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Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.

Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante. Sensazione di benessere, aumento di sicurezza e di fiducia...

I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C. La pianta della coca ha avuto un'importanza enorme per tutte le civiltà andine. Ciò è testimoniato dal fatto che essa era protagonista principale di tutti i moltissimi miti d'origine con i quali si raccontavano le vicende leggendarie della fondazione delle varie civiltà andine. La coca costituiva inoltre la pianta per...

La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “...

Novità cocaina

d. è morto

Il 28 giugno è morto l'amico piu caro che avessi al mondo. 7 settimane fa. Lui ha assunto coca e ero insieme per endovena....Io solo eroina, non so specificare la quantità ma era la solita dose, quella di una volta ogni tanto. Entrambi andiamo al sert in cura di suboxone. Abbiamo assunto verso le 11 di sera e poi di nuovo alle 5 tornati a casa , lui ha anche bevuto parecchio. Siamo andati a dormire e la mattina successiva quando volevo svegliarlo l'ho trovato morto. Ci conoscevamo da17 anni ....
Non riuscivo a capire come fosse potuto succedere, adesso leggendo tra le vostre pagine ho capito che quando l' effetto della coca è scemato è subentrata l' overdose di eroina. Stava anche cercando di smettere il subxne ne prendeva meno di 1mg al di'.
Ecco di droga si muore..,.succede sempre agli altri ma è successo a me ed è un dolore immenso x ki resta. X me x sua madre x tutti gli amici.
Mai più non tocchero' più niente mai piu!
Basta una sola volta x morire e io devo vivere per me e x lui. Fare e godere di tutto quello che a lui non è più concesso...

Spero possa servire a qualcuno questa storia....

Un amica

Robin Williams, dietro il sorriso alcol, droga, depressione e sindrome bipolare

Chi non ha riso della sorpresa con cui guardava la realtà terrestre lo stralunato Mork che negli anni ’70 gli diede la popolarità televisiva? Chi non ha plaudito alla creatività di Daniel Hillard, che pur di star vicino ai propri figli non esitava a travestirsi da donna, vestendo i panni extralarge dell’irreprensibile Mrs. Doubtfire? Chi non si è appassionato agli insegnamenti del Professor Keaton dell'Attimo Fuggente?

Chi non ha riso della sorpresa con cui guardava la realtà terrestre lo stralunato Mork che negli anni ’70 gli diede la popolarità televisiva? Chi non ha plaudito alla creatività di Daniel Hillard, che pur di star vicino ai propri figli non esitava a travestirsi da donna, vestendo i panni extralarge dell’irreprensibile Mrs. Doubtfire? Chi non si è appassionato agli insegnamenti del Professor Keaton dell'Attimo Fuggente?

Chi non è rimasto commosso dalla sensibilità del chirurgo Patch Adams e dal naso da clown con cui faceva ridere i piccoli malati  che aveva in cura? Chi non ha provato comprensione, perfino affinità con il maggiordomo robot Andrew de L’Uomo Bicentenario, per la sua lotta nel diventare sempre più umano in una società che si faceva invece sempre più meccanica e automatizzata? Tutto questo è stato Robin Williams per chi lo seguiva sullo schermo, tutto questo e molto di più è stato per chi gli stava vicino e con lui condivideva non lo schermo, ma la vita. Una vita che, a dispetto dell’entusiasmo con cui affrontava il lavoro e le tante personalità che si trovava a interpretare, era invece ricca di aspetti oscuri.

Come l’abuso di droga e di alcol di cui fu vittima negli anni ’70 e ’80, abitudini da cui non riusciva a staccarsi. Finché nel 1982 il suo amico John Belushi morì per overdose allo Chateau Marmont e Williams, da poco padre, rinunciò agli eccessi, riuscendo a rimanere sobrio per circa vent’anni.

Ma nel 2003, mentre girava un film in Alaska, qualcosa scattò in lui: “Mi sentivo solo e avevo paura. A un certo punto, un pensiero si formò nella mia mente: bere. E basta”. Robin Williams ricadde nell’alcolismo, che gli costò il suo secondo matrimonio: “Mi vergogno moltissimo, ho fatto cose davvero disgustose ed è dura riprendersi”, confessò al quotidiano britannico The Guardian che lo intervistò nel 2009, quando si era nuovamente disintossicato (continuava a partecipare alle riunioni degli Alcolisti Anomimi) e aveva subito un delicato intervento al cuore.

Cocaina – il modo che Dio usa per dirti che stai facendo troppi soldi, disse una volta – e alcol, e più tardi un disordine bipolare, che lo ha portato al ricovero in rehab, all’Hazelden Addiction Treatment Center in Minnesota solo il mese scorso. Troppo tardi per i suoi demoni e per il più grande di essi: la depressione.

Non una congettura, ma la dichiarazione del suo portavoce: “Negli ultimi tempi, Robin Williams ha lottato contro una severa forma di depressione”, il male oscuro che spesso è legato a doppio filo all’abuso di alcol e stupefacenti. Secondo studi recenti, una vasta fetta di coloro che soffrono di depressione è, o è stata, alcolista. E il 90% di chi soffre di questa malattia finisce per togliersi la vita. Proprio come, secondo le prime indagini, avrebbe fatto Robin Williams.

it.cinema.yahoo.com/blog/multisala/robin-williams-dietro-il-sorriso-alcol-droga-depressione-085553417.html

Firenze, ore 12: sniffa coca in centro mentre passano i turisti. E per dieci euro la dose pronta sul display del telefonino

Capoluogo toscano capitale della coca. L'analisi dei residui di cocaina depositata nei collettori fognari lungo le rive dell'Arno ha scoperto che sotto  Ponte Vecchio scorre più droga che nel Tamigi a Londra: 250 mila dosi l'anno, 482.240 "sniffate". In pratica u  fiorentino su 100 "tira".

