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Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.

Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante. Sensazione di benessere, aumento di sicurezza e di fiducia...

I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C. La pianta della coca ha avuto un'importanza enorme per tutte le civiltà andine. Ciò è testimoniato dal fatto che essa era protagonista principale di tutti i moltissimi miti d'origine con i quali si raccontavano le vicende leggendarie della fondazione delle varie civiltà andine. La coca costituiva inoltre la pianta per...

La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “...

Novità cocaina

Sex drug: effetti della cocaina sul comportamento sessuale

 

 

La cocaina è una sostanza estratta dalle foglie della pianta sudamericana della coca. Si presenta sotto forma di polvere bianca cristallina dal gusto amaro. La cocaina o il crack, così come le amfetamine o il caffè, appartengono alle sostanze stimolanti perché in grado di velocizzare la complessiva attività del sistema nervoso sia centralmente che perifericamente. Il piacere intenso prodotto dalla cocaina è dovuto alla potente capacità di bloccare il reuptake della dopamina, quindi di aumentarne la concentrazione e di prolungarne il tempo di azione; tutto viene intensificato in maniera non naturale.
La cocaina si può “sniffare”, assumere per endovena, per inalazione dei vapori (crack) o masticando le foglie; può essere anche applicata sui genitali. Spesso la cocaina viene utilizzata assieme ad altre sostanze; con l’eroina (speed ball), metadone, benzodiazepine o alcol; con quest’ultimo si forma cocaetilene, una pericolosissima sostanza causa di frequenti decessi.

Generalmente l’utilizzo di cocaina viene utilizzata per aumentare la libido e la potenza sessuale.
Tuttavia, gli effetti sul comportamento sessuale, osservati nei consumatori, variano in relazione alla dose, alla personalità del consumatore e alle circostanze dell’uso;  le donne sono tuttavia più suscettibili all’effetto stimolante.
Una dose medio-bassa di cocaina (25-150 mg), produce euforia, un senso di aumentata forza fisica e mentale, un aumento delle percezioni sensoriali e di conseguenza, un aumento del piacere sessuale. Dopo l’iniziale fase euforica (che può durare generalmente qualche ora) può seguire un’indifferenza sessuale.
Alti livelli di cocaina possono determinare stati di allucinazioni, psicosi e stati di ipersessualismo che possono sfociare in maratone di sesso o masturbazione compulsiva.
L’utilizzo della cocaina è molto legata al “setting” in quanto viene frequentemente consumata in ambienti ricreativi quali pub, discoteche, party. L’azione afrodisiaca (aumento del desiderio sessuale) è sfruttata dalla donne dipendenti da crack, dedite alla prostituzione praticata nei locali,e dai clienti stessi, per migliorare le performance sessuali.
Negli uomini l’utilizzo di cocaina, oltre ad aumentare il desiderio, riduce la sensibilità (la cocaina è anche un anestetico locale) rendendo difficile l’eiaculazione e ritardando pertanto l’orgasmo.

Un utilizzo cronico, soprattutto ad alte dosi, si accompagna ad una diminuzione della potenza sessuale sino ad arrivare ad una fase di anedonia sessuale. Il calo dell’attività sessuale si esplica attraverso un abbassamento del desiderio sessuale correlato probabilmente ad un’iperprolattinemia nella donna e ad una diminuzione del testosterone nel maschio.

Da un’indagine conoscitiva condotta nel 2000, dal Ser.T di Padova, su un campione di 250 soggetti emerge come un soggetto su cinque fra quelli intervistati riferisca di far uso di sostanze esplicitamente a scopo sessuale. Tra i consumatori “finalizzati” la sostanza viene assunta in previsione di un rapporto sessuale per sentirsi più seducenti, più desiderabili e per far fronte ad una presunta “incompetenza sessuale”. Quella che viene maggiormente salvaguardata è l’immagine del buon amante agli occhi del partner non tanto la soddisfazione condivisa dell’atto sessuale.
Dalle testimonianze infatti emerge come gli effetti derivanti dalla cocaina comprendano un aumentato livello di eccitazione sessuale in contrasto con una riduzione della capacità di raggiungere l’orgasmo.

Una sorta di piacere anelato ma raggiunto, purtroppo, con enorme difficoltà.

Un altro fattore associato all’utilizzo di cocaina in contesti ricreativi-sessuali, comprende una struttura personologica caratterizzata dall’impulsività e da una continua ricerca di forti emozioni, denominata “sensation seeking” .
In tal modo, le sensazioni percepite durante le attività sessuali verrebbero amplificate e l’impulsività del soggetto, sotto l’effetto di sostanze, aumenterebbe esponendolo ad un numero maggiore di rapporti ed alla mancanza di opportuni metodi contraccettivi.

Dr.ssa Francesca Targi psicologa

Sitografia:

http://www.insostanza.it/droghe/cocaina/#sthash.7FDNgkWU.dpuf

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&sqi=2&ved=0CDQQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.emcdda.europa.eu%2F&ei=USknU66lO4rVtQaF7IGIDA&usg=AFQjCNG5ogTi715hHWRsT9YjikX-35uYDg&sig2=EyHEwt6kSES9yPRLBF0sDw&bvm=bv.62922401,d.Yms

Bibliografia:
Snenghi, R. et al., (2001). Gli effetti delle droghe sul comportamento sessuale. Journal of Addiction, 30, 41-45.
Maroli, A. et al., (2000). Indagine conoscitiva su uso di sostanze psicoattive e sessualità. Boll. Farmacodip. E Alcoolis., 4, 32-37.

