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L'MDMA (ecstasy) è un composto chimico che fa parte del gruppo delle metamfetamine. Solitamente si presenta in pasticche o in polvere, cristalli, conosciute col nome di ecstasy: il colore, il nome, la forma non danno alcuna certezza della loro composizione né del loro effetto.

Effetti e meccanismi d’azione:

Gli effetti possono variare da persona a persona  e risentono molto dell’ambiente in cui la sostanza viene assunta. In genere si ha un’alterazione dell’umore, rimozione delle barriere emotive e comunicative, facilità di parola, alterazione della percezione del tempo. Sotto l’effetto di mdma si può ballare per ore senza avvertire né fame né stanchezza.

 

L’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy, è una droga sintetica prodotta nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912 e brevettata come farmaco anoressizzante due anni più tardi.  Per lungo tempo questa sostanza è stata studiata, utilizzata e somministrata per differenti motivi.

L'MDMA viene assunta con scopi esplicitamente ricreativi, e assume significato in contesti ricreazionali particolari come la discoteca, le feste e i rave. Questa suo caratteristico essere una sostanza “da serata” la rende assai meno diffusa rispetto ad altre sostanze illegali e di quanto farebbe supporre il clamore mediatico che la accompagna ogni volta che esce dai luoghi “nascosti” che le sono propri.

Novità ecstasy

EcstasyPsichedelici

Il Guardian sugli usi medici di psichedelici e MDMA

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Ecstasy

DROGA: PREPARAZIONE METANFETAMINE INQUINA AMBIENTE

(ANSA) - SYDNEY, La preparazione di droghe alla metamfetamina, come speed e ice, ha un impatto tossico sconosciuto ai cittadini che innalza il rischio di cancro e altre forme di avvelenamento. L'avvertimento viene dagli scienziati del Centro di ricerca sulla contaminazione dell'ambiente dell'universita' di Adelaide, che hanno studiato come le sostanze tossiche prodotte dalla fabbricazione delle droghe si diffondono nell'ambiente. Secondo la ricerca i prodotti chimici usati ed i loro sottoprodotti possono persistere nell'ambiente per molti anni, mettendo a rischio la qualita' dell'acqua e alla fauna. E' stato calcolato che per ogni chilo di metanfetamine prodotte ne vengono generati oltre cinque di scarti tossici, fra cui sostanze cancerogene come benzene, cloruro di metilene, tricloroetano e toluene. ''I fabbricanti clandestini di droghe - affermano gli esperti - in genere lavano gli scarti tossici nelle condotte di scarico o le disperdono nell'ambiente. Allo stesso tempo i luoghi che usano come laboratorio, di solito case o appartamenti in affitto, possono restare contaminati da sostanze volatili, che mettono a rischio la salute dei successivi, ignari residenti''. Inoltre i padroni di casa sono esposti ad azioni legali, costi di decontaminazione e perdita di valore. E concludono: ''Poiche' tale ciclo tossico dipende dalla domanda creata dai consumatori della droga, e' necessaria una maggiore educazione pubblica sui danni collaterali di quella che molti considerano un'attivita' privata e relativamente innocua''.(ANSA).

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Ecstasy

Rischio di lacerazione dell’aorta con l’uso di anfetamine

 
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Sottoaccusa le “droghe” chimiche. Si rischia la morte

L’utilizzo di sostanze stimolanti per ottenere maggiori performance nella vita, nel lavoro, nello studio e in altre occasioni potrebbe rivelarsi molto pericoloso secondo uno studio del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, finanziato dal National Institutes of Health.

Il rischio è piuttosto serio e comporta una lacerazione dell’arteria principale che va direttamente al cuore. Questo quanto emerso da uno studio che ha coinvolto oltre 31 milioni di persone, di età compresa tra i 18 e i 49, ricoverati in ospedale tra il 1995 e il 2007. Le cartelle cliniche riguardanti il ricovero sono state valutate dai ricercatori che hanno trovato un’associazione tra l’abuso di anfetamine e la dissezione dell’aorta.

