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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa, Articolo

Contenuto Redazionale Il consumo di cannabis. La ricerca scientifica, le pratiche sociali, le legislazioni.

settembre 27 @ 15:30 - 18:30

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Il consumo di cannabis

La ricerca scientifica, le pratiche sociali, le legislazioni

Giovedì 27 settembre, 15.30-18.30
SCIFOPSI, via Laura 48 Firenze – Aula Magna

Intervengono

Stefano Bertoletti, Forum Droghe/CAT

Leopoldo Grosso, Gruppo Abele

Patrizia Meringolo, Dipartimento Scienze della Formazione e Psicologia, UniFI

Mafalda Pardal, Università di Ghent (B)

Grazia Zuffa, la Società della Ragione

Coordina Susanna Ronconi, Forum Droghe – Progetto NAHRPP

Promosso da Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze e da Forum Droghe nell’ambito del progetto europeo NAHRPP – New Approaches in Harm Reduction Policies and Practices co-finanziato dall’Unione Europea

Info: segreteria@forumdroghe.it – www.fuoriluogo.it

L' "erba della morte", il convegno leghista sulla cannabis fa discutere

 L'evento a Piacenza in scia alla "tolleranza zero" annunciata dal neoministro Fontana fa infuriare gli operatori delle dipendenze: "Così sulla tutela della salute vince la demagogia"

 di VALENTINA AVON Repubblica,it

Consumo e spaccio di droghe sono regolati dal Testo unico, che risale al 1990, noto anche come legge Russo Iervolino, dal cognome dell'allora ministra democristiana agli Affari sociali che la firmò con il collega alla Giustizia Vassalli. Nel 2006 arrivò la Fini-Giovanardi, che equiparava droghe leggere e pesanti, ma è stata abrogata nel 2014 da una sentenza della Corte costituzionale. Il vuoto giudiziario, da allora, fa il paio con quello politico. Ora il dibattito sembra nuovamente vivacizzarsi, con dichiarazioni di ministri  e ripresa dei convegni, come quello del prossimo 24 luglio a Piacenza che fa discutere in questi giorni.

Il neoministro della Famiglia Lorenzo Fontana ha ripreso in mano il Dipartimento nazionale antidroga, annunciandolo lui stesso prima dell'ufficialità della nomina, proprio dalle pagine del sito del Dpa, e ha anticipato la sua linea: tolleranza zero. Del Dpa, nato per decreto nel 2008, fu responsabile per anni il sottosegretario Giovanardi. Finito il suo regno è stato smantellato, la delega è rimasta per lo più nelle mani del presidente del Consiglio di turno e di politiche sulle droghe si è parlato molto poco. 

La ripresa del dibattito porta ora il titolo del convegno piacentino di martedì prossimo: "L'erba della morte". Il tema è la cannabis, i relatori sono assessori locali, un paio di senatori, quattro parlamentari e la mamma di un ragazzo drogato. I promotori sono Luca Zandonella, assessore leghista con deleghe a Sicurezza, Politiche giovanili, Identità e tradizioni e Partecipazione, e Massimo Polledri: neuropsichiatra infantile, già senatore della Lega che però lo ha espulso nel 2015, perché alla Zanzara disse:continua a leggere su  www.repubblica.it/cronaca/2018/07/19/news/cannabis_erba_della_morte_

Il Consiglio Superiore di Sanità dice no alla vendita della cannabis light

 repubblica.it www.repubblica.it/cronaca/

Il Css raccomanda "che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione" le misure per bloccare gli spinelli leggeri. "Non si può escludere la pericolosità del Thc anche a basse concentrazioni in alcuni soggetti".

ROMA - Il Consiglio Superiore di Sanità (Css) ha detto no alla vendita di cannabis light per un principio di precauzione e di tutela di consumatori inconsapevoli. In pratica, la posizione del Css è che gli effetti del Thc anche a bassa concentrazione su alcuni soggetti come anziani, madri in allattamento o persone con patologie particolari siano ancora poco studiati. Dopo il parere del Css adesso la decisione di vietare la vendita spetta al Ministero.

In un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute l'organo consultivo raccomanda "che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti". Un parere che avrà effetti su un mercato in pieno boom, visto che la cannabis light ha fattoaprire centinaia di punti vendita in tutta Italia.

Il Css ha risposto a due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana e se possano essere messi in commercio, ed eventualmente a quali condizioni. Riguardo alla prima domanda, il Consiglio "ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', non può essere esclusa".

In particolare, l'organo consultivo ritiene che: "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (sono di 0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine".

Il Css sottolinea che degli effetti di tali sostanze su alcuni soggetti si sappia ancora troppo poco perché "non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come 'sicura' e 'priva di effetti collaterali' si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)".

