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Informazioni Generali

  • Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.

Effetti

  • Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante.

Cenni Storici

  • I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C.

Approfondimenti

  •  
    La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “sospettate”, lontane dalla marginalità e dalla devianza. Essa non ha perso quindi il suo charme. Nota particolare, quella per la cocaina sembra essere essenzialmente una passione maschile, se è vero che ben il 9,9% dei 19enni maschi ne  ha fatto un utilizzo negli ultimi dodici mesi, mentre solo il 4,7% delle donne.  

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La pupa al soldo del re della coca

Da La Stampa, di Pierangelo Sapegno - 27 dicembre 2008

Miss America Latina arrestata insieme a sette gangster,

Laura sembra così bella che non perde niente neanche quando piange e mette il broncio con le manette ai polsi e gli occhi chini, sotto i flashes dei fotografi davanti a una carrellata di mitra, bombe, pistole, proiettili, tutti belli disposti in fila assieme ai due poliziotti in borghese che se la scortano così marziali, così severi. Vigilia di Natale e Messico in fiamme. Mentre infuria la guerra dei narcos - due donne mutilate nello Stato di Morelia e tredici ragazzi fucilati sul ciglio della strada a Ciudad Juarez -, la bellissima Laura Elena Zuniga Huizar, di 23 anni, da Culiacan, Miss Sinaloa, Nuestra Belleza del 2008 e Miss America Latina, da due mesi regina dei rotocalchi e delle tv, è stata arrestata a un posto di blocco al confine dello Stato di Jalisco, a Zapopan, non lontano da Guadalajara.
Assieme a lei c’erano sette uomini, tre pistole, due fucili d’assalto, due AR-15, quattro Kalashnikov, 633 cartucce, 16 telefonini cellulari e 53 mila e 300 dollari. Prima ha detto: «Stavamo andando in Bolivia e in Colombia a fare shopping». Poi ci ha ripensato: «Sono stata sequestrata. Non sapevo niente». E’ così bella anche senza trucco, con i capelli spettinati, gli occhi fissi a terra e le labbra serrate in una smorfia, che può dire pure quello che vuole. Il capo della polizia Francisco Alejandro Solorio ha detto invece che «i narcos probabilmente usavano la miss per distrarre gli agenti alla frontiera». Detto così fa un certo effetto. Però da anni in Colombia, e non solo in Messico, le donne più belle e desiderate diventano le pupe dei gangster, così patinate e così pericolose, sorrisi in bikini e bicchiere di champagne in mano. Tra i sette uomini che accompagnavano Laura Elena Zuniga c’erano un po’ di facce da manifesti «wanted» e uno dei capi del cartello di Juarez. Lei, l’hanno portata a Guadalajara e l’hanno fatta sfilare come a un concorso di bellezza, sotto gli stemmi della Policia, davanti a un tavolo coperto da un panno verde e riempito di tutte le cartucce e di tutte le armi che erano assieme a lei sui due furgoni fermati alla frontiera.
E’ finita in fretta sulle prime pagine di tutti i giornali messicani. Ed è stata subito abbandonata dagli organizzatori dei due concorsi che aveva appena vinto (l’ultimo, a Santa Cruz, in Bolivia il 30 ottobre, titolo di Reina Hispanoamericana). Laura Elena è ormai a tutti gli effetti la pupa dei gangster. Hanno già annunciato che le toglieranno le corone e le chiederanno addirittura «i danni morali». Nuestra Belleza l’ha presa in lacrime. Quando aveva vinto l’ultima volta, aveva stretto il microfono e aveva fatto tutto un discorso sull’emancipazione della donna, sull’impegno suo per valorizzarne «il ruolo nella società». Vedi la sfiga. Avrebbe dovuto pure partecipare a Miss International, in rappresentanza del Messico.
Da Culiacan, dove è nata, terra di narcos e di banditi, è finita nel carcere di Guadalajara passando invano tra corone e promesse. Ma il suo Stato, Sinaloa, è sede anche di uno dei più spietati cartelli della cocaina, quasi che non ci fosse speranza nel suo destino, che nasciamo tutti con un cammino tracciato. E poi questo è il Natale del Messico, tre teste decapitate a Guerrero ritrovate due settimane fa e nell’ultimo weekend quei tredici ragazzi abbandonati sul ciglio di una stradina a dorso di mulo alle porte di Ciudad Juarez, in un campo di erba brulla e qualche ulivo lontano all’orizzonte: li avevano fatti scendere da un camion già legati, li avevano fatti inginocchiare e poi li avevano crivellati di colpi. Il giorno dopo, mentre i giornali urlavano lacrime e scandalo, la guerra dei narcos aveva lasciato per terra altri undici corpi decapitati (otto dei quali militari) nello Stato di Guerrero.
La vigilia di Natale, ai funerali, Enrique Garrido Abreu Alonso aveva urlato «codardi» agli assassini giurando sui feretri delle vittime che la vendetta dell’esercito non avrebbe tardato ad arrivare. Ieri, però, sono arrivate altre due teste, a Escobedo, in Nuevo Leon. In questo clima di agghiacciante surrealtà, tra decapitazioni collettive, massacri indiscriminati tra la folla (due granate tirate in mezzo alla Festa dell’indipendenza a Murelia) e l’uccisione senza senso del giornalista José Armando Rodriguez Carréon, che faceva la cronaca nera per «El Diario» di Ciudad Juarez e che hanno ammazzato come un cane mentre portava sua figlia Ximena a scuola, la storia di Laura Zuniga ha quasi il sapore del gossip, senza sangue e con meno orrore. Che ci volete fare: per Natale ci sono i prezzi che vanno alle stelle, con aumenti dal 22 al 90 per cento, ma le code per i regali sono finite in risse, a Tampico. E gli articoli più venduti erano le tv al plasma e le polizze di assicurazioni. Messico e nuvole, e non c’è molto altro da capire.

