Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.
Domande agli Operatori
Presto online.
Presto online.
Presto online.
Presto online.
Novità psicofarmaci
Cinquant'anni dopo, tre italiani spiegano come è morta Marilyn Monroe
Quando alle 4.30 di mattina il sergente Jack Clemmons entra nella casa di Marilyn Monroe, al 12305 di Fifth Helena Drive a Los Angeles, trova, in camera da letto, il corpo esanime della diva e un flacone vuoto di Nembutal (nome commerciale del pentobarbital). Marilyn è distesa a faccia in giù con le braccia lungo i fianchi e le gambe in linea retta. Ed è un'anomalia: nelle morti per overdose di sonnifero in genere si verificano convulsioni che lasciano i corpi in posizioni scomposte. La governante, Eunice Murray, riferisce ai poliziotti di aver notato verso la mezzanotte che la Monroe si era chiusa a chiave in camera e, non ricevendo nessuna risposta da lei, aveva chiamato lo psicanalista dell'attrice, il dottor Greenson. Greenson si era introdotto nella camera sfondando un vetro, ma non aveva potuto far altro che constatare il decesso. Mentre interrogava Greenson, il sergente Clemmons notò un'altra anomalia: Eunice Murray, che curiosamente aveva già fatto riparare il vetro, continuava a pulire con scrupolo l'abitazione, con lavatrice e asciugabiancheria in funzione.
Un alone di mistero avvolge così da sempre la morte di Marilyn. Adesso, a riesaminare il caso è il saggio L'enigma della morte di Marilyn Monroe (Le Lettere) scritto da tre italiani: Francesco Mari ed Elisabetta Bertol, docenti di tossicologia forense all'Università di Firenze, e Barbara Gualco, docente di criminologia nella stessa università. Mari e Bertol nel 2001 scoprirono che Pietro Pacciani, pochi giorni prima di morire, aveva preso un farmaco per lui controindicato e si sono già applicati a casi del passato: nel 2006 hanno risolto il giallo della morte quasi contemporanea di Francesco I de' Medici e della consorte Bianca Cappello stabilendo in via definitiva che erano stati avvelenati. Inviduarono infatti tracce di arsenico in frammenti di fegato vecchi di quattro secoli. Nella ricostruzione del caso Marilyn Monroe applicano la loro perizia ai documenti, alle testimonianze e alle teorie di biografi acuti come Donald Spoto (Marilyn Monroe: the biography, 1993).
"Tra tante cose poco chiare, emerge cristallina la volontà del coroner, Theodore Curphey, di chiudere il caso in fretta, con una diagnosi di "probabile suicidio" molto discutibile" dice Francesco Mari. "Anzitutto: come mai nella stanza e nel bagno non si trovò il bicchiere, o la tazzina, che necessariamente la Monroe avrebbe dovuto utilizzare per ingerire quelle capsule? E perché queste capsule non furono rintracciate nel contenuto gastrico?". Dell'autopsia si occupò Thomas Noguchi, vicecoroner dello staff di Curphey, il quale scoprì con sconcerto, la mattina del 5 agosto, che il corpo della Monroe non era all'obitorio, come la legge richiedeva nel caso di morti poco chiare, ma presso una ditta di onoranze funebri, che stava già iniziando a prepararlo. "Comunque Noguchi nello stomaco non trovò niente di significativo. Eppure 47 capsule di Nembutal - tante ne avrebbe dovute ingerire per giustificare i livelli della sostanza nel sangue e nel fegato, pari a tre volte la dose letale - hanno la loro consistenza, sono colorate di un giallo intenso, e almeno un piccolo residuo sarebbe dovuto restare. Nella nostra esperienza, nei casi di suicidi con barbiturici, c'è sempre un residuo gastrico notevole, perché quando sopravviene la morte, blocca l'assorbimento di queste sostanze. Invece Noguchi trovò solo 20 millilitri di materiale mucoso, privo di residui: l'analisi venne fatta con il microscopio a luce polarizzata, strumento che si usa ancora e consente di individuare tracce anche minime dei cristalli che caratterizzano molecole come quella del pentobarbital".
