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Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.

Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante.

I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C. La pianta della coca ha avuto un'importanza enorme per tutte le civiltà andine. Ciò è testimoniato dal fatto che essa era protagonista principale di tutti i moltissimi miti d'origine con i quali si raccontavano le vicende leggendarie della fondazione delle varie civiltà andine.

La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “...

Novità cocaina

Cocaina

Cocaina: risposte terapeutiche ad un problema crescente

 

(Dronet) The National Treatment Agency for Substance Misuse, istituita nel 2001 dal governo inglese per aumentare e rendere più efficienti i servizi per la cura delle tossicodipendenze, propone uno dei più ampi studi sinora condotti che esamina l’efficacia dei trattamenti per la dipendenza da cocaina in Inghilterra.Negli ultimi anni è cresciuto il numero di inglesi che accedono ai servizi per l’uso problematico di cocaina, passando dal 4% del 2006 al 10% del 2009; più di un terzo ha un’età compresa tra i 18-24 anni. Tuttavia, a differenza dell’eroina, non esiste una terapia sostitutiva per la dipendenza da cocaina e i trattamenti si basano su tecniche psicosociali come la terapia comportamentale. L’indagine ha monitorato i profili individuali e i progressi compiuti da oltre 3000 pazienti in trattamento, nel corso del 2008-2009. Dopo sei mesi di trattamento, il 61% è in astinenza dall’uso di cocaina (in media da almeno 28 giorni) e l’11% ne ha ridotto notevolmente i consumi. La maggioranza dei pazienti riferisce l’uso di altre sostanze come l’alcol (75%), oppure cannabis e amfetamine. Il trattamento si rivela efficace nel ridurre anche l’uso di queste sostanze.Le differenze riscontrate nel profilo dei consumatori di cocaina rispetto a quello dei consumatori di eroina suggeriscono che i primi consumino la droga con meno frequenza ma in maggiori quantità, ripetendo queste “abbuffate” più volte al mese. Inoltre, i consumatori problematici di cocaina hanno generalmente un impiego (46%) e raramente riferiscono problemi legati al contesto familiare (12%). Queste risorse, personali e sociali, rappresentano fattori importanti per superare la dipendenza e mantenere nel tempo i cambiamenti comportamentali.

Redattore: Staff Dronet

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Cocaina

Cocaina: a rischio il cuore per infarto e ischemia

Dronet.org

L’uso della cocaina può causare diverse complicazioni cardiovascolari che vanno dall’angina pectoris all’infarto del miocardio, da aritmie cardiache a morte improvvisa. Nonostante questo, il suo uso continua ad essere percepito dai cocainomani “non pericoloso”. Una recente revisione della letteratura scientifica pubblicata sulla rivista dell’Europad, Heroin addiction & related clinical problems, realizzata da Carla Gambarana del Dipartimento di Neuroscienze presso l’Università di Siena, aggiunge nuove evidenze scientifiche sulla pericolosità dell’uso di cocaina e sulle complicazioni cliniche che ne possono derivare. Dall’analisi emerge che il 40% dei soggetti che si presentano in pronto soccorso in seguito all’uso di droghe, ha assunto cocaina. Il 37% di soggetti ha un’età compresa tra i 37 e i 44 anni, ma non sono rari i casi di giovani, anche diciannovenni, ospedalizzati per attacchi di cuore non mortali associati proprio all’assunzione di questa sostanza. La cocaina e la cocaina base vengono velocemente assorbiti dall’organismo con picchi di concentrazione nel plasma (e quindi effetti massimi) che possono variare dai 30 secondi ai 30 minuti a seconda della via di somministrazione (endovenosa, sniffo). E’ proprio durante il picco di concentrazione che il rischio di infarto del miocardio (muscolo del cuore) è massimo, indipendentemente dalla dose assunta, dalla via di somministrazione e dalla frequenza d’uso e questo, anche in soggetti con fattori di rischio relativamente bassi. Spesso i pazienti si presentano al pronto soccorso con un dolore al petto (campanello d’allarme) subito dopo l’assunzione di cocaina (41% dei casi), ma molte volte questo dolore subentra solo dopo diverse ore o giorni. L’ischemia e l’infarto del miocardio correlati all’uso di cocaina, possono dipendere da diversi fattori dovuti alla compresenza di una stimolazione del sistema nervoso centrale, del sistema cardiovascolare e di quello respiratorio. Quando si assume cocaina il cuore batte più velocemente, aumenta la pressione arteriosa e l’organismo richiede una maggiore quantità di ossigeno; la vasocostrizione delle coronarie però comporta l’arrivo di minori quantità di ossigeno nel miocardio, una condizione pro-trombotica e l’accelerazione di fenomeni arteriosclerotici. Questi ultimi risultano addirittura osservabili dall’autopsia di alcuni giovani cocainomani, tanto da far ipotizzare una possibile correlazione tra l’uso di cocaina e la precoce formazione di arteriosclerosi e trombosi, che invece sarebbero normalmente tipici dell’età avanzata. Gli effetti cardiovascolari prodotti dalla cocaina inoltre, sono amplificati dall’associazione di questa droga con alcol e sigarette, aumentandone ulteriormente la pericolosità.