Quanto al secondo quesito posto dal segretariato generale del ministero della Salute, il Css ritiene che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale" previste dalla legge 242/2016 - quella che ha 'aperto' al commercio, oggi fiorente, della cannabis light - "non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione".

Sulla base delle opinioni espresse dal Css il ministero della Salute ha anche richiesto un parere all'Avvocatura dello Stato, che non sarebbe ancora arrivato.

E sulla vicenda si apre subito la polemica. Se per il farmacologo Silvio Garattini, direttore scientifico dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, "la cannabis light è droga a tutti gli effetti e bisogna togliere dalla testa della gente termine leggera. I  potenziali rischi per la salute esistono soprattutto per i giovani. Realizzare questi cannabis shop ha dato l'impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento - aggiunge - ci sono i controlli, ma si possono pur sempre eludere e si rischia che diventi un modo per acquistare cannabis anche per scopi da quelli per cui i negozianti dicono di venderla".
Di diverso parere  Benedetto Della Vedova, presidente di Forza Europa e promotore nella scorsa legislatura della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis: "Immagino che Salvini si butterà a pesce sul parere del Consiglio Superiore di Sanità e farà chiudere negozi e coltivazioni: finirà che avremo un mercato nero e criminale anche per la cannabis light". Mentre il Canada legalizza la marijuana per sottrarre profitti alle mafie e contrastarne l'uso da parte dei minori, temo che la direzione di marcia di questo governo sarà la proibizione, nonostante nella passata legislatura ci sia stata l'adesione quasi totale dei gruppi del M5S alla proposta di legge Cannabis Legale".

In Italia nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4000 stimati per il 2018 nelle campagne. Lo segnala Coldiretti. "Ora occorre fare chiarezza per tutelare i cittadini e le centinaia di aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli V.G. Sicilia e Sardegna con il moltiplicarsi di esperienze innovative". Per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima un giro d'affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro alimentato - ricorda Coldiretti - dall'approvazione della legge numero 242 del 2 dicembre 2016 recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa" che ha disciplinato il settore. Con la nuova norma non è, infatti, più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l'obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate.
Secondo la norma approvata la percentuale di Thc nelle piante analizzate può inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l'agricoltore. "Al momento risulta consentita - precisa la Coldiretti - solo la coltivazione delle varietà ammesse, l'uso industriale della biomassa, nonchè la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati oltre ai semi anche le altre componenti vegetali nel rispetto della disciplina di settore. 

Un precedente parere dell'istituto Superiore di Sanità (12/12/07 n. 18652) aveva formulato precise indicazioni sulle quantità massime ammissibili di THC per alcune categorie di alimenti prendendo a riferimento il valore medio di 1,5 mcg/Kg di peso corporeo-die al giorno come quantità tollerabile di assunzione giornaliera e se si considera un individuo di 68 Kg/peso di riferimento la quantità massima di assunzione giornaliera corrisponde a 102 mcg. Per quanto riguarda il divieto di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare Coldiretti esprime, tuttavia, l'esigenza che sia fatta chiarezza sulla posizione dell'amministrazione tenuto conto dei chiarimenti contenuti nella recente circolare del 22 maggio 2018 del Ministero delle Politiche Agricole che, diversamente, ammette nell'ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo l'utilizzo delle stesse infiorescenze. Le ragioni di chiarezza sono d'altra parte imposte dal richiamato successo che i prodotti a base di canapa hanno sul mercato europeo e molti Stati tra cui la Germania hanno già legiferato in modo dettagliato fissando il limite di sicurezza per il THC negli alimenti sicchè in base alla libera circolazione sarebbe penalizzante per gli operatori nazionali veder circolare prodotti ottenuti in altri paesi mentre in Italia valgono norme più restrittive".

La canapa è una coltivazione che fino agli anni '40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore al mondo (dietro soltanto all'Unione Sovietica). Il declino - continua la Coldiretti - è arrivato per la progressiva industrializzazione e l'avvento del "boom economico" che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta. ll Governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata "Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti" (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui - conclude la Coldiretti - la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la "legge Cossiga" contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.

 

La marijuana light ora è davvero legale: produzione e commercio riconosciuti dal Governo

REPUBBLICA www.repubblica.it/cronaca/2018/05/23/news/erba_light_legale-197194816/

 Il ministero dell'Agricoltura con una circolare precisa le regole del mercato delle infiorescenze. E chi è nel business festeggia

 

   di GIACOMO TALIGNAN. DOPO un anno dal lancio della cannabis light questa è la nostra grande vittoria. Adesso tutti i lavoratori e i coltivatori potranno festeggiare: la produzione e il  commercio delle infiorescenze è stato finalmente riconosciuto anche dal ministero". Festeggia Luca Marola, ideatore e fondatore di Easy Joint, fra i primi esempi di cannabis light - la marijuana "legale" in commercio con un limite di Thc inferiore allo 0,2% - che nell'ultimo anno ha rivoluzionato il mercato. 

