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Domande agli Operatori
L’uso delle droghe che agiscono sulla coscienza è qualcosa che deve essere preso con la massima serietà (Albert Hoffman)
Generalmente gli psichedelici non determinano vere e proprie "allucinazioni" ma piuttosto intensificano e alterano le percezioni sensoriali: i colori appaiono più intensi e si possono scorgere strutture caleidoscopiche (specialmente nella penombra o ad occhi chiusi). Possono verificarsi “illusioni” sonore, le sensazioni olfattive, gustative e tattili sono molto più intense e in parte distorte. La percezione del tempo e dello spazio si modifica ed hanno luogo profonde introspezioni.
Funghi magici (Psilocybe e cactus Peyote). I due agenti attivi contenuti nei funghetti, responsabili degli effetti psicoattivi, sono la psilocina e la psilocibina.
Il 3,9% della popolazione dichiara di aver fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze PSICHEDELICHE. Solo lo 0,5 però li ha assunti nell’ultimo anno al momento dell’indagine condotta dal ministero*. Ciò fa emergeere che, rispetto al numero assolutamente rilevante di persone che sono entrate in contatto con la sostanza, pochi sono coloro che lo fanno abitualmente, anche perché non danno dipendenza e la forte tolleranza rende impossibile assumerli continuativamente.
Novità psichedelici
Droghe psichedeliche: per scienziati possono curare depressione
di Kate Kelland
reuters.com - LONDRA (Reuters) - Droghe che alterano gli stati mentali come l'Lsd, la ketamina o i "funghi magici" potrebbero essere utilizzati insieme alla psicoterapia per curare persone che affette da depressione, disordini compulsivi o sofferenza cronica. Lo ipotizza un tandem di scienziati svizzeri in uno studio pubblicato oggi.
La ricerca sugli effetti delle sostanze psichedeliche, utilizzate in passato in psichiatria, è stata ridotta negli ultimi decenni a causa delle connotazioni negative delle droghe, ma gli scienziati ritengono che oggi siano giustificati ulteriori studi sul loro potenziale clinico.
I ricercatori affermano che recenti studi visuali sul cervello indicano che le sostanze psichedeliche come Lsd (dietalimide dell'acido lisergico), ketamina e psilocybina (la componente psicoattiva di una droga ricreativa conosciuta come fungo magico) agiscono sul cervello con modalità che potrebbero contribuire a ridurre i sintomi di vari disturbi psichiatrici.
Le droghe potrebbero essere utilizzate alla maniera di catalizzatori, dicono gli scienziati, aiutando i pazienti ad alterare i propri stati di percezione dei problemi o dei livelli di sofferenza e poi lavorare con terapisti comportamentali o psicoterapisti per affrontarli in modo diverso.
"Le droghe psichedeliche possono dare ai pazienti una nuova prospettiva - particolarmente nel caso di ricordi rimossi - e possono anche lavorare con quell'esperienza", dice Franz Vollenweider, dell'Unità di Neuropsicofarmacologia e "brain imaging" all'ospedale di Psichiatria dell'Università di Zurigo, che ha pubblicato uno studio sulla materia sul bollettino Nature Neuroscience.
Secondo il tipo di persona che assume la droga, la dose e la situazione, le droghe psichedeliche possono avere un vasto campionario di effetti, dicono gli esperti, dalla sensazione di mancanza di limiti e felicità, a un estremo dello spettro, alla sensazione di mancanza di controllo e panico all'altro.
BASSO DOSAGGIO
Vollenweider e il suo collega Michael Kometer, che ha collaborato allo studio, dicono che le prove di studi precedenti suggeriscono che tali droghe possono contribuire ad alleggerire problemi di salute mentale agendo sui circuiti cerebrali e sui sistemi di neurotrasmissione che, come è noto, possono risultare alterati in persone che soffrono di depressione e ansia.