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CanapaCocainaEroina

Analisi Noir di Piero Colaprico, Repubblica

C’era morto John Belushi, ma altri sembrano resistere. O, chissà, forse la nuova variante ha meno controindicazioni. Si chiamava (e si chiama) Speedball Milano e fino a qualche tempo fa girava (al costo di cento euro al grammo) nei locali per scambisti, nei bar con la passione per la lap dance e nelle discoteche della movida milanese e della Versilia.

Alla fine di una lunga serie di nottate sempre più rumorose ed estreme, sono arrivati i carabinieri. Hanno arrestato una ventina di spacciatori e due ragazze francesi dalla

storia un po’ curiosa: ballerine e squillo d’alto bordo, quando venivano a Milano con il carico di roba da raffinare, se la spassavano. Come? No, niente musei e cinema. Prenotavano su internet due gigolò a testa e, mentre i chimici lavoravano lo speedball in un appartamento con vista sul cimitero Monumentale, loro ne provavano alcuni degli effetti festeggiando - tutti insieme, sino a che sonno non vi separi - nella camera da letto di un grande albergo. Non apprezziamo i narcotrafficanti e, se non tocca a noi giudicare o assolvere, c’è un però. Un tempo non lontano erano i corrieri della droga a finire la serata in qualche night, cercando tra le entraineuse qualcuna disponibile a un dopo-champagne. Ora sono le donne a fare gli uomini: e queste neo-narco l’accompagnatore non se lo vanno a scegliere in un locale semibuio, ma nel catalogo elettronico della rete.

È poco noir rifiutarsi di scorgere un segno del progresso?

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Cocaina

COCAINA : DA FREUD ALLA COCA COLA. TUTTE LE PISTE DI UNA STORIA OCCIDENTALE

«Nel 2011 i consumatori di cocaina saranno circa 700mila, il 5% in più rispetto al numero di consumatori del 2008». Scriveva il Corriere della Sera quest'estate. E questo è solo uno dei continui articoli, inchieste, scoperte che i mezzi di informazione pubblicano quasi quotidianamente sulla cocaina. Come se il grande consumo della sostanza fosse stato scoperto soltanto adesso. Invece, quella della cocaina è una storia che non inizia neanche in questo millennio bensì si perde nella notte dai tempi. Recentemente le nuove tecnologie hanno potuto trovare traccia nei capelli di mummie cilene del 2000 a.c. della presenza di benzoilecgonina, un metabolita della cocaina. Al nostro secolo si deve tuttavia l'uso degli effetti per la ricreazione, il proibizionismo, ma soprattutto il grande volume d'affari.

 