 

  La notizia arriva direttamente dal ministero dell'Agricoltura, il Mipaaf, che con una circolare - dopo un anno di richieste incessanti da parte dei coltivatori e i lavoratori dell'indotto - si è espressa sulle regole della legge in vigore dal gennaio 2017: produrre e vendere l'erba legale è possibile, senza più dubbi per le migliaia di italiani che negli ultimi mesi hanno investito in questo business con non poche incertezze.

 

  LEGGI ANCHE IL BOOM DELLA MARIJUANA LEGALE 

 

  "La coltivazione della canapa - si legge nella circolare ministeriale - è consentita senza necessità di autorizzazione, che viene richiesta invece se la pianta ha un tasso THC di oltre lo 0,2% come previsto da regolamento europeo. Qualora la percentuale risulti superiore ma entro il limite dello 0,6% l'agricoltore non ha alcuna responsabilità; in caso venga accertato un tasso superiore allo  0,6% l'autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa". 

 

  L'ultimo paragrafo della circolare ribadisce inoltre alcuni punti su cui produttori e coltivatori spingono da tempo: impedisce ad esempio le importazioni che non rientrano nel catalogo europeo, mettendo un freno dunque a ibridi, incroci ed erbe svizzere.  Inoltre, ricorda Marola, "per la prima volta la parola infiorescenze viene inserita in un testo di diritto, riconoscendone così il valore. Adesso tutti i soggetti che hanno investito in questo business sanno di agire legalmente, senza più ombre. E' un passo importantissimo. Il prossimo? Riprendere in mano la lotta antiproibizionista". A raccontare il perché della circolare Mipaaf è poi lo stesso vice ministro Andrea Olivero: "Si tratta di un provvedimento necessario per chiarire i possibili usi della canapa coltivata nell'ambito del florovivaismo in modo da attuare pienamente una buona legge e precisarne il suo campo di applicazione. In questo modo agevoliamo anche l'attività di controllo e repressione da parte degli organi preposti".  La circolare individua inoltre regole precise e paletti da rispettare per i vari  settori produttivi dove la cannabis può essere impiegata, ovvero quelli che vanno dall'alimentazione alla cosmesi, dall'industria e artigianato al settore energetico e alle attività didattiche e di ricerca industriale. 

 

  I DATI DEL SETTORE

 

  Quello della  "New Canapa Economy" è un settore che nell'ultimo anno ha avuto un boom enorme: si è passati dai 400 ettari di terreno coltivati del 2013 ai quasi 4mila stimati per il 2018. Per la Coldiretti "sono centinaia le nuove aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa" in tutti i campi. Il giro d'affari della "marijuana legale"  ha un potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro.

 

  Nel primo anno dal lancio attività come Easy Joint che presentarono l'erba "con CBD ma poco THC" lo scorso anno alla fiera di Bologna (di cui l'ultima edizione si è appena conclusa), hanno fatturato "circa 2 milioni di euro" dice il suo ideatore.

 

 

La scienza conferma: dove la cannabis è legale il consumo di alcol diminuisce in modo drastico

Negli stati americani dove la cannabis è legale, anche solo a uso terapeutico, il consumo di alcolici è calato in percentuali comprese tra il 13,8 e il 16,2%. Questo il risultato di una ricercacondotta dell’Università del Connecticut e dalla Andrew Young School of Policy Studies ad Atlanta.

I due enti di ricerca hanno monitorato le vendite di prodotti alcolici nell’arco di 10 anni (tra il 2006 e il 2015) in oltre 2000 contee Usa dove la cannabis è legale a scopo terapeutico, verificando che ovunque le vendite di alcolici sono drasticamente diminuite.

Un risultato che conferma empiricamente ciò che molte ricerche ipotizzano da tempo: la cannabis va considerata un ottimo rimedio contro la dipendenza da alcol, una piaga che ogni anni provoca oltre tre milioni di morti nel mondo.

Già nel 2014 un’approfondita ricerca condotta dall’Alcohol Research Group della California aveva analizzato la cannabis come potenziale sostitutivo dell’alcol in base alla soddisfazione dei 7 parametri che la letteratura medica richiede siano assolti dalle sostanze terapeutiche contro le dipendenze, scoprendo che la cannabis ne soddisfa 6 su 7 e quindi va ritenuto un sostitutivo molto efficace.