«La dissezione aortica nei giovani è rara, ma spesso può portare alla morte. I medici dovrebbero valutare i giovani adulti con dissezione aortica per abuso di anfetamine nella ricerca di una causa potenziale», ha dichiarato il dottor Arthur Westover, assistente professore di psichiatria del Southwestern e autore principale dello studio.

I ricercatori ritengono che vi sia uno stretto legame tra la dissezione aortica e l’abuso di anfetamine e questo colpisce maggiormente i giovani che, notoriamente, sono più propensi all’assunzione di questi farmaci in sostituzione di droghe come la cocaina, che sortisce più o meno gli stessi effetti. I dati riguardanti i ricoveri dimostrano che vi è stato un aumento dell’uso di anfetamine da parte dei giovani negli ultimi anni.Dal punto di vista medico, le anfetamine sono note per aumentare la pressione sanguigna, e l’ipertensione è un noto trigger (detonatore) di dissezione aortica, fanno notare i ricercatori.

«Abbiamo scoperto che la frequenza di dissezione aortica è in aumento in giovani adulti, ma non negli adulti più anziani. Ma non è ancora chiaro perché.», commenta il dott. Westover.I ricercatori hanno osservato che in California, Hawaii, Oregon e Stato di Washington, la percentuale dei casi di dissezione aortica legata all’abuso di anfetamina tra i giovani adulti durante il periodo di studio è stata tre volte superiore al dato nazionale.«Questo dimostra che nelle zone in cui l’abuso di anfetamine è più comune, ci sono maggiori conseguenze sulla salute pubblica», conclude  Westover.(lm&sdp)

Source: UT Southwestern Medical Center

lastampa.it

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Ecstasy

Dirty Pictures, il film su Alexander Shulgin

 Dirty Pictures, il film sul chimico Alex Shulgin, scopritore dell'ecstasy e di altre 200 sostanze psicoattive: http://www.dirtypicturesthefilm.com/index.html

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Droghe: legalizzarle o no? Dibattito sempre piu' vivo

Aduc Droghe - Il dibattito sulla legalizzazione del consumo di stupefacenti si sta ampliando In Messico. Il presidente Felipe Calderon ha riaperto la discussione su una proposta del suo predecessore Vicente Fox sulla legalizzazione delle droghe.
Calderon teme che una scelta del genere potrebbe incrementare il consumo tra i giovani. “Io non sono d'accordo con la legalizzazione perche', se uno fa un'analisi, deve porre sulla bilancia vantaggi e svantaggi di una scelta come questa”, ha detto Calderon in un'intervista alla emittente colombiana Caracol Radio. La legalizzazione del commercio contribuira' a far diminuire la violenza nel Paese, ma nel contempo potrebbe far crescere il consumo tra i giovani, passando da un problema di sicurezza ad uno di salute pubblica.
Se si legalizza, il prezzo cosi' alto che le droghe hanno oggi nel mercato nero crollera' e sara' meno attraente dal punto di vista finanziario per i criminali, questo e' certo, pero' liberalizzera' totalmente il mercato delle droghe inclusa la riduzione del prezzo, due fattori che stimoleranno molti giovani al consumo”.
Il piano di Fox
Le dichiarazioni di Calderon sono una risposta al progetto di legalizzazione delle droghe presentato dal suo predecessore. Vicente Fox.
Fox ha proposto sul suo blog un progetto di legalizzazione di produzione, vendita e distribuzione delle droghe come metodo per bloccare il narcotraffico.
Fox nel suo progetto propone che i militari si rivolgano ai cartelli -a differenza dell'attuale strategia di Calderon, impostata sull'appoggio e financo la sostituzione della Polizia da parte delle Forze Arrmate- unificando i tanti corpi di polizia che esistono nel Paese in una sola Polizia, i cui capi siano eletti in seguito ad una pubblica votazione da parte dei cittadini, cosi' come fa sapere il quotidiano El Universal.
Un dibattito sempre piu' vivo
Il progetto di Fox e' stato lanciato nel momento in cui in Messico esiste una crescente controversia sul fatto che la legalizzazione delle droghe sia l'unico metodo per frenare la criminalita'. In realta' il dibattito non e' altro che una serie di dichiarazioni di politici, legislatori, giornalisti e Ong. E' cominciato lo scorso 3 agosto quando il presidente Calderon in un dibattito sulla sicurezza ha detto di essere contrario alla legalizzazione delle droghe ma non al dibattito in merito. Senza mezzi termini Calderon ha messo in dubbio che la via per combattere il narcotraffico sia solo quella poliziesca, visto che da quando lui' e' la potere (2006) ci sono stati 28.000 morti. Per questo ha evidenziato la caduta di efficacia della struttura di sicurezza del Paese come una delle variabili che piu' influenzano l'ascesa del crimine organizzato. “Il sistema federale messicano e' tanto federale che se c'e' una polizia che fiancheggia i criminali e non ci sono prove per denunciarla, semplicemente non puo' essere rimossa”.
Di conseguenza Calderon ha auspicato una riforma della polizia per la creazione di un corpo intermedio tra agenti statali e federali, si' da coordinare le loro azioni e creare una coesione nella strategia per la sicurezza nazionale. Su questo i media locali hanno pubblicato diverse opinioni di personaggi della vita pubblica.
Per esempio, le associazioni civili “Consejo Ciudadano para la Seguridad Publica y la Justicia Penal” e il “Movimiento Blanco”, in un comunicato congiunto hanno fatto sapere che la legalizzazione delle droghe e' una “cortina di fumo”, “fraintesa perche' si basa su una profonda incomprensione del problema che vive il Messico nell'eludere la sua causa principale, che non e' altro che la perdita del monopolio della forza da parte dello Stato”.