A Firenze tutte le notti sono bianche. Nella capitale italiana del consumo di cocaina si sniffano nove dosi e mezzo al giorno ogni mille abitanti: più che a Napoli (9), Roma (8.5), Milano (6.5 dosi). I risultati provengono dalle analisi delle acque reflue effettuate l'anno scorso dal dipartimento nazionale politiche antidroga e confermano il trend già fotografato alcuni anni fa dalla struttura di tossicologia forense dell'Università di Firenze, che analizzando i residui di cocaina depositata nei collettori fognari lungo le rive dell'Arno ha scoperto che sotto il Ponte Vecchio scorre più droga che nel Tamigi a Londra: 250 mila dosi l'anno, 482.240 "sniffate". In pratica, un fiorentino su 100 "tira". "Polvere bianca" di ogni qualità, per tutte le tasche. Adesso tra gli spacciatori al dettaglio, le "formiche", c'è persino chi si è inventato la figura del "cameriere ". E' il pusher "last minute", lo si incrocia di notte nelle viuzze della movida. Si presenta con una striscia di coca già stesa sullo schermo dello smartphone e te la offre per dieci euro. Una botta e via, fast-drug per sbandati ma anche per turisti, studenti, giovani.

 Stando alle più recenti indagini dell'antidroga un "pezzo", 1 grammo, costa attualmente tra i 40 e gli 80 euro. Il criminale albanese mandato dal suo gruppo a incontrare direttamente gli emissari dei cartelli colombiani in Spagna o Olanda, paga 40 mila euro un panetto da un chilo puro al 90%. Quando la droga, dopo esser stata tagliata, passa dai "cavalli " (i corrieri) alle "formiche", la purezza è precipitata al 10-15%. E quel chilo sono diventati almeno tre. Il margine di guadagno per i trafficanti, va da sé, è altissimo. E ogni business che rende bene richiede accortezza: ecco perché a Firenze per la coca non ci si ammazza. Anzi, ci si accorda per "spartirsi la torta ". Basti pensare che qualche tempo fa i finanzieri hanno scoperto che uno dei tre-quattro cartelli albanesi che si spartisce il mercato della coca in città, essendo stato "colpito" da un sequestro dei militari ha chiesto aiuto a un cartello "concorrente" per poter rifornire i propri clienti in attesa dei nuovi carichi. Richiesta accolta perché domani, hanno ragionato i trafficanti, potrebbe accadere l'inverso.
Anche le cifre fornite dalle forze dell'ordine confermano la tendenza all'aumento dei consumi. L'anno scorso la guardia di finanza di Firenze ha sequestrato 54 chili di "bianca", arrestato 27 pusher e segnalato in prefettura 210 consumatori. Quest'anno, ad oggi, ha già arrestato 31 spacciatori, sequestrato 47 chili e segnalato 133 persone. Nel 2013 a Firenze sono stati sequestrati in tutto circa 70 chili di coca. La Toscana, capoluogo in testa, è anche la prima regione d'Italia per numero di tossicodipendenti che si rivolgono ai centri specializzati per cercare di smettere. Sono 70 ogni 1.000 abitanti, e sono sempre più giovani: l'età media della prima "striscia" è scesa infatti a 14-5 anni. Calo vertiginoso dei prezzi ed estrema facilità di reperimento: questi i principali motivi che spiegano l'invasione bianca. Un'invasione contro cui si sta muovendo anche la Procura con una recente inchiesta su cui vige, per ovvie ragioni, il massimo riserbo

firenze.repubblica.it/cronaca/2014/08/09/news/firenze_per_dieci_euro_la_dose_pronta_sul_display_del_telefonino-93440839/#gallery-slider=93440780

 

"Fu un omicidio volontario". Nuova inchiesta sul caso Pantani. I pm: "Non è stata overdose"

 Pantani è stato ammazzato". Dieci anni dopo la sua morte, l'ultimo capitolo del romanzo triste solitario e finale di uno dei più grandi campioni di sempre deve essere riscritto. Per intero. La procura di Rimini ha riaperto il caso, e stavolta l'ipotesi investigativa, messa nero su bianco dal procuratore Paolo Giovagnoli, non è più quella, originale, di "morte come conseguenza accidentale di overdose", ma quella ben più scabrosa di "omicidio volontario". 

Il fascicolo è stato affidato al pm Elisa Milocco ed è coperto, comprensibilmente, dal segreto più assoluto. Di quell'incartamento nei corridoi roventi della procura, si sa solo che è stato iscritto nel registro delle notizie di reato, e che non ci sono persone indagate, ma è presumibile che molto presto ce ne saranno. Scavando un po', si riesce a scoprire anche un altro dettaglio decisivo per comprendere i contorni di una notizia che riscrive un pezzo della storia dello sport italiano, e cioè che tutto origina dalle indagini difensive di cui Tonina Pantani, la mamma di Marco, ha incaricato, quasi un anno fa, l'avvocato Antonio De Rensis. "Sono certa che mio figlio sia stato ucciso", ha sempre ripetuto la donna, ma le sue dichiarazioni sono state viste come sfoghi.

Che più di qualcosa non fosse andato proprio come avevano ricostruito polizia e procura nelle indagini ufficiali, lo si è sempre detto e, soprattutto, scritto. Libri, interviste e inchieste giornalistiche, nel tempo, hanno messo in fila circostanze, fatti e dettagli in contraddizione tra di loro, se non letteralmente privi di senso. Ed è proprio partendo da quei dettagli che le indagini difensive sono ripartite per arrivare poi, dopo mesi di lavoro, sentiti i testimoni e interpellati i professionisti, a una conclusione ritenuta "oggettivamente molto più plausibile" di quella sino ad oggi ufficiale. Quella, appunto, che la procura ha qualificato nell'ipotesi di omicidio.


La pietra angolare di questo lavoro, l'elemento che ha persuaso definitivamente il procuratore Giovagnoli a partire con la nuova inchiesta, è la perizia medico legale eseguita per conto della famiglia Pantani dal professor Francesco Maria Avato, che alla fine del proprio lavoro conclude: "Le ferite sul corpo di Marco Pantani non sono auto procurate, ma opera di terzi". No, non erano gli sfoghi di una mamma, né le illazioni dei soliti giornali.

Pantani venne ritrovato la notte di San Valentino del 2004, intorno alle 22, all'interno della stanza D5 del residence Le Rose, di Rimini, a due passi dal mare. Le eco delle gesta sportive del Pirata erano già scemate da tempo, dopo lo scandalo doping a Madonna di Campiglio ‘99, il ritorno e l'uscita di scena al Giro del 2003. La polizia entrò nella camera e lo trovò lì, derelitto e rigido, col volto immerso nel sangue. Da subito non ebbe dubbi. Era overdose. La stanza si presentava come se fosse stata travolta da un uragano. In giro molta,
eloquente, cocaina. Le indagini furono veloci, 55 giorni. Un record.

