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Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.

Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante.

I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C. La pianta della coca ha avuto un'importanza enorme per tutte le civiltà andine. Ciò è testimoniato dal fatto che essa era protagonista principale di tutti i moltissimi miti d'origine con i quali si raccontavano le vicende leggendarie della fondazione delle varie civiltà andine.

La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “...

Novità cocaina

Cocaina

Cocaina: una leguminosa contro la dipendenza

http://www.tantasalute.it/img/pueraria.thumbnail.jpgtantasalute.it - Le droghe, si sa, sono pericolose: il loro uso determina gravi danni fisici e mentali e gradualmente causa dipendenza. Chi le assume, infatti, nel tempo non riesce più a farne a meno e, anzi, deve aumentarne le dosi per ottenere gli stessi effetti, incrementando, così, anche i danni a cui si espone, fino alle conseguenze più estreme.

La cocaina, per esempio, è una droga che dà un immediato senso di forza, euforia e lucidità, provoca calo delle inibizioni e del bisogno di sonno e di cibo, ma dopo l’euforia compare presto una fase di depressione, che spinge a nuova assunzione della sostanza e così rapidamente si può determinare la dipendenza, con rischi per la salute fisica (soprattutto a livello cardiaco) e a livello mentale (interferisce con il comportamento, provocando aggressività, allentamento della critica e del giudizio).   Recentemente è stata, però, studiata una pianta, la pueraria, una leguminosa rampicante originaria del Giappone, già nota in erboristeria perché germogli e foglie sono usati nella lotta all’alcolismo, che sembra aiutare a contrastare la dipendenza dalle droghe, in particolare proprio dalla cocaina.   Lo studio in questione, pubblicato sulla rivista scientifica “Nature Medicine”, è stato condotto sui topi usando un estratto della pianta, l’inibitore della aldeide-deidrogenasi-2, una sostanza che è risultata in grado di agire sui meccanismi chimici che regolano il desiderio irrefrenabile della sostanza stupefacente, andando ad agire proprio sui centri del piacere situati nel cervello.   I ricercatori di un’azienda farmaceutica di Palo Alto, in California, sono riusciti a sintetizzare la sostanza anti-cocaina utilizzando lo schema molecolare presente nella Pueraria. Forse in futuro, con ulteriori studi di approfondimento, ci sarà, quindi, una nuova arma contro la dipendenza da cocaina. Non dimentichiamo che chi soffre di dipendenza da una sostanza stupefacente, se viene costretto a smettere, sta male anche fisicamente (si parla di sindrome di astinenza) e questo fattore è quello che più ostacola l’uscita dal tunnel.

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Cocaina

La vera storia del social network tra droga, ragazze e un po' di fiction

Sono fioccate le polemiche per la scena in cui il protagonista sniffa cocaina: è verità o finzione? Esce in Usa in ottobre e da noi a dicembre la pellicola che "svela" la vita del fondatore. E Mark Zuckerberg non l'ha presa bene dal nostro inviato ANGELO AQUARO

La vera storia del social network tra droga, ragazze e un po' di<br />
fiction Mark Zuckerberrg, fondatore di Facebook

NEW YORK - Mai provato a sniffare cocaina dai seni nudi di un paio di ragazze? Quando gli hanno raccontato la scena Mark Zuckerberg è andato fuori di testa. Dicono che per quel diavolo di film abbia addirittura ritardato di un anno la collocazione in borsa: come fai a presentarti a Wall Street col rischio di uno scandalo grande così? Per carità, un conto è la fiction e un conto è la realtà: e questa è fiction coi fiocchi. Il regista è quel David Fincher autore di Figth Club e Lo strano caso di Benjamin Button. E anche per la sceneggiatura si è mosso un pezzo da novanta: quell'Aaron Sorkin che firmò il serial tv The West Wing sulla vita alla Casa Bianca. Ma stavolta ogni riferimento a fatti e personaggi è puramente voluto. Già nel titolo. Perché il film si chiamerà pure The social network, ma il logo azzurro con la scritta bianca è pari pari quello là: Facebook. E il protagonista tutto riccioli interpretato da Jesse Eisenberg non è la copia sputata del giovane Mark? C'è poco da girarci intorno. Questa è la storia di Facebook e di un ragazzino che voleva conquistare il mondo a qualsiasi prezzo. Lo dice anche lo slogan: "Non puoi avere mezzo milione di amici senza farti qualche nemico". Per l'ex studente di Harvard che ha costruito un impero partendo da un'iniziativa da college è molto più che una beffa.Zuckerberg è inseguito in mezzo mondo dall'accusa di violare la privacy col suo forum virtuale che spiffera nomi e foto e segreti. Come fa adesso a invocare la privacy per sé? Dice il produttore Scott Rudin che Mark non ha da lamentarsi più di tanto. Lui e la Sony hanno fatto di tutto per accomodare la situazione. Per mesi e mesi i suoi emissari hanno fatto la spola tra Hollywood e Palo Alto. Taglia qui, sistema qua. Perché tanta pazienza? Nessuno voleva rischiare che Facebook bloccasse il film. Però quella scena no: quella della cocaina è rimasta. Sì, ora Facebook fa buon viso a cattivo gioco. "Anche se è fiction il film è un segno di quanto Facebook sia diventata importante". Ma la domanda è proprio quella: è fiction o no? La scena della coca è eloquente. Il protagonista è Sean Parker, che nel film viene interpretato nientemeno che dall'idolo delle ragazzine Justin Timberlake. E Parker è uno dei fondatori di Napster che all'inizio di Facebook fu anche uno dei consiglieri di Zuckerberg. Il biografo ufficiale della compagnia, David Kirkpatrick, scrive che Sean fu allontanato quando saltò fuori l'arresto per storie di droga. Ma The social network non è basato sulla biografia ufficiale. Anzi. Il film è costruito su The Accidental Billionaire, il bestseller di Ben Mezrich che racconta l'ascesa di Zuckerberg vista dall'ex amico di college che con lui ha il dente avvelenato: quell'Eduardo Saverin che fu allontanato dal gruppo e dopo la causa intentata è stato extragiudizialmente - ma profumatamente - tacitato. "Zuckerberg è un eroe-contro e per questo l'America lo ama", dice Mezrich a Usa Today. "Ma è anche qualcosa di più: un ragazzo che all'inizio è socialmente isolato ma che è brillante e arrogante e fatica per dimostrare al mondo che ce la può fare". Che ce l'abbia fatta è sotto gli occhi di tutti. Quello che il film di Mezrich e Fincher mostrerà adesso al mondo è come. Le foto e le schede degli studenti del college rubate per metterle in linea e lanciare il concorso sul più bello e la più bella che diventerà l'architrave del software di Facebook. Le denunce di professori e colleghi di corso. Ma anche le feste sfrenate a base di alcol e di sesso. Kirkpatrick dice che il film è pieno di invidia e falsità. Ma davvero rischia di incrinare la credibilità di Facebook? "Alla fine farà di Mark comunque una celebrità". Una celebrazione di cui il fondatore avrebbe però fatto a meno. Il film esce a ottobre ma il New York Film festival lo lancerà già a settembre. Sembra anche che abbia lanciato un nuovo filone per Hollywood: in arrivo è pure il film sugli inizi di Google. Ma qui il libro da cui è tratto è il serissimo "Googled" di Ken Auletta: mica una bio romanzata e scandalosa come The Accidental Billionaire. Nell'attesa, il trailer di The social network è già cliccatissimo sul web. Ma la cosa più bella è la colonna sonora: una cover di Creep dei Radiohead cantata da un coro di ragazzine belghe, Scala & Kolacny Brothers. E ve le ricordate le parole? "I'm a creep / Sono un tipo spiacevole / Sono uno strano / Che diavolo ci faccio qui?".