Anche perché attualmente di terapie veramente efficaci e soddisfacenti contro l’alcolismo non ce ne sono. Sino ad oggi i farmaci considerati più promettenti nella realizzazione di una terapia sostitutiva dell’alcolismo sono il benzodiazepine e gli agonisti GABAergici, tuttavia entrambi mostrano alcune problematiche: e benzodiazepine sono in grado di prolungare il rischio di ricaduta, mentre gli agonisti GABAergici come il Baclofen, se da una lato riducono l’abuso di alcol e migliorano le funzioni epatiche, dall’altro aumentano la sonnolenza alcol-correlata e possono condizionare gravemente le capacità funzionali dell’individuo.

Ora questa ricerca conferma: la cannabis merita di essere studiata ed applicata veramente, quanto meno a livello sperimentale, in quanto potrebbe rivelarsi la miglior medicina contro la dipendenza da alcol.

 

Fonte: http://www.dolcevitaonline.it/la-scienza-conferma-dove-la-cannabis-e-legale-il-consumo-di-alcol-diminuisce-in-modo-drastico/

La California rivoluziona il mercato della marijuana. Da lunedì vendita libera. I piccoli produttori temono il crollo dei prezzi

 Dal primo gennaio la vendita della marijuana ricreativa diventa legale in California. Uno potrebbe commentare: e allora? Non era così già dai tempi della Summer of Love? La risposta è no, e le conseguenze promettono di essere rivoluzionarie, come sempre accade quando la Golden Coast anticipa o rilancia le tendenze. 


Paolo Mastrolilli LA STAMPA http://bit.ly/2Ed4AV8
 
  Oltre alla California, negli Usa la marijuana a scopi ricreativi è legale nel District of Columbia e in sette Stati, cioè Colorado, Oregon, Nevada, Alaska, Washington, Maine e Massachusetts. 

  Gli ultimi due, però, non hanno ancora un mercato per venderla. A livello federale, invece, «l’erba» resta vietata ovunque. Ciò crea un terreno di scontro politico e legale tra l’amministrazione Trump e i singoli Stati, soprattutto ora che scende in campo il più ricco di tutti, già leader della «resistenza» su vari fronti, dall’immigrazione ai cambiamenti climatici. Il governo finora non ha preso iniziative contro i legalizzatori, ma il ministro della Giustizia Sessions ha chiarito la sua opposizione: «Gli Stati possono approvare quello che vogliono, ma io non credo all’uso medico della marijuana, e continuo a non vedere l’utilità di poterla comprare in ogni negozio di alimentari all’angolo della strada». 

 I repubblicani sono contrari per principio, ma lo scontro non è solo morale. Il dibattito è acceso anche sugli effetti per la salute, nonostante non ci siano studi definitivi sul ruolo dell’erba come porta verso le droghe più pesanti, come l’eroina, che sta facendo strage soprattutto tra i bianchi della classe media e bassa americana che hanno votato Trump in massa.  

  Lo scontro tra liberal e conservatori su questo punto è profondo e annoso. George Soros, grande finanziatore dei democratici, è da sempre un sostenitore della legalizzazione come strumento per togliere il mercato ai trafficanti. Se ciò non bastasse a rendere sospettosi i repubblicani, c’è da aggiungere che i miliardari della liberal Silicon Valley si sono schierati a favore della Proposition 64, ossia il referendum che ha dato via libera all’erba ricreativa. Sean Parker, cofondatore di Napster ed ex presidente di Facebook, ha donato oltre un milione di dollari per far passare il provvedimento, mentre a San Francisco sono già apparsi i cartelloni pubblicitari che dicono «Hello marijuana, goodbye anxiety». Sembra l’ultimo capitolo del libro sulla guerra culturale tra conservatori e liberal.  

  I problemi riguardano anche l’economia. Secondo le analisi di GreenWave Advisors, il mercato nero dell’erba che esiste da decenni vale 13,5 miliardi di dollari, mentre quello legale nascente appena 5,1. ArcView prevede che nel 2021 i ricavi leciti saliranno a 21,6 miliardi, ma nel frattempo l’industria verrà rivoluzionata. I prezzi ora stanno scendendo per una ragione ovvia: se per coltivare e vendere la marijuana rischi la galera, pretendi un ritorno che valga la pena. Se la produzione diventa legale e industriale, l’offerta sale e il costo scende. I fratelli Winklevos, quelli di bitcoin e della causa a Zuckerberg per l’idea di Facebook, hanno investito milioni nella start up Eaze, che punta a diventare l’Uber dell’erba, consegnandola a domicilio come FreshDirect fa con l’insalata. Questa nuova corsa all’oro verde sta producendo almeno due effetti. Primo, espone al rischio di fallimento le compagnie pioniere della distribuzione come Green Cross, e tutti i venditori della marijuana a scopi medici, che in California è legale dal 1996, quando gli elettori approvarono la Proposition 215 da cui nacque il Compassionate Use Act.  