Alla fine tutto, secondo la polizia e la procura, era chiaro: Pantani era arrivato a Rimini la sera del 10 febbraio. Da solo, in taxi, da Milano. Aveva pagato in contanti. Non aveva bagagli, solo una sporta di plastica e un borsello con dentro i soldi. Si era fatto lasciare davanti alla casa dei suoi spacciatori. Aveva citofonato ma non li aveva trovati. Aveva dunque lasciato detto che li avrebbe aspettati nel residence lì di fronte. Aveva preso una camera (per una notte) e lì era invece rimasto per i successivi quattro giorni. Uscendo una sola volta per tornare dai pusher che gli avevano venduto 20 grammi di cocaina. Per il resto era rimasto lì dentro, da solo, e nessuno, aveva giurato il portiere, era entrato o uscito di lì. Il 14 febbraio per due volte Pantani aveva chiamato la portineria chiedendo l'intervento dei carabinieri per «alcune minacce». Ma si trattava del delirio di un uomo in crisi di astinenza, in stanza non era salito nessuno. 

 
Poi, l'ultima fatale dose. Prima che dalle indagini difensive, l'inchiesta è stata smontata dalla Cassazione che nel 2011 ha assolto l'unico imputato rimasto nel processo nato da quella morte, uno dei tre spacciatori (gli altri due avevano patteggiato subito), perché il fatto — 'morte come conseguenza di altro delitto' — non sussiste. Ora, le nuove indagini. Al tempo del conferimento dell'incarico, l'avvocato De Rensis aveva anticipato i contenuti delle sue scoperte: "Vedendo i video girati durante le indagini si capisce subito che si è indagato in un'unica direzione, sin dall'inizio, e che sono stati considerati solo gli elementi che corroboravano la tesi dell'overdose e trascurati gli altri". Oggi emerge una serie incredibile di errori: le indagini lampo, l'autopsia sbagliata, i rilievi male eseguiti, e poi ingenuità e illogicità ovunque. Nel mirino finiscono insomma gli inquirenti, colpevoli di aver indirizzato altrove le indagini. Indagini che adesso, dieci anni dopo, ripartono da tre domande: chi ha ucciso Marco Pantani? Perché? E, soprattutto, chi ha coperto la verità?
 
La Repubblica

Milano, parroco arrestato a un droga-party: è accusato anche di spaccio di cocaina

Un parroco di un paese vicino a Stresa, località sul Lago Maggiore in provincia di Verbania, è stato arrestato nei giorni scorsi a Milano in flagranza di reato per spaccio e detenzione di cocaina. Il sacerdote, 45 anni e originario di Monza, che ha confessato, si trovava a un 'coca-party' a casa di amici.

Don Stefano Maria Cavalletti, parroco a Carciano di Stresa, in provincia di Verbania, è stato arrestato. Lo rende noto la Diocesi di Novara, di cui il prete fa parte, «in attesa di conoscere le motivazioni che hanno reso necessario il grave provvedimento a carico del sacerdote».

Secondo la ricostruzione della polizia e del pm milanese Cristiana Roveda, di turno quel giorno, il sacerdote si trovava a casa di conoscenti in Piazza Anghilberto a Milano. Durante la serata in cui si è fatto uso di cocaina, uno degli invitati, sotto gli effetti della droga, si è sentito male al punto da dare in escandescenza. I vicini, allarmati per il gran rumore e le urla, attorno alle 23, hanno così chiamato il 113. Gli agenti della volante entrati nell'appartamento hanno trovato gran parte della polvere bianca nel wc e altre tracce sparse per casa.

Inoltre nel gabinetto hanno rinvenuto il passaporto del sacerdote, poi arrestato, fatto a pezzi. Secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori il parroco, che poi ha ammesso, così come gli altri ospiti sentiti come testimoni, avrebbe tentato di sbarazzarsi della 'polvere bianca' e, temendo di essere identificato, anche del documento di identità. Il pm Roveda ha quindi chiesto la convalida dell'arresto al gip Paolo Guidi che ha disposto il carcere.

Don Stefano Cavalletti, interrogato, ha spiegato di aver cominciato ad assumere droga come forma di «autoterapia» in quanto perchè depresso per via dei suoi guai con la giustizia: nel settembre del 2013 è stato condannato per una truffa nei confronti di un'anziana signora che aveva convinto, grazie alla tonaca che indossava, a versare, tramite bonifico, 22 mila euro sul suo conto corrente.

Il prete mancava dalla parrocchia da domenica scorsa, quando non ha celebrato Messa. Un anno fa era già stato condannato in primo grado per truffa dal tribunale di Verbania per una vicenda legata ad una eredità. L'inchiesta che ha portato al suo arresto, secondo quanto appreso, è coordinata dalla procura di Milano. La diocesi di Novara, si legge ancora nel comunicato, affida don Stefano «nella preghiera al Signore e attende che si faccia chiarezza sull'accaduto».

Italia. Identificato tetramisolo in numerosi nuovi sequestri di cocaina

Il Sistema Nazionale di Allerta Precoce ha ricevuto numerose segnalazioni relative a cocaina tagliata con tetramisolo/levamisolo a Lucca e in Lombardia.

 

Johnny Depp, scarcerato il trafficante di droga interpretato in Blow

Johnny Depp e Carl JungJohnny Depp e Carl JungGeorge Jung, uno dei più noti trafficanti di droga del secolo scorso, è tornato in libertà dopo 20 anni di reclusione in un carcere del New Jersey, negli Stati Uniti. Il rilascio è avvenuto con qualche mese di anticipo rispetto alla data fissata in precedenza dal giudice. Dopo oltre 2 decenni al vertice mondiale dello smercio di cocaina, nel 1994 Jung venne pizzicato dalla polizia con poco meno di 800 tonnellate di polvere bianca: da allora ha trascorso le sue giornate in attesa dell'ora d'aria. Almeno fino a poche ore fa.

Per avere un'idea del volume d'affari generato da Boston George - come veniva soprannominato -, è sufficiente ricordare la posizione dominante nel contrabbando di sostanze stupefacenti dell’organizzazione messa in piedi da Jung, responsabile dell'85% della cocaina circolante in America fra gli anni ’70 e ’80.