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Cocaina

Droga: anche le api 'sniffano' cocaina, le fa danzare

A basse dosi la cocaina accende nell'uomo i centri della ricompensa, mentre a dosaggi più alti può essere letale. Ma questo potente composto non nasce per stringere gli esseri umani nella rete della dipendenza, quanto per proteggere le piante di coca dagli insetti. Proprio nella sua letale azione di neurotossina va cercata l'origine evolutiva della sua sintesi da parte della pianta, e per questo si credeva che le api fossero 'immuni' al piacere indotto dalla coca. Invece, Andrew Barron della Macquarie University di Sidney (Australia) e Gene Robinson dell'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign (Usa) hanno scoperto che la polvere bianca ha effetto anche sulle api, insetti in cui è potente il circuito della ricompensa. E addirittura, alle giuste dosi, le fa 'ballare' proprio come accade quando si trovano davanti a polline di qualità sopraffina. Non solo: se manca, gli insetti 'drogati' vanno in crisi.

I ricercatori hanno ideato alcuni esperimenti per testare le reazioni delle api a varie dosi di cocaina, come si legge sul 'Journal of Experimental Biology'. Gli studiosi hanno addestrato gli insetti di un alveare vicino Canberra a visitare alcuni punti di rifornimento in cui potevano trovare una soluzione zuccherina, la cui concentrazione poteva variare. Poi gli scienziati hanno messo delicatamente una mini-goccia con soluzione alla cocaina sul dorso degli animali. Così hanno visto che, trattate con basse dosi di coca, le api esploratrici tornate all'alveare danzavano con entusiasmo, proprio come se la soluzione zuccherina trovata fosse di una qualità ben migliore di quella reale. Insomma, la 'neve' sembra accendere i centri della ricompensa degli insetti.

Ma gli studiosi a questo punto si sono chiesti se la loro risposta alla droga fosse simile a quella umana. Così i ricercatori hanno monitorato i movimenti delle 'api-cavie', scoprendo che anche dopo la dose di coca non risultavano alterati. Poi hanno offerto agli insetti polline al posto di zucchero, scoprendo questa volta che anche quello di scarsa qualità provocava entusiastiche reazioni nelle api 'drogate'. Quindi gli studiosi hanno indagato sull'effetto-dipendenza. E hanno osservato che bastava sospendere la dose quotidiana, anche solo dopo pochi giorni di prova, per portare gli insetti all'astinenza, provocando difficoltà di concentrazione e impedendo loro di svolgere compiti semplici.