  Secondo, i puristi temono un calo della qualità, come sempre accade quando la produzione diventa di massa. Oggi chi coltiva l’erba deve guardarsi le spalle, limitare e selezionare i terreni utilizzati, e garantire il livello del prodotto per invogliare i clienti a tornare. La produzione legale su vasta scala porterà controlli e regole che daranno sicurezza ai consumatori, ma nello stesso tempo potrebbe rendere più dozzinale il risultato, e condannare alla scomparsa i piccoli coltivatori e venditori, creando una grande industria come quella del tabacco.  

  Alcuni propongono che vengano create regioni e marchi doc, come per il vino. Il governo di Sacramento già conta di ricevere dalle tasse sulle vendite introiti fra 300 e 500 milioni di dollari, solo nel primo anno, ma ciò potrebbe favorire la sopravvivenza del mercato nero. Chi è stato condannato per lo spaccio invece festeggia, perché il suo reato sparirà dalla fedina penale. Una cosa è certa: con l’arrivo della California sul mercato, nulla sarà più come prima. 

A scuola di cannabis: ora come coltivarla lo insegnano i prof Docenti da Napoli e Sorbona per un corso sul business. della canapa “light”. Sfruttando i vuoti della nostra legge

Alla scuola dei sogni, il futuro è la cannabis light. Ci crede il barista con la passione per la chimica, l’avvocato di Napoli che pensa di aprire uno studio legale specializzato, chi vuole fare un investimento per la pensione e il quarantenne in crisi con il lavoro.
bit.ly/2hybEkZ
Sono i pionieri della rischiosa corsa all’oro “verde” innescata dal successo in Italia della cannabis light, una variante di canapa che vanta una concentrazione irrisoria del principio attivo della marijuana, il Thc: oltre sessanta volte in meno rispetto alle varietà olandesi o americane. Ha lo stesso aspetto, e un aroma identico, alla sua controparte ma non “stona” come l’erba vera e propria o i preparati a base di marijuana per uso medicinale che in Italia possono essere prescritti dal medico per le terapie antidolore. Il segreto del successo della cannabis light è la grande percentuale di cannabinoidi, sostanze presenti nei fiori che dovrebbero indurre, in chi li fuma, un relax sobrio ma piacevole.

Ora dai banchi di vendita dei negozi specializzati, l’erba legale sale in cattedra con i corsi della Cannabis Business School, la prima scuola tutta italiana dedicata a chi non vuole farsi sfuggire questa nuova opportunità green. «È un settore molto delicato ed è necessario ci siano persone con competenze di diverso genere, dagli aspetti normativi alle nuove tecnologie di coltivazione» spiega Luca Marola, uno dei fondatori della scuola che sarà presentata domenica pomeriggio al Salone internazionale della canapa a Milano.

La scuola vanta 34 docenti che esprimono il meglio della weed economy italiana e si propone come incubatore di nuove professionalità dedicate alla cannabis. Le lezioni saranno tenute da accademici dell’Università di Napoli e della Sorbona di Parigi, esperti del Marijuana Policy Group del Colorado, consulenti legali e agricoltori che operano già in questo settore.

Il piano didattico prevede 40 ore di corso in cui si affronteranno tutti i nodi della cannabis legale: dalle proprietà terapeutiche ai sistemi di coltivazione, fino alla legislazione italiana e il caso della liberalizzazione negli Stati Uniti.

I corsi saranno itineranti: all’inizio del nuovo anno i primi cannabis light camp sono previsti a Torino, Milano, Roma, Bologna e Napoli. Per il momento ci sono già circa 300 persone interessate: avvocati, agricoltori, imprenditori. A breve sarà possibile iscriversi sul sito della scuola (www.cannabischool.it). Per ottenere il diploma in cannabis legale bisognerà affrontare il corso, che costa 700 euro, e superare anche un test finale. Con l’attestato in mano, la scuola offre ai propri studenti un programma di inserimento nelle principali aziende italiane del settore della canapa.

La qualità più pregiata di cannabis legale del nostro Paese è la Carmagnola: originaria del nord Italia, è
 
anche la più antica canapa europea da cui discendono tutte le altre varietà europee (in tutto sono 52). In passato da questa pianta, celebre per la sua robustezza, si ottenevano fibre così resistenti da essere il tessuto privilegiato per confezionare le corde delle grandi navi.

PARADISI ARTIFICIALI – DAI SACERDOTI INDIANI AGLI HIPPY, LA LUNGA MARCIA DELLA CANAPA

 

 


 



L'USO DEI DERIVATI DALLA PIANTA, SOPRATTUTTO HASHISH E MARIJUANA, INIZIA MIGLIAIA DI ANNI FA IN CAMPO MEDICO, TESSILE MA È DA BAUDELAIRE IN POI CHE DIVENTA FONTE DI PIACERE 

 Marco Belpoliti per la Repubblica

«Caro Théophile, si prende dell' hashish da me lunedì prossimo 3 novembre sotto gli auspici di Moreau e di Albert Roche. Vuoi esserci? In questo caso vieni fra le 5 e le 6 al più tardi. Avrai la tua parte di un modesto pranzo e aspetterai le allucinazioni».