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AlcolCocaina

Da infestante a farmaco tuttofare una pianta contro alcol e cocaina

 

a pueraria, rampicante originaria del Giappone, è usata da 2500 anni nella medicina popolare. Ora uno studio americano pubblicato su Nature Medicine dimostra che nei topi essa è in grado di eliminare la dipendenza da 'polvere bianca'

di SARA FICOCELLI, repubblica.it

Da infestante a farmaco tuttofare una pianta contro alcol e cocaina La pueraria lobata

ROMA - Gli americani la chiamano kudzu ma per europei e asiatici è la pueraria lobata, una pianta originaria del Giappone che gli orientali utilizzano in medicina alternativa da 2500 anni. Le sue radici rampicanti sono in grado di soffocare un albero nel giro di pochi anni, e questo è uno dei motivi per cui la pueraria non è mai stata amata in occidente.Ora le cose però potrebbero cambiare. Uno studio dimostra infatti che la leguminosa infestante ha dei principi attivi capaci di contrastare la dipendenza da cocaina. L'estratto della pianta, l'inibitore della aldeide-deidrogenasi-2 (ALDH2), è infatti in grado di agire sui meccanismi chimici che regolano il desiderio della sostanza stupefacente, interferendo sul rapporto tra l'ormone dopamina e i centri del piacere del cervello.I ricercatori dell'azienda farmaceutica Gilead Science di Palo Alto, in California, hanno sintetizzato la sostanza anti-cocaina utilizzando lo schema molecolare della pianta. Ma la loro scoperta, pubblicata su Nature Medicine, è stata sperimentata solo sui topi, animali con meccanismi di metabolizzazione diversi dai nostri, soprattutto a livello epatico. L'estratto si è dimostrato in grado di eliminare la dipendenza da "polvere bianca" nei ratti e di prevenire ricadute negli animali in cui quel legame era stato interrotto.Gli studiosi nutrono però buone speranze sulla sua efficacia anche sull'uomo, essendo stato dimostrato, nel 2006, che i principi attivi della pianta vengono ben assorbiti dal nostro organismo. La ricerca allora venne condotta dai ricercatori dell'università del Massachusetts e pubblicata sul Journal of alternative and complimentary medicine, spingendo gli scienziati di tutto il mondo a guardare con nuovo interesse alle proprietà della pueraria. La medicina tradizionale orientale da più di mille anni utilizza radici e fiori di questa rampicante per combattere emicrania e ipertensione e, nell'antichità, l'estratto veniva usato per curare la dipendenza dall'alcol. Nel 2009 i ricercatori dell'Università della California hanno provato a isolarne il principio attivo, sviluppandone una versione sintetica e molto più potente e testandola prima sui topi e poi su persone con problemi di alcolismo non gravi. Dopo aver somministrato loro il kuzdu, gli studiosi hanno notato una diminuzione della voglia di bere e una resistenza maggiore all'astinenza."La pueraria ha proprietà analgesiche che si prestano a contrastare le dipendenze - spiega il ricercatore Arrigo F.G. Cicero, specialista in farmacologia clinica dell'università di Bologna e membro della Società italiana di nutraceutica - , ha un'azione anti-ipertensiva, neuroprotettiva e purificante nei confronti del fegato, diminuisce la sete e ha insomma le caratteristiche adatte a bloccare il bisogno di alcol e cocaina. Le sperimentazioni fatte in questo senso sono molto interessanti, ma bisogna ricordare che il lavoro dell'azienda farmaceutica californiana  non riguarda la pianta in toto, ma solo un singolo principio attivo, come pure lo studio dei ricercatori dell'università americana". Cicero spiega che la sostanza non ha una funzione inibitoria solo dal punto di vista metabolico, ma anche psichico, perché agisce sui meccanismi neuronali. Un elemento importante, considerando che la dipendenza da alcol e cocaina passa prima dal cervello. E' sbagliato però credere che, per liberarsi dal vizio della droga o della bottiglia, basti comprare una piantina, sminuzzarne le foglie e farsi una tisana. Nell'antichità, la pueraria veniva utilizzata in questo modo, ma con risultati molto più blandi rispetto a quelli a cui puntano gli scienziati per curare alcolismo e tossicodipendenze."Un'assunzione diretta della pianta - precisa il ricercatore - può essere utile per ridurre, ad esempio, la sintomatologia legata alla menopausa, perché la pueraria contiene isoflavoni e ha una funzione estrogenizzante. Questa proprietà è nota da tempo in medicina, ma è l'unica cosa che si può ottenere facendosi una tisana con le sue foglie. Per combattere la dipendenza da cocaina, bisognerà aspettare che il processo di sintetizzazione in laboratorio venga sperimentato con successo anche sull'uomo".

 

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Cocaina

Cocaina: la Florida fa un passo avanti nella comprensione dei meccanismi cerebrali che portano alla dipendenza

  Fonte: Nature Neuroscience invia articolo Titolo originale e autori: MeCP2 controls BDNF expression and cocaine intake through homeostatic interactions with microRNA-212 Nature Neuroscience 2010, in press-Im H, Hollander JA, Bali P e Kenny PJ  Una proteina regolatrice, MeCP2, conosciuta per il ruolo svolto in un raro disordine neurologico dello sviluppo (syndrome di Rett), svolgerebbe un ruolo chiave anche nella dipendenza da cocaina. La scoperta è stata annunciata dai ricercatori dello Scripps Research Institute di Jupiter in Florida che attraverso uno studio su un modello animale, finanziato dal National Institute on Drug Abuse (NIDA), hanno individuato un aumento dei livelli di questa proteina in corrispondenza dell’uso di cocaina che modificherebbe l’espressione genica nel cervello dei ratti esaminati. L’aumento della proteina MeCP2 nel cervello spingerebbe alla ricerca compulsiva della sostanza, suggerendo una funzione chiave nel processo di regolazione dell’assunzione di cocaina e, forse, anche nel determinare la vulnerabilità individuale alla dipendenza. Già il mese scorso avevamo pubblicato un articolo relativo ad un’altra importante scoperta dei ricercatori dello Scripps Institute sull’identificazione di una molecola, miRNA-212, che svolgerebbe un ruolo protettivo rispetto all’instaurarsi della dipendenza da cocaina. In questo studio, i ricercatori hanno scoperto che l'equilibrio tra MeCP2 e miRNA-212 a livello cerebrale regola l’assunzione di cocaina. Quando aumentano i livelli di MeCP2, l’assunzione di cocaina aumenta; viceversa, quando aumentano i livelli di miRNA-212, diminuisce la ricerca della sostanza. “Questo studio ha permesso di individuare un importante effetto della cocaina a livello molecolare per la comprensione della ricerca compulsiva di droga, aprendo nuove strade per lo studio delle cause e delle modalità per contrastare i cambiamenti comportamentali legati alla dipendenza negli esseri umani” ha commentato Nora Volkow, direttore del Nida.