La carriera criminale dell'ex boss è stata immortalata sul grande schermo in Blow, film del 2001 con Johnny Depp nei panni del protagonista. Scritta e diretta da Ted Demme, la pellicola si era avvalsa del fascino di Penelope Cruz per il ruolo della compagna di Jung, Mirtha. Il progetto però naufragò di fronte all'indifferenza del pubblico e Blow - termine colloquiale per indicare la cocaina - si rivelò un flop, tanto che la diva spagnola, nonché futuro Premio Oscar, si ritrovò inserita nelle nomination per la Peggior attrice dell'anno dei Razzie Awards.

Nonostante il risultato deludente ottenuto al botteghino, Depp, il cui incontro in carcere con Jung è documentato da una foto, confermò di essere uno degli attori più camaleontici della propria generazione, immedesimandosi alla perfezione nel ruolo di un trafficante di droga con un debole per le donne e la bella vita.

Curiosamente, proprio in questi giorni, il fidanzato di Amber Heard è impegnato ad interpretare Whitey Bulger, un altro "grande" della malavita americana degli ultimi 50 anni. Per quest'ultimo le speranze di ritornare in libertà sono prossime allo zero: ad 84 anni e con 2 ergastoli sul groppone, Bulger rischia seriamente di finire i suoi giorni dietro le sbarre. La consolazione? Sapere che la sua storia verrà "raccontata" da Johnny Depp: chi l'ha detto che il crimine non paga?

it.cinema.yahoo.com/blog/multisala/johnny-depp-george-jung-blow-141058141.html

in Europa più cannabinoidi sintetici e meno cocaina (che resiste in Italia)

 Da una parte continua a calare il consumo di cocaina ed eroina, dall’altra aumenta quello dicannabinoidi sintetici e della cannabis “forte”. Lo dice l’European Drug Report 2014, prodotto ogni anno dall’European Monitoring Centre of Drugs and Drug Abuse, presentato dalla commissaria europea per gli Affari interni, Cecilia Malmström. 

Eroina in calo. Ma attenzione agli altri oppioidi
Ci sono 1,3 milioni di consumatori problematici di oppioidi in Europa, soprattutto eroinomani. Glioppioidi continuano ad essere i principali responsabili delle morti per overdose comunque in calo netto rispetto al 2008 (- 20%). Ma il dato importante è un altro: come accennato da Jane Mounteneydell’Emcdda “un numero cospicuo dei nostri dataset mostrano un declino dell’eroina, soprattutto nel medio termine. La quantità di eroina sequestrata nell’Ue, che era di circa 5 tonnellate nel 2012, è la più bassa da 10 anni. Calano anche le prese in carico da parte del sistema sanitario di nuoviconsumatori di eroina (-50% dal 2007)”. A bilanciare il dato resta tuttavia l’ascesa degli altri oppioidi che non sono l’eroina. Basti pensare che nel 2012, con una certa omogeneità tra i paesi dell’Ue, più del 10% dei nuovi consumatori di oppioidi entrati in percorsi di trattamento terapeutico stavano abusando di oppioidi diversi rispetto all’eroina: su tutti fentanyl e sostanze prescritte come sostitutive nei trattamenti di disintossicazione come metadone e buprenorfina.

2,2 milioni di giovani consumatori di cocaina
La cocaina resta lo stimolante illecito più consumato dagli europei. Si stima che 2,2 milioni di giovani (15-34 anni) abbiano usato cocaina nell’ultimo anno, con un’età media di primo consumo di 22 anni. Le differenze geografiche restano comunque sensibili. Dallo studio delle acque reflue è stato possibile rilevare che la cocaina raccoglie una domanda alta nel sud e nell’ovest dell’Europa (Spagna, Francia, Italia, Inghilterra, Belgio), mentre nel centro-nord e nell’est (Germania,Polonia, Svezia, Croazia) predominano le amfetamine. Nel sud, soprattutto in Grecia, lo stimolante più venduto secondo il report resta invece l’ecstasy (Mdma), meno costoso e con una filiera produttiva e distributiva molto più corta.

La cocaina resta quindi lo stimolante quantitativamente più usato, ma è evidente il suo declino da alcuni dati correlati: meno sequestri, meno primi ingressi in trattamento (età media 34 anni) emeno concentrazione sul campione (ovvero meno consumatori di cocaina sul totale dei consumatori).

Note dolenti: new drugs e cannabinoidi sintetici
Nel solo 2013 l’Eu Early Warning System, il sistema di allerta preventivo dell’Unione Europea sulle sostanze d’abuso, ha iscritto 81 nuove droghe. Delle 350 sostanze monitorate dal sistema i cosiddetti cannabinoidi sintetici sono il gruppo più numeroso. “Abbiamo identificato 651 siti web – spiega Michael Evans-Brown del Emcdda - Qui queste nuove sostanze psicoattive sono vendute ai cittadini europei come ‘sostanze tossiche legali’ (legal highs), ‘sostanze chimiche di ricerca’ (research chemicals), o ‘integratori alimentari’. Questa continua ad essere una sfida per l’aggiornamento normativo”. Una sfida dove le istituzioni sono sempre inevitabilmente indietro. Da ultime nel 2014 il sistema di allerta preventivo ha indicato come “a rischio” quattro nuove sostanze psicoattive dopo che alcuni report ne certificavano la seria dannosità: il 25I-NBOMe (fenetilamina), potente allucinogeno venduto come Lsd; un oppioide con effetti simili alla morfina chiamato AH-7921; la ormai nota metossietamina, un dissociativo già noto alle cronache e smerciato come un similare della ketamina (anestetico) benché produca effetti molto più devastanti; e infine il Mdpv, un catinone sintetico, conosciuto come potente stimolante.

