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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina, Articolo

In comunità i detenuti tossicodipendenti, Toscana investe 670 mila euro


Redattore Sociale

- FIRENZE – 670mila euro in favore della aziende sanitarie toscane per la presa in carico dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti che possono usufruire delle misure alternative al carcere. E’ quanto ha stanziato la regione Toscana con l’intento di allentare il sovraffollamento in cui versano molti istituti penitenziari toscani.  


“Come ho avuto già modo di dire in altre occasioni – ha commentato l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia – il diritto alla salute non fa eccezioni: che si tratti di liberi cittadini o di persone costrette a limitazioni della libertà per reati commessi. Il problema della tossicodipendenza all’interno delle strutture detentive toscane riguarda circa un terzo della popolazione carceraria, quasi 1.500 persone complessivamente. Senza dimenticare che la situazione di sovraffollamento di varie realtà, costituisce uno degli ostacoli principali all’adozione di efficaci misure di prevenzione. Occorre individuare percorsi alternativi – ha concluso l’assessore – affinché venga garantita a queste persone la possibilità di avere il programma di riabilitazione più idoneo in base al tipo e alla gravità della dipendenza, alla fase della malattia, al grado di motivazione ad uscirne, alle aspettative e condizioni socio-relazionali”. 



Secondo Franco Corleone, garante dei detenuti del comune di Firenze, i detenuti che possono effettivamente usufruire della possibilità di trasferimento in comunità ammonterebbero a circa 500, che potrebbero uscire sin da ora. Non tutti i reclusi possono infatti sfruttare questa possibilità: ne sono esclusi quelli con una pena superiore ai tre anni e quelli recidivi.


Nell’ultima seduta dell’anno, la giunta regionale ha approvato una delibera che individua la procedura per l’accesso, da parte di detenuti alcol e tossico dipendenti, a percorsi terapeutico-riabilitativi alternativi al carcere. Gli obiettivi sono: garantire alle persone in situazione di bisogno diagnosi tempestive e corrette, cure e percorsi di reinserimento sociale e un miglioramento delle condizioni di vita specialmente quando, a causa dell’eccessivo affollamento delle strutture, questo non sia possibile.


Il funzionamento del sistema si poggia sul coinvolgimento di tutti gli operatori che a vario titolo hanno rapporti con i detenuti: dagli operatori sanitari (Sert) alla polizia penitenziaria, dal personale del tribunale di sorveglianza a quello Uepe (Ufficio Esecuzione Penale Esterna), per arrivare agli operatori di enti ausiliari, cooperative sociali, associazioni di volontariato, gruppi di mutuo auto aiuto.


I principi che caratterizzano il percorso sono il passaggio da un ‘sistema di attesa’ a uno ‘di iniziativa’ (incoraggiando i detenuti a presentare propri progetti), l’importanza della diagnosi, che deve essere accurata e tempestiva, l’individuazione del percorso riabilitativo da seguire, i programmi terapeutici da adottare e le strutture che devono attuarli.


Firenze 5 morti per overdose in sei mesi; sono necessarie risposte concrete!

E’ un dato preoccupante quello che come operatori dei servizi a bassa soglia della città di Firenze ci troviamo a registrare oggi dopo le ultime due morti per overdose avvenute pochi giorni fa.

Nella nostra città ci eravamo abituati negli ultimi anni ad una situazione che sembrava essere sufficientemente sotto controllo rispetto agli incidenti o ai casi di overdose infausta con numeri decisamente bassi.

Ora in sei mesi ci sono stati 5 casi di morte da overdose di eroina e questo ci porta necessariamente ad interrogarci sulla funzionalità del nostro sistema di prevenzione e di intervento. Sulla base del nostro osservatorio, operatori di strada e drop-in, vogliamo fare alcune considerazioni su quanto sta avvenendo cercando di rendere le nostre risposte - e quelle del sistema socio-sanitario - più adeguate alla situazione.

