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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina, Articolo

Miracoli? In Valdera il 45,4% delle persone che fanno abuso di sostanze e in trattamento al SERT smettono.

Pontedera, comunicato stampa. Sono eccellenti tassi di remissione in Valdera per quanto riguarda l’abuso di sostanze stupefacenti (media 45.4%), in particolare per patologie da oppioidi (60.4%) e da cocaina(35.1%). Il tasso di remissione, cioè quante persone attraverso le terapie sono portate fuori dalle dipendenze considerando un’astinenza di almeno 12 mesi, sono importanti dal punto di vista statistico poiché sono in grado di fornire una serie di informazioni utili a capire quali siano le dipendenze che rispondono meglio alle terapie oppure quali siano le cure meno efficaci, intervenendo con gli opportuni correttivi sulle programmazioni in atto. Questo tipo di analisi epidemiologica, condotta nel 2013 per il 2° anno di rilevazione, ha fornito dati incoraggianti: su 1964 assistiti per dipendenza/abuso di droghe, 564 sono in completa remissione con un tasso del 33,3% (media ASL); per la dipendenza/abuso di alcool sono state in cura 409 persone, di cui 113 condotte in remissione con un tasso del 27,6% come media aziendale. Andando ad analizzare i dettagli per tipologia di dipendenza/abuso: su 1117 assistiti per oppioidi, in remissione sono 415 (37,2%); su 343 assistiti per cocaina, in remissione sono 102 (29,7%); su 191 assistiti per cannabinoidi, in remissione sono 37 (19,4%); su 43 assistiti per farmaci, in remissione sono 10 (23,3%). L’ASL 5 di Pisa, attraverso i SerT garantisce interventi di prevenzione, diagnosi terapia e recupero rivolti a soggetti che facciano uso e/o abuso di sostante psicotrope legali e illegali (alcool, farmaci, droghe). Uno degli obiettivi più importanti è valutare nel tempo l’efficacia delle terapie adottate per promuovere programmi di cura e reinserimento; per questo l’azienda sanitaria pisana ha stretto importanti collaborazioni con il MES (Management e sanità della Scuola Superiore Sant’Anna) e la Regione Toscana, al fine di mettere a punto un sistema informativo in grado di rilevare i tassi di remissione per patologie da uso di sostanze. Uno sforzo organizzativo necessario che ha permesso di affinare maggiormente l’uniformità di comportamento dei servizi nelle varie zone.

 

 

la fasciomafia romana

L Espresso, 09.09.14.

Non è una città, ma un intreccio di traffici e intrallazzi, delitti e truffe, su cui si è imposta una cupola nera. Invisibile ma potentissima, ha preso il controllo di Roma. Trasformando la metropoli nel laboratorio di una nuova forma di mafia, comandata da estremisti di destra di due generazioni.Al vertice ci sono vecchi nomi, veterani degli anni di piombo, abituati a trattare con le istituzioni e con i padrini, abili a muoversi nel palazzo e sulla strada. Ai loro ordini c’è un’armata bifronte, che unisce banditi e narcos, manager nostalgici e giovani neofascisti.L’ideologia garantisce compattezza, il credo nell’azione e nella sfida. I soldi, tanti e subito, premiano la fedeltà. E la componente borghese, dai maturi colletti bianchi ai ragazzi in camicia nera, gli permette di arrivare ovunque. Con le buone o con le cattive. Per comprendere bene cosa accade oggi nella Capitale, in questo grande spazio circoscritto dal Grande raccordo anulare, occorre mettere da parte quello che accade a Napoli, a Palermo o a Reggio Calabria. È nella Capitale che ha messo radici un sistema criminale senza precedenti, con fiumi di cocaina e cascate di diamanti, ma anche tanto piombo. 

 

Una fascio-mafia, che sintetizza la forza perversa di due tradizioni in un’efficacia che gli ha consegnato anni di dominio incontrastato. Persino gli investigatori hanno fatto appello alla sociologia per spiegare il modello romano. Qui si incarna la microfisica del potere teorizzata da Paul Michel Foucault: il potere criminale-mafioso si esercita, si infiltra, «non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono o coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un’organizzazione reticolare». Si estende in tutte le strutture sociali ed economiche, con dinamiche che cambiano continuamente e costruiscono altri patti e altri affari. Si infiltra, entra nei ministeri, nelle finanziarie, nelle grandi società pubbliche come nei covi dei rapinatori e nelle piazze di spaccio.Le sigle neofasciste della capitale sono finite coinvolte in numerose inchieste sul traffico di droga e sulle violenze e vendette a questo collegato. Ecco alcuni dei casi più inquietanti