(finanzainchiaro.it, 31/12/09)Nel 1884 il dottor Sigmund Freud pubblica un volumetto a lui tanto caro Uber Coca . Il padre della psicanalisi racconta con molto entusiasmo, la scoperta di questa sostanza sperimentata su sé stesso per curare la depressione. In una lettera del 21 aprile del 1884 così racconterà alla fidanzata: «Ho letto della cocaina (….) Me ne sto procurando un po' per me e poi vorrei provarla per curare le malattie cardiache e gli esaurimenti nervosi…». Purtroppo però la natura è crudelmente avara nel dispensare il piacere. Più l'esperienza è eccitante, più il cervello soffre quando si rende conto che è già finita. Con il passare del tempo, Freud si accorge che ci volevano dosi sempre più forti o più frequenti per ottenere lo stesso risultato tanto che molti dei suoi pazienti finirono per assuefarsi. Così come il patologo e suo amico Ernst Fleischl, che diventerà tristemente noto alla storia come il primo caso di psicosi cocainica. Tuttavia Freud una cosa l'aveva capita molto bene: la possibilità di sfruttare questa sostanza per trarne un profitto, il suo sogno era quello di comprarsi finalmente una casa. E molti dopo di lui seguirono questa strada. Così il giovane chimico corso Angelo Mariani che a Parigi produsse quell'ottimo vino con estratti di coca che tanto Papa Leone XIII raccomandò per le messe cantate apparendo addirittura in un manifesto per farne pubblicità; mentre l'intraprendente farmacista americano John Pemberton che produsse una delle bevande ancora più bevute al mondo: la Coca cola. Ogni bottiglietta, prima del proibizionismo, conteneva l'equivalente di una piccola dose di cocaina. «Oggi la cocaina vale più del suo peso in oro. Il suo prezzo è all'origine circa il quattro per cento del prezzo di vendita al dettaglio» scrive il docente di Farmacologia di Cagliari, Gian Luigi Gessa nel suo libro Cocaina (Rubbettino, 2008), che aggiunge come «La rivista Fortune colloca l'industria della cocaina illegale al settimo posto nella lista delle cinquecento maggiori imprese economiche, tra Gulf Oil e Ford Motor Company». Nel 2003 le vendite della sostanza nelle strade americane hanno raggiunto i 35 miliardi di dollari. E non appena il mercato statunitense si è saturato, quelli in Europa si sono mostruosamente aperti. Tanto che oggi la cocaina non è più esclusiva degli strati abbienti della società, non è appannaggio di fotomodelle o imprenditori, oggi si trova raccolta in "pezzi", appallottolata nelle tasche della gente comune, nelle borsette delle signore, nei portafogli del lavoratori, negli zaini degli studenti, nella cassaforte dei politici, ovunque. Ne hanno trovato percentuali imbarazzanti perfino nelle acque dell'Arno e residui in quasi tutte le banconote che maneggiamo. Pippata, scaldata, tagliata, fumata oggi la cocaina viene usata indistintamente con o senza permesso di soggiorno, con o senza contratto a tempo indeterminato, ricco o povero, uomo o donna che sia. A fronte di una politica del guadagno folle che sta giustificando militarizzazioni e politiche proibizioniste che riempiono le galere.

Potremmo dire che è tutta colpa degli inca? Gli abitanti dell'area compresa tra Colombia, Perù e Bolivia, dove si producono i tre quarti della cocaina del mondo, masticano foglie di coca da migliaia di anni. Non solo per le sue proprietà stimolanti - che cancellano la fatica e danno l'energia necessaria per affrontare le ripide salite nell'aria rarefatta di quella regione montuosa - ma anche per le sue qualità alimentari, poiché le foglie contengono vitamine e proteine. Poi arrivarono i conquistadores con il loro divieto definendola "uno strumento del diavolo", per poi scoprire che senza quel "dono degli dei" gli indigeni non riuscivano a lavorare nei campi o a estrarre l'oro. Improvvisamente la coca fu legalizzata e anche tassata e gli invasori cominciarono a tenere per sé un decimo dei raccolti. Le foglie erano distribuite ai contadini tre o quattro volte al giorno, durante le pause dal lavoro. Addirittura la chiesa cattolica cominciò a coltivarla. Poiché le foglie sopportavano male il viaggio venivano esportate in Europa solo sporadicamente, così negli Stati Uniti, come nel Vecchio Continente ben presto arrivò la sostanza lavorata e in polvere. Una storia che però si ripete ancora oggi. Nel 2006 il regista Andrea Zambelli si reca in Colombia per un progetto di alfabetizzazione comunicativa, qui realizza Mercancia , un documentario che segue tutto il processo di "fabbricazione" di questa sostanza nella regione del Magdalena-Medio, nei vari passaggi di produzione fino alla pasta. Ma soprattutto raccoglie il racconto degli stessi contadini e si sofferma sui gruppi paramilitari che gestiscono gli scambi della cocaina fra campesinos e narcotrafficanti. Dalla raccolta della pianta fino alla raffinazione ogni passo viene tassato dai gruppi paramilitari come una qualsiasi transazione economica.

In venti velocissimi minuti, il regista mostra l'esistenza di una piccola comunità di coltivatori dalle tradizioni salde e dalla vita rurale. Nulla di più distante, dunque, da ciò che nel nostro immaginario può rappresentare un narcotrafficante. Nessun campesinos, infatti, è consumatore o fruitore della cocaina, né partecipe, se non in minima parte, degli incredibili guadagni legati al commercio di questa sostanza. In questi paesi, costretti spesso a lavorare nei campi di coca per poter sostentare le proprie famiglie, i contadini tramandano di padre in figlio la tradizione per la raccolta e la preparazione della pasta.