Ana Gallegos, una delle autrici del report, segnala che “la potenza stupefacente di alcune nuove droghe sintetiche sta avendo uno sviluppo preoccupante. In particolare, alcuni nuovi oppioidi sintetici sono attivi a livelli molto bassi e quindi con poche quantità di prodotto è possibile creare migliaia di dosi”. A titolo di esempio è stato identificato in Europa un consumo illegale di Carfentanil, un oppiaceo usato come anestetico per grandi animali analogo al Fentanil e venduto regolarmente nel circuito veterinario. Il Carfentanil genera effetti psicoattivi significativi con dosi da soli 0,1 grammi. Infine, oltre alla complessità di gestire l’offerta di tali sostanze – cui si deve l’appellativo di smart drugs, ovvero “droghe furbe” perché vendute legalmente per altri usi – si inserisce la difficoltà di riuscire a riconoscere queste sostanze nel sangue dei pazienti finiti in ospedale per un ricovero o deceduti, poiché queste sostanze sono presenti in bassissime concentrazioni.

Cannabis: la più amata, ma attenzione all’alto tasso di Thc
Circa 14,6 milioni di giovani europei hanno usato la cannabis nell’ultimo anno. Il range varia da Paese a Paese dal 4 al 20% dei giovani (15-34 anni). Grandi consumatori gli spagnoli, i francesi, gli olandesi, i danesi, i polacchi e i cechi. Manca il dato italiano, perché la nostra ultima indagine epidemiologica riguarda il 2008, benché i dati sui sequestri confermerebbero il trend europeo (80% delle sostanze illecite sequestrate). In alcuni Paesi gli interventi di emergenza relazionati al consumo di cannabis stanno crescendo in modo considerevole e riguardano soprattutto giovani maschi che hanno assunto la sostanza in combinazione con un consumo acuto di alcol. Ma la vera “grande preoccupazione – sostiene Laurent Laniel (Emcdda) – è relativa alla cosiddetta ‘cannabis forte’, frutto delle innovazioni relative al sistema produttivo della sostanza che consentono oggi ad alcuni coltivatori di ottenere piante con alti livelli di Thc (il principio attivo della cannabis) e per contro bassi livelli Cbd, che è un protettivo antipsicotico”. Questo aumenterebbe la pericolosità della sostanze sia in occasione di consumo acuto che in presenza di utilizzo costante e continuo. Ad avvalorare la tesi della pericolosità di questo fenomeno è proposto il parallelo tra la crescita costante dal 2006 della potenza della cannabis e la crescita improvvisa della potenza psicoattiva della resina (hashish) dal 2011. Il report cita casi di alcuni campioni sequestrati con 60% di Thc contro un range medio dal 7 al 14%.

Hiv ed altre malattie infettive: epidemie in Grecia e Romania
L’assunzione di stupefacenti per via parenterale – ovvero diversa dall’assorbimento intestinale come nel caso dell’iniezione – continua a svolgere un ruolo rilevante nella trasmissione per via ematica delle malattie infettive: principalmente l’epatite C e, in alcuni paesi, l’Hiv/Aids. Il calo di lungo periodo delle nuove diagnosi di Hiv nel territorio europeo potrebbe interrompersi in seguito alle epidemie scoppiate tra i consumatori di sostanze stupefacenti per via parenterale in Grecia e inRomania dove se nel 2010 contribuivano al numero totale di nuove diagnosi per poco più del 2 %, nel 2012 si sono attestate al 37 %. Secondo la stima più recente, nel 2010 in Europa circa 1.700 persone sono morte a causa dell’infezione da Hiv/Aids contratta in seguito al consumo di stupefacenti per via parenterale, e la tendenza è al ribasso. Responsabili di un gran numero di decessi tra i consumatori di stupefacenti per via parenterale sono anche le malattie epatiche, dovute soprattutto ad infezione da epatite C e spesso aggravate dal forte consumo di alcol.

Miglioriamo perché monitoriamo con serietà
Il direttore del Emcdda, Wolfgang Götz, precisa sul quadro generale che “nelle città europee la questione droga è meno visibile, grazie sia agli investimenti fatti sui programmi di trattamento sia ai servizi di riduzione del danno. Tuttavia il problema non è risolto e si sta evolvendo costantemente. Le droghe e i loro modelli di produzione e consumo stanno cambiando rispetto al passato. L’aspetto positivo è che l’Italia sta migliorando come azione perché riusciamo a monitorare meglio quanto accade avendo solide informazioni”. Solo su queste basi, sostiene la commissaria Cecilia Malmström “è possibile sviluppare risposte efficaci in tema di miglioramento del quadro normativo, prevenzione e trattamento”. Prima i dati, quindi: in Italia si comprenderà? Finita l’era Giovanardi-Serpelloni (l’ex capo del dipartimento Antidroga), si attende un nuovo corso fondato sulla linea tracciata dall’Ue: monitoraggio per impostare al meglio prevenzione, trattamenti e servizi di riduzione del danno.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/28/droga-in-ue-cala-il-consumo-di-cocaina-ed-eroina-ma-aumentano-i-cannabinoidi-sintetici/1003484/

COCAINA LIQUIDA, LA NUOVA FRONTIERA DEI NARCOS

 In America Latina i narcotrafficanti sono alla continua ricerca di modi per ingannare le autorità, soprattuto quando di mezzo c’è la cocaina.

Nel weekend le autorità argentine hanno annunciato di aver sventato un piano per produrre e trasportare due tonnellate di cocaina liquida negli Stati Uniti e in Europa. Il carico, ha dichiarato il ministro della Sicurezza argentino, Sergio Berni, aveva un valore potenziale di 40 milioni di dollari.

Questo è stato il secondo sequestro di cocaina in forma liquida in Argentina dall’inizio dell’anno: in febbraio, è stato trovato un altro carico in un camion cisterna, pronto per il trasporto.boliviacampodicoca

E nel giugno del 2012 le autorità in Venezuela sequestrarono 20 tonnellate di cocaina liquida a bordo di un’imbarcazione diretta in Messico.

La trasformazione della cocaina in liquido è una delle tecniche più sofisticate con cui i narcotrafficanti nascondono il composto di questa sostanza. È sempre più comune che le “mulas” – le persone pagate dai narcos per trasportare la cocaina – ingeriscano sacchetti di lattice pieni di cocaina liquida, che in una radiografia possono facilmente confondersi con l’intestino.

Questo metodo era stato esposto per la prima volta nel 2011 dalle autorità della Bolivia, dove in quell’anno vennero sequestrati 13 chilogrammi di cocaina liquida all’interno di un camion in transito a Santa Cruz.