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Cocaina

ECUADOR - Droga, scoperto cantiere navale di 'narco-marini'

La marina dell'Ecuador ha scoperto 'il cantiere navale' dove e' stato costruito il 'narco-sottomarino' in grado di trasportare 14 tonnellate di cocaina trovato lo scorso luglio in una localita' vicino alla frontiera con la Colombia. Lo ha reso noto la stampa locale, precisando che la 'base' dove e' stato fabbricato il sommergibile si trova in mezzo ad una fitta selva, in un'area chiamata Canchimalero, a nord della citta' di Esmeraldas. Nell'area - ha precisato il quotidiano La Hora - sono stati trovati materiali e apparecchiature impiegati a quanto pare per costruire altri sommergibili, simili a quello scoperto a luglio dalle forze della sicurezza. Secondo quanto hanno riferito al giornale alcuni testimoni, sei persone che avevano accento colombiano si sono velocemente allontanati dal posto poco prima dell'arrivo degli uomini della marina che hanno scoperto 'l'arsenale'.

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CanapaCocainaAltro

Vorreste che vostro figlio facesse la fine di Stefano Cucchi? - seconda parte

Di Guido Blumir, da D Repubblica

Seconda Parte - Leggi qui la prima parte

 

In caserma per tre grammi di "fumo"
Sannicola (Le), 13/7/2008: il Nucleo Radiomobile di Gallipoli fa irruzione a casa di Giuseppe Mercuri e Sophie Chaffurine. Li arrestano entrambi. "L'infallibile fiuto del cane aveva permesso di scovare della marijuana. Tre chili, dicono gli inquirenti". Potrebbe essere il tipico frutto di una coltivazione estiva. Spesso si pesano anche rami e materiale inerte. Mercuri dichiara al giudice che l'erba gli serve per curarsi da una malattia. Possibile. Anche il magistrato sembra dare un certo credito all'uomo. Dopo qualche giorno di carcere, la coppia (59 anni lui, 43 lei) viene messa ai domiciliari.
Il 19 luglio, durante i controlli di rito, i militari trovano i due nel garage della masseria. Cadaveri. "Una fine orribile che raggela il sangue nelle vene. Insieme fino all'ultimo respiro smorzato dal gas di scarico. La donna seduta nella Fiat 126 blu. L'uomo per terra. Forse negli ultimi istanti la lucidità avrà preso il sopravvento, i polmoni avranno chiesto urlando aria. Ma di aria ormai non ce n'era più" (da Lecce Prima, quotidiano online, 19/7/2008).
Pietralunga (Pg), ottobre2007: Aldo Bianzino, 44 anni, falegname, moglie e un figlio. Qualche pianta di canapa. Arrestato. Cella di isolamento. Ne esce cadavere: ematomi cerebrali, lesioni al fegato. Indagine penale. L'unica cosa certa è che non è un suicidio. A Perugia nasce il comitato "Verità per Aldo" per scoprire tutta la storia. Ne fanno parte la moglie e il figlio. Lo scorso anno lei muore per una malattia. Il figlio Rudra, 16 anni, resta solo. Processo in corso. Per ora è imputata una guardia penitenziaria.
Rovereto (Tn), 21/7/2009: Stefano Frapporti. Muratore. Artigiano. Incensurato. 48 anni. In bici, viene fermato. Perquisizione a casa, senza avvocato, nè testimoni. Secondo i carabinieri, trenta grammi di hashish. Arresto. Trovato impiccato nella sua cella. È la versione ufficiale. I familiari, l'avvocato e un comitato stanno mettendo in luce diversi aspetti oscuri della sua morte. Se fosse un suicidio, sarebbe, ancora una volta, per una modesta quantità.
Pollica (Sa), 31/7/2009: un insegnante elementare ha uno screzio con carabinieri. Se lo portano via. Dalla caserma, i militari trovano un sindaco disposto a firmare un trattamento sanitario obbligatorio. Ovvero, ricovero forzato nel reparto neurodeliri. Rinchiuso e legato a un letto di contenzione. Ne esce cadavere. Inchiesta penale. Un comitato di amici e parenti è al lavoro. Le droghe non c'entrano, ma Francesco Mastrogiovanni, 58 anni, è considerato comunque un "diverso".
Ancona, 23/9/2009: Matteo Carloni, 47 anni, sposato, due figli. "Persona allegra e serena", riferisce il quotidiano online Vivere Ancona. Fermato da una pattuglia per un normale controllo: gli trovano addosso qualche grammo di coca. È incensurato e la quantità è minima. Viene denunciato a piede libero. Ma i carabinieri gli ritirano la patente. Non perché positivo alle analisi: non sappiamo se ha usato, basta la detenzione. La mattina dopo alle 5.50 esce di casa, prende un taxi (senza patente) e poi si spara con una doppietta.
Vigodarzere (Pd), giugno 2004: Cristian Brazzo, incensurato, operaio. Fiume Brenta, una sera in macchina, spinello con amici. Carabinieri. Documenti. Perquisizione vettura. Tre grammi di fumo. Tutti in caserma. "Sarà solo una segnalazione alla prefettura". Gli amici vanno verso casa. Cristian chiama i genitori: "Faccio tardi". Ma non arriva. L'indomani si trova l'auto, vicino al fiume. Una settimana dopo, il Brenta restituisce il corpo.
Isolabella (To), settembre 2003: Marco Pettinato, 26 anni. Lavora al Prosciuttificio Rosa. È presidente della Pro Loco. Incensurato. Gruppetto fermato. Pettinato ha pochi grammi di hashish. Arrestato e denunciato. Condannato a quattro mesi. Pochi giorni dopo, si toglie la cintura dei jeans, la appende alla recinzione del campo di calcio e si impicca. Lo trova la madre.
Cremona, febbraio 2002: Alessandro Maciocia. Trovato con due grammi e mezzo di hashish. Coinvolto in vicenda giudiziaria più pesante per "concorso". Si suicida con il gas di scarico della sua auto. Lascia un biglietto: "Non c'entro niente".
Un caso simile si verifica a Umbertide (Perugia), nel maggio 2002. E poi.
A Conegliano Veneto (Tv), Antonio Da Re, 35 anni, insegnante, viene fermato per possesso. È soltanto un consumatore, ma il Ministero lo trasferisce: farà il bibliotecario. Assolto dal Tribunale (settembre 2004), ma non reintegrato dalla burocrazia: si uccide.

