Michael Whitney di Firedoglake.com. "Dal punto di vista della comunicazione politica, è un disastro". I più critici, poi, non mancano di notare che nella pagina online dedicata alle sue advertising guidelines (le linee guida sulla pubblicità) non compare mai il riferimento ai prodotti legati al fumo, e che la foglia di cannabis compare in moltissime altre pagine, sebbene non si tratti di materiale pubblicitario.A mettere una pezza ci ha provato un'altra volta Annie Ta, in una successiva dichiarazione rilasciata al Los Angeles Times: "Le nostre politiche proibiscono la promozione pagata di contenuti illegali. La legge vieta gli spot sul tabacco. Non dice niente di specifico sull'armamentario legato alla droga, ma indica che gli spot non possono contenere o promuovere contenuti illegali o attività illecite". Una questione non solo di forma, ma anche di sostanza, insomma. Non la pensano così le 700 persone che hanno già condiviso la petizione di "Just Say Now" contro la censura di Facebook e in queste ore stanno sostituendo la loro immagine personale con quella della foglia. Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, il profilo dei cittadini a favore della legalizzazione corrisponde al tipico utente di Facebook: non a caso le proteste più forti arrivano proprio dagli studenti, che accusano uno dei cofondatori, Dustin Moskovitz, di incoerenza. Secondo un report finanziario dell'associazione Proposition 19, infatti, Moskovitz sarebbe uno dei donatori d'eccellenza a favore della causa, con un contributo di almeno 20 mila dollari.
di Filippo Brunamonti, repubblica.it Una madre americana senza marito, senza soldi, e con due pargoli a carico. Per arrivare a fine mese decide di darsi al business della droga spacciando erba. Una commedia nera tra l'anarchico e il varietà del sabato sera che negli States è già giunta alla sesta stagione. Scorpiamola insieme / LE IMMAGINI
Non si presenta radicale come Trainspotting, ma grazie a quel tocco "free-thinking" - tra l'anarchico e il varietà da sabato sera - Weeds è una delle commedie nere più riuscite dell'anno. Ambientata in una varicosa California, la serie tv ideata nel 2005 da Jenji Kohan, e giunta ormai alla stagione numero 6, mantiene nel tempo il riscaldamento interno di un lungometraggio satirico e barbuto. Weeds racconta di una madre di Agrestic senza marito, senza soldi, e con due pargoli a carico. Con l’oltranzismo della vita non si scherza, così Nancy Botwin (impersonata dall'attrice Mary Louise Parker)comincia a spacciare cannabis nel quartiere in cui vive. Quello che, all'inizio, sembra un esperimento suburbano, per Nancy e la sua famiglia si rivela presto una questione di vita. Complice anche il successo del fumo: clientela a fiotti, leggi morali nel cassetto e controrivoluzioni in slow motion. I rifornimenti di Nancy sono attribuiti alla non convenzionale famiglia afro-americana che abita a pochi passi dalla protagonista. "Non puoi sfuggire all'orso", recita il titolo del primo episodio della prima stagione. Profetico, pensando che, proprio in questi giorni, a guardia di due piantagioni di marijuna trovate dalla polizia al confine con gli Stati Uniti, c'erano ben 13 orsi bruni. 2.300 piante di cannabis fanno una notizia, oppure un fortunato serial televisivo. In America, dove a differenza del nostro Paese la serie gode di grande visibilità ed è trasmessa in prima serata, Weeds ha conquistato una setta di adepti fuori dal comune. C'è chi parteggia per il sogno di Nancy di mantenere un modello di vita borghese, chi invece riconosce la schizofrenia occidentale del motto "dietro la normalità, una vita bizzarra". La sesta serie, in onda su Showtime dal 16 agosto, scava nei rapporti di coppia e nelle dinamiche sessuali. Sesso e droga, si sa, sono gli atomi del bicchierino sbanca-ascolti. E c'è chi giura che per ibernare il successo della serie, gli autori siano capaci di qualunque cosa.