Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 24598 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.
Mostra: tutti i tipi | articoli | esperienze | siti segnalati | immagini | videoOrdina per: data | punteggio

L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina

Overdose. Villa Maraini: oltre 2000 vite salvate

 Le Nazioni Unite confermano e diffondono il nostro modo di operare nelle overdosi. Cosi' un comunicato di Villa Maraini, che prosegue: Con il ritorno dell’eroina in italia, di cui sono state già commentate le prime avvisaglie, villa maraini intende allertare l’opinione pubblica sulle modalità da adottare per prevenire le morti per overdose in cui la nostra esperienza è stata la prima al mondo ad ipotizzare e ad utilizzare il naloxone, farmaco antagonista specifico, da parte di personale non sanitario appositamente istruito. 
Fin dal 1980 nell’ambito del gruppo di esperti della croce rossa internazionale sulla droga presieduto da massimo barra, fondatore di villa maraini, era stato suggerito di inserire le fiale di naloxone nella borsa di primo soccorso dei volontari. 
Nel nostro paese molti si opposero ritenendo l’uso del naloxone un atto riservato ai medici, ma villa maraini autorizzò i propri operatori di strada, in maggioranza ex tossicomani, ad utilizzarlo per prevenire morti non altrimenti evitabili. 
Solo ora la problematica è giunta all’attenzione della comunità scientifica internazionale tanto che l’oms ha recentemente prodotto linee guida di intervento che confermano le intuizioni di villa maraini e la strategia è stata confermata lo scorso mese a vienna in un seminario ad hoc organizzato da unodc, l’agenzia specializzata delle nazioni unite per la droga. 
Per intervenire sull’overdose il pronto soccorso dell’ospedale non basta per-ché il paziente può arrivarci già morto. 
È necessario essere presenti in strada o in casa dove e quando l’overdose avviene. 
Per questo ogni famiglia con un tossicomane dovrebbe tenere sempre a disposizione almeno 1 fiala di naloxone. 
“dal 1992 al 31 dicembre 2013 - sottolinea massimo barra - villa maraini ha effettuato 2.139 interventi per overdose salvando da morte certa altrettante vi-te: il maggior numero al mondo di overdosi fauste riportate e registrate in ambito non sanitario. A queste cifre vanno aggiunti i molti casi in cui a salvare i tossicomani sono stati parenti o amici a cui abbiamo consegnato fiale del farmaco. 
Naturalmente questi successi che hanno contribuito ad affermare nel mondo villa maraini sono avvenuti nel disinteresse delle autorità, tanto che il comune di roma ha completamente azzerato per il 2014 il capitolo di spesa relativo alla lotta alla droga e l’ultimo stipendio degli operatori fa riferimento al mese di novembre 2013”. 

Sulle piazze torna l’eroina, ma ora la droga è un antidolorifico

CesDop - Il ritorno dell'eroina, mutante, economica, flessibile. Un fenomeno molto particolare che negli Stati Uniti e in Canada è ormai consolidato da tempo, sta cominciando ad affacciarsi anche in Italia e riguarda l'uso dell'eroina, degli oppiacei e dei farmaci antidolorifici come droghe. "Guai a gridare all'emergenza o seminare il panico - ammonisce il professor Riccardo Gatti, direttore del dipartimento dipendenze dell'Asl di Milano, uno dei massimi esperti di droghe e affini - ma attenzione perché tutto ciò che nasce dall'altra parte dell’oceano, prima o poi arriva da noi". E prima che in ogni altro posto proprio a Milano e in Lombardia che dispongono di risorse economiche sconosciute in altre regioni. Vittime illustri, come appunto l'attore Philip Seymour, e con lui Layne Staley, John Belushi o River Phonix o Michael Jackson, sono morte per un miscuglio di eroina e farmaci. Nel caso di Seymour di un oppiaceo farmaceutico, il Fentanyl. "Tutto il Nord America - continua Gatti - oggi cerca di porre rimedio ad un'epidemia di abuso di oppiacei (come l'eroina) nati come farmaci per la terapia del dolore. E da soli stanno provocando più morti di eroina e cocaina messe insieme". Noi non siamo all'emergenza, ma i numeri dell'osservatorio milanese, non sono tranquillizzanti. Quasi il due per cento degli intervistati che hanno accettato di rispondere alle domande degli esperti dell'Asl milanese ha ammesso di avere consumato un antidolorifico oppiaceo senza prescrizione medica o più a lungo di quanto non imponesse la ricetta. Cioè a dire senza alcuna terapia medica. Ricette fasulle, farmacisti compiacenti, farmaci rubati, mercato parallelo. Il due per cento tradotto in numeri significa quasi 12 mila persone. Nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni la percentuale arriva al 3. "La nostra popolazione appare disponibile a queste nuovi abitudini - aggiunge il professore - e sarebbe meglio prevenire ed essere preparati a quello che potrebbe accadere fra breve piuttosto che affrontare la questione quando diventa la solita emergenza...". In pratica accade questo: viene immessa sul mercato eroina a basso costo, i farmaci utilizzati nella terapia del dolore, a base di oppio e morfina invece costano tanto e non sono facilmente reperibili. Quindi il consumatore ripiega sull'eroina oppure usa quei farmaci come se fossero droghe, non per alleviare il dolore, ma per cercare alterazioni momentanee. I primi segnali si avvertono anche a Milano. E riguardano anche l'abuso e l'uso improprio per esempio degli psicofarmaci, e degli antidolorifici come certificato dall'indagine dell'Asl (alcaloidi naturali, morfina e oppio incremento del 24 per cento in un anno). I soggetti con problemi di droga di tipo oppiaceo rimangono stabilmente in numero prevalente a Milano e dintorni (secondo posto fra gli utenti dell'Asl). E prima di loro ci sono solo le vittime della cocaina.

