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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina, Articolo

Le tossiche sotto il burqa

Le tossiche sotto il burqa05/04/2012 - La dipendenza è già difficile se si è uomini. Ma se si porta un velo, è un infernodi   

L’Afghanistan è il principale produttore di oppiacei del mondo, e i principi attivi vengono sintetizzati per produrre la cocaina: normale che per le strade di Kabul si possano vedere uomini distrutti dalla loro dipendenza dalla droga, disperati alla ricerca della prossima dose.

VITA D’INFERNO - Ma quello delle donne afghane, tossicodipendenti sotto il burqa, è un universo tutto da esplorare, dice la Msnbc. Il centro di Nejat, gestito dall’Onu, è una struttura di riabilitazione dalle tossicodipendenze anche femminili, in cui le donne devono riuscire ad andare di nascosto dai propri mariti – visto che, come è noto, da sole e senza permesso non possono uscire. “Non mi è permesso lasciare la casa per i controlli medici. Che posso fare? Sono una donna”, dice Anita, una delle donne intervistate, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno preso l’abitudine di assumere sostanze tossiche proprio dai loro mariti.

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MENDICARE PER UNA DOSE - Il fenomeno risulta essere in rapida ascesa nell’ultimo decennio, con almeno 60mila donne tossicodipendenti allo stato grave; una dose costa 4 dollari, che nel paese è tantissimo: “Le donne mandano i bambini a raccogliere scarti e bottiglie per pagarsi la droga, o diventano mendicanti, porgendo la mano da sotto il burqa per strada mentre i mariti non ci sono”. “Mio marito”, racconta una madre; “ha una seconda moglie e di me se ne frega, perciò ho iniziato a fumare il suo oppio e ora devo mendicare”. La donna si dice terrorizzata che mariti e fratelli possano scoprirla, e scoprire che sta tentando di curarsi da sola, mendicando per strada.

 

http://www.giornalettismo.com/archives/239082/le-tossiche-sotto-il-burqa/

Contenuto Redazionale Mix di oppiacei e di prodotti farmaceutici

 

Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione inviata dalla Regione Emilia Romagna a vari presidi sanitari del territorio e relativa ai risultati di un prelievo (con successiva analisi sulla sostanza sequestrata) da parte del Laboratorio di Tossicologia Forense dell'Università di Bologna.

 

I Carabinieri della Stazione Bologna Centro, hanno individuato  un soggetto  mentre  si iniettava tramite una siringa un liquido giallastro. Provvedevano ad interrompere la somministrazione e al sequestro della siringa, contenente 500 mcl di liquido.
 
Le indagini tossicologiche, condotte presso il Laboratorio di Tossicologia Forense, della Sezione  Dipartimentale di Medicina Legale dell'Università di Bologna, hanno permesso di rilevare la presenza, in un'aliquota di tale materiale, di  FENOBARBITAL, METORFANO, CODEINA, DIAZEPAM, ACETILCODEINA, 3-ACETILMORFINA, 6-MONOACETILMORFINA (PRODOTTO DI DEGRADAZIONE DELL'EROINA ) ED EROINA.
 
 
Il mix di oppiacei e di  prodotti farmaceutici come il fenobarbital e il diazepam rappresentano un elevato pericolo aggiuntivo, in quando possono portare a morte rapidissima il soggetto assuntore, a causa sia della tossicità dei singoli componenti, ma ancor più per l'effetto amplificato dal  sinergismo espletato dall'associazione di tali principi attivi, che induce tossicità acuta gravissima.
 
Si invitano i possibili utenti e  gli operatori  a prestare  particolare attenzione per il rischio di possibili intossicazioni acute cui possono andare incontro i soggetti, anche alla luce degli ultimi casi mortali avvenuti nel mese di marzo a Bologna.