- See more at: http://www.insostanza.it/sex-drug-effetti-della-cocaina-sul-comportamento-sessuale/#sthash.rZUVF3tV.dpuf

www.insostanza.it/sex-drug-effetti-della-cocaina-sul-comportamento-sessuale/

Il Menestrello di Odense (Storia di droga, tradimenti e grandi illusioni)

Gianluigi Schiavon - wagonlit, racconti da viaggio e altre storie. blog.quotidiano.net/schiavon/2014/04/13/il-menestrello-di-odense-storia-di-droga-tradimenti-e-grandi-illusioni-wagon-lit/

Søren Jacobsen suonava la chitarra ritto nelle sue scarpe sul selciato della Munkemøllestræde, vicino al numero 3, sarebbe a dire non lontano dalla casa dove Hans Christian Andersen era stato bambino. Così, su due piedi, non si sarebbe potuto dire che la sua vita fosse una favola. Se non altro per il fatto che chiedere l'elemosina non è attività gratificante, nemmeno se vivi in una fiaba. Søren Jacobsen cantava “I tempi stanno cambiando”, perché anche a Odense, nel cuore caldo della fredda Danimarca, per quanto gli anni '60 fossero appena finiti, in molti credevano ancora nelle favole. Se aveste potuto chiedere a Søren Jacobsen quante strade deve percorrere un uomo prima di poter essere chiamato uomo – tanto per citare sempre lo stesso cantastorie – lui avrebbe avuto la risposta pronta: 168 chilometri, in linea abbastanza retta. Era la distanza che in quel momento lo separava da Christiania, il quartiere degli hippie di Copenhagen, dove un uomo è un uomo. Punto e basta. Senza star lì a farsi tante domande.

Quando pochi giorni dopo Søren Jacobsen, chitarra sulle spalle, riemerse dalla metropolitana di Copenhagen, alla stazione chiamata senza troppa fantasia Christianshavn, sapeva bene cosa fare: prese con passo deciso per la Knippelsbro Torvegade, senza degnare di uno sguardo vetrine, semafori e perfino passanti (con l'elemosina aveva chiuso), svoltò quindi sulla Prinsessegade, fece altri 50 metri a tutta birra e in un battibaleno si ritrovò all'ingresso principale di Christiania, là dove cominciava la strada ribattezzata Pusher Street. A quel punto avrebbe dovuto capire che la sua vita avrebbe cambiato per sempre indirizzo: la toponomastica non mente mai. Anzi, spesso offre indizi di pericolo. Ma Søren Jacobsen era troppo orgoglioso per coglierli. I tempi stanno cambiando – canticchiava tra sé e sé – , è ora di finirla con i vecchi modi di ragionare. Era fatto così, Søren.

Quando, giusto venti metri dopo, sempre lungo Pusher Street, gli si parò davanti quel tizio, pensò d'istinto: ecco un uomo che puoi chiamare uomo. Aveva l'aria di uno appena investito da un tir chiamato Destino sulle strisce pedonali della vita: magro come una siringa e stupito di essere ancora al mondo nonostante il Destino investitore e anche lo stile di vita scelto per fargli dispetto. Disse in inglese:

“Il mio nome è Pierguido Colonna. Vengo da Roma, 1903 chilometri da qui. Come vedi, ne ho fatta di strada. Ho origini nobiliari, di fatto sarei un principe, ma se vuoi puoi chiamarmi semplicemente Mr. Tambourine”.

“Grazie”, rispose in inglese Søren Jacobsen e sorrise, poiché quel soprannome gli ricordava qualcosa.
 

Parlarono a lungo. Lui dei sogni di rivoluzione che era bello cantare, l'altro della rivoluzione che era più bello fare e progettare in segreto, e se qualcuno cantava e rivelava tutto al nemico, peggio per lui, i traditori prima o poi la pagano cara, e annunciava tutto questo con ammiccamenti significativi. Søren Jacobsen ascoltava e non sempre capiva. Pierguido Colonna non ascoltava, ma dava a vedere di aver capito tutto quel che nella vita c'è da capire. Il danese - come un bambino cocciuto inventato da Andersen – ripeteva risoluto la sua unica convinzione, cioè a dire che i tempi stanno cambiando. “Davvero?”, chiedeva l'italiano con un'ombra appena di derisione.
 

Si sarebbe dovuto afferrare lontano un miglio che non era certo l'amicizia di quel menestrello venuto dalla città del re delle favole ciò che più premeva a Mr. Tambourine, quanto piuttosto qualcosa che in quel momento ai suoi occhi valeva molto di più, e poteva trovare sostanza e spiegazione in una parola e in un reato: complicità. Anche solo a mezzo miglio di distanza lo si sarebbe potuto afferrare, se non a meno. Ma Søren non lo afferrò. In tempo.
 

“Adoro Bob Dylan”, disse a un certo punto, con tono infantile.
 

“S'era capito”, rispose l'altro con accento romano.
 

E decise a quel punto che era arrivato il momento di parlare di cose serie. Pierguido Colonna, chiamato a Copenhagen Mr. Tambourine e in Italia in un certo altro modo per via del ceppo nobiliare, non lesinò le spiegazioni.
 

“A Christiania – cominciò –, unico posto al mondo dove non esistono regole, bisogna seguire delle regole...”.
 

Søren Jacobsen strizzò gli occhi per concentrarsi.
 

“...Vedi, questo quartiere era una base navale dismessa, tutti edifici militari abbandonati. Quindi è logico che una certa disciplina, come dire, innata, sia sopravvissuta...”.
 

Søren Jacobsen si concentrò ancora di più. Tanto da sentire male fin dentro le pupille.
 

“...Quando nel 1971, cioè solo due anni fa, i miei amici occuparono questi 35 ettari non sapevano che farsene. Poi capirono: era un posto destinato a diventare la Città Libera...”.
 

Søren Jacobsen fece la faccia come dire: “Ah, ecco, avevo capito bene...”.
 

“...Ma libertà non vuol dire assenza di regole...”.
 

Il menestrello più sperduto del mondo fece un gesto con la mano, a significare: “Ci rinuncio”.
 