L'opprimente condizione imposta dai narcotrafficati e i metodi brutali di repressione dei paramilitari impediscono la formazioni di oppositori e i pochi sindacalisti che coraggiosamente si mettono contro di loro vengono spesso messi a tacere. Ed è proprio questo il problema principale: il guadagno. Nelle nazioni di produzione un grammo di cocaina (come reso noto dalle Direzioni internazionali per la lotta alla droga) viene pagato un euro per una purezza pari al 95%. Sul mercato occidentale bene che va viene rivenduta con soltanto il 25-30% di principio attivo, con un guadagno del 1.200%.

Del resto Roberto Saviano in Gomorra ci parla di un «fatturato 60 volte superiore a quello della Fiat». E questo solo in Italia. Sarà per questo che la cocaina viene chiamata "il petrolio bianco", il vero miracolo del capitalismo contemporaneo, in grado di superare qualsiasi crisi economica. Così i mercati crollano e il prezzo della cocaina in Occidente scende ma non quello del fatturato. Un vero affare. ( Fonte: liberazione.it)

Autore: Cristina Petrucci

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Cocaina

Droghe, cattivi maestri e pessimi governanti

Claudio Cippitelli commenta la vicenda sanremese di Morgan e i test ai parlamentari per la rubrica di Fuoriluogo pubblicata sul Manifesto il 26 febbraio 2010. Altri commenti

 

Vicenda Morgan. Chissà se al sottosegretario Giovanardi piacciono i Beatles. Forse sì, a chi oggi non piacciono i Beatles? Se, per incanto fosse stato possibile avere come ospiti i Beatles a Sanremo 2010, chissà se il sottosegretario Giovanardi si sarebbe opposto. Le ragioni ci sarebbero; ad esempio, il 24 luglio 1967 i quattro di Liverpool acquistano uno spazio sul Times, ci mettono le loro facce e scrivono: “the law against marijuana is immoral in principal and unworkable in practice”, firmato i Beatles, Brian Epstein e un lungo elenco di scrittori, artisti e politici. Cattivi maestri? Cattivissimi, visto che consumavano anche eroina, cocaina e Lsd. Eppure, temo che al Dipartimento politiche Antidroga molti amino ascoltare Charlie Parker (eroina, anfetamine), David Crosby (cannabis, cocaina, Lsd), da giovani abbiano letto Charles Dickens (oppio), Victor Hugo (hashish) o Robert Luis Stevenson (cocaina, morfina) senza per questo essere diventati drogati. Un principio laico, liberale, di buon senso, invita distinguere i comportamenti dalle opere: si possono amare i film di Peter Fonda, i libri di Ernest Junger, l’opera di Papa Leone XIII e criticare il loro uso di droghe. Magari avessimo potuto  ascoltare la voce di Fabrizio D’Andrè a Sanremo, a prescindere se rispetto all’alcol fosse o non fosse un buon maestro.   Vicenda test. Agli inizi degli anni 2000, su invito dell’Istituto Superiore di Sanità, il progetto Monitor della Regione Lazio ha contribuito a testare l’analisi del capello in soggetti consumatori di sostanze psicotrope. Ci sembrava un’ottima occasione per dotarci di uno strumento che restituisse consapevolezza a coloro che incontravamo nei contesti dell’intrattenimento notturno, mettendoli di fronte ai loro consumi rilevati nell’arco di un ampio periodo, aprendo così la possibilità di una eventuale riconsiderazione o moderazione delle loro condotte. Nei locali da ballo dove l’équipe di Monitor interveniva, veniva chiesto ai ragazzi di affidarci campioni di capelli (o peli, in presenza di skin) e di darci un nickname con il quale identificare il risultato. Appena pronta la risposta, nei medesimi locali di prelievo venivano approntati dei cartelli con i diversi nickname e l’esito dell’indagine: i ragazzi, messi di fronte  alla loro realtà di consumo,  avviavano insieme agli operatori una riflessione sulla loro salute, fuori da logiche punitive o stigmatizzanti, nella prospettiva dell’empowerment delle persone e dei gruppi. Inoltre si faceva ricerca: davanti al diffondersi delle pratiche di policonsumo, attraverso le analisi si raccoglievano dati importanti sulla qualità e quantità di tale fenomeno. Insomma eravamo convinti di fare scienza, aumentando la consapevolezza individuale degli assuntori e aprendo nuovi ambiti di conoscenza sul consumo di stupefacenti. Mai avremmo immaginato che l’analisi del capello si sarebbe ridotta ad una mera pratica repressiva e, in questi giorni, allo spunto per una farsa: su invito di  Carlo Giovanardi, 232 parlamentari si sottopongono al test, ovviamente convinti di non risultare positivi: ma tra di loro una/o si sbaglia. A parte le paginate di giornale, e le tante foto accigliate del sottosegretario, le conseguenze per costei/costui saranno nulle, a differenza di quelle in cui incorreranno 27 ragazzi, tra i  17 e i 23 anni, svegliati alle 3 del mattino nelle loro abitazioni di Monfalcone dalle Forze dell’Ordine e condotti al pronto soccorso per sottoporsi “volontariamente” ai prelievi per il test antidroga. Della vicenda ha scritto Giorgio Bignami su fuoriluogo.it, sottolineando “il clima non certo idillico di quella notte, quando neanche uno dei 27 esercita il diritto di rifiuto dei test, quando gli operatori di pronto soccorso fanno zitti e buoni il loro dovere”. Penso sia utile sottolineare che, mentre in gran parte della sanità i test sono pratiche fortemente incoraggiate dai medici ed adottate volentieri dalle persone in quanto strumenti fondamentali per la prevenzione delle patologie gravi, solo nel campo degli stupefacenti dismettono la loro valenza di cura per assumere un profilo esclusivamente di controllo e repressione. In alcuni casi, e in alcuni palazzi,  diventano motivo di burla.