 

"Emergenza carceri, serve depenalizzazione droghe"

Varese News, 15 marzo 2012Il cosiddetto “svuota-carceri” non è servito in via per Cassano che resta sovraffollato. Il direttore Sorrentino: “Su 40 aventi diritto solo 4 sono usciti”. Tantissimi stranieri, troppi tossicodipendenti: “Serve depenalizzazione droghe”.Orazio Sorrentino è l’ex-vicedirettore del carcere di Opera. Lì stanno rinchiusi in regime di 41 bis personaggi come Francesco Schiavone, Totò Riina, Giuseppe Setola; insomma i boss più sanguinari e temuti degli ultimi 30 anni. Da luglio dell’anno scorso Sorrentino si ritrova a dirigere una realtà carceraria molto diversa, quella della casa circondariale di via Cassano 102 a Busto Arsizio: “Quando sono arrivato ho trovato una situazione al limite della sopportazione - racconta - una struttura da 167 posti che però si ritrovava a contenere 455 detenuti, punta massima mai raggiunta prima”.Una situazione talmente critica che fu costretto a mandare una lettera a Procura, Tribunale e presidi dell’ordine pubblico perché il carcere non poteva più accettare un solo detenuto in più: “Mi ritrovai in una situazione dalla quale l’unica via d’uscita era fermare il flusso di persone in entrata”. Oggi la situazione è ancora critica ma sicuramente migliore rispetto a qualche mese fa: “Siamo a quota 397, da tempo non si scendeva sotto la soglia dei 400”. Attualmente è il secondo carcere più affollato d’Italia.Sorrentino sorride quando gli viene chiesto se la diminuzione è avvenuta per effetto del decreto svuota-carceri: “Solo in minima parte - spiega - per effetto di quel decreto i detenuti che ne potevano beneficiare erano 40 ma solo 4 di questi sono usciti per scontare gli ultimi 18 mesi ai domiciliari. Gli altri 36 sono stranieri che un domicilio non ce l’hanno e quindi restano qui”.A far diminuire un po’ il numero eccessivo di carcerati è stata la riduzione dei tempi per la convalida dell’arresto scesi da 48+48 ore a sole 48 ore: “Questa modifica alla normativa ha permesso di far entrare meno persone in carcere, soprattutto quelle che poi sarebbero uscite dopo soli due giorni - spiega Sorrentino - in buona sostanza anche le forze dell’ordine arrestano meno persone e fanno più denunce a piede libero”. Se questo è un bene o un male per la società non spetta al direttore dirlo ma l’effetto positivo nella struttura c’è stato eccome: “Basti pensare a quanto lavoro in meno devono fare all’ufficio di immatricolazione dei detenuti”.Sorrentino ha ben presente le due soluzioni per risolvere buona parte del problema del sovraffollamento del sistema carcerario, senza costruirne di nuovi ma toccano temi molto delicati e sui quali in Italia si fa una gran fatica anche solo a dibattere: “Le due vere soluzioni sono: una legge che depenalizzi l’uso delle droghe (di fatto sparirebbe lo spaccio al dettaglio e anche le grandi organizzazioni criminali subirebbero un grande colpo, ndr) e il superamento del reato di clandestinità”.Il 30% dei detenuti nella casa circondariale bustocca è dentro per reati legati al traffico e allo spaccio di stupefacenti e buona parte di queste persone è dentro per piccolo spaccio. Solo questi numeri fanno capire la pesantezza sul totale dei detenuti di questo tipo di carcerati. Un problema strettamente legato anche al problema della tossicodipendenza tra i detenuti stessi, una questione difficile da risolvere “tanto che a Busto abbiamo dovuto creare un’area a parte per loro”.Solo qualche mese fa uno di loro è morto dopo aver inalato troppo gas da un fornellino. L’altro problema è l’alta percentuale di stranieri anche a causa dell’aeroporto di Malpensa: “I detenuti per reati commessi all’aeroporto rappresentano il 15% del totale, sono quasi tutti ovulatori e stranieri”.Infine Sorrentino fa presente anche l’alto numero di detenuti cosiddetti definitivi, ovvero che hanno ricevuto una condanna definitiva e che dovrebbero stare in altre strutture: “In una casa circondariale dovrebbero stare solo detenuti in attesa di giudizio mentre qui ne abbiamo 150 che, teoricamente dovrebbero stare in altre strutture”. Oltre a tutti questi problemi, infine, il direttore deve fare i conti con il sottodimensionamento del numero di agenti di Polizia Penitenziaria anche se, fortunatamente, di recente ne sono stati assegnati per concorso altri 17: “Siamo ancora al di sotto del numero previsto in pianta organica ma la situazione è migliorata”.

Fonte: http://www.detenutoignoto.com/2012/03/busto-arsizio-lemergenza-continua-anche.html

CANADA - Tossicodipendenza. Eroina prescritta da medico e' meglio di metadone.

