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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina, Articolo

EROINA GIALLA

 Si tratta del colore che presenta la mistura di polvere composta da eroina edestrometorfano, e forse anche altre sostanze, tipo paracetamolo, caffeina etc.. La possibilità di contaminare* o di adulterare* il prodotto è ampia; le conseguenze sono altrettanto gravi.

 I lettori hanno saputo di questa associazione per fatti di cronaca connessi a decessi avvenuti.

 I contaminanti sono sostanze chimiche che risultano dalle varie fasi della produzione, lavorazione e trasporto delle droghe o per contaminazione ambientale. Di norma non sono aggiunti intenzionalmente. Gli adulteranti sono sostanze psicoattive che vengono aggiunte per imitare l’effetto della sostanza che viene offerta ma non è quello che il compratore si aspetta.

Nel mercato clandestino o di strada è assolutamente frequente proporre qualsiasi tipo di prodotto al fine di stupire e stimolare il consumatore per gli effetti particolarmente potenti; all’effetto si accompagna il rapido sviluppo di uno stato di dipendenza che in sostanza mantiene il “cliente”, quindi il traffico.
Semplici leggi di mercato.

 Le molto probabili e spesso letali conseguenze sono ovvie.

Entrambi i principi presenti nella polvere gialla sono oppiacei e quindi si moltiplica la pericolosità considerato l’azione inibitoria di entrambi su molte funzioni e soprattutto su quella cardio-respiratoria.

 Il destrometorfano è una sostanza usata soprattutto come antitussivo e presenta, per le dosi terapeutiche, scarsa attività analgesica e scarsa attività psicotropa ( a differenza dell’isomero levogiro….). Come antitosse non opera attraverso i recettori degli oppioidi ma agisce innalzando la soglia al di sopra della quale si presenta la tosse. La sua potenza è comunque molto vicina a quella della codeina. Come riportano Goodman & Gilman…” la sua tossicità è modesta ma dosi estremamente elevate possono produrre depressione del SNC” pag II290.

Tra l’altro il naloxone (o Narcan), efficace antagonista degli oppioidi, non blocca gli effetti del destrometorfano.

 

continua su INSOSTANZA.IT www.insostanza.it/dom 

Vaccino anti-Eroina: al via la sperimentazione sull'uomo.

Un vaccino in grado di prevenire l'overdose da eroina sarà presto testato sull'uomo. La sperimentazione già effettuata su modelli animali ha dato risultati positivi, dimostrando che il vaccino è sicuro ed efficace. Oltre a evitare la morte in caso di dosi a rischio, il preparato servirebbe anche a eliminare le ricadute dei tossicodipendenti nella droga.

L'importante pietra miliare nella progettazione di un vaccino anti-eroina è stata posta dagli scienziati dello Scripps Research Institute, in California, che hanno portato avanti finora significativi esperimenti in materia. Secondo il National Institute on Drug Abuse, 15.446 americani sono morti per overdose di eroina tra il 2000 e il 2016, e i tassi di mortalità sono in aumento. La prima formulazione del vaccino contro l'eroina è stata sviluppata nel 2013 e agisce istruendo gli anticorpi del sistema immunitario su come attaccare le molecole di eroina, impedendo al farmaco di raggiungere il cervello. La molecola dell'eroina non attiva in modo naturale una risposta anticorpale, quindi i ricercatori hanno cercato il modo di collegarla a una proteina trasportatrice (carrier) che avverte il sistema immunitario di iniziare a produrre anticorpi. I loro esperimenti sui topi hanno dimostrato che la migliore formulazione del vaccino conteneva una proteina trasportatrice chiamata tossoide tetanico e l'allume come adiuvante. I risultati, pubblicati sulla rivista Molecular Pharmaceutics, mostrano come la nuova formulazione sia sicura ed efficace nei modelli animali, stabile per trasporto e stoccaggio e dipendente da un adiuvante, l'allume, già approvato dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti. E dunque pronta a sperimentazioni cliniche sugli uomini. Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/vaccino-anti-eroina-presto-sull-uomo-i-test-anti-overdose-sui-topi-funzionano_3123482-201802a.shtml

EROINA. Approfondimento.