 

dal Manifesto

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Cocaina

Canzoni e cocaina: i cattivi maestri della musica

(www.wuz.it) Il caso Morgan ha rilanciato un tema che in realtà è presente nella musica in generale e in quella pop-rock in particolare, da decenni.

LSD, eroina e cocaina (ma le droghe in generale) sono state al centro di decine di canzoni, tante da non poterle ricordare tutte.

 

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Cocaina

La cocaina ’stressa’ il cuore. Rischio infarto anche a 19 anni

di Adele Sarno

(Repubblica Salute) Non fa male soltanto al cervello. Il 25% di tutti i casi non mortali di infarto, nei giovani, è associato all’uso di cocaina. Gli attacchi di cuore sono stati osservati in soggetti tra i 19 e i 40 anni a prescindere dalle dosi consumate, spesso senza essere associati a convulsioni o ansia. L'università di Siena ha passato in rassegna tutti gli studi scientifici sui danni della sostanza

 

 

Chi ne fa uso pensa che in fondo non faccia così male. Eppure la cocaina danneggia l’organismo a tal punto che tra i danni più immediati c’è quello di infarto acuto del miocardio, più alto nei 60 minuti che seguono l’assunzione di cocaina. Gli attacchi di cuore sono stati osservati in soggetti di età compresa tra i 19 e i 40 anni. E questo disturbo non risulta essere correlato con la dose assunta, con la modalità di assunzione o la frequenza d’uso ma dalle caratteristiche fisiche. Insomma anche una sola volta per una persona che ancora non sa di avere particolari disturbi può essere fatale.

I ricercatori dell’Università di Siena hanno passato in rassegna tutti i primci studi scientifici sui danni della cocaina. Dall’analisi, pubblicata su Europad, emerge che, oltre ai noti effetti negativi sul deterioramento delle funzioni cerebrali, ci sono anche quelli collegati al cuore e alle arterie. “Quattro persone su dieci, tra quelle che si rivolgono a un pronto soccorso per problemi legati alla sostanza, presentano dolore al torace e il 25% di tutti i casi non mortali di attacchi di cuore, nei soggetti giovani, è associato all’uso della ‘bianca’” spiega il professor Alessandro Tagliamonte, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Siena.

Tra le complicazioni cardiovascolari legate all’uso e l’abuso di cocaina ci sono: ischemia, infarto del miocardio. Ma anche dolore al torace entro un’ora dall’assunzione della sostanza, quando cioè la concentrazione di cocaina nel sangue è aumentata. Tuttavia, altri pazienti hanno riferito dello stesso dolore molte ore dopo l’assunzione, cioè quando i livelli di sostanza nel sangue erano già scesi o al momento non erano rilevabili. “Tutti effetti collegati alla tossicità cardiovascolare della cocaina che ‘stressa’ il sistema simpatico, quello cioè che controlla la distribuzione del sangue nel cuore. E così si aumenta l’eccitabilità e i muscoli lisci sono più sensibili a qualsiasi stimolo contrattile”. Insomma le caratteristiche del nostro organismo determinano sempre tachicardia. L’associazione col fumo di sigarette e l’alcol, poi, suscita un effetto più forte rispetto a quello indotto dal fumo di sigarette o dalla cocaina assunti singolarmente.