Succede (solo) in Italia

Sondrio, 26/5/2006: per due mesi la Guardia di Finanza registra con telecamere gli studenti di una scuola. Alla fine, grande perquisizione, ma nessun ragazzo trovato con il "fumo". Viene fermato il bidello, con un po' di hashish in un ovetto Kinder.
Bologna, aprile 2007: un mese di lavoro per 120 carabinieri in dieci scuole con i cani antidroga. Controllano bagni, aule, cortili, palestre, scale, zainetti, motorini. Risultato finale: otto grammi di hashish.
Siracusa, 16/3/2007: cinque ragazzi fermati e perquisiti. Una "dose" a testa. Uno ha in tasca la stratosferica cifra di 80 euro: viene arrestato, perché secondo la legge il contante è un indizio grave.
Trepizzi (Le) 18/4/2007: quattro giovani (due minorenni) innaffiano alcune piantine. Arrestati.
Taranto, 23/5/2007: due ragazzi fumano in macchina; le forze dell'ordine li sorprendono. Uno è un giovane parroco, viene solo denunciato. Arrestato l'altro. Colpevole di avergli passato la canna.
Mola di Bari, 7/7/2007: in prigione N.G., cuoco trentenne, sposato e con due figli, arrestato per dieci grammi e sei piantine alte pochi centimetri.
Senigallia (An), 24/5/2007: M.M., ristoratore di 21 anni, in manette: per sette piante. "Le piantine sono state caricate sulla pantera insieme a M.M., a cui è stato contestato il reato di produzione ai fini di spaccio, sufficiente per farlo passare dalla confortevole cucina del proprio ristorante a una più modesta cella del carcere anconetano, dove di certo non potrà dare spazio all'hobby da "pollice verde"", recitano le gazzette locali.
Nocera Inferiore (Na), 16/2/2008: arrestata una donna incinta che nascondeva hashish nel reggiseno. I carabinieri hanno prima perquisito la casa di Giovanna Russo, trovando 200 euro in contanti, "ritenuti provento di attività illecita". Poi, con l'ausilio di una vigilessa, abilmente occultate nel reggiseno, sono stati trovati 15 grammi. Manette. Il giudice a disposto gli arresti domiciliari.
Tricase (Lecce), 5/6/2010: i finanzieri piombano in classe: hashish tra i banchi? 1,8 grammi trovati.
Dall'inizio dell'anno scolastico, ci sono già stati 133 interventi in 83 istituti. Finora sono stati sequestrati 12 grammi di hashish.

 

Genitori: che cosa fare se...
Negli ultimi anni, 553mila giovani sono stati fermati, perquisiti, interrogati, sbattuti in celle di sicurezza di caserme e affini. Dal 2002/2003, quando è scattata, con le operazioni "strade pulite e cani nelle scuole", l'applicazione anticipata della legge Fini. Frugati e rovistati motorini, macchine, case di famiglia. Considerato che i consumatori nella fascia 13-28 anni sono due/tre milioni, le probabilità che vostro figlio (o fidanzato, fratello, nipote...) venga fermato, sono, nel corso del tempo, di uno a 6. Non poche. Che fare?
RISCHI
La legge Fini-Giovanardi stabilisce una quantità molto piccola: 3/4 grammi di erba di qualità media. Oltre, scatta quasi sempre la denuncia penale: da uno a sei anni, e multe da 3mila a 26mila euro (art. 73, comma 5). I settori più preparati e professionali della magistratura giudicante, tendono ad assolvere perché si tratta pur sempre di consumo personale. Ma non tutti hanno questa posizione. Per la coltivazione basta anche solo una pianta e si entra comunque nel reato di "produzione": da uno a sei anni. In primo e secondo grado le condanne sono frequenti: minimo sei-otto mesi, più spesso un anno. Alcune decisioni della Cassazione hanno ricordato, con ampiezza di argomenti, che la coltivazione di poche piante per sé è un comportamento che rientra nell'uso personale. Ma altre sentenze sono discordanti. Se vostro figlio resta sotto ai tre-quattro grammi, non crediate che vada tutto liscio: scatta un meccanismo infernale. Se è stato sorpreso "nei pressi" del motorino (anche se non guidava), gli agenti glielo possono sequestrare.
Se stava guidando, senza fumare,
ma gli trovano una "caccoletta",
gli possono ritirare la patente al volo. Dal punto di vista psicologico,
i momenti più difficili sono i primi.
Il fermo o l'arresto. Il militare armato, più o meno minaccioso,
o nervoso, che ordina, prende, fa. Qualche volta può diventare arrogante. Ci vuole freddezza: attenzione alle parole. Quella sbagliata può provocare una situazione difficilissima. L'impatto con la macchina può essere devastante. Anche per mamma
e papà. Genitori che hanno sempre pagato ogni multa, anche
per microinfrazioni al codice stradale, si trovano la casa invasa da uomini in armi e cani lupo eccitati. Che possono buttare
per aria l'appartamento alla ricerca
della droga.

PREVENZIONE&ASSISTENZA
Parlare. Serve soprattutto parlare. Spiegare che, anche per una canna, si rischia tanto. E, nel caso di problemi con la legge, consultare un legale competente e preparato. Chiamarlo anche in piena notte o all'alba. Perché dev'essere presente durante la perquisizione.
E in grado di consigliare il cliente per evitare che faccia dichiarazioni controproducenti. Deve poter sottolineare ai militari una serie di fatti che escludono l'ipotesi di spaccio, anche in presenza di una quantità di sostanza superiore ai limiti. Per evitare l'arresto, e per portare argomenti solidi davanti
al giudice dell'udienza preliminare.
E poi il perito. Se il materiale sequestrato ha un peso lordo, per esempio, di sei grammi, il perito di parte può (se le cose stanno così) dimostrare che sono molto deboli come potenza ed equivalgono a tre/quattro, dunque sotto il limite.

COSTI?
Ci vuole qualcuno con esperienza specifica, che conosca perfettamente la materia  (la giurisprudenza, le sentenze della Cassazione). E questo può implicare parcelle per migliaia di euro.
E anche il perito chimico dev'essere agguerrito: fino a tre/quattromila euro per indagini sofisticate. G.B.

 