Allarme droga, l'1% degli studenti già schiavo di quelle pesanti

Il dato emerge da uno studio del Cnr che ha coinvolto 45 mila giovani delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta la Penisola. In 75 mila consumano cannabis tutti i giorni

ROMA - L'1% degli studenti italiani è schiavo delle droghe pesanti, come l'eroina e la cocaina. E' quanto emerge dallo studio Espad-Italia (European school survey on alcohol and other drugs), realizzato dal Reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc -Cnr). 

Secondo i risultati della ricerca, anticipata dall'agenzia Adnkronos, sono circa 36.000 gli studenti italiani che hanno provato eroina e/o altri oppiacei almeno una volta nella vita (l'1,5%) e di poco inferiore è il numero di chi l'ha utilizzata nell'ultimo anno (28.000): cioè l'1,2% degli studenti. Di questi, poco meno di 16.000, quasi l'1%, l'hanno consumata per 10 o più volte nell'ultimo mese. Diventandone, praticamente, schiavi.

Dall'indagine - che ha coinvolto 45 mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola - emerge chiaramente anche l'aumento del consumo frequente di cocaina (da 0,6% del 2011 a 0,8% dell'ultimo anno). Nel dettaglio, sono circa 65.000 i ragazzi che hanno assunto cocaina almeno una volta nell'ultimo anno (il 2,8%) e 18.500 (cioè lo 0,8% degli studenti italiani) quelli che ne ha fatto un uso intensivo, per 10 o più volte nell'ultimo mese.

Inquietante ance il dato sulla cannabis. Un vizio quotidiano, conclude lo studio, per circa 75 mila studenti italiani: nel 2013 quelli che hanno utilizzato hashish o marijuana almeno una volta sono stati 580.000 e circa 75.000 quelli che l'hanno consumata quasi quotidianamente. Un significativo balzo in avanti, se si considera che nel 2012 - su 2,5 milioni di studenti - erano circa 500 mila i ragazzi delle scuole medie superiori che (almeno una volta) avevano fatto uso di cannabis.

"Il consumo di cannabis tra i giovani - spiega la responsabile della ricerca, Sabrina Molinaro dell'Ifc-Cnr - riprende a crescere. Questa tendenza - aggiunge - si conferma anche nei primi risultati preliminari del nostro studio Ipsad sulla popolazione generale (15-74 anni) che rileva un leggero incremento della prevalenza di consumatori occasionali (una o più volte l'anno) di cannabis a fronte di un sensibile aumento dei consumatori frequenti (20 o più volte al mese)".

Lo studio scompone anche i dati a livello regionale. La fotografia che ne è esce è ancora più nitida: in raffronto con l'anno precedente, si evidenzia infatti come siano gli studenti del Centro, della Campania, del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia ad aver incrementato maggiormente i consumi. Anche se l'incremento dei consumi riguarda soprattutto i maschi, si registra un aumento anche tra le ragazze: in Campania (dal 13,6% del 2012 al 17% del 2013); in Abruzzo (dal 17% al 21%) e soprattutto in Piemonte (dal 17% al 22%).

www.repubblica.it/salute/prevenzione/2014/03/17/news/giovani_consumo_droga-81195268/

ITALIA - Morti per overdose eroina. Piu' che raddoppiati in due anni a Bologna


Notiziario Aduc - Sono più che raddoppiati in due anni i decessi per overdose di stupefacenti in provincia di Bologna: sono statistiche dell'Osservatorio epidemiologico per le dipendenze patologiche dell'Ausl di Bologna. Le morti nel 2013 infatti sono state 19, mentre erano state 16 nel 2012 e otto nel 2011. E' cresciuto, in maniera inferiore, anche il numero degli accessi ai pronto soccorso per overdose da sostanze illegali: 82 nel 2011, 111 nel 2012, 113 nel 2013. "Purtroppo lo sapevamo, l'eroina bianca è un flagello e i dati statistici forse non tengono conto di tutti gli interventi salvavita praticati, spesso in extremis e su strada, da un personale sanitario attento e generoso", ha commentato il procuratore aggiunto Valter Giovannini, coordinatore del gruppo di Pm che si occupa di criminalità comune. "La 'bianca' - ha detto, interpellato sul tema - è ricercata anche da persone che vengono appositamente a Bologna per acquistarla. Più di quello che forze dell'ordine e Procura stanno facendo non è possibile pretendere, basti pensare che negli ultimi mesi solo la compagnia carabinieri Bologna Centro, per l'eroina bianca, ha arrestato oltre 40 spacciatori, contestando, e non è facile, a diversi di loro direttamente la cessione della dose mortale. Questo il nostro impegno quotidiano, per il resto ognuno è arbitro della propria esistenza".