A Roma non ci sono zone in cui commercianti e imprenditori sono obbligati a pagare il pizzo. Non c’è l’oppressione del boss di quartiere. E gli omicidi sono calibrati con estrema attenzione. Luglio si è aperto con l’assassinio di un pezzo da novanta di questo sistema, Silvio Fanella, nei condomini bene. Agosto si è chiuso con l’esecuzione di un’autista della nettezza urbana, Pietro Pace, nella periferia estrema: il padre ha offerto una taglia di 100 mila euro sui killer. Delitti miratissimi, perché quello che conta è far girare i soldi, che si tratti di gestire immobili, licenze, investimenti o di vendere droga. Gli architetti di questo sistema non si sporcano le mani con il sangue. Sanno a chi affidare il lavoro sporco. E quando devono colpire duro, hanno a disposizione una centuria nera compattata dall’estremismo di destra.

 

 

IL NEROUno dei componenti di questa cupola rivoluzionaria è Massimo Carminati, che sembra avere trasformato il suo personale romanzo criminale in una marcia trionfale. È stato nella banda della Magliana e nelle squadre terroriste dei Nar, con amicizie di rango in Cosa nostra e negli apparati deviati dello Stato. Coinvolto in processi importanti, come quello per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, ne è sempre uscito assolto. Ha scontato pochi anni di carcere per episodi minori. Nella Roma nera è un mito: un leader da seguire e ascoltare. E lui da leader si comporta e agisce. Si mostra, a chi non lo conosce, con modi felpati ed educati. Ma quando vuole sa imporsi con la forza, tanto che sodali e rivali lo rispettano con timore. È lui “l’ultimo re di Roma”.I suoi avvocati Ippolita Naso e Rosa Conti respingono questa ricostruzione: «Se tutto ciò rispondesse a verità, più che un uomo di potere sarebbe corretto definirlo uomo dai super poteri, che ha in mano le redini dell’imprenditoria capitolina, in grado di condizionare le vicende della politica romana, capace di passare dal traffico di droga ai vertici degli affari economici controllando, già che c’è, anche il territorio. E il tutto con un occhio solo!». Un riferimento a quella ferita vecchia di trent’anni, l’eredità di un conflitto a fuoco con i carabinieri che gli ha fruttato il soprannome di “er Cecato”. Per i legali però, come scrivono in un atto di citazione per difendere il loro cliente: «Siamo all’apoteosi dei luoghi comuni cinematografici. E di questo strabordare di informazioni neanche l’ombra di un elemento, un indizio, una circostanza oggettiva, una testimonianza, un riscontro, una indicazione di massima, una traccia, un segno che si sforzi di dare una parvenza di verità a quanto riferito». 

 

 

 

 

Per gli avvocati, «Carminati non ha più alcun conto in sospeso con la giustizia, è attualmente privo di pendenze penali e soprattutto re-inserito in un contesto sociale e familiare del tutto lecito, nel quale lodevolmente egli sta cercando di recuperare» e poi «si prende cura costantemente del figlio ventenne e convive stabilmente con la compagna, Alessia Marini, con la quale gestisce il negozio di abbigliamento “Blue Marlin”».

 

VILLA CONNECTION

Le parole degli avvocati sono un punto di partenza per decifrare la pista nera. Il negozio fa capo alla “Amc Industry srl” di cui è amministratore unico Alessia Marini e Carminati non compare come socio. La “Amc industry” dal primo gennaio 2011 ha preso in affitto una villa a Sacrofano, alle porte di Roma, su una collinetta che domina tutta la zona.Si tratta di una bella abitazione, ben rifinita, su due piani, con grande piscina circondata da prato all’inglese e un lungo viale che separa dal cancello. Qui vive Massimo Carminati. La villa risulta di proprietà del commercialista Marco Iannilli, un professionista dalle alte relazioni che negli ultimi quattro anni è diventato protagonista della cronaca giudiziaria. È stato arrestato e condannato in primo grado per la colossale truffa su Fastweb e Telecom Sparkle, che ha fatto girare centinaia di milioni di euro. Ma ha anche un ruolo chiave nelle istruttorie su Enav, l’azienda pubblica che gestisce il traffico aereo, su Digint e su Arc Trade: procedimenti che ruotano intorno a Finmeccanica, il gigante statale degli armamenti hi-tech. È nei guai anche per la vicenda della mazzetta pagata da Breda Menarini, sempre del gruppo Finmeccanica, per aggiudicarsi la fornitura di autobus da Roma Metropolitane, in cui sono indagati anche l’ex sindaco Gianni Alemanno e Riccardo Mancini. Che in passato avevano avuto rapporti con Carminati: un passato forse non così remoto. 