'Imprese' che le api normali e quelle sotto coca riuscivano altrimenti a compiere con tranquillità. Insomma, visto l'effetto inatteso della polvere bianca su questi insetti, ora i ricercatori si chiedono se la diffusione della droga nella popolazione di api possa avere un effetto disgregante per la loro società così ben regolata. Un po' come accade nell'uomo.

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Cocaina

Parma allarme cocaina


 

Una città dal viso pulito e dal battito accelerato. Cocaina e bella vita. Astinenza e carcere. Parabola discendente di un Guru della moda. E di altri 184 detenuti che hanno deciso di dichiararsi tossicodipendenti. Che sotto i riflettori non ci sono mai stati e forse non ci finiranno mai, che non hanno jet privati e saune da 150mila euro, ma che comunque hanno fatto "la bella vita". Fino a quando se la sono potuti permettere, fino a quando i soldi per comprarsi il cielo con la chimica li hanno trovati, fino a quando tutto non è finito con un paio di manette e l'ingresso in via Burla, dove le maschere cadono e i vizi si ammettono.

Seimila i consumatori che, secondo i parametri dell'osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, a Parma usano cocaina: studenti, operai e professionisti. Quei bravi ragazzi di via Farini che bevono tanto e fuggono la noia stendendo una riga nei bagni di pub e discoteche. Il sabato sera e poi tutti i giorni. Per divertirsi, lavorare e alla fine anche per vivere. Gli operatori hanno paura: il primo tiro a 14 anni, tossici ancora bambini come i 90 che hanno chiesto aiuto a Mondo Teen, un servizio creato per i minorenni e che, stando alle statistiche, descrive solo la punta di un iceberg: sarebbero almeno cinque volte di più gli adolescenti con il naso sporco di bianco. Medici e psicologici guardano al futuro con pessimismo, si preparano al peggio e lanciano l'allarme descrivendo una città su di giri, dove i prezzi della coca giocano al ribasso, acquistare un grammo è un gioco da ragazzi, l'hashish si sequestra a colpi di chili, ma la polvere solo a singhiozzo. Chi arriva al Sert spesso non ammette che la cocaina sia un problema. Semplicemente vi è costretto da un giudice. Com'è successo a Matteo Cambi che ai servizi territoriali della provincia è approdato solo dopo la perquisizione della guardia di finanza. Ha seguito l'iter di disintossicazione, evidentemente senza grandi risultati, se è vero che all'interrogatorio di garanzia ha aperto bocca solo per dire che in carcere non riesce a stare, sta male, ha bisogno della cocaina, quella che prima non mancava mai, che sosteneva una vita consumata a mille.
Leggi tutto: http://parma.repubblica.it/dettaglio/articolo/1488081