Aduc Droghe - Una quantita' di eroina controllata e prescritta dal medico risulta piu' conveniente rispetto al metadone per il trattamento a lungo termine dei tossicodipendenti, secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori della Providence Health Care e della University of British Columbia (Canada).
Lo studio, pubblicato sul 'Canadian Medical Association Journal', attribuisce la maggior parte dei benefici economici al fatto che i pazienti che ricevono una prescrizione medica di eroina (diacetilmorfina) rimangono in trattamento piu' lungo e hanno meno ricadute rispetto a quelli trattati con metadone. E in entrambi i casi la terapia risulta associata a una riduzione delle attivita' criminali e dei costi sanitari. Inoltre, i tossicodipendenti in cura nel gruppo diacetilmorfina hanno anche maggiori probabilita' di vivere piu' a lungo rispetto a chi riceve la terapia di mantenimento con metadone.
I risultati sono stati elaborati tramite l'iniziativa North American Opiate Medication che ha testato l'eroina medicalmente prescritta per la prima volta a Vancouver, dal 2005 al 2008. I ricercatori hanno utilizzato un'analisi di costo-efficacia per confrontare i trattamenti nell'arco di uno, cinque e dieci anni, nonche' l'aspettativa di vita dei pazienti. Ebbene, considerando le spese per le terapie e i costi sostenuti dal sistema giudiziario, quelli nel gruppo in terapia con metadone hanno generato un costo medio sociale di 1,14 milioni di dollari a persona, mentre quelli nel gruppo diacetilmorfina di 1,09 milioni dollari.

 

 

Un vaccino per l’eroina?

 

Promettenti studi messicani potrebbero raggiungere questo importante traguardo

 

Giornalettismo - Un progetto di studio messicano cofinanziato dagli Stati Uniti d’America sarebbe a poca distanza dalla scoperta di un efficace vaccino contro l’eroina. I risultati della sperimentazione animale infatti, per quanto attendano di essere confermati da quella sugli esseri umani, sono piuttosto incoraggianti.

RISULTATI INCORAGGIANTI  - Scrive infatti il Guardian che il vaccino rende “il corpo resistente agli effetti dell’eroina, così che chi la assume non abbia più quella fitta di piacere conseguente all’inalazione o all’iniezione.

 

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Minori e sostanze psicoattive. Teoria, ricerca e modelli d'intervento

 

Di Pavarin RM ed Emiliani F. - Clueb, 2012

Nonostante il mondo attorno a noi sia notevolmente cambiato ed emergano punti di vista innovativi che segnalano la necessità di un cambiamento di paradigmi, le politiche di prevenzione sono ancora troppo condizionate dalla distinzione tra uso lecito e uso illecito di sostanze psicoattive in base alla compatibilità con l’etica del lavoro, dove viene stigmatizzato il consumo collocato nel tempo non produttivo e non vengono considerati i cambiamenti strutturali associati al crescente significato economico del piacere.

L’analisi dei motivi d’uso offre numerosi spunti sia per comprendere le nuove tendenze tra i minori che per orientare potenziali politiche di prevenzione: si sta modificando velocemente il concetto di legale/illegale, fenomeno evidente soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi, in una dimensione dove alcol e tabacco vengono utilizzati per gli stessi scopi delle sostanze illegali, a volte anche con funzione di autocura

Il libro, a partire da ricerche sul campo e da teorie e modelli sociologici, psicologici e pedagogici, esplora sotto diverse angolazioni il complesso fenomeno dell’uso di sostanze con particolare riferimento all’età adolescenziale, quella nella quale si chiarisce e determina se l’uso sarà temporaneo, se rimarrà stabilmente tale o se aprirà la strada all’abuso ed alla dipendenza.

Scheda Casa Editrice Clueb

La bassa soglia fa ancora parte del sistema dei servizi?

Stefano Bertoletti torna sulle morti di Firenze per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 15 febbraio 2010

Stefano Bertoletti, Fuoriluogo.it - A Firenze da agosto a dicembre 5 persone sono morte a causa di un’overdose da oppiacei. Due di loro sono state trovate in casa, una in un bagno pubblico una in strada una in macchina.
Sappiamo che si è trattato di partite di eroina di qualità superiore alla media. Il numero di overdose è stato ovviamente maggiore ma fortunatamente gli altri casi non hanno avuto esito infausto. Colpisce sicuramente il fatto che non si è trattato di giovani alle prime armi ma generalmente di persone esperte anche se, probabilmente per ragioni diverse, l’eroina era divenuta un consumo saltuario.
 