 

 

 

Solo coincidenze? Quando nel febbraio 2010 i carabinieri del Ros arrestano Iannilli, lo trovano in possesso di una Smart intestata a Carminati. E quando il commercialista a novembre 2011 finisce ancora in cella, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Roma e i militari del Ros annotano che «immediatamente dopo l’arresto di Iannilli, si recava presso la sua abitazione Massimo Carminati, allertato a tal proposito dalla moglie del commercialista». Perché tanto interesse? Negli atti non c’è risposta. Ma Iannilli per gli inquirenti era un esperto «nell’utilizzo di prestanome» e «per la costituzione o la rilevazione di società italiane ed estere, e la conseguente apertura dei relativi conti correnti, allo scopo di veicolare i profitti illeciti provenienti da operazioni di frode fiscale di notevole entità». Un professionista insomma che gestisce decine di milioni di euro e che sarebbe stato capace di dare copertura pulita ad attività in tutto il mondo, «il tutto per agevolare altri soggetti o organizzazioni criminali, in attività di riciclaggio di denaro».Il commercialista sembra pendere dalle labbra del “Cecato”. E non pare essere l’unico. C’è un altro uomo introdotto nei salotti buoni e di manifesta fede fascista che avrebbe subito il carisma dell’ex terrorista: Lorenzo Cola, tra i principali collaboratori di Pierfrancesco Guarguaglini, fino al 2011 numero uno di Finmeccanica. Per gli investigatori ha controllato un sistema illegale «in grado di influenzare le scelte societarie e commerciali dell’Enav». In questo modo ha creato operazioni di sovrafatturazione fra le aziende di Finmeccanica e società subappaltanti riconducibili a Iannilli: somme trasferite all’estero grazie alla rete del commercialista.Iannilli e Cola erano in affari con un altro estremista duro e puro: Gennaro Mokbel, condannato in primo grado come regista della truffa Fastweb con un riciclaggio da due miliardi. Ma è anche l’uomo che con l’aiuto, da una parte degli amici di Carminati e dall’altra della ’ndrangheta, è riuscito a far eleggere al Senato Nicola Di Girolamo, oggi detenuto ai domiciliari. In ogni indagine condotta dalla magistratura romana che riguardi grandi operazioni finanziarie spunta sempre qualcuno legato all’estrema destra, alla ’ndrangheta, agli 007 deviati, e a boss napoletani trapiantati nella Capitale. E su tutto si allunga l’ombra del “Cecato”. Perché lui vive in una terra di mezzo, perché sa come risolvere i problemi di chi abita negli attici dei Parioli e sa a chi chiedere nei meandri delle periferie più malfamate.CACCIA AL TESOROL’intreccio di business e crimine, di manager e fasci, è esploso con i proiettili che il 3 luglio scorso in un condominio elegante della Camilluccia hanno ucciso Silvio Fanella. Gli inquirenti lo definiscono “il cassiere di Mokbel” e stava scontando ai domiciliari la condanna a nove anni proprio per l’affaire Fastweb-Telecom Sparkle. Uno degli aggressori è rimasto ferito ed è stato arrestato: Giovanni Battista Ceniti, ex dirigente piemontese di Casa Pound. Non doveva essere un omicidio. In tre, fingendosi militari delle Fiamme Gialle, volevano rapire Fanella e farsi rivelare il nascondiglio di un tesoro da sessanta milioni di euro. Solo una parte è stata poi ritrovata dal Ros: mazzete di denaro e sacchetti pieni di diamanti, sepolti in un casale ciociaro.La caccia a quel forziere è stata un’ossessione, che potrebbe avere incrinato antichi accordi tra i nuovi re di Roma. Già due anni fa avevano provato a rapire Fanella. E proprio le indagini sul primo raid hanno aperto un altro spaccato sui poteri occulti della Capitale. Per quel blitz la procura ha ordinato l’arresto di tre persone. Uno è Roberto Macori, 40 anni, fino al 2011 factotum di Mokbel che poi si è legato ad un altro dei senatori della Roma criminale: Michele Senese, detto “o Pazzo”, il padrone della periferia a Sud del raccordo anulare, dove domina lo spaccio. Anche lui passato dalla banda della Magliana, ma soprattutto boss legato alla camorra e ai casalesi: da un anno è in cella per omicidio. Anche lui abituato a pensare in grande e muoversi nell’imprenditoria, sempre in accordo con Carminati. Prima dell’arresto, assieme a Macori voleva mettere in piedi una truffa da 60 milioni, rilevando un deposito di carburante a Fiumicino. Entrambi erano in stretto contatto e Macori al telefono parlava dell’interesse «dei napoletani» per il tesoro custodito da Fanella.Non sarà un caso se a casa di Macori, dopo l’arresto, i carabinieri hanno sequestrato sei diamanti purissimi che sembrano essere uguali a quelli trovati nel caveau di Fanella. E gli investigatori non credono più alle coincidenze. Stanno ricostruendo un mosaico in cui tanti delitti, tante acrobazie finanziarie in cui compaiono gli stessi nomi e gli stessi metodi. I reduci dei Nar, gli emissari di ’ndrangheta e camorra, la manovalanza a mano armata reclutata tra i neofascisti: l’organigramma della nuova fascio-mafia romana.