Se preoccupano i possibili danni, spaventano anche i numeri. Nel 2008 sono stati contati più di un milione di consumatori saltuari e 300.000 abituali. Solo nel 2001 erano poco più di 400.000 quelli che usavano almeno una volta l'anno la cocaina. I numeri sono del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) e risalgono a settembre 2009. Stando alla ricerca il consumatore tipo è maschio, ha un età compresa fra i 15-35 anni ed è disoccupato. Ma l’incremento maggiore dal 2001 al 2008 si è evidenziato fra i 35-44enni. In questa fascia d’età coloro che hanno sperimentato la sostanza sono decuplicati: dallo 0,1% nel 2001 all’1%. La maggior parte di chi consuma cocaina fa uso anche di altre sostanze: il 74% fuma sigarette quotidianamente, l’85% cannabis saltuariamente. Dal 2003 invece è aumentato dal 10% al 15% anche l’uso di eroina da parte dei consumatori di cocaina. Frequente anche la combinazione con l’alcool: tra i forti bevitori il consumo di cocaina è 15 volte più diffuso che nella popolazione media.

(Marzo 2, 2010)

 

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AnfetamineCocainaEroina

Report INCB 2010 - preoccupazione per l'aumento delle droghe da prescrizione

 

Ieri, 24 febbraio 2010, l'International Narcotics Control Board (INCB), ovvero "l'Organismo Internazionale per il Controllo dei Narcotici" legato all'ONU (in particolare all'UNODC, il Dipartimento delle Nazioni Unite su Droghe e Crimine), ha reso pubblico il suo report annuale all'interno della Conferenza Internazionale.

Nonostante le tante segnalazioni e raccomandazioni contenute nel report la stampa internazionale si é concentrata maggiormente sulla parte di ricerca e analisi prodotta nel report, che anticipa di qualche mese (uscirà a giugno), il World Drug Report, documento cardine dell'UNODC dove il globo é soggetto ad un check up mirato sul consumo e abuso di sostanze stupefacenti (per lo più illegali).

Il report del INCB indica almeno quattro punti cardine di evoluzione del fenomeno droga:

  1. il notevole aumento del consumo di droghe legali - orientativamente accessibili solo con ricetta medica (prescription drugs). Tra di esse spicca il caso del ossicodone il cui consumo mondiale é per il 77% nei soli Stati Uniti d'America - e della buprenorfina, sostanza oppiacea contenuta nel preparato Subutex - utilizzato a scopo terapeutico nello scalaggio dell'eroina - cui il report dedica un'intera sezione e che é passata in dieci anni (1998-2008) da un consumo di 333 milioni di dosi giornaliere monitorate a fini statistici a 3,7 miliardi;

  2. l'aumento del consumo di cocaina e amfetamine - la cui produzione si sta sempre più concentrando in Asia Meridionale con distribuzioni che sono legate a veri e propri servizi di e-commerce (ordine via internet e consegna con corriere a domicilio) -, cui fa seguito la re-sperimentazione dell'eroina tra i giovani e giovanissimi (principalmente per inalazione);

  3. la diffusione di droghe da laboratorio e quindi dell'autoproduzione di stupefacenti, cui i governi hanno scarso potere di intervento;

  4. l'aumento delle "droghe da stupro" (come riportato da La Voz de Galicia) quali le benzodiazepine e il GHB; a tal proposito l'INCB si prodiga che le ditte produttrici di tali sostanze aggiungano coloranti per consentire una minore possibilità di mimetizzazione nelle bevande ingerite dalle vittime

Il Rapporto tende comunque ad inserire questa tipologia di pericolose evoluzioni del fenomeno, all'interno di un processo che vede nelle politiche proibizionistiche tout court uno dei principali fattori di rischio. Ciò in parallelo al richiamo verso un maggior controllo della distribuzione dei semi di papavero (in accordo con la convenzione del 1961) e dei semi di cannabis per scopi illeciti.