Come operatori di servizi a bassa soglia ci siamo ovviamente messi in allarme, dato che una situazione così non si presentava da anni, abbiamo cercato di approfondire ponendoci varie domande rispetto al perché il mondo dei consumatori non sembri più in grado di autotutelarsi di fronte ad eventi come questi.
 
Alcune risposte non ci hanno meravigliato: "sono cambiati i tempi,l'eroina e' per lo più di pessima qualità e il giorno che arriva la partita migliore e' ovvio che capiti il disastro”.. Altre ci hanno colpito di più: “A differenza di una volta , ora chi collassa si trova da solo o circondato da persone incapaci di prendere le redini della situazione”.
Questo ci è sembrato decisamente più preoccupante anche se rappresenta una conferma di quanto emerso negli ultimi anni sugli scenari del consumo: per motivi diversi ci si nasconde di più, ci si isola, e diminuiscono le capacità e le competenze, tra i consumatori stessi ,per aiutarsi in caso di emergenza, portare con sé il narcan o fare le prime manovre di soccorso. Quello che però ci ha meravigliato di più è stato l’immobilismo di tutto il sistema sanitario all’interno del quale, come operatori della bassa soglia, pensavamo di costituire un tassello importante.
Di fatto tutto è rimasto immobile e non si è riusciti neanche ad attivare azioni di risposta rapida con la distribuzione straordinaria di narcan o, come abbiamo proposto, con l’attivazione di una formazione speciale sul primo soccorso da rivolgere ad alcuni tossicodipendenti.
 
Di fronte a tutto ciò occorre chiedersi se la riduzione del danno fa ancora parte del sistema dei servizi che si occupano di tossicodipendenze, se gli strumenti e le possibilità consolidate per fronteggiare emergenze gravi come questa, rivestano ancora interesse per chi lo dirige e se non è così, quali sono le alternative? Più in generale, come faranno i servizi a fronteggiare l’evolversi di questi scenari di consumo rimanendo all’interno delle loro sedi istituzionali? Non si vedono alternative all’orizzonte, se non convincersi che siano sufficienti le raccomandazioni generiche dei dispacci di allerta che vengono emessi a seguito dei morti, magari con la speranza che con la limitazione degli spazi di consumo si ottenga qualcosa. Si ottiene che i consumatori sono sempre più isolati e impreparati. Più vulnerabili. 
Occorre invece capire che non ci sono alternative al fatto che è necessario lavorare per rinforzare le loro capacità di autotutela, tornando ad investire su progetti rivolti ai pari e rinforzando i servizi di bassa soglia, anche se viviamo momenti di crisi e le risorse sono scarse.
 

In comunità i detenuti tossicodipendenti, Toscana investe 670 mila euro


Redattore Sociale

- FIRENZE – 670mila euro in favore della aziende sanitarie toscane per la presa in carico dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti che possono usufruire delle misure alternative al carcere. E’ quanto ha stanziato la regione Toscana con l’intento di allentare il sovraffollamento in cui versano molti istituti penitenziari toscani.  


“Come ho avuto già modo di dire in altre occasioni – ha commentato l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia – il diritto alla salute non fa eccezioni: che si tratti di liberi cittadini o di persone costrette a limitazioni della libertà per reati commessi. Il problema della tossicodipendenza all’interno delle strutture detentive toscane riguarda circa un terzo della popolazione carceraria, quasi 1.500 persone complessivamente. Senza dimenticare che la situazione di sovraffollamento di varie realtà, costituisce uno degli ostacoli principali all’adozione di efficaci misure di prevenzione. Occorre individuare percorsi alternativi – ha concluso l’assessore – affinché venga garantita a queste persone la possibilità di avere il programma di riabilitazione più idoneo in base al tipo e alla gravità della dipendenza, alla fase della malattia, al grado di motivazione ad uscirne, alle aspettative e condizioni socio-relazionali”. 



Secondo Franco Corleone, garante dei detenuti del comune di Firenze, i detenuti che possono effettivamente usufruire della possibilità di trasferimento in comunità ammonterebbero a circa 500, che potrebbero uscire sin da ora. Non tutti i reclusi possono infatti sfruttare questa possibilità: ne sono esclusi quelli con una pena superiore ai tre anni e quelli recidivi.


