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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina, Articolo

Sicurezza stradale: Autovie Venete, nuovi rilevatori droga

ANSA - PALMANOVA (UDINE), 8 AGO - Rilevano fino a 5 classi di droghe (anfetamine, cocaina, oppiacei, metanfetamine, Thc), attraverso l'analisi della saliva e sono anche dotati di un sistema di salvataggio dei dati su un pc. Sono i Drug Detection System (Droga-Test), in dotazione alla Polizia Stradale che opera sulla rete autostradale di Autovie Venete. La Concessionaria autostradale ne ha consegnati 6 oggi che sostituiscono quelli in dotazione da due anni, il cui modello e' superato. Rispetto al modello precedente, i nuovi Drug Detection System (investimento 33 mila euro) hanno aumentata sensibilita', risultano molto piu' veloci nei tempi di rilevazione e analisi (in soli 5 minuti riesce a rilevare la presenza di un massimo di 5 droghe; in 90 secondi ne rileva 2, con la possibilita' di conservare in forma integra parte del campione testato che potra' cosi' essere utilizzato per future analisi di conferma o contradditorio) e tutta l'operazione viene svolta in due sole fasi rispetto alle tre precedenti. Nei due anni di utilizzo (2010-2012), in Fvg sono stati effettuati 415 servizi che in 131 casi hanno dato esito positivo. La consegna e' stata l'occasione per confrontare i risultati raggiunti dalla sempre piu' stretta collaborazione fra Autovie Venete e Polstrada nell'ambito della sicurezza: dai controlli sui mezzi pesanti in transito sulla rete, all'intervento delle pattuglie in occasione di sinistri o eventi critici, fino alle attivita' didattiche rivolte alle scuole.Sono molteplici gli strumenti a disposizione degli agenti per controllare il comportamento dei guidatori in autostrada.

''Sulla rete autostradale gestita da Autovie Venete - ha ricordato il direttore generale Enrico Razzini - sono attive 20 postazioni di tutor, 5 autovelox (3 nel tratto Quarto D'Altino- San Dona' di Piave e due sul raccordo Villesse-Gorizia, entrambi interessati da lavori di adeguamento)''. Efficace anche il software che analizza il cronotachigrafo digitale dei mezzi pesanti, applicativo che verifica il rispetto delle ore di guida e di riposo e monitora le attivita' del mezzo su strada nei 28 giorni antecedenti. L'introduzione del tutor (16 postazioni su A4, due sulla A 28 e due sulla A23), installati da febbraio 2011 sulla rete autostradale Autovie Venete, ha contribuito alla riduzione degli incidenti, passati dai 734 del 2010 ai 668 del 2011 (da 403 a 368 i feriti, 9 i deceduti). Alla consegna dei droga test, hanno partecipato i vertici della Polstrada del Fvg Luciano D'Agata e del Veneto Massimo Pianpiani, il comandante della sezione di Palmanova Andrea Nutta, la comandante della sezione di Venezia Maria Faloppa e l'ispettore capo della sottosezione di San Dona' di Piave Paolo Grigoli, il direttore generale di Autovie Venete Enrico Razzini, il direttore d'esercizio Davide Sartelli, affiancato dai collaboratori Fulvio Moras e Giovanni Cante. (ANSA).

 