Non è l’allarmismo quello di cui abbiamo bisogno ma piuttosto una concreta considerazione di fatti e di tendenze che da più fronti osserviamo. Come afferma il Prof. Mari nella recente intervista a Repubblica probabilmente non ci sono i numeri nè le condizioni per affermare un trend di ritorno delle situazioni di abuso di eroina degli anni ’80 e l’ipotesi più credibile è che la crescita del consumo occasionale sia un fattore che può spiegare molto rispetto a questi incidenti.

Siamo d’accordo su questa lettura di sfondo, una lettura che combacia con le nostre ripetute segnalazioni che vedevano un ritorno dell’eroina all’interno di uno stile diffuso di policonsumo. Quindi una riduzione della specificità e anche delle esperienze che i consumatori di una volta potevano vantare nel bene e nel male.

In altre parole sia per quanto riguarda giovani consumatori (che utilizzano l’eroina a fianco di altre sostanze con tempi e modi diversi), sia per quanto riguarda vecchi consumatori (come nel caso di alcune delle recenti vittime), l’uso di eroina sta divenendo più occasionale. Ma nel senso che si inserisce in standard di consumo in cui alcool e/o farmaci hanno un forte valore.

Altra considerazione.

Si sono ridotte le misure di sicurezza, le conoscenze degli effetti e le esperienze a riguardo.

Quanto è diffusa oggi tra i consumatori e i tossicodipendenti la corretta modalità di utilizzo di una sostanza che non conoscono, per controllarne gli effetti e per fermarsi se si sente che è di qualità superiore alle attese?

Quanto è diffusa la pratica di non isolarsi e di non farsi da soli possibilmente?

Quanto è diffusa la pratica di tenere del narcan con se e di condividere questa abitudine con gli altri?

Queste pratiche sono meno diffuse di prima nonostante che, per quanto ci riguarda, gli sforzi di informazione mirata e la fornitura di strumenti di riduzione del danno siano sempre stati attivi. Quello che notiamo è che ad un indebolimento delle culture di safeness nei contesti di consumatori di strada, corrisponde un indebolimento del sistema socio sanitario, cui manca una relazione efficace con il lavoro su strada e le pratiche di riduzione del danno oggi di nuovo opportune.

Come afferma indirettamente il comunicato sull’allerta elevata dal Dipartimento Politiche Antidroga .

Pensiamo sia necessario rinforzare alcune misure che riguardano il livello di consapevolezza dei consumatori, più informazioni sulle condizioni di sicurezza da tenere - “mai soli e isolati a farsi”. Ma devono anche crescere l’opportunità di ricevere gratuitamente farmaci salva-vita come il Narcan da presidi formali (servizi) o informali (unità mobili).

Opportunità che attualmente a Firenze sono solo occasionali, come la possibilità di procedere alla distribuzione e scambio di siringhe sterili.

Andranno rinforzate inoltre tutte quelle pratiche che tengano in doveroso conto il contesto dei consumatori, il loro punto di vista e il loro coinvolgimento attraverso interventi di peer support e di partecipazione alle azioni di tutela della salute.

Infine sarà opportuno attivare un sistema che consenta la circolazione e l’utilizzo di informazioni tra i servizi per arrivare fino ai consumatori, in modo da conoscere i luoghi di consumo e poter intervenire prontamente.

Di fondamentale importanza poi risulta riuscire a far circolare le informazioni relative ad analisi di sostanze sequestrate, sapere con certezza e rapidità se queste morti sono dovute ad una partita di eroina più pura della norma, che causa appunto delle overdose, oppure ad una partita che contiene sostanze velenose come taglio

In generale auspichiamo che di fronte ad una emergenza come quella che si è creata sul nostro territorio vi sia uno sforzo maggiore da parte delle istituzioni locali e di quelle sanitarie per rinsaldare quei quattro pilastri sui quali si basano le politiche di intervento sulle droghe in Europa e che in Italia negli ultimi anni sono stati messi in discussione con l’attacco ossessivo alla riduzione del danno.