La mia esperienza con l'LSD
Riporto questo mio modesto contributo sulla mia prima esperienza con la dietilamide dell'acido lisergico (ma non la mia prima esperienza con le sostanze psichedeliche). Luca
28 Agosto 2010. Sull'Appennino tosco-emiliano, da solo.Uno shiva doppia goccia.Le pupille si dilatavano. L'olfatto si acuiva. La salivazione era ridotta.Le sensazioni si intensificavano rapidamente. E man mano che l'attenzione metteva a fuoco il caleidoscopio sensoriale, avevo la sensazione di vivere un momento totale in cui l'esistenza acquistava un significato al di là del presente.Ho sentito di avere un posto in questo mondo, al pari degli insetti, dei fili d'erba, delle nuvole, del cielo, del Tutto da cui ero pervaso e che pervadevo.Non c'era più presente, passato o futuro, ma solo un'esperienza universale e totale in cui percepivo sì la differenza fra le cose, ma alla fine la differenza mi sembrava arbitraria, frutto di una distinzione convenzionale che potrebbe benissimo essere rimpiazzata da un'infinità di altre distinzioni del tutto convenzionali.I contrari si sono uniti...grande e piccolo, bello e brutto, amore e odio, maschile e femminile...e l'illusorietà di questa distinzione era evidente.
Tutto era evidente. Si era disvelato di colpo, con una semplicità sorprendente.Ho udito il suono dei colori, e gustato il sapore dei suoni.Ma non ho visto ciò che non c'era.Alcuni nodi di crescita si sono svolti. Il grigio è divenuto bianco. I ricordi sepolti sono riaffiorati. Le maschere cadute. Il corpo messo a nudo. Così come la differenza stabilita fra lui e l'altro non è risultata altro che mascheramento dell'identità che unisce.Le emozioni erano chiarite, mi sentivo ispirato, illuminato. Il bianco candore mi attraeva a sè, eppure restavo qui.
Che fosse solo un assaggio di qualcosa di più grande?
I suoni si fondevano alle immagini e viceversa.
Senso di unità col tutto, trascendenza di tempo e spazio, percezione profonda di uno stato d'animo positivo, senso di sacralità, contatto con una realtà ultima la cui verità si impone, paradossalità, ineffabilità.Ineffabilità. Ineffabilità. Ineffabilità.L'esperienza è transitoria, non può essere trattenuta. Ma "solo" integrata? Non so rispondere.Mi sono sentito pieno di compassione, tolleranza ed amore.Pieno. Con nuovi punti di vista."Quando la logica e le proporzioni sono cadute morte al suoloE il cavaliere bianco sta parlando all'incontrarioE la regina di cuori ha perso la sua testaRicorda quello che aveva detto il ghiroAlimenta la tua mente,alimenta la tua mente"
Curarsi con l' Lsd, la medicina ci (ri)prova
ROMA - Dove fallisce il Prozac potrebbe arrivare l' Lsd. Dalla Svizzera - paese dove l' acido lisergico nacque nel 1943 - lo psichiatra Franz Vollenweider propone oggi l' uso di Lsd, chetamine e psilocibina (il principio attivo dei "funghi magici") come antidoti contro depressione, ansia, dipendenze, comportamenti ossessivo-compulsivi, dolore cronico e come cura palliativa per i malati di tumore. «Le sostanze psichedeliche possono riequilibrare i circuiti del cervello coinvolti nei disturbi dell' umore e ridurre i sintomi di queste gravi malattie» scrive Vollenweider, dell' ospedale psichiatrico di Zurigo, in uno studio denso di dettagli farmacologi su Nature Reviews Neuroscience. «Queste sostanze rafforzano l' autocoscienza, facilitano l' accesso ai ricordi carichi di emotività, aiutano i pazienti a valutare i loro problemi in una prospettiva diversa». Condizioni perché la cura funzioni: dosi molto