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MESSICO - Narcotraffico. Troppi morti. Presidente Calderon: apriamo dibattito su legalizzazione

Il presidente del Messico, Felipe Calderon, ha auspicato l'apertura nel Paese di un dibattito che prenda in considerazione la legalizzazione delle droghe.Calderon ha specificato che il confronto dovrebbe svilupparsi considerando la pluralita' democratica: “dobbiamo sempre considerare con accortezza le convenienze e gli inconvenienti, gli argomenti degli uni e degli altri sono fondamentali”, ha detto dopo che l'associazione “Mexico Unido contra la delinquencia” ha nei giorni scorsi parlato della possibilita' di legalizzare le droghe come metodo per fermare la delinquenza.Il presidente si e' dimostrato sensibile verso le argomentazioni dei contrari alla legalizzazione, che ritengono che i consumi aumenterebbero specialmente fra i giovani, pero' ha preso anche in considerazione il fatto che una decisione legalizzatoria provocherebbe una notevole diminuzione della criminalita' organizzata nel Paese.La nuova posizione del presidente, fino ad oggi refrattario ad affrontare il tema, coincide con la diffusione dei dati ufficiali da quando nel 2006, anno in cui Calderon sali' al potere e lancio' la guerra totale al narcotraffico. Negli ultimi 18 giorni sono stati almeno 3.174 gli omicidi legati al narcotraffico. Lo ha reso noto ieri Guillermo Valdes, direttore del Centro di indagini e sicurezza nazionale (Cisen).In un intervento pronunciato alla presenza del presidente Felipe Calderon, il responsabile dell'intelligence messicana ha anche evidenziato che la guerra contro le bande dei narcos e' costata finora poco piu' di 28.000 morti'. 'Dobbiamo accettare il fatto che la violenza sta aumentando', ha anche ammesso Valdes, sottolineando inoltre che 'gli arresti e le uccisioni hanno influito nell'insorgere di nuove bande e dei regolamenti dei conti tra di loro'. L'ultima autorita' ad indicare il totale dei morti da narcotraffico e' stato il procuratore generale, Arturo Chavez che, il 16 luglio scorso, aveva parlato di 24.826 vittime. Il Primate del Messico, Cardinale Norberto Rivera Carrera, critica la mancanza di informazioni da parte del governo sulla 'guerra' legata al traffico di droghe che dal 2006 ad oggi ha causato circa 26 mila vittime. Secondo l'Arcivescovo di Citta' del Messico, nel Paese sembra esserci 'disperazione' perche' a suo parere il governo di Felipe Calderon 'non offre una informazione adeguata sulla lotta al narcotraffico'.Aprendo una sessione del Forum 'Dialogo per la Sicurezza' in corso da lunedi', davanti ai vertici della Chiesa messicana il cardinale ha sottolineato che giacche' il governo 'non informa su quello che fa nella lotta contro la criminalita' la gente pensa che il Paese, invece di avanzare, retroceda e piomba nella disperazione'. Il presule ha quindi esortato i religiosi 'a partecipare al dibattito sulla lotta al narcotraffico e a stare vicini alle famiglie ascoltandone i problemi e a promuovere la cultura della legalita''. La Chiesa è fermamente impegnata a sostegno della guerra alla droga, contro ogni istanza di legalizzazione. (fonte: Aduc)