Giovani, operai, lavoratori. Incensurati. Di piccoli paesi e cittadine di provincia. È l'identikit che emerge dalle storie drammatiche che abbiamo elencato. Una condizione umana, una realtà, molto diversa da quella dei giovani metropolitani, perlopiù studenti, di famiglia medio o alto borghese, protetti e/o non "toccati" dalle leggi violente della strada, dove si può finire in balia di meccanismi stritolanti e paurosi.
Dodici suicidi e/o morti sospette che emergono da oltre 100mila articoli di giornali esaminati tra il 2002 - anno in cui inizia l'applicazione "anticipata" della legge antidroga del 2006, in un clima da "strade pulite" - e il 2009. E solo nella ventina di provincie, su cento esistenti, monitorate. Forse altre storie sono sfuggite. C'è un confine netto fra queste vicende e i casi di suicidio in carcere (che sono almeno 50-60 all'anno) e le storie di violenza fisica contro arrestati o fermati, sia per "fumo" che per altri motivi, picchiati da agenti o militari in strada, in caserma, e le storie di persone morte in carcere in seguito a pestaggi. Magari perché poi non curati, come Cucchi.
"Se un poliziotto massacra un cittadino negli Stati Uniti, viene licenziato in tronco", ricorda la mamma di Stefano. "Anche da noi, se corressero dei rischi veramente gravi, se non altro per convenienza, magari starebbero più attenti", ragiona la mamma di Alberto Mercuriali. I suicidi di ragazzi "in libertà", non detenuti, nei guai per pochi grammi di hashish, sono una realtà a parte. Sono pesanti come macigni. Puntano il dito contro una "legge assassina" (così definita all'epoca da Franco Grillini e da altri deputati e senatori dell'opposizione) e "criminogena" (dai Radicali italiani che non erano in Parlamento). Legge come causa diretta di queste tragedie, perché persone come Mercuriali oppure Ales, miti, incensurati, la polizia dovrebbero vederla solo nei telefilm. E invece vengono colpiti come se fossero dei criminali.
Scatenando il caso Cucchi, bene hanno fatto esponenti storici della difesa dei principi di uguaglianza e libertà, come Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A buon diritto" o deputati di centrodestra garantisti come Flavia Perina e Giulia Bongiorno. Ma è stato decisivo il comportamento della famiglia: il padre Giovanni, la madre Rita e la sorella Ilaria. Guardare negli occhi la madre fa venire i brividi. È impossibile non sentire il dramma, la sofferenza. Non sentire cosa può aver provato questa donna immaginando le botte, le urla di Stefano. Ma anche la forza e la determinazione della reazione, l'assoluta mancanza di paura verso possibili intimidazioni.
La storia del ragazzo romano entrato vivo e uscito morto dall'ingranaggio è finita in prima pagina sui quotidiani e nei tg. Sono nati comitati e reti. Libri, iniziative.
Un aspetto che accomuna storie diverse, è il fatto che per piccoli casi di "fumo" si può finire in carcere.
Cucchi, per pochi grammi, in prigione non doveva starci. Se al ragazzo fossero stati dati i domiciliari, sarebbe ancora vivo. "Hanno detto che non aveva fissa dimora: ma la perquisizione l'hanno fatta a casa nostra", mi racconta la signora Rita. Dunque, i domiciliari potevano essere dati lì. Basta poco. Una firma, una carta. Il confine fra la vita e la morte.
Sull'onda del caso Cucchi, anche le storie allucinanti che abbiamo raccolto, i ragazzi suicidi, stanno trovando più attenzione. E forse qualcuno potrebbe, anzi dovrebbe, ripensare alla legge in vigore

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Droghe: legalizzarle o no? Dibattito sempre piu' vivo

Aduc Droghe - Il dibattito sulla legalizzazione del consumo di stupefacenti si sta ampliando In Messico. Il presidente Felipe Calderon ha riaperto la discussione su una proposta del suo predecessore Vicente Fox sulla legalizzazione delle droghe.
Calderon teme che una scelta del genere potrebbe incrementare il consumo tra i giovani. “Io non sono d'accordo con la legalizzazione perche', se uno fa un'analisi, deve porre sulla bilancia vantaggi e svantaggi di una scelta come questa”, ha detto Calderon in un'intervista alla emittente colombiana Caracol Radio. La legalizzazione del commercio contribuira' a far diminuire la violenza nel Paese, ma nel contempo potrebbe far crescere il consumo tra i giovani, passando da un problema di sicurezza ad uno di salute pubblica.
Se si legalizza, il prezzo cosi' alto che le droghe hanno oggi nel mercato nero crollera' e sara' meno attraente dal punto di vista finanziario per i criminali, questo e' certo, pero' liberalizzera' totalmente il mercato delle droghe inclusa la riduzione del prezzo, due fattori che stimoleranno molti giovani al consumo”.
Il piano di Fox
Le dichiarazioni di Calderon sono una risposta al progetto di legalizzazione delle droghe presentato dal suo predecessore. Vicente Fox.
Fox ha proposto sul suo blog un progetto di legalizzazione di produzione, vendita e distribuzione delle droghe come metodo per bloccare il narcotraffico.
Fox nel suo progetto propone che i militari si rivolgano ai cartelli -a differenza dell'attuale strategia di Calderon, impostata sull'appoggio e financo la sostituzione della Polizia da parte delle Forze Arrmate- unificando i tanti corpi di polizia che esistono nel Paese in una sola Polizia, i cui capi siano eletti in seguito ad una pubblica votazione da parte dei cittadini, cosi' come fa sapere il quotidiano El Universal.
Un dibattito sempre piu' vivo
Il progetto di Fox e' stato lanciato nel momento in cui in Messico esiste una crescente controversia sul fatto che la legalizzazione delle droghe sia l'unico metodo per frenare la criminalita'. In realta' il dibattito non e' altro che una serie di dichiarazioni di politici, legislatori, giornalisti e Ong. E' cominciato lo scorso 3 agosto quando il presidente Calderon in un dibattito sulla sicurezza ha detto di essere contrario alla legalizzazione delle droghe ma non al dibattito in merito. Senza mezzi termini Calderon ha messo in dubbio che la via per combattere il narcotraffico sia solo quella poliziesca, visto che da quando lui' e' la potere (2006) ci sono stati 28.000 morti. Per questo ha evidenziato la caduta di efficacia della struttura di sicurezza del Paese come una delle variabili che piu' influenzano l'ascesa del crimine organizzato. “Il sistema federale messicano e' tanto federale che se c'e' una polizia che fiancheggia i criminali e non ci sono prove per denunciarla, semplicemente non puo' essere rimossa”.
Di conseguenza Calderon ha auspicato una riforma della polizia per la creazione di un corpo intermedio tra agenti statali e federali, si' da coordinare le loro azioni e creare una coesione nella strategia per la sicurezza nazionale. Su questo i media locali hanno pubblicato diverse opinioni di personaggi della vita pubblica.
Per esempio, le associazioni civili “Consejo Ciudadano para la Seguridad Publica y la Justicia Penal” e il “Movimiento Blanco”, in un comunicato congiunto hanno fatto sapere che la legalizzazione delle droghe e' una “cortina di fumo”, “fraintesa perche' si basa su una profonda incomprensione del problema che vive il Messico nell'eludere la sua causa principale, che non e' altro che la perdita del monopolio della forza da parte dello Stato”.

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Morgan diffida il sindaco Tosi

Concerto vietato, lettera inviata anche a Napolitano: esiste il diritto al lavoro -http://corrieredelveneto.corriere.it/

VERONA - Una diffida al sindaco di Verona Flavio Tosi affinché l’amministrazione scaligera annulli la decisione di vietare l’utilizzo del teatro Romano al cantante Morgan è stata inoltrata dal legale dell’artista Giampaolo Cicconi. Per l’avvocato, le motivazioni indicati da Tosi per non concedere il 4 settembre la struttura teatrale e per annullare l’invito a Morgan al Festival lirico in Arena, sarebbero state assunte «da una fantomatica intervista» rilasciata dall’artista nel corso della quale avrebbe riferito di fare uso di cocaina. «Abbiamo già contestato il contenuto dell’intervista - osserva il legale - e riteniamo illegittima la delibera della Giunta di Verona che ha dato per veritiere dichiarazioni travisate». Cicconi «ordina» quindi a Tosi di consentire a Marco Castoldi, in arte Morgan, di «eseguire le prestazioni dalle quali riceve sostentamento per sè e per la propria famiglia», pena un ricorso d’urgenza al tribunale. L’avvocato, del foro di Camerino, ha inviato per conoscenza la diffida anche al Presidente della Repubblica, «Supremo Garante della Costituzione, per scongiurare la violazione degli articoli 4 e 35 della Costituzione che tutelano l’esercizio del diritto al lavoro». (Ansa)

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Vorreste che vostro figlio facesse la fine di Stefano Cucchi? - parte prima

Di Guido Blumir, D di Repubblica

Nel nostro paese si stima che i giovani (13 - 28 anni)consumatori di droghe leggere siano tra i due e i tre milioni. Ma la legge (in vigore dal 2006) stabilisce sanzioni durissime per chi viene trovato in possesso di quantità anche minime di hashish (o altre sostanze).E in questi anni (soprattutto in provincia) le conseguenze di fermi, perquisizioni, arresti (spesso sproporzionati)sono diventate tragiche. Come le storie di questi ragazzi...