basse, assunzione limitata a poche settimane e presenza di un medico che dello stato di "libera coscienza" sappia trarre profitto trasformando il trip in terapia. Vollenweider in realtà non propone nulla di nuovo. L' Lsd e i suoi fratelli furono subito guardati con interesse dalla psichiatria. Nel 1965 esistevano già mille studi scientifici sulla sua efficacia contro ansia e depressione e il farmaco era stato sperimentato su 40mila volontari. La sua capacità di alterare la coscienza rappresentava una miniera per svelare i misteri delle psicosi, schizofrenia in primis. Eppure erano passati solo poco più di vent' anni da quando il chimico svizzero Albert Hofmann sintetizzò l' acido lisergico partendo da alcuni funghi che infestavano la segalee lo testò su se stesso. Quel giorno, in cui per la prima volta "gli parlò", l' Lsd divenne per Hofmann «il mio bambino difficile». Gli "psichedelici" anni ' 60 e la messa al bando degli allucinogeni segnarono una battuta d' arresto per la ricerca. La curiosità è riaffiorata solo ora, con nuovi strumenti che offrono immagini vivide del cervello sotto l' effetto di allucinogeni e informazioni fresche sulla chimica della mente. Su queste nuove basi, e in un panorama che vede il fallimento di molti farmaci tradizionali contro le malattie psichiatriche, Vollenweider torna alla carica con l' arma antica degli allucinogeni. L' Lsd, scrive,è in grado di agire su neurotrasmettitori come il glutammato e la serotonina: è proprio il loro equilibrio a risultare alterato nei casi di depressione e ansia. «Bastano tre ore per avere un miglioramento dell' umore - scrive lo psichiatra - contro le 23 settimane dei farmaci tradizionali». E le cure palliative adottate contro il cancro, dimostra uno studio sul New England Journal of Medicine, oltre a migliorare la qualità della vita ne allungano la durata di circa tre mesi. La proposta di Vollenweider arriva in un momento in cui la mancanza di nuovi farmaci in psichiatria è molto sentita. "Il cervello di Big Pharmaèa corto di idee" titolava Science a fine agosto, in un dossier sul fallimento della ricerca nel campo delle malattie mentali e sulla chiusura di molti laboratori. E sempre Science - non sospetta di combine con la rivale Nature - dà enfasi oggi a una sperimentazione dell' università di Yale, che ha usato chetamine per combattere la depressione. - ELENA DUSI, repubblica.it
Jimi Hendrix - Purple Haze
Nando Mura, l'unione sarda.it
Che cosa sarà mai questa Purple Haze cantata da Jimi Hendrix nell’album “Are you experienced?” del 1969? Visto il personaggio la risposta è facile: tradotto letteralmente si tratta della “nebbia viola”, in realtà è un ceppo particolare della cannabis (di cui il grande chitarrista rock-blues di Seattle scomparso quarant’anni fa, nel 1970, faceva uso e abuso). Al di là di questi dettagli, Purple Haze è stata considerata dalle più autorevoli riviste specializzate come il miglior brano di Hendrix, soprattutto l’arrangiamento cucito addosso alla sua chitarra mancina. Scusami se bacio il cielo, canta Jimi in questo brano scritto nel lontano 1967: anche questo è un segnale fin troppo chiaro, perché era questo (baciare il cielo) l’effetto della marijuana. Ma c’è chi sostiene che si trattasse addirittura di Lsd e il purple cui fa riferimento è il colore della scatolina che la conteneva e l’haze non è solo la nebbia ma anche e soprattutto la confusione mentale. Gira e rigira si finisce sempre lì, ma la successione delle note sono il vero spettacolo di questo brano.