Nell’ultima seduta dell’anno, la giunta regionale ha approvato una delibera che individua la procedura per l’accesso, da parte di detenuti alcol e tossico dipendenti, a percorsi terapeutico-riabilitativi alternativi al carcere. Gli obiettivi sono: garantire alle persone in situazione di bisogno diagnosi tempestive e corrette, cure e percorsi di reinserimento sociale e un miglioramento delle condizioni di vita specialmente quando, a causa dell’eccessivo affollamento delle strutture, questo non sia possibile.


Il funzionamento del sistema si poggia sul coinvolgimento di tutti gli operatori che a vario titolo hanno rapporti con i detenuti: dagli operatori sanitari (Sert) alla polizia penitenziaria, dal personale del tribunale di sorveglianza a quello Uepe (Ufficio Esecuzione Penale Esterna), per arrivare agli operatori di enti ausiliari, cooperative sociali, associazioni di volontariato, gruppi di mutuo auto aiuto.


I principi che caratterizzano il percorso sono il passaggio da un ‘sistema di attesa’ a uno ‘di iniziativa’ (incoraggiando i detenuti a presentare propri progetti), l’importanza della diagnosi, che deve essere accurata e tempestiva, l’individuazione del percorso riabilitativo da seguire, i programmi terapeutici da adottare e le strutture che devono attuarli.


Firenze 5 morti per overdose in sei mesi; sono necessarie risposte concrete!

E’ un dato preoccupante quello che come operatori dei servizi a bassa soglia della città di Firenze ci troviamo a registrare oggi dopo le ultime due morti per overdose avvenute pochi giorni fa.

Nella nostra città ci eravamo abituati negli ultimi anni ad una situazione che sembrava essere sufficientemente sotto controllo rispetto agli incidenti o ai casi di overdose infausta con numeri decisamente bassi.

Ora in sei mesi ci sono stati 5 casi di morte da overdose di eroina e questo ci porta necessariamente ad interrogarci sulla funzionalità del nostro sistema di prevenzione e di intervento. Sulla base del nostro osservatorio, operatori di strada e drop-in, vogliamo fare alcune considerazioni su quanto sta avvenendo cercando di rendere le nostre risposte - e quelle del sistema socio-sanitario - più adeguate alla situazione.

Non è l’allarmismo quello di cui abbiamo bisogno ma piuttosto una concreta considerazione di fatti e di tendenze che da più fronti osserviamo. Come afferma il Prof. Mari nella recente intervista a Repubblica probabilmente non ci sono i numeri nè le condizioni per affermare un trend di ritorno delle situazioni di abuso di eroina degli anni ’80 e l’ipotesi più credibile è che la crescita del consumo occasionale sia un fattore che può spiegare molto rispetto a questi incidenti.

Siamo d’accordo su questa lettura di sfondo, una lettura che combacia con le nostre ripetute segnalazioni che vedevano un ritorno dell’eroina all’interno di uno stile diffuso di policonsumo. Quindi una riduzione della specificità e anche delle esperienze che i consumatori di una volta potevano vantare nel bene e nel male.

In altre parole sia per quanto riguarda giovani consumatori (che utilizzano l’eroina a fianco di altre sostanze con tempi e modi diversi), sia per quanto riguarda vecchi consumatori (come nel caso di alcune delle recenti vittime), l’uso di eroina sta divenendo più occasionale. Ma nel senso che si inserisce in standard di consumo in cui alcool e/o farmaci hanno un forte valore.

Altra considerazione.

Si sono ridotte le misure di sicurezza, le conoscenze degli effetti e le esperienze a riguardo.

Quanto è diffusa oggi tra i consumatori e i tossicodipendenti la corretta modalità di utilizzo di una sostanza che non conoscono, per controllarne gli effetti e per fermarsi se si sente che è di qualità superiore alle attese?

Quanto è diffusa la pratica di non isolarsi e di non farsi da soli possibilmente?

Quanto è diffusa la pratica di tenere del narcan con se e di condividere questa abitudine con gli altri?

Queste pratiche sono meno diffuse di prima nonostante che, per quanto ci riguarda, gli sforzi di informazione mirata e la fornitura di strumenti di riduzione del danno siano sempre stati attivi. Quello che notiamo è che ad un indebolimento delle culture di safeness nei contesti di consumatori di strada, corrisponde un indebolimento del sistema socio sanitario, cui manca una relazione efficace con il lavoro su strada e le pratiche di riduzione del danno oggi di nuovo opportune.

Come afferma indirettamente il comunicato sull’allerta elevata dal Dipartimento Politiche Antidroga .