Sulle piazze torna l’eroina, ma ora la droga è un antidolorifico

 un uso improprio di psicofarmaci e antidolorifici. È una nuova abitudine che si sta diffondendo". Costa meno della coca: il consumo è in aumento
di Tino Fiammetta www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2014/02/27/1031734-Eroina.shtml

Milano - Il ritorno dell’eroina, mutante, economica, flessibile. Un fenomeno molto particolare che negli Stati Uniti e in Canada è ormai consolidato da tempo, sta cominciando ad affacciarsi anche in Italia e riguarda l’uso dell’eroina, degli oppiacei e dei farmaci antidolorifici come droghe. «Guai a gridare all’emergenza o seminare il panico - ammonisce il professor Riccardo Gatti, direttore del dipartimento dipendenze dell’Asl di Milano, uno dei massimi esperti di droghe e affini - ma attenzione perché tutto ciò che nasce dall’altra parte dell’oceano, prima o poi arriva da noi».

E prima che in ogni altro posto proprio a Milano e in Lombardia che dispongono di risorse economiche sconosciute in altre regioni. Vittime illustri, come appunto l’attore Philip Seymour, e con lui Layne Staley, John Belushi o River Phonix o Michael Jackson, sono morte per un miscuglio di eroina e farmaci. Nel caso di Seymour di un oppiaceo farmaceutico, il Fentanyl.

«Tutto il Nord America - continua Gatti - oggi cerca di porre rimedio ad un’epidemia di abuso di oppiacei (come l’eroina) nati come farmaci per la terapia del dolore. E da soli stanno provocando più morti di eroina e cocaina messe insieme».

Noi non siamo all’emergenza, ma i numeri dell’osservatorio milanese, non sono tranquillizzanti. Quasi il due per cento degli intervistati che hanno accettato di rispondere alle domande degli esperti dell’Asl milanese ha ammesso di avere consumato un antidolorifico oppiaceo senza prescrizione medica o più a lungo di quanto non imponesse la ricetta. Cioè a dire senza alcuna terapia medica. Ricette fasulle, farmacisti compiacenti, farmaci rubati, mercato parallelo.

Il due per cento tradotto in numeri significa quasi 12 mila persone. Nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni la percentale arriva al 3. «La nostra popolazione appare disponibile a queste nuovi abitudini - aggiunge il professore - e sarebbe meglio prevenire ed essere preparati a quello che potrebbe accadere fra breve piuttosto che affrontare la questione quando diventa la solita emergenza...».

In pratica accade questo: viene immessa sul mercato eroina a basso costo, i farmaci utilizzati nella terapia del dolore, a base di oppio e morfina invece costano tanto e non sono facilmente reperibili. Quindi il consumatore ripiega sull’eroina oppure usa quei farmaci come se fossero droghe, non per alleviare il dolore, ma per cercare alterazioni momentanee.

I primi segnali si avvertono anche a Milano. E riguardano anche l’abuso e l’uso improprio per esempio degli psicofarmaci, e degli antidolorifici come certificato dall’indagine dell’Asl (alcaloidi naturali, morfina e oppio incremento del 24 per cento in un anno). I soggetti con problemi di droga di tipo oppiaceo rimangono stabilmente in numero prevalente a Milano e dintorni (secondo posto fra gli utenti dell’Asl). E prima di loro ci sono solo le vittime della cocaina.
tino.fiammetta@ilgiorno.net

 

Usa: Boom eroina

Usa: boom eroina, oltre 50% in 10 anni
L'80% dei consumatori ha cominciato con antidolorifici
22 febbraio, 15:02

(ANSA) - NEW YORK, 22 FEB - Boom del consumo di eroina negli Stati Uniti. Il numero di americani che usa la droga e' aumentato del 50% negli ultimi 10 anni, e l'80%di chi la usa ha iniziato con medicinali antidolorifici prescritti dai medici. E' quanto rileva la Substance Abuse and Mental Health Services Administration. L'eroina, per chi ha iniziato con medicinali anti dolorifici, rappresenta l'opzione piu' economica e piu' facile da trovare e, oltre a togliere il dolore, provoca una sensazione di euforia.

Seymour Hoffman non è il solo, negli Usa è boom dell'eroina

Valentina Pasquali, Pagina 99
La morte per overdose dell'attore Philip Seymour Hoffman ha riportato all'attenzione la piaga degli oppiacei. Tra il ’96 e il 2010 negli Usa il numero di ricette per questo genere di farmaci è passato da 91 milioni a 210 milioni.