“...Voglio dire – continuò Mr.Tambourine - che qui abbiamo di tutto: attività artigianali, culturali. C'è perfino un asilo, e poi una tipografia, e la panetteria e ancora una sauna, la radio libera, un cinema, bar, ristoranti, una fabbrica di biciclette e...”.
 

“E...?”.
 

“E chioschi per vendere droga”.
 

Søren Jacobsen fece di nuovo la faccia come dire: “Certo, lo sapevo. Non vivo mica nelle favole...”.
 

Al che Pierguido Colonna, detto Mr. Tambourine e altro ancora, rincarò la dose minima:
 

“Attento a come parli: ti già detto che qui esistono regole da rispettare. I chioschi spacciano, cioè, volevo dire vendono, es-clu-si-va-men-te hashish! Niente droghe pesanti: quelle..., quelle sì, sono severamente vietate!”.
 

Il giovane Søren, stringendosi nelle spalle, fece intendere di afferrare il senso, etico e pratico del divieto. Fu pertanto sorpreso dal sentire il suo interlocutore esclamare improvvisamente:
 

“E tutto questo ti sembra giusto?”.
 

Il resto del dialogo Søren Jacobsen non lo ricordò mai per intero. Anche se in futuro di tempo per riflettere ne ebbe. Rammentò a lungo quella frase di Pierguido Colonna: “Qui a Christiania gli infiltrati non mancano”. Ed ebbe la sensazione che si riferisse a se stesso, come una confessione non richiesta, ma poi Søren Jacobsen dimenticò tutto quanto, sospetti compresi. Quelle che gli rimasero impresse per sempre furono però le ultime parole scambiate in Pusher Street:
 

“Partiamo assieme”, propose Pierguido Colonna detto Mr. Tambourine e non solo.
 

“Per andare dove?”, chiese Søren Jacobsen, detto solo il Menestrello di Odense.
 

“A Roma”, fu la risposta.
 

“Perché?”, fu la domanda.
 

“Perché i tempi stanno cambiando”.
 

Novecentottantuno chilometri più tardi, dopo 11 ore e 37 minuti di viaggio, il treno sul quale viaggiano i signori Pierguido Colonna e Søren Jacobsen venne bloccato dalla polizia tedesca lungo il binario 6 della stazione di Monaco di Baviera. Due furono le cose di cui Søren si accorse immediatamente: Mr. Tambourine si era fatto di nebbia e alcuni agenti, certo non del posto, evidentemente italiani, venuti in supporto probabilmente da Roma, urlavano come pazzi: “Cercate 'Er Principe', dev'essere ancora sul treno. Non lasciatelo scappare!”.
 

Di una terza cosa s'avvide poi Søren Jacobsen: cani antidroga latravano furiosi davanti al finestrino del suo scompartimento.
 

Gli trovarono nella custodia della chitarra 15 chili e mezzo di cocaina pura al 90 per cento. Lui cercò di spiegare che, anche se veniva da Christiania, non ne sapeva un bel niente e poi a Christiania ci sono certe regole che, pure volendo, ti impedirebbero di... Non credettero a una sola parola, non lo lasciarono neanche finire. Søren Jacobsen si fece 20 anni di galera per traffico di droga e anche omicidio, perché la cocaina scoperta là dove doveva esserci la sua chitarra apparteneva a uno spacciatore trovato ucciso, a Christiania, in una laterale di Pusher Street, con una siringa piantata nella gola.
 

Molto tempo dopo la Città Libera nel cuore caldo della fredda Copenhagen subì una radicale trasformazione: diventò un quartiere residenziale, tutto loft, atelier di lusso, gioiellerie etniche e cocainomani benestanti. Il Menestrello di Odense non fu mai in grado di capire tutto questo.
 

Suonava la chitarra sulla Munkemøllestræde, vicino al numero 3, a Odense, non lontano dalla casa che vide Hans Christian Andersen bambino. Non si può dire che fu una bella storia. E nemmeno una favola. Lasciamo perdere.
 

Ora Søren Jacobsen non suona più. In effetti, i tempi sono cambiati.
 

Non siamo più la città della cocaina “Merito” della crisi

 Il centro ricerche dell’Acquedotto ha monitorato le acque del Po con prelievi periodici. A Torino 4.400 dosi al giorno, erano 11 mila nel 2008

Prezzi troppo cari, cresce il consumo di ecstasy ed eroina
 
 
 

«Il fiume nel fiume» è diventato un torrente. Secondo l’ultima indagine del Centro Ricerche dell’Acquedotto (che periodicamente passa al setaccio le acque del Po) negli ultimi cinque anni il tasso di cocaina presente nei campioni prelevati è crollato. Oggi si «pescano» in media 4.400 dosi al giorno mentre nel 2008 si oltrepassava quota 11 mila, pari a 8 dosi giornaliere ogni mille abitanti dell’epoca. Per non dire delle 13 mila dosi di dieci anni fa. Il progetto«Aqua Drugs» dice che è fortemente diminuita la percentuale di «neve» finita nei depuratori delle acque reflue, ma ciò non significa che improvvisamente Torino diventi più virtuosa al capitolo «droghe». 

Poca «neve» molta ecstasy  

Perchè se da un lato la cocaina scende di popolarità, dall’altro l’ecstasy è diventata la droga più ambita: con 8,6 chilogrammi raccolti ogni giorno nel Po siamo al record italiano. Mentre la ketamina raggiunge i 4 chili e mezzo, cifra comunque ragguardevole. «Dalle analisi eseguite dall’acquedotto e dall’Istituto Mario Negri - spiega l’amministratore delegato di Smat Paolo Romano - risulta che il consumo di cocaina è fortemente diminuito e la droga più utilizzata al momento è la cannabis, con circa 33 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti, mentre Milano ha un consumo di poco inferiore e Roma decisamente superiore con 40 dosi». Riassumendo, pare che la cocaina sia in qualche modo passata di moda molto probabilmente a causa del suo costo (attorno ai 67,8 euro al grammo). Secondo la ricerca «Aqua Drugs» - basata sul fatto che una droga dopo essere stata consumata viene in parte espulsa tramite l’urina che raggiunge la rete fognaria e quindi i depuratori urbani - solo nella città di Torino si consumano ogni giorno 28 mila dosi di cannabis e 2.600 di eroina. 