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/09/09/news/i-fasciomafiosi-alla-conquista-di-roma-1.178836

Dispacci dalla Grande Guerra

ASSEDIO. Assedio di Kut al-Amara (attuale Iraq, 7 dicembre 1915 - 29 aprile 1916): con le riserve alimentari quasi esaurite, per evitare la dissenteria e altre malattie i soldati britannici cercano di tenersi in piedi con pillole di oppio o cure casalinghe, come un miscuglio di olio di ricino e chlorodyne, analgesico al gusto di menta i cui principi attivi sono oppio, cannabis e cloroformio.

COCAINA. Durante la guerra la cocaina era molto diffusa nella società, nonostante le restrizioni messe in atto in diversi Paesi prima del conflitto. A Parigi si poteva acquistare più o meno liberamente nei caffè, a Londra si trovava facilmente nei night club. In Inghilterra prostitute e soldati erano considerati due gruppi particolarmente dipendenti da questa sostanza. Un'aggravante per le autorità inglesi: la produzione era quasi esclusivamente nelle mani di aziende tedesche.

da Roberto Raja, La Grande Guerra giorno per giorno, Clicby edizioni.

FRANCIA - Narcosale. Anticipazioni sulla legge che le istituira'

Il ministero della Sanita' prevede una sperimentazione della narcosale per un periodo di sei anni, cosi' come riporta un bozza del progetto di legge in merito, che l'agenzia France Press (AFP) e' riuscita ad ottenere. “In questo luogo vengono accolti i consumatori di stupefacenti e di altre sostanze psicoattive, maggiorenni, che portano e consumano sempre in questo luogo questi prodotti, sotto la supervisione di professionisti della sanita' e dell'ambito medico-sociale”, dice il testo.
La supervisione consiste nel “mettere in guardia i consumatori verso le pratiche a rischio, ad accompagnarli e a prodigare loro dei consigli” sulle modalita' di consumo delle droghe. “in modo di prevenire o ridurre i rischi di trasmissione di infezioni e altre complicazioni sanitarie”, senza che i professionisti partecipino “al momento dell'iniezione”.
Il progetto di legge dovrebbe essere presentato in Consiglio dei ministri durante il mese di settembre, perche' poi sia esaminato dal Parlamento all'inizio del 2015. Le strutture che provvederanno all'apertura di queste narcosale saranno designate per disposizione del ministero della Sanita'.
L'anno scorso una narcosala avrebbe dovuto essere aperta vicino alla Gare du Nord di Parigi, ma fu rinviata sine die dopo che il Consiglio di Stato aveva raccomandato che, prima di ogni sperimentazione, si provvedesse comunque ad avere una legge, si ' che fossero assicurate migliori garanzie giuridiche a tutta l'operazione. Il governo aveva dato la propria approvazione in merito a febbraio del 2013.
Nei motivi del ministero per l'apertura delle narcosale si fa riferimento al fatto che queste sale esistono in diversi Paesi europei (Germania, Lussemburgo, Spagna, Svizzera) e che il loro bilancio e' positivo per la protezione dei tossicodipendenti dai rischi delle iniezioni. Queste sale hanno anche l'obiettivo di “ridurre gli effetti nocivi nei luoghi pubblici”.
 

ADUC Droghe

New York, eroina droga letale: record di morti nel 2013

  L'eroina diventa sostanza killer per eccellenza a New York: il bilancio dei morti per overdose del 2013 è infatti ai livelli più alti in un decennio. In tutto 420 vittime, mentre 362 persone si sono iniettati dosi quasi letali: una ecatombe sia in termini assoluti che in rapporto alla popolazione. I dati sono stati resi pubblici dall'assessorato alla salute della metropoli.

Tra le vittime dello stupefacente che ha ucciso l'attore Philip Seymour Hoffman, si registra una crescita esponenziale di maschi bianchi. Il bilancio dei morti è più che raddoppiato negli ultimi tre anni, mentre, sempre secondo le statistiche municipali, si è stabilizzato il numero delle vittime (215) per abuso di pillole derivate da oppiacei. L'eroina sembra aver raggiunto nuove aree della città, con punte di diffusione appunto tra i bianchi e i ceti abbienti, ma anche tra gli ispanici di mezza età nel Bronx.