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Cocaina

Difficile intervenire sulla dipendenza da cocaina

Al colloquio europeo organizzato la settimana scorsa alla Sorbona dalla commissione interministeriale di lotta alla droghe e alle tossicomanie (MILDT), una sessione intera ha fatto il punto sulla ricerca dei trattamenti nella lotta alla cocaina. La posta in gioco e' grande: 1,5 milioni di europei tra i 15 e i 34 anni ne hanno fatto uso il mese scorso, e il 3,9% dei francesi dai 26 ai 44 anni l'ha sperimentata. Nell'Unione Europea, nel 2006 sono state sequestrate 121 tonnellate di cocaina e si registrano 500 overdose mortali l'anno (7 decessi in Francia nel 2005).
Se metadone e buprenorfina continuano a essere efficacemente usate contro la dipendenza da eroina, finora non si conoscono farmaci o prodotti di sostituzione che consentano al cocainomane di tornare a essere astinente e di rimanerlo. La cocaina e' probabilmente la sostanza piu' tossica per il cervello: agisce su tutti i sistemi di neurotrasmissione, sia sui neuroni che veicolano le emozioni sia su quelli che filtrano le aggressioni dell'ambiente esterno. "Persino dopo dieci anni d'astinenza, il cervello ne conseva le cicatrici -neuroni modificati, connessioni anormali", sostiene William Lowenstein (Clinique Montevideo, Boulogne, Francia).
Nessun cocainomane ha lo stesso profilo psicologico, le motivazioni per curarsi sono "variabili" e ai medici mancano purtroppo gli strumenti per agisre. Persino l'ambizioso progetto americano CREST (Cocaine efficacy screening trial) del National Institute of Drug Abuse, che ha analizzato l'efficacia terapeutica di 19 medicinali (in particolare neurolettici), non e' riuscito a evidenziare dei risultati certi e soprattutto... durevoli.
Comunque, molte sono le piste in campo: il vaccino contro la cocaina entra nella sua ultima fase di sperimentazione umana, detta fase 3 (studio comparativo d'efficacia). Questo vaccino, immaginato nel 1996 da Immunologic Pharmacological Corporation, e' stato messo a punto dal gruppo britannico Xenova. E' costituito da una molecola di cocaina, da una catena carbonica e da una proteina di trasporto (la tossina del colera). Iniettato a quattro riprese in dosi da 400 microgrammi a 35 cocainomani americani, ha provocato nel loro organismo degli anticorpi anticocaina. Questi si fissano sulla cocaina circolante nel sangue, impedendole di passare nel cervello. Il 75% dei soggetti vaccinati sono rimasti "puliti" nelle 12 settimane dello studio, l'88% dei soggetti ha parlato esplicitamente di una riduzione degli effetti euforizzanti della polvere bianca.
Piu' di recente sono stati vaccinati 114 dipendenti da crack o da cocaina: a partire dalla dodicesima settimana, il 30% non mostrava piu' tracce di cocaina nelle urine.
Che uso verra' fatto del vaccino? Potrebbe essere utile per evitare le ricadute dei tossici astinenti, e Thomas Kosten (Baylor College of Medicine, Houston, Texas), promotore delle sperimentazioni del vaccino, sta trattando con il dipartimento di Giustizia Usa per inserirlo tra i trattamenti disponibili.
Thomas Kosten sta sperimentando anche altri vaccini antidroghe: contro la nicotina presso Novartis (esperimenti umani di fase 3 conclusi), contro la metamfetamina (sperimentazione sugli animali), contro l'eroina (insieme a industriali cinesi)
In quanto al trattamento d'urgenza per overdose mortale di cocaina, Jean-Pol Tassin, neurobiologo al Collège de France, pensa che "un'iniezione di anticorpi anti-cocaina" sia la soluzione piu' efficace.
 

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Erowid

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In inglese

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Cocaina

NDRANGHETA: LIBRI: ESCE LA II EDIZIONE DI ‘COCAINA CONNECTION’

Arriva in libreria la seconda edizione di “Cocaina connection. L’impero della ‘ndrangheta: il traffico mondiale di stupefacenti” di Orfeo Notaristefano, con la nuova prefazione di Giuseppe Lumia della Commissione Parlamentare Antimafia.

Rispetto alla prima edizione, che è del luglio 2007, in questa compaiono aggiornamenti sui consumi di droghe illecite e lecite in Italia e in Europa, nonché documenti sulle azioni di recupero per i tossicodipendenti e un’intervista ad Alfio Lucchini, Presidente di Federserd, la federazione dei servizi ai tossicodipendenti. La seconda edizione focalizza poi le nuove rotte del narcotraffico con base nel Nord Africa, in Paesi dove già sono drammatiche le condizioni di vita di quelle popolazioni, falcidiate da guerre, miseria e Aids
http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=3798
 

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Cocaina

cocaina: brucia 250 mila ettari foresta amazzonica l'anno

(Adnkronos Salute) - La cocaina brucia ogni anno 250 mila ettari di foresta amazzonica. Ciò significa che in otto anni per produrre questa sostanza viene polverizzata una porzione di uno dei polmoni del Pianeta grande quanto la nostra Sardegna. A fare appello all'animo ambientalista per tenere giovani e meno giovani lontani dalla cocaina è l'ambasciatore della Colombia in Italia Sabas Pretelt de La Vega, nel corso di un convegno oggi a Roma sul consumo della polvere bianca. "Ogni tiro di cocaina che finisce nelle narici dei consumatori - spiega l'ambasciatore - brucia 10 metri quadrati di foresta amazzonica. La coltivazione è causa di devastazione ambientale. Ciò significa che quando consumi cocaina - afferma Pretelt de La Vega rivolgendosi ai potenziali consumatori - consumi anche il mondo in cui vivi. Se non ti importa dei danni per la tua salute, per la tua famiglia e per le relazioni sociali a cui più tieni, pensa almeno al mondo che contribuisci a distruggere".