Il meccanismo della dipendenza Tra i disturbi da uso di sostanze la dipendenza da eroina, come le altre forme di addiction, comporta uno stato di tolleranza e una sindrome d’astinenza alla sospensione, con estrema facilità alle ricadute connesse con le alterazioni neuroormonali indotte dalla protratta assunzione degli oppiacei. L’eroina presenta, come è noto, la capacità di instaurare quelle forme d’apprendimento associativo abnorme tipiche delle sostanze psicoattive utilizzate come droghe (Di Chiara et al., 1999), e tali da mantenere livelli craving e compulsione difficili ad estinguersi. Il ruolo più importante nell'effetto di rinforzo coinvolge macro strutture cerebrali quali l’amigdala e il nucleo accumbens. I neurotrasmettitori chiave del meccanismo del rinforzo sono la dopamina, i peptidi oppioidi, la serotonina, il GABA, il glutammato, i cannabinoidi e la norepinefrina (Koob, 2000; Comings and Blum, 2000), tutti coinvolti, più o meno direttamente, dall’azione della diacetil-morfina sul sistema nervoso centrale. Anche per l’eroina il problema della vulnerabilità condiziona strettamente l’instaurarsi della dipendenza, poiché alcuni individui si presentano al primo contatto con gli oppiacei con specifiche alterazioni del sistema dopaminergico e del sistema oppioide (Szeto et al 2001 : De Vries et al., 2002), tali da renderli più a rischio per l’instaurarsi del comportamento addittivo. L'uso cronico dell’eroina produce una diminuzione del numero e della sensibilità dei recettori oppioidi e riduce l'attivazione della proteina G in varie aree cerebrali. Tale complesso proteico costituirebbe l’apparato che consente di trasferire al neurone gli effetti “operativi” dello stimolo sui recettori oppioidi (Liu and Anand, 2001). Questo deficit, o disaccopiamento (uncoupling) della proteina G rispetto ai recettori dei peptidi oppioidi endogeni, insieme con una iperattivazione dell'AMP-ciclico potrebbe spiegare il meccanismo della tolleranza per gli oppiacei (Maher et al., 2001), al contrario, altri studi (Meana et al., 2000) mostrano un apparente normalità dell'attività funzionale dei recettori mu-oppioidi del cervello (Gi/Go-protein coupling) durante il processo di dipendenza da oppiodi nei soggetti umani ma indicano un uncoupling funzionale degli alfa-2 adrenorecettori dalle proteine G, che indica una desensibilizzazione eterologa di questi recettori. Si tratterebbe di un meccanismo adattivo attraverso il decremento dell'attività noradrenergica indotta dalla presenza cronica di oppiacei. La tolleranza per gli oppiacei sarebbe connessa in particolare all'attività dei neuroni ippocampali, essendo capaci i morfinici di abbassare la soglia di eccitazione neuronale attraverso un'azione sui canali calcio-dipendenti (Bushell et al., 2002). L’astinenza da eroina presenta una componente “fisica” che a sua volta si può scomporre in una perdita di controllo sul tono delle catecolamine, con sintomi riconducibili al sistema simpatico, e in un’alterazione della soglia del dolore, connessa alla disfunzione del sistema oppioide endogeno. Negli studi condotti sugli animali da esperimento la norepinefrina è stata individuata come responsabile di una parte consistente del fenomeno dell'astinenza da oppiacei, in particolare a livello del locus coeruleus e le sue aree di proiezione, dove la mancanza di sostanze oppiacee che bloccano il release delle catecolamine produrrebbe astinenza (Rasmussen, 1995). L’astinenza fisica da oppiacei inoltre appare coinvolgere i recettori NMDA con una iper-algesia associata alla attivazione recettoriale (Bespalov et al., 2001, Celerier et al., 2001). La componente “psichica” dell’astinenza da eroina comprende sintomi di carattere affettivo, disforia, senso di fatica, irritabilità e negativismo, aspetti questi che potrebbero essere ricondotti a un incremento notevole del CRH, e a una disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, simile a quanto osservato cronicamente nei disturbi del tono dell’umore (Sarnyai et al., 2001). E’ proprio questa sintomatologia disforica la più difficile da trattare e la più resistente alle terapie farmacologiche di disassuefazione (Funada et al., 2001). Effetti dell’eroina sugli ormoni L’eroina stimola il release di dopamina nel corso della somministrazione acuta, mentre il desiderio per la sostanza sarebbe collegato a una diminuzione della dopamina stessa nel "guscio" dell'accumbens (Gerrits et al., 2002). L’assunzione cronica di oppiacei provoca anche una modesta diminuzione nell'attività serotonergica (Kish et al., 2001). Uno degli effetti a breve termine indotto dall’eroina comporta la diminuzione del release di norepinefrina ed epinefrina, ma l’impiego prolungato della sostanza induce una rapida abitudine con normalizzazione della secrezione di catecolamine (Macedo et al., 1995). La modificazione della trasmissione glutamatergica con il coinvolgimento dei recettori NMDA fa parte dell’azione dell’eroina (Bisaga et al., 2001), provocando una iperalgesia al momento della sospensione degli oppioidi. Non è escluso che il sistema GABAergico sia coinvolto nel release della dopamina indotto dalla eroina: infatti gli agonisti GABA B sembrano capaci di interferire sulla capacità di rinforzo dei morfinici (Cousins et al., 2002). Un insieme di evidenze sempre crescente nel campo farmacologico e neuroendocrino delinea oggi gli elementi essenziali attraverso i quali le sostanze psicoattive che possono indurre dipendenza e abuso agiscono sul cervello, e quindi sul comportamento. Una fitta rete di interazioni tra azione del farmaco sui recettori di specifiche sostanze endogene, neurotrasmettitori e neuromodulatori, reazioni “a catena” tra gli elementi del biochimismo cerebrale, e delicati equilibri nei cambiamenti della sensibilità recettoriale, rendono ragione delle impegnative interferenze di questi farmaci sulla sfera psichica, sull’assetto relazionale e sul pattern comportamentale. Ad aprire prospettive ancora più variegate ed estese nel coinvolgimento dell’intero organismo contribuiscono inoltre il sistema endocrino nel suo complesso e il sistema immunitario che, in modo coerente e coordinato interagiscono con il cervello e risentono, sia in modo diretto che attraverso il sistema nervoso centrale, dell’azione delle droghe. Se l’incremento delle conoscenze nell’ambito neuroendocrino e immunologico consente sempre maggiori interpretazioni, sia sugli effetti delle sostanze, sui meccanismi di dipendenza, che sui possibili tentativi di automedicazione con i farmaci d’abuso, la vastità delle aree da investigare è così ampia, e la complessità del cervello così elevata, da non permettere altro che intuizioni, spesso isolate e contrastanti. Anche la presente raccolta di risultati sperimentali, di conseguenza, non ha la pretesa di trasmettere certezze in merito alle relazioni tra droghe e sistema neuroendocrino, ma piuttosto si pone come tentativo di far cogliere quanto ancora resta da chiarire e da esplorare. Oppioidi, neurotrasmettitori e peptidi. Le relazioni tra gli oppioidi esogeni e le funzioni dei neurotrasmettori e dei neuromodulatori sono molto complesse, e agite, come è noto, attraverso diverse tipologie recettoriali (Sbrenna et al., 2000; 1999): l’esposizione dei recettori oppioidi alla assunzione di oppiacei produce, come ci si può aspettare, tolleranza, che è selettiva per i vari recettori: i morfinici, ad esempio, inducono la tolleranza a livello dei mu recettori, e tolleranza crociata rispetto agli altri mu-agonisti, ma tale tolleranza è selettiva e non coinvolge i recettori kappa (Picker et al., 1991). I livelli di ß-endorfine sono incrementati significativamente dall’antagonista degli oppioidi naloxone, e ridotti dalla somministrazione acuta di eroina e morfina; sembrano ritornare alla normalità in risposta a una assunzione continuativa di metadone in dosi stabili. Il passaggio da eroina o metadone a buprenorfina, un agonista parziale mu, non ha dimostrato la capacità di indurre grandi cambiamenti sull’assetto delle ß-endorfine, ma il test al naloxone induce livelli più elevati di peptidi oppioidi che non quello con la buprenorfina. La buprenorfina in sé non sembra indurre alterazioni di base dei peptidi oppioidi (Kosten et al., 1992). Segnalazioni riguardo a ridotti livelli di beta-endorfine nel liquor sono state riportate da O’Brien sia nei tossicodipendenti da eroina durante il trattamento metadonico, ma anche durante il periodo drug free, suggerendo che tale riduzione dei peptidi oppioidi non sia attribuibile all’azione del metadone per se, ma piuttosto caratterizzi l’assetto biologico dei soggetti vulnerabili per i disturbi addittivi (O'Brien et al., 1988). Alcuni anni dopo veniva riportata, al contrario, una normalizzazione dei livelli di beta endorfine, e anche degli oppioidi POMC correlati, sia a livello liquorale che periferico nei soggetti in trattamento metadonico (Kreek et al., 1992). Un sensibile incremento nella secrezione dei peptidi oppioidi sembra essere indotto dal trattamento con naltrexone, con un andamento circadiano che si associa all’andamento del cortisolo (Kosten et al., 1992). Alterazioni del ritmo circadiano che caratterizza la secrezione di prooppiomelanocortina (POMC), il peptide “progenitore” degli oppioidi endogeni sono state evidenziate da alcuni Autori (Facchinetti et al., 1984). Una risposta normale nella ß-endorfina alla clonidina é stata invece dimostrata durante la stimolazione cronica dei recettori oppioidi (Brambilla et al., 1984), suggerendo che la assunzione dell’eroina in sé non sia capace di modificare i sistemi di controllo alfa-adrenergici della secrezione dei peptidi oppioidi. La clonidina sarebbe capace di normalizzare, secondo altri, i livelli di betaendorfine nei tossicodipendenti da eroina, i cui valori basali sarebbero ridotti rispetto ai controlli (Gil-Ad I et al., 1985). In accordo con questi risultati, il controllo noradrenergico della secrezione di POMC è stato ribadito da altre ricerche che sostengono un impairment della risposta di beta-endorfine alla clonidina dopo il protratto impiego di oppiacei da strada (Facchinetti et al., 1985). E ancora nostri studi suggeriscono un deficit nelle risposte di ß-endorfina allo stress termico negli eroinomani astinenti da alcune settimane (Mutti et al., 1992) e una mancata risposta peptidergica allo stress psicologico sperimentalmente indotto (Vescovi et al., 1989): non è facile attribuire tale impairment della reattività dei peptidi oppioidi all’azione dell’eroina protratta nel tempo o, piuttosto, a condizioni del biochimismo cerebrale che caratterizzano i soggetti vulnerabili all’abuso di sostanze. Gli eroinomani potrebbero presentare un deficit preesistente all’impiego di sostanze nell’ambito proprio della secrezione dei peptidi. Un ruolo degli oppioidi nella modulazione delle risposte allo stress può essere verificato a partire dalla capacità degli oppiacei di interfereire sui livelli delle catecolamine a livello centrale: i mu agonisti sarebbero capaci di influenzare in senso inibitorio il tono del sistema nervoso simpatico, con una riduzione di norepinefrina ed epinefrina dopo la somministrazione acuta di eroina, i cui livelli tornerebbero ai valori normali durante l’adattamento all’assunzione protratta (Macedo et al., 1995). Questi risultati sarebbero in accordo con l’azione farmacologica diretta indotta in acuto dagli oppiacei che riducono la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, sia di base che in risposta allo stress, con una una azione facilitatoria sul sistema parasimpatico (Ortega Carnicer et al., 1981; Hassen et al., 1982). Alcuni Autori hanno verificato, molti anni orsono, addirittura un incremento di MHPG e catecolamine dopo l’assunzione di eroina (Schildkraut et al., 1977), ma gli stessi ricercatori hanno sottolineato che l’incrementata secrezione di monoamine poteva essere iniziata già il giorno precedente la somministrazione degli oppiacei, in associazione alla risposta anticipatoria condizionata. In aggiunta, la stimolazione prolungata con oppioidi esogeni può essere responsabile della super-sensibilizzazione dei recettori noradrenergici e di una alterazione funzionale post-sinaptico dopaminergico (Facchinetti et al., 1984; Garcia-Sevilla et al., 1986). Il metadone per sé non sembra indurre stabili cambiamenti nel tono simpatico centrale (De Leon-Jones et al., 1983), né alterazioni significative sarebbero state verificate durante la graduale sospensione del trattamento. Gli antagonisti degli oppioidi, al contrario, stimolerebbero la risposta del sistema noradrenergico agli stressors (Grossman et al., 1986), forse interferendo con il tono inibitorio degli oppioidi endogeni sulla secrezione delle catecolamine. Come si è già accennato, il sistema parasimpatico appare interessato dalle interferenze oppioidi, con influenze della morfina sui recettori muscarinici (M2) la cui espressione aumenta durante l’astinenza (Zhang et al., 1998). Il levo-alfa-acetilmetadolo, LAAM, svolgerebbe una azione di agonista sui recettori muscarinici (Langley, 1989). In analogia a questi dati che evidenziano una relazione tra oppiacei e sistema colinergico, la pilocarpina, agonista colinergico, si è mostrata capace di inibire l’aumento di prolattina indotto dalla morfina, e l’atropina, antagonista del sistema vagale, aumenta gli effetti della morfina sulle cellule secernenti PRL (Briski et al., 1984). Gli oppioidi endogeni hanno mostrato la capacità di modulare la secrezione di dopamina, il che diviene evidente considerato il ruolo che il sistema oppioide esercita sulla prolattina, notoriamente tenuta sotto il controllo inibitorio della dopamina (Van Loon et al., 1980). Una certa riduzione dei livelli di dopamina sembra essere indotta dagli agonisti dei µ-recettori (Yonehara and Clouet, 1984) e la morfina si è mostrata capace di ridurre la concentrazione di dopamina nel circolo portale