 

Fonte: Insostanza.it

 

A cura di Mediaxion Soc. Cooperativa

 

 

 

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Cocaina

Trafficare droga sui tacchi a spillo: modella a capo di una banda di narcos

 http://city.corriere.it/2010/02/foto/Angie-Sanselmente-_1584681c--191x131.jpg (Newnotizie.it) Spesso ci si chiede come facciano le modelle a lavorare per 12-14 ore di fila, ad un ritmo sfrenato, magari facendo due sfilate al giorno in due città differenti. C’è chi sostiene che le protagoniste della passerella a volte si aiutino con sostanze non propriamente legali, che le aiuterebbero a “tenersi su”. Non ci è dato sapere se questo sia vero, non abbiamo prove infatti che nel mondo della moda giri qualche tipo di droga ed anzi l’iniziativa ”vita senza droga”, presa sul finire dell’anno scorso e promossa dall’ambasciata colombiana in collaborazione anche con la Camera Nazionale della Moda Italiana, sembrerebbe allontanare questo sospetto.

Ma, se anche la nella moda non gira la droga, sembra che ora esistano prove dell’esatto contrario. Sarebbero infatti indossatrici, sia femmine che maschi, ad aver sconfinato nel mondo del traffico di stupefacenti. In Argentina “la nacion” descrive Angie Sanselmente Valencia, modella di grido nell’America latina, come “una bellezza dalla pelle scura, con gli occhi marroni, i capelli castani e un sorriso fatale“. Sarebbe proprio lei il capo di un’organizzazione dedita al narcotraffico che quotidianamente importava in Europa, dal Sudamerica, ingenti quantità di cocaina.

 

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Cocaina

Onorevoli virtuosi, uno solo positivo al test antidroga

    di VALERIA NEVADINI nuova agenzia radicale

Correva l’anno 2006 e un’inchiesta condotta dalla nota trasmissione televisiva 'Le Iene' si guadagnò di diritto le prime pagine dei giornali. L’obiettivo era quasi da mission impossible: dimostrare, prove alla mano, l’eventuale utilizzo delle droghe da parte dei parlamentari italiani, smascherando l’italico vizio del “predicare bene e razzolare male”.

In quel caso i risultati andarono oltre le aspettative e si scoprì che, su 50 tra deputati e senatori caduti nella trappola del test, a “razzolare male” era ben il 32%. In altre parole una buona fetta dei rappresentanti del popolo si scagliava, dall’alto degli scranni di Camera e Senato, contro l’utilizzo delle droghe, per poi cedere al loro fascino una volta spenti i riflettori. Il tutto in deroga a quella coerenza che normalmente ci si aspetta da chi svolge incarichi pubblici.

Il trucco messo in atto dai reporter delle Iene era semplice: con la scusa dell’intervista, veniva passata sulla fronte degli onorevoli una spugnetta con della cipria. Almeno questo era ciò che veniva detto agli ignari parlamentari. Il servizio, tuttavia, non andò mai in onda a causa dell’intervento del Garante della Privacy. In quell’occasione fu fatto salvo l’onore dei politici nostrani, ma della necessità di un test antidroga in Parlamento si continuò a parlare per intere settimane.

Fino ad arrivare ai giorni nostri con il rilancio dell’iniziativa da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanardi, che così ha motivato la decisione di sottoporre i parlamentari ad un test volontario: “Ho dato un’opportunità ai parlamentari di fare il test e di dimostrare ai cittadini il loro equilibrio”. L’operazione è semplice: il test è su base volontaria ed è eseguito su campioni di urina e capelli, sempre volontariamente prelevati al soggetto di turno. Non solo. In nome della tutela della privacy anche i risultati del test sono coperti da segreto, a meno che non sia il soggetto stesso a dichiarare di voler rendere nota la sua identità.

E veniamo alla notizia di questa mattina. Sembra che un solo parlamentare, di cui si ignorano identità e appartenenza politica, sia risultato positivo alla cocaina. Che un’improvvisa ondata di virtuosismo abbia colpito i nostri politici? Il primo a rilasciare dichiarazioni è stato il sottosegretario Giovanardi, secondo cui “il risultato del test prova che il Parlamento non è un covo di drogati come alcuni avevano voluto dimostrare”. A leggere bene i risultati, tuttavia, emergono due ordini di considerazioni.

La prima riguarda l’ampiezza del campione. Su circa mille parlamentari, tra deputati e senatori, si sarebbero sottoposti volontariamente al test appena 232 onorevoli, circa un decimo del totale. Quanto può considerarsi rappresentativo questo risultato? La seconda riflessione, invece, ha a che fare con l’attendibilità del test che, in ragione del suo carattere di procedura volontaria, desta più di una perplessità.