 

Così scrive il pittore Boissard de Boisdenier allo scrittore Théophile Gauthier nel 1845. All' epoca a Parigi ci sono due circoli dediti all' hashish. Uno fa capo al medico Moreau de Tours, autore di vari scritti sugli effetti della droga; l' altro è il "Club des Hashischins", che si ritrova all' Hotel Lauzun nell' Île Saint-Louis, al centro della capitale. Vi partecipano scrittori, pittori, illustratori, musicisti; i nomi più noti sono quelli di Nerval, Baudelaire, Balzac, Daumier, Barbereau.

 

 Siamo nel momento, come scrive Alberto Castoldi (Il testo drogato, Einaudi) del passaggio dalla droga come medicamento - la cannabis è usata quale antidolorifico, calmante, anticonvulsivante - alla droga come fonte di piacere.

 

Gli artisti romantici sono tra i primi promotori di questo nuovo utilizzo in cui l' hashish svolge un ruolo fondamentale. Non a caso in un passo folgorante della Gaia scienza Nietzsche ha fissato l' idea moderna delle droghe all' interno di una «storia del sentire», scrive Elémire Zolla L' hashish proviene dalla pianta della cannabis, risultato della secrezione resinosa delle sommità fiorite, ed è uno dei tre prodotti a uso psicoattivo che ne derivano; ganja, usata per lo più in India, è invece costituita dalle sommità fiorite delle piante femmina; la marijuana - questo il suo nome in Europa e in America - comprende i prodotti dell' intera pianta. Queste sostanze sono in genere fumate, ma possono essere anche usate per produrre bevande, ad esempio il "bhang" tipico dell' India.

 

Tutto proviene da un vegetale della famiglia delle urticacee, la canapa; originaria forse dell' Himalaya settentrionale, è stata poi coltivata in Cina, in Persia, sulle rive del Mar Caspio, nel Congo, quindi in America meridionale e in Europa. Un tempo si credeva che esistesse la cannabis indica e la cannabis sativa, una canapa indiana e una europea.

 

 Nel 1753 Linneo l' aveva classificata come cannabis indica.

Oggi i botanici hanno chiarito che esiste solo una specie di canapa. Pianta dioica, per produrre semenza ha bisogno di due piante, una maschile e una femminile, che devono crescere vicine per via dell' impollinazione; ci pensa il vento, dato che nessun insetto sembra attratto da entrambe.

Quella maschile può raggiungere i due metri e viene usata per realizzare fibre tessili e olio di semi; quella femminile, più bassa, secerne dalle sommità fiorite una resina ricca di principi fisiologicamente attivi.

 

Se l' uso della pianta per la fabbricazione di tessuti è attestato dall' epoca neolitica in Cina (6.200-5.200 anni fa), quello medicinale risalirebbe al 2.700 avanti Cristo, sempre in Cina.

La parola hashish in arabo significa "erba". Possiede vari nomignoli nella versione marijuana, così come l' hashish è chiamato confidenzialmente anche marocco, libanese, nero, cioccolato, merda.

Si trova menzione del suo utilizzo antichissimo persino in un trattato cinese di botanica del XV secolo avanti Cristo, sebbene come medicinale fu poi sostituita in Cina dall' oppio. In India era usata dai sacerdoti e si pensava che derivasse dai peli della schiena di Visnù. Erodoto ne parla riferendo di cerimonie rituali presso gli il popolo orientale degli sciti.

 

Nonostante l' uso secolare, i principi attivi della cannabis sono stati identificati solo nel 1964 da un chimico israeliano, Raphael Mechoulam. Sono detti "cannabinoidi"; il più importante è il delta-9-tetraidrocannabinolo (delta- 9-THC). La differenza farmacologica tra hashish e marijuana consiste nella presenza del 14,3% del principio attivo nel primo e solo del 3,45% nella seconda.

 

Nelle Americhe la cannabis sarebbe stata portata dai colonizzatori inglesi, spagnoli e portoghesi, così come l' uso psicotropo in Brasile è il risultato della tratta degli schiavi africani. Negli Stati Uniti sono stati invece i lavoranti messicani a diffonderla: varcavano il confine con il loro sacchetto di mota.