ipofisario, azione che é reversibile sotto l’effetto dell’antagonista oppioide naloxone (Gudelesky and Porter, 1979). Se da un lato l’azione generalizzata degli oppiacei sulla dopamina può rivestire un carattere inibitorio, dall’altro lo specifico effetto stimolatorio su determinate aree del cervello sostiene l’attivazione del circuito della gratificazione (Sell et al., 1999): negli animali da esperimento sembra essere ben documentato che il release di dopamina nel nucleus accumbens rappresenti il substrato biochimico capace di determinare il comportamento addittivo, sia per gli oppiacei, che per le altre sostanze che inducono dipendenza (Herz, 1998; Leshner and Koob, 1999) anche se tale meccanismo non è ancora del tutto verificato nell’uomo (Gratton, 1996). Il release di dopamina nell’accumbens sarebbe controllato dai mu e kappa recettori, e una significativa riduzione di dopamina si verificherebbe durante l’astinenza da oppiacei (Lichtigfeld and Gillman, 1996). Gli oppioidi stimolano i neuroni dopaminergici attraverso interneuroni GABAergici e la riduzione conseguente degli effetti inibitori del GABA (Johnson and North, 1992; Peoples et al., 1991; Xi and Stein, 1998). Anche nei confronti della serotonina gli oppiacei agirebbero facilitandone la secrezione attraverso una riduzione del controllo inibitorio GABAergico (Jolas et al., 2000). Elevati livelli di 5-OHindolacetico, un metabolita della serotonina, sono stati evidenziati in animali da esperimento che hanno sviluppato una tolleranza per la eroina (Haleem et al., 1994), suggerendo il coinvolgimento anche di questa amina cerebrale nell’azione degli oppiacei; secondo altri, lo stesso ruolo analgesico della morfina sarebbe legato al coinvolgimento centrale di recettori serotoninergici (Hain et al., 1999). Una verifica della risposta del sistema alfa-adrenergico negli eroinomani ha mostrato un deficit rilevabile prevalentemente nei soggetti con storia di disturbo della condotta e iperattività (Gerra et al., 1994), così come un challenge serotoninergico evidenziava un deficit di risposta negli eroinomani connesso più con la depressione che con la storia di droga (Gerra et al., 1995; Gerra et al., 1995). Sempre in nostri studi, attuati durante i primi anni novanta, si ipotizzava un deficit GABAergico negli eroinomani (Volpi et al., 1992), mentre più recenti valutazioni hanno sottolineato quanto la possibile alterazione del GABA sia presente soprattutto negli eroinomani affetti da un disturbo d’ansia (Gerra et al., 1998): anche in questo caso l’alterazione neuroendocrina apparirebbe correlata più al disturbo di personalità che alla storia di eroina per sé. Oppioidi e asse HPA L’assunzione acuta di oppiacei nell’uomo ha mostrato un effetto soppressivo sull’asse HPA, come già documentato molti anni orsono (McDonald et al., 1959). La morfina somministrata acutamente per via orale riduce i livelli di cortisolo basali (Banki and Arato, 1987) e quelli in risposta allo stimolo con CRH (Allolio et al., 1987). La eroina sarebbe capace di ridurre sensibilmente o inibire del tutto la secrezione di cortisolo, indipendentemente dalla durata dell’esposizione all’eroina o dall’età degli eroinomani (Rasheed and Tareen, 1995). Inoltre, la somministrazione di naloxone ad alte dosi causa un aumento dei livelli plasmatici di ACTH e Cortisolo (Pfeiffer et al., 1986) e un analogo risultato è stato ottenuto con il naltrexone. Sebbene valori basali di cortisolo ridotti siano stati riportati in soggetti trattati cronicamente con morfina (Murakawa et al., 1989), le risposte di ACTH e Cortisolo al CRH sembrano non essere compromesse (Palm et al., 1997). L’abuso cronico di eroina non indurrebbe secondo alcuni alterazioni funzionali profonde dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), sebbene alcuni studi abbiano evidenziato un deficit di ACTH e Cortisolo diurno in questi pazienti (Facchinetti et al., 1984; Dackis et al., 1982)ed elevati livelli plasmatici serali con una alterazione del ritmo circadiano (Tennant et al., 1991). La risposta di ACTH e Cortisolo che ci si aspetta dopo la somministrazione di naloxone non è rilevabile nella dipendenza da oppioidi; mentre altri studi evidenziano la inefficacia del desametasone a sopprimere l’asse HPA in questi pazienti e una aumentata risposta di Cortisolo al test dell’insulina (Cushman et al., 1970; Gold et al., 1981). Anche la risposta allo stress negli eroinomani, studiata a poche settimane dalla sospensione della sostanza, mostra un impairment dell’ACTH, con stimoli stressanti di diversa natura (Mutti et al., 1992; Vescovi et al., 1989). La somministrazione cronica di metadone, secondo alcuni, non induce cambiamenti significativi nei valori basali di ACTH e Cortisolo e nel ritmo circadiano (Kreek et al., 1983), ma una varietà di studi con tests dinamici suggeriscono un disturbo funzionale dell’asse HPA (Pullan et al., 1983; Willenbring et al., 1989). Nostri studi hanno dimostrato una ridotta risposta dell’ACTH al test con metopirone in pazienti sottoposti al trattamento di mantenimento con metadone (Vescovi et al., 1990). Oppioidi e prolattina Un aumento significativo dei livelli plasmatici di prolattina è stato riportato in soggetti dipendenti dalla eroina (Gerra et al., 1987; Vescovi et al., 1984). L’osservazione clinica di una alta prevalenza di amenorree e disturbi sessuali nella popolazione degli eroinomani è verosimilmente connessa con l’iperprolattinemia (Vescovi et al., 1983; Pelosi et al., 1974). Il meccanismo che sostiene l’incremento di PRL sembra essere attribuibile, oltre che ad una azione diretta, anche alla capacità degli oppioidi di diminuire la secrezione di dopamina e di aumentare la serotonina (Gudelesky and Porter, 1979; Algeri et al., 1978): queste monoamine, infatti, sono state considerate, rispettivamente, i fattori ipotalamici inibenti e stimolanti di prolattina (Van Loon et al., 1980; Spampinato et al., 1979). L’astinenza da eroina è associata a una diminuzione dei livelli plasmatici di PRL (Gold et al., 1979), e il naloxone induce una riduzione significativa di secrezione di PRL (Van Vugt and Meites, 1980). L’aumento di PRL sarebbe correlato alla dose di oppiacei assunti e alla durata della dipendenza (Brambilla et al., 1979). Una incrementata risposta di PRL al TRH test è stata evidenziata da alcuni Autori negli eroinomani (Gold et al., 1980) ma non confermata da altri (Spagnolli et al., 1987). Una ridotta risposta di PRL alla sulpiride può suggerire una alterazione funzionale dopaminergico (Ragni et al., 1988) in questi pazienti esposti all’impiego continuativo di oppioidi esogeni. Nei pazienti soggetti a trattamento cronico di metadone è stato dimostrato un aumento nei valori plasmatici di PRL; una alterazione dei ritmi circadiani di PRL sembra essere la conseguenza della stimolazione cronica dei recettori oppioidi con il metadone (Kreek et al., 1979). La buprenorfina, a sua volta, somministrata in varie dosi, produce un effetto dose-dipendente sull’aumento dei livelli di PRL (Schmauss and Emrich, 1987). Oppioidi e ormone della crescita (GH) I livelli plasmatici di GH sono stati trovati aumentati nei soggetti con dipendenza da eroina (Cushman, 1972), ma i dati in nostro possesso in questo ambito estremamente confusi e incerti; le risposte del GH ai test farmacologici, endocrini, metabolici nei consumatori di oppiacei non permettono la strutturazione di una ipotesi definita. Infatti questo ormone è molto variabile e sensibile a condizioni di stress che possono interferire sulla risposta ipofisaria. Una sostanziale incapacità degli oppioidi di influenzare nell’uomo la secrezione di GH emerge da diversi studi (Saarialho-Kere et al., 1989; Delitalia et al., 1983). Una azione degli agonisti sui recettori oppioidi kappa sembra stimolare la secrezione di GH secondo altri (Ur et al., 1997) e ancora un incremento di Gh è stato descritto in risposta all’agonista parziale nalorfina (Pende et al., 1986). L’aumento di GH dopo stimolazione dei recettori alfa-2-adrenergici con clonidina sembra non essere influenzato dalla assunzione cronica di oppiacei (Brambilla et al., 1984). Al contrario, secondo altri, nei soggetti dipendenti da eroina è stata riportata una diminuzione delle risposte del GH allo stimolo con arginina, al test dell’insulina o alla somministrazione di glucosio (Ghodse, 1977). Risposte paradosse e inattese di GH al TRH e all’LHRH, che non stimolano la secrezione di GH nei soggetti normali, sono state evidenziate in soggetti che abusano di oppiacei, lasciando intuire una condizione di disequilibri neuroendocrini almeno a livello ipotalamo ipofisario (Brambilla et al., 1980). Oppioidi e l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi (HPG) Le evidenze che si possono ritrovare più comunemente in letteratura suggeriscono che gli agonisti oppioidi esercitino un’azione inibitoria sull’asse ipotalamo-ipofisigonadi (asse HPG): gli eroinomani senza distinzione di genere sono stati segnalati in letteratura per i ridotti livelli basali di LH, FSH e testosterone (Cicero et al., 1975; Brambilla et al., 1977; Malik et al., 1992). Ridotti livelli di testosterone libero sono stati osservati da altri negli eroinomani, in presenza di immodificati livelli di testosterone totale, assieme a una netta risposta al naloxone del rapporto tra LH valutato con metodologie biologiche e dosato con RIA (Celani et al., 1984). Una diminuzione nella risposta di LH e FSH al releasing ipotalamico GnRH sembra manifestarsi in soggetti che abusano di eroina ed è associata con ridotti livelli di testosterone, oligospermia, e diminuita motilità spermatica (Brambilla et al., 1979). Il GnRH sarebbe inibito dalla azione degli oppiacei e l’LH stimolato dal naloxone (Genazzani and Petraglia, 1989). Nostri studi hanno investigato i livelli plasmatici di LH, PRL, testosterone, e le misure inerenti lo spermiogramma, in un gruppo di pazienti trattati con metadone, confermando la riduzione dell’LH, l’incremento di prolattina e la ridotta motilità degli spermatozoi: la somministrazione di alte dosi di vitamina B6 (piroxidal-fosfato), un coenzima della sintesi di dopamina, si è mostrata capace di indurre in questi soggetti una diminuzione dei valori di prolattina, e un aumento di LH, dei livelli di testosterone e della motilità delle cellule seminali (Gerra et al., 1987). I recettori di oppioidi sono stati trovati sulla superficie delle cellule di Sertoli nel testicolo, suggerendo la possibilità che l’azione inibitoria sull’asse HPG da parte degli oppioidi sia attribuibile non solo ad una interferenza a livello ipotalamico-ipofisario (Pfeiffer et al., 1987), ma anche a un effetto diretto sulla steroidogenesi gonadale (Fabbri et al., 1986). Alterazioni nella spermatogenesi e nella motilità delle cellule seminali sono peraltro già state segnalate da altri (Ragni et al., 1988). Precedenti studi in collaborazione con Vescovi suggeriscono che, dopo una brusca interruzione della stimolazione cronica dei recettori oppioidi, la diminuzione dei livelli di PRL sia immediata ma, al contrario, l’impairment secretorio degli steroidi gonadali e le difficoltà della sfera sessuale persistano più a lungo (Vescovi et al., 1987; Vescovi et al., 1984). La somministrazione di antagonisti dei recettori oppioidi ha chiaramente rivelato una inibizione tonica del sistema degli oppioidi sulle gonadotropine: infatti il naloxone e il naltrexone inducono un aumento significativo nei livelli di LH (Van Vugt et al., 1982). Inoltre, la secrezione di peptidi oppioidi e la presenza di recettori dell’oppio è stata dimostrata nel follicolo ovarico; il ruolo di questi oppioidi endogeni e la relazione con progesterone e estrogeni non sono del tutto chiariti (Facchinetti et al., 1986). Il trattamento con metadone può indurre profondi cambiamenti nel ritmo circadiano e nell’andamento di LH connesso con il ciclo mestruale: una riduzione nella secrezione pulsatile, la diminuzione del picco ovulatorio, o una vera e propria assenza di picco ovulatorio sono stati descritti in letteratura. In più, l’effetto di stimolo degli estrogeni sulla secrezione di LH sembra essere diminuita dagli oppiacei (Lafisca et al., 1981; Kley et al., 1977). Più recenti risultati confermano la capacità dell’eroina, durante l’assunzione cronica, di sopprimere la produzione di testosterone (Khan et al., 1990), mentre altri al contrario sembravano aver dimostrato l’instaurarsi di meccanismi di tolleranza agli oppiacei per ciò che concerne l’inibizione sull’asse HPG (Mendelson and Mello, 1982). Infine anche la stimolazione parziale mu e l’effetto antagonista sui kappa recettori della buprenorfina sembrerebbero capaci di deprimere l’LH e incrementare la PRL (Mendelson and Mello, 1982). Oppioidi e ormoni tiroidei L’azione degli oppioidi sulla funzione tiroidea nell’animale da esperimento è inibitoria: morfina e metadone inibiscono i livelli basali di TSH e il TSH stimolato dal TRH e dall’esposizione al freddo (Mannisto and Poisner, 1983; Mannisto et al., 1984). Al contrario, la morfina e il metadone, quando somministrati acutamente, aumentano i livelli circolanti di TSH nell’uomo (Grossman 1981). Questa incremento è annullato dall’infusione di dopamina e amplificato dagli antagonisti della dopamina (Delitalia et al., 1983). Gli oppioidi dunque eserciterebbero una azione sull’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide mediata attraverso la riduzione del tono inibitorio esercitato dalla dopamina sul TSH (Delitalia et al., 1983). Ciò nonostante la funzione tiroidea nei soggetti esposti cronicamente agli oppiacei non si discosta in modo significativo dalla normalità (Jhaveri et al., 1980; Vescovi et al., 1984). I livelli di tiroxina e triiodotironina sono normali in soggetti dipendenti dall’eroina; aumentati livelli di tireo-globulina sono stati osservati dopo la stimolazione cronica dei recettori oppioidi (Bastomsky et al., 