 

Coop. CAT - Ass.ne INSIEME - CNCA Toscana

'È eroina troppo pura e diventa fatale per i consumatori occasionali

 «UN fenomeno fuori dal tempo, davvero anacronistico, incredibile, di colpo sembra di ripiombare a molti anni fa quando le morti da overdose di eroina rappresentavano quasi una strage quotidiana». Francesco Mari, tossicologo forense, professore ordinario all' università di Firenze, professionista di lungo corso sotto il cui microscopio è passata l' ultradecennale parabola della mattanza provocata dall' eroina, è il primo a sorprendersi della raffica di overdose di queste ultime ore. Perché, professore? Nessuna avvisaglia di recrudescenza? «Assolutamente no, è una sorpresa». E come si spiega? «Da un punto strettamente tecnico, l' overdose si verifica quando la persona assume una quantità di eroina superiore alla sua capacità a tollerare la sostanza, ovvero quando la quantità del principio attivo è eccessiva rispetto alla sostanza di taglio. Parlare di partite di eroina tagliata male è dunque un' emerita sciocchezza e i dati in questo senso ci danno ragione. Semmai si può dire che in circolazione c' è eroina eccessivamente pura». Ma perché si torna a morire di overdose? «Si può ipotizzare che la soglia di tolleranza di chi fa uso di eroina si sia abbassata rispetto al passato perché mentre prima i tossicodipendenti ne facevano un uso quotidiano adesso il consumo è più saltuario, occasionale». Si muore perché si è meno abituati al consumo, è così? «In parte è così». Si può ipotizzare un ritorno all' eroina rispetto ad altre droghe più costose come conseguenza di una minore disponibilità economica e più in generale un ritorno massiccio al consumo di droghe da parte di una società sempre più depressa? «Collegare in vari modi quanto è successo in queste ore alla crisi economica può essere suggestivo, ma ripeto che non ci sono riscontrie non c' erano avvisaglie. Si può semmai sospettare che, oggi come allora, lo stato psichico di disagio dell' individuo, determinato dalle più varie cause, porti ad associare l' uso di eroina con quello di alcol o di altre sostanze che potenziano l' effetto dello stupefacente. Per il resto, solo i prossimi giorni e mesi ci diranno se quelli di queste ore sono eventi occasionalmente collegati oppurei primi casi di un fenomeno di ritorno».

Maurizio Bologni, Repubblica Firenze

Eroina, due morti in poche ore allarme droga a Firenze


Salvato anche un terzo uomo, in via Ghiberti. Il primo decesso in un appartamento di via Canova, il secondo in auto nella zona di Poggio Imperiale. Altri malori, spiegano i carabinieri, si sono registrati nei giorni scorsi. Si teme che sul mercato ci sia eroina purissima o tagliata male

di LUCA SERRANO'

 

Repubblica Firenze - Due morti in poche ore a Firenze per overdose e un'altra persona, gravissima. Allarme per una partita di eroina che potrebbe essere troppo pura o tagliata con sostanze tossiche. Il primo decesso è avvenuto ieri notte in un appartamento di via Canova dove Fabrizio C, 48 anni, di professione facchino, si trovava con un amico. E' svenuto e subito sono stati chiamati i soccorsi, ma per lui era troppo tardi.

 

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Iran: uno stato "mortedipendente"

Le autorità iraniane contrastano il traffico di stupefacenti con la pena di morte, la legge prevede infatti l’impiccagione per il possesso di più di 30 grammi di eroina o di 5 chili di oppio. "Mortedipendenza. Le esecuzioni per reati di droga nel 2011", il titolo del nuovo rapporto Amnesty sulla pena di morte la dice lunga sulle esecuzioni autorizzate dal governo di Teheran.

Secondo il dossier, in Iran sono state giustiziate almeno 600 persone dall’inizio del 2011 fino alla fine di novembre, di cui almeno 488 esecuzioni effettuate per presunti reati legati allo spaccio o al consumo di stupefacenti. Il Paese dunque ha intensificato l’uso della pena capitale, addirittura triplicando le sentenze di morte rispetto a due anni fa. «Una strage di proporzioni impressionanti», l’organizzazione per i diritti umani non ha usato mezzi termini per definire il drastico aumento delle esecuzioni.