L'ambasciatore ha infatti spiegato che per ogni ettaro di cocaina che viene coltivata, ne vengono bruciati altri tre o cinque. Centinaia e centinaia di metri sono dati alle fiamme per preparare il terreno, altrettanti vengono distrutti per costruire i laboratori in cui depositare il raccolto. Ma succede anche ben altro. "I cattivi del mio Paese - spiega l'ambasciatore - ogni anno fanno saltare su mine antiuomo centinaia di poliziotti e contadini che hanno tentato di eradicare le coltivazioni". Nella foresta amazzonica colombiana, per sfuggire al controllo delle autorità, "le coltivazioni di cocaina vengono disseminate a macchia di leopardo". Oltre a essere complice della distruzione di uno dei polmoni verdi del pianeta, chi consuma cocaina "finanzia la guerriglia - fa notare l'ambasciatore - dando linfa vitale ai narcotrafficanti".

Ogni anno 50 mila famiglie colombiane decidono di abbandonare la semina della cocaina grazie a programmi alternativi di raccolta, e ai circoli del microcredito. "Ma le Farc - assicura Pretelt de la Vega - riescono ad arruolarne altrettante". Insomma, una guerra impari che il Governo colombiano combatte mettendo in campo tutte le sue armi, assicura l'ambasciatore. Anche perché il traffico di cocaina non finanzia certo l'economia del Paese. "Rappresenta - afferma Pretelt de la Vega - appena l'uno per mille dell'economia colombiana. Solo il 3% del traffico, infatti, finisce nelle casse delle Farc e delle famiglie di contadini, mentre gli intermediari intascano il 7% degli affari. Il restante 90% va ai trafficanti internazionali, dov'è per noi l'affare?", domanda l'ambasciatore.

La Colombia, dunque, raccoglierebbe solo le briciole dell'illecito business, con ripercussioni negativissime sull'immagine del Paese e sugli altri commerci che ne compongono l'economia. "Credo che il messaggio lanciato dall'ambasciatore sia molto incisivo - sottolinea Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - chi consuma cocaina deve essere consapevole del fatto di contribuire a distruggere l'ambiente, con effetti devastanti sull'economia di alcuni Paesi".

 

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Cocaina

Sniffare droga può favorire il contagio da epatite C


L’epatite C è una delle patologie più diffuse negli Stati Uniti, causa di processi infiammatori acuti o cronici a carico del fegato. La trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con sangue infetto (scambiando siringhe o strumenti infetti), anche se una percentuale consistente di infezioni HCV (oltre il 20%) rimane inspiegata, specialmente tra soggetti che non utilizzano droghe iniettive.
Uno studio pubblicato su Clinical Infectious Diseases e coordinato da Sagiv Aaron dello St. Luke's–Roosevelt Institute for Health Sciences della Columbia University ipotizza che l’infezione avvenga per via intranasale condividendo dispositivi contaminati (cannucce, banconote o altri strumenti) impiegati per sniffare cocaina, eroina e altre droghe in polvere. Gli strumenti inseriti nella cavità nasale, deteriorata dall’uso cronico di droga, possono venire a contatto con mucose e sangue infetti, trasmettendo quindi il virus ad un altro utilizzatore che si serve degli stessi dispositivi.
L’indagine ha coinvolto consumatori di droga (assunzione per via intranasale) affetti da epatite C cronica, sottoposti a differenti esami volti a stabilire la presenza del virus nelle cavità nasali. In effetti, i risultati degli esami rivelano un’alta presenza di sangue (74%) e confermano la presenza del virus HCV (13%) nelle secrezioni nasali degli “sniffatori” cronici. Lo studio inoltre dimostra che particelle di sangue e HCV possono essere trasferite sulla superficie degli strumenti utilizzati per sniffare e che il virus sopravvive fino a 16 ore, anche se non è noto il quantitativo minimo necessario per la trasmissione.