1977). Non esistono segnalazioni inerenti alterazioni degli anticorpi antitiroidei nei tossicodipendenti eroinomani. Un sottogruppo di tossicodipendenti da eroina ha mostrato risposte di TSH al TRH ridotte (Brambilla et al., 1980), ma un tale impairment è stato anche osservato anche in pazienti depressi e può essere associato con una condizione psico-biologica che precede l’abuso di sostanze ed è associata al disturbo affettivo, più che non alla azione degli oppiacei per sè (Targum et al., 1983). Comunque, il trattamento prolungato con metadone sembra non essere capace di indurre alcun cambiamento nella funzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide (Azizi et al., 1974). Oppioidi e metabolismo dei carboidrati La presenza di peptidi oppioidi e di recettori oppioidi nel pancreas endocrino è stata dimostrato da una varietà di studi: la morfina e la b-endorfina stimolano il release di insulina e glucagone e inibiscono la somatostatina in esperimenti in vitro (Green et al., 1980). Un bolo endovenoso acuto di b-endorfina nell’uomo induce un aumento nei livelli di insulina; al contrario, l’infusione continuativa di b-endorfina con un graduale aumento di concentrazione di b-endorfina inibisce la secrezione di insulina (vitro (Green et al., 1980). I tossicodipendenti eroinomani sembrano presentare una più intensa e rapida risposta in insulina, glucagone, e GH agli stimoli metabolici, se valutati per ciò che concerne le risposte acute, ma una alterata tolleranza al carico orale di glucoso (Passariello et al., 1986). Una ridotta riserva di insulina nel soggetto cronicamente esposto agli oppiacei sembra essere la causa di questo disturbo funzionale (Giugliano et al., 1985). Risultati contrastanti sono stati riportati da altri autori con incrementi nelle risposte di insulina al carico di glucoso orale nei tossicodipendenti eroinomani (Sapira, 1968; Brambilla et al., 1976). D’altra parte, i tossicodipendenti eroinomani mostrano risposte normali nella secrezione di insulina nei confronti di segnali non glucidici, quali l’aminoacido arginina (Passariello et al., 1986). Anche durante il trattamento di mantenimento con metadone la risposta di insulina al carico di glucoso orale è stata trovata ridotta rispetto ai soggetti normali (Vescovi et al., 1982). Nostri risultati, ottenuti nei soggetti in trattamento metadonico, suggeriscono una alterazione che coinvolge il polipeptide pancreatico (hPP), condizione dell’asse entero-pancreatico che può forse lasciar intuire le ragioni della disfunzione della secrezione insulinica (Lugari et al., 1989). Oppioidi e sistema immunitario Gli effetti delle sostanze oppioidi sul sistema immunitario sono stati ampiamente studiati: la morfina è capace di influenzare l’attività dei natural killer, delle cellule polimorfonucleate, e l’attività dei linfociti T (Balock e Smith, 1985; Farrar, 1984; Bayer et al., 1990). Gli oppioidi modulerebbero la produzione di interferone, la secrezione delle cellule del timo e ridurrebbero la produzione l’interleuchina 1, 2 e 4 (Peterson et al., 1987; Kay et al., 1990; Thomas et al., 1995; Ghang et al., 1998). Anche il metadone è stato dimostrato interferire sulle citochine in questi studi. L’abuso cronico sostanze oppioidi induce cambiamenti significativi nella funzione del sistema immunitario attraverso un disequilibrio nella relazione fra neuroormoni, peptidi, e segnali immunitari specifici (Kreek, 1990). Esistono evidenze cliniche del fatto che la tossicodipendenza da oppiacei espone a una maggiore propensione alle infezioni, in considerazione della caduta del tono immunitario (Briggs et al., 1967). La produzione di anticorpi (Bussiere et al., 1993) e la fagocitosi (Casellas et al., 1991) risultano inibite nei soggetti esposti cronicamente ai morfinici, ponendo in notevole difficoltà il sistema immunitario in tutte le sue componenti. Studi più recenti documentano una ridotta risposta dei linfociti ai mitogeni (fito-emoagglutinina) negli eroinomani, e alterazioni del numero totale dei T linfociti, delle cellule helper e dell’attività natural killer (Govitrapong et al., 1998; Roy and Loh, 1996). Le conoscenze attuali sulla capacità delle cellule del sistema immunitario di interagire con il sistema neuroendocrino spiegano le influenze dell’impiego di oppiacei anche attraverso una azione diretta: le cellule del sistema immunitario, infatti, sarebbero capace di esprimere recettori oppioidi (Madden et al., 1998; Sharp et al., 1998). Alcuni Autori, peraltro, propongono che l’attiviità immuno-soppressiva dei morfinici possa essere mediata attraverso il coinvolgimento dell’asse ipotalamoipofisi-surrene (Freier et al., 1994). L’attivazione dell’asse HPA agirebbe appunto producendo una immunosoppressione nel soggetto esposto cronicamente agli oppiacei, mentre l’azione immuno-inibente immediata sarebbe ottenuta attraverso il sistema simpatico (Mellon and Bayer, 1998). Caratteristiche neurobiologiche degli eroinomani in condizioni drug-free Gli studi sulla funzionalità neuroendocrina e neurotrasmettitoriale in pazienti eroinomani durante la fase attiva e nella condizione "drug-free" hanno prodotto risultati conflittuali. Questa differenza tra gli studi può essere in parte dovuta all'influenza di vari fattori quali la dose di eroina assunta giornalmente, la durata della storia di dipendenza, l’assunzione contemporanea di altre droghe, lo stato di nutrizione e differenze nella metodologia di misurazione dei livelli neurotrasmettitoriali ed ormonali (Gerra et al., 1994a). In vari studi sui soggetti eroinomani si è notata una significativa correlazione tra aspetti della comorbidità psichiatrica (depressione, ansia, disturbi della condotta, livelli di aggressività) e alterazioni neuro-ormonali che non sarebbero invece associate all'utilizzo di morfinici in sè (Gerra et al., 2000a, 2000b, 1998, 1995, 1994a, 1994b). La protratta assunzione di eroina avrebbe prodotto sì disfunzioni neuroendocrine in questi soggetti, ma non più significative di quelle alterazioni che appaiono accompagnare le problematiche psichiatriche associate alla dipendenza da oppiacei. In precedenti studi il sistema noradrenergico degli eroinomani in condizione "drugfree" appare conservare un buon funzionamento (Brambilla et al., 1984). La sensibilità del sistema alfa-adrenergico in soggetti che presentano una comorbidità con il disturbo antisociale di personalità e una storia di disturbo della condotta sembrerebbe invece ridotta (Gerra et al., 1994; Gerra et al., in press). Al contrario, Garcia Sevilla et al. (1985) rilevano un aumento della densità e della sensibilità dei recettori del sistema alfa-2 adrenergico nelle piastrine degli eroinomani in condizione "drug-free", non considerando tipologie psicobiologiche associate alla comorbidità psichiatrica. La valutazione neuroendocrinologica non evidenzierebbe alterazioni del sistema dopaminergico negli eroinomani in condizioni "drug-free", quando studiati in generale dopo diversi anni di eroina (Gerra et al., 2000). Al contrario, negli animali da esperimento, la somministrazione di oppiacei produrrebbe una stimolazione della dopamina presinaptica nell'area mesolimbica (nucleus accumbens) e nell’area ventro-tegmentale tale da condizionare una inibizione GABAergica mediata delle cellule dopaminergiche (Leone et al., 1991; Self et al., 1995). In un recente studio la funzione del sistema serotoninergico, esaminata con il test alla d-fenfluramina, risulta essere compromessa in generale nei tossicodipendenti (Gerra et al., 2000), ma il deficit più consistente sembra dimostrato da una mancata risposta alla fenfluramina soprattutto nei soggetti tossicodipendenti con comorbidità psichiatrica per il disturbo depressivo (Gerra et al., 1995, 2000). D’altro canto, Fishbein et al. (1989) hanno trovato nei soggetti tossicodipendenti con elevata impulsività e aggressività, in condizione di astinenza da cinque giorni, addirittura un incremento della risposta alla fenfluramina. E ancora, Shmidt et al. (1997) osservano un aumento della serotonina nelle piastrine degli eroinomani. Studi sul sistema GABAergico mostrano che il deficit di risposta negli eroinomani, utilizzando un agonista GABA B quale il baclofen, si evidenzia soprattutto nei soggetti ansiosi e non pare dipendere dall’esposizione agli oppiacei. Queste osservazioni troverebbero un’ulteriore conferma nel fatto che anche una parte dei famigliari di soggetti con storia di dipendenza da eroina presenterebbero alterazioni del sistema alfa-adrenergico e serotoninergico, in una percentuale superiore alla popolazione generale (Gerra et al., 1998;1994). La disregolazione neuro-ormonale potrebbe addirittura costituire uno degli elementi della vulnerabilità preesistente all’assunzione di morfinici e capaci di supportare l’instaurarsi di forme specifiche di auto-medicazione con gli oppiacei. D’altra parte, non è possibile escludere che i soggetti studiati abbiano in parte riportato le alterazioni rilevate nella funzione dei neurotrasmettitori in relazione alla protratta assunzione di sostanze. Evidenze sperimentali sottolineano peraltro come i fattori genetici siano implicati nel comportamento addittivo e come possano esistere polimorfismi genetici che contribuiscono all' "addiction" (Kotler et al., 1997; Vandenbergh et al., 1997), in particolare esponendo i soggetti a rischio alla dipendenza da morfinici (Sora et al., 2001). Anche le dimensioni del temperamento proposte dal modello di Cloninger, e cioè quelle componenti della personalità che sono ereditabili, stabili durante lo sviluppo, non influenzate da fattori socio-culturali (Cloninger et al., 1994) sembrano caratterizzare i tossicodipendenti da eroina con un particolare pattern di tipo biologico (Gerra et al., 2001). I tossicodipendenti in generale, e in particolare i soggetti che presentano una dipendenza da eroina, sembrerebbero essere fortemente orientati alla ricerca di sensazioni forti quando testati con la Scala Sensation Seeking di Moorman et al. (1989) e con il Three-Dimensional Personality Questionnaire (Cloninger TPQ). La correlazione diretta tra sensibilità dei recettori del sistema dopaminergico e temperamento novelty seeker è stata rilevata negli eroinomani, così come il tono serotoninergico appare modulare il temperamento teso ad evitare il pericolo, definito anche inibizione comportamentale. Anche le alterazioni dei flussi cerebrali verificati con le SPECT e PET hanno riproposto l'ipotesi che rispetto a una generalizzata riduzione indotta dalla prolungata esposizione all'eroina i deficit più significativi siano comuni ai disturbi di personalità e del tono dell'umore ( Gerra et al., 1998; King et al., 2000; Sell et al., 2000) Sistema degli oppioidi endogeni e dei cannabinoidi endogeni Oppioidi e cannabinoidi mostrano proprietà farmacologiche comuni (Manzanares et al., 1999): quelle maggiormente interessanti riguardano l'effetto antidolorifico (Smith et al., 1994) e l'effetto di rinforzo del comportamento addittivo (Vela et al., 1995; Tanda et al., 1997). Il rinforzo indotto dalla cannabis può essere bloccato attraverso la somministrazione di naloxone (Braida et al., 2001). In un recente articolo è stato indicata una "sensibilizzazione crociata" tra l'eroina e un agonista dei recettori della cannabis, che si realizzerebbe attraverso un circuito di natura mesolimbica (Pontieri et al., 2001), maggiormente presente nelle persone vulnerabili per l'assunzione di droghe (Lamarque et al., 2001). Evidenze sperimentali mettono in luce il fatto che anche un antagonista cannabioniode dei recettori CB1 blocca l'auto-somministrazione della morfina nell’animale da esperimento, attraverso un meccanismo che coinvolge l'mRNA in nuclei del circuito di ricompensa. Anche questi risultati mostrano l'esistenza di un'interazione crociata tra sistema oppioide e cannabinoide nelle risposte comportamentali correlate all'addiction ed aprono nuove strade per il trattamento della dipendenza da oppiacei (Navarro et al., 2001). Il craving per l’eroina Gli stimoli correlati con l’aspettativa dell’eroina (drug-cue) si associano con il release di dopamina, prima ancora di quanto siano connessi con la deplezione della stessa (Wise et al., 1995). E ancora, durante l’aspettativa della droga, e cioè al momento della percezione del "craving" per l'eroina, è stato rilevato un incremento dei livelli della dinorfina e di encefaline (Cappendijk et al., 1999), il che suggerirebbe il coinvolgimento dei recettori oppioidi kappa nel desiderio per i morfinici. In particolare alcuni studi mettono in evidenza come il tempo di reazione ai cue nei soggetti eroinomani sottoposti ad un compito in laboratorio umano sia significativamente influenzato dai livelli di craving (Franken et al., 2000), in una possibile relazione con una alterazione biologica più consistente. In uno studio di brain imaging condotto su soggetti maschi con storia di dipendenza da oppiacei, le immagini a contenuto neutro sono state confrontate con quelle correlate al mondo della droga (cue). Sell et al. (2000) hanno rilevato un aumento del flusso ematico in alcune regioni cerebrali facenti parte del sistema dopaminergico mesolimbico, in corrispondenza di un riferito aumento della condizione di "urge to use", oltre ad ansia, tensione, spiacevolezza, rabbia, depressione, senso di affaticamento (Sherman et al., 1989) nei soggetti eroinomani. BIBLIOGRAFIA Algeri A, Consolazione A, Calderini G, Achilli G, Canas EP, Garattini S Effect of the administration of (d-Ala) 2methionine-enkephalin on the serotonin metabolism in rat brain. Experientia 1978 Nov 15;34(11):1488-9 Allolio B, Schulte HM, Deuss U, Kallabis D, Hamel E, Winkelman W Effect of oral morphine and naloxone on pituitary-adrenal response in man induced by human corticotropin-releasing hormone. 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Fonte: http://www.dronet.org/sostanze/sos_pdf/Eroina.pdf