 

Alberto, niente privacy Forlì, giovedì 5 luglio 2007. Una bellissima serata d'estate. Alberto Mercuriali, 28 anni, agronomo, incensurato. Vicino ai tavoli di un bar di via dell'Appennino, con amici, fa qualche tiro di canna. I giovani non sanno di essere osservati dai militari in borghese del Nucleo operativo e radiomobile di San Martino, a caccia di trafficanti e spacciatori. Procedendo veloci e silenziosi, agguantano il ragazzo e lo incastrano per lo spinello. Lo caricano in macchina e si dirigono verso la sua abitazione, a Castrocaro Terme. Procedono - senza la presenza di un avvocato - a una "perquisizione domiciliare". La stanza è piena di libri. Ma i militari "non si lasciano incantare da quella parete che sa di cultura. Fiutano ogni centimetro della stanza", come scriveranno i quotidiani locali, aggiungendo particolari: proprio dalle pagine di un libro, scavate e tagliate a formare un nascondiglio, spunta una piccola quantità di hashish (forse 40 grammi, secondo i carabinieri). È un libro fantasy, Il regno dell'ombra. "Forse dopo aver fumato l'erba anche il giovane entrava in una dimensione lontana dalla realtà", commenterà poeticamente il Quotidiano del Nord. Perché intanto i carabinieri, soddisfatti del ritrovamento, non arrestano il giovane, ma lo denunciano per spaccio, promettendogli che non passeranno la notizia alla stampa e suggerendogli anche di non parlarne ai genitori. Alberto non nega il possesso (grave errore secondo gli avvocati: è meglio, in prima battuta, in genere, riservarsi il diritto di non rispondere). Poi parla col fratello minore e decide di non informare il padre e la madre. Domenica mattina: tutti i quotidiani locali sparano in prima pagina la notizia del clamoroso crimine. Il Resto del Carlino lancia una maxi foto dei carabinieri a tutta pagina, con titolo cubitale "IMBOTTITO DI DROGA". I pezzi fanno pensare al fermo di un trafficante professionista di medio livello, particolarmente astuto nell'escogitare il trucco del nascondiglio. I militari raccontano ogni cosa in una conferenza stampa con fotografi e tv. Non fanno il nome del ragazzo, ma in un piccolo centro l'identikit (28 anni, agronomo, vive in famiglia) non lascia dubbi. Vedendo i giornali, Alberto resta fulminato. Si sente tradito. "Un ragazzo per cui la parola data e ricevuta ha sempre avuto un grande valore", racconta il padre, Renzo Mercuriali. "Posso immaginare come si sia sentito quando ha visto che un patto così importante - il rispetto della privacy anche verso noi genitori - era stato tradito proprio da funzionari dello stato". Per alcune ore amici e genitori cercano Alberto sul cellulare, senza fortuna. Alberto Mercuriali non risponde, né chiama nessuno. Domenica sera: collega il tubo di scappamento alla macchina, accende il motore e lascia entrare il gas nell'abitacolo. La mattina successiva i genitori lo trovano. Morto. Asfissiato. "I GIORNALI HANNO SCRITTO MOLTE BUGIE" "Non ci siamo accorti della perquisizione e Alberto non ci ha detto nulla", dice Renzo. "La domenica non siamo passati dal paese e non abbiamo visto i quotidiani. Lunedì mattina eravamo al lavoro e ci hanno chiamato dall'ufficio di nostro figlio: "Stamattina Alberto non è venuto. Dov'è?". Siamo tornati a casa e lo abbiamo cercato ovunque. Poi siamo andati al podere e abbiamo visto la macchina, con Alberto dentro. Non respirava più". "I giornali hanno scritto molte bugie", ricorda la mamma, Cristina. "Era stato nostro figlio, all'inizio della perquisizione, a consegnare l'hashish ai carabinieri. Noi dormivamo di sotto, non ci siamo accorti di niente. Il ragazzo non voleva che il trambusto ci svegliasse, e si è preso le sue responsabilità, apertamente, dando subito la droga ai carabinieri. Gli articoli sono arrivati come una pugnalata alle spalle. I militari, contro i patti, avevano tenuto una conferenza stampa senza avvertirci. Se lo avessero fatto, Alberto sarebbe ancora vivo. I responsabili di questa tragedia devono pagare". I coniugi Mercuriali hanno presentato un'istanza per accertare la verità sulle cause del suicidio. Parlare con loro è come vedere il film di un dramma così atroce ed evitabile. Hanno tutto in testa. Devono districarsi tra avvocati, giudici e giornalisti. E lo fanno con il massimo di lucidità e di determinazione. TESTIMONI INASCOLTATI L'inchiesta è partita. I Mercuriali hanno aspettato per 12 mesi. In tutto questo tempo i magistrati inquirenti non hanno sentito i principali testi. Ovvero: i carabinieri protagonisti della brillante operazione e il responsabile della caserma. Il fratello minore, Diego, che ha parlato con Alberto a caldo: "Quando, in caserma, si era reso conto della gravità della situazione, stava per chiamare un avvocato e avvertire i nostri genitori". Se lo avesse fatto, tutto si sarebbe svolto diversamente. Ma i carabinieri lo hanno stoppato, dicendogli che se firmava i verbali con l'assunzione di responsabilità, la cosa si sarebbe svolta in modo indolore. Loro non avrebbero informato la stampa e neanche i genitori dell'accaduto. Di fronte a questa promessa, Alberto si è convinto. Non è stato sentito il cronista di nera Maurizio Burnacci, del Resto del Carlino: "Io non ho inventato niente. Il romanzo (sul libro imbottito di droga ecc., ndr) l'ha creato qualcun altro". Cioè i carabinieri: questo il succo delle dichiarazioni del giornalista ai colleghi Lisa Tormena e Matteo Lolletti, registrate nel documentario Il giorno in cui la notte scese due volte. Non sono stati sentiti nemmeno i numerosi colleghi e fotografi presenti all'incontro stampa. "Eppure è chiaro", spiega la signora Mercuriali, "che quello è un passaggio chiave. È stata quella bugia a essere decisiva per la sparata in prima pagina, come ammettono gli stessi giornalisti autori dei pezzi. Ed è stata quella prima pagina a spingere nostro figlio alla disperazione e al suicidio". Sia i carabinieri sia i cronisti avrebbero potuto salvare la vita di Alberto in quelle ore. I carabinieri avrebbero potuto telefonare al ragazzo e ai genitori, informandoli del fatto che avevano cambiato idea e che avrebbero tenuto una conferenza stampa. I giornalisti poi avevano a disposizione tutto il giorno per trovare il ragazzo (l'identikit era trasparente) e sentire la sua versione, quelle dei parenti e degli amici. Il minimo sindacale. E probabilmente la tragedia sarebbe stata evitata. Tutti questi testimoni non sono stati sentiti e il gup ha deciso una prima archiviazione. Ma il caso è troppo complesso e non finisce qui. Anche il pm ha sottolineato che ci sono state delle scorrettezze, perlomeno sul piano deontologico. I Mercuriali hanno fatto partire una denuncia per diffamazione contro tutti gli autori degli articoli e contro il Resto del Carlino. Sta andando avanti. Gli "Amici di Alberto" hanno aperto un sito e organizzato decine di convegni e manifestazioni con grande solidarietà della popolazione e di giornalisti ed esperti di media.