SLATE magazine sull'LSD
Un Beach Boys scopre il Gershwin inedito
Gli eredi del compositore hanno consegnato al geniale Brian Wilson un centinaio di registrazioni mai ascoltate prima Il pronipote Adam: «È la prima volta che facciamo così con le canzoni di mio nonno». Il cd uscirà tra due settimane
Piano piano ce l’ha fatta. Ha impiegato più di sessant’anni ma che importa: era il suo sogno. L’anno scorso Brian Wilson, uno dei più grandi e sicuramente uno dei più sottovalutati compositori di musica leggera del Novecento, fondatore dei Beach Boys e frenetico distruttore di se stesso, si è ritrovato in mano un centinaio di registrazioni inedite del più grande di tutti, George Gershwin, quello indispensabile ogni volta che si pensa al pop e al suo favoloso dizionario poliglotta. «È il lavoro più spirituale della mia vita» ha detto Wilson poco dopo aver ricevuto dalla Gershwin Estate, la fondazione che cura l’eredità di George e suo fratello Ira, il permesso di ascoltarle, rielaborarle, farle finalmente sue in Brian Wilson reimagines Gershwin perché «ho ascoltato Rhapsody in blue per la prima volta quando avevo quattro o cinque anni: non credevo potessero esistere suoni così belli». Il pronipote Adam, uno che manda avanti l’impero costruito su quello che il Guardian ha definito il più ricco compositore di tutti i tempi, ha confermato che «è la prima volta che concediamo l’utilizzo in questo modo della musica di mio nonno: il suo stile, d’altronde si adatta a tante visioni musicali diverse. E Brian Wilson è perfetto per questo». E allora quello che per tanti è ancora il signor Beach Boys ha realizzato due canzoni, The like in I love you (che si ascolta già sul web) e Nothing but love (si ascolterà nel cd in uscita tra due settimane), ascoltando e rielaborando ore e ore di demo tape, di nastri conservati sottovuoto per decenni senza che nessuno o quasi li potesse ascoltare. Note imprigionate nei fruscii di una registrazione primitiva. Canzoni abbozzate al pianoforte, semplici accordi, divagazioni. Gershwin, che è morto con il nome di Fred Astaire sulle labbra giusto 73 anni fa, quando aveva 38 anni, consumato anzi bruciato da un tumore al cervello, è diventato il simbolo dell’universalità della musica mescolando Debussy e Ravel con il jazz e il ragtime, e diluendo l’austerità di Stravinskij e Schoenberg nel gusto smaccatamente popular di canzoni che da allora iniziarono a diventare leggere. Lui, che iniziò a lavorare a quindici anni e finì per ispirare tutti quelli che sono venuti dopo, da Cole Porter a Irving Berlin fino all’ultimo dei cantantucoli di oggi, aveva il gusto proibito della contaminazione stilistica, e va bene. Ma anche quello della provocazione sottotraccia, coraggiosa e assai anzitempo, come quando riuscì a disegnare la più grande opera musicale americana del Novecento, il musical Porgy & Bess, infilando nel copione quasi tutti protagonisti neri. Contiene, si sa, il capolavoro Summertime e debuttò nella conservatrice Boston nel 1935 quando la gente del Ku Klux Klan sfilava ancora tranquillamente per le strade e per tanti americani essere «wasp», white anglo saxon protestant, ossia bianchi, anglosassoni e protestanti, valeva più di una laurea. Nel suo (molto più) piccolo, anche Brian Wilson ha conservato fino a oggi, quasi cinquant’anni dopo la nascita dei Beach Boys, la voglia ansiosa di andare oltre, di mescolare, di rendere facile il difficile ma non viceversa. Chiunque lo conosce perché ci sono brani come California girls o Good vibrations che rientrano nella colonna sonora di un intero secolo, utilizzati, sfibrati, dilaniati da milioni di ascolti, di spot, di citazioni. E a metà anni Sessanta Brian Wilson era senza dubbio una delle popstar più famose del globo, roba al livello di Elvis e di pochi altri. Però la sua frenesia creativa, l’uso maledetto di Lsd e poi di psicofarmaci, il perfezionismo vorace lo portarono per mano verso l’autodistruzione e ci sono centinaia di aneddoti veri o verosimili che sono lì pronti a testimoniare la sua follia. Quando decise di iniziare le registrazioni del disco Smile nel 1966, macerato - diciamolo - anche dall’invidia per i Beatles, lo definì «una sinfonia adolescenziale diretta a Dio». Impiegò quasi quarant’anni a completarla, perdendo per strada i Beach Boys e la lucidità e una moglie, ricamando uno dei dischi più complicati della storia. Uscì nel 2004, vinse un Grammy Award e lo riappacificò con la vita. Ecco, questo era ciò che voleva. Poi c’era Gershwin. E la trattativa con gli eredi non deve essere stata facile: tanto attenti loro, quanto poco affidabile lui. Però oggi, a 68 anni, ce l’ha fatta e in effetti questo Brian Wilson reimagines Gershwin ha una scaletta che guai a chi la contesta perché da I loves you Porgy a They can’t take that away from me, c’è la dichiarazione d’amore più sincera che c’è, quella che dura tutta la vita ma arriva soltanto solo alla fine.