Articolo sul rinascimento psichedelico in medicina

Articolo di Internazionale sulla riscoperta degli psichedelici da parte della ricerca medica. Si parla anche dell'uso di Iboga contro le dipendenze da droghe pesanti e in particolare eroina: http://www.internazionale.it/opinione/vanni-santoni/2017/01/01/psichedel...

Com'è arrivata l'eroina In Italia: dal noan all'anfetamina...

di Guido Blumir eroina_blumir2.jpgRoma, 1970 - 560 tossicomani al di sotto dei 25 anni. Nessun eroinomane. L'eroina, a Roma, è sconosciuta.Roma, 21 marzo 1970 - Il Nucleo Antidroga dei Carabinieri, diretto dal capitano Giancarlo Servolini, del SID, irrompe in un "barcone" sul Tevere: 90 arresti. Motivo: la droga. "2.000 giovani si drogavano sul barcone" spara "Il Tempo," quotidiano romano in cui la cronaca era diretta da Franz D'Asaro, attuale direttore dell'organo dell'MSI, "Il Secolo d'Italia." È lo scandalo dell'anno: in sei mesi escono sui giornali nazionali, oltre diecimila articoli sulla "droga," un quantitativo pari al totale de­gli articoli usciti nei sette anni precedenti. 

http://win.altrestorie.org/d_eroina_in_italia.htm

Contenuto Redazionale Ayotzinapa, Iguala e i Sentieri dell’Eroina Messicana

 riceviamo dal giornalista Fabrizio Lorusso e volentieri pubblichiamo questo suo articolo pubblicato su "CARMILLA letteratura, immaginario e cultura d'opposizione“

A oltre 15 mesi dalla mattanza di sei persone e la sparizione forzata di 43 studenti ad Iguala, le vittime di quel crimine di stato e gli altri 26.000 desaparecidos del Messico continuano a chiedere giustizia. Insieme a migliaia di persone “mancanti” la grande assente è la verità, o almeno la ricerca di versioni plausibili sulla drammatica notte della strage di Iguala in cui, conviene ricordarlo, non solo furono fatti sparire brutalmente i normalisti di Ayotzinapa, ma vi furono anche sei morti, tre studenti e altre tre persone uccise in esecuzioni extragiudiziali, più di 40 feriti e 80 vittime di attentati. A Iguala, località di centomila abitanti al centro dello stato meridionale del Guerrero e, ugualmente, crocevia di fiorenti e disputati traffici di stupefacenti, vi fu una vera e propria operazione militare e repressiva, sviluppatasi in nove attacchi e scenari diversi. Orchestrata dalle autorità locali, confuse e colluse con bande di narcotrafficanti, l’azione è stata realizzata tra le ore 21 e mezzanotte e mezza ed è stata “tollerata”, se non proprio supportata, pure dalla polizia federale e dall’esercito.