Come commentano gli esperti il dato più significativo, vale a dire che «la neve» ha subito una così notevole flessione negli ultimi anni? «Uno dei motivi più banali e riconducibili immediatamente a questo “crollo” - spiega Paolo Jarre del dipartimento Patologia delle Dipendenze dell’Asl To3 - è proprio quella della crisi, di una minore capacità di spesa. La cocaina è una droga molto costosa e quindi se ne consuma meno. Credo però che in questi ultimi anni sia stata sostituita da altre dipendenze che invece sono in crescita: come per esempio il gioco d’azzardo di cui si parla ancora troppo poco e che può sostituire una droga come la cocaina con altre drammatiche conseguenze psicologiche che questo comporta». 

 

Il supermarket della «roba»  

Anche Angelo Giglio, responsabile del Servizio Kangoo, il pullman itinerante contro le tossicodipendenze, e di Pin, il Progetto Notturno di prevenzione tra i giovani, avverte la diminuzione dell’uso della cocaina: «Rileviamo un calo del 20-30 per cento dell’uso di questo stupefacente, mentre registriamo un aumento dell’eroina. Si tratta di un incremento lieve, ma riguarda anche i giovani che provano a utilizzare queste sostanze per calmare gli effetti di una veglia troppo prolungata o di altre sostanze tipo crack o ketamine». 

Secondo Augusto Consoli, infine, del Dipartimento di Patologia delle dipendenze dell’Asl TO2 è sì una questione economica in primis, ma anche un effetto della macro-offerta di nuove droghe che costano poco e suscitano curiosità soprattutto nel consumatore più giovane». 

Consumo cocaina. A Firenze il piu' alto

A Firenze la cocaina scorre a fiumi. L'Arno fa da cartina di tornasole. Nel 2012 e nel primo semestre del 2013 dalle analisi tossicologiche delle acque reflue, emergono concentrazioni di cannabis, cocaina ed eroina più elevate rispetto alle altre 17 città analizzate. Per la cocaina, a Firenze, viene registrato un forte incremento dei consumi: praticamente un cittadino su cento ne fa uso, stando alle percentuali rilevate, passando da 4,9 dosi al giorno per mille abitanti nel 2011 a 9,5 dosi nel 2012. Parimenti, più che raddoppiato il consumo di eroina, passato nello stesso lasso di tempo, da 3,4 dosi al giorno per mille abitanti a 8,3 dosi. E non si tratta di una leggenda metropolitana, ma di dati saldamente ancorati a risultati di laboratorio: Sebbene sia da tenere in considerazione che Firenze è tra le città italiane più attrattive per il turismo (solo il museo degli Uffizi conta cinque milioni di visite all'anno), non è attribuibile solamente al turismo l'abuso di sostanze psicoattive. Le mete classiche per gli habitué del consumo (in questo caso libero) di stupefacenti sono altri, a partire da Amsterdam. Se da una parte c'è un'importante presa di coscienza che il fenomeno dello sballo sta dilagando, la vera emergenza sociale, soprattutto fra i più giovani è l'alcol: «Ci accorgiamo del pericolo solo quando e, purtroppo assai spesso, arrivano ragazzi intossicati al pronto soccorso, o quando si verificano incidenti. Nel quotidiano continuiamo a favorire stili di vita inappropriati, a promuovere il consumo moderato' di vino, relegando il problema alcol a fenomeno generazionale, ovvero dei giovani scapestrati», spiega Valentino Patussi, responsabile del centro alcologico regionale della Toscana. Lo stesso vale per l'abuso di sostanze stupefacenti. L'arresto di tre giovanissimi, due diciottenni e un minore che spacciavano nei giardinetti della scuola superiore, ha destato grande imbarazzo. Ma passata l'ondata di piena della riprovazione sociale, il problema è rientrato nei ristretti ambiti di competenza, confinato nei servizi di tossicodipendenza delle Asl. La droga a Firenze si trova a buon mercato. E facilmente. La sera e la notte, per una ricognizione basta andare alla stazione. O sotto i portici di piazza della Repubblica, all'arco di San Pierino, in Santo Spirito, in Santa Croce. In pieno centro storico, insomma. Per una dose di cocaina bisogna scucire 50 euro, si sale a 80 se la polvere è più pura. L'eroina si trova anche a 30 euro. Un grammo di hashish oscilla tra i 10 e i 15 euro, per la marijuana mai più di 10. Ma questa è la droga di strada. IL consumo privilegiato di cocaina è nei festini da Grande bellezza'. Il giro e i fornitori, però, sono gli stessi. Pusher che si fermano a Firenze e ripartono. Più spesso in treno. Con le distanze tagliate dalle frecce'. Un fenomeno descritto anche dalle azioni di contrasto di polizia e guardia di finanza che, nel 2013, hanno sequestrato 62 chili di cocaina, 241 tra hashish e marijuana, con 400 persone arrestate per spaccio, 186 denunciate, quasi 500 consumatori segnalati al prefetto. Una curiosità: il consiglio comunale, lo scorso 10 marzo, ha approvato in mezzo a grandi lacerazioni (alla fine solo 17 i voti favorevoli), una risoluzione politica sulla depenalizzazione, consumo e cessioni di piccole quantità di cannabis.
(articolo di Ilaria Ulivelli per il quotidiano La Nazione del 22/03/2014)
 