«I reati di droga costituiscono nettamente il principale motivo del profondo aumento delle esecuzioni in Iran negli ultimi 18 mesi. L'obiettivo finale è che l'Iran abolisca la pena di morte per tutti i reati, ma già impedire le esecuzioni per reati di droga, che tra l'altro violano il diritto internazionale, sarebbe un primo passo per ridurne notevolmente il numero», ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettore per il Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International.

L’Iran è il più grande mercato mondiale di oppio, senza contare l’altissimo tasso di mortalità per droga, il quarto nel mondo. Eppure, non vi sono strategie per contrastare il fenomeno. Le campagne antinarcotici, tra l’altro finanziate da molti Paesi europei, si esauriscono in una serie di impiccagioni sia pubbliche che segrete.

Solo nella scorsa settimana, nove detenuti sono stati impiccati in Iran, tutti per traffico di droga e tutti senza un regolare processo. L'avvocato difensore di uno degli impiccati ha infatti dichiarato di non essere stato avvertito dell'esecuzione del proprio assistito, mentre secondo la legge vigente in Iran il difensore deve essere avvisato della prevista impiccagione 48 ore prima.

Sempre secondo quanto riportato da Amnesty International, in molti casi vengono giustiziati innocenti o persone provenienti dai gruppi emarginati. Poveri, minoranze etniche discriminate e stranieri, in particolare afgani, vengono condannati per possesso di droga e uccisi senza neanche un processo.

«Ci hanno chiamato dalla prigione di Taybad per dirci che l’avrebbero ammazzato entro due ore. A me risulta che non sia mai comparso nemmeno davanti a un giudice. Non abbiamo potuto neanche recuperare il suo corpo, perché non avevamo i 200 milioni di rial (13.800 euro) che ci avevamo chiesto», ha così raccontato uno dei familiari di Haj Basir Ahmed, cittadino dell’Afghanistan giustiziato tre mesi fa.

Nessuno sembra scandalizzarsi al riguardo. Arresti di massa, processi assenti, detenzioni arbitrarie, maltrattamenti nelle carceri e condanne a morte discutibili, la giustizia iraniana ci ha abituato a tutto questo.

Negli ultimi anni, l'Iran ha ricevuto assistenza internazionale da diversi paesi europei per cercare di controllare l'ingresso della droga nel territorio. Secondo Amnesty, l’UE ha fornito all’Iran 9 milioni e mezzo di euro in tre anni e l’ufficio delle Nazioni Unite per le droghe e il crimine (UNODC) ha dato al Paese 14 milioni di sterline dal 2005 per finanziare la campagna anti-narcotici. Dunque, nonostante molti Paesi finanziatori siano contrari alla pena di morte, continua il sostegno economico al regime, senza troppe preoccupazioni per l’impressionante uso della pena capitale.

Marianna Falso www.settimopotere.com/index.php

AFGHANISTAN - Sequestri droghe 2011 a livelli incredibili


Aduc droghe - Il quantitativo di droga sequestrata in Afghanistan nel 2011 dalle forze della Nato e dai militari afgani ha raggiunto un livello "incredibile", tale da ridurre con decisione le risorse finanziarie a disposizione dei talebani. "Le forze di sicurezza afgane, con i loro partner di Isaf, hanno sequestrato nel 2011 un quantitativo incredibile di droghe illegali e di materiale ad esse legato, rispetto all'anno precedente", ha spiegato un portavoce di Isaf, Carsten Jacobson.
Secondo le truppe della Nato, i sequestri di oppio sono aumentati del 13% e quelli di hashish del 59%. In crescita anche i sequestri di marijuana e morfina, rispettivamente del 12% e del 101% rispetto al 2010.
"Le operazioni antidroga hanno colpito con successo le capacità dei ribelli di trasformare l'oppio in eroina. Continueremo a comprimere i loro proventi dalla vendita delle droghe illecite anche nel 2012", ha aggiunto il portavoce militare.