Dieci anni fa il corridoio della morte per eroina partiva dal centro di Brooklyn per lambire il South Bronx e East Harlem: in pratica i quartieri più poveri della città, ha spiegato Andrew Kolodny, specialista in tossicodipendenze dell'assessorato alla salute nel 2003 quando il numero delle vittime era salito sopra quota 400: "Nel resto della cittàStaten Island, Queens, la maggior parte di Manhattan, niente".

L'anno scorso invece l'aumento maggiore e' stato a Queens, dove sono morte 81 persone contro 53 nel 2012, un aumento attribuito alla diffusione della droga tra i maschi bianchi giovani. Erano bianchi anche 30 sui 32 morti a Staten Island.

www.tgcom24.mediaset.it/mondo/2014/notizia/new-york-eroina-droga-letale-record-di-morti-nel-2013_2064987.shtml

Usa, muore a 53 anni Jay Adams, pioniere e leggenda mondiale dello skateboard

Il fondatore del team di skater Z-Boys rivoluzionò la specialità negli anni Settanta, e fu protagonista di un documentario sulla trasformazione dello skate, "Dogtown and Z-Boys

 
 
Usa, muore a 53 anni Jay Adams, pioniere e leggenda mondiale dello skateboard
 

E’ stato stroncato da un infarto improvviso a 53 anni. Jay Adams, pioniere californiano dello skateboard, si trovava in Messico, dove stava trascorrendo una vacanza con la famiglia, la moglie Tracy e i suoi due figli. A dare la notizia la sua manager Susan Ferris, che ha precisato che Jay non aveva mai avuto problemi cardiaci, aggiungendo di “essere sotto choc”. Nato nel 1961 a Venice,California, fondò il team di skater Z-Boys, che rivoluzionò negli anni settanta lo sport, soprattutto nelle acrobazie e nell’estetica, superando i vecchi “trucchi” del decennio precedente e avvicinandone i movimenti a quelli del surf. Adams e gli Z-Boys inaugurarono l’era dell’half-pipe acrobatico.

La leggenda californiana fu protagonista anche di un documentario del 2001, “Dogtown and Z-Boys“, diretto da Stacy Peralta, uno degli ex componenti del gruppo di skater.  Sempre Peralta, quattro anni dopo fu tra gli sceneggiatori del film hollywoodiano “Lords of Dogtown“, diretto da Catherine Hardwicke. Nel film si racconta la rivoluzione del mondo dello skateboard fatta negli anni Settanta dagli Z-Boys, che in quel periodo hanno contaminato la disciplina con le acrobazie del surf. “Lords of Dowtown” ricorda anche le spettacolari discese del gruppo di amici nelle piscine dei ricchi diBeverly Hills, svuotate dalla siccità del 1975.

Adams ha avuto gravi problemi legali e fu accusato di istigazione all’omicidio per l’aggressione a un ragazzo omosessuale, Dan Bradbury, che morì per un pestaggio nel 1982 a Los Angeles. Non sono mancati neppure problemi di droga: negli anni novanta Jay Adams attraversò il lungo tunnel dell’eroina, dopo la morte violenta del fratello e, nello stesso anno, il decesso di entrambi i genitori.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/16/usa-muore-a-53-anni-jay-adams-pioniere-e-leggenda-mondiale-dello-skateboard/1092161/

Detenuti tossicodipendenti in comunita' d'accoglienza. Regione Toscana

 I detenuti con diagnosi di tossico-alcoldipendenza potranno accedere alle misure alternative al carcere ed essere accolti nelle strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana). Un intervento straordinario che coinvolgerà tra 50 e 60 detenuti toscani, e per il quale la Regione destina un finanziamento di 1 milione e 500mila euro per il biennio 2014-2015. L'intervento è previsto da una delibera approvata recentemente dalla giunta su proposta dell'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni. Nel dicembre 2013, Regione Toscana, Ministero della giustizia, Tribunale di sorveglianza di Firenze e Anci Toscana avevano siglato un protocollo tematico per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione detenuta: tra le varie azioni previste dal protocollo, anche la messa in atto di misure finalizzate al recupero e al reinserimento di detenuti con problemi legati alla dipendenza da sostanze.
Alle misure alternative, riconosciute dalla competente autorità giudiziaria, potranno accedere quei detenuti per i quali sia stata formulata la diagnosi di tossico-alcoldipendenza e il relativo piano terapeutico-assistenziale da parte dei Servizi per le dipendenze delle Asl toscane. Ad accogliere i detenuti, in regime residenziale, saranno le strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana), che realizzeranno il programma terapeutico-assistenziale finalizzato al loro reinserimento. Un gruppo di lavoro, costituito da esperti del Tribunale di sorveglianza di Firenze, del Prap (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) e dei competenti settori dell'assessorato, definirà le procedure per l'attivazione di questi percorsi; individuerà la lista dei detenuti da inserire in questi percorsi (50-60 persone); definirà la ripartizione delle risorse da destinare alle Asl; monitorerà il corretto svolgimento degli interventi e ne rileverà i risultati.