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Droghe legali a Praga

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Ecstasy

Da ecstasy speranze per vittime traumi

Roma, 19 lug. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Da pasticca dello sballo a 'salvagente' per le vittime di un grave trauma. Secondo un piccolo studio condotto su 20 pazienti da un team di ricercatori americani, l'ecstasy potrebbe favorire il successo della terapia cui vengono sottoposte le persone affette da disordine da stress post-traumatico.

Link al video

La ricerca, descritta dal team di Michael Mithoefer sul 'Journal of Psychopharmacology', stabilisce che l'impiego della sostanza e' sicuro e sembra migliorare gli effetti della psicoterapia. A questo punto il gruppo di scienziati, finanziato anche dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, ha ottenuto il disco verde per condurre un piu' vasto studio sui veterani dell'esercito. Gli stessi ricercatori invitano alla cautela evidenziando, comunque, la necessita' di ulteriori indagini per confermare i risultati ottenuti.

I pazienti sono stati selezionati in base a criteri precisi: dovevano soffrire di disordine da stress post-traumatico da molti anni, senza aver trovato beneficio dai trattamenti convenzionali. Sono stati esclusi, inoltre, i soggetti con una storia di psicosi o dipendenza.

 

http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=455414

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Ecstasy

ADOLESCENTI E INFORMAZIONI SULLE SOSTANZE ILLECITE

ReteCedro.net - Gli adolescenti e i giovani sono esposti a molti messaggi differenti sulle sostanze illecite, che comprendono informazioni relative agli effetti piacevoli delle droghe e avvertenze sui potenziali danni associati al consumo.

Le informazioni provengono da una varietà di fonti: amici, conoscenti, genitori, programmi scolastici, campagne informative. In anni recenti, inoltre internet è diventato un’importante strumento di comunicazione e ha permesso di diffondere i risultati degli studi e delle evidenze scientifiche in questo ambito e anche di reperire informazioni riguardo alle esperienze che i consumatori si scambiano attraverso i social- network ( Facebook; MySpace).

Sulla rivista Education, prevention and policy è riportato uno studio americano che si è posto come obiettivo quello di stimare la proporzione di studenti esposti a specifiche informazioni relative agli effetti positivi e negativi dell’ecstasy e di validare modelli che analizzino le relazioni fra l’esposizione a questi messaggi e gli effetti sul consumo.

Sono stati intervistati 447 studenti di età compresa fra 17 e 20 anni provenienti da varie università della costa atlantica degli Stati Uniti e sono stati realizzati tre studi di follow–up. Il 6,7% del campione ha usato ecstasy almeno una volta nella vita, il 2,5% ha usato ecstasy nell’anno prima dell’intervista e il 4, 7% ha usato ecstasy nell’intervallo fra la prima e la seconda intervista.
Un primo aspetto rilevato riguarda una maggiore diffusione dei messaggi negativi riguardo all’ecstasy rispetto a quelli positivi; in particolare, quasi la totalità del campione ha ricevuto l’informazione che “l’ecstasy può far fare cose stupide”, che “l’ecstasy può uccidere” (89,3%) e che “l’ecstasy può danneggiare il cervello” (87,7%) . L’esposizione a messaggi positivi risulta meno frequente anche se ¾ degli studenti riferiscono di aver sentito che “l’ecstasy fa sentire bene” (79%) e che facilita il divertimento (74,7%). Un secondo dato significativo rilevato evidenzia che, mentre il numero di messaggi positivi riguardo all’ecstasy non sembra incidere sul consumo, i giovani che hanno ricevuto una grande quantità di messaggi negativi sull’ecstasy sono ignificativamente più propensi ad usare questa sostanza. (p=0,03).