Paz e la riedizione di "Pompeo", il libro sulla droga che tutti dovrebbero leggere

"La Pazienza ha un limite, Pazienza no". E invece quel limite Andrea Pazienza lo raggiunse, ben prima della sua morte prematura nel 1988. La riedizione, a cura di Fandango Libri, del suo Pompeo non fa che confermare quello che sanno tutti coloro che su Paz hanno saputo mantenere lo sguardo lucido, oggettivo, senza annegarlo nella mitologia e nell'inutile pietismo. Quando abbozzò le prime tavole di questo durissimo, affascinante, raggelante viaggio nello sconvolgimento tossico, Apaz era ad Ascona in Svizzera. Richiesto, ma non più richiestissimo fra tanti nuovi talenti emersi nel frattempo, giovane, ma non più la rockstar di carta e china che aveva cantato l'epopea del Settantasette, tra molte rote eroiniche. Ossessionato dal rispettare le scadenze di lavoro, inseguito dai creditori (nonostante i lauti compensi), consumato da una vita da divo. Tutti volevano Pazienza, tutte lo amavano, troppi volevano condividere i propri scarabocchi nelle sue vignette da maestro. Ma qualcosa, nel mentre, era venuto a mancare: la sua adorata Betta, dopo anni di passione e tradimenti, lo aveva lasciato per un fascinoso e affermato pittore, molto amico di Paz. E il suo alter ego Stefano Tamburini, creatore di Ranxerox, era stato messo a dormire per sempre da Madonna Eroina. Pompeo è frutto di tutte queste vicissitudini, e di molto altro.

Un libro da leggere nelle scuole - Visionario, allucinato, ricchissmo di citazioni, testi e ipertesti, rimandi subliminali in 180 pagine, Gli ultimi giorni di Pompeo è il libro che si dovrebbe far leggere in tutte le scuole se si vuole comunicare, senza ipocrisia e senza sconti, ai giovani cosa significa essere tossicodipendenti, quale sia la spirale di godimento e autodistruzione che avvinghia un essere umano in preda alla roba, e a quali svolte brutali e vicoli ciechi porti. Pompeo è un magma, un viaggio nell'inconscio e anche la tragicomica cronaca di una vita scandita dalle dosi, dai conflitti interiori, dalla rabbia per essersi autodivorati e dall'orgoglio di non voler mai cedere del tutto al senso di colpa. Il tratto di Paz è vulcanico, cita la storia dell'arte, quella del fumetto, ha dentro la rabbia punk e la malinconia di una vita borghese raggiunta e aborrita in un secondo. La storia del disegnatore di successo tormentato da un amore finito e dalla seduzione-lotta tossica echeggia la vita di Andrea, questo è ovvio, ma va oltre. Diventa parabola, diventa quasi mitologia (da qui la scelta di nomi epici come Pompeo e Mallardo, rifilati per accostamento irriverente a peromani persi nel vuoto di una vita risucchiata dalle siringhe e dai "tirelli"). Diventa memoria di un sé consumato, diverso dal "supereroe" ventenne che affascinava il mondo con i suoi disegni e stregava le donne con il suo fascino tenero e malandrino.

Fino all'estremo - Pompeo è un capolavoro che fa male, brucia dentro e lascia il freddo interiore a lettura terminata. Un libro che ad ogni rilettura svela nuovi particolari, dettagli che ne chiamano altri. Che lascia il lettore sfinito e ammirato, come il protagonista di fronte a "quel cielo così bianco" che torna nelle tavole della narrazione. Andrea Pazienza scrive in una sequenza di Pompeo: "Vivo sulla lama, mi commuovo nei bassifondi, parlo coi ricercati dello Stato, brigo, mi procuro e dilapido milioni, poi rischio, mi struggo, mi umilio, mi arrendo. Poi mi faccio e tutto torna bello, più splendente di prima. Vuoi mettere risorgere, risorgere, risorgere". E in un'altra, dolorosa e celebratissima tavola: "Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare un' intera via crucis con una semplice stretta di mano o una visita ad un museo e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi e miliardi di parole d'amore". Vale più questo accostamento di tante dubbie elucubrazioni critiche. Storia di Paz, storia di tanti altri, rimasti soli a fissare quel cielo così bianco. 