ADUC Droghe

Consumo eroina tra giovani. +37% a Roma

 Nella Capitale, soprattutto nel periodo estivo, è allarme per la crescita significativa del consumo di eroina tra la popolazione giovanile. I dati del CEIS di Don Picchi parlano di una crescita netta in tre anni del consumo di eroina pari al37%, che vedrebbe oltre 50.000 persone a Roma tra i 13 e i 48 anni cadere nell'utilizzo di questa sostanza, a dispetto di una diminuzione del numero di consumatori di cocaina -7%.
Sono questi i dati allarmanti lanciati dal Ceis di Don Picchi che emergono da un'indagine realizzata sul tema delle dipendenze da sostanze stupefacenti. I dati raccolti dal 2011 ad oggi, intervistando più di 9.500 adolescenti, con età compresa tra 12 i 18 anni, mostrano come il primo contatto con la droga avvenga in età sempre più precoce, poiché è venuto completamente a mancare un orientamento alla prevenzione.
All’uso dell’eroina occorre aggiungere che tre ragazzi su cinque hanno provato almeno una volta le nuove droghe sintetiche, che rappresentano oggi il 70% del consumo nel mercato italiano percentuale in costante aumento con 108 nuove sostanze psicoattive introdotte in Europa nel 2012 e non riconosciute illegali.
"I ragazzi, non trovando nelle istituzioni come la scuola e la famiglia un interlocutore adatto, ci hanno manifestato la loro difficoltà a trovare un qualcuno con cui affrontare questa tipologia di problematiche - spiega Roberto Mineo, presidente del CEIS Don Picchi - e questo senso di smarrimento legato a un generalizzato e progressivo abbandono delle regole e la mancanza di ideali e valori, li porta ad avvicinarsi a questo tipo di trasgressione sempre più presto".
"Un milione di sequestri di droghe illecite in Europa - continua Mineo - mostrano come questo business sia ancora fortissimamente diffuso e metta in pericolo i nostri giovani. La nostra vita frenetica, legata alla difficoltà di trovare momenti in cui realizzarsi, porterà a riutilizzare la madre di tutte le droghe, l'eroina, che, a differenza di altre sostanze fa cadere in uno stato di torpore dei sensi e di rilassamento, ma crea dipendenza sin dal primo utilizzo. Questa nuova tendenza andrà a colpire in particolare i giovani privi di ogni tipo d'informazione e tutela, ma già da tempo il Centro Italiano di Solidarietà don Mario Picchi si è allertato, e abbiamo messo in atto degli strumenti di prevenzione".

Metadone e barbiturici, così i malati cronici diventano soci dei mercanti di droga

Il tossicodipendente esce dal Sert con i suoi flaconi di metadone, ma non li utilizza per disintossicarsi. Li rivende, due euro il pezzo, al pusher georgiano, che ne farà componente per le nuove droghe sulla piazza barese. Combinato con la cocaina, proprio come prima si faceva per l'eroina, o ancor meglio con le pillole di tranquillanti, che arrivano da un altro canale. Piazza Umberto, coacervo di nazionalità, in gran parte extracomunitari, ma anche georgiani e romeni: nei giardini, tra le panchine e i giochini dei bambini, fiorisce lo spaccio di vecchie e nuove sostanze stupefacenti. Per qualsiasi richiesta ed esigenza, dalla marijuana per i giovanissimi all'eroina degli incalliti, fino alla cocaina delle serate, il mercato è molto fornito. Ma soprattutto in continua evoluzione in termini di offerta.

Ed è qui che i georgiani incontrano chi fornisce loro il metadone o i farmaci calmanti: nel secondo caso, si tratta di insospettabili baresi, muniti di regolare ricetta, che finiscono per diventare soci in affari dei mercanti di morte. Sono cittadini normali, pazienti di medici che regolarmente prescrivono terapie a base di benzodiazepine o di oppiacei, ben lontani dal sospetto che i medicinali possano diventare fonte di guadagno. E così, ritirano più scatole in farmacia, pagando solo il ticket. Rivendono poi le singole pillole, seguendo un doppio tariffario, a seconda della giornata: 2 euro ciascuna, il lunedì e martedì, per poi passare a 5 euro dal mercoledì alla domenica.

Il mix così ottenuto viene assunto dagli stessi georgiani o rivenduto ai frequentatori del nuovo market della droga. Una piazza, quella a pochi passi dalla stazione, dove anche i più giovani trovano la "novità": marijuana, di varia qualità e costi, "bagnata" col metadone. Il farmaco, in sostanza, potenzia l'effetto dello stupefacente, annullandone le conseguenze più fastidiose.