In un’intervista al quotidiano boliviano La Razón, il colonnello Alexander Rojas, della Forza Speciale di Lotta contro il Narcotraffico (Felcn), ha detto che dal 2011 il trasporto di cocaina liquida in sacchetti di lattice o preservativi si è molto diffuso. Secondo il funzionario, “questa nuova forma di trasporto permette di ingerire fino ad un chilogrammo di cocaina”.

Trasformare la cocaina in polvere in cocaina liquida è un processo semplice, perché questa droga è altamente solubile e può essere miscelata con altri composti. In forma liquida, è possibile nasconderla in vari prodotti, come bottiglie di liquore o vino.

Secondo Infosurhoy.com, il sito di notizie del Comando Sud degli Stati Uniti (Ussouthcom), mezzo chilo di cocaina in polvere può essere completamente sciolto in un litro di acqua e passare inosservato ad occhio nudo. Una volta diluita, diventa molto complicato individuare questa droga con raggi X o ecografie.

E quando la cocaina liquida raggiunge la sua destinazione finale, il composto può tornare al suo stato originale filtrandolo per recuperare circa il 90 per cento del prodotto.

atlasweb.it/2014/05/19/cocaina-liquida-la-nuova-frontiera-dei-narcos-579.html

Un vaccino contro la dipendenza da cocaina

www.wired.it/scienza/medicina/2014/05/09/vaccino-dipendenza-cocaina/

In fase di sviluppo da oltre trent’anni, un nuovo studio dimostra che il trattamento è ormai efficace in oltre il 60% dei pazienti. L’effetto sui consumi però non sembra ancora quello sperato

 Da oltre trent’anni è in fase di sviluppo un vaccino in grado di prevenire la dipendenza da cocaina, immunizzando l’organismo dagli effetti piacevoli della sostanza. E il successo sembra sempre più vicino. A dimostrarlo è un recente studio del Baylor College of Medicine, pubblicato sulla rivista Drug and Alcohol Dependence, da cui emergerebbe come la versione più recente del vaccino risulti ormai efficace in più della metà dei pazienti. L’effetto sui consumi però non sembra ancora quello sperato.

Il vaccino è stato sperimentato su oltre 300 consumatori abituali di cocaina, metà dei quali ha ricevuto il trattamento, mentre agli altri è stato iniettato un placebo. Dopo otto settimane di terapia i ricercatori hanno quindi analizzato la quantità di “anticorpi anti-cocaina” (le sostanze che bloccano gli effetti della cocaina) prodotte dal vaccino nell’organismo dei partecipanti, scoprendo che in oltre il 60% dei casi avevano raggiunto livelli significativi da un punto di vista terapeutico. Andando a verificare i consumi dei partecipanti, i ricercatori hanno scoperto che durante il trattamento nel gruppo che aveva ricevuto effettivamente il vaccino un numero elevato di persone era riuscito ad astenersi dalla cocaina per almeno due settimane. Il consumo totale della sostanza, però, non è risultato diverso da quelli del gruppo a cui era stato iniettato il placebo.

Nonostante la delusione, i ricercatori pensano di avere già capito cosa è andato storto. “La mancanza di differenze nel consumo totale di cocaina è dovuta alle prime fasi del trattamento, quando gli anticorpi non avevano ancora raggiunto il livello di efficacia terapeutica”, spiega Thomas Kosten, psichiatra del Baylor Collegeche ha coordinato lo studio. “Per loro stessa ammissione infatti, durante quelle settimane i pazienti in cui i livelli di anticorpi stavano salendo efficacemente hanno aumentato le dosi di cocaina consumata giornalmente, per cercare di aggirare l’ancora parziale effetto bloccante del vaccino”.

Per questo motivo, i ricercatori stanno già pianificando un nuovo studio in cui i partecipanti dovranno raggiungere due settimane di completa astinenza dalla cocaina prima di iniziare il trattamento con il vaccino.

 

Sex drug: effetti della cocaina sul comportamento sessuale

 

 

La cocaina è una sostanza estratta dalle foglie della pianta sudamericana della coca. Si presenta sotto forma di polvere bianca cristallina dal gusto amaro. La cocaina o il crack, così come le amfetamine o il caffè, appartengono alle sostanze stimolanti perché in grado di velocizzare la complessiva attività del sistema nervoso sia centralmente che perifericamente. Il piacere intenso prodotto dalla cocaina è dovuto alla potente capacità di bloccare il reuptake della dopamina, quindi di aumentarne la concentrazione e di prolungarne il tempo di azione; tutto viene intensificato in maniera non naturale.
La cocaina si può “sniffare”, assumere per endovena, per inalazione dei vapori (crack) o masticando le foglie; può essere anche applicata sui genitali. Spesso la cocaina viene utilizzata assieme ad altre sostanze; con l’eroina (speed ball), metadone, benzodiazepine o alcol; con quest’ultimo si forma cocaetilene, una pericolosissima sostanza causa di frequenti decessi.

Generalmente l’utilizzo di cocaina viene utilizzata per aumentare la libido e la potenza sessuale.
Tuttavia, gli effetti sul comportamento sessuale, osservati nei consumatori, variano in relazione alla dose, alla personalità del consumatore e alle circostanze dell’uso;  le donne sono tuttavia più suscettibili all’effetto stimolante.
Una dose medio-bassa di cocaina (25-150 mg), produce euforia, un senso di aumentata forza fisica e mentale, un aumento delle percezioni sensoriali e di conseguenza, un aumento del piacere sessuale. Dopo l’iniziale fase euforica (che può durare generalmente qualche ora) può seguire un’indifferenza sessuale.
Alti livelli di cocaina possono determinare stati di allucinazioni, psicosi e stati di ipersessualismo che possono sfociare in maratone di sesso o masturbazione compulsiva.
L’utilizzo della cocaina è molto legata al “setting” in quanto viene frequentemente consumata in ambienti ricreativi quali pub, discoteche, party. L’azione afrodisiaca (aumento del desiderio sessuale) è sfruttata dalla donne dipendenti da crack, dedite alla prostituzione praticata nei locali,e dai clienti stessi, per migliorare le performance sessuali.
Negli uomini l’utilizzo di cocaina, oltre ad aumentare il desiderio, riduce la sensibilità (la cocaina è anche un anestetico locale) rendendo difficile l’eiaculazione e ritardando pertanto l’orgasmo.