Ogni 26 del mese per i +43

Messico ayotzi antorchasSabato 26 dicembre 2015, quattro del pomeriggio, ora di Città del Messico. Un migliaio di persone manifesta per le strade della capitale messicana, semivuote per la pausa natalizia, accompagnando in un “pellegrinaggio politico” e simbolico i genitori dei 43 studenti della scuola normale di Ayotzinapa, sequestrati dalla polizia di Iguala e scomparsi nella notte del 26 settembre 2014. Il corteo, con alla testa 43 torce accese a illuminare le fotografie dei ragazzi, è partito dal centro storico e s’è concluso presso la Basilica della Madonna di Guadalupe, l’icona religiosa messicana per eccellenza. La domanda incessante di ritrovare in vita gli studenti, ribadita negli ultimi 15 mesi puntualmente ogni giorno 26 per le strade e le piazze di mezzo di mondo da organizzazioni, attivisti, collettivi e persone solidali con la causa dei desaparecidos messicani, è stata dunque portata anche nel centro cerimoniale cattolico più importante del Paese. Un altro Natale, il secondo, senza i ragazzi della Escuela Normal Rural “Raul Isidro Burgos” ma con la speranza pertinace di ritrovarli. E di ritrovare anche gli altri 26mila desaparecidos, da cifre ufficiali, che invece sono oltre 30mila secondo numerose Ong. Non si dimentica, quindi, che i 43 sono, in realtà, molti di più, sono +43. Il grido e la rivendicazione di ¡Justicia! si moltiplicano.

Vidulfo Rosales, avvocato del Centro dei Diritti Umani della Montagna Tlachinollan y delle famiglie dei giovani, ha sottolineato la volontà di non mollare del movimento che li sostiene, legittimato altresì dall’operato del Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (GIEI della CIDH). Il GIEI in settembre ha reso pubblici i risultati dei suoi primi sei mesi di investigazioni, che hanno smontato la “verità storica” della procura messicana con cui si pretendeva di chiudere il “caso Iguala-Ayotzinapa”, e in aprile concluderà le sue indagini. In dicembre il gruppo ha anche confermato, in base a immagini satellitari, l’inesistenza di un incendio nella discarica di Cocula la notte del 26-27 settembre, cioè quando secondo la Procura alcuni membri della delinquenza organizzata locale avrebbero incenerito i corpi degli studenti per tutta la notte e la mattina seguente.

Esercito impermeabile

Messico 43Anche se ripetutamente il governo e le forze armate hanno negato alla stampa, agli inquirenti e, in seguito, agli esperti internazionali l’accesso alle strutture castrensi e gli hanno impedito d’intervistare i militari del 27esimo battaglione di stanza a Iguala, che sono stati presenti in varie fasi della persecuzione contro gli studenti e sono stati più volte segnalati come possibili responsabili o corresponsabili di sparizioni forzate, sono sincere e forti le aspettative riguardanti il lavoro del GIEI che sta provando a dare almeno qualche certezza ai genitori e ad aprire nuove piste, volutamente escluse da governo e procura.

In questo senso le attese per i prossimi mesi sono positive, la speranza di sapere e di trovare vivi i ragazzi resiste. “Non è un atto religioso ma politico”, ha dichiarato Felipe de la Cruz, portavoce dei genitori, parlando della marcia alla Basilica e, in riferimento a questo “periodo festivo”, ha specificato che “non ci sono giorni di pace o di felicità, ma si tratta di giorni in cui non si riposa, non si dimentica che ci sono vittime di sparizione forzata”.

Ad oggi la linea d’investigazione tracciata dall’ex procuratore Jesús Murillo Karam in base a testimonianze di alcuni detenuti estratte con la tortura, la quale centrava l’attenzione sulla discarica del comune di Cocula, sulle polizie municipali e sui narcos del gruppo Guerreros Unidos, non è più quella fondamentale e si sta ampliando il novero delle persone, dei politici e delle autorità a vari livelli che sarebbero potenzialmente coinvolti. La famigerata SEIDO (Subprocuraduría Especializada en Investigación de Delincuencia Organizada) è stata estromessa dalle indagini che sono passate nelle mani di Eber Omar Betanzos, sottosegretario ai diritti umani della Procura Generale della Repubblica (PGR), organo presieduto da Arely Gómez.

Messico ayotzi esercitoIl giornalismo di ricerca messicano, nonostante i rischi, non ha smesso di scavare. Il reportage di Anabel Hernández e Steve Fisher “Inoccultabile la partecipazione dell’esercito” (Rivista Proceso n. 2027) e l’analisi di Gloria Leticia Díaz “La verità di Iguala, tappata con un mantello verde oliva” (Proceso 2040), per esempio, confermano partecipazioni, testimonianze e versioni che legano tra loro le differenti azioni dell’esercito durante “la notte di Iguala” ed evidenziano nettamente i tentativi della PGR di occultare e coprire la presenza, la vigilanza, l’omissione dei soccorsi e le attività repressive dei militari contro gli studenti di Ayotzinapa. Infatti, le testimonianze rese dai 36 ufficiali e soldati del 27esimo battaglione alla procura il 3 e 4 dicembre 2014, ben 67 e 68 giorni dopo i fatti, sono di per sé infestate da imperfezioni tecniche e contraddizioni contenutistiche e rivelano un quadro fosco, cioè indagini intenzionalmente confuse e un ruolo dell’esercito ancora tutto da chiarire. Ed è la necessità di fare chiarezza sul ruolo delle forze armate una delle principali richieste del GIEI che probabilmente non verrà mai esaudita, creando un vuoto inaccettabile nelle investigazioni e nella ricostruzione dell’accaduto.

L’insostenibile nefandezza di Milenio

Portada-Milenio-9-de-noviembre-de-2015Effettivamente grazie a una protesta che non s’è mai fermata, ma che anzi s’è estesa a macchia d’olio globalmente, e alla forza di volontà dei genitori dei 43 il movimento per la giustizia e la verità sul caso Ayotzinapa è riuscito a scardinare la falsa verità offerta dagli inquirenti e far aprire nuove linee di ricerca, portate avanti da tecnici e personale differenti, e a mantenere comunque alto il livello d’attenzione dei mass media.

Un’attenzione che, se da una parte s’è mostrata sensibile alle istanze dei genitori e dei movimenti sociali, soprattutto mediante la copertura di media alternativi e indipendenti nazionali (Desinformémonos, Revolución 3.0, Agencia Subversiones, solo per citare i più noti) e stranieri, così come di alcuni importanti portali web e riviste cartacee (SinEmbargo, Aristegui Noticias, La Jornada, Revista Variopinto, Proceso, tra i più seguiti), dall’altra ha condotto una campagna di discredito e menzogne, capeggiata dal quotidiano Milenio, contro i genitori dei 43 e i loro figli sequestrati dallo stato, contro i portavoce del movimento e della scuola rurale di Ayotzinapa, come Omar García, e infine contro tutte le forme di dissidenza sociale e protesta attive del paese, in particolare quelle dei docenti della CNTE (Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educación) in lotta contra la riforma educativa implementata dall’esecutivo di Peña Nieto nell’ambito delle sue “riforme strutturali” neoliberiste (link a reportage di Radio Onda d’Urto sulla campagna diffamatoria di Milenio contro Omar García).

la razonIn un paese che è al 152esimo posto, su 180 paesi, della Classifica Mondiale della Libertà di stampa realizzata da Reporter senza frontiere (RSF) e in cui l’89% dei crimini contro i giornalisti rimane impunita (vedi buona sintesi sulla repressione della libertà di stampa e i movimenti in Messico 2015 QUI LINK), la battaglia mediatica non è mai ad armi pari, visto che i professionisti della comunicazione, i blogger e anche semplici cittadini che usano le reti sociali vivono molteplici attacchi: osteggiati o comunque non tutelati dalle autorità, imbavagliati da leggi liberticide in materia di diritto di manifestazione e d’espressione, sono preda di cacicchi locali e bande della criminalità organizzata oltreché di un clima di violenza e della malafede di gran parte dei media mainstream, duopolio televisivo (Tv Azteca e TeleVisa) in testa.

Annata violenta

La minaccia della violenza risulta ancora più concreta in una società dal tessuto istituzionale sfaldato, minata alla base nei suoi gangli di resistenza e creatività comunitaria e sociale, violentata da un modello economico escludente e da megaprogetti estrattivi irrispettosi di culture e popolazioni. Un Messico che da una parte firma l’accordo segreto TPP (Trans Pacific Partnership) per non perdere “l’aggancio” col socio statunitense, egemone decadente, e dall’altro non può fermare l’emorragia dei desaparecidos e dei morti, con le migliaia di casi irrisolti, visto il tasso d’impunità dei reati del 97%. mapa_GuerreroInfine, come confermano i dati per i primi 11 mesi del 2015, nuovamente si registra un aumento nel numero di omicidi dolosi dopo due anni di discesa (2013-2014) e i picchi (insuperabili?) dell’epoca del presidente Felipe Calderón (2006-2012, col 2011 anno più violento in assoluto: 27.199 omicidi): i dati parlano di 17.055 omicidi contro i 15.907 nello stesso periodo del 2014, per cui per ora l’incremento registrato è del 7% e probabilmente le cifre definitive supereranno i 18.000 assassinii in un anno. La narcoguerra non è affatto finita, il sangue continua a scorrere a sud mentre le correnti di narco-capitali, di armi, di migranti, di schiavi e di droghe illegali fluiscono a nord. Gli stati messicani più violenti, che spiegano il 23% del totale nazionale, sono l’Estado de México, regione che circonda la capitale, e il Guerrero.

Nell’ottobre scorso lo stesso governo statunitense ha dovuto in qualche modo riconoscere come ormai i fondi che stanzia ogni anno per la guerra alle droghe in Messico finiscano nella mani di forze armate e di polizia inaffidabili, che sistematicamente sono al centro di scandali per violazioni ai diritti umani, o in quelle della delinquenza organizzata, provocando di fatto un’inondazione di armi nel paese. Il segnale più chiaro è che per la prima volta dall’inizio del programma di “aiuti” noto come Iniziativa Merida nel 2008, infatti, il Dipartimento di Stato ha deciso di decurtare di 5 milioni di dollari sui 148 previsti per il 2016.