Washington - La morte per overdose dell’attore Philip Seymour Hoffman ha portato all’attenzione del pubblico americano una piaga, quella degli oppiacei, che è stata per molto tempo ignorata ma che sta ora abbattendosi sugli Stati Uniti con una forza inaudita. Si tratta di una storia lunga e complessa, che comincia negli anni novanta nei corridoi delle grandi case farmaceutiche e finisce oggi, spesso drammaticamente, nelle strade delle più grosse città del Paese. Una storia di cui l’eroina è il punto d’arrivo e le cui origini vanno ricercate invece nell’enorme diffusione di antidolorifici prescritti dai medici americani.

«La ragione per cui osserviamo un aumento dell’uso di eroina negli Stati Uniti è che è in corso un’epidemia di dipendenza da oppioidi, quei farmaci derivati dai papaveri da oppio», dice Andrew Kolodny, responsabile medico per Phoenix House, centro di riabilitazione di New York, e presidente dell’organizzazione Physicians for Responsbile Opioid Prescribing. Questi medicinali comprendono la morfina, ma anche l’ossicodone e l’idrocodone e sono sostanzialmente identici all’eroina. «Una quindicina d’anni fa circa, le aziende che producevano questi analgesici, in particolare Purdue Pharma, lanciarono un’enorme campagna educativa e promozionale, spendendo milioni di dollari per convincere i dottori a prescriverli più aggressivamente perché il pericolo della dipendenza era minimo», continua Kolodny. Purdue Pharma è la creatrice di OxyContin, medicinale diventato popolare negli Stati Uniti grazie anche a una strategia di marketing molto costosa. Se l’azienda vi aveva investito 48 milioni di dollari nel 1996, nel 2000 questa cifra era salita a 1,1 miliardi di dollari (nel 2007, le dirigenze aziendali sono state multate per oltre 600 milioni di dollari per pubblicità ingannevole).

Guarda caso, dal 1996 in poi i medici americani hanno distribuito tra i propri pazienti grandi quantità di oppioidi, il cui consumo è andato alle stelle. Dati del National Institute On Drug Abuse mostrano che, tra il ’96 e il 2010, il numero di ricette per questo genere di farmaci è passato da 91 milioni a 210 milioni. E nonostante le rassicurazioni dell’industria farmaceutica, sono aumentate anche le persone da essi dipendenti, 2,3 milioni nel 2009. Secondo Kolodny, costoro si dividono in due gruppi principali: gli adulti di mezz’età che hanno iniziato a assumere questo genere di analgesici per un semplice mal di schiena e si sono ritrovati poi a non poterne più fare a meno; e i loro figli adolescenti, curiosi di sperimentare con le droghe e convinti che queste pillole, che apparivano sempre più frequentemente negli armadietti dei medicinali dei genitori, fossero generalmente sicure perché prescritte da un dottore.

Invece gli oppioidi sono pericolosissimi. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, che oggi considera quella degli antidolorifici la peggiore epidemia di droga nella storia degli Stati Uniti, dal 2002 al 2013 le overdose da oppioidi hanno ucciso di più che l’eroina e la cocaina messe assieme. E la loro frequenza sta crescendo a un ritmo furioso. Tra il 1999 e il 2010, il numero di overdose mortali è salito del 265% tra gli uomini e del 400% tra le donne. «I media prestano molta attenzione all’eroina, ma le pillole stanno uccidendo molta più gente», dice Kolodny. Tra l’altro, gli analgesici rappresentano sempre più una rampa di lancio verso il consumo di eroina (come nel caso di Hoffman, che dopo vent’anni di sobrietà ha confessato nel 2013 di aver ripreso a drogarsi con le pillole). Questo è vero in particolare da quando il governo federale e quelli statali si sono accorti della loro pericolosità e hanno deciso di dare un giro di vite. «Un paio di anni fa le autorità hanno cominciato a irrigidire i controlli, riducendo le quantità di pillole disponibili sul mercato illegale», dice Meghan Ralston, una coordinatrice della Drug Policy Alliance. «Per chi ne era dipendente, il passo successivo è stato di cercare il sostituto migliore, l’eroina». Altri due fattori hanno contribuito a questa transizione. Quando si è capito, sempre nel corso degli ultimi anni, che OxyContin dava molta più dipendenza di quanto si pensasse in precedenza, Purdue Pharma ne ha sviluppato una versione anti-abuso, più difficile da ridurre in polvere per quegli utilizzatori che preferivano sniffare il farmaco o iniettarselo in vena. Altra ragione che ha spinto molti nelle braccia dell’eroina. Infine, sul mercato nero una busta di eroina, che viaggia tra i 6 e i 10 dollari, è molto meno costosa di una pillola di OxyContin, il cui prezzo varia dai 60 ai 100 dollari. Con il risultato che, al 2011, 4,2 milioni di americani sopra gli undici anni di età hanno provato l’eroina almeno una volta.

Il fenomeno della dipendenza da oppiacei è quindi più complesso e diffuso di quanto si pensi solitamente e la classe media non ne è certo esclusa. «Gli utilizzatori di eroina non corrispondono allo stereotipo creato dai media del tossico senza casa che vive sotto i ponti», dice Ralston. «Esistono anche quelli naturalmente, si tratta della fase caotica della tossicodipendenza, ma sono una minoranza. In gran parte chi fa uso di droghe è uguale a noi, ai nostri vicini di casa, alla babysitter che ci cura i bambini o al nostro meccanico di fiducia».