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Il Giornale.it
The Rum Diary - La sinossi ufficiale entro la prossima settimana, il trailer entro la metà di luglio
cineblog.it Abbiamo visto venerdì pomeriggio le prime immagini ufficiali di The Rum Diary, adattamento - sceneggiato e diretto da Bruce Robinson - fortemente voluto da Johnny Depp di un romanzo di Hunter S. Thompson. Il protagonista, Paul Kemp, è un alcolista divorziato ed aspirante scrittore che lavora come giornalista freelance a Portorico, per un giornale sull’orlo del fallimento. Circondato da un gruppo di ‘anime perdute’ devote all’autodistruzione, beve ettolitri di rum e sperimenta gli effetti dell’LSD. Così come il Raoul Duke di Paura e Delirio a Las Vegas, anche Kemp è fortemente autobiografico, solo qualche anno più giovane.
I colleghi di FilmTotaal.nl ci segnalano di aver contattato la E1 Entertainment, che distribuirà la pellicola nel nord Europa (a partire dal 16 dicembre) per avere qualche notizia in più. The Rum Diary debutterà nel Regno Unito alla fine di settembre ma, nonostante il cast (accanto a Depp ci sono Aaron Eckhart, Amber Heard, Richard Jenkins e Giovanni Ribisi), non ha ancora trovato un acquirente che ne abbia rilevato i diritti per la distribuzione negli Stati Uniti.
Il film, asicurano i distributori del Benelux, è molto fedele al libro di memorie da cui è tratto ma sottolinea maggiormente i toni della commedia. La sinossi ufficiale dovrebbe venire rilasciata già la prossima settimana, mentre il trailer è atteso entro la metà di luglio. Non so voi, ma io continuo a sperare di vedere The Rum Diary alla prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Contenuto Redazionale Lotta alla droga, i danni collaterali
Presentazione del volume sull'impatto della legge contro gli stupefacenti in Toscana
La presentazione si terrà martedì 13 luglio 2010 alle ore 17:00 presso la libreria Libri Liberi di via San Gallo 25/27r, Firenze. (Link fondazione Michelucci)
Questa ricerca, sostenuta dalla Regione Toscana – Assessorato per il Diritto alla Salute, e che Forum Droghe ha svolto con la collaborazione della Fondazione Michelucci, si propone di valutare l’impatto della recente normativa penale antidroga sull’insieme delle attività delle forze dell’ordine, degli apparati giudiziari e sul carcere.
È un compito non semplice, perché nella politica delle droghe la valutazione ha finora trovato poco spazio, specie per ciò che riguarda l’aspetto penale.