Un altro dato contrasta con l'ipotesi del suicidio: "Come ha fatto Marilyn ad assumere 47 capsule di Nembutal, se quel giorno, come risulta dalle prescrizioni mediche, doveva averne a disposizione solo 25?" osserva Elisabetta Bertol. Anche alla luce dell'analisi psicologica, l'ipotesi del suicidio fa acqua: "Il giorno prima di morire Marilyn parlò con la nipote di Joe DiMaggio del loro accordo per risposarsi l'8 agosto. Inoltre, se avesse scelto di farla finita, con ogni probabilità avrebbe aggiornato il testamento: quello ritrovato, vecchio di 18 mesi, non prevedeva disposizioni a favore di Greenson, che invece ormai era diventato una presenza fondamentale per il suo equilibrio psichico" osserva Barbara Gualco.
Forti dubbi sul suicidio furono del resto espressi proprio dalle persone più coinvolte nelle indagini: il procuratore John Miner nel suo rapporto scrisse che non si trattava di suicidio (per poi correggere aggiungendo a "suicidio" l'aggettivo "intenzionale") - e il tossicologo Lionel Grandison firmò il certificato di morte con l'indicazione di suicidio ma rivelò di esservi stato costretto da Curphey, e che la sua vera ipotesi sulla morte di Marilyn era quella di un'iniezione letale.
Un po' diversa è la conclusione dei tossicologi italiani: "La concentrazione di barbiturico nel sangue, 4,5 milligrammi su 100 millilitri, in confronto a quanto riscontrato in altri casi di suicidio, è così elevata da rendere quasi impossibile l'ipotesi che la Monroe abbia assunto per via orale un quantitativo del genere. Ma nell'autopsia non si è trovata alcuna traccia di iniezione. Si è riscontrata invece una zona infiammata nel colon retto e questo può indicare che l'assorbimento massivo del veleno sia avvenuto lì" spiega Francesco Mari. "Ecco perché possiamo sottolineare la validità scientifica dell'ipotesti contenuta nella biografia di Spoto e cioè che la somministrazione sia avvenuta via clistere". Pratica che per Marilyn - al netto del veleno - era un'abitudine, per la quale la assisteva la governante.
Fu dunque la Murray a somministrare la dose fatale? E avrebbe agito di sua iniziativa o per conto di qualcuno? Qui le cose si fanno più ingarbugliate: da un lato è noto che la governante covava risentimento per Marilyn, che stava per licenziarla. Dall'altro si sa che Marilyn aveva minacciato Robert Kennedy, l'amante che l'aveva lasciata per non compromettere la vita familiare, di convocare una conferenza stampa con rivelazioni clamorose per lunedì 6 agosto se lui non fosse andato a trovarla nel week-end. Il 3 agosto risultano diverse chiamate senza risposta della Monroe all'hotel dove si trovava Kennedy. E proprio lui fu fermato dalla polizia di Los Angeles per eccesso di velocità a pochi chilometri dalla casa della Monroe, intorno alle 24 di quella notte in cui l'umanità si addormentò per risvegliarsi con un sogno di meno.
Torino: psicofarmaci a un adolescente su quattro
Circa il 25 per cento dei ragazzini torinesi di 13 anni ha assunto psicofarmaci almeno una volta nella vita, a casa oppure fuori con gli amici. È il primo dato di una ricerca in corso coordinata dal Dipartimento di salute pubblica dell’università di Torino. ”Finora” ha spiegato Roberta Siliquini, ordinario di Igiene, durante la presentazione del Rapporto Osservasalute 2011″ l’indagine è stata condotta su 600 studenti tredicenni delle scuole medie; l’obiettivo è intervistarne 2.000 entro l’autunno. Abbiamo rilevato che circa un quarto dei ragazzini ha assunto psicofarmaci almeno una volta. In alcuni casi i farmaci sono stati assunti fuori casa con amici, in altri casi sono invece stati i genitori a far assumere i farmaci ai ragazzi”. Una decisione, ha proseguito, ”non dettata però da motivazioni mediche ma solo dalla volontà di aiutare i figli a superare degli stati d’ansia”. Si tratta, ha commentato Siliquini, di un ”uso improprio e preoccupante degli psicofarmaci, principalmente per due ragioni: la prima è che somministrare a ragazzi psicofarmaci a dosaggio per adulti può portare ad effetti imprevedibili; la seconda è che, dal punto di vista educativo, è sbagliato indurre i giovani a pensare di poter risolvere i propri problemi o la propria ansia semplicemente basandosi su un aiuto esterno come può essere un farmaco”.