Questo tema è tornato prepotente alla ribalta non solo in seguito alla morte di Hoffman, ma anche a causa di un’impennata nel numero di overdose fatali che ha colpito gli Stati Uniti nord orientali nell’ultimo anno. In Vermont, ad esempio, questi decessi sono raddoppiati tra il 2012 e il 2013, tanto da convincere il governatore Peter Shumlin a dedicare tutto il proprio discorso sullo stato dello Stato di quest’anno, l’equivalente locale dello stato dell’Unione, a questa piaga. A complicare ulteriormente la situazione è arrivata poi più di recente una grossa partita di eroina tagliata con fentanyl, un analgesico fino a 100 volte più potente della morfina. Negli ultimi mesi, decine di persone sono morte in Maryland, Pennsylvania e Rhode Island. «Il problema in questo caso è che i tossicodipendenti non sanno con che genere di eroina hanno a che fare – spiega Ralston – e finiscono per assumere una dose che gli sembra normale, ma in realtà è molto più forte».

Come muoversi, dunque, per far fronte a questa epidemia sempre più fuori controllo? «Dobbiamo smettere di mandare in galera quelli che sono già dipendenti da oppiacei – dice Ralston – Piuttosto dobbiamo sforzarci di capire le loro esigenze, se hanno bisogno di formazione professionale, di studiare, di un posto di lavoro, e aiutarli a gestire la propria condizione in maniera che non imponga loro di smettere completamente». Attraverso l’uso di farmaci sostituivi, come il metadone, o l’implementazione di programmi che già esistono in altri paesi e che prevedono l’uso controllato di quantità limitate di eroina. Secondo Ralston lo stesso approccio razionale e non punitivo dovrebbe valere anche per quelle persone che fanno uso di questo genere di droghe ma non ne sono dipendenti, non commettono crimini, conducono le loro vite in maniera generalmente normale e non sono destinati a morire di overdose. «Sarebbe il caso che li lasciassimo in pace», conclude Ralston.

 

 

Muore di overdose Philip Seymour Hoffman

Il premio Oscar è stato trovato nel bagno del suo appartamento nel West Village con l'ago nel braccio. Aveva avuto una ricaduta con l'eroina dopo 23 anni. Lascia la compagna Mimi O'Donnell e tre figli, Alexander, nato nel 2003, Tallulah, una bimba di otto anni, e Willa, di sei

New York - Il corpo senza vita è stato trovato nel suo appartamento di Manhattan, al numero 35 di Bethune Street, con l'ago nel braccio, riverso nel bagno, Il premio Oscar Philip Seymour Hoffman, 46 anni, è morto per overdose. La telefonata che ha avvisato gli agenti è arrivata alle 11.15 di mattina, a chiamare il 911 è stato lo sceneggiatore David Katz col quale Hoffman stava collaborando. Era preoccupato che l'attore non rispondesse alle chiamate ed era andato a casa sua. Un edificio di mattoni nel West Village.

Hoffman aveva ammesso di avere avuto problemi di droga e l'anno scorso si era fatto ricoverare in riabilitazione per abuso di eroina. A maggio aveva passato dieci giorni in una clinica, poi aveva ringraziato pubblicamente la famiglia e gli amici che l'avevano supportato. Era stato senza toccare nulla per 23 anni prima di avere una ricaduta nel 2012.

Secondo il New York Post, è stato trovato con la siringa ancora conficcata nel braccio, chiusa dal laccio emostatico. La polizia ha anche trovato una bustina con l'eroina. La famiglia ha poi rilasciato una breve dichiarazione: "Siamo devastati dalla scomparsa del nostro amato Phil... E' una perdita tragica, inaspettata". Lascia la compagna Mimi O'Donnell e i loro tre figli, Alexander, nato a marzo 2003, Tallulah, una bimba di otto anni, e Willa, di sei.
Fuori l'appartamento, per strada, in poche ore si è formata una folla silenziosa. Centinaia di persone in attesa di un segno. Qualcuno ha appoggiato fiori sul portone. "Era uno del quartiere", racconta un vicino, Christian McCulloch, 39 anni. "La mattina si incontrava coi bambini mentre andava a prendere il caffè qui sotto. E' una notizia disperatamente triste".
Hoffman era tra i più grandi. La statuetta l'aveva vinta per la sua interpretazione in 'Capote', migliore attore nel 2005, ma di nomination nel aveva avute tre come miglior attore non protagonista. Era la spalla perfetta. Oltre che un grande attore di teatro, con tre candidature ai Tony Awards.