Messico stricione grande ayotzinapa-25-s-2015-mexico-city-203-smallE’ un goccia nell’oceano, considerando pure che dall’inizio dell’operazione il congresso USA ha stanziato qualcosa come 2300 milioni di dollari, ma è pur sempre un segnale. 1300 milioni di queste erogazioni sono andate a finanziare l’acquisto di equipaggiamento bellico da imprese nordamericane e per corsi di formazione. “C’è gente nel governo USA che sa che tutto questo è una farsa e che non può continuare a dare soldi al Messico come se niente fosse successo, sanno che col loro silenzio, col loro sostegno finanziario e militare, con la loro vendita di armi e formazione, forniscono appoggi morali e politici affinché i militari e i poliziotti continuino a violare i diritti umani senza paura d’essere giudicati, per questo hanno preso questa decisione di tagliare i fondi”, ha precisato alla rivista Proceso Arturo Viscarra, coordinatore di SOA Watch, Ong statunitense che da anni lotta per la chiusura della School of the Americas (SOA), storica fucina di dittatori e militari latinoamericani.

L’eroina di Iguala e il mercato mondiale

Messico planta amapolaNel novembre 2015 è uscito nelle librerie messicane il libro Dai la colpa all’eroina: da Iguala a Chicago, inchiesta di un vecchio lupo di mare del giornalismo messicano, José “Pepe” Reveles, già autore de Il cartello scomodo (2010), Sequestri, narcofosse e falsi positivi (2011) e Il Chapo: consegna e tradimento (2014), tra gli altri. La tesi centrale del volume è che i veri responsabili della sparizione dei 43 normalisti di Ayotzinapa sono fondamentalmente i tre presidenti della repubblica che dal 2000 ad oggi sono stati al potere: Vicente Fox, del conservatore PAN (Partido Acción Nacional), tra il 2000 e il 2006, Felipe Calderón, anche lui del PAN, tra il 2006 e il 2012, e infine Enrique Peña Nieto, del PRI (Partido Revolucionario Institucional, partito egemonico di regime per 71 anni nel Novecento).

Sono loro i primi responsabili di non avere attuato una politica antidroga “decisa e sovrana” che non sottostesse ai diktat degli Stati Uniti, il maggiore mercato di consumo mondiale di beni e servizi leciti e illeciti. Tra questi, naturalmente, ci sono anche le droghe per circa 20 milioni di consumatori statunitensi per cui il Messico è (storicamente, come da mappa del 1993…) un gran produttore: la marijuana, l’oppio e i suoi derivati, tra cui morfina ed eroina, e le metanfetamine provenienti dai numerosi laboratori sparsi sul suo territorio. Messico 1993 Amapola MarijuanaMa in terra azteca, ormai da più di due decenni, sono smistati pure i principali flussi di cocaina, bianco petrolio importato da Colombia, Bolivia e Perù e gestito dalle mafie messicane su scala globale.

Negli ultimi 3-4 anni il cartello di Sinaloa, mafia leader del mercato in Messico e negli USA, ha spinto l’offerta di eroina, stupefacente inalato e non solo iniettato, diversificando il prodotto: dalla vecchia black o brown tar, eroina di colore marrone, ottenuta più rapidamente e di minor qualità, in cui erano specializzati i messicani tradizionalmente, è stato fatto il salto nel redditizio mercato della white tar, la bianca, che era dominato dai colombiani. Inoltre dal Sud e dalla west coast, regno della black, Sinaloa s’è spostata verso la east coast, più desiderosa di white tar.

Messico amapola 2Sostiene l’autore, a ragione, che la “guerra alle droghe” ha contribuito a un gran risultato, facendo sì che il Messico diventasse il secondo produttore mondiale di eroina, secondo solo all’Afghanistan e seguito dagli antichi leader, i paesi del “triangolo asiatico” o “dorato”, ossia Myanmar (Birmania), Laos e Tailandia, e la Colombia. Come è stato possibile? Le cause sono sicuramente varie, ma Reveles ne indica una sostanziale che contrasta fortemente con la retorica ufficiale. Alla fine del sessennio presidenziale di Vicente Fox l’esecutivo decide d’interrompere le fumigazioni dal cielo con erbicidi le piantagioni di cannabis e adormidera (papavero da oppio).

Dal “triangolo dorato” al “pentagono dell’oppio” del Guerrero

Il 28 novembre 2006, due settimane prima che Calderón annunciasse la prima offensiva militare della narcoguerra nel suo natale Michoacán il presidente Fox, nel terzultimo giorno del suo mandato, firma un decreto per sospendere i programmi d’estirpazione via area della coltivazioni. Messico Guerrero mapa pentagono de la amapolaNei sei anni successivi il Messico incrementa di quattro-cinque volte il suo output di oppiacei e di due volte quello di marijuana. Intanto anche i morti ammazzati crescono: sono più di 150.000, i due terzi dei quali legati alla narcoguerra. Ancora oggi l’esercito provvede a estirpare manualmente le coltivazioni illecite, ma il ritmo di crescita delle stesse è molto maggiore. Inoltre in questi anni i governi messicani hanno presentato cifre adulterate e contrastanti con quelle di organismi internazionali sulle superfici seminate a papavero realmente “ripulite”.

Il Guerrero, oltre ad essere culla di movimenti popolari e guerriglieri, è un territorio fortemente militarizzato per lo meno dagli anni settanta, epoca della guerra sporca (guerra sucia) e delle prime desapariciones, intese come metodica politica di stato e dirette contro ogni tentativo di organizzazione dal basso o di dissidenza rispetto al regime priista (=del PRI).

Sempre agli ultimi posti negli indici di sviluppo nonostante i suoi ricchi giacimenti auriferi e la proliferazione di località turistiche, la regione si trova al centro dei traffici internazionali della sostanza su cui i cartelli messicani stanno puntando per rimpiazzare nel mercato USA la coca, ormai in stasi, e la marijuana, sempre più legalizzata (per esempio in Oregon, Alaska, Washington e Colorado anche per fini “ricreativi”) e sottratta progressivamente al controllo mafioso. Acapulco, Chilpancingo, Taxco e Iguala sono hub dell’eroina e della marijuana. Le piantagioni di papavero da oppio fioriscono sulla sierra e nella tierra caliente per confluire verso i punti strategici del cosiddetto “pentagono dell’oppio”.

Il potere del cane

black_tar_heroinIl vero potere risiede storicamente nelle forze armate che, quarant’anni dopo l’inizio della lotta ai movimenti guerriglieri e a un quarto di secolo dalla fine della Guerra Fredda, contesto “macro” e geopolitico in cui s’iscrivevano le sue funzioni di controllo sociale a livello “micro” e nazionale, sono gli arbitri dei giochi e dei flussi nel Guerrero. La linea immaginaria del pentagono dell’oppio segue il tracciato delle strade federali della regione, ma corrisponde altresì alle basi militari: in senso orario troviamo le caserme di Iguala, Chilpancingo, Acapulco, Pie de la Cuesta, Atoyac, Petatlán, Pungarabato e, la più vicina a Iguala, Telolopan. Il pentagono dà origine al 42% degli oppiacei prodotti nel paese, occupa circa il 40% del territorio del Guerrero e si estende dalla costa alla sierra, collegando le turistiche Zihuatanejo e Acapulco, e poi in direzione nord-est ha tre vertici: la capitale Chilpancingo, Iguala e Tlapehuala. La frontiera è delimitata dalle strade federali e dalle basi militari. Al suo interno, ma anche oltre i suoi confini, verso Cuernavaca, Oaxaca, il Michoacán e l’Estado de México, la semina del papavero, l’ingovernabilità e lo scannatoio tra gruppi criminali proseguono indisturbati.

white tarLa repressione sociale, compresa l’escalation degli attacchi contro i giornalisti, gli ambientalisti e gli attivisti in generale, è legata a doppio filo, da un lato, alla strategia statale di controllo del territorio, che passa dalla militarizzazione, dalla desaparición forzada, dalla fabbrica dei colpevoli, dall’omicidio politico e dalla delega di poteri sostanziali a forze armate protette e intoccabili, e, dall’altro, alla gestione di patti politici, connivenze giudiziarie e ripartizioni dei benefici di un’economia criminale che, per quanto riguarda l’eroina, genera su scala nazionale guadagni stimati intorno a 17 miliardi di dollari. In questo quadro vanno considerati e collocati anche altri importanti fattori quali lo sfruttamento delle risorse minerarie, la presenza di imprese multinazionali, di agguerriti movimenti organizzati, come quelli dei docenti e delle stesse scuole normali, e di gruppi armati di autodifesa (per esempio le CRAC, ma non solo) e guerriglieri, come l’ERPI e l’EPR.

Il “cartello” e il quinto autobus

narco attivita' messicoL’inferno di Iguala in cui sono incappati gli studenti di Ayotzinapa è dunque l’inferno del traffico di eroina e marijuana, tollerato e cogestito da apparati dello stato e della sicurezza nazionale in combutta con partiti politici e amministratori locali controllati dai narcos o parte essi stessi delle cupole criminali. Gli inferi del narco-stato non si circoscrivono al pentagono oppiaceo del Guerrero, ma riguardano almeno la metà dei comuni messicani dal Sinaloa al Tamaulipas e al Chiapas, dal Michoacán e dal Oaxaca al Durango, Sonora e Chihuahua. Il tour geografico della decomposizione potrebbe continuare. Mi limito a menzionare gli stati dove il fenomeno è tradizionalmente molto radicato, per lo meno dall’epoca dei primi gomeros, coltivatori di oppio, che durante la Seconda Guerra Mondiale hanno sperimentato uno dei primi boom della morfina, sostanza utilizzata per soddisfare i bisogni narcotici e antidolorifici della macchina bellica statunitense.

señores del narcoSecondo lo scrittore americano Don Winslow, autore di magistrali romanzi sui narcos messicani come Il cartello(2015) e Il potere del cane (2005), il potere del cane rappresenta la capacità d’oppressione dei pochi sui tanti, mentre il cartello significa molto di più che un gruppo di produttori associati o un’organizzazione criminale per il commercio della droga. Il cartello è un sistema d’oppressione sofisticato e articolato che comprende tanto i gruppi della delinquenza organizzata quanto gli apparati dello stato collusi e gli istituti finanziari, tanto la manovalanza criminale quanto funzionari e politici corrotti. Gli anelli della catena del cartello si diramano fino ad includere al suo interno frammenti di tutto il sistema economico, sociale e politico. La tesi di un altro grande libro, l’inchiesta di Anabel Hernández “I signori del narco”, coincide con quella di Winslow, ma assume forza e veridicità in quanto elaborata da una giornalista tra le più rispettate in Messico: i signori del narcotraffico, infatti, non sono solo i boss ma anche (e sprottutto) i politici che li supportano, come per esempio uno dei “protagonisti” del libro, l’ex ministro della pubblica sicurezza di Calderón, Génaro García Luna.