Recarsi al presidio medico nel giorno e nell’ora stabilite rischia di assomigliare più a un gratuito spot elettorale, che a un serio tentativo di dimostrare il proprio stato di salute. Lo sport insegna, per esempio, l’importanza di prelievi a sorpresa sugli atleti per evidenziare eventuali sostanze tossiche. Se anche in questo caso si fosse seguita la medesima procedura, i risultati sarebbero stati gli stessi? A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si prende.

 

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Cocaina

Un parlamentare "positivo" alla cocaina Giovanardi: "Impossibile capire chi sia"

 "Impossibile capire chi sia"

Carlo Giovanardi

 

Al test antidroga si sono sottoposti volontariamente 232 onorevolil risultati delle analisi sono segreti e identificati con un codice personale

 

ROMA - Un parlamentare è risultato positivo alla cocaina al test antidroga promosso da Carlo Giovanardi. Non si conosce il suo nome. Lo dice all'Ansa il sottosegretario che ha fornito i dati sui test eseguiti. La positività alla cocaina è emersa dall'esame del capello con due campioni ripetuti in due diversi laboratori. Al test si sono sottoposti volontariamente 232 parlamentari; 231 le negatività rilevate, una la positività alla cocaina. Dei 232 parlamentari, 147 hanno dato il proprio consenso a rendere noti i risultati e il proprio nome mentre 29 non l'hanno dato. Inoltre, 176 hanno ritirato il referto mentre 56 non l'hanno ritirato. Gli accertamenti - rileva il dipartimento per le politiche antidroga diretto da Carlo Giovanardi - sono stati effettuati in laboratori di alto livello sui reperti prelevati, urina e capelli, dai 232 parlamentari che hanno partecipato ai test antidroga svolti dal 9 al 13 novembre 2009. "Non so chi sia, non so se sia senatore o deputato, uomo o donna. Il risultato del test - specifica Giovanardi -  è segreto". Arrivare all'identità dell'onorevole - conclude - "è impossibile. I test sono infatti identificati con un codice conosciuto solo dalla persona che si è sottoposta all'esame. Il risultato può essere ritirato solo con una scheda in possesso dell'interessato". Giovanardi si dice "soddisfatto dell'iniziativa intrapresa dal dipartimento". Sui risultati poi, "ognuno commenterà come ritiene opportuno. Noi abbiamo fornito un servizio". Un servizio che per il sottosegretario dovrebbe diventare consuetudine. "Io - spiega - sarei favorevole a una legge in tal senso. Un obbligo per i parlamentari a sottoporsi ai test antidroga".

 

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Spacciatori tassati sulla vendita di coca

Treviso. Due arresti e sedici denunce per spaccio di droga. Un buon colpo, visto che l’indagine va avanti da un annetto e che la guardia di finanza di Treviso è arrivata a documentare e contabilizzare 8 chili e mezzo di hashish e oltre un etto e mezzo di cocaina. Non è però che i personaggi coinvolti si siano scomposti più di tanto: buoni avvocati, solite udienze, qualche giorno di galera e poi via a riprendere il lavoro. Per spaventare questi delinquenti, però, ci vuole ben altro. Tipo far loro pagare le tasse sui guadagni percepiti nell’esercizio della professione di spacciatore.

Non è una battuta, è una possibilità espressamente prevista dai codici tributari alla voce «tassazione dei proventi illeciti». Sulla base dell’indagine condotta dai finanzieri trevigiani è stato possibile ricostruire il conto economico della premiata ditta, che chiudevano con cospicui utili, ovviamente illeciti. Di qui il duplice binario: da una parte il procedimento penale, l’arresto, l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, la condanna a una pena detentiva; dall’altra la denuncia dei redditi. Nel caso degli spacciatori trevigiani, i finanzieri hanno calcolato che i ricavi ammontavano a circa 40 mila euro. È chiaro che quell’importo sarebbe passibile di sequestro, ma non essendoci i soldini, tanto vale mettere in piedi un procedimento che, almeno, assicuri alle casse dello stato l’imponibile evaso. E quando si mette in moto la macchina del fisco, non si scappa. Nel caso della «ditta» trevigiana specializzata in spaccio, il conto presentato dall’erario sarà piuttosto salato. I due «manager» arrestati, un operaio di 24 anni e un collega marocchino di 27 anni, dovranno pagare le imposte sui redditi percepiti dalla vendita, appunto, di 8 chili di hashish e di un etto e mezzo di cocaina. Se lo viene a sapere Tremonti, il deficit pubblico è destinato a sparire dopo un paio di settimane di sapienti indagini.

 

 di Marino Smiderle, www.ilgiornale.it

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