La narco-deforestazione sta dilagando in Centroamerica

 I boschi e le montagne di un corridoio biologico nel Caribe e le comunita' indigene soffrono i soprusi dei contrabbandieri di droga, che si approfittano di governi deboli, situazioni conflittuali di proprieta', alto livello di poverta', cambio del clima, disboscamenti illegali, megaprogetti di infrastrutture ed espansione del business agricolo.
Tutto questo fa parte di un pacchetto di informazioni rese note ieri 17 marzo nella capitale del Costarica ed elaborate dalla “Alianza Mesoamericana de Pueblos y el Programa Salvadoreno de Investigacion sobre Desarollo y Medio Ambiente” (PRISMA), coordinata con universita' Usa e gruppi non-governativi del Messico e del Centroamerica.
Su tutto pesa il fatto che la crisi sta attaccando duramente la regione de La Mosquitia, in Honduras e in Nucaragua, mentre sono a rischio alcune zone caraibiche piu' prospere come Panama e Costarica.
“Nei paesi rurali del Peten, oggetti di disputa, si incontrano nuove zone per importanti trasferimenti di droghe miste a strade secondarie di trasporto verso il Messico. Nel parco nazionale “Laguna del Tigre” e nelle aree protette dal comune di Sayaxchè, l'intensificazione del narcotraffico ha coinciso con un aumento annuo di deforestazione tra il 5 e il 10%. Alcune analisi catastali confermano che i narcotrafficanti sono proprietari di grandi aziende agricole all'interno della Laguna del Tigre ed altre aree protette"
-si legge nella nota informativa.
“Luoghi di intensa deforestazione si presentano li' dove sono i nodi del traffico, in particolare presso i piu' importanti centri di trasferimento delle droghe nelle zone orientali di Nicaragua e Honduras. Per esempio, nel 2011, la 'Reserva de la Biosfera Rio Plàtano' dell'Honduras, e' stata qualificata dall'Unesco (organismo Onu per educazione. scienza e cultura) come Patrimonio dell'Umanita' in Pericolo, in virtu' degli allarmanti tassi di perdita di boschi per la presenza di narcotrafficanti, con le molteplici piste clandestine di atterraggio nel lago e per tutta la riserva”.
La zona deforestata in Honduras riguarda piu' di 5,2 milioni di ettari, secondo l'ufficio ambientale della Nasa degli Usa.
La deforestazione “aumenta al medesimo ritmo della crescita del transito di cocaina attraverso il bosco dell'Honduras orientale. La grande quantita' di zone deforestate che sono state individuate (piu' di 5,2 milioni di ettari), relazionata con le attivita' agricole degli indigeni (meno di due milioni di ettari), indicano la presenza di fattori e capitali inusuali sul territorio. Nello stesso modo, ne El Peten in Guatemala, l'ingresso di una quantita' di cocaina senza precedenti nella regione, ha coinciso con un periodo di grande deforestazione”.
Grazie ad una minuziosa descrizione del fenomeno, gli studi hanno determinato che i narcotrafficanti ricorrono a “tre metodi relazionati tra loro” col risultato che la deforestazione ha a che fare con il transito delle droghe.
Il primo e' tagliare i boschi per aprire strade e piste clandestine di atterraggio. Il secondo e' intensificare le gia' esistenti pressioni sui boschi, introducendo quantita' senza precedenti di denaro e armi in zone di frontiera “che e' possibile grazie a governi deboli”. "Quando i residenti produttori, coltivatori di palme da olio, speculatori immobiliari e trafficanti di legno si mescolano col narcotraffico, si narco-capitalizzano e diventano piu' audaci, perche' espandono le proprie attivita', generalmente a pregiudizio dei mini-proprietari (indigeni) che spesso sono i difensori piu' importanti dei boschi”.
In questa situazione, c'e' da aggiungere che indigeni e contadini “si dichiarano impotenti contro le tangenti, le frodi immobiliari e le brutalita' che li spogliano delle proprie terre. L'amministrazione dei boschi, ai livelli piu' alti, e' distrutta da violenza e corruzione: i gruppi per la conservazione dell'ambiente hanno ricevuto minacce ed hanno paura ad entrare nelle narco-zone, mentre la autorita' locali ricevono tangenti per guardare altrove”.
Il terzo metodo e' che “gli immensi guadagni” ottenuti dal narcotraffico sono un “forte incentivo” perche' le reti criminali si interessino delle attivita' agricole. “Trasformano i boschi in terreni agricoli (essenzialmente pascoli o piantagioni di palme da olio). I guadagni richiedono di essere riciclati. L'acquisizione e il “miglioramento” di terre remote (per deforestazione) permette che i dollari si convertano in attivita' private senza lasciare traccia e, di conseguenza, legittima la presenza” dei cartelli del narcotraffico grazie alla copertura di una produzione agropastorale.
“Le grandi narco-proprieta' servono anche a creare dei monopoli sul territorio per contrapporsi ad organizzazioni rivali di narcotrafficanti e far rendere al massimo le attivita' dei trafficanti”.
Anche se comprare boschi in aree protette e indigene e' illegale, i narcotrafficanti “hanno abbastanza influenze politiche per assicurarsi l'impunita' e, se necessario, falsificare i titoli di proprieta' delle terre. In questo modo possono ottenere benefici dalla speculazione immobiliare, vendendo ad organizzazioni criminali (nazionali e straniere) che, con maggiore frequenza, utilizzano l'attivita' rurale come diversificazione del proprio business”.
La situazione si aggrava quando il crimine organizzato comincia a vendere queste proprieta' a “interessi corporativi legali” che investono in attivita' agropastorali in Centroamerica. “Il risultato e' che i boschi si convertono in modo permanente in terreni agricoli”.
Secondo i documenti, grazie a frontiere permeabili, corrusione e debolezza istituzionale pubblica, luogi remoti di Guatemala e Honduras con “scarsa popolazione e poca presenza dello Stato” in zone limitrofe ai boschi, “offrono condizioni ideali” per i trafficanti, mentre il Centroamerica si sta consolidando in questi ultimi anni come un ponte per il contrabbando di stupefacenti dalla Colombia verso Messico e Usa.
In una intervista al quotidiano El Pais, la statunitense Kendra McSweeney, ricercatrice del Dipartimento di Geografia dell'Universita' statale dell'Ohio, nonche' coautrice di questo studio, ha spiegato come il fenomeno si e' aggravato da quando l'Esercito messicano ha lanciato, nel 2006 e 2007, la guerra al narcotraffico, e i cartelli messicani hanno esteso le proprie attivita' in Centroamerica.
“Negli ultimi sei anni, soprattutto, abbiamo visto un vero e proprio tsunami di cocaina che passa per le vie terrestri in Mesoamerica. La droga e' sempre passata attraverso il Centroamerica, ma non come negli ultimi anni”. “I trafficanti lavorano in zone boscose per trafficare e pulire i loro sporchi profitti e investire i loro altrettanto sudici dollari in pascoli, bestiame, miniere. Agro-business come la palma africana, e i boschi si trasformano in praterie per il narcotraffico”.