Su Twitter i saluti sono centinaia. da John Hurt, con lui in 'Owning Mahowny' (2003), all'attore di 'Frozen', Josh Gad: "Ho il cuore spezzato, e la mente. Il mio idolo è scomparso e sono così confuso e triste RIP". "Abbiamo perso uno dei più grandi oggi", scrive Aaron Paul, (Jesse di 'Breaking Bad'). "Philip Seymour Hoffman RIP amico mio. Ci mancherai sempre e per sempre". Steve Martin si dice "shocked", così come Whoopi Goldberg, mentre Ricky Gervais dice: "RIP Philip Seymour Hoffman. Uno dei più grandi attore di questa generazione e un uomo dolce, buffo, e modesto". Zach Braff lo definisce "uno dei più grandi attori dei nostri tempi", mentre Rose McGowan lo descrive come "un talento gigante toccato dal fuoco sacro", Elijah Wood aggiunge "riposa in pace, Philip Seymour Hoffman". I commenti aumentano ogni minuto. Mia Farrow, Albert Brooks, Andie MacDowell, Ellen DeGeneres, ma non solo attori, dopo Bill De Blasio anche Chelsea Clinton ha lasciato un saluto commosso.
www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2014/02/02/news/morto_philip-seymour-hoffman-77545376/

Il traffico di droga delle forze armate USA

lle tracce della droga dei «pacificatori»
 
Per il terzo anno consecutivo, l’Afghanistan occupato dalla NATO ha coltivato un numero record di papaveri da oppio. Secondo un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), la coltivazioni di oppio in Afghanistan è aumentato a tal punto nel 2013, che persino in zone mai utilizzate in precedenza si è iniziato a coltivare il papavero, superando tutti i record precedenti. Nonostante le sfavorevoli condizioni climatiche, in particolare nelle parti occidentali e meridionali del paese, le piantagioni di oppio hanno occupato un totale di oltre 209.000 ettari, superiore a quello dell’anno precedente addirittura del 36 per cento.
 
Ufficialmente, la coltivazione del papavero da oppio – la componente principale per la produzione di eroina – è vietato dalla legge in Afghanistan, sebbene il numero di province in cui essa viene coltivata è in costante aumento. La produzione di oppio ha raggiunto il  le 5.500 tonnellate, con un incremento del 49 per cento rispetto al 2012. La propaganda occidentale incolpa la produzione di oppio ai talebani, o rappresentanti del regime che sono immersi nel traffico di droga, ma queste accuse non coincidono con ciò che sta realmente accadendo.
 
Il comando della NATO dice che i talebani «si opposero alla droga inizialmente, ma ora la crescono loro stessi o impongono una tassa sui prodotti raccolti dai contadini». I leader dei talebani, però, hanno dichiarato ripetutamente che i mujaheddin afgani stanno conducendo una jihad contro gli occupanti, e chel’Islam proibisce severamente i farmaci e l’alcol. E va detto che gli islamisti fanatici seguono questa regola alla lettera.
 
Per quanto riguarda i burattini occidentali come Karzai e quelli intorno a lui, sembrerebbe che ci siano valide motivazioni per tali accuse. Nel mese di ottobre 2013, uno scandalo scoppiò a Kabul, quando, nel corso di alcune ispezioni in Afghanistan, 65 ufficiali di alto rango dei servizi segreti si sono rivelati essere degli… eroinomani! Pochi anni prima di questo, è emerso che la CIA finanziava Ahmed Wali Karzai, il fratello minore di Hamid Karzai, che da più di otto anni è un commerciante di oppio leader nella regione.
 
I ricercatori statunitensi sostengono che il commercio dell’oppio in America è controllato da reti e cartelli che sono stati esposti durante l’affare Iran-Contra e che non hanno smesso la loro attività dal 1980: «I pilastri del regime Karzai si affidano al sostegno che proviene dal commercio della droga e per noi sono intoccabili. Abbiamo trasformato l’Afghanistan nel più grande fornitore di eroina, e questo è accaduto sotto il controllo della CIA », osservano i ricercatori.
 
Secondo le informazioni fornite dai principali media ( il Daily Mail, The New York Times, Pakistan giornaliero ecc), i maggiori fornitori di eroina sul mercato globale sono: Izzatullah Wasifi, governatore della provincia di Farah, capo dell’Amministrazione Indipendente generale anti-corruzione dell’Afghanistan i cui compiti comprendono la prevenzione alla coltivazione dell’oppio. 
 