Il lavoro svolto è importante innanzitutto da un punto di vista metodologico. Non solo perché si parte dal “basso”, dal territorio della Toscana: il che permette di raccogliere dati più affidabili per la vicinanza delle fonti e di valorizzare il punto di vista degli attori coinvolti. Inoltre, rispetto ai dati nazionali, questo studio ha iniziato ad arare il terreno per una vera valutazione dell’azione antidroga: non solo cercando di interpretare i pochi dati disponibili, ma soprattutto indicando le incongruenze fra i dati provenienti da diverse amministrazioni ed evidenziando quelli che mancano. In altre parole, prefigurando una griglia di valutazione dell’impatto delle politiche penali in materia di droga. Con soddisfazione commisurata alla fatica, possiamo dire che le cifre contenute in questa ricerca sono assai più affidabili di quelle ufficiali. Inoltre, la raccolta dati negli istituti penitenziari di Prato, Pisa, Livorno, Arezzo e l’approfondimento di tipo qualitativo svolto nel carcere fiorentino di Sollicciano hanno permesso una verifica dell’ipotesi alla base dello studio, circa la relazione fra la scelta del legislatore nel 2006 di penalizzare l’uso di droghe e il sovraffollamento carcerario.
Il sesso, le droghe (ma non l'eroina), il rock&roll come stile di vita (anche a 64 anni). E i Motorhead, ovviamente. benvenuti nel mondo di LEMMY
«Jimi Hendrix? Il più grande di tutti e di sempre. Aveva bisogno di un roadie che trovasse anche gli acidi per lui e la band. Quello era il lavoro giusto per me»
di Marco Mathieu Londra. Il cattivo arriva in ritardo (mezz'ora), non si scusa, e ovviamente è vestito di nero. Camicia, giubbotto, pantaloni stretti dentro gli stivali. I capelli lunghi che escono da sotto lo Stetson, le basette che diventano barba coprendo solo in parte i due giganteschi nei sulla guancia sinistra: il cattivo ha occhi verdi affondati nel viso pallido e si muove lentamente nella stanza d'albergo affacciata su Hyde Park, poi ti stringe forte la mano e versa da bere scusandosi perché usa le dita per mettere il ghiaccio nei bicchieri, prima di riempirli di bourbon. "Salute". La voce di Lemmy (nato come Ian Fraser Kilmister 64 anni fa a Stoke-on-Trent, nord dell'Inghilterra) è roca come quando canta con il microfono che gli scende addosso, il volume degli amplificatori al massimo. "No, la mia Londra non esiste più, questa è un'altra città ormai e nemmeno i miei amici di allora ci sono più", dice guardando fuori dalla finestra. "Allora" è la seconda metà degli anni Sessanta, quando venne qui a misurare le sue ambizioni di vita e di musica, entrambe possibilmente selvagge: chitarrista (Motown Sect, Rockin' Vicars), vagabondo, ribelle, roadie di Jimi Hendrix ("tra i miei compiti c'era quello di recuperare gli acidi per lui e la band"). "Allora" sono anche gli anni Settanta e la devozione totale al rock'n'roll, eccessi ed effetti collaterali compresi, anzi cercati: prima come bassista degli Hawkwind e poi, dal 1975 (a oggi), come fondatore-bassista-cantante, in una parola leader, dei Motörhead. Trenta dischi, un numero imprecisato di concerti, donne e droghe dopo, Lemmy (che dal 1990 vive a Los Angeles ed è appena partito per l'ennesimo tour con la band: il 27 giugno a Collegno, vicino a Torino), quando gli chiedi se il mondo oggi è quello che si immaginava "allora", risponde con una risata: "Sei pazzo? Nessuno poteva immaginarlo così orribile". Accende la prima delle decine di sigarette che fumerà nelle prossime ore (accompagnando quasi altrettanti bicchieri di bourbon) e aggiunge: "Basta guardare in quanti posti si combatte