(articolo di José Meléndez, pubblicato sul quotidiano El Pais del 18/03/2014)
 

droghe.aduc.it/articolo/narco+deforestazione+sta+dilagando+centroamerica_22077.php

Allarme droga, l'1% degli studenti già schiavo di quelle pesanti

Il dato emerge da uno studio del Cnr che ha coinvolto 45 mila giovani delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta la Penisola. In 75 mila consumano cannabis tutti i giorni

ROMA - L'1% degli studenti italiani è schiavo delle droghe pesanti, come l'eroina e la cocaina. E' quanto emerge dallo studio Espad-Italia (European school survey on alcohol and other drugs), realizzato dal Reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc -Cnr). 

Secondo i risultati della ricerca, anticipata dall'agenzia Adnkronos, sono circa 36.000 gli studenti italiani che hanno provato eroina e/o altri oppiacei almeno una volta nella vita (l'1,5%) e di poco inferiore è il numero di chi l'ha utilizzata nell'ultimo anno (28.000): cioè l'1,2% degli studenti. Di questi, poco meno di 16.000, quasi l'1%, l'hanno consumata per 10 o più volte nell'ultimo mese. Diventandone, praticamente, schiavi.

Dall'indagine - che ha coinvolto 45 mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola - emerge chiaramente anche l'aumento del consumo frequente di cocaina (da 0,6% del 2011 a 0,8% dell'ultimo anno). Nel dettaglio, sono circa 65.000 i ragazzi che hanno assunto cocaina almeno una volta nell'ultimo anno (il 2,8%) e 18.500 (cioè lo 0,8% degli studenti italiani) quelli che ne ha fatto un uso intensivo, per 10 o più volte nell'ultimo mese.

Inquietante ance il dato sulla cannabis. Un vizio quotidiano, conclude lo studio, per circa 75 mila studenti italiani: nel 2013 quelli che hanno utilizzato hashish o marijuana almeno una volta sono stati 580.000 e circa 75.000 quelli che l'hanno consumata quasi quotidianamente. Un significativo balzo in avanti, se si considera che nel 2012 - su 2,5 milioni di studenti - erano circa 500 mila i ragazzi delle scuole medie superiori che (almeno una volta) avevano fatto uso di cannabis.

"Il consumo di cannabis tra i giovani - spiega la responsabile della ricerca, Sabrina Molinaro dell'Ifc-Cnr - riprende a crescere. Questa tendenza - aggiunge - si conferma anche nei primi risultati preliminari del nostro studio Ipsad sulla popolazione generale (15-74 anni) che rileva un leggero incremento della prevalenza di consumatori occasionali (una o più volte l'anno) di cannabis a fronte di un sensibile aumento dei consumatori frequenti (20 o più volte al mese)".

Lo studio scompone anche i dati a livello regionale. La fotografia che ne è esce è ancora più nitida: in raffronto con l'anno precedente, si evidenzia infatti come siano gli studenti del Centro, della Campania, del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia ad aver incrementato maggiormente i consumi. Anche se l'incremento dei consumi riguarda soprattutto i maschi, si registra un aumento anche tra le ragazze: in Campania (dal 13,6% del 2012 al 17% del 2013); in Abruzzo (dal 17% al 21%) e soprattutto in Piemonte (dal 17% al 22%).

www.repubblica.it/salute/prevenzione/2014/03/17/news/giovani_consumo_droga-81195268/

Fiumicino, fermata con 24 chili di droga "la dama bianca" Federica Gagliardi

Ex modella, collaboratrice dell'assessorato al Commercio del Comune di Roma tra 2006 e 2007 e assunta in Regione sotto la giunta Polverini, era nella delegazione italiana che accompagnò Silvio Berlusconi al G8 di Toronto 

Era stata soprannominata "la dama bianca" durante il G8 di Toronto in Canada quando assieme all'allora premier Silvio Berlusconi era misteriosamente scesa dalla scaletta dell'Airbus presidenziale. Oggi Federica Gagliardi, 31 anni, un passato da modella, e assunta in Regione Lazio sotto la giunta di Renata Polverini, è stata fermata all'aeroporto di Fiumicino dalla Guardia di finanza di Napoli con 24 chili di cocaina nel bagaglio a mano. Tornava da un viaggio in Sudamerica. Ma intorno alle 15 i finanzieri l'hanno pizzicata e portata nella caserma delle Fiamme gialle dello scalo per gli accertamenti. Sulla vicenda indagano gli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Napoli, che hanno condotto l'operazione assieme ai colleghi di Fiumicino.