Giuseppe, incensurato Pantelleria: Giuseppe Ales, 23 anni, geometra senza raccomandazioni, incensurato, lavora da manovale per aiutare la famiglia. Nel tempo libero, come metà dei giovani italiani, si fa qualche canna. Dà fastidio l'idea di dare soldi alla criminalità comprando il fumo e lui, come tanti, segue una strada diversa: la marijuana se la coltiva, per uso proprio. Non costa nulla. La semina, un po' d'acqua, clima adatto, cresce bene. Dopo qualche mese è pronta. All'alba del 20 marzo 2005, uno squadrone di carabinieri armati di mitra gli piomba in casa. I genitori di Giuseppe sono sotto shock: il padre, anziano agricoltore, è invalido, ha perso una gamba a causa del diabete. I militari trovano alcune piantine di erba, alte pochi centimetri. Sequestrate. Il giovane viene ammanettato e portato in caserma. Interrogatorio pressante. Scatta la denuncia penale per "traffico e produzione di stupefacenti". I carabinieri annunciano a Giuseppe che pochi giorni dopo a Trapani ci sarà il processo per direttissima. Rischia da uno a sei anni di carcere. Nel frattempo, arresti domiciliari. Il giorno dopo, Pantelleria è sconvolta: il Giornale di Sicilia ha fatto il paginone. "Scoperto traffico di droga nell'isola, arrestati gli spacciatori". Gli isolani non credono ai loro occhi: il grande criminale sarebbe l'incensurato geometra Giuseppe Ales. La mattina successiva la famiglia del giovane è riunita per la colazione; la madre trattiene a stento le lacrime, il padre è terreo. Manca Giuseppe. "Vado io a chiamarlo", si offre il fratello più piccolo. Apre la porta della cameretta del giovane. Giuseppe non è nel suo letto. Penzola dal soffitto, impiccato con una corda al collo.

Roberto, e l'attimo fuggente. Roberto Pregnolato, operaio di Aprilia (provincia di Latina), 33 anni, è un uomo felice. Dopo anni di precariato, la grande azienda farmaceutica Abbott lo ha assunto con un contratto a tempo indeterminato. Insieme alla fidanzata, ha appena fatto tutte le pratiche per un mutuo: non dovranno più pagare l'affitto della loro mansarda all'ottavo piano, piccola ma graziosa, con terrazzo. E hanno deciso di sposarsi. La sera di venerdì (17 aprile 2009), Roberto è in libera uscita con gli amici. Sono anche loro giovani, di estrazione semplice e look senza pretese. Alle quattro del mattino una pattuglia li ferma. I militari procedono, senza mandato, alla perquisizione del veicolo. Salta fuori un po' di cocaina: 6,5 grammi, secondo una valutazione approssimativa. Meno degli otto grammi trovati addosso (novembre 2008) al celebre banchiere professore di 76 anni, sorpreso a Milano con una squillo sudamericana, e poi archiviati senza conseguenze, nemmeno la sospensione della patente. Invece in questo caso i carabinieri non vanno tanto per il sottile. E i ragazzi non possono svegliare sul cellulare d'emergenza il principe del foro sempre a disposizione: direbbe loro di negare, di non rispondere alle domande, di aspettare il suo arrivo e di bloccare tutto nel frattempo. Parlerebbe coi carabinieri al telefono e suggerirebbe loro di non procedere, salvo rischiare cose inenarrabili dal punto di vista penale, civile, disciplinare eccetera. Gli uomini, intimiditi dal penalista autorevole, rispettosamente attenderebbero. I nostri queste cose non le hanno viste nemmeno nei film. Niente scanner o analisi sofisticate. Niente penalisti. "Da dove viene la droga?", incalzano i carabinieri. "È mia", risponde Pregnolato, prendendosi tutte le colpe del mondo, da solo, come in L'attimo fuggente, ma al contrario (lì tutti i ragazzi si prendevano la colpa, scena a cui poi si è ispirato il celebre spot sul preservativo). Il giovane operaio, incensurato, invece, si sacrifica per evitare che siano arrestati tutti e tre. Ma la generosità di Roberto non paga. I militari ci prendono gusto e lo accompagnano nella mansarda per una perquisizione domiciliare. C'è anche la fidanzata. Salta fuori qualche grammo di "fumo" e un bilancino, strumento ovvio di tutti i consumatori per controllare il peso esatto della marijuana acquistata: nell'ottica di alcuni segugi è una prova di spaccio. Roberto nega di essere un pusher, ma si prende la responsabilità anche dei grammi di "fumo". La perquisizione procede. Nemmeno in questa fase c'è un avvocato. La ragazza osserva i militari al lavoro. E Roberto? Non c'è più. È un attimo: guarda dappertutto, ma il ragazzo non si vede. "Roberto, dove sei?", la donna urla. Poi si precipita sul terrazzo. Il giovane non è nemmeno lì. Un militare piantona l'ingresso dell'appartamento. Di là non è uscito. Lei corre ancora sul terrazzo. E guarda giù dal parapetto: 25 metri più in basso, il corpo di Roberto giace spiaccicato sull'asfalto. "Era un bravo ragazzo", dirà il parroco Don Francesco Bruschini ai funerali, svoltisi pochi giorni dopo presso la chiesa San Pietro in Formis, a Campoverde (Latina).