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Cocaina

COCAINA/ Un vaccino non dà risposte a chi è alla ricerca del senso della vita

http://www.ilsussidiario.net
 

Un vaccino contro la cocaina? L’avvio in Italia della sperimentazione della terapia è stata annunciata da Giovanni Serpelloni nel convegno I risultati preliminari dello studio PCS: percezione del danno, comportamenti  a rischio, significati attribuiti all’uso di cocaina organizzato dalla Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT) a Roma lo scorso 28 novembre 2008. Secondo Serpelloni, direttore del Dipartimento delle dipendenze di Verona, l’applicazione di questa sperimentazione, avviata recentemente anche in Spagna, deve essere auspicata anche nel nostro Paese: «il vaccino anticocaina va portato avanti, perché può essere un valido strumento che si aggiunge al supporto psicologico, che resta tuttora l’unico in grado di contrastare il consumo». Dalle poche notizie rilasciate non risulta ancora chiaro se il vaccino, peraltro sperimentato al momento solo sugli animali, sarà utilizzato a scopo preventivo o terapeutico; ciò che si sa è che la sua azione sarà quella di inibire la sensazione di piacere determinata dall’azione della cocaina nel cervello, col risultato di evitare ai soggetti il ricorso a questa droga.
 
La validità della proposta è fuori di dubbio per almeno due motivi: il primo è che la battaglia contro la droga è una battaglia senza quartiere in cui tutte le armi utilizzabili sono benvenute; il secondo è che le neuroscienze hanno ormai confermato che la possibilità che un individuo cada nelle dipendenze dipende spesso da fattori intrinseci “terapeuticamente trattabili” come la predisposizione genetica, i tratti della personalità o del temperamento (si veda, a cura dello stesso Serpelloni, Marketing preventivo. Appunti per una nuova prevenzione del consumo di droghe [leggi qui]).
 
Vi sono tuttavia motivi di forte perplessità: si crede veramente di poter fermare con un vaccino il consumo della droga? La risposta è negativa, un vaccino sarà utile ma non basterà: l’essere umano non è solo un ammasso di cellule e di processi determinabili chimicamente bensì una realtà complessa, profonda e misteriosa che pone domande, vuole essere accolta, amata e ascoltata, e soprattutto è alla ricerca di risposte sul senso autentico della sua vita. E di fronte a questo mistero un vaccino è muto e indifferente.
 
Si può fare meglio e di più rispetto all’azione di questo vaccino? Molte volte le risposte ai grandi problemi sono più semplici delle tecniche di sintesi dei laboratori: per vincere la droga il punto chiave è la schietta, ma seria e autentica, attenzione educativa alle domande di senso che l’uomo pone. Lo dimostrano anche i risultati di un’interessante ricerca svolta in Inghilterra tra giovani considerati “pesanti consumatori di cannabis”, la droga più diffusa in Europa con la cocaina (la ricerca The impact of heavy cannabis use on young people. Vulnerability and youth transitions, a cura della Joseph Rowntree Foundation [scaricala gratuitamente qui]). Seguita sul lungo termine, la storia di questi ragazzi ha dimostrato che la prevenzione dà ottimi risultati se al primo posto viene messo  l’ascolto da parte degli adulti delle reali esigenze espresse dai giovani. Innanzitutto è stata trovata una forte relazione circolare tra la modalità di consumo di droga e i momenti di passaggio verso l’età adulta: l’assenza di opportunità di crescita favorisce l’aumento dell’uso di sostanze psicoattive, che però a sua volta priva i giovani della capacità di accogliere in modo fecondo le opportunità positive eventualmente incontrate. Risultato ancora più importante per la nostra riflessione: la presenza di adulti capaci di fornire indicazioni valide per vivere il presente e motivazioni autentiche per proiettarsi nel futuro ha radicalmente modificato il comportamento di questi ragazzi, ormai considerati perduti o definitivamente svantaggiati, fornendo loro un progetto di vita credibile e desiderabile. La ricerca ha infatti registrato che anche questi giovani, consumatori quasi cronici di skunk (la famosa cannabis potenziata), hanno saputo diminuire o cessare autonomamente l’uso di questa droga quando è stata loro offerta la possibilità di un cambiamento reale, favorevole alla loro maturazione e accompagnato da proposte concrete e stimolanti riguardanti un presente o un futuro da adulti responsabili: iniziare un percorso scolastico a loro congeniale, diventare capaci di mantenersi in autonomia, di crescere professionalmente in modo dignitoso e di progettare la costruzione di una propria famiglia. E tutto questo un vaccino non è in grado di farlo. 
 