Lo studio suggerisce di predisporre interventi più efficaci che non siano incentrati soltanto sulla trasmissione di messaggi negativi sulle droghe, ma che siano in grado di influenzare anche quelle idee, credenze convinzioni che fanno sì che gli adolescenti attribuiscano significati positivi alle droghe.

Abstract dell'articolo: The impact of positive and negative ecstasy - related information on ecstasy use among college stydents: results of a longitudinal study / K. B. Vincent, K M Caldeira, K E. Grady, E. D. Wish , A. M. Arria
Contenuto in: Drugs: n. 3 Giugno 2010

Abstract a cura di Daniela D'Angelo

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Ecstasy

USA - Ecstasy utile contro il disturbo da stress post-traumatico

(Notiziario Aduc) - L'ecstasy puo' contribuire ad amplificare il successo della terapia in pazienti con disturbo da stress post-traumatico: uno studio pilota condotto su un gruppo di 20 persone ha dimostrato che l'uso della sostanza sarebbe sicuro e sembrerebbe migliorare gli effetti della psicoterapia. Lo studio e' stato condotto da un gruppo di ricercatori americani della Medical University of South Carolina e della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, (Santa Cruz, California) guidati dallo psichiatra Michael Mithoefer e pubblicato sul Journal of Psychopharmacology. La sostanza, clinicamente conosciuta con la sigla MDMA e classificata come 'illegale', sembrerebbe ridurre il timore nei pazienti, permettendo loro di ottenere il meglio dalle sessioni di terapia. I pazienti sono stati divisi in due gruppi, uno da 12 e uno da 8, e sono stati sottoposti agli stessi cicli di psicoterapia: al primo gruppo e' stata somministrata l'ecstasy, al secondo un placebo. Dopo due mesi, 10 dei 12 pazienti trattati con ecstasy hanno risposto positivamente al trattamento, mentre solo due pazienti su otto del gruppo del placebo hanno mostrato un miglioramento. Ulteriori studi, spiegano i ricercatori, sono pero' necessari per confermare i risultati.

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Contenuto Redazionale Lotta alla droga, i danni collaterali

Presentazione del volume sull'impatto della legge contro gli stupefacenti in Toscana

 

La presentazione si terrà martedì 13 luglio 2010 alle ore 17:00 presso la libreria Libri Liberi di via San Gallo 25/27r, Firenze. (Link fondazione Michelucci)

Questa ricerca, sostenuta dalla Regione Toscana – Assessorato per il Diritto alla Salute, e che Forum Droghe ha svolto con la collaborazione della Fondazione Michelucci, si propone di valutare l’impatto della recente normativa penale antidroga sull’insieme delle attività delle forze dell’ordine, degli apparati giudiziari e sul carcere.
È un compito non semplice, perché nella politica delle droghe la valutazione ha finora trovato poco spazio, specie per ciò che riguarda l’aspetto penale.
Il lavoro svolto è importante innanzitutto da un punto di vista metodologico. Non solo perché si parte dal “basso”, dal territorio della Toscana: il che permette di raccogliere dati più affidabili per la vicinanza delle fonti e di valorizzare il punto di vista degli attori coinvolti. Inoltre, rispetto ai dati nazionali, questo studio ha iniziato ad arare il terreno per una vera valutazione dell’azione antidroga: non solo cercando di interpretare i pochi dati disponibili, ma soprattutto indicando le incongruenze fra i dati provenienti da diverse amministrazioni ed evidenziando quelli che mancano. In altre parole, prefigurando una griglia di valutazione dell’impatto delle politiche penali in materia di droga. Con soddisfazione commisurata alla fatica, possiamo dire che le cifre contenute in questa ricerca sono assai più affidabili di quelle ufficiali. Inoltre, la raccolta dati negli istituti penitenziari di Prato, Pisa, Livorno, Arezzo e l’approfondimento di tipo qualitativo svolto nel carcere fiorentino di Sollicciano hanno permesso una verifica dell’ipotesi alla base dello studio, circa la relazione fra la scelta del legislatore nel 2006 di penalizzare l’uso di droghe e il sovraffollamento carcerario.