”Se fosse confermato, si tratterebbe di un dato estremamente preoccupante ed allarmante”. Così il presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Alberto Ugazio, commenta il dato preliminare dell’indagine. ”Gli psicofarmaci hanno, come tutti i farmaci, degli effetti collaterali e vanno utilizzati solo se ci sono delle indicazioni precise per patologie mentali. Se non ci sono delle indicazioni, il loro uso presenta dunque dei rischi”.
Tanto più nel caso di bambini e ragazzi: ”L’utilizzo di questi farmaci, nel caso dei bambini - avverte l’esperto - richiede sempre lo stretto controllo del medico e gli psicofarmaci devono essere prescritti da un neuropsichiatra infantile. In questo campo, l’automedicazione, o il fai da te, è quanto di meno auspicabile possa esserci per la salute dei nostri bambini”. Inoltre, prosegue Ugazio, ”l’ansia, per combattere la quale i genitori del campione avrebbero somministrato psicofarmaci ai ragazzi, è un sintomo che va valutato: se non indica una patologia, la terapia farmacologica non è assolutamente indicata”. Certamente, rileva il presidente Sip, ”il dato preliminare del 25% di tredicenni torinesi che ha assunto almeno una volta psicofarmaci, è un dato comunque elevatissimo. Dunque, o è inverosimile il risultato della ricerca in corso, oppure - conclude - siamo davanti ad una situazione davvero preoccupante”.
blog.panorama.it/hitechescienza/2012/04/24/psicofarmaci-a-un-adolescente-su-quattro/
Stanislav Grof e l'LSD
Lo scienziato e psichiatra Stanislav Grof, ospite al forum psichedelico di Basilea, racconta la sua esperienza con l'LSD
Psicofarmaci e anfetamine, come si sopravvive alla guerra
Martino Mazzonis, su L'Unità - Centodiecimila soldati in attività prendono narcotici, anfetamine, anti-depressivi per tenere a bada gli effetti che la guerra ha lasciato nella loro testa. Ieri il Los Angeles Times dava conto di uno studio per cui l’8 per cento dei militari in servizio ha bisogno di sedativi, il 6 per cento di antidepressivi e i medici militari prescrivono ai loro pazienti le pillole come se fossero mentine per rinfrescare l’alito.
La diffusione di psicofarmaci è aumentata dell’800 per cento dal 2005 a oggi nell’esercito americano. Ai piloti servono le anfetamine per mantenere viva l’attenzione durante le missioni di volo da dodici ore. Una volta al campo serve qualcosa per dormire. Dopo dieci anni di guerra, dopo che la maggior parte dei militari – l’età media di chi va in missione è di 24 anni – ha fatto tre turni di combattimento, il tasso di dipendenza da psicofarmaci aumenta in maniera esponenziale.
Carceri, denuncia shock Osapp: Psicofarmaci a migliaia di detenuti
Notizie.tiscali.it - Roma, 6 apr. (LaPresse) - Nelle sovraffollate carceri italiane migliaia di detenuti vengono costretti a prendere psicofarmaci in modo che stiano buoni. Molti col tempo finiscono per sviluppare una dipendenza, col risultato che le prigioni si trasformano in fabbriche di tossicodipendenti. Il fenomeno colpisce soprattutto i detenuti in attesa di giudizio, persone quindi che ancora aspettano una sentenza e che potrebbero perciò oltretutto anche essere innocenti. La denuncia arriva dalle stesse guardie carcerarie: la segnalazione infatti è dell'Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), uno dei principali sindacati di settore. Secondo il segretario dell'organizzazione, Leo Benedeuci, "oltre il 40% dei detenuti in attesa di giudizio nelle case circondariali, pari ad oltre 12mila individui e oltre il 10% di detenuti condannati nelle case di reclusione pari ad ulteriori 3.500-4.000 sono soggetti ad una sorta di 'contenimento chimico' nelle carceri italiane, a causa del massiccio uso di psicofarmaci".
The Truth about Tranquilizers
This site's purpose is to increase the public awareness of the problems presented by modern tranquilizer medication, the medication that generally includes a multitude of some 20-30 common synthetic drugs of the so-called benzodiazepine family.