ancora, a cominciare dall'Iraq, dall'Afghanistan: è osceno mandare i ragazzi a morire. E non è certo un cazzo di hippie pacifista a dirtelo...". Anche se proprio a quella generazione lui appartiene. "Tolti i morti, ci sono quelli che sono cambiati per la carriera, per la famiglia, provando a convincersi che fosse giusto accettare le regole, ma facendo più danni di me che ho continuato a fare semplicemente la vita che volevo". Oppure, per dirla con Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters): "Dimenticate Keith Richards e gli altri stronzi sopravvissuti a se stessi, diventati miliardari tra lussi e modelle. Lemmy non ha mai smesso di scrivere canzoni e andare in tour: è lui il maestro, il vero cattivo, il rock'n'roll". Al maestro che diede lezioni di basso a Sid Vicious ("ma solo per tre giorni, poi gli dissi che non era roba per lui e invece i Pistols lo presero"), al vero cattivo che non si è mai sposato ("ma ho scopato più che potevo e sono felice così"), al rock'n'roll fatto persona, è appena stato dedicato un film dal titolo semplice (Lemmy) e sottotitolo esplicativo (49% motherfucker, 51% son of a bitch). "Bello, sì", commenta lui. "Negli Stati Uniti la mia popolarità è aumentata in questi anni, mi hanno anche dedicato un modellino, ma cosa se ne faccia uno del modellino di Lemmy non lo so". Il logo dei Motörhead ha fatto il giro del mondo, quasi più della vostra musica. Simbolo di voi stessi? "Avessimo venduto tanti dischi quante magliette, tatuaggi e tutto il resto saremmo diventati davvero ricchi... C'è gente che ha dato il mio nome ai propri bambini, un nostro fan tedesco ha chiamato Lemmy la figlia, ti rendi conto?". Trentacinque anni di concerti: non ci si stufa mai? "E in più gli anni con gli Hawkwind e le band precedenti. No, questa è la mia vita, solo in tour mi sento a casa". Ma anche il mondo del rock è cambiato? "Si è perso in divertimento, oggi tutto è più controllato. E non sto parlando della quantità assurda di telecamere in una città come Londra. Prima ai concerti, nel backstage, avevamo tutta la nostra gente intorno: amici, fan, ragazze ovvio. Poi, per l'ossessione della sicurezza l'accesso è diventato più controllato, limitato. E per cosa? In tutti questi anni c'è stata solo la tragedia di Dimebag (Darrell, ex chitarrista della metal band Pantera, ucciso da un folle sul palco a Columbus, Ohio, nel 2004, ndr), ma quella strage (altre tre persone uccise e alcuni feriti, ndr) non poteva essere evitata: quando un ex soldato fuori di testa decide di spararti c'è poco da fare, purtroppo". E gli eccessi? Droghe, alcol: sempre e comunque? "Io faccio quello che voglio da quando sono ragazzo e non smetterò certo oggi perché ho 64 anni. Alle rockstar dico solo che basta evitare di promuovere il consumo di droga e di annoiare il mondo quando se ne esce. Mi spiego: quanti ne ha ammazzati Lou Reed con quella stupida canzone ("Heroin", ndr)? E perché oggi mi devo sorbire le menate di Eric Clapton e di tutti quelli ripuliti dopo decenni da strafatti?". Nessun limite davvero? "Uno soltanto, e riguarda l'eroina. La odio, perché ho visto troppa gente morirne. E so che ora è tornata di moda: anni fa mi hanno invitato a parlarne al Parlamento gallese, però non so se è piaciuto quel che dissi". Ovvero? "Semplice: "legalizzare l'eroina". Somministrazione controllata, ovvio. Ma legalizzerei tutte le droghe: il proibizionismo non ha mai funzionato, e ci si fa perché piace, mai sentito qualcuno che volesse drogarsi per stare male. Il problema oggi è la stupidità diffusa, anche a scuola, dove i ragazzi non imparano più