Pensiamo sia necessario rinforzare alcune misure che riguardano il livello di consapevolezza dei consumatori, più informazioni sulle condizioni di sicurezza da tenere - “mai soli e isolati a farsi”. Ma devono anche crescere l’opportunità di ricevere gratuitamente farmaci salva-vita come il Narcan da presidi formali (servizi) o informali (unità mobili).

Opportunità che attualmente a Firenze sono solo occasionali, come la possibilità di procedere alla distribuzione e scambio di siringhe sterili.

Andranno rinforzate inoltre tutte quelle pratiche che tengano in doveroso conto il contesto dei consumatori, il loro punto di vista e il loro coinvolgimento attraverso interventi di peer support e di partecipazione alle azioni di tutela della salute.

Infine sarà opportuno attivare un sistema che consenta la circolazione e l’utilizzo di informazioni tra i servizi per arrivare fino ai consumatori, in modo da conoscere i luoghi di consumo e poter intervenire prontamente.

Di fondamentale importanza poi risulta riuscire a far circolare le informazioni relative ad analisi di sostanze sequestrate, sapere con certezza e rapidità se queste morti sono dovute ad una partita di eroina più pura della norma, che causa appunto delle overdose, oppure ad una partita che contiene sostanze velenose come taglio

In generale auspichiamo che di fronte ad una emergenza come quella che si è creata sul nostro territorio vi sia uno sforzo maggiore da parte delle istituzioni locali e di quelle sanitarie per rinsaldare quei quattro pilastri sui quali si basano le politiche di intervento sulle droghe in Europa e che in Italia negli ultimi anni sono stati messi in discussione con l’attacco ossessivo alla riduzione del danno.

 

Coop. CAT - Ass.ne INSIEME - CNCA Toscana

'È eroina troppo pura e diventa fatale per i consumatori occasionali

 «UN fenomeno fuori dal tempo, davvero anacronistico, incredibile, di colpo sembra di ripiombare a molti anni fa quando le morti da overdose di eroina rappresentavano quasi una strage quotidiana». Francesco Mari, tossicologo forense, professore ordinario all' università di Firenze, professionista di lungo corso sotto il cui microscopio è passata l' ultradecennale parabola della mattanza provocata dall' eroina, è il primo a sorprendersi della raffica di overdose di queste ultime ore. Perché, professore? Nessuna avvisaglia di recrudescenza? «Assolutamente no, è una sorpresa». E come si spiega? «Da un punto strettamente tecnico, l' overdose si verifica quando la persona assume una quantità di eroina superiore alla sua capacità a tollerare la sostanza, ovvero quando la quantità del principio attivo è eccessiva rispetto alla sostanza di taglio. Parlare di partite di eroina tagliata male è dunque un' emerita sciocchezza e i dati in questo senso ci danno ragione. Semmai si può dire che in circolazione c' è eroina eccessivamente pura». Ma perché si torna a morire di overdose? «Si può ipotizzare che la soglia di tolleranza di chi fa uso di eroina si sia abbassata rispetto al passato perché mentre prima i tossicodipendenti ne facevano un uso quotidiano adesso il consumo è più saltuario, occasionale». Si muore perché si è meno abituati al consumo, è così? «In parte è così». Si può ipotizzare un ritorno all' eroina rispetto ad altre droghe più costose come conseguenza di una minore disponibilità economica e più in generale un ritorno massiccio al consumo di droghe da parte di una società sempre più depressa? «Collegare in vari modi quanto è successo in queste ore alla crisi economica può essere suggestivo, ma ripeto che non ci sono riscontrie non c' erano avvisaglie. Si può semmai sospettare che, oggi come allora, lo stato psichico di disagio dell' individuo, determinato dalle più varie cause, porti ad associare l' uso di eroina con quello di alcol o di altre sostanze che potenziano l' effetto dello stupefacente. Per il resto, solo i prossimi giorni e mesi ci diranno se quelli di queste ore sono eventi occasionalmente collegati oppurei primi casi di un fenomeno di ritorno».