 


CANAPA CARMAGNOLA

Nell' antichità neolitica era sicuramente utilizzata nei riti sciamanici allo scopo di sperimentare una forma d' ascensione spirituale: volare, superare le distanze, scomparire; e anche guarire: nel volo magico provocato dalla pozione di cannabis, lo sciamano ritrovava l' anima del malato che si era allontanata dal corpo e gliela restituiva. Molte delle religioni estatiche si fondano sulla cannabis, oltre che sui funghi allucinogeni. A partire dal V secolo la canapa entra nell' uso dei medici arabi. Sembra che in Europa sia arrivata attraverso i crociati di ritorno dalla Terrasanta. Ne parla persino Rabelais nel terzo libro del Pantagruel.

 

Durante tutto il Medioevo è uno strumento per i riti magici e stregoneschi.


CANAPA CAFFE' ROMA

L' uso farmacologico in Europa è quindi molto tardo, solo dopo il 1798, a seguito della spedizione di Napoleone in Egitto. Nel corso di quella campagna Napoleone ordinò con un proclama che nessuno fumasse più i fiori della canapa e mise l' interdetto anche sulle bevande consumate dai musulmani a causa del delirio violento che colpiva chi ne faceva uso. Era troppo tardi, l' hashish era già dilagato in tutta l' Africa e ben presto anche in Europa, non più come farmaco, bensì per scopi voluttuari, nonostante i divieti e la messa fuorilegge; il "Marijuana Tax Act" americano è del 1937, modello dei successivi proibizionismi.

 

Come ha scritto Giancarlo Arnao ( Erba proibita, Feltrinelli), due sono le tendenze culturali dell' uso della cannabis: un filone da lui definito «popolare-tradizionale», in cui la sostanza è «multidimensionale e multifunzionale», usata come tessuto, medicinale e nei rituali, e anche negli alimenti in quanto ingrediente; questo nei paesi orientali e asiatici, dove sarebbe propria delle classi sociali popolari. E un filone contemporaneo, con separazione netta tra l' uso industriale e quello per il consumo personale allo scopo di ottenere effetti sulla psiche con motivazioni sostanzialmente edonistiche o alla ricerca di esperienze intellettuali come l' allargamento della coscienza; questo filone è proprio dei paesi occidentali e dei giovani.

 

Questo specifico uso è stato aperto dalle opere dei romantici. Nel maggio del 1843 Baudelaire s' installa nell' Hotel Lauzun, e anni dopo, nel 1858, pubblica un ampio studio sull' hashish, De l' idéal artificiel, incluso poi in Les paradis artificiels. Da Baudelaire a Walter Benjamin, attraverso innumerevoli artisti, compresi i jazzisti di New Orleans, prima città Usa ad apprezzare la cannabis, si arriva ai giovani di San Francisco, Londra, New York, che ascoltano la musica dei Pink Floyd, dei Grateful Dead, dei Jefferson Airplane, e guardano Easy Rider ( 1969) con George-Jack Nicholson che prova per la prima volta l' erba. Arrivano gli hippy. L' erba proibita è ora fenomeno di massa.

 

Per saperne di più Giancarlo Arnao ha scritto un ampio rapporto su hashish e marijuana, Erba proibita (Feltrinelli); Guido Blumir in Marijuana (Einaudi) racconta la storia del proibizionismo; in Alberto Castoldi, Il testo drogato (Einaudi) c' è la storia dell' uso da parte degli scrittori; Ugo Leonzio, Il volo magico (Einaudi) è un classico. Da segnalare anche Giorgio Samorini, Mitologia delle piante inebrianti (Studio Tesi); e Henri Margaron, Le stagioni degli dei (Raffaello Cortina).

 

Le psicosi associate al consumo di cannabis. Parte prima: due casi clinici

 

Una serie di articoli sul tema delle psicosi associate al consumo di cannabis. Uso volutamente la dizione di “psicosi associata al consumo” e non quella di “psicosi da” perchè, come vedremo, il ruolo della cannabis è assai controverso.

Come prima provocazione voglio presentare due casi clinici, in cui ho fatto da consulente e che sono stato autorizzato a pubblicare, ovviamente modificando i nomi e poche altre informazioni non rilevanti, per rendere le persone non riconoscibili. Ogni storia è stata raccolta in tre incontri da un’ora, in cui ho cercato di mettere quanto più possibile a proprio agio la persona e dare valore a quanto affermava. L’anamnesi finale è stata condivisa, ovvero è stata restituita allo psichiatra inviante anche con la firma del paziente, che vi si riconosceva.