Xanax Facts and Whitney Houston, Dr Peter Breggin, February 22, 2012
XANAX FACTS AND WHITNEY HOUSTON
15 anni psicofarmaci, ora mi curo con la marijuana .....
Ciao a tutti, vorrei raccontare la mia esperienza per far si di poter precedervi all'idea di voler intraprendere o consigliare a persone che soffrono di disturbi come la depressione. un percorso di cure con medicinali.
All' età di 15 anni iniziai ad entrare in crisi avevo comportamenti autolesionistici e l'umore instabile , insonnia e perdita di entusiasmo per qualsiasi attività.
Naturalmente , mia madre si proccupo e mi accompagno da uno psichiatra che mi diagnostico subito una depressione e successivamente iniziai diverse tipi di cure di antidepressivi che purtroppo non mi aiutavano ad alzare il tono dell'umore e successivamente piano piano anche il sonno inizio a peggiorare cosi ecco che mi prescrisse un sonnifero , che ci crediate o no, anche il sonnifero non mi faceva dormire, ecco allora che iniziai ad essere molto piu nervosa ed avere fenomeni di ansia e cosi bammmm ... anche ansiolitici ..
Insomma, vorrei scrivervi tutti i medicamenti che mi hanno somministrato perche non si verificavano cambiamenti ,ma purtroppo, non me li ricordo tutti.
Intanto iniziai ad avere idee di suicidio , cosi decisi di tenere da parte le cure (non prendendole per 2 mesi) i avevo accumulato molti sonniferi e ansiolitici che contenevano benzodiazepine e le presi tutte insieme con una bella bottiglia di vodka ,
Ed ecco che mi risvegliai in una Clinica psichiatrica il mio tentato non era riuscito e mi toccava convivere con una realta dove non avevo scelta . Mi cambiarono i medicamenti ed ecco che arriva nella mia vita Il Seroquel questo farmaco me lo ricordo perche oltre ad essere un neurolettico molto forte mi aveva totalmente ricretinita (tic, tremori , perdita di concentrazione, salivazione eccessiva e una grande sonnolenza che mi impediva anche di fare una passeggiatina per l'eccessiva stanchezza ) vi ricordo che io avevo 17 anni allora.
Cerano poi gli aspetti sociali al interno della clinica che sono troppi da raccontare ma gli unici giovani che si trovavano ricoverati avevano dipendenze da eroina , tra di loro c'era qualche persona che vendeva i medicamenti che non assumeva sputandoli , molta gente sosteneva che stava meglio quando gli davano i medicamenti , allora decisi di provare quelli piu forti, ebbene tra questi cera valium metadone e altri che non mi ricordo... tutto questo mi porto a vivere come un vegetale per quasi un anno.
Uscita dalla clinica andai in un istituto di rinserimento e li iniziai a voler diminuire i farmaci per paura di mettere su altri kg, Da li la mia vita a ricominciato a colorarsi.
Ora ho 20 anni e non prendo psicofarmaci anche se ormai la depressione non mi ha abbandonata ma ho imparato a conviverci, ad esempio dopo aver smesso la terapia iniziai a consumare regolarmente marijuana e cio mi allevia l'ansia, mi permette di godermi l'attimo ,rilassarmi e addormentarmi serenamente la sera. Molte persone sono contro la Marijuana io penso che essa è uno strumento per migliorare la qualità dell'umore e se puo aiutare una persona che ha disturbi cronici come la mia depressione dovrebbe la cannabis essere legale , e a suo tempo illegali gli psicofarmaci , la differenza è concreta il mio antidepressivo cresce in un prato su una bella montagna Svizzera priva o quasi d'inquinamento, gli psicofarmaci oltre a essere chimici gli effetti collaterari possono essere devastanti in alcuni casi mortali , e sono creati non per aumentare la vivibilità di una persona depressa ma bensi a renderla un vegetale impedendogli di vivere la loro vita con gioia ma tenendo il "paziente " a letto all' interno di una clinica aspettando l'arrivo della fatidica morte naturale.