 Biondissima, chiamata "Barbie" per la sua avvenenza, era entrata a far parte, su sua richiesta, della delegazione italiana del summit internazionale nel 2010. Ancor prima, tra il 2006 e il 2007, aveva svolto alcuni incarichi per la pubblica amministrazione con un contratto annuale nell'assessorato al Commercio del comune di Roma, e dopo aver fatto parte del comitato elettorale della Polverini, ha ricoperto il ruolo di capo della segreteria del segretario generale del Lazio.

roma.repubblica.it/cronaca/2014/03/13/news/fiumicino_fermata_con_24_chili_di_droga_la_dama_bianca-80919875/

Tutto quello che finisce nella cocaina

Di Morten Vammen - La cocaina è dappertutto. E come in ogni business, i produttori ricorrono a ogni mezzo per ottimizzare i profitti, tagliando la coca con una lunga serie di disgustosi additivi. Ma di che sostanze si tratta, di preciso? Abbiamo chiesto a Kim Gosmer, un chimico specializzato in stupefacenti, di far chiarezza.

 

Vice.com - Mi sono specializzato in cocaine research mentre frequentavo la Sezione di Tossicologia e Analisi Stupefacenti nel Dipartimento di Medicina Legale all’Università di Aarhus, in Danimarca. La cocaina con cui ho lavorato variava da piccoli campioni impuri presi dalla strada ai blocchi di coca di alta qualità recuperati direttamente alla fonte. Questi ultimi erano i più interessanti, perché permettono di comprendere la “scienza” utilizzata per potenziare l’effetto della cocaina attraverso degli adulteranti. I più sanno che spesso la cocaina viene diluita con cose come zuccheri e creatina, e che queste vengono mascherate con caffeina, lidocaina o benzocaina per simulare le proprietà anestetiche e stimolanti della cocaina. Ma in pochi sono consapevoli delle sostanze ancor più schifose che finiscono nella roba che vi sniffate.

 

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Ictus, una patologia in crescita fra le donne.

Spesso per l'effetto combinato di fumo e pillola contraccettiva, ma anche chi utilizza droghe è poiù espsoto: cocaina, eroina, amfetamina, ecstasy e perfino l’hashish accrescono la probabilità di ictus, spesso perché provocano sbalzi di pressione molto pericolosi per le arterie cerebrali

Anziano, maschio. Nell’immaginario collettivo è questo il ritratto del paziente colpito da ictus. Invece non è così, al contrario: negli anziani grazie a una migliore prevenzione il numero di casi sta pian piano calando, mentre è in crescita fra i giovani e le donne e, stando alle statistiche, al di sotto dei 55 anni l’incidenza di ictus è pari a 60 vittime ogni 100mila abitanti. Il problema, insomma, non è più una rarità prima della vecchiaia e la colpa è in parte dello stile di vita, nettamente peggiorato: fumo, sedentarietà e diete scorrette hanno aumentato il numero dei giovani adulti con fattori di rischio per l’ictus come sovrappeso, colesterolo e pressione alta. Ma non è solo questo, come spiega Giuseppe Micieli, direttore del Dipartimento di Neurologia d’Urgenza dell’Istituto Neurologico Mondino di Pavia: «I traumi a testa e collo, ad esempio, aumentano il pericolo di ictus soprattutto nei giovani provocando la cosiddetta “dissecazione” delle arterie: il vaso si “stira”, il rivestimento interno si scolla dalla parete e chiude il lume. Può accadere in seguito a incidenti stradali, traumi durante la pratica di uno sport, perfino dopo manipolazioni cervicali troppo intense per la chiropratica. Anche l’esercizio fisico eccessivo può incrementare il rischio, così come l’uso di droghe».

«Cocaina, eroina, amfetamina, ecstasy e perfino l’hashish accrescono la probabilità di ictus, spesso perché provocano sbalzi di pressione molto pericolosi per le arterie cerebrali - conferma Carlo Gandolfo, neurologo dell’Università di Genova -. L’ictus si manifesta perfino nei bambini: sono casi per fortuna rari, associati in genere a malattie genetiche o cardiopatie congenite, che però arrivano tardi dal medico proprio perché non ci si immagina che l’ictus possa riguardare un bimbo». Lo stesso vale per le donne, che si sentono erroneamente al sicuro da questa malattia: a scorrere i numeri pare vero il contrario, perché l’ictus uccide due volte di più rispetto al tumore al seno, temutissimo da tutte. «Quattro donne su dieci non sono preoccupate dalla possibilità di andare incontro a un ictus, eppure hanno una probabilità di svilupparlo più alta degli uomini per numerosi motivi - spiega Antonia Nucera, neurologa della Stroke Unit dell’Ospedale Sant’Andrea di La Spezia e rappresentante italiana della World Stroke Organization -. Le giovani fumatrici, ad esempio, sono ad alto rischio perché nel sesso femminile il metabolismo della nicotina è più veloce e le sigarette hanno effetti particolarmente nocivi sui vasi sanguigni e la pressione, tanto che nella donna una sigaretta fa danni quanto cinque nell’uomo. Se a questo si aggiunge l’uso della pillola contraccettiva, che aumenta sensibilmente la probabilità di formazione di trombi, il pericolo cresce ulteriormente e si impenna fino a 30 volte se a tutto ciò si somma l’emicrania con aura, un altro fattore di rischio per l’ictus soprattutto prima della menopausa».

 

 

 

Pericolosa anche l’ipertensione in gravidanza, che andrebbe evitata in ogni modo; chi ne ha sofferto dovrebbe poi essere monitorata attentamente negli anni successivi, perché la pressione alta è il fattore di rischio più rilevante per gli eventi cerebrovascolari. Passata l’età fertile la probabilità di ictus sale ancora perché viene meno l’effetto protettivo degli estrogeni sul sistema cardiovascolare e la pressione dopo i 50 anni cresce più nelle donne che negli uomini. «Con la menopausa aumenta anche il rischio di obesità e di accumulo di grasso viscerale, la cosiddetta “pancetta”: il girovita dovrebbe rimanere al di sotto degli 80 centimetri e comunque mai superare gli 88, oltre la probabilità di ictus diventa molto alta - spiega Nucera -. Man mano che l’età aumenta, poi, è sempre più comune la fibrillazione atriale, un’aritmia che favorisce l’ictus e che in alcune provoca palpitazioni, ma a volte è del tutto asintomatica: sarebbe perciò opportuno valutarne l’eventuale presenza con uno screening dopo i 70-75 anni, come consigliano le nuove linee guida per la prevenzione dell’ictus nelle donne appena pubblicate sulla rivista Stroke. Una prima idea tuttavia si può avere tuttavia anche da sole, rilevando la pulsazione del sangue al polso: un battito irregolare si può “sentire” anche se non si è un medico».