Cristiano Sanna spettacoli.tiscali.it/articoli/libri/11/10/pompeo-pazienza-riedizione.html

Birmania, il risveglio dei demoni dell' oppio

 

Boom della produzione nel Triangolo d' oro

La storia Un rapporto dell' Onu denuncia: la transizione verso la democrazia si accompagna a un incremento del narcotraffico

CorrieredellaSera - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PECHINO - Si ricomincia da capo, da una storia mai chiusa. La Birmania tenta di convincere il mondo - con qualche successo - che si sta normalizzando, ed ecco che tra i tetti dorati della capitale Naypyidaw e le giungle torna a proiettarsi l' ombra dell' oppio, di traffici che hanno alimentato patrimoni ed epopee, del legame mortifero tra le periferie dell' Occidente e colline di un' Asia remota. Un rapporto sul Sudest asiatico dell' agenzia Onu sulle droghe e il crimine rivela che nel Paese la coltivazione del papavero da oppio aumenta (43.600 ettari in Birmania, più 14% nell' intera regione) e sale anche la produzione di droga finita (più 5%, per un totale di 670 tonnellate). Soprattutto, i prezzi, in ascesa dal 2002, esplodono: se in Birmania nel 2010 un chilo di oppio valeva 305 dollari, quest' anno siamo a 450, più 48%. Si torna all' antico. E appaiono insieme i demoni della Birmania: il potere centrale, le minoranze etniche ribelli lungo i confini, la droga. Adesso che il nuovo governo civile annuncia di voler raggiungere una «pace duratura» con le milizie, suonano attuali le parole che uno dei maggiori conoscitori dell' area, Bertil Lintner, scrisse negli anni Novanta: «Nessuna politica antidroga in Birmania ha alcuna possibilità di successo se non è legata a una reale soluzione politica alla guerra civile e a un significativo processo democratico». Il narcotraffico è impastato con la storia della Birmania quasi come le Guerre dell' oppio influenzano ancora i rapporti fra la Cina e l' Occidente.

 

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USA - Oppiodi secondi solo a marijuana. Rapporto

Notiziario Aduc - L'uso fuori dal controllo medico dei farmaci oppioidi e' diventato negli Usa la seconda forma di abuso di sostanze stupefacenti dopo la marijuana. Lo sostiene l'ente americano Substance Abuse and Mental Health Services Administration in un dato raccolto dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health (Usa) che in uno studio lega a doppio nodo il ricorso illegale ai farmaci nati per la cura del dolore cronico, oncologico e non, con i casi di disturbi dell'umore e le sindromi ansiose.
I ricercatori hanno, infatti, evidenziato la probabilita' che in molti casi disturbi di ordine psichiatrico come 'disturbi dell'umore, disordini depressivi maggiori, distimia e attacchi di panico' siano la causa di un aumento dei rischi legati all'abuso di farmaci oppioidi, come la dipendenza e gli effetti collaterali. I dati esaminati si riferiscono a un ampio studio epidemiologico (National Epidemiologic Study on Alcohol and Related Conditions - Nesarc) che ha elaborato informazioni relative a soggetti 'over 18' tra il 2001 e il 2005.

DROGA: NEGLI USA UCCIDONO PIU' ANTIDOLORIFICI CHE COCAINA ED EROINA

(ASCA-AFP) - Washington, 1 nov - Negli Stati Uniti gli antidolorifici uccidono piu' delle droghe pesanti. Lo sostengono le autorita' sanitarie americane, sottolineando come le overdose di farmaci normalmente acquistabili dietro prescrizione sono piu' che triplicate negli ultimi dieci anni, con i decessi passati dai 4.000 del 1999 ai 14.800 del 2008 e ora sono responsabili di piu' morti di quelli legati a eroina e cocaina messi insieme.