(Antonello Vanni, autore di Adolescenti tra dipendenze e libertà. Manuale di prevenzione per educatori, genitori e insegnanti, Edizioni San Paolo, pubblicazione prevista per gennaio 2009)

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Cocaina

cocaina: tra poche settimane, sperimentazione del vaccino anti-cocaina

Entro poche settimane, al massimo pochi mesi, sara' avviata anche in Italia la sperimentazione di un 'vaccino anticocaina'. Lo ha annunciato a sorpresa il direttore del Dipartimento nazionale politiche antidroga, Giovanni Serpelloni, a un convegno dedicato proprio alla droga piu' di moda nel ventunesimo secolo, la polverina che garantisce alte prestazioni mentali e fisiche e il cui consumo si sta diffondendo a velocita' supersonica in tutti gli ambienti. Molte le attese sugli esiti della sperimentazione, anche se il farmacologo Silvio Garattini invita alla cautela.
L'annuncio e' stringato: 'il vaccino anticocaina va portato avanti, perche' puo' essere un valido strumento che si aggiunge al supporto psicologico, che resta tuttora l'unico in grado di contrastare il consumo'. 'Non puo' essere la panacea - ha aggiunto - ma e' una risorsa e occorre sperimentarlo. Non ci possono essere ostacoli ideologici'. Il riferimento e' alle polemiche che hanno accompagnato le notizie sul vaccino, sperimentato gia' negli Stati Uniti. Per sgombrare il campo, Serpelloni sottolinea che 'si tratta di una sperimentazione assolutamente corretta' e che ha gia' l'ok del Comitato etico, necessario per poterla avviare.
Non si sbilancia a rivelare altro, spiegando che a giorni si potra' sapere qualcosa di piu', ma aggiunge che la sperimentazione e' gia' stata avviata, da poco, in Spagna, paese che si contende con la Gran Bretagna il primato del consumo di cocaina in Europa. Se la sperimentazione italiana sara' la stessa di quella spagnola, le notizie che giungono dal Paese iberico parlano di un tipo di 'vaccino' che in realta' e' un trattamento terapeutico e non preventivo, applicabile a persone che abbiano gia' sviluppato una dipendenza dalla cocaina. Il 'vaccino', in quattro dosi, una iniziale ed altre tre di richiamo, blocca la sensazione di piacere nel cervello originata dalla sostanza.
Il Dipartimento delle dipendenze di Verona, che fa capo a Serpelloni, gia' da due anni lavora intorno a questa sperimentazione. Nel 2006 ha realizzato uno studio preliminare di fattibilita', che ha coinvolto 17 unita' operative nazionali, e da cui emergeva che le persone sono disponibili a sottoporsi alla sperimentazione se hanno la garanzia di ottenere un supporto psicocomportamentale costante, presso strutture qualificate in grado di fornire un'assistenza completa.
La notizia dell'avvio della sperimentazione e' accolta con cautela dal farmacologo Silvio Garattini. Anche perche', sottolinea l'esperto, 'se funzionera', tale vaccino non sara' comunque una panacea e una soluzione radicale al problema droga'. 'Per ora - afferma Garattini - non sappiamo se il vaccino sara' efficace sull'uomo, dal momento che e' stato sperimentato su animali. Per sapere se sara' attivo sull'uomo ci vorra' del tempo'. Inoltre, 'va valutato attentamente anche il tipo di protocollo seguito per la sperimentazione'. Insomma, osserva il farmacologo, 'ci sono ancora tanti 'se', 'ma' e punti interrogativi'. Bisognera', spiega, vedere alla fine della sperimentazione che tipo di risultati si otterranno, sia in termini di efficacia che in termini di rischio. Ad ogni modo, 'non va dimenticato che nessun vaccino potra' comunque proteggere da quella mentalita' che cerca nella droga la soluzione dei problemi. E' dunque una soluzione parziale'.

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