nulla". Lezione di educazione da un vecchio rocker? "Guarda, io non smetterò mai di ringraziare la professoressa che mi aiutò ad appassionarmi alla lettura. Leggere è fondamentale per imparare, capire. E anche per ribellarsi. Ma oggi fa più comodo avere gente instupidita, terrorizzata all'idea di perdere il lavoro e spesso sai che lavoro... Sono fortunato, faccio quello che mi piace, ma in fabbrica da ragazzo ci ho lavorato e so quanto può essere alienante". Non vedi davvero speranze per le nuove generazioni? "Li vedo deboli questi ragazzi, quasi nessuno tra loro ha la forza per fare cose pazze, andare contro le regole, ribellarsi e fare ciò che vuole davvero della propria vita". E la politica invece? "Detesto i politici, di qualsiasi formazione: perché anche le migliori persone vengono corrotte dal potere, dal denaro. Il rock'n'roll non è di destra e nemmeno di sinistra e non dovrebbe avere niente a che fare con la politica". Però c'è chi ci prova, Bono per esempio... "Lascia stare, io ho cose più interessanti da fare che andare a cena con Bush o con Obama. Certo, Bono si impegna e sarei davvero felice se riuscisse a cambiare qualcosa, ma non ci ho mai creduto. E la maggior parte dei concerti benefici raccolgono soldi che non arrivano mai a destinazione. Ma quello che mi fa davvero paura sono le masse che seguono ciecamente qualcuno o qualcosa". Vuoi parlare della Chiesa cattolica? "Ora si stanno finalmente scoprendo gli episodi di pedofilia: è disgustoso, e la Chiesa cosa faceva, cosa fa? Sposta i preti da un posto all'altro, li nasconde, protegger. Ma fare quelle cose a un bimbo è un crimine orrendo". A proposito di crimini, è nota la tua fascinazione per la Seconda guerra mondiale... "Ci sono molti aspetti poco raccontati, penso alla diffusione dei partiti fascisti e nazisti in Europa e negli Stati Uniti, alla quantità di volontari svedesi nelle SS per fare un altro esempio. C'era una spinta da crociata contro i bolscevichi. A proposito, fa ancora politica la nipote di Mussolini?". Sì e tra i giovanissimi raccolgono consensi le organizzazioni di estrema destra... "Non mi stupisco, i fascisti hanno da sempre una grande capacità di coinvolgere i ragazzi, poi è anche una questione di estetica: pensa alle divise, alle parate". Ma ti riconosci nell'etichetta di "padrino del metal"? "Per me è sempre stato blues: da lì arriva tutto, anche se noi l'abbiamo suonato sempre più duro, pesante e veloce". Riesci a immaginare cambiamenti epocali nel rock? "Ci vorrà del tempo, ma qualcosa succederà di nuovo e te lo dice uno che visto e sentito i Beatles e i Sex Pistols: di quegli scossoni al rock se ne sentono ancora gli effetti. La musica ha un grandissimo potere". Dopo quasi mezzo secolo di carriera rock'n'roll, qual è la cosa più memorabile che hai visto? "Sono due: le mosse di Pete Townshend degli Who sul palco. E Jimi Hendrix, qualsiasi cosa facesse". In ogni caso nessun rimorso? "No, perché dovrei averne? Credo che ogni uomo debba imparare dai propri errori e io di errori ne ho fatti davvero un casino in questa vita...". Lemmy ride, poi un colpo di tosse lo scuote per alcuni minuti. Come nulla fosse, accende l'ennesima sigaretta e versa altro bourbon. "Chiedi della mia salute perché mi hai sentito tossire?", mi interroga il cattivo maestro del rock'n'roll. "Guarda che potrei andarmene stanotte e non avrei nessun rimpianto", continua serio prima di voltarsi. Con un sorriso dolce e ironico che accende gli occhi verdi. "Ma non ho nessuna intenzione di andarmene all'altro mondo, chiaro?!".


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