Un utilizzo cronico, soprattutto ad alte dosi, si accompagna ad una diminuzione della potenza sessuale sino ad arrivare ad una fase di anedonia sessuale. Il calo dell’attività sessuale si esplica attraverso un abbassamento del desiderio sessuale correlato probabilmente ad un’iperprolattinemia nella donna e ad una diminuzione del testosterone nel maschio.

Da un’indagine conoscitiva condotta nel 2000, dal Ser.T di Padova, su un campione di 250 soggetti emerge come un soggetto su cinque fra quelli intervistati riferisca di far uso di sostanze esplicitamente a scopo sessuale. Tra i consumatori “finalizzati” la sostanza viene assunta in previsione di un rapporto sessuale per sentirsi più seducenti, più desiderabili e per far fronte ad una presunta “incompetenza sessuale”. Quella che viene maggiormente salvaguardata è l’immagine del buon amante agli occhi del partner non tanto la soddisfazione condivisa dell’atto sessuale.
Dalle testimonianze infatti emerge come gli effetti derivanti dalla cocaina comprendano un aumentato livello di eccitazione sessuale in contrasto con una riduzione della capacità di raggiungere l’orgasmo.

Una sorta di piacere anelato ma raggiunto, purtroppo, con enorme difficoltà.

Un altro fattore associato all’utilizzo di cocaina in contesti ricreativi-sessuali, comprende una struttura personologica caratterizzata dall’impulsività e da una continua ricerca di forti emozioni, denominata “sensation seeking” .
In tal modo, le sensazioni percepite durante le attività sessuali verrebbero amplificate e l’impulsività del soggetto, sotto l’effetto di sostanze, aumenterebbe esponendolo ad un numero maggiore di rapporti ed alla mancanza di opportuni metodi contraccettivi.

Dr.ssa Francesca Targi psicologa

Sitografia:

http://www.insostanza.it/droghe/cocaina/#sthash.7FDNgkWU.dpuf

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&sqi=2&ved=0CDQQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.emcdda.europa.eu%2F&ei=USknU66lO4rVtQaF7IGIDA&usg=AFQjCNG5ogTi715hHWRsT9YjikX-35uYDg&sig2=EyHEwt6kSES9yPRLBF0sDw&bvm=bv.62922401,d.Yms

Bibliografia:
Snenghi, R. et al., (2001). Gli effetti delle droghe sul comportamento sessuale. Journal of Addiction, 30, 41-45.
Maroli, A. et al., (2000). Indagine conoscitiva su uso di sostanze psicoattive e sessualità. Boll. Farmacodip. E Alcoolis., 4, 32-37.

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Il Menestrello di Odense (Storia di droga, tradimenti e grandi illusioni)

Gianluigi Schiavon - wagonlit, racconti da viaggio e altre storie. blog.quotidiano.net/schiavon/2014/04/13/il-menestrello-di-odense-storia-di-droga-tradimenti-e-grandi-illusioni-wagon-lit/

Søren Jacobsen suonava la chitarra ritto nelle sue scarpe sul selciato della Munkemøllestræde, vicino al numero 3, sarebbe a dire non lontano dalla casa dove Hans Christian Andersen era stato bambino. Così, su due piedi, non si sarebbe potuto dire che la sua vita fosse una favola. Se non altro per il fatto che chiedere l'elemosina non è attività gratificante, nemmeno se vivi in una fiaba. Søren Jacobsen cantava “I tempi stanno cambiando”, perché anche a Odense, nel cuore caldo della fredda Danimarca, per quanto gli anni '60 fossero appena finiti, in molti credevano ancora nelle favole. Se aveste potuto chiedere a Søren Jacobsen quante strade deve percorrere un uomo prima di poter essere chiamato uomo – tanto per citare sempre lo stesso cantastorie – lui avrebbe avuto la risposta pronta: 168 chilometri, in linea abbastanza retta. Era la distanza che in quel momento lo separava da Christiania, il quartiere degli hippie di Copenhagen, dove un uomo è un uomo. Punto e basta. Senza star lì a farsi tante domande.

Quando pochi giorni dopo Søren Jacobsen, chitarra sulle spalle, riemerse dalla metropolitana di Copenhagen, alla stazione chiamata senza troppa fantasia Christianshavn, sapeva bene cosa fare: prese con passo deciso per la Knippelsbro Torvegade, senza degnare di uno sguardo vetrine, semafori e perfino passanti (con l'elemosina aveva chiuso), svoltò quindi sulla Prinsessegade, fece altri 50 metri a tutta birra e in un battibaleno si ritrovò all'ingresso principale di Christiania, là dove cominciava la strada ribattezzata Pusher Street. A quel punto avrebbe dovuto capire che la sua vita avrebbe cambiato per sempre indirizzo: la toponomastica non mente mai. Anzi, spesso offre indizi di pericolo. Ma Søren Jacobsen era troppo orgoglioso per coglierli. I tempi stanno cambiando – canticchiava tra sé e sé – , è ora di finirla con i vecchi modi di ragionare. Era fatto così, Søren.

Quando, giusto venti metri dopo, sempre lungo Pusher Street, gli si parò davanti quel tizio, pensò d'istinto: ecco un uomo che puoi chiamare uomo. Aveva l'aria di uno appena investito da un tir chiamato Destino sulle strisce pedonali della vita: magro come una siringa e stupito di essere ancora al mondo nonostante il Destino investitore e anche lo stile di vita scelto per fargli dispetto. Disse in inglese:

“Il mio nome è Pierguido Colonna. Vengo da Roma, 1903 chilometri da qui. Come vedi, ne ho fatta di strada. Ho origini nobiliari, di fatto sarei un principe, ma se vuoi puoi chiamarmi semplicemente Mr. Tambourine”.

“Grazie”, rispose in inglese Søren Jacobsen e sorrise, poiché quel soprannome gli ricordava qualcosa.
 