“Tanto i conducenti dei bus come i poliziotti della Federale, gli agenti locali e lo stesso esercito ne erano informati. In altri modi non è possibile praticare nel paese il traffico di droghe”, conferma Pepe Reveles nel suo libro parlando di uno degli autobus, il famigerato “quinto bus”, sequestrato dagli studenti di Ayotzinapa la notte del 26 settembre a Iguala. corrupcion-en-mexicoDi cosa erano informate le autorità? Cosa invece non sapevano i ragazzi? Che quel pullman, di proprietà della compagnia Costa Line o della Estrella Roja del Sur, era molto probabilmente carico di eroina. Milioni di dollari rischiavano di sfumare, ma soprattutto si sarebbero accesi i riflettori sul cartello narco-politico-militare del Guerrero.

Anche il gruppo di esperti della corte interamericana ha messo in evidenza il caso di questo bus che, invece, era stato “trascurato” dalla procura e dalla sua “versione storica” dei fatti. All’interno della massa enorme di fascicoli sulla notte di Iguala le ricerche di giornalisti e periti hanno trovato la pista di quel quinto bus, occupato da 14 normalisti la notte del 26, e dell’eroina. I consumatori statunitensi di questa droga, oggi fornita al 90% dai trafficanti messicani, si sono duplicati tra il 2007 e il 2012. La metà delle esportazioni passa da Iguala e il sistema di trasporto preferito è quello terrestre che sfrutta le compagnie di linea. Il business dell’eroina è privato ma con partecipazione statale e nessuna delle parti vuole che venga scoperto, né che aumentino gli sguardi indiscreti o i testimoni. Perciò, quando le spie dei Guerreros Unidos e della polizia a Iguala hanno lanciato l’allarme, è partito l’ordine di fermare gli studenti “in qualunque modo”.

represionDa decenni insegnanti, giornalisti e studenti, specialmente quelli delle scuole normali e di Ayotzinapa, sono una spina nel fianco per “il cartello”. Sono attivisti sociali, militanti politici o comunicatori che possono mettere in pericolo gli affari della regione, siano essi legati agli stupefacenti o allo sfruttamento delle risorse naturali. Anche per questo sono osservati, infiltrati, minacciati e vigilati. Nel 2011 la polizia uccise con nonchalance due manifestanti della scuola R. Isidro Burgos sull’autostrada del sole, la Città del Messico-Acapulco. Il 26 settembre 2014 il Centro di Controllo, Comando e Computo (C4) li teneva d’occhio dal pomeriggio e ne ha seguito le mosse fino all’epilogo della mattanza e della persecuzione notturna. Per anni le autorità e la popolazione sapevano del saldo tremendo di vittime e desaparecidos nel pentagono dell’oppio, così come di altre zone del Messico, ma l’omertà e la connivenza avevano prevalso. La problematica del narcotraffico viene a convergere con quella della povertà e delle eterne disuguaglianzie socio-economiche, cui s’oppone la parte combattiva e più organizzata della popolazione, ben nota e segnalata alle autorità e schiacciata tra due fuochi: narcos e governo.

La scarsa volontà di risolvere questi casi è palese: per esempio per la strage di Iguala ci sono oltre 100 arrestati, in attesa di giudizio e dispersi in mezza dozzina di prigioni in tutto il paese, e il processo è spezzettato in 13 cause penali e numerosi fascicoli diversi. L’attenzione mediatica, sociale e politica s’è risvegliata anche se a fasi alterne. E resta sempre il rischio di cedere agli attacchi di chi pretende di lasciare tutto com’era prima e punta allo sfiancamento della protesta. La lotta dei genitori dei 43 e del movimento degli “altri desaparecidos”, sorto nell’ultimo anno dalle ceneri delle decine di fosse clandestine piene di resti umani nella zona intorno a Iguala per unire familiari di desaparecidos e vittime del crimine e delle autorità, è trascendente e necessaria per vincere il silenzio, l’oblio e il gattopardismo che all’improvviso, ciclicamente, finiscono per avviluppare e far dimenticare vicende, stragi, crimini di stato e traffici.

l'articolo prosegue www.carmillaonline.com/2015/12/31/ayotzinapa-iguala-e-i-sentieri-delleroina-messicana/

 

Tutto quello che sappiamo sulla dipendenza dalle droghe è sbagliato

 Il titolo è di quelli che si leggono spessissimo in internet e che rientrano nella categoria: “regazzì, vieni qui che ti insegno io com’è fatto il mondo”. In questo caso si parla di droga e dipendenze e il senso è: “dimenticate tutto quello che vi hanno sempre detto sull’argomento, perché è completamente sbagliato”.

www.dailybest.it/droga/quello-sappiamo-dipendenza-droghe-sbagliato/

 

 

Nuova Mappa del Narcotraffico in Messico e negli Stati Uniti

di Fabrizio Lorusso

Periodicamente l’agenzia antidroga americana DEA (Drug Enforcement Administration) traccia la mappa del narcotraffico negli Stati Uniti e in Messico e, in base al lavoro d’intelligence dei suoi uffici distaccati sul territorio, pubblica una relazione sull’evoluzione dei cartelli messicani in America del Nord. Colori e macchie, città conquistate e perse, confini e nomi ormai noti della criminalità organizzata locale e globale non hanno nemmeno bisogno di una legenda per essere compresi. L’impatto visivo è immediato e così l’idea della narcoguerra che insanguina il continente si lega alla geopolitica. I frammenti si ricompongono sullo schermo e, restringendo lo zoom, i pixel scompaiono e la visione globale si fa nitida. La lotta militarizzata alle organizzazioni criminali, che in Messico ha mietuto oltre 130mila vittime in 8 anni e mezzo e ha provocato un aumento drammatico delle violazioni ai diritti umani, viene analizzata dalla DEA in una dimensione internazionale e geografica che, pur offrendo un quadro cognitivo generale, mette in secondo piano le vite quotidiane di milioni di persone che vivono sulla propria pelle le conseguenze della war on drugs e dell’ipocrisia di fondo che la alimenta. Sono i milioni di pixel concentrati nei vari sud del mondo: dal Latinoamerica, o “NarcoAmerica”, secondo il titolo di un interessantissimo libro di giornalismo narrativo “sulle tracce della cocaina” pubblicato da Tusquets (2015), a Gioia Tauro, dall’Afghanistan a Ciudad Juárez o i Balcani.

l'articolo prosegue qua www.carmillaonline.com/2015/09/04/nuova-mappa-del-narcotraffico-in-messico-e-negli-stati-uniti/

“In aumento i consumi di cocaina ed eroina, anche per via iniettiva”

FIRENZE – In due mesi, da aprile a maggio, gli operatori hanno censito 463 tossicodipendenti, per il 64 per cento certi, ovvero sorpresi a fare uso di stupefacenti; 210 quelli tra i 18 e i 25 anni, 8 i minorenni. Sono questi i numeri dell’avvio del progetto “Outsider” portato avanti a Prato, città sempre più nota nel panorama di spaccio e consumo di sostanze psicotrope. Da gennaio a giugno, la città toscana ha contato 76 casi di overdose, età media 40 anni. Porta al Serraglio, i giardini della Passerella, l’area verde di Ponzaglio, la ciclabile lungo il Bisenzio: sono queste le zone in cui si sono concentrati gli interventi degli operatori di strada di “Outsider”.

 

prosegue su Redattore Sociale www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/489231/In-aumento-i-consumi-di-cocaina-ed-eroina-anche-per-via-iniettiva 

Aggiornamento Pre-Allerta eroina e metorfano

“Eroina ad elevato tenore di principio attivo in materiali posti sotto sequestro in Italia con identificazione di tagli/adulteranti tra i quali metorfano, metronidazolo, fenacetina, caffeina"

Ad oggi il Sistema Nazionale di Allerta Precoce ha raccolto numerose segnalazioni provenienti da vari Centri (Torino/Genova/Potenza/Vicenza/Bolzano/Perugia), relative a eroina ad elevato tenore di principio attivo e adulterata con metorfano (stereochimica non nota).

Si riportano inoltre l’identificazione dell’antibiotico metronidazolo in reperti di eroina (già segnalato in precedenza) e il sequestro di morfina.

FONTE:Sistema Nazionale di Allerta Precoce - Dipartimento Politiche Antidroga/Presidenza Consiglio dei Ministri

 

Fabrizio Lorusso, NarcoGuerra

E’ appena uscito un prezioso libro di giornalismo narrativo, NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga di Fabrizio Lorusso (Ed. Odoya, 2015): reportage, interviste, cronache e analisi con una visione critica di quanto vissuto negli ultimi anni in Messico e in altri paesi latinoamericani. Per gentile concessione dell’editore, ne presentiamo un estratto. Qui si può leggere l’introduzione, qui il risvolto di copertina con una sintesi e la nota biografica dell’autore, qui l’indice e il Prologo di Pino Cacucci, qui il calendario delle presentazioni in Italia

lapoesiaelospirito.wordpress.com/2015/06/08/fabrizio-lorusso-narcoguerra/

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