Droga infettata con l'antrace Sei casi in due mesi in Europa

 In Europa sono già sei i casi di eroina infettata da antrace negli ultimi due mesi, due i morti. Così che un allarme preventivo è scattato anche in Italia: il Dipartimento nazionale antidroga ha infatti attivato la «massima allerta». La notizia ha scatenato su Internet allarmi di vario tipo, ma lo stesso Dipartimento ha gettato acqua sul fuoco: «Nessun pericolo di epidemia per la popolazione, tantomeno un caso legato con il bioterrorismo, ma un'allerta sanitaria per pronto soccorso e laboratori». Una precauzione «per riconoscere eventuali contaminazioni e prevenire infezioni e morti tra i tossicodipendenti». L'antrace è una grave malattia causata da un batterio, il Bacillus anthracis, che dà origine a spore altamente resistenti. Il Dpa ha attivato l'allerta dopo aver ricevuto da giugno segnalazioni di sei casi di antrace in Europa, che hanno provocato due decessi tra consumatori di eroina. I casi sono stati registrati in Germania, Danimarca, Francia e Scozia. Nessun legame al momento tra i sei casi e nessun caso in Italia. «Tuttavia — ha detto Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento — considerata la concreta possibilità che stiano circolando sul territorio europeo partite di eroina contaminate e vista la rapidità con cui le sostanze stupefacenti possono raggiungere l'Italia, è stata attivata la massima allerta tra le strutture competenti in materia di protezione della salute pubblica, tra i laboratori e le forze dell'ordine».

corriere.it

Perugia al top per il consumo di eroina, Roma di coca, Milano per la metamfetamina

 Cala il consumo di cocaina, eroina e metamfetamina. Aumenta quello di ketamina ed ecstasy. Mentre l'uso di cannabis rimane stabile con variazioni da città a città. A rilevarlo sono le analisi delle acque reflue prelevate per sette giorni consecutivi nei depuratori dalll'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano con il Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha monitorato 17 città italiane. Attualmente il consumo di eroina sembra interessare maggiormente il centro Italia, con Perugia capofila (5 dosi/giorno/1.000 abitanti), seguita da Roma, Firenze e Terni (3 dosi/giorno/1.000 abitanti)». I consumi più elevati di cocaina si rilevano invece a Roma e Napoli (7-8 dosi al giorno per mille abitanti) seguite da Milano (5 dosi/giorno/1.000 abitanti, come Torino, Firenze e Perugia)

L'ANALISI - Il metodo messo a punto qualche anno fa dall'Istituto Negri è stato applicato per la prima volta a livello europeo rendendo possibile il confronto dei consumi con altre città. I campioni sono stati prelevati a marzo 2011 per misurare i consumi di cocaina, amfetamina, metamfetamina, ecstasy e cannabis. Così si è visto che il consumo complessivo di cocaina in Europa è stato di circa 356 chili al giorno, un quantitativo pari a circa il 10-15% della produzione mondiale (secondo le stime dell'Onu). La cocaina, inoltre, insieme all'ecstasy si è confermata una droga «ricreazionale», con consumi molto maggiori nel week end rispetto agli altri giorni della settimana. Per quanto riguarda la stessa ecstasy e l'amfetamina, a Milano i consumi sono risultati molto contenuti, e inferiori a quelli misurati in Olanda, Belgio e Gran Bretagna (dove i livelli elevati sono stati messi in relazione alla presenza di laboratori illegali di produzione). A Milano, si è invece riscontrato un consumo relativamente elevato di metamfetamina inferiore solo a quello misurato di Finlandia e Repubblica Ceca. Quanto invece alla più nota cannabis Olanda, Francia e Spagna sono i tre paesi sul podio dei consumi.

CorrieredellaSera.it

Bassa Soglia sulle "giornate antidroga"