Non mancano hashish e cocaina, il cui mercato è affidato agli africani, componenti di una ramificata organizzazione di spacciatori, che hanno all'interno del Cara (il centro richiedenti asilo politico di Bari Palese) la loro base operativa. È lì che, secondo alcune indagini, arriva da Napoli il carico di marijuana e cocaina (in misura minore), per poi essere spacchettato e suddiviso in dosi da spacciare nelle piazze baresi. La vendita di sostanza stupefacente sul territorio, finora esclusivo appannaggio dei clan baresi, è stata infatti parzialmente ceduta in subappalto agli immigrati, che in cambio pagano alle organizzazioni una tangente per ogni piazza occupata. Incluso
piazza Umberto.

Ma lo spaccio a Bari è la parte terminale di molteplici rotte, non solo quella italiana che viaggia su gomma. Come evidenziano i numerosi sequestri effettuati dalle forze dell'ordine al porto di Bari. E come conferma l'ultima relazione della Direzione nazionale antimafia (i dati si riferiscono al periodo compreso fra luglio 2012 e giugno 2013), "nel settore del traffico dell'eroina e della cannabis i sodalizi pugliesi continuano ad assicurarsi l'accesso ai canali di rifornimento della droga, grazie ai consolidati rapporti con organizzazioni per lo più di matrice albanese". E conferma: "Per le forniture di cocaina, i gruppi pugliesi sono certamente in posizione sottordinata, tanto che sono i clan camorristici a rappresentare il loro principale canale di approvvigionamento".

Tanta droga, di vario tipo, che intossica la regione intera: "Mentre i sequestri di marijuana avvenuti in Puglia, tra Manfredonia, Bari e il Salento, sono in senso assoluto i più rilevanti avvenuti in Italia - si legge ancora nella relazione anche quelli di eroina sono ai primi posti a livello nazionale, insieme a quelli marchigiani e veneti". Trafficanti senza l'ombra di uno scrupolo, i cui volti si confondono nei numeri: 210 quelli scoperti nell'ultimo anno dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari (che comprende anche parte del foggiano), 302 quelli indagati dalla Dda di Lecce, storico territorio di azione della Sacra corona unita.

bari.repubblica.it/cronaca/2014/07/14/news/droga-91517325/

Due morti in tre giorni a Firenze. Aspettiamo i prossimi? Appello al Comune per una narcosala

   Due morti a Firenze per overdose di eroina nel giro di tre giorni, un uomo di 43 anni trovato in casa dalla moglie l'11 luglio e, il 13 luglio, un altro di 23 anni trovato da un amico che lo ospitava. Inutile per entrambi la corsa in ospedale, mentre tra le ipotesi degli investigatori anche quella di una partita di droga troppo pura Un “déjà-vu” che, con molta probabilita', rivedremo anche in prossimi periodi. Nel frattempo? Niente! Si puo' solo sperare che i regolamentatori del mercato clandestino, illegale e criminale -l'unico mercato oggi esistente- siano magnanimi e non inseriscano in questo mercato prodotti sempre piu' puri e, teoricamente, piu' letali. I due tossicodipendenti morti sono, a nostro avviso, due malati che come tali andrebbero trattati. Ma, nonostante i servizi sanitari in merito a Firenze -e non solo- ci sono (SerT), queste due persone sono morte. Un incidente o un servizio sanitario insufficiente? Non lo sappiamo, ma sta di fatto che queste due persone malate sono morte perche' non hanno fatto riferimento alle strutture sanitarie pubbliche esistenti, ma hanno cercato un rimedio alla loro malattia andando a cercarsi altrove il proprio “farmaco”. Cosa dobbiamo fare di fronte a questa realta'? Allo stato dei fatti possiamo solo sperare che l'autorita' di polizia individui i trafficanti di morte che hanno immesso nel mercato questa eroina piu' potente, e riporre altrettanta speranza che questo possa servire a qualche cosa.... cioe', aspettiamo le prossime vittime, perche' i trafficanti di morte non si faranno certo intimidire da qualche ipotetico arresto, cosi' come i malati non si prenderanno paura per cio' che e' capitato ad altri come loro. 
Noi pero' non ci rassegniamo e, pur auspicando che le normative in materia di droga cambino radicalmente cosi' come anche impostoci da una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge che ci siamo tenuti per otto anni (la Fini-Giovanardi), non possiamo attendere oltre. Il legislatore e' lento e deve far fronte a numerosi veti incrociati di spocchia culturale e medica. Il Comune di Firenze potrebbe intanto intervenire e per questo gli rivolgiamo un appello. Non si tratta di sostituire la normativa comunale con quella nazionale (che, al momento, non c'e'), ma di prendere un'iniziativa, forzando un po' le norme attuali, cosi' come sta facendo il Comune di Parigi, come ha fatto il Comune di Madrid, quello di Zurigo, di Liverpool e diversi Comuni tedeschi e canadesi: stiamo parlando delle cosiddette narcosale, cioe' presidi sanitari sotto il controllo del SSN dove, chi vuole iniettarsi il proprio veleno lo puo' fare, in un ambiente sanitariamente protetto e sorvegliato e dopo aver fatto analizzare la sostanza a degli esperti presenti nella stessa narcosala, esperti che, ovviamente, non hanno niente a che fare con chi ha venduto la droga al malato. Un rimedio che automaticamente salvera' alcuni di questi malati? Non lo sappiamo, ma sicuramente e' una opportunita' a cui non dovremmo rinunciare. Un gesto di civilta' sanitaria, giuridica e umana per avvicinare il servizio sanitario a chi ne ha piu' bisogno. Aspettiamo fiduciosi una reazione da parte delle nostre autorita' sanitarie comunali.