Parlarono a lungo. Lui dei sogni di rivoluzione che era bello cantare, l'altro della rivoluzione che era più bello fare e progettare in segreto, e se qualcuno cantava e rivelava tutto al nemico, peggio per lui, i traditori prima o poi la pagano cara, e annunciava tutto questo con ammiccamenti significativi. Søren Jacobsen ascoltava e non sempre capiva. Pierguido Colonna non ascoltava, ma dava a vedere di aver capito tutto quel che nella vita c'è da capire. Il danese - come un bambino cocciuto inventato da Andersen – ripeteva risoluto la sua unica convinzione, cioè a dire che i tempi stanno cambiando. “Davvero?”, chiedeva l'italiano con un'ombra appena di derisione.
 

Si sarebbe dovuto afferrare lontano un miglio che non era certo l'amicizia di quel menestrello venuto dalla città del re delle favole ciò che più premeva a Mr. Tambourine, quanto piuttosto qualcosa che in quel momento ai suoi occhi valeva molto di più, e poteva trovare sostanza e spiegazione in una parola e in un reato: complicità. Anche solo a mezzo miglio di distanza lo si sarebbe potuto afferrare, se non a meno. Ma Søren non lo afferrò. In tempo.
 

“Adoro Bob Dylan”, disse a un certo punto, con tono infantile.
 

“S'era capito”, rispose l'altro con accento romano.
 

E decise a quel punto che era arrivato il momento di parlare di cose serie. Pierguido Colonna, chiamato a Copenhagen Mr. Tambourine e in Italia in un certo altro modo per via del ceppo nobiliare, non lesinò le spiegazioni.
 

“A Christiania – cominciò –, unico posto al mondo dove non esistono regole, bisogna seguire delle regole...”.
 

Søren Jacobsen strizzò gli occhi per concentrarsi.
 

“...Vedi, questo quartiere era una base navale dismessa, tutti edifici militari abbandonati. Quindi è logico che una certa disciplina, come dire, innata, sia sopravvissuta...”.
 

Søren Jacobsen si concentrò ancora di più. Tanto da sentire male fin dentro le pupille.
 

“...Quando nel 1971, cioè solo due anni fa, i miei amici occuparono questi 35 ettari non sapevano che farsene. Poi capirono: era un posto destinato a diventare la Città Libera...”.
 

Søren Jacobsen fece la faccia come dire: “Ah, ecco, avevo capito bene...”.
 

“...Ma libertà non vuol dire assenza di regole...”.
 

Il menestrello più sperduto del mondo fece un gesto con la mano, a significare: “Ci rinuncio”.
 

“...Voglio dire – continuò Mr.Tambourine - che qui abbiamo di tutto: attività artigianali, culturali. C'è perfino un asilo, e poi una tipografia, e la panetteria e ancora una sauna, la radio libera, un cinema, bar, ristoranti, una fabbrica di biciclette e...”.
 

“E...?”.
 

“E chioschi per vendere droga”.
 

Søren Jacobsen fece di nuovo la faccia come dire: “Certo, lo sapevo. Non vivo mica nelle favole...”.
 

Al che Pierguido Colonna, detto Mr. Tambourine e altro ancora, rincarò la dose minima:
 

“Attento a come parli: ti già detto che qui esistono regole da rispettare. I chioschi spacciano, cioè, volevo dire vendono, es-clu-si-va-men-te hashish! Niente droghe pesanti: quelle..., quelle sì, sono severamente vietate!”.
 

Il giovane Søren, stringendosi nelle spalle, fece intendere di afferrare il senso, etico e pratico del divieto. Fu pertanto sorpreso dal sentire il suo interlocutore esclamare improvvisamente:
 

“E tutto questo ti sembra giusto?”.
 

Il resto del dialogo Søren Jacobsen non lo ricordò mai per intero. Anche se in futuro di tempo per riflettere ne ebbe. Rammentò a lungo quella frase di Pierguido Colonna: “Qui a Christiania gli infiltrati non mancano”. Ed ebbe la sensazione che si riferisse a se stesso, come una confessione non richiesta, ma poi Søren Jacobsen dimenticò tutto quanto, sospetti compresi. Quelle che gli rimasero impresse per sempre furono però le ultime parole scambiate in Pusher Street:
 

“Partiamo assieme”, propose Pierguido Colonna detto Mr. Tambourine e non solo.
 

“Per andare dove?”, chiese Søren Jacobsen, detto solo il Menestrello di Odense.
 

“A Roma”, fu la risposta.
 

“Perché?”, fu la domanda.
 

“Perché i tempi stanno cambiando”.
 

Novecentottantuno chilometri più tardi, dopo 11 ore e 37 minuti di viaggio, il treno sul quale viaggiano i signori Pierguido Colonna e Søren Jacobsen venne bloccato dalla polizia tedesca lungo il binario 6 della stazione di Monaco di Baviera. Due furono le cose di cui Søren si accorse immediatamente: Mr. Tambourine si era fatto di nebbia e alcuni agenti, certo non del posto, evidentemente italiani, venuti in supporto probabilmente da Roma, urlavano come pazzi: “Cercate 'Er Principe', dev'essere ancora sul treno. Non lasciatelo scappare!”.
 

Di una terza cosa s'avvide poi Søren Jacobsen: cani antidroga latravano furiosi davanti al finestrino del suo scompartimento.
 

Gli trovarono nella custodia della chitarra 15 chili e mezzo di cocaina pura al 90 per cento. Lui cercò di spiegare che, anche se veniva da Christiania, non ne sapeva un bel niente e poi a Christiania ci sono certe regole che, pure volendo, ti impedirebbero di... Non credettero a una sola parola, non lo lasciarono neanche finire. Søren Jacobsen si fece 20 anni di galera per traffico di droga e anche omicidio, perché la cocaina scoperta là dove doveva esserci la sua chitarra apparteneva a uno spacciatore trovato ucciso, a Christiania, in una laterale di Pusher Street, con una siringa piantata nella gola.
 

Molto tempo dopo la Città Libera nel cuore caldo della fredda Copenhagen subì una radicale trasformazione: diventò un quartiere residenziale, tutto loft, atelier di lusso, gioiellerie etniche e cocainomani benestanti. Il Menestrello di Odense non fu mai in grado di capire tutto questo.
 

Suonava la chitarra sulla Munkemøllestræde, vicino al numero 3, a Odense, non lontano dalla casa che vide Hans Christian Andersen bambino. Non si può dire che fu una bella storia. E nemmeno una favola. Lasciamo perdere.
 

Ora Søren Jacobsen non suona più. In effetti, i tempi sono cambiati.
 

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