L'amore e le droghe non saranno mai amici

Lo conobbi durante un viaggio: lui era l'autista e io una ragazzina che si era concessa il piacere di un viaggio. Forse cercavo me stessa, o forse, fuggivo dalla mia vita. Non importa. Quattordici anni di differenza tra me e lui. Inizialmente io vedevo solo un ragazzo attraente e interessante, nulla di più, anche se con il senno di poi, ho potuto constatare che non si trattava di un semplice ragazzo. Con il tempo, abbiamo continuato a sentirci, ci siamo visti e siamo caduti fisicamente in tentazione. Lui, dopo anni passati a fuggire era riuscito a parlare al mio cuore..ma purtroppo a distanza di tempo inizio ad avere paura. Paura per quello che, inconsciamente ho sperato e creduto fosse tale, ma che in realtà non passerà mai. Lui era "uscito" da 10 anni di eroina..ma sentivo che qualcosa non andava. La battaglia che pensavo avesse vinto mi sembrava ancora troppo reale e presente e mi spaventava. Tutt'ora mi terrorizza..nonostante abbia smesso con le droghe..ha iniziato con l'alcol. Non so se sono in grado di sopportare l'incoerenza che lo caratterizza quotidianamente, l'ipocrisia, le bugie, le promesse infrante..e la consapevolezza che io non sarò mai l'unica scelta ma solo un ripiego ai suoi capricci di tossico e/o alcolizzato. Lo amo tanto, e non posso a fare altro che assistere alla sua disfatta perché non ho idea di come aiutarlo. Ieri notte, mi sono svegliata di colpo e ho guardato il telefono: avevo 3 suoi messaggi in cui mi comunicava che era sbronzo e che stava male..e quindi, mi son trovata virtualmente, per tutta la notte, a fare la parte della ragazza che tiene la testa del suo uomo mentre vomita l'anima e getta al vento madonne. Il bello? È che io ho lo stesso valore nella sua vita di un soprammobile è che nonostante tutto, passo ogni santo giorno a ricordargli quanto vale e quanto lui sia straordinario..sperando di riuscire a parlare al suo cuore come lui ha fatto con il mio. L'amore e le droghe..non saranno mai amici.

Pakistan. La devastazione dell'eroina sulla rotta dei trafficanti. E la cocaina...

 

 Tra due camion su una vecchia ferrovia abbandonata di Karachi, costellata di rifiuti incandescenti, alcuni adolescenti “si fanno” sotto gli occhi stanchi di bambini che stanno andando a scuola. Punto di smistamento dell'eroina afghana, il Pakistan e' diventato dipendente a questo oppiaceo nel bel mezzo di una epidemia di Aids. E la situazione non fa che aggravarsi con la produzione record di oppio di quest'anno (5.500 tonnellate), ingrediente base dell'eroina, nei campi afghani proprio prima del ritiro delle forze Onu previsto per il 2014. L'Afghanistan produce il 90% dell'oppio mondiale. E circa la meta' della produzione transita attraverso il Pakistan prima di essere esportata clandestinamente in Europa o Asia, nascosta essenzialmente in grandi container che partono da Karachi, porto tentacolare di 20 milioni di abitanti sul mar d'Arabia.
Ma la droga non solo passa attraverso il Pakistan: una parte ci resta e aggrava le ferite già aperte della miseria. Il Paese, 180 milioni di anime, conta ormai piu' di un milione di consumatori di eroina, la meta' dei quali la assume per via endovenosa. “A Karachi trovate tutta la droga che volete”, dice Shahzad Ali, con lo sguardo da folle e la mano sinistra gonfia per le continue iniezioni. Come altri, cammina barcollante sulla vecchia ferrovia del quartiere Musa Colony dove dei giovani abitualmente “si fanno” vicino a monticelli di immondizia ancora fumante che altri disgraziati selezionano in cerca di tutto cio' che potrebbe essere consumato o rivenduto. Seduto dietro la finestra della sua clinica mobile, Mohammad Imran distribuisce, per conto dell'ONG Pakistan Society, delle siringhe nuove ai drogati. Ex-ricercatore tra i rifiuti e rivenditore, ha fatto anche lui il medesimo percorso durante gli ultimi anni, travestito da donna, prima di smettere. “Io sento cio' che loro sentono, io comprendo i loro problemi”, dice con un soffio di voce questo cinquantenne testimone della crescita dell'eroina nei quartier sfavoriti dove una dose costa oggi solo 50/100 rupie (35/50 centesimi di euro), una piccolissima parte di quanto costa in Occidente. “Il Pakistan, Paese di transito, e' diventato nel corso del tempo un consumatore”, conferma Cesar Guedes, capo dell'agenzia Onu di lotta contro la droga (Unodc) in Pakistan. “I trafficanti sono pagati in contanti e poco”, spiega. 
Scambi di siringhe e Aids, un cocktail tossico
Se Imran si e' bucato per venti anni, oltre a battere il marciapiede, non si e' mai contagiato con l'Aids, e per questo ringrazia il cielo. Il virus non ha fatto altrettanto con Tarek Abbas, eroinomane con le guance scavate, un respiro rauco come granulare, a guisa di voce. Diagnosticato come sieropositivo da due anni, oggi conduce la sua vita come un fardello tra le strade di Karachi. “La mia famiglia mi ha abbandonato, le persone non vogliono piu' sedersi con me... vorrei semplicemente suicidarmi, ma e' 'haram', un peccato per l'Islam”,  confida. Tarek non e' solo. Nel “Paese dei puri”, circa il 30% degli eroinomani per via endovenosa e' sieropositivo, una delle percentuali piu' alte al mondo, rispetto all'11% del 2005. Per tentare di far fronte alla crisi, alcune ONG distribuiscono siringhe nuove nei quartieri poveri di Karachi. “All'inizio le persone dicevano che promuovevamo la droga, ma poi hanno compreso che gli eroinomani trovano sempre un modo per avere la loro dose fissa”, spiega la dottoressa Maria Atif, piccola donna luminosa col viso circondato dal velo che lavora con la Pakistan Society. Alcuni eroinomani passano ogni giorno nei loro uffici per rifornirsi di siringhe e preservativi, lavarsi, bere del té e concedersi una pausa salutare prima di ributtarsi nei meandri di una citta' in preda a tutti i traffici che fanno guadagnare una sanguinante guerra di bande.
Eroina contro cocaina, il “new deal”
All'ombra di questa situazione di crisi, Karachi e' diventata, nel corso degli ultimi anni, il teatro di un nuovo crocevia tra l'eroina afghana destinata ad Europa ed Asia, e la cocaina importata dall'America del sud. Nel 2010, le autorita' pakistane hanno sequestrato per la prima volta della cocaina, ben 226 chili, che ha dato fiato alle voci di una collaborazione tra i cartelli latino-americani e i baroni pakistani della droga, come i talebani che si finanziano in parte con questo traffico. Eroina e cocaina arrivano in sacchi grossi e si incrociano nel porto di Karachi. “Si tratta di un baratto?”, si domanda Akbar Khan Hoti, capo dell'unita' antidroga del ministero dell'Interno. Nel primo porto del Pakistan, le dogane locali dispongono di un solo cane da sniffo per la droga, secondo quanto dicono alcune fonti interne, e mancano incredibilmente degli scanner giganti in grado di filtrare il contenuto dei 3.000 container che vi transitano quotidianamente.
Dall'inizio dell'anno, “piu' di una tonnellata di cocaina”, secondo Hoti, e' stata sequestrata nel porto di Karachi, indice di una crescente domanda per la polvere bianca nel “Paese dei puri”. Ed ogni fine settimana, tra i ricchi di Karachi, alcuni giovani pakistani fiutano delle linee di coca durante alcune feste d'élite o degli incontri in piccoli gruppi. “La cocaina e' definitivamente di moda, soprattutto presso i giovani di 25/35 anni, che cercano evasione. Non hanno altro da fare”, assicura Hussain (nome di fantasia, ndr), un giovane quadro tornato da qualche anno in Pakistan dopo aver studiato all'estero. “Da qualche anno, il consumo di cocaina e di anfetamine ha il vento in poppa presso i ricchi”, conferma un alto responsabile pakistano della lotta antidroga. A piu' di 10.000 rupie al grammo (70 euro), l'equivalente di un mese di salario minimo, i miraggi della cocaina restano inaccessibili a chi cammina a piedi nudi, dimostrazione della netta separazione tra classi sociali in un Paese a livelli feudali dove ognuno scappa dalle proprie opposte realta', che si incrociano senza mai toccarsi.