ADUC Droghe

Onu, coltivazione oppio ai massimi livelli dal 1998

 (ASCA) – Roma, – La produzione di oppio ha raggiunto i livelli piu’ alti da 16 anni a questa parte, in particolare in Afghanistan, dove l’area utilizzata per la coltivazione del papavero e’ cresciuta del 36%. In Myanmar, che insieme all’Afghanistan copre il 90% della produzione mondiale, le zone dove si coltiva l’oppio sono cresciute del 13,5%.

I dati sono contenuti nel rapporto annuale dell’UNODC, l’agenzia dell’Onu contro la droga e la criminalita’ organizzata, secondo la quale la coltivazione del papavero interessa oggi oltre 296 mila ettari, “l’area piu’ grande dal 1998, l’anno in cui sono iniziate le stime”.

Con i militari americani e della Nato che lasceranno il paese alla fine dell’anno, i contadini afgani hanno cominciato a coltivare nuovamente il papavero. Come conseguenza, ha spiegato il capo dell’UNODC Yury Fedotov, anche la produzione di eroina e’ tornata ai livelli piu’ alti visti nel 2008 e nel 2011. (fonte AFP).

Questa è una notizia dell’agenzia Asca.

USA: evoluzione nell’uso dell’eroina negli ultimi 50 anni

 

  Fonte: JAMA Psychiatry 
Titolo originale e autori: TJ Cicero, MS Ellis, HL Surratt et al, The Changing Face of Heroin Use in the United States.-JAMA Psychiatry, 2014; DOI: 10.1001/jamapsychiatry.2014.366 Negli ultimi cinquant’anni, l’epidemiologia relativa all’uso di eroina negli USA ha subito alcuni cambiamenti rispetto all’età media d’inizio d’uso, la provenienza di chi ne fa uso, e le abitudini di consumo. 
Questo è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis e pubblicato su JAMA Psychiatry il 28 maggio scorso. 
La ricerca è stata condotta negli USA su un campione di 9000 soggetti adulti, con problematiche di dipendenza da eroina, antidolorifici oppioidi o da narcotici analgesici, in cura presso 150 centri per il trattamento delle dipendenze sparsi per tutto il Paese. Ai soggetti sono stati somministrati vari questionari tra il 2010 e il 2013, tesi ad identificare le relative abitudini di consumo, il sesso, la provenienza e l’età di inizio d’uso di tali sostanze. I risultati sono stati poi messi a confronto con dati epidemiologici disponibili relativi agli anni ’60 e ’70. 
In generale, 2800 pazienti hanno dichiarato di usare l’eroina come principale sostanza stupefacente e di prediligerla data la sua facile reperibilità, il suo prezzo relativamente basso rispetto ad altre droghe (o medicinali), lo sballo che può dare e la facilità con cui può essere assunta. Inoltre, il 75% di chi consuma oggi eroina ha detto di aver provato come prima droga, farmaci oppiacei con obbligo di ricetta. 
Altri dati emersi dalla ricerca hanno evidenziato che l’età media di inizio d’uso dell’eroina è aumentata rispetto agli anni ’60 e 70, 23 anni oggi rispetto ai 16 anni di quaranta/cinquant’ anni fa. 
Infine, chi usa eroina oggi viene soprattutto da aree suburbane o rurali mentre prima gli eroinomani erano soprattutto persone che vivevano in aree metropolitane. 
Questa evoluzione nell’epidemiologia e nelle abitudini d’uso, concludono i ricercatori, evidenzia l’importanza che vengano elaborate nuove strategie di lotta all’uso di oppiacei, obiettivo che si potrà raggiungere solo attraverso lo studio di pazienti dipendenti inseriti in programmi di riabilitazione. 
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