La città di Torino si allinea alle direttive del Dipartimento nazionale antidroga e espone per tre giorni sulla Mole lo slogan "Chi compra droghe finanzia le mafie, le loro violenze e il terrorismo". Con buona pace di onestà, verità e buon senso. I consumatori di droghe illegali - che tali sono non perché più dannose di quelle legali ma per l'arbitrarietà delle narcopolitiche globali - si trovano così non solo ad essere quotidianamente segnalati alle prefetture, denunciati, fermati e incarcerati, psichiatrizzati e stigmatizzati, ma anche colpevolizzati come sostenitori delle narcomafie e, se non bastasse, del terrorismo. Il moralismo dello slogan è indecente: ricalca il mai sopito vizio di prendersela con i più deboli per non contestare i più forti.I consumatori di tutto il mondo sono le prime vittime dei mercati illegali sui quali le mafie internazionali ingrassano grazie alle politiche globali proibizioniste, sostenute da una parte dell'ONU. Le mafie fioriscono e guadagnano sulla "guerra alla droga" e sulle retoriche disoneste di un "mondo senza droghe", sul sistema mondiale della repressione del consumo. Lo stesso sistema che condanna e incarcera un consumatore quando - proprio per non aver a che fare con il mercato nero - coltiva tre piante di marijuana sul balcone per il proprio personale consumo. E magari in carcere poi ci muore, come è accaduto ad Aldo Bianzino.Lo stesso sistema che da decenni colleziona fallimenti, e riempie tribunali e carceri di consumatori, incide poco o nulla sul traffico, produce continui attacchi ai diritti umani in tutto il mondo. Lo stesso sistema che oggi molti - le stesse agenzie ONU su AIDS e Diritti umani, per esempio - stanno sottoponendo a critiche radicali. Lo stesso sistema che l'Unione europea - con l'eccezione dell'Italia, paladina della "war on drugs" grazie al Dipartimento nazionale - sta cercando di arginare promuovendo migliori politiche comunitarie di riduzione del danno.Invece di diffondere slogan inutili, ideologici e criminalizzanti, sarebbe invece opportuno che Municipalità e Regione facessero alcune semplici cose concrete. Per esempio:? potenziare invece che tagliare i servizi di riduzione del danno, che aiutano i consumatori a consumare in modo meno rischioso? potenziare invece che tagliare gli interventi nei luoghi di consumo soprattutto giovanili, per promuovere consapevolezza? aprire stanze del consumo (come in molti paesi (europei ) per salvare la vita di chi consuma? favorire pratiche di pill testing, analisi delle sostanze nei luoghi di consumo, per una maggior informazione sulla qualità delle sostanze, informazione che il mercato nero nega ? varare una legge regionale - come in Toscana - sulla legalizzazione della canapa per uso medico? sostenere e promuovere nelle sedi istituzionali nazionali la riforma della criminogena e patogena legge Fini Giovanardi e una netta discontinuità con l'approccio italiano iperproibizionsita a livello europeo, promosso dal governo Berlusconi, fatto proprio dal "governo dei tecnici" e propugnato dall'uomo-per-tutte-le-stagioni Serpelloni.Solo per fare qualche esempio. Al governo della città ricordiamo che c'è stato un tempo in cui il centrosinistra sembrava sensibile a questi argomenti, razionali, sensati, pragmatici e umanitari. Sembra passato un secolo, e questo nuovo conformismo, questa disattenzione non sono solo tristi, ma anche poco responsabili.COBS- Coordinamento Operatori Servizi a Bassa Soglia del Piemonte

Ossitocina: relazioni complesse con droga e alcol

 È stata chiamata anche l'ormone «dell'amore», e in effetti il livello di ossitocina tende ad aumentare nel plasma delle coppie che stanno insieme da poco. Lo dice uno studio condotto da ricercatori dell'Università di Bar-Ilan (Israele) e della Yale University di New Have (Stati Uniti) coordinati da Inna Schneiderman, e pubblicata sulla rivistaPsychoneuroendocrinology. «Si tratta del primo studio che ha esplorato in maniera longitudinale l'attaccamento romantico da un punto di vista biochimico» dicono gli autori della ricerca.