(articolo di Guillaume Lavallée del 15/12/2013, per l'agenzia France Press - Afp)

Uscire dalla droga con il metodo Perry

 

L'attore di "Friends" in cattedra a Roma sulla disintossicazione.

Oltre 2 milioni e 300 mila persone tra i 15 e i 64 anni in Italia fanno uso (abituale o occasionale) di droga, tra queste 520 mila hanno bisogno di disintossicarsi. Uno che ce l’ha fatta è l’attore Matthew Perry, il  Chandler Bing della celebre sit-com “Friends”, che oggi sale in cattedra a Roma. Nella sede della Scuola Nazionale dell’Amministrazione parlerà ai funzionari dei governi di 14 Paesi dell’area mediterranea (dal Marocco all’Ungheria passando per Malta) nell’ambito del corso internazionale sulle strategie efficaci contro la droga.

"Felice di fare qualcosa per gli altri"

L’attore 44enne ha raccontato più volte ai media americani il suo calvario nel mondo delle tossicodipendenze. «Senza droga non mi alzavo dal letto. Ero così dipendente dagli oppiacei che non riuscivo ad abbandonare la mia stanza... Poi ho capito che sarei stato felice solo facendo qualcosa per gli altri», ha spiegato. Il primo ricovero nel 1997 a soli 28 anni in un momento d’oro della sua vita professionale, proprio quando “Friends” era all’apice del successo. Passato da un rehab all’altro, Perry ha lottato per anni contro la dipendenza da droga e alcol, iniziata assumendo antidolorifici a base di oppiacei dopo un incidente con la moto d’acqua.
Chiamato dal Dipartimento per le politiche antidroga (Dpa) della Presidenza del Consiglio dei ministri, oggi l’attore racconterà la sua esperienza come testimonial del sistema DrugCourt America, il tribunale statunitense che evita ai tossicodipendenti di scontare la pena in prigione dirottandoli alla cura in comunità.

Da villa a casa di recupero

Non solo testimonianze ma anche attività per debellare il problema.  Perry infatti, insieme Earl Hightower, medico specialista in dipendenze, ha fondato la Perry House, trasformando una sua proprietà di Malibu (California) in una casa per il recupero. Per questa iniziativa i due a maggio sono stati premiati alla Casa Bianca dal presidente Barack Obama. E L’Italia non è rimasta a guardare: «Oggi il nostro Paese - ha spiegato Giovanni Serpelloni, capo del Dpa - attraverso questo corso sta offrendo un modello di prevenzione che potrà essere adattato da tutti quei governi che ne faranno richiesta».

www.metronews.it/master.php


 
Condividi contenuti