Le donne, poi, sono a rischio pure perché trascurano i segnali dell’ictus, spesso un po’ diversi rispetto a quelli “classici”: sottovalutano i mal di testa anche se forti e improvvisi, non badano a disturbi di coscienza, trascurano le palpitazioni indice di fibrillazione atriale. Così arrivano tardi alle cure mediche, in condizioni peggiori rispetto agli uomini, finendo per avere esiti più gravi. «E sono colpite dalla depressione post-ictus ancora più dei maschi: spesso sono sole, non accettano facilmente di non essere più autonome e perdono la motivazione a curarsi. Alle donne vittime di ictus serve perciò un’attenzione “speciale” e quasi sempre anche un supporto psicologico», conclude la neurologa.

www.corriere.it/salute/cardiologia/14_febbraio_28/ictus-patologia-crescita-le-donne-66146842-a07d-11e3-b6e1-915c31041614.shtml

“El Chapo” ammette di avere ucciso “due o tremila persone”

 Mille persone. E’ questo il margine di errore nella macabra conta dei morti di “El Chapo“, al secolo Joaquin Guzman, re dei narcos messicani arrestato sabato 22 febbraio dopo tredici anni di latitanza. Il capo del Cartello Sinaloa ammette di avere sulla coscienza 2 o 3 mila persone.

Sono i primi dettagli, riportati da alcuni media messicani, che emergono dopo la cattura da parte della Marina messicana di “El Chapo” (il Tarchiato), preso all’hotel Miramar di Mazaplan, località di mare nello stato di Sinaloa. Alcune fonti raccontano che al momento dell’arresto il boss si trovava con la moglie, l’ex miss Emma Coronel e le figlie gemelle. Gli agenti hanno raccontato che il l’uomo, come un perfetto padrino siciliano, ha avuto un comportamento “tranquillo e rispettoso”. Secondo alcuni media la moglie Emma Coronel, 24 anni, non è stata arrestata per mancanza di prove. Il capo del cartello di Sinoloa e la Coronel si sono conosciuti otto anni fa, precisano i media locali, ricordando che la donna proviene da una famiglia di trafficanti.

Il Cartello di Sinaloa è tra i più coinvolti nella guerra della droga che ha insanguinato il Messico negli ultimi anni. Il suo regno era esteso negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Europa. L’organizzazione creata da “El Chapo” è stata la prima con una struttura criminale-imprenditoriale e la prima a gestire direttamente la raccolta, il traffico e la distribuzione della cocaina, della metanfetamina e della marijuana che dal Sud e dal Centro America inonda i mercati Nord Americani. “El Chapo” è stato il primo a soppiantare il primato dei narcos colombiani, accumulando, in dieci anni, un patrimonio che si aggira intorno al miliardo di dollari. Anche per questo era considerato la primula rossa che si è aggiudicato la vetta della lista dei criminali più ricercati dalla Dea americana. Tredici anni di latitanza: da quando nel 2001 riuscì ad evadere dal carcere di massima sicurezza di Puente Grande – dove viveva come un nababbo – nascosto in un furgone della biancheria sporca ed evitare la condanna a 20 anni; fino allo scorso sabato, quando la sua carriera è finita, ammanettato tra due agenti della Marina. Uno squarcio di tempo che ha fatto lievitare sulla sua testa una taglia di cinque milioni di dollari. Una cifra che potrebbe aver fatto gola a qualcuno.

Intanto i suoi legali hanno chiesto a un tribunale un’ingiunzione contro un’eventuale richiesta di estradizione negli Stati Uniti. Lunedì 24 febbraio Guzman è stato accusato formalmente di violazione delle leggi sul traffico di droga in Messico e prima di valutare eventuali richieste di estradizione le autorità messicane dovranno decidere se rinnovare altre accuse contro di lui. Il portavoce del dipartimento della Giustizia Usa, Peter Carr, ha detto che l’eventuale estradizione di El Chapo “sarà l’oggetto di ulteriori discussioni tra gli Stati Uniti e il Messico”.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/25/droga-el-chapo-ammette-di-avere-ucciso-due-o-tremila-persone/894113/

Non è semplice uscirne

Ciao,

nn sò gestirmi sono piena di buoni principi ma poi ricado sempree nei soliti errori.

Vengo da una famiglia dove, mio padre è un narcisista compulsivo, mio fratello un maniaco depressivo grazie a loro mia madre una poverta vittima che se l'è sempre rifatta con me.

Pensavo di essermi salvata mentre in realtà circa 15 anni fà per gioco ho provato la coca,

per i primin 5 anni anni io ed il mio ex marito ne avremo usata la bellezze di 5 gr in 5 anni....

il problema sorge quando mi sono separata dove ho toccato il fondo ho finito tutti i soldi rubavo nei negozi di mio padre per fumarla. Un fidanzato che mi picchiava quando era in calo... morale sono dovuta tornare a casa di mia madre, subendomi a capo basso tutte le offese le botte di lei e dio mio fratello da li sono ripartita mi sono ripresa un appartamento mi sono rifatta la mia vita lontana da loro ma nn riesco a liberarmi da questo fidanzato che mi prosciuga nn mi da niente ma io lo tengo li nn so a far cosa poi visto che nn mi da niente.....

Come posso fare a mandarlo via che atteggiamento devo avere?!?!

Grazie

 

 

 

 

 

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