Selezionate 30 coppie, formatesi da non più di tre mesi, i ricercatori le hanno paragonate a un gruppo costituito da 43 single, e hanno rilevato che in questi ultimi i livelli di ossitocina erano significativamente inferiori a quelli delle coppie di innamorati. E in questi ultimi l'alto livello di ossitocina si è mantenuto fino all'osservazione ripetuta al nono mese. Altre ricerche hanno trovato una correlazione anche tra ossitocina e attività sessuale; non c'è quindi da meravigliarsi se, a un certo punto, l’ormone è comparso su Internet come farmaco proposto per l'aumento della fiducia in se stessi e il miglioramento delle prestazioni sessuali. «Attualmente l'ossitocina è autorizzata in Italia solo per l'induzione del parto — spiega la professoressa Donatella Marazziti, del Dipartimento di psichiatria, neurobiologia, farmacologia e biotecnologie dell'Università di Pisa —. Acquistare ossitocina su Internet è un'attività che implica tutti i rischi legati al commercio online di farmaci: non ci sono garanzie né sulla qualità, né sulla precisione dei dosaggi. Inoltre, va detto che lo spray nasale di ossitocina ha un'emivita - termine che indica il tempo di dimezzamento di un farmaco dopo la sua somministrazione - di pochi minuti e, quindi, viene eliminata velocemente dall'organismo». Un aspetto che contribuisce a renderne aleatoria l'efficacia. «Al momento ci sono veramente pochi dati per dire che l'ossitocina sia in grado di svolgere questo tipo di azione — continua l’esperta — . Teoricamente, sarebbe possibile un suo ruolo nel miglioramento della funzionalità sessuale, per la sua capacità di aumentare la libido, indurre l'orgasmo e anche l'erezione. Ma ho usato il condizionale: infatti, da qui a dire che questo neuropeptide possa diventare una valida alternativa al Viagra, la strada è molto lunga».

In virtù delle sue potenzialità socializzanti, l'ossitocina è stata proposta anche per il trattamento di disturbi psichici incentrati su una «difettosa» relazione con il mondo circostante, come l'autismo e la schizofrenia. È un ambito di esplorazione recente e attualmente sono in corso circa 40 trial clinici, che stanno sollevando speranze, anche se non ci sono ancora conclusioni scientificamente affidabili. «Queste potenzialità sono legate a una duplice azione dell'ossitocina, che, da un lato, riduce l'attività dei sistemi biologici che regolano lo stress e, dall'altro, attiva quelli di gratificazione o reward. Questo secondo effetto ne fa intravedere un possibile ruolo anche nel trattamento delle dipendenze» dice ancora Marazziti. In effetti, l'ossitocina ha interazioni complesse con alcol e droghe. Interazioni studiate da Nadine Striepens dell'Università di Bonn. Una sua revisione, pubblicata sulla rivista Frontiers in neuroendocrinology, indica che l'effetto antisociale dell'abuso di alcol potrebbe essere mediato proprio dalla carenza di ossitocina presente negli alcolisti cronici, conseguenza della distruzione tossica dei neuroni ipotalamici specializzati nella produzione di questa sostanza.

Poi c'è l'ectasy, sostanza illegale con effetti ansiolitici e socializzanti, raggiunti anche attraverso lo stimolo alla secrezione di ossitocina; un effetto simile lo provoca la cocaina, ma solo nel momento dell'assunzione. L'abuso cronico, infatti, riduce i livelli di ossitocina, così che le madri cocainomani spesso non sviluppano un adeguato legame affettivo con la prole, né un adeguato comportamento protettivo.

Danilo Di Diodoro www.corriere.it/salute/12_giugno_13/ossitocina-droghe-alcol_ed1d8d2c-b0ac-11e1-b62b-59c957015e36.shtml

Le tossiche sotto il burqa

La dipendenza è già difficile se si è uomini. Ma se si porta un velo, è un inferno


Giornalettismo - L’Afghanistan è il principale produttore di oppiacei del mondo, e i principi attivi vengono sintetizzati per produrre l’eroina: normale che per le strade di Kabul si possano vedere uomini distrutti dalla loro dipendenza dalla droga, disperati alla ricerca della prossima dose.