La Legge italiana Nel 2002 l'attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini, allora leader di Alleanza Nazionale, spinse per una nuova normativa antidroga che ribaltasse il risultato referendario (55.3 % contro 44.7%) e depenalizzatore del consumo. Il pressing di Fini trovò resistenze importanti in Forza Italia: Bondi, Contestabile, Pecorella, Maiolo, Moroni, Jannuzzi. Ma, nel 2006, il Parlamento approvò in finale di legislatura, poco prima delle elezioni, il progetto di Fini (legge 21/2/2006, n.49, in Gazzetta Ufficiale, n.48, 27/2/2006), ricorrendo alla fiducia, con una forzatura istituzionale che creò dubbi nello stesso Ciampi, allora Presidente: due settimane per firmare. Nella pratica quotidiana - quasi 600mila fermi in pochi anni - esiste un nuovo razzismo? Sicuramente nella legge che rende punibile un comportamento, il semplice uso di una sostanza, con sanzioni di polizia o penali (per chi supera le microquantità previste oppure coltiva per uso proprio). Viene quindi penalizzata/criminalizzata una categoria, un gruppo sociale: i consumatori. Come in altre epoche e in altre società si è fatto e si continua a fare contro popoli, gruppi etnici o religiosi, o comunità con certi stili di vita, come i gay, che vengono colpiti o discriminati. In una logica ancora più esasperata, da Minority report, se un fumatore viene fermato, con la macchina o il motorino, e ha dell'erba, senza fargli il test, gli si ritira la patente (art.75, comma 3). E il mezzo viene sequestrato. Come se a un normale cittadino che sta caricando in auto la spesa, si togliesse la patente perché nelle buste del supermercato ci sono delle bottiglie di vino. Punizione preventiva, presunzione di colpevolezza, processo alle intenzioni, condanna senza processo. G.B. E gli altri paesi? Negli ultimi vent'anni, quasi tutti i paesi europei hanno cambiato le leggi. Si è preso atto che le proibizioni non bloccano il consumo. Si sono considerati gli eccellenti risultati dell'esperienza olandese: dagli anni Ottanta è legale comprare cinque grammi di cannabis tutti i giorni nel coffee shop sotto casa; i negozianti possono tenerne mezzo chilo. Così sono stati separati i mercati: quello della marijuana e quello delle droghe pesanti. Il consumo non è aumentato (dopo qualche tempo è addirittura diminuito). E nelle statistiche parallele con gli Stati Uniti proibizionisti (molto significative su un arco di trent'anni), per uso di erba gli americani battono gli olandesi. Per la coca, li doppiano. Portogallo, Repubblica Ceca e Spagna (per prima) hanno depenalizzato l'uso. Come la Germania, in seguito a una sentenza della Corte Suprema. I tedeschi hanno lasciato agli enti locali il compito di fissare il quantitativo consentito: 15 grammi a Berlino e 30 nello Schleswig Hollstein. E l'era Merkel non ha cambiato le cose. La Russia di Putin, in seguito all'approfondito lavoro di una commissione parlamentare di scienziati, ha fissato il limite in 20 grammi. La magistratura spagnola, con sentenze che hanno fatto scuola, ha depenalizzato anche la coltivazione per uso personale. Il Belgio ha autorizzato la produzione di due/tre piante a testa. Gli Stati Uniti fanno storia a sé: negli anni Settanta, in seguito agli impulsi dell'era Carter (post Nixon), undici stati hanno fissato in un'oncia (28 grammi) la quantità non punibile. Ma in maggioranza leggi dure e applicate senza pietà: fino a picchi di 800 mila arresti annui. E ora c'è una forte spinta verso il cambiamento. G.B.

 

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MESSICO - Narcotraffico. Troppi morti. Presidente Calderon: apriamo dibattito su legalizzazione

Il presidente del Messico, Felipe Calderon, ha auspicato l'apertura nel Paese di un dibattito che prenda in considerazione la legalizzazione delle droghe.Calderon ha specificato che il confronto dovrebbe svilupparsi considerando la pluralita' democratica: “dobbiamo sempre considerare con accortezza le convenienze e gli inconvenienti, gli argomenti degli uni e degli altri sono fondamentali”, ha detto dopo che l'associazione “Mexico Unido contra la delinquencia” ha nei giorni scorsi parlato della possibilita' di legalizzare le droghe come metodo per fermare la delinquenza.Il presidente si e' dimostrato sensibile verso le argomentazioni dei contrari alla legalizzazione, che ritengono che i consumi aumenterebbero specialmente fra i giovani, pero' ha preso anche in considerazione il fatto che una decisione legalizzatoria provocherebbe una notevole diminuzione della criminalita' organizzata nel Paese.La nuova posizione del presidente, fino ad oggi refrattario ad affrontare il tema, coincide con la diffusione dei dati ufficiali da quando nel 2006, anno in cui Calderon sali' al potere e lancio' la guerra totale al narcotraffico. Negli ultimi 18 giorni sono stati almeno 3.174 gli omicidi legati al narcotraffico. Lo ha reso noto ieri Guillermo Valdes, direttore del Centro di indagini e sicurezza nazionale (Cisen).In un intervento pronunciato alla presenza del presidente Felipe Calderon, il responsabile dell'intelligence messicana ha anche evidenziato che la guerra contro le bande dei narcos e' costata finora poco piu' di 28.000 morti'. 'Dobbiamo accettare il fatto che la violenza sta aumentando', ha anche ammesso Valdes, sottolineando inoltre che 'gli arresti e le uccisioni hanno influito nell'insorgere di nuove bande e dei regolamenti dei conti tra di loro'. L'ultima autorita' ad indicare il totale dei morti da narcotraffico e' stato il procuratore generale, Arturo Chavez che, il 16 luglio scorso, aveva parlato di 24.826 vittime. Il Primate del Messico, Cardinale Norberto Rivera Carrera, critica la mancanza di informazioni da parte del governo sulla 'guerra' legata al traffico di droghe che dal 2006 ad oggi ha causato circa 26 mila vittime. Secondo l'Arcivescovo di Citta' del Messico, nel Paese sembra esserci 'disperazione' perche' a suo parere il governo di Felipe Calderon 'non offre una informazione adeguata sulla lotta al narcotraffico'.Aprendo una sessione del Forum 'Dialogo per la Sicurezza' in corso da lunedi', davanti ai vertici della Chiesa messicana il cardinale ha sottolineato che giacche' il governo 'non informa su quello che fa nella lotta contro la criminalita' la gente pensa che il Paese, invece di avanzare, retroceda e piomba nella disperazione'. Il presule ha quindi esortato i religiosi 'a partecipare al dibattito sulla lotta al narcotraffico e a stare vicini alle famiglie ascoltandone i problemi e a promuovere la cultura della legalita''. La Chiesa è fermamente impegnata a sostegno della guerra alla droga, contro ogni istanza di legalizzazione. (fonte: Aduc)

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Sindaco Verona dice no a concerto Morgan: ha usato cocaina

Niente concerto al Teatro Romano a Verona per Morgan. Il promoter dell'artista aveva chiesto al Comune la disponibilita' dell'antico spazio all'aperto per uno spettacolo il 4 settembre prossimo, ma prima a voce e ora per iscritto ha ricevuto un no dall'amministrazione.A pesare sulla decisione ci sarebbero i contenuti dell'intervista rilasciata mesi fa da Morgan a 'Max' in cui ammetteva l'uso di cocaina come antidepressivo, gia' all'origine poi della sua esclusione dal festival di Sanremo. Secondo fonti dell'amministrazione locale, che esprimono apprezzamento per il valore artistico del cantante, le sue dichiarazioni pero' danno un 'esempio negativo ai giovani e un ente pubblico impegnato nella lotta all'uso di stupefacenti deve saper operare delle scelte'.L'amministrazione guidata dal sindaco Flavio Tosi si e' detta anche dispiaciuta che la vicenda sia diventata di dominio pubblico, mentre il promoter del concerto Ivano Massignan ha detto all'Arena 'noi abbiamo chiesto la concessione del Teatro Romano e il Comune e' libero di concederlo o no'.

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Droghe legali a Praga

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