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, la quantita' di antidolorifici sul mercato e' cosi' elevata che potrebbe essere abbastanza da curare ogni americano con una dose standard ogni quattro ore. ''L'epidemia delle overdose da farmaci prescrivibili e' peggiorata sensibilmente nell'ultimo decennio'', sostiene il rapporto del Centro, focalizzato sui medicinali contenenti oppiacei, come il Vicodin le cui vendite dal 1999 sono quadruplicate in farmacia.

Lo scorso anno, 12 milioni di americani di eta' superiore ai 12 anni, pari a poco meno del 5% dell'intera popolazione, ha dichiarato di aver preso antidolorofici per motivi ricreazionali e non per curare una reale patologia.

IRAN - In cerca di eroina per le strade di Teheran

 

Internazionale - Il regime condanna l’abuso di droghe ma i tossicodipendenti sono molto numerosi in Iran. E appartengono a ogni classe sociale. Un reportage dalle periferie della capitale.

Chasing the Dragon in Tehran – By Roland Elliott Brown | Foreign Policy

Nuovi farmaci per combattere la dipendenza da oppiacei

CesDop - Scoperto come bloccare la sindrome da astinenza da droghe oppiacee, come l'eroina. La scoperta, che apre la via allo studio di farmaci mirati alle terapie contro la tossicodipendenza da oppiacei, arriva dall'università di Bordeaux in Francia ed è stata pubblicata su Molecular Psychiatry, tra le maggiori riviste internazionali dedicate agli studi sui meccanismi biologici alla base delle patologie psichiatriche e alla loro cura. Lo studio, a cui ha partecipato Francesco Papaleo del dipartimento di neuroscienze e neurotecnologie dell'istituto italiano di tecnologia (Iit), e diretto da Angelo Contarino dell'institut de neurosciences cognitives et integratives d'aquitaine dell'università di Bordeaux, si chiama "CRF2 receptor-deficiency eliminates opiate withdrawal distress without impairing stress coping" e dimostra la presenza di un target innovativo per bloccare la sindrome d'astinenza da droghe oppiacee, come l'eroina.
Il gruppo di lavoro ha dimostrato che l'inattivazione del recettore di tipo 2 del corticotropin-releasing factor (CRF2) elimina i segni fisici e gli stati affettivi negativi riscontrati nei pazienti dipendenti da droghe oppiacee in seguito alla sospensione della loro assunzione. Tuttavia, la mancanza di tale recettore lascia inalterata le maggiori funzioni fisiologiche che vengono messe in atto dal corpo umano in risposta ad eventi stressanti. Il corticotropin-releasing factor è un neuropeptide che coordina le risposte comportamentali, neuroendocrine e del sistema nervoso autonomico allo stress, agendo attraverso due tipi di recettori, il CRF1 e il CRF2.
"Con l'inattivazione del recettore CRF2 - spiega Francesco Papaleo - abbiamo ottenuto un blocco degli stati disforici, cioè del malessere psichico, e degli stati anedonici, quindi la mancanza della sensazione di piacere, indotti dall'astinenza da droghe oppiacee. Quindi, capire qual è il meccanismo per bloccare o alleviare questi sintomi negativi apre la strada alla possibilità di realizzare farmaci in grado di facilitare l'uscita dalla dipendenza da droghe". La dipendenza da droghe oppiacee, quali eroina, morfina od oppio, è una patologia cronica caratterizzata da un alto tasso di recidiva, che incide pesantemente sui Sistemi Sanitari a livello mondiale. Inoltre, alcuni studi indicano un forte aumento dell'uso ricreazionale di farmaci oppiacei negli adolescenti, indicando che l'incidenza della tossicodipendenza potrebbe aumentare in modo drammatico nei prossimi anni.

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