VITA D’INFERNO - Ma quello delle donne afghane, tossicodipendenti sotto il burqa, è un universo tutto da esplorare, dice la Msnbc. Il centro di Nejat, gestito dall’Onu, è una struttura di riabilitazione dalle tossicodipendenze anche femminili, in cui le donne devono riuscire ad andare di nascosto dai propri mariti – visto che, come è noto, da sole e senza permesso non possono uscire. “Non mi è permesso lasciare la casa per i controlli medici. Che posso fare? Sono una donna”, dice Anita, una delle donne intervistate, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno preso l’abitudine di assumere sostanze tossiche proprio dai loro mariti.

 

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L'oppio che consola (pure) Dio

 oppio_190x130Thomas Dormandy racconta come lo stupefacente amato da Sumeri, imperatori e chirurghi abbia cambiato la medicina.

«Non chiamatemi professore e nemmeno dottore: potete scegliere fra Thomas e Tom Dormandy, the former after Aquinas, not the doubter apostole»: insomma Thomas nel caso di Dormandy viene da San Tommaso d’Aquino, non dall’apostolo che voleva vedere per credere. È così che ci ha accolto nel suo laboratorio al Wittington Hospital la prima volta. Sono passati più di trent’anni, Dormandy era già una celebrità, noi dei ragazzi appena laureati. Thomas Dormandy ha passato i 90 adesso, e scrive ancora. L’ultimo suo libro — Opium, Reality’s Dark Dream — non è soltanto una storia di medicina, è una storia dell’umanità. Di guerre, di letteratura, di mafia, di mercato nero e tanto altro, ed è una storia che parte da lontano: Ferdinand Keller ha trovato in un lago alpino fossili con semi di papavero bianco (indubbiamente coltivato) che si possono datare intorno al sesto millennio prima di Cristo.

«Se Dio dovesse mai avere bisogno di cure, la sua medicina sarebbe l’oppio» amava dire ai suoi studenti William Osler, il padre in un certo senso della medicina moderna che fu a capo di Johns Hopkins a Baltimora. Tanti medici ancora prima di Sir William Osler hanno benedetto l’oppio: «Non avremmo mai potuto fare questo lavoro se non ci fosse stato l’oppio ad alleviare le sofferenze dei malati». Nel reparto di Joseph Lister (Sir anche lui) nel 1877 al King’s College di Londra, il reparto di chirurgia più avanzato del mondo, non c’era ammalato che non avesse la sua dose di oppio. L’oppio è la pianta della felicità nelle iscrizioni dei Sumeri, all’epoca di Abramomescolato al latte calmava le «coliche» dei neonati, lo si trova in un papiro del tremila avanti Cristo. Dal papiro di Edwin Smith viene fuori che gli Egizi sapevano già come per malattie comunque incurabili serva la preghiera più che le medicine, salvo una, l’oppio, per rendere più facile il passaggio all’aldilà.

E nessun faraone sarebbe mai stato sepolto nell’antico Egitto senza il suo corredo di papaveri d’oppio. Solo l’oppio, secondo Jean Cocteau, poteva avere l’effetto descritto da Omero quando racconta di Elena, figlia di Zeus, che mette qualcosa nel vino di Telemaco capace di attenuare l’angoscia dei ricordi. Più tardi, a Roma, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio consumavano tanto oppio quanto vino, ma anche la gente comune aveva il suo dolce di oppio e zucchero oltre a miele, succo di frutta e fiori: tutto mescolato in una specie di marzapane.

Forse non tutti sanno che la farmacologia viene dall’Islam — più di tremila preparazioni contro le meno di mille dei Romani — e c’erano farmacie famosissime al Cairo, a Damasco, a Bagdad, dove si discuteva fra l’altro di letteratura e di filosofia (siamo intorno al 900 dopo Cristo). «Gli ammalati vengono da te per due cose di solito, per il dolore o perché hanno paura», scrive Avicenna in un monumentale testo di medicina: «L’oppio funziona per tutte e due, ma ci vuole grande prudenza». E spiega come prepararlo e il dosaggio giusto e come accorgersi delle contraffazioni.