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Sesso stupefacente

di Luca Mazzucato

www.altrenotizie.org - NEW YORK. Perché ci si droga? Perché chi è contrario all'utilizzo della droga per sé vuole vietarne l'uso anche agli altri? È credenza comune che la propensione o meno all'uso della droga sia conseguenza di convinzioni religiose o politiche. Ma un recente studio di Robert Kurzban, dell'Università della Pennsylvania, l'atteggiamento verso le droghe ricreazionali è invece legato alla promiscuità sessuale.

Il campione analizzato riguarda un migliaio di persone, metà studenti universitari e metà reclutati su un sito internet di prestazioni di lavoro temporaneo, questi ultimi di età media trentacinque anni, per due terzi donne. Nel questionario, gli intervistati devono rispondere ad una serie di domande riguardanti convinzioni religiose, idee politiche, orientamento riguardo alla promiscuità sessuale e alla monogamia e livello di apertura verso nuove esperienze. Infine, viene chiesto loro se fanno uso di droghe quali marijuana, cocaina ed ecstasy e sono favorevoli o contrari alla legalizzazione di queste sostanze.

Ci sono tre possibili approcci alla questione del rapporto tra convinzioni politiche, attitudine riguardo alla droga e strategie riproduttive. Nell'approccio più diffuso, le ultime due, anche se indipendenti tra loro, seguono entrambe dalle convinzioni politiche. Nell'approccio evoluzionistico, le propria strategia riproduttiva determina sia le idee politiche che l'atteggiamento verso la droga. La terza via invece sostiene che le idee politiche plasmano la propria strategia sessuale, da cui deriva infine l'attitudine verso la droga.

L'esperimento condotto dai ricercatori di Philadelphia mostra chiaramente che, se mi dici quanto sei sessualmente promiscuo, allora ti dirò quanto ti piace la droga. Ovvero il fattore di gran lunga più predittivo dell'atteggiamento verso la droga è la propria strategia sessuale, in particolare la propensione o meno ad avere rapporti sessuali occasionali.

È stato infatti dimostrato che l'uso di droghe quali marijuana, cocaina ed ecstasy aumenta considerevolmente la promiscuità sessuale. Alla luce di questo fatto, la questione si spiega facilmente. Chi è propenso a rapporti occasionali è favorevoli all'uso di droghe che possono facilitare il successo della propria strategia e allo stesso tempo non vuole che il proprio stile di vita venga moralmente condannato o persino reso illegale.

Al contrario, ciascun partner in una coppia strettamente monogama vede come una potenziale minaccia l'utilizzo della droga. Cosa più importante, i fautori della monogamia vogliono vietare l'uso della droga a tutte le altre persone, per ridurre al minimo le minacce esterne alla stabilità della propria coppia.

 

Secondo il professor Kurzban, co-autore dell'articolo, si tratta solo della punta di un iceberg. “Ci aspettiamo che la relazione tra strategia sessuale e orientamento morale si presenti anche in molte altre aree, come ad esempio l'atteggiamento nei confronti della prostituzione, dell'educazione sessuale e dell'aborto.” Rimane ancora da dimostrare sperimentalmente se sia nato prima l'uovo o la gallina, cioè lo studio non pemette di stabilire se sia la strategia riproduttiva a determinare le scelte morali o viceversa.

Vale la pena di osservare una curiosa eccezione tutta italiana allo studio dei ricercatori di Philadelphia. Si tratta di alcuni senatori dell'Udc, grandi sostenitori della famiglia cristiana e della tolleranza zero contro ogni droga, ma colti spesso col naso imbiancato nei festini privati dove una prostituta sola non è mai abbastanza. Evidentemente costoro hanno paura che la propria promiscuità sia inversamente proporzionale a quella del resto della popolazione italiana.

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