Maurizio Bologni, Repubblica Firenze

Eroina, due morti in poche ore allarme droga a Firenze


Salvato anche un terzo uomo, in via Ghiberti. Il primo decesso in un appartamento di via Canova, il secondo in auto nella zona di Poggio Imperiale. Altri malori, spiegano i carabinieri, si sono registrati nei giorni scorsi. Si teme che sul mercato ci sia eroina purissima o tagliata male

di LUCA SERRANO'

 

Repubblica Firenze - Due morti in poche ore a Firenze per overdose e un'altra persona, gravissima. Allarme per una partita di eroina che potrebbe essere troppo pura o tagliata con sostanze tossiche. Il primo decesso è avvenuto ieri notte in un appartamento di via Canova dove Fabrizio C, 48 anni, di professione facchino, si trovava con un amico. E' svenuto e subito sono stati chiamati i soccorsi, ma per lui era troppo tardi.

 

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Iran: uno stato "mortedipendente"

Le autorità iraniane contrastano il traffico di stupefacenti con la pena di morte, la legge prevede infatti l’impiccagione per il possesso di più di 30 grammi di eroina o di 5 chili di oppio. "Mortedipendenza. Le esecuzioni per reati di droga nel 2011", il titolo del nuovo rapporto Amnesty sulla pena di morte la dice lunga sulle esecuzioni autorizzate dal governo di Teheran.

Secondo il dossier, in Iran sono state giustiziate almeno 600 persone dall’inizio del 2011 fino alla fine di novembre, di cui almeno 488 esecuzioni effettuate per presunti reati legati allo spaccio o al consumo di stupefacenti. Il Paese dunque ha intensificato l’uso della pena capitale, addirittura triplicando le sentenze di morte rispetto a due anni fa. «Una strage di proporzioni impressionanti», l’organizzazione per i diritti umani non ha usato mezzi termini per definire il drastico aumento delle esecuzioni.

«I reati di droga costituiscono nettamente il principale motivo del profondo aumento delle esecuzioni in Iran negli ultimi 18 mesi. L'obiettivo finale è che l'Iran abolisca la pena di morte per tutti i reati, ma già impedire le esecuzioni per reati di droga, che tra l'altro violano il diritto internazionale, sarebbe un primo passo per ridurne notevolmente il numero», ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettore per il Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International.

L’Iran è il più grande mercato mondiale di oppio, senza contare l’altissimo tasso di mortalità per droga, il quarto nel mondo. Eppure, non vi sono strategie per contrastare il fenomeno. Le campagne antinarcotici, tra l’altro finanziate da molti Paesi europei, si esauriscono in una serie di impiccagioni sia pubbliche che segrete.

Solo nella scorsa settimana, nove detenuti sono stati impiccati in Iran, tutti per traffico di droga e tutti senza un regolare processo. L'avvocato difensore di uno degli impiccati ha infatti dichiarato di non essere stato avvertito dell'esecuzione del proprio assistito, mentre secondo la legge vigente in Iran il difensore deve essere avvisato della prevista impiccagione 48 ore prima.

Sempre secondo quanto riportato da Amnesty International, in molti casi vengono giustiziati innocenti o persone provenienti dai gruppi emarginati. Poveri, minoranze etniche discriminate e stranieri, in particolare afgani, vengono condannati per possesso di droga e uccisi senza neanche un processo.

«Ci hanno chiamato dalla prigione di Taybad per dirci che l’avrebbero ammazzato entro due ore. A me risulta che non sia mai comparso nemmeno davanti a un giudice. Non abbiamo potuto neanche recuperare il suo corpo, perché non avevamo i 200 milioni di rial (13.800 euro) che ci avevamo chiesto», ha così raccontato uno dei familiari di Haj Basir Ahmed, cittadino dell’Afghanistan giustiziato tre mesi fa.

Nessuno sembra scandalizzarsi al riguardo. Arresti di massa, processi assenti, detenzioni arbitrarie, maltrattamenti nelle carceri e condanne a morte discutibili, la giustizia iraniana ci ha abituato a tutto questo.

Negli ultimi anni, l'Iran ha ricevuto assistenza internazionale da diversi paesi europei per cercare di controllare l'ingresso della droga nel territorio. Secondo Amnesty, l’UE ha fornito all’Iran 9 milioni e mezzo di euro in tre anni e l’ufficio delle Nazioni Unite per le droghe e il crimine (UNODC) ha dato al Paese 14 milioni di sterline dal 2005 per finanziare la campagna anti-narcotici. Dunque, nonostante molti Paesi finanziatori siano contrari alla pena di morte, continua il sostegno economico al regime, senza troppe preoccupazioni per l’impressionante uso della pena capitale.

Marianna Falso www.settimopotere.com/index.php

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