Nella letteratura moderna gli effetti dell’oppio li descrive per la prima volta Alfano, un monaco benedettino, nel suo libro Premnon Physicon del 1063. Ed è un altro monaco, Costantino Africano, a dilungarsi sulle proprietà quasi magiche dell’oppio nel Liber Isagogarum. Paracelso ha scritto dell’oppio dopo averlo provato su se stesso: «È la medicina ideale, addormenta lemalattie senza uccidere l’ammalato». L’oppio serviva ai chirurghi per operare e a metà del ’600 Christopher Wren e Robert Boyle a Oxford hanno dimostrato con studi sui cani che l’oppio al cervello arriva attraverso la circolazione: «Ma allora lo si potrebbe iniettare in una vena e usarlo come anestetico», hanno pensato. Fu così; e quell’esperimento cambiò la storia della medicina (prima senza anestetici non si poteva operare).

Nelle regioni cattoliche l’oppio si è diffuso di meno non per scelta ma perché c’era più povertà, i ricchi (Gian Gastone, l’ultimo dei Medici e Pierre Pomet a capo delle farmacie di Luigi XIV in Francia, per esempio) sapevano persino distinguere quello del Cairo da quello di Tebe o della Turchia. Unmedico famosissimo, Renè Theophile Hyacinthe Laennec, inventore dello stetoscopio, era solito dire ai suoi studenti che «la morte è parte della vita». Si ammalò di tubercolosi, «era sereno fino all’ultimo — scrisse la moglie più tardi — con due alleati, il buon Dio e l’oppio».

Dove va a parare col suo libro Thomas Dormandy? Mi ha raccontato che voleva finire con l’immagine di un contadino afghano dalla barba incolta che fuma la pipa e sorveglia i suoi campi di papavero ben conscio che sono loro a proteggere dalla fame lui, le suemogli e la sua famiglia. Poi ci ha ripensato, «it would be fraudulent», e negli ultimi capitoli scrive come nessun’altra droga come l’oppio sia in grado di produrre una distorsione del reale che arriva alla mente e dappertutto e ti coinvolge. Nessuna prende così saldamente possesso di te, nessuna ti distrugge così senza curarsi di etnia, classe, virtù. Milioni di persone adorano la droga, altrettante la odiano. Non ci sono argomenti che convincono le prime, e nessuna statistica convince le seconde a un atteggiamento permissivo. E quelli che sono vittima dell’oppio, in modo diretto o indiretto, continuano a soffrire e a morire.

Giuseppe Remuzzi, La Lettura-Corriere della Sera

lettura.corriere.it/l’oppio-che-consola-pure-dio/

L’oppio dei talebani


Perché l'organizzazione islamica sta distruggendo i campi di papaveri?

 

Giornalettismo - La coltivazione del papavero è stata finora una delle maggiori fonti di reddito dei talebani, che sull’oppio e i suoi derivati hanno fondato un piccolo impero degli stupefacenti. Stupisce quindi che l’organizzazione islamica abbia distrutto i campi orientali dell’Afghanistan, ma così è andata e il Guardian indaga i motivi.

ILLEGALE E IMMORALE - La distruzione dei campi è avvenuta nei distretti  di Marawara e Shegal per ordine di un potente comandante regionale, Zia al-Rahman, che ha chiesto ai militanti di non dispensare neanche i minuscoli appezzamenti di famiglie poverissime. Già un avvertimento a proposito era stato lanciato alla popolazione locale: “Coltivare il papavero da oppio è illegale e contrario alla nostra religione” hanno tuonato i piani alti dell’organizzazione fondamentalista, guadagnandosi il plauso del governo centrale afgano.