Entrambe queste persone avevano una diagnosi consolidata di “psicosi da cannabis“. Si tratta solo di due storie emblematiche scelte a caso, ma le altre che non vengono riportate sono assai simili e soffrono dello stesso problema.

blog.sitd.it/2017/08/01/le-psicosi-associate-al-consumo-cannabis-parte-due-casi-clinici/

Il boom della marijuana legale: "Un ordine ogni 30 secondi"

di GIACOMO TALIGNANI, Repubblica, 13 giugno 2017 

http://bit.ly/2so8rfl
 
 "Un ordine ogni 30 secondi"(ap)
 
Più che una operazione commerciale la definiscono una "missione sociale". In meno di un mese, la marijuana legale, quella che "si fuma ma non sballa", ha fatto boom. "Appena entrati in commercio avevamo un ordine ogni 30 secondi. Siamo stati costretti a chiudere la vendita online. Ci sono state resse negli shop, con anche mille persone all'ora. In un negozio abbiamo dovuto mettere le transenne. Adesso è il momento di strutturarci".

Già 20mila barattoli venduti, la cannabis "light" sta diventando un vero e proprio fenomeno di mercato. Luca Marola, fra gli ideatori di Easy Joint - l'azienda che vende l'erba Eletta Campana, varietà italiana con il THC (tetraidrocannabinolo, principio psicoattivo della marijuana) inferiore allo 0,6 per cento, il limite di legge consentito - racconta quello che è accaduto le prime ore dopo il lancio . Il boom della marijuana light legale: "Così facciamo le prove di legalizzazione"
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"Da quando abbiamo presentato il prodotto alla Fiera di Bologna l'interesse è stato altissimo. Vogliamo ricordare che questa non è la marijuana per come la si intende di solito, ma è un'erba che ha bassissimo Thc e fino al 4% di cannabidiolo (CBD), ovvero il principio contenuto nella cannabis che non ha effetti psicoattivi, ma soltanto sedativi. Così, tra curiosi, appassionati, persone che volevano provare l'erba per problemi di ansia, insonnia, dolori mestruali e altro si è sparsa la voce e sono arrivati i primi ordini. Ad oggi già 85 negozi in tutta Italia la stanno vendendo e le richieste sono così elevate che abbiamo dovuto costituire una società, assumere dei dipendenti e bloccare la vendita online perché non riuscivamo a gestirla".

L'erba "giusta" o "cannabis tecnica italiana" viene venduta in vasetti da 8-10 grammi a un prezzo di 17 euro e secondo Marola "ha un valore sociale. Il nostro è un esperimento che potrebbe aprire gli occhi: ecco come potrebbe essere la legalizzazione in Italia. Non ci importa tanto il commercio, ma far capire cosa si potrebbe fare in questo Paese, così come già avvenuto in America e molte altre zone del mondo. Ma la politica, invece di interessarsi, dorme sull'iter di legge per la legalizzazione fermo da tempo. Da Saviano al procuratore antimafia, da intellettuali a deputati ci sono state delle aperture: forse mostrando questa iniziativa anche tutti gli altri si renderanno conto che legalizzare è possibile".

Su idea della "canna light" nata in Svizzera (che però lì viene venduta nelle tabaccherie) Easy Joint sfrutta una serie di agricoltori che coltivano canapa sativa a uso industriale in varie regioni di Italia acquistandone i fiori, materiale che prima veniva "scartato e usato come fertilizzante. In questo modo diamo vigore anche alla filiera italiana". Nelle Marche i fiori - per ora così come sono, quindi carichi di semi - vengono imbarattolati "dando vita a un indotto che coinvolge aziende di barattoli, grafica per l'etichette, trasporti e altro".

Con i valori così bassi di Thc "e poche norme chiare e precise sulle infiorescenze" il prodotto può essere "legalmente venduto, per ora solo nei grow shop, negozi specializzati nel materiale legato al mondo cannabis. Presto supereremo i 100 punti vendita. Le critiche maggiori che stiamo affrontando per ora non sono di natura etica o politica ma per la presenza del seme nel prodotto: in futuro ci sarà anche una varietà sensimilla, senza semi".

Sulle droghe stiamo sbagliando tutto

 La storia del suicidio di Lavagna ci dice di nuovo che bisogna cambiare approccio e legalizzare quelle leggere, scrive Roberto Saviano

 

IlPost - Su Repubblica Roberto Saviano si è occupato del suicidio di un ragazzo a Lavagna dopo che era stato trovato in possesso di 10 grammi di hashish, e soprattutto del modo in cui in Italia viene trattato il consumo di droghe, da quelle leggere a quelle pesanti: «se ti trovano in possesso di droga, sei una merda e ti sei rovinato la vita. La tua e quella della tua famiglia. Non c’è appello. Non c’è possibilità di riscatto». Saviano stesso dice che la storia del ragazzo che si è ucciso andrebbe discussa fino a un certo punto, perché non sapremo mai tutti i motivi per cui si è ucciso e «questo non è un romanzo», ma che comunque è necessario fare una discussione seria sulla necessità di cambiare approccio legislativo sulle droghe in Italia.

 

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