Quei bambini vivaci che disturbano troppo
Il Film "ADHD- Rush Hour" di Stella Savino
In programma per il 27 marzo al festival del cinema di Bari, il lungometraggio sull'ADHD (Attention Deficit Hyperctivity Disorder), il tanto discusso disturbo tipico dell'infanzia invita a riflettere sulle questioni controverse: le cause, la diagnosi, il trattamento farmacologico e i suoi effetti collaterali di GIOVANNA DALL'ONGARO
Repubblica.it - LA PARLATA è quella tipica dei suoi coetanei romani, ma lo sguardo è già disincantato come quello di un adulto segnato dagli eventi della vita. E con la forzata saggezza dei suoi 19 anni, Armando riesce anche a sorridere mentre ripercorre di fronte alla macchina da presa i nove anni di terapia farmacologica per curarsi dall'ADHD (Attention Deficit Hyperctivity Disorder).
A partire da quando alle elementari aveva ottenuto il privilegio di poter masticare gomme americane per evitare quel tic sonoro che lo aiutava a concentrarsi, distraendo però gli altri compagni, fino ai primi tentativi di emanciparsi dalle medicine: niente pasticche nei week-end e durante le vacanze.
Farmaci: boom di quelli 'taroccati' venduti online
(AGI) - Roma, 24 mar. - Il caso della donna morta a Barletta dopo aver assunto un farmaco acquistato online non fa che confermare i dati allarmanti forniti dai Nas e dall'Aifa: i farmaci acquistati via internet hanno conosciuto negli ultimi anni un vero boom: costi bassi, anonimato e scarsi controlli, e molto spesso il rischio di imbattersi in prodotti contraffatti.
Basti pensare che per ogni euro investito dalle organizzazioni criminali nel commercio di farmaci contraffatti, si genera un guadagno di 2.500 euro. Con la droga, questa proporzione e' di 1 a 16. Quindi, il mercato di medicinali falsi e' circa 150 volte piu' redditizio rispetto a quello delle sostanze stupefacenti e anche punito in maniera meno severa. Un fenomeno in crescita esponenziale, che gia' negli ultimi cinque anni ha fatto registrare un aumento di circa 10 volte. Al top della classifica contraffazione, i farmaci anti-impotenza, che i Nas reputano un 80% circa dei sequestri totali e che generano un mercato importante. Con il futuro recepimento della convenzione Medicrime del Consiglio d'Europa, che introduce norme di diritto penale nei casi di contraffazione farmaceutica e crimini correlati, sicuramente ci sara' un passo avanti, ma oggi, denunciano i Nas, le leggi non sono specifiche e le sanzioni sono molto meno efficaci rispetto a quelle applicate nei confronti degli spacciatori.
Che sia un fenomeno di massa lo dimostra un'indagine della fine del 2010 da parte della Commissione Igiene e Sanita' del Senato: oltre un italiano su tre acquista medicinali su internet (e le pillole contro le disfunzioni sessuali sono solo la punta dell'iceberg), ma il 50% dei farmaci acquistati sul web e' contraffatto. D'altra parte l'85% dei siti non richiede prescrizione, anche quando e' obbligatoria per legge, mentre per l'8% dei siti e' sufficiente una ricetta inviata via fax.
Farmaci da maneggiare con cura
Corriere.it - Prima della Seconda Guerra Mondiale l’unica depressione nota era la «Grande Depressione» successiva al crollo di Wall Street del 1929: a quei tempi si parlava di esaurimento nervoso o, peggio, di pazzia. Dopo decenni e innumerevoli ricerche sull’argomento, oggi la depressione si conosce bene ma tuttora la diagnosi arriva tardi o non arriva mai: meno del 50 per cento dei casi vengono effettivamente riconosciuti. Perché i pazienti hanno ancora difficoltà a parlarne col medico, devono superare la vergogna (per fortuna diminuita rispetto al passato) e anche l’idea che nessuna terapia possa funzionare. «Il numero di persone che si rivolgono ai servizi psichiatrici specialistici cresce ogni anno, per cui la situazione sta migliorando — riferisce Angelo Barbato, del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale del Mario Negri di Milano —. Lo psichiatra è però una "seconda scelta" per il paziente, che all’inizio preferisce parlare con il medico di base. Ma questo purtroppo ha pochi strumenti per intervenire, di fatto può prescrivere i farmaci ma difficilmente ad esempio può garantire un reale accesso alla psicoterapia nelle sue varie forme.