LEADER MONDIALE - L’atteggiamento è perlomeno insolito. I talebani sono sempre stati molto pragmatici riguardo all’affaire droga, che ha nutrito le casse dei combattenti e corrotto una larga fetta del governo, oltre a sostentare la popolazione locale, sulla quali i talebani si appoggiano molto per i beni di prima necessità. Basti pensare che nel 2011 l’indotto della coltivazione del papavero è raddoppiato rispetto all’anno precedente, arrivando a 1, 4 miliardi di dollari, e che in passato i talebani sono stati attenti a non far scoppiare degli scontri nel sud del Paese (dove si concentra il 99% della produzione mondiale) prima che il raccolto fosse completato.

 

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Sco vs Usa: la guerra all’oppio e il controllo dell’Afghanistan

 

Meridianionline - Sembra impossibile che dei piccoli fiori, dai petali friabili come carta velina, possano rappresentare una delle principali minacce per alcuni Paesi del mondo, a partire da quelli dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco, comprendente Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan).

Le cose cambiano e si fanno molto più chiare quando i fiori in questione prendono il nome di  papaver somniferum, ovvero il papavero da oppio, la materia prima da cui deriva l’eroina. Con il loro lilla intenso colorano sterminate distese di terra afghana, e rendono il Paese centroasiatico il primo produttore mondiale d’oppio destinato al mercato illegale.

 

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Droga: cannabis per 1 studente su 4. Allarme eroina, l'ha provata l'1%

 

(ASCA) - Roma, 4 apr - Consumo di cannabis per uno studente su quattro mentre nelle scuole si affaccia l'allarme eroina con un ragazzo su 100 che l'ha provata nella vita. Sono i dati relativi al consumo di sostanze psicoattive, legali ed illegali, nella popolazione studentesca nazionale tra i 15 e i 19 anni, riportati nello studio SPS - ITA 2011 del Dpa ricordato oggi in occasione della presentazione del progetto ''Elementare, ma non troppo...'' promosso da Dipartimento Politiche Antidroga, Istituto Superiore di Sanita' e Moige - movimento italiano genitori, per sensibilizzare e informare minori, genitori e docenti delle scuole elementari italiane sui rischi connessi all'uso della cannabis, dell'alcol e sui fattori favorenti l'avvio del consumo.

 

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Le tossiche sotto il burqa

Le tossiche sotto il burqa05/04/2012 - La dipendenza è già difficile se si è uomini. Ma se si porta un velo, è un infernodi   

L’Afghanistan è il principale produttore di oppiacei del mondo, e i principi attivi vengono sintetizzati per produrre la cocaina: normale che per le strade di Kabul si possano vedere uomini distrutti dalla loro dipendenza dalla droga, disperati alla ricerca della prossima dose.

VITA D’INFERNO - Ma quello delle donne afghane, tossicodipendenti sotto il burqa, è un universo tutto da esplorare, dice la Msnbc. Il centro di Nejat, gestito dall’Onu, è una struttura di riabilitazione dalle tossicodipendenze anche femminili, in cui le donne devono riuscire ad andare di nascosto dai propri mariti – visto che, come è noto, da sole e senza permesso non possono uscire. “Non mi è permesso lasciare la casa per i controlli medici. Che posso fare? Sono una donna”, dice Anita, una delle donne intervistate, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno preso l’abitudine di assumere sostanze tossiche proprio dai loro mariti.

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MENDICARE PER UNA DOSE - Il fenomeno risulta essere in rapida ascesa nell’ultimo decennio, con almeno 60mila donne tossicodipendenti allo stato grave; una dose costa 4 dollari, che nel paese è tantissimo: “Le donne mandano i bambini a raccogliere scarti e bottiglie per pagarsi la droga, o diventano mendicanti, porgendo la mano da sotto il burqa per strada mentre i mariti non ci sono”. “Mio marito”, racconta una madre; “ha una seconda moglie e di me se ne frega, perciò ho iniziato a fumare il suo oppio e ora devo mendicare”. La donna si dice terrorizzata che mariti e fratelli possano scoprirla, e scoprire che sta tentando di curarsi da sola, mendicando per strada.

 

http://www.giornalettismo.com/archives/239082/le-tossiche-sotto-il-burqa/

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